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Jessica Hart Jessica è nata nell'Africa occidentale ed è sempre stata amante dei viaggi e desiderosa di lavorare in tutto il mondo. Ha un'ampia varietà di interessi e ha fatto esperienze di ogni tipi da cui trae idee per l'ambientazione e le trame delle sue storie. Ora vive una vita piuttosto tranquilla a York dove può assecondare il suo interesse per la Storia anche se spesso le capita ancora di voler fuggire come un tempo per ampliare i suoi orizzonti. Se vuoi saperne di più di lei vista il suo sito: www. jessicahart.co.uk


JESSICA HART

ATTRAZIONE (IM)PERFETTA


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: We'll Always Have Paris Harlequin Mills & Boon Romance © 2012 Jessica Hart Traduzione di Alessia Di Giovanni Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Kiss settembre 2013 Questo volume è stato stampato nell'agosto 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY KISS ISSN 2282 - 0868 Periodico mensile n. 11 del 18/09/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 433 del 22/11/2012 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Gossip dei Media Si vocifera che la MediaOchre Production stia festeggiando una grossa commissione da parte di Channel 16 per un programma sul romanticismo. Alla MediaOchre non si sbottonano, ma voci di corridoio sostengono che stiano mettendo insieme un cast interessante. Stella Holt, starlette in rapidissima ascesa grazie alle molte ospitate in diversi talk show, ha detto di essere eccitata per il suo nuovo incarico, ma l'identità del suo partner sul set resta un mistero. Uno dei nomi che circolano è quello dell'economista Simon Valentine che, dopo il suo arguto documentario sui sistemi bancari e il loro impatto sulle classi più povere sia in Inghilterra sia nei paesi in via di sviluppo, è riuscito a mettere in piedi una serie di progetti microfinanziati e rivoluzionari in giro per il mondo. Valentine, uomo molto riservato, è balzato agli onori della cronaca per le sue feroci analisi della recessione globale sul notiziario nazionale e, da allora, è diventato l'improbabile idolo del pubblico femminile. Alla MediaOchre rifiutano di confermare o smentire la voce. Roland Richards, il produttore esecutivo, è stranamente riservato in proposito e si è trincerato dietro a un no comment. 5


«No» disse Simon Valentine. «No, no, no, no, no. No.» A Clara facevano male le guance a forza di sfoggiare quel sorriso cordiale. Simon non poteva vederla al telefono, certo, ma aveva letto da qualche parte che le persone rispondevano più positivamente se sorridevi mentre parlavi. Non che sembrasse avere un qualche effetto su Simon Valentine. «Lo so che è difficile prendere una decisione senza conoscere bene il programma» disse lei, facendo disperatamente appello alla Julie Andrews dentro di lei. Tutti insieme appassionatamente era il suo film preferito da sempre. Se Julie aveva affrontato un capitano e sette bambini, lei non si sarebbe certo fatta deprimere da uno scortese economista. «Sarei felice di incontrarla e di rispondere a tutte le sue domande sul programma» gli propose allegra. «Non ho alcuna domanda.» Clara aveva la netta impressione che lui avesse digrignato i denti. «Non ho alcuna intenzione di partecipare al vostro programma.» Clara ebbe un brutto presentimento e il suo sorriso positivo cominciò a somigliare a quello di un maniaco. «Capisco che voglia prendersi un po' di tempo per rifletterci su.» «Guardi, signorina... comunque si chiami...» «Sterne... ma, per favore, mi chiami Clara.» Simon Valentine la ignorò. «Non so come essere più chiaro» disse con una voce molto controllata, come l'espressione nella foto sul monitor del computer di Clara. Lo stava cercando su Google, sperando di trovare qualche crepa nella sua implacabile armatura, qualcosa che la facesse entrare in connessione con lui – un interesse in comune – ma per sua sfortuna i dettagli della sua vita privata erano pochi. Aveva un dottorato di economia dello sviluppo, o quello che era, a Harvard, e attualmente era un analista finanziario senior con Stanhope Harding. Ma a lei cosa serviva? Non pote6


