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Emilie Rose

MONTECARLO NIGHTS


Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: The Millionaire's Indecent Proposal The Prince's Ultimate Deception The Playboy's Passionate Pursuit Silhouette Desire © 2007 Emilie Rose Cunningham © 2007 Emilie Rose Cunningham © 2007 Emilie Rose Cunningham Traduzioni di Lucilla Negro Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2008 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Destiny - giugno 2008 Prima edizione Harmony Destiny - luglio 2008 Prima edizione Harmony Destiny - agosto 2008 Seconda edizione Harmony Extra - ottobre 2013 Questo volume è stato stampato nel settembre 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY EXTRA ISSN 1824 - 6567 Periodico mensile n. 98 dello 04/10/2013 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 651 del 20/09/2004 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Per un milione di ragioni Pagina 163

Un bugiardo nel mio letto Pagina 321

Lo svago di una notte


Per un milione di ragioni


Prologo «È proprio necessario che sposi ogni donna che ti porti a letto?» domandò Franco Constantine a suo padre. Furioso, camminava avanti e indietro per il salone del castello di famiglia alle porte di Avignone, in Francia. «Questa è addirittura più giovane di me.» Il genitore allargò le braccia e sorrise, l'espressione inebetita. «Che ci posso fare, sono innamorato.» «No, papà, tu non sei innamorato. Sei in preda alla libidine. Un'altra volta. Non possiamo permetterci l'ennesimo, costosissimo divorzio. Rischi di mandare in fallimento la Midas Chocolate. Per l'amor del cielo, se ti rifiuti di firmare un accordo prematrimoniale, cedimi almeno tutte le proprietà prima di sposarla e di mettere a repentaglio la nostra attività e tutti i beni di famiglia con lo sbaglio numero cinque.» Armand scosse il capo, risentito. «Angeline non è uno sbaglio. È una benedizione.» Franco aveva conosciuto l'arpia prima, a pranzo. Non era affatto un angelo. Ma sapeva per esperienza che suo padre non gli dava ascolto quando era irretito dalle grazie di una donna. «Non sono d'accordo.» 7


Armand gli poggiò una mano sulla spalla. «Mi dispiace vederti così amareggiato, figliolo. È vero, la tua ex moglie era una donna perfida e profittatrice, ma non bisogna fare di tutta l'erba un fascio.» Franco restrinse gli occhi con aria scettica. «Le donne sono tutte false e prezzolate, papà. Non c'è nulla che voglia da loro che non possa comprare.» «Quando la smetterai di frequentare riccone viziate e ti orienterai verso donne con dei sani valori come la mia Angeline, allora sarai finalmente amato per quello che sei e non per i tuoi soldi.» «Oh, come ti sbagli! Se la tua fidanzata, infatti, ti amasse per quello che sei e non per il tuo conto in banca, ti resterebbe accanto anche se ti spogliassi di tutti i tuoi averi... Di modo che io non debba poi chiedere di nuovo prestiti alle banche, chiudere negozi e licenziare personale quando i tuoi bollenti spiriti si saranno raffreddati e gli avvocati della tua adorata inizieranno a girarci intorno come avvoltoi.» «Se ci tieni tanto ad assumere il controllo delle società di famiglia, allora sposati.» «Sei pazzo? E mettere di nuovo in pericolo tutto ciò che è nostro?» «E come farai a produrre un erede? Qualcuno a cui lasciare tutto questo ben di Dio?» Armand eseguì con il braccio destro un movimento circolare, indicando il castello che da secoli era di proprietà dei Constantine. Qualcosa nel tono di voce del padre mise Franco in allerta. «Angeline è forse incinta?» chiese, gli occhi sgranati. «No. Però, figliolo, ti ricordo che hai trentotto an8


