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JOANNA FULFORD

La notte delle trasgressioni


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Caged Countess Harlequin Mills & Boon Historical Romance © 2013 Joanna Fulford Traduzione di Rossana Lanfredi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Storici Seduction ottobre 2013 Questo volume è stato stampato nel settembre 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI STORICI SEDUCTION ISSN 2240 - 1644 Periodico mensile n. 22 del 23/10/2013 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 556 del 18/11/2011 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Parigi, febbraio 1815 Claudine si appoggiò al cuoio logoro dello schienale, lasciando che il suo corpo si rilassasse al ritmo ondeggiante della carrozza. Una volta o due guardò fuori dal finestrino. Anche se era soltanto tardo pomeriggio, la pioggia di febbraio aveva scoraggiato la maggior parte delle persone dall'avventurarsi fuori, così le strade erano più silenziose del solito. A dire la verità, lei stessa avrebbe preferito restare a casa ma, date le circostanze, uscire era stato inevitabile. Inoltre aveva deciso lei di recarsi a Parigi e accettare quella posizione. Bisognava riconoscere i vantaggi, ma anche le difficoltà della vita, e in fondo era stato anche il rischio ad attirarla. Un rischio che all'inizio della sua carriera era stato insignificante, ma che col tempo era notevolmente aumentato. Nessuna incoscienza, bensì un pericolo calcolato, sempre corso per una buona causa. Poiché... quale causa era migliore del servire il proprio paese? Ah, se i suoi amici di Londra avessero potuto vederla in quel momento... Un sorriso ironico le incurvò le labbra. Non 5


faticava a immaginare le loro reazioni scandalizzate. I suoi parenti molto probabilmente l'avrebbero diseredata, del resto in molti già disapprovavano le sue azioni. Quella consapevolezza avrebbe dovuto preoccuparla, invece Claudine sentiva soltanto una curiosa sensazione di distacco. Per troppo tempo era stata una pedina nelle mani dei familiari. Ora, dopo un lungo, faticoso lavoro, si era conquistata l'indipendenza e intendeva mantenerla. Nel bene e nel male, ormai era lei a prendere le decisioni che riguardavano la sua vita. Il fiacre lasciò la strada principale e svoltò in una via più tranquilla, fermandosi davanti a una casa sul lato sinistro. Un lampione illuminava il numerino sul pilastro accanto alla porta. Con la facciata in pietra e le finestre completate da imposte, l'edificio sembrava in tutto simile agli altri che lo circondavano, ma per la clientela che lo frequentava quell'aspetto anonimo era parte del suo fascino. Del resto, la discrezione era anche il motto della sua proprietaria, e ciò rendeva quella casa ancora più utile. In ogni caso, tuttavia, non era il posto che lei avrebbe scelto per un incontro. Il suo sorriso si fece ancora più ironico. Nella sua vecchia vita andare in un luogo simile sarebbe stato del tutto impensabile. «Ma quella vita si svolgeva in un altro paese» mormorò. «E apparteneva a una donna che ormai è morta.» Lei ora era un'altra persona. La sua mano si mosse involontariamente verso la borsetta a rete che teneva in grembo e la familiare forma della pistola che vi era nascosta. Era soltanto una precauzione, non aveva mai avuto bisogno di usarla, ma la sua presenza era sempre rassicurante. Dopo aver alzato il cappuccio del mantello, Claudine sce6