va certo mettersi a chiacchierare di interessi o delle quotazioni della sterlina o, almeno, non con le sue scarsissime conoscenze in proposito! Sperava di scoprire che era sposato o suonava la batteria nel tempo libero o aveva una figlia che amava il balletto o... qualcosa! Qualsiasi cosa utile a gettare un ponte. Simon aveva trentasei anni e aveva usato la sua inaspettata celebrità per aiutare a finanziare dei piccoli progetti in giro per il mondo. Le sue opinioni sul microcredito erano rivoluzionarie e avevano sollevato un tale polverone che molti istituti finanziari avevano dovuto rivedere le loro politiche, o così aveva capito Clara. Aveva letto delle storie di piccoli collettivi subsahariani, di contadini in Sudamerica e imprese in difficoltà nel Sudest asiatico e nelle zone più povere della Gran Bretagna: tutti dichiaravano che Simon Valentine aveva cambiato la loro vita. Clara ne era molto impressionata, ma Simon restava una figura elusiva. Per come la vedeva lei, era esattamente come appariva: un economista in giacca e cravatta senza alcun passato e assolutamente disinteressato ad accrescere la sua celebrità. Non c'era nessuna foto di lui che usciva da un locale alle quattro del mattino, nessuna immagine rubata di lui che faceva shopping con la fidanzata. L'ideale, certo, sarebbe stato trovare delle foto di Simon Valentine che mostrava la sua adorabile casa su un sito di gossip, ma sapeva che era impossibile. Simon avrebbe dovuto posare per un lungo servizio... Però sperava di trovare delle immagini di lui a un party in un raro momento di svago. Invece no. Trovò solamente delle immagini di lui in primo piano al telegiornale. Aveva la mascella squadrata e uno sguardo penetrante di cui Clara colse il fascino, anche se non era il suo genere. Indossava una cravatta lunga e annodata 7


stretta, una giacca rigida che sottolineava le spalle larghe. Quel ragazzo era troppo serio e controllato per i suoi gusti... A pensarci, aveva qualcosa del capitano von Trapp, anche se mancava completamente del fascino di Christopher Plummer. Ovviamente. Eppure Clara non ebbe difficoltà a immaginarlo nell'atto di fischiare per chiamare i suoi figli. Mmh. Inspiegabilmente quel pensiero le diede un violento brivido... «Mi sta ascoltando?» le chiese Simon Valentine. All'istante Clara distolse i pensieri dal suo musical preferito. «Certo.» «Bene, allora glielo dico per l'ultima volta: non ho alcuna intenzione di fare parte del vostro programma.» Simon parlò molto chiaramente e con un'esagerata pazienza, come se si rivolgesse un bambino un po' stupido. «Non ho bisogno di prendermi del tempo per pensarci proprio come non ne avevo bisogno quando mi ha contattato via e-mail, la prima volta. O quando mi ha telefonato per ben quattro volte. La mia risposta era no allora e lo sarà sempre. NO! Enne-O. È una parola semplice. Capisce quello che voglio dire?» Certo che lo capiva. Clara poteva non essere un'insegnante come il resto della sua famiglia, ma aveva un master in lingua inglese. Era Simon Valentine a non capire quanto la sua partecipazione al loro programma fosse importante. «Se solo mi lasciasse spieg...» cominciò disperatamente, ma Simon, a quanto pareva, ne aveva abbastanza di spiegazioni. «Per favore, non provi a chiamarmi di nuovo o mi arrabbierò molto.» E chiuse la telefonata senza aspettare la sua risposta. 8


Lei ci restò male, facendo una smorfia verso il telefono mentre lo spegneva e lo gettava sulla scrivania sconfitta. E adesso? «Be'? Cos'ha detto?» Lei girò la sedia per guardare il regista di Romanticismo: realtà o finzione? che era in piedi sulla porta. «Mi dispiace, Ted» gli rispose. «Non vuole partecipare.» «Sì, invece!» Ted si torse le mani nel modo in cui ormai faceva sempre, fin dalla prima volta che Simon Valentine le aveva risposto un secco no. «Roland ha già promesso a Stella che Simon Valentine sarà dei nostri.» «Ted, lo so. Perché pensi che lo stia assillando in questo modo?» Clara cercò di non sembrare piccata. Ted era uno dei suoi più cari amici e sapeva quanto fosse ansioso riguardo allo show che lui e i suoi soci avevano appena acquistato. Si torse ancora le mani. «Cosa farai?» «Non lo so.» Con un sospiro, Clara si girò di nuovo per guardare il monitor del computer. Simon Valentine la guardò severamente, l'inflessibile espressione della sua bocca che la sfidava, testardamente aggrappato alle sue idee. Espirando un sospiro frustrato, Clara gli fece la lingua. Davvero una reazione matura... «Perché Stella non può lavorare con qualcun altro? Qualcuno di più abbordabile e probabilmente più coinvolto? Il Primo Ministro, per esempio, o... ecco! Il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Sarebbe un ottimo partner per lei. Potrei fare subito uno squillo alle Nazioni Unite... sono certa che sarebbe più facile da convincere che Simon Valentine.» Abbassò gli angoli della bocca abbattuta. «Sinceramente, Ted, ho provato e riprovato a convincerlo ma proprio non è interessato. Per dirti... non ha neanche preso in considerazione di registrare il programma dopo che avrà concluso il suo 9


