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PENNY JORDAN

Notte di passione


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Sicilian Boss's Mistress Harlequin Mills & Boon Modern Romance © 2009 Penny Jordan Traduzione di Maria Paola Rauzi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Collezione Harmony agosto 2013 Questo volume è stato stampato nel luglio 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano COLLEZIONE HARMONY ISSN 1122 - 5450 Periodico bisettimanale n. 2819 del 23/08/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 22 del 24/01/1981 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Il letto su cui entrambi giacevano nudi era alto e drappeggiato con lenzuola di seta, la cui morbidezza era nulla in confronto alle carezze e ai baci passionali di lui. Il suo volto era in ombra, ma lei ne conosceva i tratti a memoria, a partire dall'intensità bruciante dei suoi occhi scuri, fino all'arroganza del suo profilo e l'esplicita sensualità della bocca. Il solo guardarlo era sufficiente a eccitarla e lei era l'unica donna in grado di completarlo. Erano fatti l'uno per l'altra. Una coppia perfetta e lo sapevano. Soltanto lì con lui era veramente se stessa e riusciva ad abbassare la guardia per condividere il suo desiderio e il suo amore. Quell'uomo la faceva impazzire in mille modi diversi e il suo corpo rabbrividì al deliberato e lento tocco della punta delle sue dita sul suo seno. Trattenne il respiro e chiuse gli occhi. La mano di lui si abbassò verso il suo ombelico e poi più in basso... Leonora si riscosse colpevolmente dal suo sogno a occhi aperti e si ammonì che, se non avesse iniziato a prepararsi, sarebbe stata in ritardo. 5


Era una sciocca e sicuramente i suoi fratelli sarebbero stati d'accordo con lei. Poteva immaginare benissimo la derisione con cui avrebbero accolto le sue fantasie e il segreto della sua natura profondamente sensuale. Era questo il problema quando si era la figlia sandwich in mezzo a due fratelli maschi. Erano nati tutti e tre molto vicini: Piers aveva soltanto diciotto mesi più di lei e Leo un anno di meno. Il fatto che avessero perso la madre da piccoli, investita da un'auto mentre li stava venendo a prendere a scuola, li aveva terribilmente provati, così come il padre, un ex atleta professionista che aveva rilevato una società di abbigliamento sportivo. Il genitore aveva sempre assecondato una certa competizione tra i suoi figli, convinto che fosse un ottimo modo per prepararli al mondo degli adulti. Era anche un uomo impassibile. Dopo la morte della madre, Leonora aveva sentito la necessità di impegnarsi ancora più duramente per essere "una dei ragazzi" di suo padre, per cui guai a perdere la faccia piangendo. Il padre li amava moltissimo, tuttavia non era mai stato molto bravo a mostrare il suo affetto a una bambina orfana di mamma. Non che lei gliene facesse una colpa. Anzi, era protettiva sia con lui che con i fratelli ed erano una famiglia unita. Il genitore si era risposato tre anni prima e vederlo felice con la seconda moglie le aveva fatto capire quanto si era persa con la scomparsa di sua madre. Era soltanto l'orgoglio che la spingeva ad andare avanti mentre lottava contro il crescente bisogno di essere la donna che istintivamente sapeva di essere, e non il maschiaccio competitivo che voleva il pa6


