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762 - Un marito per Charlotte - D. Simmons 763 - Intrighi reali - J. Francis 764 - Un matrimonio perfetto - K. Hawkins 765 - Sciarada per il conte - M. Willingham 766 - Angelo nero - R. Ciuffi 767 - Il cavaliere bretone - T. Brisbin 768 - Le regole dell'etichetta - M. Willingham 769 - Tentazioni di una gentildonna - S. Laurens 770 - Il mistero del libro scomparso - D. Simmons 771 - L'ombra del guerriero - D. Lynn 772 - Lady Moonlight - A. Lethbridge 773 - La dama del mare - J. Francis 774 - Scommessa seducente - L. Greenwood 775 - Cuore bretone - T. Brisbin 776 - La legge del cuore - M. Moore 777 - Il fuoco del desiderio - S. Bennett 778 - Il conte bandito - C. Townend 779 - I segreti del maniero - A. Ashley 780 - L'onore di una gentildonna - K. Hawkins 781 - I confini della passione - B. Gifford 782 - Misteri e sospetti - M. Nichols 783 - Il cavaliere della contessa - A. Herries 784 - Una lettera dal passato - L. Lael Miller 785 - Scandalosa Isabella - J. Ashley 786 - Al servizio della regina - A. J. Forrest 787 - Scacco al visconte - L. Allen


ALEXANDRA J. FORREST

Al servizio della regina


Al servizio della regina © 2011 Alexandra J. Forrest Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2011 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici luglio 2011 Questo volume è stato impresso nel giugno 2011 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 786 del 15/07/2011 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dello 01/02/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Inghilterra, 1876 Elizabeth alzò lo sguardo dal libro e scrutò il paesaggio che scorreva a lato del treno. Il finestrino era striato dalla pioggia che era iniziata a cadere poco dopo la partenza da Cardiff. Il rollio e lo sferragliare dei vagoni sulle rotaie erano diventati un monotono rumore di sottofondo alla noia del viaggio, tanto che Peggy, la sua cameriera, si era appisolata. Erano partite di buon mattino. Il nonno le aveva accompagnate in carrozza alla stazione e per l'intero percorso non aveva fatto altro che lamentarsi dell'umidità e dei reumatismi. Prima di accomiatarsi, si era occupato dei bagagli e accertato che fossero ben sistemate nello scompartimento riservato. Infine, dopo un affettuoso abbraccio, se n'era andato. Mentre la locomotiva si avviava lentamente, sbuffando, si erano accomodate sui sedili ed Elizabeth era stata sommersa dalle chiacchiere di Peggy. Il flusso di parole era stato interrotto dal provvidenziale arrivo di un inserviente che aveva portato loro due scaldini e del tè bollente, una pausa che le aveva permesso di prendere il libro e cominciare a leggere. Da quel momento la cameriera era rimasta in silenzio. Elizabeth osservò distrattamente la foschia stratificata che ristagnava poco al di sopra del suolo. Nel cielo, nuvole basse e gonfie di pioggia si spostavano lentamente sulle 5


