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Rhyannon Byrd


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Touch of Seduction HQN Books © 2010 Tabitha Bird Traduzione di Elena Rossi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Bluenocturne novembre 2012 Questo volume è stato stampato nell'ottobre 2012 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) BLUENOCTURNE ISSN 2035 - 486X Periodico quindicinale n. 75 del 16/11/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 118 del 16/03/2009 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Lennox, Kentucky Venerdì sera Qualcuno aveva un buon odore. No, più che buono. Era decisamente peccaminoso. E mentre quel caldo, appetitoso profumo femminile gli riempiva le narici, Aiden Shrader incominciò a pensare che l'incarico attuale fosse un errore ancora più grande di quanto avesse pensato. Dopotutto si trovava davanti alla porta di una femmina umana alle nove di sera, pronto a dirle che, le piacesse o meno, da quel momento era sotto protezione, e Dio solo sapeva fino a quando. E probabilmente avrebbe dovuto buttare lì anche il fatto di non essere solo una guardia del corpo armata dall'aspetto da duro, che aveva il compito di mantenere in vita lei e la nipotina di tre anni, ma anche un mutaforma. Uno che poteva assumere la forma di un grosso predatore letale. Una tigre, per la precisione. Splendido, pensò, sollevando una mano tatuata per allontanare dal volto i capelli mossi dal vento mentre la fredda notte di dicembre si stringeva intorno a lui come un'amante appiccicosa. Non c'è una possibilità al mondo che questa notizia venga digerita bene. Aiden e i suoi colleghi non sapevano quanto la sorella5


stra di Olivia Harcourt le avesse raccontato sul mondo di creature preternaturali che vivevano nascoste in mezzo agli umani, appartenenti a diverse specie che nell'insieme venivano chiamate gli antichi clan. E dato che non sapevano nemmeno quanto potesse averle detto dei Guardiani – l'organizzazione di mutaforma alla quale apparteneva Aiden e che aveva il compito di sorvegliare i discendenti dei clan superstiti – c'erano buone probabilità che la pollastrella fuggisse a gambe levate gridando appena le avesse esposto i fatti. Forse sarebbe fuggita un attimo dopo avere posato gli occhi su di lui. Non che potesse biasimarla, se era un tipo nervoso. Alto un metro e novantotto e dotato di una muscolatura possente, con una moltitudine di tatuaggi e una capigliatura disordinata che non si curava di regolare da mesi, era abituato a quel tipo di reazione femminile. Le donne si dividevano in due categorie: c'erano quelle che apprezzavano ciò che vedevano e quelle che non volevano stargli intorno abbastanza da scoprire se il ragazzaccio fosse davvero cattivo come sembrava. Il fatto era che alcune donne avevano il gusto del pericolo... e altre no. Aiden non se ne era mai curato molto, in un modo o nell'altro, visto che il suo interesse per il genere femminile rimaneva puramente fisico; la sua belva interiore era molto più facile da controllare quando era sazia. Le uniche regole che si era dato erano di non mettersi mai con una donna a meno che lei non avesse capito esattamente quanto fosse disposto a offrirle, di assicurarsi che fosse in grado di reggere il gioco duro e che non toccasse gli aspetti più tenebrosi e primordiali della sua natura. Delle tre regole, l'ultima era di gran lunga la più importante. E ora che si trovava ad affrontare la sgradevole consapevolezza che qualcuno in quella maledetta casa aveva un odore così buono da risvegliare la fame possessiva e 6


