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DESERT KNIGHTS Tre fratelli, un solo regno da conquistare. Chiamati a scegliere tra potere, amicizia e amore. "Quando le Pleiadi adornano il sommo della notte, offrendo nelle mani dell'alba un mucchietto di stelle, trovo le sue labbra dolci, come fossero infuse di vino." (Ibn Hamdîs) I giorni felici nel regno di Zohayd sono un ricordo lontano. Dopo aver sottratto i gioielli della corona, la crudele regina Sondoss è stata bandita per sempre e ora per i suoi figli Haidar, Jalal e Rashid si aprono le porte di uno scontro senza pari. La conquista del trono di un altro regno, Azmahar, li porterà a rivangare antichi rancori, che sembravano sepolti per sempre sotto le sabbie del deserto, e a rompere il legame che li univa. Fratello del mio cuore... parole vuote, che si perdono nel vento che soffia implacabile tra le dune e le palme. Ma il sole del mattino torna a risplendere sempre, anche dopo le notti più cupe, e l'incontro con tre donne piene d'amore potrebbe modificare un destino che sembrava ormai prestabilito. Ne La passione dello sceicco, Rashid Aal Munsoori sarà il terzo e ultimo cavaliere del deserto a cadere nelle maglie dell'amore. E Laylah Aal Shalaan la donna che le tesserà attorno al suo cuore.


DESERT KNIGHTS I PROTAGONISTI HAIDAR AAL SHALAAN - Il Leone del deserto. Il suo spirito è forte come l'animale di cui porta il nome, ma ogni orgoglio cade dinanzi alla forza dell'amore. ROXANNE GLEESON - Lei è l'unica che abbia avuto l'ardire di rifiutare Haidar, ma è anche la sola che riuscirà a scalfire il suo gelido distacco. JALAL AAL SHALAAN - La Grandezza. Il Salvatore, il Traditore. La sua gentilezza è riservata a pochi eletti, la sua passione a una sola donna, Lujayn la Bella. LUJAYN MORGAN - In passato ha abbandonato Jalal, perché non voleva diventare una pedina nei giochi di potere. Ora combatterà per conquistarlo. RASHID AAL MUNSOORI - L'Oscuro. Il legame che avverte con il regno di Azmahar è più forte di quello di sangue, e la volontà di vincere supera in lui anche la più salda determinazione. LAYLAH AAL SHALAAN - Il suo rango attira più di un uomo, ma lei ne desidera solo uno. Rashid è una sfida troppo grande da affrontare, ma indispensabile per la felicità del suo cuore.


Olivia Gates

LA PASSIONE DELLO SCEICCO


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Sheikh's Destiny Harlequin Desire © 2012 Olivia Gates Traduzione di Roberta Canovi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Destiny marzo 2013 Questo volume è stato stampato nel febbraio 2013 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY DESTINY ISSN 1122 - 5470 Periodico settimanale n. 1999 del 5/03/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 413 del 31/08/1983 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Laylah Aal Shalaan sentì un brivido bruciarle lungo la schiena. Non era la sera di dicembre in una Chicago sotto zero – quello le avrebbe suscitato il ghiaccio nelle vene, non il fuoco. La sensazione, invece, l'aveva surriscaldata così tante volte nelle ultime settimane che le sembrava di avere le scalmane. Il che sarebbe stato da record, a ventisette anni. Ma d'altra parte Laylah deteneva altri record poco piacevoli, come l'essere l'unica donna nata in famiglia in quarant'anni. Perché non aggiungerci anche la menopausa precoce? Non che pensasse che ci fossero all'opera ormoni anormali: si trattava di un'influenza esterna, che non riusciva a individuare, anche se da un po' era certa della sua causa. Qualcuno la stava osservando. E non era come avere le guardie del corpo che le respiravano sul collo: quegli uomini non avevano mai cercato di nascondersi, e al diavolo la sua privacy. Anche se non avrebbe dovuto avercela con loro; in fondo, facevano solo il loro mestiere. Certo, visto che negli ultimi due anni la sua sicurezza non era più stata la priorità di nessuno, ormai non c'erano più cani da guardia intorno a lei. Non che pensasse di avere bisogno di protezione; seguiva le basilari norme di sicurezza che chiunque avrebbe seguito in una città come Chicago – da quando si era autoesi5


