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Foto di copertina: Shutterstock Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Bound and Determined Penguin Group Inc. © 2006 Shelley Bradley Traduzione di Alessandra De Angelis Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Passion gennaio 2010 Questo volume è stato stampato nel dicembre 2009 presso la Mondadori Printing S.p.A. stabilimento Nuova Stampa Mondadori - Cles (Tn) HARMONY PASSION ISSN 1970 - 9951 Periodico mensile n. 26 del 7/1/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 71 del 6/2/2007 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Una donna pensava a una cosa sola quando guardava Rafael Dawson, e non aveva niente a che vedere con le password o gli antivirus. Kerry Sullivan non faceva eccezione. Oh, Signore, che figo!, pensò, con la mente invasa da immagini sconce. Kerry Sullivan lo seguì con lo sguardo mentre lui entrava nel settore del ritiro bagagli all'aeroporto di Tampa, camminando con passo felpato, felino, pieno di sensualità. Faceva venire voglia di assaggiarlo un pezzetto per volta, se non addirittura di divorarlo. In effetti non era il modo più intelligente di osservare l'uomo che avrebbe dovuto rapire di lì a due minuti. Con una smorfia, tentò invano di abbassarsi l'orlo della minigonna aderente nera che Jason le aveva fatto indossare a forza, insistendo che sarebbe servita per distrarre Dawson. Tuttavia, guardando la sua vittima, Kerry temeva che solo lei avrebbe avuto difficoltà a concentrarsi. Di persona era molto più aitante che nella minuscola foto in bianco e nero che Kerry aveva visto. La sua voce irritata al telefono, quando le aveva consigliato di rivolgersi a uno psicologo, e a uno bravo, non le aveva fatto presagire di trovarsi davanti un uomo che trasudava fascino e sensualità da tutti i pori. L'ultimo termine con cui l'aveva definito era stato sfigato e non gli si addiceva per niente. Con quella bocca ben disegnata, gli zigomi alti e il mento volitivo, il fisico statuario e il portamento fiero, non era il 5


prototipo del nerd occhialuto e imbranato che passava il suo tempo davanti allo schermo di un computer mentre era un pesce fuor d'acqua nel mondo reale. Kerry continuò a osservarlo mentre Dawson recuperava dal nastro trasportatore un borsone nero e se lo metteva a tracolla, reggendo saldamente nell'altra mano la valigetta del portatile. Passato il tornello dell'uscita, si guardò intorno scrutando i cartelli che avevano in mano gli autisti in attesa dei loro passeggeri. Ora tocca a me. La banca non aveva mandato un autista a prenderlo. L'aveva inventato Kerry e aveva preparato un cartello per attirare in trappola la sua preda. Non doveva fare altro che sollevarlo per farsi notare... quando avesse trovato il coraggio e la faccia tosta. Come avrebbe fatto a convincere uno schianto come Rafe Dawson? Anche se non avesse riconosciuto la sua voce, non l'avrebbe degnata di uno sguardo. Un uomo prestante e virile come lui aveva sicuramente ai suoi piedi uno stuolo di ammiratrici. Se poi avesse saputo che Kerry non aveva alcuna esperienza con gli uomini, le sue speranze di suscitare in lui un minimo interesse sarebbero state pari a zero. Vergine a ventitrÊ anni, Kerry si sentiva un fenomeno da baraccone. Anche se Rafe Dawson l'avesse guardata con interesse, non avesse riconosciuto la sua voce e fosse caduto in trappola, cos'avrebbe potuto combinare una santarellina come lei con un macho come quello? Il pensiero di suo fratello Mark che rischiava di finire in prigione la indusse infine a superare la paura e le insicurezze che le serravano lo stomaco. Al diavolo quello che sospettavano l'FBI e il principale di suo fratello, quel maledetto tiranno del signor Smikins. Mark non era colpevole e lei avrebbe convinto Dawson ad aiutarla a dimostrare la sua innocenza. Glielo doveva, dopo tutto quello che Mark aveva fatto per lei, considerato che era stato praticamente lui ad allevarla. 6


Il lato positivo della questione era che Kerry era molto più persuasiva di persona che al telefono. Il lato negativo, che Rafe partiva già prevenuto nei suoi confronti. Doveva essere ottimista!, si rimproverò. Il suo piano le avrebbe consegnato Dawson su un piatto d'argento, costretto a concentrare la sua attenzione su di lei e sulla sua storia. Kerry sarebbe riuscita a spiegargli in modo convincente che Mark era innocente, affinché non fossero formalizzate le accuse... o almeno così sperava. Purtroppo per attuare il suo piano avrebbe dovuto violare una decina di leggi. Kerry sospirò. Avrebbe dovuto dare retta all'istinto che l'avvertiva che stava per commettere una stupidaggine. Però quando aveva chiamato Rafe Dawson, lui si era rifiutato di ascoltare le sue suppliche, insistendo che offriva i suoi servizi solo alle aziende e non ai privati. Le aveva anche bloccato il numero. Il tempo a sua disposizione era agli sgoccioli, per cui... a mali estremi, estremi rimedi. Insomma, Dawson se l'era voluta. Se solo le avesse dato ascolto, avrebbero potuto trovare una soluzione, un accordo. Certo, era pur vero che lei avrebbe potuto essere meno isterica, ma la segretaria di Dawson era un mastino e convincerla a farla parlare con lui era stato impossibile. Kerry si era fatta furba e aveva cominciato a chiamarlo poco dopo l'orario d'ufficio, sperando che il mastino fosse puntuale e avesse già levato le tende allo scoccare dell'ora di chiusura. Dawson aveva risposto e aveva creduto che lei fosse una dipendente della Standard National Bank, con cui aveva firmato un contratto qualche settimana prima, per occuparsi dei loro sistemi di sicurezza elettronici. Quando lei aveva chiarito l'equivoco, le aveva riattaccato il telefono in faccia. La volta dopo, non era neanche stato ad ascoltarla. La terza volta, Kerry era stata più scaltra. Si era presentata fingendo di lavorare per una nota azienda che era interessata al suo lavoro investigativo. Dawson 7