se dal fiacre e pagò il conducente, il quale grugnì qualche parola di ringraziamento. Salì in fretta i gradini e tirò la catena del campanello. Le aprì un domestico il cui aspetto suggeriva che fosse stato assunto per stazza e forza piuttosto che per la gradevolezza dei tratti: il naso rotto e schiacciato indicava che l'uomo doveva essere stato un ottimo lottatore, un tempo. La scrutò per un momento, poi, riconoscendola, la salutò con un cenno del capo e la fece entrare. Claudine varcò la soglia e si ritrovò in un atrio illuminato. «Chi è, Raoul?» La voce proveniva dalla scala di fronte e fu seguita da una sommessa risata. «Bene, bene. Chi mai lo avrebbe detto?» Aveva parlato una donna che, dal ballatoio al piano superiore, osservava la scena più in basso. Il suo abito, l'acconciatura erano eleganti, il trucco impeccabile, e così, nella luce soffusa che addolciva le pieghe della bocca, Madame Renaud non dimostrava affatto i suoi quarantadue anni. Tuttavia, a dispetto del tono dolce della voce, non c'era nulla di dolce negli occhi che osservavano la visitatrice. Ancora più sconcertante era la luce divertita che vi brillava. Claudine la ignorò. «Sono qui per affari, madame.» «Non lo siamo tutti, mia cara?» Madame Renaud indicò il ballatoio con un cenno del capo. «Sarà meglio che saliate.» Claudine la raggiunse pochi istanti dopo. Uno sguardo attento valutò ogni dettaglio del suo abbigliamento, dal mantello di ottima fattura all'abito appena visibile sotto di esso, stimandone il valore al centesimo. Il totale fu una somma notevole, e la cosa non fece che aumentare la curiosità della donna. «Credevo che aveste riconsiderato la mia offerta» disse. 7


«Sono qui per un altro tipo di affari.» «Peccato. Con il vostro aspetto guadagnereste una fortuna.» Madame si voltò a lanciare un'occhiata dentro la stanza alle loro spalle, dove una mezza dozzina di ragazze con indosso vestiti semitrasparenti rideva e parlava tra loro. Era ancora presto, l'orologio sulla mensola del camino segnava che mancavano dieci minuti alle otto. «Volete dire che farei guadagnare a voi una fortuna» replicò Claudine, pronunciando quelle parole senza rancore, come fossero un semplice dato di fatto. Madame annuì. «Voi però avreste una buona percentuale dei profitti, ve lo garantisco.» «Se mai decidessi di intraprendere quella strada, voi sarete la prima a saperlo. Nel frattempo suggerisco di restare fedeli al nostro attuale accordo.» Claudine porse a madame il borsellino nascosto in una delle sue tasche. «Lui è ancora qui?» Madame prese il borsellino, ne soppesò il contenuto, poi accennò a un sorriso. «Da questa parte.» Le due donne attraversarono il ballatoio e quindi uno stretto passaggio con porte da entrambi i lati. Da dietro alcune di esse provenivano voci maschili e femminili attutite, e altri rumori che provocarono uno strano brivido sulla pelle di Claudine. Si era chiesta spesso cosa si provasse a giacere con un uomo, ma fino a quel momento la sua immaginazione era rimasta rigidamente chiusa nell'ambito matrimoniale. La sua istitutrice non le aveva lasciato dubbi su quale fosse il dovere di una donna e, essendo vedova, Mrs. Failsworth era la persona più qualificata a parlare. «L'intimità è un aspetto inevitabile del matrimonio, mia cara, e se nessuna donna che abbia ricevuto una educazione 8


raffinata può ragionevolmente trovarvi piacere, tuttavia dovrà sempre obbedire al volere del marito.» Dopodiché le aveva spiegato, con la maggiore delicatezza possibile, in che cosa consisteva quella obbedienza. «La procreazione di bambini è il fine ultimo del matrimonio ed è dovere di una moglie dare a suo marito degli eredi che continuino la sua stirpe. Naturalmente metterli al mondo è una esperienza dolorosa e pericolosa. Molte donne muoiono durante il travaglio, o restano vittime di emorragie fatali. Altre perdono la vita poco dopo, perché colpite da violente febbri...» Claudine aveva ascoltato a occhi sgranati e sempre più preoccupata. A quel tempo, si era chiesta a volte che cosa accadesse dopo il matrimonio, ma la sua immaginazione non si era mai spinta oltre qualche bacio e, dopo un certo intervallo di tempo, la nascita di un bambino. Mai si sarebbe figurata le orribili possibilità che Mrs. Failsworth le aveva descritto, e che invece sembravano un destino ineluttabile. La società considerava il matrimonio come l'unica carriera aperta alle donne, o in ogni caso alle donne di ottimi natali, e si trattava essenzialmente di matrimoni che erano soprattutto accordi d'affari, come lei sapeva bene. Accordi nei quali non si prestava nessuna attenzione ai sentimenti o alle inclinazioni personali. Di certo a lei non era stato concesso di dire nulla in proposito. Nella casa di suo padre, contava solo la volontà del genitore e lei era stata informata delle imminenti nozze quando ormai tutto era stato pattuito e firmato. Naturalmente era accaduto molto tempo prima, durate la sua infanzia. In ogni caso, il suo matrimonio era morto... morto da ogni punto di vita, tranne da quello dei documenti. Negli anni trascorsi da allora, Claudine aveva incontrato molte donne che sembravano contente della loro situazione, alcune persino 9


