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QUELLO CHE LE LETTRICI VOGLIONO. “So resistere a tutto fuorché alle tentazioni.” Rafael, Ryan e Devon, uomini sexy e potenti, di fronte a una nuova sfida non si tirano mai indietro. Soprattutto se ci sono di mezzo delle belle donne. Maya Banks, la nuova E.L. James, vi proietta nel mondo patinato del jet set internazionale, dove il lusso è un must e i sentimenti sono solo un intrigante diversivo.

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KIM LAWRENCE

Vendetta araba


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Blackmailed By the Sheikh Harlequin Anthology © 2007 Kim Jones Traduzione di Federica Ressi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Books S.A. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Pack giugno 2014 Questo volume è stato stampato nel maggio 2014 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) HARMONY PACK ISSN 1122 - 5380 Periodico bimestrale n. 125A del 19/06/2014 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 239 del 15/05/1993 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 C'erano due uomini nel salottino privato, proprio accanto all'unità di terapia intensiva della clinica svizzera. Il più vecchio osservò in perfetto silenzio la reazione di quello più giovane alle notizie che gli stava comunicando. Nulla, a parte la tensione dei muscoli del collo mentre deglutiva, rivelò che avesse compreso l'informazione. «Un biglietto?» chiese alla fine. Il vecchio fece un cenno di assenso e, a differenza di quello che avrebbero fatto molti altri uomini, non abbassò lo sguardo di fronte a quegli occhi penetranti. Quegli occhi in più di un'occasione erano stati paragonati all'azzurro luminoso del cielo del deserto. «Hamid me lo ha letto per telefono» spiegò il vecchio, chinando la testa in segno di rispetto mentre l'altro uomo si avvicinava. «L'ho trascritto.» Si interruppe per porgergli il foglio. Il giovane lo prese e lo lesse attentamente, poi lo appallottolò lentamente. «Be', perlomeno non si tratta di un rapimento, signore.» 5


Karim, che stava procedendo verso la finestra, si fermò di colpo, inspirò profondamente e represse la risposta acida che aveva sulla punta della lingua, limitandosi invece a utilizzare il suo abituale sarcasmo: «Sì, è stato estremamente premuroso da parte di mia sorella lasciare un biglietto». Data tutta la pressione che doveva sostenere in quel momento avrebbe potuto facilmente cedere alla tentazione di sfogare rabbia e frustrazione su chi aveva accanto. Se solo non si fosse trattato di Rashid... Il profondo rispetto e l'affetto che provava per l'uomo che era stato la sua guardia del corpo sin dall'infanzia gli rendeva impossibile anche il solo pensare di prendersela con lui. Per certi versi, Karim era più legato a lui di quanto non lo fosse al padre, che era sempre stato una figura distante, più simile a una specie di eroe mitologico delle leggende greche che a un genitore. Era difficile conciliare l'immagine di lui quale figura enigmatica e carismatica che aveva costruito e da sempre preservato nella sua mente, con quella del fragile uomo anziano cui solo qualche momento prima aveva accarezzato le ormai deboli mani. Un uomo inerme, tenuto in vita dalle macchine. Fece un respiro profondo e scacciò le immagini e le emozioni che gli affollavano la mente. Rischiavano di impedirgli di pensare in modo lucido. Nel corso degli anni, Karim aveva imparato a non sprecare energie in situazioni che non poteva controllare: per fortuna erano poche, ma l'intervento al cuore di suo padre era senz'altro una di queste. In quel frangente aveva dovuto riporre la propria 6


fiducia nelle capacità mediche di coloro che adesso si prendevano cura di Tair Al-Ahmad e inoltre aveva tentato di rassicurare se stesso con la consapevolezza che l'indomabile forza di volontà di suo padre non andava certo sottovalutata. E lui lo sapeva bene. Per quel che riguardava le condizioni di salute del padre, avrebbe anche potuto ammettere di essere impotente, ma non era altrettanto disposto ad arrendersi quando si trattava di sua sorella. Il futuro di Suzan dipendeva dal fatto che lui prendesse le decisioni giuste, e che le prendesse alla svelta. Karim annuì. «Hai ragione... dobbiamo ringraziare il cielo che non si tratti di un rapimento.» Sudava freddo al pensiero che la sorella finisse nelle mani di chi l'avrebbe usata come una pedina politica, di chi non avrebbe esitato a farle del male. «Se dovesse succederle qualcosa, io...» «Sono certo che non accadrà» disse Rashid con voce decisa. Le lunghe ciglia di Karim si sollevarono a quelle parole di conforto, rivelando lo splendore dei suoi occhi cerulei. Nel mondo moderno, la minaccia di un rapimento era una spiacevole realtà con cui persone come lui e la sua famiglia dovevano convivere. Si trattava di trovare un equilibrio per mantenere un minimo di serenità mentre si cercava di tenere sotto controllo l'allarme causato dal dover vivere in uno stato di costante preoccupazione. Il problema era che sua sorella non si tutelava mai abbastanza dagli eventuali pericoli cui era costantemente esposta. 7