aveva abboccato all'amo e le aveva snocciolato una serie di referenze di tutto rispetto. Kerry non aveva dubbi che Dawson fosse l'uomo giusto per dimostrare che Mark non era colpevole di appropriazione indebita. Non avrebbe potuto applicare tariffe esorbitanti se non fosse stato il migliore in quel campo. Ma la quarta telefonata era stata veramente catastrofica. Rafe Dawson aveva riconosciuto al volo la sua voce. L'aveva messa alle strette e lei aveva confessato che non lavorava per la Standard National Bank né per aziende famose. A quel punto Dawson l'aveva accusata di persecuzione e si era rifiutato di ascoltare le sue giustificazioni. Kerry aveva tentato di spiegargli chi fosse in realtà e cosa volesse da lui. Gli aveva detto che era disperata e aveva bisogno di aiuto, al che lui aveva insinuato che l'unico aiuto di cui avesse davvero bisogno era quello di uno psicoterapeuta. Isterica, piangente, aveva insistito dicendo che il loro avvocato era un incompetente, l'FBI non voleva sentire ragioni e per giunta suo fratello, che era la persona più onesta del mondo, era reduce dalla lotta contro il cancro che l'aveva costretto ad affrontare la brutta esperienza della chemioterapia. Al termine della sua lunga tirata, Dawson aveva riagganciato dopo averle intimato di non chiamarlo mai più. A quel punto lei era stata costretta a escogitare uno stratagemma più astuto e risolutivo. Il problema era che lei non era una persona particolarmente maliziosa e decisa. Perciò eccola lì, all'aeroporto, pronta a costringere Dawson con la forza ad aiutarla, anche a costo di legarlo... letteralmente. Fatto un respiro profondo, Kerry sollevò il foglio su cui aveva scritto RAFE DAWSON a lettere cubitali con il pennarello indelebile nero. Aveva la fronte imperlata di sudore e le tremavano le mani. L'avrebbe riconosciuta dalla voce? O avrebbe capito subito di avere a che fare con una dilettante imbranata? Dawson vide il foglio, le fece un cenno e si avvicinò, 8


guardandola con sempre maggiore attenzione. Kerry inghiottì a vuoto, imbarazzata, mentre lui la scrutava senza distogliere lo sguardo da lei neppure per un istante. Il suo sguardo scivolò sul top rosso aderente e scollato che terminava a un palmo dalla cintura della microscopica minigonna che le scopriva abbondantemente le cosce. A sottolineare la sua tenuta provocante, Kerry aveva aggiunto un rossetto scarlatto in tinta con il top, fatto una messa in piega con la piastra per domare i suoi riccioli e sistemato i seni in modo che sporgessero leggermente dalla scollatura. Come lui tornò a posare lo sguardo sul suo viso dopo averla esaminata da capo a piedi, sul suo volto si disegnò un sorriso impudente. Il calore delle sue penetranti iridi grigie era così intenso da liquefarle le ginocchia. Malgrado la sua scortesia al telefono, Kerry fu stupita nell'accorgersi che era attratta da Rafe Dawson e che non le riusciva difficile immaginare di sbottonargli la camicia e passare le mani sul suo torace ampio e muscoloso... Concentrati!, si rimproverò. Dawson si avvicinò ancora e lei fu investita da un'ondata di calore, quasi una radiazione. Un attimo dopo fu avvolta dal suo profumo assassino. Kerry non conosceva il nome della fragranza del suo dopobarba; sapeva solo che Dawson odorava di lenzuola di seta nera, di peccato e di notte senza luna. Era proprio nei guai, pensò, e non solo per il pasticcio che stava per combinare. Appallottolò il foglio e lo buttò in un cestino vicino. «Salve, signor Dawson» lo salutò con voce roca e calda, un'ottava più bassa della propria, per non farsi riconoscere. Lui fece un cenno, continuando a fissarla. Non sembrava averla riconosciuta. Meno male! Però Rafe Dawson le sorrideva come uno squalo pronto a divorarla per colazione. Guardarlo le faceva battere più forte il cuore. Non avrebbe dovuto essere attratta da 9


lui, ma non riusciva a controllare il proprio istinto. Distrarlo per rapirlo le sarebbe stato impossibile se era troppo impegnata a sbavargli addosso. Come avrebbe potuto trovarla seducente se lo fissava con aria ebete? Doveva riprendersi per forza. Il destino di Mark era nelle sue mani. Perché Mark non aveva un'altra sorella meno prosperosa, o più sicura di sé? Perché toccava proprio a lei chiedere aiuto a un uomo che aveva già irritato? «Benvenuto a Tampa!» disse con voce flautata, nella sua migliore imitazione di Marilyn Monroe. Lui sollevò un sopracciglio con aria sorpresa. «Lei è il mio autista?» Kerry esitò. Quando aveva escogitato il piano le era sembrato semplice e fattibile. Ma ora che se lo trovava di fronte, si rendeva conto che Dawson non era un idiota. Sembrava piuttosto uno statuario dio del sesso, sceso sulla terra dall'Olimpo per mandarle in brodo il cervello. Per giunta, c'era da considerare la possibilità che lui capisse chi era realmente prima di averlo legato. Respingendo la paura di fallire, Kerry si raccomandò di essere ottimista. Pensa positivo! «Il suo autista l'attende in macchina. Mi consideri una specie di... accompagnatrice.» «Accompagnatrice?» ripeté lui. «Per così dire» Kerry si affrettò a precisare, mentre cercava di capire se il tono di Dawson fosse incredulo o incuriosito. «Essendo il suo primo viaggio a Tampa, noi della Standard National Bank abbiamo ritenuto che forse le avrebbe fatto piacere avere una guida.» Le credeva? L'aveva riconosciuta dalla voce? Impossibile a dirsi. Dawson la fissava con aria imperscrutabile, aggiustandosi il nodo della cravatta di seta bordeaux con le sue lunghe dita eleganti. Kerry osservò i suoi lineamenti forti, la tentazione delle sue labbra cesellate. Con quella bocca doveva fare meraviglie..., pensò. Indossava un abito sartoriale dal taglio impeccabile. 10


Trasudava soldi e potere, mentre lei... sudava freddo e basta. «Prego, mi faccia strada» le disse con un cenno. Ridotta a un fascio di nervi, Kerry si sforzò di ragionare. Perché il suo piano funzionasse, doveva mettere a suo agio la sua vittima. Se fosse stato infastidito dalla temperatura eccessiva, forse non le avrebbe prestato la dovuta attenzione. «Oggi è molto caldo e umido. In aeroporto c'è l'aria condizionata, ma fuori non si respira. Forse è meglio che tolga la giacca, signor Dawson» gli suggerì, compita. Lui scrollò le spalle, si fermò vicino alle file di sedie della sala Arrivi e posò il borsone, poi si tolse la giacca. La camicia di ottimo cotone, spiegazzata per il viaggio, si tendeva per abbracciare delle spalle così ampie che Kerry fece fatica a distogliere lo sguardo. Era antipatico, sì, pensò, ma era anche un bello spettacolo... Lui la fissò e abbozzò un sorriso malizioso che non le sfuggì. Kerry abbassò lo sguardo e si accorse che la temperatura polare dell'aeroporto aveva avuto su di lei un effetto indesiderato. Oltre ad avere la pelle d'oca per il suo abbigliamento succinto, aveva anche i capezzoli irti come pietre che si delineavano chiaramente contro il tessuto sottile della maglietta. «Possiamo andare?» sogghignò lui. Lei fece un rapido cenno d'assenso, mortificata. «Da questa parte, signor Dawson.» «Chiamami Rafe» le propose lui, disinvolto. «Ti dispiace se ci diamo del tu? Anzi, visto che sarai la mia guida, sarà il caso che io sappia come ti chiami, no?» «Kerry» rispose lei senza riflettere, mordendosi la lingua perché non gli aveva dato un nome falso. «Piacere, Kerry. Dato che non ho appuntamenti fino a domani, stasera mi farai fare il giro della città?» «Sarò con lei per tutta la durata della sua permanenza» gli rispose. Era vero, tecnicamente. Però Rafe Dawson non sareb11