progetto di microfinanziamento. Non mi ha lasciato neanche spiegare.» «Gli hai spiegato che Stella era super entusiasta di lavorare con lui?» «Ci ho provato, ma non sa neanche chi sia.» «Stai scherzando?» Ted era a bocca aperta. «Non capisco come possa non conoscerla.» «Ho l'impressione che Simon Valentine non guardi molto la televisione del daytime» disse Clara. «E non credo che il Financial Times abbia uno spazio dedicato al gossip sulle mogli dei calciatori e compagnia bella. Non gliene importa niente della gente famosa.» Ted sogghignò. «Meglio non dirlo mai a Stella altrimenti sarà come buttare acqua sul fuoco!» «Non capisco perché è così fissata con Simon Valentine, comunque» mormorò Clara. «Non è il suo tipo. Dovrebbe uscire con qualcuno felice di essere fotografato in atteggiamento compromettente su Hello!, non con un economista represso. È una follia!» Ted si appoggiò a un angolo della sua scrivania. «Roland dice che Stella vuole avere una relazione con Simon per darsi un tono» le confessò. «A quanto pare desidera disperatamente liberarsi della sua immagine da donna superficiale ed essere presa seriamente. O forse le sta solo simpatico.» «Mah! Io non capisco.» Clara studiò la foto di Simon con sguardo critico. Malgrado la vaga somiglianza con Christopher Plummer, era difficile capire a cosa fosse dovuta quella fissazione. Era una persona così riservata! «Eppure ho letto che, da quando è lui l'esperto di finanza al telegiornale nazionale, l'audience del notiziario è salito non so di quanto» spiegò a Ted perplessa lei stessa. «Le donne di tutto il paese si sintonizzano solo per vedere lui e non fanno che dire quanto sia sexy.» Scosse la testa all'idea. 10


«Lo chiamano tesoro del Dow Jones» disse Ted e Clara fece una smorfia. «L'incubo del Nikkei, piuttosto!» «Dovresti guardare il notiziario. Non puoi capire il fascino di Simon Valentine finché non lo vedi in azione e in video.» «Non guardo il notiziario» protestò Clara. Colse l'occhiataccia di Ted. Non era una donna superficiale! «Solo qualche volta» spiegò. «L'ho guardato l'altra sera per prepararmi, quando l'ho chiamato la prima volta in modo da dirgli quanto fosse brillante... non che me ne abbia data la possibilità!» ricordò triste. «Capisco che appaia competente e sappia di cosa parla, ma quanto sia affascinante e sexy mi è completamente sfuggito. Non ha sorriso una volta!» «Parlava della recessione economica» sottolineò Ted. «Non proprio un argomento su cui ridere. Non ti aspetti certo che faccia delle battute. Cosa pretendevi che dicesse? L'avete sentita quella sull'aumento dei disoccupati?» «Sto solo dicendo che non mi sembra una persona particolarmente divertente.» «Simon Valentine affascina l'intelletto femminile» disse Ted con autorità e Clara ruotò gli occhi. «Come se tu sapessi come si fa!» lo stuzzicò lei. Ted la ignorò. «È un uomo acuto e intelligente, inoltre sa spiegare la situazione dei mercati finanziari in modo chiaro e semplice, cosicché chiunque possa capirlo e questo ti fa sentire più intelligente. Lo hanno invitato una volta per un commento veloce perché un altro non era disponibile, ed è risultato così naturale davanti alla telecamera che lo hanno richiamato.» «Sì, è naturale. Il che è strano, no? Non è che sia incredibilmente affascinante o roba del genere.» «Non è questo» ribatté Ted con tutta la sua autorità di re11


gista. «È la sua totale mancanza di vanità. È evidente che non gli interessa come appare perciò è a suo agio, è rilassato e questo in video viene fuori. Capisco benissimo perché la Bbc non si sia lasciata fuggire uno come lui. Quando parla di economia trasuda passione e questo, in un certo senso, è sexy.» «Se lo dici tu» replicò Clara poco convinta. «È stata la presenza di Simon a convincere quelli di Channel 16 a comprare lo show, quando Roland gliel'ha presentato. Quella gente adora l'idea di metterlo in coppia con Stella.» Clara non ce li vedeva insieme. Stella Holt era un'ospite fissa di un talk show di fascia diurna ed era famosa per le sue risatine sciocche e gli abiti succinti. Tutto l'opposto di Simon Valentine, l'intelligente e distaccato analista finanziario che, in qualche modo, era riuscito a trasformare la recessione globale in un argomento sexy. Ma i responsabili di Channel 16 se l'erano bevuta proprio come Roland aveva previsto facessero. E meno male! Erano stati incredibilmente fortunati che Channel 16 gli avesse commissionato un programma, come Roland ricordava spesso. Se non fosse stato per quello, l'intera MediaOchre avrebbe chiuso i battenti. Per questo, malgrado le circostanze, disponevano di un budget incredibilmente generoso. Così avevano assoldato Ted, pluripremiato regista televisivo, e avevano riunito una troupe di professionisti per le riprese audio e video. E avevano già scelto le location. Stella Holt era pronta a cominciare. La sua presenza avrebbe dato un tocco glamour che avrebbe attirato gli spettatori. L'unica persona che mancava e di cui avevano disperatamente bisogno era Simon Valentine. Come Roland continuava a ricordarle. 12


