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NICOLA CORNICK

Ballo di mezzanotte


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: One Night with the Laird HQN Books © 2013 Nicola Cornick Traduzione di Maria Grazia Bassissi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Books S.A. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici Special maggio 2014 Questo volume è stato stampato nell'aprile 2014 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) I GRANDI ROMANZI STORICI SPECIAL ISSN 1124 - 5379 Periodico mensile n. 188 del 7/05/2014 Direttore responsabile: Stefano Blaco Registrazione Tribunale di Milano n. 368 del 25/06/1994 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Edimburgo, Scozia, aprile 1815 La carrozza impiegò dieci minuti per attraversare Edimburgo, dalla città nuova a quella vecchia, e Jack li trascorse in preda a un'eccitazione quasi incontrollabile, come non gli era mai capitato in vita sua. Negli ultimi dieci anni aveva imparato che l'aspettativa era uno degli afrodisiaci più potenti e il senso di anticipazione che provava quella sera era così acuto da rasentare l'insopportabile. Di fronte a lui era seduta la donna che costituiva la causa del suo disagio. Non riusciva a distinguerla chiaramente nella luce fioca della lanterna, eppure era acutamente consapevole della sua presenza. Jack inalava il profumo di gelsomino che permeava i capelli di lei e la sua pelle. Sotto la maschera intravedeva l'ombra di un sorriso che le incurvava le labbra, il cui sapore persisteva nella bocca di lui dopo il bacio che era riuscito a strapparle qualche minuto prima. Allora lei l'aveva respinto, ammiccante, con un atteggiamento che prometteva molto, molto di più. Nonostante la sua reputazione di libertino, era molto tempo che Jack non portava a letto una donna. Si chiese se fosse quello il motivo che l'aveva sconsideratamente 5


spinto a dimenticare ogni cautela per seguire questa donna che conosceva da poche ore. Non conosceva il suo nome. Non l'aveva vista in faccia. Sapeva soltanto che l'attrazione sessuale che provava per lei era talmente potente che, se non l'avesse posseduta e anche in fretta, avrebbe corso il rischio di esplodere per la frustrazione. Anche lei lo sapeva. Jack si era accorto che la donna percepiva la tensione all'interno della carrozza, le aspettative compresse come una molla. Moriva dalla voglia di cancellarle dal volto quel sorrisetto compiaciuto con un bacio. Voleva possederla lì, in carrozza, dove i sobbalzi delle ruote sull'acciottolato avrebbero aumentato l'impeto delle sue spinte dentro il corpo di lei. Non aveva idea del motivo per cui la sconosciuta avesse su di lui quell'effetto straordinario e non gli piaceva perché lo portava troppo vicino alla perdita del controllo. Sapeva soltanto che dal primo momento in cui l'aveva vista l'aveva desiderata. La carrozza si arrestò con un improvviso scossone. Un valletto impassibile, vestito di nero, aprì lo sportello e abbassò la scaletta. Jack si tirò indietro per permettere alla sua compagna di scendere per prima. Con una mano la donna sollevò le gonne del suo impalpabile abito argenteo e scese agilmente. Lui la seguì, guardandosi intorno incuriosito. La carrozza si era fermata nel Royal Mile di Edimburgo; da quel punto si vedeva la sagoma scura e massiccia della cattedrale di St. Giles. I lampioni luccicavano sotto la pioggia leggera. La donna lo prese per mano e lo attirò nel dedalo di stradine che scendevano dalla collina, allontanandosi dalla via principale. Là il buio era assoluto. Jack udiva il rumore delle scarpine di lei sui ciottoli e sentiva sul viso la pioggia fredda che gli inzuppava i capelli e la 6