be stato impegnato in riunioni nei giorni successivi, ma legato a un letto. Kerry si accorse che pensare la parola letto e collegarla a Rafe Dawson era pericoloso, perché le provocava una stretta allo stomaco, certo non per il disgusto. L'immagine di un uomo tanto affascinante completamente in suo potere la riempiva d'eccitazione. Appena uscirono dall'aeroporto, furono investiti da una folata calda e umida. Il cielo plumbeo prometteva un bello scroscio di pioggia che però non avrebbe rinfrescato l'aria. Boccheggiante, Rafe si allentò la cravatta. «Wow, non stavi scherzando, eh? Maggio a Tampa è come agosto a New York.» «Sì, però il lato positivo è che quando arriva dicembre addobbiamo l'albero di Natale in canottiera e calzoncini, non sommersi da un metro di neve» ribatté lei. Rafe rise. La sua risata calda e vischiosa come cioccolato fuso le scivolò lungo la spina dorsale, provocandole un brivido sensuale. Aveva voglia di fare le fusa strofinandosi contro di lui come un gatto. Con estremo disappunto, però, lui non sembrava colpito dalla sua avvenenza. Tranne un paio di sguardi più insistenti, non l'aveva mangiata con gli occhi. Da un momento all'altro magari avrebbe riconosciuto la sua voce, ricollegato la sua presenza con le telefonate della sua persecutrice folle e sarebbe scappato a gambe levate o, peggio ancora, avrebbe chiamato la polizia... Accidenti, perché non aveva un piano di riserva? Azzardò un'occhiata verso il basso e vide che aveva ancora i capezzoli eretti come soldatini sull'attenti. Strano, considerata l'afa. Forse era la vicinanza di Rafe Dawson a provocarle quella reazione. A ogni respiro, i capezzoli sfregavano contro il tessuto elasticizzato del top che le aderiva al busto, creando un attrito estremamente eccitante. Non ricordava di essersi mai sentita così emozionata solo perché aveva visto un bell'uomo. La situa12


zione stava diventando sempre più imbarazzante. Arrivati alla limousine, Kerry lanciò un'occhiata implorante a Jason che li stava aspettando, tutto impettito in uniforme da chauffeur, con il berretto calcato in testa a ombreggiargli gli occhi azzurri. Jason era collega di Mark in banca nonché il suo migliore amico e si era prestato all'inganno architettato ai danni di Rafe Dawson. Intercettato il suo muto SOS, fece un impercettibile cenno d'assenso e le subentrò. «Bene arrivato, signor Dawson» disse con deferenza, prendendo in consegna il borsone e la valigetta. «Salve» rispose Rafe. «Tutto qui il suo bagaglio?» «Non mi serve altro.» Jason annuì e gli tenne aperta la portiera per farlo accomodare sul sedile. Chiuso lo sportello, fece il giro per mettere il borsone e la valigetta nel portabagagli e poté confabulare con Kerry per qualche secondo. Il sorriso di plastica di Kerry si dissolse in una smorfia di panico. «Non ce la faccio!» sussurrò, angosciata. «Sì che puoi farcela» bisbigliò Jason stringendole la mano. «Sali in macchina e fai la tua parte. Gli ho già preparato un cocktail che lo renderà docile come un agnellino.» «Con cosa?» sussurrò Kerry, allibita. «Roipnol. È una benzodiazepina ad azione ipnotica.» «Eh?» «Pensa a un Valium combinato con una solenne botta in testa. Domani ricorderà ben poco.» Jason scrollò le spalle con noncuranza. «Avere la famiglia all'estero ha i suoi vantaggi. Possono spedire con corriere espresso sostanze che il governo degli Stati Uniti non approva.» «È illegale?» esclamò Kerry. «No, no, non andiamo affatto bene. Avrò visto decine di film in cui dei delinquenti da strapazzo drogano e rapiscono un pezzo grosso, e fanno sempre una brutta fine.» «Vuoi dimostrare l'innocenza di Mark? Sai benissimo 13


che è stato incastrato. Dawson è uno dei più rinomati esperti di sicurezza elettronica del paese. Chi meglio di lui può aiutarti a dimostrare che Mark non ha rubato un centesimo? Già è stato un vero miracolo farmi dare il nome di Dawson da Smikins!» «Ma...» «Questa è un'occasione d'oro. Non ti si ripresenterà più un'opportunità del genere. La scuola non è ancora cominciata, il principale ti ha dato un paio di giorni liberi alla tavola calda. Il momento è perfetto. Non devi fare altro che distrarlo in modo che non si accorga che non stiamo andando verso il suo albergo. Prima o poi perderà i sensi e una volta arrivati alla villetta, il gioco è fatto!» Kerry scosse la testa. «Ma l'hai guardato bene? Come faccio ad ammaliare uno così facendo due chiacchiere? È un incrocio tra Antonio Banderas e Brad Pitt... ma più alto e muscoloso. E se riconosce la mia voce sono fritta.» «Tranquilla, non sospetta niente. E poi, fidati, ti ha già passato ai raggi X. Non devi mica fartelo! Fai un po' la civetta, magari arriva a dargli due bacetti... il minimo sindacale. Tanto poi sviene.» La precisazione di Jason era inutile. Kerry non aveva alcuna intenzione di fare sesso con lui, sempre che uno come Dawson potesse prenderla in considerazione. Il pensiero di cosa potesse comportare quello che Jason aveva definito diplomaticamente il minimo sindacale le faceva venire le vampate. Qualsiasi approccio richiedeva maggiori competenze in campo erotico di quelle che lei possedeva. Non aveva mai visto un pene eretto da vicino! E se Rafe Dawson avesse voluto un lavoretto di bocca? No, non poteva pensarci ora. Pensa positivo!, si esortò come un atleta prima di una gara decisiva. «Hai ragione. Ho escogitato questo piano e devo portarlo a termine. Quando saremo a tu per tu, lo convincerò ad aiutare Mark... in qualche modo.» «Ce la farai. Ricorda di illustrargli i fatti in modo preciso e calmo. Non diventare isterica.» 14


