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NICOLA CORNICK

L'educazione di una contessa


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Forbidden HQN Books © 2012 Nicola Cornick Traduzione di Anna Polo Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici Special settembre 2013 Questo volume è stato stampato nell'agosto 2013 presso ELCOGRAF S.p.A. stabilimento di Cles (TN) I GRANDI ROMANZI STORICI SPECIAL ISSN 1124 - 5379 Periodico mensile n. 180 del 4/09/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 368 del 25/06/1994 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - Via Trentacoste, 7 - 20134 Milano Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


Prologo La Ruota della Fortuna: il destino gira Londra, aprile 1817 L'uomo seduto davanti a lui aveva una certa reputazione: era considerato implacabile, intelligente, controllato e pericoloso. Mr. Churchward conosceva in parte la sua storia: il Barone Henry Wardeaux aveva fatto il soldato. Il suo modo di parlare diretto e spiccio era tipico di chi era abituato a comandare. Aveva combattuto con Wellesley in Spagna ed era conosciuto come l'Ingegnere per la sua abilità nel campo delle fortificazioni militari. Si sussurrava anche che avesse svolto missioni segrete dietro le linee nemiche. Come avvocato, Mr. Churchward si occupava di fatti concreti, eppure credeva alle storie che circolavano su Lord Henry Wardeaux. Il barone si appoggiò all'alto schienale della sedia e incrociò una gamba sull'altra. «Dunque, Mr. Churchward, avete scoperto qualche prova convincente sul fatto che Miss Mallon sia la nipote di Lord Templemore?» chiese. Nessun commento sul tempo mite e umido, nessuna domanda sulla salute dell'avvocato, che era piuttosto buona, a parte qualche sporadico attacco di gotta. Lord Wardeaux era un uomo di poche parole. 5


Mr. Churchward sfogliò le carte che aveva davanti con un certo nervosismo e si schiarì la gola. «Non abbiamo ancora trovato una prova definitiva, milord» ammise. «Sono passati solo due giorni» aggiunse, cercando di non apparire troppo sulla difensiva. Due giorni prima un uomo si era presentato nel suo studio con l'informazione che la nipote del Conte di Templemore, sparita da vent'anni, era viva e vegeta e lavorava come cameriera a Londra. Erano stati due giorni di attività frenetica, nel tentativo di verificare l'autenticità di quella notizia. Quell'incredibile annuncio aveva riacceso le speranze dell'anziano conte, che aveva subito mandato a Londra Henry Wardeaux, suo figlioccio ed erede. Se l'informazione fosse risultata vera, il barone non avrebbe più ereditato il titolo e le proprietà: Templemore era uno dei pochi titoli nobiliari del Paese che veniva trasmesso anche per linea femminile. Churchward si chiese come avrebbe reagito alla perdita della cospicua eredità. Difficile dirlo: Henry Wardeaux non rivelava mai le sue emozioni. «Cosa avete trovato, allora?» chiese. L'avvocato si lasciò sfuggire un sospiro. «Abbiamo scoperto molti particolari sulla famiglia adottiva di Miss Mallon, milord, nessuno dei quali positivo.» Le labbra di Henry Wardeaux si incresparono in un lieve sorriso. «Ah, sì?» «Il fratello maggiore ha un negozio di abiti di seconda mano, che in realtà è una copertura per la ricettazione di merci rubate» spiegò Churchward. «Il fratello di mezzo lavora in un albergo e quello più giovane...» L'avvocato scosse la testa con tristezza. «Non esiste attività criminale in cui non sia stato coinvolto: rapine per strada, frodi, furti...» 6