liata da Zohayd ed era venuta a vivere nella Città Ventosa, l'aveva sempre fatto. Fino a quella sera. Di solito andava a casa con Mira, la sua socia e coinquilina; ma Mira era andata a trovare il padre, che era stato ricoverato in un altro stato. Perciò Laylah si era ritrovata da sola, di sera, per la prima volta in due anni, uscita in una strada deserta dalla porta sul retro di un edificio altrettanto deserto. Non che tutto ciò avesse niente a che fare con ciò che provava in quel momento. In realtà, non si sentiva affatto minacciata, ma piuttosto... bruciante di curiosità, di eccitazione. Guardò al di là della strada, dove c'erano parcheggiate tre auto. La più vicina aveva appena avviato il motore e si stava allontanando, dopo che il guidatore aveva richiuso il cofano; anche la seconda si stava allontanando dal marciapiede, mentre la più lontana, una Mercedes ultimo modello con vetri oscurati, sembrava vuota. Prima che potesse stabilire da dove arrivasse quella sensazione, la seconda auto inchiodò davanti a lei e senza darle il tempo di prendere un altro respiro le portiere si spalancarono e ne uscirono quattro uomini che la circondarono prima che riuscisse a muovere più di due passi. Corpi massicci e facce volgari, distorte dalla malvagità, le riempirono la visuale. Le si raggelò il sangue, il che le rallentò il battito cardiaco e le reazioni mentre mani estranee le affondavano nella carne, suscitando lampi di disprezzo e di terrore. In preda al panico e alla furia, si ribellò con tutto ciò che aveva, mentre brandelli di conversazione le penetravano nel cervello. «È solo una, amico.» «Tom ha detto che erano due. E se paga la metà?» «È quella che vogliamo. Avrai la tua parte.» «Avevi detto che cadeva per terra in lacrime, ma non è una pappamolla. Ci manca poco che mi ha castrato.» 6


«E a me ha quasi cavato un occhio!» «Piantala di piagnucolare e infilala in macchina.» Seppure sull'orlo del panico, comprese con terrore che non si trattava di un attacco casuale: conoscevano la sua routine. Però quegli energumeni non potevano essere la presenza che aveva percepito! La stavano trascinando sempre più vicino all'auto. Se ve l'avessero rinchiusa, non avrebbe più avuto scampo. Esplose in un'altra lotta frenetica, suscitando grida di dolore finché non fu raggiunta da un gancio al mento che le fece scoppiare il cervello. All'improvviso, attraverso il vortice di oscurità macchiata di rosso, uno dei suoi assalitori parve essere risucchiato in un buco nero; andò a sbattere contro il muro dell'edificio con un rumore preoccupante. Il secondo si voltò, ma un altro tonfo gli fece schizzare il sangue a pochi centimetri dal viso di Laylah; lo sguardo terrorizzato dell'uomo la trafisse prima che le sbattesse addosso come urtato da un'auto in corsa, facendola finire a terra sotto di lui. Si contorse sotto quel peso morto, terrorizzata e disorientata. Chi era arrivato a salvarla? E si sarebbe rivoltato contro di lei una volta che avesse finito con quei disgraziati? Riuscì a liberarsi dal corpo che la schiacciava a terra. Si affrettò per rimettersi in piedi sul marciapiede congelato e vide... vide... Lui. Un angelo caduto. Immenso, scuro, minaccioso. Terribile nella sua bellezza, emanazione di potere e pericolo. Era quasi impossibile riuscire a guardarlo, ma decisamente improponibile non farlo. E lei lo conosceva. Lo conosceva da tutta la vita. Ma non poteva essere lui: non solo era cambiato da essere quasi irriconoscibile, ma per quale motivo avrebbe dovuto essere lì? In quel momento? Quando lei era stata certa che non l'avrebbe mai più rivisto? Era forse il suo cervello scosso che aveva evocato un 7