«Sembra facile...» Jason scrollò le spalle. «Impegnati. E ora... al lavoro!» Kerry avrebbe voluto essere disinibita, audace, coraggiosa; più facile a dirsi che a farsi. Incurvò le spalle, scoraggiata. «Ehi, schiena dritta e petto in fuori! Sei un bel bocconcino!» la rassicurò Jason. Bel bocconcino? Sì, peccato che non ci fosse una fila di spasimanti alla sua porta. L'amore e il sesso erano sempre stati all'ultimo posto nelle sue priorità. La lotta di Mark contro il cancro era cominciata subito dopo che Kerry era andata via dalla sua ultima, terribile famiglia affidataria. Era stata costretta a conciliare scuola e lavoro, oltre a occuparsi di Mark dopo la chemio. Tutti questi impegni seri le avevano tolto il tempo da dedicare alla sua vita sociale e sentimentale. Però si rendeva conto che erano solo scuse. Ormai Mark stava bene da tempo e lei avrebbe dovuto approfittarne per trovare un fidanzato, o almeno farsi una sveltina per sbarazzarsi dell'imbarazzante ingombro della sua verginità. Aveva pensato di sfuggita a Jason come possibile candidato, ma il migliore amico di Mark era come un fratello per lei. Qualsiasi pensiero erotico su di lui sarebbe stato incestuoso. E poi Mark l'avrebbe ucciso se ci avesse provato con sua sorella. Perciò eccola qua, alla tenera età di ventitré anni, senza aver ancora avuto un'esperienza sessuale dopo l'incubo vissuto con Richard la sera del ballo scolastico di fine anno. Niente di meglio di un Adone per recuperare il tempo perduto... Non che intendesse fargli dono della sua illibatezza, ma sedurlo senza neppure qualche palpatina le sembrava improbabile da realizzarsi. «Va bene, posso farcela» s'impose. «Per ora cercherò di farlo parlare.» «Sì, dai! Quattro chiacchiere per metterlo a suo agio dovrebbero bastare, se ci aggiungi il tuo abbigliamento provocante.» «Definire abbigliamento questi quattro centimetri di 15


stoffa mi sembra un'esagerazione» brontolò Kerry. «Sono tutta cosce e tette!» «E non vuoi ringraziare Dio?» sbottò Jason. «Forza, non facciamolo aspettare oltre.» Piena di speranza e carica come una molla, Kerry si decise a passare all'azione. D'altronde non aveva scelta. Le alternative erano sopportare l'umiliazione o vedere il fratello dietro le sbarre. A Rafe non era sfuggito che Kerry era molto sexy. E anche molto nervosa. Pensoso, sorseggiò il suo cocktail preferito, una bomba con whisky e liquore al caffè. Compiaciuto, assaporò la mistura dolceamara che gli bruciava piacevolmente in gola. Non tutti i servizi di limousine badavano a simili particolari. Però alla Standard National Bank erano abbastanza disperati da cercare d'ingraziarselo. Dopo che un impiegato aveva aggirato i sistemi di sicurezza dei dati elettronici derubando la banca di quasi tre milioni di dollari, erano disposti a tutto pur di assicurarsi il suo talento e rendere la rete elettronica a prova di frode. Avevano addirittura noleggiato una limousine con guida personale! E Rafe non era tanto ingenuo da non sapere cosa significasse quando lei si era definita accompagnatrice. Era un eufemismo per escort, Rafe ne era sicuro. Strano che una banca, un ambiente sobrio e conservatore, avesse pensato di mandargli una bella ragazza per allietarlo nel tempo libero, ma, come si dice, a caval donato... Però la bella Kerry non gli sembrava tipo da farsi pagare in cambio di prestazioni sessuali e questo piccolo mistero lo incuriosiva. Rafe era solito frequentare donne sofisticate. Il copione dei loro incontri era ormai collaudato. Un aperitivo, una cenetta intima o magari una serata a teatro, una notte di torrida passione e un bacio d'addio. Niente scenate, niente promesse, niente lacrime o impegni e rimpianti. Bando ai sentimenti. 16


Invece Kerry non era una donna di mondo, si vedeva. Rafe avvertiva in lei un'ingenuità di fondo che lei aveva tentato di mascherare con il rossetto e i vestiti da battona. Una che si guadagnava da vivere intrattenendo i clienti non avrebbe dovuto vergognarsi perché le si vedeva il contorno dei capezzoli attraverso il tessuto della maglietta. L'idea di farlo con una pagata apposta non lo eccitava affatto. L'idea di mettere le mani addosso a Kerry sul sedile comodo e spazioso della limousine, invece, era decisamente allettante, come dimostrava un certo turgore sotto la cintura. Mentre beveva il suo cocktail, Rafe continuava a riflettere sullo strano comportamento di Kerry. Considerato il suo abbigliamento succinto, si poteva supporre che fosse una ragazza facile. Ma allora perché era così nervosa? In fondo, perché farsi tante domande? Il contratto con la Standard National Bank gli avrebbe fruttato un bel gruzzoletto, facendogli raggiungere i cinque milioni di dollari di reddito. Aveva lavorato come barista in due locali per pagarsi l'università ed era quasi morto di fame durate il primo anno di attività dopo aver aperto la ditta e il tutto senza chiedere un centesimo a suo padre. E ora, a due settimane dal suo trentesimo compleanno, era arrivato a quota cinque milioni. Era diventato qualcuno e si era fatto da solo. Era più ricco e potente di quanto fosse stato Benton Dawson III alla sua età. Ce l'aveva fatta, alla faccia di suo padre! Mentre stava iniziando a chiedersi che fine avesse fatto la bella Kerry, lei aprì la portiera e salì in macchina. Si sedette accanto a lui, vicina, ma con un minimo di spazio fra loro. Ci fu qualche istante di silenzio mentre l'autista metteva in moto e partiva. Sorseggiando il cocktail, Rafe scrutava Kerry. Era sulla ventina, si disse. Ventidue, ventitré anni al massimo. Perché lavorava come adescatrice camuffata da accompagnatrice? E perché si sforzava di parlare come un'operatrice di una hotline? Forse pensava 17


