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Presenta

FONDENTE COME IL CIOCCOLATO Il sesso è come un bignè: è una tentazione che ti fa dimenticare i buoni propositi, ma ti soddisfa tanto che sei contenta di aver ceduto. MOLTO PIÙ CHE UN EROTICO. La storie di Elle e Dan è sexy, passionale, potente, oscura. Amazon Reviews

Un altro romanzo per le nostalgiche di Mr. Grey? No, di più. Megan Hart firma un libro che va oltre le 50 Sfumature. Perché Dan è ancora più spietato, ancora più irresistibile. Feroce, oscuro, affascinante, sa cosa vuole e come ottenerlo. E vuole solo Elle, a costo di sovvertire ogni sua regola. Non chiedo scusa a nessuno per quello che sono o per quello che sono stata, dentro e fuori dal letto. Ho un lavoro, una casa, una vita e per molto tempo non ho desiderato nient’altro. Fino a Dan. Fino a ora.

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VICKY DREILING

Le regole del corteggiamento


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: How to Marry a Duke Grand Central Publishing - Forever © 2011 Vicky Dreiling This edition published by arrangement with Grand Central Publishing, New York, New York, USA. All rights reserved. Traduzione di Teresa Rossi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione I Grandi Romanzi Storici Special marzo 2013 Questo volume è stato stampato nel febbraio 2013 presso la Mondadori Printing S.p.A. stabilimento Nuova Stampa Mondadori - Cles (Tn) I GRANDI ROMANZI STORICI SPECIAL ISSN 1124 - 5379 Periodico mensile n. 170 del 6/03/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 368 del 25/06/1994 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Londra, 1816 Le bellezze del beau monde avevano fatto ricorso al trucco di mostrarsi maldestre, nello sforzo di accaparrarsi un marito duca. Tristan James Gatewick, Duca di Shelbourne, entrò nel salone da ballo di Lord e Lady Broughton con una smorfia. Un quartetto di marmocchie ridacchianti era in piedi vicino alle porte aperte, dondolando i fazzoletti come se si preparasse a lasciarli cadere. Deciso a evitare di prestarsi ancora al giochetto di raccoglierli, lui deviò a passo deciso lungo il perimetro della sala. Con un sospiro rassegnato, ammise che aveva contribuito alla propria disgrazia. Da quando i giornali scandalistici lo avevano definito lo scapolo più ambito d'Inghilterra, aveva raccattato ventinove fazzoletti di pizzo, cinque guanti e dodici ventagli d'avorio. Se solo avesse potuto indursi a scegliere una moglie basandosi sulla scarsa eleganza con cui una donna maneggiava quegli oggetti, ormai sarebbe già stato sposato con la candidata più inetta. Purtroppo, non sopportava il pensiero di passare il resto della vita con Sua Mancanza di Grazia. Scrutò la folla cercando la padrona di casa di quel grandioso ricevimento. Fatica inutile. La crème de la crème affollava il salone come uno sciame di api. 5


Tutto sarebbe stato meglio che sottoporsi alle dubbie delizie del mercato matrimoniale, ma con l'avvicinarsi del suo trentunesimo compleanno non poteva più fingere disinteresse. La successione del ducato era a rischio da troppo tempo. Qualcuno gli batté un ventaglio sulla spalla. Lui si fermò e si trovò davanti Genevieve e Veronica, due delle sue ex amanti. Vedendole insieme, si rese conto di quanto le due bellissime vedove si somigliassero. Entrambe erano alte, brune e procaci. Tristan passò in rassegna i ricordi archiviati nel suo cervello e si accorse che tutte le sue passate amanti avevano le medesime caratteristiche. Be', quelle che riusciva a ricordare... Si inchinò e baciò doverosamente la mano a entrambe. «Signore, è un grande piacere rivedervi.» «Vi fischiano le orecchie?» chiese Veronica in un tono esageratamente sensuale. «Siete l'argomento del giorno.» «Ne sono lieto» mentì lui. Era sempre più frustrato per la notorietà alimentata dai giornali. Come diavolo avrebbe fatto a trovare una moglie, in quell'atmosfera da circo? Ma una doveva pur trovarla. Genevieve ridacchiò. «Vi stavamo confrontando con tutti gli altri nostri ammiratori.» «E che cosa avete concluso?» Genevieve si fece più vicina e gli strinse il braccio. «Abbiamo concluso che eravate il più malandrino di tutti i nostri amanti.» Lui la guardò con un sorriso malizioso. «È davvero un bel complimento.» Veronica gli lanciò uno sguardo di sottecchi. «Che cosa si prova a essere lo scapolo più ambito d'Inghilterra?» Genevieve rise allegramente. «Fate attenzione, Shelbourne. Una folla di signorine vi dà la caccia.» «Non volete salvarmi?» chiese lui con una smorfia. Le due donne risero, gli lanciarono un bacio e si allontanarono, abbandonandolo alle sue predatrici. Quando si voltò, le 6


