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Fuoco nel cuore * - K. Martin La sorella della sposa - J. Justiss Valzer d'amore - M. Styles I segreti del labirinto - D. Simmons Mistero a Covent Garden * - K. Martin Passione normanna - C. Townend Sfida al castello - A. O'Brien Prigioniera di uno sconosciuto - P.F. Rowell - Il visconte si sposa - B. Scott - Il valzer della debuttante - M. Styles - Una musica lontana - R. Ciuffi - Il perfido Lord Rasenby - M. Kaye - Perla olandese - C. Thornton - La rosa e il guerriero - M. Moorel - Passione segreta - N. Cornick - Un libertino da sposare - C. Jewel - Un matrimonio combinato - S. James - Il gusto della vendetta - A. McCabe - I diamanti di Welbourne Manor D. Gaston - D. Marlowe - A. McCabe - I sogni di una debuttante** - A. Herries - La sposa inglese - L. Sands - Reynold de Burgh: il cavaliere nero - D. Simmons - I doveri di un cavaliere - L. Sands - Segreti a Londra - M. Moore - Ombre dal passato** - A. Herries - La sposa del guerriero - C. Thornton -

Heart Trilogy Una Stagione a Londra


MARGARET MOORE Segreti a Londra


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: A Lover's Kiss Harlequin Historical © 2008 Margaret Wilkins Traduzione di Laura Lunardi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici maggio 2010 Questo volume è stato impresso nell'aprile 2010 presso la Rotolito Lombarda - Milano I GRANDI ROMANZI STORICI ISSN 1122 - 5410 Periodico settimanale n. 729 dell' 8/5/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 75 dell' 1/2/1992 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Considerando la vita di Drury nel suo complesso, presumo che non ci sia da rimanere sorpresi. Ăˆ un peccato tuttavia che la ragazza sia francese. Sappiamo tutti molto bene, infatti, cosa pensi Drury dei francesi. Dalle lettere di Lord Bromwell, famoso naturalista e autore de La tela del ragno.

Londra, 1819 Juliette Bergerine giaceva sul letto in un viluppo di lenzuola e fissava ansimando il soffitto crepato e chiazzato di macchie di umiditĂ . Era stato solo un sogno. Un brutto sogno. In realtĂ  non si trovava in Francia, alla fattoria, e Gaston LaRoche era lontano mille miglia. La guerra era finita e Napoleone l'aveva persa. Lei era a Londra, adesso. Al sicuro. Era sola. Tuttavia, cos'era lo scalpiccio che udiva? Topi che zampettavano nelle intercapedini? No, se ce ne fossero stati si sarebbero sentiti con piĂš chiarezza. E quell'insolito trambusto cos'era? Le parve per5


sino di sentire un urlo. Che fosse un grido di dolore proveniente dal vicolo? Liberandosi delle lenzuola, Juliette si alzò dal suo misero lettuccio e corse alla finestra. Ne sollevò il telaio fin dove arrivava e, poiché aveva indosso soltanto la camicia da notte, provò un brivido di freddo. L'aria settembrina era fresca e sapeva di carbone bruciato e rifiuti marcescenti. Uno spicchio di luna illuminava lo squallido edificio di fronte e il vicolo sottostante. Quattro uomini armati di mazze e bastoni ne circondavano un quinto, chiudendolo contro la parete della pensione. Juliette vide con orrore il più alto dei quattro che sollevava una mazza, pronto a colpire. La vittima si acquattò, stringendo i pugni per reagire all'aggressione. Juliette aprì la bocca per gridare aiuto, poi ebbe un momento di esitazione. Non aveva la più pallida idea di chi fossero quei cinque. Considerata la pessima fama del quartiere, non era affatto da escludere che sia gli aggressori sia la vittima fossero tutti quanti dei malviventi, venuti alle mani per spartirsi dei guadagni illeciti. Che cosa le sarebbe successo se fosse intervenuta? Era prudente che lo facesse? E, tuttavia, vedere quattro uomini che si avventavano contro uno solo le parve un'aberrazione, così non riabbassò il vetro. Si rallegrò di non averlo fatto quando, un attimo dopo, l'uomo costretto con le spalle al muro imprecò in francese. Era un suo connazionale, dunque, e non c'era da stupirsi che si trovasse nei guai. Il solo fatto di esse6


