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Sharon Kendrick

Avventura con lo sceicco


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Sheikh's Heir Mills & Boon Modern Continuity © 2012 Harlequin Books S.A. Special thanks and acknowledgement are given to Sharon Kendrick for her contribution to The Santina Crown series Traduzione di Velia De Magistris Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Collezione Harmony aprile 2013 Questo volume è stato stampato nel marzo 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano COLLEZIONE HARMONY ISSN 1122 - 5450 Periodico bisettimanale n. 2785 del 12/04/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 22 del 24/01/1981 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Sarebbe mai giunta al termine quella dannata festa? Nell'atrio del palazzo del suo amico, lo sceicco Hassan Al Abbas sospirò irritato e si girò verso l'uomo che si teneva a pochi passi da lui. «Ritieni che io possa sgattaiolare via e lasciare che se la sbrighino da soli, Benedict?» chiese, pur prevendendo con assoluta certezza cosa gli avrebbe risposto il suo fido segretario inglese. «La sua assenza sarebbe sicuramente notata, Altezza» replicò Benedict, «poiché lei è uno degli ospiti più illustri. Inoltre il suo più caro amico si offenderebbe scoprendo che la sera del suo fidanzamento lei ha preferito andarsene piuttosto che restare per augurargli ogni bene.» Hassan strinse i pugni, infastidito dalla giacca dello smoking che gli fasciava le spalle ampie. Odiava la camicia abbottonata sul collo e il papillon, e desiderava avere addosso una delle sue tuniche di seta. Desiderava essere in sella al suo stallone nero, libero di galoppare nel deserto, il vento caldo fra i capelli. «E se credessi nel profondo del mio cuore che un tale augurio fosse non solo inutile, ma anche ipocrita? Se pensassi che Alex stia per commettere il peggiore errore della sua vita?» «È difficile che due uomini abbiano la stessa opinione in fatto di donne» sentenziò serio il segretario. «An5


cora di più, se l'argomento è il matrimonio.» «Non è solo la scelta della fidanzata che contesto» borbottò Hassan, lasciando trapelare la frustrazione che aveva provato sin da quando il suo fraterno amico, il Principe Alessandro di Santina, aveva annunciato l'intenzione di sposare Allegra Jackson, «anche se questa è già abbastanza negativa. Ma abbandonare la donna alla quale era promesso sin dalla nascita! Una donna di nobili natali, che sarebbe stata per lui la consorte adatta.» «Forse il suo amore è troppo forte per...» «Amore?» intervenne Hassan, un nodo di amarezza che gli serrava la gola. Perché nessuno meglio di lui sapeva che l'amore non era altro se non un'illusione in grado di distruggere con il suo potere di seduzione le vite delle persone. «L'amore è solo il nome che viene dato alla lussuria» dichiarò. «E un sovrano non può farsi guidare dalle esigenze di alcune parti del suo corpo, o dai battiti del suo cuore. Un sovrano deve mettere il dovere al primo posto, sempre.» «Certo, Altezza» confermò Benedict doverosamente. Hassan scosse la testa. Incontrava ancora difficoltà nel credere che il suo vecchio amico fosse caduto così in basso. «Lo sai che il futuro suocero di Alex è un ex giocatore di football che ha al suo attivo un'infinita lista di mogli e amanti, alle quali è stato pubblicamente e immancabilmente infedele?» «Ho sentito qualcosa al riguardo, Altezza.» «No, mi sembra davvero impossibile che Alex voglia imparentarsi con una famiglia equivoca come quella dei Jackson! Ma hai notato come si stanno comportando? Sono stato colto dalla nausea quando li ho visti ingollare champagne come se fosse acqua, e dare un ben misero spettacolo sulla pista da ballo.» «Altezza...» «No, quella tizia, Allegra, proprio non può diventare 6