felici. Ma lo erano davvero o fingevano e facevano buon viso a cattivo gioco? Che una donna potesse scegliere di cedere ogni notte ai voleri di uomini sempre diversi era una cosa che Claudine non aveva mai considerato, fino a quando le circostanze l'avevano messa davanti a quella realtà. Le ragazze di Madame Renaud trovavano piacere in quello che facevano o erano spinte su quella strada da necessità economiche? Lei sapeva delle ingenue fanciulle di campagna che arrivavano in città in cerca di fortuna, la cui innocenza le rendeva facili prede di uomini e donne senza scrupoli. Tuttavia quello schema non pareva adattarsi alla casa di madame. Mrs. Failsworth aveva detto che soltanto donne di un certo tipo provano piacere con gli uomini, ma come era possibile godere della unione carnale fuori del matrimonio? Poteva una donna trovarla piacevole, sapendo che rischiava di concepire un figlio? Di certo nessuna poteva desiderare affrontare un parto, specie una poveretta senza marito, che ne avrebbe avuto soltanto vergogna e rovina. Tutte le convenzioni sociali perciò dicevano che no, non era possibile. Eppure... Claudine era confusa. Il mondo di Madame Renaud era diverso da qualunque cosa lei avesse mai conosciuto. La prima volta che era arrivata in quella casa, non sapeva che tipo di posto fosse; le era stato soltanto fornito l'indirizzo e il nome della persona che doveva incontrare. Quando era entrata si era subito resa conto della realtà, e anche se non si era mai tirata indietro quando era stata mandata in squallide locande, o case da gioco, o balli in maschera organizzati in ambienti malfamati, quella casa superava davvero ogni limite. Così aveva espresso tutta 10


la propria indignazione al datore di lavoro. Paul Genet l'aveva guardata con divertita sorpresa. «Mmh... Non vi credevo schizzinosa, Claudine.» «Non sono schizzinosa. Penso soltanto che avreste dovuto avvertirmi di ciò che mi aspettava.» «In effetti forse avrei dovuto. Ebbene, la prossima volta sarete preparata.» «La prossima volta?» «Sì.» Vedendo la sua espressione, Genet si era affrettato a continuare. «Oh, ma non dovete preoccuparvi, mia cara. Dovrete fermarvi soltanto qualche minuto. Il tempo necessario a incontrare il vostro contatto e ottenere l'informazione che ci occorre.» «Perché proprio là? Ci dev'essere almeno una dozzina di altri posti adatti...» «Perché Madame Renaud è un tipo affidabile e terrà la bocca chiusa.» «Ebbene, in ogni caso tutto questo non mi piace.» «Non si chiede che vi piaccia.» «Già. Quello che penso non è importante, non è così?» Lui aveva sospirato. «E va bene. Ammetto che non è il posto più rispettabile di Parigi, ma è sicuro, e l'informazione che otterremo è di vitale importanza per lo sforzo bellico inglese. Inoltre, voi siete un'agente esperta e affidabile.» Claudine aveva scosso la testa. «Riservate le vostre adulazioni a qualcuno che le apprezza.» «La mia non è adulazione. Io vi impiego perché siete brava.» Claudine aveva studiato il suo compagno. Doveva essere intorno ai quarantacinque anni, vestiva sobriamente ed era piuttosto basso, con una struttura fisica che tendeva alla corpulenza, e una testa quasi calva. I pochi capelli che gli resta11


