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JULIA JUSTISS

TIRANNO E GENTILUOMO


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Proper Wife Harlequin Historical © 2001 Janet Justiss Traduzione di Maria Grazia Bassissi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2002 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici luglio 2002 Seconda edizione I Romanzi Storici Harlequin Mondadori febbraio 2011 Questo volume è stato impresso nel gennaio 2011 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) I ROMANZI STORICI HARLEQUIN MONDADORI ISSN 1828 - 2660 Periodico mensile n. 78 del 16/02/2011 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 212 del 28/03/2006 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Aggrappato alla battagliola della nave, il lord colonnello St. John Sandiford sfidava le raffiche di vento che minacciavano di fargli perdere l'equilibrio. Finalmente, attraverso uno squarcio nella cortina di pioggia, scorse il profilo indistinto della terraferma. L'Inghilterra. L'eroe vittorioso torna finalmente in patria. A quel pensiero le labbra gli si piegarono in una smorfia amara, ma proprio allora un richiamo pronunciato ad alta voce attirò la sua attenzione e girandosi il colonnello vide il tenente Alexander Standish che si avvicinava, l'andatura claudicante accentuata dal forte rollio della nave. Quando un'onda più violenta delle altre minacciò il precario equilibrio del giovane, Sinjin si lanciò verso di lui. «Aggrappatevi a me, Alex» gridò. Con suo grande sollievo il tenente accettò senza esitare l'aiuto che gli veniva offerto e insieme raggiunsero il sostegno solido della battagliola. «Grazie, colonnello» sussurrò il giovane, ancora ansimante per lo sforzo. Sinjin lo osservò attento. Grazie al cielo il luccichio negli occhi del tenente sembrava dovuto all'eccitazione e non alla febbre. «A quanto pare, non sono ancora saldo sulle gambe.» «Non vi sareste dovuto avventurare sul ponte con questo vento» lo rimproverò Sinjin con un sorriso. «Non vi ho accudito come una bambinaia per mesi e mesi in o5


spedale, per poi vedervi finire in mare a un miglio dalla costa.» Il tenente ricambiò il sorriso. «Sono stato imprudente, lo so, ma il desiderio di rivedere l'Inghilterra era troppo forte! Però sono sorpreso di trovarvi quassù. Pensavo che aveste preso acqua e gelo a sufficienza sul continente. A quanto pare, siete ansioso quanto me.» Fu solo grazie alla riservatezza maturata nei mesi trascorsi con il seguito diplomatico del Duca di Wellington che il colonnello evitò di rispondere che si era avventurato lassù proprio per sfuggire ai discorsi entusiastici che si tenevano sottocoperta. «Se voi siete tanto ansioso da rischiare di finire in pasto ai pesci, immagino che vi aspettiate di trovare Lady Barbara sul molo ad attendervi» si limitò a replicare. Le guance incavate del giovane si soffusero di rossore. «Non credo proprio, anche se non potrei immaginare un benvenuto più gradito. Tutto quello che posso sperare è che mi stia ancora aspettando a Londra. Prima della mia partenza non era stato fatto alcun annuncio formale e ora...» Deglutì a fatica. «Immagino che i suoi genitori vogliano per lei un uomo... integro.» Quante cose cambiano mentre i soldati sono in guerra a combattere e morire. Quel pensiero risvegliò una collera che tre anni non erano riusciti a cancellare, e ancora una volta Sinjin dovette rimangiarsi la prima risposta. «Sciocchezze» disse invece, dando una pacca affettuosa sulla spalla del giovane. «Come potrebbe la sua famiglia desiderare per lei un uomo migliore di un eroe che ha combattuto e sconfitto per sempre Napoleone? E per di più ricco, se le voci sulla vostra famiglia sono fondate. Inoltre potete sempre raccontare che al vostro cavallo è andata anche peggio. Lui è stato abbattuto.» Proprio come aveva sperato, quelle parole fecero ridere Alexander Standish. «Se tengo le redini con la mano sana, riesco ancora a cavalcare, grazie a Dio. Qualsiasi 6


