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Simona Liubicich

Tentazione e orgoglio


Tentazione e orgoglio © 2013 Simona Liubicich Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Passion luglio 2013 HARMONY PASSION ISSN 1970 - 9951 Periodico mensile n. 74 del 18/07/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 71 dello 06/02/2007 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Parigi, aprile 1815 Mostruose onde nere la sommergevano ripetutamente, impedendole di respirare. L'acqua salmastra, che si nebulizzava nell'aria a causa della tempesta, le intasava i polmoni facendola tossire e annaspare per cercare di restare a galla, mentre l'abito, appesantito dall'acqua che lo inzuppava, la trascinava sotto. Il cielo era squarciato da fulmini spaventosi e il Flaminia stava colando a picco portandosi appresso tutto l'equipaggio e i passeggeri. La poppa era ormai appena visibile tra i cavalloni. Il fortunale li aveva colti all'improvviso, troppo violento perchĂŠ il mercantile potesse cercare riparo in qualche insenatura protetta lungo la costa indiana. Lucilla udiva il suono distorto della campana mentre la nave s'inabissava tra i flutti. La vasta secca, non avvistata in tempo dalla coffa, aveva squarciato la chiglia come un lembo di tessuto. L'acqua aveva invaso il compartimento della stiva e lei era stata scaraventata in mare da uno dei marinai: la nave stava affondando. ÂŤNuota ragazzina, nuota piĂš forte che puoi lontano da quiÂť le aveva urlato l'uomo prima di lanciarla in 5


acqua con l'ausilio di un salvagente. «Quando questo bestione colerà a picco ti risucchierà giù insieme a lui se non sarai abbastanza distante! È l'unica possibilità di salvezza!» Lucilla chiedeva aiuto ormai con voce ridotta a poco più di un sussurro. Ed era del tutto inutile: era completamente sola in quella marea in tempesta. Quanto avrebbe potuto resistere prima di affogare, o peggio, di essere divorata dagli squali? Dov'erano i suoi genitori, perché non vedeva le scialuppe di salvataggio? Sinistri scricchiolii le giungevano da ciò che restava della nave, lo scafo stava cedendo alla forza del mare. Faceva freddo e gli abiti erano pesanti...Avrebbe dovuto lasciarsi andare, abbandonare il salvagente e raggiungere i suoi cari; erano tutti morti e presto lo sarebbe stata anche lei... Lucilla si svegliò di soprassalto, un grido strozzato nella gola. La pelle era imperlata di sudore e il petto si alzava e abbassava ansante. Allungò la mano per girare lo stoppino della lampada posta sul comodino e sospirò di sollievo appena la luce dorata della fiammella inondò la stanza. Il cuore rallentò gradualmente le pulsazioni e lei si guardò attorno, più tranquilla. Si alzò dal giaciglio e, indossata la veste da camera, si diresse a piedi nudi verso la grande finestra a bovindo. Non appena spostò le coltri, rivide ancora una volta l'immenso spettacolo della città di Parigi e l'alba di una nuova giornata sui Campi Elisi. Carretti colmi di verdure transitavano sospinti dai mercanti e il profumo di pane appena sfornato le giungeva inebriante alle narici. La France, pensò, 6


mentre le ultime ombre di quel maledetto incubo l'abbandonavano, ancora una volta. Lucilla non avrebbe mai dimenticato quella spaventosa notte di quindici anni prima... Tutto era accaduto durante il viaggio di ritorno dalla Cina con la sua famiglia, dove aveva vissuto per quasi dieci anni. La tempesta li aveva colti del tutto impreparati. Un uragano di proporzioni spaventose, aveva mormorato il capitano mentre cercava, senza successo, di dirigere la nave fuori dalla portata delle mastodontiche onde. Lei era stata l'unica superstite della sciagura, tratta in salvo alle prime luci dell'alba da una fregata britannica, aggrappata a quel salvagente come se fosse l'ultimo appiglio alla vita. Non voleva morire, a discapito della tragedia che l'aveva colpita. Sulla nave inglese viaggiava sir Gerard Valerian, visconte di Rathborne, fedele amico di lord Arthur Wellesley, il duca di Wellington. Si era prodigato immediatamente per salvarle la vita, mettendole a disposizione la cabina migliore e il suo medico personale. Per giorni, Lucilla era stata preda di una violenta febbre ed erano state necessarie intere settimane affinché riuscisse a rimettersi in piedi. Poi, aveva realizzato l'agghiacciante verità: era rimasta sola al mondo, non aveva più nessuno su cui contare. Così il visconte, mosso da un impeto di compassione, aveva fatto preparare le pratiche legali per prenderla sotto la sua protezione personale. Lucilla Altieri era divenuta la pupilla di uno dei Pari più importanti d'Inghilterra; aveva cambiato identità ed era cresciuta all'ombra della sfarzosa e potente corte inglese come 7