giacca. I muri dei casamenti popolari si fronteggiavano, stringendoli dappresso. Si stava gettando a capofitto nel pericolo: in quelle stradine buie avrebbero potuto derubarlo e ucciderlo e nessuno l'avrebbe aiutato. Un pugnale nelle costole sarebbe stata la lauta ricompensa per la sua sconsiderata ricerca del piacere. Per un istante il buonsenso riuscì a prevalere sulla lussuria e smise di camminare, ma la donna si voltò verso di lui, premette il corpo contro il suo e alzò il viso per baciarlo. Dietro la schiena Jack aveva il muro gelido di una casa, mentre lei era un concentrato di calore e dolce fragranza. Il suo bacio fiero e urgente spazzò via i garbati preliminari, esigendo una reazione. La donna gli passò una mano dietro la nuca e trattenne la bocca di lui sulla propria, le dita affondate nei suoi capelli. Jack sentì la sua lingua contro la propria e gemette nella bocca di lei. Le infilò una mano sotto il mantello, i palmi che scivolavano sulla seta morbida dell'abito. Le cinse la vita, attirandola a sé. I seni premuti sul suo petto, lei strofinò i fianchi contro i suoi. Jack trovava irritante essere così in balia dei sensi, lui che non era certo uno studente imberbe, bensì un uomo esperto; tuttavia sembrava proprio che non riuscisse a resistere alla lussuria incandescente che gli scorreva nelle vene. Quando gli sorrise, un lieve scintillio le illuminò lo sguardo. La donna si scostò, ma solo per abbassare la maniglia di una porta nell'angolo del muro, immersa nell'oscurità più totale. Dopodiché gli riprese la mano e lo attirò all'interno. La casa non era affatto come se l'aspettava. Lì, in quel quartiere di case scrostate e strade dall'acciottolato disseminato di sporcizia, sorgeva un palazzo in miniatura. Tutto era lucido, ricco e scintillante. Legno, argen7


to e oro. Jack ebbe a disposizione un brevissimo istante per guardarsi intorno mentre lei lo trascinava su per le scale di pietra: i lunghi tendaggi dai colori brillanti come le pietre preziose, che chiudevano fuori la notte, i cuscini sparsi sul divano. Quando lei si fermò sul pianerottolo per baciarlo, gli insinuò anche una mano nei calzoni per accarezzarlo e lui rischiò un orgasmo lì per lì. Ormai ansimava, per l'aspettativa e la lussuria, aveva la bocca arida e il cuore che batteva all'impazzata. Lo portò in una stanza completamente buia, a eccezione delle braci che rosseggiavano nel caminetto. Non c'era neppure una candela. Chiuse la porta senza far rumore e per un istante rimase immobile, i palmi delle mani appoggiati contro il legno massiccio. Jack sentì che lo stava guardando. L'oscurità acuì i suoi sensi: udiva il suo respiro un po' ansimante, la qual cosa gli disse che lei non era né calma né controllata come appariva. Provò una selvaggia soddisfazione. Non voleva certo essere l'unico ad aver quasi raggiunto i confini dell'autocontrollo. Con un delicato fruscio di velluto, lei sciolse il nastro del mantello e lo lasciò cadere. La seta leggera del suo abito brillò quando si spostò per avvicinarsi a lui e gli posò una mano sul petto. Le sue dita si mossero sicure sui bottoni della giacca; gliela abbassò dalle spalle e poi si tuffò sotto la camicia per cercare la pelle calda. Udì il suo ansito quando le sue mani gli scivolarono sul petto nudo. Nonostante il desiderio ruggente che lo divorava, Jack rimase immobile e la lasciò fare. Resisterle gli pareva una piccola vittoria. La sconosciuta alzò la testa per baciarlo. Era alta, ma lui lo era di più. Le catturò con le dita una ciocca di capelli, morbidi come raso. Non sapeva neanche di che colore fossero, perché lei indossava un mantello con il 8


cappuccio. Le sue dita curiose trovarono le forcine che trattenevano l'acconciatura. Tirò e le forcine finirono con un tintinnio sul pavimento di legno mentre i capelli gli cadevano a cascata sulle mani. Lei gli mordicchiò il labbro inferiore prima di insinuargli la lingua in bocca e la mente di Jack si inabissò in un oscuro reame di sensazioni. Affondò una mano nei suoi capelli, tenendola ferma per poterla baciare, cercando il calore e l'urgenza della sua bocca. La donna lo seguì ovunque la conducesse. Intrecciò la lingua alla sua, con impazienza. Gli mordicchiò le labbra, lo assaporò intensamente. In certi momenti lo anticipò con le proprie esigenze; fu lei a mettergli in mano la fredda impugnatura di un coltello per poi girarsi, ordinandogli senza parole di tagliare i nastri del suo vestito. Così, al buio, sembrava una pazzia, ma in qualche modo Jack ci riuscì. Fece scivolare la lama sotto i nastri, il tessuto si lacerò e cedette improvvisamente; abito e sottovesti caddero in un mucchietto ai piedi di lei. Era nuda. Riusciva a sentirlo. Percepiva il suo calore. Inalò il profumo di gelsomino che si era fatto più tenue perché sulla pelle di lei si era tramutato in una fragranza diversa, dolce e calda. Ricordò la sensazione dei seni premuti contro il petto e allungò una mano per toccarli, invece sentì la lama del coltello contro la gola. Fece un passo indietro e lei gli mise le dita sul petto e spinse. Lui sentì il bordo di un letto dietro le gambe. Quando il pugnale aumentò la pressione, si lasciò cadere supino sul materasso più soffice, ampio e confortevole che avesse mai sentito. La donna gli strappò la camicia, allora, e gli si mise a cavalcioni, le cosce che stringevano i suoi fianchi. Slacciò i bottoni dei calzoni e liberò il membro che ac9