cosa decida il padre di Lady Barbara, sono stato molto più fortunato di altri.» Per un istante rimasero entrambi in silenzio pensando ai pochi compagni sopravvissuti all'immensa carneficina di Waterloo. «E voi, colonnello? Sicuramente c'è qualche dama che attende impaziente il vostro ritorno.» Un volto si affacciò alla mente di Sinjin. «Sono stato all'estero per molto più tempo di voi» rispose laconico eludendo la domanda. «Eravate dunque in Belgio prima del resto dell'esercito?» «Negli ultimi tre anni non ho mai lasciato il continente. Quando il duca è stato nominato ambasciatore presso la corte borbonica, mi sono offerto di far parte del suo seguito e mentre lui era a Vienna per il congresso, sono rimasto a Parigi con la duchessa e gli addetti dell'ambasciata.» Il giovane fischiò piano. «Deve essere stato un compito sgradevole. Ho sentito dire che c'era molta ostilità verso i sostenitori dei Borbone in generale e soprattutto verso gli inglesi mentre Bonaparte cercava aiuti per riprendere il potere.» «Madame de Staël e gli altri esuli tornati in patria ci hanno intrattenuto piacevolmente.» E alcune graziose dame del suo seguito erano riuscite a fargli dimenticare per un po' i suoi problemi. Il tenente inarcò un sopracciglio. «Malgrado le attrattive delle dame francesi, immagino che aveste nostalgia della nostra terra.» «Di ogni centimetro, anche se ipotecato» rispose amaro Sinjin. Jeffers, l'attendente che aveva mandato a casa dopo Waterloo, gli aveva scritto più volte affinché tornasse a Sandiford Court per mettere ordine nei suoi affari. Ora che la pace era assicurata e il reggimento era stato rimpatriato, non poteva più evitare di affrontare quel 7


compito doloroso. Un compito che sarebbe stato una gioia, se la donna che amava fosse stata al suo fianco. Sarah, quel dolce nome gli risuonò nelle orecchie come un sospiro. «Mi dispiace.» Il tenente scosse il capo. «Se non c'è un'innamorata ad aspettarvi, siete dunque libero di trovarvi una moglie ricca. Qualunque padre dovrebbe essere fiero di accalappiarvi per sua figlia. Siete di bell'aspetto, aristocratico, e avete prestato servizio nel più glorioso reggimento inglese, il Decimo Ussari» concluse squadrandolo scherzosamente da capo a piedi. L'idea di sposarsi per denaro era così ripugnante, che Sinjin digrignò i denti. «Dubito che un vecchio soldato squattrinato e pieno di cicatrici come me possa essere considerato un partito tanto allettante, ma farò del mio meglio.» «Dunque resterete a Londra per la stagione mondana? Ne sono davvero felice. E se avrete anche il minimo problema prima di trovare la vostra ereditiera...» Il tenente si interruppe avendo notato lo scintillio negli occhi di Sinjin. «Vorrei invitarvi a rivolgervi a mio padre. Le voci riguardo alla sua ricchezza non sono infondate, e io sono in debito con voi più di quanto...» «Sciocchezze! Non mi dovete nulla, ma apprezzo la vostra offerta. Credo che non ce ne sarà bisogno.» «Certamente no. Perbacco, le vedete?» esclamò all'improvviso. Guardando nella direzione indicata dal tenente, Sinjin scorse un profilo frastagliato di scogliere alte e bianche, simili a spettri nella nebbia. Le scogliere di Dover. Un brivido di eccitazione scaturì dal blocco di ghiaccio che un tempo era stato il suo cuore. In Inghilterra lo aspettavano una proprietà in rovina e una madre spendacciona, due dure realtà che lo avrebbero costretto a barattare se stesso e il suo titolo in cambio del denaro di una sposa che non desiderava. 8