colline brulle. Era contenta di tornare a casa, benché la visita dai nonni fosse stata piacevole, ma l'atmosfera non era più quella che ricordava e anche i suoi vecchi amici erano cambiati. Marion si era sposata e aveva già un paio di marmocchi, il che aveva creato un certo distacco fra loro, mentre Rebecca non faceva altro che andare in giro attaccata al braccio del fidanzato, un giovanotto snob che la trattava con sussiego. Robert, col quale aveva avuto un breve idillio da ragazzina e che aveva potuto rivedere soltanto alcune volte, adesso era ufficiale dei Lancieri, stava per partire per l'India e si dava un mucchio di arie. Oltre tutto, si era anche offeso quando, durante una battuta di caccia, lei aveva ucciso un cinghiale con un solo colpo. Insomma, la vacanza tanto attesa si era rivelata una delusione. Depose il libro sulle ginocchia e infilò le mani nel manicotto di pelliccia. Le braci dello scaldino ormai languivano e lo scompartimento era quasi una ghiacciaia. Per fortuna mancava poco all'arrivo, sospirò lanciando un'occhiata a Peggy, che continuava a dormire. Poco tempo prima il treno aveva fatto sosta in una piccola stazione di cui non aveva potuto vedere il nome ed erano saliti alcuni passeggeri, le cui sagome erano passate veloci davanti al finestrino appannato, poi, con un fischio prolungato, il convoglio si era rimesso in moto. Elizabeth abbandonò il capo contro il poggiatesta e chiuse gli occhi. Forse sarebbe riuscita a fare un sonnellino. Più tardi fu Peggy a svegliarla, avvisandola che erano quasi arrivate. «Speriamo che ci sia qualcuno ad aspettarci, signorina» aggiunse scrutando fuori. Elizabeth sorrise. «Ne sono certa.» Da lì a poco entrarono nella stazione. C'erano molti treni in arrivo e in partenza e una folla di viaggiatori si accalcava sui marciapiedi. In mezzo andavano e venivano facchini, inservienti e ferrovieri. Sfidando il freddo e la pioggia, Elizabeth aprì il finestrino e si sporse per scrutare nella confusione di facce anonime alla ricerca di un viso familiare, senza tuttavia vederlo. Con un assordante stridore di freni e ampi sbuffi di fumo che le irritò gli occhi, il treno si fermò sotto la pensilina. Gli inservienti si precipitarono a spalancare gli sportelli e i 6


passeggeri iniziarono a scendere fra un vociare di facchini e una profusione di bagagli. Le due giovani lasciarono lo scompartimento e, appena a terra, Elizabeth diede all'inserviente lo scontrino del loro bagaglio, insieme a qualche spicciolo. L'uomo si affrettò verso il vagone bagagliaio e vi scomparve per alcuni minuti, durante i quali la fanciulla tornò a scrutare tutto intorno con la speranza di veder comparire uno dei domestici di famiglia, ma anche stavolta non vide nessuno. L'inserviente tornò con le valige, le depose sul marciapiede e, dopo averle salutate, si eclissò. «Come mai nessuno è venuto a prenderci?» chiese Peggy petulante. Anche Elizabeth se lo domandò con una sfumatura d'ansia. Nessuno dei facchini affaccendati prestò la minima attenzione ai suoi ripetuti richiami e la gente le urtava e spingeva come se non le vedesse. Con disappunto guardò sconsolata i bagagli e sospirò. Avrebbero dovuto rassegnarsi a trascinarli da sole fino all'atrio? «Posso esservi d'aiuto?» domandò a un tratto qualcuno lì accanto. La cameriera sorrise speranzosa ed Elizabeth si girò per vedere colui che le aveva rivolto la parola, ma era così alto che per guardarlo in viso fu costretta ad alzare la testa. L'uomo notò la sua perplessità e si tolse il cappello. «Perdonate, non vorrei apparire inopportuno, ma ho l'impressione che siate in difficoltà. Se posso esservi utile...» S'inchinò leggermente. «Stuart Lamont, al vostro servizio.» Elizabeth esitò, ma Peggy la guardava supplichevole: i bagagli erano numerosi e pesanti e, come se non bastasse, la folla continuava a sballottarle. L'insperato soccorritore vestiva con eleganza, aveva modi signorili e si intuiva che era un gentiluomo. Perché non approfittare della sua cortesia? L'ennesimo spintone che le fece perdere l'equilibrio e la spedì fra le sue braccia la indusse a vincere le ultime resistenze. Si aggiustò il cappello scivolato di traverso e ricambiò il sorriso. «Ve ne sarei riconoscente.» L'uomo prese i bagagli e s'incamminò fendendo la calca, mentre le due fanciulle affrettavano il passo per stargli dietro e non perderlo di vista. Quando finalmente raggiun7


