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Il grande amore di Maya Blake per il mondo dei romanzi rosa è nato all'età di tredici anni, quando per la prima volta prese in prestito dalla sorella uno dei suoi libri d'amore. Di lì a poco, Maya cominciò a sognare di poter scrivere in prima persona una di quelle meravigliose storie caratterizzate dal lieto fine che ogni donna vorrebbe poter scrivere per la propria vita. E quel sogno è diventato realtà... Maya vive nel Sud dell'Inghilterra insieme a suo marito e ai loro due figli. Leggere è tutt'ora una delle sue grandi passioni, e quando non è immersa nelle pagine di un libro le piace nuotare, andare in bicicletta, viaggiare e chattare con le sue fan.


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MAYA BLAKE

Un piacere proibito


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: What the Greek's Money Can't Buy Harlequin Mills & Boon Modern Romance © 2014 Maya Blake Traduzione di Maria Paola Rauzi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Books S.A. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2015 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Collezione Harmony ottobre 2015 Questo volume è stato stampato nel settembre 2015 presso la Rotolito Lombarda - Milano COLLEZIONE HARMONY ISSN 1122 - 5450 Periodico bisettimanale n. 3028 del 27/10/2015 Direttore responsabile: Chiara Scaglioni Registrazione Tribunale di Milano n. 22 del 24/01/1981 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 «Dai, forza, mettici un po' di lena. Stai battendo la fiacca come al solito e lasci fare tutta la fatica a me.» Detto questo Sakis Pantelides diede un colpo di remi, godendosi l'adrenalina che gli scorreva nella schiena e nelle spalle. «Smettila di lamentarti. Non è colpa mia se ti senti addosso la tua età» ribatté sorridendo quando udì il verso spazientito del fratello. In realtà Ari era soltanto due anni e mezzo più vecchio di lui, tuttavia sapeva di indispettirlo quando lo prendeva in giro sulla loro differenza di età. «Non preoccuparti, la prossima volta ci sarà Theo a darti una mano così non dovrai sforzarti troppo.» «Theo sarà troppo occupato a vantarsi dei suoi muscoli con qualche femmina piuttosto che remare seriamente» commentò Ari asciutto. «Non so come abbia fatto a vincere cinque campionati del mondo.» Sakis sollevò i remi notando con soddisfazione di non avere perso il ritmo, malgrado non praticasse da tanto il suo sport preferito, che era stato anche la sua unica passione. Pensando al fratello minore sorrise. Sakis e Ari remarono in perfetta sincronia nelle acque del lago utilizzato dall'esclusivo club di canottaggio a poche miglia di distanza da Londra. Il sorriso di lui si allargò mentre si sentiva pervade5


re da una intensa sensazione di pace. Era da molto che desiderava andare lì, ma gli impegni legati alla gestione dei tre rami della Pantelides Inc. non consentivano ai tre fratelli di vedersi spesso. Era un vero miracolo che si fossero trovati tutti e tre nella stessa zona, anche se in realtà Theo aveva cancellato l'appuntamento all'ultimo perché si era dovuto recare a Rio per risolvere un problema di natura finanziaria. «Se scopro che ci ha bidonati per una gonna gli confisco l'aereo della società per un mese.» Ari fece una smorfia. «Provaci. Se sei in cerca di una rapida morte mettiti pure in mezzo tra Theo e una donna. E a proposito di donne... vedo che la tua finalmente è riuscita a staccarsi dal suo computer.» Sakis non si fermò malgrado la scarica elettrica che lo trafisse. Sollevò lo sguardo e fu solo la sua innata disciplina, che lo aveva visto vincitore di un campionato in più di Ari, a impedirgli di rompere il ritmo. «Cerchiamo di essere chiari: non è la mia donna.» Brianna Moneypenny, la sua assistente, era in piedi accanto alla sua auto e già quel fatto era sorprendente, dal momento che preferiva restare incollata al computer a verificare che fosse tutto sotto controllo ogni volta che lui si doveva allontanare. Ma ciò che lo stupì davvero fu l'espressione del suo volto. Da quando era diventata la sua efficientissima assistente, diciotto mesi prima, mai una volta aveva abbandonato una fredda professionalità. Quel giorno, invece, sembrava... «Non dirmi che ha ceduto alla sindrome di Sakis Pantelides?» Il tono di Ari era un misto di divertimento e rassegnazione. Sakis aggrottò la fronte. Un certo disagio gli serrò lo stomaco, accompagnato da una serie di emozioni che si rifiutava di ammettere quando si trattava di Brianna Moneypenny. Aveva imparato a sue spese 6