la moglie di un principe» insisté Hassan concitato, battendo un pugno su un tavolino lì accanto, che scricchiolò sotto la forza del colpo. «È una vagabonda, come lo sono sua madre e le sue sorelle. E quando una di queste sorelle è salita sul palco e ha iniziato a cantare... No, a gracchiare! Sono stato costretto a rifugiarmi qui.» «Sì, Altezza, l'ho vista anch'io» commentò Benedict con tono ragionevole, «ma se il principe ereditario ha deciso di sposare la signorina Jackson, dubito che lei potrà fargli cambiare idea. E ora dovrebbe tornare nel salone, prima che la sua assenza venga notata.» Ma Hassan non stava più ascoltando, almeno non stava ascoltando le parole del suo segretario. Alzò una mano per chiedere silenzio, e tentò di distinguere quel suono... Un gemito? O forse tutti i mesi trascorsi in battaglia lo avevano spinto a percepire il pericolo anche dove non c'era? In effetti avrebbe potuto giurare che la stanza fosse deserta quando vi era entrato. «Hai sentito qualcosa?» domandò. «No, Altezza, non ho sentito niente.» Hassan annuì e avvertì la tensione che lo aveva improvvisamente aggredito abbandonarlo. Quella poteva anche essere la peggiore festa a memoria d'uomo, ma la sorveglianza era bene organizzata. «D'accordo, torniamo a questa farsa di ricevimento» concesse. «Forse scoverò una dama sufficientemente attraente con cui ballare.» Rise, una risata amara. «Una donna che sia l'esatta antitesi di Allegra Jackson e della sua spregevole famiglia.» Non appena i due uomini uscirono dalla stanza, Ella Jackson, nascosta dietro un imponente cassettone posto in un angolo dell'ampio ambiente, represse a stento la voglia di urlare il suo sdegno e la sua frustrazione. Come aveva osato quel tizio? Aspettò qualche momento per assicurarsi che l'uomo fosse davvero andato via e allungò le gambe per al7


leviare i crampi dovuti all'essere rimasta rannicchiata troppo a lungo. Respirò a fondo per riportare l'aria nei polmoni, poiché aveva trattenuto il respiro nel timore di essere scoperta. Per un istante aveva temuto che lui si fosse reso conto della sua presenza, e l'istinto le suggerì che era stata fortunata a evitare il confronto con quell'arrogante che aveva insultato non solo Allegra e Izzy, ma l'intera famiglia Jackson. L'altro uomo si era rivolto a lui chiamandolo Altezza, e certamente il suo atteggiamento rivelava sangue blu. La voce era profonda, con un marcato accento, non una voce che si sentiva ogni giorno. Si era espresso con tono autoritario e fiero. Poteva essere quello sceicco di cui tutti parlavano? Il più caro amico del futuro sposo, che era stato atteso al party con la stessa eccitazione riservata a un divo di Hollywood? A disagio, Ella si alzò. Le perline di cui era intessuto il corpetto del vestito le premevano dolorosamente sulla pelle, e i folti riccioli avevano un disperato bisogno di qualche colpo di spazzola. Sì, doveva fare qualcosa di drastico per il suo aspetto prima di tornare alla festa di fidanzamento di sua sorella Allegra con l'erede al trono di Santina. Anche se avrebbe rinunciato volentieri a un mese di stipendio per evitare di sottoporsi ancora a quel supplizio. Non era ironico che si fosse rifugiata in anticamera spinta dalle stesse ragioni che avevano portato lì lo sceicco? Nel preciso istante in cui sua sorella Izzy era salita sul palco per esibirsi, il cuore le era caduto alle ginocchia e aveva pregato di diventare invisibile. Voleva bene a Izzy, ma perché sua sorella aveva quella orribile tendenza a rendersi ridicola? Perché cantare in pubblico quando era più stonata di una campana? Così, spinta dalla vergogna, si era rintanata in anticamera, poi si era inginocchiata dietro il massiccio cassettone quando aveva sentito il risuonare di passi che si avvicinavano. La porta aveva cigolato, si era richiusa, 8


e l'uomo dall'accento straniero aveva praticamente fatto a pezzi la sua famiglia. Tuttavia, non aveva forse detto la verità? Perché, in verità, suo padre aveva avuto innumerevoli fidanzate e due ex mogli, una delle quali sposata due volte. Per non contare tutte le avventure clandestine, alcune delle quali segrete, altre invece argomento di articoli apparsi sulle riviste di cronaca rosa. E la vita di sua madre non era stata forse offuscata dall'amore senza speranze che aveva nutrito per un uomo incapace di qualsiasi tipo di fedeltà? La sua dolce, ingenua madre che non era mai riuscita a vedere i pur ovvi difetti del marito, il che spiegava perché lo aveva sposato due volte. E anche perché gli aveva permesso di trattarla alla stregua di uno stuoino. Se mai avesse avuto bisogno di capire qual era il modo più sbagliato per condurre una relazione, ragionò Ella, le sarebbe bastato rifarsi all'esempio dei suoi genitori. E in effetti aveva giurato che mai, mai, si sarebbe lasciata raggirare da un uomo come sua madre si era lasciata raggirare dal marito. Si chinò per recuperare la borsa, dalla quale prese il pettine a denti larghi, l'unico arnese in grado di domare i suoi morbidi ma ribelli riccioli. Poteva accendere una luce? Perché no? Era improbabile che il presuntuoso sceicco tornasse sui suoi passi. Probabilmente aveva già identificato una dama sufficientemente attraente con cui ballare. Poveretta, pensò con genuina compassione. Danzare fra le braccia di un uomo dotato di un tale smisurato ego! Certamente non ci sarebbe stato spazio sulla pista per nessun altro! Attivò un interruttore e un fascio di luce brillante illuminò la sontuosa anticamera. Identificò uno specchio alle spalle di uno dei salottini foderati di damasco e osservò la sua immagine con aria critica. Il vestito tempestato di perline argento era forse un 9