«E perché non è in prigione?» «È piuttosto abile a non farsi incastrare.» Questa volta Henry Wardeaux scoppiò in una sonora risata. «Dunque la nipote ed erede di Lord Templemore viene da un covo di ladri?» «Forse» ammise Mr. Churchward. Gli indizi che Margery Mallon fosse davvero Lady Marguerite SaintPierre erano convincenti, ma lui non amava quel tipo di prove. Le trovava irregolari e prive di un vero fondamento. Preferiva fatti, testimoni, deposizioni scritte, non la sbiadita miniatura e la spilla rosso granato che il suo informatore gli aveva mostrato. Giocherellò con la penna d'oca posata sullo scrittoio. Nella sua lunga e onorata carriera al servizio della nobiltà, non si era mai trovato alle prese con un caso come quello. La figlia del conte era stata uccisa vent'anni prima e la bimba di quattro anni rapita; nessuno si aspettava di rivedere la piccola Marguerite. Nessuno, né gli agenti né gli investigatori privati assoldati dal conte, era mai riuscito a rintracciarla. Lord Templemore l'aveva pianta per anni. Wardeaux cambiò posizione. «Se voi non riuscite a dimostrare che Miss Mallon è o non è la nipote di Lord Templemore, dovrò provarci a modo mio.» «Se mi deste più tempo, milord...» cominciò l'avvocato. Wardeaux alzò la mano con un gesto così autoritario da indurlo al silenzio. «Non abbiamo tempo.» Nel suo tono tranquillo si sentiva una nota d'acciaio. «Il conte è ansioso di ritrovare la nipote.» Mr. Churchward poteva capire quell'urgenza: Lord Templemore stava morendo. Eppure esitava ancora. Conosceva Margery Mallon e passando il caso a Henry Wardeaux gli pareva di gettarla in pasto ai lupi, di sacri7


ficarla senza pietà per togliersi d'impaccio. «Milord...» cominciò. Wardeaux attese impaziente. Era un uomo freddo e duro, a cui la vita aveva tolto ogni gentilezza. «La ragazza non ha idea del suo lignaggio» lo avvertì. «A quanto ho scoperto è piuttosto...» Cercò la parola giusta. «... innocente.» Il barone lo fissò e Mr. Churchward rimase sconcertato dal suo sguardo cupo: pareva che avesse dimenticato da tempo cos'era la vera innocenza. «Capisco» disse Wardeaux lentamente. Poi si alzò. «Dove posso trovarla?»

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1 La Luna: attenzione, non tutto è come appare L'orologio di St. Paul batteva le dieci quando Margery scese i gradini che portavano al seminterrato del bordello di Mrs. Tong. Non prevedeva di arrivare così tardi: in genere si recava al Tempio di Venere di giorno, quando non c'erano clienti e le ragazze si riposavano nelle loro stanze in attesa dell'attività notturna. A differenza di Mrs. Tong, loro erano generose. La lasciavano entrare in camera e prendere abiti, cappellini, guanti, tutto ciò di cui volevano liberarsi, in cambio dei pasticcini e dei dolci squisiti che preparava di persona. Quella sera Margery aveva portato canditi all'ananas e dolcetti di marzapane, torte zuccherate e minuscoli biscotti di pan di spagna ripieni di marmellata. Risalì poi lungo le scale sul retro fino a una sala al primo piano: l'ambiente era un trionfo di colori vivaci, di cuscini di seta viola e oro e le spesse tende di velluto rosso erano tirate per tenere fuori la notte. L'aria era pesante per gli effluvi dei profumi e l'odore delle candele di cera. Le ragazze erano già pronte per il lavoro notturno, ma si lanciarono in gridolini avidi e deliziati non appena videro Margery con il suo cestino e corsero subito a prendere scialli e guanti da scambiare con le prelibatezze dolci. 9


«Ragazze, ragazze!» Mrs. Tong si fece avanti come un domatore da circo che raduna i suoi animali per lo spettacolo. «I gentiluomini stanno arrivando!» Batté le mani per reclamare attenzione. «Kitty, Lord Carver ha chiesto di te. Martha, questa volta cerca di sedurre Lord Wilton. Harriett...» Un sorrisetto gelido le stirò le labbra. «Il Duca di Tyne è molto contento di te.» Mrs. Tong abbassò una scollatura qua e sollevò l'orlo di un abito là, poi mandò le ragazze nel salone. Loro se ne andarono chiacchierando in una nuvola di profumo, salutando Margery e leccandosi lo zucchero dalle dita. Lei le guardò scendere dalla scalinata principale come uno stormo di colorati uccelli del paradiso. Abituata com'era a usare le scale di servizio, aveva visto una sola volta le sale dove venivano ricevuti i clienti. Le erano sembrate sontuose e cariche di mistero, un mondo diverso e pericoloso decorato di sete lucenti e morbidi velluti e abbellito dalla presenza delle prostitute più avvenenti ed esperte di Londra. La stanza si svuotò e l'eco del chiacchiericcio si perse in lontananza. Lo sguardo penetrante di Mrs. Tong superò Margery indifferente, come se fosse un commerciante che conosceva il prezzo di ogni merce e non vedesse in lei nulla di interessante. Margery sapeva a cosa stava pensando. Lo aveva visto riflesso negli occhi della gente per anni. Era minuta e scialba e nessuno la guardava una seconda volta. Ormai ci era abituata e non se la prendeva. Durante gli anni di servizio aveva scoperto che la bellezza causava spesso grandi problemi. «Sarà meglio che te ne vada.» Mrs. Tong si cacciò in bocca uno dei dolcetti al marzapane di Margery e sospirò estatica mentre lo zucchero si scioglieva sulla lingua. «Usa le scale di servizio» le raccomandò con 10