che manifestare i propri sentimenti, specialmente con le persone sbagliate, poteva lasciare ferite profonde. Senza contare che mischiare lavoro e piacere era un cocktail letale che aveva già assaggiato una volta. Non sarebbe successo mai più. «Smettila, Ari.» «Sono preoccupato, fratello. È quasi pronta a saltare in acqua. Ti prego, dimmi che non hai perso la testa e non hai dormito con lei...» Sakis tornò a guardare Moneypenny, cercando di individuare con esattezza cosa c'era che non andava. «Non so cosa sia più inquietante, se il tuo malsano interesse per la mia vita sessuale, oppure il fatto che continui a remare imperterrito praticando la Santa Inquisizione.» E se dopo avere visto Moneypenny la sua libido decideva di ricordargli che era un uomo focoso, doveva fare di tutto per ignorarla, esattamente come aveva fatto negli ultimi diciotto mesi. Immerse i remi in acqua desiderando all'improvviso tornare a riva. Fissò di nuovo Moneypenny e la sua postura rigida fece risuonare in lui campanelli d'allarme. «Quindi non c'è niente tra voi?» insistette Ari. Qualcosa nella voce del fratello lo fece arrabbiare. Con un ultimo colpo di remi arrivarono al pontile in legno. «Se stai cercando di soffiarmela, Ari, scordatelo. È la migliore assistente che abbia mai avuto e farò a pezzi chiunque minacci di portarmela via.» «Calmati. Non stavo pensando a quello. Inoltre, sentirti smaniare per lei così mi fa capire che sei già fritto.» L'irritazione di Sakis aumentò augurandosi che il fratello lasciasse perdere l'argomento. «Solo perché riconosco il talento non significa che 7


abbia perso la testa. Per caso la tua assistente sa distinguere un nodo alla Windsor da uno doppio?» Ari saltò sul pontile e afferrò i suoi remi. «Il mio assistente è un uomo. E il fatto che tu abbia assunto la tua basandoti sulle sue abilità di fare un nodo alla cravatta è la conferma che sei più svitato di quanto io pensassi.» «È un dato di fatto che ha più cervello della somma delle mie precedenti assistenti ed è un mastino quando si tratta di gestire la mia vita lavorativa. È tutto ciò di cui ho bisogno.» «Sei sicuro che sia tutto? Perché intuisco una certa venerazione nel tuo tono.» Sakis fece una smorfia rendendosi conto che il fratello lo stava prendendo in giro. «Continua! Ti devo una cicatrice per quella che mi hai procurato grazie alla tua disattenzione» gli disse toccandosi il taglio a forma di freccia sopra il sopracciglio destro che gli aveva fatto Ari con il remo quando avevano iniziato a vogare da ragazzini. «Qualcuno doveva pur fare qualcosa per farti smettere di pensare di essere il fratello più bello.» Sakis pensò all'Ari spensierato prima che la tragedia lo trafiggesse con i suoi artigli. «Il tuo mastino si sta aggirando nei paraggi pronto ad affondare i denti.» Lui lasciò cadere i remi e guardò Brianna avvicinarsi. Lei si fermò incrociando le braccia. Il campanello d'allarme si intensificò. Non le aveva mai visto quell'espressione in viso. Inoltre stringeva in mano un asciugamano, il che suggeriva che non si aspettava facesse la sua solita doccia alla sede del club. «È successo qualcosa. Devo andare» disse aggrottando la fronte. «Te lo ha comunicato in modo subliminale, oppure 8


