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Titolo originale dell'edizione in lingua inglese: The Stone Prince HQN Books © 2004 Gena Showalter Traduzione di Anna Polo Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. © 2012 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Bluenocturne gennaio 2012 Questo volume è stato stampato nel dicembre 2011 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) BLUENOCTURNE ISSN 2035 - 486X Periodico quindicinale n. 56 del 27/01/2012 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 118 del 16/03/2009 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


1 Katie James passò la punta delle dita sul petto muscoloso che aveva davanti. Un calore più inebriante di un calice di champagne, più rovente di baci appassionati al chiaro di luna le invase tutto il braccio. Le labbra si dischiusero, mentre immagini di lenzuola di seta, corpi avvinghiati e lente, deliziose carezze le colmò la mente. Com'era possibile che quell'uomo le facesse un effetto simile, quando non le aveva mai rivolto la parola? Il suo viso era bellissimo, certo, ma questo non spiegava come mai riuscisse ad ammaliarla in quel modo, a lasciarla debole e tremante ogni volta che lo guardava. Doveva esserci qualcosa di più in lui, qualcosa che andava oltre la bellezza fisica e che era in grado di risvegliare tutti i suoi desideri femminili. Al momento comunque non riusciva a pensare ad altro che a quel corpo stupendo. Il suo sguardo si spostò lentamente, passando dalle ampie spalle all'addome scolpito. Stagliata su uno sfondo di azalee dai colori intensi, la sua figura alta e imponente aveva un che di pericoloso e sensuale e pareva racchiudere l'essenza stessa della virilità. «Mmm» sospirò Katie, chiudendo gli occhi e lasciando cadere la mano lungo il fianco. «Se solo fossi reale...» 5


Purtroppo, invece, era una bellissima statua di liscia pietra grigia. Ironia della sorte, il primo uomo che avesse davvero suscitato il suo interesse era adatto a fare bella mostra di sé in un museo, più che a infilarsi nel suo letto. Ma in fondo perché sorprendersi di quell'infatuazione per un uomo bellissimo, silenzioso e irreale? Katie era cresciuta con cinque fratelli maggiori e sapeva bene quanto potessero essere irritanti gli uomini. Ruttavano e scoreggiavano in pubblico, adoravano le battutacce e gli scherzi di cattivo gusto, e chissà come riuscivano a convincere le donne ad andare a letto con loro, per poi perdere interesse e passare ad altre conquiste. Il suo guerriero di pietra non poteva offenderla, né scegliere un'altra perché la considerava troppo alta e poco attraente, visto che era fissato per sempre a un piedistallo di marmo nel giardino. Un basamento su cui ora lei stava in piedi. Le sfuggì un altro sospiro e dovette lottare contro l'impulso primitivo e possente di toccarlo di nuovo, nella speranza di ottenere il conforto e l'accettazione che non aveva mai trovato negli uomini con cui era uscita. È sbagliato. Dovrei andarmene. Non lo fece. Una folata di brezza fresca le scompigliò la coda di cavallo, senza tuttavia attenuare il suo ardore. E alla fine Kate cedette e passò le dita sulla mascella della statua. La consistenza ruvida della pietra le ricordava la guancia di un uomo che non si era ancora fatto la barba. Seguì il contorno delle orecchie e immaginò cosa avrebbe provato, se lui fosse stato l'uomo in carne e ossa che desiderava tanto. Il calore divenne ancora più ardente. Come se fossero dotate di volontà propria, le dita si spo6


starono ad accarezzare il collo, le spalle, il petto, e si fermarono a indugiare sui piccoli capezzoli rugosi. E tutto a un tratto udì un gemito di piacere, lieve, roco e decisamente maschile. Katie sobbalzò, sorpresa. Un attimo dopo si rilassò e concluse delusa che la sua immaginazione le aveva giocato un altro scherzo. Una volta le era parso di avvertire il suo alito sul viso, e in fondo sentirlo gemere non era molto più assurdo. Uno scricchiolio di ghiaia sul vialetto d'accesso annunciò l'arrivo di un'auto. Katie si girò e vide una berlina nera fermarsi di fronte alla villa in stile vittoriano. Un'ondata di mortificazione la pervase: assorta com'era a divorare con gli occhi il guerriero di pietra, aveva dimenticato che era pieno giorno e che qualcuno avrebbe potuto notarla. Che cosa aveva visto l'intruso? Balzò giù dal piedestallo e contò fino a dieci per calmare il battito impazzito del cuore. Avrebbe dovuto resistere al fascino della statua e invece si era comportata come un'adolescente che copriva di baci il poster del suo cantante preferito. Doveva smetterla di toccare quella statua, decise. Non l'avrebbe più guardata, non avrebbe nemmeno più pensato a quel bellissimo guerriero. Guardò una familiare figura maschile scendere dall'auto, e non essendo donna da indietreggiare di fronte alle difficoltà aggirò i cespugli e le aiole del "giardino dei piaceri" – così chiamato dal precedente proprietario per la quantità di statue nude simili al guerriero a cui non doveva pensare – e si diresse risoluta verso il vialetto d'accesso. «Maledizione, Gray, che cosa ci fai qui?» Il nuovo arrivato ridacchiò, senza farsi scoraggiare dal 7


