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Una donna mozzafiato

Piacere bruciante


Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: Ms. Match Heated Rush Harlquin Blaze Harlequin Blaze © 2008 Jolie Kramer © 2008 Leslie Kelly Traduzione di Elisabetta Elefante Traduzione di Elisabetta Frattini Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Temptation aprile 2010 Questo volume è stato impresso nel marzo 2010 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY TEMPTATION ISSN 1591 - 6707 Periodico mensile n. 265 dell' 8/4/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 128 del 7/3/2001 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


JO LEIGH

Una donna mozzafiato


Capitolo 1

Non erano ancora le sette eppure c'era già talmente tanta gente in fila davanti alla cassa del bar che Paul fu tentato di rinunciare al solito toast al prosciutto per correre dritto in ufficio; ma la sera prima aveva mangiato solo un hot dog e odiava cominciare la giornata di lavoro con lo stomaco vuoto. Tanto più che in ufficio lo attendeva una giornata piena. Aveva appuntamento con un nuovo cliente, una casa di produzione televisiva specializzata in programmi di home design che aveva scelto la sua agenzia di Pubbliche Relazioni preferendola a ben cinque concorrenti. Una vittoria personale, visto che era stato lui stesso a curare la presentazione finale. Sgomitò involontariamente una giovane donna che lo trafisse con un'occhiataccia. Ma che si sciolse all'istante nel vedersi rivolgere un sorriso. «Mi scusi» cinguettò, arrossendo. «Si figuri» le rispose. E pregò che la fila procedesse in fretta. Poteva rinunciare e chiedere poi alla sua segretaria di ordinargli qualcosa, ma Tina non arrivava mai prima delle nove. A Paul invece piaceva essere il primo ad arrivare. Approfittava del silenzio per fare qualche telefonata importante, leggeva la posta elettronica e lavorava in tutta tranquillità. Scoccate le nove, la sua giornata si trasformava in un frenetico susse5


guirsi di impegni. Non che se ne lamentasse. La Bennet Inc. aveva ingranato più che bene proprio perché ce la metteva tutta. Quella mattina però la sua prima telefonata sarebbe stata per Autumn Christopher. La immaginò seduta nella sua camera con vista su Piazza di Spagna, un drink in mano e i lunghi capelli biondi raccolti, come li pettinava quando indossava la sua divisa da hostess. Le labbra scintillanti, perfettamente delineate dal rossetto rosso ciliegia che, per chissà quale magia, non lasciava traccia sul bicchiere. Era una delle tante cose che lo facevano impazzire di lei. Come gli sguardi da gatta di quegli occhi che lo scrutavano misteriosi. O il suono della sua risata. O il fatto che, sebbene ci stesse provando da mesi in ogni modo possibile, non era ancora riuscito a portarsela a letto. Paul era sempre stato un cacciatore nato, un amante delle sfide. Almeno fino a un certo limite. Autumn aveva superato da un pezzo quel limite. Erano settimane che le stava dietro, senza ottenere niente più di un tiepido bacetto della buonanotte sulla porta di casa, al momento di riaccompagnarla. Avrebbe fatto meglio a metterci una pietra sopra e a inseguire altre opportunità. Peraltro, a Los Angeles aveva modo di incontrare decine e decine di ragazze straordinariamente belle. Anche la ragazza che abbassò gli occhi dietro la cassa, quando finalmente ci arrivò, non era niente male. «Ciao, Carol. Il solito toast, per favore. Un caffè da portare via e ti sarei grato se mi omaggiassi anche di uno dei tuoi rari sorrisi.» Era la frase che le rivolgeva ogni giorno, e ogni giorno Carol reagiva arrossendo fino alla radice dei capelli, mentre si affrettava a preparargli un sacchetto da portare via. Quella mattina fu addirittura più veloce del solito. «Lo avevo già messo in caldo quando l'ho vista in coda» gli disse a mezza voce. 6


