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Il ritorno dei Signori della California! Gli affari sono il loro elemento naturale, il fascino il loro tratto distintivo, la seduzione la loro debolezza. Sono i King, da sempre sinonimo di fama, ricchezza e successo.

Dalla penna della versatile e amatissima Maureen Child scaturiscono nuove storie incentrate sulla famiglia pi첫 potente della California. Cinque uomini sexy e implacabili, uniti da un legame indissolubile e dall'amore per il potere. Ma che per conquistare la donna giusta sono pronti a rinunciare a ogni ricchezza.

I RICCHI E POTENTI KING POSSIEDONO OGNI COSA, MA NON L'AMORE.


Un’estate CALDISSIMA: in moderne metropoli o sullo sfondo di grandi epoche passate, tentazioni e seduzione sono garantite…

Un cocktail frizzante di desiderio e trasgressione: storie sexy dal mood contemporaneo.

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Quando scandalo e seduzione si incontrano nell’Alta Società

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Maureen Child

SCOMMESSA MILIONARIA


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: King's Million-Dollar Secret Harlequin Desire © 2011 Maureen Child Traduzione di Giuseppe Biemmi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Destiny giugno 2012 Questo volume è stato stampato nel maggio 2012 presso la Rotolito Lombarda - Milano HARMONY DESTINY ISSN 1122 - 5470 Periodico settimanale n. 1957 del 12/06/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 413 del 31/08/1983 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Al pari di qualsiasi altro uomo, Rafe King non diceva mai di no a una scommessa tra amici. Semplicemente non gli piaceva perdere. Quando accadeva, comunque pagava sempre il suo debito. Ecco perché, in quel momento, stazionava in piedi nel vialetto d'accesso di un'abitazione privata a sorseggiare del caffè, in attesa di essere raggiunto dal resto della squadra di operai. Essendo uno dei proprietari della King Construction, erano passati alcuni anni dall'ultima volta in cui Rafe si era ritrovato a svolgere del lavoro sul campo. Di solito, fungeva da coordinatore e supervisore, curando gli ordini e verificando la puntuale consegna delle forniture. Insomma, gestiva le mille e una commesse che l'impresa edile aveva costantemente per le mani e controllava le aziende subappaltatrici perché il lavoro venisse svolto a regola d'arte. Adesso però, a causa di una scommessa andata storta, avrebbe dovuto lavorare come manovale per le settimane immediatamente successive. Un pick-up argento metallizzato che trainava un piccolo rimorchio gli arrivò alle spalle e Rafe lanciò un'occhiata al conducente. Joe Hanna. Subappaltatore e amico. Nonché colui che aveva lanciato la sfida che Rafe aveva perso. Joe saltò giù dal suo camioncino, riuscendo a mala5


pena a trattenere un sorriso. «Stentavo a riconoscerti senza il completo firmato che indossi abitualmente.» «Spiritoso.» Per la verità, Rafe non era proprio tipo da giacca e cravatta. Non a caso, si sentiva più a suo agio vestito com'era adesso, in jeans sbiaditi, scarpe rinforzate da lavoro e T-shirt nera con la scritta King Construction stampata sulla schiena. «Sei in ritardo.» «No. Non sono io che sono in ritardo. Sei tu che sei in anticipo.» Joe sorseggiò a sua volta del caffè e tese un sacchetto. «Ti va una ciambella?» «Sicuro.» Rafe tuffò la mano nel sacchetto e afferrò un dolce ripieno di gelatina che spazzolò in pochi bocconi. «Dove sono gli altri?» «Non cominciamo fino alle otto. Dunque, hanno ancora un quarto d'ora di margine.» «Fossero stati già qui, avremmo potuto predisporre tutto in modo da iniziare a lavorare alle otto.» Rafe volse lo sguardo sul bungalow californiano che sarebbe stato il centro del suo mondo nelle prossime settimane. Si affacciava su di un viale alberato a Long Beach ed era circondato da un prato perfettamente curato. Risalente a mezzo secolo prima, dava la sensazione di essere lì da sempre. Come se la cittadina gli fosse cresciuta attorno. «In cosa consiste il lavoro?» «Nella ristrutturazione di una cucina» disse Joe, appoggiando la schiena contro il furgone di Rafe per studiare la casa. «Sostituzione del pavimento. Cambio del ripiano di lavoro. Un sacco di opere idrauliche per rimettere tutto a norma, intonacatura e verniciatura.» «Credenze?» chiese Rafe, concentrandosi sul lavoro che li aspettava. «No. Quelle esistenti sono in solido legno d'abete. Dunque, non le sostituiremo. Ci limiteremo a carteggiarle e verniciarle.» Rafe annuì, staccandosi dal veicolo. «I ragazzi che faranno questo lavoro con me sanno chi sono?» 6


