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Susan Andersen

Opposte passioni


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Burning Up HQN Books © 2010 Susan Andersen Traduzione di Raffaella Fontana Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Romance dicembre 2010 Questo volume è stato stampato nel novembre 2010 presso la Mondadori Printing S.p.A. stabilimento Nuova Stampa Mondadori - Cles (Tn) HARMONY ROMANCE ISSN 1970 - 9943 Periodico mensile n. 80 del 17/12/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 72 del 6/2/2007 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Non appena Macy O'James mise piede in città, Gabriel Donovan capì al volo che quella donna era un pericolo ambulante. In realtà ci era arrivato addirittura prima che lei varcasse i confini cittadini. Gabriel stava parlando di lavoro e chiacchierando del più e del meno con Johnny Angelini nella volante della polizia di quest'ultimo, appostata al limitare della città, quando la avvistò per la prima volta. In quel momento non sapeva che fosse proprio lei. A dispetto della diffidenza del vecchio sceriffo Baxter rispetto alla condivisione di informazioni interdipartimentali, a Johnny, vicesceriffo della cittadina di Sugarville, e a Gabe, capitano dei vigili del fuoco, piaceva unire i propri sforzi per la risoluzione di qualche caso. E quell'afoso pomeriggio di luglio, Gabe aveva appena finito di spiegare all'amico perché secondo lui valesse la pena di andare a ispezionare una sgangherata roulotte abbandonata che poteva fungere da laboratorio per la produzione di droghe sintetiche, quando una Corvette decappottabile rossa fiammante gli sfrecciò davanti, ruggendo e lasciandosi dietro una scia di note di musica rock a tutto volume. I due uomini si scambiarono un'occhiata. «Non superava di molto il limite di velocità» constatò Gabe, laconico. 5


«Vero» concordò Johnny annuendo. «Non vale la pena di sprecare tempo per una manciata di miglia.» «Mi hai letto nel pensiero.» «Tuttavia» continuò il vicesceriffo, «era carina la macchina e ancora di più chi la guidava. Una bionda. Potrebbe essere la mia futura sposa.» «Anche questo è vero» convenne Gabe, che proprio non riusciva a capire come una semplice occhiata fosse bastata all'amico per stabilire il colore di capelli della conducente e addirittura la qualità della sua... carrozzeria. In ogni caso non metteva in discussione le sue parole: in materia di donne l'amico aveva la vista di un falco. Il vicesceriffo si grattò la mandibola con un'unghia. «Inoltre è una giornata molto calda, sarebbe un vero casino se Myerson decidesse di attraversare la strada proprio adesso con la sua mandria di mucche.» «Macchina piccola, mandria grande» concluse Gabe. «Devo fare il mio dovere. Non mi pagano mica per restarmene seduto sotto un albero in panciolle. Quindi...» Sollevò un sopracciglio. «Sei dei nostri?» Gabe ci pensò su. Il buonsenso gli suggeriva di tornare al proprio veicolo e di rimettersi al lavoro. Non aveva nessun motivo – né tanto meno nessun interesse – di mettersi in moto per dare una strigliata alla futura moglie di Johnny. A parte che in quel periodo usciva con una brava ragazza, ma in ogni caso non era certo un dongiovanni, lui. Non più, perlomeno. D'altro canto, il suo codice comportamentale prettamente maschile gli impediva di lasciare che un amico se la spassasse senza almeno cercare di mettergli il bastone tra le ruote. «Per forza» rispose asciutto. «Quando ti citerà in giudizio per molestie sessuali, avrà pur bisogno di un testimone.» 6


Il vicesceriffo mise in moto la Ford Ranger con un ghigno e lasciò le fronde di abeti e ontani che li avevano dignitosamente nascosti al traffico e, dopo aver percorso il prato accidentato sobbalzando sugli ammortizzatori, raggiunse la strada provinciale e accese la sirena premendo sull'acceleratore. Pochi minuti dopo aveva raggiunto la Corvette. Dapprima la videro rallentare, poi accostare sul ciglio della strada. La musica a tutto volume si interruppe nel bel mezzo di una strofa. Due valigie che sporgevano oltre il sedile posteriore impedivano di vedere la conducente, ma la portiera si aprì nel silenzio che era improvvisamente calato e dalla macchina spuntò una gamba nuda, e un piede avvolto in un sandalo con zeppa aperto sul davanti si allungò verso l'asfalto. «Aspettami qui» disse Johnny con la mano sulla maniglia, «questo è ovviamente un lavoro per professionisti.» «Non ci penso nemmeno» sbuffò Gabe. «Che razza di amico sarei se non ti coprissi le spalle nel momento del bisogno?» Scese a sua volta dalla volante e osservò l'amico da sopra il tettuccio. «Per quel che ne sappiamo, quella donna potrebbe essere armata e pericolosa.» «Già, sono molto preoccupato: potrei essere costretto a perquisirla per scovare le sue armi nascoste.» Johnny ci sarebbe andato a nozze: adorava flirtare col gentil sesso, però apprezzava le donne e non mancava mai di rispetto. Inoltre, proprio come Gabe, non era tipo da abusare del suo potere. Johnny aveva ormai superato il cofano della macchina, e la donna, scesa dalla vettura sportiva, era in piedi lì accanto, sul ciglio della strada, con il didietro appoggiato alla portiera. Li guardava avvicinarsi con entrambe le mani appoggiate sui fianchi. «Ragazzi!» mormorò il vicesceriffo. La sconosciuta 7