salvatore immaginario? Ma in questo caso, perché non focalizzarsi sui suoi cugini, che erano altrettanto equipaggiati per ricoprire quel ruolo? Perché lui? Perché Rashid Aal Munsoori? Una presenza remota, ma costante, in tutti i suoi primi diciassette anni di vita; l'uomo per cui aveva una cotta da tempo immemorabile. Stava fronteggiando i due assalitori ancora in piedi, il suo viso unico modellato dal freddo della notte, la testa maestosa quasi rasata, il corpo da rullo compressore avvolto in un soprabito che gli svolazzava intorno come una furiosa creatura degli abissi. Gli uomini si ripresero dallo shock e lo attaccarono, urlando, brandendo dei coltelli a serramanico. Laylah piombò di nuovo nel terrore. Senza scomporsi per il suo grido di avvertimento, né per l'attacco, Rashid si mosse come un torero nell'arena, rivoltando contro gli assalitori la forza dell'impatto scombinato. In una coreografia di precisione letale, li colpì in modo spietato, impeccabile, i movimenti naturali come il respiro lo era per lei. Sembrava un demone vendicatore che godeva nell'annullare le prede deprecabili che viveva per cacciare. Ora che lei si fu messa in piedi, Rashid aveva inchiodato i due malviventi al muro; uno aveva perso i sensi, l'altro penzolava per aria, i piedi che scalciavano debolmente. Al di sopra del mormorio del vento, Laylah udì dei suoni indistinti provenire da Rashid – non sembravano umani. Per un attimo di follia, pensò che non lo fossero, che fosse posseduto da una qualche entità che non sarebbe stata soddisfatta se non prendendo le vite di quegli uomini. Quell'eventualità la riscosse dalla paralisi. «Li ucciderai!» Alla sua protesta strozzata lui si voltò e... ya Ruhmaan! Che cosa gli era successo? Assomigliava vagamente all'uomo per cui aveva spasimato per molta parte della sua vita. L'innaturale vuoto nei suoi occhi, la serena cattiveria che gli faceva mostrare i denti... come un animale in modalità di attacco. 8


E quella cicatrice... «E allora?» Laylah rabbrividì. La sua voce non fece che confermare l'impressione che un demone si fosse impossessato di lui, e stesse modificando il suo corpo per assecondare la propria natura e i propri bisogni, usando la sua voce per trasmettere la propria oscurità e la propria pericolosità. L'uomo che un tempo era stato Rashid parlava sul serio: non aveva alcuna remora a uccidere, soprattutto quei delinquenti che aveva abbattuto. Sembrava non provare altro che desiderio di violenza e di vendetta, come se si fosse fatto avanti per punire i criminali, non per salvare lei, la vittima. Poteva fare appello solo alla sua logica. «E allora non ce n'è bisogno.» Riusciva a malapena a formare le parole in una gola raggelata. «Li hai già battuti, massacrati di botte; dubito che verranno dimessi in tempi brevi dall'ospedale.» «Rimetterli in sesto sarebbe un grosso spreco di risorse. Dovrei risparmiare alla società il costo della loro esistenza.» Rivolse la propria attenzione all'uomo che cercava di divincolarsi dalla sua stretta gemendo vagamente. «Feccia come questa non merita di vivere.» Laylah si arrischiò ad avvicinarsi, anche se le sembrava di stuzzicare un leone intento a uccidere la preda. «Non pensi che una condanna a morte sia eccessiva per i loro crimini?» Rashid rispose senza distogliere lo sguardo dal proprio prigioniero. «Quelli che hanno commesso finora, vuoi dire. Probabilmente avrebbero finito per ucciderti...» «No, amico...» L'uomo tossì, il terrore negli occhi. «Noi volevamo solo... prelevarla... per il riscatto. Il capo ha detto che è una principessa... di uno di quei regni del petrolio... Ha detto che ci guadagnavamo un sacco... per lei... Non le facevamo del male, lo giuro... Non uccidermi, ti prego...» Ma Rashid non parve convinto, né impietosito. Laylah tentò l'ultima carta, sfiorandogli il braccio; nonostante gli strati di indumenti, dall'acciaio che aveva al posto dei mu9