Una settimana più tardi Sinjin, in sella all'unico cavallo che gli era rimasto, uscì dallo studio del suo avvocato e si diresse verso Piccadilly. Passando davanti al comando dell'esercito non poté fare a meno di fermarsi per qualche istante ad ammirare le guardie a cavallo con le caratteristiche giubbe scarlatte. Nessuno dei militari che lo guardavano con indifferenza avrebbe mai sospettato che sotto quei vestiti logori, che Sinjin aveva indossato quando lavorava per il servizio informazioni, si nascondesse un ufficiale del Decimo Ussari. Un ex ufficiale, si corresse. Un dolore acuto lo trafisse come una pugnalata ripensando al giorno prima quando, dopo essersi congedato, si era tolto l'uniforme e l'aveva riposta. Era un civile adesso, e non faceva più parte di quell'esercito che negli ultimi sei anni era stato tutto il suo mondo. Non che avesse nostalgia della guerra, pensò mentre metteva il cavallo al trotto, ma il cameratismo, il legame che si era creato fra gli uomini che affrontavano privazioni e pericoli per una causa comune, e l'appagamento che proveniva dal compiere bene un lavoro difficile... quelli sì gli sarebbero mancati. Parecchio. Stupido sentimentale, si rimproverò con un moto di irritazione. Dopo le notizie ricevute dall'avvocato, la sua decisione di congedarsi e vendere il grado si era confermata giusta; perfino quella piccola somma gli avrebbe fatto comodo. Jeffers non aveva esagerato la disperata situazione finanziaria dei Sandiford, anzi, le cose erano anche peggiori di quanto il suo attendente non immaginasse. Provando un dolore simile a quello per la morte di un amico, aveva già portato i suoi cavalli nel luogo in cui venivano organizzate le vendite all'asta tenendo per sé solo Valiant, il fedele compagno di tante dure marce. Se non si fosse deciso in fretta a prendere le urgenti misure 9


che l'avvocato gli aveva elencato, presto non si sarebbe potuto permettere nemmeno quello. Nel fargli l'ultima, insolita raccomandazione, il signor Walters aveva addirittura usato le stesse parole che Alex gli aveva rivolto sulla nave la settimana precedente: per un uomo come lui, sposare un'ereditiera non sarebbe stato difficile. A quello scopo, aveva concluso l'avvocato rivolgendo uno sguardo compassionevole alla giacca e ai calzoni logori di Sinjin, Sua Signoria avrebbe potuto utilizzare il poco denaro che rimaneva per procurarsi degli abiti adatti per la stagione mondana. Messo in palio come il premio di una gara, pensò Sinjin. Malgrado tutte le sue resistenze, quella mattina si era trovato davanti alla dura realtà. Doveva sposare un'ereditiera, e presto. A dire il vero nei sei anni trascorsi dalla morte di suo padre, dopo la quale era emerso l'ammontare catastrofico dei debiti dell'ultimo Lord Sandiford, a intervalli regolari Sinjin aveva preso in considerazione il problema. Ma ogni volta si era tirato indietro disgustato, sperando che in un lontano futuro avrebbe trovato una soluzione diversa per risolvere le sue difficoltà finanziarie. Invece il signor Walters gli aveva appena dimostrato con agghiacciante chiarezza che il tempo per trovare una alternativa era scaduto. Se non voleva veder finire all'asta i possedimenti dei suoi avi, il Visconte St. John Michael Peter Sandiford doveva rassegnarsi a partecipare alla terrificante baraonda di balli, concerti e serate a teatro che era la stagione mondana per vendere se stesso e il suo lignaggio come una prostituta. Deglutì a stento, sentendo un amaro sapore di bile in bocca. Non c'era da meravigliarsi se era stato così riluttante a tornare in Inghilterra. Basta così, si impose. Doveva smetterla di lamentarsi 10