Karim aveva tutte le intenzioni di farla spaventare sul serio una volta che l'avesse avuta sottomano. «Sì, lo spero anche io» convenne. «Quel che non capisco è come abbia fatto una ragazzina che va ancora a scuola a eludere la sorveglianza di... quante persone?» Indipendentemente da come fosse potuto succedere, ancor più preoccupante era la possibilità che, se questa informazione fosse trapelata, sua sorella potesse correre un reale pericolo. Karim serrò la mascella. Non lo avrebbe permesso. I due uomini smisero di parlare quando la porta si aprì e una giovane donna con la divisa da infermiera fece capolino nella stanza. Li fissò sbalordita forse anche perché indossavano gli abiti tipici della loro cultura, lunghe vesti morbide e coprenti. Uno aveva una cicatrice frastagliata lungo la guancia sinistra, l'altro era forse l'uomo più bello che avesse mai visto. «Pardon, messieurs...» mormorò, prima di ritornare bruscamente sui suoi passi. La porta si chiuse e i due ripresero a parlare, ma questa volta, probabilmente senza farci caso, si esprimevano in francese. Entrambi parlavano fluentemente diverse lingue, visto che Zafsid era un paese in cui convivevano diversi idiomi. «Credo che fossero otto, signore. Esclusi i due che lavoravano sotto copertura nel collegio in qualità di inserviente e giardiniere.» «Otto!» esclamò con forza Karim, poi cominciò a borbottare sottovoce mentre percorreva la stanza a lunghi passi. 8


Osservandolo, Rashid non poté fare a meno di pensare a una pantera in gabbia. «La principessa è una giovane donna... davvero piena di risorse» disse il vecchio, cercando di risultare diplomatico. «La principessa è...» Con un respiro profondo, Karim fece un visibile sforzo per contenere le proprie emozioni, poi prese una sedia da sotto la finestra e vi si lasciò cadere sopra, con una grazia innata. I gomiti si adagiarono sui braccioli di mogano e lui poggiò il mento sulle lunghe dita. La pelle dorata della fronte si corrugò mentre cercava di concentrare tutte le sue risorse mentali sul problema che doveva affrontare. «Mio padre riprenderà conoscenza nelle prossime ventiquattro ore.» I suoi occhi si posarono brevemente sul viso dell'altro uomo e sicuro di sé asserì: «Per allora avrò ritrovato Suzan». «Naturalmente.» Nulla nell'atteggiamento di Rashid suggeriva che dubitasse delle capacità di quel giovane uomo di realizzare quest'ambizione. «Dopodiché...» Si interruppe e fece una smorfia. Dopodiché sarebbero iniziati i veri problemi. Non era sicuro di cosa avrebbe dovuto fare per impedire a Suzan di ripetere questa bravata o di optare per un gesto altrettanto avventato. L'unica alternativa efficace sembrava quella di rinchiudere la fuggitiva nella sua stanza. Un provvedimento che senza alcun dubbio avrebbe conquistato l'approvazione della minoranza non proprio silenziosa di Zafsid che poco tollerava le abitudini moderne della sua famiglia. 9


Il comportamento della sorella nel corso degli ultimi mesi non suggeriva certo che sarebbe stato possibile fare affidamento sul suo buonsenso... qualitĂ che Suzan aveva dimostrato di non possedere quando solo qualche settimana prima si era presentata a una festa cui le era stato proibito di partecipare. In apparenza sarebbe potuto sembrare un party come tanti... se non fosse stato per il fatto che la festa in questione era finita con l'arrivo della polizia, chiamata quando i genitori della festeggiata erano rientrati e avevano trovato la casa vandalizzata da festaioli ubriachi. Insieme al resoconto degli uomini della sua squadra di sicurezza, che gli avevano assicurato di essersi tenuti pronti a intervenire se la principessa avesse corso un reale pericolo, fisico o di qualunque altra natura, era arrivata una lettera della direttrice scolastica con la quale veniva caldamente invitato a contribuire economicamente per coprire il costo dei danni subiti dai padroni di casa. Richiesta che, garantiva la direttrice, era stata rivolta ai genitori di tutte le allieve coinvolte. L'informazione aggiuntiva sulla presenza fortuita alla festa di una delle insegnanti, la signorina Smith, non gli era stata di alcuna consolazione. La vista del nome di quella donna non sarebbe mai stata una consolazione per Karim. Era la stessa Miss Prudence Smith che considerava viaggiare per l'Australia con lo zaino in spalla un'esperienza formativa, che, grazie alle idee rivoluzionarie che aveva instillato nella mente della giovane principessa, aveva trasformato l'ultimo ri10