colse nella mano. Lui avrebbe voluto rovesciarla sotto di sé, ma il pugnale puntato contro la gola gli impose di restare fermo. La lama scivolò pigra sul suo petto, sullo sterno, scese fino allo stomaco e infine, di piatto, gli baciò la punta del membro eretto. Nello stesso momento lei lo strinse tra le dita. Cristo, era pazza. E anche lui stava per uscire di senno. La donna gettò via il pugnale e si distese su di lui, arretrando per accoglierlo dentro di sé. Jack aprì la bocca in un grido, sopraffatto dal calore umido di lei, ma un bacio lo privò della voce. Lei oscillò avanti e indietro, sempre più in fondo, sempre più tesa e la mente di lui si frantumò. Le serrò forte i fianchi, schiacciandola contro di sé mentre veniva con violenza, disperatamente, gridando. La donna rotolò via e si distese di fianco a lui. Oltre il proprio respiro ansimante, Jack udì quello accelerato di lei. L'amplesso era stato sconvolgente, eppure lui aveva l'impressione che mancasse qualcosa, e non riusciva a capire cosa. Voltò la testa per guardarla. Tentativo inutile, dato che il buio gli impediva di vedere alcunché. All'improvviso, tuttavia, ebbe la certezza che lei stava per fuggire. Lo sentì nel fremito appena percepibile che le attraversò il corpo, nel suo respiro brusco. La sua mano scattò, agguantandola per il polso nell'istante preciso in cui lei cominciò a muoversi. La attirò a sé, facendola aderire contro il proprio fianco e tenendola ferma. «Lo sapete che non è buona creanza abbandonare un uomo subito dopo averlo posseduto?» Il suo sussurro scherzò con i capelli di lei che gli sfiorarono le labbra. Dopo un istante lei rise e il suo corpo si rilassò con10


tro il fianco di Jack. Però rimase zitta. «Come vi chiamate?» Voleva parlare con lei, ne aveva un bisogno disperato, come se la connessione fisica tra di loro molto semplicemente non fosse abbastanza. Strano, prima non aveva mai voluto da una donna qualcosa di più del piacere fisico. «Rose» rispose lei con una leggerissima esitazione. Quindi non era il suo vero nome. «Io sono Jack.» Non gli piacevano le menzogne, le mezze verità, i pretesti. Non erano nel suo stile. Lei gli accarezzò piano il petto nudo per fargli capire che aveva sentito. Era una donna di poche parole, ma compensava il silenzio in altri modi. Il sangue gli ribolliva di nuovo per quel lieve tocco. «Voglio vedervi.» «No.» Risposta immediata e con una nota di panico nella voce. «Perché no, tesoro?» Per rispetto dei timori di lei mantenne un tono leggero, le scostò dal viso i capelli arruffati e con un dito le accarezzò dolcemente la guancia. La donna si spostò un poco, come se sia il vezzeggiativo sia il gesto gentile la mettessero a disagio. Rifiutava l'intimità, pensò Jack. Strano, visto che avevano appena condiviso la più intima delle esperienze. «Non voglio nessuna luce.» Ora il tono di lei era inconsapevolmente autoritario. Una donna abituata a dare ordini, quindi. Era sempre più affascinante. «E se invece io la volessi?» «Dovrete accontentarvi del tatto.» Gli prese una mano e se la posò sul seno. Un gesto chiaramente inteso a concludere la conversazione, si rese conto Jack. Nondimeno soccombette all'invito. Sentì 11