sero l'atrio enorme, si fermò, posò le valige e le guardò. «Volete che chiami una carrozza?» «Vi ringrazio, ma dovrebbe esserci la mia, qui fuori...» Elizabeth volse intorno lo sguardo, ma di nuovo non vide alcun viso familiare. «È in ritardo.» Sospirò. «Forse il traffico e la pioggia...» «Desiderate che rimanga mentre aspettate?» si offrì. «Siete molto gentile, ma non voglio rubarvi altro tempo. Qui staremo benissimo, vi assicuro.» «In tal caso, non insisterò. È stato un piacere, signorina. Buona sera.» «Buona sera anche a voi.» L'uomo si allontanò e scomparve in mezzo alla gente. Elizabeth sospirò di nuovo e pestò un piede con impazienza. Che fine aveva fatto la carrozza? «Perché l'avete lasciato andar via?» chiese Peggy. «Non volevo approfittare oltre della sua cortesia. Suvvia, stai tranquilla. Presto saremo a casa.» Finalmente, quasi in risposta alle sue parole, Jefferson fece la sua comparsa. Era alquanto affannato, ma nel vederle andò loro incontro con passo deciso. «Grazie a Dio siete qui!» esclamò. «Vi sto cercando da un pezzo e cominciavo a temere di non riuscire a trovarvi con questa confusione!» Rivolse un caldo sorriso alla cameriera, che però tenne il broncio. «È bello rivedervi, Jefferson. Non potete immaginare quanto» dichiarò Elizabeth sollevata. «Tranquille, signorine. Ora mi occupo io di tutto.» Chiamò con un fischio un facchino e appena quello si avvicinò gli ordinò di prendere i bagagli e seguirli. «Andiamo, signorina. I vostri genitori sono impazienti di riabbracciarvi.» Il viaggio fino a casa fu lento a causa delle strade intensamente trafficate, ma Elizabeth non se ne curò. Persino la stanchezza si era dileguata ora che tornava a respirare l'aria di Londra. Le era mancata durante quelle settimane e non vedeva l'ora di riprendere la sua solita vita. Adesso che era cresciuta, Cardiff le sembrava indicibilmente noiosa. «Allora, non mi vuoi raccontare com'è andata la tua va8


canza?» domandò Isabella, l'amica del cuore, mentre a braccetto passeggiavano nella serra di Greystone House, dove crescevano piante esotiche e rare provenienti per la maggior parte dall'India. Elizabeth distolse l'attenzione da una splendida orchidea e la guardò. «Purtroppo si è rivelata al di sotto delle mie aspettative. Non fraintendermi; passare qualche settimana coi nonni è stato piacevole, dopo tanto tempo che non li vedevo, ma ho scoperto che i miei amici sono assai cambiati e fra noi non c'è più l'intesa di allora.» «Anche Robert?» «Soprattutto lui. Oh, non so esattamente cosa mi fossi immaginata, nei miei ricordi era un ragazzo adorabile. Ora, invece, è un bellimbusto borioso.» «Una completa delusione, quindi.» «Sì, in un certo qual modo. Per fortuna c'era il nonno a tenermi allegra col racconto delle sue avventure in Oriente. Non mi stancavo di ascoltarlo quando parlava dell'India, e avresti dovuto vedere come gli brillavano gli occhi mentre mi descriveva luoghi, città, fantastici palazzi immersi nel verde di lussureggianti giardini... Regge fiabesche e bellissime principesse. Qualcuna delle loro usanze mi è parsa un po' curiosa, a dire il vero, ma ciò non toglie nulla al fascino di un paese ricco di cultura e tradizioni millenarie.» Isabella sorrise. «Vedo che le storie di tuo nonno ti hanno accesa d'entusiasmo. Anche a te brillano gli occhi, in questo momento.» «Non posso negarlo.» Sospirò. «Pure nonno Henry ha vissuto a lungo in India. Non ne parla più?» «Se c'è qualcuno disposto ad ascoltarlo, il che accade raramente, adora rivangare quel periodo. Penso che sarebbe felice di renderti ancora partecipe delle sue personali esperienze.» «Allora ne approfitterò.» «Francamente mi stupisce un po' questo tuo interesse verso un paese così lontano e diverso dal nostro.» «È proprio questo che mi attira di più. La diversità. La molteplicità delle razze, del linguaggio, delle religioni. Le caste, poi, sono davvero una strana caratteristica, ma rappresentano bene una società stratificata e complessa come quella indiana. È un popolo che ricerca se stesso, che ha 9