una nobildonna che si rispetti, onorando le rigide regole dell'etichetta. Non avrebbe mai voluto deludere sir Gerard e lady Mathilda, sua moglie, che le si erano affezionati come a una figlia. Ricordava ancora Shangai con struggente nostalgia. In primavera la città, bagnata dalla luce del tardo pomeriggio, si colorava di una sfumatura tra il rosa e il dorato; dalla collina dei mandorli, dove sorgeva la villa degli Altieri, si poteva ammirare la Perla d'Oriente in un riverbero suggestivo. Meretrice della corruzione, del traffico di droga e della prostituzione, sapeva tuttavia regalare emozioni forti, profumi inebrianti e nitori variopinti. Lucilla fu distratta all'improvviso da un lieve bussare alla porta della stanza. Erano le cinque e mezza del mattino e da lì a poco avrebbe dovuto mettersi al lavoro. Strinse la cintura della veste da camera e si riavviò i capelli, poi andò alla porta e l'aprì. «Lucy! Se avessi saputo che ti saresti presentata così, sarei giunto ancor prima.» «Smettila Johnny, cerca di essere serio, per una volta. Entra, svelto e chiudi la porta. Non che m'importi delle chiacchiere delle serve, ma meglio che non ti vedano.» Lucilla conosceva Jonathan Pelroy, conte di Stenton, da quando erano ragazzini. Avevano frequentato entrambi l'alta società inglese di Shangai e quando, anni dopo la disgrazia, lui l'aveva riconosciuta, aveva dimostrato un'estrema felicità nell'averla ritrovata. Jonathan prestava servizio presso Sua Maestà re Giorgio III, alle dirette dipendenze del duca di Wellington, ed era l'unico a conoscere la vera occupazio8


ne che Lucilla svolgeva per la Corona. «Allora, come ci muoveremo oggi?» «Secondo i miei informatori, il conte Valadier sarà presente questa sera al ricevimento, accompagnato dalla sua ultima amante. Entreremo con un invito falsificato e tu dovrai avvicinarlo, come prevede il piano. Appena sarete fuori dalla portata delle guardie, lo costringerai a parlare.» Lucilla lo ascoltava con attenzione. Sapeva che avrebbe potuto fare tutto da sola, ma Rathborne le aveva affiancato Jonathan, probabilmente nella speranza che tra loro sbocciasse qualcosa. Tuttavia, da quella maledetta notte che si era portata via la sua famiglia tra i flutti, qualcosa era cambiato: un pezzo del cuore le era stato strappato dal petto e con esso anche la capacità d'amare. Johnny era un uomo di notevole bellezza: alto, i capelli neri come l'ala d'un corvo e due occhi penetranti, sempre pronto al sorriso. Purtroppo, possedeva anche la capacità di trasformarsi in un boia senza scrupoli in pochi attimi, perdendo del tutto il controllo. Proprio per questo motivo a lei non garbava. Le provocava una sgradevole sensazione di nausea, non era più nemmeno l'ombra del ragazzo scapestrato dal sorriso facile che aveva popolato il suoi sogni di giovinetta. «Mi stai ascoltando, Lucy?» Lucilla si riebbe dai suoi pensieri sollevando di scatto il volto verso di lui. «Oh, perdonami, ero sovrappensiero. È stata una notte insonne e questa mattina mi ritrovo con la mente un po' appannata.» «Ti stavo chiedendo se conoscessi la via di fuga 9


nel caso insorgessero dei problemi.» «Certamente, ho studiato a memoria la mappa. Potrei fuggire anche bendata e poi sai bene che è molto difficile ingaggiare un corpo a corpo con me e spuntarla.» Jonathan sorrise sardonico e lei di rimando. Negli anni trascorsi a Shangai era stata iniziata alle arti marziali da Chien, un monaco Shaolin residente nella città. Così, ancora una volta, i ricordi la riportarono indietro nel tempo... «Pugni a Sud, gambe a Nord!» ripeteva senza sosta il piccolo uomo abbigliato con pantaloni e tunica di un intenso color arancio. La testa era calva e lucida di sudore, mentre si muoveva con fluida elasticità, nonostante gli anni, attorno a Lucilla, concentrata al centro del tatami. Lei manteneva alta la posizione di difesa, attenta a ogni minima mossa del maestro, scrutando con lo sguardo i suoi movimenti e parando gli affondi, come in una danza mistica. «Questo antico detto cinese vuole indicare l'uso delle tecniche di gamba» continuò il maestro. «È significativo dello Shaolin del Nord rispetto agli stili del Sud che prediligono di più l'uso delle braccia. Ricordate, signorina Lucilla: ogni parata difende il vostro rettangolo spaziale e ciò deve avvenire sempre a una distanza precisa. Le gambe si difendono da sole, le braccia difendono il torace e il volto. Ogni parata è sempre preceduta da un tentativo di portarsi fuori dal raggio d'azione dell'avversario.» «Con i vostri insegnamenti, maestro Chien, nessuno potrà mai mettermi a terra.» 10


