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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 7 N.194 26 ottobre 2013

Fisioclinic

PER ESSERE IN MANI SICURE


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Studio Fisioclinic

terapie innovative per risultati efficienti e veloci Inaugurato circa 3 anni fa, il laboratorio di Ercole Di Filippo e Matteo Di Toro Mammarella è all’avanguardia per la riabilitazione post traumatica e post chirurgica. Quattro sale e una piccola palestra per prendersi cura del “paziente”

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all’amicizia, indissolubile, alla voglia di fare qualcosa assieme grazie alla passione comune nel mondo della fisioterapia. È così che è nato lo studio di fisioterapia Fisioclinic di Ercole Di Filippo e Matteo Di Toro Mammarella, in via Monti 23, a Roseto (zona via Colle Patito). Un vero e proprio laboratorio per la riabilitazione post traumatica o post chirurgica al servizio soprattutto degli sportivi, ma non solo. Ercole e Matteo si conoscono da quando erano piccoli, amici per la pelle e compagni di avventura nel mondo professionale visto che tre anni fa hanno deciso di attrezzare uno studio per la fisioterapia, la massofisioterapia, la rieducazione funzionale e attività per il recupero e il miglioramento posturale, andando incontro alle esigenze anche di chi ha subito interventi particolari (protesi all’anca, problemi di schiena, acutizzazioni lombari). Nonostante la loro giovane età hanno maturato un’invidiabile esperienza grazie alla partecipazione a dei master specifici (garantito anche il metodo Mézières) e alla loro collaudata attività collaborando con società sportive del territorio nel mondo del calcio (Pineto, Teramo, San Nicolò), della pallavolo (Pineto Volley), del basket (Roseto Sharks). Ma la riabilitazione viene assicurata anche a quanti ne hanno davvero bisogno ma non sono degli sportivi. Pensiamo ad

esempio agli anziani che devono fare i conti con gli acciacchi, che hanno subito interventi per l’innesto di protesi. Matteo Di Toro Mammarella, fisioterapista specializzato in posturale, mette a disposizione le sue capacità per il Centro Sant’Agnese di Scerne di Pineto a conferma dell’ottimo lavoro che lo studio Fisioclinic garantisce. Quattro le sale a disposizione per le terapie, oltre ad una palestra per attività fisica mirata. Spalla e caviglie sono le parti del corpo che maggiormente subiscono traumi. Gli sportivi per aver subito interventi a volte rudi da parte di avversari essuberanti, mentre alla gente comune capita di farsi male spesso e volentieri per il tipo di lavoro che viene svolto quotidianamente. Ebbene, lo studio Fisioclinic di Ercole Di Filippo e Matteo Di Toro Mammarella è sinonimo di professionalità grazie all’esperienza dei titolari e all’alta qualità di terapie innovative per risultati efficaci e veloci. Veicolazione Transdermica, Tecarterapia, Laserterapia yag, Magnetoterapia, Ultrasuonoterapia, Ionoforesi, Tens, Elettrostimolazione, Rieducazione funzionale, Posturale, Kinesio taping, Bendaggio funzionale, Bendaggio terapeutico, Terapie manuali, Massaggi. Tutto questo è possibile grazie a studi costanti, preparazione, esperienza, lavoro quotidiano. Insomma, per essere in mano sicure è meglio affidarsi allo studio Fisioclinic, in via Monti 23 a Roseto.


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Eidos News, una nuova scommessa per puntare al futuro, senza dimenticare il nostro passato

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idos riparte con nuovo slancio e con una serie di proposte che (tale è la nostra intenzione e speriamo di riuscirci) proietteranno questo progetto nel futuro, ovviamente senza dimenticarci del passato e basandoci su tutto ciò che di buono abbiamo realizzato in questi anni. La testata ha subìto un piccolo ritocco grafico, con l’aggiunta di “News” che è un po’ il nostro programma per l’avvenire, fatto di notizie, servizi, inchieste e tutto ciò che può informare al meglio, e più oggettivamente possibile, la nostra comunità. Intanto la nuova società che è stata costituita vuole rafforzare la presenza della “nostra” rivista sul territorio, con una progettazione che riguarderà sempre di più il giornale di carta, ampliando, però, la propria offerta anche in altri settori. Per fare tutto ciò la base partecipativa è stata allargata e agli importantissimi ed esperti soci che negli ultimi anni sono stati determinanti per la crescita del progetto, vale a dire Riccardo Innamorati e Massimo Bianchini (entrambi presenti sin dal primo numero), se ne sono aggiunti altri due. Per il primo è stato un po’ come guardare alle origini di questa testata, a colui che ha dato il nome alla piattaforma operativa. Il ritorno del primo direttore editoriale William Di Marco, nello stesso ruolo di allora e al contempo di nuovo socio, è stato accolto con favore, poiché tale presenza è anche garanzia di continuità di una linea che nel tempo è stata rafforzata e migliorata. A completamento del gruppo societario c’è un giovane e promettente “designer”, Andrea Marzii, con competenze informatiche, nonché conoscitore delle nuove tecnologie, importanti per arrivare sempre di più ai giovani. Il

nuovo quadro societario va ad inserirsi in una macchina che è al lavoro con grandi capacità realizzative, formato in primis dal direttore responsabile Lino Nazionale, che nel tempo ha dato voce in modo plurale alle tante forze presenti sul territorio (culturali, sociali, politiche, di categoria, ed altro ancora). Anche per Nazionale è un rinnovato atto di stima, data la sua esperienza che con Eidos affonda le radici già dai primissimi numeri. Il progetto grafico è sempre curato da Sara Sistilli, come le collaborazioni di prestigio (da citare per tutti quella di Luigi Braccili e Mario Giunco) che rimarranno in piedi, unitamente ai vari nomi che leggete nelle rubriche: sono veramente il meglio che ci onoriamo di offrire ai nostri lettori. In tal senso ci saranno anche altre partecipazioni dirette, sia di personaggi di cultura, che già si sono dimostrati disponibili, sia di giovanissimi che vogliono entrare a far parte dell’affascinante mondo della comunicazione. È certo che tutto ciò finora riportato non sarebbe mai potuto accadere se non ci fossero stati (e per fortuna, nonostante la crisi devastante, continuano ad esserci) i tanti sponsor e inserzionisti, ai quali va un grazie per sostenere il notevole impegno finanziario del giornale, che sappiamo non riesce mai a raggiungere il colore “verde” della positività dei bilanci, facendo spesso prevalere il “rosso” dell’affanno. A loro va la nostra gratitudine e la promessa del massimo impegno, affinché il loro messaggio pubblicitario possa giungere nel maggior numero di case del comune di Roseto, di Pineto, di quelli della vallata del Vomano, come già avviene da tempo e come è nostra intenzione far proseguire sempre di più in futuro. La redazione

IMPORTANTE Eidos News apre la propria sede a Roseto centro, esattamente in Via Milli n°12, dove c’era l’ufficio distaccato della Tipolito Rosetana. Potete portare lì le vostre osservazioni e i vostri suggerimenti. In modo particolare l’ufficio è a disposizione di chi volesse usufruire delle inserzioni nella pagina degli “Auguri” e nella nuova rubrica “Vendo-Compro”.


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Venduta la farmacia comunale di Campo a Mare La struttura è stata ceduta, a sorpresa, ad un privato per la somma di un milione e 400mila euro. Protesta la sinistra rosetana che aveva avviato tempo fa una petizione (quasi mille firme raccolte) per impedire la vendita e per proporre un piano di rilancio. Per Marco Borgatti l’amministrazione non ha proceduto con una vendita, bensì con una svendita. Di diverso parere sindaco e Giunta: “Abbiamo ottenuto il massimo. Il quartiere ne beneficerà”

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a farmacia comunale di Campo a Mare è stata venduta. La notizia ha colto di sorpresi tutti perché sino a poche settimane fa l’amministrazione guidata dal sindaco Enio Pavone aveva ribadito, dopo che due aste erano andate deserte, che non avrebbe mai svenduto la struttura. E persino il sindaco sarebbe stato sorpreso dalla cessione della struttura visto che ha saputo il tutto a cose fatte, dopo che l’ufficio competente ha portato a termine l’operazione. A scoprire la vendita della farmacia è stato Marco Borgatti, esponente della sinistra locale, che ha avuto tra le mani l’atto relativo alla vendita ad un privato, Giovanni Mannella di Chieti, per un importo complessivo di un milione e 400mila euro. Il nuovo proprietario ha depositato già la somma pari al 10 per cento dell’intero importo, cioè 140mila euro. Il Comune aveva deciso a suo tempo di vendere la farmacia per fare cassa. La prima valutazione fu di 2milioni

di euro. L’asta andò deserta e quindi fu stabilito un ribasso del 30 per cento. Anche la seconda asta andò deserta, tant’è che fu detto che a quel punto conveniva investire sulla farmacia di Campo a Mare per rilanciarla e cominciare ad avere utili interessanti (attualmente il bilancio chiude con un utile di 70-80mila euro). La vendita della struttura però non è piaciuta alla sinistra locale che ha ricordato come fosse stata avviata una petizione, con quasi mille firme raccolte, a difesa della farmacia di Campo a mare quale bene comune di un’intera collettività. “Avevamo proposto un piano basato sullo spostamento delle sedi ed uffici comunali”, ricorda Borgatti, “in locali di proprietà del Comune liberando così le casse pubbliche degli onerosi canoni d’affitto, potenziando al contempo i servizi della farmacia per aumentarne i pubblici benefici e gli utili. Il progetto suggerito avrebbe portato nel giro di dieci anni un guadagno di circa 1milione e 600mila euro. L’ente

purtroppo ha proceduto con un ribasso della base d’asta, traendo oggi un profitto ben al di sotto delle aspettative iniziali”. Marco Borgatti si sofferma anche sul fatto che comunque la struttura produce un utile che poteva essere incrementato qualora si fosse portato avanti un piano di potenziamento della stessa, offrendo più servizi alla comunità. “Oggi il Comune si è trasformato in curatore fallimentare che svende il proprio patrimonio”, conclude l’esponente della sinistra rosetana, “Con questa vendita, che poi è una svendita a tutti li effetti, si avrà una liquidità per tappare qualche falla di bilancio. Ma di sicuro non risolverà nessun problema, li rimanderà solamente alle future generazioni che dovranno fronteggiare i problemi creati da altri. Purtroppo quando un’amministrazione non sa guardare al di là dell’oggi non ha nessuna possibilità di dare un futuro ai cittadini. Ormai a Roseto da anni si naviga a vista rimandando problemi e svendendo beni co-


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Marco Borgatti

muni”. Ma l’Ente smentisce e spiega le ragioni di questa operazione. “La vendita della farmacia”, ha spiegato il vice sindaco Alfonso Montese che ha la delega al bilancio, “rientrava nel piano di riforme strutturali che ci siamo posti sin dal nostro insediamento. Dopo due bandi, si sono finalmente verificate le condizioni favorevoli per la cessione della farmacia, che è avvenuta al prezzo a base d’asta stabilito dal Consiglio comunale. Da evidenziare che in una situazione in cui abbiamo dovuto ridurre lo stock dei mutui, l’Ente avrà in cassa l’immediata disponibilità di queste somme: oltre a 1,4 milioni di euro, gli importi derivanti dalla valorizzazione del magazzino, i cui beni vanno ora inventariati e indicativamente

stimati in circa 200mila euro”. Secondo l’amministrazione con l’avvento di un privato la comunità si potrà avvantaggiare di un servizio gestito in maniera più efficiente. “Stiamo parlando di cifre note”, sottolinea la dottoressa la responsabile del settore Economato, Rosaria Ciancaione, “Dopo diversi contatti, questo prezzo è stato offerto da un farmacista a trattativa diretta. Quello realizzato con la cessione va considerato, pertanto, un importo più che congruo rispetto agli attuali prezzi di mercato”. Tra le condizioni previste nella gara c’è anche quella dell’assorbimento del farmacista attualmente in servizio. “Il provvedimento”, ha detto il sindaco, “rientra nel nostro programma amministrativo, che prevede l’alienazione di beni di

proprietà dell’Ente, quali la farmacia e le scuole dismesse, al fine di recuperare risorse da impiegare in opere pubbliche e interventi di manutenzione straordinaria, di cui il territorio necessita. Tra le priorità, c’è la realizzazione dei marciapiedi in località San Giovanni, ma anche il recupero del campanile di Montepagano, il bocciodromo di Cologna e tante altre situazioni che andremo a breve a definire, con una particolare attenzione alle frazioni”. L’amministrazione rosetana ha spiegato inoltre di aver agito in questa direzione in quanto con l’aumento del numero delle farmacie sul territorio in seguito ai provvedimenti in materia di liberalizzazioni, il prezzo di mercato avrebbe subito un ulteriore decremento.


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Decapitate le palme in pieno centro a Roseto Il punteruolo rosso continua la sua azione devastatrice. Dopo l’Arena 4 Palme, anche gli alberi di piazza della Libertà vengono attaccati dal coleottero. Scoppia la polemica politica. Obiettivo Comune attacca l’amministrazione per i mancati interventi. Ma Pdl e Roseto Tricolore puntano il dito contro Alfonso Montese. Per Raffaella D’Elpidio (Pd) la Giunta sta lasciando nel dimenticatoio la zona centrale della città

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ltre 40 palme “decapitate” su un patrimonio pubblico costituito da circa 430 alberi. Le ultime a fare i conti col punteruolo rosso e con l’azione di seghe e motoseghe sono state quelle di piazza della Libertà in pieno centro cittadino. Ma altre dovranno essere tagliate, superando di fatto la quota del 10 per cento di palme danneggiate dal famelico insetto. Questa la situazione che si è venuta a determinare a Roseto negli ultimi 2 anni e che in questi giorni ha scatenato le polemiche tra le varie forze politiche, persino all’interno della stessa maggioranza. Spetterà al professor Lorenzo Granchelli, luminare del settore e docente dell’Università Politecnica di Macerata, trovare ora la migliore soluzione. L’esperto è già al lavoro e nei prossimi giorni rimetterà nelle mani degli amministratori una relazione sullo stato delle cose e su quali azioni adottare. Una cosa è certa: gli alberi “decapitati” saranno eliminati e sostituiti con altri arbusti, probabilmente anche con palme di diversa specie e resistenti agli attacchi del coleottero. All’ingresso dell’Arena 4 Palme, dove uno degli alberi è stato tagliato, verrà piantumata una nuova palma. Nei confronti dell’amministrazione comunale sono piovute accuse di negligenza. A cominciare da Raffaella D’Elpidio, consigliera comunale del Pd, che ha critica l’operato dell’esecutivo guidato da Enio Pavone, sostenendo che il centro cittadino è stato letteralmente dimenticato dall’ente. Accuse anche

dall’interno della stessa maggioranza dopo che il capogruppo di Obiettivo Comune, Pasquale Di Felice, ha parlato chiaramente di lentezza da parte della Giunta nel programmare degli interventi, dimenticando, però, che di quella Giunta fa parte il vice sindaco Alfonso Montese, espressione proprio di Obiettivo Comune. Il Pdl di Roseto, che accusa la lista civica di fare sterili polemiche, propone una task force con a capo proprio la Città delle Rose e che coinvolga anche altri territori che sono alle prese con il problema. Ad Obiettivo Comune inoltre rimprovera comunque il fatto di essere “spesso e volentieri nel ruolo dell’opposizione con un atteggiamento ambiguo”, si legge in una nota, “invece di preoccuparsi attraverso

il proprio assessore di riferimento, che ha la delega al bilancio, di individuare le necessarie coperture economiche, riteniamo di dover rispondere con proposte operative e concrete e non con posizioni strumentali, demagogiche ed elettoralistiche. La strategia di controllo dell’Ente è stata eseguita con trattamenti mirati, regolarmente effettuati ogni anno”. Anche per quanto riguarda i controlli nei giardini privati va detto che il monitoraggio è stato regolarmente effettuato da parte degli uffici comunali, che hanno provveduto alle segnalazioni all’Arssa, che è l’autorità competente per l’emanazione delle ordinanze di abbattimento delle piante. “Per questo, è necessario fare appello anche al senso di responsabilità dei pri-


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vati cittadini”, conclude il Pdl, “che devono essere chiamati a collaborare con l’ente pubblico per la messa in atto di un efficace strategia di contenimento per la tutela del patrimonio arboreo del nostro territorio”. Sulla questione il Partito Democratico esorta Obiettivo Comune a prendere una posizione definitiva “invece di criticare sui giornali e condividere l’operato dell’amministrazione nelle segrete

stanze”, sostiene, “I cittadini sono stufi di impiegati della politica che pensano solo a conservare la propria poltrona. Se poi, non condividono l’operato di questo centro destra lo dimostrino politicamente uscendo dalla maggioranza. I convegni lasciano il tempo che trovano, le azioni politiche incidono sul destino della città”. Critiche anche da parte di Roseto Tricolore che ha ricordato ad Obiettivo Comune

che il vice sindaco Alfonso Montese ha la delega al patrimonio e alle finanze. “Se non sono state trovate risorse adeguate per mettere in campo un intervento risolutore”, sostengono gli ex Udc, “la colpa forse è di chi avrebbe potuto farlo e non lo ha fatto”. Ma intanto le palme continuano ad essere tagliate.

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POLITICA

Da subito l’Assemblea Costituente, così da rendere le regole più snelle, più universali e anche più democratiche - II parte Sarebbe il primo, decisivo e più importante passo per snellire, se non addirittura smantellare, la pachidermica macchina burocratica del nostro Stato, altra grandissima palla al piede che impedisce all’Italia di essere un Paese moderno e al passo con i tempi.