Joe sogghignò. «Non ne hanno la minima idea. Come stabilito, la tua vera identità rimarrà segreta. Per l'intera durata di questo intervento, tu sarai Rafe Cole. Ah, dimenticavo. Sei un nuovo assunto.» Meglio così, pensò Rafe. Se avessero saputo che era il loro principale, i ragazzi non sarebbero stati tranquilli e avrebbero finito per non far bene il loro lavoro. Inoltre, per Rafe questa era un'occasione per capire esattamente cosa pensavano i suoi dipendenti della King Construction. Ma, comunque, non poté fare a meno di scuotere il capo. «Ricordami un po' perché non ti licenzio?» «Perché non ti tiri indietro quando si tratta onorare una scommessa» disse Joe. «Resta il fatto che ti avevo avvertito che l'auto della mia Sherry avrebbe vinto la corsa.» «Vero.» Rafe sorrise, ripensando al picnic per famiglie organizzato dalla King Construction. I bambini dei dipendenti passavano mesi e mesi a costruire fantasiose auto in legno che avrebbero poi gareggiato su un percorso realizzato espressamente per l'evento. Secondo lo spirito della competizione, Rafe aveva puntato contro l'auto rosa shocking della sorella di Joe. E, come volevasi dimostrare, Sherry aveva lasciato tutti quanti con un palmo di naso. Così imparava a scommettere contro le femmine. «Meno male che al picnic hai lasciato ai tuoi fratelli i discorsi di rito» stava dicendo Joe. «Altrimenti, i ragazzi qui ti riconoscerebbero.» In realtà, Rafe lasciava sempre che ad occuparsi degli aspetti pubblici dell'attività fossero i fratelli Sean e Lucas. Loro tre avevano fatto della King Construction una delle imprese edili più importanti della West Coast. Sean gestiva l'aspetto aziendale della faccenda, Lucas curava i rapporti con i clienti e i dipendenti, mentre Rafe era responsabile delle forniture e dei materiali necessari in cantiere. 7


«Buon per me» mormorò, quindi sollevò il capo di fronte al fracasso prodotto da un altro camioncino che avanzava scoppiettando lungo la strada. Il veicolo parcheggiò dietro il pick-up e ne scesero due uomini che si incamminarono verso di loro. Joe si fece avanti. «Steve, Arturo, vi presento Rafe Cole. Lavorerà in squadra con voi.» Steve era alto, sulla cinquantina, con un sorriso contagioso e indossava la T-shirt di una rock band locale. Arturo era più avanti con gli anni, più basso e portava una camicia macchiata di tutti i colori di vernice esistenti. Be', pensò Rafe, almeno sapeva chi dei due era l'imbianchino. «Siamo pronti?» chiese Steve. «Come non mai.» Joe si girò e indicò il fianco della casa. «C'è un cancello di accesso laterale laggiù. Mettete pure il rimorchio nel cortile sul retro, sarà più facile accedere agli attrezzi e la recinzione terrà alla larga eventuali ladruncoli.» «Giusto.» Joe portò pick-up e rimorchio oltre il cancello e, nel giro di pochi minuti, erano già tutti indaffarati. Rafe partì di buona lena. Erano alcuni anni che non operava direttamente in cantiere, ma questo non significava che avesse dimenticato ciò che aveva imparato. Suo padre, Ben King, non era stato un gran genitore, ma aveva guidato abilmente il ramo edile dell'impero finanziario della dinastia familiare dei King, e si era assicurato che ciascuno dei suoi figli, otto in tutto, passasse regolarmente l'estate nei vari cantieri. Lo trovava un buon modo per ricordar loro che la vita non era una passeggiata, neppure per un King. All'epoca, tutti quanti loro avevano mugugnato, ma Rafe era giunto alla conclusione che quella era la cosa migliore che il loro genitore avesse fatto per loro. «La settimana scorsa abbiamo fatto il sopralluogo» stava dicendo Joe e Rafe ascoltò attentamente. «Abbia8