scoli scoccò una scossa elettrica che la attraversò fino alle punte dei piedi. Deglutì. «Non è meglio che vivano per subire le conseguenze dei loro crimini? Probabilmente hai dato loro un qualche grado di invalidità permanente.» Quando il suo sguardo tornò a posarsi su di lei, le sembrò che la vedesse per la prima volta, che solo in quel momento le sue parole superassero la barriera della sua implacabilità. Improvvisamente, lui rilassò le mani. I due uomini, entrambi svenuti, a quel punto, caddero a terra come sacchi di patate. Laylah trattenne un sospiro di sollievo, l'aria gelida che le inondava i polmoni. Rashid aveva già ucciso, ma era accaduto mentre era un soldato. E lei non poteva avere sulla coscienza la morte di quei delinquenti. Tornato a essere l'ultramoderno cavaliere del deserto che aveva il mondo ai propri piedi e tutti i suoi abitanti a propria disposizione, Rashid recuperò il cellulare e chiamò polizia e ambulanza. Dopodiché si rivolse a lei. «Ti hanno fatto del male?» Alla sua domanda, tutt'a un tratto Laylah sentì l'impronta delle loro mani su di sé, sulle braccia e sulla schiena; tuttavia, l'epicentro del dolore era il lato sinistro della mascella, e vi portò la mano d'istinto. Rashid la sospinse sotto la luce di un lampione, e lei inciampò al sentire la sua mano sul braccio, e poi quando lui sferrò un calcio alla testa di uno degli assalitori che si stava risvegliando. Il contrasto tra la violenza usata con quell'uomo e la gentilezza che mostrava nei suoi confronti era sconvolgente. Una volta sotto il fascio di luce, Rashid le scostò la mano dal volto per poterlo esaminare. «Forse dovrei ucciderli, tutto sommato.» «Per un bel gancio?» cercò di scherzare lei. «Perché non lasci che sia la polizia a occuparsene?» «Hanno rapito e picchiato una donna, facendole temere per la propria vita, probabilmente con l'intenzione di porvi 10


fine. Da dove vengo io, solo l'hadd'al herabah sarebbe una punizione adeguata.» Laylah rabbrividì. Nella regione da cui provenivano entrambi, i colpevoli colti in fragranza di reati tanto gravi venivano puniti con l'amputazione di un braccio e della gamba opposta. Chiuso l'argomento, Rashid si voltò di nuovo verso gli avversari abbattuti, e lei lo vide – una macchia lucida sotto il soprabito. Lo afferrò per il braccio, inorridita, ma lui si scansò facendole perdere l'equilibrio; per non cadere, Laylah si appoggiò a lui e le mani affondarono nell'inconfondibile calore del sangue. Le ritirò di scatto, fissandole a occhi sbarrati prima di alzare lo sguardo sul suo viso. «Sei ferito!» Rashid spostò l'attenzione prima sui suoi palmi macchiati di rosso, poi sul proprio ventre, quindi sugli occhi di Laylah. «Non è niente.» «Niente?» protestò però lei. «Stai sanguinando! Ya Ullah!» Nella sua espressione un accenno di... fastidio? Impazienza? «È solo un graffio.» «Un graffio? Tutto il fianco sinistro è intriso di sangue.» «E allora?» Domandò, con un tono di voce freddo e distaccato. «Sei schizzinosa? Spero che tu non abbia intenzione di svenire.» «Non sono schizzinosa! È di te che mi preoccupo...» Il terrore le strozzava la gola, più soffocante di quando aveva temuto per la propria vita. La sua nonchalance doveva essere dovuta allo shock; la ferita doveva essere grave, per farlo sanguinare tanto, forse al punto che il dolore non era ancora stato registrato. L'ambulanza avrebbe anche potuto arrivare troppo tardi... Ferma l'emorragia. Fagli guadagnare un po' di tempo. Sfilandosi la sciarpa dal collo, gliela pressò sulla ferita. Rashid si irrigidì all'istante, le mani che si posavano sulle sue come per allontanarle da sé, ma lei si lanciò su di lui 11