quattro sciocchine che aveva visto poco prima si fermarono a fissarlo, eccitatissime. A giudicare dal loro aspetto e dai casti abiti bianchi, calcolò che non una di loro aveva un giorno più di diciassette anni. Aveva bisogno di una moglie, ma non aveva alcuna intenzione di razziare la proverbiale culla. Quando le fanciulle continuarono a fissarlo a bocca aperta, fece un passo verso di loro. «Buu!» I loro strilli gli risuonarono nelle orecchie mentre si allontanava fra la folla. Ignorando le occhiate avide che lo inseguivano ovunque andasse, si fece largo fra molti corpi caldi, sudati, e non del genere di quelli che un uomo sperava di trovarsi nudi e disponibili nel letto. Con non poco rimpianto, mise al bando i pensieri di nudo e disponibile allo scopo di concentrarsi su virtuoso e verginale. Per prima cosa doveva localizzare Lord e Lady Broughton. Forse la padrona di casa lo avrebbe presentato a una giovane signora di buonsenso e buona famiglia. E forse i porci avrebbero volato... Tristan avrebbe magari potuto evitare tutte quelle sciocchezze se la sua cara mammina avesse collaborato. Quando, un mese prima, l'aveva informata della sua esigenza di trovare una sposa, lei gli aveva assestato un colpetto con il ventaglio e gli aveva chiesto se fosse ammattito. Un forte colpo nelle vicinanze lo spinse a cercare un riparo. Strilli femminili esplosero tutto attorno a lui. Allarmato, Tristan cercò la fonte dal rumore, e si rese conto che era semplicemente stata sbattuta la porta del salotto dedicato al gioco delle carte. Il gentiluomo responsabile di quell'atto poco cerimonioso non era altri che il suo più vecchio amico, Marc Darcett, Conte di Hawkfield. Tristan richiamò l'attenzione di Hawk con un cenno e si avviò nella sua direzione. Concentrato sull'amico, non si accorse del pericolo fino a quando qualcosa non scricchiolò sotto la sua scarpa. Una rapida occhiata al pavimento confermò i 7


suoi peggiori timori... il tredicesimo incidente con un ventaglio caduto. Maledizione, lo aveva schiacciato! Alzò gli occhi, aspettandosi una madre astuta e una figliola che arrossiva. Invece, una giovane donna minuta dai capelli biondo miele stava fissando la sua scarpa. Disse qualcosa che somigliava, più o meno, a: Cenere alla cenere, polvere alla polvere. Con tutte le voci che gli risuonavano nelle orecchie, Tristan pensò di avere udito male. Benché fosse tentato di tirare diritto, non poteva ignorare il ventaglio che aveva rotto. «Vi chiedo scusa» disse, chinandosi a raccogliere le stecche d'avorio frantumate. «Non è colpa vostra. Qualcuno mi ha urtato il braccio.» La scusa era la peggiore che avesse sentito fino a quel momento. Tristan non si curò neppure di celare il proprio cinismo mentre faceva scorrere lo sguardo sull'abito bianco della giovane donna. Nastri azzurri ornavano il corpino, attirando l'attenzione sulla generosa scollatura. Lui proseguì l'esame con il viso ovale della ragazza. Lei lo osservò con un sorrisetto sulle labbra. Labbra piene e morbide come un guanciale. Tristan respirò a fondo. Buon Dio, con quella bocca avrebbe potuto fare fortuna come cortigiana. Sotto le lunghe ciglia, gli occhi della ragazza scintillavano maliziosi. «Signore, se volete restituirmi i resti, provvederò alla sepoltura.» La battuta lo sbalordì. Un po' tardi, si rese conto che le stava sorridendo. Probabilmente la fanciulla credeva che fosse caduto nel suo trucchetto. Esasperato con se stesso, Tristan afferrò il ventaglio rotto, si rialzò e glielo mise nelle piccole mani inguantate. Incontrò di nuovo il suo sguardo divertito, notando che non faceva moine, né arrossiva. Non era una ragazzina alle prime armi. «Mi scuso per il danno. Permettetemi di farlo riparare.» 8