tono brusco con cui l'aveva accolto. I raggi del sole illuminavano la sua figura alta e le ampie spalle, creandogli intorno una sorta di aureola dorata. «Mi devi un quarto di dollaro per aver detto una parolaccia, sorellina.» Katie aggrottò la fronte, frugò in una tasca, trovò una monetina e gliela lanciò. «L'ho fatto solo perché tu...» Si fermò in tempo, prima di aggravare la situazione. «Mi hai spaventata. Non potevi telefonare per avvertirmi della tua visita?» «Ho chiamato, ma non hai risposto. Avresti dovuto essere a casa.» «E così hai cominciato a preoccuparti.» Per qualche misteriosa ragione, i suoi fratelli la consideravano ancora un fiorellino delicato bisognoso di una continua protezione, nonostante fosse ormai alta un metro e ottanta, in ottima forma fisica e avesse frequentato numerosi corsi di autodifesa. Gray si strinse nelle spalle. «Sì» ammise con aria impacciata. Katie gli rivolse un sorrisino esasperato e affettuoso allo stesso tempo. «Non ti è venuto in mente che potevo essere uscita? No, non rispondermi. Dimmi solo cosa vuoi.» «Dare un'occhiata al tuo ultimo acquisto. Vista da fuori questa villa sembra proprio una topaia» commentò, accennando con il mento all'edificio. «Perché non la sistemi un po'? È il tuo lavoro, no?» Katie si rilassò. Evidentemente Gray non l'aveva vista con il guerriero di pietra, altrimenti non si sarebbe lasciato sfuggire l'occasione di bersagliarla di battute, anziché parlarle di lavori di ristrutturazione. «Ho lavorato nel bagno del primo piano per tutta la mattina. Avevo bisogno di una boccata d'aria fresca.» 8


«Una boccata d'aria fresca? Secondo me temevi che la casa ti crollasse addosso e sei scappata a gambe levate» scherzò Gray. «Molto divertente.» «Tesoro, spero che sapessi il fatto tuo, quando hai firmato il contratto.» «Compro, ristrutturo e vendo case da quattro anni» gli ricordò Katie. Era un mestiere insolito per una donna, ma le piaceva e se la cavava bene; l'istinto le suggeriva il momento giusto per acquistare o vendere una proprietà, così che ne ricavava quasi sempre un discreto profitto. «Spero che tu abbia concluso un buon accordo, perché dubito che qualcuno possa prendere in considerazione l'idea di vivere in un rudere simile» insistette Gray, scettico. «Scommetto che quando venderò questa casa, guadagnerò più soldi di quanti tu ne veda in un anno» lo sfidò lei. «Accetto la scommessa. Dovranno essere almeno cinquemila dollari in più rispetto al prezzo di acquisto e ai costi di ristrutturazione.» Katie non esitò. «Affare fatto.» «Se vinci tu, metterò un vestito da donna al prossimo pranzo di famiglia. Se vinco io, dovrai uscire a cena con Steven Harris, un nuovo detective del mio reparto» stabilì Gray prima che lei potesse protestare. «È simpatico a tutti.» Katie gemette esasperata: il fratello aveva buone intenzioni, ma lei non intendeva più assecondarlo. L'ultimo poliziotto con cui era uscita aveva passato tutta la serata a spiegarle nei minimi particolari le devastazioni inflitte da una pallottola che lo aveva colpito al petto. «Ho cambiato idea» dichiarò concisa. «La scommessa è cancellata. Preferisco essere legata su un formicaio con ad9


dosso solo un minuscolo bikini, che accettare un altro appuntamento al buio.» Gray non si lasciò scoraggiare. «Ti vedi con qualcuno?» chiese. «No» tagliò corto lei. Nell'ultimo anno aveva sopportato un'infinità di serate a base di cibo cattivo, pessimi film e compagnia ancora peggiore, ed era giunta alla conclusione di soffrire di un grave caso di sindrome da primo appuntamento. L'unico, fatale sintomo si manifestava nel giro di mezz'ora sotto forma di una completa assenza di interesse per l'uomo che l'accompagnava. Richard mangiava i piselli uno alla volta, John aveva una voce nasale e stridula, Quinn camminava con le ginocchia piegate e Mitch era troppo insistente. Inoltre erano tutti più bassi di lei e Katie odiava guardare un uomo dall'alto. Così era arrivata a venticinque anni senza aver mai fatto sesso. Desiderava un uomo pronto a coccolarla e a dividere con lei speranze e sogni. Un uomo più alto di lei, che avrebbe baciato e accarezzato ogni millimetro del suo corpo nudo ed eccitato. Ma come poteva incontrarlo, se respingeva i pochi che la trovavano attraente? Forse avrebbe dovuto fare un altro tentativo con gli appuntamenti al buio. «Se cerchi la perfezione, temo che resterai invariabilmente delusa» l'ammonì Gray con un sospiro. «So benissimo che l'uomo perfetto non esiste» replicò Katie con prontezza. «Me l'hanno insegnato i miei fratelli.» «Ma sentila, la sputasentenze!» «Mi riprendo il mio quarto di dollaro, grazie tante.» Katie tese una mano ridacchiando: gliene erano rimasti solo quattro e dubitava che sarebbero durati a lungo. 10


