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Barbara Cartland Matrimonio a mezzanotte


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Call of the Heart © 1975 Barbara Cartland Traduzione di Elena Rossi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony History dicembre 2013 Questo volume è stato stampato nel novembre 2013 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) HARMONY HISTORY ISSN 1124 - 7320 Periodico quindicinale n. 476 del 18/12/2013 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 624 dell'11/10/1996 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Londra, 1819 «Ma, Sophie, non puoi farlo!» «Posso fare quello che mi pare!» fu la replica. Era difficile immaginare una donna più bella. Con i riccioli dorati, la carnagione bianca e rosea e un viso dai lineamenti perfetti, Sophie Studley era nota in tutta Londra da quando i dandy e gli scapoli di St. James avevano messo gli occhi su di lei. Dopo un mese dal suo arrivo in città, era stata proclamata incomparabile e dopo due si era fidanzata con Julius Verton, che alla morte dello zio sarebbe diventato Duca di Yelverton. Il fidanzamento era stato annunciato sulla Gazette e i regali di nozze avevano già cominciato ad arrivare nella casa in Mayfair dove Lady Studley aveva preso alloggio per la Stagione. Ma, a due settimane dalle nozze, Sophie aveva dichiarato che aveva intenzione di fuggire con Lord Rothwyn. «Provocherà un terribile scandalo!» protestò Lalitha. «Perché vuoi fare una cosa simile?» La differenza tra le due giovani donne, molto vicine di età, saltava agli occhi. Se Sophie incarnava l'ideale di bellezza di ogni uomo e sembrava una vera rosa d'Inghilterra, Lalitha era a dir poco patetica. 5


Una malattia invernale l'aveva lasciata tutta pelle e ossa, come diceva la servitù. A causa delle lunghe ore passate a cucire per la matrigna con una scorta inadeguata di candele, i suoi occhi erano gonfi e arrossati. I capelli erano così spenti e privi di vita da sembrare grigi. Li portava in una foggia fuori moda che lasciava libera la fronte, perennemente segnata da una ruga. Le due sorellastre erano pressappoco della stessa altezza ma, mentre Sophie era l'incarnazione della salute e della gioia di vivere, Lalitha sembrava solo un'ombra senza consistenza, sul punto di collassare. «Pensavo che anche a una persona ottusa come te i motivi sarebbero stati evidenti» rispose Sophie a quelle proteste, in tono duro. Visto che Lalitha taceva, riprese: «È vero che Julius diventerà duca – altrimenti non avrei mai preso in considerazione l'idea di sposarlo – ma il problema è: quando?». Fece un gesto espressivo con entrambe le mani. «Il Duca di Yelverton non ha più di sessant'anni» continuò. «Può vivere ancora dieci o quindici anni. A quell'epoca sarò troppo vecchia per godere della mia posizione di duchessa.» «Sarai ancora bella» osservò Lalitha. Sophie si voltò a guardarsi allo specchio. C'era un sorriso sul suo volto mentre contemplava l'immagine riflessa. Non c'era dubbio che il costoso abito di crêpe azzurro, con il collo a barchetta come richiedeva l'ultima moda e l'ampia mantellina di vero pizzo, le stesse d'incanto. Per di più stavano tornando di moda i corsetti e la nuova collezione acquistata a Parigi le faceva la vita sottile, accentuata dalla gonna piena, riccamente decorata con inserti di fiori e cascate di tulle. «Sì» disse lentamente, «sarò ancora bella, ma quello che desidero più di ogni altra cosa è diventare subito duchessa, in modo da presenziare alla seduta d'apertura del Parla6