dre. A volte si sentiva così perduta e indifesa da temere che non avrebbe mai trovato la vera se stessa. Le rare occasioni in cui ci provava i suoi fratelli la prendevano subito in giro così che si ritirava immediatamente nell'ostilità combattiva della sua infanzia. Oppure cercava rifugio nei suoi sogni privati. Il fatto che avesse bisogno di fantasticare di essere con un uomo che l'amava e la desiderava e con cui faceva del fantastico sesso, invece di sperimentarlo nella realtà, era in parte il risultato della maniera in cui era cresciuta. Ascoltare i suoi fratelli discutere delle loro conquiste l'aveva resa diffidente verso i maschi perché non voleva essere giudicata come facevano Piers e Leo con le loro ragazze. Leonora non si considerava un tipo ipersensibile, ma c'era qualcosa nel modo in cui i suoi fratelli parlavano delle donne, dando un punteggio per la loro disponibilità e abilità sessuali, che l'aveva persuasa a non voler correre il rischio che qualcuno raccontasse di lei agli amici come facevano loro. Per questo motivo aveva messo a tacere la profondità della sua natura passionale, mascherandola con un atteggiamento brusco. E mentre le altre ragazze della sua età prendevano confidenza con la loro sessualità, lei aveva imparato a temere la sua. Adesso, naturalmente, era diverso. Piers e Leo erano cresciuti; avevano ventisette e ventiquattro anni e avevano smesso di discutere in pubblico della loro vita intima. Anche lei era diventata grande e a venticinque anni si sentiva a disagio per il fatto di essere ancora 7


vergine. Per fortuna nessuno ne era al corrente, soprattutto i suoi fratelli. Non che pensasse spesso alla sua mancanza di esperienza. Aveva cose più importanti di cui preoccuparsi come, per esempio, trovarsi un lavoro. O meglio, ottenere quel lavoro, ammise entrando nella doccia e aprendo il rubinetto dell'acqua. La sua pelle era ancora abbronzata a seguito della breve vacanza che aveva fatto in ottobre alle Canarie. I seni erano tondi e sodi, ma non abbastanza piccoli da poter evitare di indossare il reggiseno. Da ragazza aveva detestato la restrizione di quegli indumenti femminili mentre doveva competere con il fratello maggiore e tenere allo stesso tempo a bada quello minore. Purtroppo quello era il destino dei figli sandwich. Dopo una rapida doccia si asciugò e attraversò la stanza con le sue gambe lunghe e snelle. I capelli scuri erano un groviglio di ricci. L'uniforme era stesa sul letto e alla sua vista il suo cuore sobbalzò. Leo si era lamentato moltissimo a Natale quando erano tornati a casa nel Gloucestershire ed era sparita la sua divisa di ricambio. Era sicura che qualche membro della famiglia l'avrebbe accusata, soprattutto dal momento che il fratello le aveva promesso di lasciarle prendere il suo posto. Fortunatamente nessuno aveva detto niente. La povera Mavis, che lavorava nella tintoria due strade dopo il suo piccolo appartamento londinese, aveva protestato che era impossibile sistemarle la giacca, per non parlare del cappello. Leonora, però, le aveva detto di avere la massima fiducia nelle sue capacità e alla fine la sua perseveranza era stata premiata. 8


Molti suoi amici pensavano che fosse fortunata a lavorare come freelance, dando lezioni private di mandarino; a ogni modo non era stato per diventare un'insegnante che aveva sfruttato il suo dono per le lingue. Era stata lei la prima a dichiarare di voler diventare un pilota di linea. Peccato, però, che era il fratello minore che adesso svolgeva il lavoro dei suoi sogni, ossia pilotare i jet di una compagnia aerea privata posseduta da un milionario italiano con sede nei pressi di Firenze. Lei invece, malgrado le sue qualifiche, doveva insegnare mandarino. Purtroppo, come aveva commentato in più occasioni suo fratello maggiore, era colpa sua se aveva insistito a scegliersi una professione particolarmente difficile per una donna. Naturalmente c'erano piloti femmine, tuttavia non era un lavoro noioso in qualche aeroporto locale inglese quello che lei voleva e per cui aveva studiato. No, le sue aspirazioni erano molto più alte. In quanto figlia di mezzo, Leonora aveva la sensazione di avere dovuto lottare tutta la vita per fare sentire la propria voce e imporre la sua presenza. Be', sicuramente era ciò che avrebbe fatto quel giorno sostituendosi al fratello a bordo del jet che apparteneva al proprietario della Avanti Airlines. Leo aveva provato a farla desistere, ma lei gli aveva ricordato che le doveva ancora un regalo per il suo compleanno e un grande favore per avergli presentato Angelica, la sua splendida fidanzata polacca. «Sii ragionevole» aveva protestato lui. «Non posso lasciarti prendere il mio posto.» Leonora non aveva nessuna intenzione di essere 9