po' troppo vistoso, ma sicuramente alla moda, ed essere alla moda faceva parte del suo lavoro. I suoi clienti si aspettavano che lei riflettesse il loro stile di vita, e non che si confondesse con lo sfondo. I nuovi ricchi che si rivolgevano a lei per l'organizzazione di eventi e feste possedevano decisamente più denaro che buon gusto. Aveva imparato alla svelta le regole. D'altra parte, aveva una mente pronta, una conseguenza dell'essere una sopravvissuta, e dell'essere stata a stretto contatto con i pettegolezzi e una scandalosa notorietà per la maggior parte della sua esistenza. Se una fotomodella di fama mondiale voleva arrivare in chiesa il giorno delle sue nozze a bordo di una vettura abbagliante come un diamante, pretendeva che la donna che aveva organizzato l'evento fosse abbagliante nello stesso modo. Così lei abbagliava. Aveva trasformato in un'arte quel tipo di procedura. Il rossetto scarlatto con il quale evidenziava le labbra già piene e rosse era diventato una sorta di marchio personale. Indossava solo abiti che potessero far colpo. Quando voleva, molte teste si giravano al suo passaggio. Ma quella era tutta una messinscena. Celava gelosamente la vera Ella, la nascondeva in un posto dove nessuno poteva trovarla. O ferirla. Quando era a casa, libera dalla sua uniforme scintillante, era una persona completamente diversa, la persona che da sempre era canzonata dalla famiglia. Il viso era privo di trucco, preferiva jeans consumati e maglie di cotone di qualche taglia superiore alla sua. E come avrebbe voluto essere nella sua tana in quel momento, piuttosto che costretta a sopportare quella che si presentava come la serata più lunga della sua vita. Una serata che onestamente non avrebbe mai creduto potesse realizzarsi. Una delle sue sorelle stava per sposare un membro di una delle più antiche famiglie reali del Mediterraneo, e i fucili erano stati puntati. Non aveva forse ap10


pena sentito con le sue orecchie, e dalla suadente voce dello sceicco, come era giudicato l'intero clan dei Jackson? E non era vero che i giornalisti non avevano fatto altro se non osservarli, nell'ovvia ricerca di segnali che sottolineassero quanto poco adatti fossero i Jackson a unirsi con l'aristocrazia? Bene, glielo avrebbe fatto vedere lei, decise. I loro crudeli commenti non l'avrebbero toccata. Lavorava duro per guadagnarsi da vivere, lo aveva sempre fatto, tuttavia la gente la giudicava a causa del suo cognome. Pensavano che fosse una buona a nulla, una scansafatiche che trascorreva le sue giornate crogiolandosi nell'ozio e bevendo champagne, e nulla avrebbe potuto essere più diverso dalla realtà. Ella si passò il pettine fra i riccioli scuri, controllò che il mascara non si fosse sbavato, e infine passò il rossetto scarlatto sulle labbra. Fatto. Gli orecchini oscillavano come cascate scintillanti, persino l'ombretto luccicava. La sua armatura splendente era pronta per proteggerla dalla malignità della gente. Che qualcuno si azzardasse a muoverle una qualsiasi critica!, pensò. Il rumore della musica e delle voci divenne più forte man mano che procedeva lungo il corridoio, le scarpe nuove che risuonavano sul pavimento di marmo. Di lucida pelle nera, con altissimi tacchi argento che facevano meraviglie per le sue gambe, erano il sogno di ogni donna e l'incubo degli ortopedici. Ma le conferivano statura e postura notevoli, e quella sera aveva un disperato bisogno di entrambe le cose. Giunta nella sala, scrutò la pista da ballo. Teste coronate chiacchieravano con stelle del cinema, calciatori che un tempo erano stati professionisti e avevano lavorato con suo padre affollavano il bar. Scorse vari componenti della sua famiglia divertirsi con entusiasmo. Un entusiasmo esagerato, ammise. Suo padre stava 11