mento con una piccola corona e fare la mia parte all'Incoronazione.» Dopo una pausa aggiunse: «Quel vecchio pazzo e noioso di Re non durerà a lungo!». «Forse il duca non ti farà aspettare così a lungo» suggerì Lalitha con la sua voce dolce e melodiosa. «Non ho intenzione di aspettare né tanto né poco» ribatté Sophie. «Fuggirò stanotte con Lord Rothwyn! È tutto combinato.» «Credi davvero che sia saggio?» «Lui è molto ricco. È uno degli uomini più ricchi d'Inghilterra ed è amico del Reggente, cosa a cui il povero Julius non potrebbe mai aspirare.» «Ma è più vecchio di Mr. Verton» considerò Lalitha. «Naturalmente io non l'ho mai visto, ma immagino che ispiri una certa soggezione.» «In questo hai ragione» convenne Sophie. «È cupo, quasi sinistro, e molto cinico. Tuttavia questo fa parte del suo fascino!» «Lo ami?» le chiese a bassa voce. «Lui mi adora! Entrambi mi adorano, ma onestamente, Lalitha, se li metto a confronto, Lord Rothwyn è la scelta migliore.» Ci fu un momento di silenzio, poi Lalitha disse: «Credo che ciò che dovresti considerare veramente, Sophie, sia con quale dei due saresti più felice. È questo che è davvero importante nel matrimonio». «Ti sei messa di nuovo a leggere... Mamma si infurierà se lo scopre!» la rimproverò Sophie. «L'amore va bene per i romanzi e per le domestiche, non per una signora di qualità!» «Puoi davvero prendere in considerazione un matrimonio senza amore?» «Posso prendere in considerazione il matrimonio con chiunque possa darmi i migliori vantaggi come donna. E sono convinta che Lord Rothwyn possa farlo. È ricco! Immensamente ricco!» 7


Voltò le spalle allo specchio per attraversare la stanza e dirigersi all'armadio dalle porte aperte, che era pieno di un delizioso assortimento di abiti che, Lalitha lo sapeva, aspettavano ancora di essere pagati. Ma erano armi indispensabili con le quali Sophie poteva attirare l'attenzione del beau monde; un'attenzione che le aveva procurato tre proposte di matrimonio. Una veniva da Julius Verton, futuro Duca di Yelverton; la seconda, giunta inaspettata nell'ultima settimana, da Lord Rothwyn. E la terza, che Sophie aveva immediatamente scartato, era arrivata da Sir Thomas Whernside, un cavaliere attempato, dissoluto e dedito al gioco, il quale, contro tutte le aspettative dei suoi amici che lo ritenevano uno scapolo incallito, era stato colpito al cuore al primo sguardo dalla bellezza della fanciulla. Naturalmente c'erano stati altri spasimanti ma... o non possedevano i requisiti adatti o erano troppo indigenti perché Sophie potesse prenderli in considerazione. Quando Julius Verton aveva fatto la sua proposta di matrimonio, per un momento era sembrato alla giovane che tutti i suoi sogni si stessero realizzando. Diventare una duchessa andava oltre le sue ambizioni più sfrenate; tuttavia, anche se aveva accettato con entusiasmo la proposta, c'erano diversi svantaggi da considerare. Il più grave era che Julius Verton non possedeva molto denaro. Riceveva solo un appannaggio dallo zio, come presunto erede del ducato. Non era una grande somma e quello significava che lui e Sophie avrebbero dovuto vivere poco più che modestamente, con relative comodità, finché non avesse ereditato le tenute di Yelverton, che si trovavano a una certa distanza da Londra. Sarebbe comunque stato impossibile tenere il passo con la stravagante società londinese, che Sophie ammirava e invidiava. 8


