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CAROLE MORTIMER

Piccante innocenza


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Some Like It Wicked Harlequin Mills & Boon Historical Romance © 2012 Carole Mortimer Traduzione di Francesca Barbanera Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Storici Seduction dicembre 2013 Questo volume è stato stampato nel novembre 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI STORICI SEDUCTION ISSN 2240 - 1644 Periodico mensile n. 24 del 25/12/2013 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 556 del 18/11/2011 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Clayborne House, Londra, maggio 1817 «Sorridi, Pandora, te ne prego; sono certa che né il Diavolo né Lucifero vogliano divorarti! Per lo meno... non in un modo che troveresti spiacevole.» Pandora, vedova del Duca di Wyndwood, non si unì alla risata maliziosa dell'amica mentre si avvicinavano ai due gentiluomini su cui Genevieve aveva appena scherzato in maniera tanto frivola. Piuttosto, sentì il battito accelerare nel petto mentre i seni si alzavano e si abbassavano al ritmo dei suoi respiri veloci. Si sforzò di tenere sotto controllo quelle sensazioni angoscianti, ma i palmi delle mani iniziarono lo stesso a sudare nei guanti di pizzo. Naturalmente, non li conosceva di persona. Entrambi avevano da poco superato i trenta anni mentre lei ne aveva solo ventiquattro e non aveva mai fatto parte del corteo di personaggi spregiudicati che li circondava ogni qualvolta si degnavano di comparire in pubblico. Tuttavia, li riconobbe immediatamente: erano Lord Rupert Stirling, un tempo Marchese di Devlin e attuale Duca di Stratton, e il suo migliore amico, Lord Bene5


dict Lucas, meglio conosciuti come Diavolo e Lucifero nell'alta società. Si erano guadagnati quei soprannomi grazie alle loro imprese scandalose, che li vedevano entrare e uscire dalle stanze delle signore con grande disinvoltura. Erano gli stessi uomini su cui Genevieve aveva fatto una battuta pochi istanti prima, insinuando che potevano considerarli dei candidati papabili come amanti, ora che l'anno di lutto per i loro mariti era finito... «Pandora?» Lei scosse la testa. «Non credo di poter affrontare una situazione del genere, Genevieve.» L'amica le strinse delicatamente il braccio, come a rassicurarla. «Cara, dobbiamo solo conversare un po' con loro. Faremo gli onori di casa al posto di Sophia, mentre lei si occupa del nostro ospite a sorpresa, il Conte di Sherbourne.» Lanciò un'occhiata all'altro capo della sala da ballo, dove la gentildonna stava intrattenendo una conversazione discreta ma animata con il libertino Dante Carfax, amico intimo di Diavolo e Lucifero. Proprio come le tre vedove, che avevano stretto un forte legame di amicizia... Era per pura coincidenza che Sophia Rowlands, Duchessa di Clayborne, Genevieve Forster, Duchessa di Woollerton, e Pandora Maybury, Duchessa di Wyndwood, avevano perso il marito a distanza di poche settimane l'una dall'altra, la primavera precedente. Alla fine del loro anno di lutto, un mese prima, le tre donne, fino ad allora perfette sconosciute, avevano stabilito una sorta di sodalizio, accomunate dalla loro 6


giovane età e dalla condizione di vedove. Tuttavia, quando, pochi minuti prima, Genevieve aveva affermato che dovevano trovarsi almeno un amante, se non di più, prima della fine della Stagione, Pandora era sprofondata in uno stato di angoscia più che di trepidazione. «Tuttavia...» «Ritengo sia il momento del nostro ballo, Vostra Grazia.» Per la prima volta in vita sua, Pandora fu felice di vedere Lord Richard Sugdon, un uomo che trovava alquanto sgradevole sia per il suo aspetto troppo curato sia per i modi eccessivamente informali che utilizzava quando si incontravano. Quando lui aveva insistito affinché gli concedesse il primo valzer della serata, lei non era riuscita a trovare una scusa credibile per rifiutare. Ora, però, perfino la compagnia di un uomo tanto vanitoso le pareva preferibile a quella pericolosamente irresistibile di Rupert Stirling o di Benedict Lucas. «Non me ne ero dimenticata, caro milord.» Pandora rivolse a Genevieve un fugace sorriso di commiato e appoggiò una mano sul braccio di Lord Sugdon prima di lasciarsi trascinare sulla pista da ballo. «Buon Dio, Dante, che cosa ti ha gettato in un simile stato di confusione?» domandò Rupert Stirling, Duca di Stratton, entrando nella biblioteca di Clayborne House più tardi, quella stessa sera, e notando immediatamente che uno dei suoi due migliori amici aveva un aspetto piuttosto sciupato. «O forse farei meglio a non chiederlo...» sillabò lentamente con aria inquisitoria, sentendo 7