re francesi bastava a trasformare una persona in un bersaglio, in quei giorni. Proprio mentre stava per gridare aiuto, uno degli aggressori, il volto coperto da un cappello a falde larghe, si fece avanti brandendo un'arma che scintillò alla luce della luna. Era la lama di un coltello. Juliette capì che doveva intervenire in soccorso del proprio connazionale. Ma che cosa poteva fare? Si voltò e gettò un rapido sguardo alla misera stanzetta, i cui arredi erano ridotti all'essenziale. C'erano un vaso da notte, una bacinella, una brocca piena d'acqua, un bollitore e una cesta di patate che costituivano la sua unica fonte di sostentamento e le sarebbero dovute bastare per tutta la settimana. Si affacciò di nuovo alla finestra. Mentre il francese tentava di schivare i colpi, il più alto dei quattro gli sferrò una mazzata nel fianco. Il francese si piegò sulle ginocchia, mentre il tipaccio armato di coltello gli si avvicinava sempre di più. Senza indugiare oltre, Juliette prese la cesta e la depose sul davanzale. Agguantò una patata e, proprio mentre l'uomo armato di coltello afferrava il francese per i capelli scuri e gli rovesciava indietro il capo come se volesse tagliargli la gola, la lanciò contro di lui con tutta la forza che aveva, gridando: «Arrête!». La patata atterrò proprio sulla testa dell'aggressore, il quale si calcò il cappello sul capo e guardò all'insù bestemmiando. Nascosta sotto il davanzale, Juliette lanciò di sotto un'altra patata e un'altra ancora, finché la cesta non fu vuota. Alla fine, restò immobile a lungo, il fiato sospeso 7


e il cuore in tumulto. Quando fu certa di non udire più alcun rumore, si sollevò con molta cautela e guardò giù. Il francese giaceva a terra, immobile. I suoi aggressori però erano spariti. Augurandosi che non fosse troppo tardi, Juliette si infilò in fretta sopra la camicia da notte uno dei due vestiti che possedeva, calzò gli scarponcini che si metteva sempre quando doveva attraversare a piedi la città per raggiungere il negozio di modista dove lavorava come sarta e corse giù dalle scale con tutta la rapidità di cui era capace. Nessuno degli altri inquilini della decrepita pensione in cui alloggiava si fece vedere. La cosa non la stupì. Sapeva bene che era gente abituata a farsi gli affari propri senza impicciarsi di quelli altrui. Quando fu fuori, percorse il vicolo evitando le pozzanghere e i cumuli di rifiuti e raggiunse il francese, che era ancora disteso a terra su un fianco. Notò con sollievo che non aveva smesso di respirare. I folti capelli scuri gli scendevano quasi fino al colletto del cappotto nero, un capo elegante e alla moda che le sembrò del tutto insolito per un povero immigrato. Si inginocchiò accanto a lui e sussurrò: «Monsieur?». Il francese non si mosse né emise un suono. Per cercare di risvegliarlo, Juliette gli mise una mano sulla spalla. Le bastò tastare la stoffa del cappotto per capire che era di ottima qualità e doveva costare molto. Che cosa ci faceva in quel quartiere malfamato a 8


quell'ora della notte un uomo che poteva permettersi un capo del genere? Forse era uno dei tanti ricchi che si spingevano fin lì alla ricerca di case di malaffare, per divertirsi con le prostitute o i giochi d'azzardo, si rispose, augurandosi subito dopo che la sua ipotesi fosse sbagliata. «Monsieur?» ripeté. Poiché anche questa volta non ottenne risposta, lo voltò con delicatezza sulla schiena. Il chiarore della luna illuminò un viso dagli zigomi marcati, le mascelle decise, il naso lungo e dritto e la fronte sanguinante. Aveva le spalle larghe, la vita sottile e le gambe lunghe. Juliette gli slacciò il cappotto per capire se avesse altre ferite. Il resto del suo abbigliamento, costituito da camicia di lino bianca, cravatta nera, pantaloni da equitazione neri e attillati, era anch'esso di ottima qualità, così come gli stivali di cuoio nero. Non c'erano chiazze di sangue sui suoi abiti, e ciò le parve un buon segno. Poi gli guardò le mani ed ebbe la netta sensazione che qualcosa non andasse. Non era ancora riuscita a capire cosa quando lui la agguantò per un braccio con forza sorprendente. Mentre Juliette tentava di divincolarsi, il francese aprì gli occhi e la fissò con uno sguardo che le arrivò fino nel profondo del cuore. Poi sussurrò qualcosa con un filo di voce e in quel mormorio indistinto a Juliette parve di riconoscere un nome di donna, forse Annie. Sua moglie si chiamava così? «Monsieur?» 9


