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SARAH MALLORY

Caccia al marito


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: To Catch a Husband... Harlequin Historical © 2011 Sarah Mallory Traduzione di Laura Iervicella Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici luglio 2012 Questo volume è stato stampato nel giugno 2012 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 833 del 10/07/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Inghilterra, fine diciottesimo secolo «Vado a Londra in cerca di fortuna!» Kitty Wythenshawe guardò con aria speranzosa il giovane figlio del fattore che guidava il calesse. Il ragazzo non parve molto impressionato da quell'annuncio, forse perché la conosceva da anni e aveva sempre pensato a lei come alla figlia della cucitrice, il che naturalmente era vero. Adesso, però, Kitty sarebbe andata a trascorrere la Stagione presso la sua madrina, Lady Leaconham, una vera dama! «Non siete felice per me, Joshua?» Il ragazzo spostò il filo di paglia che stava masticando da una parte all'altra della bocca. «Tutto questo non ha niente a che fare con me.» Kitty sospirò, decisa a non permettere che l'indifferenza del compagno di viaggio raffreddasse il suo entusiasmo. La pioggia caduta durante la notte aveva lasciato il posto a una splendida giornata. Il sole aveva spazzato via la nebbia dalla brughiera e lei poteva vedere le pavoncelle che volavano in lenti cerchi su un campo distan5


te. Era come se la natura stessa, sorridente, la incoraggiasse alla nuova avventura. Kitty abbassò lo sguardo a contemplare l'abito da viaggio che indossava per la prima volta. Il tessuto verde oliva era rallegrato da eleganti motivi di foglie ricamati in giallo sul corpetto e sull'orlo. Non aveva mai avuto tanti vestiti nuovi in vita sua! «Non capisco cosa pensate di ottenere, andando a Londra» commentò Joshua diventando a un tratto loquace. «Devo trovare un marito» confidò Kitty stringendo le mani nel tentativo di dominare l'ansia che l'aveva assalita. Se fosse riuscita a fare un buon matrimonio, avrebbe potuto provvedere alla zia Jane e a sua madre. Erano entrambe vedove e avevano la necessità di integrare le loro magre entrate facendo lavori di cucito. La loro abitazione era piccola e priva di agi, ma lei vi era abituata. Tuttavia l'idea che le due persone che più amava stessero invecchiando in quel cottage umido e freddo, soprattutto in inverno, quando l'acqua affiorava dal pavimento di terra, non le sorrideva affatto. I dolori alle ossa di sua madre e la tosse di zia Jane non ne avrebbero tratto alcun beneficio. Erano le figlie di un gentiluomo e non era quella la vita a cui erano state destinate. Kitty sapeva che era suo dovere fare il possibile per accrescere le loro fortune. E se avesse dovuto sacrificarsi contraendo un matrimonio d'interesse, ebbene, non avrebbe esitato. Diventare la moglie di un uomo ricco non era poi un gran sacrificio. Nei romanzi le eroine rinunciavano a tutto pur di seguire il proprio cuore, ma sua madre si era sposata per amore e a Kitty non era mai sembrata 6


particolarmente felice della scelta, visto che aveva finito per vivere in ristrettezze. Prova ne era il fatto che lei e zia Jane avevano risparmiato ogni spicciolo per mandarla a Londra con il preciso scopo di farle trovare un buon partito. Letitia Leaconham era stata un'amica d'infanzia di Mrs. Wythenshawe e aveva concluso un vantaggioso matrimonio, mentre sua madre aveva sfidato la propria famiglia e aveva sposato Walter Wythenshawe, benché possedesse una rendita modesta. Purtroppo, con il trascorrere del tempo, le entrate non erano mai incrementate. A riprova del fatto – come la madre era solita ribadire nei momenti più critici – che i saldi principi e le idee illuminate erano ineccepibili, ma del tutto insufficienti a pagare i conti. Dopo la morte del padre avevano dovuto far fronte a innumerevoli debiti, quindi Kitty e sua madre si erano ritrovate ad andare a vivere nel piccolo cottage di Fallridge insieme alla zia Jane, vedova di un pastore con pochi mezzi. Da allora le due donne avevano speso tutto ciò che erano riuscite a risparmiare nell'educazione di Kitty, convinte che se la giovane avesse potuto fare il proprio ingresso in società sarebbe riuscita a contrarre un buon matrimonio. Dopotutto nessuno avrebbe potuto obiettare sulla sua nascita, anche se non aveva alcuna dote. Anche zia Jane era convinta che Kitty fosse la loro ultima speranza. Se avesse trovato un marito facoltoso, tutt'e tre avrebbero avuto una vita più comoda. «Io vi sposerei.» Quell'affermazione pose fine alle riflessioni di Kitty. «Cosa avete detto?» 7


