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ANNE HERRIES

Cuore mercenario


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Her Dark and Dangerous Lord Harlequin Historical © 2008 Anne Herries Traduzione di Federica Isola Pellegrini Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Books S.A.. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici gennaio 2014 Questo volume è stato stampato nel dicembre 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 906 del 16/01/2014 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Inghilterra, 1509 Lord Stefan de Montfort abbassò lo sguardo sulla donna che giaceva esanime ai piedi dell'uomo che l'aveva uccisa. Lo aveva tradito, attirandolo nel suo maniero per farlo cadere in trappola, ma era stata lei a perdere la vita, trucidata da colui che aveva tramato ancora una volta per annientarlo. «Siete un ignobile assassino!» gridò Stefan, incrociando gli occhi del suo nemico con uno sguardo glaciale. Stefan era un uomo alto e forte, dalle spalle larghe e poderose, ed era proprio per quello che il suo avversario aveva preferito tendergli una trappola, anziché affrontarlo in un combattimento corpo a corpo. «Lei aveva eseguito i vostri ordini e voi l'avete uccisa ugualmente...» Si guardò intorno in cerca di un'arma. Non avendo voluto presentarsi con la propria spada nelle stanze di una signora, non aveva modo di difendersi. «Siete stato voi a ucciderla» lo rimbeccò Sir Hugh, un sorriso malevolo sulle labbra. «Io volevo vedervi morto e lei doveva essere messa a tacere. 5


Aveva servito al suo scopo. Inoltre, è caduta sulla mia lama che, come ben sapete, era destinata a voi.» «Siete un essere abietto!» ringhiò Stefan. Sir Hugh non era solo, quindi sarebbe stato impossibile per Stefan lasciare quella casa. Non sarebbe mai stato tanto sciocco da mettervi piede senza scorta e disarmato se Lady Madeline non lo avesse supplicato di aiutarla. Notò la finestra aperta e comprese che costituiva la sua unica via di fuga. Tuttavia, mentre strisciava cautamente in quella direzione, Sir Hugh eseguì un affondo, limitandosi a sfiorargli una coscia con la lama. Balzando indietro, lui afferrò uno sgabello e lo usò come scudo per respingere il suo avversario. Sir Hugh vibrò un altro fendente con una ferocia demoniaca, sapendo che Stefan non aveva scampo e che doveva assolutamente riportare la vittoria. «Avrei dovuto finirvi l'ultima volta che ci siamo battuti!» disse Stefan. La cicatrice che gli solcava la tempia era un ricordo dello scontro che avevano ingaggiato molti anni addietro. «Stavolta sono io ad avere un vantaggio su di voi!» gridò Sir Hugh con aria di trionfo. «Vi odio da quando eravamo bambini e voi mi avete lasciato questa...» Indicò la cicatrice. «Vostro fratello era un moccioso arrogante e mi ha procurato un notevole divertimento, prima che lo ammazzassi, ma voi...» Si interruppe allorché la porta si spalancò con un tonfo e un uomo corpulento varcò la soglia. Indossava gli abiti tipici degli orientali, aveva il viso orrendamente sfregiato, un turbante in testa, un'affilata scimitarra in una mano e una spada nell'altra. «Vi ha teso un agguato, mio signore, proprio come immaginavo» dichiarò Hassan, gettandogli la spada, 6


che Stefan agguantò abilmente all'altezza dell'elsa. In quel medesimo istante, Sir Hugh si scagliò contro il nuovo venuto, vibrando la sua arma con un ruggito. «Cane saraceno! Avresti dovuto essere morto già da un pezzo.» Hassan contrattaccò, descrivendo un arco con la scimitarra e abbattendola sulla spada del suo avversario. Con una rapida torsione del polso, la fece slittare attraverso il pavimento e subito dopo conficcò la lama della scimitarra nel corpo di Sir Hugh, una profonda, letale ferita che lo mandò a gambe all'aria in una pozza di sangue. Per un paio di secondi, l'uomo si contorse, un'espressione incredula dipinta sul viso, quindi giacque immobile. «Quel demonio non ci importunerà più» constatò Hassan con palese compiacimento. «Ha torturato e ucciso per l'ultima volta, mio signore.» «Infatti» convenne Stefan. «Hai fatto ciò che avrei dovuto fare io stesso molto tempo fa, Hassan. Adesso, però, dobbiamo svignarcela, poiché stanno arrivando i suoi uomini...» Si diresse alla porta, la spada in pugno. Il rumore della scaramuccia doveva essere giunto alle orecchie degli uomini di Sir Hugh Grantham. Sarebbero stati costretti a farsi strada a suon di stoccate, fianco a fianco come tante altre volte in passato, compagni e fratelli, le loro armi al servizio di chiunque fosse stato disposto a pagarli. Anne Melford si fermò a guardare i mimi che si esibivano sul prato del villaggio. Costituivano un piacevole spettacolo mentre danzavano, le campanelle applicate a delle strisce di cuoio legate attorno alle 7