Il francese chiuse gli occhi, mentre dalle sue labbra usciva ancora qualche borbottio incomprensibile. Juliette capì che non le aveva afferrato il braccio per farle male, ma solo perché era spaventato e disperato. E sebbene le sue mani sembrassero deformi, non erano ferite o spezzate. Chiunque fosse quell'uomo e di qualunque genere fossero le ragioni che l'avevano condotto fin lì, Juliette non se la sentì di abbandonarlo in quel vicolo puzzolente e costellato di rifiuti. Ammesso che lui non perdesse di nuovo i sensi, si disse, sarebbe dovuta riuscire a farlo alzare e a portarlo in camera sua, ove perlomeno avrebbe trovato il conforto di un letto su cui distendersi. Gli cinse le spalle con il braccio e lo aiutò ad alzarsi. Anche se il francese si dimostrò capace di reggersi sulle gambe, ebbe bisogno di appoggiarsi a lei, e Juliette si rese conto che era più pesante di quanto si aspettasse. Inoltre, gemeva come se fosse in punto di morte. Evidentemente doveva aver riportato delle ferite che gli abiti celavano. Juliette prese in considerazione l'idea di chiedere aiuto agli altri inquilini della pensione, ma la scartò subito. Anche ammesso che non fossero scesi in strada perché non avevano udito i rumori della rissa, non poteva dimenticare che l'avevano sempre guardata con sospetto solo perché era francese. Cos'avrebbero pensato se avesse chiesto loro di aiutarla a portarsi un uomo in camera, anche se si trattava di un uomo ferito? No, si disse. Doveva risolvere la faccenda da sola. 10


Mentre faticava e ansimava per trascinare con sé il francese dentro la pensione e su per le scale, si rallegrò di essere cresciuta in una fattoria di campagna. Anche se aveva trascorso gli ultimi sei mesi a lavorare di ago e filo in uno scantinato buio e umido, era ancora sufficientemente forte per sorreggere il ferito. Fu con un sospiro di sollievo tuttavia che, non appena ebbero varcato la soglia della camera, lo fece distendere sul letto. Dopo aver acceso il moccolo posato sul comodino, si procurò uno strofinaccio pulito e riempì d'acqua fredda il catino. Si sedette al capezzale del francese, gli scostò con delicatezza dal viso la frangia di capelli neri e gli lavò il taglio che aveva sulla fronte. Attorno alla ferita si stava già formando un vistoso bernoccolo. Augurandosi che il poveretto non fosse in fin di vita, Juliette gli allentò la cravatta e frugò nelle tasche del suo cappotto, alla ricerca di elementi che le consentissero di chiarire la sua identità. Purtroppo non trovò niente. A quanto pareva, oltre che colpito con brutalità, il suo connazionale doveva anche essere stato derubato. Quando lo sentì farfugliare di nuovo parole sommesse, si chinò verso di lui per sentirlo meglio. «Ma chérie» bisbigliò il francese con voce tenera e roca. Poi, senza aprire gli occhi, le cinse le spalle con un braccio e l'attirò verso di sé. Juliette restò talmente sorpresa da quel gesto che non vi si sottrasse e così, prima ancora di rendersi ben conto di cosa stesse accadendo, sentì le labbra del francese ferito che premevano contro le proprie 11