«Sei l'assistente di produzione» le aveva ricordato. «Non mi importa cosa fai, devi convincerlo a partecipare, altrimenti tutta questa cosa sarà un fallimento e non sarai solo tu a perdere il lavoro. Tutti noi finiremo in mezzo a una strada.» Al ricordo Clara si prese la testa tra le mani sotto pressione. «Ci dev'essere un modo per convincere Simon a partecipare. Una cosa è certa: non mi risponderà più né al telefono né alle e-mail. Devo parlargli faccia a faccia. Ma come?» «Puoi fare in modo di incontrarlo a una festa?» suggerì Ted. Clara sollevò la testa e batté un dito sullo schermo. «Ti sembra un animale da festa? Non fa altro che lavorare, a quanto posso vedere. E i suoi commenti per il notiziario li registrano nel suo ufficio, quindi non posso neanche intercettarlo sull'ascensore alla Bbc.» «Dovrà pure andare a casa, qualche volta. Aspettalo fuori dall'ufficio e seguilo.» «Ottima idea. Magari poi mi arresteranno come stalker, ma potrebbe anche funzionare. Comunque, va al lavoro in macchina. Non è molto ecologico da parte sua...» disse Clara con disapprovazione. Sviscerarono il problema per un po'. Ted si sedette sull'altra sedia e pensarono a una soluzione mentre Clara cercava altre informazioni su internet. «Possiamo mandargli una torta a sorpresa in ufficio» suggerì lui alla fine. «E potrei portargliela io.» Clara si bloccò con le dita sulla tastiera mentre soppesava l'idea, la testa inclinata da una parte. «Saremo fortunati se riuscirò a superare la portineria...» «Pensavo più a te che uscivi dalla torta» disse Ted e lei posò uno sguardo perplesso sull'amico. «Oh, sì, mi prenderà seriamente se esco da una torta! Per13


ché non mi consigli direttamente di trasformarmi in una ragazza squillo e la facciamo finita? E non azzardarti ad accennare questa idea a Roland!» lo mise in guardia cogliendo il bagliore nei suoi occhi. «Altrimenti mi costringerà a farlo davvero.» Si voltò di nuovo vero il computer. «Peccato che non ha figli. Avrei potuto fingere di essere una babysitter e convincerlo ad accettare a suon di canzoni commoventi e impeccabile cura della casa.» «Sarebbe più utile se fingessi di voler mettere su una cooperativa da qualche parte nel Terzo Mondo» replicò Ted, abituato ai sogni alla Tutti insieme appassionatamente di Clara. «È molto sensibile quando si parla di aiutare persone in difficoltà.» «Noi siamo in difficoltà» ribatté lei. «E chiuderemo i battenti se Simon Valentine non accetterà di partecipare al programma!» Scorse lo schermo in cerca di qualcosa, qualunque cosa, che la aiutasse. «Peccato che non sia altrettanto bravo a promuoversi: qui ripetono sempre le stesse cose. E sui progetti, mai su di lui... Oh! Aspetta...» Ted drizzò la schiena. «Cosa?» «Qui dice che Simon Valentine farà una conferenza all'Istituto internazionale per l'Industria e lo Sviluppo economico domani sera.» Le brillarono gli occhi alla notizia. «Dopo c'è un rinfresco. Se entro in qualche modo, magari riuscirò a metterlo all'angolo per un po'. Dovrò perdere una lezione di Zumba, purtroppo.» «Meglio che perdere il tuo lavoro.» Ted si alzò di nuovo rinvigorito. «È un'idea brillante, Clara. Indossa la tua gonna più corta e mostragli le gambe. Siamo troppo disperati per andare troppo per il sottile.» Clara respirò rumorosamente. «Pensavo di sedurlo con il mio cervello» confessò e Ted 14