ni e che a quest'ora dovrei tenere sulle ginocchia dei nipotini. Poiché non mi sembri intenzionato a proseguire la stirpe, credo che dovrò pensarci io. Angeline è giovane, ha solo trent'anni, e chissà quanti figli potrei mettere in cantiere da qui a...» «Non essere ridicolo, papà» venne subito interrotto. «Hai settantacinque anni suonati.» L'anziano uomo lo trafisse con un'occhiata severa. «Se ti sposi prima di me, vale a dire entro settembre, firmerò un documento con cui ti nominerò unico proprietario delle società Constantine e dei beni immobili. In caso contrario...» Tese le braccia e scrollò le spalle. «Mi terrò tutto io.» Non sarebbe stato difficile trovare una donna disposta a sposarlo, rifletté Franco; ma l'inganno della sua ex moglie gli bruciava ancora. Era stato un idiota a non accorgersi dei raggiri di Lisette, talmente accecato dall'amore da non capire che razza di intrigante avesse sposato. No, non avrebbe mai più permesso a una donna di prendersi gioco di lui in quel modo. Aveva chiuso con il matrimonio. «Se dovessi trovare uno di questi mitici esempi di virtù di cui tu parli» ironizzò, guardando il padre dritto negli occhi, «per poi dimostrare che è tale e quale alle altre, allora mi cederai l'intero patrimonio senza pretendere in cambio che mi presti a un matrimonio farsa.» «E come pensi di dimostrarlo?» Come? Era semplice. «Le offrirò un milione di euro per l'uso del suo corpo per la durata di un mese, senza bisogno di fingere che la amo e che voglio sposarla. La cifra non è in fondo che una piccola parte di quel che ci è costato ogni tuo singolo divorzio.» 9


Accetto, ma non provare a farla franca cercandoti una donna improbabile. Deve essere una che ti trova attraente e appetibile e, soprattutto, che tu accetteresti di sposare volentieri, se lei non fosse disposta a farsi comprare per un misero milione di euro. Non c'era una sola donna sulla faccia della terra che non avrebbe ceduto alle lusinghe del denaro. Un simile esemplare non esisteva. Sicuro di vincere, Franco suggellò il patto con una stretta di mano. La vittoria non solo sarebbe stata dolce, ma anche facile da ottenere; e l'ultima parassita di suo padre non sarebbe riuscita ad allungare le sue grinfie sul patrimonio di famiglia.

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1 «Le chocolat qui vaut son poids en or.» Stacy Reeves lesse ad alta voce la scritta dorata sulla vetrina del negozio. «Che significa?» chiese alla sua amica Candace, senza distogliere lo sguardo dall'invitante parata di cioccolatini disposti su vassoi bordati d'oro. Una visione sublime, da far venire l'acquolina in bocca. «Il cioccolato che vale tanto oro quanto pesa» rispose una voce dal chiaro timbro maschile e dal vago accento francese che non apparteneva di certo all'amica. Sorpresa, Stacy piroettò su se stessa. Wow! Al diavolo i cioccolatini. Lo strepitoso moro dagli occhi azzurri che si trovò davanti era di gran lunga più appetibile. «Gradisce un assaggio, mademoiselle? Offro io.» Monsieur Meraviglia indicò la vetrina. Un orologio ultrapiatto color argento fece capolino da sotto il polsino della camicia. Platino, si disse pronta a scommettere, osservando l'impeccabile e chissà quanto costoso abito sartoriale cucito addosso a un fisico statuario che nessun abito già confezionato sarebbe mai riuscito a rivestire in maniera così perfetta. 11