aveva l'aspetto di una pin-up dei tempi della seconda guerra mondiale, agghindata com'era con quella maglietta alla marinara a righe blu, le scarpe retrò e un paio di micro pantaloncini ancora più vecchio stile che lasciavano scoperte delle gambe chilometriche. Dannazione, portava persino un cappellino da marinaio, con l'ampia visiera sollevata e inclinata in maniera provocante su una cascata di ricci che le incorniciavano gli zigomi. Non c'erano dubbi: era bionda. Gabe guardò l'amico di traverso e scosse la testa. «Davvero non so come fai.» «È un dono di natura» rispose Johnny da sopra le spalle, e mentre Gabe si fermava e si appoggiava al cofano della macchina, lui proseguì verso la Corvette e, con voce alta e chiara, si rivolse alla conducente. «Ehi, marinaio. Sei nuova da queste parti?» «Non più di te, Angelini» rispose la donna con una voce bassa e roca che solleticò le terminazioni nervose di Gabe, «visto e considerato che tu e io ci siamo trasferiti qui più o meno contemporaneamente.» La sua spalla si sollevò pigramente. «Naturalmente io ne ho fatta di strada, mentre tu... be', tu sei ancora qui.» Il suo sguardo raggiunse Gabe e, con la massima calma, lo scrutò dalla testa ai piedi, suscitando in lui una reazione intensa e viscerale. Che strano, pensava di aver chiuso per sempre con quel genere di istinti e scoprire che invece non era così gli diede la nausea. «Credo che l'onore dell'ultimo arrivato spetti al tuo amico.» Johnny si mise sull'attenti. «Macy?» chiese, incredulo. «Macy O'James?» All'udire quel nome, l'interesse di Gabe schizzò alle stelle. Osservò la donna con maggior attenzione; non si erano mai incontrati, ma sicuro come l'oro ne aveva sentito parlare. Macy O'James, l'enfant terrible di Sugarville, la mangiatrice di uomini nonché... l'emargina8


ta. Fin dal primo giorno trascorso in quel paesino nelle praterie della parte orientale dello stato di Washington, era stato tempestato di racconti che la riguardavano. Si diceva che fosse una ragazza i cui principi morali lasciavano alquanto a desiderare e che, quando aveva abbandonato la città per trasferirsi a Los Angeles, dove era apparsa in una serie di videoclip – video incandescenti, come immancabilmente si affrettavano tutti a specificare – si era lasciata alle spalle una scia di devastazioni e sofferenza. A seconda di chi gli raccontava la storia, Macy era la versione locale di Pamela Anderson, Carmen Electra o Paris Hilton. Con l'eccezione – e il dettaglio era riferito inevitabilmente a malincuore – che lei tendeva a non spogliarsi. Tutte quelle storie gli erano parse piuttosto stuzzicanti, ma non quanto vederla dal vivo, appoggiata con fare provocante alla spider rossa, con il sole che si rifletteva sulla pelle color crema di quelle gambe lunghissime e che sottolineava le labbra rosee, in quel momento incurvate in un sorriso beffardo. Adesso gli risultava più facile capire l'apprensione dei suoi concittadini circa gli exploit di quella ragazza. Un tempo ormai lontano, anche lui aveva permesso a donne come quella – sensuali, con magnetismo da vendere, troppo belle e navigate – di monopolizzare buona parte del suo tempo. Ma il passato era passato. Ormai aveva voltato pagina. Quello che lei aveva fatto non lo riguardava. Il suo motto era vivi e lascia vivere, ed era dell'avviso che bisognasse permettere a chiunque di essere se stessi. E se anche personalmente aveva qualche conto in sospeso con le ragazze facili, essendo stato allevato, per così dire, da una di esse, avrebbe fatto del proprio meglio per accordare a Macy O'James la stessa cortesia con cui trattava chiunque altro. Appoggiandosi più comodamente al cofano, incro9