«Che sarei disposto a sposarvi, se ne aveste bisogno» ribadì il ragazzo. «Oh, Joshua, siete davvero gentile!» Kitty posò una mano sulla sua manica ruvida. «È molto generoso da parte vostra, ma se devo occuparmi di mia madre e della zia Jane affinché possano trascorrere gli anni della vecchiaia facendo una vita più confortevole, è necessario che io sposi qualcuno... qualcuno...» «Un nobile» terminò Joshua, per lei sputando via il filo di paglia. «Qualcuno più ricco di me. A dire il vero, mia madre si augura che prenda in moglie Lizzie Greenwood, poiché erediterà la fattoria del padre. Perciò suppongo che una ragazza che non possiede altro che il suo nome non faccia per me.» Per qualche istante, l'umore radioso di Kitty si offuscò. Non era incoraggiante rendersi conto che perfino Joshua la considerava un partito di poco conto. Tuttavia presto il suo umore si risollevò. Era una gentildonna per nascita e suo padre le aveva ripetuto spesso che erano le azioni di una persona a contare. «No, ma vi ringrazio per la vostra offerta» replicò con dignità. «E siete davvero gentile ad accompagnarmi a Halifax con il calesse di vostro padre. Devo incontrare Mr. e Mrs. Midgley al Crown. Non credo che voi li conosciate. Mr. Midgley è un mercante di tessuti e mia madre lo ha conosciuto perché spesso compra le stoffe da lui. Stanno andando a Londra ad acquistare nuova merce e hanno acconsentito a portarmi con loro, il che è stata una fortuna perché in caso contrario mia madre sarebbe stata obbligata a mandarmi con una vettura di posta e ad assumere una cameriera per ac8


compagnarmi. Dunque, come vedete, tutto sta procedendo per il meglio.» Rivolse un sorriso radioso a Joshua, il quale però non se ne accorse, intento com'era a fissare la strada davanti a sé con espressione accigliata. «Allora?» domandò Kitty, rendendosi conto che c'era qualcosa che non andava. «Che succede?» Joshua si grattò la testa. «Non sono sicuro di quale sia la direzione giusta.» Kitty seguì il suo sguardo. Stavano scendendo lungo il fianco di una collina e in fondo si trovava un crocevia dove convergevano diverse strade. «La via per Halifax dovrebbe essere quella più ampia e battuta» ragionò. Mentre parlava, però, si rese conto che tale considerazione non sarebbe stata di alcun aiuto. Il fondo stradale era in tutti i casi in buono stato e abbastanza largo da lasciar passare due carrozze. «Mio padre mi ha detto di proseguire sempre in discesa finché non fossimo arrivati a destinazione.» «Facile a dirsi» replicò Kitty, iniziando a perdere la pazienza. «Almeno tre di quelle strade sono in pendenza. Concentratevi, Joshua, vi prego. Non riuscite proprio a ricordare quale dobbiamo prendere?» «Be', non sono mai passato di qui» confessò il ragazzo. «È lo zio Jed a fare questo percorso abitualmente.» Kitty strinse le labbra per impedirsi di lasciar trapelare la propria irritazione. Mostrare malumore non sarebbe stato di alcuna utilità e avrebbe preoccupato il suo compagno di viaggio che, dopotutto, si stava prendendo parecchio disturbo 9