con delicatezza. Con tenerezza. Con amore. Juliette capì che avrebbe dovuto tirarsi indietro, ma non ci riuscì. Le labbra del francese erano lievi, dolci e calde, e lei era sola da così tanto tempo! Poi però le sentì diventare inerti all'improvviso e, mentre il braccio con cui il francese le cingeva le spalle ricadeva sul letto, capì che aveva perso di nuovo i sensi. Sir Douglas Drury aprì piano gli occhi. La testa gli doleva in modo insopportabile e sopra di sé vedeva un soffitto crepato e chiazzato di macchie. Abbassò lo sguardo con fatica e dinanzi a sé vide un muro, anch'esso crepato e macchiato, e una finestra. I vetri erano puliti, ma non erano coperti da tendaggi o schermature di altro genere. La vista che lasciavano trasparire, tuttavia, non era quella del cielo, ma di un muro di mattoni rossi. Non riuscì a capire dove si trovasse e come fosse finito in quello strano posto. Il cuore prese a battergli all'impazzata e un velo di sudore gli imperlò il corpo. Per combattere il panico che l'aveva assalito, chiuse gli occhi, sforzandosi di resistere al senso di nausea che gli sgorgava dal profondo dell'animo. No, si disse, non si trovava ancora in una cella umida, fredda e buia. Si trovava in una misera stanzetta dalle pareti bianche, illuminata dalla luce del giorno. Una stanzetta che sapeva di cavoli bolliti, sì, ma non di escrementi, paglia lurida e topi. E non era disteso sulla nuda pietra, ma su una specie di materasso. Seppure da lontano, gli arrivavano i richiami dei 12


venditori ambulanti. Venditori ambulanti che parlavano inglese. Si trovava a Londra, dunque, e non in una prigione francese. La sera prima, perso nei suoi pensieri, si era messo a camminare senza meta, e soltanto quando era stato troppo tardi si era reso conto di dove l'avessero portato i suoi passi. All'improvviso era stato circondato da tre, anzi quattro uomini. Non gli avevano ingiunto di consegnare loro il denaro e gli oggetti di valore. L'avevano sospinto in un vicolo buio e deserto e avevano iniziato a picchiarlo senza ragione. Volevano ucciderlo, non c'era dubbio. Come mai non ci erano riusciti? Come mai era ancora vivo? Eppure era disarmato. E fare a pugni era ormai al di là delle sue possibilità. Qualcosa aveva bloccato i suoi aggressori, ma non riusciva a ricordare cosa. Non riusciva a capire dove si trovasse né a rammentare chi l'avesse condotto lì. Ovunque si trovasse, comunque, l'importante era che fosse ancora vivo. Riuscì ad alzarsi a sedere malgrado un'atroce fitta al fianco destro. Serrò le labbra per impedire a se stesso di cacciare un urlo. Appoggiò adagio i piedi sul pavimento di legno e sollevò la testa. Soltanto allora si rese conto di non essere solo. Seduta su uno sgabello, la testa poggiata contro il muro, c'era una giovane donna. A quanto pareva, si era appisolata. Aveva i capelli raccolti in una treccia mezzo disfatta e ciuffi ribelli le circondavano il viso dalla carnagione liscia e chiara. Indosso aveva 13


un castigato abituccio fatto di una mussola verde di pessima qualità. I tratti del suo viso non avevano niente di notevole. Le sue labbra però erano morbide e piene e il suo naso ben disegnato. Non la conosceva, eppure la sua presenza risvegliava in lui emozioni confuse, o forse ricordi, ai quali non sapeva dare un nome. Di qualunque natura fossero, non aveva certo tempo di soffermarsi a recuperarli proprio in quel momento. Appoggiò le mani sul lettino, pronto a tentare di alzarsi in piedi, quando all'improvviso la giovane donna si stiracchiò come una gatta al sole. Spalancò gli occhi color nocciola e gli sorrise come se avessero appena finito di fare l'amore. Restò sconcertato. Molto sconcertato. Poi lei gli parlò. «Oh, monsieur, vi siete svegliato!» In francese. Gli aveva parlato in francese. Bastò quello per metterlo in allarme. «Chi siete e come mai mi trovo qui?» le chiese in inglese. Lei aggrottò le sopracciglia, delusa. «Siete inglese?» gli domandò in quella lingua. «Certo. Chi siete e come mai mi trovo qui?» ripeté Drury. La giovane si alzò in piedi e ricambiò il suo sguardo sospettoso con un'occhiata offesa. «Io sono Juliette Bergerine, colei che vi ha salvato la vita.» Com'era possibile che a salvarlo fosse stata una donna e, comunque, perché l'aveva fatto? A Londra lo conoscevano tutti. Era famoso. Forse dunque quella donna sperava in una ricompensa. 14