che la voce roca e calda fosse sexy. Rafe non riuscì più a pensare quando lei si avvicinò ancora di più, incollando la coscia alla sua gamba, e si sporse verso di lui, offrendogli una vista panoramica della scollatura, che gli tolse subito due curiosità: Kerry aveva il seno naturalmente prosperoso, non rifatto, e non portava il reggiseno. Rafe dominò a stento l'impulso folle di strapparle di dosso quei francobolli di tessuto con cui tentava, in modo vano, di coprire le sue grazie e stenderla sul sedile comodo come un'alcova e rivestito di morbida pelle per ballare il mambo in orizzontale. La sua erezione stava per raggiungere proporzioni ragguardevoli al solo pensiero. Chiuse gli occhi. Dov'era finito il suo proverbiale autocontrollo? Non cedeva mai all'impulso nei suoi approcci con le donne, perché era convinto che dimostrare il suo desiderio in maniera diretta e sbrigativa non portasse ad alcun risultato. Però Kerry risvegliava in lui un istinto primitivo. Cercò di ripensare a quanto tempo fosse passato dall'ultima volta in cui aveva fatto sesso, ma nella sua mente c'era il vuoto assoluto. Due, tre settimane? Un mese? Non riusciva a ricordarlo; la vista del seno procace di Kerry aveva fatto piazza pulita di qualsiasi ricordo femminile. Con un sorriso un po' tremulo e incerto, Kerry gli puntò un dito sul cuore e cominciò a disegnare un percorso tortuoso sul suo torace in un accenno di carezza provocante, dirigendosi inesorabilmente verso la cintura. Quando si sporse di più verso di lui, lo avvolse con una lieve fragranza dolce, di vaniglia. Un profumo così stuzzicante che Rafe aveva l'impressione di essere in una pasticceria e di avere davanti due torte di pan di spagna lievitato alla perfezione, coperte da glassa rosa, dolcissima, che lo invitavano ad affondarvi i denti per assaporarne tutta la morbidezza e la zuccherosità... Mmmh! Con l'acquolina in bocca, la guardò negli occhi. Lei lo 18


fissò sbattendo le lunghe ciglia scure che bordavano gli occhi di smeraldo. «Stasera saremo tanto impegnati. Ci sono molte cose da vedere e da fare. Se devi chiamare qualcuno, avvertire del tuo arrivo, sarà meglio farlo ora. Dopo non credo che ne avrai il tempo» gli sussurrò, allusiva. Le sue parole erano cariche di promesse erotiche che avevano un effetto inequivocabile sulla regione inguinale di Rafe. Però lo sguardo di Kerry non era provocante. Aveva più l'atteggiamento di chi si sta chiedendo e ora che faccio? Quando l'autista sollevò il pannello di vetro scuro che li schermava dai sedili anteriori, l'aria smarrita di Kerry si tramutò in un'espressione di vero terrore. Imbarazzata, incrociò le braccia sul petto. Rafe non poté fare a meno di chiedersi di nuovo chi fosse e cosa ci facesse lì con lui. Non sembrava a suo agio nel ruolo di provocante escort e si vedeva che le costava fatica esporre la mercanzia. Rafe batté le palpebre in rapida sequenza per schiarirsi la vista. All'improvviso era troppo stanco per cercare di risolvere il mistero. Poco sonno e un cocktail ad alta gradazione alcolica non erano gli ingredienti più promettenti per garantirsi una notte esplosiva con una bella donna. «No, non ho nessuno che aspetti una mia telefonata. Mia madre è morta da anni e gli amici sanno che sono irreperibile quando sono fuori per lavoro.» «Bene!» esclamò lei mostrandogli due adorabili fossette sulle guance, mentre pensava con soddisfazione che quella era davvero una buona notizia. Nessuno si sarebbe allarmato per la scomparsa di Rafe Dawson, almeno per i primi giorni. E dopo... Be', dopo Kerry sperava di essere riuscita a convincerlo a collaborare. «Voglio dire, è un bene che gli amici siano comprensivi e non interferiscano con gli impegni di lavoro. Mi dispiace per tua madre, però.» Rafe fissava Kerry imbambolato. Aveva un debole per le bionde con le fossette sulle guance, un bel seno e un 19


bel sorriso. Chiunque fosse stato a ingaggiare Kerry e l'autista, aveva fatto bene i compiti e studiato le sue preferenze in fatto di bevande e donne. Per cercare di non pensare al desiderio che provava, Rafe bevve l'ultimo sorso e posò il bicchiere sul tavolinetto dell'angolo bar della limousine, poi cercò fra sé e sé un'altra strategia d'approccio, anche se il cervello annebbiato si rifiutava di collaborare. «Allora, Kerry, dimmi, come mai una ragazza seria come te porta una gonna così corta?» Le aveva fatto quella domanda in tono scherzoso, come battuta, ma Kerry s'irrigidì, subito sulla difensiva. La sua reazione lo prese alla sprovvista. «In che senso?» Rafe sospirò e decise di essere sincero. «Mi sembri molto nervosa e agitata. Guarda che non mordo...» l'avvertì. «A meno che tu non me lo chieda espressamente» aggiunse, malizioso. Lei gli rivolse un sorriso sghembo ma non fece commenti. Rafe aveva un principio di mal di testa e pensò che forse un sonnellino prima di cena gli avrebbe fatto bene. «Non fai questo di mestiere, vero?» le chiese. Lei spalancò gli occhioni verdi. «Io... io...» farfugliò. «Primo giorno di lavoro?» tirò a indovinare Rafe. «Esatto» annuì lei. Per un qualche strano motivo la sua risposta gli fece piacere. Dunque non era una escort professionista, non ancora, almeno, ed era tanto timida e insicura da fargli capire che non era esattamente navigata in fatto di uomini. L'idea gli faceva piacere, perché lo irritava immaginarla palpata da qualche ricco cliente sul sedile della limousine. Accidenti, doveva proprio essere stanco se era attratto da una donna che conosceva da un quarto d'ora, al punto da esserne geloso! Eppure non riusciva a smettere di fare vaghe congetture e a porsi interrogativi su Kerry che gli ronzavano nel 20