gambe, che tintinnavano gaiamente mentre si muovevano al suono di un violino. La fiera estiva era iniziata, a Melford, e com'era loro abitudine, Lady Melford aveva promesso alla figlia di comprare dei tessuti per confezionare degli abiti nuovi. Sebbene di solito quella prospettiva la rallegrasse, Anne si accigliò mentre voltava le spalle ai festeggiamenti. Da quando, tre anni prima, sua sorella Catherine si era maritata, si sentiva sempre più irrequieta. Talvolta temeva che non sarebbe mai giunto il suo turno di recarsi a corte e trovare un marito. I suoi genitori ne avevano parlato, l'anno precedente, poi il suo fratello minore si era ammalato e la visita era stata rinviata. Secondo la consuetudine, a sedici anni avrebbe dovuto essere almeno fidanzata, e per alcuni anni aveva pensato incessantemente al suo matrimonio. Un tempo aveva creduto di essere innamorata di Will Shearer e temuto che Catherine lo sposasse, ma poi sua sorella si era innamorata di Andrew, Conte di Gifford. Di tanto in tanto andava a trovare la sorella e il cognato e invidiava la loro felicità. Non era più tanto sicura di voler convolare a nozze, poiché Will aveva sposato la sua amante, una donna di una posizione sociale inferiore alla sua. Quel matrimonio aveva mandato su tutte le furie la madre di Will e, in un primo momento, Anne si era sentita terribilmente ferita, essendo stata convinta che Will avrebbe finito per chiederla in sposa. La delusione, tuttavia, aveva lasciato il posto a un senso di vuoto che si era intensificato con il passare del tempo. Forse sua madre aveva deciso che era preferibile che restasse a casa, pensò. Forse non si sarebbe mai sposata... Mentre attraversava la piazza del villaggio, Anne 8


notò due uomini che si stavano avvicinando a cavallo. Non era insolito, in realtà, tranne che per il fatto che uno dei due vestiva in modo decisamente bizzarro, con lunghe vesti fluenti al di sopra dei gambali. La testa era coperta da una striscia di tessuto attorcigliato, un panno gli celava la parte inferiore del viso. L'altro uomo vestiva come un nobile, anche se non secondo la moda inglese, e spostando lo sguardo su di lui, Anne scorse un viso altero e attraente dai lineamenti marcati in cui spiccavano due occhi azzurri come il cielo estivo. Notò una macchia scura sulla sua calzamaglia di seta e si chiese se non fosse sangue coagulato. Essendosi accorto del suo interesse, lui strinse gli occhi e la fissò con uno sguardo severo, quasi di sfida. Anne sobbalzò. Che cosa poteva aver fatto per indurlo a guardarla in quel modo? Percepì la sua ostilità e rabbrividì, sentendosi molto nervosa mentre si affrettava ad allontanarsi. Intuiva che quegli uomini erano forestieri. Che cosa poteva averli portati in quel sonnolento villaggio delle Marche Gallesi, situate al confine con l'Inghilterra? Fu incapace di stabilire la loro nazionalità. Benché uno avesse la pelle molto più chiara dell'altro, sembravano entrambi stranieri, decisamente non inglesi. Poteva darsi che fossero saraceni, dato che uno aveva l'aspetto di un orientale, ma per quale motivo degli uomini come quelli avrebbero dovuto trovarsi lì? Talvolta suo padre, Lord Robert Melford, commerciava con uomini di altre terre, ma non aveva l'impressione che venissero dalla tenuta di famiglia. A giudicare dai loro stivali impolverati, dovevano aver percorso un lungo tratto di strada, e gli abiti dell'uo9