«È rovinato in modo da sfidare qualunque riparazione» ribatté lei. «Insisto nel compensarvi per...» «Le mie sofferenze?» Lei rise. «Vi assicuro che la morte di questo ventaglio è un sollievo per me. Guardate. Come potete vedere era decisamente brutto.» Non erano stati formalmente presentati, e tuttavia lei lo aveva invitato ad avvicinarsi. Tristan decise di accontentarla e di scoprire fin dove arrivavano le sue intenzioni. Mentre lei esponeva le mancanze dell'oggetto in questione, lui scoccò un'altra occhiata alla sua bocca, immaginandola umida e gonfia per i baci. Un lento calore gli si diffuse nelle vene. La ragazza continuava a parlare in modo disinvolto, come se fossero vecchi amici, anziché due sconosciuti. «Anche le mie cameriere lo hanno rifiutato» spiegò. «Perciò ho deciso di portare questo oggetto pietoso almeno una volta.» Un valletto con un vassoio di coppe di champagne si fermò davanti a loro. Lei si sollevò sulle punte dei piedi come una ballerina per posare il ventaglio rovinato sul vassoio. Era piccola, ma le gonne leggere delineavano un fondoschiena deliziosamente rotondo. Tristan amava le donne voluttuose e il suo occhio allenato gli diceva che quella aveva il corpo di una dea. Il suo sangue si rimescolò. La voleva. Un avvertimento gli risuonò nella testa. Probabilmente era sposata, e lui non se la spassava mai con le mogli altrui. Però, forse non lo era. Si sorprese a sperare che fosse una vedova disponibile e solitaria, ma intendeva fare assai più che sperare. «Povero, piccolo ventaglio. Possa tu riposare in pace.» Lei fece una piroetta e gli indirizzò un sorriso abbagliante. «Ecco, ho finito il lutto.» Era eccezionalmente brillante, ma senza l'artificiosità comune nella buona società. 9


Tristan la guardò negli occhi, con intenzione. «Adesso che il funerale è finito, forse vorrete permettermi di accompagnarvi al tavolo dei rinfreschi.» E da lì in un luogo più privato. «Siete troppo gentile, ma devo tornare dai miei amici.» Tristan provò un senso di trionfo. Aveva detto amici, ma non aveva accennato a un marito. «Mi concederete il piacere della vostra compagnia ancora per un po'? Intendo persuadervi ad accettare la mia offerta.» «Ho dozzine di altri ventagli» disse lei. «Le vostre scuse sono più che sufficienti.» Intendeva giocare duro per alzare la posta. Da quando era adulto, le donne gli avevano sempre dato la caccia. A quella prospettiva, un brivido di eccitazione gli corse nel sangue. Ma doveva procedere con cautela. Se l'aveva mal giudicata, si sarebbe offesa. Sorrise. Sapeva esattamente quale carta giocare. Frugò nella tasca interna e tirò fuori il suo biglietto da visita. «Prendetelo. In caso cambiaste idea, mandatemi due righe.» Se rifiutava, avrebbe avuto la sua risposta. Ma se accettava, avrebbe avuto il suo nome. E presto lei. Quando lei tese la mano per prendere il cartoncino, Tristan trattenne il respiro. Prendilo, piccola ammaliatrice. Ti porterò fino alle stelle per tutta la notte. Lei esitò, poi sbirciò il biglietto da visita... e spalancò gli occhi. Fece una riverenza, borbottando qualcosa che Tristan non poté distinguere, e sparì fra la folla. Quell'atto improvviso lo colse di sorpresa. Fece due passi, cercandola con lo sguardo, ma la folla l'aveva inghiottita. Era evidente che prima non sapesse chi era lui. Ma perché era fuggita? «Eccoti qui.» Al suono della voce di Hawk, Tristan si voltò. 10