vano erano castano chiari e tagliati molto corti. Il volto rotondo e ben rasato era anonimo, tranne che per gli occhietti grigi, piccoli e penetranti. In una folla di persone sarebbe passato del tutto inosservato, eppure lei sapeva che era stato reclutato e addestrato da William Wickham, e il vecchio capo della squadra di spie sceglieva soltanto i migliori. Per questo, il fatto che Genet la apprezzasse lusingava Claudine, che volesse ammetterlo o no. «Va bene.» «Sapevo che non mi avreste abbandonato.» «Non vi ho mai abbandonato.» «Per questo vi ho scelta.» Una serie di estatiche grida maschili fece tornare bruscamente Claudine al presente. Lanciò un'occhiata alla porta chiusa dalla quale erano giunti i rumori, poi distolse rapidamente lo sguardo. Madame Renaud sorrise. «Estelle sa sempre come far felice un uomo» osservò. Poi, notando l'espressione imbarazzata della sua interlocutrice, inarcò un sopracciglio. «Non potete scandalizzarvi. Dopo tutto, siete una donna sposata.» E con un cenno del capo indicò l'anello nuziale che portava al dito. «La sola differenza è che noi veniamo pagate per ciò che facciamo.» Claudine non replicò. Poteva anche essere una donna sposata, ma non aveva idea di cosa significasse far felice un uomo sotto quel particolare aspetto. Quali sottili arti potevano provocare il tipo di piacere che aveva sentito dietro quella porta chiusa? Con ogni probabilità, non lo avrebbe saputo mai. Con un considerevole sforzo, impose alla sua mente di concentrarsi sul compito che doveva portare a termine, irri12


tata di essersi lasciata distrarre in quel modo. Le donne rispettabili non avevano certi pensieri, tanto meno ne parlavano. Del resto, le donne rispettabili non frequentavano i bordelli. Quel pensiero non contribuì certo a sollevare il suo spirito. Avevano raggiunto la fine del corridoio e Madame Renaud indicò una porta sulla destra. «Qui.» La stanza sapeva di profumo scadente e sudore; era arredata semplicemente, con un grande letto schermato da pesanti cortine, un sostegno per un catino, sopra di esso uno specchio appeso al muro, e una sedia. Due lampade a muro diffondevano una luce morbida, ma il loro raggio era limitato, così gli angoli restavano immersi nell'ombra. La finestra aveva le imposte chiuse. Nell'aria aleggiava un silenzio carico di tensione e Claudine aggrottò le sopracciglia. «Alain?» Le ombre si mossero e un uomo entrò nel suo campo visivo, facendole balzare il cuore in gola. Non poteva essere Alain. Tanto per cominciare era almeno di una testa più alto della persona che era venuta a incontrare, e poi quella figura snella e possente non somigliava per nulla a quella tarchiata che si aspettava di vedere. Quando l'uomo si voltò, lei inspirò bruscamente. Il volto, dai lineamenti scolpiti, un tempo doveva essere stato attraente; ora però due cicatrici irregolari deturpavano il lato sinistro della fronte e, più in basso, l'occhio e la guancia erano nascosti da una benda di pelle nera. Da lui sembrava emanare una forza virile e pericolosa, il cui effetto era insieme affascinante e inquietante. Con uno sforzo, Claudine riprese il controllo di sé. «Perdonatemi, monsieur, devo aver sbagliato stanza.» L'espressione e il sussulto di Claudine non sorpresero 13


l'uomo che le stava di fronte, ormai abituato alla reazione che suscitava in chi lo incontrava. In effetti, il suo non era un aspetto rassicurante. «Non credo, madame.» Lui avanzò nella stanza per osservarla meglio, e una violenta contrazione gli serrò le viscere. In primo luogo la donna era molto più giovane di quel che si era aspettato: doveva avere poco più di vent'anni. In secondo luogo era bellissima. La luce morbida delle lampade le illuminava i lucenti riccioli scuri, donando loro la tonalità delle castagne cui era appena stato tolto l'involucro esterno. Quella chioma incorniciava un volto incantevole dominato da due occhi enormi e dalla bocca più seducente che lui avesse mai visto. Per essere una donna, era anche piuttosto alta e la sua figura era snella, anche se i particolari erano nascosti dall'ampio mantello. Per un secondo o due, Antoine si concesse di indugiare sulla fantasia di toglierglielo. Qualunque uomo avrebbe voluto farlo, pensò. A quanto pareva Genet stava diventando più sottile nei suoi reclutamenti. Restando fedele alla tradizione francese, Genet si serviva tanto di informatori donne quanto di uomini, ma le signore di solito non erano come quella. Lei non aveva nemmeno i modi di una cortigiana. Senza dubbio Genet la utilizzava negli ambienti più elevati. Dopo tutto, ministri e ambasciatori stranieri erano sensibili al fascino femminile esattamente come tutti gli altri uomini. A dirla tutta, molti erano clienti della casa di Madame Renaud. Antoine fece un altro passo verso di lei. «Siete venuta qui per incontrare Alain Poiret.» Claudine sentiva il cuore battere forte nel petto. Aveva sempre creduto di essere alta, ma quell'uomo torreggiava su 14