Si alzò in piedi, resistendo con coraggio al dolore che provava al fianco. Prese però a dolergli anche la testa. «Sapete chi sono?» «Perché? Non ve ne rammentate più?» «Me ne rammento benissimo. Sono Sir Douglas Drury, l'avvocato più famoso di Lincoln's Inn.» «E io sono la donna che ha gettato le patate dalla finestra.» Le patate? «Che diamine state dicendo?» «Ho gettato tutte le patate che avevo contro i malviventi che vi hanno aggredito e loro sono fuggiti, proprio come speravo.» Drury si chiese se fosse quello il particolare che la sua mente confusa stava cercando di ricordare. «Come sono arrivato in questa stanza?» «Vi ci ho portato io.» «Da sola?» la incalzò lui, sospettoso. Un lampo di collera brillò negli occhi della giovane. «È così che mi ringraziate per avervi soccorso? Sottoponendomi a un interrogatorio nel quale ogni mia affermazione viene messa in discussione e sospettata di essere falsa? Comincio a pensare che avrei fatto molto meglio a lasciarvi nel vicolo, abbandonandovi alla vostra sorte.» Era francese e dunque era normale che reagisse in modo sproporzionato, si disse Drury. «Vi sono molto grato per l'aiuto che mi avete prestato, è ovvio.» «Lo dite come se non lo foste affatto!» «Cosa vi aspettate che faccia? Che mi prostri in ginocchio dinanzi a voi?» 15


«Vorrei soltanto essere trattata con rispetto. Sarò anche povera, Sir Douglas Drury, famoso avvocato, ma non per questo sono un verme.» Mentre gli occhi le brillavano di furia, i seni le si abbassavano e sollevavano sotto il tessuto liso dell'abito e ciocche di capelli le ondeggiavano attorno al viso imporporato. E Drury era fin troppo consapevole del fatto che fosse tutt'altro che un verme. Juliette andò alla porta a lunghi passi e la spalancò. «Poiché sembra che vi siate ristabilito, andatevene!» Lieto di accontentarla, Douglas mosse un passo verso l'uscio, ma all'improvviso la stanza cominciò a ruotargli attorno, costringendolo a fermarsi. «Non mi avete sentito? Vi ho detto di andarvene!» ripeté Juliette, indignata. «Non ce la faccio» mormorò lui. Ritornò vicino al letto e vi si lasciò cadere a peso morto. «Fate chiamare un medico.» «Non sono la vostra serva, sapete?» Al diavolo le francesi con il loro pessimo gusto per il melodramma! «Vi assicuro che sarei molto felice di andarmene e di non rivedervi mai più ma, purtroppo per entrambi, non ci riesco. Devo essere più malridotto di quanto credessi.» Juliette si calmò un poco. «Non ho denaro per chiamare un medico.» Drury si tastò la tasca. Il suo portafogli non c'era più. Forse l'aveva preso la francese. In questo caso, non c'era certo da aspettarsi che ammettesse la propria colpa. Se però era stata lei a derubarlo, perché 16


poi l'aveva soccorso? «Dite al dottore che vi manda Sir Douglas Drury. Lo pagherò non appena avrò fatto ritorno a casa mia.» «E vi aspettate che mi creda? Pensate forse che mi basterà fare il vostro nome perché un medico si avventuri in questa zona malfamata e pericolosa? Perché mai dovrebbe credere che vi trovate qui?» Douglas imprecò tra sé e sé, considerando le opzioni che aveva. Poteva mandarla a chiamare Mr. Edgar, il suo maggiordomo, e incaricarlo di andare a prendere il medico e portarlo da lui, ma ci sarebbe voluto troppo tempo. L'unica persona che avrebbe risposto subito al suo appello senza porre troppe domande era Buggy. Era una fortuna che si trovasse a Londra, anche se quel giorno non sarebbe stato a casa sua ma dal presidente della Royal Society, per la sua consueta riunione settimanale di studi naturalistici. «Recatevi al 32 di Soho Square, a casa di Sir Joseph Banks e chiedete di Lord Bromwell. Ditegli che ho bisogno urgente del suo aiuto.» Juliette incrociò le braccia sottili. «Ah, così dovrei andare a bussare alla porta di una bella casa di Soho Square e chiedere di un lord! Ammesso e non concesso che mi dia udienza, pensate davvero che crederà alle mie parole?» «Sì, se gli direte che è Sir Douglas Drury che vi manda. E, comunque, preferite forse che io rimanga qui finché non mi sono ristabilito del tutto?» Quest'ultima possibilità parve convincerla a fare come le aveva detto. «Ci dovrò andare a piedi?» Almeno quello era un problema di facile risolu17