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iprendiamo il discorso dell’Assemblea Costituente, iniziato nello scorso numero e che da tempo è anche trattato su queste pagine. Cosa significa convocare questa importante assise? Per poi fare cosa? Intanto il richiamo a ciò che accadde nel 1946 è importante, non solo per ciò che quell’atto rappresentò sotto il profilo storico, ma soprattutto per lo spirito che animò i padri costituenti. In quel periodo l’Italia usciva da un ventennio di dittatura, la quale aveva soppiantato un sistema liberale, non certamente perfetto, ma capace di elaborare una serie di riforme importanti, nonostante la mancanza di uno dei principi basilari della democrazia, cioè le elezioni a suffragio universale maschile e femminile. In tal senso va sottolineato come, con la riforma elettorale del 1912 voluta da Giovanni Giolitti, tutti gli uomini potevano recarsi alle urne (ecco perché si parla di suffragio di parte), anche se i vincoli non mancavano. Se si superava l’età di 30 anni, si poteva votare al di là della condizione sociale, di casta o di censo. Mentre chi aveva tra i ventuno e i ventinove anni avrebbe potuto esprimere il suo voto solo se in possesso di un reddito di almeno 19,20 lire oppure della licenza elementare o ancora se avesse compiuto il servizio militare. Ecco perché in quel 1946 la cosa fondamentale che venne introdotta fu il suffragio “veramente” universale: le donne per la prima volta si recarono ai seggi e poterono esprimere il proprio voto. L’elezione dell’Assemblea avvenne

attraverso il sistema proporzionale e, contemporaneamente, chi si recò al voto poté scegliere quale sistema di Stato avremmo avuto, tra quello monarchico e quello repubblicano, con quest’ultimo che fu preferito dalla maggioranza degli italiani. Quella necessità, dunque, di cambiare radicalmente una società e riformarla dalle fondamenta, si portò a compimento grazie al lavoro dei padri fondatori, i quali riscrissero ex novo i nostri principi democratici, superando il vetusto Statuto Albertino. Oggi la situazione per fortuna non è la stessa, nel senso che non usciamo da un’altra dittatura, tuttavia l’emergenza rimane la medesima ed è necessario sganciarci questa zavorra che ci portiamo appresso e che si chiama immobilismo decisionale. Abbiamo una Costituzione che nacque da grandi compromessi tra il mondo cattolico, fortemente radicato nel tessuto sociale del tempo, e una visione di socialismo reale che aveva come stella polare l’Unione Sovietica di Stalin. In generale molti principi furono all’altezza di una Carta che avrebbe dovuto affrontare i cambiamenti che da lì in avanti sarebbero avvenuti, mentre altri si dimostrarono fallaci. E con il passare del tempo diversi sono stati i tentavi di una revisione organica e generale, tutti falliti, così da lasciare spazio a interventi estemporanei che, spesso, hanno rovinato la già debole ossatura iniziale (vedi la riforma del Titolo V che riguarda l’autonomia e i poteri delle Regioni e che è stata un vero fallimento). Pertanto quella Costituzione che molti vorrebbero che non si toccasse

di William Di Marco

per niente, perché già perfetta e “la più bella del mondo”, è stata modificata, non una sola, ma ben venticinque volte. Oggi il mondo è cambiato radicalmente, come anche l’Italia e l’Europa con la sua unità monetaria. La prima parte della Costituzione potrebbe avere ancora indicazioni valide e condivisibili, anche se ci sarebbe lo stesso da porre delle modifiche e proiettare la carta verso un futuro il più possibile universale, fatto di idealità. Prendiamo l’art. 1, che recita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”. Questo non è certo un principio universale, ma è legato a una


POLITICA fase della vita del percorso dell’uomo, certamente estremamente importante, ma che comunque non è l’aspirazione massima dell’essere umano, che da sempre vorrebbe alienarsi da qualsiasi obbligo lavorativo. Si obietta che senza lavoro si rischia di ledere l’indipendenza della persona e quindi la sua dignità. Ciò nonostante non può essere il lavoro stesso l’aspirazione massima della persona. Questa dovrebbe avere come riferimenti costanti alcuni alti traguardi come la libertà, la dignità umana, l’applicazione dei principi democratici e tutto ciò che innalzi il concetto stesso di nobiltà morale dell’uomo. Il lavoro, invece, è una parte della vita e onestamente l’uomo tenderà sempre di più a lavorare meno, a dipendere sempre meno da un sistema che un domani sarà completamente diverso da quello che oggi abbiamo. E poi il lavoro da chi dovrebbe essere garantito? Dallo Stato? Diamo vita nuovamente a una forma di oppressione totalitaria? Tuttavia è la seconda parte della Costituzione che andrebbe veramente riformata in ogni sua parte, dalla forma di governo con poteri più diretti e decisionali da parte del governo e del presidente del Consiglio (rifacendosi a quello che qualcuno ha chiamato il “sindaco d’Italia”), all’abolizione del “bicameralismo perfetto” che impedisce alle due Camere di lavorare speditamente, dal momento che sia il Parlamento sia il Senato fanno le stesse cose, creando solo lungaggini burocratiche. Appunto per questo occorre entrare in un’ottica realmente di cambiamento e di riforme. L’Assemblea Costituente, come suggerisce anche la Fondazione Luigi

Einaudi di Roma, dovrebbe creare i presupposti di “un atto straordinario capace di ripensare dalle fondamenta le istituzioni politiche italiane, avviando un processo irreversibile di cambiamento culturale, senza il quale è vano immaginare un rilancio del sistemaPaese”. Per fare tutto ciò occorrerebbe eleggere direttamente e con un sistema proporzionale i rappresentanti di gruppi, associazioni, movimenti, partiti. L’assise potrebbe essere composta da un centinaio di persone, possibilmente giovani fino a un massimo di quarant’anni (e questo dovrebbe essere un impegno morale di

chi propone i propri candidati) che nel giro di un anno o tutt’al più di diciotto mesi (per richiamare emotivamente l’Assemblea del 1946) redigesse un testo completamente nuovo e organico, ovviamente salvando quanto di buono c’è nella prima Costituzione, per poi sottoporlo ad approvazione attraverso un referendum popolare. Sarebbe il primo, decisivo e più importante passo per snellire, se non addirittura smantellare, la pachidermica macchina burocratica del nostro Stato, altra grandissima palla al piede che impedisce all’Italia di essere un Paese moderno e al passo con i tempi.


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I ladri abbonati allo snack bar di Emilio di Febo Ancora un furto ai danni del presidente di Roseto Tricolore, titolare della rivendita di tabacchi nell’area di servizio Api, a Cologna Spiaggia, sul rettilineo completamente al buio della statale Adriatica ad Emilio Di Febo ha iniziato a controllare la zona per rintracciare il presunto ladro. “Ad un certo punto ho notato che una macchina, parcheggiata in aperta campagna al termine di una strada privata, ha lampeggiato”, prosegue Di Febo, “era il chiaro segnale fatto al complice che aveva rubato poco prima. Con la guardia giurata siamo andati subito nel punto in cui c’era quell’auto, in attesa che arrivassero i carabinieri che però non avevano l’auto in zona. Abbiamo chiesto chi fossero e che stessero facendo. Ci hanno risposto che avevano un bisogno impellente e che avevano ripiegato in quella zona”. Quando sono arrivati sul posto, i militari hanno trovato 3 persone nella macchina. Si trattava di tre giovani di origini bulgare e incensurati. Nei loro confronti non è stato adottato alcun provvedimento, anche perché non sono stati sorpresi in flagranza di reato. “Quando hanno portato via le sigarette”, conclude Emilio Di Febo, “hanno agito in meno di 8 minuti. L’allarme era scattato, ma quando sono arrivato sul posto ho solo trovato i danni e lo scaffale dei tabacchi vuoti. Sono stanco perché in 5 anni mi hanno derubato 14 volte. Abbiamo chiesto un aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine perché siamo in una zona periferica e buia”.

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Emilio Di Febo dinanzi al suo snack bar

Il blocco usato per la spaccata

Il distributore danneggiato

CHIUSO IL MERCOLEDÌ (ESCLUSO PERIODO ESTIVO)

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uattordici furti in 5 anni, due in meno di 24 ore appena una settimana fa. Non c’è pace per Emilio Di Febo, titolare di uno snack bar e di un autolavaggio nell’area di servizio Api di Cologna Spiaggia. Noto a Roseto per essere anche il presidente del movimento politico Roseto Tricolore, Di Febo qualche sera fa è stato ad un passo dal riuscire a bloccare uno dei ladri che erano tornati a fargli visita dopo che meno di 24 ore prima gli avevano spaccato la vetrata dell’accesso allo snack bar con un pezzo di cemento aguzzo, portandosi via stecche di sigarette per un valore complessivo di oltre 5mila euro. Il titolare del locale sul secondo furto subito ha persino notato un uomo che stava armeggiando vicino al distributore di bibite. “Ho visto una persona cercando di scardinare la macchina che distribuisce bibite e prodotti per la pulizia delle auto”, racconta Emilio Di Febo, “quando si è accorto della mia presenza è scappato in aperta campagna. Aveva già rotto l’apparecchio ed è riuscito a fuggire con la refurtiva”. Il titolare dell’area di servizio ha immediatamente avvertito la vigilanza e chiamato i carabinieri. Sul posto è arrivata una guardia giurata che stava svolgendo servizio di controllo nei paraggi. Assieme


CI PIACE

Mutignano ritrova il dispensario farmaceutico Inaugurato nei giorni scorsi il dispensario farmaceutico di Mutignano. Con la sua apertura, la struttura, che sorge proprio al centro del borgo storico, pone fine a un annoso problema che in passato ha visto in difficoltà soprattutto la fetta di popolazione più anziana residente nella frazione, che non può recarsi con facilità a Pineto centro per l’acquisto dei medicinali. Il sindaco Luciano Monticelli considera l’evento molto importante. Si tratta del resto di un dispensario comunale che nessuno potrà mai togliere a Pineto ma soprattutto al centro storico di Mutignano. Secondo il primo cittadino, tale servizio rappresenta anche un punto di partenza,

perché l’obiettivo ora è quello di fornire nel tempo sempre più funzioni, come ad esempio la consegna a domicilio dei medicinali per chi non può personalmente recarsi al dispensario. Non solo. Nei locali è prevista anche una postazione per visite specialistiche. L’apertura del dispensario è stata accompagnata da una serie di battaglie che hanno visto l’amministrazione pinetese chiedere con forza la realizzazione della struttura, prima fra tutte l’intenzione di occupare i locali della Regione Abruzzo a Pescara se le pratiche necessarie all’apertura del dispensario non fossero state prese in considerazione quanto prima.

NON CI PIACE

Rifiuti lasciati dagli incivili sull’arenile Hanno portato via il bidone che era stato sistemato per questa estate sulla spiaggia per la raccolta dei rifiuti, ma hanno lasciato sull’arenile il contenuto, ovvero un cumulo di pattume in bella vista, a meno di 20 metri dal mare. Il fatto è accaduto a Cologna Spiaggia, tratto sud dell’arenile. Uno scempio all’interno di uno spazio considerato protetto perché l’area in questione rientra proprio all’interno della riserva del Borsacchio. Il problema è stato segnalato da alcune persone che stavano passeggiando sull’arenile. I rifiuti erano all’interno del bidone. Ma chi ha portato via il contenitore, non si è pre-

occupato minimamente di risolvere la questione dello smaltimento della spazzatura, scaraventando tutto sulla spiaggia. Purtroppo i soliti incivili non hanno alcun rispetto dell’ambiente in cui viviamo. E il problema dei rifiuti abbandonati riguarda un po’ tutto il territorio comunale di Roseto. L’assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari ha sguinzagliato da alcuni mesi i vigili urbani che hanno già multato diverse persone sorprese a disfarsi dei rifiuti in modo irregolare. Sono state elevate multe anche di 500 euro, ma l’intenzione è ora quella di inasprire le pene pecuniarie.


Stava facendo la sua solita passeggiata pomeridiana attorno a Montepagano quando nei pressi del Belvedere ha sentito degli strani lamenti giungere dal terreno sottostante. Ha capito subito che si trattava di un gattino in difficoltà e non ci ha pensato su nemmeno per un attimo Silvano Quaranta per salvare il piccolo felino. Non senza difficoltà si è calato nella siepe piena di spine per cercare di capire dove si trovasse il malcapitato gattino. Dopo una breve ricerca ha scoperto che i lamenti arrivavano da una busta di plastica ben chiusa, una volta aperta ha visto questo esserino tremante che cercava aiuto. Ora il gattino è al sicuro. Silvano lo ha portato a casa sua dove sarà curato e accudito a dovere. Grande gesto di amore verso gli animali ...non certo simile a quello delle persone incivili che ancora vivo lo hanno buttato via come un vuoto a perdere. Bravo Silvano.

CI PIACE

Salvo gattino chiuso in una busta di plastica e gettato come spazzatura

Lungo la strada che costeggia il fiume Tordino, un chilometro prima di raggiungere la rotonda di Grasciano (Teramo-Mare), c’è una curva a gomito molto pericolosa. In questo punto la strada si restringe in quanto il nubifragio di un anno fa ha letteralmente divorato un pezzo di asfalto. A segnalare la pericolosità c’è una rete di plastica sorretta da alcuni paletti di ferro che però di notte non si nota poi tanto. Nella zona sottostante, nella scarpata in pratica, c’è un canale di raccolta piovana che in caso di temporali si rigonfia ingoiando appunto la strada. A distanza di un anno il problema non è stato risolto è c’è il rischio che la situazione possa peggiorare con l’arrivo delle piogge invernali. In questo punto due auto fanno fatica ad incrociarsi. Bisogna procedere lentamente. Ma non tutti lo fanno e così c’è chi a volte finisce fuori strada.

NON CI PIACE

Una curva pericolosa e che ha provocato già alcuni incidenti


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Gianluca Ginoble e Il Volo a Le Iene

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l Successo internazionale di Gianluca Ginoble Ignazio Boschetto e Piero Barone non passa inosservato nemmeno al programma di Italia1 “Le Iene”, tanto che nello scorso mese di agosto Enrico Lucci ha fatto un blitz a Montepagano a casa di Gianluca per fare un’intervista a lui e alla sua famiglia. E’ stato un incontro molto simpatico e divertente, ci ha detto Gianluca prima di partite per gli Stati Uniti dove in questo periodo è impegnato con il “We are Love tour 2013” e che lo ha visto impegnato lo scorso 27 settembre al celebre Radio City music hall di New York penultima data del tour che ha toccato le principali metropoli americane. L’intervista sarà trasmessa in prima serata nel corso della nuova edizione de “ Le Iene” partita lo scorso martedì su Italia1.


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ACCORDO TRA UNITALSI E UNIVERSITÀ DI TERAMO di Vincenzo Angelico

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na conquista sociale di alto valore e significato quella perseguita e raggiunta da Dante D’Elpidio, vice presidente nazionale UNITALSI che ha ottenuto dall’Università di Teramo il primo Corso Nazionale di Laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo orientato alla complessa realtà del volontariato e del terzo settore. “Si tratta”, ha sottolineato D’Elpidio, “di un risultato concreto frutto di un’intensa attività di collaborazione e confronto tra UNITALSI e Ateneo di Teramo che per la prima volta in Italia impegna l’Università, nel nevralgico settore della comunicazione, per la formazione di quanti sceglieranno di stare accanto a chi si trova in difficoltà o vive ai margini delle nostre città”. L’approccio tutto scientifico del corso si fonda in pratica sull’esperienza di oltre 110 anni di attività di UNITALSI accanto ai malati, ai disabili, alle famiglie in difficoltà, agli anziani, con le sue oltre 250 sedi su tutto il territorio nazionale. “Comprendere l’organizzazione di un’associazione”, prosegue D’Elpidio, “imparare a gestire le relazioni, avere un’idea completa di come si muove il mondo del Terzo settore sono alcuni degli obiettivi di questo innovativo corso di laurea”. La Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo metterà a disposizione i propri saperi e contenuti, rielaborati in maniera mirata per chi vuole svolgere attività nell’ambito del volontariato con competenze specifiche. Quattro sono le aree

formative: manageriale-sociologica, storico-politologica, logico-psicologica e quella multimediale, che saranno declinate nell’ambito del volontariato. Protagonisti di questo Corso di laurea in presa diretta con la vita vissuta saranno, oltre ai docenti dell’Università, anche le figure professionali che operano in UNITALSI, dal settore medico a quello della Protezione civile, fino alla formazione dei volontari. A chi può interessare questa iniziativa? “Ai tanti ragazzi, nostri volontari, in cerca di occupazione”, puntualizza l’ex parlamentare, “pensiamo a quante persone “lavorano” con e per le organizzazioni di volontariato. Può interessare ai tanti nostri amici in difficoltà che da casa e ON LINE possono frequentare un vero e proprio Corso di Laurea. Oppure a quanti fanno volontariato e che vogliono approfondire, anche in età avanzata, materie e competenze specifiche affinché il proprio servizio offerto sia ancora più qualificato”. Dai primi riscontri e dalle richieste di informazioni ci sembra che il gradimento per il nostro progetto sia veramente soddisfacente. Si tratta di una iniziativa unica ed esclusiva a livello Nazionale che qualifica ancor di più l’azione dell’UNITALSI. “L’idea la stavamo mettendo a punto da tempo”, conclude Dante D’Elpidio, “abbiamo verificato in questi anni quanto sia importante educare i giovani alla sofferenza, una risorsa e non un limite per chi si sta formando, per chi si sta affacciando alla vita”.