tracannando una coppa di champagne, sua madre lo guardava con un esitante sorriso sulle labbra, segno che temeva che il marito avrebbe finito per ubriacarsi. O di tentare un approccio con una donna giovane abbastanza da essere sua figlia. Per favore, non sbronzarti, sospirò Ella. E non provarci con la fidanzata, o con la moglie, di un altro uomo... Izzy stava ballando, ruotando i fianchi con tale veemenza che Ella distolse lo sguardo, imbarazzata. Sapendo che sarebbe stato inutile tentare di convincerla ad adottare un comportamento più discreto, riprese a osservare la pista. Il cuore ebbe un tuffo quando posò gli occhi su un uomo che si distingueva fra gli altri grazie al suo aspetto esotico. Sbatté le palpebre. In un ambiente in cui non mancavano certo persone attraenti, l'uomo spiccava fra tutti, ciò nonostante sembrava fuori luogo fra la folla scintillante, anche se lei non avrebbe saputo dire perché. Non era solo la sua straordinaria altezza, o il fisico possente, che lo caratterizzavano. Il viso aveva un'espressione... affamata, come se non avesse consumato un pasto decente da giorni. Ed era un'espressione crudele, rifletté Ella. Un brivido le corse lungo la schiena. Gli occhi neri non manifestavano alcuna emozione, un sorriso cinico gli incurvava le labbra sensuali mentre ascoltava ciò che la bionda che ballava con lui gli stava dicendo. Era lui, decise. L'uomo che aveva sparato a zero sulla sua famiglia mentre lei era nascosta dietro al cassettone. L'uomo che aveva etichettato come presuntuoso e arrogante. Eppure ora che lo vedeva, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. La pelle olivastra splendeva, quasi fosse il risultato di una lega di metalli preziosi. Lo vide sbirciare con un gesto quasi automatico nella profonda scollatura di una bella donna dai capelli rossi che gli passava accanto. 12


Era una potente combinazione di virilità e pericolo, il tipo di uomo dal quale era meglio tenersi alla larga. Ella sentì qualcosa agitarsi dentro, come se stesse istintivamente reagendo alla sua presenza, come se avesse trovato qualcosa che non aveva in mente di cercare. E poi lo vide alzare la testa, guardarsi intorno e infine posare gli occhi su di lei. Gli occhi di un predatore. Ella ebbe la bizzarra sensazione di essere appena stata inchiodata al suolo. Sentì fiamme salirle al viso, per poi travolgerle l'intero corpo. Non era sicura che l'uomo fosse consapevole di fissarla. Girati, ordinò a se stessa concitata. Girati subito. Ma per qualche motivo non lo fece. Era come vittima di un incantesimo che le impediva anche solo di muoversi. Dall'altra parte della pista da ballo, gli occhi neri di lui si tinsero di umorismo. Un paio di sopracciglia ebano si inarcarono in una muta domanda, e quando lei ancora restò immobile, l'uomo si chinò per sussurrare qualcosa all'orecchio della sua dama. La bionda si voltò per guardarla, e un istante dopo l'uomo dagli occhi neri s'incamminò verso di lei. Fuggi, Ella si disse. Fuggi prima che sia troppo tardi. Non lo fece. Non poteva. Era come paralizzata. Ora l'uomo era quasi accanto a lei, la sua presenza così imponente che l'aria smise di arrivarle ai polmoni. L'ombra di lui la avvolse, e all'improvviso ogni altra persona in sala smise di esistere. L'uomo le accarezzò il viso con lo sguardo, e poi tutto il corpo, esattamente come aveva fatto poco prima con la rossa dal seno abbondante. «Ci conosciamo?» domandò infine. La voce suadente dal marcato accento le confermò quello che sapeva già. Era lui. L'uomo saccente che si era espresso in modo così brutale nei confronti della sua famiglia. Lo aveva giudicato borioso e arrogante, ricordò Ella, ma non aveva percepito in lui un carisma 13


così travolgente. Le sembrava impossibile persino pensare, e invece doveva pensare. Non era il momento giusto per permettere al suo corpo un comportamento indipendente dalla sua volontà. Tutto quello che doveva fare era ricordare gli insulti che aveva lanciato ai suoi parenti. «Direi di no» replicò, infondendo nella voce un tono noncurante che sperava risultasse convincente. Hassan riprese a guardarla in viso senza nemmeno cercare di dissimulare il suo interesse. D'altra parte, era stata lei la prima a fissarlo con avidità, quasi avesse desiderato strappargli i vestiti di dosso. Una reazione che comunque avevano molte donne, e quella in particolare era abbastanza carina da meritare almeno un attimo di considerazione. Però adesso l'espressione del suo viso era diventata guardinga, sospettosa. Percepì distintamente l'ostilità emanare da lei, e quella sì che era una novità in grado di suscitare la sua attenzione. «Ne sei proprio certa?» insisté. Parlava un inglese perfetto nonostante l'accento, pensò Ella. E la voce... Scivolava sulla sua pelle in una carezza di velluto. Inspiegabilmente si chiese come sarebbe stato se quella voce le avesse mormorato qualcosa di sexy all'orecchio. «Certa» confermò gelida. «Prima però mi osservavi come se mi conoscessi.» «Dunque non sei abituato a essere guardato dalle donne?» chiese lei con fare innocente. «Onestamente non mi è mai successo» replicò Hassan sarcastico, chiedendosi cosa la spingesse a un atteggiamento così apertamente ostile. Guardò le labbra vermiglie, e provò un desiderio repentino. «Come ti chiami?» Ella sentì i capezzoli inturgidirsi, e un languore dilagarle nel ventre, e proprio non voleva avere una reazione simile con colui che aveva insultato così crudelmente lei e la sua famiglia. Lo guardò negli occhi, lanciandogli una muta sfida a contraddirla. 14