pericolosa della bestia... sapeva che la cosa gli avrebbe procurato dei guai. Si augurava che quell'odore appetitoso non appartenesse alla Harcourt, ma dubitava di avere tanta fortuna. Passandosi una mano sul viso, soffocò un ringhio di frustrazione e si disse che poteva anche smettere di temporeggiare e farsi avanti. Mentre il vento spingeva una scia di nuvole minacciose a oscurare il bagliore lattiginoso della luna, sollevò la mano destra e batté il pugno contro la porta d'ingresso della costruzione in mattoni a due piani. Attese con impazienza che qualcuno venisse a rispondere e maledisse tra sé il suo intenso bisogno di sesso, pur facendo di tutto per convincersi che aveva reagito così a quel profumo solo perché era stato costretto a vivere come un monaco per troppe settimane. Non era il tipo d'uomo che potesse fare a meno del sesso; i suoi istinti primordiali mantenevano costantemente l'appetito sessuale a un livello urgente, aggressivo, ma era maledettamente difficile rimorchiare una donna nel mezzo di una guerra. Nel corso dell'ultimo mese era stato così occupato che la maggior parte delle notti era crollato sul letto e non si era più mosso fino al momento di alzarsi e ricominciare tutto da capo il giorno dopo. Non che i merrick e i Guardiani stessero facendo grandi progressi. Anche se i merrick erano stati uno dei più potenti tra gli antichi clan, la loro discendenza era rimasta sopita per secoli, fino al recente ritorno dei casus che avevano dato inizio alla guerra. Vile razza di creature immortali che erano state imprigionate oltre un migliaio di anni prima per i loro crimini contro l'umanità e gli altri clan, i casus erano riusciti in qualche modo a fuggire da Meridian – il luogo di detenzione metafisico che era la loro prigione – e avevano fatto ritorno in questo mondo. Il primo era 7


tornato alla fine dell'estate e altri sempre piĂš numerosi l'avevano seguito nei mesi successivi. Davano la caccia ai merrick, a uno a uno, spinti da un sanguinario desiderio di vendetta contro l'antico nemico. Come conseguenza del ritorno dei casus, il sangue merrick si era risvegliato tra i discendenti dell'antico clan e alcuni di loro, come i Buchanan, erano impegnati in una lotta contro i mostri con l'aiuto dei Guardiani. Ian Buchanan era stato il primo merrick a essere risvegliato e, grazie a sua sorella Saige, ora i Buchanan e l'unitĂ  di Shrader portavano avanti la ricerca dei Marcatori Neri. Uniche armi note in grado di distruggere l'anima di un casus e spedirlo all'inferno, i Marcatori avevano un valore inestimabile nella loro lotta contro quei mostri. Le misteriose croci erano state nascoste in tutta Europa e nelle Americhe per impedire che cadessero nelle mani sbagliate e Aiden e i suoi amici stavano facendo tutto il possibile per rintracciarle. Ma non era abbastanza. Nonostante fossero riusciti a recuperare cinque dei Marcatori nascosti, cedendone solo uno al nemico, stavano perdendo la guerra e a lui non piaceva perdere. Aveva trascorso troppi anni sotto il pugno di ferro dei nemici quando era giovane. Ora, a trentaquattro anni, gli piaceva il combattimento duro e voleva prevalere a tutti i costi. Avrebbe fatto di tutto per assicurarsi che lui e i suoi amici ponessero fine al conflitto da vincitori e in quel momento avrebbe voluto essere sul campo di combattimento, a continuare la lotta. Non trovarsi a fare da babysitter. Intorno a lui, la notte era stranamente silenziosa; si udiva solo lo stormire delle foglie sugli alberi. Le altre quattro case in quella strada senza uscita erano giĂ  al buio, anche se in due di queste continuava a brillare qualche luce natalizia. Proprio mentre sollevava la mano per bussare una 8


seconda volta, udì la porta sul retro aprirsi e chiudersi. Era stato un rumore impercettibile, appena un leggero scatto della serratura, ma sufficiente perché il suo udito ultrasensibile lo cogliesse. Inclinando la testa di lato, rimase in ascolto mentre qualcuno scendeva rapidamente una serie di scalini; i passi erano irregolari, come quelli di una persona che porti qualcosa di pesante appoggiato al fianco. Posando la mano sinistra sulla ringhiera di legno del porticato, Aiden la scavalcò al volo e atterrò con un tonfo sordo sull'erba umida di fianco alla casa. Sentì l'acquolina in bocca quando inalò di nuovo quel profumo caldo e ricco portato dalla brezza invernale, che gli accarezzava i sensi come un tocco fisico. Il predatore dentro di lui si risvegliò alla piena consapevolezza e la sua voce cavernosa emise un brontolio dal profondo che gli vibrò in tutto il corpo come un'onda elettrica. Seguila. Prendila. Imprecando tra sé per la frustrazione, Aiden si chiese perché le cose continuassero a peggiorare invece di migliorare. Quello era l'ultimo problema di cui aveva bisogno. C'era da pensare che combattere dalla parte dei buoni contro dei malvagi sadici e spietati gli avrebbe procurato un karma positivo da parte di una delle entità lunatiche che avevano in mano le sorti dell'universo, ma la sua fortuna sembrava scivolare sempre più a fondo nel letame. Eppure, rifletté, passandosi la mano sulla barba ispida del mento, forse non avrebbe dovuto essere così sorpreso. Sapeva per esperienza che non sempre il bene riusciva a emergere. E, quando succedeva, di solito ci voleva un sacco di tempo e di fatica. Aggirando l'angolo della casa, si trovò nel cortile sul retro... e subito individuò la donna, grazie all'eccellente visione notturna che gli permise di distinguere chiaramente 9