«Sei un vero tesoro, Carol» le rispose, consegnandole una banconota da dieci dollari. E lasciandole il resto come mancia. «Grazie, signor Bennet.» «A presto.» Due minuti più tardi, entrava nell'elegante edificio di fronte. L'agenzia occupava tutto l'ultimo piano. Al pianterreno c'era la filiale di una banca, ma per il resto l'intera palazzina ospitava uffici in qualche modo collegati all'industria cinematografica: case di produzione, agenzie pubblicitarie, un ufficio di casting, due studi specializzati in consulenza tributaria che annoveravano tra i loro clienti i nomi più celebri del grande schermo. Anche tra i clienti di Paul c'erano grossi nomi dello star system e notissime case di produzione. Non mancavano personaggi sportivi di un certo rilievo, un paio di case editrici e una mezza dozzina di scrittori. Aprì la porta dell'ampio e luminoso ufficio centrale, che era stato arredato da un notissimo designer di Hollywood. Solo la sua parcella gli era costata più di quel che aveva guadagnato nei primi due anni di attività dell'agenzia. Ad accoglierlo, il profumo dei fiori freschi che venivano consegnati ogni settimana: si mescolava a quello del denaro. Che scorreva a fiumi, nell'agenzia. Perché Paul Bennet non si accontentava di niente di meno del meglio. Si portò il sacchetto con la colazione nel proprio ufficio, in fondo al corridoio, e si arrestò un attimo per godersi la vista spettacolare al di là della vetrata: da Rodeo Drive alle colline di Hollywood. Era l'immagine della bella vita che aveva sempre desiderato. Sedette alla scrivania e accese il computer. Controllò i messaggi di posta elettronica mentre sbocconcellava il toast. C'erano alcune risposte da inviare, ma niente che non potesse aspettare. Rifocillato dal lauto spuntino, poté quindi accendere il Bla7


ckBerry e provare a chiamare Autumn. Attese tre lunghi squilli prima di sentire la sua voce melodiosa. «Pronto?» «Ciao, bellezza.» «Paul...» Una sola parola, con cui gli diceva che era contenta di sentirlo. Di essere chiamata bellezza. E di tenerlo ancora sulle spine. «Com'è Roma?» «Fa troppo caldo per i miei gusti.» «Povera cara.» «Fortuna che qui in albergo c'è la piscina. Stavo per mettermi il costume.» «Vuoi dire il bikini fucsia? Tre triangolini di tessuto. E hai il coraggio di chiamarlo costume?» La risata pronta e argentina di lei, come sempre, gli procurò un guizzo all'altezza dell'inguine. «Ti propongo un gioco. Attiva la videocamera del cellulare e fatti guardare, mentre ti spogli.» Autumn sospirò. «Tu proprio non ti arrendi mai.» «E perché dovrei?» «È una cosa che mi piace, in un uomo. Ma adesso dovrei parlarti d'altro.» «Di cosa?» «Ho un piccolo favore da chiederti.» «Tutto quello che vuoi» acconsentì subito Paul, girando la poltrona verso la vetrata per poter ammirare i colori della Città degli Angeli, brillanti come i fiori che fiancheggiavano Rodeo Drive. «Venerdì i miei fanno cinquant'anni di matrimonio» disse Autumn. «E io sarò ancora qui.» «Ah, peccato.» «Danno una festa. E mia sorella non sa con chi andarci.» «Tua sorella...» «Si chiama Gwen. Dice che non le secca andarci da sola, ma non è vero. Perciò pensavo...» 8


«Se ti somiglia anche solo vagamente, sarò felicissimo di accompagnarla.» Autumn rise di nuovo. «No, non pensavo a te. Ma potresti chiedere a qualche tuo amico, se non gli dispiacesse...» «E perché dovrebbe dispiacergli?» Ancora un sospiro. «È che Gwen non è esattamente... Cioè, non mi fraintendere. È una ragazza dotata di un'intelligenza fuori dal comune.» Paul capì l'antifona. Doveva essere una racchia da manuale. «E a parte questo?» «Non che sia brutta, per carità. Tra l'altro, molti la trovano interessante. E spiritosa.» «Ho afferrato esattamente il concetto. Non c'è problema. E ho già in mente la persona giusta. Dammi il numero di tua sorella.» «No, non farla chiamare. Di' al tuo amico di presentarsi a casa sua: penserò io ad avvisare Gwen. Oh, e mi raccomando: è una cosa formale.» Paul appuntò l'indirizzo che gli venne dettato, pregustando tutti i punti che si sarebbe guadagnato, facendo ad Autumn quel piccolo favore. «Sei un vero amico, Paul. Non so come ringraziarti.» «Non ho fatto niente.» «Non ancora. Ma sei la prima persona a cui ho pensato. Sapevo di poter contare su di te.» «È così, infatti.» Per Autumn, la conversazione poteva dirsi conclusa. «Ora ti lascio. Ho giusto il tempo di fare un tuffo in piscina.» «Quando conti di rientrare?» «Domenica sera.» «Non vedo l'ora» mormorò Paul, abbassando la voce. Parole che avrebbero sciolto qualsiasi ragazza. Ma non lei. Autumn non era una ragazza come le altre. 9