per lei. Mentre si appressavano al crocevia, scorse un enorme cavallo nero fermo su un lato della strada. All'inizio pensò che l'animale fosse da solo, ma poco dopo si accorse dell'uomo che gli stava accanto. I calzoni di pelle di daino e la giacca da cavallerizzo marrone erano tutti inzaccherati. Non portava il cappello e i capelli scuri gli ricadevano in disordine sulle spalle. Non si stava guardando attorno, ma era concentrato a stringere le fibbie della sella. «Forse quel tipo sa che direzione dovremmo prendere» ipotizzò Kitty. «Chiedeteglielo.» Joshua lanciò un'occhiata all'uomo coperto di fango e scosse il capo. «No. Meglio di no.» «A dire il vero, ha un aspetto piuttosto rozzo, ma forse conosce la strada.» «Non potete esserne certa.» «In ogni caso, non c'è niente di male a fare un tentativo» insistette lei, soffocando un moto di impazienza. Joshua la ignorò. Quando si rese conto che il giovane non aveva alcuna intenzione di chiedere le indicazioni di cui avevano bisogno, Kitty decise di agire. Non appena si affiancarono allo sconosciuto, si sporse dal calesse e lo chiamò. «Ehi, voi! Sì, dico a voi. Quale di queste strade conduce a Halifax?» Non era abituata ad avvicinare degli estranei e l'irritazione per l'ostinazione del suo compagno di viaggio rese il suo tono molto più brusco di quanto avrebbe voluto. L'uomo si voltò lentamente e la guardò da sotto le folte sopracciglia scure. Kitty si ritrovò così a sostenere lo sguardo più cupo e truce che avesse mai incrociato. Riuscì a stento a trattenersi dal sobbalzare da10


vanti a quell'espressione adirata e con una punta di allarme si rese conto che Joshua stava fermando il calesse. Nel frattempo l'uomo si era avvicinato con aria minacciosa, come se fosse sul punto di sollevarla di peso per farla scendere a terra. Con uno sforzo di volontà raddrizzò la schiena, decisa a non mostrargli i propri timori. «Mi avete capito, buon uomo?» lo apostrofò quindi in tono altezzoso. Quei penetranti occhi scuri tennero il suo sguardo incatenato per un lungo istante, poi la scrutarono dalla punta del cappellino fino agli stivaletti che spuntavano dall'orlo dell'abito da passeggio. Kitty provò la spiacevole sensazione che riuscisse a penetrare oltre i vestiti, fino alla sua pelle nuda. Si sentiva incredibilmente vulnerabile e le sue guance si accesero. Sollevò il capo di scatto e fissò dritto davanti a sé. «Proseguite, Joshua.» Il lungo braccio dello sconosciuto si allungò e una mano possente afferrò le redini del pony. «No» replicò l'uomo con una voce profonda, venata da un forte accento. «Prima dovete dirmi dove siete diretti.» Kitty gli lanciò un'occhiata infuriata. «Allora forse sarete così gentile da indicarcelo!» «Non lo farò se prima non avrò sentito una parola civile da Vossignoria.» Joshua si mosse a disagio sulla panca. Kitty non si sentì di biasimarlo. Un giovanetto sedicenne, tarchiato e piuttosto impacciato come lui non avrebbe avuto neppure una possibilità contro quello straniero alto, dalle spalle possenti, di almeno dieci anni più grande. L'uomo era fermo all'altezza della testa del cavallo. Con una mano teneva le briglie 11


mentre con l'altra accarezzava il collo dell'animale con movimenti lenti e rassicuranti. Il pony, traditore com'era, girò il capo e si strofinò contro il braccio dello sconosciuto. Kitty comprese che, nonostante la collera che lo pervadeva, l'uomo aveva il controllo della situazione e loro non avrebbero potuto muoversi finché lui non lo avesse permesso. Si inumidì le labbra aride con la lingua. «Domando scusa» esordì con estrema educazione, «vorreste essere tanto gentile da indicarci la strada per Halifax?» Seguì un lungo momento di silenzio che parve protrarsi all'infinito. Kitty rivolse un'occhiata di sfida al suo interlocutore, ma lui non ne sembrò turbato e si limitò a fissarla con espressione insondabile. Aveva un aspetto duro e inamovibile come gli affioramenti rocciosi che disseminavano la brughiera. Joshua si strofinò il naso. Un carretto trainato da una coppia di buoi arrancò a fatica fino al crocevia dove imboccò una delle strade e per tutto il tempo lo sconosciuto continuò a tenere lo sguardo fisso su Kitty. Poi, proprio quando lei si stava chiedendo se Joshua avrebbe avuto il coraggio di usare lo schioppo che teneva nascosto sotto il sedile, l'uomo si scostò. «Quella è la vostra direzione.» Indicò la strada dove il carro con i buoi stava sparendo oltre una curva. «Basterà che seguiate quel carretto fino in fondo al pendio.» Con un lieve cenno di ringraziamento Joshua fece schioccare le redini e così ricominciarono a muoversi. «Vi ringrazio.» Kitty si sentì obbligata a pro12


