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CLAUDIA GRAY

FIREBIRD - LA CACCIA traduzione di Isabella Polli


ISBN 978-88-6905-041-1 Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: A Thousand Pieces of You HarperCollins Publishers LLC, New York, U.S.A. © 2014 Amy Vincent Traduzione di Isabella Polli Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2015 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione HM settembre 2015


Firebird - la caccia


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Mi appoggio al muro di mattoni per sorreggermi, mi tremano le mani. Una pioggia fredda e pungente cade sulla mia pelle, da un cielo che non ho mai visto. È difficile riprendere fiato, cercare di capire dove mi trovo. Tutto quello che so è che il Firebird ha funzionato. Ce l'ho appeso al collo, ancora acceso dal calore del viaggio. Non c'è tempo. Non so se ho a disposizione pochi minuti, o secondi, o ancora meno. Perquisisco disperatamente questi abiti sconosciuti: il minivestito e la giacca lucida che indosso non hanno tasche, ma ho una piccola borsa a tracolla. Frugandoci dentro non trovo una penna, però c'è un rossetto. Con le mie dita tremanti svito il cappuccio e scarabocchio qualche parola su un poster stracciato affisso al muro del vicolo. Questo è il messaggio che devo passare, l'unico obiettivo che dovrò ricordare, dopo che tutto ciò che sono sarà perduto. UCCIDI PAUL MARKOV. Dopo, potrò solo aspettare di morire. Morire non è la parola giusta. Questo corpo continuerà a respirare. Il cuore continuerà a battere. Ma non sarò più io la Marguerite Caine che lo abiterà. Questo corpo tornerà invece alla sua legittima proprietaria, la Marguerite Caine che appartiene veramente a questa dimensione. La dimensione in cui sono saltata, usando il Firebird. In qualsiasi momento, forse ora, i suoi ricordi prenderanno il sopravvento, e anche se so che più tardi mi risveglierò, è terrificante pensare 7


di... venire meno. Andare perduta. Essere intrappolata dentro di lei. Insomma, qualsiasi cosa precisamente succeda a chi proviene da un'altra dimensione. A questo punto mi rendo finalmente conto che il Firebird funziona davvero: è possibile viaggiare fra dimensioni diverse. L'ho appena dimostrato. In mezzo a questo subbuglio di dolore e paura, brilla un piccolo frammento di orgoglio, che mi sembra l'unica fonte di calore, l'unica speranza nel mondo. Le teorie della mamma sono esatte. La validità del lavoro dei miei genitori è dimostrata. Se solo papà avesse potuto saperlo. Theo. Theo non è qui. Non era realistico sperare che ci fosse, ma ci speravo lo stesso. Ti prego, fa' che Theo stia bene, penso. Sarebbe una preghiera, se credessi ancora in qualcosa, ma anche la mia fede in Dio si è spenta ieri sera. Mi appoggio al muro di mattoni, con le mani aperte, come un sospettato su una macchina della polizia subito prima che scattino le manette. Il cuore mi batte all'impazzata. Nessuno ha mai fatto il salto prima di me, il che significa che nessuno sa che cosa sta per accadermi. E se il Firebird non potesse riportarmi alla mia dimensione? Sarà questo il modo in cui morirò? Ieri a quest'ora probabilmente mio padre si è fatto la stessa domanda. Stringo forte gli occhi, calde lacrime si mescolano alla pioggia fredda sul mio volto. Anche se cerco di non pensare al modo in cui è morto papà, quelle immagini continuano a invadermi la mente: la sua auto che si riempie d'acqua, le onde fangose del fiume sul parabrezza, papà probabilmente stordito dall'impatto, che si affanna comunque per aprire la portiera, e fallisce. Lui che ansima negli ultimi centimetri d'aria, pensando a me, alla mamma, a Josie... Sarà stato terrorizzato. 8