«Ho cercato di salvarti» disse l'amico, «ma quel dragone di Lady Durmont mi ha bloccato. E così, chi era l'ultima bella maldestra che ti ha avvicinato?» «Non ne ho idea» rispose Tristan. «Mi sembra di capire che non la conosci.» «Non l'ho mai vista.» Hawk aggrottò le sopracciglia. «Che cosa ti salta in mente di metterti a conversare con una sconosciuta?» «Ho calpestato il suo ventaglio.» Hawk sbuffò, disgustato. «Seguimi.» Accompagnando l'amico, Tristan si chiese come poteva avere frainteso i segnali della ragazza. Le donne che lo corteggiavano non facevano mistero delle loro illecite intenzioni, spesso con allusioni arrischiate. La ragazza misteriosa lo aveva sorpreso e incuriosito, ma non aveva abboccato all'amo, perciò smise di pensare a lei. Hawk lo condusse a una nicchia nella parete, che conteneva una statua della dea Fortuna. «Vecchio mio, devi stare più attento» disse. «Queste mocciose sono disperate. Una di loro potrebbe attirarti in una situazione compromettente.» Tristan sbuffò. «Una storia istruttiva a rovescio. Signora libertina seduce scapolo inesperto.» «Ci sono un'infinità di signore astute nel mercato matrimoniale, che getterebbero alle ortiche la loro virtù per sposare un duca.» «Ridicolo» ribatté Tristan. Lui non sarebbe mai caduto in simili trucchetti. «Dimentica questa faccenda del matrimonio, per ora» disse Hawk. «Non hai bisogno di correre all'altare.» «Ho lasciato il ducato senza eredi per tredici anni.» Con ottime ragioni, aggiunse Tristan fra sé. Hawk sospirò. «Sei proprio deciso a sposarti?» «Deciso, sì. Che ci riesca, è tutto da vedere.» «Ecco che, come al solito, rendi le cose troppo complicate. 11


Comunque sei fortunato, ho in mente un piano brillante.» «Spero che sia anche divertente» ribatté Tristan. «È semplice» disse Hawk. «Scegli la ragazza più bella della sala, fatti presentare e invitala a ballare. Poi va' a farle visita domani e chiedi la sua mano. In meno di ventiquattr'ore sarai fidanzato.» «E questo lo chiami un piano brillante?» Hawk incrociò le braccia sul petto. «Che cos'ha che non va?» «La maggior parte delle bellezze che ho conosciuto sono vanitose, sciocche e maldestre» spiegò Tristan. «Vuoi una moglie brutta?» Tristan guardò l'amico di traverso. «Non è questo che intendevo.» «Allora che cosa diavolo vuoi?» «Una donna di buonsenso, rispettabile e graziosa.» Voleva di più, ma non aveva intenzione di confessare le proprie fantasie. «Se è una moglie noiosa e insignificante che cerchi, non hai bisogno di guardare più lontano di quella parete» replicò Hawk, indicando un gruppo di ragazze bruttine sedute accanto ad alcune vedove anziane. Tristan stava per voltarsi quando scorse la giovane donna spiritosa con cui aveva parlato poco prima. Il sangue cominciò a pulsargli nelle orecchie. Lei condusse due giovanotti allampanati verso il gruppo di ragazze bruttine. La luce morbida del candeliere faceva brillare i suoi riccioli dorati. Nel giro di pochi minuti, i due giovanotti stavano guidando verso la pista da ballo le ragazze che poco prima facevano da tappezzeria. La signora responsabile di quel cambiamento strinse le manine guantate, osservando le coppie con un sorriso sognante. Stupefatto, Tristan dimenticò di respirare. L'ultima volta che aveva visto quell'espressione sul viso di una donna era stato dopo un vigoroso ruzzolone fra le lenzuola. 12


Poi Lord Broughton e la sua fresca sposa si avvicinarono a lei, e la ragazza cambiò completamente espressione. «Eccola, è lei» disse Tristan. Hawk aguzzò la vista. «Chi?» «La signora con cui ho parlato poco fa. È con Broughton e sua moglie.» «Che il cielo ci aiuti. È Miss Mansfield.» Miss Mansfield? Era una virtuosa signorina? Diavolo, lui le aveva quasi fatto una proposta indecente! Hawk rise. «Non hai mai sentito parlare di lei?» «È evidente che muori dalla voglia di parlarmene tu» brontolò Tristan. «Combina matrimoni per ogni scorfano di Londra» spiegò Hawk. «Mi prendi in giro» sbuffò Tristan. «Non sto scherzando. Quella donna è una minaccia per gli scapoli. Il buon vecchio Broughton ne è un esempio.» Il buon vecchio Broughton guardò la sua graziosa mogliettina bionda. Sembrava che soffrisse di uno sfrenato appetito sessuale, termine che le donne definivano eufemisticamente amore. Hawk guardò Tristan con sospetto. «Perché ti interessi tanto a lei?» «Semplice curiosità» rispose lui con una scrollata di spalle. Hawk sogghignò. «Sii onesto. Hai pensato che fosse disponibile.» Tristan non l'avrebbe mai ammesso. Senza dubbio la ragazza era povera in canna, senza parentele nobili. Probabilmente riteneva che combinare matrimoni fosse meglio che accontentarsi di un posto come cameriera o bambinaia. Ancora più probabilmente era stata invitata al ballo perché aveva combinato il matrimonio dei Broughton. Tristan rimpianse che non avesse accettato l'offerta di ripagarle il ventaglio. Ma capiva benissimo il suo orgoglio, e per quanto ritenesse strana la sua scelta professionale, non 13


