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SOPHIE LITTLEFIELD

TOMORROW LA RINASCITA


Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: Rebirth LUNA Books © 2011 Sophie Littlefield Traduzione di Giorgia Lucchi Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Bluenocturne agosto 2012 Questo volume è stato stampato nel luglio 2012 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) BLUENOCTURNE ISSN 2035 - 486X Periodico quindicinale n. 70 del 31/08/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 118 del 16/03/2009 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Il primo fiocco di neve Dopo fu diverso da qualunque fiocco di neve caduto Prima. Mancò poco che Cass non lo vedesse, mentre era inginocchiata tra le piante di kaysev morte, gli steli che le pungevano la pelle attraverso i pesanti leggings che indossava sotto il vestito. Aveva chiuso gli occhi, ma Randall parlava troppo, come fa la gente quando cerca di dire qualcosa di significativo riguardo a qualcuno che non conosce bene. Dopo qualche minuto Cass, presa dall'impazienza, aveva cominciato a guardarsi intorno ed ecco, a meno di un metro da lei, il fiocco di neve che scendeva volteggiando lieve, come se avesse tutto il tempo del mondo. Si leccò le labbra inaridite, e le parve quasi di sentire il fiocco sciogliersi sulla lingua. Fino a quel momento non si era resa conto di aver dubitato che la neve sarebbe tornata, come aveva dubitato che ratti, passeri, ghiande o falene sarebbero ricomparsi. Avrebbe voluto poterlo indicare a Ruthie, o a Smoke – era inginocchiata in mezzo a loro al posto d'onore in prima fila – ma un funerale era pur sempre un funerale, e così rimase immobile come una statua. Forse, al termine della cerimonia, ci sarebbero stati altri fiocchi di neve, una spruzzata, magari: il cielo grigio acciaio le sembrava imbronciato; non ci sarebbero state bufere quel giorno e la temperatura sarebbe risalita oltre lo 5


zero entro mezzogiorno. I primi fiocchi non duravano mai a lungo. Accanto a lei Ruthie starnutì, e Cass la cinse con un braccio stringendola a sé. Quando era piccola a Ruthie la neve piaceva. Era ancora piccina, in effetti, tre anni e due mesi stando al calendario della Scatola. Mese e giorno erano numeri di metallo appesi a due chiodi piantati su un palo di legno, come quelli che una volta la gente metteva sulle porte e le cassette della posta, quando si viveva ancora nelle case. Ogni mattina la guardia del primo turno cambiava i numeri. Quel giorno le cifre erano 17*11. Diciassette novembre. Smoke le strinse la mano con le sue dita forti; Cass sentì il sangue scorrere vigoroso e sicuro sotto la pelle e ripeté la preghiera silenziosa che ormai faceva parte di lei come un mantra: grazie-grazie-grazie-per-averlo-dato-ame. Il suo tocco, la sua vicinanza erano ciò che la rendeva intera; Smoke compensava ampiamente tutti gli uomini sbagliati che lo avevano preceduto. Cass chiuse gli occhi, mormorò la preghiera e attese che Randall finisse il suo delirante elogio funebre mentre gli altri cinque partecipanti sospiravano, irrequieti. «E ora Cass dirà qualche parola.» Era arrivato il suo turno, finalmente. Cass si alzò, nervosa ed esitante. Inspirò mentre si avvicinava al semplice altare posto accanto alla fossa scavata di fresco. La terra smossa era ammonticchiata ordinatamente. Gloria stava per riposare sotto quasi due metri di ricca terra montana della Sierra. I necrofori di Dor chiedevano un extra per scavare una fossa vecchio stile, e ormai la maggior parte della gente si accontentava di mezzo metro di terra. Cass espirò, poi inspirò di nuovo, un ritmo che aveva imparato durante le prime riunioni degli alcolisti anonimi, quando era lacerata tra la certezza paralizzante che se avesse parlato durante l'incontro avrebbe pianto e quella che, se avesse taciuto, non ci sarebbe più tornata. 6