con tutto il proprio peso, schiacciandolo contro il muro dell'edificio. «Dobbiamo comprimere la ferita» spiegò annaspando. Lui si immobilizzò, fissandola con espressione imperscrutabile. Poi le prese le mani e le allontanò, afferrando la sciarpa e pressandosela al ventre. «Faccio io.» Era evidente che pensasse di non averne bisogno, ma voleva tenerla lontana. «Adesso puoi andare.» Eh? Laylah scosse il capo, le mani sporche di sangue che tremavano ancora. «Devo essere qui quando arriva la polizia.» Prendendole di nuovo le mani, le ripulì con l'estremità intonsa della sciarpa. «Dirò che hanno attaccato me. Quei buoni a nulla confermeranno la mia versione di buon grado: la giuria sarà meno severa che nel caso la vittima fosse una donna.» «Ma che stai dicendo?» ribatté lei, lanciando le mani per aria. «Sei ferito. E io non vado da nessuna parte, se non al pronto soccorso con te.» «Dato che io non vado al pronto soccorso, l'unico posto dove puoi andare tu è a casa.» Quando lei scosse il capo, Rashid indurì la voce. «Prendi la mia auto e allontanati da qui; le mie guardie ti raggiungeranno per scortarti a casa e resteranno con te finché non ci saremo accertati che questo rapimento non abbia un piano di riserva.» «Non ho alcuna intenzione di lasciarti solo» insistette però lei. «E verrò al pronto soccorso con te. Quella è la tua auto?» aggiunse indicando la Mercedes. Rashid annuì. «Mi ero fermato per inviare un file dal telefono.» «E hai visto che mi stavano attaccando.» Lui non annuì di nuovo, il suo sguardo che la bruciava da tanto era intenso. «Dammi le chiavi.» Il sopracciglio inarcato le indicò cosa pensava della sua richiesta. «Ti porto all'ospedale.» «Come hai sottolineato, non posso lasciare la scena del crimine. La polizia sarà qui a minuti.» 12


«Possono raccogliere le nostre deposizioni al pronto soccorso. In quei minuti potresti andare in ipotermia, o sotto shock.» «Non accadrà. Sono stato ferito in modo ben più grave, resistendo per giorni in condizioni che fanno sembrare queste un paradiso.» Laylah sapeva che non stava esagerando. Non poteva immaginare cosa avesse passato in guerra, non voleva pensare a che tipo di ferita gli avesse provocato quell'orribile cicatrice che scivolava come un furioso serpente dall'occhio sinistro fino alla mascella, al collo... e ancora più giù. Notando la direzione del suo sguardo, lui serrò le labbra. «Come puoi vedere sono sopravvissuto a ben peggio. Non crucciarti per un taglietto sopravvalutato.» Alla mente le affiorarono diverse repliche. Che razza di opinione aveva di lei? Pensava che sarebbe stata tanto egoista da accettare la sua assoluzione lasciandolo al proprio destino? Ma in questo caso, allora... «Non mi riconosci?» Lo stesso sopracciglio si arcuò di nuovo. «Ho bisogno di conoscere qualcuno per aiutarlo?» «Non è questo che intendevo dire.» Sapeva bene che avrebbe difeso fino alla morte chiunque avesse avuto bisogno del suo aiuto. Evidentemente, dunque, non l'aveva riconosciuta. «Certo che ti ho riconosciuto» la contraddisse però lui. «Proprio come ha fatto il tizio che ha mandato questi disgraziati. Sei più riconoscibile di quanto credi, principessa Laylah.» Quindi sapeva chi era – fatto del resto non troppo scontato, considerato che l'ultima volta che si erano visti lei era stata decisamente diversa, e non solo per gli occhiali. Rashid l'aveva sempre fatta sentire come se non la vedesse neanche. Persino in quel momento, niente nel suo comportamento indicava che la conoscesse: il ragazzo reticente che aveva conosciuto un tempo era diventato addirittura impenetrabile. «Ti ho visto spesso in città, prima di stasera.» 13


