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Sexy, vicino e rischioso

Perfetta intesa erotica


Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: Up Close and Dangerously Sexy She Thinks Her Ex Is Sexy... Harlequin Blaze © 2009 Karen Alarie © 2009 Joanne Rock Traduzione di Elisabetta Frattini Traduzione di Paola Picasso Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Temptation aprile 2010 Questo volume è stato impresso nel marzo 2010 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY TEMPTATION ISSN 1591 - 6707 Periodico mensile n. 266 del 22/4/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 128 del 7/3/2001 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


KAREN ANDERS

Sexy, vicino e rischioso


Capitolo 1

Sua sorella l'aveva costretta a commettere una scorrettezza. Allison Carpenter, Allie per gli amici, si chinò, decisa a scassinare la serratura della porta dell'appartamento della sua gemella Callie. Aver frequentato un fabbro le stava tornando utile, nonostante all'epoca sua sorella avesse considerato la relazione come un'inutile perdita di tempo. Il ragazzo in questione, però, oltre ad averle insegnato diversi trucchi del mestiere, si era anche rivelato molto simpatico. «Se dovessimo finire in galera...» l'ammonì Jason lasciando la frase in sospeso. Jason Kyoto era l'assistente di Allie e, in quel frangente, socio nel crimine. Era uno di quei giapponesi dal viso bellissimo, con le labbra piene, gli zigomi alti e la pelle olivastra. I capelli corvini, folti e con striature color mogano, erano lunghi e scompigliati. Grazie agli occhi a mandorla e al corpo muscoloso, non c'era da sorprendersi che le donne cadessero ai suoi piedi. «Arredare una stanza per renderla perfetta val pure qualche giorno di prigione. In ogni caso, se dovessero arrestarci, ricordami di specificare alla polizia che non voglio indossare quelle orrende tute arancione. È un colore che non mi dona.» Voltandosi gli rivolse un sorriso accattivante. «E poi so 5


che ti stai divertendo. Chi mi ha procurato il grimaldello?» Jason ricambiò il sorriso. «Hai ragione. Mi incastri ogni volta e ogni volta mi diverto.» Quando Allie gli aveva spiegato che doveva scassinare la serratura dell'appartamento di sua sorella, Jason non aveva fatto una piega. Si era presentato da lei con l'attrezzatura necessaria e lei non gli aveva fatto domande. In fondo, non le interessava sapere dove un ragazzo gay con un impeccabile senso estetico si fosse procurato l'occorrente per forzare una porta. Allie era un'arredatrice di interni e, dopo essere rimasta sconcertata nel vedere le stanze spoglie dell'appartamento di sua sorella, aveva deciso che per il compleanno di Callie, che per inciso era anche il suo, la Allison Carpenter Designs l'avrebbe sorpresa facendole trovare al ritorno, quello stesso giorno, da un viaggio di due settimane, la casa completamente arredata. Sospirando si bloccò con il grimaldello tra le dita. Ancora una volta si sentì disturbata dalla sensazione che qualcosa di spiacevole fosse successo a Callie. Aveva cercato di chiamarla più volte, senza riuscire a parlarle. Alla fine si impose di scacciare il pensiero molesto. In fondo, la sua sensazione poteva significare qualsiasi cosa, da una messa in piega venuta male a una rottura con il fidanzato. Non doveva per forza essere indizio di un impedimento più serio. In realtà, si sarebbe dovuta occupare dell'appartamento di sua sorella qualche giorno prima, ma inaspettatamente era riuscita a ottenere l'appalto per arredare la casa di Los Angeles di Lily Walden, la figlia del senatore Marion Walden, per una serata It Girl. Il che aveva richiesto molto impegno, più di quanto Allie avesse previsto. Il risultato era che ora avrebbe dovuto lavorare come una matta per rendere vivibi6


