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Louise Allen

Tra scandalo e passione


Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: The Dangerous Mr Ryder The Outrageous Lady Felsham The Shocking Lord Standon Harlequin Mills & Boon Historical Romance © 2008 Melanie Hilton © 2008 Melanie Hilton © 2008 Melanie Hilton Traduzioni di Daniela Mento e Rita Orrico Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2009 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony History maggio 2009 giugno 2009 luglio 2009 Seconda edizione Harmony Special Saga aprile 2013 HARMONY SPECIAL SAGA ISSN 1825 - 5248 Periodico bimestrale n. 76 del 10/04/2013 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 332 del 02/05/2005 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


Sommario

Pagina 7

Il misterioso Mr. Ryder

Pagina 201

La scandalosa Belinda

Pagina 401

Il conte si annoia


Il misterioso Mr. Ryder


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7 giugno 1815 Nessuno gli aveva detto quanto fosse bella. Jack Ryder guardò dentro la stanza del castello illuminata dalle candele, in precario equilibrio sul davanzale di una finestra a picco sul fiume in fondo al burrone. La donna andava su e giù per la camera come una tigre infuriata. Tenne gli occhi su di lei mentre cercava una posizione più sicura sulla cornice scivolosa. Per fortuna intorno a lui c'era soltanto il buio, non vedeva il fondo del burrone, ma sentiva le acque del fiume che scorrevano sotto. Ignorò le fredde dita della paura che percorrevano la sua schiena con un brivido, ben sapendo che, se avesse lasciato campo libero all'immaginazione, non sarebbe mai riuscito a muoversi su quel davanzale. Una borchia degli stivali risuonò contro la pietra e Jack si irrigidì per un attimo, ma per fortuna lei non si accorse di niente. Jack incominciò a sciogliere il nodo della corda che si era legato intorno alla vita. Quando se ne fu liberato, la tirò con un gesto deciso e la corda si staccò dall'appiglio sulle mura per cadere nel fiume sotto di lui. Ora la sua sola possibilità di sopravvivere era entrare da quella finestra, ma non lo avrebbe fatto se non quando fosse stato sicuro di riuscire a mettere le mani su quella 9


donna, la donna che doveva portare in Inghilterra con qualunque mezzo, compresa la forza. Era per il suo stesso bene, oltre che per il bene dei loro due paesi, gli avevano spiegato al Ministero della guerra. Gli ufficiali che gli avevano spiegato la missione sembravano felici di non dover essere loro a compierla. Gli avevano riferito molte cose di Sua Altezza Serenissima la Granduchessa Eva di Maubourg. Vedova, intelligente, testarda, nemica di Napoleone, molto indipendente, difficile ed esigente: erano state le loro parole quindici giorni prima. Francese per metà, aggiunse pensando che fosse il particolare che delineava meglio il problema. Non avrebbe lasciato volentieri il ducato da cui non si era mai allontanata dopo il matrimonio, lo avevano avvertito, ma Jack era abituato a sentirsi chiedere l'impossibile. Non lo avevano avvertito però di quanto fosse bella, occhi nocciola e capelli scuri, snella e agile come una giovane pantera. Gli sembrava incredibile che fosse già madre di un bambino di nove anni. Era sola nella stanza, Jack aveva spiato a lungo per esserne assolutamente certo. Con un'abile manovra riuscì a dischiudere la finestra, che per fortuna si apriva verso l'interno, altrimenti sarebbe caduto nel fiume. La granduchessa non si accorse di nulla, anche perché aveva smesso di andare su e giù per sedersi alla scrivania e dava la schiena a Jack. Lui notò che si nascondeva il viso fra le mani e si chiese se stesse piangendo. Poi vide che colpiva con un pugno il ripiano coperto di pelle dello scrittoio, lasciandosi andare a imprecazioni colorite in inglese, che lui avrebbe volentieri ripetuto con uguale impeto. Era venuto il momento di lasciare il davanzale. Spalancò la finestra e si gettò all'interno, accantonando ogni speranza di non farsi notare. Le borchie degli stivali sarebbero 10