Per ogni informazione Università degli Studi di Teramo Viale Crucioli 122, 64100 Teramo tel. 0861.2661 Fax 0861.245350 Posta Elettronica Certificata: protocollo@pec.unite.it- (riservato ai possessori di casella di posta elettronica certificata)


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La XII Settimana della Fratellanza ha dato la possibilità, ancora una volta, di affrontare temi di grande attualità culturale e sociale Oggi più che mai occorre, dunque, ridurre la forbice della diversità tra i differenti Paesi e, all’interno degli stessi, tra le fasce della popolazione, con un occhio di riguardo per le categorie più svantaggiate

di MARTINA BIDETTA

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a Settimana della Fratellanza, fiore all’occhiello dell’Associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor, è giunta alla XII edizione. Venerdì 20 e sabato 21 settembre, al palazzo del Mare, gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori del territorio (dell’Istituto Moretti, del Liceo Saffo di Roseto e del Liceo Marie Curie di Giulianova) hanno avuto la possibilità di approfondire le tematiche relative all’integrazione tra il mondo occidentale e quello islamico. I convegni hanno preso inizio con una introduzione curata dal presidente dell’associazione, prof. William Di Marco, che ha analizzato le cause e le conseguenze della cosiddetta Primavera Araba, proponendo delle diapositive propedeutiche al tema dell’iniziativa culturale, che è stato: “Quali modelli da seguire per una vera integrazione tra il mondo occidentale e quello isla-

mico?”. La prima giornata ha visto come relatori i proff. Michele Cascavilla e Carmelita Della Penna, rispettivamente docenti di Discipline Sociologico-Giuridiche e di Storia Contemporanea, afferenti al dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara. Molto interessanti gli interventi dei due accademici che sono partiti dal tema “La globalizzazione: un concetto più economico e meno sociale?” per analizzare compiutamente il fenomeno di cui oramai si parla costantemente. La globalizzazione, intesa non soltanto a livello strettamente economico, ma anche in relazione al riconoscimento universale dei diritti inalienabili dell’uomo, sarebbe alla base di una civiltà progredita. Quando si parla del principio di uguaglianza spesso ci si riferisce univocamente alla parità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge e alla necessità di


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rimuovere le discriminazioni tra gli stessi, ossia alla sua accezione formale. Ma un aspetto dal quale non si può prescindere è il concetto di uguaglianza sostanziale, ossia il trattamento differenziato per i cittadini che si trovano in situazioni altrettanto diverse. Occorre, dunque, ridurre la forbice della diversità tra i differenti Paesi e, all’interno degli stessi, tra le fasce della popolazione, con un occhio di riguardo per le categorie più svantaggiate. La seconda giornata ha visto ospite Magdi Cristiano Allam, giornalista, scrittore e parlamentare europeo. Molto conosciuto per le sue posizioni critiche nei confronti del mondo islamico, ha tenuto un interessante convegno dal tema “OrienteOccidente. Il dialogo alla base del superamento ideologico”. Ha parlato delle differenze sostanziali tra il cristianesimo e l’islam, soffermandosi sul carattere intransigente e rigido della religione islamica, che non lascia spazio a interpretazioni soggettive dei testi religiosi, ma che prevede il totale assoggettamento al det-

tato coranico. L’integrazione, secondo il giornalista, può esserci nel momento in cui c’è condivisione di regole e di valori; è un obiettivo al quale tendere, ma bisogna sempre tener presente le diversità interne ai singoli Paesi per evitare il venir meno delle identità nazionali. Anche gli aiuti destinati ai Paesi economicamente più svantaggiati devono essere mirati, per evitare che vadano ad incrementare il potere delle lobby economiche, invece che assolvere alle finalità per cui sono stati stanziati. Al termine dei convegni i relatori hanno lasciato spazio alle domande e alle curiosità degli studenti e degli insegnanti, che sono state prontamente argomentate. Grande merito va all’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor per aver messo a disposizione della collettività due giornate di elevato livello culturale, in particolare per aver analizzato dei temi caldi e complessi che spesso non sono oggetto di programma di studio, ma che possono risultare preziosi per gli studenti che si preparano ad affrontare l’Esame di Maturità.


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Giancarlo Verrigni. Le ali non sono

solo quelle degli angeli: devi materializzarle nella tua mente, per utilizzarle sulla pista di atletica e lasciare gli altri dietro. E così in quel 1969 accadde che... di William Di Marco

È stato un campione dello sport a tutto tondo, iniziando dalle piste di atletica, quando i suoi tempi e le sue gare erano seguite dall’Abruzzo intero. Poi la scuola, il basket e quella mania così professionale di preparare i giocatori per dar vita a stagioni memorabili, compresa la mitica serie A

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Giancarlo Verrigni

è una forte sensazione nel vederlo giù in fondo. Infinitamente sottile e al contempo così corposo nel suo significato, il filo di lana è da sempre da quando nell’antica città di Olimpia si faceva di tutto per dar vita a quegli incontri eroici talmente importanti che anche i guerrieri incrociavano le armi - l’unico obiettivo di chi scende in quell’arena magica che è la pista di atletica. Ma per poter concretizzare la speranza in una certezza di toccare con il torace prima degli altri la linea immaginaria che divide la normalità dal trionfo, occorre avere qualcosa che spinga le ali, che crei un turbine nelle gambe, che alimenti i muscoli di un soave soffio. Giancarlo Verrigni è riuscito a unire le due cose. Ha ripreso dai suoi maestri la voglia di spezzare quel filo prima degli altri e farselo scivolare sul corpo come una fascia di alloro che incorona i grandi, ma nello stesso tempo ha cercato nella sua terra quell’alito di vento che gli alimentasse la corsa. Per realizzare tutto ciò non ha fatto altro che camminare per pochi metri dalla sua casa storica, imboccare il viale che porta sulla riva del mare e correre all’impazzata, prendendo in prestito i consigli di Ernesto D’Ilario e convogliare sugli “alettoni” delle sue scarpette quel flusso che viene da Est e che è in grado di rendere i Rosetani cultori dello sport come pochi. L’atletica è stato il suo credo: ogni cosa che lo incuriosiva in questo ambito diventava un modo per approfondire le tecniche, gli allenamenti, per apprendere quanto di più innovativo e utile ci fosse in giro e segnatamente - come ci ha sottolineato con l’umiltà di colui che non dove ammantarsi di superomismo - per conoscere i propri limiti e fare, conseguentemente, tesoro delle sconfitte. Un amore sviscerato per lo sport, ma anche per la vita “en plein air”, in modo da cogliere il senso profondo di una corsa, di una escursione in riva al mare, di un impegnativo e faticoso percorso di montagna, perché nel “passo dopo passo” c’è tutta una filosofia di vita, c’è la sensazione di un cammino che oltre ad essere spirituale, è di piena integrazione

con la natura e il mondo circostante. Una maniera per capire dove andremo, in questa strada tortuosa che è l’esistenza umana, e per sapere allo stesso istante, guardandoci indietro, da dove parte il nostro sentiero che sembra una corsia di atletica, le cui tracce si perdono nel profumo del latte materno. Ma adesso torniamo su quella pista: lo starter è pronto e il nostro protagonista è già, come ha fatto migliaia di volte, sui blocchi di partenza. Le dice qualcosa un carro trainato da un cavallo bianco? È una storia un po’ lunga e che si rifà al periodo bellico. Sono nato a Roseto il 2 novembre 1939 nella nostra casa di Via De Amicis, vicino alla scuola Milli. Il noto pastificio Verrigni - che era di tre fratelli: Gaetano, Attilio e Pasquale - aveva lì i laboratori. C’erano anche quattro sorelle, ma erano fuori dalla società. L’ultimo, Pasquale, era mio padre che uscì dall’azienda insieme ad Attilio, pertanto vi rimase solo Gaetano, il quale trasferì agli inizi degli anni ‘60 la produzione a Campo a Mare. Tornando all’episodio d’apertura, ho delle vaghe reminescenze della guerra, in quanto troppo piccolo. Sfollammo nel 1943 a Guardia Vomano e mi ricordo che mio nonno Luigi Verrigni aveva un carro trainato da un cavallo bianco. Prendeva noi bambini e ci portava verso il fiume a fare il bagno e questa è una delle pochissime cose che mi sovviene di quel periodo. Ma in quegli anni mia madre, Giacinta Summa originaria di Atri, era incinta di mia sorella Adriana e decise che sarebbe dovuta nascere a Roseto. Così rientrammo nella nostra casa e qualche ricordo delle retate dei tedeschi mi è rimasto, con il fuggi fuggi degli uomini che avevano paura di essere portati in Germania, per i motivi che la storia poi ci ha descritto. Una volta finita la guerra iniziò a frequentare la scuola. La Scuola Elementare Milli era a due passi, ma ci andai solo il primo anno. Le altre classi le feci nell’edificio in via Triboletti, uno stanzone lungo, dove c’erano alunni di varie età. Mi ricordo che l’inverno faceva un freddo tremendo e noi da casa portavamo un barattolo delle conserve con la brace calda che ci faceva da mini termosifone. Poi vennero le Medie e l’unica esistente era la scuola privata delle suore, in cui gli insegnati cambiavano ripetutamente. Per questo iniziai la terza Media a Roma, su invito di mio zio, ma


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Teramo, Campo Scuola, 1963. Campionati regionali 100 mt. Sul podio da sin. Claudio Carboncini, (3°), Ermanno Corradi (1°) e Giancarlo Verrigni (2°) a Natale ero di nuovo qui. Le Superiori le feci al Comi di Teramo, indirizzo Ragioneria e per capire quanto fossero pochi allora gli studenti, in tutto l’istituto c’erano due sole sezioni per l’intera provincia. Tant’è che i miei compagni di scuola erano di Montorio, Mosciano, Sant’Egidio, Giulianova e tanti altri paesi. Appena dopo il diploma mi iscrissi a Economia e Commercio ad Ancona e mi ricordo che partivo la mattina alle sei, alle volte sul treno a vapore, per tornare la sera tardi. Ma lo sport le stava per cambiare la vita... Questo è vero. Facevo atletica da qualche anno e gareggiavo bene. Al punto che la Federazione provinciale mi segnalò al Provveditorato per delle supplenze di Educazione Fisica. Allora c’era carenza di insegnanti e così nel 1961 mi ritrovai con un incarico annuale di dieci ore alla Scuola di Avviamento di Alba Adriatica. Fu il classico colpo di fulmine con la mia professione futura. Capii che stavo sbagliando tutto e che quello era il mio lavoro. Lasciai l’economia e mi iscrissi all’Isef a Bologna. Per quelli come me, cioè impegnati a scuola, la facoltà dava la possibilità di frequentare anche il sabato e la domenica. Mi diplomai nel 1966, l’anno dopo ottenni l’abilitazione e nel 1969 vinsi il concorso nazionale per entrare di ruolo nel 1972 alla D’Annunzio a Roseto, dove vi rimasi fino alla pensione del 1988. Nel frattempo avevo fatto altre esperienze a Isola del Gran Sasso, la mia seconda patria, della quale ho un ricordo bellissimo e dove conobbi una locale insegnante di Lettere, Paola Tarquini, che divenne mia moglie e mi ha dato la felicità di due figli: Raffaella e Piergiorgio. Molto del suo entusiasmo per lo sport lo ha riversato a scuola. È vero, perché ho dei magnifici ricordi di quegli anni, di tutte le iniziative che abbiamo portato avanti, come le giornate verdi, i percorsi per l’orientamento, le società sportive all’interno dell’Istituto. Tuttavia non sono state poche le delusioni, a causa della mancanza cronica di strutture e attrezzature. E qui viene fuori un’Italia divisa a metà, con un Nord che in questo ambito è molto più avanti e con scuole in cui è possibile fare veramente un progetto didattico completo. Va bene, fino ad ora ci abbiamo girato un po’ intorno, ma è venuto il momento di parlare della sua passione viscerale per l’atletica. Devo molto, se non tutto, a due maestri: Ernesto D’Ilario e Pino Pecorale. Eravamo alla fine degli anni ‘50 e i famosi tornei di basket si facevano all’”Arena 4 Palme”. Era il periodo in cui iniziarono ad arrivare le grandi squadre come Simmenthal Milano, Gira Bologna

Teramo, Campo Scuola, 9 giugno 1962. Giancarlo Verrigni taglia il traguardo con 37”1 nella gara sperimentale dei 300 mt. Dietro con la maglia scura c’è Carlo Passatore di Giulianova, tre volte olimpionico nella specialità Pentathlon Moderno e tra loro c’era anche il Roseto, rafforzato da qualche innesto. La preparazione era curata da D’Ilario che prendeva i giocatori locali, decisamente inferiori ai campioni, e li portava al mare per degli allenamenti durissimi. Iniziai, pur se non giocatore, a frequentare quelle sedute, con ripetute e corse sulla sabbia asciutta, tanto da prepararmi in modo certosino per le mie gare di atletica. Per tornare al torneo, i nostri giocatori schizzavano come molle, gli altri, campioni affermati, sembravano statici, cioè dei turisti venuti a villeggiare al mare. Intanto iniziai a gareggiare e nel 1958 feci la mia prima uscita ufficiale sui 100 metri al Comunale di Teramo. Mi ricordo che il fondo era durissimo come una pietra, che correvo con le scarpe Superga da basket e che feci un tempo orripilante. Ma c’era chi credeva in me, tant’è che dalla Libertas passai alla D’Alessandro, sempre di Teramo. Lì mi diedero le scarpette chiodate da 16 mm, questo per far capire su quali terreni si correva. Poi entrammo negli anni ‘60 con una grande novità: il Campo Scuola di Teramo. Era il frutto degli investimenti per le Olimpiadi di Roma e la stessa struttura venne costruita all’Aquila. Per noi era un paradiso, con una pista vera d’atletica. Così nel 1961 ottenni il primo titolo regionale nei 200 mt. In questo periodo, dopo la fusione delle due società sopra menzionate, entrò in scena l’altro grande personaggio a cui devo tutto, cioè Pino Pecorale, che diventerà insegnate di Atletica all’Isef dell’Aquila. Cambiò radicalmente i metodi, perché introdusse la preparazione invernale, il potenziamento in palestra, gli allenamenti in notturna e in salita, le ripetute, il “fartlek”, cioè i cambi di ritmo, e soprattutto la tecnica

Atri, Torneo estivo, 1968. Verrigni è l’allenatore della locale squadra, con l’apporto di due rosetani. In basso da sin. Giuseppe (Peppe) Pincelli e Franco Cicconi


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Roma 1942. Da sin. nonno Luigi, il piccolo Giancarlo, papà Pasquale e sulla destra con il cappello mamma Giacinta Summa

Roseto 2010. La famiglia Verrigni al completo: da sin. Raffaella, Giancarlo, Paola, e Piergiorgio

del recupero, tutte cose che prima non si facevano affatto. E i risultati? Arrivarono eccome. Nel 1962 e nel 1963 vinsi il titolo regionale nei 400 mt; nel 1963 il premio Falco Azzurro, come miglior atleta abruzzese, una specie di “Pallone d’Oro”; nel 1964 il titolo abruzzese della 4X400 mt. L’anno dopo partii per il militare, destinazione il Centro Sportivo dell’Esercito alla Cecchignola, dove incontrai Ernesto D’Ilario, grande maestro del bob invernale. Fu lui che mi chiese di iniziare ad allenare la squadra Juniores di basket delle Forze Armate, così nel 1966 ero a Vigna di Valle. Ma il 1969 era dietro l’angolo... Lei si riferisce all’anno d’oro, quello in cui espressi il massimo di me. Ma andiamo con ordine. Nel frattempo, nel 1967, mi ero sposato e l’anno successivo mi avevano chiesto di allenare dei velocisti. Fu l’occasione per rimettermi le scarpette e vidi che l’ebbrezza era quella di sempre e anche i tempi. Ero alla soglia dei trent’anni, ma volli giocarmi l’ultima carta per ritornare in pista. Seguendo sempre i consigli che avevo appreso da Pino Pecorale, cominciai una programmazione molto scientifica che io stresso elaborai. Feci una preparazione di carichi naturali, di corse sulla sabbia asciutta, di recuperi e di potenziamento salendo gli oltre settanta gradini di casa, con tecniche ogni volta diverse. Insomma quell’inverno 1968-69 lo passai a prepararmi come non avevo mai fatto e i risultati mi premiarono. In primavera divenni: campione regionale nei 100 e nei 200 mt, ottenni il record regionale nella 4X400 mt e il record provinciale nel Decathlon con 5257 punti, guadagnando il “Distintivo D’Argento” per aver raggiunto i 7000 punti nelle gare olimpiche. Così le venne in mente di mettere a frutto l’esperienza in una società tutta rosetana. Certo, pensai anche a questo. A parte che dal 1970 già avevo una palestra ricavata al piano terra della mia abitazione in Via Colombo. Era la casa materna, dove abitavamo dal 1960; prima i locali ospitavano la falegnameria di mio zio Tommaso, che poi si trasferì a Roma. Tuttavia insieme a Franco Sbrolla, e grazie a Bruno D’Eustachio, costituimmo una società d’atletica, con tantissimi ragazzi e ottime promesse. Ne voglio citare solo due: per le ragazze Anna Maria Sulpizi, mentre per i ragazzi Carmine Gambacorta. Ma senza impianti è dura, e noi a Roseto una pista non l’abbiamo mai

Il ricco “palmares” di Giancarlo Verrigni

costruita. Mica ci vogliamo dimenticare del basket? E come potrei. Tutto ebbe inizio per caso nel 1961, quando Peppino Sorgentone mi disse che non c’era nessuno di Roseto a fare un corso di allenatore a Chiavari in Liguria. Ci andai io e come istruttore avevamo Nello Paratore, il mitico allenatore della Nazionale. Nella stagione 1962-63 iniziai ad allenare ad Atri, poi portai letteralmente il basket a Giulianova che non aveva una sua squadra, e guidai il Teramo dalla serie D alla C, ma non ho mai allenato il Roseto. Per dodici anni sono stato il fiduciario regionale per gli allenatori, organizzando nel 1971, nella nostra città, uno dei primi “clinic” nazionali con 380 allenatori, in cui le lezioni, tra gli altri, erano tenute da Giancarlo Primo ed Elio Pentassuglia. Poi nel 1974 Emidio Testoni mi chiese di fare il preparatore atletico del Roseto basket, quando c’erano i vari Nardi, Nigrisoli, De Simone, Marini, Donnini. Da allora sono rimasto fino al 2007, anno in cui avvenne il passaggio di consegne a mio figlio Piergiorgio. C’è stato un periodo che particolarmente ricorda? Quasi tutti, da quel primo ritiro a Prati di Tivo con la Gis al famoso “pediluvio” del 1980 nelle acque gelide del Ruzzo, appuntamento che ci concedevamo per abbattere la calura, quando in squadra c’erano Quercia, Aureli, Palermo, Battistoni, Stama e altri. Poi ci sono le belle esperienze della serie A, i vari ritiri, ma tra le annate migliori credo che si possa annoverare quella della B1, in cui guadagnammo la A2: erano giocatori tutti italiani e fortissimi. Un anno da incorniciare. Lei è stato a contatto con tanti giovani in qualità di insegnateallenatore-preparatore. Cosa è cambiato negli anni? Molto. Una cosa che è rimasta sempre uguale è che il lavoro premia sempre. Adesso mi sembra che i ragazzi vogliano tutto e subito, si facciano prendere dalla frenesia dell’apparire e sono molto influenzati negativamente dai media. Io che ho visto e vissuto momenti molto difficili, devo dire la verità: oggi, per quello che sta succedendo, sembra che non ci si capisca più niente. È un grido di dolore o di speranza? Non ci sono dubbi, siamo sul secondo binario, perché il nostro protagonista è già pronto per la sua seduta di jogging, sta preparando le prossime escursioni in montagna e con il suo comportamento traccia la strada ai tanti giovani: fate sport per migliorare la vita nella testa e nel cuore.