mo più scuro erano stati costellati di macchie marroni che lei aveva scambiato per fango... o era sangue? Continuò a pensare ai due mentre attraversava i pascoli per tornare a casa. L'erba era alta e disseminata di fiori selvatici. Era stata lasciata crescere incolta di proposito e a suo tempo sarebbe stata mietuta per trasformarsi in fieno. Mentre entrava nella corte del maniero del padre, però, notò che erano appena arrivati diversi uomini a cavallo, uno dei quali era suo fratello Harry, anzi, Sir Harry, com'era diventato da quando Re Enrico lo aveva nominato cavaliere, subito dopo le nozze del Principe Arturo. Il principe, purtroppo, era deceduto a pochi mesi di distanza dal suo matrimonio. L'erede del re era diventato il Principe Enrico e correva voce che fosse in procinto di impalmare Caterina d'Aragona, la vedova del fratello. Il senso di vuoto e di tedio che aveva provato Anne svanì all'istante alla vista del fratello maggiore. Gemello di Catherine, aveva alcuni anni più di lei e si trovava spesso a corte, o in giro per svolgere i numerosi incarichi che il re gli affidava. Non tornava a casa da più di sei mesi, e Anne si sentì rovesciare addosso un'ondata di gioia. «Harry! Harry!» gridò, raccogliendosi le gonne in una mano per correre più in fretta, incurante del fatto di lasciare in mostra un paio di graziose caviglie. Anne era effettivamente una giovane molto graziosa. Il sole le schiariva sempre i capelli, che al momento avevano il colore del grano maturo, assai più chiari di quelli ramati di Harry e della chioma rossa della loro madre. I suoi occhi erano di un incantevole verdeazzurro, che assumeva una tonalità 10


verde scuro quando era adirata, se non altro a detta dei suoi fratelli, i quali sostenevano che avesse gli occhi di un gatto. Esile, dal portamento eretto e sempre piena di vita, era dotata di un'indole alquanto focosa, che aveva non poche difficoltà a tenere a freno per non incorrere nelle ire materne. «Anne!» Harry si volse a guardarla sorridendo. Era maturato in quegli ultimi anni, diventando un uomo forte e muscoloso che godeva di una notevole influenza a corte, perennemente troppo occupato per pensare spesso alla sua casa e alla sua famiglia. «Ti trovo più incantevole ogni volta che ti vedo.» «Torni a casa così di rado» lo accusò Anne, ma con un sorriso sulle labbra, dato che era felice di averlo lì. «Sei troppo impegnato con i tuoi eleganti amici della corte. Nostra madre ha detto solo ieri che aveva ormai rinunciato alla speranza di saperti sistemato.» «Forse, in tal caso, sarà contenta della notizia che le porto. Ho intenzione di prendere moglie molto presto. Vivremo a corte per un certo tempo, ma, quando avremo dei figli, la mia signora potrebbe desiderare di trasferirsi nei miei possedimenti... e nostro padre sarà felice di apprendere che mi sono state assegnate delle terre a non più di trenta leghe da Shrewsbury.» «Abbastanza vicino da consentirci di visitarvi spesso» ribatté lei. Subito dopo, emise un sonoro sospiro. «Sono lieta che tu abbia finalmente deciso di sposarti, Harry, ma anch'io vorrei essere almeno... fidanzata.» Lui rise dell'impazienza della sorella. «Che espressione mesta, Anne! Sei ancora molto giovane, però 11


non temere, sono certo che nostro padre ti condurrà a corte entro un anno.» Anne infilò il braccio sotto il suo, e sorrise mentre entravano in casa. I suoi uomini si stavano occupando dei cavalli e del carro dei bagagli. Ultimamente, Harry viaggiava con un seguito di almeno dieci uomini d'arme e uno stuolo di servi. «A volte ho l'impressione che resterò nubile per tutta la vita» si lamentò lei con una smorfia. «Ma dimmi, Harry, come si chiama la tua futura sposa, e dove vive?» «Il suo nome è Mademoiselle Claire St. Orléans.» Harry abbassò lo sguardo sulla sorella, che gli arrivava appena alla spalla. Di più di sei piedi di statura, torreggiava sulla maggior parte degli altri uomini ed era molto attraente. «A dir la verità, non so ancora se mi accetterà. Ci siamo incontrati solo tre volte. Una a corte, quando lei ha partecipato a un ballo mascherato insieme a suo padre, e due a Parigi, dove mi trovavo per incarico del re. Abita nella valle della Loira ed è lì che devo recarmi per chiedere la sua mano.» «È francese?» Stupita e incuriosita, Anne si chiese come i suoi genitori avrebbero preso la notizia che il loro figlio maggiore intendeva sposare una francese. «È di nobili natali?» «Suo padre è un conte. È molto bella, Anne. Ha i capelli simili ai tuoi, ma gli occhi azzurri. È amabile e dolce, e io ne sono innamorato. Ho riflettuto a lungo, prima di decidere se chiederle o meno di diventare mia moglie, poiché dovrebbe lasciare la sua patria e trasferirsi in Inghilterra. Non sono affatto sicuro che vorrà a rinunciare a tante cose per amor mio.» «Se ti ama, non lo considererà un sacrificio. Io sa12