poteva negare che nel caso di Broughton aveva avuto successo. Rabbrividì. No, non sarebbe sceso così in basso da ingaggiarla per trovargli una moglie. Poteva immaginare la notizia sui fogli scandalistici. Il duca disperato ha assunto una sensale di matrimoni. Lui non era disperato. Era un maledetto duca. Poteva avere qualunque donna volesse solo agitando un dito. Il problema era che non voleva qualunque donna. Aveva stilato dei requisiti per la sua sposa ideale. Tutto quello che doveva fare era trovare una donna che vi corrispondesse. Pensò di passare settimana dopo settimana vagabondando per le sale da ballo in cerca di una moglie. Pensò di tenere a bada ventagli, fazzoletti e parasoli. Pensò alla sua necessità di un erede. Le probabilità di trovare la duchessa perfetta sembravano remote, nel migliore dei casi. Lanciò un'altra occhiata a Miss Mansfield e rifletté. Lei aveva bisogno di denaro. Lui aveva bisogno di una moglie. Per il giusto compenso, Miss Mansfield avrebbe tenuto segreto il loro accordo a tutti, tranne alla fanciulla prescelta e alla sua fortunata famiglia. Corrugò la fronte, rendendosi conto che stava basando la propria decisione su un unico esempio... Broughton. Assumere Miss Mansfield significava correre un rischio, ma se i suoi sforzi si fossero dimostrati insoddisfacenti poteva sempre licenziarla. In realtà, incombeva su di lui un rischio ancora più grande. Il matrimonio era per la vita, e stando così le cose correva il serio pericolo di legarsi per sempre a una donna inadatta. O di non avere alcuna moglie, di quel passo. Tristan valutò la situazione e comprese che aveva due scelte: continuare la sua ricerca affidandosi al caso, o assumere Miss Mansfield. Dopo settimane d'inferno trascorse con l'intenzione di fare acquisti al mercato matrimoniale, la sensale vinceva a mani basse. 14


Naturalmente non aveva alcuna intenzione di confessarlo al caro vecchio Hawk. «Vado a salutare Broughton e sua moglie.» Hawk sbuffò. «Questa faccenda del matrimonio ti ha confuso il cervello.» «Non capisco che cosa ci trovi di così divertente.» «Miss Mansfield è una zitella felice di esserlo.» Hawk gli batté una pacca sulla spalla. «Congratulazioni, vecchio mio. Hai scelto la sola donna del regno che non ti sposerebbe.» Tessa Mansfield si sarebbe volentieri presa a calci. Santo cielo, aveva praticamente civettato con quel libertino, il Duca di Shelbourne. Non l'aveva mai visto prima di quella sera, ma conosceva la sua reputazione. Il libertino gentiluomo, lo chiamavano. Tutti dicevano che non giocava eccessivamente. Che non seduceva le fanciulle innocenti. Ma ogni altra donna, a quanto pareva, era selvaggina per la sua caccia. Tessa si vantava di saper riconoscere un libertino a venti passi di distanza. Quel particolare libertino l'aveva tratta in inganno con i suoi modi gradevoli. Ma lei sapeva che i libertini usavano il loro fascino per disarmare le potenziali vittime. Ricordò il sorriso lento del duca, e non poté negare che il suo bel volto le avesse fatto girare la testa. Trasalì ricordando il modo in cui aveva chiacchierato come una scimmia. Lui doveva avere pensato che avesse lasciato cadere il ventaglio di proposito, come tutte quelle sciocche ragazze di cui aveva letto sui giornali scandalistici. Che umiliazione. Respirò a fondo, rammentandosi che era improbabile che lo incontrasse di nuovo. Grazie al cielo. «Sono contenta di vederti, Tessa. Mi sei mancata.» Tessa riportò la sua attenzione su Anne, la sua migliore amica e sua ex dama di compagnia. 15