di lei, e in quello spazio così limitato la sua era una presenza minacciosa. Non doveva lasciarglielo capire, però. Sollevando il mento, lo guardò dritto negli occhi. «Che cosa sapete di Alain? Chi siete?» «Mi chiamo Antoine Duval.» Claudine immaginò fosse un nome falso. «E voi dovete essere Claudine.» «Forse. Dov'è Alain?» «La polizia lo ha arrestato.» Lei impallidì, mentre un freddo, silenzioso orrore la travolgeva. «Arrestato?» «Alain sospettava di esser seguito» le spiegò lui, «ma è riuscito a farmi avere un messaggio prima che lo prendessero.» «Perché lo ha mandato a voi?» «Lavoro per la stessa vostra organizzazione e con lo stesso obiettivo: ottenere informazioni per il governo inglese.» «Alain non mi ha mai parlato di voi.» «Non ha mai parlato nemmeno di voi fino a quando non ha cominciato a temere per la vostra sicurezza. Io sono qui al suo posto, stasera, per mettervi in guardia.» Innervosita da quelle notizie e dall'uomo che aveva davanti, Claudine dovette imporsi di pensare con lucidità. La storia che aveva appena sentito sembrava veritiera; era verosimile che Alain cercasse in ogni modo di avvisarla e, se aveva scelto Duval per farlo, allora doveva fidarsi di lui. Non era mai saggio essere in debito con qualcuno, ma in quel momento lei doveva ammettere di esserlo. «Vi sono riconoscente, monsieur. Avete corso un notevole rischio» disse, poi il resto delle parole dell'uomo filtrò nel caos dei suoi pensieri. Se Alain era stato seguito, la polizia conosceva i suoi contatti? Sapeva di lei? Stava forse soltanto aspettando il 15


momento giusto per farla cadere in trappola? Come se le avesse letto nel pensiero, Duval proseguì. «Non sappiamo quanto abbiano scoperto gli uomini della polizia. Quello che è certo è che Alain verrà prima o poi costretto a parlare, perciò è troppo pericoloso per voi restare qui.» «Non posso abbandonarlo al suo destino.» «Non c'è nulla che possiate fare per lui adesso, se non rendere utile il suo lavoro. Dovete seguire il suo avvertimento e andare via finché ancora potete.» Claudine sapeva che l'uomo aveva ragione. «Devo tornare al mio appartamento. Ci sono cose che...» «Non potete tornare laggiù. È il primo posto dove vi cercheranno. Dobbiamo andarcene immediatamente... stanotte stessa.» Lei sollevò il mento. «Dobbiamo?» «Ho dato la mia parola che vi avrei portato al sicuro. C'è una carrozza che ci aspetta in fondo alla strada.» Non avendo nessuna intenzione di mettersi nelle mani di quello sconosciuto, Claudine scosse la testa. «So prendermi cura di me stessa.» «Una donna sola? Io non credo.» «Come pensate che sia arrivata fino a qui?» «È piuttosto facile cadere in una trappola, molto più difficile uscirne» replicò lui. «Ho il mio piano di emergenza per lasciare la Francia, e la cosa non vi riguarda.» «Mi riguarda, invece, sotto ogni aspetto.» «Vi ho già detto che so prendermi cura di me. Voi, monsieur, avete fatto il vostro dovere.» «La mia parte è appena cominciata.» La sua mano si chiuse intorno al braccio di Claudine, spingendola verso la porta. 16