il capezzolo che si inturgidiva sotto il palmo e per reazione il suo sangue si incendiò. Giocò con i seni di lei usando le dita, le labbra, i denti e la lingua, lasciandosi distrarre, godendo dei gemiti di lei e del modo in cui si inarcava sotto le sue carezze. La donna lo incoraggiò con sussurri spezzati, supplicandolo di mordicchiare e succhiare più forte fino al punto in cui il piacere sconfinò nel dolore. Ormai lui aveva un'erezione dolorosa e lei gli si aprì, lo implorò di prenderla con forza, sempre più forte, le mani aggrappate alla testata di legno del letto mentre lui affondava nel suo corpo. L'amplesso fu selvaggio e sbalorditivo e Jack ebbe l'impressione di trovarsi in un sogno ardente e buio, ma anche mentre la possedeva con impeto percepì l'aleggiare di un'ombra come se ci fosse qualcosa, da qualche parte, di sbagliato. Sembrava quasi che lei chiedesse di essere punita, come se ogni spinta del corpo di lui dentro il suo, ogni morso ai seni fosse un castigo. Per tutta la notte, una lunga notte, gli lasciò fare tutto quello che voleva. Fu il suo giocattolo: un'esperienza spettacolare, inimmaginabile, eccitante che lo lasciò esausto e appagato, ma sempre con quell'ostinata sensazione di qualcosa che non andava. L'ultima volta fece l'amore con lei lentamente, languidamente, cercando di agganciare l'intimità tra di loro a qualcosa di più profondo, nel tentativo di catturarla e trattenerla. Non sapeva perché desiderasse quella connessione, lui che per natura voleva soltanto relazioni più che superficiali. Forse era la sfida; non era abituato a possedere una donna che non si concedeva del tutto. Di solito erano proprio loro a spingere per coinvolgerlo in un'intimità che lui invece rifuggiva. La pelle di lei era ormai infiammata, umida e scivolosa. Si mosse insieme a lui sulla stessa onda tenebrosa 12


di desiderio e di piacere, venne per lui quando glielo chiese; il suo corpo gli apparteneva, eppure era come se continuasse a nascondersi da lui in tutti gli aspetti che contavano veramente. Finalmente lei si addormentò, mentre Jack rimase sveglio ad ascoltare il suo respiro, la mente vigile. Poi, a un certo punto, la donna gridò. La prese tra le braccia, la tenne stretta e la tranquillizzò, ma sentì le lacrime che rotolavano sulla guancia premuta contro il suo petto. Alla fine, cullato dal calore del suo corpo, si assopì per destarsi ore dopo, quando il sole era alto nel cielo e la stanza inondata di luce. Prima ancora di aprire gli occhi Jack fu consapevole che lei non c'era più. Era ancora buio quando Mairi si svegliò. Per un istante sentì la mente vuota, leggera e libera, e il corpo squisitamente turgido di piacere, sazio e soddisfatto. Un secondo più tardi la desolazione irruppe buia, fredda e solitaria come una notte d'inverno, scacciando la luce. Era sempre così, quando si svegliava. Un intervallo troppo breve di deliziosa pace e poi ricadeva nell'oscurità. Il dolore e la perdita stavano in agguato nell'ombra, aspettando di balzare fuori. Quella mattina lo sconforto fu più acuto del solito, doloroso come un coltello affilato. Aveva cercato di annegare l'infelicità nel piacere sensuale e così facendo aveva solo peggiorato le cose. L'uomo era sdraiato sul fianco, un braccio allungato sul corpo di lei in un naturale gesto di possesso, e la teneva stretta contro la curva del proprio corpo. Mairi non sapeva come fosse riuscita a dormire in quella posizione, tra le braccia di un estraneo. Sembrava sbagliato, impossibile da accettare, per lei che rifiutava qualsiasi tipo di intimità con chiunque. Strano che fosse riu13