risuonate sul pavimento di pietra, cadendo da quell'altezza. La Granduchessa Eva balzò in piedi e si voltò di scatto. Spaventata, dapprima, poi più che altro adirata. Non gli avevano detto che era anche una donna coraggiosa. «Chi diavolo siete?» Il suo inglese era senza accento. Mentre gli parlava la sua mano destra cercava qualcosa sullo scrittoio alle sue spalle. Il tagliacarte, pensò Jack. Era una donna piena di risorse. «Parlate perfettamente inglese» commentò con disinvoltura, come se non si fosse accorto delle sue manovre per prendere un'arma. «Come sapevate che vi avrei capito?» «Stavo pensando in inglese» fu la schietta risposta. «Rivolgetevi a me chiamandomi Vostra Altezza Serenissima.» Le sue sopracciglia erano arcuate, lunghi riccioli scuri ricadevano sulle sue spalle nude. «Vostra Altezza Serenissima» le disse lui con un inchino, anche se era vestito per scalare le mura di un castello, non per essere ricevuto a corte, «mi chiamo Jack Ryder.» Era il suo nome di battaglia, non il suo vero nome, ma per il momento poteva bastare. «Così siete inglese, Mr. Ryder?» «Sissignora.» «Allora non siete venuto qui per uccidermi?» Lo aveva colpito, notò Eva, osservando i suoi occhi grigi che la studiavano in silenzio. Era da molto tempo che un uomo non la guardava in quel modo, per la prima volta dopo anni si sentiva di nuovo donna. Serrò le dita intorno al tagliacarte. L'intruso era un inglese, difficile che volesse attentare alla sua vita, ma non si poteva mai sapere. Soprattutto dopo quello che era successo il giorno prima. «Non sono qui per farvi del male» le assicurò lui, ma gli 11


amici non entravano in quel modo dalla finestra. Doveva avere qualche anno più di lei, che ne aveva ventisei. Era alto, snello, con i capelli scuri e quegli occhi grigi dallo sguardo intenso. Doveva essere un grande spadaccino, si capiva dal modo in cui avanzava verso di lei, con l'equilibrio e la grazia di un ballerino. «Datemene le prove o mi metterò a gridare e in due secondi arriveranno le guardie» lo sfidò. Lui tirò fuori una pistola dalla tasca della giubba. «Fate venire le guardie e le ucciderò» la minacciò. «Nessuno deve disturbarci, sono qui per incarico del governo inglese.» La pistola tornò nella tasca. «Il padrino di vostro figlio ritiene più opportuno che voi raggiungiate il giovane granduca, invece di rimanere a Maubourg» aggiunse. «Il Principe Reggente? Non si è più interessato a mio figlio Fréderic dopo avergli inviato il regalo di battesimo.» Eva non si muoveva dalla scrivania, doveva rimanere lì se voleva che l'intruso non si accorgesse del tagliacarte che stringeva in mano. «Il Ducato di Maubourg in territorio francese è di grande interesse per il governo inglese, soprattutto adesso che siamo in guerra» le ricordò Jack. «Naturalmente.» Non le stava certo dicendo qualcosa di nuovo. «Il mio defunto marito aveva fatto quanto poteva come ambasciatore di pace, ma anche lui sapeva che sarebbe stato impossibile resistere all'avanzata dei francesi.» «Avevate conosciuto il vostro defunto marito in Inghilterra» commentò Jack guardandosi intorno con sospetto, non perché scorgesse qualcosa di strano, ma solo per abitudine. «Eravamo fuggiti dal Terrore, dopo l'uccisione di mio padre. Mia madre era tornata da mio nonno, il Conte di Allgrave, e io debuttai in società a Londra. Conobbi il mio futuro marito al mio primo ballo.» 12


Sembrava quasi una favola. Il Granduca Louis Fréderic era bello e raffinato, il sogno di ogni fanciulla, una presenza esotica nell'alta società londinese. Il fatto che avesse trent'anni più di lei e che Eva fosse solo diciassettenne non aveva impedito il loro fidanzamento e le loro nozze. Louis Fréderic l'aveva corteggiata rapidamente, era riuscito a far liberare alcuni prigionieri francesi per cui era venuto a patteggiare ed era tornato a Maubourg con la futura granduchessa al seguito. A Eva non sembrava possibile di essere stata così giovane e innocente. «Dalla morte di vostro marito, due anni fa, voi e vostro cognato Philippe avete fatto da reggenti e da tutori per il giovane granduca.» Jack non aggiunse che Philippe si era chiuso nella sua camera da quando era arrivata la notizia della fuga di Napoleone dall'isola d'Elba e che, da più di tre mesi, non ne usciva. Pareva che una misteriosa malattia lo avesse colpito. «È da quattro anni che non vedete vostro figlio» aggiunse Jack. «Il mio defunto marito riteneva più opportuno che venisse educato in Inghilterra.» Suo marito non le aveva dato nemmeno la possibilità di salutare il bambino, quando era partito. Le lacrime di una madre avrebbero indebolito la volontà del bambino, era la sua opinione. Prima un tutore privato, poi Eton e forse il piccolo Freddie non l'avrebbe nemmeno riconosciuta. «Non è facile dirvelo, ma...» incominciò titubante Jack. No, mio Dio, no! Lo hanno mandato per dirmi che mio figlio è morto, pensò Eva terrorizzata. «Purtroppo, vostro figlio è rimasto vittima di alcuni strani incidenti, nell'ultimo mese. Sta bene, Vostra Altezza Serenissima, non abbiate timore» la tranquillizzò lui, vedendola impallidire. 13