nell'aria la fragranza dolce di una donna. «Sì, forse non dovresti chiederlo» rispose Dante Carfax, Conte di Sherbourne. «Così come io non dovrei prendermi la briga di domandare con cosa – o meglio, con chi – si sta dilettando il nostro Benedict.» «Sì, probabilmente sarebbe meglio che tu non lo facessi» ridacchiò Rupert. «Ti unisci a me per un brandy?» gli chiese l'amico, sollevando la caraffa dalla quale si era appena servito un bicchiere. «Perché no?» rispose il duca, chiudendosi la porta della biblioteca alle spalle. «Da tempo sostengo che la mia matrigna riuscirà a fare di me un ubriacone... o un assassino!» Pandora, che alla fine del valzer era rimasta intrappolata in un angolo con Lord Sugdon ed era riuscita a liberarsi di lui solo pochi minuti prima, uscì sulla terrazza antistante la biblioteca e non poté fare a meno di ascoltare la conversazione tra i due gentiluomini all'interno. «Ebbene, vada pure per l'ubriacone, stasera» replicò Dante. «Soprattutto in onore della duchessa che è stata così previdente da lasciare qui una caraffa piena di ottimo brandy e dei sigari di ottima qualità per gli ospiti di sesso maschile.» Seguì il tintinnio del cristallo e il rumore del liquido che veniva versato. «Ah, adesso sì che si ragiona» commentò soddisfatto Rupert dopo aver preso un sorso dell'agognata bevanda. «A dirti il vero, Stratton, non so neanche perché noi 8


tre siamo qui stasera» biascicò stancamente l'altro, spalancando la portafinestra che si affacciava sul terrazzo con l'intenzione di far uscire il fumo dei sigari. «A giudicare dal tuo aspetto scarmigliato, le ragioni che ti hanno portato qui mi sembrano ovvie, se posso permettermi» gli fece notare l'amico. «Benedict, invece, è stato così gentile da acconsentire ad accompagnarmi appena gli ho rivelato di avere bisogno di trascorrere una serata lontano dalla nauseante compagnia della mia cara matrigna.» Dante rise forte e commentò: «Scommetto che la bella Patricia non ama sentirsi chiamare così da te». «Infatti lo detesta» confermò l'altro con perfida soddisfazione. «Ed è proprio per questo che lo faccio in continuazione!». Diavolo di nome e di fatto... Quel pensiero attraversò la mente di Pandora inaspettatamente, mentre se ne stava immobile nell'ombra, pregando di non attirare su di sé l'attenzione dei due gentiluomini. L'odore dei sigari le fece tornare in mente i momenti più felici della sua vita, i tempi in cui, ancora spensierata e innocente, frequentava balli come quello in compagnia dei genitori. In quelle occasioni non avrebbe mai sentito il bisogno di fuggire nella terrazza affinché i raffinati ospiti di Sophia non si accorgessero che le allusioni dirette e brutali di Lord Sugdon l'avevano umiliata fino alle lacrime. Non che alla buona società interessasse qualcosa se lei veniva maltrattata o insultata. Gran parte di quelle 9