ragionevole. Quell'aggettivo andava bene per le ragazze sicure della propria sessualità e adorate dagli uomini. Non per una come lei, che si comportava come un maschio, sempre pronta a nuove sfide. Lo aveva fatto per così tanto tempo che ormai era convinta di non riuscire più a trovare la strada per tornare a essere la donna che avrebbe dovuto. Era molto più facile adesso continuare a essere originale, sfidare i suoi fratelli, o qualsiasi altro uomo, e vincere piuttosto che ammettere di desiderare di essere un genere diverso di ragazza. Alessandro lasciò la riunione a cui aveva partecipato a Londra con la fronte aggrottata ed era ancora corrucciato quando scese dalla limousine di fronte al Carlton Tower Hotel, malgrado fosse andata bene. Camminava con sicurezza e arroganza; i tratti del volto abbronzato potevano essere quelli di un imperatore romano. I capelli neri erano corti e ricci e gli occhi di uno straordinario grigio scuro. Si muoveva con la grazia e l'agilità di un cacciatore pronto a catturare la preda. Gli uomini lo trattavano con rispetto e le donne, abbagliate dalla sua bellezza, lo desideravano. L'usciere lo riconobbe e lo salutò per nome e la receptionist lo guardò di sottecchi mentre attraversava il foyer. La causa della sua irritazione si trovava nella tasca della sua giacca: un invito formale, accompagnato da una lettera che era più un ordine che una richiesta, da parte di suo fratello maggiore, il quale pretendeva la sua presenza quel fine settimana per festeggiare i novecento anni del loro casato. Le ce10


lebrazioni sarebbero iniziate la sera successiva nel castello di famiglia in Sicilia. Naturalmente era dovere dei fratelli minori sostenere Falcon, così come lui aveva sempre fatto durante gli anni della loro infelice infanzia. Rocco, il più giovane di tutti, sarebbe stato assente perché era in viaggio di nozze e lui aveva pensato di riuscire a passarla liscia grazie alle trattative in cui era coinvolto per l'acquisto di una nuova linea aerea. Purtroppo, quell'invito formale che Falcon gli aveva inviato insieme alla lettera, lo obbligava a presenziare all'evento. Lui e il fratello maggiore sarebbero stati gli unici figli a partecipare visto che Rocco era in luna di miele e Antonio, il loro fratellastro, era rimasto ucciso in un incidente stradale, con il risultato che il cuore del padre, che lo aveva amato più di tutti loro, era peggiorato al punto che non sarebbe vissuto a lungo. Soltanto Falcon e Rocco potevano capire perché lui provava così poca pena al pensiero della dipartita del genitore dato che avevano condiviso la medesima infanzia. Era Antonio che il padre aveva prediletto, non loro. Nessuno, in realtà, li aveva amati; nemmeno dalla madre avevano ricevuto affetto perché purtroppo era morta dopo la nascita di Rocco. Alessandro guardò attraverso la finestra e, al posto dei giardini del Carlton, nella sua mente fece capolino Castello Leopardi e la stanza dove il padre lo aveva deriso perché piangeva per la scomparsa di sua madre. «Soltanto un debole e uno sciocco piange per una 11