A volte il massimo che fosse riuscita a fare era stato mormorare il suo nome. Quel giorno avrebbe dovuto dire di più. E non per quelli che si erano riuniti lì. A parte Smoke e Ruthie c'erano solo Randall, che era arretrato a rispettosa distanza torcendosi un fazzoletto tra le dita, Paul, che non si perdeva mai un funerale e Greg, che aveva trascorso alcune serate con Gloria anche dopo che le era stato proibito di lavorare alle tende blu, quelle dove si poteva trovare conforto a pagamento per qualche ora. C'era anche Rae, la donna che le gestiva, e che forse si sentiva in colpa per aver licenziato Gloria, dal momento che se non lavorava lei non poteva comprarsi da bere. In un certo modo era stato proprio quello a ucciderla: dopo qualche giorno di sobrietà forzata, si era scolata un flacone di Idraulico Liquido trovato nel cumulo di rifiuti che andava crescendo in fondo al parcheggio dello stadio. Cass guardò gli altri e ricacciò indietro le lacrime. Smoke si era messo una maglietta pulita... anche se non si vedeva sotto la giacca pesante da lavoro. Ruthie portava un cappottino rosso con un cappellino dello stesso colore che un gruppo di esploratori aveva portato qualche settimana prima. Tutti gli altri indossavano gli strati di vestiti macchiati e gli stivali di tutti i giorni. Nessuno la guardò direttamente, tranne Smoke. A nessuno là sarebbe importato se Cass avesse pianto per Gloria, ma per lei era importante non essere fraintesa, non in quel momento. Passò le dita sulla superficie di legno del tavolino che fungeva da altare; qualcuno lo aveva recuperato durante una razzia notturna, un oggetto umile la cui caratteristica più interessante era l'essere leggero e dunque facile da trasportare. Cass pensò che, mezzo secolo prima, avrebbe potuto essere un tavolino per il telefono, quando ancora quegli apparecchi si collegavano alle prese nei muri. Ogni domenica Randall metteva una tovaglia sul tavolino e ci sistemava sopra la sua Bibbia. Il pubblico non gli mancava. Cass non gli invidiava i suoi seguaci, né invidiava 7


questi ultimi per le poche ore di pace o conforto o qualunque cosa trovassero nelle sue parole. Quel giorno, tuttavia, non c'erano né tovaglia né Bibbia. Era toccato a Cass organizzare il servizio funebre: nessun altro si era offerto, e così Randall si era presentato alla loro tenda, il capello in mano, e aveva chiesto a Cass cosa sarebbe stato giusto fare secondo lei. Gloria non aveva mai parlato di Dio e Cass sentiva che non sarebbe stato giusto imporglielo. Chiuse gli occhi per un momento ed espirò; quando li riaprì, Ruthie la stava guardando con interesse, le labbra socchiuse, pregustando le sue parole. Per essere una bambina che non parlava, Ruthie ascoltava gli altri con grande attenzione, soprattutto sua madre. Sorridendo alla figlia, Cass prese il filo che le pendeva dal collo ed estrasse da sotto il vestito il ciondolo che aveva fatto il giorno prima; Ruthie fece lo stesso. Erano delle mollette da bucato, di quelle vecchio stile, di legno, legate a un filo di nylon. Cass strinse tra le dita la molletta come se fosse un oggetto prezioso e la osservò meditabonda. «Gloria e io parlammo di mollette da bucato una volta» esordì, la voce roca. «Mi raccontò di avere steso dei vestiti.» Greg, serio, gli occhi asciutti, annuì, come se Cass stesse raccontando una storia che lui aveva sentito decine di volte. Era improbabile. Nella maggior parte dei casi Gloria parlava a vanvera, estraeva i ricordi dalla sua mente e li srotolava senza alcun ordine temporale o di senso. Più che conversare con lei, di quando in quando si potevano scorgere i recessi trascurati della sua memoria. Non c'era nulla cui aggrapparsi. Si chiese quali ricordi Gloria avesse condiviso con Greg, ammesso che avessero mai parlato. Le tende blu erano antri di vergogna, all'interno delle quali gli uomini e di rado qualche donna scivolavano come ombre, barat8