Già sapeva che quella notte avrebbe sognato di leccare cioccolata da una deliziosa fossetta sul mento. Aveva imparato purtroppo a sue spese la veridicità del detto troppo bello per essere vero. Un tipo sexy come quello, che le offriva del cioccolato di qualità sopraffina, doveva celare per forza qualche imbroglio, perché uomini sofisticati come lui non erano solitamente attratti da anonime ragioniere come lei. Disoccupate, per giunta. E un semplice abitino lilla con dei sandali dal tacco comodo non erano propriamente il genere di abbigliamento che eccitava le fantasie erotiche maschili. Perlustrò a destra e a sinistra il Boulevard des Moulins, una delle strade principali di Monaco, affollata di negozi, in cerca dell'amica. Candace sembrava essere sparita e la cosa la insospettì. C'era sicuramente il suo zampino dietro l'apparizione e l'offerta di Mister Delizia. L'amica aveva scommesso che sarebbe riuscita a trovare un uomo a ciascuna delle sue damigelle d'onore prima del matrimonio, valeva a dire entro quattro settimane. Stacy aveva creduto che scherzasse... fino a quel momento. Piegò il capo da un lato, esaminò l'uomo in questione e gli elargì un mieloso sorriso. «È una tattica che di solito funziona con le turiste americane?» Gli angoli della sua sensuale bocca si curvarono all'insù e gli occhi si accesero di un guizzo divertito. Con la mano sinistra, senza anello, premuta sul petto, lui esclamò: «Così mi offende, mademoiselle!». Un uomo di un tale fascino doveva essere anche munito di un ego stratosferico. «Dice?» replicò lei, esibendo teatralmente il proprio scetticismo. Si guardò di nuovo intorno, chiedendosi dove fos12


se finita Candace. Non sapeva come comportarsi, come celare l'imbarazzo, e non aveva nessuna voglia di rendersi ridicola sbavando dietro a qualcosa non alla sua portata. Il che includeva sia lui sia i cioccolatini a non meno di cinque dollari il pezzo. «Cerca qualcuno? Un amoureux, forse?» Oddio, quando parlava francese le faceva venire la pelle d'oca. «Un'amica.» Che era lì fino a pochi secondi prima. Doveva essersi infilata in qualche negozietto nei paraggi, o per acquistare qualcosa di inerente il matrimonio, o magari per spiarla, se era lei l'artefice di quell'incontro. Fermarsi in quel negozio di cioccolato era stata dopotutto un'idea di Candace. «Vuole che le dia una mano a ritrovarla?» Che voce... Profonda e vellutata. Aveva l'accento francese o monegasco? Sarebbe stata ad ascoltarlo per ore. Accidenti, era lì a Monaco per Candace, per aiutarla, insieme alle altre due damigelle, nei preparativi per il matrimonio che si sarebbe celebrato nel primo fine settimana di luglio, e non per avventurarsi in qualche romantico interludio. «La ringrazio, ma non ce n'è bisogno.» Stava per andarsene, ma, prima che muovesse il primo passo, Candace sbucò dal negozio accanto, agitando uno scampolo di pizzo. «Stacy, ho trovato il più bel...» Il resto della frase le morì in gola quando adocchiò il sensuale Adone che le stava accanto. «... fazzoletto per i confetti» concluse, inarcando un sopracciglio con compiaciuto stupore. Allora, forse, non aveva architettato lei l'incontro. 13


Stacy si bloccò, incrociò le braccia sul petto e attese l'inevitabile. Candace era una bionda naturale, con un viso da bambola e dei grandi occhi azzurri. Il suo sguardo innocente, alla Alice nel paese delle meraviglie, faceva colpo sugli uomini. Sicuramente lo sconosciuto avrebbe all'istante deviato le sue attenzioni su di lei, come spesso accadeva quando erano insieme. Ma ciò non era mai stato un problema per Stacy. Non c'era scritto amore per sempre nel suo destino. No, non si sarebbe mai fidata di un uomo a tal punto da mettere la propria vita nelle sue mani. «Mademoiselle.» Il bell'uomo si inchinò leggermente in un galante saluto. «Stavo cercando di convincere votre amie a concedermi di offrirle un chocolat, ma mette in dubbio le mie buone intenzioni. Forse, se la mia offerta fosse rivolta a entrambe, capirebbe che sono innocuo.» Innocuo, lui? Questa sì che era bella. Ma se irradiava un fascino a dir poco pericoloso, quel caldo, suadente sex-appeal tipico del maschio latino. Un sorrisetto impertinente curvò le labbra di Candace e il suo sguardo si restrinse su Stacy, come a cercare la sua complicità. Chissà che cosa le stava passando per la testa... Aveva gli occhi a cuoricino e Stacy si irrigidì. «Mi scusi, monsieur...? Non ho afferrato il suo nome.» Lui le tese la mano. «Constantine. Franco Constantine.» Gli occhi di Candace si illuminarono all'istante. «Oh... non vedevo l'ora di conoscerla, monsieur Constantine. Il mio fidanzato, Vincent Reynard, mi ha spesso parlato di lei. Sono Candace Meyers, e lei è una delle mie damigelle d'onore, Stacy Reeves.» 14