D'altra parte non c'era possibilità che rifiutasse un avanzamento sociale così vantaggioso. Lady Studley si era affrettata a far annunciare il fidanzamento sulla Gazette e le nozze erano state fissate presso la chiesa di St. George, in Hanover Square, prima della partenza del Reggente per Brighton. Le giornate di Sophie erano piene di appuntamenti dalle modiste, di visite dei conoscenti che venivano a porgere congratulazioni e auguri, oltre che di lunghe ore passate a scrivere ringraziamenti per i doni che arrivavano tutti i giorni alla casa in Hill Strett. Sophie e sua madre non erano a Londra da abbastanza tempo per aver stretto nuove amicizie. La casa di famiglia, come spiegavano a tutti coloro che erano disposti ad ascoltare, si trovava nel Norfolk, dove gli antenati del defunto Sir John Studley vivevano sin dai tempi di Cromwell. Studley poteva essere un nome rispettato nella campagna, ma era sconosciuto al beau monde, di conseguenza il successo personale di Sophie era ancora più gratificante, perché non aveva nulla a raccomandarla se non il suo viso incantevole. Tutto era sembrato filare liscio finché, all'improvviso, non era apparso in scena Lord Rothwyn. Sophie l'aveva incontrato a uno dei numerosi balli ai quali veniva invitata sera dopo sera insieme a Julius Verton. Rothwyn era stato assente da Londra e quindi non era stato ancora stato colpito o disorientato dalla bellezza della fanciulla. Sotto il luccichio dei candelabri che rivelavano i riflessi dorati dei suoi capelli e il candore latteo della sua pelle, lei riusciva a far girare la testa al più forte degli uomini, quando rivolgeva sorrisi ammaliatori a tutti quelli che le stavano intorno. «Chi diavolo è?» aveva sentito chiedere e, guardando al 9


di là del salone, aveva visto un uomo dall'aspetto cupo e sarcastico, che fissava nella sua direzione. Non ne era rimasta sorpresa perché era abituata agli uomini che rimanevano sbalorditi alla sua vista e si mostravano dapprima senza parole e poi fin troppo sciolti nei loro complimenti. Con abiltà consumata, si era voltata a dire qualcosa all'uomo alla sua sinistra, mostrando il profilo perfetto. «Chi è il gentiluomo che è appena entrato?» aveva domandato a bassa voce. «Quello è Lord Rothwyn. Non l'avete conosciuto?» aveva risposto il giovanotto. «Non l'ho mai visto prima» aveva dichiarato Sophie. «È un uomo strano e imprevedibile, con un carattere impossibile, ma è ricco come Creso e il Reggente lo consulta per i più folli progetti edilizi.» «Se ha approvato il Padiglione di Brighton dev'essere matto!» aveva esclamato Sophie. «Ieri ho sentito qualcuno che lo descrivava come un incubo indù!» «Indubbiamente è una buona descrizione!» aveva replicato il giovane. «Ma vedo che Rothwyn è determinato a fare la vostra conoscenza.» Era chiaro che Lord Rothwyn aveva chiesto di essere presentato a Sophie e una comune conoscenza lo stava accompagnando verso di lei. «Miss Studley, posso presentarvi Lord Rothwyn? Credo che due ornamenti di spicco della società debbano conoscersi.» Con gli occhi più azzurri che mai e il suo sorriso affascinante, Sophie aveva atteso che Lord Rothwyn facesse un inchino con un'eleganza che non si era aspettata e poi aveva fatto una graziosa riverenza, consapevole dello sguardo che la stava incatenando. «Sono stato lontano da Londra, Miss Studley» aveva detto il gentiluomo con una voce profonda, «e al mio ritorno ho scoperto che la città era stata colpita da una meteora 10


così intrisa di potere divino che tutto sembra essere cambiato in una sola notte!» Era stato l'inizio di un corteggiamento vorticoso, così ardente e impetuoso, in un certo senso così violento, che Sophie ne era rimasta colpita. Fiori, lettere e doni erano giunti a ogni ora del giorno. Lord Rothwyn l'aveva portata a passeggio sul suo phaeton, l'aveva invitata insieme alla madre nel suo palco all'Opera, aveva dato una festa a Rothwyn House. La serata, aveva saputo Lalitha, aveva superato per sfarzo, lusso e divertimenti qualsiasi altra festa alla quale era stata invitata Sophie. «Era presente Sua Altezza Reale!» le aveva raccontato la sorellastra in tono eccitato. «E mentre si congratulava con me per il mio fidanzamento con Julius, potevo vedere che si rendeva conto che anche Lord Rothwyn era ai miei piedi!» «Immagino che sarebbe stato difficile per chiunque non accorgersene» era stato il commento. «Lord Rothwyn mi adora!» aveva esclamato Sophie, compiaciuta. «Se avesse chiesto la mia mano prima di Julius, l'avrei accettato!» E, all'improvviso, aveva deciso di fuggire con il gentiluomo. «Vorrà dire rinunciare alla cerimonia in grande. Non avrò damigelle né ricevimento e non potrò indossare il mio magnifico abito da sposa» disse in tono di rimpianto, «ma Sua Signoria mi ha promesso un grande ricevimento appena torneremo dalla luna di miele.» «Forse la gente resterà... scandalizzata che tu abbia scaricato Mr. Verton in modo così crudele» disse con voce esitante Lalitha. «Questo non impedirà loro di accettare l'invito a Rothwyn House» le assicurò Sophie. «Si renderanno conto ben presto che la quantità di feste che Julius potrà dare prima di diventare duca è irrisoria.» 11