ferire quelle parole mentre riprendevano il cammino, ma continuò a tenere gli occhi fissi davanti a sé. Con la coda dell'occhio notò che l'uomo si scostava un ciuffo di capelli dalla fronte e non riuscì a liberarsi dalla spiacevole sensazione che stesse godendo della sua sconfitta. Daniel Blackwood rimase a osservare il calesse che si allontanava con la fronte corrugata. Era di pessimo umore, ma non avrebbe dovuto prendersela con quella giovane coppia. Si era messo in viaggio il pomeriggio precedente, il suo cavallo si era azzoppato ed era stato costretto a trascorrere la notte nella brughiera. L'essere stato apostrofato con tanto sussiego da una giovinetta altezzosa non aveva certo contribuito a migliorare la situazione! Aveva notato il calesse che si avvicinava, ma sapendo che quei due giovani non avrebbero potuto far niente per aiutarlo li aveva ignorati, solo per essere trattato come un servitore a cui chiedere informazioni sulla strada da seguire. Si era accorto che la giovane era piuttosto graziosa, anche se non era certo nella disposizione d'animo adatta per apprezzare quel viso a forma di cuore, i grandi occhi verdi bordati da lunghe ciglia scure o i riccioli bruni sfuggiti alla costrizione del cappellino di paglia. Indirizzò ancora un'occhiata alla figura vestita di verde che sedeva impettita accanto al ragazzo alla guida. Doveva trattarsi della figlia di qualche fattore che stava cercando di impressionare il suo innamorato dandosi arie da gran dama. Per sua sfortuna, però, aveva scelto l'uomo sbagliato per mettere alla prova l'efficacia dei suoi atteggiamenti. 13


Con un borbottio irritato si chinò a raccogliere la giacca e il cappello dall'argine erboso e afferrò le redini del cavallo. «Vieni, Marnie, andiamo alla locanda. Fletcher si occuperà di te finché non sarai abbastanza in forze per tornare a casa.» Kitty arrivò al Crown e il locandiere la informò che era attesa. Mr. e Mrs. Midgley la stavano aspettando nella sala del caffè. Lei annuì e l'uomo mandò uno dei suoi servitori a caricare il suo bagaglio nella carrozza in attesa in cortile. Prima di entrare nella locanda si voltò per congedarsi da Joshua. Lo ringraziò per il disturbo e gli premette in mano una moneta da sei pence che lui esitò a prendere. Ma lei insistette e alla fine il ragazzo accettò con un certo imbarazzo. Kitty lo guardò imboccare la via del ritorno con il suo calesse provando una fitta di nostalgia mescolata all'eccitazione per il viaggio che era in procinto di incominciare. Mr. e Mrs. Midgley l'accolsero con gioia sincera, dichiarando che non li aveva fatti attendere affatto e pregandola di sedersi e unirsi a loro per colazione prima di mettersi in viaggio. «Ditemi se sbaglio, ma sono sicuro che vi siete alzata prima dell'alba e che l'eccitazione vi ha impedito di mangiare qualsiasi cosa» dichiarò Mr. Midgley facendole l'occhiolino. «Verissimo.» Kitty rise, togliendosi il cappello e scuotendo i riccioli scuri. «Siete sicuri che abbiamo tempo?» «Tutto il tempo del mondo, mia cara» le assicurò Mr. Midgley. «Faremo il viaggio fino a Londra in comode tappe. Non ho alcuna intenzione di sfruttare troppo i cavalli.» 14