cervello ottenebrato da uno strano stato letargico. Perché faceva un lavoro che non le piaceva? Forse era nei guai? Quasi potesse leggergli nel pensiero, lei mormorò imbarazzata: «Questo lavoro si sta rivelando più arduo di quanto credessi. Scusami... Probabilmente ti aspettavi una hostess più sexy ed esperta». Sforzandosi di mettere a fuoco il suo viso, Rafe fu invaso da un'insolita tenerezza, un misto di compassione e comprensione. Le mise la punta dell'indice sotto il mento per sollevarle il viso e guardarla meglio e notò che aveva gli occhi lucidi. «Non so quanto tu sia esperta, ma di certo ti trovo molto sexy» la rassicurò. Lei batté più volte le palpebre. «Davvero?» Lui annuì e le accarezzò la guancia, come per verificare che reazione potesse avere Kerry a essere toccata. Kerry non si scostò e non s'irrigidì. Rafe si chiese se la sua acquiescenza muta fosse il segnale di via libera per approfondire la loro conoscenza. Sforzandosi di combattere la stanchezza che gli rendeva le palpebre pesanti, sorrise e le sfiorò una spalla, fissandole la bocca scarlatta mentre tentava d'immaginare la morbidezza delle sue labbra. Moriva dalla voglia di baciarla. «Sì, sei molto, molto sexy» ribadì con la voce leggermente impastata. «Se ti stupisce sentirtelo dire, vuol dire che conosci degli uomini davvero molto stupidi.» Rafe la vide arrossire per quel commento. Kerry tentò di assumere un'espressione di rimprovero, ma il suo sguardo era più carezzevole che severo e sulle sue belle labbra arcuate aleggiava l'ombra di un sorriso malizioso. Era una combinazione stupefacente di angelo e demone, innocenza e seduzione, ingenuità e tentazione. E lui la desiderava moltissimo, avrebbe voluto allargarle le gambe e penetrarla con impeto. Ma un'insolita stanchezza dovuta al viaggio gli annebbiava sempre di più la mente. Inoltre faceva molto caldo nell'abitacolo. Con una smor21


fia, Rafe si sbottonò il colletto della camicia. «Non hai un fidanzato?» farfugliò. Perché glielo chiedeva?, pensò. Anche se Kerry fosse stata fidanzata, il suo uomo non poteva che essere un cretino se le permetteva di fare quel lavoro. Aveva bisogno di sonno, si disse. Non riusciva a pensare con lucidità. «No, non sono fidanzata» bisbigliò Kerry. Rafe fece un sorriso tirato, che gli costò un grande sforzo data la stanchezza che l'aveva assalito. «Che peccato!» commentò, scherzoso. Lei rise, sfoderando le sue fossette maliziose, ma Rafe non poté apprezzare a fondo il suo fascino perché gli si chiudevano gli occhi. Decisamente avrebbe dovuto riposare un po' prima di cena. No, pensò, non poteva crollare ora, senza aver capito che sapore avevano le sue labbra. «Ba... baciami, Kerry» balbettò, stupito nel rendersi conto che non riusciva quasi ad articolare le parole. Lei non parve notare il suo stato confusionale. Fece un timido cenno d'assenso e lui la prese per le spalle e l'attirò a sé, prendendola sulle ginocchia. Cercando di resistere alla stanchezza e allo stordimento, le premette l'erezione contro il fondoschiena che era saldamente ancorato al suo inguine. Kerry trasalì e lui le mise una mano su un fianco, mentre le accarezzava i capelli con l'altra. Il suo unico desiderio era eccitarla per farle provare le stesse sensazioni che lo invadevano, baciarla, toccarla finché non l'avesse implorato di prenderla. Le avrebbe fatto di tutto, l'avrebbe accarezzata, leccata, posseduta, e l'avrebbe fatto lì, in quel momento, se non avesse avuto un feroce mal di testa e se il bisogno di dormire non gli avesse reso le palpebre pesanti, tanto pesanti. Si sentiva stranissimo... Ma che diavolo gli stava succedendo? Doveva assaggiare Kerry, veloce, prima che i suoi neuroni andassero in ferie... 22


Incollò la bocca alle sue splendide labbra. Erano morbidissime, come aveva immaginato. Ma non gli bastava, voleva di più. Insinuò la lingua all'interno della sua bocca; un sapore dolce, come di ciliegie mature, gli esplose sulle papille gustative quando lei aprì di più le labbra, invitante. Lei rispose al bacio con una certa timidezza ma, nonostante avesse il cervello annebbiato dal desiderio e dal sonno, fu sicuro di aver udito un gemito. Se poteva suscitarle quella reazione voluttuosa con un semplice bacio, non osava pensare quali suoni eccitanti Kerry avrebbe potuto emettere se lui avesse esteso i suoi baci a zone più intime. Moriva dalla voglia di scoprirlo. Si sentiva sul punto di scoppiare. Si staccò per un secondo per prendere fiato prima di darle un altro bacio ardente e la sollevò per farla spostare in modo da mettersi a cavalcioni sopra di lui. Con l'interno delle cosce Kerry gli serrava i fianchi. La minigonna le era salita oltre l'inguine, rivelando degli slip neri trasparenti che gli confermarono che era bionda naturale. «Voglio strapparti le mutandine, voglio toccarti» le sussurrò con voce roca contro il collo. «E poi sentire che sapore hai.» Kerry ebbe un brivido di desiderio. Di colpo il cervello di Rafe fu ottenebrato da un'altra ondata di stanchezza, ma lui si sforzò di resistere. Le afferrò le natiche e le spinse i fianchi in avanti per piazzarle l'inguine caldo e umido contro la patta dei pantaloni, tesa per la sua erezione che minacciava di far esplodere la cerniera. Kerry ruotò lentamente il bacino, come se si stesse esibendo in una danza del ventre tutta per lui. Il desiderio gli saettò come un fulmine lungo la spina dorsale, addensandosi tutto fra le gambe. Dio, Kerry era così sensuale che lo stava tormentando! Lo faceva impazzire. Ansante, la guardò da sotto le palpebre mezze abbassate. Kerry aveva i capelli scompigliati, la bocca tumida e le gote arrossate. Anche gli occhi avevano assunto la tinta 23


di una foresta tropicale, ombrosa e misteriosa. Lo fissava con le pupille dilatate, anche lei invasa dal desiderio che attanagliava le viscere di Rafe. Era sicuro che sarebbe stata una tigre tra le lenzuola. «Ti voglio» disse con voce roca. «Tantisimo.» Tantisimo? Dov'era andata a finire la sua capacità di articolare le parole? Forse era stato colto da un virus influenzale fulminante, oppure aveva la testa vuota e leggera perché tutto il sangue si era concentrato sotto l'ombelico? Sforzandosi di reagire alla pesantezza che gli rendeva difficile sollevare le braccia, trovò a tentoni il fiocchetto con cui il top era annodato dietro la nuca di Kerry. Un lieve strattone, et voilà!, come per magia ecco apparire i suoi seni sodi e prosperosi. Li racchiuse tra le mani a coppa, come per saggiarne la morbidezza, poi le stuzzicò i capezzoli tra due dita e Kerry si morse il labbro inferiore, chiudendo gli occhi per abbandonarsi alla piacevole sensazione. «Tanto eccitante...» mormorò lui, avvicinando le labbra al seno di Kerry. Il movimento gli richiese uno sforzo degno di Ercole, ma ne valeva la pena. Era determinato a rimanere più sveglio e lucido possibile per godere dell'eccitazione più potente che avesse mai provato in tutta la sua vita. I suoni che emetteva Kerry, i suoi sospiri, i mugolii bassi, di gola, lo incitavano a continuare. Allora le leccò la pelle sottile e morbida, poi succhiò un capezzolo roseo, dandole un morso delicatissimo. Lei gemette mentre lui si spostava per dedicare le sue attenzioni all'altro seno. «Pelle così morbida...» Ma perché parlava come l'uomo di Neanderthal?, si chiese mentre Kerry gli affondava le dita tra i capelli, sulla nuca, per stringergli la testa contro il suo seno. Un'altra passata di lingua, poi abbassò lo sguardo sull'inguine di Kerry, piazzato proprio all'altezza giusta. «Ti voglio ora» ringhiò. 24