Lo straripante fascino di Mister Meraviglia si riversò nuovamente su Stacy con il calore del sole di mezzogiorno. Allungò la mano verso di lei. Accidenti al protocollo! Era stata informata dalla quasi cognata di Candace, durante le sue noiose lezioni di etichetta, di quanto la gente fosse formale ed educata in quel delizioso staterello. Rifiutarsi di stringergli la mano sarebbe stato offensivo. Le dita di Franco si chiusero attorno alle sue in una stretta calda e ferma, indugiando più del dovuto. Il carisma di quell'uomo le scivolò addosso, lasciandola stordita e confusa. Un guizzo predatore gli lampeggiò negli occhi e Stacy si sentì attraversare la schiena da un'allarmante scossa. Lui si rivolse nuovamente a Candace. «Le porgo i miei auguri anticipati per il matrimonio, mademoiselle Meyers. Vincent è un uomo davvero fortunato.» «La ringrazio, signor Constantine. Accetterei volentieri il suo invito ad assaggiare la vostra rinomata cioccolata, ma ho un appuntamento con la sarta fra meno di un'ora. La mia amica, però, è libera per il resto del pomeriggio.» Un'occhiataccia la trafisse. «Non è vero» rispose Stacy, le guance avvampate. «Sono qui per darti una mano con i preparativi, rammenti?» «Madeline, Amelia e io abbiamo tutto sotto controllo. Ci vediamo stasera, mia cara, prima di andare al Casino» intonò Candace; poi, rivolgendosi a Franco, aggiunse: «Ah, monsieur Constantine, l'albergo ha ricevuto il biglietto di conferma della sua presenza al matrimonio e alle prove generali. Sarà un piacere averla con noi. A presto, allora. Au revoir». On15


deggiò le dita in un sorridente saluto e si allontanò. Stacy meditò di correrle dietro e strangolarla. Ma marcire in prigione per omicidio non era esattamente quel futuro economicamente stabile che da sempre sognava. E che ora, senza uno straccio di lavoro, sembrava sempre più irraggiungibile. Scacciò dalla mente quegli angosciosi pensieri. Sono qui per Candace, non voglio rovinarle la festa con i miei problemi. Stacy non era però il tipo che nascondeva la testa sotto la sabbia. Mi attendono tempi duri, lo so. Ma, per il momento, aveva un problema ben più urgente da affrontare. Batté le palpebre ed esaminò l'uomo di fronte a sé. Non le era sfuggito il non tanto velato accenno di Candace alla stretta amicizia che legava Franco Constantine ai Reynard, tanto da essere stato invitato al piccolo ricevimento che sarebbe servito come prova generale per il matrimonio e al quale avrebbe partecipato non più di una decina di persone. In altre parole, non poteva permettersi di trattarlo a pesci in faccia. Franco la prese per un gomito, come se avesse intuito che stava meditando la fuga. Stacy avvertì l'immediato effetto che quella stretta ebbe sul suo corpo e si stupì di come un semplice contatto con uno sconosciuto le potesse provocare un tale sconvolgimento nel sistema nervoso. «Se mi concede un istante, mademoiselle Reeves, scambio due parole con il negoziante, poi sono subito da lei.» L'accompagnò dentro al negozio. Una celestiale fragranza di cioccolato le inebriò i sensi. Dopo aver 16