Pubblicati: 1 Altobrando Rapagnà; 2 Luigi Braccili; 3 Arnaldo Giunco; 4 Pino Mazzarella; 5 Maria Pia Di Nicola; 6 Emidio Testoni; 7 Luigi Celommi; 8 Gabriele Matricciani; 9 Tonino Sperandii; 10 Adriana Piatti; 11 Mauro Pincelli; 12 Maria Pulcini; 13 Erardo Triozzi; 14 Rossana Bacchetta; 15 Tonino Marini; 16 Gino Sforza; 17 Valeria Collevecchio; 18 Pace Celommi; 19 Franco Sbrolla; 20 Dante D’Alessandro; 21 Vittorio Foschi; 22 Giuseppe Savini; 23 Pietrino Di Gianvittorio; 24 Vittorio Fossataro; 25 Nino Faga; 26 Quintino Liberi


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L’

e m o zio n e

. . . p e r di u n giorn o t u t t a l a v it a .

AL FOCOLARE DI BACCO - C.da Solagna, 18 - Roseto degli Abruzzi (TE) Tel. e Fax 085 8941004 - Mob. 393 9461096 - alfocolaredibacco@virgilio.it


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Roseto, finanziato il progetto sull’educazione alla legalità

In arrivo grazie ai fondi Fas 100mila euro. L’iniziativa verrà portata avanti in collaborazione con l’Associazione Prossimità alle Istituzioni, presieduta dal Generale, oggi in pensione, Domenico Trozzi. Attraverso lo sport verranno coinvolti quei ragazzi considerati a rischio di devianza sociale

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uasi 100mila euro per realizzare il progetto “Educazione alla legalità attraverso lo sport e il volontariato”, presentato dal Comune di Roseto in collaborazione con l’associazione “Prossimità alle Istituzioni”. L’obiettivo è quello di togliere dalla strada i ragazzi a rischio di devianza sociale. Il programma ha ottenuto il finanziamento attraverso i fondi Fas. Sottoscritto già l’accordo tra l’amministrazione locale e la Regione per la convenzione che consente di dare il via alle attività. Si tratta di un risultato importante per il Comune di Roseto che è riuscito ad intercettare queste risorse, proprio attraverso un progetto che punta in maniera decisa alla prevenzione e al

contrasto della illegalità e, in particolare, della devianza giovanile. Tra le altre cose, l’iniziativa mira soprattutto al reinserimento dei giovani segnalati dai servizi sociali mediante l’avvio alla disciplina sportiva e alle attività di volontariato. “Il progetto”, spiega l’assessore allo sport, Mirco Vannucci, “è stato sviluppato in stretta collaborazione con l’Associazione “Prossimità alle Istituzioni Onlus” della Polizia di Stato e in particolare del generale Domenico Trozzi, che con tenacia e determinazione ci ha supportato sin dall’inizio in questa iniziativa, che persegue un’importante finalità sociale quale il reinserimento dei giovani che hanno alle spalle un vissuto di disagio e che, nello specifico, vengono avviati ad una pratica sportiva multidisci-

plinare, quale il pentathlon moderno”. Gli atleti delle Fiamme Oro della Polizia di Stato hanno dato la loro disponibilità a fare da istruttori ai ragazzi. Un modo concreto per riavvicinare i giovani destinatari alla cultura della legalità puntando sulla valenza educativa dello sport, che deve tornare ad essere soprattutto veicolo di progresso sociale e non solo economico. Presto ci sarà una riunione operativa per lo start up del progetto “Educazione alla legalità”, che dovrà concludersi entro la fine del 2015. “Previsto anche”, ha concluso l’assessore Vannucci, “l’inserimento occupazionale dei giovani svantaggiati attraverso l’attivazione di laboratori per la ricerca attiva del lavoro e la creazione d’impresa”.    


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Grazie Eidos per i bei ricordi Spett/le Redazione di Eidos Mi permetto di inviarvi questa lettera, perché nel numero di settembre 2013 ho molto apprezzato l’articolo che ricordava il prof. Lucio Cancellieri, poeta teramano, scomparso di recente. Un altro articolo, qualche anno fa, ha suscitato in me molta malinconia. La scomparsa della prof.ssa Anna Maria Veroni di Montorio al Vomano, una vita dedicata al sociale, con impegni in molti campi culturali. Ci tenevo moltissimo a ringraziarvi tutti, perché questi due personaggi che ho testé nominato, sono stati nell’anno scolastico 1968-69 professori di Educazione Fisica presso la Scuola Media “A. Mambelli” di Fontanelle di Atri. Ora tutti noi alunni della III Media di quell’anno abbiamo sentito un tuffo al cuore nel leggere questi articoli nelle due diverse uscite del vostro giornale. Solo grazie a voi possiamo ora pregare per due professori che hanno temprato le nostre personalità, che ci hanno insegnato a crescere, a saper superare le difficoltà, a rispettarci e aiutarci a vicenda, sempre vicini a noi, vigili e attenti a ciò che facevamo e a come ci comportavamo. E se noi, a quasi sessant’anni di età, ancora li ricordiamo con immenso affetto e stima, vi lasciamo immaginare come essi potevano essere in quei giorni in cui erano a scuola con noi. Una cosa meravigliosa sarebbe se gli adulti del mondo potessero veramente ricordare per tutta la vita i propri insegnanti in questa maniera, riponendo nei loro cuori i momenti indimenticabili della loro adolescenza: sicuramente la scuola sarebbe più bella. Grazie di cuore Marta Corradi e tutta la III C della scuola Media di Fontanelle di Atri del 1968 P. S. Vedete quanto è importante ciò che scrivete e quanto sono importanti gli articoli che dedicate ai vari personaggi del nostro territorio!


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La tartaruga che ha scelto

Roseto per il suo nido Si tratta di un aspetto scientifico di grande rilevanza nazionale e internazionale. Trenta tartarughine sono riuscite a prendere il largo. Il nido, scoperto per caso grazie all’architetto Giulia De Nigris, custodiva 43 uova. Intanto il Comune pronto a rivedere il Piano Spiaggia

Giulia De Nigris

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n evento di cui parleranno per anni le riviste scientifiche che trattano argomenti delicati come la biologia marina. Il nido di tartaruga della specie “Caretta Caretta”, individuato a ridosso dello stabilimento balneare La Rosa dei Venti dei fratelli Di Donato, ha avuto dell’incredibile. A scoprirlo, quasi per caso, l’architetto Giulia De Nigris che, passeggiando sull’arenile di Roseto, si è imbattuta nella prima tartarughina nata che cercava di conquistare il mare. Di lì in poi una serie di attenzioni e cure per quel nido in cui, nel mese di giugno scorso, una tartaruga ha deciso di deporre le uova. Poco più di 40 uova ed oltre 30 tartarughine sono riuscite a prendere il largo. Ora quel sito potrebbe spingere il Comune di Roseto a rivedere il piano spiaggia che prevedeva l’intervento anche in tratti di arenili liberi su tutto il

capoluogo, tranne che nella frazione di Cologna Spiaggia. A tracciare comunque un bilancio tecnico dell’evento, il responsabile del Centro Studi Cetacei di Pescara, il dottor Vincenzo Olivieri. “Un evento straordinario dal punto di vista scientifico e zoologico”, ha sottolineato l’esperto, “in quanto si tratta della deposizione di uova di tartaruga marina più settentrionale finora segnalata nei nostri mari. Solitamente la caretta viene nelle acque basse dell’Adriatico per mangiare e svernare, in questo caso ci ha regalato un nido di 43 gusci chiusi. Di questi, oltre ad alcuni gusci rotti, cinque uova sono risultate non fecondate: in totale 30 tartarughine hanno potuto raggiungere il mare e questo non sarebbe avvenuto normalmente, per una serie di condizioni ambientali sfavorevoli”. Il nido è stato presieduto da tantissimi volontari, appartenenti alle associazioni Carabinieri in Congedo e Giac-

che Verdi, oltre agli ambientalisti dell’Oasi dei Calanchi di Atri guidati da Adriano De Ascentiis. La deposizione è avvenuta in una zona fortemente antropizzata e caratterizzata da inquinamento luminoso, che porta gli esemplari a disorientarsi e a perdere il naturale senso che li guida verso il mare. “Questi aspetti”, prosegue Olivieri, “sono stati motivo di grande apprensione da parte del Centro, che ha coordinato l’azione dei volontari, assicurando un veterinario marino 24 ore su 24 per i 12 giorni di osservazione”. Il 26 settembre, data dell’ultima schiusa, sono nate 8 tartarughe che i volontari hanno aiutato ad uscire da una buca alla profondità di circa 25 cm, perché nell’area la sabbia è fortemente compattata. Da questo periodo intenso di osservazione è emersa tutta l’importanza del monitoraggio: senza questa azione fondamentale eventi come questo sarebbero passati inosservati,


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con conseguenze fatali per le piccole tartarughe. Gli esemplari memorizzano perfettamente le coordinate geografiche del luogo di nascita e tornano sulle coste dove sono nate, ad una distanza di circa 20, 25 anni. La stessa tartaruga potrebbe tornare a deporre nuove uova nello stesso sito, in genere dopo un periodo di 4/5 anni. “Per questo”, dice l’assessore

al turismo Maristella Urbini, “ribadiamo l’impegno dell’amministrazione a tutelare l’area, attenendoci alle indicazioni degli esperti del settore, che hanno curato la schiusa. Da evidenziare anche i risvolti in materia di promozione turistica per il territorio rosetano, che si segnala all’attenzione del mondo scientifico per la presenza di specie protette come il fratino e

ora la caretta, e per tutto il comprensorio, sempre più attrattivo per il moderno turista, attento alla sostenibilità ambientale. Un percorso unito, non solo simbolicamente, dalla realizzazione della pista ciclabile, che consentirà di raggiungere in bici la Riserva del Borsacchio e l’area di nidificazione delle tartarughe”.


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IE CUR IOàS&IZ Notizie)

(tra Curiosit

31 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché via Ignazio Silone - zona di S. Giovanni - si chiama così?

Cartina di S. Giovanni Via Silone L’urbanizzazione (iniziata negli anni ‘70 della zona di S. Giovanni versante Nord rispetto la S. S. 150), è stata un tentativo, riuscito in parte, di delocalizzare le allora frazioni (oggi località), per snellire l’affollamento cittadino rosetano. Il luogo era conosciuto sin dal medioevo per l’esistenza in loco di una abbazia omonima collocata verso il fiume e parte di alcuni resti sono è stata rinvenuta anche nel secolo scorso dallo storico locale Raffaele D’Ilario. Dicevamo che l’insediamento è riuscito a metà, poiché le palazzine e le strade, concepite con criteri moderni di ampiezza e sicurezza, non sono stati integrati con alcuni servizi fondamentali. È vero che è presente un piccolo centro polisportivo, ma per il resto c’è veramente poco. Negli ultimi anni la popolazione del posto ha contribuito fortemente alla nascita di una nuova chiesa, appartenente alla parrocchia di S. Antimo di Montepagano. Ma veniamo al nome della strada principale, quella parallela alla statale. Ignazio Silone è stato uno dei più famosi scrittori abruzzesi, il cui successo superò i confini nazionali. Il nome era lo pseudonimo e poi, dagli anni sessanta anche nome legale, di Secondo Tranquilli (Pescina, 1º maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978). È stato anche un politico italiano. Può annoverarsi tra gli intellettuali del nostro Paese più conosciuti e letti nel mondo. Il suo romanzo più celebre, Fontamara, emblematico per la de-

nuncia di oppressione e ingiustizia sociale della condizione di povertà, è stato tradotto in innumerevoli lingue. Per molti anni esule antifascista all’estero, ha partecipato attivamente ed in varie fasi alla vita politica italiana, animando la vita culturale del Paese nel dopoguerra; come scrittore è stato spesso osteggiato dalla critica italiana e solo tardivamente riabilitato, mentre all’estero è stato sempre particolarmente apprezzato. Nel 1929-30, durante il suo soggiorno svizzero di Davos e Ascona, in pochi mesi scrisse il suo capolavoro letterario, Fontamara . Il nome fu preso da un immaginario paesino dell’Abruzzo, con luoghi rispolverati dalla memoria dell’infanzia pescinese dell’autore e che narra della vicenda di umili contadini, i “cafoni” appunto, in rivolta contro i “potenti” per un corso d’acqua deviato che irrigava le loro campagne. Il romanzo, che rappresenterà uno dei casi letterari del secolo, venne pubblicato soltanto nel 1933 a Zurigo, dove nel frattempo Silone si era trasferito, entrando in contatto con l’ambiente fervido culturalmente che la città offriva, anche grazie alla presenza di numerosi rifugiati politici, tra cui spiccano importanti artisti, intellettuali, letterati (parti estratte da Ignazio Silone InfoWeb).

Chorus di ottobre lo trovate in edicola Il n° 29 del foglio di approfondimenti culturali è già disponibile in edicola e sul Web. L’apertura è dedicata a quante false riflessioni snoccioliamo, sapendo sin da subito che molte problematiche, così come sono, risultano del tutto irrisolvibili. Il titolo dell’editoriale è Ipocrisia... a gogò. Segue un richiamo a quanto scritto sul numero di settembre inerente la magistratura e i mali atavici di tutto il settore. A scriverlo è Michele Nuzzo che ci propone una lettura del mondo dei giudici dal di dentro, con l’articolo Giustizia ingiusta anche con se stessa. A seguire Ugo Centi, tanto per rimanere in tema sui nostri difetti, ci parla

de Il mestiere trasformistico del “politico”, malattia che da Depretis in poi sembra non aver mai dato segni di cedimento. L’ultima riflessione (Magdi Allam alla XII Settimana della Fratellanza) è dedicata all’importante iniziativa che va avanti da oltre un decennio e che permette a grandi personalità di confrontarsi sui temi della pace, dell’integrazione, del confronto delle idee. Il giornale è disponibile anche sul sito www.williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 29. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.


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IE CUR IOàS&IZ Notizie)

(tra Curiosit

Il passato nel presente 2: Via Conti

Passaggio a livello di Via Conti com’era...

e... com’è

Il “passato nel presente” di questo numero mette in risalto uno dei collegamenti al mare più frequentati. Una volta vi era un passaggio a livello, ma già a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso fu costruito un sottovia, che è stato molto funzionale allo smistamento del traffico che dalla rotonda Nord si innesta in Via Nazionale. La strada è intestata ad Antonio Conti, benefattore del luogo, il cui nobile casato era proprietario della villa sita vicino all’attuale sottopassaggio nei pressi del municipio, ma

che un tempo fu uno dei primi passaggi a livello di Roseto. La famiglia era di origine atriana e si imparentò con i nobili locali Ponno e Thaulero. Un erede Conti sposò Luigia Vecchioni, sorella del famoso giornalista Mario. Quest’ultimo era nato ad Atri il 7 marzo 1912 e morì a Roseto il 6 febbraio 1993. Mario Vecchioni diventò proprietario della villa sopra accennata, oggi appartenente alla famiglia Vallonchini. (da Roseto e le sue storie, Edizioni Sigraf, 2006)

I giocatori degli anni ‘60 della Rosetana, IV parte Nicola Marini e Domenico Virgili

Nicola Marini Continua la carrellata di cartellini appartenenti all’archivio privato di Pace Celommi, primo socio della gloriosa Rosetana targata anni ‘40-’50 e che ci sono stati messi a disposizione dal presidente dell’A. S. Roseto Calcio Camillo Cerasi. Questa settimana è la volta di due nomi molto conosciuti nei primi anni ‘60, quando la Rosetana richiamava tantissimi spettatori e gli incontri si svolgevano nello storico “Campo Patrizi”, tra i rettangoli di gioco

Domenico Virgili più blasonati della regione. Le sfide erano mitiche e molti erano gli atleti locali che indossavano la casacca azzurra. I due giocatori in questione sono Nicola Marini e Domenico Virgili, classe rispettivamente del 1941 e del 1942. I tesserini che riportiamo con i codici 2002 e 2016, portano la firma (timbrata) del presidente della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) Umberto Agnelli, in carica dal 1959 al 1961.