Fu immediatamente al suo fianco e la sostenne, intuendo che si era sentita mancare. «Sto bene» gli assicurò Eva, ma era ormai troppo tardi. Si era accorto del tagliacarte e glielo stava togliendo di mano. Lo gettò dalla finestra aperta voltandosi appena per prendere la mira. «Preferisco che voi non siate armata. Vostro figlio sta bene, nonostante gli ultimi incidenti, e continua a dedicarsi ai suoi studi classici.» «Che tipo di incidenti?» Eva si allontanò da lui, la sua vicinanza la turbava, o forse era solo felice di sapere che Freddie era vivo. «È rotolato giù dalle scale, a metà maggio. Per fortuna gli altri ragazzi lo hanno fermato prima che si facesse male. Un po' di lividi e nulla di più. Poi una carrozza lo ha quasi investito e solo la presenza di spirito di un passante lo ha salvato. Non è stato possibile rintracciare la carrozza né il cocchiere.» «Hoffmeister non lo sorveglia?» chiese adirata Eva. «Il suo tutore e segretario personale ha qualche difficoltà a tenere a bada un ragazzino così vivace. Dopo il terzo incidente, però, si è affrettato a mettersi in comunicazione con Whitehall.» «Il terzo incidente?» «Alla fine del mese sono apparsi misteriosamente dei funghi avvelenati nella fricassea servita a Sua Altezza.» «Come ha fatto a salvarsi?» «Sua Altezza Serenissima ha uno stomaco molto sensibile e ha subito vomitato tutto. Probabilmente è quello che gli ha salvato la vita. Adesso però è sotto stretta sorveglianza.» Eva si lasciò cadere sulla sedia. «So che per voi non è facile accettare che vostro figlio sia in pericolo, ma...» «No, Mr. Ryder, non è per niente strano. Anch'io ho a14


vuto problemi di stomaco, due notti fa. Prima avevo avuto uno strano incidente: una delle ruote della mia carrozza si era staccata e avevo rischiato di cadere con tutta la vettura da uno stretto ponte. Per finire, solo ieri qualcuno ha lasciato cadere molta cera in cima alle scale, appena fuori dalla mia camera, e ho rischiato di rompermi l'osso del collo.» «Vi siete fatta male?» «Mi sono aggrappata a un arazzo, strappandolo quasi dalla parete. Per questo non sono caduta.» «Il Principe Philippe come ha reagito a questa serie di incidenti?» «Mio cognato è malato da quando ci è giunta la notizia della fuga di Napoleone dall'isola d'Elba. Il mio medico e una guardia del corpo sono con lui ventiquattro ore su ventiquattro.» Jack ascoltava in silenzio, sembrava un sacerdote che seguisse una confessione. «Chi governa Maubourg in questo momento?» «Mio cognato il Principe Antoine, il fratello minore di Philippe.» Era stata una domanda retorica, Ryder non poteva ignorarlo. «Sì, certo, il giovane gentiluomo così ansioso di allearsi con Napoleone. Quello che diventerebbe granduca, se vostro figlio e il Principe Philippe morissero.» «Per questo Philippe è protetto giorno e notte, ma non avrei mai creduto che la lunga mano di mio cognato potesse arrivare fino in Inghilterra.» Era sempre stata convinta che Freddie non potesse essere in pericolo. «Mio cognato Antoine venera Napoleone. Il suo sogno è di allearsi con lui contro l'Inghilterra e gli altri suoi nemici.» «Non vorrei insultare il vostro paese, Altezza Serenissi15