«Io continuo a credere che dovresti sposare l'uomo al quale hai dato la tua parola.» «Sono felice di dire che non ho alcun rimorso in proposito. Nello stesso tempo farò in modo che Sua Signoria si renda conto di quale sacrificio sto facendo per lui.» «Crede che tu lo ami?» «Certo che lo crede. Naturalmente ho detto a Sua Signoria che sono pronta a fuggire con lui solo perché sono pazza d'amore e non posso vivere senza di lui!» Rise, e non era un suono gradevole. «Potrei amare chiunque ricco come Rothwyn» aggiunse, «ma rimpiango un po' le foglie di fragola della corona ducale, che sarebbero state così bene sui miei capelli biondi.» Fece un piccolo sospiro e riprese: «Oh, be', forse Sua Signoria non vivrà a lungo. Allora sarò una ricca vedova e potrò sposare Julius quando sarà diventato Duca di Yelverton, dopotutto!». «Sophie!» esclamò Lalitha. «Questa è un'affermazione maligna e del tutto sconveniente!» «Perché? Dopotutto, Elizabeth Gunning non era più bella di me e ha sposato due duchi. La chiamavano la doppia duchessa!» Lalitha rimase in silenzio, come se si fosse resa conto che nulla avrebbe potuto far cambiare idea a Sophie, che tornò a sedersi alla toilette, assorbita ancora una volta nella contemplazione della propria immagine riflessa. «Non sono sicura che questo sia l'abito giusto per una fuga» osservò. «Ma, dato che la sera fa ancora fresco, indosserò sopra il mantello di velluto blu bordato d'ermellino.» «Sua Signoria verrà a prenderti qui?» si informò Lalitha. «No, certo che no! Lui crede che la mamma non sappia niente del nostro piano, perché altrimenti ne sarebbe contrariata e ci ostacolerebbe.» Fece una risata. 12


«Non conosce la mamma!» «Dove lo incontrerai?» «Fuori dalla chiesa di St. Alphage. È una chiesetta buia e piuttosto angusta ma Sua Signoria dice che è il luogo più appropriato per una fuga d'amore.» Fece un sorriso sprezzante e aggiunse: «Quello che conta è che il vicario può essere comprato perché tenga la bocca chiusa, cosa che non si può dire dei preti di chiese più alla moda, che sono in combutta con i giornali». «E dove andrete dopo che vi avrà sposati?» Sophie si strinse nelle spalle. «Che importanza ha, pur che sia un posto confortevole? Avrò l'anello al dito e sarò Lady Rothwyn.» Ci fu un altro silenzio prima che Lalitha chiedesse in tono esitante: «E che cosa farai con Mr. Verton?». «Gli ho scritto un biglietto e la mamma ha dato disposizioni che uno stalliere glielo consegni poco prima del mio arrivo in chiesa. Abbiamo pensato che fosse più cortese avvertirlo prima che la cerimonia abbia luogo.» Sorrise. «Naturalmente è tutta una finta, dato che Julius si trova a Wimbledon da sua nonna e non riceverà la mia lettera se non molto tempo dopo che sarò sposata.» E aggiunse: «Ma penserà che abbia fatto la cosa giusta e sarà troppo tardi perché venga a sfidare a duello Lord Rothwyn, cosa che sarebbe come minimo imbarazzante». «Sono dispiaciuta per Mr. Verton» mormorò Lalitha. «È profondamente innamorato di te, Sophie.» «Così deve essere!» fu la replica. «Ma, onestamente, Lalitha, l'ho sempre trovato immaturo e noioso.» Lalitha non fu sorpresa da quelle parole. Aveva capito fin dall'inizio del fidanzamento che Sophie non era minimamente interessata a Julius Verton come uomo. Infatti, non aveva nemmeno aperto le lettere appassionate che lui le aveva scritto. Aveva degnato appena di un'occhiata i suoi fiori e si era invariabilmente lamentata 13