le l'appartamento della sorella prima del suo ritorno. In ogni caso ne sarebbe valsa la pena, anche solo per vedere la faccia di Callie quando fosse entrata e lei l'avrebbe accolta al grido di sorpresa. Allie aveva insistito per farsi dare le chiavi, ma la riluttanza di Callie a cedergliele l'aveva costretta a usare mezzi meno leciti. «Sbrigati, mi sento troppo esposto qui» la esortò Jason. «Ciao, Callie. Hai qualche problema con la serratura?» chiese una ragazza carina dai capelli castani che, come per magia, si era materializzata sul pianerottolo. «No, mi è solo caduta la chiave» rispose Allie con un sorriso smagliante. In passato era stato divertente farsi passare per sua sorella e in certe circostanze lo era ancora. «Ciao, io sono Mandy» si presentò la ragazza tendendo la mano a Jason. Jason la guardò con aria confusa fino a quando Allie non gli assestò una gomitata. «Oh, ciao, Mandy, è un piacere conoscerti» dichiarò spostandosi di qualche passo insieme all'intrusa, mentre Allie faceva scattare la serratura ed entrava nell'appartamento. «Hai un bel fegato, lo sai?» la rimproverò quando furono di nuovo da soli nell'appartamento di Callie. «È vero.» «Non ti ha mai spiegato nessuno che saltare prima di aver guardato dove si può finire è pericoloso? Ricordi che cosa successe quando cercasti di abbinare quei plaid a scacchi con i cuscini a stampe floreali per la signora Jamison?» Allie atteggiò il viso a una smorfia. «Fu un errore di giudizio, ne convengo, ma il risultato fu gradevole e il tessuto floreale risultò perfetto per il solarium.» «Alla fine, chissà come, riesci sempre a cadere in piedi» 7


concesse lui guardandosi intorno con aria preoccupata. «Questo appartamento è praticamente vuoto. Sei sicura che tua sorella viva qui?» «Sì. È una rappresentante e quindi viaggia molto. Sostiene di non avere ancora trovato il tempo per comperarsi dei mobili.» «Non sia mai!» esclamò Jason, indignato. «Vediamo di incominciare, non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere» lo esortò lei. Jason arricciò il naso prendendo dalla tasca il cellulare. Nel dormiveglia, Allie sentì la porta chiudersi. Era notte e si era addormentata sul letto di Callie. «Jason, sei tu?» chiamò. «È da un po' che non ci vediamo. Chi è Jason, il tuo nuovo ragazzo?» Se Allie non fosse stata distesa sul letto, sarebbe caduta a terra. Quell'uomo era semplicemente bellissimo. L'ultima cosa che si aspettava di vedere dopo aver trascorso più di sedici ore a lavorare nell'appartamento di sua sorella era un uomo alto, tenebroso e bello da togliere il respiro, in jeans neri, camicia nera e giacca di pelle, appoggiato allo stipite della porta che l'accarezzava con lo sguardo come se la conoscesse bene. E probabilmente era così. O almeno conosceva bene Callie. Forse era arrivato il momento di divertirsi un po'. «Jason e io stiamo insieme da qualche tempo, ma nessuno potrà mai sostituirti.» Un sorriso pigro incurvò le labbra dell'uomo. «Scommetto che lo dici a tutti.» «Come hai fatto a entrare?» gli chiese lei. 8


«Ho bussato e poi ho spinto la porta, scoprendo che era aperta. Siamo amici di lunga data, com'è che non siamo mai stati a letto insieme?» La sua postura era arrogante. Quell'uomo sembrava molto sicuro di sé, come se avesse tutti i diritti di trovarsi lì. I suoi capelli corvini e folti erano scompigliati, la mascella scurita dalla barba incolta e gli occhi azzurri brillavano seducenti e divertiti, in contrasto con l'abbigliamento scuro. I pollici infilati nei passanti dei jeans e i piedi accavallati davano l'impressione che fosse molto rilassato. «Non saprei. Forse non sei il mio tipo, oppure non mi sento attratta dai macho arroganti come te.» Allie rise tra sé. Quanto ci sarebbe voluto ancora, prima che si accorgesse che lei non era Callie? Ai tempi del liceo, i ragazzi ci impiegavano gran parte della serata a scoprire di essere stati ingannati. L'uomo si staccò dallo stipite e si avvicinò al letto. «È vero, non c'è mai stata attrazione fisica tra noi» confermò lui studiandola. «Ma ora mi sembri molto diversa. Più dolce e più aperta. Non sei più la tipa tosta che conoscevo?» «Sono aggressiva come sempre» lo smentì lei, divertita, riflettendo sul fatto che l'azione più decisa in cui si fosse lanciata negli ultimi tempi era l'aver osato chiedere più schiuma sul suo cappuccino. «In ogni caso, ti trovo in gran forma.» «Scommetto che lo dici a tutte.» Un sorriso caldo raddolcì i lineamenti virili dello sconosciuto. Gli occhi chiari erano come un faro che attirava l'attenzione. Allie si era divertita a ingannarlo, ma a un certo punto non riuscì più a distogliere lo sguardo. Irrigidendosi, sentì che il cuore le batteva forte nel petto, come se in qualche modo fosse diventata vittima del suo stesso scherzo. 9