«Mi chiamo... Cinderella.» Hassan sorrise. «Ma davvero? Cenerentola, come la protagonista della favola.» Così, voleva giocare, giusto? Per lui andava bene, gli piacevano i giochi, specialmente quelli a sfondo erotico. E specialmente con giovani donne dalle labbra rosse e piene e dal corpo voluttuoso inguainato in un impalpabile vestito color argento che nulla poteva fare per nascondere le curve sinuose. «Allora credo che la favola si sia trasformata in realtà, Cinderella» affermò. «Perché hai appena incontrato il tuo principe.» Era la battuta più banale che avesse mai sentito, e tuttavia, funzionò perché, per qualche istante, le venne voglia di sorridere, un sorriso compiaciuto che avrebbe sottolineato l'imbarazzante rossore che le aveva soffuso il viso. Ma lei non si lasciava raggirare da frasi fatte, giusto?, si disse Ella. Non aveva forse imparato dal mortificante esempio stabilito dal padre che gli uomini trascorrevano le loro vite dicendo alle donne cose carine nelle quali non credevano? E non aveva forse giurato a se stessa che non sarebbe mai diventata una di quelle sventate che si beavano di complimenti insinceri e che finivano inevitabilmente con il cuore a pezzi? Raddrizzò la schiena e guardò quell'uomo bellissimo, contenta adesso di aver scelto tacchi così alti, perché la portavano al suo stesso livello. «Dunque tu saresti un vero principe» dedusse. «Certo che lo sono» confermò Hassan irritato. Non aveva l'abitudine di sbandierare il suo titolo nobiliare, tuttavia non gli piaceva neanche che fosse ignorato. Certamente non si aspettava che la sconosciuta si profondesse in un inchino – il che era un bene, poiché era ovvio che non aveva alcuna intenzione di farlo – ma almeno che manifestasse un minimo di rispetto? Che infondesse nella voce dal tipico accento inglese una piccola nota di deferenza? «Per la precisione, sono uno sceicco» sottolineò con malcelato orgoglio. «Il mio 15


nome è Hassan, e sono un principe del deserto.» «Oh, wow.» Hassan socchiuse gli occhi. Era scherno quello che aveva percepito nella voce di lei, altro che rispetto. Doveva essersi sbagliato, decise. Le persone erano sempre molto colpite dal suo titolo, inoltre essere sedotte da uno sceicco era la fantasia sessuale numero uno di tutte le donne occidentali che aveva conosciuto. Pur non riuscendo a interpretare la replica, sentì il sangue ribollirgli nelle vene. Gli occhi blu di lei erano senza dubbio molto attraenti, e il suo desiderio aumentò a dismisura quando immaginò quegli occhi velarsi di passione mentre lui possedeva con foga la loro proprietaria. Un pensiero che provocò la reazione di una specifica parte del suo corpo. «E ora ritengo che dovremmo ballare» disse. Abbassò lo sguardo verso gli eleganti piedi di lei calzati in un paio di scarpe dal tacco assurdo. «Prima che l'orologio batta la mezzanotte e che tu fugga via, lasciando come unica traccia uno di quei seducenti sandali che sono una vera sfida alla legge di gravità.» Ella sentì il cuore martellarle nel petto. Ovviamente sapeva che le sue scarpe erano sexy, di certo non potevano essere definite comode. Ma il fatto che lui lo avesse notato la fece sentire a disagio, come se fosse qualcuna che non era. Come se avesse scelto proprio quei sandali per farsi guardare le gambe da un arrogante sceicco. E certamente non aveva fatto nulla del genere. L'istinto le suggerì a gran voce di voltarsi e di allontanarsi in tutta fretta. Purtroppo un istinto opposto ma ugualmente potente la spingeva a fare l'esatto contrario. E poi c'era quel malsano desiderio, quella voglia di essere stretta fra le braccia di lui, contro il suo petto, e di verificare se il suo corpo fosse accogliente, solido, 16