scita a concedergli il proprio corpo completamente, senza trattenere nulla; eppure l'atto di dormire insieme, dopo, le dispiaceva. Scese dal letto e immediatamente avvertì la mancanza del calore di Jack. Rabbrividendo, si infilò la biancheria, poi andò in punta di piedi a prendere un vestito semplice e uno scialle nella cassapanca. Cercò di allacciare i nastri, ma le mani le tremavano e non riusciva a vedere quello che faceva. Sempre in punta di piedi raggiunse la porta con le pantofole in mano. La luce cominciava a filtrare dalle imposte. Non avrebbe voluto tornare indietro, tuttavia qualcosa la costrinse a farlo. Jack giaceva al centro del grande letto, in un groviglio di lenzuola e coperte che gli lasciava scoperto l'ampio petto nudo e muscoloso, screziato di peluria dorata. I capelli castano rossiccio, di diverse tonalità più scuri, gli ricadevano sulla fronte e la barba gli ombreggiava il mento. Aveva gli occhi chiusi, le ciglia folte e nere. La luce, ora più intensa, scivolò sui piani del viso scarno, dal naso lungo e il mento risoluto. Era un viso forte, così bello da togliere il respiro a qualunque donna, ma non fu quello che fece sussultare Mairi. Provò una fitta di sgomento, e poi un orrore acuto, forte, quasi violento. Jack Rutherford. Non poteva essere. Allungò una mano e si aggrappò alla colonnina del letto per non cadere. Non era possibile. Aveva scelto di proposito uno sconosciuto, selezionandolo tra gli invitati a un ballo in maschera. L'aveva visto in fondo alla sala, con il domino nero e il volto celato, e qualcosa in lui aveva attirato il suo interesse. Aveva un'aria un po' pericolosa, un po' selvaggia. Uno sconosciuto perfetto per i suoi scopi. Non si erano neppure rivolti la parola. 14


Avevano fatto un ballo insieme e lei era stata così consapevole di lui, così smaniosa di essere posseduta da lui che alla fine l'aveva preso per mano e l'aveva portato lì, nella sua casetta clandestina in una viuzza secondaria della città vecchia di Edimburgo. Aveva voluto che quell'esperienza restasse segreta e invece, disgraziatamente, aveva scelto un uomo che non era affatto uno sconosciuto. Jack Rutherford. Il suo nome avrebbe dovuto fornirle un indizio, ma lei non gli aveva dato importanza. Dozzine di uomini si chiamavano Jack. Non aveva neppure riconosciuto la sua voce; del resto si erano frequentati così poco negli ultimi tempi che non c'era da stupirsi. Mairi era scossa, smarrita. Jack Rutherford non le piaceva neppure. Era un uomo arrogante, sicuro di sé in modo addirittura deplorevole, fin troppo consapevole del proprio fascino e dell'effetto che produceva sulle donne. Tutte le donne. Erano stati costretti a frequentarsi da quando sua sorella aveva sposato il cugino di Jack, tre anni prima. Lui aveva suggerito che avrebbero dovuto conoscersi meglio, anzi, intimamente. Mairi aveva respinto i suoi approcci con gelido disdegno. Da quel momento si erano a malapena rivolti la parola, attenendosi a un'intensa, reciproca antipatia. Serrò più forte la colonnina fin quando le dita cominciarono a farle male. Il sangue le rombava nelle orecchie. Non riusciva a capire per quale motivo si fosse sentita attratta da Jack la sera prima. A sua insaputa aveva scelto l'unico uomo al quale non si sarebbe mai dovuta avvicinare. Erano legati da una parentela acquisita e da comuni conoscenze. Non aveva idea di come avrebbe potuto nascondergli la propria identità, adesso. Uno spiffero gelido entrò nella stanza, facendola rabbrividire di nuovo. Aveva già abbastanza rimpianti per 15


la notte appena trascorsa. Aveva voluto perdersi in un sogno di piacere fisico per sfuggire all'infelicità che le offuscava la mente, anche se solo per un poco. Sebbene il sesso fosse stato spettacolare, tuttavia, aveva scoperto che non serviva per stordirsi. Jack si mosse nel sonno e, con un sospiro, si girò sull'altro fianco. Mairi provò una nuova fitta di panico. Non avrebbe mai dovuto sapere che era lei la donna con cui aveva trascorso la notte. Inevitabilmente le avrebbe posto delle domande, domande alle quali lei non voleva rispondere. Avrebbe voluto essere sicura che non l'avrebbe rivisto mai più. Ma con i legami che esistevano tra le due famiglie sarebbe stato quasi impossibile. Si strofinò la fronte, rabbiosa e frustrata. Sembrava quasi che l'avesse scelto deliberatamente e quel pensiero era oltremodo irritante. Adesso avrebbe chiuso la porta, sarebbe uscita da quella casa e avrebbe dimenticato Jack Rutherford. Avrebbe fatto finta che quella notte non fosse mai esistita. Azzardò un'ultima occhiata. Conosceva Jack come un tipo duro e spietato, eppure quella notte si era mostrato tenero. Di colpo si sentì vulnerabile. Era difficile mettere sullo stesso piano il Jack Rutherford che lei aveva creduto di conoscere, tutto fascino arrogante ed esuberante spavalderia, con il suo amante. Si sentiva frastornata, perché l'opinione che si era fatta di lui era stata ribaltata, sfidata dalla tenerezza che le aveva dimostrato quella notte. Aveva cercato di conoscere lei, non solo il suo corpo. E questo la confondeva. Si voltò, di colpo in preda alla più cupa infelicità, e chiuse la porta. Per causa sua erano passati da una frequentazione a stento civile a una profonda intimità. E ora doveva spostare indietro le lancette dell'orologio. 16