voi due siete così sintonizzati che ti basta un'occhiata per capire cosa ti vuole dire?» gli domandò Ari, chiaramente divertito. «Piantala, Ari, te lo dico seriamente» ribatté Sakis notando che Brianna non si stava comportando come al solito. Non lo disturbava mai quando era con i suoi fratelli. Sapeva bene qual era il suo posto e non aveva mai oltrepassato il confine. Senza perdere altro tempo si allontanò dal pontile. «Ehi, non preoccuparti per me. Porto io la barca in rimessa. E mi berrò da solo anche tutti quei drink che abbiamo ordinato.» Lui lo ignorò e si affrettò a raggiungere Brianna. «Cosa è successo?» le domandò. Per la prima volta, dal giorno in cui si era presentata alla Pantelides Tower alle nove del mattino per il colloquio, la vide esitare. «Sputa il rospo, Moneypenny.» In silenzio Brianna gli porse l'asciugamano con le labbra serrate. Un altro segno di tensione che Sakis non le aveva mai visto. Afferrò la salvietta in attesa della sua risposta. «Signor Pantelides, abbiamo un'emergenza.» «Che emergenza?» «Una delle sue petroliere, la Pantelides Sei, si è arenata fuori Pointe Noire.» Malgrado il sole estivo, Sakis si sentì gelare la schiena. «Quando è successo?» «Ho ricevuto una chiamata alcuni minuti fa da un membro dell'equipaggio attraverso la sede centrale» spiegò Brianna inumidendosi le labbra. «C'è dell'altro?» volle sapere lui a quel punto con ansia crescente. «Sì. Il capitano e due marinai sono dispersi e...» «E...?» la incalzò lui. 9


«La petroliera ha colpito delle rocce affioranti e del greggio si sta riversando nell'Oceano Atlantico alla velocità di sessanta barili al minuto.» Brianna non avrebbe mai dimenticato ciò che successe al suo annuncio. Apparentemente Sakis Pantelides rimase il controllato e spietato magnate per cui lavorava da diciotto mesi, tuttavia aveva ormai imparato a decifrare l'enigma rappresentato dal suo capo: il modo in cui serrava la mascella, o in cui le mani stringevano l'asciugamano, la dicevano lunga su come quella notizia lo avesse sconvolto. Alle sue spalle vide Ari interrompere ciò che stava facendo e avvicinarsi a loro. Il fratello maggiore era imponente e stupendo come il più giovane, ma mentre Sakis aveva uno sguardo acuto e intelligente che penetrava come un laser chi aveva davanti, in quello di Ari, invece, era possibile intravedere un profondo tormento e una stanchezza dell'anima. Brianna tornò a concentrarsi sul suo capo e non si stupì di notare che era ricomparsa la sua maschera di assoluta efficienza. «Si sa cosa ha causato l'incidente?» Lei scosse la testa. «Il capitano non risponde al cellulare. Non siamo più stati in grado di stabilire un contatto dopo la telefonata iniziale. La Guardia Costiera congolese si sta dirigendo sul luogo dell'incidente. Ho chiesto di contattarmi subito non appena arrivano» gli spiegò mentre si incamminavano. «Ho allertato il nostro equipaggio di emergenza. È pronto a partire non appena gli diamo l'okay.» Ari li raggiunse alla limousine e posò una mano sul braccio del fratello. «Cos'è successo?» 10