fatto della spiritualità la propria ragione di vita.» «Ho capito.» Isabella rise. «Una volta o l'altra partirai per l'India e sposerai qualche affascinante e misterioso principe indù.» «Suvvia, non prendermi in giro!» «Stavo scherzando, naturalmente, però mi sembri proprio il tipo di donna capace di gettarsi a capofitto in un'avventura esotica. Tu ami le sfide, lo so.» «Questa potrebbe rivelarsi al di sopra delle mie possibilità, almeno allo stato attuale, ma non pongo limiti al futuro.» «Certe volte mi spaventa la tua intraprendenza. Non dimenticare che sei una donna, dopo tutto.» «Tesoro, non c'è niente che una donna in gamba non sia in grado di fare come e meglio di un uomo.» Isabella si astenne dall'esprimere la propria diversa opinione al riguardo e cambiò discorso. «Ah, quasi dimenticavo. Nicholas è tornato.» Spiò la reazione dell'amica al sentir nominare il gentiluomo, ma Elizabeth si era staccata da lei per inalare il profumo di una rosa e riuscì a nascondere l'improvviso avvampare delle guance. «Ti riferisci a quel Nicholas?» domandò poi fingendo noncuranza. «Ne conosci qualcun altro, forse?» «No, naturalmente» rispose la giovane controllando le proprie emozioni. «La notizia non sembra interessarti.» Isabella apparve delusa. «Perché dovrebbe? Tre anni fa ero soltanto una collegiale sentimentale e ho creduto di essermi innamorata di lui, che se non ricordo male all'epoca corteggiava la vedova di Lord Sheldon. Poi è partito e ho dimenticato tutto.» «Sai, in fondo mi fa piacere che non provi più niente per il bel capitano.» «Capitano?» «Sì, non ti ho detto che ha avuto una promozione?» «Hai scordato questo dettaglio. Quando è tornato?» «Poco dopo la tua partenza per Cardiff. Suppongo che non mancheranno le occasioni di rivederlo, ora che ha ripreso contatto con tutti i vecchi amici. L'idea non ti emoziona neanche un pochino?» 10


Elizabeth sorrise. «Spiacente di darti una delusione, mia cara, ma per me Nicholas è acqua passata.» Non era stata del tutto sincera con Isabella, rifletté più tardi mentre la carrozza la riportava a Falsdone House. In realtà, i sentimenti che Nicholas aveva destato nel suo cuore circa tre anni prima non erano stati cancellati dalla lontananza, ma come le braci avevano continuato ad ardere sotto la cenere. Venire a sapere che lui era di nuovo a Londra stava riaccendendo quel fuoco, insieme alla speranza di riuscire a conquistarlo. Dopo la pioggia dei giorni precedenti, finalmente un timido sole si affacciò in mezzo alle nubi e l'aria si fece più mite. Quella mattina la città era in fermento, come se i londinesi si fossero tacitamente accordati per uscire a passeggio, decisi ad approfittare del bel tempo. Carrozze, calessi e cavalli da sella montati da eleganti gentiluomini transitavano nei due sensi lungo le strade, mentre una fiumana di passanti affollava i marciapiedi, sostando davanti ai negozi ed entrando nei caffè alla moda. Anche Elizabeth era andata in centro per fare acquisti. Aveva insistito per uscire da sola, alla guida del calesse, e a malincuore i suoi genitori avevano acconsentito. Entrambi erano dell'opinione che dovesse avere un accompagnatore, ma lei era convinta che non le occorresse alcuna protezione. In fondo, che mai poteva accaderle in pieno centro e con tanta gente intorno? Tuttavia, quando a Trafalgar Square rimase bloccata per parecchi minuti da una dimostrazione, il suo buonumore rischiò di sfumare. Inoltre si verificarono dei tafferugli, che per fortuna la polizia placò in modo drastico. Ripristinato l'ordine, la circolazione riprese e anche lei poté ripartire. Il cavallo, però, si era alquanto innervosito per la confusione e il chiasso della piazza, rendendole più difficile tenerlo sotto controllo. E, malgrado l'esperienza in fatto di cavalli capricciosi, Elizabeth si ritrovò alle prese con un compito che minacciò di rivelarsi superiore alle sue forze. Tuttavia i veri problemi sorsero più avanti. Nei pressi di Hyde Park aveva luogo un'altra manifestazione. Erano scaricatori dei docks di Londra che protesta11