forte, come appariva. «Non amo molto ballare» dichiarò con sincerità. «Ah, questo perché non hai mai ballato con me» puntualizzò Hassan. Le prese una mano e la condusse verso la pista. «Ma una volta che avrai provato, cambierai idea, credimi.» Ella scosse la testa. Che cosa presuntuosa da dire! Era quello il momento giusto per liberare la mano dalla ferrea presa dello sceicco e mettere una certa distanza da lui e dalle tumultuose emozioni che le scatenava dentro. Allora perché gli permise di condurla fino a un posto libero, dove la luce delle tante candele che ardevano nei lampadari s'infrangeva sul lucido pavimento della pista da ballo? Perché le piaceva essere toccata da lui, ecco perché. Era semplice e allo stesso tempo complesso, e stava avendo la più strana delle reazioni. Le girava la testa. Era in fiamme. Il cuore le batteva all'impazzata, quasi avesse appena sostenuto un estenuante allenamento in palestra. Provò anche vergogna, ma non si mosse. Eppure sapeva che stava per tradire i suoi familiari ballando con un uomo che li disprezzava così apertamente. Hassan la prese fra le braccia, avvolgendola così come poco prima aveva fatto con la sua ombra. Le mise una mano sulla schiena e la attrasse a sé, permettendole di verificare che non si era sbagliata, era muscoloso e forte e caldo esattamente come aveva immaginato. Ricorda cosa ha detto, Ella si disse. Ricorda come ha definito Izzy, e tutte le donne della famiglia Jackson... E tuttavia era difficile rammentare gli insulti mentre la teneva così. Era difficile fare una qualsiasi altra cosa se non sciogliersi nel suo abbraccio. «Hai un buon profumo» commentò lui. «Di prati estivi e di sole.» 17


Con un notevole sforzo, Ella sollevò la testa per guardarlo in viso. «E cosa ne sa uno sceicco del deserto di prati estivi?» «Ne sa molto. Quando ero ragazzo venivo spesso a far visita ad Alex, e insieme andavamo in Inghilterra per giocare a polo, uno sport in cui entrambi eccelliamo. E lì ho imparato che l'odore dell'erba appena tagliata è fra i migliori al mondo» spiegò Hassan con un sorriso sulle labbra. Meglio non aggiungere che il prato in questione diventava ancora più allettante con una giovane donna nuda e disponibile distesa sopra, decise. Ella sentì le dita di lui sfiorarle la schiena, e capì che era arrivato il momento di mettere fine a tutto quello prima di spingersi oltre. Prima che la voce sexy dello sceicco e il suo tocco sicuro la spingessero a fare qualcosa di cui poi si sarebbe sicuramente pentita. Sollevò il viso e gli scoccò un sorriso assolutamente privo di sincerità. «Dunque, hai scelto me come dama sufficientemente attraente fra le tante donne presenti questa sera» commentò. «Dovrei sentirmi lusingata?» Hassan assunse un'espressione perplessa a quell'improvviso cambiamento di argomento, anche perché le parole scelte dalla donna gli rammentavano vagamente qualcosa. «Forse sì» replicò, spostando la mano verso l'alto in modo da sfiorarle i lunghi riccioli che le ricadevano sulla schiena in morbide onde. «Anche se ritengo che tu sia abituata alle lusinghe.» Un complimento banale che servì solo a infiammare la sua indignazione. «Ma sei sempre così prevedibile quando corteggi una donna?» sbottò Ella. «Prevedibile? Vorresti che io fossi un po' più originale... Cinderella?» domandò Hassan. «Ma sarebbe troppo difficile con qualcuno che ha il tuo aspetto. Cosa potrei dirti che centinaia di uomini prima di me non ti abbiano già detto? Ormai devi essere stanca di sentire che i tuoi occhi hanno il colore del cielo d'estate. O 18