persone non si accorgeva nemmeno della sua esistenza, né si disturbava a rivolgerle la parola. Cosa poteva importare a quella gente se Pandora doveva sopportare in continuazione le avances di tutti gli uomini abbastanza coraggiosi da accettare la sua compagnia sconveniente? Di certo, se Sophia e Genevieve non avessero insistito per far partecipare anche lei agli eventi mondani che frequentavano, Pandora sarebbe stata completamente ostracizzata durante l'ultimo mese in cui aveva azzardato il ritorno in società. «Un tentativo del tutto inutile, il mio» proseguì stancamente Rupert Stirling, «dato che la vedova di mio padre è appena arrivata qui al ballo della duchessa.» «Oh, sono certo che Sophia non abbia...» «Suvvia, non prendertela ora. Non sto dando la colpa alla tua Sophia...» «Non è la mia Sophia.» «Davvero? Dunque mi sbagliavo quando, entrando qui, ho avvertito il suo profumo nell'aria?» Seguì una brevissima pausa prima che l'altro rispondesse con riluttanza: «No, non ti sbagliavi, ma Sophia continua a dire che spreco il mio tempo a farle la corte». La mente di Pandora andò in ebollizione quando sentì i due amici scambiarsi quei commenti. Sophia e Dante Carfax? Non poteva essere! La sua amica non perdeva mai occasione di criticare il bel Conte di Sherbourne per la sua condotta spregiudicata... «Perdonami, Rupert, ma non credi che prendere moglie possa risolvere almeno in parte il tuo problema? In 10


questo modo la vedova di tuo padre sarebbe costretta ad andarsene dalle tue case e non potrebbe più vivere con te, o sbaglio?» chiese Dante. «Non credere che non abbia già considerato questa possibilità» gracchiò lui. «Dunque?» «Dunque è indubbio che risolverebbe un problema, tuttavia ne creerebbe un altro.» «E quale?» «Il fatto che mi ritroverei incastrato per il resto dei miei giorni con una moglie che non voglio e che non amo!» «E tu trovane una che desideri, almeno fisicamente. Ogni Stagione compaiono decine e decine di ragazze belle e giovani.» «Vedi, a trentadue anni i miei gusti in fatto di donne escludono a priori le ragazzine impertinenti fresche di collegio.» La voce del gentiluomo andava e veniva, segnale che stava camminando in maniera nervosa, avanti e indietro. «Non riesco proprio a immaginarmi accanto a una ragazza che non solo ciarla e sghignazza, ma non ha la minima idea di cosa succede in camera da letto» aggiunse in tono sdegnoso. «Forse non dovresti liquidare l'innocenza di una donna in maniera tanto sbrigativa, Rupert.» «Che intendi?» «Be', innanzitutto nessuno potrebbe mai accusarti di non avere il giusto savoir faire in camera da letto, il che ti consente di istruire la tua giovane e innocente moglie 11


in base alle tue preferenze. Punto secondo, l'innocenza comporta l'ulteriore vantaggio di sapere con certezza – o quasi – che il futuro erede del ducato è sangue del tuo sangue!» «Cosa che non sarebbe accaduta nel caso in cui Patricia fosse riuscita a dare a mio padre un secondogenito, evenienza che mi avrebbe gettato nel panico, facendomi perdere il sonno per timore di essere ucciso» commentò il Duca di Stratton, inviperito. Pandora si rese conto che non se ne stava più ferma e zitta nell'ombra per evitare di essere scorta, ma aveva incominciato a origliare senza remore la conversazione tra i due gentiluomini. Avendoli avvistati poco prima, anche se a una certa distanza, poteva immaginarli facilmente nella sua testa. Dante Carfax era alto, di carnagione scura, con due occhi verdi e maliziosi; il suo completo da sera impeccabile calzava alla perfezione sulle sue spalle ampie e muscolose, sul ventre piatto e sulle gambe lunghe e forti. Rupert Stirling era alto quanto l'amico, se non di più. Le ciocche biondo scuro gli ricadevano in morbidi ricci sbarazzini intorno alle orecchie e sulla fronte. L'abito nero, abbinato a una camicia di lino candida, metteva in risalto il petto ampio e possente, la vita sottile e le gambe muscolose. I suoi occhi, non c'era dubbio, possedevano una rara sfumatura di grigio, fredda ed enigmatica, e spiccavano sul bellissimo volto altezzoso da angelo caduto: naso aristocratico, zigomi prominenti e una bocca pericolosamente sensuale che sapeva sorridere sarcasticamente o assottigliarsi con disprezzo. 12