donna. Ma in fondo è questo che sei: un inutile secondogenito che verrà sempre dopo. Ricordatelo quando sarai un uomo» gli aveva detto il padre. Quelle parole lo avevano perseguitato, ma anche motivato. A ogni modo non era stato nemmeno Falcon, il primogenito, quello amato di più dal principe, bensì Antonio, il figlio avuto dalla donna che era stata la sua amante per anni prima di diventare la sua seconda moglie e che aveva umiliato la madre. Antonio, così manipolatore e consapevole del potere che aveva sull'affetto del padre, lo aveva usato costantemente a suo vantaggio. Nessuno di loro tre aveva mai provato simpatia nei suoi confronti, ma lui aveva anche una ragione in più per detestarlo rispetto agli altri. Ormai avrebbe dovuto porre una certa distanza emotiva dal bambino che era cresciuto sentendosi ripetere che il suo unico ruolo nella vita era quello dell'erede di scorta nel caso fosse successo qualcosa a Falcon, tuttavia le ferite per quella sensazione di dover sempre giustificare la propria esistenza e dimostrare di valere qualcosa erano ancora aperte. Il giorno della festa per il suo settimo compleanno, durante un litigio con Antonio in cui il fratellastro aveva iniziato a insultarlo sostenendo di essere il preferito del padre, aveva ribattuto che lui era il secondogenito. Il principe era intervenuto dicendogli freddo: «Sei stato concepito nel caso dovessi prendere il posto di Falcon. Tu personalmente non sei niente. Il secondo figlio non ha alcun valore finché c'è il primo. Oh, come avrei voluto che Antonio fosse il mio unico erede». 12


Il padre aveva voluto umiliarlo e farlo sentire inferiore, invece le sue parole avevano avuto l'effetto opposto scatenando in lui una forte determinazione a costruirsi una vita che non avesse nulla a che fare con il nome dei Leopardi o l'influenza del patriarca. Aveva voltato le spalle al mondo feudale della sua famiglia per abbracciare quello moderno, dove un uomo veniva giudicato per il suo acume negli affari e il successo personale. Aveva adottato il cognome della madre al posto del suo, lo stesso che campeggiava orgogliosamente sui velivoli della flotta che lo aveva reso milionario. Aveva ampiamente dimostrato di non avere bisogno dell'aiuto di suo padre e ormai non reagiva più con rabbia quando si riferivano a lui come a un Leopardi. Adesso era diventato anche più facile accettare quel cognome perché non aveva più bisogno di cercare una identità propria. Non era più un erede in attesa, bensì un primo tra pari. Ciononostante, Falcon gli aveva ricordato senza tanti giri di parole che era ancora un Leopardi e che quindi aveva dei precisi doveri verso la famiglia. Alessandro provava un grande rispetto verso il fratello maggiore, tuttavia il loro rapporto era stato offuscato non solo dal padre, ma anche dal ricordo di Sofia. Ormai era passato un decennio da quando aveva deliberatamente sfidato Falcon in ogni modo possibile, arrivando al punto di scontrarsi per la stessa donna; scontro da cui era uscito vincitore il fratello maggiore. Ora, però, non era più un ventiseienne insicuro, bensì un uomo adulto di successo che non doveva più dimostrare niente a Falcon. O a se stesso. 13


Ma la verità era che la sua riluttanza a partecipare alle celebrazioni di famiglia dipendeva da quelle due parole sull'invito: e ospite. Il suo orgoglio insisteva che non poteva presentarsi senza una compagna, fatto che suo padre avrebbe interpretato come un fallimento, ma allo stesso tempo sapeva che se in quel momento ci fosse stata una donna nella sua vita e nel suo letto non l'avrebbe voluta portare con sé perché temeva di subire la stessa umiliazione sperimentata con Sofia. Alessandro intuiva che la sua era una reazione irrazionale. Forse, dopotutto, suo padre aveva ragione a sostenere che era un codardo e una seconda scelta. A ventisei anni era stato così orgoglioso di presentare a Falcon Sofia, una modella che aveva conosciuto a Milano, spinto dal desiderio di dimostrare di non essere da meno a nessuno. Era rimasto lusingato quando lei aveva iniziato a flirtare con lui, anche se aveva un paio di anni in più, senza rendersi conto che in realtà era alla ricerca di un marito ricco. Adesso capiva di avere confuso l'amore con il desiderio fisico e che in fondo doveva essere riconoscente a Falcon per avergli aperto gli occhi su di lei. In seguito, il fratello gli aveva spiegato che il motivo per cui aveva sedotto Sofia era stato per dimostrargli che razza di donna fosse e per proteggerlo come era suo dovere fare, essendo il maggiore. Senza l'amore e la protezione del padre, il compito di occuparsi dei fratelli minori era ricaduto sulle spalle di Falcon e lui aveva preso seriamente quella responsabilità. Alessandro lo sapeva, tuttavia il modo in cui era intervenuto era stato così umiliante da indurlo a cre14