zione. «Prendete pure una carrozza a noleggio. Ci penserà Lord Bromwell a pagare il cocchiere.» «Sembrate molto disinvolto con il denaro del vostro amico» osservò Juliette in tono scettico. «Pagherà, credetemi» ripeté Drury. La testa gli doleva in modo insopportabile e la sua pazienza si stava esaurendo. «Vi do la mia parola.» «E va bene. Ci andrò.» Juliette aprì un piccolo armadio e ne tolse un cappellino di paglia decorato con dei fiori finti e un nastro di cotone. Malgrado le applicazioni fossero di infima qualità, erano state disposte con buongusto e l'effetto complessivo era gradevole. Mentre si legava sotto il mento il cappellino con mani agili e aggraziate, sul suo viso comparve un'espressione preoccupata. «Devo lasciarvi qui da solo?» Drury strinse le dita contorte e rattrappite attorno al bordo del letto e la fissò con lo sguardo più fermo e severo di cui fosse capace. «Vi assicuro, Miss Bergerine, che, anche se fossi un ladro, qui dentro non c'è niente che potrebbe interessarmi rubare.» Lei lo guardò con disprezzo. «Non era quest'eventualità a preoccuparmi, Sir Douglas Drury. È solo che non mi piace l'idea di abbandonare a se stesso un uomo ferito, anche se si tratta di un arrogante e ingrato quale siete voi. Comunque, lasciamo stare. Farò come mi avete detto.» Drury provò un momento di vergogna. Si trattò però, per l'appunto, solo di un momento, perché anche se Juliette Bergerine l'aveva soccorso, era pur sempre una francese, e a lui bastava guardarsi le di18


ta deformi per rammentare di cosa fossero capaci i francesi. Juliette avvicinò la prima carrozza a noleggio che vide, aprì lo sportello e vi montò. «Portatemi al 32 di Soho Square.» Il cocchiere si voltò a guardarla attraverso il vetro divisorio. «Cosa?» Le braccia incrociate sul petto, Juliette gli ripeté l'indirizzo. L'altro la guardò con crescente sospetto. «E che cosa ci andate a fare nei quartieri alti?» «Non credo siano affari vostri.» «Avete un bel caratterino, eh? Prima mostratemi i soldi.» «Sarete pagato quando sarò giunta a destinazione, non prima. È così che si usa, no?» Anche se Juliette non aveva mai preso una carrozza a noleggio prima di allora, sapeva che il servizio non richiedeva il pagamento anticipato. Il cocchiere la guardò per un istante, poi le rivolse un sorriso lascivo. «Se non avete i soldi, potrete pur sempre pagarmi in natura, gattina.» Juliette posò la mano sulla maniglia dello sportello. «Allora preferisco andare a piedi» dichiarò. «E va bene, va bene, vi porterò dove mi avete chiesto» replicò il cocchiere. «Se quando saremo giunti a destinazione non mi pagherete, però, vi trascinerò davanti al magistrato» borbottò, voltandosi e schioccando la frusta. Mentre la carrozza si metteva in moto e procedeva a sobbalzi lungo le vie acciottolate, Juliette si re19