«Anche tu mi sei mancata.» Gli occhi di Anne si inumidirono. «Non avrei mai immaginato di contrarre un matrimonio così felice. Hai reso i miei sogni realtà.» Per quasi un anno Tessa aveva promosso il matrimonio fra Anne Mortland e Lord Broughton. Più di una volta aveva temuto che non ne sarebbe nato nulla, ma il vero amore e una spolveratina di fortuna erano culminati in quel finale da favola. Tessa lanciò un'occhiata a Lord Broughton. «Avete entrambi un ottimo aspetto, milord.» Lui guardò la sua sposa con adorazione. «Sono il più felice degli uomini.» Il cuore di Tessa si strinse per il desiderio di qualcosa che non avrebbe mai potuto avere. Il rapido avvicinarsi di due gentiluomini belli ed eleganti distrasse la sua attenzione. Quando furono più vicini il suo cuore fece un balzo. Riconobbe il più alto, con i capelli neri spettinati. Era il Duca di Shelbourne. Si voltò, sperando che non l'avesse vista. Con sua mortificazione, Shelbourne e l'altro gentiluomo avvicinarono Lord Broughton. Tessa guardò il candeliere, desiderando di potersi sciogliere come la cera che gocciolava dalle candele. Quando era corsa via, probabilmente lui aveva pensato che volesse essere inseguita. Troppo tardi si rese conto che il suo comportamento la faceva solo apparire colpevole e un po' sciocca. S'incollò un sorriso sulle labbra mentre Lord Broughton la presentava al duca e a Lord Hawkfield. Fece una riverenza e quando si rialzò sorprese Shelbourne a fissarla. Alla luce delle candele poté vedere che i suoi occhi erano azzurro mare e orlati di folte ciglia nere. «Miss Mansfield e mia moglie sono amiche» spiegò Broughton. «A lei va il merito della nostra felice unione.» Lord Hawkfield sollevò esageratamente le sopracciglia. 16


«Una sensale di matrimoni? Se solo avessi conosciuto la vostra abilità quando le mie sorelle erano nubili! Avreste potuto risparmiarmi il disturbo di trovare loro un marito.» Il tono ironico irritò Tessa. Aveva incontrato molti suoi simili, in passato, sempre pronti a ridicolizzare la sua professione. «Non sapevo di avere un concorrente. O combinate matrimoni solo per i parenti?» Prima che l'altro potesse rispondere, il duca intervenne. «Lord Hawkfield sopravvaluta molto il proprio talento.» Lei inarcò le sopracciglia. «Dovrei sentirmi sollevata?» «Non avrebbe la minima possibilità contro di voi.» La bella voce baritonale fece scorrere un brivido delizioso lungo la schiena di Tessa. Si diede mentalmente una scrollata. È un libertino, è un libertino, è un libertino! La musica finì. Lord Hawkfield si scusò e sparì fra la folla. Il duca si avvicinò maggiormente. Lei lo guardò con diffidenza. Non vedeva che desiderava essere lasciata in pace? «Mi scuso per avervi trattenuta così a lungo, poco fa» cominciò lui. «Senza una regolare presentazione, temo che possiate esservi offesa.» Si era scusato da vero gentiluomo, anche se lei aveva sbagliato altrettanto, e anche di più, visto che aveva sostenuto la maggior parte della conversazione. «Le scuse non sono necessarie. Le circostanze erano inusuali.» Lui annuì appena. Anche se non sorrideva, le sue labbra piene avevano una curva naturale. Comunque, non era il volto gradevole di un damerino. Oh no, niente affatto. Le sopracciglia folte, gli zigomi angolosi e la mascella squadrata erano decisamente maschi. Non c'era da stupirsi se si diceva che le donne svenissero di fronte a tanta perfezione. No, non era proprio perfetto, pensò Tessa, notando una leggera ombra lungo la mascella e lungo il labbro superiore. Probabilmente 17