Erano le cinque meno un quarto di venerdì pomeriggio e l'ufficio era ancora in fermento. Paul aveva appena finito una telefonata e stava scribacchiando appunti, organizzando gli impegni della settimana successiva. Lo aspettava una bella serata: il pokerino con gli amici, con cui si incontrava una volta al mese. Niente donne: solo birra, sigari cubani e il genere di battutacce capaci di far ridere un gruppo di uomini che si conoscono dai tempi dell'università. Ma quando la faccia contrita di Sam Ensler fece capolino nell'ufficio, Paul capì che il suo programmino serale sarebbe andato a monte. «No. Non farmi questo.» «Mi dispiace, non è colpa mia.» «La festa è stasera. Non puoi tirarti indietro proprio adesso.» Sam, il suo responsabile dell'ufficio letterario, si strinse nelle spalle. «Devo correre in Michigan. Mia madre è caduta e si è fratturata il femore. La operano domattina.» «E devi proprio...?» «Ha ottantadue anni. E non ha nessun altro.» Paul non insistette oltre. «Certo, capisco.» «Sono davvero desolato, Paul.» «Non importa. A che ora dovevi passare a prendere Gwen?» «Alle sette. Qui c'è l'indirizzo.» Paul sbirciò il foglietto che venne posato sulla scrivania, facendo scorrere nella mente una breve lista di amici a cui poteva rivolgersi per rimediare a quel disastro. «Dammi notizie di tua madre, intesi? E tieni il cellulare acceso.» Sam gli rivolse un breve sorriso e uscì. Rimasto solo, Paul si lasciò sfuggire un'imprecazione. Chi diavolo poteva chiamare all'ultimo momento? Woody? No: Woody era a New York. Forse Jeff. Ma Jeff non avrebbe rinunciato a uno dei suoi venerdì sera per uscire con una emerita sconosciuta, per di più racchia. Come nessun altro dei suoi amici. 10


L'unica alternativa era rivolgersi a un suo dipendente, che non poteva dirgli di no, o a qualcuno che gli doveva un favore. Ma non c'era tempo, maledizione! Sibilando un'altra imprecazione, fece il numero di Cary. Gli rispose la segreteria telefonica e lasciò un messaggio, spiegando che aveva avuto un contrattempo e quella sera non ce l'avrebbe fatta a liberarsi per il poker. Quindi controllò l'indirizzo di Gwen Christopher. Viveva a Pasadena. Doveva sbrigarsi, se voleva arrivare in tempo. Fortuna che aveva sempre uno smoking pronto all'uso anche lì, in ufficio. Era più bello di un divo del cinema! Alto, folti capelli scuri, profondi occhi neri, fisico che sembrava uscito dalle pagine patinate di GQ. Era senza ombra di dubbio l'uomo più affascinante che Gwen avesse mai visto. E, poverino, non era ancora riuscito a portarsi a letto Autumn! Altrimenti un simile esemplare di maschio non si sarebbe lasciato convincere da sua sorella a farle da cavaliere. «Tanto non funziona» esordì. «Come scusi?» Gli aprì meglio la porta per farlo entrare. «Cenerentola non verrà a letto con lei solo perché ha accettato di accompagnare al ballo la sua sorellastra. Continuerà a tenerla sulle spine.» Lui parve confuso. «Guardi che io...» «Mi spiace che si sia preso il disturbo di mettersi in tiro, ma voglio risparmiarle altra fatica. Ad Autumn dirò che è stato un cavaliere perfetto. A lei invece darò un suggerimento: mia sorella ci starà solo quando capirà che lei non è più interessato. Allora spalancherà le gambe come il mare al passaggio di Mosè.» Accennò un sorriso. «È ancora presto. Se si sbriga, fa in tempo ad arrivare a teatro prima che alzino il sipario o a fare quello che fanno le persone normali di venerdì sera.» 11