Un disprezzo che, al momento, pareva essere diretto unicamente alla donna che il suo defunto padre aveva sposato quattro anni prima. All'epoca Pandora aveva solo venti anni e lei stessa si era sposata da poco, ma ricordava perfettamente che la buona società era rimasta molto scossa dalla notizia che il settimo Duca di Stratton, vedovo da tempo immemore e alla soglia dei sessanta anni, aveva scelto come seconda moglie la giovane donna che si diceva fosse stata sentimentalmente coinvolta con il figlio, prima che ritornasse al suo reggimento per combattere nell'esercito di Wellington contro Napoleone... Pandora, così come tutti, sapeva bene che il nuovo duca e la sua matrigna vivevano sotto lo stesso tetto da quando il padre di lui era passato a miglior vita, l'anno precedente. In realtà, non si trattava di una sola casa, ma di più residenze. Infatti, che soggiornassero in campagna o in città, i due non si separavano mai. «Se ben ricordo, hai sempre avuto motivo di temere per la tua vita quando ti trovavi in camera da letto con quella signora» rimarcò ironicamente Dante, in risposta al precedente commento dell'amico. Pandora sentì il calore affluirle alle guance per l'imbarazzo di aver ascoltato dettagli tanto intimi sulla relazione di Rupert Stirling con la donna che, al momento, era la sua matrigna. Forse aveva sentito abbastanza di quella conversazione ed era giunto il momento di rientrare nella sala da ballo, congedarsi da Sophia e andarsene. Sì, probabilmente era meglio così... «Metà degli uomini presenti al ballo di stasera sta seguendo la mia cara matrigna con la lingua penzoloni, 13


come tanti bravi cagnolini» commentò il duca in tono caustico. «E l'altra metà?» «A quanto pare, si sta affannando a correre dietro alle sottane rosso porpora di una donnina esile dai capelli biondi...» «Permettimi di precisare che il suo abito è viola, non porpora.» «Come dici, scusa?» «L'abito di Pandora Maybury è viola, non porpora» ripeté Dante Carfax sottovoce. Pandora, che si era già voltata per tornare dentro e lasciare i due amici tranquilli con il brandy, i sigari e la conversazione da uomini, si fermò di colpo, attraversata da un brivido di allarme al sentir pronunciare il suo nome. «La vedova di Barnaby Maybury?» chiese il duca. «Proprio lei.» «Ah.» Quel poco di colore che le guance di Pandora avevano riacquistato durante la sosta all'aria aperta svanì in un lampo quando colse la nota di disprezzo con cui il Duca di Stratton aveva pronunciato quell'ultima sillaba. Dante lanciò una risata gutturale e disse: «So bene che preferisci le donne alte, dai capelli scuri e le forme procaci, Stratton». «E converrai con me che Pandora Maybury – minuta, bionda e magrolina – è talmente lontana da questo ideale...» «Ti sfido a notare qualsivoglia di queste caratteristiche 14


una volta che ti sarai perso nella strabiliante bellezza dei suoi occhi!» «Date le circostanze, mi chiedo se sia lecito che ti soffermi tanto sulla bellezza degli occhi – o di una qualsiasi altra parte del corpo – di un'altra donna, Dante.» L'amico sghignazzò, divertito dal sarcasmo di quell'osservazione. «Sfido qualunque uomo, quali che siano le circostanze, a non notare gli occhi di Pandora Maybury.» «E, di grazia, cosa avrebbero di tanto speciale i suoi occhi?» «Sono dello stesso colore dell'abito che indossa: violette a primavera» rispose Dante con palese ammirazione. «Non sarà che la tua prolungata condizione di amante rifiutato dalla nostra bellissima ospite di stasera ti ha irrimediabilmente confuso le idee?» lo canzonò Rupert in tono beffardo. «Sei la seconda persona che azzarda quest'ipotesi oggi» ringhiò Dante. «Ma sta' pur certo che, per quanto riguarda gli occhi di Pandora Maybury, sto dicendo la pura e semplice verità.» «Viole, dici?» domandò il duca, in un tono ancora scettico. «La stessa sfumatura intensa e scura delle viole a primavera» insistette Carfax, risoluto. «Incorniciati dalle ciglia più lunghe e setose che abbia mai visto in vita mia.» «Dunque sono questi occhi color delle viole e queste ciglia setose che hanno condotto non uno, ma ben due uomini alla morte?» 15