il suo valletto doveva raderlo due volte al giorno. Provò un piccolo brivido a quella prova evidente della mascolinità del duca. «C'è una cosa che desidero chiedervi.» La voce profonda aveva un suono ricco e irresistibile come una tazza di cioccolata. Il cuore di Tessa accelerò i battiti al suo tono basso, seducente. Si era ritenuta immune a quei trucchetti, ma evidentemente il suo corpo traditore non lo era per niente. «Posso passare da voi domani pomeriggio?» domandò il duca. «Vostra Grazia, se si tratta del mio ventaglio, vi supplico di dimenticare la cosa.» Ecco, questo avrebbe dovuto mettere a tacere le sue preoccupazioni una volta per tutte. «Non si tratta del ventaglio» rispose Tristan. «Ho degli appuntamenti nel primo pomeriggio. Posso passare alle quattro?» Tessa lo guardò con sospetto. «Perché non parlarmene ora?» «Preferisco discuterne in privato, se per voi va bene.» In privato? Intendeva forse farle una proposta disonorevole? Poi il buonsenso prevalse. Un aitante libertino come lui non poteva avere alcun interesse per una zitella grassoccia, giusto? La bocca di Tristan s'incurvò in un'ombra di sorriso. «Voi esitate. Non posso certo farvene una colpa dopo il modo in cui vi ho messa in imbarazzo poco fa.» Lei sollevò il mento, mostrando di tenergli testa. «Non ero in imbarazzo.» Che fanfaronata. Era scappata come se le avesse mostrato il biglietto da visita del diavolo! «Naturalmente mi adeguerò alla vostra decisione.» Tristan la guardò negli occhi con un'intensità tale che lei rimase immobile come un piccolo animale terrorizzato. La 18


ammaliava con i suoi incredibili occhi azzurri. E tutto, dentro di lei, diceva: Sì. «Benissimo» ansimò. «Grazie. A domani.» Tristan s'inchinò in modo formale e si allontanò a lunghi passi. Buon Dio, l'aveva indotta ad accettare! Anne si avvicinò. «Di che cosa stavate parlando tu e il duca?» Tessa pensò che era meglio non accennare alla visita fino a quando non ne avesse conosciuto lo scopo. «Niente d'importante.» Tuttavia il duca voleva qualcosa da lei. Represse un brivido. «Ha parlato con te a lungo» osservò Anne. «Devi raccontarmi che cosa ti ha detto.» «Dai troppa importanza alla cosa.» Perché gli aveva permesso di farle girare la testa? «Ti guardava come un lupo affamato. Sta' alla larga da lui» intimò Anne. «È rispettato nell'ambiente politico, ma perfino Geoffrey ha ammesso che il duca ha una notevole reputazione con le donne. Probabilmente ha cento tacche sulla colonna del letto.» Tessa si strinse nelle spalle, simulando indifferenza. «Sono sicura che non ha alcun interesse a inciderne una per una vecchia zitella come me.» «Hai solo ventisei anni» le fece notare Anne. «Perché devi sempre sminuirti?» Tessa ignorò la domanda. «Non preoccuparti, non ho intenzione di farmi conquistare dalle astuzie di un seduttore di professione.» Anche se lui l'aveva convinta a permettergli di andare a farle visita l'indomani, e lei aveva accettato contro ogni buonsenso... Anne si avvicinò ancora di più. «Ha la fama di essere un 19


amante leggendario. Ho sentito che può persuadere una donna a fare ciò che le chiede solo con gli occhi.» Tessa deglutì a vuoto, sapendo che era vero. Anne scrutò la folla e afferrò Tessa per il braccio. «Guarda, eccolo là vicino al caminetto. Vedi quella donna con lui? È Lady Endicott, un tempo una rispettabile vedova... fino a quando non ha incontrato Shelbourne.» Tessa sbirciò in quella direzione. Una bellezza alta, dai capelli corvini, fece scorrere il dito lungo il risvolto della giacca di Shelbourne. Poi gli si strinse contro e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. Lui voltò la testa e, senza il minimo pudore, le stuzzicò il lobo. Tessa sussultò. Santo cielo! Aveva invitato quello svergognato libertino nel suo salotto. I denti di Tristan lampeggiarono in un sogghigno malizioso. Poi ammiccò alla dama e si allontanò. «Come può amoreggiare così sfrontatamente davanti a tutti quando è presente sua sorella?» chiese Anne in tono scandalizzato. Tessa la guardò. «Sua sorella?» «Lady Julianne» spiegò Anne. «Sta ballando con Lord Holbrook.» La giovane donna bruna aveva la carnagione luminosa della gioventù e l'abito dorato metteva in risalto alla perfezione la sua figura snella. Tessa si sentì stringere la gola da una punta d'invidia. Molto tempo prima, lei aveva perso la sua opportunità di avere una Stagione. Per la maggior parte del tempo rifiutava di pensare al passato, ma di tanto in tanto sul suo cuore scendeva un'ombra di rimpianto. «Corre voce che Lady Julianne abbia declinato più di una dozzina di proposte di matrimonio dopo il suo debutto in società, tre anni fa» aggiunse Anne. «Sembra un tipo molto difficile.» «Forse è suo fratello che è difficile» osservò Anne. «C'è 20