la sua forma nel buio. Vide che non era particolarmente alta, probabilmente non più di un metro e sessantasette; aveva spalle strette e belle mani con le quali si affannava a reggere un pesante bagaglio. Sembrava che avesse fretta mentre sollevava la valigia per riporla nel bagagliaio di una Honda di piccola cilindrata e sbatteva il cofano. Sembrava anche molto nervosa, le mani le tremavano visibilmente quando la vide fermarsi ad ascoltare i rumori della notte. Sapeva che stavano arrivando dei guai?, si chiese Aiden. Sapeva che chi aveva ucciso Monica Harcourt, la maggiore delle due sorellastre, voleva la bambina che lei cercava di proteggere? Era per quello che aveva lasciato la sua abitazione per trasferirsi lì, ospite di un'amica che si trovava fuori città? Se era così, era stata una mossa sciocca da parte sua, perché la casa non poteva essere in una posizione peggiore. Situata all'estremità di un quartiere tranquillo, in una strada senza sbocco, era circondata dai boschi e l'unica via d'accesso era il luogo ideale per un agguato. Aiden aveva trascorso la settimana precedente circa cento miglia a sud di Lennox, alla ricerca del quinto Marcatore Nero insieme al collega Guardiano Kellan Scott e al loro alleato umano Noah Winston. Avevano trovato il Marcatore quella mattina e sarebbero già stati in viaggio per tornare in Colorado, alla base tra le Montagne Rocciose che chiamavano casa, se non fosse stato per la telefonata inaspettata che li aveva dirottati invece a Lennox. In quel momento Aiden custodiva la croce intagliata nella tasca posteriore dei jeans, mentre Kellan e Noah perlustravano i boschi per escludere la presenza di casus. Lo spirito di Monica Harcourt era entrato in contatto con loro, avvisandoli che quei mostri avrebbero cercato di prendere sua figlia e Aiden sapeva bene che non era il caso di 10


sottovalutarli. Se lui era riuscito a trovare Olivia Harcourt e la nipotina in quel luogo remoto, ci sarebbero riusciti anche loro. Come se avesse avvertito improvvisamente la sua presenza, la donna si voltò e, appena lo vide all'angolo della casa, si mise subito a correre. Senza riflettere sulla direzione che aveva preso ma reagendo semplicemente al fatto che stesse fuggendo da lui, Aiden si lanciò attraverso il cortile erboso e si gettò su di lei, facendola cadere a terra. La donna si mise a gridare, ma il suono acuto venne soffocato quando entrambi atterrarono pesantemente al suolo, rimanendo per qualche istante senza fiato. Morbida. Questa fu la prima parola che gli venne in mente appena Aiden si trovò con il petto contro la sua schiena. Dolce fu la seconda. Di solito gli piacevano le donne più robuste e formose, in modo da non doversi preoccupare di fare loro del male se si lasciava andare un po' troppo, ma non poteva negare che gli piaceva la sensazione di quel corpo femminile, minuto e sensuale, intrappolato sotto di lui. Sempre senza ragionare ma agendo puramente in base a un istinto animale, chinò il capo e strofinò il naso contro la morbida porzione di pelle dietro l'orecchio destro della donna. La folta massa di capelli rossi, morbida come seta, gli fece il solletico; odorava di fiori, di primavera... di idee troppo tenere per il suo mondo. Incominciò a tremare, avvertendo qualcosa di denso e caldo che fluiva nel suo corpo, come se un desiderio intenso, viscerale, diverso da qualsiasi cosa avesse mai sperimentato, gli fosse stato iniettato nelle vene, inibendo la sua capacità di ragionare. Sentì un suono cavernoso vibrare nel profondo della gola e sobbalzò dallo sgomento quando si rese conto che stava facendo le fusa. 11