Volendo avrebbe potuto mettere immediatamente fine all'imbroglio. Saltare senza guardare dove sarebbe caduta poteva causarle dei seri problemi. Sospirando, si chiese come mai Callie non le avesse mai parlato di quell'uomo. Forse perché erano solo amici? In ogni caso, sarebbe valsa la pena nominarlo. Il sorriso irresistibile che lui le rivolse la agitò ancora di più, mandando in fumo le sue buone intenzioni. «Tesoro, tu non sei come le altre» le sussurrò all'orecchio. Allie fu turbata dalla sua vicinanza e, soprattutto, dalla reazione del suo corpo a quella presenza. Aprì la bocca per spiegargli che non era Callie, ma lui la precedette, scivolando sopra di lei con una delicatezza che la lasciò senza respiro. Allie provava per quell'uomo un'attrazione fisica irrefrenabile, tanto più eccitante perché proibita. Il suo cervello non registrò subito le parole che lui aveva pronunciato. «Immagino che l'attrazione derivi dalla fusione» dichiarò fornendogli un indizio, anche se oscuro, per fargli capire che si era verificato uno scambio di persona. «Devo ammettere che c'è qualcosa di... diverso in te» mormorò lui fissando lo sguardo sulle sue labbra un attimo prima di baciarle con avidità. La sua bocca si mosse su di lei possessiva, così come le sue mani che, ovunque si posarono, lasciarono una scia di calore. Inebriata dal desiderio, Allie inarcò la schiena, persa nel bacio e nella frenesia del momento. Mentre lui stringeva le mani sui suoi glutei, lei affondò le proprie nei suoi capelli E quando le lunghe dita dello sconosciuto si insinuarono sotto la sua gonna, Allie avvertì delle vertigini. 10


E quando, imprecando sottovoce, l'uomo cercò di ritrarre la mano, lei protestò attirandolo ancora più vicino a sé. Persuaso ad accontentare la sua richiesta, l'uomo riprese ad accarezzarla fino a quando non la sentì agitarsi, scossa dai brividi di un orgasmo. A quel punto sollevò la testa e la guardò negli occhi, confuso e preoccupato. «Non sarebbe dovuto succedere.» Prima che Allie potesse parlare, le premette sulla bocca e sul naso un tampone dall'odore dolciastro. Mentre gli occhi le si chiudevano, Allie riconobbe un'espressione di rammarico nello sguardo dello sconosciuto. Allie rinvenne lentamente, come le capitava di svegliarsi la domenica mattina dopo una lunga dormita. In bocca sentiva ancora un sapore dolciastro. Cloroformio? Gli avvenimenti del giorno prima le tornarono alla mente spezzettati, come tessere sparse di un rompicapo, e lei li lasciò sedimentare cercando di dare un senso a quello che era successo. Uno sconosciuto, amico di sua sorella, le aveva procurato un orgasmo. Sobbalzando, scoprì di trovarsi in una stanza spoglia e fredda, dotata di uno specchio su una parete e un piccolo tavolo di metallo a metà strada tra lei e l'unica porta della stanza. Chiudendo gli occhi, si lasciò sfuggire un gemito. La luce la infastidiva. Quando li riaprì, ebbe l'impressione di trovarsi in una stanza per gli interrogatori. Agitandosi sulla sedia, sentì un rumore di ferraglia e scoprì di essere ammanettata con le braccia dietro la schiena. La situazione non prometteva niente di buono. Un'ondata di panico si impossessò di lei. Muovendosi, cercò di liberarsi, naturalmente senza risultati. Doveva esserci stato un errore. In fondo, aveva solo scassinato la porta 11