asprezza. Lo zucchero non l'aveva addolcita. «Non voglio che i clienti pensino che lavori per me.» Afferrò il lembo di un vestito dorato che spuntava dal cestino di Margery. «È quella sprecona di Kitty che l'ha buttato via? Si poteva ancora utilizzare.» Diede uno strattone e l'abito finì per terra in una cascata di seta e pizzo. «Su, vattene. E lascia qui i canditi all'ananas.» «Niente vestito, niente canditi» replicò Margery con fermezza. Mrs. Tong alzò gli occhi al cielo, appallottolò il bell'abito dorato e glielo lanciò. Margery lo prese al volo, mentre l'altra si gettava sui dolci. «Prendo anche il marzapane» dichiarò. Prima di chiudere la porta e scivolare sul pianerottolo Margery fece in tempo a vedere Mrs. Tong mentre si lasciava cadere in una voluminosa poltrona imbottita. Con la parrucca di traverso e le gambe aperte, si cacciava i dolci in bocca come se stesse morendo di fame. Il pianerottolo era tranquillo e in penombra. Ormai le ragazze erano da basso e intrattenevano i clienti offrendo loro vino e frivole conversazioni. Mrs. Tong le avrebbe di certo raggiunte non appena si fosse ripresa dai suoi eccessi. Un suono di musica e risate filtrava attraverso le porte aperte del salone. Margery si diresse in punta di piedi verso le scale di servizio e lo spesso tappeto attutì il rumore dei suoi passi. Se anche avesse perso il vestito dorato per via dell'avarizia di Mrs. Tong, quella sera aveva comunque raccolto un buon bottino: tre paia di guanti, due cappellini – uno dei quali schiacciato, forse durante un incontro amoroso – altri due vestiti, di cui uno strappato, un bello scialle di seta macchiato di vino e vari capi di biancheria intima. Questi ultimi erano stati una sorpresa: le ragazze le avevano detto di non portarla. 11


Billy sarebbe stato contento: c'era parecchia stoffa da riutilizzare e alcuni vestiti che si potevano rivendere. Il fratello di Margery gestiva insieme alla moglie un negozio di abiti e oggetti di seconda mano. Margery preferiva non indagare sulla loro provenienza: sospettava che Billy fosse un ricettatore di roba rubata, ma il fratello la trattava bene e le dava sempre una percentuale sui profitti ricavati da ciò che gli portava. L'indomani, il suo giorno libero, gli avrebbe consegnato ciò che aveva raccolto quella sera e si sarebbe fermata a prendere il tè insieme a lui, Alison e la loro nidiata di figlioli. Quella sera però doveva tornare in Bedford Square: Lady Grant era una padrona deliziosa, ma perfino lei sarebbe rimasta sconvolta sapendo che la sua cameriera personale frequentava con regolarità i bordelli londinesi. Margery era a metà del pianerottolo quando inciampò nel tappeto persiano e il cestino le sfuggì di mano. Il prezioso abito dorato, che aveva sistemato in cima al mucchio, venne sbalzato fuori, passò attraverso gli spazi vuoti tra le colonnine di ferro battuto e atterrò volteggiando sul pavimento di marmo dell'ingresso sottostante. Margery rimase come paralizzata. Non voleva perdere quello sfarzoso abito di seta, che le era già costato tre scatole di dolci. Allo stesso tempo, però, non voleva farsi sorprendere nelle zone del bordello che le erano proibite. Se avesse infranto le regole, Mrs. Tong sarebbe stata capace di non farla più entrare e quella sostanziosa fonte di reddito sarebbe andata perduta. Margery cominciò a scendere l'ampia scalinata in punta di piedi, tutti i sensi in allerta per timore di farsi scoprire. Era giunta a metà strada quando sentì un suo12