«E se le dicessi che sono venuto qui a proporle un abbonamento alla Torre di Guardia?» Gwen rise, sorpresa di scoprire che un amico di Autumn fosse dotato di uno spiccato senso dell'umorismo, rispondendo al suo riferimento biblico citando la rivista che parla della dottrina dei Testimoni di Geova. «Il nome è Sam, giusto?» «Veramente mi chiamo Paul. Paul Bennet. Sono venuto al posto di Sam che è dovuto partire in tutta fretta. Sua madre si è rotta un femore.» «Ah. Bene, allora questa è la sua serata fortunata. Davvero, non è tenuto a restare.» «Non mi ha obbligato nessuno a venire. E la accompagno volentieri a quella festa.» «Non le conviene proprio, mi creda.» Paul inarcò un sopracciglio. «Ora so per certo che sei la sorella di Autumn» osservò, passando a darle del tu. «In che senso?» «Avete la stessa testa dura.» Le si avvicinò. «Stasera non ho altri impegni. Mi sono vestito per l'occasione. E mi farebbe piacere conoscere il resto della famiglia.» E non sarebbero schiattati tutti vedendola arrivare al braccio di un superfigo come Paul Bennet? Be', di certo avrebbero capito subito che qualcuno, impietosito, le aveva trovato quel cavaliere. Però sarebbe stato divertente vedere Faith con la bocca spalancata per lo stupore! «Ti ho appena rivelato un segreto che ti aiuterà a portarti a letto Autumn. Non mi credi?» «Preferisco arrivarci da solo. Allora? Che hai deciso?» «Che sei pazzo da legare.» «Non è da escludere. D'altro canto, mi alletta l'idea di scroccare una cena gratis e di farmi un paio di cicchetti.» «Il buffet è garantito. Ma nemmeno una sbronza colossale servirà a rendere divertente la serata che ci aspetta: sarà un vero supplizio.» 12


«Correrò il rischio.» Gwen lo guardò ancora, incredula. Quasi non le sembrava giusto che tanta bellezza fosse concentrata in un unico essere umano. Ma come poteva assecondarlo? L'idea di presentarsi alla festa accompagnata da quell'adone era inconcepibile. «Allora è deciso» fece invece Paul. «Prendi la borsa e andiamo a farci due risate.» Pur scuotendo la testa, lei accettò il braccio che Paul le porgeva. Fuori, accanto al marciapiede, li attendeva una Mercedes nera decappottabile. E che altro poteva aspettarsi da un uomo come Paul Bennet? Mentre prendeva la superstrada, Paul guardò con la coda dell'occhio la giovane donna che gli sedeva accanto. Autumn gli aveva fatto credere chissà che cosa: sua sorella non era affatto brutta. Non era uno schianto come lei, poco ma sicuro. Era... una ragazza come tante: occhi di un colore indefinibile, naso che avrebbe avuto bisogno di un ritocchino, mento troppo affilato. Il fisico non era male, sebbene fosse un tantino morbida sui fianchi. Andatura decisa, curata nell'abbigliamento, ma senza ostentazioni. Francamente, se l'avesse incrociata per strada, Paul avrebbe tirato dritto. Non era molto nobile da parte sua ammetterlo, ma a lui piacevano le cose appariscenti, che si trattasse di abiti, di macchine o di donne. «Come vi siete conosciuti?» esordì Gwen. Parlava di Autumn, ovviamente. «A una festa organizzata per la presentazione di un libro di uno dei miei clienti.» «Autumn conosce uno scrittore? Perché, sa leggere?» «Non credo che lo conoscesse» fece Paul, ignorando la frecciata. «Era ospite di uno degli invitati.» «Sai com'è, sono un po' confusa. Mia sorella non è esatta13