sogghignò battendole affettuosamente una mano su una spalla. «Punterei sulle gambe, se fossi in te. Penso che avranno maggiore effetto su Simon Valentine.» Clara si sistemò discretamente la gonna. Ora come ora desiderava aver indossato qualcosa di più sobrio. Circondata da un mare di abiti classici di varie sfumature di nero e grigio, si sentiva come un lampione lasciato acceso durante il giorno con la mini fucsia e i vertiginosi tacchi color porpora. Le altre persone del pubblico l'avevano guardata di traverso, quando era passata loro davanti per sedersi in un posto vuoto in una delle ultime file della sala. Al suo fianco una donna dall'aria pungente con un bizzarro completo beige la squadrò con disapprovazione. Dall'altra parte un manager le fissò le gambe finché Simon Valentine cominciò a parlare. Non aveva avuto problemi a entrare senza invito. Sospettava di dover ringraziare la sua minigonna per quello ma, una volta dentro, si era resa conto di essere fuori posto. Concentrò la sua attenzione su Simon Valentine, che era in piedi dietro un leggio e stava illustrando una qualche complicata presentazione in Power Point in un modo frizzante ed erudito che, a quanto pareva, aveva ipnotizzato il pubblico. Cercò di seguire il discorso, cosa che le riuscì incredibilmente difficile. Ogni tanto nella stanza risuonava qualche risata, ma lei non aveva idea di cosa ci fosse di tanto divertente. Occasionalmente riconobbe qualche parola: percentuali, debito pubblico e uguaglianza individuale. E una cosa chiamata indice quantitativo. Divertente... Alla fine rinunciò a seguire il discorso e cominciò a ordire la strategia per dopo. In qualche modo avrebbe dovuto spingere Simon in un angolo della sala e incantarlo con la sua 15


perspicacia prima di portare la conversazione sul programma della MediaOchre. Oppure seguire il suggerimento di Ted e mostrargli le gambe... L'idea non le piaceva. D'altra parte, però, avrebbe potuto sortire un effetto migliore del suo intelletto, vista la sua ignoranza in materie economiche... E ne sarebbe valsa la pena, se avesse avuto ancora un lavoro, il giorno dopo... Sì sì, avrebbe detto a Roland con noncuranza. Simon è a bordo. E lui sarebbe andato in brodo di giuggiole. Le avrebbe offerto un posto di producer seduta stante e, dopo qualche documentario provocatorio, sarebbe passata a qualcosa di serio. Si gongolò all'idea. Avrebbe trascorso il resto della sua carriera a occuparsi di programmi impegnati e tutti finalmente l'avrebbero rispettata. Uno scroscio di applausi la distolse dai suoi sogni a occhi aperti. Okay, forse stava fantasticando un po' troppo sul suo sfavillante futuro, ma era ottimista. Un passo alla volta e ce la farai. Be', poteva anche succedere! Dopotutto convincere Simon Valentine a entrare in squadra avrebbe salvato il suo lavoro e il programma di Ted... Ci fu la solita ressa per uscire dalla sala e raggiungere quella del rinfresco. L'Istituto internazionale per l'Industria e lo Sviluppo economico era austero come suggeriva il nome. L'edificio era abbastanza imponente, se ti piaceva quel genere di cose, con soffitti riccamente decorati, ritratti di arcigni economisti edoardiani appesi alle pareti, e un enorme scalone dal quale Clara desiderò scendere a passo di danza. Gridava un abito di lustrini e una recitazione alla Ginger Rogers. Il rinfresco era in biblioteca e quando Clara la raggiunse, notò che avevano acceso i grossi lampadari scintillanti e che 16


gli invitati chiacchieravano amabilmente. Prese un bicchiere di vino bianco e si aggirò tra la folla fingendo di capire di cosa stessero parlando tutti. Riconobbe alcuni giornalisti e politici famosi. L'aria era colma di questioni di politica monetaria, di scambio e di risorse economiche. Oh, ragazzi, se solo avesse avuto maggior conoscenza in merito! Non sarebbe mai stata capace di conquistare Simon Valentine sul suo terreno. Clara cercò di evitare un contatto visivo, nel caso le chiedessero qual era la sua opinione della crisi del credito e i tagli di interessi. Non voleva rischiare di essere smascherata per l'impostora che era. L'atmosfera era così intimidatoria che fu tentata di abbassare la coda e tornare a casa prima di essere buttata fuori per la sua ignoranza, ma poteva essere la sua unica occasione per parlare con Simon Valentine faccia a faccia. Non poteva andarsene senza neanche aver provato. Si sarebbe vergognata troppo ad andare al lavoro il giorno dopo e ammettere che aveva perso la calma. Canticchiando sottovoce per acquisire sicurezza, scrutò la folla in cerca della sua preda e alla fine la identificò, l'aria così seria con un vestito grigio che, al confronto, gli altri invitati sembravano dei jolly pieni di ottimismo. Attorno a lui era raccolta una serie di donne con tailleur monocromi di varie sfumature che annuivano convinte a tutto quello che lui diceva. Dovevano essere le sue groupie, pensò Clara con disprezzo, non capendo cosa avesse Simon Valentine da renderlo così affascinante. Non che lui sembrasse compiacersi di tanta attenzione. Quello doveva concederglielo. Aveva chiaramente l'aria di chi avrebbe voluto andarsene e lo vide gettare ripetute occhiate al suo orologio. Sul serio, quel ragazzo aveva bisogno di rilassarsi un po', decise Clara. Aveva in mano un bicchiere ma non ne aveva 17