no provenire dall'alto e si nascose in un'alcova in ombra, tra le statue di ninfe e pastori tutti nudi. Sentì contro le costole qualcosa di lungo e duro – il fallo di un satiro di marmo dall'espressione sognante. Non c'era da meravigliarsi che apparisse così felice. Margery lo esaminò con occhio critico: non aveva un'esperienza diretta in materia, ma il buonsenso le diceva che quelle dimensioni non erano realistiche. Forse tutte le statue di Mrs. Tong erano dotate in modo innaturale. Sperava solo che i clienti non si sentissero inadeguati. Margery scese cauta un altro gradino e poi un altro ancora. Ne mancavano solo tre per ritrovarsi nell'atrio a piastrelle bianche e nere; a quel punto avrebbe potuto afferrare il bell'abito dorato, cacciarlo nel cestino e varcare la porta foderata di stoffa verde che portava alla zona riservata alla servitù. Era un piano semplice e quasi funzionò. Margery era ormai vicina alla porta quando si accorse di qualcuno che le bloccava la strada. Non era Mrs. Tong, piena di indignazione, ma un uomo immobile e silenzioso nell'ombra. La luce delle candele enfatizzava alcuni tratti del viso e ne nascondeva altri. Margery riuscì a distinguere i capelli neri un po' troppo lunghi, ma non la sfumatura precisa. Il viso sottile, dalla pelle olivastra e gli zigomi alti, le ricordava certe statue di pietra che aveva visto nelle chiese. Aveva una fossetta in ogni guancia e una sul mento. Uno strano brivido la percorse: quell'uomo aveva il viso di un santo e gli occhi scuri, maliziosi e pieni di segreti di un peccatore. Anche le sopracciglia erano scure e la bocca non appariva né troppo carnosa, né troppo sottile. Quando sorrise, Margery si rese conto che gli stava fissando proprio la bocca. Si sentì invadere da un'ondata di calore intenso e po13


co familiare, che le faceva formicolare la pelle e girare la testa. Indietreggiò confusa, cercando di riprendersi. Nel bordello faceva molto caldo; forse era per quel motivo che si sentiva all'improvviso sul punto di svenire, o forse stava covando qualche malanno, come avrebbe detto la nonna. Il gentiluomo continuava a fissarla immobile. Lei ricambiò il suo sguardo. Era un gentiluomo, su questo non c'erano dubbi. I suoi vestiti erano eleganti, un particolare che Margery, con il suo occhio per lo stile e i colori, non mancò di apprezzare. La cravatta era allacciata in un modo complicato che non riuscì a riconoscere e fermata da una spilla di diamanti. Una giacca elegante tendeva le ampie spalle senza fare una grinza e i pantaloni stretti aderivano alle cosce. Un vero damerino, pensò Margery. L'istinto ormai allenato di cameriera l'aiutava a riconoscere chi si trovava davanti: questo era un gentiluomo alla moda, ma in lui c'era anche qualcosa di cupo, profondo e pericoloso che non riusciva a capire fino in fondo. Margery rabbrividì. Lo sconosciuto le stava tagliando ogni via di fuga. «Posso aiutarvi, milord?» chiese. Se ne pentì subito: non era la frase più appropriata, visto che si trovavano in un bordello. Nei suoi occhi scuri guizzò un lampo simile al tremolio emesso dalle candele. L'uomo fece un passo avanti verso di lei. Senza volerlo, Margery strinse più forte il manico del cestino e questo scricchiolò. «Oh, sicuro.» La voce era morbida e il tono divertito. Il sorriso che gli distese le labbra arrivò a illuminargli gli occhi scuri di una luce calda e Margery si sentì avvampare. Adesso una strana consapevolezza le ribolliva nel sangue. 14


Doveva stare attenta; quello era di certo un libertino. «Io non lavoro qui» precisò in fretta. L'uomo la squadrò da capo a piedi con aria d'approvazione. Sì, era un libertino: sapeva come guardare una donna. Nei suoi occhi c'era un'espressione che Margery aveva visto spesso nello sguardo degli uomini intenti a fissare le signore belle e scandalose per cui aveva lavorato. L'aveva vista anche negli occhi di chi si trovava davanti i suoi squisiti dolci fatti in casa. Era un misto di avidità, congettura e desiderio. Nessuno l'aveva mai guardata così, come se volesse divorarla, assaporarla e godersi quel piacere. Un'idea simile era assurda e impossibile. Eppure quell'uomo la stava fissando con profondo interesse e – Margery deglutì, la gola all'improvviso secca – chiaro desiderio. Doveva esserci un errore. La stava confondendo con un'altra. «Non lavorate qui» ripeté con voce sommessa. Fece un altro passo avanti, allungò una mano e le sfiorò la guancia con un tocco lieve. Non portava i guanti e la sua mano era calda. Margery si sentì la pelle rovente. «Sono qui in visita» spiegò tutto d'un fiato. Lui sgranò gli occhi e quel sorriso che faceva pensare alla luce del sole sull'acqua si accentuò. «Non c'è niente di male in questo» osservò. «No! Voglio dire... non sono qui per...» Margery si interruppe; come poteva descrivere le pratiche sessuali che i clienti di Mrs. Tong preferivano e che le erano del tutto ignote? «Sono una cameriera» aggiunse. «Ma certo, capisco: preferite mantenere l'incognito.» Lo sconosciuto scrollò le ampie spalle. «Non preoccupatevi: Mrs. Tong è aperta a tutti i gusti. Molte signore 15