salutato il commesso, Franco si intrattenne con lui in un rapido scambio di battute in francese o in una lingua molto simile. Stacy origliò spudoratamente, mentre fingeva di osservare il cioccolato esposto nelle varie vetrinette, ma riuscì ad afferrare non più di una decina di parole. Nonostante il corso di francese in CD, con la promessa soddisfatti o rimborsati stampata sulla confezione, che aveva seguito prima di partire da Charlotte, non era facile capire dei francesi madrelingua che parlavano a velocità supersonica. Un delizioso aroma di colonia agli agrumi catturò i suoi sensi. Anche senza voltarsi, intuì che Franco era alle sue spalle. Inspirò a fondo, preparandosi ad affrontare dignitosamente il suo fascino prepotente, e si girò. «Mademoiselle?» Un cioccolatino dall'aspetto tentatore era sospeso a un soffio dalle sue labbra e lei non poté fare altro che morderlo. I denti affondarono nel cioccolato fondente e in uno sciroppo di ciliegie leggermente alcolico. Socchiuse gli occhi e un gemito di piacere le sfuggì dalle labbra mentre lo assaporava. Oh, mio Dio, che delizia! Lo sciroppo le sgocciolò sul mento, ma, prima che potesse pulirsi, il pollice di Franco lo catturò e lo ricondusse fra le sue labbra. Pur sapendo che non avrebbe dovuto, fu per lei istintivo succhiarlo. Il sapore afrodisiaco della sua pelle si mescolò al cioccolato più sopraffino che avesse mai gustato, con un effetto eccitante di intensità ineguagliabile. Stacy cercò con tutte le sue forze di recuperare il controllo. Ma, prima che potesse esprimere le sue scuse per quel gesto poco regale, Franco le accostò 17


alla bocca l'altra metà di cioccolatino. Lei provò a schivare il contatto, ma il pollice le sfiorò il labbro inferiore; poi, incatenando lo sguardo al suo, lui si portò il dito alle labbra, succhiando quello che rimaneva dello sciroppo. Stacy ebbe un sussulto. Deglutì il cioccolatino, che le scivolò nello stomaco come una pallina di fuoco, mentre il desiderio che rifulgeva nello sguardo di Franco la travolgeva come un'onda bollente, intensificando la reazione già clamorosa dentro di lei. «Andiamo a mangiare, mademoiselle?» Lui le offrì il braccio con gesto cortese. No, non poteva sedersi a tavola con Franco Constantine. Quell'uomo era... troppo. Troppo attraente, troppo sicuro di sé. E, a giudicare dall'aspetto, troppo ricco per lei. Non poteva permettersi di lasciarsi coinvolgere emotivamente da un uomo come lui. Rischiava di cadere negli stessi errori di sua madre e trascorrere il resto della sua vita a pagare per essi. Indietreggiò, quindi, verso l'uscita. «Non posso, mi dispiace. Mi sono appena ricordata di avere anch'io una prova dalla sarta.» Spalancò la porta del negozio e fuggì via. Stacy entrò nella lussuosa suite del Reynard Hotel che divideva con Candace, Amelia e Madeline. C'erano dei vantaggi nell'avere un'amica che stava per sposare il proprietario di una catena d'alberghi. Sbatté la porta dietro di sé e le tre donne, sedute a chiacchierare nel salottino, si voltarono simultaneamente. «Sei già tornata?» le chiese Candace, meravigliata. 18