IE CUR IOàS&IZ Notizie)

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(tra Curiosit

I “ragazzi di una volta” 1: una foto del 1949 Inauguriamo un altro “spazio-amarcord” di Curiosizie, cioè “I ragazzi di una volta”. Non c’è niente da fare. Vedere queste foto così immerse nel passato, con i “ragazzini” di allora che oggi si guardano riflessi in loro stessi con quello stupore di chi gli anni se li è visti scappare tra le mani e incunearsi tra i capelli, per lasciare la scia del tempo fatto di un grigio che inesorabilmente tende al bianco, dà un senso piacevole di nostalgia. Rivedersi in come eravamo è un esercizio retorico per ricordare gli anni che furono, ma poi tutti, chi con più anni e chi con meno, riposizionano il timone verso dritta, dove c’è ancora tanto futuro che ci attende. Nell’immagine che riportiamo (concessaci dal dott. Angelo Cioci), si torna nella Roseto del 1949, quando la Scuola Elementare, l’unica statale, era in Via Milli. Quell’edificio non ha fatto altro, nella sua vita, che ospitare bambini e studenti di tutte le età e non c’è scuola cittadina che non vi abbia messo piede. Ma torniamo alla foto. Di seguito l’elenco completo dei “ragazzi di una volta”, classe quinta. In piedi da sin.: Vittorio Centorame, Fausto Aloisi, Alessandro Del Toro, Gabriele Malatesta, Domenico Di Giovanni (bidello), Fernando Granito, Pio Di Giuseppe, Pasquale Falà, Giuseppe Centorame, Angelo Cioci,

Alfredo Giansante (insegnante), Donato Giansante. In ginocchio da sin.: Franco De Nigris (più piccolo, di un’altra classe), Pasquale Di Frischia, Nicola Chiappini, Benito Messina, Osvaldo Collevecchio, Franco Collevecchio, Dante D’Eugenio, Remo Maggetti, Di Frischia detto “Pappardill”, Lanfranco Quintilliani. Seduti da sin.: Gabriele Sorgentone, Mario Rolando Torzolini, Erardo Triozzi, Carlo Vallonchini, Luigi D’Ilario, Paolo Bruni, Luigi Bianchini, Fraschini.

A proposito di ragazzi, e quelli del S. Cuore ora dove sono? Le cene sono tra le poche cose piacevoli che ci porteremo sempre dietro, soprattutto se sono quelle con gli amici che non si rivedono con la frequenza che ognuno di noi vorrebbe. Così i ragazzi del Sacro Cuore si sono dati appuntamento per dare sfogo ai piacevoli ricordi e ai numerosissimi aneddoti. Ma chi sono i “giovani” di allora che hanno rimesso insieme, per una sera, in moto il treno delle sequenze del passato? Sono quei bambini che negli anni ‘60 frequentavano il “Campo dei Preti”, che impazzivano per il “Torneo Cittadino” di calcio, che poi divennero degli habitué del Circolo Acli e che la sera, quan-

do non c’era assolutamente il problema dei parcheggi, giocavano fino a notte fonda nella piazza antistante la Chiesa completamente sgombra, oggi intitolata a S. Giovanni Battista Piamarta. Un affettuoso saluto a tutti loro dalla redazione di Eidos. Nella foto da sin. Luciano Tritella, Rino Di Sante, Sergio De Santis, Gianfranco Messina, Douglas Di Marco, Sandro Bonomo, Patrizio Minnucci, Luciano Forcella. Seduti da sin. Giovanni Forcella, Emidio Moretti, Roberto Di Bernardo, Paolo “Palombino” Geminiani e Giacomo Bonomo. E il fotografo chi è? Questa è un’altra storia...


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Da Hair & Nail un prodotto rivoluzionario

con Vitagel

le unghie tornano a vivere I l modernissimo concept store Hair & Nail ancora una volta dimostra tutta la sua attenzione nei confronti delle tecniche di avanguardia che migliorano, dal punto di vista della salute, l’uso di prodotti di onicotecnica. È infatti da poco disponibile per la clientela il rivoluzionario prodotto VitaGel, grazie al quale è possibile ridonare all’unghia il giusto apporto vitaminico di cui necessita. Dietro ogni unghia smaltata c’è un po’ di apprensione. Ogni donna ha sentito o letto qualcosa a proposito delle problematiche legate all’utilizzo degli smalti, partendo dalla pericolosità di alcuni dei

VitaGel Strenght e VitaGel Recovery

VitaGel ridona vitamine alle unghie

componenti come Formaldeide, Toluene e DBD fino alla salute stessa dell’unghia. Gelish per primo risolve queste preoccupazioni attraverso due prodotti assolutamente rivoluzionari, VitaGel™ Strenght VitaGel™ Recovery. Strenght è un il primo formulato al mondo per la cura delle unghie naturali arricchito con Vitamine A, E e B5. Questa sua caratteristica unica gli permette di agire sull’unghia fornendole le componenti necessarie per proteggerla e rinforzarla: la Vitamina A cura e ripara l’unghia, la B5 la idrata, guarisce e rigenera, la E è un potente an-

tiossidante che la rende più elastica evitandone la rottura. Recovery sfrutta le stesse proprietà di Strenght ma ne aumenta la concentrazione rivelandosi il prodotto ideale per le unghie fragili, deboli e danneggiate. Una volta applicato contrasta efficacemente gli effetti dello stress e collabora ad aumentare la flessibilità dell’unghia. Le sue potenzialità si rivelano al meglio quando Recovery è usato come base per trattamenti successivi. Il risultato è univoco: dopo l’applicazione le unghie sono più belle, più sane e più forti, mentre la durata della manicure risulta allungata di intere settimane. Grazie a Strenght e Recovery, Gelish cancella tutte le preoccupazioni e trasforma la cura delle unghie in un rituale di forza e salute.

Lo staff di Hair e Nail sarà lieto di illustrare nel dettaglio alla clientela il nuovissimo VitaGel e sarà possibile ritirare la brochure illustrativa.

http://www.facebook.com/HairENail


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L’Associazione Carla De Antoni

denuncia la stato di abbandono del quartiere

L’

Associazione Carla De Antoni - fondata dai residenti della zona Ponno di Roseto - è tornata nei giorni scorsi a denunciare lo stato di incuria e di abbandono in cui versa l’intero quartiere. Nonostante le diverse segnalazioni all’Amministrazione comunale e all’assessore Fornaciari e dopo ripetute rassicurazioni per una tempestiva risoluzione dei problemi, permangono ancora le questioni relative alla manutenzione, alla sicurezza e alla gestione del bene pubblico. Nello specifico, la chiusura dei pozzetti (provvisoriamente coperti con legname ad oggi malridotto), la riparazione delle buche nelle strade, la manutenzione e la pulizia dei marciapiedi (a fine estate è avvenuto solo uno taglio parziale delle erbacce), le opere di smaltimento delle acque piovane, il ripristino della

copertura della pensilina per chi attende il bus, la riparazione del cornicione della cabina ENEL, ed infine la viabilità. Quest’ultima presenta molte criticità in particolare durante il periodo scolastico ed in prossimità dell’accesso all’istituto Moretti: parcheggi di automezzi privati e pubblici, presenza non adeguata di rallentatori, passaggi a velocità non controllata di non residenti e tutto in assenza totale dei Vigili Urbani e di una viabilità alternativa per queste utenze. L’Associazione ha segnalato, in aggiunta, che il taglio dell’edera dell’aiuola in prossimità dell’incrocio sulla S.S. 150 e la strada provinciale per Montepagano ha determinato una condizione di particolare degrado e sporcizia. Ciò alle porte della città di Roseto”. Inoltre, pur essendoci aree verdi nel quartiere, queste non sono fruibili da anziani e bambini perché non

adeguatamente attrezzate. “L’Associazione ed i residenti del quartiere sono ben consapevoli delle difficoltà economiche in cui versa l’Amministrazione, e ciò si riflette in generale sulle condizioni di manutenzione e gestione dell’intero territorio comunale” - ma si chiedono – “per quale motivo il quartiere, nato anche (tramite una convenzione tra il Comune e la proprietà Ponno) per dare al Comune di Roseto un’immagine nuova (aree a verde, servizi, edifici di un certo pregio ecc ….), viene palesemente trascurato e lasciato al degrado più manifesto. Ciò, come detto in precedenza, a fronte di un impegno di spesa veramente modesto almeno per risoluzione delle condizioni che interessano principalmente la sicurezza”. Si attendono risposte.


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Scrive a Papa Francesco per una benedizione Il direttore del museo archeologico di Notaresco, l’architetto Luigi Formicone, una vita spesa al recupero di strutture religiose senza mai chiedere nulla in cambio, ha deciso di inviare una missiva al Santo Padre: “Vorrei incontrarla e stringere la mano prima che io muoia”

L’

architetto Luigi Formicone, diChiesa”, prosegue il direttore del museo di rettore del Museo ArcheologiNotaresco, “con questo libro cerco di rapco di Notaresco scrive a Papa presentare la vita di sacrifici che facevano Francesco chiedendo la sua quei poveri frati, compresi i primi tentativi benedizione e un incontro per per la ricostruzione delle chiese romanistringergli la mano. Si è lasciato andare ad che. Probabilmente, se il libro piacerà al uno sfogo amaro sul suo profilo facebook. signor Vescovo, me lo farà stampare alla Ha scritto una sorta di lettera indirizzata al tipografia di San Gabriele dell’Addolorata Santo Padre. Dice di essere in pratica alla perché personalmente non ho i soldi per fine dei suoi giorni e di aver fatto molto per farlo. Santo Padre, mi dovrebbe fare una L’architetto Luigi Formicone il recupero di strutture sacre, di antiche grazia, l’ultima, prima di morire: vorrei la chiese. “Non ho mai preteso una lira o euro come onorario”, Sua Santa benedizione, dalle sue Sante mani. È un’ultima cosa scrive l’architetto, “neanche per le molte spese affrontate di che chiedo prima di ricongiungermi con il Padre dei Cieli e con persona e, togliendo denaro alla mia famiglia che ha accettato Nostra Madre Maria, Mia unica madre. Ho avuto una madre tutto, anche con conseguenti limiti patrimoniali per le scarse naturale malata, da quanto avevo 10 anni, fino a quindici anni risorse economiche che si creavano all’interno del mio nucleo fa. Ho sempre pregato Maria Santissima che mi ha permesso familiare. Può chiedere conferma al vescovo di Teramo attuale e dato la possibilità di recuperare tante opere religiose presermonsignor Michele Seccia o al suo predecessore se io abbia vandomi e preservando sempre anche gli operai e addetti alle mai chiesto un rimborso”. L’architetto dice di non essere mai costruzioni. Santo Padre, mi perdoni per questa mia pretesa”. stato gratificato, né di aver mai preteso nulla. Ha scritto diver- Nella speranza che il suo accorato appello venga ascoltato da si libri e ultimamente si è occupato della storia che riguarda i Papa Francesco, l’architetto Formicone ha inserito nella lettera frati Benedettini, nel periodo compreso tra l’830 e il 950 dopo tutti gli indirizzi possibili affinché dal soglio di Pietro possano Cristo. “È il periodo più brutto per le popolazioni e la stessa rintracciarlo.


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PUNTURE I ROSBURGHES

U

N’AMMISSIONE GRADITA... L’ammissione che nella strage provocata fra le palme antiche dal punteruolo rosso si è perso del tempo da parte del vice-sindaco Montese non elimina il problema, ma perlomeno, fra le ostinazioni politiche che abbondano in questo triste momento, butta una luce di onestà sul momento che stiamo vivendo. In effetti si è perso tempo mentre bastava interessare del caso gli esperti di San Benedetto del Tronto che, dicono, sono riusciti a guarire il male con interventi che hanno avuto successo.

di LUIGI BRACCILI

ALMENO IL NORMALE... Una nota agli attuali amministratori comunali: vanno bene le tartarughine ed il resto, ma, da sempre, a parte i diversivi, in una città che supera i venticinquemila abitanti vi sono le questioni di normale amministrazione da risolvere. A parte la crisi, che indubbiamente c’è, esiste anche il dovere di risolvere le questioni appartenenti alla cosiddetta normale amministrazione. Rimanere assenti, è grave.

PRONTI, VIA... Scatta il basket che quest’anno prende un nome UN ALTRO CIMITERO... di buon auspicio, una denominazione, “Silver”, Va bè, restiamo nel settore funereo, ma va accetappunto che, speriamo porti bene. Dopo il triontata la segnalazione che ha fatto “Il Centro” sul fo nel torneo di precampionato con la vittoria del cimitero delle insegne dismesse da anni. Diciamo quintetto rosetano nei confronti di tre squadre subito che il problema si riferisce non solo a quedi categoria superiore (Napoli, Veroli, Ferentino) sta gestione amministrativa, ma anche alle gestioora c’è, all’esordio, l’Omegna. Nessuna previsioni precedenti. Come dire che le segnalazioni ci ne perché c’è tutto un mondo cestistico nuovo sono state, ma non c’è stato almeno un assessore da scoprire. I ringraziamenti riguardano tutti: il capace di partire dalla concessione per arrivare presidente Cianchetti, lo sponsor che insiste con alla sua inutilità. Vi sono insegne, larghe come la sigla Mec Energy, il coach Melillo, protagonilenzuola, riguardanti negozi che hanno smesso Pio Rapagnà sta di antichi trionfi, l’immarcescibile Fossataro almeno da quindici anni, la loro attività che fra l’altro non procurano introiti alle casse comunali ma che pur- e tanti altri. Ai tifosi, insuperabili perché sempre presenti, una preghiera: mettete la ...taccagneria nel cassetto e portate in alto troppo attentano da tempo il declassato arredo pubblico. la cifra degli abbonamenti. INVENTARNE UN’ALTRA.. CALCIO, BENE COSÌ... Suvvia, “Più” (Rapagnà è il cognome), che a te piaccia Anche qui apriamo con un ringraziamento. A chi? Ma al prsirecitare il ruolo di “superattivo”, lo sappiamo tutti e non te ne facciamo una colpa, ma non puoi pensare che tutti siano pronti dente della Rosetana Iachini che da anni minaccia di lasciare, non solo ad ascoltarti, ma addirittura a seguirti. La costruzione ma è sempre lì, arcigno e poco sorridente, a portare avanti una di una strada che liberi il traffico dalla statale 16 nel centro abi- squadra di giovani che, magari non sempre, è anche capace tato di Roseto fa parte dei sogni di tutti, ma purtroppo rimane di sorprendere con delle prestazioni addirittura miracolose. Il nella valigia dei tempi per via dell’impossibilità di trovare i fondi socio di Iachini, invece, dopo aver spremuto le casse comunali per realizzarla. Pineto lo fece negli anni Cinquanta quando un rosetane come assessore, su di un piatto d’argento, superato il politico di allora (Patella) trovò fondi, progettisti ed imprese per Tordino, ha offerto tutto alla ...sua Giulianova. realizzare l’opera. A Roseto si litigava, d’altra parte come sempre si è fatto.


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E IL RAGNO DISSE CIAO La “scienza romantica” di Oliver Sachs esplora il mondo delle allucinazioni.