tando qualunque cosa avessero in cambio di un amplesso frettoloso, un gemito soffocato. Qualunque cosa pur di dimenticare il mondo per un momento. Chi lavorava nelle tende in genere non aveva altri mezzi di sostentamento. Come Gloria, troppo rovinata per uscire in esplorazione, cucinare, raccogliere cibo, riparare o costruire cose o perfino offrire conoscenze utili. Ma per Greg aveva significato qualcosa. «Mi raccontò di avere steso dei vestiti ad asciugare» ripeté Cass. Si schiarì la voce. «Una volta aveva qualcuno. Si chiamava Matthew.» Gloria aveva lunghi e folti capelli argentei. Quelli e gli occhi verdi erano gli unici resti di una bellezza ormai sfiorita. Era snella e coriacea. Si era rotta un dente e, nelle rare occasioni in cui era sobria, se ne vergognava e cercava di nasconderlo, muovendo appena le labbra per parlare. Le unghie erano scheggiate e sporche. Nei giorni precedenti la morte i suoi vestiti erano diventati sempre più logori e sudici. L'ultima volta che avevano parlato, Gloria aveva risposto alle domande di Cass con dei grugniti distratti, senza mai guardarla negli occhi. Ruthie aveva paura di lei. «Lo amava» concluse Cass. Una volta Gloria aveva amato. Sarebbe dovuto bastare, Cass aveva detto tutto ciò che sapeva, tutto ciò che contava, quantomeno. Gloria le aveva detto solo il suo nome, se fosse stato un amante, un marito, un amico d'infanzia, non importava. Si chinò sul rettangolo di terra smossa segnata dai rastrelli, ci infilò le dita e ne prese una manciata, poi si alzò e sparse lentamente la terra sulla bara. Arretrò mentre gli altri sfilavano accanto alla tomba; tutti si inginocchiarono e raccolsero una manciata di terra, perfino Ruthie. Le ginocchia delle sue calze si sporcarono, un'altra macchia che Cass non sarebbe riuscita a togliere. Sospirò. Ogni persona gettò la terra nella fossa e Cass si domandò quali parole stessero pensando. La sua 9


fu addio, forse era la stessa anche per gli altri. Dopo avere sparso la terra, tutti rimasero intorno alla tomba. Randall si mise una mano in tasca. «Cass, forse vuoi...» Le porse un sacchettino di plastica aperto, al cui interno c'erano dei semi di kaysev secchi, opachi e marroni. Cass lo guardò con durezza, ma in quel caso Randall sostenne il suo sguardo con espressione di sfida. Smoke le strinse la mano e scosse il capo. Anche lui si teneva alla larga dalle funzioni della domenica. Non aveva molto a che spartire con i credenti, e quando gli capitava di andare a bere qualcosa, andava al Rocket's, non al German's dove erano soliti riunirsi i credenti. Cass non voleva prendere i semi; l'usanza di spargere semi di kaysev sulle tombe si basava sulla Bibbia, su quel passaggio del Vangelo secondo Matteo che parlava del seminatore. Era diventata una pratica comune, una nuova cultura della perdita, che era diventata un'abitudine radicata come se fosse stata seguita da intere generazioni. Erano passati solo sei mesi da quando gli ultimi aerei dell'aviazione avevano fatto piovere il kaysev dal cielo, ma erano bastati perché si creassero nuovi rituali. La pianta che avrebbe dovuto nutrire la popolazione aveva cominciato a nutrire anche l'immaginazione. Smoke vedeva tutto attraverso il filtro dell'ideologia ed era stato molto fermo in proposito, e Cass concordava con lui, almeno riguardo a quell'argomento. I ricordi terribili del Convento erano ancora troppo freschi, il marchio che l'eccessivo fervore religioso aveva lasciato su Ruthie troppo profondo. Dio non si era stabilito all'interno dello stadio dall'altra parte della strada, Cass ne era certa. Ma, a differenza di Smoke, non era pronta a dichiararlo del tutto assente. Ciò nonostante, Lui restava un'entità elusiva e sorniona per Cass che, al momento, preferiva tenerlo a distanza. 10


Quando Cass non prese il sacchetto di plastica dalla mano di Randall, l'uomo socchiuse gli occhi, rabbuiandosi, e lo rovesciò lui stesso, lasciando cadere i semi nella terra. «Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi è colui che ode la parola» intonò, lo sguardo fisso sul viso di Cass. Poi indietreggiò, infilandosi il sacchetto vuoto nella tasca e spolverandosi le mani. Tutti gli altri lo seguirono, tornando lentamente verso il piccolo altare. «E ora concludiamo la nostra funzione per Gloria» mormorò Randall, mentre il vento portava via le sue parole, costringendo tutti gli altri ad avvicinarsi per sentire. Tutti eccetto Cass, che prese in braccio Ruthie e si spostò in fondo al piccolo gruppo, mentre Randall alzava le braccia per la benedizione finale. «Uomo, ricordati che sei polvere» disse chiudendo gli occhi, «e polvere ritornerai.» Ancora una volta, Cass pensò che Randall era un truffatore e metteva insieme pezzi di fede presi qua e là secondo le necessità. Ma cosa importava? Gloria era comunque morta e loro erano ancora là.

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