«Come ti è venuto in mente di gettarmi in pasto a quell'uomo?» L'amica strabuzzò gli occhi e sospirò. «Che cosa devo fare con te? Non cambi mai. Franco è perfetto e avete fatto subito scintille, si capiva benissimo. Avresti dovuto accettare il suo invito. Ma lo sai, almeno, chi è? La sua famiglia possiede la Midas Chocolate.» «Il negozio?» «L'intera società con filiali sparse in tutto il mondo. Il concorrente numero uno della Godiva. C'è un negozio anche a Charlotte. Franco è l'amministratore delegato di tutta la baracca, oltre che uno dei migliori amici di Vincent. E, da quel che ho avuto modo di constatare, è anche una persona gentile ed educata.» Nulla da eccepire sulle sue buone maniere. «Sì, ma io non sono a caccia di storielle pseudo-romantiche.» Madeline, un'infermiera di venticinque anni, si scostò dal viso i lunghi riccioli neri. «Se non ti interessa, allora lascialo a me. Da come Candace ce lo ha descritto prima che tu arrivassi, questo Franco dev'essere un portento. Una breve avventura senza complicazioni mi pare perfetta per divertirsi un po', qui a Monaco, e non dovrei neppure preoccuparmi di essere scaricata, dal momento che ripartiremo in ogni caso dopo il matrimonio.» Un'avventura. Stacy non riusciva a concepire come si potesse essere così disinvolte riguardo al sesso. Entrare in intimità con qualcuno la faceva sentire vulnerabile; ed era probabilmente per questo che nel novantanove per cento dei casi lo evitava. Nella sua vita da nomade non aveva mai avuto un'amicizia che 19


fosse durata più di qualche mese, finché lei e Candace non si erano conosciute, tre anni prima, in occasione di una revisione contabile eseguita dalla società presso la quale Stacy era impiegata. Avere un'amica era per lei un'esperienza nuova, estremamente gratificante, anche se talvolta si sentiva un po' un'esclusa in quel trio di infermiere. Madeline e Amelia erano amiche di Candace, ma Stacy sperava che diventassero anche amiche sue, una volta ripartite dal Principato di Monaco. Se Candace, infatti, dopo il matrimonio, si fosse trasferita lì, lei sarebbe rimasta nuovamente sola. Ma l'idea di Franco con Madeline non le piaceva affatto, il che era ridicolo, considerato che aveva trascorso non più di dieci minuti in compagnia di quell'uomo e non aveva nessun diritto su di lui. Né voleva averne. Era disposta a concedersi una storiella di sesso? No, assolutamente no. Non era nei suoi programmi. «Allora, com'è? È davvero così sexy?» indagò Amelia, la romantica del gruppo. Le espressioni delle tre donne comunicarono a Stacy che erano in attesa di una risposta. Già, ma quale? Che ne sapeva, lei, di chiacchiere fra donne? «Sì, ma in una maniera... pericolosa.» «Pericolosa?» echeggiarono le tre all'unisono; poi Candace domandò: «In che senso? Franco mi sembra una persona corretta, estremamente gentile». Nessuna di quelle donne era a conoscenza dell'infanzia di Stacy. E lei non voleva condividere con loro quegli anni di inferno. Non ora. Da quando aveva otto anni, lei e sua madre non avevano fatto altro che scappare, cambiando città di continuo, senza che ca20


pisse bene da chi o da che cosa stessero fuggendo. Finché non era stato troppo tardi. Ingoiò la nausea che le stava risalendo in gola. «Franco Constantine trasuda ricchezza e potere da tutti i pori. Se le cose dovessero andar male tra di noi, lui avrebbe i mezzi per venirmi a cercare in capo al mondo.» Le amiche la guardarono stranite, come se quello che aveva appena detto non avesse un senso. Per lei, invece, ce lo aveva, eccome. Suo padre era un uomo ricco. Quando maltrattava la moglie, le autorità si voltavano dall'altra parte, e quando lei aveva iniziato a fuggire, lui aveva usato tutte le sue risorse per scovarla. Gli uomini ricchi erano in grado di piegare la legge al loro servizio. Per questo, Stacy li evitava come la peste. E Franco Constantine rientrava decisamente nella lista degli uomini da evitare. Nella sala del Casino, Franco osservava Stacy da lontano. Era perfetta per il suo scopo, esattamente il tipo di donna che suo padre aveva descritto. E sarebbe stata sua, a qualunque costo. Tutte le donne avevano un prezzo. Il problema era: ne sarebbe valsa la pena? Non aveva dubbi. La risposta era sì. In trentotto anni, non gli era mai capitato di avere una reazione così viscerale di fronte a una donna. Neppure con la sua ex moglie. L'istante in cui aveva scorto l'immagine riflessa degli occhi di Stacy nella vetrina del negozio, aveva desiderato che lei lo guardasse con lo stesso sguardo libidi21