dere che tutte le donne fossero inaffidabili e pronte a concedersi all'uomo più ricco e potente che potevano trovare, indipendentemente dal fatto che fossero già impegnate con un altro. Soprattutto se c'era nei paraggi il suo carismatico fratello. Quell'esperienza aveva segnato un punto di svolta nella sua vita. Oltre ad avere fatto sì che nessuna delle sue amanti incontrasse Falcon, aveva deciso di liberarsi della sua etichetta di secondogenito, e quindi di seconda scelta, e spezzare le catene di quella indesiderata prigione. Aveva lasciato la Sicilia e si era trasferito a Milano, dove aveva iniziato un piccolo trasporto aereo per le creazioni di stilisti famosi destinate alle sfilate internazionali. Poi era passato ai passeggeri e a voli privati di lusso, così da coprire tutti i campi di una compagnia aerea moderna. Insomma, aveva imparato che essere il membro di una famiglia titolata era un elemento che poteva essere sfruttato cinicamente e deliberatamente alla pari della potente sensualità che aveva scoperto di possedere nei mesi che erano seguiti al tradimento di Sofia. La corazza che si era costruito in quanto Alessandro Leopardi era semplicemente una immagine che proiettava per motivi d'affari e concepita apposta per quello scopo. Si trattava comunque di un'armatura che poteva rimuovere in qualsiasi momento, anche se sapeva che dentro di sé restava sempre aperta la ferita dell'erede di scorta. Alessandro ricordava poco la madre, che era morta subito dopo la nascita di Rocco, quando lui aveva due anni. Tutti quelli che l'avevano conosciu15


ta sostenevano che era una santa. Troppo per un marito che l'aveva umiliata pubblicamente con la sua amante. Prese una bottiglia d'acqua dal frigo bar della sua suite e se ne versò un bicchiere. Poteva sentire il cartoncino dell'invito formale premere contro il fianco con la stessa intensità con cui il suo dovere verso il sangue dei Leopardi schiacciava la sua coscienza. Lui e Rocco dovevano molto a Falcon, che li aveva guidati e protetti. Era stato un impegno gravoso per un ragazzino e non c'era da stupirsi che gli avesse sempre imposto il suo senso del dovere e che lo facesse ancora adesso. Falcon aveva scritto sull'invito Alessandro Leopardi e ospite. Era una sfida? Non si sentiva mai a suo agio quando doveva tornare al castello dove era cresciuto. Conteneva troppi tristi ricordi. Se doveva recarsi in Sicilia preferiva stare nel palazzo di famiglia in città. Casa per lui, adesso, era ovunque si trovava, benché avesse un appartamento a Milano, un altro a Firenze e una villa in una enclave esclusiva vicino a Positano. Controllò l'ora. Sarebbe volato con il suo jet a Firenze e avrebbe trascorso la notte nell'appartamento che aveva ricavato nel palazzo appartenuto a sua madre. «Ascolta, Leonora, non credo proprio che sia una buona idea.» «Io, invece, sì e poi me l'hai promesso.» Leo gemette. «Mi hai estorto questa promessa con l'inganno dopo che avevo bevuto uno dei rossi 16