Sakis gli raccontò ciò che era accaduto scandendo bene le parole. «Si conoscono i nomi dei dispersi?» «È già stata inviata per posta elettronica la lista dell'equipaggio ed è stato anche aggiunto un elenco dei ministri locali più importanti con cui si dovrà trattare per evitare di sollevare un polverone.» «Perfetto. Cercherò di gestire la faccenda il più possibile da qui» disse Ari. «Tu vai. Ci sentiamo tra un'ora» aggiunse dandogli una stretta rassicurante. Poi si allontanò. Sakis si voltò a guardare la sua assistente. «Dovrò parlare con il Presidente.» Brianna annuì. «Ho già in attesa il responsabile del suo staff. La metterà direttamente in contatto con il Presidente non appena sarà pronto.» Lo sguardo le cadde sul suo torace nudo e subito lo distolse indietreggiando per allontanarsi dal potente odore virile misto a sudore che emanava il suo corpo. «Ha bisogno di cambiarsi. Le porto degli abiti puliti.» Mentre si voltava lo sentì abbassarsi la cerniera della tuta da canottaggio. Evitò di girarsi perché lo aveva già visto altre volte. Il suo era un lavoro che richiedeva la sua disponibilità ventiquattro ore al giorno sette giorni su sette. E quando si lavorava così a stretto contatto con una persona ricca, potente e sicura di sé, che considerava la sua assistente come un automa efficiente asessuato, era inevitabile essere esposti a ogni aspetto della sua natura... compreso i suoi strati di abbigliamento. La prima volta che lo aveva visto spogliarsi di fronte a lei non aveva fatto una piega, così com'era stata sempre abituata a fare. Sentire, fidarsi e cedere alle emozioni era un invito al disastro. Per quel motivo aveva imparato a indurire il suo cuore. L'alternativa sa11


rebbe stata quella di affondare sotto il peso di una disperazione schiacciante. E lei si rifiutava di lasciarsi affogare... Recuperò dal baule della macchina un abito grigio, una camicia azzurra e una cravatta. Glieli porse tenendo lo sguardo fisso sul lago, poi gli prese le scarpe fatte a mano. Non aveva bisogno di guardare le spalle perfettamente scolpite grazie all'attività agonistica di canottaggio, o il suo torace solido ricoperto da una peluria scura, che si assottigliava per poi sparire dentro i boxer che a fatica contenevano la sua virilità. E non aveva nemmeno bisogno di soffermarsi sulle sue cosce, forti abbastanza da reggere il peso di una donna contro un muro nelle giuste circostanze. Un beep all'interno della limousine annunciò l'arrivo di una chiamata. Con la coda dell'occhio vide Sakis infilarsi i pantaloni. In silenzio gli passò le scarpe e rispose al telefono. «Pantelides Shipping.» Ascoltò con calma l'interlocutore mentre recuperava il tablet, aggiungendo una serie di altre cosa da fare alla lista. Quando lui la raggiunse in macchina, impeccabilmente vestito, era già alla fine della pagina. «L'unica risposta che posso darvi in questo momento è: No comment.» Sakis si irrigidì al suo fianco. «Assolutamente no. A nessuna testata in particolare verrà data l'esclusiva. La Pantelides Shipping rilascerà un comunicato stampa a breve. Sarà pubblicato sul sito Internet della nostra compagnia con tutti i dettagli. Per avere altre informazioni potete contattare il nostro ufficio stampa.» «Riviste di gossip, oppure testate nazionali?» le chiese Sakis quando riappese. «Fleet Street. Volevano verificare le voci che errano arrivate in redazione.» Il telefono ricominciò a suonare ma Brianna, notando che era il numero di un altro 12