noso con cui contemplava il cioccolato. Il contrasto tra l'abito castigato, l'aria riservata e quegli occhi famelici lo aveva da subito incuriosito. Il contatto della sua lingua contro il dito, poi, era stato come una scossa elettrica. Se riusciva a eccitarlo a quei livelli con un gesto così semplice, chissà che cosa sarebbe successo in un erotico corpo a corpo. Una telefonata a Vincent gli era servita per raccogliere alcuni elementi significativi su mademoiselle Reeves, confermandogli che era proprio la donna che faceva al caso suo. Sì, giocare al gioco di suo padre sarebbe stato decisamente piacevole. Franco ordinò due bicchieri di champagne e le andò incontro. Lei era dietro il tavolo della roulette, che guardava le tre donne con cui era arrivata, ma senza partecipare al gioco. Era lì da più di un'ora e non aveva fatto neppure una puntata. Quella sera, aveva raccolto i lunghi capelli castani in uno chignon, scoprendo la nuca candida, il collo sottile e un paio di orecchie così delicate che gli avevano fatto venire subito voglia di mordicchiarle. L'abito lungo senza maniche color avorio le sottolineava dolcemente le curve, ma le copriva purtroppo le gambe straordinariamente lunghe. Aveva uno scialle di pizzo appoggiato sulle spalle e dei sandali dorati con il tacco vertiginoso si incrociavano attorno ai piedi magri e alle caviglie in sottilissime fascette. Elegante. Raffinata. Desiderabile. Mais oui! Loro due avrebbero formato proprio una bella coppia. Un'ansia crescente gli accelerò le pulsazioni cardiache mentre si avvicinava. Indugiò il tempo necessario per annusare il suo delizioso pro22


fumo. Una fragranza di gardenia, dolce e sensuale. «Vous êtes très belle ce soir, mademoiselle.» La vide sussultare, poi voltarsi. «Monsieur Constantine.» «Franco.» Le offrì il bicchiere di champagne e ignorò la sua postura rigida, scostante. Gli occhi verdemare, mutevoli come il Mediterraneo, erano più azzurri rispetto alla mattina. Che sfumatura assumevano quando faceva l'amore? Aveva intenzione di togliersi quella stuzzicante curiosità al più presto. Dopo un istante di esitazione, lei accettò il calice. «Merci, mons...» Lui le coprì le dita con le sue, attorno al fragile stelo di cristallo, bloccandole le parole. Voleva udire il proprio nome su quelle labbra carnose. «Franco» pronunciò. Osservò la punta della lingua scivolare lungo la bocca piena e vermiglia. Resistette al forte impulso di assaggiarla, ma gli costò un notevole sforzo. Era una donna volubile, misteriosa e schiva come un gatto. Doveva muoversi con cautela, se voleva condurre in porto il suo progetto. «Franco.» Aveva pronunciato il nome alla francese, senza quella inflessione nasale tipicamente americana che aveva iniziato a detestare durante i suoi studi negli Stati Uniti. Accostò il bicchiere al suo, toccandolo appena. «A nous.» Lei batté le palpebre e corrugò la fronte. «Prego?» «A noi, Stacy.» Si era presa la libertà di chiamarla per nome, senza che fosse lei a concedergliela. Ma era la prima di tante. Se ne sarebbe prese ben altre. Un'ombra scura le attraversò lo sguardo e le 23