adorano travestirsi da cameriera. La Regina di Francia Maria Antonietta, per esempio.» Sorrise. «Il cestino è davvero un tocco grazioso» commentò in tono d'approvazione. «Non è un travestimento» sussurrò Margery. Ormai l'uomo era così vicino che le pareva di aver perso la favella. «Sono davvero la cameriera personale di una signora.» Lo sconosciuto scoppiò a ridere. «Siete proprio intraprendente a integrare il vostro salario in questo modo» commentò. Oddio, l'aveva presa per una prostituta! Non era poi così strano: Margery conosceva molte domestiche pronte a vendere i loro favori, un'attività più redditizia che strofinare pavimenti. Girava voce che una volta Lord Osborne avesse fatto visita al suo bordello preferito per trovarsi davanti una delle sue cameriere, che nel tempo libero faceva la prostituta. Lei però non aveva mai preso in considerazione quella possibilità. Quando aveva lasciato il Berkshire diretta a Londra, gli ammonimenti della nonna le risuonavano ancora nelle orecchie. «Londra è un ricettacolo di vizi» l'aveva avvertita. «Dammi retta: io ci sono stata. Mantieniti pura per un marito, ragazza mia.» Margery non pensava a cercare marito, ma per lei la purezza era importante. Inoltre nessuno le aveva mai chiesto di rinunciare alla sua virtù. I valletti gemelli di Lady Grant erano troppo presi da se stessi per notare chiunque altro e gli altri domestici erano troppo giovani, troppo vecchi o troppo brutti. Erano amici; Margery non aveva mai sentito il minimo fremito amoroso per uno di loro. Aveva una sorta di corteggiatore, Humphrey, il se16


condo giardiniere dei vicini. Le portava dei fiori, la fissava impacciato e arrossiva se lei gli parlava. Humphrey le ricordava un cane randagio, le suscitava pietà e un certo affetto spazientito. Davanti a lui Margery non tremava e non si sentiva le gambe molli, come le succedeva in quel momento. Humphrey non le mozzava il fiato in gola e non le faceva battere forte il cuore, tutte cose che le stavano accadendo ora. L'avevano però messa in guardia contro i bei gentiluomini che approfittavano delle ingenue ragazze di campagna. Nonna Mallon non aveva tutti i torti: a Londra c'era davvero spazio per ogni tipo di vizi. Margery era sicura che quell'uomo ne conoscesse e praticasse un buon numero. C'era qualcosa di provocante e sensuale in lui. «Non ci siamo capiti.» Le parole le uscirono di bocca stridule e forzate. «Non sono una ragazza di facili costumi e non sono qui per assaggiare i piaceri offerti dal bordello.» «Ne siete sicura?» Si era immaginata la nota di desiderio nella sua voce? Margery era senza fiato. «Nemmeno...» Ora la bocca dell'uomo era pericolosamente vicina alla sua. «... un bacio?» «Sono vergine!» proruppe Margery. Lui sorrise. «Ci vuole ben più di un bacio per cambiare quella condizione, tesoro.» Per un lunghissimo momento Margery sentì il calore del suo corpo, mentre il battito impazzito del proprio polso le rimbombava nelle orecchie. Si rese conto sconvolta che aveva voglia di baciarlo. Una curiosità venata di malizia la pungolava. Non riusciva quasi a crederci: cose del genere non le succedevano mai. Aveva troppo buonsenso per baciare uno sconosciuto in 17