giornale, lo ignorò. Sakis aveva telefonate più urgenti da fare. Lui contrasse la mascella prima di riprendere il controllo e afferrare il ricevitore che lei gli stava porgendo. Le loro dita si sfiorarono e a quel contatto i battiti del cuore di Brianna fluttuarono momentaneamente. La voce di lui traboccava di autorità e sicurezza. Conservava una traccia impercettibile della sua origine greca, di cui peraltro parlava la lingua con la stessa efficienza con cui gestiva il ramo del greggio della Pantelides Shipping, che era la società multimilionaria di famiglia. «Signor Presidente, la prego di permettermi di esprimere il mio più profondo rammarico per questa situazione. Naturalmente la mia compagnia si assume l'intera responsabilità dell'incidente e farà di tutto per assicurare il minor danno ecologico ed economico possibile. Sì, stiamo già mandando sul luogo dell'incidente una squadra di cinquanta uomini esperti in questo genere di operazione di salvataggio e investigazione. Sì, io arriverò entro dodici ore.» Le dita di Brianna scorrevano sul tablet prendendo accordi in base alla conversazione in atto. Quando Sakis concluse la chiamata aveva già organizzato il volo con il jet privato della società e allertato l'equipaggio. «Vuole che ci pensi io?» «No. Sono io a capo della compagnia, per cui la responsabilità è mia» rispose Sakis scuotendo la testa. «La situazione è destinata a peggiorare. Ti senti all'altezza del compito, Moneypenny?» Lei si obbligò a respirare, rammentando a se stessa il voto solenne che aveva fatto qualche anno prima in una stanza buia e fredda: Mi rifiuto di affogare. «Sì, sono all'altezza del compito.» Due occhi verde scuro la fissarono per un lungo i13


stante, poi lui annuì e subito dopo prese il telefono. Per il resto del viaggio verso la Pantelides Tower lei fece ciò che le veniva meglio: anticipare qualsiasi bisogno del suo capo e soddisfarlo subito. Ormai era l'unico modo in cui sapeva di funzionare. Recuperò rapidamente le loro valigie sempre pronte per i casi di emergenza, le consegnò al pilota dell'elicottero e seguì Sakis nell'ascensore che li avrebbe condotti all'eliporto sul tetto della torre. A quel punto avevano un'idea più chiara di ciò che li attendeva. Non c'era niente che potessero fare per bloccare la fuoriuscita del greggio nell'oceano. Avrebbero dovuto aspettare l'arrivo della squadra specializzata. Brianna osservò il volto di Sakis, consapevole che non era teso soltanto a causa di quel disastro; no, a sconvolgerlo così era stato l'imprevisto. Se c'era una cosa che il suo capo detestava erano le sorprese ed era per quel motivo che cercava sempre di anticipare le mosse dei suoi avversari. Sinceramente la cosa non la sorprendeva da quel poco che aveva saputo di lui in quei diciotto mesi: la devastante bomba esplosiva che il padre aveva fatto cadere sulla famiglia, quando Sakis era un ragazzino, suscitava ancora l'attenzione dei giornalisti. Non conosceva tutta la storia, però quanto bastava per capire la ragione per cui il magnate greco detestava l'idea di vedere la sua società sotto i riflettori in quel modo. Il telefono di Sakis squillò di nuovo. «Signora Lowell, no, mi spiace, non ci sono notizie» disse con la calma che occorreva per rassicurare la moglie del comandante disperso. «La chiamerò personalmente non appena sapremo qualcosa. Ha la mia parola.» E poi, rivolgendosi a Brianna aggiunse: «Quanto ci vuole prima che la squadra di soccorso arrivi sul luogo del disastro?». 14