bevuto neanche un sorso e, mentre lei lo guardava, lo appoggiò sul vassoio di un cameriere che passava, dopodiché offrì un sorriso stentato alle sue fan deluse e cominciò ad allontanarsi dalla folla. Terrorizzata all'idea che se ne stesse già andando, Clara lo seguì nella hall dall'alto soffitto e lo vide dirigersi a grandi passi verso il guardaroba. Una volta recuperato il soprabito, se la sarebbe filata e la sua unica possibilità di parlargli vis à vis sarebbe sfumata. E si era sorbita una conferenza di economia per niente! Era adesso o mai più. I suoi tacchi ticchettarono sul pavimento di marmo e si affrettò dietro di lui. «Dottor Valentine?» lo chiamò senza fiato. Simon imprecò sottovoce. L'incontro era andato molto bene, ma avrebbe preferito andarsene subito dopo. Invece aveva dovuto trattenersi e parlare con il pubblico. Appena entrato nella biblioteca, era stato assediato da un capannello di donne. Da quando appariva al notiziario, dicendo l'ovvio sulla situazione finanziaria, suo malgrado era diventato una celebrità. All'inizio gli era sembrata una ottima idea. Il suo obiettivo era solo portare l'economia al maggior numero di persone: per Simon era importante che la gente capisse quanto la finanza globale influenzasse la loro quotidianità. Le telecamere non lo mettevano a disagio e la possibilità di sponsorizzare il microfinanziamento come aiuto concreto alle realtà disagiate era troppo importante per perderla. Ed era soddisfatto che il documentario che aveva curato avesse avuto successo, ma era completamente impreparato all'impatto che le sue apparizioni televisive avrebbero avuto sul pubblico femminile. Era tutto molto imbarazzante, infatti, e l'abitudine che le donne avevano preso di andare in brodo di giuggiole a ogni 18


parola che lui diceva lo metteva a disagio. Se a loro interessava tanto l'economia, perché non lo lasciavano solo e andavano a leggersi i suoi articoli, invece? Si voltò, ma la giovane donna che lo raggiunse non aveva niente delle solite scocciatrici, la maggior parte delle quali tendeva a nascondere la sua natura di fan dietro un'aria di serietà. In quella ragazza non c'era niente di serio. Ciò che lo colpì furono prima i colori vividi che indossava, poi le sue gambe spettacolari. E batté le palpebre suo malgrado. Dubitava che quell'Istituto avesse mai visto una gonna così corta o delle scarpe così frivole. Si concesse un momento per apprezzare quelle gambe prima di distogliere gli occhi. Solo perché Astrid lo aveva lasciato, non poteva mettersi a fissare il primo paio di gambe decenti che incrociava. «Sì?» rispose scortesemente. Lei gli offrì un sorriso amichevole. «Volevo solo dirle che ho apprezzato il suo intervento» cominciò, ancora senza fiato per essergli corsa dietro con quelle scarpe assurde. Simon la adocchiò sospettosamente. «Oh? Quali punti in particolare?» le domandò. Forse era ingiusto metterla alla prova, ma non si sentiva magnanimo. «Tutti» disse con decisione per poi esitare quando i loro sguardi si incontrarono. La sua espressione era straordinariamente trasparente e notò che, rendendosi conto che la sua risposta non l'aveva impressionato, stava cercando di ricordare qualcosa della conferenza. Ma, a quanto pareva, non era molto. «Ciò che ha detto sull'indice qualitativo era particolarmente interessante» replicò lei con un sorriso ingenuo. «Ah, davvero? È strano, visto che parlavo dell'indice quantitativo...» 19


«Anche quello, sì.» Doveva ammettere che aveva una bella faccia tosta. La maggior parte delle sue fan faceva i compiti a casa nel tentativo di impressionarlo, quando le incontrava. A quella donna chiaramente non importava. «Le interessano le politiche di assetto bancario?» «Ne sono affascinata» confessò lei, evidentemente mentendo, ma incontrando i suoi occhi con una innocenza così limpida che, stranamente, Simon sentì un angolo della bocca sollevarsi. Impiegò un attimo per accorgersi che era perché era divertito e premette le labbra insieme per evitare di sorridere. La studiò meglio e notò che non era particolarmente avvenente. Una volta che ti abituavi all'espressione vivace, i suoi tratti erano normalissimi e altrettanto valeva per i capelli castani e per il modo in cui le ricadevano sulle spalle. Eppure sembrava brillare di una energia trattenuta, come se stesse per scattare in un corsa o spalancare le braccia, e questo la rendeva diversa da tutte le altre. Quello lo fece sentire un po' a disagio. Non era una sensazione che amava. «Ha seguito la conferenza?» le domandò. «Mi ha inchiodata alla sedia» gli assicurò. «E quanto ha capito?» Clara fece uno sforzo di coscienza, che le attraversò il viso, prima di optare saggiamente per l'onestà: «Be', non tutto... ecco... in effetti... in realtà non ci ho capito niente, ma la ammiro molto». Si schiarì la gola. «La verità è che non so niente di economia. Sono qui perché ho davvero bisogno di parlarle.» «Purtroppo io parlo solo di economia quindi, se lei non sa niente in materia, temo sarà una conversazione molto breve, signorina» replicò Simon con una certa cortesia, poi fece per 20