dell'appartamento di sua sorella, non le sembrava di aver commesso un crimine tanto grave. Poi il suo cervello si snebbiò. Quell'uomo doveva averla scambiata per Callie. E se Callie era davvero nei guai? Se avesse spiegato a chi la teneva prigioniera che lei era la sua gemella, l'avrebbero lasciata andare. Sì, non c'erano dubbi. Ma in che razza di guai poteva essersi cacciata Callie? Il panico le attanagliò la gola. Respirando a fondo per calmarsi, si impose di riflettere. Non c'erano dubbi sul fatto che l'uomo che si era definito amico di sua sorella fosse un professionista. Ma era un poliziotto o un delinquente? Allie rabbrividì. Non era mai stata con un uomo pericoloso e stranamente, invece di turbarla, la cosa la eccitava. In ogni caso, quando avrebbero scoperto la verità, l'avrebbero lasciata andare. A quel punto, lei sarebbe salita su un taxi e sarebbe tornata a casa. Peccato che non avesse né la borsa, né una carta di credito e tanto meno dei contanti o un documento di identità. Non aveva nemmeno le chiavi di casa né dello studio. Niente cellulare. E nemmeno materia grigia, a quanto pareva, visto che si era ficcata in un guaio da cui non sapeva come uscire. Sua sorella avrebbe definito la situazione come tipica per un soggetto come lei. Ecco un'altra storia spassosa su Allie che si sarebbe aggiunta a quelle che Callie amava raccontava alle riunioni di famiglia. Come faceva ogni volta a finire nei guai? Le succedeva troppo di frequente e naturalmente senza volerlo. La porta si aprì e l'uomo che l'aveva sedotta grazie a sguardo e labbra sensuali entrò nella stanza. Anche nella posizione precaria in cui si trovava, Allie non poté fare a meno di notare come i capelli gli scendevano sulla fronte e quanto 12


le sarebbe piaciuto poterli accarezzare. Era vestito in modo diverso da come lo ricordava. Indossava una camicia aderente, blu, una fondina vuota fissata al torace e un paio di pantaloni neri, eleganti sopra a scarpe di pelle, lucide e nere. Teneva in mano una cartelletta che posò sul tavolo. «Non è stato carino voltare le spalle alla Watchdog, Callie. Quelle persone dipendevano da te.» Allie era troppo confusa per riuscire a parlare. «Tutti hanno un prezzo» proseguì lui. «Qual è quello corrente per vendere il proprio paese, Callie?» «Prezzo?» ripeté Allie con voce stridula. «Tutti hanno un prezzo» ripeté lui avvicinandosi. «Che cosa ti hanno offerto per scomparire?» «Posso avere qualcosa da bere? Ho la gola secca.» «No. La Callie che conoscevo un tempo sarebbe morta, piuttosto che vendere il suo paese.» «Io non sono Callie.» «E io sono Topolino.» «Come sta Minnie?» L'uomo si voltò, ma non prima che lei riuscisse a percepire un lampo divertito nel suo sguardo. «Sono la sorella gemella di Callie. Faccio l'arredatrice d'interni e oggi è il nostro compleanno. Almeno credo che sia oggi.» «No, era ieri.» «Be', allora tanti auguri a me. Che bella festa. Niente torta, niente gelato. Il mio regalo è stato farmi rapire mentre mia sorella si trova un appartamento arredato a nuovo. Non è stato uno scambio equo. Quello che non so è chi tu sia.» «È stato il cloroformio a confonderti le idee? Sai benissimo chi sono. E perché hai deciso di arredare quell'appar13


tamento? In fondo, è solamente una copertura.» «Una copertura? Fantastico. Mi sono appena fatta in quattro per arredare un appartamento in cui mia sorella non abita.» «Callie, questo non è uno scherzo.» «No, non lo è, così come io non sono Callie.» «Certo» commentò lui in tono leggermente meno sicuro. «Io non sono Drew e tu non sei un'agente che lavora per un'agenzia segreta affiliata alla sicurezza nazionale denominata Watchdog. E non hai accettato di lavorare sotto copertura per la stessa in un'operazione chiamata Meltdown, facendoti passare per una trafficante d'armi intenzionata a stringere un affare con uno dei più noti ed elusivi personaggi del settore. E non abbiamo in programma di attirarlo qui a Los Angeles tra una settimana, grazie al ruolo che giocherai nella faccenda. Senza di te, non riusciremo mai ad arrestarlo.» Drew si zittì, ma Allie non disse nulla, troppo sorpresa per replicare. «Ti confesso che è piuttosto difficile da accettare, Callie. La Watchdog è nata solo sei mesi fa. Te ne ricorderai dal momento che è allora che lasciasti la CIA per far parte di questa nuova agenzia, dietro precisa richiesta del presidente degli Stati Uniti.» Allie deglutì a fatica. La situazione era ancora più complicata di quanto avesse immaginato. Questa volta aveva davvero messo un piede in fallo facendosi passare per sua sorella. La spiegazione di Drew chiariva molte cose. La segretezza di Callie riguardo al proprio lavoro, l'appartamento spoglio, il fatto che si fosse rifiutata di fornirle una chiave, i lunghi viaggi di lavoro. Come Max, il loro fratello che faceva parte dell'FBI, Callie era diventata un agente segreto. 14