mente il tipo che bazzica gli ambienti letterari.» Lui sorrise, pensando che Gwen avesse ragione da vendere. «Magari ha altre qualità.» «Questo sì, sicuramente.» «Non siete molto legate?» «Per niente. Frequentiamo persone un po' diverse.» «E che genere di persone frequenti, Gwen?» L'occhiata che lei gli rivolse lo fece pentire di non essersi portato appresso il suo diploma di laurea. «Faccio la cacciatrice di teste per la Rockland-Stewart. Quindi per lo più chimici e ricercatori.» «Davvero? Anch'io mi sono rivolto a un cacciatore di teste, una volta.» «Perché? Di cosa ti occupi?» «Di Pubbliche Relazioni. Soprattutto nel mondo dello spettacolo.» «C'era da immaginarselo.» «Perché?» Gwen tornò a fissare la strada. «Sembri giusto il tipo di persona che lavora in certi ambienti.» «Sbaglio o mi pare di percepire una nota di disprezzo?» «Niente affatto. Deve essere un lavoro interessante.» «E lo è, infatti.» «Perché proprio le Pubbliche Relazioni?» «Perché no? Ci sono tagliato.» «E si vede. Infatti sei stato bravo a prendere il posto del tuo amico e a convincermi a farmi accompagnare a quella festa.» «Magari avresti preferito andarci con Sam.» Gwen sospirò. «Scusami. Mi sto comportando come una bambina e tu non hai nessuna colpa. È che mia sorella crede di farmi un favore, procurandomi un accompagnatore. Ma glielo avrò detto almeno mille volte: se volessi compagnia, me la cercherei da sola.» 14


«Cioè preferisci stare da sola?» «Dipende.» «Da cosa?» «I miei familiari non sanno un accidente di me, e io non so niente di loro. Siamo diversi. E anche a queste riunioni di famiglia... non ho problemi a presentarmi da sola, tutto qui.» «Capisco.» «Comunque se hai voglia di conoscere un po' di gente, avrai di che divertirti. A parte gli amici, ci saranno una quarantina di parenti. Solo noi figli siamo in otto. Cinque sono sposati e Faith è prossima alle nozze. Per la cronaca, sono già zia di nove nipoti.» «Caspita! Non avevo idea.» «E sempre per la cronaca, gli altri fratelli somigliano più ad Autumn che a me. Mi prendono in giro da che sono nata, dicendo che mia madre aveva avuto una storia con il postino prima che nascessi.» «Non c'è niente di male a essere diversi.» «Ed ecco il PR all'opera...» Gwen aveva ragione, ma Paul era piuttosto seccato. Le stava facendo un favore, in fondo. Poteva sforzarsi di non fare l'antipatica a tutti i costi. «Scusami. Ecco che ci ricasco» fece lei, leggendogli nel pensiero. «Non c'è niente di personale, te lo assicuro.» «Non c'è problema.» «Sì, invece. Tu sei stato carino a venire, anche se hai un doppio fine tutt'altro che nobile.» «Lo ammetto: non sono uno stinco di santo. Ma se preferisci, mi fermo qui, chiamo un taxi e ti faccio riaccompagnare a casa.» Gwen rimase a soppesare quella possibilità. Ma gli rispose solo quando Paul, uscito dalla statale, dovette arrestarsi a un semaforo. «Facciamo così. Andiamo alla festa. Tu bevi qual15


cosa e mangi un boccone. E appena decidi di averne abbastanza, te ne vai. Io posso tornare a casa da sola.» «Aggiudicato.» Anche se Paul non riusciva a vederla in faccia, la sentì rilassarsi, e fece lo stesso a sua volta. Poteva fermarsi alla festa per una mezzoretta. Dopo di che, si sarebbe defilato alla chetichella. Sorrise tra sé e sé: forse faceva addirittura in tempo a raggiungere gli amici per quel pokerino!

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Questo mese T265 Una donna mozzafiato - di Jo Leigh Svegliarsi in una stanza d'albergo con accanto Gwen Christopher seminuda è un vero shock per il ricco e famoso Paul Bennet. La sera precedente ha esagerato con i drink e ora, nel suo letto, c'è l'anonima Gwen invece della bomba super sexy della sorella.

Piacere bruciante - di Leslie Kelly La riunione di famiglia a cui Annie Davis dovrà partecipare è alle porte e lei ha bisogno di un fidanzato. Qualunque bel ragazzo potrebbe andare bene. La soluzione? L'uomo sexy in palio all'asta di beneficenza dei single.

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Prossimo mese T267 Ancora nel suo letto - di Sarah Mayberry Dodici anni prima Zoe Ford si era lasciata spezzare il cuore da Liam Masters. Ma ora non glielo permetterà. Lei è più forte e passionale che mai e, quando lui si presenta nel suo negozio, è pronta ad aprire le danze e a condurre un gioco bollente.

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T268 La mia sexy estate greca - di Marie Donovan Un'estate su un'isola greca è proprio ciò che serve a Cara Sokol per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è solo l'inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides, lei ha deciso di assecondare in tutti i modi i suoi desideri.

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