Sentendo che lei gli resisteva, si accigliò. «Non abbiamo tempo per discutere.» «Vi ripeto che non verrò con voi.» «Non siate sciocca.» Il tono tagliente e lo sguardo che lo accompagnò la fecero infuriare. «Come faccio a sapere che non è una trappola?» «Se lo fosse, voi sareste già stata arrestata.» Dopodiché, a dispetto delle proteste di lei, aprì la porta e la tirò lungo il corridoio che conduceva alla scala. Claudine stava per parlare di nuovo, ma le sue parole vennero inghiottite dal rumore di pugni pesanti che battevano al portone più in basso. Poi una voce maschile gridò: «Polizia! Aprite!». Prima che qualcuno potesse rispondere si udì lo stesso ordine echeggiare dal retro dell'edificio. Claudine si sentì rivoltare lo stomaco. Duval imprecò sottovoce, poi guardò Madame Renaud. «C'è un'altra uscita?» La donna scosse la testa, mentre i colpi alla porta diventavano più forti. Si sporse dalla balaustra e chiamò il domestico più in basso. «Aspetta ancora un minuto, poi apri, Raoul.» Si voltò verso i due ospiti. «Venite con me, presto.» Claudine e Antoine non esitarono a obbedire, e pochi istanti dopo si ritrovarono nella stanza che avevano da poco lasciato. Lei si guardò intorno, stupita. La sola via d'uscita era la finestra, tuttavia si trovavano al primo piano e, anche se nessuno li avesse visti, un salto da quella altezza significava rompersi una gamba, nella migliore delle ipotesi. Poi vide Madame Renaud guardare Duval e capì che i 17


due si erano scambiati un silenzioso messaggio. «Ebbene?» domandò. «Spogliatevi e andate a letto» le ordinò lui. Madame annuì. «Li tratterrò più a lungo che potrò.» Dopodiché se ne andò.

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Il peccatore MARGARET MALLORY SCOZIA, 1515 - Audace, sfrontato, irresistibile, Alex non si lascia intimorire da nulla, tantomeno da una profezia che sembra metterlo in guardia da Glynis. Lei è incantevole, con quelle labbra morbide e succose che reclamano baci; con quel profumo sensuale capace di inebriare i sensi al primo respiro; con quella voce che è una promessa di lunghe notti di seduzione. Insieme passano ore di intensa passione tra languide carezze e peccaminosi sussurri, ma le faide tra clan che dilaniano la Scozia ben presto spezzano l'incantesimo e li costringono a prendere un'inaspettata decisione...

La notte delle trasgressioni JOANNA FULFORD FRANCIA - INGHILTERRA, 1815 - In Francia per una missione segreta, Claudine ha appuntamento con il suo informatore nella casa di piacere di Madame Renaud. Qui trova invece uno sconosciuto che afferma di chiamarsi Antoine Duval, con il quale inscena un momento di passione a causa dell'improvvisa irruzione delle autorità. Complice l'atmosfera conturbante del luogo e l'attrazione reciproca, la messinscena si spinge oltre le intenzioni di entrambi. E quando fuggono insieme da Parigi, il desiderio di sperimentare di nuovo le sensazioni che li hanno travolti è difficile da ignorare. Finché...


Audace fantasia STEPHANIE LAURENS INGHILTERRA, 1816 - Royce, Duca di Wolverstone, segue una regola precisa: mai passare più di cinque notti con la stessa amante. Dopo aver posato gli occhi su Minerva Chesterton, inizia a pensare che cinque incontri non basteranno a soddisfare il desiderio che quella donna accende in lui. Anzi, lei potrebbe essere la moglie che sta cercando. Da parte sua, Minerva sembra decisa a non lasciarsi coinvolgere troppo. Finché non propone a Royce di soddisfare una sua audace fantasia. Lo fa sdraiare, gli ordina di tenere le mani sulla testiera e lo benda... E da quel momento nulla sembra più come prima.

Piccante innocenza CAROLE MORTIMER INGHITERRA, 1817 - Lord Rupert Stirling si è guadagnato la reputazione più discutibile di tutta Londra, mentre la fama di nobile più chiacchierata spetta a Lady Pandora, Duchessa di Wyndwood. Quando si incontrano, Rupert è stupito dall'innocenza della gentildonna, e Pandora rimane affascinata della gentilezza dello scandaloso libertino. Ma qual è la verità dietro i pettegolezzi del ton? Cercando una risposta, i due giovani arrivano a scoprire segreti piccanti e a sperimentare bollenti avventure, a desiderare carezze e a sussurrarsi tenerezze. Finché la situazione non diventa troppo compromettente... Dall'11 dicembre


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