«Sì...» gli sospirò lei all'orecchio, provocandogli una serie di brividi deliziosi. Invaso da un moto di esultanza e di trionfo, lui annaspò con la fibbia della cintura, ansioso di sentire tutto il calore della sua femminilità che lo serrava. Non vedeva l'ora di prenderla; almeno per la durata di quel giro in limousine, la dea del sesso sarebbe stata tutta sua. Tuttavia la lucidità gli sfuggiva sempre più. Che diavolo gli stava succedendo? Era accaldato, sopraffatto da vampate di calore infernale, con gocce di sudore che gli scendevano lungo le tempie. Cercò a tentoni il pulsante per abbassare il finestrino perché non aveva neanche la forza di chiedere a Kerry di far abbassare la temperatura del condizionatore. La nausea lo invase, mentre lui malediceva la sfortuna. Non aveva mai avuto il voltastomaco in vita sua, non aveva mai vomitato, neppure da bambino. Perché proprio ora? Kerry gli strofinò contro il volto i suoi seni stupendi, provocandolo con sapienti movimenti di bacino. Deciso ad arrivare al dunque, Rafe infilò una mano fra i loro corpi per abbassare la cerniera... Poi l'oscurità lo inghiottì. Un quarto d'ora dopo, quando Jason si fermò e aprì la portiera, Kerry si era abbastanza ricomposta. «Siamo arrivati» fu il commento superfluo di Jason che la scrutò incuriosito. Lei evitò il suo sguardo insistente e scese dalla limousine, poi si fermò un istante a contemplare il paesaggio idilliaco, con il villino isolato sulla bellissima spiaggia lambita dal golfo del Messico. Sulla lingua di sabbia candida non c'era anima viva. La casetta dipinta di rosa pesca scintillava alla luce calda del tramonto, stagliandosi contro lo sfondo del mare turchese. In un'altra occasione, Kerry sarebbe stata felice di soggiornare lì per una vacanza tutta sole e mare, in totale relax, ma ora era così turbata, da non riuscire ad apprezzare il panorama. 25


Le labbra le bruciavano ancora come se fossero state marchiate dalla bocca ardente di Rafe Dawson. I suoi capezzoli reclamavano la lingua di lui. Aveva intrecciato le dita in grembo per impedire alle mani di tremare, ma invano. La sua carne fremeva, pulsava, innescando un'esplosione di ricordi che assalirono il suo cervello. Aveva detto di sì a un estraneo, a un uomo con cui avrebbe dovuto passare giorni, e notti, completamente sola. L'uomo che aveva già importunato, rapito, drogato... e ora doveva convincere ad aiutare a scagionare suo fratello. Missione impossibile, pensò. Altro che pensare positivo, qui le serviva un miracolo, e alla svelta! «Tutto bene?» le chiese Jason, ansioso. Lei mosse la testa di scatto in un cenno d'assenso. «Quindi è questo il famigerato nido d'amore di zio Dave?» «Esatto.» Fantastico. Non vedeva l'ora di esaminare tutto l'armamentario di Dave, noto per la sua intensa vita erotica e le sue frequenti incursioni nel mondo del sadomaso... così come non vedeva l'ora di dover affrontare il suo prigioniero quando avesse ripreso conoscenza. Perché aveva detto di sì a Rafe Dawson, invece che no, oppure smettila? Era stata annichilita dall'ondata di sensazioni ed emozioni così nuove, mai provate prima, che non aveva pensato ad altro che al fatto che ne voleva ancora, che voleva continuare a essere sedotta da lui. «Sei sicura di star bene?» insistette Jason. «Sei così pallida! Non ti ha fatto del male, vero?» «No.» «Non ti ha costretto...» «No.» Costretto?, ripeté fra sé e sé. I baci di Rafe erano ancora più potenti della droga che Jason gli aveva somministrato e dire che era in stato confusionale. Kerry non osava pensare al suo potere di seduzione, se fosse stato nel 26


pieno possesso delle sue facoltà mentali. Mezz'ora con Rafe ed era già un fascio di nervi. Come sarebbe sopravvissuta a un giorno, a una notte, senza implorarlo di farla sua? Jason la fissava preoccupato. «Però sei agitata» la incalzò. Perché era così facile intuire dalla sua espressione ciò che provava? Doveva riprendersi e smetterla di pensare all'effetto che le avevano fatto i baci di Rafe Dawson. Era adulta e sicura di sé, e avrebbe dovuto portare a compimento il suo piano, indipendentemente dalla sua mancanza di esperienza sessuale. «Niente che non possa risolvere. Stai tranquillo» lo rassicurò. Era una bugia bella e buona. «Mi dispiace di non essere intervenuto. Avrei dovuto interrompervi con una scusa. Ma non credevo che potesse turbarti tanto in così poco tempo.» Rafe le aveva strappato un sì. Ma in quel momento Kerry gliel'aveva detto con ogni fibra del suo essere, con assoluta e completa convinzione. Avrebbe dovuto esserne sconvolta e imbarazzata, oppure contenta perché aveva finalmente trovato un uomo che non solo la eccitava, ma le infiammava ogni cellula del suo corpo? La realtà era che tutto ciò non aveva alcuna importanza, purtroppo; lei era con Rafe Dawson non per esplorare il mondo dell'eros, ma per aiutare Mark. Non avrebbe dovuto farsi distrarre dalle mani sicure, dalla voce di velluto e dalla bocca sapiente di Dawson. «Va tutto bene, davvero» insistette con un sorriso finto, evitando di guardare Rafe Dawson, privo di sensi. «Non ti disturberà almeno per dodici ore, forse più» sentenziò Jason chinandosi a scrutarlo. «Devo dire, però, che quella tonalità di rossetto sta meglio a te che a lui» aggiunse ironico, notando la bocca di Rafe impiastricciata per i suoi baci. «Forza, portiamolo in casa, così puoi andare via.» 27