«Oh, maledizione, mia sorella è Sydney Bristow.» «Chi è?» «Un agente governativo. E io non sono lei. Lo giuro. Io sono sua sorella gemella, Allie.» «Che simpatiche. Callie e Allie.» «Ma è vero! Lei si chiama Carolyn e io Allison, ma usiamo i diminutivi.» Drew si strinse nelle spalle. «Siamo gemelle identiche. Non sto mentendo. Mi sono semplicemente trovata nel letto sbagliato al momento sbagliato. Avete rapito la donna sbagliata.» «A me non piacciono certi giochetti» dichiarò lui posando le mani sui braccioli della sedia. «Sei passata dall'altra parte?» «Sì» mormorò Allie. «Sono passata dall'altra parte, va bene?» Drew si avvicinò ancora di più, gli occhi socchiusi. «È come nel telefilm Twilight Zone, non è vero? Avete contattato Rod Sterling? Sta per fare irruzione qui?» Drew si lasciò sfuggire un sospiro. «Non è divertente, smettila di scherzare.» Allie non reagì come lui si aspettava che facesse. «Come ordine è molto sensuale, soprattutto quando viene da un agente della CIA che non fa altro per vivere.» «Io non lavoro per la CIA.» «E per chi lavori?» «Per me stesso. Sono un agente indipendente che è stato chiamato per riportarti qui. La Watchdog dà ordini tassativi ai suoi agenti, Callie. Tu non hai chiamato al momento stabilito.» «Se non sei un affiliato della CIA, allora sei un mercenario. E vuoi per caso farmi credere che abbiano assoldato un 15


mercenario per cercare mia sorella? Ma perché poi?» «Tu sai perché, Callie.» «Se fossi Callie, potrei anche saperlo, ma dal momento che non lo sono, perché non mi illumini?» «Va bene, starò al gioco. Non hai effettuato la chiamata di controllo alla Watchdog. Sono settantadue ore che non chiami.» «Quindi, mia sorella sarebbe rimasta fuori oltre l'orario del coprifuoco?» «Qualcosa del genere.» «Avete delle regole molto severe voi dei servizi segreti, non è vero?» «Senti, sai benissimo che gli agenti operativi devono mettersi in contatto ogni settantadue ore, soprattutto quando sono sotto copertura come te.» «In che guaio si è cacciata esattamente mia sorella? E che cosa è la Watchdog, esattamente?» Drew la fulminò con lo sguardo. «La Watchdog è stata creata dal presidente degli Stati Uniti, è un ramo dei servizi segreti. Impiega forze che conducono operazioni sotto copertura per sventare attacchi agli Stati Uniti, rintracciare movimenti di armi, incluse quelle biologiche, di distruzione di massa e missili e che all'occorrenza è in grado di assistere altre agenzie.» «Allora, amico, farai meglio ad assicurarti che io firmi un qualche documento prima di uscire di qui, perché hai appena svelato a un normale cittadino l'esistenza di un'organizzazione segreta di cui non dovrebbe essere a conoscenza e soprattutto di cui non vuole essere a conoscenza.» L'espressione di Drew non mutò. Evidentemente con lui il suo fascino non funzionava. Sporgendosi, sussurrò quasi contro la sua pelle, in modo 16