che potrei specchiarmi nei tuoi capelli, tanto sono lucidi» disse, poi si sporse in avanti con l'intenzione di dare una dimostrazione pratica di ciò che aveva appena affermato, e invece si ritrovò a chinare la testa, a stringerla con più forza, a desiderarla davvero molto. Da troppo tempo non teneva una donna fra le braccia, pensò. Soprattutto una donna che gli inviava messaggi tanto contrastanti. Ella si rese conto con meraviglia di apprezzare il modo in cui lui la stava abbracciando, di sentire il battito del suo cuore, e di ascoltare quei complimenti che probabilmente aveva rivolto a decine di donne, e che non significavano assolutamente niente. «Hassan» mormorò, consapevole del tremito della sua voce. Ma come non avrebbe potuto tremarle la voce visto che lui le aveva appoggiato entrambe le mani sulla schiena nuda? Il vestito che indossava lasciava esposta una gran quantità di pelle, pelle cui lui adesso aveva accesso. Le lunghe e forti dita si mossero nella più lieve delle carezze. Di conseguenza, qualcosa di molto simile a una scossa elettrica le attraversò il corpo. No, decise, così non poteva andare avanti. «O le più belle labbra che io abbia mai visto» continuò Hassan. «Ma dimmi, il rossetto viene via quando un uomo ti bacia, e la tua bocca ha davvero il sapore delle fragole come io sospetto abbia?» «Hassan» ripeté lei, questa volta più debolmente. «Mi piace quando pronunci il mio nome. Fallo di nuovo. Fallo come se volessi chiedermi un grande favore, e vediamo se riesco a indovinare di quale favore si tratta.» Con un notevole sforzo, Ella ignorò quella proposta a sfondo così ovviamente erotico e mise una qualche distanza fra loro. «Cosa ne pensi della futura sposa?» Un'espressione contrariata si dipinse sul bel volto di Hassan, il suo buon umore sciupato da quell'inaspettata domanda. Aveva quasi dimenticato dove si trovasse, e 19


non avrebbe voluto ricordarlo. «Non credo che tu voglia saperlo» rispose con un tono che lasciava chiaramente intendere che il discorso finiva lì. «Invece ti sbagli, sono ansiosa di ascoltare la tua opinione. Sono certa che sarà illuminante.» Hassan si ritrasse. Quella donna era senza dubbio piena di fascino, ma aveva anche la pericolosa tendenza a oltrepassare i limiti. Se lui considerava un argomento chiuso, allora era chiuso. E forse non si rendeva conto che, insistendo con quelle domande volte a scoprire la sua opinione sul matrimonio – poiché di quello si trattava – avrebbe finito per rovinare il resto della serata. Perché se infine le avesse detto che il matrimonio non era per lui, le belle labbra scarlatte si sarebbero atteggiate in una smorfia di disappunto? Voleva ballare con lei, e apprezzare la morbidezza della sua pelle sotto le dita. E se si fosse comportata bene, forse dopo l'avrebbe portata a letto, ma prima doveva insegnarle che la sua parola era la legge. «Penso sia meglio dire il meno possibile riguardo la sposa, non sei d'accordo?» commentò frettolosamente. «No, in realtà non sono d'accordo.» Ella scorse una scintilla di monito negli occhi scuri di lui, e questo fomentò la sua determinazione. Lo sceicco era dunque abituato a ottenere obbedienza dalle persone semplicemente schioccando le dita? Sì, probabilmente sì, ipotizzò rammentando le parole del suo segretario. Terribile. Si sporse in avanti, e riprese a parlare con voce forse troppo alta, ma onestamente non le interessava. «Ma certo, hai esaurito l'argomento, perché hai già espresso molto chiaramente la pessima opinione che hai di Allegra, giusto?» Hassan si irrigidì. «Scusa?» Ella arretrò per liberarsi dalla distrazione costituita dalle sue braccia e lo guardò dritto negli occhi. «Mi hai sentito. D'altra parte è possibile che tu soffra di una qualche forma di amnesia e dunque hai bi20


sogno che io ti ricordi cosa hai detto. Devo farlo?» «Ma di cosa stai parlando?» Ella cominciò a contare i fatti sulla punta delle dita. «Vediamo. Pensi che non sia adatta per Alex e che Alex non dovrebbe sposarla. L'hai definita una vagabonda, come sua madre e le sue sorelle, giusto? E non hai affermato che i reali di Santina non dovrebbero nemmeno prendere in considerazione la possibilità di imparentarsi con una famiglia equivoca come i Jackson?» «Dove hai sentito queste cose?» «Vedo che non provi nemmeno a negare» lo accusò Ella con tono sempre più acuto, tanto che diverse persone si voltarono verso di loro. «Tu hai condannato delle persone senza neanche conoscerle, ecco cosa hai fatto!» proseguì. «E poi sei andato a cercare una donna sufficientemente attraente con cui ballare, e il destino ha voluto che quella donna fossi io.» Hassan tacque per qualche istante. Socchiuse gli occhi. «Tu sei una Jackson?» chiese infine. «Oh, bravo sceicco Hassan, principe del deserto! Finalmente ci sei arrivato. Sì, sono una Jackson.» «Dunque hai origliato in anticamera» dedusse lui. «E se fosse?» «Hai origliato!» ripeté Hassan con tono indignato, la rabbia che cominciava a crescere dentro di lui mentre guardava la luce di sfida che le illuminava gli occhi blu. In verità, quella rabbia era diretta a se stesso, perché non aveva dato ascolto al suo istinto. Aveva pensato di aver sentito qualcosa, eppure si era lasciato convincere del contrario. E non era quello un comportamento inaccettabile e pericoloso per un re, specialmente per un re che era appena stato in guerra? Stava abbassando la guardia ora che era lontano dalla battaglia? «È proprio il genere di atteggiamento che mi aspetto da persone del vostro stampo» sibilò fra i denti, «un atteggiamento che conferma la mia convinzione che gente come voi non sia adatta a unirsi all'aristocrazia.» 21