mo già sgombrato tutto, dunque Steve e Arturo possono cominciare subito. Rafe, tu invece dovrai collegare una cucina provvisoria per la signorina Charles nel patio chiuso.» Rafe lo guardò sconcertato. «Una cucina provvisoria? Scusa, ma non può mangiare fuori durante la ristrutturazione, come fanno tutti?» «Potrebbe» gli rispose una voce femminile proveniente dalla casa alle loro spalle. «Ma ha bisogno di poter sfornare i suoi dolci mentre voi le sistemate la cucina.» Rafe si girò lentamente per guardare in faccia la donna cui apparteneva quella voce e si sentì investire da una sconcertante ondata di calore. Era piccola e snella, cosa che gli garbava non poco perché non sopportava di doversi piegare in due per baciare una donna, aveva dei capelli ricci di un rosso scuro che le arrivavano alle spalle e dei luminosi occhi verdi. Sorrideva e la curva assunta dalla bocca era assolutamente deliziosa. Ma niente di tutto questo lo rese particolarmente felice. Non aveva bisogno di una donna. Non la voleva, e se anche l'avesse voluta di certo non ne avrebbe presa una che aveva stampata in fronte la parola matrimonio a caratteri cubitali. Rafe non era proprio tipo da focolare domestico. Comunque, questo non significava che non potesse ammirare lo spettacolo. «Buongiorno, signorina Charles» disse Joe. «Ecco la squadra al gran completo. Arturo e Steve li ha conosciuti l'altro giorno. E questo è Rafe.» «Piacere di conoscerla» disse lei. I suoi occhi verdi si intrecciarono con quelli di lui e per un lungo, intensissimo istante nell'aria sembrò esservi un'elettricità quasi palpabile. «E mi chiami pure Katie, la prego. In fin dei conti, nelle prossime settimane passeremo un sacco di tempo insieme.» 9


«Esatto. Allora, cosa sarebbe questa faccenda della cucina provvisoria?» si informò Rafe. «Preparo biscotti e focaccine» lo informò lei. «È la mia attività e devo essere in grado di evadere gli ordini anche durante la ristrutturazione della cucina. Joe mi ha garantito che non ci sarebbe stato alcun problema.» «Né ci sarà» confermò Joe. «Naturalmente, non potrà cucinare di giorno. Infatti, mentre lavoreremo alle tubazioni, dovremo togliere il gas. Ma ripristineremo tutto quanto alla fine della giornata. Rafe provvederà a questo e lei stasera potrà lavorare.» «Magnifico. Be', allora vi lascio procedere.» Lei tornò dentro e Rafe ne approfittò per ammirare la vista del fondoschiena. Oh, aveva un gran sedere, fasciato da un tessuto di denim consunto che ne delineava ogni curva e che insinuava in un uomo la forte tentazione di vedere cosa celasse quel paio di jeans. Rafe tirò un profondo respiro, augurandosi che l'aria frizzante del mattino dissipasse almeno in parte i bollori che lo avevano assalito. Era meglio ignorare quella donna. Era qui solo per pagar pegno, non per perdersi in pericolose distrazioni. «Okay» stava dicendo Joe, «voi ragazzi spostate la cucina dove vi è stato indicato dalla padrona di casa, così Rafe la sistemerà mentre procediamo con la demolizione.» Rafe l'avrebbe sistemata più che volentieri. La padrona di casa, non la cucina. Ma, non potendo certo dar sfogo alle sue fantasie, si ritrovò a seguire Steve e Arturo sul retro della casa. Il rumore era incredibile. Dopo un'ora, Katie aveva la testa che le pulsava al ritmo dei colpi di mazza che venivano battuti nella vecchia abitazione di sua nonna. Era strano avere degli estranei per casa. E ancor più strano pagarli perché distruggessero la cucina nella 10