che chiunque li stesse ascoltando dall'altra parte del vetro non udisse. «Dovrei sentirmi intimidita? Considerato quello che è successo sul letto di mia sorella, devo confessarti che trovo il tuo atteggiamento eccitante.» «Il mio compito era quello di portarti qui per interrogarti. Quello che è successo è stato un incidente di percorso.» «Be', l'orgasmo che ho provato è stato grandioso.» «Callie, stiamo parlando di cose serie» sibilò lui lanciando un'occhiata verso lo specchio. «Quante volte devo ripeterti che non sono Callie? Sono sicura che anche tu avrai finto di essere qualcun altro per svolgere il tuo mestiere. Io lo faccio per divertimento. I gemelli identici lo fanno di continuo.» Mentre Drew rifletteva, Allie studiò il suo viso. In effetti, assomigliava a James Bond, a parte per le labbra morbide e piene che lei trovava incredibilmente eccitanti. Pensare che l'aveva baciata le procurò un brivido di piacere. Quando fece per muovere le mani, le manette tintinnarono. «Mi potresti togliere questi ferri? Ti assicuro che ho lasciato le mosse letali delle arti marziali che conosco nella borsetta a casa.» Drew la fulminò con lo sguardo. A quanto pareva, non era dotato di senso dell'umorismo. «Non sono pericolosa» ribadì lei accavallando le gambe. «L'unica arma nascosta che possiedo è la tavolozza dei colori, ma non l'ho mai usata per uccidere un cliente, anche se a volte avrei voluto saperla maneggiare come un guerriero ninja.» «A che gioco stai giocando?» «A nessuno.» Per la prima volta da quando era entrato nella stanza, 17


Drew reagì sgranando visibilmente gli occhi. «Ti ringrazio davvero tanto per avermi invitato a questa riunione, ma l'aria che tira qui non mi piace. Vorrei tornare a casa. Posso?» Senza una parola, Drew si voltò e uscì dalla stanza. Allie dovette ammettere che l'esperienza che stava vivendo era la più folle che le fosse mai capitato di affrontare. Se l'avesse raccontata ai suoi familiari, non le avrebbero creduto. Ma naturalmente non ne avrebbe fatto parola. Non le interessava munirli di altri dardi da aggiungere al loro già ben fornito arsenale e da usare per beffeggiarla alle riunioni di famiglia. «È Callie Carpenter o no?» Mark Murdock, deputato e responsabile della Watchdog, incrociò le braccia sul petto, gesto che la diceva lunga sul suo stato di frustrazione. Erano passate davvero solo ventiquattro ore da quando Drew era stato incaricato di rintracciare Callie Carpenter e di portarla lì? Drew Miller emise un lungo sospiro. Come poteva essersi sbagliato? Nel momento in cui aveva fissato lo sguardo in quegli occhi azzurri da bambina, aveva notato una vulnerabilità che Callie non avrebbe mai rivelato a nessuno, nemmeno sotto copertura. «No, non è Callie. Mi faccia vedere quel file.» Drew strappò di mano la cartelletta all'agente in piedi di fianco a Mark. «Qui non dice niente riguardo all'esistenza di una sorella.» «Perché forse non esiste. Callie ci sta prendendo in giro» azzardò Mark. «Assomiglia a Callie e ha finto di essere Callie. Secondo lei, i gemelli lo fanno di continuo.» «E allora Callie dov'è? Senza di lei, siamo nei guai.» 18


«Forse fareste meglio a scoprirlo» suggerì Drew, seccato. Drew era in piedi davanti al finto specchio, lo sguardo perso nel vuoto. Era trascorsa un'ora da quando aveva convinto Mark e i poliziotti di Keystone a cercare di localizzare Callie. Drew aveva lavorato per lei in più occasioni nel corso degli anni e ricordava che era molto brava nel suo lavoro. Alla fine posò lo sguardo sul viso agitato della ragazza che aveva rapito. Per il suo bene, si augurava che Callie non fosse morta. La porta della stanza si aprì e Mark entrò. «È nel reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale PitiéSalpetrière. Non ha mai lasciato Parigi. È stata investita da un'auto tre giorni fa mentre faceva jogging. C'è voluto del tempo per estorcere le informazioni ai francesi. Abbiamo mandato un agente a Parigi per proteggerla e per riportarla a casa appena potrà essere spostata.» «Probabilmente non si è fatta sentire per proteggere sua sorella» insinuò Drew. «Il comportamento di Callie è difficile da interpretare» replicò Mark. «Ma si tratta pur sempre di un agente molto bravo. Mentre era a Parigi, impegnata a smascherare il trafficante d'armi Charles Girard, sospettato di cospirare con un ufficiale dello stato, è stata presentata a Jammer che lavora per il Fantasma. È il primo contatto che abbiamo con questa organizzazione che la Watchdog considera una delle peggiori minacce alla sicurezza nazionale. Sappiamo da tempo che Gina Callahan, la copertura di cui si serve Callie, ha la possibilità di mettere le mani su qualsiasi tipo di arma e Jammer vuole un carico di AK-47. Lei ha stretto l'accordo, impegnandosi a consegnargli le armi a Los Angeles tra una settimana. Ci ha confermato tali informazioni tre giorni fa, 19