«Forse sarebbe meglio se rimanessi a darti una mano» azzardò Jason. «Ci servi in banca, per prendere informazioni. E poi se non ti presentassi al lavoro domani rischieresti il licenziamento. Non vorrai far arrabbiare quel bastardo di Smikins, vero?» obiettò Kerry. «Potrei trattenermi ancora un po', giusto per assicurarmi che Dawson non ti crei problemi.» «No, per te è troppo rischioso.» Kerry scosse la testa, per quanto fosse tentata di avere Jason lì a darle man forte. «Appena sarai andato via da qui, non dovrai avere più niente a che fare con questo mio assurdo progetto. Se restassi diventeresti mio complice a tutti gli effetti.» Jason sospirò. «Sì, hai ragione, ma non mi va per niente di lasciarti sola con questo tizio. La pensavo diversamente quando credevo che Dawson fosse un innocuo esperto di computer, ma non è così. È una persona forte, arrogante... e chiaramente ti turba.» «Mi ha solo colto di sorpresa» protestò Kerry. «Ora l'ho inquadrato e, credimi, ho la situazione sotto controllo. Smettila di preoccuparti.» «Sei ancora in tempo per mandare tutto a monte, sai.» Kerry scosse la testa. «Ne abbiamo già parlato prima, no? Sei stato proprio tu a dirmi che non ho alternative. Devo forse rassegnarmi a vedere mio fratello dietro le sbarre solo perché non voglio passare qualche ora con Rafe Dawson? Mi ha colto in un momento di debolezza, ma ora so con chi ho a che fare e non mi troverà più impreparata.» Jason annuì, seppure con riluttanza, e prese il borsone e la valigetta di Dawson. Kerry prese il suo bagaglio e seguì Jason nel villino mentre Dawson dormiva sonoramente in macchina. Jason aprì la porta. L'aria era soffocante, ma Jason accese subito il condizionatore mentre Kerry si guardava intorno. A sorpresa, il nido d'amore dello zio Dave non era arredato in maniera pacchiana. In un angolo del sog28


giorno c'era un caminetto di mattoni sormontato da una grossa trave di legno. Di fronte, un divano blu con cuscini a tema nautico e per terra un tappeto persiano sui toni del blu. La cucina era un semplice angolo cottura con pensili bianchi. In tutta la villetta c'era il parquet in una calda tonalità di legno. L'ambiente la stupì per la sua sobria eleganza, perché Kerry sapeva che Dave il Dominatore vi portava le sue amanti per spassarsela senza rischiare di essere sorpreso dalla moglie. Nel corridoio si aprivano due porte. Una era la stanza da letto con il bagno in camera e di fronte il guardaroba. Il bagno era enorme, con una vasca a idromassaggio interrata che poteva ospitare comodamente due persone, e una cabina doccia matrimoniale con una panca interna, perché fungeva anche da sauna. Le piastrelle erano color crema e cobalto, con fregi dorati e specchi giganteschi alle pareti. Quel birbone di Dave si era attrezzato proprio un'alcova con tutte le comodità. La camera da letto non sembrava il paradiso di un appassionato di fruste e manette, ma piuttosto un bordello di New Orleans, con il letto in ferro battuto con il copriletto bordeaux e candele di tutte le forme e grandezze sparse in giro per la stanza. Era la camera che una donna avrebbe arredato come scenario per le sue fantasie romantiche, non la sala di torture di Dave il Dominatore. «Bella la casa, eh?» osservò Jason, posando il borsone di Dawson nel guardaroba. «Sì, molto.» Kerry lo seguì e si tolse gli stivali dai tacchi a spillo, che detestava, perché era abituata alle scarpe comode e piatte, poi continuò a girare per la villetta scalza, mentre Jason andava a prendere Rafe Dawson. Stava giusto pensando che non le sarebbe dispiaciuto affatto passare qualche giorno in un posto così comodo, quando vide Jason, paonazzo per lo sforzo, portare Dawson di traverso sulle spalle e scaricarlo pesantemente sul letto. Ancora ansante per la fatica di trasportare il peso mor29


to di quel gigante, Jason gli tolse scarpe, calzini e cravatta sotto lo sguardo esterrefatto di Kerry. Quando cominciò a sbottonargli la camicia, Kerry strabuzzò gli occhi. Stava per protestare ma tacque, perché lo spettacolo si stava facendo interessante. Pettorali sodi e muscolosi ombreggiati da una peluria morbida come la seta, addominali ben definiti, fianchi stretti, spalle ben sviluppate, pelle vellutata e leggermente abbronzata, un torace che sembrava non finire più... Jason chiese a Kerry di andare a prendere una bottiglia d'acqua dal frigo ma dovette ripeterle la richiesta tre volte prima che lei si riscuotesse dalla contemplazione di quella visione celestiale. Kerry staccò lo sguardo da Rafe con riluttanza e tornò in soggiorno, aprì il frigo nell'angolo cottura, sorprendendosi nel vederlo ben rifornito di provviste, prese due bottiglie d'acqua e tornò in camera... dove restò di sasso sulla soglia. Rafe Dawson era completamente nudo. Un lembo di lenzuolo gli copriva l'inguine, come per salvaguardare il suo pudore, ma le gambe chilometriche erano nude, e altrettanto atletiche quanto il resto del corpo. Kerry non poté fare a meno di notare che il lenzuolo copriva un rigonfiamento di dimensioni considerevoli. Possibile che Dawson fosse eccitato anche nel sonno? Jason raccolse tutti gli indumenti e glieli ficcò tra le braccia, lasciando però scarpe, calzini e cravatta vicino al letto. «Metti via tutto nel guardaroba, dove non può prendere i vestiti» le ordinò. «Per... perché è nudo?» balbettò Kerry. «Perché è più difficile che un uomo nudo come un verme decida di scappare e chiedere aiuto girando per strada come mamma l'ha fatto. Non credi?» Sì, era vero, pensò Kerry, però vederlo nudo, e a portata di mano, tutto il giorno era un supplizio di Tantalo per lei! «E perché gli hai lasciato scarpe, calzini e cravatta?» 30


Jason sorrise. «Perché se proprio dovesse scappare, almeno non si fa male ai piedi.» «E la cravatta?» «Può sempre esserti utile, no?» Jason le strizzò l'occhio. «E come lo leghi?» «Ora vedrai. Ma sei sicura di cavartela? Altrimenti dillo subito e lo rimettiamo in macchina e lo portiamo via. Sei ancora in tempo per scodellarlo all'albergo» l'avvertì lui. Kerry esitò. Cosa ci voleva?, si disse per farsi forza. Non sarebbe stato un problema per una vergine ventitreenne gestire un ricco e affascinante energumeno, legato a un letto... «Fidati. Ce l'ho in pugno» rispose con spavalderia.

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P26 AMANTI E COMPLICI  

HARMONY PASSION ISSN 1970 - 9951 Periodico mensile n. 26 del 7/1/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di...