Pandora trattenne il fiato, sconvolta, lasciandosi cadere sulla panchina in ferro battuto che era appoggiata al muro esterno di Clayborne House. Da tempo aveva capito cosa pensassero di lei in società, ma non lo aveva mai sentito dire apertamente dalla bocca di qualcuno. Tuttavia, in quel momento non si trovava in presenza dei suoi accusatori, ma stava origliando una conversazione privata e, come diceva anche il proverbio, a chi male fa male va. «Bene, credo che ora prenderò congedo visto che sei di pessimo umore» disse Dante. «Io resterò qui a finire il mio brandy e il sigaro prima di accomiatarmi» rispose il duca. Pandora era troppo immersa nello sconforto per far caso a cosa si dicevano i due amici, talmente sopraffatta dalla tristezza dei ricordi rievocati da quella conversazione che non riuscì a fare niente se non abbandonarsi alla disperazione, come le succedeva spesso da circa un anno, ovvero da quando suo marito e Sir Thomas Stanley erano morti in maniera sciocca e inutile, sollevando uno scandalo di cui si sarebbe parlato per molto tempo a venire. «Ah, eccovi finalmente» disse una voce familiare, fuoriuscendo dal buio. «E tutta sola, per giunta» aggiunse Lord Sugdon con soddisfazione, mostrandosi sotto la flebile luce delle candele che filtrava dalle tende di pizzo della biblioteca. Pandora lo scrutò con circospezione, rialzandosi dalla panchina e muovendo un passo con le sue scarpette di seta. «Ero proprio in procinto di rientrare e...» 16


«Oh, suvvia, non può essere» la interruppe il giovane, avvicinandosi ancora di più. «Sarebbe un vero peccato sprecare questo bel chiaro di luna e l'atmosfera intima della terrazza» commentò, sbirciando maliziosamente le rotondità dei seni di Pandora che spuntavano dalla scollatura profonda dell'abito. «Vi prego, credo che ora io debba proprio rientr... Lord Sugdon!» esclamò, scandalizzata, mentre lui la afferrava malamente e cercava di stringerla tra le braccia. «Lasciatemi subito!» Premette le mani contro il suo petto, cercando di divincolarsi dalla stretta di ferro che le cingeva la vita, ma lui non le prestò alcuna attenzione, anzi, abbassò la testa, chiaramente in cerca della sua bocca. Il solo pensiero di quelle labbra grosse e umide sulle sue bastò a provocarle un'ondata di nausea. «Voi non volete che vi lasci andare...» «Certo che sì, invece!» insistette lei con veemenza, sicura che, se non fosse riuscita a liberarsi in fretta, avrebbe perso i sensi. Il che, a giudicare dall'espressione di desiderio dipinta sul volto sempre più tetro di Lord Sugdon, non sarebbe bastato a farlo desistere dai suoi propositi; al contrario, quell'uomo sembrava perfettamente capace di approfittare di lei mentre giaceva al suolo, svenuta e ignara di tutto. «Vi prego, smettetela immediatamente!» «Vi piace movimentare un po' le cose, mia adorata?» commentò lui con un ghigno soddisfatto. «Non mi lamenterò certo per questo!» Allontanò una mano dalla vita di Pandora, ma solo per afferrare l'orlo della scollatura e tirare la delicatissima stoffa fino a strapparla e 17


scoprire la sottoveste che celava a malapena i seni. «Questa sì che è una bella vista di cui godere.» Il suo sguardo acceso era concentrato sui seni seminudi mentre si leccava le labbra, pregustando ciò che stava per accadere. Pandora soffocò un singhiozzo, consapevole che la sua vita – dopo quattro anni di assoluta infelicità – era scesa a un livello di bassezza e depravazione che non avrebbe neanche potuto immaginare prima di quella serata. «Vi prego, non potete farmi questo!» lo implorò disperatamente, continuando a spingere via le sue braccia senza alcun successo. «Suvvia, ammettetelo: lo volete anche voi.» Con una mano le afferrò un seno, stringendolo tra le dita fino a farle male. «Non avete fatto altro che supplicarmi di prendervi per tutta la sera.» «Se è questo che credete, vi sbagliate di grosso, signore!» gemette Pandora. «Ora, per piacere...» «Sarete voi a offrirmi un certo piacere tra pochi istanti, mia bella... Ma che vi prende?» ruggì con rabbia quando la mano di Pandora lo colpì sulla guancia. «La pagherete per questo, piccola...» «Credo dovrete riconoscere, Sugdon, che quando una signora dice di no con tanta veemenza allora fareste meglio a peccare per eccesso di prudenza e riconoscere che sta realmente rifiutando le vostre avances.» Non appena Lord Sugdon la liberò dal suo abbraccio repellente, Pandora indietreggiò sulle gambe malferme e andò a sbattere contro la panchina di ferro senza nemmeno accorgersi che il metallo premeva contro le sue gambe, tanto era presa a richiudere come poteva la stoffa 18