vano contro alcuni provvedimenti governativi. La folla gridava, percuoteva tamburi e faceva fracasso in tutti i modi, mentre gli agenti tentavano di tenere a freno i più scalmanati servendosi dei manganelli. C'era il serio pericolo che la situazione degenerasse ed Elizabeth, preoccupata, cercò di uscire dalla calca. A un tratto, un uomo si fece avanti e afferrò il morso del cavallo che, atterrito, s'impennò nitrendo e scalciò il malfattore. L'uomo mollò la presa e si accasciò con la faccia insanguinata. Nel frattempo un altro era balzato sul calesse con l'intento di rapinare Elizabeth, che gridò e lo colpì con la frusta, ma l'energumeno non si fece spaventare e con un ghigno la disarmò. La fanciulla stava per soccombere. Nessuno interveniva in suo soccorso e la polizia era troppo occupata a tenere a bada i dimostranti per accorgersi di ciò che le stava accadendo. La lotta furibonda minacciò di concludersi nel peggiore dei modi quando in mano al bruto apparve un coltello... Era quasi svenuta e a malapena s'accorse di un altro uomo che arrivò di slancio sul calesse, agguantò il malvivente e lo scaraventò a terra, poi prese le redini che lei aveva abbandonato e incitò il baio. L'animale partì d'impeto e la gente fu costretta a togliersi di mezzo rapidamente. Nonostante la paura, Elizabeth era abbastanza lucida da rendersi conto che erano lanciati al galoppo lungo il viale centrale del parco seminando scompiglio e panico. L'uomo, ritto sul pianale, guidava con mano esperta, ma lei ancora non sapeva se considerarlo un salvatore oppure un altro malandrino che aveva approfittato dell'occasione. Finalmente, dopo un tempo che le parve interminabile, la folle corsa rallentò. Con un abile gioco di redini e con la voce, l'uomo indusse il cavallo a fermarsi in un vialetto laterale e deserto. Elizabeth si riprese a sufficienza per ricomporsi e aggiustarsi il cappellino. L'eco degli schiamazzi, dei fischi e lo strepito dei dimostranti giungevano smorzati. Guardò perplessa lo sconosciuto, non sapendo esattamente che cosa aspettarsi. «Questo cavallo è un po' troppo vivace, signorina, spe12