«Venite a sedervi accanto a me e ditemi come sta la vostra cara madre» la invitò Mrs. Midgley sorridendo. Kitty acconsentì con sollecitudine. Non conosceva bene i suoi compagni di viaggio, ma il loro calore e la loro gentilezza presto sciolsero ogni riserva e così si ritrovò a chiacchierare con naturalezza mentre facevano colazione con il pane appena sfornato e il caffè fumante. «E così siete arrivata in grande stile, Miss Wythenshawe» osservò Mrs. Midgley, dopo che ebbero finito il pasto e il marito era andato a controllare se la carrozza era pronta. «Dite che il figlio del fattore vi ha accompagnato con il suo calesse? Vostra madre sarà stata molto contenta di non essere stata costretta a farvi arrivare fino a qui insieme al pollame diretto al mercato!» «Almeno in quel caso il conducente avrebbe saputo che strada prendere» ribatté Kitty con un sospiro. Decise di tacere sull'episodio accaduto al bivio. Lo sconosciuto che avevano incontrato era stato scortese in modo odioso e per giunta l'aveva intimorita, ma Kitty era consapevole che la sua condotta era stata ben lungi dall'essere appropriata. Se non avesse parlato in modo altezzoso e sprezzante, forse quello spiacevole incidente non sarebbe accaduto. Si rammaricava per la propria condotta, ma era troppo tardi per chiedere scusa. Avrebbe tratto un utile insegnamento dall'episodio e si sarebbe assicurata di non agire più con tale maleducazione. Rivolse quindi a Mrs. Midgley un sorriso luminoso. «Adesso sono qui e non vedo l'ora di intraprendere il nostro viaggio.» 15


«Il Signore vi benedica, mia cara! Allora partiremo subito» dichiarò Mr. Midgley, giungendo in quel momento. «Se avrete la bontà di indossare cappelli e mantelli, mie care compagne di viaggio, direi che possiamo andare. La carrozza è pronta e ci aspetta. Ah, dimenticavo! Abbiamo un passeggero per la prima parte del tragitto. Vado a pregarlo di affrettarsi.» L'istante successivo se n'era andato lasciando la moglie a commentare la notizia insieme a Kitty mentre raccoglievano i loro effetti personali e si dirigevano in cortile. Durante la colazione, il cielo si era coperto di nuvole e stava piovendo, una pioggerellina fitta e insistente. Le signore si affrettarono verso la vettura e si sistemarono sul sedile rivolto in avanti, in attesa di Mr. Midgley. Ben presto lui apparve accanto allo sportello e subito dopo si fece da parte per rivolgersi a qualcuno che era nascosto alla vista di Kitty. «Salite, ragazzo mio, salite pure. All'interno troverete Mrs. Midgley e la nostra giovane ospite, Miss Wythenshawe. Ti presento Mr. Blackwood, tesoro» annunciò rivolto alla moglie. «La sua cavalcatura si è azzoppata, così mi sono offerto di portarlo fino a Hestonroyd.» Una possente figura avvolta in un pesante soprabito e con un cappello a tesa larga si stagliò contro la portiera oscurando per qualche istante l'interno della carrozza. Ma non appena si sedette di fronte a lei, Kitty trattenne a stento un sussulto. Era l'insolente sconosciuto che aveva incontrato al crocevia! Si era lavato la faccia e le mani e aveva legato i capelli, ma la mascella volitiva velata di barba e gli occhi neri come il car16


bone che la stavano scrutando con gelido disprezzo erano inconfondibili. Imbarazzata, abbassò lo sguardo e stropicciò nervosamente il tessuto della gonna nel tentativo di tenerla discosta da lui. Le gambe dell'uomo erano tanto lunghe che fu costretta a tenere i piedi raggomitolati per evitare di sporcarsi la punta delle scarpe contro gli stivali macchiati di fango. Sapeva che il suo abito non sarebbe rimasto pulito a lungo, ma era nuovo ed era determinata a non sciuparlo. Sua madre e zia Jane avevano lavorato moltissimo per confezionarle i vestiti per il soggiorno a Londra ed era molto grata a entrambe. Naturalmente le aveva aiutate, ma sua madre aveva cucito ogni sera alla fioca luce del lume fino ad avere gli occhi rossi e doloranti per lo sforzo. «Ecco fatto. Adesso si parte, finalmente!» dichiarò Mr. Midgley salendo a bordo. Subito dopo la carrozza iniziò a muoversi. «Che allegra compagnia saremo.» Si girò verso la moglie. «Blackwood vive alla Holme e...» Daniel si affrettò a interromperlo con un cenno della mano. «No, sir, non credo di costituire un argomento di interesse per le signore.» Scrutò la giovane donna seduta di fronte a lui. «Di certo saranno più interessate a fronzoli e orpelli» aggiunse. Mrs. Midgley non trattenne una risatina. «Siete troppo modesto, sir. Mi pare di capire che siete il figlio di Samuel Blackwood. Ho indovinato?» «Proprio così» replicò Daniel in tono asciutto. Se il padre lo avesse sentito, si sarebbe meravigliato dei suoi modi bruschi. 17