che i suoi regali erano inadeguati o non erano ciò che le serviva. Tuttavia in quel momento si chiedeva se fosse più affezionata a Lord Rothwyn. «Che ore sono?» chiese Sophie dal tavolo della toilette. «Le sette e mezza.» «Perché non mi hai ancora portato qualcosa da mangiare?» si lamentò. «Avresti dovuto pensare che avrei avuto fame a quest'ora.» «Vado subito a prepararti la cena.» «Vedi che sia qualcosa di gustoso» le raccomandò. «Avrò bisogno di cibo sostanzioso per affrontare l'impegno di stasera.» «A che ora devi incontrare Sua Signoria?» le chiese, avviandosi verso la porta. «Oh, ho intenzione di farlo aspettare. Non gli farà male stare un po' in apprensione, temendo che mi tiri indietro all'ultimo momento.» Sophie rise e Lalitha uscì dalla stanza. Aveva appena chiuso la porta quando fu richiamata indietro. «Puoi anche dire allo stalliere di partire adesso» disse. «Gli ci vorrà almeno un'ora per raggiungere Julius. Il biglietto è sulla mia scrivania.» «Lo troverò» le assicurò Lalitha. Richiuse nuovamente la porta e scese le scale. Trovò la lettera indirizzata con la calligrafia disordinata di Sophie e rimase a fissarla per un istante. Aveva la sensazione che la sorellastra stesse per fare qualcosa di irrevocabile, di cui si sarebbe pentita. Poi si disse che non erano affari suoi. Con la lettera in mano, scese la scala stretta e buia che conduceva al piano seminterrato. C'erano pochi domestici in casa e i presenti erano addestrati male e spesso trascuravano i loro doveri; i pochi penny che possedeva Lady Studley – e i molti che non ave14


va – erano stati spesi per l'affitto della casa e per il guardaroba di Sophie. Era tutta una trappola deliberatamente preparata per adescare nel matrimonio uomini ricchi e importanti, e aveva funzionato. Chi ne aveva fatto le spese era stata Lalitha. Quando vivevano in campagna, anche dopo la morte del padre, un certo numero di vecchi domestici aveva continuato a lavorare presso di loro. A Londra, invece, lei si era trovata a fare turni da cuoca, cameriera, domestica e fattorino dalle prime ore del giorno a tarda sera. La matrigna l'aveva sempre odiata e, dopo la morte del padre, aveva smesso di fingere di trattarla come una figlia, mostrandole solo disprezzo. A casa, tra i domestici che conoscevano Lalitha sin da bambina, Lady Studley aveva moderato l'antipatia con una certa discrezione. A Londra quei freni erano caduti del tutto. Lalitha era diventata una schiava, qualcuno da obbligare ai compiti più ingrati e punire severamente, nel caso di proteste. A volte pensava che la matrigna la trattasse così male sperando che sarebbe morta, fatto che non era improbabile. Solo lei conosceva la verità; solo lei sapeva i segreti sui quali Lady Studley aveva costruito una nuova vita per sé e per la figlia, e la sua morte sarebbe stata un sollievo per entrambe. Poi si diceva che quei pensieri erano morbosi e che le venivano in mente solo perché si sentiva molto debole dopo la malattia. Era stata costretta ad alzarsi dal letto pur sapendo che era troppo presto, solo perché, finché restava nella sua stanza, nessuno si dava la pena di portarle del cibo. Su istruzioni di Lady Studley, i pochi domestici che c'erano in casa non dovevano accudirla. 15