Cominciai con la cannabis. Feci due tiri, e quello che accadde poi mi lasciò di sasso. Fissai la mia mano, e mi parve che essa riempisse il mio campo visivo, diventando sempre più grande mentre allo stesso tempo si allontanava da me. Alla fine, mi sembrò di vedere una strada, lunga parsec o anni luce, estesa da un capo all’altro dell’universo. Aveva ancora l’aspetto di una mano umana, viva, eppure questa mano cosmica sembrava anche, in qualche modo, la mano di Dio. La mia prima esperienza di canne fu segnata da una miscela di neurologico e divino”. Tratta di queste esperienze – tattili, uditive (il suono del verde), visive, olfattive (l’odore di un si bemolle basso), l’abbandono del proprio corpo per guardarlo dall’alto, l’arto fantasma di chi ha subito amputazioni – “Allucinazioni” (ed. Adelphi), l’ultimo libro del neurologo Oliver Sacks. Con una ricchissima campionatura, che attinge all’esperienza diretta, al colloquio con i pazienti, a storie di personaggi famosi, artisti, scrittori, scienziati, uomini di fede, filosofi. Una vera “storia naturale” delle allucinazioni, che in altri tempi erano considerate condizione privilegiata, da ricercarsi con la meditazione, l’ascesi, l’estasi, le droghe. Poi sono state associate alla demenza, alla psicosi, fino a tacerne per vergogna. “Rientrai in casa - è ancora Sacks che racconta - quando la mia attenzione fu catturata da un ragno sulla parete della cucina. Mentre mi avvicinavo per guardarlo, il Oliver Sachs ragno gridò: “Ciao!”. Non mi sembrò affatto strano che un ragno mi salutasse con un “ciao”. Gli risposi: “Ciao anche a te!”, e con questo cominciammo una conversazione, perlopiù su questioni alquanto tecniche di filosofia analitica”. Oliver Sachs, ormai ottuagenario, parla con olimpico distacco dei suoi trascorsi giovanili con gli allucinogeni. E’ l’autore di un libro famoso in tutto il mondo, “Risvegli” (1973) – altrettanto bello è il film di Penny Marshall, Oscar 1990, con Robert De Niro e Robin Williams - in cui la sperimentazione del farmaco L-Dopa su pazienti sopravvissuti, muti e immobili come statue, a una epidemia di encefalite letargica – il male misterioso apparso e scomparso agli inizi del secolo scorso – diviene appassionata narrazione. Anche “Allucinazioni” lascia il gusto piacevole del romanzo. Forse perché è un altro capitolo di quella “scienza romantica” di Sacks, descrittiva e narrativa – per Goethe la scienza era nata dalla poesia – tanto diversa da quella ufficiale, più sussiegosa, meccanica, tecnica, diagnostica, poco sentimento, cui siamo abituati. Ma è pur sempre scienza, che pure riscopre e rivaluta le scoperte del passato. Una paziente ultranovantenne, senza problemi neurologici, completamente cieca, ha questa vi-

di MARIO GIUNCO

sione: “Persone con abiti orientali, tutti drappeggiati! Salgono e scendono le scale…un uomo si volta verso di me e sorride, ma da una parte della bocca ha dei denti enormi. E anche animali. Vedo questa scena, con un edificio bianco, e sta nevicando – una neve soffice, fa dei mulinelli. E poi vedo questo cavallo con le briglie (non un cavallo bello, uno da tiro), che trascina via la neve…ma continua a imbizzarrirsi…vedo molti bambini; salgono e scendono le scale. Hanno vestiti dai colori brillanti – rosa, azzurro -, abiti orientali”. E’ un disturbo noto, dice Sachs alla paziente, non si allarmi: è la sindrome di Charles Bonnet, prende il nome di un naturalista svizzero vissuto nel Settecento, che l’aveva studiata sul nonno anche lui mezzo cieco. Le sue allucinazioni (oggetti flottanti, ospiti immaginari), secondo lo scienziato erano dovute al persistere nel cervello di un’attività residua che prendeva dalla memoria quanto non poteva più prendere dalla sensazione. All’occhio supplisce il cervello. Ma - il libro lo fa intendere chiaramente – anche l’arte e la religione sono frutto di allucinazioni? E le allucinazioni – tanto diverse dai sogni: Freud stesso ne era soggetto, vide come stampate su un foglio ondeggiante nell’aria le parole “E’ la fine!” – possono essere spiegate con la “scienza romantica” di Sacks? “Dostoevskij era epilettico – afferma il neurologo - e sosteneva di aver visto Dio durante uno di questi attacchi. In seguito cambiò idea. Quasi tutte le persone che hanno avuto esperienze extracorporali, in coma o vicino alla morte, le descrivono nella stessa maniera: buio e paura, poi una luce viva che li attrae, e la sensazione di compiere un viaggio verso un luogo identificabile con il paradiso. Poi il ritorno, anche se alcuni sostengono di essere entrati effettivamente nel paradiso, e aver percepito la gioia della completa comunione con Dio. Capisco questi fenomeni, anche se la scienza è in grado di spiegarli con varie cause: l’assunzione di sostanze, la febbre, le malattie, incidenti e traumi di vario genere. Fatico però a comprendere uno scienziato che nega sé stesso, e va contro le sue conoscenze più radicate e dimostrate. Lewis Carroll soffriva di emicrania ed è lecito pensare che alcune visioni di ‘Alice nel Paese delle meraviglie’ siano state ispirate da questa sua condizione. Però un conto è l’ispirazione artistica e un altro la rivelazione religiosa: la capisco, nel caso delle allucinazioni, ma la scienza non la prova. Io traggo le mie gioie dalle espressioni della cultura umana, la musica in particolare: quella di Mozart mi trasporta. Anche la scienza mi dà alcune soddisfazioni. Però non credo nell’immortalità e penso che, se esistesse, farebbe un grave danno al genere umano”.


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Con Loriana Valentini la pittura, oltre ad essere ispirazione pura, è anche magia, che serve ad entrare in un mondo tutto particolare: quello onirico Red. Cerchi Concentrici Promotor

di LORENZA PASQUINI

Le nostre intervistatrici con Loriana

C

i sono persone appassionate d’arte che apprezzano questo ambito così pieno di fascino. Poi ci sono quelle che cercano di interpretare il mondo particolare e variegato della creatività. Infine c’è chi si cimenta direttamente, nella fattispecie nell’ispirato campo della pittura, distinguendosi per originalità e ricercatezza. È il caso della pittrice Loriana Valentini, viaggiatrice di mondi inesplorati, in cui il sogno domina tutte le varie sfumature dei forti colori. L’abbiamo incontrata nel suo studio immerso nella campagna rosetana, luogo che risulta di grande ispirazione. Ecco l’intervista raccolta. Quando e come è iniziata questa passione? Già alle Scuole Medie mi piaceva disegnare, ma quello che mi ha spinta maggiormente a continuare questo percorso è stato il mio essere timida. Proprio per questo rimanevo spesso sola e in tali momenti davo sfogo alla mia creatività. A quale corrente sente di far parte e come descriverebbe lo stile dei suoi quadri? Non credo di appartenere a una precisa corrente, anche se il genere postmoderno è quello che mi rispecchia di più. Per quanto riguarda lo stile non è facile da descrivere, perché a prima vista può sembrare astratto, ma

&

Maria Scogliamiglio

sullo sfondo c’è sempre un aspetto che viene messo in risalto, a volte anche grazie all’uso della tecnica figurativa. Da che cosa trae l’ispirazione per cominciare a dipingere? Inizio scegliendo l’accostamento cromatico in base al mio stato d’animo, senza fare a meno del bianco e del blu, che cerco di utilizzarli sempre. Poi è l’inconscio a fare il resto e te ne accorgi quando ti isoli completamente da ciò che ti circonda, senza più sentire la musica che stavi ascoltando e che metto sempre in sottofondo. Ha mai partecipato a concorsi o a delle mostre? All’inizio ho spesso preso parte alle estemporanee, dove ti viene consegnata una tela e il quadro deve essere completato in giornata. Inoltre ho partecipato a diverse mostre collettive, ma la mia prima personale l’ho inaugurata proprio alla Villa Comunale di Roseto nel 2006, alla quale ne hanno fatto seguito altre tenutesi a Lanciano, Pineto, Chieti, Francavilla, Giulianova ed altre località. Lavora anche su commissione o solo per lei stessa? Ci sono delle volte in cui lavoro su commissione, ma in quel caso preferisco fare ritratti. Anche perché i miei quadri hanno qualcosa di personale, in quanto riporto ciò che sento e non è detto che tutti possano comprenderli. Proprio per questo ritengo che la pittura sia gioia, ma allo stesso tempo sofferenza, in modo particolare quando ti rendi conto di non riuscire ad esprimere ciò che vorresti.

Loriana Valentini nel suo studio


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Gli anta... bei tempi quelli!


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I giovani e l’alcol, in Italia si comincia a bere sempre prima Una recente ricerca ha stabilito che i ragazzi già prima dei 16 anni fanno uso di sostanze alcoliche. Ci sono casi in cui assumono superalcolici, causa principale di patologie legate al fegato. Ma l’eccesso di alcol è uno dei principali fattori di incidenti stradali mortali di MARCELLO PERPETUINI

S

i inizia a bere sempre prima in Italia. Un recente studio del Ministero della Salute ha infatti emesso dei dati sconcertanti riguardo questa piaga sociale che tocca specialmente le nuove generazioni. Già prima dei 16 anni è ormai consuetudine e normale il bicchiere, e non solo, con gli amici. Molto spesso si inizia a bere nelle varie serate organizzate, nei numerosi locali che offrono oltre alla musica anche le varie consumazioni a base alcolica naturalmente. E così i ragazzi, e i più in generale i giovani si trasformano in un target di popolazione estremamente vulnerabile ai rischi legati al consumo di bevande alcoliche. Nella fattispecie si dovrebbe far affidamento ai gestori di locali e rivendite che non dovrebbero somministrare alcol oltre una certa misura, inoltre dovrebbero esserci maggiori controlli di polizia anche al di fuori del locali dove maggiore è il consumo di alcol. Infatti è un dato di qualche giorno fa, nei giovani l’alcol è la prima causa di morte e la principale fonte di incidenti stradali. Circa 2600 ragazzi (fonte Ministero dell’Interno) ogni anno muoiono per guida in stato di ubriachezza. La comunicazione purtroppo è veramente insufficiente e, a peggiorare le cose, subentra la pubblicità che esalta gli alcolici e spinge a bere. Per quanto riguarda la capacità di guidare da sottolineare che l’alcol rallenta i riflessi, altera la capacità visiva, da’ una valutazione errata delle distanze, provoca sonnolenza o una esaltazione che spinge il guidatore a raggiungere velocità pericolose, fare sorpassi arrischiati, non rispettare le precedenze e i semafori, rende l’occhio più sensibile all’abbagliamento dei fari. Guidare quando si è bevuto troppo significa mettere a serio rischio la propria vita, quella dei passeggeri e quella di ignari e astemi individui che senza alcuna colpa vengono coinvolti in incidenti stradali. Dunque se da un lato, da un punto di vista economico, i disco bar possono rappresentare un introito e anche un volano turistico

per le città che hanno questo tipo di vocazione, non bisogna però dimenticare il rovescio della medaglia. Molti di quei ragazzi che hanno fatto le ore piccole nei vari locali, poi salgono su un auto, non da soli nella maggior parte dei casi e corrono. I controlli? Inesistenti, specie dalle nostre parti. Cosa un po’ diversa invece nella riviera romagnola, dove spesso capita di vedere pattuglie al di fuori delle discoteche e dei disco bar. Qui da noi, e in particolare nella provincia, non è ancora affatto diffusa la cultura del taxi, o del pullman, per evitare di guidare dopo una serata particolarmente alcolica. A differenza invece di altri paesi, come ad esempio l’Inghilterra. Il dato, tuttavia che maggiormente stupisce e rincresce, è che i giovani sono quasi del tutto disinformati sia su cosa succede quando si bevono alcolici, sia sulle conseguenze dannose immediate e a distanza che inevitabilmente accadono quando si beve troppo. Quindi sarebbe auspicabile una maggior informazione soprattutto a livello scolastico e anche una buona educazione stradale, oltre ai controlli fuori dai locali e naturalmente una maggiore sensibilità da parte di coloro che operano nel settore del beverage e del bere fuori casa. Non possiamo giocarci una generazione per far cassa da qualche parte. Stato compreso. Non dimentichiamo che i super alcolici saranno pesantemente tassati già con la prossima manovra Iva. È per finire, per parlare della nostra città, come più volte richiesto dalle varie amministrazioni, sarebbe davvero ora che fosse instaurato un commissariato di Polizia. Vedi gli ultimi fatti di sangue sulla strada, vedi la microcriminalità dilagante e le rapine ai gioiellieri di turno, vedi l’assoluta mancanza di controllo del territorio da parte delle forze esistenti, e vedi, lo voglio ripetere fino alla nausea, l’assoluta mancanza di controllo dei giovani quando lasciano i disco bar per tornarsene ubriachi a casa. Ultima nota di colore. Ho chiesto ad un esercente se magari non fosse stato interessante organizzare una serata ANALCOLICA nel suo locale, magari con scambi culturali. Per tutta risposta si è fatto una risata e mi ha detto: e chi ci verrebbe ad una serata così? Questa risposta deve farci riflettere tutti. E molto anche.


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AVIS, NELLA STORIA CON ONORE

A

nche quest’anno, come lo scorso anno, l’AVIS Associazione Volontari Italiani Sangue di Roseto degli Abruzzi ripropone il servizio di auto-

emoteca. Nella giornata di martedì 15 ottobre, presso l’area antistante il Palazzetto dello Sport di Roseto, si avrà la possibilità di partecipare volontariamente ad un atto responsabile di amore puro come quello del dono del sangue con attrezzature e personale medico specializzato dell’autoemoteca, che ripropone in egual maniera gli standard di efficienza di un centro trasfusionale, eccezion fatta delle dimensioni che sono più contenute. L’invito è aperto a tutti, anche ai non donatori, i quali potranno fare domande e ricevere informazioni in merito alla donazione. L’Avis per entrare nella storia. Forse può sembrare un’esagerazione, ma vi assicuro che non lo è, perché la storia è fatta dalle persone con le loro azioni quotidiane che danno valore a tutta la società. Vi parlo di un gesto caritatevole, un gesto dal quale può dipendere una vita umana. Quanti di voi si sono interrogati sul proprio bisogno di compiere qualcosa per gli altri. In una società colma e strapiena

di simbolismi che inneggiano all’amore fraterno ed alla condivisione, molte volte, sono solo finte ideologie di perbenismo. Qui, invece, sul tuo territorio puoi concretamente entrare nella storia e nella vita degli altri. In questi anni di grandi ricerche mediche e scientifiche, non si è ancora scoperto il modo di riprodurre in laboratorio il sangue rendendo così la donazione indispensabile per i servizi di

primo soccorso, in chirurgia nella cura di alcune malattie tra le quali quelle oncologiche, ematologiche e nei trapianti. La disponibilità di sangue sicuro e di qualità è un patrimonio collettivo di solidarietà che deve essere disponibile per tutti nei momenti di necessità. Ecco cosa vuole dire entrare nella storia, entrarci con onore.

Offset - Digitale - Editoria - Grafica Via Brasile (Zona Ind.le) Roseto degli Abruzzi - Tel. 085.8993113 - Fax 085.8932265 Ufficio Roseto: Via G. Milli, 12 - Roseto degli Abruzzi - Tel. 085.8933307 info@tipolitorosetana.it - ufficioroseto@tipolitorosetana.it - www.tipolitorosetana.it

Il consiglio direttivo


ks

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ar h S o t e Ros ti Maggit di Luca

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foto: Mimmo Cusano

TUTTI AL PALAMAGGETTI! Dopo un precampionato da 7 vittorie su 7 partite, esordio contro Omegna a Roseto, domenica 6 ottobre 2013 alle 18.

l Roseto Sharks inizia la sua avventura in Legadue Silver, giocando fra le mura amiche del PalaMaggetti contro la giovane e qualitativa Omegna di coach Giampaolo Di Lorenzo. L’appuntamento è per domenica 6 ottobre alle ore 18, con un prologo che sicuramente commuoverà migliaia di tifosi, visto che la Curva Nord ha promosso un minuto di silenzio in onore di Simone Marini, ultras scomparso tragicamente pochi giorni fa. Gli Sharks sono reduci da un precampionato fatto di 7 vittorie su 7 partite: 5 contro squadre di DNB (Lanciano, Senigallia, Pescara, Scafati, Vasto) e 2 contro squadre di Legadue Gold (Veroli, Ferentino), che hanno portato Sowell e compagni a vincere il 1° Trofeo Aldo

Anastasi. Dunque un buon inizio di stagione – pur sottolineando che il basket estivo poco o nulla vale – nonostante l’arrivo dei due americani sia stato ritardato da problemi burocratici e di mercato, i pochi giorni di allenamento e la mancanza di un giocatore (un’ala grande) rispetto all’idea origiRoseto naria di squadra che la dirigenza aveva. Il trofeo intitolato al “Colonnello” Anastasi ha mostrato una squadra determinata, volitiva, in grado di divertire i tanti tifosi grazie ad un buon bilanciamento fra

Alex Legion

Kevin Sowell

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

vince il Trofeo Aldo Anastasi rigore nelle esecuzioni degli schemi (il play Stanic) e conclusioni delegate al talento che fanno così tanto gioire la folla (gli esterni Sowell e Legion). Bene anche l’atipicità di Genovese (“4 tattico”) e la sostanza sotto i tabelloni di Bisconti, che in finale contro Ferentino ha firmato una prova “5 stelle”. Dalla panchina, ottimo, al solito, l’impatto del rosetanissimo Marini, sempre presente e concentrato, terrore delle difese a rimbalzo offensivo. Buoni anche i minuti di quantità apportati dal veterano rosetano Pomenti e dal giovane Papa. Leo – che ha giocato solo la semifinale e il cui rendimento è sempre stato alto nella scorsa stagione – dovrebbe rientrare da un infortunio proprio contro Omegna. Insomma: le premesse sono ottime per un campionato che possa portare ad una salvezza tranquilla e, magari, alla disputa dei playoff promozione. Adesso tocca a tutti i tifosi stringersi intorno alla squadra e incitarla con il calore che il pubblico rosetano sa sprigionare.


Roseto

di Luca

ti Maggit

Basket

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Story

LUIGI LAMONICA: IL MISTER EUROPA DEGLI ARBITRI. Il direttore di gara, cittadino rosetano, ha arbitrato la Finale dell’Europeo Francia-Lituania.

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Luigi Lamonica e Nicolas Batum. (Ciamillo&Castoria)

uigi Lamonica, arbitro abruzzese da un paio di anni residente a Roseto degli Abruzzi, non la smette di stupire. Il direttore di gara ha infatti diretto – da primo arbitro, il “crew chief” – la Finale del Campionato Europeo, giocata a Lubiana, in Slovenia, lo scorso 22 settembre 2013 e vinta dalla Francia del fuoriclasse Tony Parker sulla Lituania. Un traguardo che si aggiunge ad un palmares più unico che raro e che lo proietta sul tetto d’Europa oltre che renderlo, da anni e con grande distanza sugli altri, l’arbitro italiano più titolato. Lamonica, che finora ha diretto oltre 600 gare di Serie A e oltre 500 competizioni di rilevanza internazionale, soltanto fra i confini nazionali ha arbitrato 17 Finali Scudetto e 7 Finali di Coppa Italia. A livello internazionale, è l’unico italiano ad aver diretto una Finale di Campionato del Mondo (Turchia 2010), oltre a ben 4 Finali di Campionato Europeo (Svezia 2003, Serbia 2005, Lituania 2011, Slovenia 2013). Tralasciando

La terna che ha diretto la Finale Francia-Lituania.