rei disposta a seguire ovunque l'uomo di cui fossi innamorata.» «Claire è diversa da te. Tu sei più coraggiosa... perfino avventata, se ben ricordo.» «Non dovrebbe essere poi tanto coraggiosa per sposarti. Se potessi stare alcuni minuti sola con lei, non tarderei a dissipare qualunque timore possa nutrire sul fatto di diventare tua moglie.» Harry si limitò ad annuire, ma appariva piuttosto perplesso mentre si dirigevano verso la sala in cui, a giudicare dalle voci che provenivano dall'interno, era radunato il resto della loro famiglia. «Dovremmo riposare» dichiarò Hassan, scoccando un'occhiata al suo compagno, che, pur avendo sopportato il dolore senza un lamento, appariva esausto. «Quella ferita dev'essere medicata. Ha di nuovo sanguinato, mio signore.» Stefan si accigliò. Sarebbe stato impossibile trovare un amico più fedele di Hassan in tutti i regni della cristianità, sebbene fosse un saraceno e un miscredente. Avevano combattuto spalla contro spalla per più di dieci anni come mercenari, legati da un vincolo di sangue e di amicizia che si era stabilito il giorno in cui Stefan lo aveva sottratto al mercante di schiavi che lo frustava e lo torturava senza sosta. «Ho conosciuto di peggio» grugnì, imprecando contro la propria stupidità, che lo aveva indotto a fidarsi di una donna menzognera. Senza dubbio doveva la vita al tempestivo intervento di Hassan. «Le femmine sono l'incarnazione del demonio. Ricordamelo la prossima volta che mi verrà in mente di accorrere alla richiesta di aiuto di una di loro.» 13


L'altro sorrise, facendo balenare i candidi denti contro la pelle color bronzo. Osservando la parte superiore del suo viso, nessuno avrebbe immaginato quali orrende cicatrici ne deturpassero quella inferiore, cicatrici lasciate dalle ferite che gli aveva inferto Sir Hugh nel breve periodo in cui Hassan era stato suo schiavo. «Delle autentiche figlie del demonio, amico mio» convenne questi, «ma più dolci del miele fra i cuscini di seta di un'ottomana.» Stefan strinse gli occhi al ricordo della splendida creatura che lo aveva attirato nella propria camera da letto sostenendo di essere vittima della crudeltà di uno zio. Allora non aveva avuto idea che l'uomo il quale, secondo lei, la teneva prigioniera per chiedere un riscatto fosse Sir Hugh, e che Lady Madeline aveva cospirato con lui per catturare un uomo che entrambi sembravano odiare. Pur conoscendo le ragioni dell'odio di Sir Hugh, era incapace di immaginare per quale motivo Madeline avesse desiderato vendicarsi di lui. Probabilmente non lo avrebbe mai appreso, dato che lei giaceva esanime sul pavimento della sua stanza, trucidata dall'uomo che si era assicurato la sua complicità. In realtà, neppure Stefan era del tutto innocente in quella triste vicenda, giacché Madeline si era gettata contro Sir Hugh mentre lui tentava di sfuggire all'uomo che intendeva ucciderlo. Non avrebbe mai dimenticato il grido che aveva lanciato quando la spada le aveva perforato lo stomaco. Sebbene lei avesse tentato di farlo cadere in una trappola, non avrebbe mai fatto del male a una donna di proposito e la sua morte violenta gli pesava sulla coscienza come un macigno. 14