Imprecò in silenzio e rimase immobile, trattenendo il fiato, mentre una voce gutturale cantava nelle tenebre della sua mente: tienila stretta. No, ringhiò tra sé, scuotendo la testa con tanta violenza da far ricadere sulle spalle i lunghi capelli. Assolutamente no. Non è possibile, protestò la sua parte razionale, umana, mentre il resto finiva in un tracollo totale, completamente distrutto. Qualcosa di scuro e possessivo gli artigliava le viscere, chiedendo di essere liberato. Ho bisogno di lei. Nuda. Adesso. Era completamente fuori di sé, per dirla senza mezzi termini, e mentre la premeva a terra con il peso del proprio corpo, due pensieri si affacciarono simultaneamente al suo cervello, cancellando tutto il resto. Il primo era che quella donna era meglio di qualsiasi altra avesse mai avuto sotto di sé, anche se era un essere umano. Il secondo era che doveva allontanarsi al più presto da lei prima di commettere il più grave errore della propria vita. Questa seconda idea nasceva direttamente dalla prima e la prima aveva con sé talmente tanti strati aggrovigliati che era difficile esaminarli tutti. Sapeva già che aveva un buon odore ma, ora che era così vicina, l'effetto era qualcosa di sconvolgente: uno stuzzicante incrocio tra qualcosa di pericoloso e proibito e il calore confortevole di casa. Illecito eppure stranamente familiare, come se facesse parte di lui. Nonostante la differenza di altezza, quella donna aderiva al suo corpo in un modo che sembrava giusto e c'era qualcosa di dolorosamente erotico nel suo respiro ansimante, nel modo in cui si contorceva per liberarsi. Adesso calmati, si disse, cercando di rimettere insieme i pezzi. E, già che ci sei, non perdere il controllo. Okay, okay, poteva farcela, maledizione. Doveva solo concentrarsi, riflettere. Doveva esserci una spiegazione ra12


gionevole per quella reazione, perché le femmine umane non avevano quell'effetto sulla sua belva interiore. Ecco perché andava a letto con loro, per il semplice fatto che non gli interessavano... e in questo modo erano al sicuro. Se qualcuno gli avesse chiesto di spiegare perché gli piaceva fare sesso con le creature che più disprezzava, quella sarebbe stata la risposta: perché gli permetteva di restare completamente distaccato. Nell'insieme considerava ancora l'umanità nient'altro che un pozzo nero pieno di avidità, sporcizia e perversione, a parte quei pochi che ora riteneva degli amici. Eppure, anche se detestava la loro specie, non aveva mai fatto del male alle femmine umane con cui era andato a letto. Non aveva mai permesso che il lato più oscuro della propria natura si liberasse. È solo un brutto momento. È troppo tempo che sei in astinenza. Tutto qui, si disse. Sforzandosi di muovere i muscoli contratti, riuscì a sollevarsi quel tanto da consentire alla donna di rotolare sul dorso. Poi tutto andò al diavolo perché appena Olivia Harcourt si trovò sdraiata sulla schiena, lo fissò direttamente negli occhi che erano in procinto di trasformarsi. Tutto quello che Aiden riuscì a dire fu: «Merda». Una nebbia rossa gli oscurò la vista e il sesso gli diventò così duro da fargli temere di venire all'istante nei jeans. Olivia Harcourt poteva anche essere di struttura delicata ma i seni che premevano contro il suo petto erano incredibili, i capezzoli inturgiditi sotto il tessuto del golf. Le sue labbra morbide e lucide si stavano muovendo, senza dubbio per mandarlo all'inferno, ma lui non riusciva a sentire le parole al di sopra del rombo alle orecchie. Attraverso la furia tempestosa e assordante della fame, Aiden assistette impotente mentre la sua parte più bestiale le allungava le braccia al di sopra del capo e le inchiodava al suolo i polsi con la mano sinistra, un gesto aggressivo in 13