Le vertigini mi inclinano il terreno sotto i piedi, mi indeboliscono. Ci siamo. Sto affondando. Quindi mi obbligo ad aprire gli occhi e a fissare di nuovo il messaggio. È la prima cosa che voglio che l'altra Marguerite veda. Voglio che si ricordi di queste parole, a qualsiasi costo. Se le vede, se continua a ripensarci, basterà a risvegliarmi dentro di lei, nello stesso modo in cui potrebbe fare il Firebird. La forza del mio odio è più grande delle dimensioni, dei ricordi, del tempo stesso. Questo odio adesso è la parte più autentica della mia identità. Le vertigini aumentano e il mondo diventa sfocato e grigio, oscurando le parole UCCIDI PAUL MARKOV... e poi la mia vista si schiarisce di nuovo. La parola UCCIDI ritorna perfettamente a fuoco. Mi stacco dal muro di mattoni, confusa. Mi sento perfettamente lucida. Anche più di prima, in realtà. Rimango qui in piedi, a fissare i miei tacchi alti immersi in una pozzanghera, e capisco che non me ne andrò. Finalmente, mentre comincio a confidare nella mia fortuna, mi addentro nel vicolo. La pioggia mi sbatte in faccia con più violenza, mentre alzo gli occhi verso il cielo tempestoso. Un aeroscafo incombe sulla città come una nuvola nera fra le altre. Sembra essere lì per proiettare ologrammi pubblicitari sull'orizzonte della città. Lo seguo stupita con gli occhi mentre si libra in questa strana nuova dimensione, circondato da slogan in 3D che si ripetono tremolanti: Nokia; BMW; Coca-Cola. Questo mondo assomiglia molto al mio, eppure mi è completamente estraneo. Chissà se questo viaggio ha stravolto anche Theo. Probabilmente sì. Il suo dolore è profondo quasi quanto il mio, anche se papà era soltanto il suo supervisore: tuttavia questo è quello per cui Theo e i miei genitori hanno lavorato negli ultimi anni, per lui è la cosa più 9


importante. Anche lui sarà stato in grado di conservare i suoi ricordi? Se è così, avremo il controllo per tutto il viaggio, e potremo pilotare con le nostre menti le versioni di noi stessi nate in questa dimensione alternativa. Questo significa che la mamma si sbagliava su una cosa, il che è piuttosto sconcertante visto che tutte le sue altre teorie si sono appena rivelate corrette. Comunque sono riconoscente per questo, almeno per il momento, prima che la mia gratitudine si disintegri in un'ondata rovente di rabbia. A questo punto, niente mi può più fermare. Se anche Theo ha fatto il salto senza problemi e se riesce a trovarmi (cosa che mi auguro con tutta la forza della disperazione), allora ce la faremo. Scoveremo Paul. Ci riprenderemo il prototipo del Firebird che ha rubato. E potremo vendicarci di quello che ha fatto a mio padre. Non so se sono il tipo di persona capace di uccidere un uomo a sangue freddo. Ma ho intenzione di scoprirlo.

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Io non sono un genio della fisica come la mamma. E neanche un ricercatore come Paul e Theo. Sono la figlia di due scienziati, che studia a casa da privatista, e che ha un sacco di libertà d'azione per quanto riguarda la propria istruzione. Come unico membro della famiglia dotato di una mente creativa, ho finito per dedicarmi alla mia passione per la pittura, trascurando le materie scientifiche avanzate. In autunno andrò alla Rhode Island School of Design, dove mi specializzerò in restauro di opere d'arte. Quindi se volete mescolare dei colori a olio, montare una tela o discutere di Kandinsky, sono la persona giusta. Le teorie scientifiche alla base dei viaggi interdimensionali? Spiacente, non pervenuto. Comunque, questo è quello che so: L'universo in realtà è un multiverso. Esistono infinite dimensioni, stratificate una sull'altra. Ciascuna dimensione rappresenta una combinazione di possibilità. In sintesi, qualsiasi cosa possa accadere, accade effettivamente. C'è una dimensione in cui i nazisti hanno vinto la Seconda guerra mondiale. Una dimensione in cui i cinesi hanno colonizzato l'America molto prima che Colombo salpasse dall'Europa. E una dimensione in cui Brad Pitt e Jennifer Aniston sono ancora sposati. Perfino una dimensione esattamente come la mia, identica sotto ogni aspetto, tranne che per un giorno in quarta elementare, quando quella Marguerite ha scelto di indossare una maglietta blu, e io invece ne 11