quale era praticamente cresciuta. Ma sapeva che ne sarebbe valsa la pena. Sperava solo di poter sopravvivere ai disagi dei lavori. Nella speranza di mettere un minimo di distanza fra sé e l'assordante frastuono, si avviò verso il patio che aveva provveduto a far chiudere, trasformandolo in veranda. Situato tra l'autorimessa e la casa, il locale era lungo e stretto. Conteneva alcune sedie, un tavolo da picnic che Katie aveva già coperto con una tovaglia di plastica e una montagna di teglie per biscotti che aspettavano di essere riempite. Gli accessori dell'impastatrice elettrica erano su un ripiano di fortuna costituito da un tavolino da gioco. Oh, quella che stava per affrontare sarebbe stata senza dubbio una bella sfida. L'unico aspetto positivo dell'intera faccenda era che aveva un fusto da urlo allungato dietro i banco di lavoro che borbottava tra sé. «Come va?» chiese timidamente lei. L'uomo si tirò su di scatto, picchiò la testa nello spigolo del bancone e biascicò un'imprecazione che Katie fu contenta di non essere riuscita a decifrare. Lanciandole un'occhiataccia con quei suoi begli occhi azzurri, le disse: «Va come può andare quando si collega una cucina da museo a un tubo del gas». «È vecchia, ma affidabile» sottolineò Katie. «Naturalmente, ne ho ordinata una nuova.» «Voglio ben sperare» replicò Rafe, tornando ad abbassarsi dietro alla cucina. «Questo ferrovecchio avrà trent'anni.» «Almeno» disse lei, prendendo posto su di una sedia nelle vicinanze. «Mia nonna l'ha comperata prima che nascessi e io adesso ho ventisette anni.» Lui la guardò e scosse il capo. Il fiato le si fermò nei polmoni. Non era davvero il tipo che si era aspettata. Uno bello come lui avrebbe dovuto essere sulla copertina di GQ, non impegnato a lavorare in cantiere. Ma pareva sapere il fatto suo, e lei 11


doveva ammettere che il solo guardarlo le trasmetteva delle sensazioni che non provava ormai da troppo tempo. La strada che avevano imboccato i suoi pensieri era a dir poco pericolosa, quindi Katie decise di portare la conversazione su qualcosa di meno personale. «Solo perché una cosa è vecchia non significa che sia inutile» buttò lì, sogghignando. «Questa cucina potrà anche essere un tantino bizzarra, ma ormai la conosco come le mie tasche. Ogni tanto la temperatura sale un po' oltre le impostazioni, ma ho imparato ad aggirare l'inconveniente.» «Però» le fece notare lui con un mezzo sorriso, «ne sta aspettando una nuova.» Lei si strinse nelle spalle e il suo sorriso svanì in qualcosa che somigliava molto a rimpianto. «Nuova cucina, nuovi fornelli e nuovo forno. Ma credo che mi mancheranno gli occasionali contrattempi provocati da questo pezzo da antiquariato. Rendevano tutto meno scontato.» «Sarà.» Lui dava l'impressione di non crederle o che, comunque, non gliene sarebbe potuto importare di meno. «Ha davvero intenzione di spadellare qui dentro?» I rumori della demolizione in corso risuonavano tutto attorno a loro e Katie sentì i due operai in casa che ridevano per qualcosa. Per un attimo, si chiese cosa ci potesse essere di tanto divertente nello sventrare una stanza che aveva cinquant'anni, poi però si disse che forse era meglio non saperlo. Così si guardò attorno, osservando il patio trasformato in laboratorio culinario di fortuna. Gran parte delle pareti erano costituite da vetrate e l'angolo bar era stato trasformato in una specie di ripostiglio. Katie sospirò impercettibilmente, sentendo già la mancanza della monumentale cucina che, al momento, era stata ridotta al puro scheletro. 12