se conto dell'enormità di ciò che stava facendo. Si stava recando in un palazzo signorile di Soho su una carrozza a noleggio che non poteva pagare, per chiedere a un lord inglese di recarsi a casa sua, a prestare aiuto a un uomo che non conosceva e che era rimasto vittima di una misteriosa aggressione. Che ne sarebbe stato di lei se Lord Bromwell non avesse voluto crederle? Se non l'avesse neppure ricevuta? Se non avesse accettato di pagare la carrozza? Il cocchiere l'avrebbe fatta arrestare ed era facile prevedere che per lei le cose si sarebbero messe molto male. Essere francese nella Londra di Wellington non era semplice nemmeno se non si combinavano guai, figurarsi se si finiva nelle mani della legge! Si morse il labbro, rosa dalla preoccupazione, e guardò fuori dal finestrino, soffermando lo sguardo sui passanti. In cuor suo, sperava sempre di rivedere il viso familiare di Georges. Erano mesi che lo cercava invano, ma non per questo aveva rinunciato alla speranza di trovarlo. Gli edifici che sfilavano sotto i suoi occhi cominciarono a cambiare, facendosi man mano più nuovi e lussuosi. Juliette sapeva, tuttavia, che Soho non era più il quartiere alla moda di un tempo. Adesso l'aristocrazia preferiva stabilirsi a Mayfair. L'alta società pullulava di individui altezzosi e arroganti come Sir Douglas Drury. E dire che le era sembrato così vulnerabile e innocente quando, in stato di semincoscienza, l'aveva baciata con infinita tenerezza! Una volta tornato in sé, però, si era rivelato per ciò che era veramente: un mostro di fred20


dezza e arroganza. Il bacio che le aveva dato non doveva avere lasciato tracce nella sua memoria. O, invece, forse se ne era rammentato e subito se ne era vergognato. Era giusto, del resto, che se ne vergognasse. In un certo senso, era come se avesse tentato di approfittare di colei che l'aveva aiutato con tanta generosità. Quanto all'averlo sentito parlare francese, cosa che l'aveva spinta erroneamente a credere che fosse un suo connazionale, non c'era da stupirsene. La maggior parte dell'aristocrazia inglese conosceva il francese, anche se Sir Douglas Drury lo parlava con un accento così perfetto da far pensare che fosse nato e cresciuto in Francia. La carrozza si fermò davanti a un palazzo che si apriva su una piazza al cui centro torreggiava una grande statua. La facciata era lussuosa e sovraccarica di elaborate decorazioni. Juliette tirò un respiro profondo, chiamò a raccolta tutto il suo coraggio e smontò dalla carrozza. «Ricordatevi che resterò qui ad aspettare di essere pagato» l'ammonì il cocchiere in tono aspro. Juliette lo ignorò e bussò alla porta del palazzo. Venne ad aprirle un maggiordomo di mezza età in livrea e parrucchino. Non appena l'ebbe vista, la guardò con espressione di rimprovero. «Se cercate un impiego, dovreste sapere che non è alla porta principale che dovete bussare.» «Non cerco un impiego. È questa la casa di Sir Joseph Banks?» «Sì» le rispose il maggiordomo in tono sospetto21


so. «Che cosa volete?» le domandò diffidente. «C'è Lord Bromwell?» L'altro corrugò la fronte, stupito e contrariato. «Mi manda Sir Douglas Drury» continuò Juliette. «Ha urgente bisogno dell'assistenza di Lord Bromwell.» «E io di essere pagato!» gridò il cocchiere, dalla strada. Juliette arrossì, ma riuscì comunque a sostenere lo sguardo inquisitorio del maggiordomo senza farsi intimidire. «Vi prego, devo parlare con Lord Bromwell. Si tratta di una questione della massima importanza.» «Ma voi siete francese!» Il rossore di Juliette si fece più intenso. Non si vergognava della propria nazionalità, ma sapeva che dichiararla, a Londra, poteva causare non poche difficoltà. «Sì» mormorò. Anziché reagire con disgusto, il maggiordomo le fece un sorriso lascivo che la mise a disagio. Era sempre così. Quando ammetteva di essere francese, o incontrava palese ostilità oppure morbose attenzioni. «Va bene. Entrate, signorina.» «Non me ne andrò di qui finché non sarò pagato» urlò di nuovo il cocchiere della carrozza a noleggio. Il maggiordomo gli lanciò un'occhiata colma di disprezzo, poi chiuse la porta. Juliette già temeva che volesse allungare le mani e si preparò a difendersi, ma il maggiordomo restò al proprio posto. «Vi prego di attendere qui» le disse, scortandola 22