Luigi Lamonica apre la Finale Francia-Lituania.

(Ciamillo&Castoria) le coppe europee di minore importanza, Lamonica ha poi diretto 3 Finali di Eurolega (la Coppa dei Campioni della pallacanestro): Atene 2007, Barcellona 2011, Istanbul 2012, oltre ad essere stato arbitro “stand-by” (una sorta di “quarto uomo” del calcio) nella finale 2013 di Londra. Per concludere la panoramica sul palmares, 2 Semifinali

Luigi Lamonica e Tony Parker. (Ciamillo&Castoria) di Olimpiade: Pechino 2008 e Londra 2012. Insomma, un arbitro di basket che dopo aver diretto da “crew chief” le ultime due edizioni dell’Europeo è giusto definire “Mister Europa”. Complimenti a Luigi Lamonica, rosetano d’adozione, uomo di basket in terra di basket, “Numero Uno” nel suo campo.


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Torna La Cultura in cammino con tre appuntamenti sulla dipendenza dalle droghe, dall’alcool e dal gioco (ludopatia)

È

Red. Cerchi Concentrici Promotor

uno degli appuntamenti più importanti nel calendario delle XIV edizione attività dell’associazione culturale CerTre pericolose dipendenze chi Concentrici Promotor Droga, alcool e gioco di Roseto. Parliamo de La Cultura in cammino che Venerdì 25 ottobre 2013 ore 18,00 è giunta alla sua XIV edi“Dipendenza da sostanze stupefacenti” zione, quella autunnale. Relatrice Il direttivo dell’associazioMaria D’Annibale ne, in questa occasione, Direttrice della comunità di accoglienza del Ceis di Pescara ha voluto soffermarsi su Moderatori: i volontari dell’Associazione “Amici del Progetto una tematica che riguarUomo” di Roseto da in particolare i giovani, ma che è veramente indirizzata a tutti, dal momento che gli Venerdì 8 novembre 2013 ore 18,00 argomenti sono trasversali. Intanto si cercherà di sviscerare il “Dipendenza dall’alcool” concetto allargato delle “dipendenze”, entrando nello specifico Relatore con tre importanti riflessioni che toccano da vicino il variegato Loris D’Emilio mondo dell’adolescenza e di quello giovanile in generale. Oggi Operatore dei gruppi speciali del Ceis di Pescara più che mai è importante portare a conoscenza cosa significa Moderatori: i volontari dell’Associazione “Amici del Progetto entrare nel tunnel delle sostanze stupefacenti, in modo partiUomo” di Roseto colare l’uso di quelle droghe (il convegno sul tema si terrà veParteciperanno inoltre alcuni membri dell’Associazione “Alcolinerdì 25 ottobre 2013) che oggi sempre di più sono offerte ai sti Anonimi” Abruzzo-Molise ragazzi in modo subdolo e ingannevole. Quali difese bisogna attuare se non in primis quelle legate alla conoscenza dell’argoVenerdì 15 novembre 2013 ore 18,00 mento e alla denuncia sociale? Parlarne e portare all’attenzione “Dipendenza dal gioco - Ludopatia” di tutti i forti rischi - che molti credono di sapere, ma che non Relatore conoscono veramente nel profondo - è uno dei modi più idonei per arrivare a coinvolgere il maggior numero di persone. Fabrizio Mascitti Stesso discorso vale per il secondo appuntamento (venerdì 8 Psicoterapeuta del servizio “Game over” del Ceis di Pescara novembre 2013) che affronterà la dipendenza dall’alcool. AnModeratori: i volontari dell’Associazione “Amici del Progetto che questa è un’emergenza che sta coinvolgendo sempre più Uomo” di Roseto giovani e che provoca delle conseguenze inimmaginabili sotto il profilo psichico e fisico. L’Italia, fino a qualche lustro fa colpita molto marginalmente da questa piaga, sta recuperando terreno in una corsa negativa alla dipendenza da bevande alcoliche. La terza dipendenza che si affronterà in questo primo giro di conferenze targato 2013-2014 è la dipendenza dal gioco d’azzardo (ludopatia), fenomeno ormai dilagante che porta spesso alla rovina economica, nonché psichica, chi ne viene colpito. Ecco perché è importante parlarne e affrontare con cognizione di causa, con approfondimenti scientifici e riflessioni sociopsicologiche le tre tematiche: la conoscenza dei rischi a cui si Maria Pia Di Nicola, va incontro può essere un valido deterrente per restare lontani Luigi Celommi, ospite della XIII edizione ospite della XII edizione da tali pericoli.

La Cultura in cammino


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La Bruni Vomano si conferma nel Gotha dell’atletica italiana La squadra abruzzese, con una formazione di emergenza evita la retrocessione e conferma la permanenza nella massima anche per il 2014

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ella finale A Oro scudetto dei Societari, riservata alle migliori 12 squadre civili maschili e femminili dell’atletica italiana, che si è disputata nel fine settimana a Rieti, la Bruni Atletica Vomano di Morro D’oro, si è classificata al sesto posto nella classifica maschile preceduta, nell’ordine, da Atletica Studentesca Rieti, Riccardi Milano, Enterprise Sport & Service Benevento, Atletica Futura Roma e Atletica Firenze Marathon. L’assenza di alcuni atleti di punta, in primis il campione europeo indoor di triplo Daniele Greco e le precarie condizioni di molti di loro, tra questi Giuseppe Gibilisco, tre nulli nel salto con l’asta, non hanno permesso alla Bruni Atletica Vomano di competere per il titolo, come avvenuto negli ultimi tre anni: l’unica consolazione è stata quella di aver evitato la retrocessione nella Finale argento 2014, con una formazione di emergenza, composta da diversi abruzzesi. Buone le prove dei teatini Riccardo Macchia quarto classificato nei 10 km di marcia con il tempo di 45’13”83 e dello Junior

Federico Gasbarri, ottavo negli 800 metri con il tempo 1’53”16, una prestazione vicina al suo primato personale di 1’53”07. Sorprendente, il sesto posto dell’aquilano Daniel Panza nei mt 100 con il tempo di 10.95, che ha gareggiato con uno stiramento al quadricipite femorale. Le altre prestazioni positive vengono dai lanci, con i secondi posti del martellista Lorenzo Povegliano, con la misura di 65,37, che corrisponde al nuovo primato Regionale assoluto della specialità e di un ritrovato Gianluca Tamberi nel giavellotto, con 70,68. La vittoria individuale è dell’unico straniero della formazione abruzzese, il marocchino Brahim Taleb sui 3000 siepi, con 8’46”68. Nei 400 ostacoli, quarto posto per il primatista italiano stagionale Leonardo Capotosti con il tempo 52”83, nel salto in alto quinto posto di Gianmarco Tamberi con la misura di mt 2,09, reduce da un lungo infortunio, ma in pedana a Rieti per riconoscenza nei confronti della Bruni atletica Vomano. Altri buoni risultati: staffetta 4 x 100: 6^ Bruni Vomano (Zazzera, Mensah, Magi, Gaetani) 42”04. Triplo: 6° Flavio Ferella 14,63. Peso: 5° Paolo Capponi 15,67. Disco: 5° Nazzareno Di Marco 52,39.

“Terremoto io non Rischio”

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Pagliare di Morro D’Oro Prima edizione di “Terremoto io non Rischio” e terza edizione Nazionale. Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, ANPAS, INGV, RELUIS, ed i volontari di Protezione Civile Morro D’Oro sono insieme per la campagna di informazione e RIDUZIONE sul rischio sismico. 215 piazze in Italia di cui una a Morro D’oro, parlano alla popolazione di Terremoto in una terra da poco ferita. La preparazione per i formatori e responsabile di piazza si

è svolta nel mese di maggio a Roma alla scuola superiore del Ministero Interni. In estate sono stati formati altri volontari e poi tutti ad Orsogna per il refresh. Linea del tempo che racconta la memoria storica dei terremoti del passato, totem, depliant, striscioni, gazebo ed altro, il tutto in bella vista insieme ai volontari, pronti ad accogliere i cittadini per fornire informazioni utili in caso di evento sismico. Molto gradita è stata la presenza di Annalisa Montanari del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, di Carlo Lan-

cione; M. Napolitani di ANPAS Abruzzo, del Sindaco M. De Sanctis e del V. sindaco S. Fasciocco. Uomini e donne che parlano e sono vicini ai loro cittadini: tante schede informative consegnate, tanti disegni di manine di bimbi ritagliati ed attaccati in un gesto simbolico di unione e di amore. Un Grazie per la collaborazione ai cittadini di Morro D’oro. Un ringraziamento ai volontari. Ci rivedremo il prossimo anno. Corpo Volontari Protezione Civile Gran Sasso D’Italia Morro D’oro


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Training Autogeno

Allenarsi da sé alla calma Incontri di Training Autogeno in provincia di Teramo

I

l Training Autogeno rappresenta una delle tecniche di rilassamento più diffuse e con vaste applicazioni in ambito terapeutico, sia medico sia psicologico. Fu elaborato da Johannes Heinrich Schultz negli anni che vanno dal 1908 al 1912. Training Autogeno significa “allenamento” che si genera (dal greco genos) “da sé” (dal greco autos); il termine autogeno è stato creato da J. H. Schultz (1982) e si riferisce ad una pratica di allenamento e concentrazione. Dunque nella stessa denominazione è sintetizzato ciò che caratterizza questa pratica, ovvero il fatto di essere un training, cioè un allenamento in cui i risultati vengono acquisiti con un’applicazione costante e sistematica ed il fatto che lo stato di rilassamento è autogeno, ossia viene auto-prodotto, generato dal soggetto stesso. In fase di addestramento prevale una componente etero-suggestiva determinata dalle parole del trainer durante la seduta, mentre successivamente questa componente lascia il posto a quella auto-suggestiva. Il Training Autogeno si può quindi definire come un metodo di autosuggestione praticabile e comprensibile a tutti. Nell’applicazione il soggetto viene invitato ad assumere una posizione e ad ascoltare alcune semplici induzioni da parte dello Psicologo, tendenti a favorire il rilassamento. Il Training Autogeno esige l’applicazione della concentrazione, non utilizza però la volontà consapevole, che opera mediante una tensione attiva, ma un abbandono interiore a determinati esercizi di rappresentazione. La successione degli esercizi del Training Autogeno prevede una sequenza di graduale complessità per cui gli autori sottolineano che gli esercizi vanno insegnati uno alla volta con gradualità; l’apprendimento di un nuovo esercizio viene fatto precedere dalla ripetizione di quelli già appresi, ma formulati in modo sempre più sintetico. Attraverso questo metodo si possono raggiungere i seguenti obiettivi: • recupero di energie: facilita la distensione psico-fisiologica e permette un recupero veloce delle energie disperse durante le attività quotidiane, spesso stressanti e frenetiche • auto-distensione: facilita il rilassamento interiore

di LUISA DEL NIBLETTO

• autoregolazione delle funzioni corporee involontarie, ad esempio della circolazione sanguigna • miglioramento delle prestazioni, ad esempio la memoria • diminuzione della percezione di dolore: dopo un certo allenamento il soggetto potrebbe attenuare o addirittura far scomparire sensazioni dolorose del proprio corpo • autodeterminazione tramite la formulazione di auto-proponimenti • introspezione e autocontrollo. Il Training Autogeno prevede alcuni esercizi definiti inferiori (riguardano l’acquisizione delle abilità di base per l’apprendimento del rilassamento autogeno) ed altri definiti superiori (mirano ad una forma di rilassamento più profonda). Gli esercizi inferiori mirano a riprodurre la sensazione di pesantezza e di calore che il corpo assume in uno stato di rilassamento, la regolarità e la calma del ritmo cardiaco e del respiro, il calore dell’addome e la freschezza della fronte. Il Training Autogeno viene applicato nella cura di diversi disturbi psicologi, ma anche ad esempio per chi soffre di ansia, insonnia, emicrania, ipertensione, ma anche nella preparazione pre-parto; in particolare è una tecnica molto utilizzata in ambito sportivo per favorire il recupero delle energie negli atleti, dunque soprattutto per la preparazione psicologica pre - gara al fine di favorire livelli di prestazione elevati. J. H. Schultz, Quaderno di esercizi per il training autogeno, a cura di D. Langen J. H. Schultz (1991), Il training autogeno (2 voll.). Milano, Feltrinelli Galezzi, A.; Meazzini, P. (2004), Mente e Comportamento. Giunti Editore.

DAL 1 OTTOBRE INCONTRI DI TRAINING AUTOGENO in Provincia di Teramo:

QUANDO: 7 incontri di un’ora - 2 volte a settimana DOVE: Teramo c/o Studio Psicologia sito in Viale Crispi, 109 Castelnuovo Vomano c/o Palestra Tutankamon e Igea Laboratorio Analisi Pagliare di Morro D’Oro c/o Palestra Sport Centre COSTI: Incontri di gruppo (4 persone): 20 e/persona/incontro (15 e/persona/incontro se stesso nucleo familiare) Incontri individuali: 60 euro a incontro CONTATTARE Dott.ssa Luisa Del Nibletto – Psicologa (3456419446 – delniblettoluisa@virgilio.it) PER SEGNARSI AGLI INCONTRI E CONOSCERE IL CALENDARIO


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SALUTE

di ALESSANDRO BONADUCE

ALIAS… APPRENDISTA STREGONE

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li esami non finiscono mai perché la vita continua (vi assicuro che dopo nessuno vi torcerà un capello). Ma non sono riferiti solo ai pazienti, bensì anche ai medici (specialisti e non). Talvolta i quesiti proposti mettono anche noi medici in imbarazzo non fosse altro che la medicina si affida ad una probabilità statistica che alcuni sintomi e/o segni clinici rilevati possono essere in accordo con una ben precisa patologia. Questo poi va condito con aromi speciali (che sono l’esperienza e la capacità clinica dell’operatore). Ma se fosse cosi semplice il sistema previdenziale fallirebbe ed i longevi buon per loro vagherebbero indignati per il mondo. Al di là degli scherzi (per fortuna ancora si può) la diagnosi richiede calma e perizia. Pertanto le richieste frettolose possono associarsi ad errori grossolani. Il soggetto che lamenta dolore sulla

branca della mandibola, ad esempio è facile che afferisca ad un ambulatorio di odontostomatologia e magari se è a rischio può sviluppare un infarto del miocardio. Quindi oltre al dolore ed alla clinica è opportuno che il medico sappia valutare le altre potenzialità di rischio del paziente per non incorrere in errori e perdite di tempo utile. Ad esempio una improvvisa perdita della vista ad un occhio (campo oscuro) potrebbe afferire all’oculista. Ma se il paziente è iperteso e/o diabetico e/o ipercolesterolemico e magari con il presagio della familiarità, sicuramente potrebbe essere utile effettuare un eco doppler dei vasi del collo per una probabile stenosi della carotide. Un paziente che lamenta aumento della frequenza minzionale può avere una flogosi delle vie urinarie ma se è obeso ed ha familiarità per diabete potrebbe avere un aumento eccessivo dei valori glicemici. Per cui è bene meditare prima di emettere sentenze. Il dipinto è del maestro Van Gogh: il Dot GACHET, omeopata, pittore e suo amico di vita che si prestò per posare per l’artista. AD MAIORA DAL BACCHINO MALATO


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Il presidente Mario Bucci ringrazia tutti

per Borsacchio in Festa

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ncora una volta, si è visto la professionalità con cui il presidente del comitato festa del Borsacchio, Mario Bucci, ha preparato una festa di ringraziamento per confermare la sua fiducia a tutti i componenti del comitato. Tutti sono stati invitati a partecipare ad un conviviale presso il ristorante Il focolare di Bacco che ha ospitato la festa. Oltre al comitato organizzatore, il signor Bucci ha inteso allargare l’invito ai cineoperatori, ai fotografi, ai giornalisti e ai vari componenti delle associazioni che sono stati partner della prima festa del quartiere Borsacchio. Un elegante e raffinato locale ha accolto gli ospiti del conviviale, che ha sugellato la chiusura ufficiale della prima festa del quartiere Borsacchio. Tutto fresco e tutto cotto al momento alla vista degli ospiti, che hanno apprezzato lo sforzo ulteriore che il comitato festa di quartiere Borsacchio, ha voluto manifestare a tutti coloro che si sono adoperati affinchè la prima festa “senza chiesa e senza santo” procedesse e fosse ricordata nel migliore dei modi. Espresamente voluto dal presidente, e apprezzato da tutti i componenti del comitato festa di quartiere Borsacchio, è stata l’idea di invitare tutte le fidanzate, le compagne e le mogli dei vari componenti del comitato stesso. Il presidente Mario Bucci, ha pensato di far stampare dei simpatici attestati di partecipazione, con sopra una pergamena. Personalmente insieme al presidente del circolo filatelico numismatico rosetano Emidio D’ilario hanno consegnato a ciascun collaboratore del comitato sia l’attestato che un ricordo filatelico.