«Più dolci del miele e più velenose del dente di un serpente» assentì. «Grazie a te, Sir Hugh non ci importunerà più, ma ha un cugino...» Hassan annuì. Sapevano entrambi che con ogni probabilità era stato Lord Cowper a ordinare di ucciderlo. «La morte di Sir Hugh si aggiungerà alla lista delle ragioni che ha già per volermi morto.» «È un peccato che il re inglese non vi abbia concesso un'udienza» osservò Hassan mentre smontavano. «Se lo avesse fatto, avreste potuto denunciare Cowper per i crimini che ha commesso.» «Quando mio padre mi ha diseredato, ho deciso che non avrei mai rimesso piede sulle rive inglesi. Me ne andai, giurando che non lo avrei mai perdonato per aver creduto alle menzogne di Cowper. Mio padre si fidava di lui e adesso Cowper possiede tutto ciò che gli era appartenuto, mentre il mio genitore sta marcendo nel cimitero. Possiedo il suo titolo, dato che nessuno può togliermelo, ma ho perduto le terre, che gli erano state sottratte con l'inganno e la slealtà. Se fossi tornato alcuni anni or sono, forse sarei riuscito a risparmiargli i maltrattamenti che gli sono stati inflitti quando non era più in grado di intendere e di volere. Via via che l'oscurità invadeva la sua mente, gli hanno sottratto tutto ciò che possedeva, benché esistano dei documenti e delle missive che dimostrano che la terra è stata venduta e il suo patrimonio scialacquato. Rispondi a questa domanda: di chi era la mano che ha guidato quella di un vecchio mentre rinunciava al suo diritto di nascita?» «Lord Cowper aveva acquisito un'influenza eccessiva su vostro padre. Abbiamo la testimonianza del castaldo di Lord de Montfort, che in seguito è stato 15


licenziato per una non meglio precisata malefatta e lasciato a morire di fame.» «Edmund non avrebbe rubato nemmeno mezza forma di pane a mio padre» ribatté Stefan. «Cowper, tuttavia, è un uomo scaltro. Non ha avuto difficoltà a persuadere mio padre che io avevo ucciso mio fratello a sangue freddo. Lo trovai nella foresta con le mani legate e la gola tagliata. Sono certo che sono stati Sir Hugh o lo stesso Cowper ad assassinarlo, ma giacché Gervase e io avevamo litigato violentemente, quel mattino, mio padre decise di ritenermi colpevole. Mi diseredò e mi ordinò di lasciare l'Inghilterra, se non volevo essere consegnato alla giustizia del re. Se ha potuto credere una cosa del genere del suo primogenito, quanto più facile sarebbe stato convincerlo che il suo castaldo lo derubava da anni?» Un nervo gli pulsava sulla tempia. L'ingiustizia che aveva subito quando era poco più di un ragazzo non aveva cessato un istante di bruciargli. Non aveva portato con sé che un cavallo e la sua spada quando aveva abbandonato il maniero situato sul limitare della foresta di Sherwood e si era imbarcato sul primo veliero diretto in Francia. Da lì aveva viaggiato in molte terre, offrendo la sua spada a ogni principe e mercante disposto ad assoldarlo. Le spoglie di guerra lo avevano reso ricco, e non era per denaro che era tornato in Inghilterra. La speranza di riconciliarsi con il padre era sfumata alla notizia della sua morte e dopo la scoperta che tutto ciò che gli sarebbe spettato di diritto apparteneva a Lord Cowper. Aveva domandato che Re Enrico gli concedesse un'udienza, ma la sua richiesta era stata respinta. La fama di mercenario lo aveva preceduto e le sue ri16