voltarsi, ma lei lo afferrò saldamente per un braccio. «Ci metterò solo un minuto, lo prometto» gli disse e, prima che lui potesse liberare il braccio dalla stretta, cominciò un discorso palesemente preparato. «Mi chiamo Clara Sterne e io...» Aveva già detto abbastanza. Simon strinse gli occhi. «La Clara Sterne che mi ha inondato di telefonate ed e-mail e che, a quanto pare, non capisce il significato della parola no?» «Oh, ha riconosciuto il mio nome? Ottimo» ribatté allegra. Simon appiattì la bocca. «Risparmi il fiato!» le disse sollevando una mano quando lei aprì la bocca per replicare. «Non apparirò nel suo ridicolo programma televisivo. Una volta per tutte: NO!» «Ma non mi ha neanche dato la possibilità di spiegarle di cosa si tratta» protestò. «Non è affatto ridicolo. Vogliamo analizzare da un punto serio l'industria del romanticismo.» «Clara, se non l'ha notato, c'è una recessione globale. Ci sono questioni più importanti da esaminare del romanticismo, sempre che esista...» Lei mise il broncio. «Allora lei pensa che il romanticismo non esiste?» Per quanto lo riguardava, era come se gli avesse chiesto se credeva al Gigante Verde. «Certo che no!» le rispose. «È chiaramente un'invenzione creata a tavolino da chi fa marketing.» «È proprio questo quello che vogliamo che dica nel programma! È proprio questa la ragione per cui vorremmo che lei partecipasse. Sarà una discussione seria con lei e la sua partner che raccontate i vostri punti di vista opposti.» «Una discussione seria? Mi sembra di ricordare che la mia partner sarà la moglie di un calciatore che è sempre ospite in un talk show diurno.» 21


«Ex moglie» lo corresse Clara. Lei aveva una straordinaria serie di espressioni. I suoi occhi, che puntò ansiosamente su Simon, erano di un castano anonimo, ma la sua espressione era così allegra che, per un attimo, lo catturò, come il proverbiale coniglio di fronte ai fari della macchina che stava per investirlo. Irritato dall'immagine, si sforzò fisicamente per riprendersi. «Non mi importa quanto sia d'effetto questo contrasto» replicò secco. «Non succederà.» Clara lo guardò delusa. Come poteva persuaderlo se non la ascoltava neppure? «Pensavo che le sarebbe piaciuto avere l'opportunità di convincere le persone del suo punto di vista. Il suo ultimo documentario era molto interessante e vogliamo che questo programma abbia lo stesso taglio.» «Il mio ultimo documentario spiegava come alleviare la povertà attraverso dei progetti di microfinanziamento. Spero che lei non stia paragonando il problema della povertà nel mondo al romanticismo...» Oh-oh. Era una direzione pericolosa. Clara fece velocemente retromarcia. «No, certo che no» ribatté subito. «Ma le offriamo la possibilità di girare un altro documentario sui progetti che ha menzionato» gli propose ispirata e mentalmente incrociò le dita, sperando che Roland fosse d'accordo. «E sarebbe un'ottima pubblicità per lei.» Ma anche quella era una cosa sbagliata da dire. «Non mi interessa la pubblicità» ribatté Simon calmo. «Mi interessa solo promuovere un certo sistema e metterlo a disposizione di chi ne ha bisogno per sopravvivere. Non ha niente...» Notò qualcosa sopra la spalla di Clara e si interruppe, evidentemente turbato. E si irrigidì. Incuriosita, lei si voltò e vide una coppia venire verso di loro. La donna era molto elegante, glaciale, il suo compagno 22