«Mia cara, al mondo troverete sempre qualcuno più forte di voi e, se dovrete affrontarlo, sarete obbligata a ricorrere, oltre che al vostro corpo, all'uso del cervello. Corpo e mente, ricordatelo.» Il suono di Notre-Dame la riportò alla realtà. Il sol bemolle di Emmanuel, la campana della torre sud, che echeggiava solo nelle solennità e durante le occasioni più importanti dell'anno liturgico, ricordò a Lucy che quel giorno era la celebrazione della Santa Pasqua. «Va bene, Johnny, iniziamo a muoverci.» «Aspetta Lucy... Il bacio della buona sorte» le disse, guardandola con desiderio malcelato. Solo la leggera mise in velluto le copriva la camiciola di batista. Lucilla era scalza e, nonostante la statura notevole per una donna, Pelroy la superava di una spanna. Lei sollevò lo sguardo sul suo volto oscurato dalla passione. «Johnny, ne abbiamo già discusso, io non...» Ma non fece in tempo a terminare il discorso che lui l'avvolse in un ferreo abbraccio mentre, prepotente, calava sulla sua bocca semiaperta per lo stupore. La mano di Jonathan si spostò sulla nuca di lei, costringendola a inclinare la testa, quindi sprofondò con la lingua tra le sue labbra. Aveva il respiro affrettato e la patta dei pantaloni rigonfia che le premeva sull'inguine, le esplorava la bocca penetrandola come se la stesse possedendo carnalmente. Le mani cercarono d'infilarsi sotto la vestaglia. Rettangolo spaziale! La voce del vecchio Chien risuonò forte dentro la testa di Lucilla. Puntò entrambe 11


le mani contro la gola di Pelroy e contemporaneamente infilò una gamba tra le sue, spingendo forte. L'uomo perse l'equilibrio e nel momento in cui retrocedeva, fulminea gli colpì il ginocchio di traverso con un calcio non troppo violento, però abbastanza forte da scaraventarlo a terra. «Cristo, Lucy, che diavolo ti prende?» «Ti ho già avvertito in passato di non abusare della mia pazienza. Ricorda che non ti stai trastullando con una damina indifesa, ma con una spia addestrata a gestire le situazioni più complicate. Non ci metterei neppure un secondo a farti secco.» Lucilla era stata cresciuta dai migliori agenti di Sua Maestà. Da quando il visconte di Rathborne s'era accorto delle sue incredibili doti marziali, la strada per lei era stata tutta in discesa. Era il miglior infiltrato femminile del servizio segreto britannico. Una spia senza pietà né anima. Lo sapeva bene Pelroy, che non era mai riuscito ad avere la meglio su di lei in un combattimento corpo a corpo, come tutti i suoi compagni uomini. Quel vecchio maestro Shaolin le aveva insegnato tecniche a loro sconosciute e lei si era sempre rifiutata di trasmetterle. Era un segreto che custodiva gelosamente. Lucilla era imprevedibile e lui ne era ossessionato; la sognava di notte e di giorno, gli penetrava dentro come un seducente sussurro erotico e la voglia di possederla gli provocava gigantesche e frustranti erezioni. Era una sirena che lo attraeva facendolo vibrare di desiderio, ma non riusciva a farla capitolare, dannandosi in un crescendo di rabbia. Si sentiva costantemente insoddisfatto mentre lei sembrava essergli del tutto immune. 12


Ossessione, ossessione, ossessione... «Ci vediamo all'ingresso alle sette in punto, Lucy. Faremo un sopralluogo in carrozza per studiare l'accesso principale del palazzo e la zona limitrofa.» Detto ciò, girò sui tacchi. Uscì dalla camera in un silenzio carico di tensione, richiudendosi la porta alle spalle e lasciandola sola.

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Ps74 tentazione e orgoglio  
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