ma, ma perché Napoleone dovrebbe essere interessato a voi? La vostra neutralità gli è stata molto utile, tuttavia adesso...» «Non lo so. Forse adesso abbiamo qualcosa che potrebbe servirgli. Ho dei sospetti in proposito. Che cosa sapete di esplosivi?» Invece di risponderle, Ryder andò fino alla porta di legno massiccio. L'aprì con accortezza e guardò da entrambe le parti del corridoio, poi la richiuse e tornò da lei. «Ci sono delle guardie in fondo al corridoio. Vi sono fedeli?» «Credo di sì.» «Per rispondere alla vostra domanda, non ne so molto di esplosivi. La principale industria del ducato è quella profumiera» proseguì. «Avete dei chimici che seguono i processi di distillazione.» «Antoine ne ha assunti di nuovi, negli ultimi tempi, senza dire nulla a me e a Philippe. Gente esperta, a giudicare dagli stipendi riportati sui libri contabili. E ci sono state esplosioni, su nelle montagne.» «Il Principe Antoine potrebbe sperimentare un nuovo tipo di esplosivo, molto utile a Napoleone.» Era la deduzione più logica, ma Eva si chiese all'improvviso perché stesse discutendo di segreti di stato con un completo sconosciuto. Jack Ryder sarebbe potuto essere chiunque: una spia di Napoleone, un uomo di Antoine... «Quali sono le vostre credenziali, Mr. Ryder?» «Non è un po' tardi per chiedermelo?» si informò lui divertito. «Meglio tardi che mai.» Jack alzò un risvolto della giacca per mostrare una piccola spilla d'argento, a forma di levriero. «Sono un messaggero del re» le comunicò. «Una spia della Corona inglese?» Eva sentì un brivido improvviso lungo la schiena. «Chi mi dice che non abbiate 16


rubato questa spilla, forse dopo averne ucciso il legittimo proprietario?» «Quali erano le vostre intenzioni, prima che entrassi dalla finestra? Come pensavate di risolvere i vostri problemi?» Eva si sentiva agitata più che mai. Non riusciva a rimanere seduta, quindi si alzò e ricominciò ad andare su e giù per la camera, come quando lui era entrato. «Stavo pensando di uscire dal castello e di fare sollevare il popolo contro Antoine» gli confessò. «Pura follia.» Eva si incupì. Si fermò accanto al comodino, aprì un cassetto e prese un fazzoletto. «Ora chiamerò la mia cameriera e le dirò di fare venire le guardie. La mia vera follia è stata fidarmi di voi.» Ryder però le fu accanto prima che la mano della granduchessa potesse arrivare al cordone del campanello. «Voi non farete niente del genere.» Jack era stato un ingenuo e se ne accorse subito. La granduchessa non stringeva in mano soltanto il fazzoletto, ma anche una minuscola pistola che doveva aver preso nel cassetto, approfittando della sua distrazione. «Grazie per esservi avvicinato. Quest'arma non serve a molto, oltre una certa distanza. Così, invece, potrei farvi seriamente del male, se non mi obbediste.» Adesso lo aveva in suo potere, pensò, ma si era sbagliata. Tutto accadde con una rapidità incredibile e lei si chiese come fosse potuto succedere. Jack le tolse di mano la pistola e la lanciò lontana, in fondo alla stanza. Poi Eva si ritrovò distesa sul letto, bloccata contro il materasso dal corpo snello e agile della spia. «Vostra Altezza Serenissima è libera di scegliere» dichiarò Jack con la massima calma, senza nemmeno ansimare un po'. «Potete venire con me in Inghilterra, di vostra volontà, oppure lasciare questa camera priva di conoscenza e viaggiare legata. Sta a voi decidere.» 17


Di spada e di cuore di Deborah Simmons Inghilterra, XIII secolo. I nobili fratelli de Burgh sono ognuno alla ricerca della propria strada e della donna giusta. Dunstan, soprannominato il lupo del Wessex, deve riaccompagnare a casa una fanciulla sfuggita a uno zio crudele. Lungo la strada, però, capisce di amarla. Geoffrey è costretto al matrimonio per mettere fine all'annosa faida tra la sua famiglia e quella di Elene Fitzhug. Appena arriva al castello e la incontra, si rende conto che la situazione è peggiore di quanto avesse immaginato, perché la ragazza sembra una selvaggia. Ma spesso le apparenze ingannano! Simon invece scopre che il capo dei banditi che l'hanno catturato è una donna, e che non solo è coraggiosa e abile con le armi quanto un uomo, ma è anche bellissima. E a quel punto, ormai conquistato, non può che offrirle il proprio aiuto.

Dal 5 giugno


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