ciò le braccia e si gustò la scena di lei che rivolgeva all'amico un sorriso sensuale. «Ciao, Johnny» mormorò al vicesceriffo. «È da un sacco di tempo che non ci si vede.» Inarcò un sottile sopracciglio. «Hai intenzione di multarmi per qualche miglio orario di troppo?» Il tono di voce era noncurante, ma mentre Johnny sembrava prendere in considerazione la possibilità, la sottile sfida che si celava dietro quell'indifferenza irritò Gabe, cancellando in un colpo solo l'imperturbabilità di cui andava fiero. Quella scoperta lo sorprese e lo infastidì non poco. Nondimeno, non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. Come percependolo, lei si voltò a guardarlo, abbassando lentamente gli occhiali sul naso sottile. I suoi occhi erano grandi e verdi. O forse nocciola; era difficile dirlo con il sole che la colpiva da quell'angolatura. Di qualunque colore fossero, bastava che li posasse su di lui per sconvolgerlo, e Gabe trovava fastidiosa l'idea che se fosse stato un qualsiasi altro uomo, e non l'asceta che si sforzava di essere, quella scenetta lo avrebbe perturbato. «Be', si direbbe che ti stia godendo la visuale» affermò lei. «Lascia che ti offra il giro completo.» E con i gomiti premuti lungo i fianchi e i palmi delle mani dalle dita sottili rivolti verso l'alto, allungò gli avambracci verso l'esterno e si girò lentamente su se stessa per mostrare prima il lato sinistro, poi quello posteriore, e per finire quello destro. Ed erano uno meglio dell'altro! Si voltò nuovamente verso di lui e lo fissò attraverso le folte ciglia. «La visuale è di tuo gradimento, zuccherino?» Lui si strinse nelle spalle. «Non c'è male.» Un angolo della sua bocca si piegò verso l'alto. «Per usare un eufemismo.» Ma dentro di sé Macy non sorri10


deva. Il problema con quella città era sempre lo stesso: non importava per quanto tempo ne restasse lontana o che traguardi conseguisse durante tali assenze, la sua reputazione le restava sempre appiccicata addosso. Ormai, però, aveva anni di esperienza nel nascondersi dietro un'ostentata indifferenza e fu esattamente quel che fece, osservando l'assistente di Johnny. Ragazzi, era un vero marcantonio. Superava il metro e novanta e doveva pesare quasi un quintale, di cui neanche un grammo di grasso. Le sue vene furono percorse da un'inattesa vampata di calore e il suo cuore si produsse in una rapida danza. Nel tentativo spontaneo di dissimulare quella reazione, cercò deliberatamente di esasperare il proprio atteggiamento, già di per sé provocante. Il movimento con cui si leccò il labbro inferiore fu meccanico, la stessa cosa non poteva dirsi per lo sguardo ammiccante che gli lanciò. «E tu saresti...?» «Questo è Gabe Donovan, Macy» intervenne Johnny. «Il capitano dei vigili del fuoco di Sugarville. Gabe, ti presento Macy O'James.» «La sgualdrina di Sugarville» mormorò lei. Johnny, Dio lo benedica, trasalì. Per quanto ai tempi del liceo corresse dietro a qualsiasi gonnella, si era sempre comportato in maniera corretta. Il capo dei vigili del fuoco, dal canto suo, si limitò a rivolgerle un cenno del capo, come se quell'affermazione non lo stupisse affatto. E per qualche strana ragione la cosa la ferì. Quando aveva incontrato gli occhi verdi e intensi di quell'uomo, quando aveva osservato il suo corpo atletico e muscoloso, per un nanosecondo aveva sentito... qualcosa. Qualcosa che, quando esattamente un attimo dopo era sparito, Macy aveva rimpianto. Comunque fosse, ora che lui sapeva con chi aveva a che fare, era chiaro che quel qualcosa non avesse alcuna possibilità di svilupparsi. 11


Tuttavia, autocommiserarsi e piangersi addosso per via di un passato difficile non si addiceva a una donna che aveva imparato in tenera età che la vita era complicata e ingiusta, quindi tanto valeva rimboccarsi le maniche e farsene una ragione. Si raddrizzò sulla schiena. Be', la sai una cosa, amico? Nemmeno tu mi vai molto a genio. Proprio così, quel tizio era un vero schianto e aveva degli occhi che toglievano il fiato, ma non le andava a genio. Non quando gli era bastata un'occhiata per relegarla al ruolo assegnatole dagli integerrimi abitanti di Sugarville, senza nemmeno preoccuparsi di accertare se quelle voci fossero fondate oppure no. Non quando riusciva a farla sentire il tipo di ragazza che i suoi concittadini si divertivano a disprezzare. Come se, ricordò a se stessa, gliene fregasse qualcosa; era quello che era e non aveva rimpianti! Nessuno. Di una cosa era certa: ne aveva avuto abbastanza. Sollevò il mento e guardò Johnny. «Allora» riprese, «qual è il responso: multa o non multa?» «Per questa volta chiuderò un occhio.» «La mia opzione preferita» concordò lei, aprendo lo sportello della macchina e scivolando all'interno. Mise in moto facendo ruggire il motore e ingranò la prima. «Ci si vede, ragazzi.» E senza più degnarli di uno sguardo, lasciò il ciglio della strada e si diresse verso casa.

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