«Conosciamo bene i vostri genitori» proseguì Mrs. Midgley. «Se avessimo tempo, proporrei di far loro visita quando ci fermeremo per farvi scendere, ma Mr. Midgley è determinato a raggiungere Market Harborough stasera, perciò non dobbiamo indugiare. Vi prego di salutarmi vostra madre.» Daniel annuì in silenzio come unica risposta e si guadagnò un cipiglio di disapprovazione da parte di Miss Wythenshawe. Ricambiò il suo sguardo con uno altrettanto gelido ed ebbe la soddisfazione di vederla arrossire. Se lo meritava, dopo l'arroganza con cui lo aveva interpellato, quella mattina. Forse avrebbe fatto meglio a prendere un cavallo a nolo, ma non appena era arrivato alla locanda tenendo Marnie per le redini aveva iniziato a piovere e Mr. Midgley era stato oltremodo insistente. Daniel lo aveva incontrato sotto l'arco che conduceva alle scuderie e lo aveva salutato con un cenno del capo mentre lo superava. Il gentiluomo con una parrucca incipriata e le folte basette aveva ricambiato il saluto toccandosi il cappello. «Per Dio, sir! Sembrate reduce da una battaglia!» aveva commentato. Daniel si era fermato e, dopo aver abbassato lo sguardo sui propri abiti infangati, gli aveva rivolto un sorriso ironico. «Il mio cavallo è caduto, ieri sera, facendomi finire a terra. Per fortuna ne sono uscito illeso, ma la povera bestia si è azzoppata, così sono stato costretto a passare la notte nella brughiera.» «E sotto la pioggia, per di più.» Il gentiluomo aveva scosso la testa. Daniel si era stretto nelle spalle. «Un po' di 18


umidità non mi farà male. Sto andando dall'oste perché mi trovi un cavallo a nolo che mi permetta di tornare a Hestonroyd.» Gli occhi vivaci dell'uomo si erano illuminati. «Oh? Si tratta della Holme, per caso? La dimora di Samuel Blackwood?» «Sì, sir. Io sono suo figlio.» Il gentiluomo aveva reagito con un'allegra risata. «Molto piacere, allora, Mr. Blackwood! Il mio nome è Midgley. Conosco vostro padre da molti anni. È un uomo d'affari capace e onesto.» «Proprio così.» Daniel aveva annuito. «Gli porterò i vostri saluti, sir. Ora, se volete scusarmi, devo vedere se Fletcher può trovarmi un cavallo...» «Non ce n'è alcun bisogno, sir!» aveva esclamato Mr. Midgley. «Sto per partire e durante il tragitto passerò vicino alla vostra dimora. Quella laggiù è la mia carrozza. Ci metteremo in moto tra breve. Abbiamo molte miglia da percorrere, oggi, sapete. Comunque sarei felice di darvi un passaggio.» «Non vorrei farvi deviare troppo, sir...» «Niente affatto. Non vorrete cavalcare con questo tempo. E poi attraverseremo Hestonroyd, perciò potremmo lasciarvi ai cancelli della Holme. Nella vettura vi è tutto lo spazio necessario per un altro passeggero, per cui non voglio più sentire obiezioni.» Daniel aveva esitato, ma solo per un istante. Il suo soprabito era ancora umido e l'idea di trascorrere altre lunghe ore sotto la pioggia non era certo allettante, così aveva accettato l'offerta di Mr. Midgley. In quel momento, tuttavia, osservando il profilo altezzoso di Miss Wythenshawe, 19