un bordello... o almeno così pensava. L'atmosfera sontuosa e lasciva del Tempio di Venere doveva averla contagiata, facendole l'effetto di una dose eccessiva di vino e ora si trovava davanti quell'uomo che era la tentazione in persona. Le labbra di lui sfiorarono le sue con un tocco così leggero che Margery pensò di averlo immaginato. L'uomo soffocò il suo sussulto sconvolto con un altro bacio, ardente e dolce, che la colse del tutto di sorpresa. Per lei era la prima volta. Ogni tanto si era chiesta cos'avrebbe provato e ora all'improvviso lo sapeva. Pareva che ci fossero troppe sensazioni per riuscire ad afferrarle tutte. Era consapevole solo delle sue braccia forti che la cingevano e del tocco della sua bocca sulla propria. Era un'esplosione di scintille e fiamme; Margery si sentiva invasa da un desiderio così intenso da essere quasi doloroso, capace di farla tremare come non le era mai successo in vita sua. Lo sconosciuto le dischiuse le labbra con gentilezza e vi insinuò la lingua. Ormai le girava la testa, si sentiva sciogliere e provava un delizioso turbamento. Ora capiva perché alla gente piaceva tanto baciarsi; non avrebbe mai voluto smettere. Il suo corpo era morbido e cedevole contro quello forte e duro di lui. Margery si era persa in un mondo nuovo e pericoloso e non voleva che la ritrovassero. Una porta sbatté alla sua destra. Margery trasalì, tornò alla realtà e si sottrasse alla stretta dello sconosciuto. Ogni dolcezza svanì, lasciandola sconvolta. Lei non era Cenerentola e nemmeno un'eroina dei romanzi gotici che leggeva in segreto. Lei era una cameriera e lui un gentiluomo. Cosa le era venuto in mente? In realtà lo sapeva: aveva pensato che i baci fossero la cosa più deliziosa del mondo. O meglio, baciare quell'uomo in 18


particolare era quanto di più delizioso potesse immaginare. Questo però non la rendeva la cosa giusta da fare. «No.» Premette un dito contro le labbra in un gesto che la tradì. Vide il suo sguardo seguire quel movimento e incupirsi. «No» ripeté Margery. «Questo è sbagliato.» «Tu!» Mrs. Tong le piombò addosso come un'arpia vendicativa, gli scialli al vento e i braccialetti che tintinnavano. «Ti avevo detto...» Si interruppe mentre l'uomo si metteva al fianco di Margery con aria protettiva. Un sorriso falso e radioso trasformò i suoi tratti aguzzi. «Vi chiedo perdono, milord. Non vi avevo visto. Questa ragazza vi stava importunando? Non lavora qui.» Mrs. Tong lanciò a Margery un altro sguardo velenoso. «Le mie ragazze sono molto più professionali...» «Non ne dubito, signora» la interruppe il gentiluomo, in tono così affabile che non parve nemmeno un'interruzione. «C'è un malinteso, comunque: mi ero perso...» Ora nella sua voce si avvertiva una nota divertita. «... e Miss Mallon mi stava dando delle indicazioni per le quali le sono molto grato.» «Visto che si trovava nel posto sbagliato, non vedo come possa dare indicazioni a qualcuno» replicò con asprezza Mrs. Tong. Poi addolcì il tono e gli posò una mano sul braccio. «Se volete venire con me, milord, posso offrirvi tutto ciò che volete. Tu...» girò la testa verso Margery, «fuori di qui.» «Buonanotte, signora.» Margery le rivolse un lieve cenno di saluto. Si sentiva trafiggere dai suoi occhietti scuri e diffidenti. Mrs. Tong la sospettava di concorrenza sleale, era chiaro. Quella era l'ultima volta che le avrebbe permesso di entrare nel Tempio di Venere. «Milord...» Rivolse una riverenza al gentiluomo. 19