E così, dopo giorni in cui era diventata sempre più debole perché completamente a digiuno, Lalitha si era fatta forza ed era scesa al piano di sotto per non morire di inedia. «Se stai abbastanza bene da mangiare, puoi anche lavorare!» le aveva detto la matrigna e lei si era ritrovata immersa nella consueta routine, in cui doveva fare tutto quello che nessun altro faceva in casa. Mentre attraversava il freddo corridoio lastricato di pietra che conduceva in cucina, si rese conto che era sporco e che doveva essere lavato. Purtroppo non c'era nessuno a cui si potesse ordinare di pulirlo, se non lei stessa, così si augurò che la matrigna non lo notasse. Aprì la porta della cucina, un locale triste che aveva un gran bisogno di essere rinfrescato e che prendeva poca luce dalle finestre alte sulla parete, a livello della strada. Lo stalliere, che era anche il tuttofare, era seduto al tavolo e beveva un boccale di birra. Una donna sciatta dai capelli grigi che spuntavano dalla cuffia stava cuocendo sulla stufa qualcosa che emanava uno sgradevole odore. Era una irlandese incompetente, che in precedenza aveva avuto un impiego per solo tre giorni, ma l'agenzia di collocamento non aveva nessun altro disposto ad accettare la misera paga offerta da Lady Studley. «Per favore, puoi portare questo messaggio alla Duchessa Madre di Yelverton?» chiese Lalitha allo stalliere. «Credo si trovi all'estremità di Wimbledon.» «Andrò quando avrò finito la mia birra» rispose l'uomo in tono scontroso. Non fece cenno di alzarsi e Lalitha si rese conto che i domestici erano sempre molto veloci a capire chi non contava niente in una casa e meritava meno attenzione di quanta ne ricevessero loro stessi. «Grazie» rispose. Rivolgendosi alla cuoca, disse: «Miss Studley vorrebbe mangiare qualcosa». 16


«Non c'è molto» rispose la donna. «Sto preparando uno stufato per noi, ma non è ancora pronto.» «Forse potreste cucinarle un'omelette» suggerì Lalitha. «Non posso interrompere quello che sto facendo» fu la replica. «La farò io.» In ogni caso si era aspettata che finisse in quella maniera. Dopo aver trovato una padella e averla lavata, preparò un'omelette ai funghi per Sophie. Mise sulla griglia qualche fetta di pane, aggiunse al vassoio un piattino con il burro e infine un bricco di caffè caldo. Lo stalliere si alzò brontolando pochi minuti prima che Lalitha uscisse dalla cucina. «È troppo tardi per fare tutta quella strada fino a Wimbledon» borbottò. «Non poteva aspettare fino a domani mattina?» «Conosci già la risposta.» «Già, lo so. Ma non mi piace andare fuori Londra dopo il tramonto, con tutti quei briganti e tagliagola in giro.» «È poco probabile che se la prendano con uno come te» commentò la cuoca con una risata stridula. «Vai, e quando sarai di ritorno ti farò trovare un piatto di zuppa.» «Sarà meglio! Altrimenti ti tirerò giù dal letto perché cucini per me.» Mentre Lalitha saliva le scale con il vassoio, si chiese che cos'avrebbe detto sua madre se avesse sentito la servitù parlare in quel modo in sua presenza. Al solo pensiero della madre sentì salire le lacrime agli occhi e si ammonì con risolutezza a concentrarsi su quello che stava facendo. Si sentiva molto stanca, perché aveva avuto una quantità di cose da fare per tutto il giorno. Oltre a pulire gran parte della casa e a rifare i letti, c'erano stati innumerevoli ordini da parte di Sophie. Le gambe le dolevano e non vedeva l'ora di avere un momento libero per sedersi e riposare, un 17