e fare del suo meglio per portare a termine con successo quella spiacevole faccenda. Invece di tornare al modesto appartamento che aveva preso in affitto in Audley Street, sarebbe andato da Alex. Il suo tenente era in grado di consigliargli i negozi giusti dove rinnovare il suo guardaroba. Lui stesso doveva riconoscere che i vestiti che indossava, gli unici abiti civili in suo possesso, lo facevano assomigliare più a uno stalliere che a un aristocratico ex ufficiale. Non aveva certo l'aspetto del marito ideale per le damigelle troppo eleganti, sdegnose e ingioiellate davanti alle quali presto si sarebbe inchinato. Al pensiero della faccia che avrebbe fatto uno di quei delicati fiori di serra se le si fosse presentato vestito com'era in quel momento, Sinjin si lasciò sfuggire un sorriso sardonico. Intanto era giunto a Piccadilly, ma non era ancora dell'umore giusto per incontrare qualche conoscente. Forse una bella galoppata lo avrebbe rimesso in sesto. Se non altro l'aria e gli ampi viali di Hyde Park erano ancora gratis. Girando il cavallo, si diresse verso il parco. Invece di proseguire lungo Piccadilly, però, si diresse verso la più tranquilla Curzon Street. Giunto in prossimità di una splendida casa in stile georgiano, fermò il cavallo col cuore che gli martellava nel petto. Cercò di convincersi che quella reazione era causata dai cambiamenti degli ultimi giorni, dal fatto che ancora una volta la sua vita era stata sconvolta, e la scacciò senza indugio. Come in sogno smontò, legò le redini di Valiant a un palo e si avvicinò lentamente alla dimora silenziosa. Anche se a quell'ora la maggior parte degli aristocratici era ancora a letto, lui sapeva che là dentro, da qualche parte, Sarah stava lavorando. Non era più la sua Sarah, la bambina che era stata sua amica, confidente, compagna di giochi e istigatrice di tante avventure infantili; colei che da intraprendente maschiaccio si era trasformata in un'adorabile fanciulla che gli aveva rubato il 11


cuore. La donna che da tre anni e tre mesi era la moglie del Marchese di Englemere. Ah, dolce Sarah, mio solo e unico amore. Sapeva che lei stava bene. Anche se tre anni prima, dopo avere raggiunto di nuovo il suo reggimento, Sinjin aveva resistito al desiderio di aprire le prime due lettere di Sarah, deciso a distruggerle senza leggerle, alla fine il bisogno di mantenere almeno un legame di amicizia con lei aveva avuto il sopravvento. E così l'arrivo di ogni nuova lettera era diventato il momento più eccitante nella noiosa routine quotidiana. Le aveva conservate tutte, compresa l'ultima ricevuta soltanto tre settimane prima, legate insieme in un pacchetto che teneva sul comodino nella sua stanza in Audley Street. Tutte tranne una. Un rumore proveniente da dietro la porta principale attirò la sua attenzione. Era meglio allontanarsi prima che qualcuno uscisse e lo trovasse lì come un mendicante davanti al cancello. Ma non aveva ancora raggiunto Valiant, che un cavallo girò l'angolo galoppando verso di lui a velocità folle. Un venditore ambulante si scansò in tutta fretta facendo rovinare le pentole sul selciato e lui stesso dovette indietreggiare quando il cavaliere arrestò l'enorme stallone nero. Montava all'amazzone. Sinjin alzò lo sguardo verso un profilo femminile la cui classica perfezione unita alla levigatezza della pelle doveva suscitare l'ammirazione degli uomini e l'invidia delle fanciulle meno dotate. Gli occhi frangiati dalle lunghe ciglia ricurve erano abbassati sul cavallo che l'amazzone stava accarezzando. Con le labbra atteggiate a una smorfia di disprezzo, Sinjin notò l'abbigliamento costoso della sconosciuta, una osservazione dovuta all'esperienza acquisita con la sua prodiga madre. Il tessuto del costume da amazzone, un modello italiano a giudicare dall'aspetto, doveva co12