Anastasia Di Giulio


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Il libro di Daniela Musini “I 100 piaceri di d’Annunzio. Passioni, fulgori e voluttà” diventa un caso editoriale Numeri da record per la scrittrice abruzzese che in poco più di un anno e mezzo ha otteuto, grazie alla sua opera, ben otto successi in prestigiosi concorsi letterari. L’autrice è stata impegnata a settembre in un “mini-tour” italiano per ritirare gli ultimi tre riconoscimenti a Rovigo, Paullo (Milano) e Montefiore (Rimini)

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alizia, poesia, ironia, sfarzo, sono questi gli ingredienti che hanno costruito il successo del libro della scrittrice abruzzese Daniela Musini “I 100 piaceri di d’Annunzio. Passioni, fulgori e voluttà” (E.Lui Editore) che, con i suoi otto premi in un anno e mezzo, si impone ormai nel panorma letterario italiano come vero e proprio “caso editoriale”. Si tratta di un volume appassionante, dal grande ritmo narrativo, 320 pagine da leggere tutte d’un fiato, un’opera particolare che prende la forma di saggio, acquisisce il brio di un romanzo d’avventura e viene irrobustito da più di dieci anni di accurate

ricerche storiche. Un viaggio attraverso il mondo del Vate permeato da un “vivere inimitabile”. Uno splendido glossario che parte dalla A di Alcova ed arriva alla Z di Elena Zancle (una delle ultime amanti) passando per arte, amici, segreti inconfessabili, aneddoti poco conosciuti e divertenti. Tutto inizia, come spesso accade, col passaparola dei lettori, ma anche i critici non tardano a notare lo spessore dell’opera ed è così che dal gennaio 2012 (premio internazionale NABOKOV di Lecce) ad oggi, i riconoscimenti da parte degli addetti ai lavori diventano ben otto (tra questi anche il “Golden Selection” al Pegasus Literary Award di Cattolica). L’ultimo prestigioso tris, arriva proprio nel mese di settembre. Infatti si è partiti sabato 22, con Daniela Musini premiata dalla giuria del Premio Internazionale Thesaurus (Isola di Alborella – Rovigo) presieduta da Alessandro Quasimodo, figlio del noto poeta Salvatore, quale vincitrice unica nella categoria saggio letterario. Il 28 settembre, invece, l’autrice è stata protagonista del Premio Internazionale Lago Gerundo organizzato dal comune di Paullo (Milano), luogo suggestivo vista la leggenda popolare che voleva la presenza in quelle acque del drago Tarantasio, poi ucciso da uno sconosciuto eroe. L’opera della scrittrice abruzzese si è aggiudicata, in questo caso, il Premio speciale della Giuria. Il “mini-tour” italiano si è concluso, il giorno seguente, domenica 29. Ancora un premio speciale della giuria, denominato Pianeta Donna: questa volta si è trattato del concorso letterario internazionale città di Montefiore (Rimini).

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Teddy Reno a Roseto

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on capita tutti i giorni di trascorrere una serata confidenziale, a tu per tu con un grande personaggio del mondo della musica, del cinema e dello spettacolo. Una serata, un aperitivo e una cena con il grande intramontabile Teddy Reno un ragazzo giovane di 87 anni in visita a Roseto. Il famoso leone della canzone italiana si lascia andare ai ricordi, risponde alle domande, svela particolari inediti della sua vita. Una cena organizzata da Mario Bucci presidente del comitato festa di quartiere del Borsacchio. Mentre si trascorreva insieme la serata tante le domande a Teddy Reno sono state rivolte dal giornalista Luciano Di Giulio, invitato da Mario Bucci. Si è parlato del “Festival degli Sconosciuti” di Ariccia, storica e conosciutissima creatura e trampolino di lancio per tanti artisti a cominciare da sua moglie Rita Pavone, esplosa proprio in quel- la manifestazione negli anni Sessanta come “Pel di carota”. Si è parlato del Teddy Reno che negli anni Cinquanta come cantante confidenziale, interprete di brani come “Accarezzeme” “Chella là”, “Addormentarmi così” e “Piccolissima serenata”, disco pubblicato in varie lingue che ha fatto il giro del mondo, è stato uno dei massimi esponenti della canzone italiana nel mondo. Anche il Teddy Reno attore, è stato l’argomento della serata. Con un cantante protagonista di una trentina di musicarelli e pellicole a fianco di Totò, come il celeberrimo “Totò, Peppino e la malafemmina” (nel film era il nipote dei fratelli Caponi sbarcati a Milano). A questo proposito ci ha parlato dell’incontro fortuito avuto con Totò anni prima della chiamata ad un film del grande partenopeo. Teddy Reno, al secolo Ferruccio Merk Ricordi, è stato anche e soprattutto un grande produttore discografico e talent scout. Vogliamo ricor-

dare che ha scoperto e lanciato tramite l’etichetta CGD (da lui ideata e fondata), cantanti dal nome Betty Curtis, Johnny Dorelli e Jula de Palma per citarne alcuni. Inoltre col festival degli SConosciuti di Ariccia, ha lanciato nel mondo della canzone che conta artisti come Enrico Montesano, Claudio Baglioni, Dino, Titti Bianchi, Shel Shapiro, I Rokes, Mal, Francesco Baccini, gli Audio 2 che appunto perdendo la “S” iniziale diventavano “Conosciuti” al grande pubblico, secondo, come ci ha raccontato, era basata la pubblicità della manifestazione, e come in effetti è accaduto a questi inizialmente sconosciuti, divenuti esponenti di spicco del panorama nazionale della canzone. Naturalmente Teddy Reno, un innamorato dello swing e di Frank Sinatra, cantare è sempre stato oltre che un lavoro, una passione, anche se “archiviata” volentieri in piena maturità, per assistere come manager la carriera di sua moglie Rita Pavone. I suoi ritorni sulla scena pertanto sono stati sempre dei piccoli eventi, che hanno incuriosito sia chi lo ricorda da sempre come cantante, e sia quelli che lo han- no conosciuto come attore e interprete attraverso i film diventati nel tempo dei propri e veri cult. Si è presentato, nella sua semplicità giornaliera, un elegante e sorridente, ma principalmente giovanissimo, diretto, pronto alle battute e come potete osservare dalle foto disponibilissimo anche a sedersi sulle scale dell’Hotel Liberty, per una posa da lui voluta in quel modo. Lo abbiamo ben rivisto come sempre, con lo sguardo sornione di chi ha goduto della propria vita, sempre rimettendosi in gioco e sempre agli alti livelli della cronaca e della popolarità. Un artista a 360 gradi, professionale e serio nel lavoro, ma nello stesso tempo disponibilissimo, non altezzoso, un artista poliedrico che sta lasciando il segno nel mondo della discografia, della canzone, del cinema e della televisione. Anastasia Di Giulio


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musica

ELITA FESTIVAL

il salone della musica di GIULIA MARINI

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l pubblico è raccolto allo Spazio 211 di Torino. È il 25 settembre e i Fine Before You Came stanno suonando. In scaletta prima loro e poi i Crash of Rhinos, la band emocore nata e cresciuta ai piedi dei monti Pennines nel Regno Unito. È uscito a luglio il loro secondo album, Knots. Undici le tracce che sembrano seguire il corso delle onde nel mare. Un flusso musicale dall’andamento altalenante che non ti molla un attimo e rende il fiato corto. La parola “emocore” lascia sempre tutti un po’ interdetti. Il nome del genere è ormai considerato obsoleto. L’emocore nasce dalle ceneri del punk dal quale però si differenzia fin da subito; il genere si colloca infatti nella grande famiglia del rock alternativo. Nel piccolo circolo alla periferia della città piemontese l’atmosfera è ormai calda. Sono le 23:30. La voce si abbassa e i battiti incalzano. Siamo pronti per farci rintronare a dovere. Salgono sul palco Paul, Richard, Jim, Oliver e Ian. In un italiano zoppicante dicono: <<Buonasera ragazzi>>. Accor-

dano chitarre e bassi -ben due- e si da il via al concerto. Chiudi gli occhi e riesci davvero a vederli. Il deserto, la polvere che si alza, una poderosa e potente cavalcata che viene da lontano. Si fanno sempre più vicini, una nuvola grigia ti avvolge. Eccoli che arrivano. Dritti al petto. Sono un branco di rinoceronti imbestialiti. Quattro frontman e quattro voci, tutte tranne quella del batterista. Si scuotono, si alternano, si accavallano instancabilmente per poi “zittirsi”. È il tempo delle corde. Lunghe sono le parti strumentali che arrivano cariche e intense. Non c’è tregua. Si respira solo per un attimo, circa a metà concerto. Ringraziano tutti, in particolare chi li ha accompagnati in questo mini-tour italiano. Ad averlo organizzato è l’etichetta To Lose La Track, uno dei punti di riferimento della musica indie peninsulare. I cinque english men indicano le loro t-shirt. Sono quelle dei Gazebo Penguins e dei Fine Before You Came. Le hanno indossate in loro onore. Un’esperienza fantastica, dicono. Non un tour ma un viaggio tra amici. I FBYC, ormai scesi dal palco, sono infatti li a supportarli. Dietro le quinte spuntano le loro facce divertite e sorridenti, come se fossero tutti una grande famiglia. Saltano e cantano a squarciagola. L’orologio segna l’una del nuovo giorno. I rinoceronti si sono ormai dileguati. La botta però si fa sentire, troppo tempo che non si ascoltava qualcosa del genere.


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Il microcosmo floreale

attraverso una serie di foto A notaresco successo per la mostra di Pino Marrocco che ha coinvolto altri appassionati di scatti e che si definiscono “popolo dell’erba”

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hiusa la stagione estiva con una singolare mostra organizzata dalla Pro Loco di Notaresco dal titolo: “Micro il popolo dell’erba”, un’interessante rassegna di macrofotografia naturalistica. Un’iniziativa, certamente originale quanto educativa, frequentatissima da tanti appassionati e non solo di Notaresco. Gli esseri del microcosmo sono talmente piccoli che sembrano tutti uguali, ma quando vengono osservati da vicino, essi esplodono in tutta la loro misteriosa bellezza fatta di un arcobaleno di colori e di forme anche bizzarre, ma tutte necessarie alla loro purtroppo breve sopravvivenza. Niente, in questi minuscoli esseri, è dovuto al caso: dai colori alle strane forme, in loro tutto ha un significato. Nove appassionati fotografi provenienti dalle zone di Teramo, Pescara e Trieste, si incontrano su facebook. Si riconoscono nei tratti espressivi e nei colori delle loro immagini e nella loro comune passione, la natura, ed in particolare, il microcosmo. Hanno professionalità diverse e apparentemente lontane tra di loro, dalla medicina all’ingegneria, dall’architettura al campo edilizio; alcuni sono commercianti ed altri militari o grafici pubblicitari. Insomma, modi diversi di vivere nel mondo, ma una comune linea di congiunzione: “Il popolo dell’erba”. La macrofotografia è uno dei rami più difficili e, al tempo stesso, più affascinanti della fotografia naturalistica, che porta l’appassionato ad uno strettissimo e impegnativo contatto con la natura. Si è sempre alla ricerca di habitat naturali (fiumi, laghi, monti) che offrano la possibilità di proporre nuovi ed interessanti sog-

Pino Marrocco

getti. Mario Chiaversoli, Alessandro De Ruvo, Bruno De Ruvo, Sabatino Di Giuliano, Francesco Lorusso, Pino Marrocco, Paolo Natalini, Daniele Palma e Stefano Tancredi, hanno prestato in pratica i loro occhi per fare conoscere ai più le meraviglia della natura. Ma è una passione non comune, che comporta sacrifici e sensibilità. “La mia passione per la macrofotografia”, dice uno dei protagonisti, Pino Marrocco, “nasce quasi per caso circa tre anni fa, cominciando a fotografare libellule durante le passeggiate a bordo fiume. Con il passare del tempo e la lettura di riviste specializzate, ho cercato di perfezionare tecnica e occhio. Le zone fluviali e lacustri, sono senza dubbio le piú ricche di spunti fotografici. La maggior parte delle foto della rassegna infatti, sono state scattate lungo il Tordino e il Vomano”.


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Cos’è il bello? di GIORGIA PASQUINI

Per spiegare il concetto si potrebbe fare ricorso a un proverbio, ma con una variante dissacratrice, che potrebbe essere più o meno questa: “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che funziona”.

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iamo nell’800 quando a Langenberg, in Germania, un certo Johan Adam Birkenstock viene iscritto nei registri della sua parrocchia come “suddito e calzolaio”. Il nome vi dice qualcosa? Nel 1896 Konrad Birkenstock, mastro calzolaio, apre ben due negozi di calzature a Francoforte, ponendo le basi di un’attività che, con gli anni, sarebbe divenuta uno dei maggiori brand specializzati nella produzione di sandali, infradito e scarpe. Credo che il signor Johan sarebbe felicemente sorpreso di conoscere la grandezza e l’espansione dell’attività da lui iniziata che, a distanza di due secoli, ha reso indimenticabile il proprio cognome. Infatti, il marchio Birkenstock gode oggi di un successo mondiale e, soprattutto, di imitatori incalliti che contribuiscono così a pubblicizzare ulteriormente il prodotto. Quello che contraddistingue la produzione di questo marchio è la cura e lo studio, quasi maniacale, dell’anatomia del piede che da vita ad un prodotto la cui forma è la risposta diretta alle curve dei piedi e alla realizzazione del loro comfort. Sul web, e non solo, queste calzature sono giudicate “il sandalo più brutto della terra”, o anche “la bestemmia estetica”, senza considerare la scontata idea che molti hanno sul fatto che l’Italia sia la maestra del bello e che dunque la moda di un buffo sandalo tedesco sia un’assurdità. C’è da dire, però, che la moda spesso

è in netta contraddizione con l’etica del design, poiché quello della moda e quello del design sono concetti ben distinti e separati tra loro: geometricamente parlando potremmo definire la moda come una circonferenza, un insieme il quale percorso ciclico non fa che ripetersi, girare e alternarsi in stagioni che si ripeteranno continuamente; il design potrebbe essere identificato in una semiretta, in cui il punto di origine è rappresentato dalla rivoluzione industriale e che si sviluppa all’infinito. Questo perché deve adattarsi alle esigenze dell’uomo che cambiano velocemente insieme allo stile e il tipo di vita. Questo non vuol dire però che le due strade non possano incrociarsi, come in questo caso: le Birkenstock sono calzature che, con il loro disegno, proteggono le dita, la loro distribuzione, favoriscono lo sgravo del peso corpereo, curano il microclima del piede e lo supportano; il materiale (sughero e lattice naturale) è flessibile e, da sottolineare, si adatta alla forma personale del piede: un prodotto industriale (quindi prodotto in serie, in pezzi uguali), capace però di diventare personale; mia sorella o mia madre non possono indossare le mie Birkenstock, poiché i miei piedi piatti le hanno rese scomodissime a dei piedi normali come i loro. Dunque la bellezza, o meglio, il canone estetico è un discorso che va di pari passo con la moda, che sceglie i propri target e i propri gusti a seconda dell’epoca e il momento storico che vive. Il design va a braccetto di un altro concetto, quello di funzionalità. Non amo i proverbi, quindi ne dissacrerò uno che secondo me funzionerebbe meglio così: “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che funziona”.


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Monticelli: “I petrolieri paghino l’Imu” Nuova battaglia del sindaco di Pineto, delegato nazionale al Demanio all’interno dell’Anci, che chiede un’azione di forza contro le multinazionali del petrolio. Nel 1999 il Comune pinetese fu il primo ad esigere il versamento dell’allora Ici da parte delle società di gestione delle piattaforme

Luciano Monticelli A lato: piattaforma petrolifera

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l sindaco di Pineto Luciano Monticelli di nuovo contro le multinazionali del petrolio. In qualità di delegato nazionale al Demanio Marittimo ha deciso di portare la proposta di far pagare l’Imu ai petrolieri al tavolo dell’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. “Se gli italiani non lo faranno, le compagnie petrolifere proprietarie di piattaforme di fronte alle coste dei Comuni devono pagare l’Imu”, sottolinea Monticelli, pronto a partecipare alla riunione Anci di domani a Roma. Un argomento, quello della discussa tassa sugli immobili, che in realtà non è nuovo per il Comune di Pineto, tra i primi a esigere, nel 1999, il pagamento dell’allora Ici alle società di idrocarburi, scatenando poi una serie di richieste di pagamento anche da parte di altri Comuni. “All’epoca”, racconta il primo cittadino pinetese, “ero assessore alle Finanze e contestammo all’Eni l’o-

messo pagamento dell’imposta comunale relativamente a quattro piattaforme localizzate nelle acque territoriali dell’Adriatico”. Circa 17 i milioni di euro che il Comune di Pineto chiese alla compagnia per i cinque anni precedenti e che scatenarono una vera e propria bagarre giudiziaria non ancora conclusa. Dopo il ricorso dell’Eni, accolto dalla Commissione tributaria e provinciale di Teramo prima e da quella della Regione Abruzzo poi, la cittadina adriatica scelse di andare in Cassazione che, clamorosamente, nel febbraio del 2005 riconobbe il potere impositivo del Comune sulle acque territoriali, rimettendo in questo modo tutto in discussione. “Dopo questa sentenza”, continua Monticelli, “abbiamo chiesto altri 24 milioni di euro, cioè la somma relativa all’imposta per gli anni che vanno dal ’99 al 2004. La Commissione tributaria regionale d’Abruzzo diede ancora una

volta ragione all’Eni, ma ad oggi il giudizio è in Cassazione perché, nel 2011, abbiamo presentato un nuovo ricorso, convinti che le società di idrocarburi debbano pagare questa tassa”. Il capo della Giunta di Pineto nutre buone speranze, visto che sulla stessa questione il Comune di Termoli, nell’elenco di quelli che hanno seguito l’esempio di Pineto, ha appena vinto in giudizio 9 milioni di euro, che l’Edison dovrà pertanto versare nelle casse del Comune molisano. “Pretendiamo che venga pagata l’Imu”, conclude, “e come delegato nazionale al Demanio Marittimo ho intenzione di sottoporre il tutto all’attenzione dell’Anci. Il mio obiettivo è quello di incontrare tutti i sindaci coinvolti e di alzare una vera e propria barricata”. Il sindaco non esclude la richiesta di intervento del Ministero e annuncia anche la volontà di discuterne con Piero Fassino, presidente Anci.


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