«Spero che saprete ritrovare la strada.» Quel sorriso provocante tornò a distendergli le labbra, strappandole un fremito. «Ora sembrate un predicatore metodista, Miss Mallon.» Margery si girò. Non voleva vederlo mentre seguiva Mrs. Tong nel salone del bordello pieno di prostitute cinguettanti. Quel pensiero le provocò una strana stretta al cuore. Era assurdo prendersela tanto, quando aveva solo civettato con lei. L'avrebbe dimenticata in meno di un giorno, o più probabilmente in meno di un'ora. La porta del salone si aprì, facendo traboccare nell'ingresso luce e musica. I veri affari della serata stavano per cominciare. Margery si mise il cestino sotto il braccio e corse verso la porta che dava accesso alla zona della servitù. Attraversò la cucina piena di vapore, dove le cuoche preparavano leccornie deliziose per i clienti di Mrs. Tong. Nessuna la degnò di uno sguardo mentre passava. Era diventata di nuovo invisibile. Fuori la notte era illuminata dalle stelle, ma all'improvviso le parve di avere i piedi di piombo. Era solo stanca, si disse. Quella sensazione non aveva nulla a che fare con il gentiluomo conosciuto nel bordello e con la delusione per il brusco finale del loro incontro. Era stanca perché si era alzata presto per lavare la biancheria di seta di Lady Grant, di qualità così squisita che la padrona non voleva affidarla a nessun altro. Aveva lavorato tutto il giorno e anche la sera, e una volta tornata in Bedford Street avrebbe dovuto aspettare alzata il ritorno di Lady Grant dal teatro. Chi pensava che le cameriere personali avessero una vita facile non sapeva di cosa parlava. «Moll!» Margery trasalì e si girò. L'unico a chiamarla così era suo fratello Jem. Attese che la sua alta figura sbu20


casse dalle ombre che avvolgevano l'angolo della strada e la raggiungesse. «Pensavo che fossi tu» ridacchiò. «Cosa diavolo facevi in una casa di malaffare, Moll?» «Faccende mie» tagliò corto lei. Jem sollevò il coperchio del cestino e afferrò l'ultimo pasticcino al miele. Margery gli diede un colpetto sulla mano, ma lui lo mangiò lo stesso. «Si rovinano se nessuno li tocca» si giustificò Jem. «Che bontà!» aggiunse a bocca piena, lasciando una scia di briciole sul selciato. «Avresti dovuto fare la cuoca, invece della cameriera.» «Non voglio fare la cuoca» replicò Margery. «Voglio preparare solo dolci e paste.» Sognava di aprire una pasticceria e guadagnarsi da vivere vendendo torte e pasticcini, ma era un'impresa costosa, così nel frattempo aiutava la cuoca di Lady Grant con le preparazioni più complicate. «Quando farò fortuna ti aprirò un negozio tutto per te» promise Jem ripulendosi la bocca con il dorso della mano. Margery scoppiò a ridere. «Morirò in attesa di quel giorno» replicò senza rancore. Jem spendeva ogni penny guadagnato con i suoi affari poco puliti nel gioco, nelle bevute e nelle donne. Non l'avrebbe mai ammesso, ma Jem era il suo fratello preferito. Pur avendo una decina d'anni più di lei, le era sempre stato vicino. Margery sapeva che non avrebbe dovuto preferirlo agli altri: Billy lavorava sodo per mantenere la moglie e la famiglia in continua crescita e Jed, rimasto nel Berkshire, aveva trovato un impiego in un albergo. Jem invece era un briccone incapace di guadagnarsi da vivere onestamente, ma almeno era allegro, mentre Billy era sempre così serio. C'era 21


qualcosa in lui che rendeva impossibile arrabbiarsi, perfino quando, come adesso, si serviva senza pudore dei suoi dolci. Era fascino puro, pensò Margery, coprendo con fermezza ciò che restava della sua produzione con un panno. «Ti accompagno» annunciò Jem. «Non riceverai altri dolci per il disturbo» lo avvisò lei. Lui scoppiò a ridere. «Sei proprio dura, Moll.» «Se non fossi mio fratello non perderei un minuto con te.» La piazza di Covent Garden era affollata. Una signora elegante al braccio di un gentiluomo anziano si girò a guardarli e Margery sospirò. Era sempre la stessa storia: le donne parevano del tutto incapaci di resistere al fascino di Jem. I capelli biondi, gli occhi azzurri, il sorriso pronto e il fascino provocante sembravano gettare un incantesimo su di loro, inducendole a liberarsi dei vestiti, delle inibizioni e dei mariti per infilarsi nel suo letto. Jem rivolse alla signora un inchino esagerato e ridacchiò con sfacciata arroganza. «Per favore!» protestò Margery tirandolo per un braccio. «Perché non ti fai pagare un tanto all'ora?» Jem scoppiò di nuovo a ridere. «È un'idea.» «Sono sicura che Mrs. Tong ti darebbe un lavoro. Le piacciono i bei ragazzi.» «Non è l'unica» ridacchiò Jem compiaciuto. Le batté un colpetto sulla mano. «Su, Miss Mallon, dammi un po' di rispettabilità.» Margery si fermò di colpo; un'altra coppia finì loro addosso in un profluvio di esclamazioni e scuse. «Cosa diavolo ti è preso?» chiese Jem. Margery non lo sentì. Strinse il manico del cestino, 22


mentre una strana inquietudine la invadeva. Si ritrovò nell'ingresso del bordello, con le mani dello sconosciuto su di sÊ, tornò ad assaporare i suoi baci e a sentire la sua voce suadente che ammansiva quell'arpia di Mrs. Tong. Miss Mallon mi stava dando delle indicazioni... Margery si rese conto solo in quel momento che l'uomo conosceva il suo nome.