«Novanta minuti.» «Ce ne vuole un'altra. Meglio organizzare tre turni di otto ore piuttosto che due di dodici ore. Non voglio che qualcosa venga lasciato al caso perché gli uomini sono esausti. E dovranno darsi da fare finché i dispersi non saranno ritrovati.» «Naturalmente.» Le porte dell'ascensore si aprirono e Brianna quasi inciampò quando sentì la mano di Sakis posarsi sulla sua schiena per aiutarla a uscire. Non l'aveva mai toccata prima. Sforzandosi di non reagire lo guardò. La sua espressione era assorta e concentrata mentre la guidava verso l'elicottero in attesa. Lui lasciò ricadere la mano per salire a bordo. Non appena in volo Sakis si attaccò al telefono con suo fratello Theo. Il rapido scambio di battute in greco aveva un suo fascino segreto, pensò Brianna, anche se non sapeva se dipendeva dalla lingua o dall'uomo che la parlava. Lui la guardò e lei si rese conto che lo stava fissando in modo sfacciato. Tornò subito a concentrarsi sul suo tablet. Non c'era niente di personale nel tocco, o nello sguardo, di Sakis. Non che se lo aspettasse del resto; Sakis Pantelides era sempre molto professionale ed era così che voleva che fosse. Da quel punto di vista aveva imparato la lezione nel modo più duro possibile... avvicinandosi una volta o due alla morte. E tutto perché aveva permesso a se stessa di sentire, di osare connettersi a un altro essere umano dopo l'inferno che aveva patito con sua madre. Ormai non c'era più pericolo che se lo scordasse; aveva un bel tatuaggio sulla spalla pronto a ricordarglielo. Sakis concluse l'ennesima telefonata poi appoggiò la testa allo schienale della poltrona. Il silenzio era rotto soltanto dal rumore della tastiera su cui batteva 15


la sua assistente per fare fronte alla crescente lista di cose da fare che le aveva assegnato da quando erano decollati quattro ore prima con il jet aziendale, dopo avere lasciato l'elicottero. Come al solito il suo volto non tradiva nessuna espressione, a eccezione delle rughe agli angoli degli occhi mentre fissava lo schermo. I suoi capelli biondi lisci erano ancora raccolti in un preciso chignon, esattamente come quando era arrivata al lavoro quella mattina alle sei. Si soffermò a guardarla provando un immediato risveglio dei sensi. Il suo abbigliamento era impeccabile: una combinazione di bianco e nero un pochino severo, ma che le donava alla perfezione. Ai lobi portava degli orecchini di perle senza pretese. Spostò lo sguardo sul suo collo, le spalle e il resto del corpo in un modo che raramente si permetteva. La vista della morbida curva del seno, della pancia piatta e delle gambe lunghe acuì la sua consapevolezza nei confronti di quella donna. Moneypenny era in forma, forse un po' troppo magra. Malgrado il pazzesco orario di lavoro mai una volta si era presentata in ritardo in ufficio, o aveva fatto assenze per malattia. Sapeva che ultimamente si fermava sempre più spesso nell'appartamento a disposizione nella Pantelides Tower al posto di tornare... in qualunque posto chiamasse casa. Ringraziò per l'ennesima volta chiunque l'avesse messa sul suo cammino. Dopo la disastrosa esperienza con la sua ultima assistente aveva seriamente preso in considerazione di prendere un robot che gestisse la sua vita. Quando aveva letto il curriculum senza pecche di Brianna si era detto che era troppo perfetto per essere vero. Si era chiesto perché, con tutte le sue competenze, non fosse stata già assunta da qualche altro concorrente. Nessuno, con le sue capacità, sarebbe 16


rimasto senza lavoro nemmeno nell'attuale clima economico di crisi. Glielo aveva domandato durante il colloquio e la sua risposta era stata semplice e diretta. «È il migliore in quello che fa e io voglio lavorare per il meglio.» A quella risposta gli si erano rizzati i peli sulla nuca, anche se non c'era stata alcuna astuzia da parte sua, o atteggiamenti civettuoli. Casomai le era apparsa ribelle. Ripensandoci adesso si rese conto che era stata la prima volta che aveva sentito quel risveglio dei sensi che gli capitava ogni volta che la guardava negli occhi. Naturalmente nella sua vita non c'era spazio per le emozioni o i sentimenti. Ciò di cui aveva bisogno era un'assistente efficiente che sapesse affrontare qualsiasi compito le venisse affidato. E Moneypenny continuava ancora adesso a sorprenderlo regolarmente, cosa rara per un uomo nella sua posizione. Il suo sguardo raggiunse i suoi piedi e con sua grande sorpresa notò un piccolo tatuaggio nella parte interna della caviglia sinistra. La stella, non più larga del suo pollice, nera e blu, risaltava contro la sua pelle candida. Quel tatuaggio contrastava talmente tanto con la sua persona che si chiese se non se lo fosse immaginato. Intrigato, tornò a fissare le sue dita che correvano sulla tastiera. «Atterreremo tra tre ore. Direi che possiamo fare una pausa» disse, realizzando che la sua assistente non si distraeva, o staccava, mai dal lavoro. Brianna alzò la testa dal computer. «Ho chiesto che venga servito il pranzo tra cinque minuti. Posso posticipare se vuole leggere prima le biografie delle persone con cui dovremo parlare quando arriveremo» ribatté guardandolo con i suoi occhi freddi blu. Lui diede un'altra occhiata al suo tatuaggio e Brianna si affrettò subito a coprirlo. 17