aveva la carnagione olivastra, l'aspetto mediterraneo e molto sexy. Seguì una pausa terribile, poi la donna lo salutò: «Ciao, Simon». «Astrid.» Lui inclinò la testa con un cenno di cortesia, la voce tesa. Clara guardò uno e poi l'altra con interesse. Stava succedendo qualcosa... Astrid era molto bella, pensò con invidia: pelle perfetta, corpo perfetto e capelli perfetti in una lucente cascata biondo dorata. Ed era sicura al cento per cento che anche Simon lo pensasse. Sembrava impacciato e, in base al linguaggio del suo corpo, Clara intuì che lei probabilmente era una sua ex. «Non hai ancora conosciuto Paolo.» Astrid sembrava abbastanza a suo agio, ma c'era un leggero rossore sulle sue guance mentre presentava i due uomini, che si guardarono l'un l'altro con evidente ostilità. «Paolo Sparchetti, Simon Valentine.» «Ciao» lo salutò Paolo in italiano e mise un braccio possessivo attorno alla vita di Astrid. Che donna fortunata!, fu tutto quello che riuscì a pensare Clara. Paolo era assolutamente affascinante, con una bocca grande, sensuale, e la ricrescita di barba lunga abbastanza da renderlo sexy. Be', se anche Paolo era un analista finanziario, la materia improvvisamente la stuzzicava. Era ridicolo pensare che Simon fosse quello con tutte quelle fan... Lui era evidentemente geloso di Paolo. Quando Astrid glielo presentò, riuscì a malapena ad accennare con la testa. Mooolto interessante, pensò Clara. Era difficile immaginare due uomini più diversi. Simon era tutto rigido e convenzionale, invece Paolo emanava passione con la sua camicia sbottonata e la giacca firmata, con una borsa da uomo a tracolla. Clara era quasi sicura che Simon si 23


sarebbe fatto ammazzare piuttosto che indossare una borsa. Altro teso silenzio. Clara passò lo sguardo da uno all'altro, affascinata dal fatto che Astrid sembrava perplessa. Con il corpo pareva in sintonia con Paolo, e Clara non le dava torto, ma la sua attenzione sembrava concentrata sulla reazione di Simon. All'improvviso subodorò una possibilità: in qualche modo doveva far rimettere Simon e Astrid insieme. E lui le sarebbe stato così grato che in cambio le avrebbe offerto qualunque cosa per ripagarla di avergli restituito il suo amore perduto. A quel punto lei avrebbe tirato fuori le insistenze della MediaOchre di averlo nel loro programma. Ma certo che lo farò, le avrebbe risposto. Tutto per te, Clara. Be', valeva la pena provare.

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9 L'ascensore dei desideri di A. BLAKE Per Paige è proprio una giornata NO! Prima ha accompagnato la sua amica a comprare l'abito da sposa, e lei odia tutto ciò che ha a che fare con le nozze. Ora l'ascensore fa i capricci. Se almeno ci fosse un uomo da spogliare. "Piacere, sono Gabe Hamilton. Piano attico."

10 Il suo uomo a Manhattan di T. WYLIE Miranda Kravitz è decisamente arrabbiata con suo padre, il potente sindaco di New York. Lei non vuole quel bellimbusto di Tyler Brannigan, uomo sfacciatamente sexy, alle calcagna notte e giorno. Un momento, ma se disobbedisco, poi mi sculaccia?

11 Attrazione (im)perfetta di J. HART Clara Sterne deve convincere Simon Valentine, il guru del Dow Jones, a partecipare allo show e la cosa sarà molto difficile: loro due sono agli antipodi. Lei è l'esuberanza e l'eccentricità fatta persona; per Simon il massimo della trasgressione è parlare del tempo. Ma Clara ha un piano.

12 Comunicato stampa: TI AMO di J. WOOD Maddie sono anni che non rivede quella faccia di bronzo di Cale Grant, e ora lui vuole il suo aiuto. Bene, lei lo accontenterà, ma la loro collaborazione non si limiterà al lavoro. Dolcezza, preparati, ti farò talmente impazzire che poi mi supplicherai di rientrare nel tuo letto.


DAL 27 NOVEMBRE

13 Tutta colpa del bikini di N. ANDERSON Messaggio inviato. No, era il Davenport sbagliato! E adesso che se ne farà Brad della foto di Mya in bikini? Non è la sua opinione che lei cercava. Peccato, lui aveva già pronta una risposta niente male. La migliore amica di sua sorella è cresciuta proprio bene e ora lui la vuole per sé.

14 Il tipo sbagliato per nozze perfette di N. MARSH Callie ne ha abbastanza di appuntamenti disastrosi e decide che gli uomini dovranno girare a un metro di distanza da lei. Ma la sua ex fiamma, il surfista più sexy e ingestibile della terra, ha bussato di nuovo alla sua porta. Callie, al cuore si comanda, ma a tutto il resto no!

15 Appuntamento.com di N. HARRINGTON Certe cose succedono sempre agli altri. E invece no, questa volta Andy si vede proporre un accordo da Elise, il suo capo, per cui dovrà fingersi lei, rimediarle un appuntamento on line in cambio di un assegno a più zeri. Peccato che all'ultimo lei decida di piantarla in asso.

16 Ricco & famoso cercasi di C. PHILLIPS Io, Jen Brown, giornalista, mi sono messa all'opera per scrivere l'articolo che farà decollare la mia carriera: I dieci passi per agguantare un milionario. Per questo ho affittato una casa esclusiva sperando di incontrare presto l'uomo giusto "da analizzare"e ho aspettato poco.


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