guance si tinsero di rosa. «Non credo...» «Monsieur Constantine» li interruppe una voce femminile. Con riluttanza, Franco staccò le dita dalle sue e, stampandosi un sorriso cordiale, si voltò verso il trio di donne. «Bonsoir, mesdemoiselles.» La fidanzata di Vincent gli presentò le sue amiche e, sebbene l'etichetta gli imponesse di essere galante con ciascuna di loro, ogni particella del suo essere rimase focalizzata sulla donna che sarebbe diventata presto la sua amante. Notò ogni impercettibile movimento nel corpo di lei, ascoltò il fruscio dell'abito di seta che le accarezzava la pelle come ben presto avrebbero fatto le sue mani e la udì trattenere il fiato quando lui la sfiorò deliberatamente, voltandosi per richiamare l'attenzione di un cameriere. Ordinò da bere per le tre dame e tenne lo sguardo fisso in quello di Stacy mentre si portava il calice alle labbra, desiderando che fosse la sua fresca bocca a lambirgliele e non il freddo cristallo. Madeline si fece più vicina, manifestando interesse nei suoi confronti con occhiate dirette e protendendosi languida verso di lui, mentre la timida Amelia arrossiva di fronte a tanta sfacciataggine e distoglieva lo sguardo. Erano tutte e due molto attraenti, ma lui non aveva occhi che per Stacy. Alla fine, il trio tornò alla roulette, concedendogli un po' di privacy con la sua preda. «Hai giocato?» le chiese, ma conosceva già la risposta. Non le aveva staccato gli occhi di dosso da quando era arrivata. «No.» Estrasse dalla tasca un blocchetto di banconote e 24


gliele porse. «Vuoi tentare la fortuna?» La vide schiudere la bocca, serrarla, poi riaprirla. «Sono... tantissimi soldi. Diecimila doll... euro.» «Oui.» Gli occhi sbarrati, Stacy indietreggiò. «No, no. Grazie.» «Vuoi puntare di più? Possiamo andare nel Salon Touzeta, se preferisci.» «È una sala privata.» «Oui.» Stacy guardò le sue amiche, come se sperasse che la soccorressero, ma la ruota le aveva completamente ipnotizzate. «Io non gioco.» Più gli diceva di no, più lui la desiderava. Stava facendo la preziosa per dargli forse filo da torcere o per alzare la posta in gioco? In un caso o nell'altro, avrebbe vinto lui. Dopo Lisette, vinceva sempre. «Mi devi concedere il piacere di averti una sera a cena.» Occhi diffidenti lo fissarono con insistenza. «Perché proprio io e non una interessata?» Un lieve cenno del capo indicò l'amica mora. Lui si strinse nelle spalle. «Le sfide difficili sono sempre le più interessanti. E poi, mi piaci tu.» Lo scialle ricamato le scivolò giù dalle spalle. Franco le sfiorò con una nocca il braccio nudo. La vide fremere e gongolò. Sarebbe stata un'amante appassionata, calda e reattiva. «Accetta il mio invito.» «Non credo sia una buona idea.» «Insisto. Poi, se non vorrai più uscire con me, accetterò la tua decisione.» Lei sollevò il mento. «E se rifiutassi?» Le piaceva il gioco del gatto con il topo, evidente25


mente. Franco sorrise. La sentiva respirare con un leggero affanno. Molto bene. L'attrazione era reciproca, quindi. «Tu e le tue amiche mi vedrete piuttosto spesso in questo mese, sai?» Denti dritti e bianchi catturarono il labbro inferiore. Gli americani erano ossessionati dal sorriso perfetto. «D'accordo, Franco, accetto il tuo invito. Ma ti concedo una sera soltanto.» «Oui, mademoiselle. So accettare un no quando è un vero no.» «È il mio caso.» Franco non riuscì a trattenere un piccolo sorriso. «Non. La tua bocca dice una cosa, ma i tuoi begli occhi ne dicono un'altra. Tu vuoi uscire a cena con me.» Le sue guance avvamparono e le morbide labbra si serrarono. Poi, Stacy eseguì un nervoso cenno del capo. «Una cena e poi mi lasci in pace.» Franco avvertì un soprassalto di adrenalina a quel suo piccolo successo. Accostò il bicchiere di champagne a quello di lei. Aveva la vittoria in pugno. «A nous, Stacy. Nous serons magnifiques ensemble.»

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