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L'educazione di una contessa NICOLA CORNICK Londra, 1817 - Come cameriera personale di alcune delle dame più note dell’alta società, Margery Mallon sa che deve tenersi alla larga dagli affascinanti gentiluomini: le avventure di quel tipo vanno bene solo nei romanzi che legge in segreto. Tuttavia, quando un attraente sconosciuto le offre un assaggio di passione, Margery non sa resistere. L'uomo è in realtà Lord Henry Wardeaux, deciso a ricongiungerla con il nonno, Lord Templemore: il vero nome di Margery è infatti Marguerite, scomparsa vent’anni prima durante una tragica rapina. Erede della nobile famiglia, viene trasformata di punto in bianco da cameriera in contessa, ma dovrà fare i conti con i pettegolezzi del ton, una fila di corteggiatori attirati dal suo ingente patrimonio e una serie di misteriosi incidenti. Per fortuna Henry è rimasto al suo fianco, a proteggerla...

Scandalo al ballo NICOLE JORDAN Inghilterra, 1816 - Quando la cugina lo sprona a corteggiare l'affascinante Sophie Fortin, Lord Jack Wilde si dimostra scettico. La fanciulla in questione è senza dubbio una bellezza, ma la famiglia a cui appartiene preferirebbe vederla morta che sposata a un Wilde, dato che una ruggine di vecchia data, apparentemente insanabile, divide le due casate. Jack, tuttavia, intrigato dalla sfida, decide di partecipare a un ballo in maschera e, non riconosciuto, ammalia Sophie con un bacio mozzafiato, rimanendone a sua volta stregato. Non appena l'identità del giovane lord viene svelata, volano scintille. Come ha osato Jack irretirla con false promesse e dolci parole, sapendo che un futuro insieme è per loro impossibile? Lui dovrà sfoderare le più sottili arti seduttive per dimostrare a Sophie che una simile passione non può essere osteggiata neppure dal destino.


Maestro di passione VICKY DREILING Londra, 1818 - Miss Amy Hardwick sa che i mesi successivi saranno determinanti per il suo futuro. Una nuova Stagione è infatti alle porte, l'ultima per trovare un marito di rango e per togliersi finalmente di dosso l'etichetta di timida senza speranza che la perseguita fin dal suo debutto. Un'impresa tutt'altro che facile, ma se ci si mette di mezzo il Diavolo... È questo infatti il soprannome di William Darcett, il libertino più pericoloso del ton, appena rientrato dal Continente e pronto a scandalizzare l'alta società con i suoi modi licenziosi. E quando, per un bizzarro caso del destino, i due vengono sorpresi in una situazione compromettente, l'incredibile accade: il diabolico Will sposa la schiva Amy. Eppure lei non è il fragile fiore che tutti si immaginano: una sorprendente sensualità si cela sotto le sembianze da educanda e toccherà a Will, complice una scommessa, darle libero sfogo.

Matrimoni e compromessi CANDACE CAMP Inghilterra, 1818 - La sorella del Conte di Rawdon, Genevieve Stafford, ha deciso di contrarre un matrimonio degno del nome altisonante che porta. La sua algida bellezza e i modi aristocratici non dovrebbero incontrare resistenze nel conquistare uno tra i Pari più in vista del regno. Tuttavia, a fidanzamento già annunciato, un terribile scandalo travolge la giovane lady che, ripudiata dal suo promesso sposo, non ha altra scelta se non nascondersi nella tenuta di famiglia. Inaspettatamente le viene in soccorso Sir Myles Thorwood, caro amico del fratello, che le propone un matrimonio di convenienza per salvare la sua reputazione. Genevieve è convinta che le tocchi un'unione senza amore, ma l'affascinante consorte ha altro in mente. Mentre i due indagano sul motivo misterioso che ha generato lo scandalo, la conoscenza reciproca si fa sempre più approfondita. E appassionata.

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