Frazer si materializzò, uscendo dalla saletta della servitù, non appena lei mise piede nell'ingresso. Chissà se aveva chiuso occhio. «Non c'è bisogno di guardarmi con quell'aria di disapprovazione» gli disse. «Non siete mio padre.» Il maggiordomo mantenne, come sempre, un'espressione del tutto imperscrutabile. Aveva un viso scuro, chiuso, austero e misterioso. La verità era che Frazer era abbastanza vecchio da poter essere suo padre e in realtà era genitore di una schiera di attraenti giovanotti, tutti al servizio di Mairi in qualità di lacchè e valletti. Lavorava per lei da dieci anni, da quando si era sposata. Nonostante Frazer fosse un domestico, Mairi aveva spesso l'impressione di essere lei a doversi dare da fare per conquistare la sua stima. E quella mattina aveva il sospetto di essersela giocata, una volta per tutte. «Posso servirvi qualcosa, signora?» Il tono di Frazer era di un garbo squisito. «Volete che la cameriera vi prepari il bagno?» «Desidero soltanto la carrozza» rispose Mairi. Non sarebbe rimasta lì un istante di più. Stropicciò i guanti tra le dita. «Se poteste riordinare la camera da letto...» «Naturalmente, signora.» La voce del maggiordomo aveva una temperatura artica. «Il gentiluomo dorme ancora» lo informò Mairi. «Volete che lo svegli? Che gli faccia la barba? Che gli serva la colazione?» Mairi era sicura che ci fosse del sarcasmo nella voce di Frazer. Gli lanciò un'occhiata tagliente. Il domestico ricambiò con uno sguardo inespressivo. «Lasciatelo dormire.» Arrossì per le implicazioni di quelle due parole. «Poi lo accompagnerete alla porta. Ah, Frazer...» Esitò. «Se dovesse fare delle domande...» Il maggiordomo annuì senza lasciarla finire. «Natu17


ralmente, signora. Neanche una parola.» «Grazie.» Mairi aveva la gola irritata e le lacrime le pizzicavano le palpebre. Frazer disapprovava il suo comportamento, ma lei godeva della sua lealtà. Erano passati quattro anni da quando suo marito Archie era morto e il dolore per la sua perdita le serrava ancora il cuore come una morsa. Fuori, in Candlemaker Row, soffiava un vento tagliente. Il cielo di un biancore perlaceo copriva la città di Edimburgo. Mairi si strinse nello scialle. Quando finalmente raggiunse il Royal Mile, la carrozza la stava già aspettando e uno dei bei figli di Frazer era pronto ad aprirle lo sportello. Appena a bordo, partì per la sua casa in Charlotte Square, un bagno caldo e dei vestiti puliti. Era tutta dolorante: il corpo per il piacere, ma il cuore per ben altre ragioni. Chiuse gli occhi. Nonostante la stupefacente intimità che aveva condiviso quella notte, in vita sua non si era mai sentita tanto sola.

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Ballo di mezzanotte NICOLA CORNICK Scozia, 1815 - Lady Mairi MacLeod, la più chiacchierata vedova di tutta Edimburgo, ha pensato di seppellire la malinconia tra le braccia di un amante occasionale. In fondo quale migliore occasione di un ballo in maschera per indulgere in un peccato passionale senza essere riconosciuta? Dopo una notte indimenticabile, tuttavia...

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Grs188s ballo di mezzanotte