ho messa una verde. Ogni volta che si crea una possibilità, ogni volta che il destino lancia una moneta, le dimensioni si dividono, creando nuovi strati di realtà. Il processo non si ferma mai, va avanti all'infinito. Queste dimensioni non sono lontane da noi, nello spazio profondo. Sono letteralmente tutto intorno a noi, addirittura dentro di noi, ma dato che si trovano su un altro livello di realtà, noi non le percepiamo. All'inizio della sua carriera, mia madre, la dottoressa Sophia Kovalenka, ha ipotizzato che non solo dovremmo essere in grado di individuare queste dimensioni, ma anche di osservarle e perfino di interagire con esse. È stata presa in giro da tutti. Ha scritto saggi su saggi, ha arricchito la sua teoria anno dopo anno, e nessuno la ascoltava. Poi, un giorno, proprio quando sembrava che sarebbe stata definitivamente bollata come squilibrata, riuscì a pubblicare un altro articolo, che sottolineava l'analogia fra l'equazione matematica delle onde e il suo lavoro sulla risonanza dimensionale. Probabilmente ci fu un unico scienziato sulla faccia della Terra che prese sul serio quella teoria: il dottor Henry Caine, un oceanografo inglese. Che era anche laureato in fisica. E matematica. E che era, ovviamente, molto ambizioso. Quando lesse l'articolo, fu in grado di intuire le potenzialità di quella teoria, che nessuno prima di lui aveva riconosciuto. Fu una fortuna per la mamma, perché non appena decisero di lavorare insieme cominciò a ottenere dei risultati concreti. Fu una fortuna ancora più grande per me e Josie, perché il dottor Henry Caine sarebbe diventato nostro padre. Avanti veloce per ventiquattro anni: il loro lavoro ormai stava iniziando ad attirare l'attenzione anche al di fuori della cerchia scientifica. Gli esperimenti in cui avevano dimostrato l'esistenza di dimensioni alternative 12


erano stati replicati da altri scienziati a Stanford e Harvard, nessuno rideva più di loro. Erano pronti a provare a viaggiare fra le dimensioni – o almeno a costruire un dispositivo in grado di renderlo possibile. Secondo la teoria di mia madre, sarebbe veramente difficile spostare da una dimensione all'altra un oggetto fisico, ma l'energia dovrebbe potersi muovere molto più facilmente. Lei sostiene anche che la coscienza è una forma di energia. Tutto questo ha portato a un sacco di folli supposizioni, ma più che altro si sono concentrati sulla costruzione di un congegno che rendesse i viaggi interdimensionali qualcosa di più di un sogno. Qualcosa che permettesse alle persone di raggiungere un'altra dimensione a scelta e, cosa ancora più complessa, tornare indietro nello stesso modo. Era un progetto ardito, addirittura pericoloso. Il dispositivo doveva essere costituito da materiali specifici, in grado di spostarsi molto più facilmente rispetto ad altre forme di materia, materiali che si legassero alla coscienza del viaggiatore, cosa a quanto pare molto difficile, oltre a un milione di altre considerazioni tecniche per capire le quali dovrei prendere una valanga di lauree in fisica. Per farla breve: questi dispositivi sono veramente difficili da costruire. Motivo per cui i miei genitori hanno realizzato parecchi prototipi prima di cominciare a considerare l'idea di un test. Quindi, quando finalmente ne hanno ottenuto uno che sembrava in grado di funzionare, solo un paio di settimane fa, bisognava festeggiare. Mamma e papà, che di solito non bevono niente di più forte del tè Darjeeling, hanno stappato una bottiglia di champagne. Theo ne ha passato un bicchiere anche a me, e nessuno se ne è minimamente preoccupato. «Al Firebird» ha detto Theo. Il prototipo definitivo era sul tavolo intorno al quale eravamo riuniti, con i suoi meccanismi scintillanti e gli strati di metallo intricati 13


ripiegati uno sull'altro come le ali di un insetto. «Dal nome della leggendaria creatura russa che avvia gli eroi verso imprese e avventure incredibili...» Qui ha fatto un cenno verso mia madre, prima di proseguire. «E naturalmente anche dalla mia Pontiac d'epoca, perché ragazzi, è una figata proprio come lei.» Theo è il tipo che dice cose come auto d'epoca in senso ironico. Dice praticamente tutto in senso ironico, ma c'era autentica ammirazione nello sguardo che ha rivolto ai miei genitori quella sera. «Adesso speriamo di vivere qualche avventura in prima persona.» «Al Firebird» ha detto Paul. In quello stesso momento probabilmente stava già tramando le sue mosse successive, anche mentre alzava il suo calice e brindava con mio padre. In sintesi, dopo decenni di difficoltà e di ridicolo, i miei genitori erano finalmente arrivati a guadagnarsi autentico rispetto, ed erano a un punto di svolta che li avrebbe portati ben oltre. La mamma sarebbe stata proclamata una dei più grandi scienziati della storia. Papà sarebbe arrivato come minimo al livello di Pierre Curie. Magari avrebbero potuto permettersi di mandarmi in Europa in estate, a visitare l'Hermitage, il Prado e tutti gli altri favolosi musei di cui avevo sentito parlare, ma che non avevo mai visitato. Tutto ciò che avevamo sempre sognato era a portata di mano. Poi il loro fidato assistente ricercatore, Paul Markov, ha rubato il prototipo, ucciso mio padre e si è dato alla fuga. Avrebbe potuto cavarsela, scivolando in un'altra dimensione, al riparo dalla legge: il delitto perfetto. È svanito dalla sua stanza al dormitorio senza lasciare tracce, con la porta chiusa dall'interno (a quanto pare, quando una persona viaggia in un'altra dimensione, la sua spoglia fisica non è più osservabile, per una questione che ha a che fare con la fisica quantistica: la sua 14