netto contrasto con il modo in cui le accarezzava teneramente la guancia morbida con il pollice destro. Per quanto si sforzasse, non poteva smettere di fissare quella strana, piccola creatura umana, completamente ipnotizzato da quello che poteva vedere... e ancor più da quello che poteva percepire. La calda sfumatura rosata che fioriva sotto il candore perlaceo della pelle. Il sangue che pulsava precipitosamente nelle vene. L'ascesa inebriante del desiderio che rendeva più docile e malleabile il suo corpo di donna. Quando esalò un respiro tremante, il profumo della sua bocca gli riempì la testa e Aiden capì di avere commesso un errore fatale. Un grave errore di calcolo. Aveva pensato che avesse un buon odore all'esterno, ma era niente in confronto al suo profumo interno. La dolcezza dei suoi segreti nascosti fu la rovina di Aiden. Poteva solo immaginare il profumo perfetto dei succhi caldi che stillavano come miele dal suo sesso e le scivolavano come sole liquido tra le cosce. Sarebbero stati deliziosi: caldi, oleosi e squisiti... In quel preciso istante l'uomo si ritirò dietro le quinte della mente e l'animale prese il controllo. Un attimo prima si teneva in equilibrio su di lei e quello successivo s'impadroniva della sua bocca in un bacio poco meno che violento, spingendo la lingua in profondità, assaporandola completamente, inebriandosi del suo sapore. Un'esplosione di piacere devastante si riversò attraversò i muscoli, ustionando ogni centimetro del suo corpo, dentro e fuori; il bisogno doloroso, lancinante, crebbe ancora più forte di prima. Il profumo era quello di un delizioso frutto maturo... e il sapore era ancora meglio. Pur sapendo che era una follia, la parte selvaggia della sua natura ruggiva che aveva bisogno di penetrarla e di riempirla con un getto caldo e pos14


sente prima che potesse sfuggirgli. Emise un profondo ruggito di gola, chiedendosi da dove venisse quella strana urgenza che lo spingeva a fare l'impensabile, mentre si faceva strada tra le sue cosce con movimenti aggressivi, implacabili. Non aveva mai versato il proprio seme dentro una donna ed era maledettamente sicuro che non avrebbe iniziato ora. Sentì un'ombra gelida del passato strisciare su di lui, ma l'allontanò mentalmente, lottando contro la sua morsa nauseante. Mai più sarebbe sceso per quel sentiero. Il che significava che doveva allontanarsi subito da Olivia Harcourt... e stare lontano da lei. Subito. Il prima possibile, per il bene di entrambi. Se solo fosse riuscito a portare via da lì lei e la bambina, le avrebbe accompagnate in un motel. Poi se la sarebbe svignata – al diavolo la promessa che aveva fatto agli amici in Colorado – e le avrebbe affidate a Kellan. Che se la vedesse il lupo con quella donna, mentre lui le avrebbe protette a distanza. Sforzandosi di recuperare la presenza mentale per staccarsi da lei, Aiden divenne penosamente consapevole che la stava schiacciando, ora, e le premeva il membro rigido in mezzo alle cosce. Anche mentre lottava contro il bruciore alle gengive e alle dita per trattenere il rilascio delle zanne e degli artigli, non riusciva a staccarsi dalla sua bocca. La belva si era appropriata del suo corpo e lui era impotente di fronte ai suoi bisogni primordiali. Appena aveva cominciato a baciarla, era stato perduto. E sembrava addirittura che lei ricambiasse il bacio, sfregando la piccola lingua contro la sua, mentre Aiden assorbiva i suoi gemiti e spostava il capo da un lato all'altro, in cerca di un'angolazione migliore per godere meglio di quelle labbra soffici come petali e del loro calore sensuale. 15