Questa sì che era una sorpresa. «Da... davvero? Dove?» «Ho degli uffici in questo palazzo. E frequenti gli stessi ristoranti che frequento io.» Allora era lui la presenza che aveva sentito! Questo sì che aveva senso, come il fatto che lui non avesse sentito il bisogno di avvicinarla se non quando vi era stato costretto, per salvarle la vita. Aveva sempre saputo che Rashid era un sogno irraggiungibile, ma era diventato impossibile quando da migliore amico dei cugini si era trasformato nel loro peggiore nemico. «Chiaramente non mi riconosci» aggiunse lui. «Sarebbe più facile non riconoscere me stessa, sceicco Rashid.» Okay, forse era stata un po' troppo esplicita. Rashid era rimasto di sasso, e il mondo intero sembrava essersi fermato alle sue parole. Un'altra dimostrazione di quella che la madre definiva grossolanità patologica; aveva pensato di averla sotto controllo, ma evidentemente non era in grado di tenere a freno il proprio impudente candore più di quanto la famiglia della madre riuscisse a rinunciare ai propri mezzucci contorti. Tanto peggio. Non avrebbe mai potuto ripagare ciò che lui aveva fatto per lei quella sera, perciò perlomeno poteva dirgli la verità. Rashid poteva farne ciò che voleva. In realtà, sembrava non sapesse cosa farsene: la sua confessione l'aveva chiaramente stupito. La sua reazione, quando si manifestò, fu il fingere di non averla sentita. «Conferma la mia versione» la ammonì infatti tornando all'argomento precedente, «di' che hanno attaccato me e non te, e andrò al pronto soccorso.» Stava cercando di risparmiarle le complicazioni successive a un'aggressione, dalle indagini al processo. Eppure... «Non posso lasciare che ti sobbarchi il peso di questo pasticcio.» Quelle spalle imponenti si sollevarono appena. «In confronto a ciò che devo gestire e sopportare ogni giorno, questa è una passeggiata.» 14


Ci avrebbe scommesso. Rashid aveva creato il suo impero dal nulla e a tempo di record. Doveva aver affrontato ostacoli e avversari infiniti per restare al top di un mondo tanto infestato di squali. E per lei sarebbe davvero stato un pasticcio, che avrebbe sabotato la vita pacifica e il basso profilo che si era sforzata di creare da quando aveva lasciato Zohayd. «Okay.» La tensione che aveva agguantato la notte si rilassò, ma solo finché lei non aggiunse: «A patto che mi permetti di accompagnarti in ospedale». «Temi che non manterrei la parola?» «So che manterresti la tua parola a costo della vita.» L'affermazione fu accolta da un'altra occhiata lunga e vuota, che aveva capito significare sorpresa. «Ma non voglio correre rischi.» Il suo viso si fece sempre più arcigno, tanto da convincerla che avrebbe detto di no. Poi, tutt'a un tratto, le porse la sciarpa insanguinata e recuperò una penna e un blocco per appunti; scrisse una nota, strappò il foglio, e si chinò per infilarlo nel taschino di uno dei delinquenti. L'uomo parve riprendersi quando Rashid gli sussurrò qualcosa all'orecchio, ma perse di nuovo conoscenza quando gli sbatté di nuovo la testa per terra. Si rimise in piedi con tutta calma, recuperò la sciarpa dalle sue dita inermi, voltò sui tacchi e marciò verso la propria auto, lasciando Laylah allibita a fissarlo. Invece che mettersi al volante, però, Rashid si portò dal lato del passeggero e si girò verso di lei. «Vieni o no?» Il cuore ebbe un soprassalto di sollievo mentre lei partiva di corsa, i tacchi a spillo che martellavano un ritmo ansioso sull'asfalto. In pochi secondi si ritrovò all'interno dell'auto di lusso, le sirene che cominciavano a sentirsi in lontananza. «Grazie» offrì trattenendosi a stento dal gettargli le braccia al collo. Rashid, naturalmente, la ignorò. «Abbiamo deciso di aspettarli comunque?» «Oh, no.» Trafficò con la chiave, senza rendersi conto 15


che il motore era già acceso, il ronzio tanto lieve che non l'aveva percepito. L'auto era talmente piacevole da guidare che persino in quello stato riuscì ad arrivare all'ospedale più vicino senza incidenti. Mentre parcheggiava, Rashid si voltò verso di lei. «Ora va' a casa. D'ora in avanti ti metterò a disposizione l'auto e un autista.» Era praticamente già sceso dalla macchina quando lei gli si lanciò addosso. «Vengo con te.» «L'accordo era di accompagnarmi fin qui, non di entrare con me» le ricordò infastidito. Ma lei gli si aggrappò con maggior vigore. «Nuovo accordo, allora.» «Non hai niente di cui ringraziarmi.» Aveva poteri telepatici? «Non intendo ringraziarti per avermi salvato la vita, perché so che avresti una reazione allergica. Ma voglio sdebitarmi per avermi permesso di riscattare la mia sicurezza per la tua. Adesso non tornare a fare il supereroe esasperante che insiste a sparire tutto solo nella notte.» Dopo l'ennesima lunga occhiata, lui si voltò e uscì dall'auto. Delusa e ansiosa, Laylah dibatté se seguirlo o meno: non voleva essere invadente, ma d'altro canto era talmente preoccupata per lui... Nel momento in cui fu in piedi sull'asfalto, il cuore ebbe uno di quei sussulti che solo lui sapeva provocare: Rashid era fermo all'ingresso del pronto soccorso, la postura degna di quel supereroe cui l'aveva paragonato, una mano sul fianco, l'altra che reggeva ancora la sciarpa. La stava aspettando. Gli corse incontro, il ritmo del battito cardiaco che superava quello dei passi. Prima che lo raggiungesse, quelle labbra odiosamente sensuali fremettero. Un sorriso? Impossibile dirlo – non l'aveva mai visto sorridere. E prima che potesse guardarlo una seconda volta, lui si era voltato per entrare. 16