vendicazioni erano rimaste inascoltate. Suo padre lo aveva ripudiato e Cowper possedeva gli atti di vendita sia della tenuta sia del maniero, controfirmati e avallati da un uomo dalla reputazione ineccepibile, vale a dire Sir Hugh Grantham. Come avrebbe reagito Enrico VII qualora avesse appreso che, durante gli anni di un presunto pellegrinaggio in Terra Santa, Sir Hugh aveva ucciso, violentato e si era arricchito vendendo schiavi? Sarebbe sempre rimasto un mistero, perché quelle parole non sarebbero mai state pronunciate. Ancora più incriminante sarebbe risultato il sospetto che Sir Hugh era al soldo della Spagna e quindi un nemico dell'Inghilterra. Da quando era mancata la Regina Isabella, i rapporti fra i due paesi non erano più cordiali come lo erano stati in passato. Dopo che gli era stata rifiutata un'udienza privata con il re, Stefan era sicuro che nessuno avrebbe prestato ascolto alle sue accuse. A onor del vero, la tenuta inglese non gli interessava più di tanto, ora che possedeva un meraviglioso castello e una vasta proprietà in Normandia, la maggior parte della quale gli era stata assegnata dal Re di Francia, in cambio di un'ingente somma in oro e in argento. Erano piuttosto l'amara consapevolezza che suo padre era morto trascurato e maltrattato, e le perfide menzogne che lo avevano costretto a rinunciare al proprio diritto di nascita a rodergli le viscere e alimentare la sua sete di vendetta. Stefan era assorto nei propri pensieri mentre si incamminava attraverso la radura. Uno dei suoi nemici era scomparso, ma rimaneva l'altro, un uomo subdolo quanto una vipera e due volte più pericoloso. Non sarebbe stato semplice arrivare a Lord Cowper, che vi17


veva asserragliato fra le mura del suo maniero, protetto da un esercito di servi e uomini d'arme, atterrito dalla minaccia della vendetta che avrebbe continuato a incombere su di lui fintanto che Stefan fosse stato in vita. Adesso che Sir Hugh era morto, i suoi tentativi di ucciderlo sarebbero diventati più determinati che mai. Si lasciò cadere a terra, la schiena appoggiata al tronco di un albero, mentre Hassan esaminava la ferita, applicando gli unguenti che erano stati preparati da abili uomini d'Oriente. Un'accanita battaglia aveva accompagnato la loro fuga, durante la quale lui era stato ferito al fianco, una ferita che gli doleva molto di più di quella superficiale alla coscia infertagli da Sir Hugh. «Dovrebbe essere sufficiente per qualche ora» dichiarò Hassan mentre lo bendava, «ma questa ferita dovrebbe essere curata da un medico.» «Non mi fido di nessuno in questo paese. I medici sono ignoranti e si attengono ad antiquate tradizioni» borbottò Stefan, digrignando i denti per difendersi dal dolore. «Dobbiamo tornare in Francia, Hassan. Non posso combattere in queste condizioni. Ci occorrono altri uomini e dobbiamo stare in guardia. La legge inglese protegge Cowper. Voglio che paghi per i crimini che ha commesso, ma devo escogitare un sistema per dimostrare la sua colpevolezza. Devo avere una prova inconfutabile e trovare qualcuno che goda del favore del re per presentarla... o che se non altro sia in grado di procurarmi un'udienza.» «Prima, però, dobbiamo raggiungere la costa e trovare un veliero» gli ricordò Hassan. «Riposerete più tranquillo a casa, in Normandia. Quando sarete 18


guarito, troveremo un modo per vendicarci di quanto è accaduto qui.» «Esigo giustizia per la memoria di mio padre. Sir Hugh è morto e sono convinto che sia stato lui a uccidere mio fratello, ma è Cowper a possedere le terre che ci appartenevano.» Gli occhi di Stefan avevano tutta la freddezza del Mare del Nord. «Giuro su tutto ciò che mi è caro che un giorno pagherà con la vita per quello che ha fatto.» Fermandosi fuori dalle stanze del padre, Anne percepì la sua voce proveniente dall'interno. Sapeva che Harry era con lui e che avevano conversato a lungo. Lord Robert Melford avrebbe accolto con gioia la notizia che il figlio era intenzionato a sposarsi, ma sarebbe stato altrettanto felice del fatto che la futura nuora era francese? Bussò alla porta e venne invitata a entrare. Suo padre la fissò con le sopracciglia inarcate mentre varcava la soglia. «Suppongo che tua madre ti abbia mandata a chiamarci a tavola.» «Sì, padre. Dice che la cena è pronta e desidera parlare con Harry.» «In parole povere, ti ho tenuto troppo a lungo con me, Hal.» Lord Melford sorrise al figlio. «Non dobbiamo far aspettare tua madre un minuto di più. Sarà ansiosa di sapere tutto il possibile sull'incantevole fanciulla di cui hai deciso di chiedere la mano.» Anne si rese conto che suo padre era più che soddisfatto di quelle nozze. Non gli importava che Lady Claire St. Orléans fosse francese, il che la rallegrò, avendo temuto che il fratello restasse deluso.

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