strappata davanti ai seni. Con il volto pallido come cera, fissò allibita il suo inaspettato – e del tutto improbabile – salvatore. Lord Rupert Stirling, ottavo Duca di Stratton, altrimenti noto alla buona società come Diavolo...

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Audace fantasia STEPHANIE LAURENS INGHILTERRA, 1816 - Royce, Duca di Wolverstone, segue una regola precisa: mai passare più di cinque notti con la stessa amante. Dopo aver posato gli occhi su Minerva Chesterton, inizia a pensare che cinque incontri non basteranno a soddisfare il desiderio che quella donna accende in lui. Anzi, lei potrebbe essere la moglie che sta cercando. Da parte sua, Minerva sembra decisa a non lasciarsi coinvolgere troppo. Finché non propone a Royce di soddisfare una sua audace fantasia. Lo benda, lo spoglia... e da quel momento nulla sembra più come prima.

Piccante innocenza CAROLE MORTIMER INGHITERRA, 1817 - Lord Rupert Stirling si è guadagnato la reputazione più discutibile di tutta Londra, mentre la fama di nobile più chiacchierata spetta a Lady Pandora, Duchessa di Wyndwood. Quando si incontrano, Rupert è stupito dall'innocenza della gentildonna, e Pandora rimane affascinata della gentilezza dello scandaloso libertino. Ma qual è la verità dietro i pettegolezzi del ton? Cercando una risposta, i due giovani arrivano a scoprire segreti piccanti e a sperimentare bollenti avventure, a desiderare carezze e a sussurrarsi tenerezze. Finché la situazione non diventa troppo compromettente...


Le fiamme del desiderio MARGARET MALLORY SCOZIA, 1516 - Gli anni trascorsi a combattere non sono bastati a far dimenticare a Duncan MacDonald Moira, l'unica donna che abbia amato. E nonostante la freddezza con cui lei lo accoglie quando si incontrano di nuovo, continua a ripensare all'ultima volta che hanno fatto l'amore... a come le loro labbra si sono unite in un bacio profondo, le loro mani hanno sfiorato la pelle con languide carezze, i loro corpi si sono fusi con ardente passione. Allora, tormentato da quelle immagini, decide che non può ripartire senza provare a risvegliare in lei la fiamma del desiderio... e a riconquistare il suo cuore.

Stuzzicante tentazione CAROLE MORTIMER INGHILTERRA, 1817 - Quando incontra il famigerato Lucifero, la Duchessa di Woollerton dimostra di non essere impressionata dalla reputazione che lo accompagna: non lesina battute mordaci e adotta un atteggiamento disinibito. Senza sapere che per lui l'audacia è più stuzzicante dell'innocenza, e che le provocazioni non fanno che stimolare le sue fantasie. E infatti, nonostante le buone intenzioni, Genevieve finisce per arrendersi al fascino del seducente libertino. Pone a se stessa un'unica condizione: aprirà i sensi alla passione, ma chiuderà il cuore alle lusinghe dell'amore. Ci riuscirà? Dal 12 febbraio


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AUSTRIA - INGHILTERRA, 1816 - Quando Will Ransleigh rintraccia la famigerata Elodie Lefevre, cade vittima del suo fascino. E inizia a chiedersi se lei sia davvero una spia...

Le tentazioni di una lady BRONWYN SCOTT

INGHILTERRA, 1817 - Phaedra Montague è la figlia minore del Duca di Rothermere. Bram è il nuovo, affascinante stalliere. E per una vera lady come lei è una sfida irresistibile!

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