Ma, una volta tutto finito, avrebbe avuto la cucina dei suoi sogni. Katie sorrise tra sé, immaginandola già. «Qualcosa l'ha divertita?» «Come?» Lei guardò l'uomo che se ne stava sempre steso sul pavimento. «No. Stavo solo pensando a come sarà la cucina quando avrete terminato.» «Non la preoccupa la confusione creata dai lavori?» «No» disse lei e, alzatasi dalla sedia, gli si avvicinò, si sporse oltre i fornelli e lo guardò dall'alto. «Oh, non mi fraintenda. Non è che faccia i salti di gioia a questa prospettiva e il pensiero di mettermi a cucinare qui mi inquieta un po'. Ma è un inconveniente che non posso evitare. In quanto al lavoro che verrà eseguito, ho fatto le mie ricerche. Mi sono rivolta a varie imprese e ho ottenuto tre preventivi.» «Dunque, perché ha scelto la King Construction?» le domandò lui, sfilando quello che pareva un serpente di metallo dal retro della cucina per collegarlo a un tubo che sbucava dalla parete dell'autorimessa. «Oh, non mi è stato facile sceglierla» mormorò lei, ricordando cose che avrebbe voluto mettersi alle spalle definitivamente. «Come sarebbe?» Lui suonava quasi offeso. «La King Construction gode di un'ottima reputazione.» Katie sorrise. «È carino che difenda con tanto calore la società per cui lavora.» «Be', sì. I King sono stati gentili con me.» Rafe si accigliò leggermente e tornò a concentrarsi sul compito che stava svolgendo. «Allora, se non le piace la King Construction, cosa ci facciamo noi qui?» Sospirando, Katie si disse che avrebbe dovuto essere più discreta. Non aveva avuto intenzione di raccontare alcunché della famiglia King. Dopotutto, Rafe e gli altri operai lavoravano per loro. «Sono certa che l'impresa edile fa parte dell'eccellenza. Tutte le referenze che ho avuto sono risultate più che lusinghiere.» «Ma...» Lui diede un paio di colpetti contro la pare13


te, si alzò in piedi e la guardò, in attesa che terminasse. Katie si impettì al pari del suo interlocutore e notò che, nonostante lei fosse alta un metro e settantacinque, lui la sovrastava di buoni dieci centimetri. Aveva gli occhi dell'azzurro più delicato che avesse mai visto, occhi per cui la maggior parte delle donne avrebbe potuto uccidere. Le sue sopracciglia nere davano l'impressione di essere perennemente aggrottate in un severo cipiglio. Aveva la bocca piena e tentatrice e il mento coperto da un filo di barba. Le sue spalle erano larghe, la vita stretta e quei jeans che indossava gli stavano incredibilmente bene. Un rinnovato fremito di interesse la pervase ancor prima che se ne rendesse conto. Era bello provare qualcosa per un comunissimo operaio abituato a lavorare sodo. Ne aveva abbastanza di uomini ricchi con più soldi che scrupoli e buone maniere. Lui stava ancora aspettando, così lei gli rivolse un luminoso sorriso. «Diciamo che è una questione personale fra me e un membro della famiglia King.» Se possibile, la perenne espressione torva presente sul suo volto si accentuò. «Cosa intende dire?» «Non ha importanza.» Lei scosse il capo e rise. «Sinceramente, mi spiace di averne accennato. Volevo solo dire che non è stato facile per me rivolgermi alla King Construction, sapendo quello che so degli uomini della famiglia King.» «Non aggiri il discorso» affermò lui, incrociando le braccia sul petto. «Esattamente, cosa pensa di sapere a proposito dei King?» Aveva gli occhi socchiusi e fissi su di lei. Katie sentiva la forza di quello sguardo penetrante fin dentro le ossa, e perfino lei fu sorpresa dal brivido che la inondò. Improvvisamente nervosa, lanciò un'occhiata al retro del pianale di cottura per guardare i vari tubi come se ne capisse qualcosa. Questo se non altro le diede 14