entro a casa di Suzan in una lotta continua per poter uscire ogni giorno con conseguenti lacrime e capricci a ogni no di Karim. Tanto per cominciare, cosa ci faceva un'insegnante a una festa? Nessuno si era preso la briga di delucidarlo su questo dettaglio, che aveva soltanto confermato la sua opinione sulla donna in questione: Prudence Smith non era in grado di mantenere adeguata distanza dalle proprie allieve. Il suo compito era quello di mantenere la disciplina, non quello di comportarsi come un'amica con le studentesse della cui incolumità era responsabile. Decisamente non avrebbe mai dovuto permettersi di incoraggiare delle ragazzine come sua sorella a organizzare viaggi in Australia. Un fatto che aveva già spiegato in modo piÚ che esauriente in una lettera che aveva spedito direttamente a Miss Prudence Smith. Date le circostanze, Karim pensava di aver espresso il proprio punto di vista con moderazione ammirevole. Ma la lettera che aveva ricevuto in risposta aveva ben poco a che fare con la moderazione! Il tono poteva anche essere falsamente cortese, ma il messaggio tra le righe era saltato subito agli occhi di Karim: lei è un perfetto idiota che non sa nemmeno di cosa sta parlando. In particolare, un passaggio lo aveva spinto a prendere la penna per risponderle per le rime... un passaggio velato di pesante ironia in cui Miss Smith gli aveva assicurato che gli era estremamente grata per i consigli su come mantenere la disciplina con le adolescenti. 11


Con non poco rimpianto, aveva strappato la propria risposta, riconoscendo che non era dignitoso per lui intraprendere una corrispondenza ai limiti del battibecco con questa persona. E poiché Suzan doveva trascorrere ancora pochi mesi in quella scuola, seppur con una certa riluttanza, aveva deciso di lasciar perdere la questione. Adesso si rendeva conto che quella decisione era stata un errore. Vista la naturale predisposizione di quella donna a interferire nelle faccende altrui, era evidente che vi fosse lo zampino di Miss Smith dietro a quanto accaduto. «Sono ottimi elementi, ma hanno commesso un errore fatale. Hanno sottovalutato le risorse e la determinazione della principessa.» L'osservazione pacata di Rashid costrinse Karim a sollevare lo sguardo. Nei suoi occhi infossati, di un sorprendente blu elettrico, la guardia del corpo colse un barlume di ironia mentre il principe si lasciava sfuggire un sospiro e ammetteva con una certa riluttanza: «E non sono stati i soli». Karim si passò una mano tra i lucenti capelli scuri e si alzò in piedi con un agile movimento. «Rashid, se non avessi interceduto presso mio padre a favore di mia sorella, lei non sarebbe mai andata in quella maledetta scuola.» Richiamando alla mente la conversazione che avevano avuto il giorno del sedicesimo compleanno di Suzan, si rese conto che la sua dolce sorellina aveva saputo esattamente quali fili tirare per ottenere ciò che voleva. Aveva fatto leva sul senso di colpa di Karim, perché lui aveva sempre riconosciuto la disparità di trattamento che ricevevano, e 12