stare come minimo una sovrana al metro; l'elaborato cappellino di velluto e piume di struzzo e il cuoio raffinato degli stivali infilati nella staffa d'argento cesellata erano capolavori di eleganza. Con i soldi spesi per il cordoncino dorato che impreziosiva il corpetto, una pallida imitazione della giubba degli Ussari, lui avrebbe potuto sfamare il suo battaglione per un anno. In quanto allo stallone, Sinjin stimò che l'esemplare di razza che scalpitava davanti a lui doveva valere a dir poco cinquecento sovrane. Ed era del tutto inadatto a una giovane donna, come l'arrivo arrischiato aveva appena dimostrato. Dietro l'amazzone, l'ambulante raccoglieva rassegnato le sue pentole e Sinjin sentÏ crescere dentro di sÊ una rabbia irrazionale. Che cosa aveva in mente quello stolto di un padre quando aveva comprato un cavallo del genere per sua figlia? E lei allora? Come osava quella creatura viziata e frivola sfoggiare l'imitazione di un'uniforme che lui aveva appena riposto con indicibile rimpianto, un'uniforme indossata da uomini che combattevano intrepidi tra il sudore, il sangue e gli infiniti disagi? Uxbridge aveva perso una gamba, le truppe del Settimo erano state decimate e il Ventisettesimo fanteria aveva difeso la posizione fino all'ultimo uomo mantenendo la formazione al limitare del bosco di St. Jean. Mentre quella scriteriata, senza ombra di dubbio, trascorreva le mattine a poltrire nel suo boudoir e i pomeriggi ad agghindarsi davanti allo specchio per poi andare a ballare fino all'alba. Se la sua mente non fosse stata annebbiata dalla collera, perfino un uomo poco sensibile alla bellezza come lui sarebbe stato colpito dalla luminosità degli occhi verde smeraldo che lo stavano fissando e dalla perfezione delle labbra che si stavano schiudendo. 13


«Aiutatemi a smontare e portate il mio cavallo nelle scuderie.» Intento a osservare il maggiordomo che stava aprendo la porta della casa di Sarah, solo dopo un lungo, incredulo momento Sinjin comprese che la donna si era rivolta proprio a lui. «Portatecelo voi» ribatté. Furibondo si allontanò a grandi passi, montò in sella a Valiant e lo spronò verso il parco. Clarissa Beaumont guardò a bocca aperta l'uomo alto e biondo che se ne andava senza degnarla di uno sguardo. Chi era? Di sicuro non il domestico per cui lo aveva preso. Aveva un cavallo di razza e montava con eleganza e lei concluse che probabilmente era un gentiluomo. Ma se le cose stavano così, era il gentiluomo più scorbutico e male in arnese che avesse mai incontrato. E anche il più insensibile, pensò con disappunto. La sua innegabile bellezza non aveva suscitato in lui l'ammirazione e lo stupore che si aspettava, essendo ormai da quattro Stagioni la reginetta di bellezza dell'aristocrazia. L'orgoglio femminile si risvegliò in lei. Se era un gentiluomo, e se si fossero incontrati di nuovo, gli avrebbe fatto rimpiangere quell'indifferenza. Rivolse un cenno di saluto a Glendenning, il maggiordomo che la aspettava sulla porta, mentre uno staffiere prendeva le redini di Diablo e la aiutava a scendere. Prima di dirigersi verso la porta d'ingresso, fece un'ultima carezza al naso vellutato dello stallone. «Date al mio principe doppia razione di fieno. Abbiamo fatto una galoppata fantastica.» Mentre saliva i gradini, pensò che dello sconosciuto aveva notato soprattutto la bocca severa e gli occhi color turchese. E una sottile cicatrice che partiva da sopra l'oc14


chio destro e scendeva fino alla guancia. Un uomo misterioso, un personaggio affascinante e tormentato che pareva uscito dalle pagine di un romanzo. Con un gemito si disse che la sua vita doveva essere proprio noiosa se cominciava a fantasticare su uno sconosciuto in cui si era imbattuta per caso. Di sicuro si trattava di un misero impiegato, con moglie e figli, che non avrebbe piÚ incontrato. Provando una sorprendente fitta di rimpianto, Clarissa cancellò l'uomo dalla sua mente.