in una stanzetta buia. «Vado a recapitare il vostro messaggio a Lord Bromwell.» Prima di andarsene, però, si prese la libertà di strizzarle l'occhio e di aggiungere: «Ah, se fossi ricco, che cosa non farei con voi!». Juliette si consolò dicendosi che perlomeno non aveva cercato di metterle le mani addosso e si accinse ad attendere l'arrivo di Lord Bromwell. Non dovette aspettare molto, per fortuna. Di lì a poco, infatti, la porta si aprì e un giovanotto alto e magro si profilò sulla soglia. L'espressione del suo viso era carica di apprensione. «Sono Lord Bromwell. Cos'è accaduto a Drury?» Era più giovane di quanto Juliette si aspettasse, di bell'aspetto e ben vestito, anche se non con la raffinatezza un po' esagerata di molti aristocratici. Portava una giacca scura, calzoni di camoscio, stivali neri e un panciotto grigiazzurro. Aveva i capelli castani, corti e ben tagliati, e il viso abbronzato, come se avesse trascorso i mesi estivi in campagna, a cavalcare sotto il sole. «Sono... Juliette Bergerine. Sir Douglas Drury è stato aggredito e ferito vicino a casa mia. Mi ha mandato a chiamarvi con urgenza.» «Santo cielo!» Lord Bromwell trasalì e si voltò per chiamare il maggiordomo. Poi però esitò e le chiese: «Come siete arrivata fin qui?». «Con una carrozza presa a noleggio. Sta ancora aspettando qua fuori.» «Ottimo!» esclamò l'altro. «Sono giunto qui a cavallo, invece di prendere il mio calesse. Possiamo recarci a casa vostra con la carrozza che vi aspetta 23


fuori, dunque.» Corrugò la fronte, colpito da una preoccupazione improvvisa. «Maledizione! Non ho con me la borsa con gli strumenti.» «Siete un medico?» «No, un naturalista.» Juliette lo guardò con aria interrogativa. Non aveva la più pallida idea del significato di quel termine. «Studio i ragni, non le persone, ma so come prestare soccorso a un ferito. Data la situazione, però, dovrò fare senza la mia borsa. Sbrighiamoci, Miss Bergerine. Conosco bene Drury e so che, se mi ha chiamato, significa che sta peggio di quanto non sia disposto ad ammettere.»

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I doveri di un cavaliere LYNSAY SANDS Inghilterra, 1395 - Quando Re Riccardo II gli impone di sposare Lady Emma, Sir Amaury è sicuro che lei sia vecchia e brutta. E scoprendo che non è così inizia a sospettare oscuri secondi fini.

Segreti a Londra MARGARET MOORE Londra, 1819 - Salvando da un'aggressione Sir Douglas Drury, Juliette si è cacciata in un grosso guaio. E a quel punto può solo aiutare l'affascinante avvocato a scoprire chi li vuole eliminare.

Ombre dal passato ANNE HERRIES Londra, 1817 - Max ed Helene hanno molte cose in comune, tranne forse quella che più conta nella buona società londinese. Max però non ha intenzione di rinunciare alla donna che ama.

La sposa del guerriero DENISE LYNN Inghilterra, 1168 - Costretta a sposare William, Lady Sarah scopre che l'uomo che un tempo la faceva tremare di paura ora la fa fremere di desiderio. Lui però la crede una cortigiana...


Le confessioni di una duchessa NICOLA CORNICK Inghilterra, 1809

Dexter Anstruther è un agente del governo sotto copertura. La duchessa Laura Cole nasconde scomodi segreti. Per conquistarla, lui dovrà prima svelarli tutti.

Lezioni d'amore BLYTHE GIFFORD Cambridge, 1388

Indipendente e determinata, Jane vuole studiare. Duncan è uno studioso che proviene dalle terre del nord. E incredibilmente accetta di insegnarle il latino... e non solo!

La signora di Hanover Square ANNE HERRIES Londra, 1818

Il destino fa incontrare di nuovo Amelia e Gerard. E l'amore torna a divampare tra loro più forte che mai. Ma qualcuno è deciso a impedire per la seconda volta le nozze.

Gioco pericoloso EMILY BRYAN Londra, 1840

Lady Artemisia si diletta di pittura... ... e Trevelyn Deveridge è un affascinante modello. Ma forse entrambi sono più di quanto appaia a prima vista.

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MAGGIE SHAYNE torna con PREDATORI NELLA NOTTE. Era bellissimo e forte. Ma era pur sempre un uomo, e lei una vampira immortale...

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firmato BRENDA JOYCE. Un guerriero che vive per la vendetta. Una donna destinata a salvarlo.

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GRS729 SEGRETI A LONDRA