quando si è messa in contatto con noi per l'ultima volta.» Mark si avvicinò a Drew. «Non è passata al nemico come immaginavamo. Sarebbe potuta finire all'obitorio. Noi, però, abbiamo ancora una possibilità di arrivare al Fantasma.» «Spiegati meglio, qual è la brutta notizia?» «Callie è ferita. Ha riportato una grave commozione cerebrale e dopo l'incidente si sente molto confusa. Non si è messa in contatto con noi perché non aveva una linea sicura e non sa di chi fidarsi. Ha anche un polso rotto e vari ematomi. Per fortuna non è in pericolo di vita. Sarebbe potuta andare molto peggio» dichiarò Mark massaggiandosi le tempie. Drew guardò Allie seduta nella stanza degli interrogatori e ripensò a quando lo aveva pregato di toglierle le manette. Non osava pensare ai segni che il metallo aveva lasciato sulla sua pelle delicata. Ricordava anche la morbidezza delle sue labbra quando l'aveva baciata e della sua pelle tra le gambe. Maledizione. Avrebbe dovuto capire subito che non si trattava di Callie. Allie si vestiva come una moderna Audrey Hepburn, mentre Callie era molto più aggressiva. Per quel motivo, il personaggio di Gina Callahan le sembrava cucito addosso. Drew si sforzò di mantenersi emotivamente distaccato, ma non fu facile pensando alla reazione di Allie alle sue carezze. Si riteneva un duro, capace di far parlare anche il malvivente più incallito, però, quando lei aveva accavallato le gambe nella sala degli interrogatori, il suo sguardo aveva seguito la curva delle sue gambe sotto la gonna e il suo corpo aveva reagito con un'erezione. Molto professionale. 20


L'idea che aveva avuto di toccare Callie era stata pessima. In realtà, non era stata sua intenzione toccarla, ma l'attrazione istantanea che aveva provato per quella donna lo aveva distratto. «Sarà meglio che vada a togliere le manette alla signorina Carpenter. Le farò le nostre scuse e la manderò a casa.» «Aspetta. Qui arriva la mia idea.» A Drew non piacque lo sguardo che avevano assunto gli occhi di Mark mentre guardava Allie attraverso il finto specchio. Era lo sguardo di un rapace che aveva avvistato una preda.

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Questo mese T265 Una donna mozzafiato - di Jo Leigh Svegliarsi in una stanza d'albergo con accanto Gwen Christopher seminuda è un vero shock per il ricco e famoso Paul Bennet. La sera precedente ha esagerato con i drink e ora, nel suo letto, c'è l'anonima Gwen invece della bomba super sexy della sorella.

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Prossimo mese T267 Ancora nel suo letto - di Sarah Mayberry Dodici anni prima Zoe Ford si era lasciata spezzare il cuore da Liam Masters. Ma ora non glielo permetterà. Lei è più forte e passionale che mai e, quando lui si presenta nel suo negozio, è pronta ad aprire le danze e a condurre un gioco bollente.

Irrefrenabile desiderio - di Lori Borrill Jessie Beane è irrefrenabile e scatenata! Emergente designer di borse, ha deciso di cambiare il suo cattivo karma quando si tratta di uomini e di concedersi una notte brava con il sexy Rick Marshall. Peccato che al loro risveglio...

T268 La mia sexy estate greca - di Marie Donovan Un'estate su un'isola greca è proprio ciò che serve a Cara Sokol per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è solo l'inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides, lei ha deciso di assecondare in tutti i modi i suoi desideri.

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