qualche istante per riordinare i pensieri. Quando tornò a sentirsi abbastanza sicura, disse: «Intende a parte il fatto che sono troppo ricchi e snob?». «Snob?» «Sì.» Katie sbuffò. «Senta, mi rendo conto che lavora per loro e non voglio metterla a disagio. Dunque, sappia solamente che non voglio avere più nulla a che fare con nessuno di loro.» «Sembrerebbe una faccenda molto seria.» Katie rise all'idea. Dubitava seriamente che Cordell King l'avesse anche solo pensata dopo che era repentinamente sparito dalla sua vita sei mesi prima. No, i King procedevano come un rullo compressore, facendosi strada nel mondo e aspettandosi che chiunque altro si togliesse di mezzo. Be', d'ora in avanti, li avrebbe accontentati. «Non penso proprio che uno dei famosi King della California stia sveglio di notte a chiedersi come mai sta sulle scatole a Katie Charles.» «Potrebbe rimanere sorpresa» disse lui, pulendosi le mani impolverate mentre la guardava. Lei ondeggiò leggermente di fronte al suo sguardo diretto. «Sa, sono un tipo curioso. E non sarò contento fino a quando non avrò saputo perché odia tanto i King.» «La curiosità non sempre è un bene» disse lei. «A volte si scoprono cose che si preferirebbe ignorare.» «Meglio comunque essere informati, non trova?» «Non sempre» rispose Katie, ricordando quanto male le aveva fatto la fine della sua relazione con Cordell. Quando gli aveva chiesto il perché, la risposta non aveva fatto altro che farla sentire peggio. Rafe le sorrise e questo bastò ad addolcire i suoi lineamenti. Persino gli occhi, notò Katie affascinata, sembravano aver perso quel loro bagliore freddo e distaccato. Il cuore le sobbalzò in petto mentre il suo corpo reagiva al forte fascino virile di quell'uomo. Poi, come se Rafe avesse intuito esattamente ciò che stava 15


pensando, il sorriso gli si accentuò e le fece l'occhiolino. Ma, un attimo dopo, tornò ad assumere un contegno assolutamente professionale. «La linea provvisoria è installata. Ma ricordi che chiuderemo il gas durante il giorno. Di conseguenza, le faremo sapere da quando potrà usare forno e fornelli.» «Okay. Grazie.» Lei arretrò di un passo e Rafe le passò davanti, sfregando un braccio contro al suo. Un'ondata di calore si propagò in lei inaspettatamente e Katie tirò un profondo respiro che, purtroppo, le portò alle narici il profumo che portava il suo interlocutore. Una miscela fresca e speziata, intrigante quanto l'uomo che aveva di fronte. «Rafe?» «Sì?» «Per favore, non riferisca nulla di quanto le ho detto circa la famiglia King. Voglio dire, probabilmente non avrei nemmeno dovuto tirare in ballo la cosa e non voglio che qualcuno si senta a disagio mentre lavora qui.» Lui annuì. «Sarò muto come un pesce. Ma, come ho già detto, uno di questi giorni voglio sentire il resto della storia.» Katie scosse il capo. «Non credo. I King appartengono al mio passato ed è là che intendo lasciarli.» Alla fine del primo giorno, Katie si chiese perché mai le fosse saltato in testa di ristrutturare. Avere in casa degli estranei che andavano e venivano per tutto il tempo era fastidioso, che quegli estranei fossero pure rumorosi era perfino peggio. Adesso però se ne erano andati e l'avevano lasciata sola nel guscio protettivo di quella che era stata la cucina di sua nonna. Standosene in piedi al centro della stanza, girò lentamente su se stessa. Il pavimento era stato tolto, le divisorie erano state in parte abbattute e la credenza era stata smontata e im16