Laylah dovette continuare a correre per stargli dietro, come se Rashid volesse dimostrarle che la sua preoccupazione era del tutto infondata. E che lui non le avrebbe facilitato il compito. Una volta rassicurata sulle sue condizioni, tuttavia, lei gli avrebbe dimostrato esattamente fino a che punto fosse disposta ad arrivare per stare con lui. E che, se glielo avesse permesso, l'avrebbe seguito fino ai confini del mondo.

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1999 - La passione dello sceicco di Olivia Gates Rashid l'Oscuro sa di essere destinato a governare l'Azmahar. Per forzare la mano al fato decide di sposare Laylah Aal Shalaan, principessa di sangue reale. Ma non aveva previsto che la luce di Laylah riuscisse a penetrare le tenebre del suo passato. DESERT KNIGHTS 2000 - L'onore del milionario di Catherine Mann Hank conosce tutto quel che c'è da sapere su Gabrielle, e senza averla mai toccata. Lei è la donna del suo migliore amico e quindi è off limits. Ma quando le carte in tavola cambiano, la volontà di conquista diviene più forte dell'onore e dell'amicizia. HARMONY DESTINY 2000 2001 - Desiderio inaspettato di Andrea Laurence Alexander Stanton crede fermamente nella sacralità delle avventure di una notte. Nessuna donna è mai riuscita a resistergli e il disinteresse che Gwen Wright dimostra nei suoi confronti è uno smacco che non riesce a dimenticare. Ma quando la seduzione diviene più forte della vendetta... 2002 - Seduzione a Hollywood di Jules Bennett Il milionario e regista Anthony Price è abituato a ottenere ciò che vuole, sia sul set che in camera da letto. Quando è costretto a prendersi cura della nipotina capisce che quel che gli manca davvero è una moglie. Peccato che Charlotte abbia appena presentato domanda di divorzio.


2003 - Sedotta dall'erede di Jennifer Lewis Per la romantica Annie Sullivan non esiste nulla di più eccitante che cercare un importante cimelio andato perduto. Ma quando il sexy Sinclair Drummond si offre di accompagnarla, quella caccia al tesoro rischia di trasformarsi in una passione proibita. L'EREDITÀ DEI DRUMMOND 2004 - Accordo sexy col magnate di Robyn Grady Il magnate Zack Harrison ha una vita perfetta, e trovare un bambino abbandonato non era nei suoi programmi. Per fortuna il servizio di tate a domicilio potrà dargli un mano. Quando alla sua porta bussa Trinity, però, Zach aggiungerà una clausola al contratto di assunzione. AFFARI MILIONARI 2005 - Il desiderio proibito del principe di Michelle Celmer Il principe Marcus Salvadora non capisce perché suo padre voglia sposare Vanessa Reynolds. Lei è bella ed elegante, ma non è adatta alla vita di corte. In qualità di erede al trono deve fare tutto ciò che è in suo potere per convincerla ad annullare le nozze. Ma quando la incontra... 2006 - Passione incontrollata di Charlene Sands Taggart Worth è un solitario. La terra che ama è fredda e inospitale come il suo cuore. Solo lui riesce a vedere il fuoco che si cela dentro quelle montagne di dura roccia. Lui, e Callie Sullivan. La figlia del suo rivale, la donna con cui ha trascorso una folle notte d'amore. I WORTH DI RED RIDGE

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D1999_LA PASSIONE DELLO SCEICCO