come se non bastasse, si era servita senza vergogna anche dell'adulazione. Aveva estratto un depliant patinato e glielo aveva consegnato. «Voglio soltanto essere trattata come una studentessa qualunque... solo per due anni, Karim. Potrei essere solo Susan Armand e la gente ci crederebbe. Non sono come te... non ho l'aspetto di una persona importante. E non voglio avere guardie del corpo intorno, Karim... so quanto odiavi il fatto di essere seguito ovunque, quando andavi a scuola. Nostro padre rispetta la tua opinione: darà il consenso se glielo chiederai tu...» In realtà non era stato facile come lo aveva fatto sembrare Suzan, ma alla fine Karim aveva convinto il padre a permetterle di frequentare quel collegio inglese, dove solo pochissime persone erano al corrente della sua vera identità. Il problema della sicurezza era stato risolto acquistando una proprietà vicina alla scuola e dotandola di personale altamente preparato, e infiltrando nell'istituto altri dipendenti sotto copertura. Non era successo nulla che facesse pentire Karim per la sua decisione sino alla fine del primo anno trascorso da Suzan nel collegio inglese. Era tornata a casa per le vacanze estive quasi irriconoscibile: non era certo più la ragazzina timida e riservata che conosceva. Avrebbe dovuto tener maggior conto di quei primi segnali d'allarme, ma non lo aveva fatto... Be', adesso avrebbe dovuto porre rimedio alla superficialità dimostrata. «Avrò bisogno di...» 13


Abbassò lo sguardo sulla propria veste e si accigliò. Avrebbe avuto bisogno di cambiarsi. Rashid si schiarì la voce. «Mi sono preso la libertà, signore, di allertare il suo pilota. Il jet è pronto a partire e c'è un'auto che l'aspetta. Però, se posso permettermi un suggerimento, signore...» «Dimmi pure, Rashid.» «Non c'è alcuna necessità che lei parta subito per l'Inghilterra. Sono sicuro che, se li aggiorna, gli uomini della sicurezza saranno in grado di...» «So che possono affrontare la situazione perfettamente anche senza di me» lo interruppe Karim, fissando lo sguardo minaccioso sui picchi distanti delle montagne che si vedevano dalla finestra del salottino. «Ma concedimi la presunzione, Rashid, di ritenermi indispensabile in questo frangente.» Le sue labbra si contorsero in un ghigno frustrato mentre il suo sguardo tornava all'interno della stanza. «Quel che è certo è che non c'è bisogno di me qui. Tutto quello che posso fare qui è passeggiare avanti e indietro, e di nuovo aspettare. Ho bisogno di fare qualcosa o...» «Farà impazzire il personale con le sue continue domande sulla loro preparazione medica? Sì, credo che dovrebbe andare.» I loro sguardi si incontrarono, e un lento sorriso rilassò i contorni austeri del viso del principe. «Immagino che mi consideri penosamente prevedibile, vero, Rashid?» Rashid scosse il capo. «Al contrario. Credo sia proprio la sua capacità di agire sempre in modo inaspettato, signore, che la rende un avversario tanto pericoloso. Questo e la sua inflessibilità.» 14


Un lampo di meraviglia pervase lo sguardo di Karim. «Mi consideri spietato, Rashid?» L'idea non gli piaceva per niente. La guardia del corpo rimase per qualche istante in silenzio, valutando la propria risposta con cautela. «Non è un male che, quando si concentra su qualcosa, lei sia... determinato.» «D'un tratto sei diventato molto diplomatico, Rashid.» Sebbene il viso grinzoso fosse attraversato da un sorriso, gli occhi di Rashid erano seri quando ammise: «Non la vorrei come nemico, signore. Quando decide che una cosa è giusta, non si lascia fuorviare dai sentimenti». «I sentimenti non ci aiuteranno a riportare indietro Suzan.» Rashid non poté nascondere la propria curiosità. «Da dove? Come sapete da dove cominciare le ricerche della principessa?» «So chi cercare. A meno che non mi sbagli di grosso, c'è Miss Prudence Smith dietro a tutto questo. Una volta trovata Miss Smith, scopriremo dove si trova Suzan.» Rashid parve confuso. «Ma chi è Miss Smith? La conosco?» «No, e nemmeno io. Ma ho sentito molto parlare di lei...» Persino prima dell'incidente della festa e delle liti per il viaggio in Australia – che lo avevano inesorabilmente eletto nemico numero uno agli occhi della sorella – nel corso dell'anno precedente, quando asseriva qualcosa su cui la sorella non si trovava d'accordo, Suzan non esitava a replicare 15


esordendo inevitabilmente così: «Be', Miss Smith dice che...». Karim conosceva anche troppo bene il punto di vista di quell'insegnante irresponsabile, e aveva imparato anche quali fossero le sue idee riguardo l'innata superiorità delle donne e il sesso prematrimoniale. La verginità, aveva annunciato un giorno la sua sorellina ribelle, era un concetto antiquato. Oh sì, pensò Karim. Sapeva abbastanza su Miss Prudence Smith da prevedere che avrebbero dissentito con lei su quasi tutti gli argomenti di una certa rilevanza.

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