pilata ordinatamente nel cortile sul retro. Notando dei tubi a vista, le sfuggì un piccolo gemito di commiserazione per la vecchia casa. «Rimpianti?» Katie sobbalzò e si voltò di scatto. Il cuore continuò a batterle all'impazzata anche mentre tirava un sospiro di sollievo. «Rafe. Pensavo fosse partito insieme agli altri.» Lui sogghignò come se sapesse di averla spaventata. Poi, appoggiando la spalla contro lo stipite della porta, incrociò le braccia sul petto. «Sono rimasto per controllare che il collegamento del gas in veranda funzionasse.» «E?» «Tutto a posto.» «Grazie. Lo apprezzo molto.» Lui si strinse nelle spalle e si stiracchiò languidamente, come se avesse tutto il tempo del mondo. «È il mio mestiere.» «Lo so, ma lo apprezzo comunque.» «Non c'è di che» disse lui, facendo scorrere lo sguardo sulla stanza. «Allora, che gliene pare?» «Sinceramente?» Lei fece una piccola smorfia. «È orribile.» Lui rise. «Ricordi solo una cosa. Non c'è ricostruzione senza distruzione.» «Cercherò di rammentarlo.» Lei si avvicinò al punto in cui un tempo si trovava il lavandino. Adesso si vedeva solo un muro malconcio con dei tubi che sporgevano dalla parete e che sembravano guardarla in modo accusatorio. «È difficile pensare che la stanza possa mai tornare normale da così.» «Ho visto di peggio» commentò lui. Avanzando verso di lei, affondò le mani nelle tasche posteriori dei jeans. «Certi lavori hanno richiesto mesi per essere ultimati.» «Dunque, ha fatto molti di questi lavori?» 17


«La mia parte» rispose lui con nonchalance. «Però questo è il primo cantiere in cui lavoro direttamente da tre o quattro anni a questa parte.» La casa era tornata meravigliosamente silenziosa dopo un'intera giornata di martellate a pareti e pavimenti. La cucina, svuotata di ogni cosa superflua, riecheggiava delle loro voci e fuori il pomeriggio stava scivolando nel crepuscolo. C'era una sensazione di intimità tra loro che forse solo degli estranei messi insieme dal caso potevano provare. Lei lo guardò, prendendo tempo per lustrarsi gli occhi e porsi delle domande. Su di lui. Su chi era, cosa gli piaceva... e, soprattutto, sul perché di tutta quella curiosità. Era passato parecchio dall'ultima volta che si era interessata a un uomo. E il fatto che si fosse vista spezzare il cuore la rendeva un tantino nervosa alla prospettiva di rimettersi in gioco e ricominciare con gli appuntamenti. Ma a guardare non si faceva nulla di male, no? «Dunque, se non lavorava in cantiere, cosa faceva?» Lui le lanciò un'occhiata, lunga quanto bastava perché Katie vedesse una specie di saracinesca mentale abbassarsi nel suo sguardo. «Oh, varie cose. Che comunque non mi hanno fatto dimenticare il lavoro manuale... anche se lo svolgo per i King.» Anche se le aveva dato l'impressione di essersi chiuso a riccio per non parlare del suo passato, stava osservandola come se si aspettasse che lei cercasse di scavare un po' più in profondità. Ma come avrebbe potuto farlo? Se gli avesse fatto domande sul suo passato, questo avrebbe dato il diritto a lui di farne a lei. E Katie non aveva particolarmente voglia di raccontare il modo in cui era stata abbindolata e scaricata senza tante cerimonie da Cordell King. Eppure, non riusciva a non provare curiosità per Rafe Cole e per quello che poteva nascondere. 18