cie per passeggiare in città. Si spaventa facilmente e potrebbe causarvi seri guai» le disse lui, girandosi per guardarla. «Terrò a mente il vostro consiglio, signore. E vi ringrazio per l'aiuto.» «È stato un piacere.» Si levò il cappello e le rivolse un sorriso che le fermò il cuore per un istante. «Permettete che mi presenti...» «Nicholas!» esclamò lei d'impulso. «Oh, scusate, dovevo dire Capitano Fitzgerald» si corresse subito, notando l'uniforme sotto il pastrano scuro. Tese la mano e sorrise. «Elizabeth Ashton de Clare.» Il giovane la prese e la trattenne nella propria per qualche istante mentre la scrutava. «Ma certo, ora vi riconosco.» Quasi stentava a credere che l'adorabile e impertinente ragazza conosciuta tempo addietro fosse diventata una donna tanto incantevole. «Mi avete salvato la vita, capitano. Non lo dimenticherò.» Le sorrise sfrontato. «Lo spero, perché non mi troverete sempre a portata di mano per togliervi dagli impicci.» Il sorriso scomparve. «Sul serio, Miss Ashton, non dovreste andare in giro da sola. Questa città è piena di malfattori.» «Forse avete ragione» convenne. «Ma finora non avevo mai avuto problemi. È la prima volta che vengo aggredita.» Ritrasse la mano con esitazione, sperando che lui interpretasse il suo palese turbamento come una conseguenza del pericolo corso. «Credo che dovreste cambiare le vostre abitudini. Sarebbe un vero peccato se uno di questi giorni vi ripescassero nel Tamigi.» Allora non aveva dimenticato, pensò con il batticuore. «Certo che sapete come rassicurare una donna, voi» dichiarò tuttavia ironica. «Lo dico per il vostro bene. Siete troppo bella per non attirare sgradite attenzioni.» La luce ammirata che brillava nei suoi occhi la fece arrossire. Era ancora più affascinante di come lo ricordava e averlo tanto vicino nello spazio ristretto del calesse la turbò intensamente. Invece di sentirsi smarrita, provò un senso di 13


esaltazione che la rese audace. «Avete qualche impegno per oggi?» domandò. Vagamente sorpreso lui la scrutò. «No, sono libero fino a stasera.» «Vi andrebbe di accompagnarmi in giro? Ho alcune commissioni da sbrigare e... dopo quanto è successo non mi va di stare da sola.» Lui le rivolse un sorriso. «Lo farò volentieri. Dove desiderate andare?»

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Una lettera dal passato LINDA LAEL MILLER ARIZONA, 1915 - Quando capisce che Lydia ha bisogno di lui, Gideon Yarbro non esita a correre in suo aiuto. Rapirla e sposarla gli sembrano poi un dovere... O un piacere?

Scandalosa Isabella JENNIFER ASHLEY

INGHILTERRA - SCOZIA, 1881 - Da anni Mac non riesce più a dipingere, finché nella sua vita non ricompare Isabella, l'adorata ex moglie. Torna SEDUCTION, eros allo stato puro.

Al servizio della regina ALEXANDRA J. FORREST

INGHILTERRA - INDIA, 1876 - 1879 - Dopo essere rimasta troppo a lungo senza notizie dell'amato Nicholas, Elizabeth si imbarca per Bombay, disposta a tutto pur di ritrovarlo.

Scacco al visconte LOUISE ALLEN INGHILTERRA, 1814 - Nell Latham si trova invischiata in una serie di intrighi senza via d'uscita. L'amore di Marcus, inizialmente suo nemico, riuscirà a toglierla dai guai?


La resa del guerriero MICHELLE WILLINGHAM IRLANDA, 1180 - Il bardo Trahern MacEgan vive solo per vendicare l'amata Ciara, ma quando incontra Morren non può che offrirle il proprio aiuto. E forse anche il cuore.

Una moglie sconveniente MARY NICHOLS INGHILTERRA, 1760 - Il Visconte Jonathan Leinster è incaricato di rintracciare una giovane fuggita di casa. Non immagina certo che Louisa cambierà per sempre la sua vita!

L'ombra del destino DEBORAH HALE INGHILTERRA, 1821 - Quando rivede Laura, Ford non riesce a dimenticare che lei l'ha lasciato per sposare un uomo più ricco di lui. Poi, però, scopre che la realtà è ben diversa...

Il corsaro gentiluomo ANN LETHBRIDGE INGHILTERRA, 1814 - Il corsaro Lionhawk rapisce Alice, la figlia del suo peggior nemico. Ma il fato capriccioso lo pone di fronte a una difficile scelta: la vendetta o l'amore?

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