si ritrovò a pensare che, se avesse saputo della sua presenza nella compagnia, avrebbe preferito tornare a Hestonroyd a piedi sotto un temporale piuttosto che rimanere seduto all'interno di una carrozza chiusa con una giovane tanto insopportabile. Kitty continuò a fissare con aria risoluta fuori del finestrino. Perbacco, aveva reputato Joshua una compagnia taciturna, ma il nuovo passeggero – oltre a essersi rivelato un incivile – non aveva nemmeno tentato di fare conversazione. La coscienza le suggeriva che forse era colpa sua. L'idea la fece sentire a disagio, ma non se la sentiva di formulare delle scuse davanti ai coniugi Midgley. Se lo avesse fatto, sarebbe anche stata obbligata a dare loro una spiegazione. Decise di accantonare la questione e di concentrarsi sulla campagna che vedeva scorrere dal finestrino. Lo scenario era entusiasmante. Non si era mai allontanata tanto da casa, fino a quel momento, e il cambiamento del panorama conquistava la sua attenzione. Il fascino duro e aspro delle brughiere aveva lasciato il posto a un paesaggio più dolce e verdeggiante. Da entrambi i lati della strada si stendevano campi ordinati ai piedi di colline coperte di boschi. Era solo a poche ore da casa e già tutto sembrava insolito. Cosa sarebbe accaduto, una volta arrivata a Londra? Mr. Midgley le aveva detto che avrebbero impiegato due giorni di viaggio per raggiungere la capitale. Un lieve tremito le corse lungo la schiena. Come se la sarebbe cavata? Non era mai nemmeno andata a scuola! Non c'erano stati i soldi per mandarla in uno degli esclusivi collegi femminili che insegnava20


no alle giovani di buona famiglia come comportarsi in società. Tuttavia la sua istruzione non era stata carente. La madre e zia Jane avevano provveduto a educarla nel migliore dei modi. Dopo la morte di Mr. Wythenshawe erano state costrette a rinunciare alla governante, ma avevano continuato entrambe a impartirle lezioni e a consigliarle le letture adatte, scelte dalla fornita biblioteca di famiglia. La maggior parte dei preziosi volumi del padre era stata venduta per pagare i debiti, mentre i libri necessari all'istruzione di una giovinetta erano stati conservati, come pure quelli più adatti allo svago. Sua madre non approvava del tutto i romanzi, tuttavia lei e la sorella si divertivano ad ascoltare la figlia che leggeva le opere di Mr. Fielding o di Mr. Richardson, mentre cucivano. Erano riuscite a salvare il piccolo pianoforte affinché lei potesse esercitarsi, ma non avevano soldi per assumere un maestro che le insegnasse a danzare. Così, il più importante proprietario terriero della zona, un barone, era stato ben lieto di farla unire alle sue figlie durante le lezioni di ballo, in cambio di un aiuto nella loro istruzione da parte della madre di Kitty. Aveva ricevuto ogni insegnamento utile su come comportarsi nelle più svariate occasioni, tuttavia cominciava a sospettare che non sarebbe stato facile mettere in pratica tutto ciò che aveva appreso nel piccolo cottage di Fallridge, una volta a Londra. Strinse le mani per controllare un certo nervosismo. Sua madre non le aveva insegnato quale atteggiamento tenere nei confronti di un bifolco come quello che le era seduto di fronte. Gli unici uomini con cui aveva avuto a che fare erano stati 21