privilegio che le veniva concesso raramente prima che tutti si fossero ritirati per la notte. Aprì la porta della camera della sorellastra ed entrò. «Ci hai messo un sacco di tempo!» fu il rimprovero che giunse subito. «Mi dispiace» si scusò Lalitha, «ma non c'era niente di pronto e lo stufato che stava preparando la cuoca non aveva un odore molto invitante.» «Che cosa mi hai portato?» «Ti ho fatto un'omelette. Non c'era nient'altro.» «Non riesco a capire perché non puoi ordinare cibo a sufficienza in modo che ci sia qualcosa quando lo chiedo» disse Sophie. «Sei un'incompetente senza speranza.» «Il macellaio da cui ci serviamo non ci darà altro finché non saldiamo il conto» replicò in tono di scusa Lalitha. «E quando è passato il pescivendolo, stamani, tua madre era fuori e lui non ha voluto farci credito nemmeno per un trancio di merluzzo.» «Hai sempre un sacco di scuse ridicole» tagliò corto bruscamente la sorellastra. «Dammi quell'omelette.» La mangiò e Lalitha ebbe l'impressione che volesse trovarvi qualche pecca, anche se in realtà la trovava deliziosa. «Versami un po di caffè» le ordinò Sophie, ma Lalitha si era messa in ascolto. «Credo che ci sia qualcuno all'ingresso» disse. «Ho sentito il batacchio. Jim è andato a Yelverton House con la tua lettera e sono sicura che la cuoca non andrà a rispondere.» «Allora è meglio che ti degni di farlo tu» disse in tono sarcastico Sophie. Lalitha uscì dalla stanza, scese nuovamente le scale e aprì la porta. Fuori c'era un valletto in livrea che le tese un messaggio. «Per Miss Sophie Studley, signorina» disse. «Grazie.» Il valletto sollevò il cappello prima di voltarsi e Lalitha richiuse la porta. 18


475 - L'ONORE DEI ST. CLAIRE

di Carole Mortimer

Inghilterra, 1817. Lady Arabella St. Claire sa che il Duca di Carlyne ha una pessima reputazione, ma non può fare a meno di sentirsi attratta da lui. Neppure lei è nota per il carattere accomodante: la sua ostinazione e la sua esuberanza sono leggendarie sia in famiglia sia nei salotti del ton. Nessuno, dunque, si scandalizza più di tanto vedendoli ballare insieme. Ma solo perché la loro conversazione non è udibile... Tra una provocazione e l'altra, infatti, Darius sfida Arabella a seguirlo in una stanza appartata, dove intende sfoderare tutte le sue armi per sedurla. Purtroppo, però, nulla va come previsto...

476 - MATRIMONIO A MEZZANOTTE

di Barbara Cartland

Inghilterra, 1819. Costretta a sposare Lord Rothwyn, Lalitha scopre di provare un tenero quanto inaspettato sentimento per lui, ma si convince di non essere ricambiata e, disperata, fugge lontano. Grande, dunque, è la sua sorpresa quando il marito la raggiunge e le chiede di ripensare alla sua decisione. Così, con il cuore colmo di speranza e trepidazione, Lalitha accetta di ritornare a casa. Proprio quando la felicità sembra a portata di mano, però, una serie di imprevisti rischia di cambiare il corso delle loro vite per sempre...


477 - UN CONTE DA AMARE

di Elizabeth Beacon

Inghilterra, 1818. Persephone Seaborne ha deciso che si sposerà solo per amore. Così, a quattro anni dal debutto in società, si è già lasciata alle spalle una scia di cuori infranti senza trovare un marito accettabile. Una sera, complici il buio e le stelle, incontra un uomo che non sembra in grado di conquistare una fanciulla di aristocratica bellezza e sprezzante alterigia come lei. Eppure, Alex Forthin sa far vibrare il suo cuore e, nonostante il loro rapporto appaia burrascoso, l'attrazione è intensa. Ma l'ombra di un complotto si allunga su di loro, e rischia di minare le fragili basi di quell'amore appena nato.