chi dice che a parere del duca nessun uomo sia abbastanza per sua sorella.Âť Tessa s'irrigidĂŹ. L'indomani Shelbourne intendeva chiederle di combinare un matrimonio per sua sorella? No, senza dubbio si sarebbe consigliato con sua madre. PerchĂŠ, allora, aveva insistito per andare a farle visita?

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Le regole del corteggiamento VICKY DREILING Londra, 1816 - Tristan Gatewick, Duca di Shelbourne, è a caccia di una moglie. Ricco di fascino e di denari non dovrebbe avere difficoltà nella scelta, tanto più che l'amore non è tra i requisiti richiesti. Eppure Tristan non riesce a decidersi tra le dozzine di svenevoli e insulse debuttanti che affollano la Stagione londinese. Finché la soluzione gli appare sotto le intriganti e procaci forme di Miss Tessa Mansfield, l'ereditiera nota a tutto il bel mondo come Miss Trappola. Chi meglio di lei, infatti, la più scaltra combina matrimoni di tutta l'Inghilterra sarà in grado di trovare una consorte adeguata al duca? Tessa accetta con entusiasmo la sfida, decisa a combinare le nozze del secolo. Man mano che la ricerca procede, però, un dubbio l'assale: e se la moglie ideale fosse proprio lei? Basta un bacio rubato di Tristan per averne l'ardente conferma.

I segreti di una lady DELILAH MARVELLE New York City - Londra, 1830 - Lady Bernadette Marie Burton aveva giurato di non rimettere mai più piede in Inghilterra. Fuggita dal perbenismo ipocrita della buona società vittoriana con la reputazione a pezzi, si era stabilita nella più aperta e dinamica New York City. In quale altra città del mondo, infatti, una vedova ancora assai avvenente e dalla lingua affilata avrebbe potuto vivere senza essere giudicata? Ma ora è tornata a Londra per fare da chaperon a una giovane donna e il passato riemerge a minacciarla sotto le spoglie di un antico amante respinto. Incredibilmente, Bernadette trova comprensione e sicurezza nel luogo più impensabile: tra le braccia di un uomo misterioso dalla dubbia fama. Chi è veramente Matthew Milton? Un rispettabile gentiluomo caduto in disgrazia o un ladro bugiardo e spregiudicato? Forse solo colui che è determinato a risvegliarla ai fremiti della passione.


Il marito ideale NICOLA CORNICK Londra, 1816 - Per recuperare una reputazione irreprensibile e sentirsi protetta, Lady Teresa Darent decide che è il momento di trovarsi un nuovo consorte. La scelta cade sull’affascinante avventuriero americano, il capitano Owen Purchase. Voci malevole lo dipingono come innocuo in camera da letto, ma la realtà sarà assai differente.

I dubbi di una nobildonna KASEY MICHAELS Londra, 1819 - Chi è veramente Jack Blackthorn? Avvolto da un alone di mistero, si vocifera che lavori al servizio della Corona, in missioni segrete e scottanti. Ora che il suo mentore è sparito nel nulla, Jack ha deciso di trovarlo, prima che sia tardi. La sorte però gli sbarra la strada sotto le avvenenti sembianze di Lady Tess Fonteneau.

Irresistibile resa BRENDA JOYCE Inghilterra - Francia, 1795 - Orfana senza un soldo da bambina, contessa a sedici anni, Evelyn D'Orsay è abituata ai rovesci della fortuna. Così, quando le fiamme della rivoluzione la spingono a lasciare la Francia, non si abbatte e con l'aiuto di un intrepido contrabbandiere si mette in salvo con la famiglia sul suolo inglese. Ma il destino...

Seduzione d'estate CANDACE CAMP Inghilterra, 1817 - Nessuno nel villaggio di Chesley può dire di conoscere veramente Damaris Howard. Tutti l'ammirano per i modi arguti, per la sua bellezza ed eleganza, ma nulla è dato sapere del suo passato che nasconde con feroce determinazione. Poi, inaspettatamente, un uomo compare nella sua vita. È Alec Stafford, Conte di Rawdon...

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