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Sposa d'inverno Catherine Archer Inghilterra, 1458 - 1461 - Lady Lily Gray non ricorda nulla della propria vita. Poi, durante il viaggio che la porta verso il suo promesso sposo, accadono eventi che la sconvolgono, primo fra tutti l'incontro con Lord Tristan Ainsworth, che afferma di essere stato il suo innamorato e di avere avuto una figlia da lei. Una forza sconosciuta l'attira verso quell'uomo affascinante, ma Lily non sa se fidarsi di lui e delle sue promesse. Il suo passato sembra chiuso dietro una porta impenetrabile, e lui afferma di possederne la chiave. Possibile che Tristan sia in grado di aiutarla ad affrontare il terrore senza nome che l'ha derubata dei ricordi?

Tiranno e gentiluomo Julia Justiss Londra, 1816 - Tornato in Inghilterra dopo la battaglia di Waterloo, Sinjin Sandiford scopre che il padre ha dilapidato il patrimonio di famiglia e che lui dovrà sposare un'ereditiera. Deluso dalle giovani aristocratiche, superficiali e spendaccione, decide di cercare una moglie virtuosa e lavoratrice nella classe borghese, ma poi scopre che il suo cuore ha scelto diversamente e che l'aristocratica, irruente, splendida Clarissa Beaumont è l'unica donna che vorrebbe sposare. Eppure non è facile conquistare la regina del bel mondo, tanto più che Clarissa ha la brutta abitudine di cacciarsi nei guai.


Sposa di primavera Catherine Archer Inghilterra, 1461 - Dopo la scomparsa del padre, la bella Raine Blanchett rimane sola con il fratellino e decide di recarsi a Londra con il preciso scopo di trovarsi un marito alla corte del re. Per impedire al cugino Denley di imporle il matrimonio, ha infatti bisogno di un uomo che faccia da tutore al piccolo William, erede delle proprietà di famiglia. Ma Denley si fa sempre più pericoloso e il tempo stringe. Quando mette gli occhi sul nobile e onesto Benedict Ainsworth, Raine non esita a escogitare un trucco per costringerlo a sposarla, tanto più che il potente Lord Benedict è anche un uomo molto affascinante...

La nipote del duca Margaret Moore Inghilterra, 1862 - È davvero una strana famiglia quella che deve gestire Clara, nipote diseredata di un duca, costretta a vivere con due zii artisti, affettuosi ma del tutto privi di senso pratico e a dir poco stravaganti. Quando la zia decide di fare il ritratto allo scapolo d'oro di Londra, Lord Paris Mullholland, Clara la segue nella residenza di campagna del gentiluomo. Ma Lord Paris si rivelerà ben presto molto diverso da come appare in superficie, e la giovane si ritroverà a dover scegliere tra sentimenti mai provati e un innato perbenismo.

DAL 13 APRILE


Questo mese

Capricci del destino di Sylvia Andrew Inghilterra, 1815-1818 - Dopo aver combattuto con onore nella battaglia di Waterloo, tre giovani eroi di guerra tornano in Inghilterra e alle responsabilità imposte dalla loro posizione. Il Maggiore Adam Calthorpe ha promesso a un compagno in punto di morte che si sarebbe preso cura della sua sorellina Kate. Ivo Trenchard, Capitano degli Ussari, è deciso a non lasciarsi incastrare in un matrimonio che non desidera. E il Colonnello Ancroft scopre con disappunto di aver ereditato un titolo che non vuole e di doversi occupare di una proprietà in cui aveva giurato di non tornare mai più. Ma quando il destino, tutto a un tratto, mette sulla loro strada la dolce Kate, l’esuberante Jossie e l’audace Caroline, ecco che la vita che credevano di avere davanti acquista un nuovo sapore.


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