478 - NOZZE IN ALTO MARE

di Lyn Stone

Inghilterra-Spagna-Francia, 1818. Jack Worth ha ereditato il titolo di Conte di Elderidge ma non l'ingente fortuna a esso legata, che è stata lasciata alla giovane Lady Laurel. Così, poiché l'unico modo per tornare in possesso di ciò che ritiene suo di diritto è il matrimonio, propone alla fanciulla un'unione di convenienza e la sposa a bordo della nave che li riporta in Inghilterra. L'intesa tra i due appare subito perfetta... finché lui non scopre che Laurel non è affatto la figlia del defunto conte. Solo quando lei svanisce senza lasciare tracce si rende conto di amarla alla follia. E allora parte per cercarla...

DAL 15 GENNAIO


Notti d'Irlanda MICHELLE WILLINGHAM IRLANDA, 1192 - In una magica Irlanda innevata, si intrecciano le vicende del clan MacEgan. Il passato tormenta Brianna, Liam e Rhiannon, ma l'amore è in agguato!

La spia francese JULIA JUSTISS AUSTRIA - INGHILTERRA, 1816 - Quando Will Ransleigh rintraccia la famigerata Elodie Lefevre, cade vittima del suo fascino. E inizia a chiedersi se lei sia davvero una spia...

Le tentazioni di una lady BRONWYN SCOTT INGHILTERRA, 1817 - Phaedra Montague è la figlia minore del Duca di Rothermere. Bram è il nuovo, affascinante stalliere. E per una vera lady come lei è una sfida irresistibile!

Il gioco degli inganni MARGARET MCPHEE LONDRA, 1810 - Da un abisso di segreti e un sottile gioco di inganni può nascere un'ardente passione? Sì, se si tratta dell'attrice più acclamata di Londra e di un enigmatico lord.


Compromesso d'amore Lyn Stone Scozia, 1340 - Chi è la bella e misteriosa Iana? Da chi sta fuggendo? E Tam, la bambina che porta con sé, è davvero una trovatella o è piuttosto sua figlia, concepita fuori dal matrimonio? Henri Gillet, affascinante cavaliere francese erede della dinastia di Trouville, è deciso a scoprirlo, e non solo perché Iana gli ha salvato la vita. Malgrado i segreti che nasconde, infatti, quella donna fiera e coraggiosa, ma anche dolce e vulnerabile, è riuscita a conquistare il suo cuore. Henri la vuole per sé, e per averla al proprio fianco è disposto ad accettare qualsiasi compromesso. Purché si tratti di un compromesso d'amore.

La caparbia Miss Toogood Stella Cameron Londra, 1815 - Bellissima e caparbia, Fleur rifiuta di sposarsi senza amore. Essendo però la più carina delle figlie del reverendo Toogood, è praticamente obbligata a contrarre un buon matrimonio. Accetta dunque di farsi accompagnare a Londra da Lord Dominic, uno chaperon arrogante ed esigente che non dimostra il minimo interesse per lei e che non risponde per nulla ai requisiti che deve avere un buon marito. Eppure, via via che le vengono presentati i migliori partiti della capitale, lei inizia a rendersi conto che l'unico uomo in grado di solleticare il suo interesse è proprio Dominic. Ma come conquistarlo?


Quando scandalo e seduzione si incontrano nell’alta società.

Anche questo mese 2 romanzi storici firmati da GRANDI AUTRICI, dove il fascino del passato si fonde ad ATMOSFERE PROFONDAMENTE SENSUALI: Royce, Duca di Wolverstone, segue una regola ben precisa: mai passare più di cinque notti con la stessa amante. Ma con Minerva è tutto diverso: lei è così audace da farlo sdraiare, immobilizzarlo alla testiera e bendarlo…

Quando Lord Rupert Stirling, libertino dalla reputazione più che discutibile, e Lady Pandora, la nobile più chiacchierata di Londra, si incontrano, l’atmosfera non può che farsi di colpo rovente. Ma cosa faranno quando ogni limite sarà superato?

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