«Signor Pantelides?» mormorò lei. Sakis inspirò lentamente per riprendere il controllo e quando tornò a guardarla la piccola stella era tornata a risiedere nei recessi della sua mente... sebbene non del tutto dimenticata. «Tra dieci minuti è meglio. Adesso voglio farmi una doccia.» Quindi si alzò dirigendosi verso una delle due camere da letto collocate nel retro dell'aereo. Prima di chiudersi dentro si voltò a osservare la sua assistente intenta a parlare con la hostess. Efficiente e professionale. Moneypenny era tutto quello che aveva scritto nel suo curriculum, ma all'improvviso realizzò che in quei lunghi diciotto mesi che aveva lavorato per lui non si era mai preso la briga di guardare oltre le sue capacità professionali.

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3022 - Una stella nel deserto di M. Yates Alik è un uomo ricco, affascinante e misterioso. Assolutamente incapace di amare. Seconda e ultima parte de GLI E REDI SEGRETI.

3023 - Ancora tu di J. Kenny Caprice deve farsi forza e prepararsi a incontrare l'uomo che aveva giurato di non rivedere mai più. Luciano. Sta per arrivare UN NUOVO INIZIO.

3024 - Passione e vendetta di C. Crews Paige ha atteso dieci anni perché Giancarlo rientrasse nella sua vita. Lui, però, non è interessato ad ascoltarla... Gusta una SUBLIME VENDETTA.

3025 - La sfida dell'ereditiera di L. Raye Harris Lucilla è l'unica tra i figli di Gene in grado di dirigere con successo la società di famiglia... Si conclude per quest'anno CHATSFIELD HOTEL.

3026 - Un vizio per lo sceicco

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3027 - Dolci evasioni per la principessa

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3028 - Un piacere proibito di M. Blake Sakis ottiene sempre ciò che vuole, ma c'è qualcosa che non può avere. Brianna, la sua assistente personale. Prima parte de I FRATELLI PANTELIDES.

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3031 - Una notte col principe di C. Shaw Una notte trascorsa con uno sconosciuto ha portato Mina sulle prime pagine di tutti i giornali... Scopri se sei FATTA PER L UI.

3032 - Proibita, ma non per molto di D. Collins Rowan è attratta da Nic dal primo momento in cui l'ha conosciuto, anche se lui non sembra invece sopportarla... Ecco UN NUOVO INIZIO.

3033 - Un'intrigante proposta di K. Walker Alyse rappresenta per Dario la perfetta occasione per ottenere la vendetta sul suo fratellastro. Firma un CONTRATTO D'AMORE!

3034 - Una piacevole sfida

di M. Yates Dmitri è un uomo a cui piace vincere ogni sfida, quindi non può che essere intrigato dalla proposta di Victoria... Torna INTERNATIONAL TYCOON.

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3036 - Passione greca di M. Blake Arion ha sempre tutto sotto controllo, ma per una volta decide di concedersi una notte di tentazione... Seconda puntata de I FRATELLI PANTELIDES.

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Un piacere proibito