Era estremamente irritante come fosse assorbito da quel bacio, considerando che non era mai stato interessato a perdersi nella dolcezza di una bocca femminile. Dopotutto, una donna poteva fare cose ben più interessanti con le labbra e la lingua. E, per qualche strana ragione, Aiden aveva sempre considerato il bacio come qualcosa di troppo intimo per il tipo di relazioni che aveva con l'altro sesso. Eppure stava baciando appassionatamente quella piccola femmina umana intrappolata tra il suo corpo e il terreno freddo e duro e non voleva smettere. Era pericolosamente vicino a possederla sul posto e non poteva permettere che accadesse per innumerevoli ragioni. È una di loro, idiota. È umana. Sai almeno quello che stai facendo? Con un ringhio rabbioso Aiden riuscì finalmente a strapparsi dalle spire narcotizzanti del piacere, interrompendo il contatto con la sua bocca. Ma non fu facile. Respirando a fatica, con il petto muscoloso che si alzava e si abbassava sotto la T-shirt nera, riuscì a cambiare posizione, inchiodandole i fianchi tra le cosce possenti. Fatto questo, si asciugò le labbra umide con il dorso della mano e cercò di calmare i battiti martellanti del cuore. «C... chi sei?» balbettò la donna. «L... levati di dosso!» Per qualche motivo che non riusciva a capire, Aiden trovò affascinante persino il suo balbettio. Probabilmente questo faceva di lui un pazzo scatenato, ma osservando il modo in cui le tremavano le labbra mentre incespicava nelle parole, provò il desiderio di baciarla ancora. «Sei sordo?» strillò lei con voce acuta. «Ho detto le... levati di dosso!» Lui continuò a tenerle i polsi bloccati sulla rada erba invernale e fece del proprio meglio per ignorare l'effetto devastante di quel corpo femminile che si contorceva sotto 16


di lui. «Fai un respiro profondo e calmati» le suggerì. «Sono uno dei buoni, okay? Non ti farò del male.» La donna sgranò gli occhi con espressione incredula. «S... sì, certo. Mi prendi per un'idiota?» Anche nel buio rischiarato solo dalla luna, Aiden poteva vederla chiaramente, pur sapendo di essere poco più di un'ombra alla sua vista umana. Gli occhi, di un insolito colore viola, brillavano di sgomento e la bocca era gonfia per il suo bacio aggressivo. Quelle labbra rosate, lucide e piene, lo tentavano ancora. La parte razionale del suo cervello sapeva che i suoi lineamenti non erano i più belli che avesse mai visto; anziché scolpiti con precisione, erano tanto diafani da ricordare quelli di una fata, eppure ne era letteralmente incantato. Era indubbiamente graziosa ma non riusciva a smettere di guardarla rapito come se avesse davanti la donna più bella e provocante che fosse mai stata creata. Schiarendosi la gola, riuscì finalmente a dire: «Sul serio. Non voglio farti del male». Subito dopo fece una smorfia, pensando che sembrava proprio un mostro alieno che cercava di rassicurare una terrestre terrorizzata dicendo che veniva in pace. In nome del cielo, che cosa c'era che non andava in lui? «Come posso esserne sicura?» «Se avessi voluto farti del male, l'avrei già fatto» replicò Aiden con una voce roca che cercava di mantenere calma e pacata. Un'amara risata le uscì dalle labbra. «E questo dovrebbe convincermi a fi... fidarmi di te?» «Non m'importa un accidenti se ti fidi di me o no. Ma faresti meglio a fare come ti dico se vuoi uscirne viva, perché è probabile che i cattivi non siano lontani.» «Che cosa vuoi da me?» gli chiese la donna, forzando le 17


parole attraverso i denti stretti. «Perché sei qui?» Continuava a lottare per liberare i polsi ma Aiden non era ancora pronto a lasciarla andare, sapendo che avrebbe cercato di colpirlo e avrebbe finito con il farsi del male. «Sono stato mandato qui per tenerti in vita.» «Non... non è possibile...» La voce le venne meno e sul suo viso pallido si diffuse un'espressione di orrore crescente che gli lacerò il cuore. «Oh, mio Dio» mormorò. «Sei uno di loro, vero? Mostro assassino! Monica ha detto che possono assumere sembianze umane. Sei uno di quei bastardi che ha ucciso le mie sorelle!» «Non sono un maledetto casus» ruggì lui, fissandola con sguardo truce. «E p... perché dovrei crederti?» «Be', se lo fossi, puoi scommettere il tuo bel fondoschiena che non avrei bussato alla porta d'ingresso. E non sarei qui a perdere tempo a parlare con te» disse Aiden, concludendo la frase con un ringhio gutturale mentre la collera cominciava ad avere la meglio. A quelle parole la donna si calmò un poco e parve riflettere su quanto aveva detto, affondando i denti in quel labbro inferiore che Aiden sapeva avrebbe torturato i suoi sogni. Poi respirò a fondo, lasciò uscire lentamente il fiato e smise di lottare. «Se non sei uno di quei mostri» gli domandò con voce esitante, «allora chi diavolo sei?»

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RHYANNON BYRD

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