migliori di papà» ribatté frustrato alzandosi in piedi con l'espressione di quello che era stato appena raggirato dalla sorella maggiore più furba. «Hai accettato che la prima volta che avessi portato il tuo capo a Londra con il suo aereo io avrei potuto riportarlo indietro.» «Ma perché? Lui odia le donne pilota.» «Lo so. Ha respinto più volte le mie richieste di lavoro.» «Spero che tu non abbia intenzione di fare niente di stupido tipo fiondarti nel suo ufficio dicendogli di avere pilotato per chiedergli un posto? Avresti tanta possibilità di successo quanto quella di finire nel suo letto.» Leonora sapeva tutto sulle splendide amanti del milionario siciliano che possedeva la compagnia aerea per cui lavorava il fratello minore e di sicuro non voleva che Leo capisse come l'avesse ferita il suo commento, dando per scontato che non fosse abbastanza donna da attrarre l'interesse di un uomo dello stampo di Alessandro Leopardi. L'unica cosa certa era che voleva essere uno dei suoi piloti. «Ovvio che non ho nessuna intenzione di chiedergli un lavoro» gli disse incrociando le dita dietro la schiena. Era un pilota bravo, se non migliore del fratello, ed era convinta che, se lo avesse dimostrato ad Alessandro Leopardi, lui le avrebbe offerto il posto. E lei voleva entrare nella squadra del suo esclusivo servizio di trasporto passeggeri in tutto il mondo. «Non puoi pensare davvero di cavartela» protestò Leo. «Non lo penso. Lo so» gli disse lei decisa. «Da 17


quando mi hai fatto pilotare il nuovo jet ho fatto ore di volo extra e probabilmente adesso lo conosco meglio di te.» Leonora non volle soffermarsi su quanto le fossero costate quelle ore e alle lezioni di mandarino che aveva dovuto dare per guadagnare i soldi necessari. «Okay, puoi pilotare l'aereo, però non hai l'uniforme.» «Ta-dah!» esclamò lei aprendo il cappotto ed estraendo il cappello dal sacchetto del supermercato in cui lo aveva nascosto. Leo sospirò. «Lo sai che se si scopre perderò il lavoro, vero?» «Stai tranquillo» lo rassicurò Leonora. «Capitan Leo Thaxton al suo servizio.» Il fratello gemette di nuovo. «Non è già abbastanza che tu mi abbia rubato la divisa? Dovevi anche usare il mio nome?» «No. È anche il mio nome. In realtà, fino a questo momento, non avevo mai avuto motivo di essere contenta di questa balzana idea dei nostri genitori di chiamarci praticamente nello stesso modo.» «E cosa facciamo con il copilota?» «Non è Paul Watson? Quello che ha infranto le regole di Alessandro Leopardi riguardo al fatto che i piloti non devono intrattenersi con le hostess? Sono sicura di riuscire a convincerlo che sarà meglio tenere la bocca chiusa.» «Non avrei dovuto raccontarti niente di Paul. Mi ucciderà.» Leonora lo ignorò. «Adesso andiamo. Ho bisogno che mi accompagni all'aeroporto e che mi faccia passare i controlli.» «Non capisco perché tu lo stia facendo. Anzi, no, 18


lo so. Lo fai perché sei la femmina più cocciuta e determinata che conosca.» «Hai perfettamente ragione» concordò lei. Lo faccio perché detesto non ottenere quello che voglio e io voglio quel lavoro con la Avanti Airlines più di qualsiasi altra cosa al mondo. Sì, era tutto vero e quando assumeva pubblicamente quell'atteggiamento da maschiaccio disposto a tutto era facile fingere che l'altra Leonora, quella che desiderava disperatamente l'amore e un compagno, non esistesse. Almeno per l'intera durata della recita. Lei voleva disperatamente l'impiego dei suoi sogni, naturalmente, così come l'opportunità di sfidare Alessandro Leopardi obbligandolo a spiegarle il motivo per cui ce l'aveva con il suo sesso malgrado le sue eccellenti qualifiche professionali. In fondo era contro la legge discriminare un candidato perché era femmina. Era inutile mettere al corrente Leo dei suoi piani. Sarebbe servito soltanto a preoccuparlo. Era meglio se continuava a pensare che volesse semplicemente dimostrare un punto di principio e non che voleva convincere Alessandro Leopardi che era un ottimo pilota e che si meritava quel posto.

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