Non erano tanto le cose che stava dicendo che le fecero ribollire il sangue nelle vene, ma come le stava dicendo, pensò Ella, con quel tono saccente, come se fosse il depositario della verità assoluta. Come se fosse un suo privilegio esprimere quel parere senza timore di essere contraddetto. Ora molte persone li guardavano apertamente, ma a lei non interessava. «Gente come noi non è adatta a unirsi all'aristocrazia, giusto?» quasi urlò. «Bene, allora ti dimostro quanto tu abbia ragione» aggiunse, poi prese una coppa di champagne dal vassoio di un cameriere che passava lì accanto, e gliela vuotò sul bel viso beffardo. Infine, senza una parola, si girò e si fece strada fra la folla di ospiti ammutoliti.

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Questo mese 2782 - Un dolce incarico di M. Yates Accettando quell’incarico, Lily ha messo la firma sulla fine della sua vita privata... Non perdere l’opportunità di trovarti A Letto col Capo.

2783 - Salvata dal milionario di K. Hewitt Quando Sergei salva la giovane Hannah, resta colpito dal suo approccio alla vita. Hannah lo intriga... Torna International Tycoon.

2784 - Una sposa per il playboy di S. Craven Le macchinazioni della famiglia Manzini hanno costretto Elena in un matrimonio di facciata con Angelo. Firma il tuo Contratto d’Amore.

2785 - Avventura con lo sceicco di S. Kendrick Si vocifera che Ella Jackson, assidua frequentatrice di eventi mondani, sia in dolce attesa. Seconda puntata de La Famiglia Reale di Santina.

2786 - Seduzione sul lago di H. Bianchin Giunta nella splendida villa sul lago della zia, Lily incontra Alessandro, un volto del suo passato... Ecco a voi un Self-Made Man.

2787 - I doveri di un principe di C. Hollis Per il principe Lysander, famoso playboy, sono finiti i tempi del divertimento. Ma un solo sguardo ad Alyssa è sufficiente per...

2788 - Una regola da infrangere di T. Duncan Shara è abituata ai flash dei paparazzi e al brusio delle feste, ma tutto quello è niente in confronto allo sguardo di Royce. Sei Fatta per Lui?

2789 - Il piano del greco di L. Graham Il sogno di Erin di vedere Cristophe infilarle un anello al dito viene infranto quando lui liquida la loro relazione... Scaldati con il Fuoco Greco.


Dal 14 maggio Il prossimo appuntamento 2790 - Seduzione esotica di R. Donald Quando Siena si ritrova di fronte Nicholas, l’uomo che anni prima le ha spezzato il cuore... Cosa ne dici di Un Nuovo Inizio?

2791 - Una piacevole conseguenza di M. Lee Uomo di successo, sexy e affascinante, John è attratto da Scarlet da molto tempo, così decide di cogliere al volo quell’occasione...

2792 - Il gusto della passione di S. Stephens Grace si è fatta strada solo grazie alle sue doti professionali, ma l’idea di lavorare proprio per Nacho... Torna International Tycoon.

2793 - I vizi della principessa di K. Hewitt Che la viziata principessa Natalia Santina abbia deciso di mettere la testa a posto? Terzo episodio de La Famiglia Reale di Santina.

2794 - Intrigante sfida per il greco di C. Mortimer Drakon ha tutto: potere, ricchezza e ogni donna che vuole. Certo che la splendida Gemini... Prima puntata de Il Fascino dei Lyonedes.

2795 - I desideri del capo di M. Yates Nulla aveva preparato Madeline alla vista di Aleksej, l’uomo più desiderabile al mondo. E se ti trovassi A Letto col Capo?

2796 - Fra le braccia dello sceicco di L. Monroe Angele ha sognato a lungo che il suo fidanzamento con il principe Zahir finisse con il matrimonio. Però... Ecco I Principi del Deserto.

2797 - Una notte da favola di J. Lucas Il sogno da favola di Lilley sta per essere esaudito, poco importa che sia solo per una notte. Quando una donna è Fatta per Lui...


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