i ragazzi del villaggio, oppure figure paterne alla stregua di Mr. Midgley. Nel corso dei suoi diciannove anni non aveva mai incontrato nessuno capace di farla sentire così a disagio. Lanciò un'occhiata furtiva a Mr. Blackwood. Lui si era tolto il cappello e si era appoggiato contro lo schienale in pelle. Teneva gli occhi chiusi e il suo capo si muoveva appena seguendo l'andamento ondeggiante della carrozza. Se, come aveva detto Mr. Midgley, aveva viaggiato tutta la notte, allora si spiegava il suo aspetto sciatto e trasandato. Era chiaro che non amava le parrucche incipriate, perché portava i capelli scuri legati alla nuca. Quella foggia, insieme alle folte sopracciglia scure e al naso dritto, gli conferiva l'aspetto di un falco. Attraverso il soprabito aperto poteva scorgere l'ampio torace coperto dalla giacca marrone da equitazione e il contorno delle cosce muscolose racchiuse nei calzoni di pelle di daino. Tutta la sua figura emanava energia e vigore. Kitty ripensò al loro primo incontro nella brughiera sulle colline sopra Halifax e si rese conto che quello era l'ambiente ideale per una creatura tanto vigorosa e selvaggia. Non sarebbe stato saggio contrariarlo, ma aveva la netta sensazione che sarebbe stato un bene averlo per amico. In quel momento Mr. Blackwood sollevò le palpebre e Kitty si ritrovò ancora una volta a fissare le nere profondità dei suoi occhi, provando la strana sensazione che lui stesse scrutando nella sua anima e leggendo nei suoi pensieri. A quell'idea arrossì e si costrinse a distogliere lo sguardo per tornare a fissare fuori del finestrino. Quell'uomo era davvero insopportabile. Prima 22


avessero raggiunto Hestonroyd, più presto si sarebbero liberati della sua presenza inquietante. La carrozza sbandò e sobbalzò percorrendo una strada piena di curve in un'impervia valle coperta di boschi. La pioggia aveva smesso di cadere, ma le foglie e il terreno brillavano alla pallida luce del sole, mentre rivoli tumultuosi correvano giù per il pendio creando spumeggianti cascatelle tra gli alberi. La vettura rallentò fino a fermarsi. Mr. Midgley abbassò il finestrino e mise fuori la testa per parlare con il cocchiere. Kitty non riuscì a udire la risposta dell'uomo, che ebbe come effetto quello di indurre il suo padrone a scendere dalla carrozza, seguito a ruota da Mr. Blackwood. Kitty si sporse per guardare fuori dalla portiera aperta. Avevano raggiunto il fondovalle, dov'era stata costruita una nuova strada pavimentata con ciottoli per permettere ai veicoli di guadare. In quel momento, però, il torrente era in piena a causa delle recenti piogge e stava ostacolando il loro cammino. Mr. Midgley tornò a parlare con loro. «Roberts non vuole attraversare il guado con voi signore in vettura» comunicò. «Teme che, se la carrozza dovesse rovesciarsi a causa della corrente, potrebbe essere pericoloso per voi. Non è un'evenienza improbabile, come potete vedere.» Indicò con un cenno il letto del ruscello poco più avanti, da cui affioravano i resti di un carretto. «Roberts ritiene che sarebbe più sicuro per noi passare da lì.» Indicò un ponte in pietra situato poco lontano. Era abbastanza ampio per un cavallo, ma difficilmente una carrozza vi sarebbe passata. 23


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Un'ereditiera per il conte DEB MARLOWE INGHILTERRA, 1819 - Mae e Stephen, scapestrato libertino, si ritrovano dopo anni di lontananza. E la loro amicizia si arricchisce di nuove, più peccaminose sfumature...

Dall'1 agosto


Belli come dei. Dannati per l’eternità. Pronti a sedurti per sempre. Incontrare James William Poe, un vampiro dal viso d’angelo, non era nei piani di Lucy. Ma dal primo momento in cui i loro sguardi si sono incrociati, ha capito che il suo destino è salvarlo dalle tenebre. Il suo amore sarà abbastanza forte? L’attesissimo ritorno di MAGGYE SHAYNE, con una nuova storia d’amore oltre i confini della realtà che vi lascerà senza fiato. Dietro la morte misteriosa di Cutter Merlin, si cela un’entità sovrannaturale. O almeno ne è convinto Liam Becket, che sa quanta verità a volte si celi dietro le storie di oscure presenze. E quando la nipote di Cutter arriva in città per capire di più sulla scomparsa dello nonno, Liam è pronto a difendere con ogni mezzo il suo primo amore dalle ombre spettrali che la minacciano. L’ultimo romanzo della spettrale trilogia firmata da HEATHER GRAHAM. Vi incanterà.

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