«Bene» disse lui dopo un lungo momento di silenzio. «Immagino che sia ora che io vada e lasci che si dedichi ai suoi biscotti.» «Giusto.» Lei si mise in moto contemporaneamente a lui e finirono per scontrarsi l'uno con l'altra. Presi alla sprovvista, rimasero fermi dov'erano, incapaci di muoversi. Con i loro corpi che si sfioravano, si creò tra loro un'incredibile elettricità che li lasciò entrambi senza parole. Katie sollevò lo sguardo per fissare Rafe negli occhi e capì che lui stava provando le medesime sensazioni. E, a giudicare dalla sua espressione, non era certo più felice di lei della cosa. Katie non era alla ricerca di una storia, ma pareva che ci fosse andata a sbattere contro. Lui sollevò la mano per sfiorarle il viso e si bloccò un attimo prima di accarezzarle la guancia con i polpastrelli. Sorridendo dolcemente, le sussurrò: «Ho come la sensazione che questa faccenda potrebbe avere degli sviluppi... interessanti». Chissà perché, l'aveva anche lei.

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1955 - Una rivalità che conquista

di Catherine Mann Rafe è tornato e a Vista del Mar nulla sarà più come prima. Arrogante e spregiudicato, intende piegare ogni persona al suo volere. Peccato, però, che Sarah, la sua ex fidanzata... LA SCALATA

1956 - Seduzione in giacca e cravatta di Jules Bennett Zach sa esattamente cosa vuole e quali strategie adottare per soddisfare le sue brame, sul lavoro e in camera da letto. Ma quando inizia a collaborare con la bella Ana... AFFARI MILIONARI

1957 - Scommessa milionaria

di Maureen Child Rafe King è un abile giocatore, ma stavolta la fortuna lo ha abbandonato. Per onorare una scommessa deve fingersi un comune manovale, alle dipendenze di Katie... I SIGNORI DELLA CALIFORNIA

1958 - Moglie per passione di Cat Schield Per sottrarsi al matrimonio combinato con Nathan Case, Emma decide di lasciare la sua casa e iniziare una nuova vita. Ma non ha fatto i conti con la testardaggine del promesso sposo.

1959 - Il prezzo dell'onore

di Emilie Rose Xavier non le ha mai confessato di essere già fidanzato, e Megan quindi si sente autorizzata a lasciarlo. Se davvero lui la vuole nella sua vita, dovrà scegliere tra lei e l'onore della famiglia.

1960 - Sua maestà il ribelle di Jennifer Lewis Il principe AJ Rahia deve tornare in patria per adempiere ai propri doveri. Quando scopre che per salire al trono dovrà sposare Lani, il suo primo amore e sogno proibito... REALI E RIBELLI


1961 - Ambizione milionaria

di Kathie DeNosky Proprio quando la vita di Lily viene stravolta da uno scandalo si trova costretta a dover fronteggiare il milionario Daniel Addison, l'uomo più sexy che abbia mai incontrato... I KINCAID

1962 - Seducente vendetta di Yvonne Lindsay Per Wade Collins non c'è nulla che il denaro non possa comprare, e adesso ciò che desidera è il corpo di Piper. Lei gli ha spezzato il cuore e finalmente è arrivato il momento della vendetta...

1963 - Peccati di gola e di letto

di Maureen Child Rose è la classica brava ragazza e Lucas King la sua unica, segreta, tentazione. Ma quando se lo ritrova nella sua cucina, le fiamme diventando indomabili... I SIGNORI DELLA CALIFORNIA

1964 - Passionale rivincita di Tessa Radley Clea è decisa a voltare pagina, ma Brand non glielo permetterà. Lui è intenzionato a riaverla al suo fianco, certo che la passione che li ha uniti in passato li aiuterà a superare ogni ostacolo.

1965 - L'isola del desiderio

di Kate Carlisle Logan non riesce a credere che Grace lo abbia seguito sulla sua isola sotto falso nome ma, da spietato uomo d'affari, non tarda a volgere la situazione a proprio vantaggio... AFFARI MILIONARI

1966 - Agli ordini di sua maestà di Jennifer Lewis Jake Mondragon è costretto a rientrare in patria e indossare la corona. Diventare re, però, ha i suoi vantaggi, soprattutto quando accanto si ha una donna sensuale come Andi... REALI E RIBELLI

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