spiegazione comprende questa storia di un gatto che sta in una scatola ed è contemporaneamente vivo e morto finché non si apre la scatola, e la cosa diventa parecchio complicata. Mai chiedere a un fisico di quel gatto). Nessuno poteva trovare Paul, nessuno poteva prenderlo. Ma Paul non aveva tenuto conto di Theo. Theo è venuto da me questa sera stessa, qualche ora fa, mentre me ne stavo seduta sulla vecchia veranda pericolante che dà sul cortile sul retro. L'unica illuminazione proveniva dalla luna piena sopra di noi e dalle luci che Josie aveva appeso alla ringhiera la scorsa estate, quelle a forma di pesci tropicali che brillavano di arancione e acquamarina. Io indossavo uno dei vecchi maglioni di papà sul mio vestito di pizzo color avorio. Anche in California in dicembre la sera fa freddo, e inoltre quel cardigan aveva ancora l'odore di papà. Penso che Theo sia rimasto a guardarmi per un po' prima di raggiungermi là fuori, aspettando che mi riprendessi. Avevo le guance arrossate e rigate di pianto. Mi ero soffiata il naso talmente tante volte che lo sentivo infiammato ogni volta che inspiravo. Mi faceva male la testa. Ma per il momento, non avevo più lacrime. Theo si è seduto sui gradini accanto a me, agitato, nervoso, un piede che rimbalzava su e giù. «Senti» mi ha detto. «Sto per fare una cosa stupida.» «Cosa?» I suoi occhi scuri hanno incontrato i miei, con tanta intensità che, per un assurdo momento, nonostante tutto quello che stava succedendo, ho pensato che stesse per baciarmi. Invece, ha allungato una mano verso di me: dentro c'erano le altre due versioni del Firebird. «Voglio inseguire Paul.» «Tu...» La mia voce incerta, già logorata dal pianto, si è spezzata. Avevo così tante domande che non sapevo 15


da dove cominciare. «Hai ancora i vecchi prototipi? Pensavo che li aveste distrutti, dopo i test.» «Questo è quello che credeva anche Paul. E... be', tecnicamente anche quello che credevano i tuoi genitori.» Ha esitato. Anche solo nominare papà, un giorno dopo la sua morte, era terribilmente doloroso, per Theo quasi quanto per me. «Ma io ho tenuto i pezzi che non abbiamo riutilizzato. Ci ho armeggiato, ho preso in prestito qualche attrezzatura dai laboratori della Triad. Ho utilizzato i passi avanti che abbiamo fatto con la versione finale del Firebird per migliorare questi due. Ci sono buone probabilità che uno dei due funzioni.» Buone probabilità. Theo stava per correre un rischio incredibile perché c'erano buone probabilità di vendicare quello che Paul aveva fatto. Per quanto fosse sempre stato simpatico, per quanto a volte avessimo flirtato, mi capitava di chiedermi se Theo Beck non fosse un pallone gonfiato, sotto le sue magliette di band alternative, il suo cappello da hipster e la Pontiac del 1981 che aveva aggiustato da solo. Ora mi vergognavo di aver mai dubitato di lui. «Quando si viaggia fra le dimensioni» ha detto, fissando i prototipi, «si lasciano delle tracce. Subatomiche... okay, arrivo al punto. Il punto è che posso inseguire Paul. Per quanto spesso faccia il salto, per quante dimensioni cerchi di attraversare, lascerà sempre una traccia. E io so come impostare questi per seguire quella traccia. Paul può scappare, ma non può nascondersi.» I Firebird luccicavano sulla sua mano. Sembravano strani ciondoli di bronzo, asimmetrici, magari gioielli del periodo Liberty, quando le forme naturali erano di gran moda. Uno dei metalli al loro interno era così raro che si poteva estrarre in un'unica valle in tutto il mondo, ma chiunque non ne fosse al corrente avrebbe solo pensato che era un bell'oggetto. Invece, i Firebird erano le chiavi che aprivano l'universo. Anzi, gli universi. 16

Hya7 firebird  
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