Gray incrociò le braccia sul petto. «Non sono io quello che sta cercando di migliorare il suo linguaggio, dunque ti devo al massimo delle scuse per aver oltraggiato le tue orecchie delicate con i miei modi rozzi.» «Ma se sei stato tu a insegnarmi tutte le parolacce che conosco!» protestò Katie. Lui scrollò le spalle, come per ricordarle che non avrebbe dovuto ascoltarlo. «C'è una cura per smettere di fumare» borbottò Katie. «Pensi che ne esista una anche per le parolacce?» «No. L'unica è il sapone.» Il tono divertito mostrava che stava ricordando tutte le volte che le aveva lavato la bocca con il sapone, da bambina, per punirla del suo linguaggio volgare. «Allora, quando potrò fare la visita guidata?» Katie aveva voglia di usare il sapone con lui, ma si trattenne. «Adesso, se hai tempo.» «Ce l'ho.» «Cominciamo, allora. Visto che siamo fuori, per prima cosa ti mostro il giardino. Vieni.» Si incamminarono discutendo scherzosi su chi aveva passato la mattinata peggiore. Vinse Gray, naturalmente: come competere con un poliziotto accusato da uno psicopatico di voler dominare il mondo? Raggiunta l'entrata del giardino, Katie si fermò per dargli il tempo di calarsi nell'atmosfera. «Benvenuto nel mio parco giochi.» Silenzio. Impaziente, batté il piede per terra, in attesa di una sua reazione. Passò un minuto, poi due, ma Gray non reagiva. «Allora, che ne pensi?» gli chiese alla fine. «Mer...» «Zitto» lo interruppe lei ridendo. «Ma quelle statue stanno...» Gray sgranò gli occhi, stu11


diandole una per una. «... stanno venendo!» «Lo so.» Tre statue ritraevano degli uomini, quattro delle donne; tutte erano nude e si davano piacere. Pur essendo invisibile dal punto in cui si trovavano, il guerriero di pietra non si stava masturbando, ma era chiaramente eccitato e aveva un corpo magnifico come quello di una statua greca. Perché pensava ancora a lui? Doveva smetterla! «Ritiro il commento sulla topaia.» Gray si avvicinò alla statua di una donna dall'espressione rapita e le passò una mano lungo la schiena. «Potrei perfino comprartela.» La risata di Katie si mescolò al suono improvviso del cercapersone di Gray. Lui controllò il numero e in un attimo spalle e lineamenti si irrigidirono: non era più il fratello scherzoso, bensì un detective esperto e controllato. «Devo andare» annunciò. «Passo a trovarti in settimana, così mi farai fare la visita completa.» Katie ebbe appena il tempo di annuire, prima che lui la salutasse con un bacio frettoloso e corresse via, lasciandola sola. Lanciando una rapida occhiata dietro di sé, lei si avviò verso la casa. All'interno l'accolsero ragnatele, sporco e intonaco che si staccava dalle pareti. Mentre si dirigeva in cucina, le scarpe calpestarono i frammenti di un magnifico lampadario. La villa aveva bisogno di essere ristrutturata da cima a fondo. Per un momento si sentì sopraffatta dall'entità dei lavori necessari a renderla abitabile. Una cosa per volta, si ammonì. Quella mattina aveva finito di rivestire di piastrelle le pareti del bagno e ora le rimanevano da togliere gli strati di linoleum e altri materiali che ricoprivano il pavimento della cucina. L'indomani si sarebbe dedicata ai battiscopa di legno. 12


Katie selezionò Born to be Wild sul lettore CD e lavorò per due ore. Una volta rimosso il primo strato di linoleum, posò la cassetta degli attrezzi per terra e guardò fuori dal grande bovindo che dava sul giardino dei piaceri. Non riusciva a liberarsi dalla sensazione che un paio di occhi intensi e penetranti – gli occhi del bellissimo guerriero di pietra – la osservassero, nell'attesa e nella speranza che... succedesse qualcosa. Le tremavano le mani, ma si impose di riprendere a lavorare. Dopo un po', tuttavia, non riuscì più a concentrarsi; non sapendo che altro fare, appese un lenzuolo alla finestra e tornò a casa, maledicendo la sua immaginazione troppo sbrigliata. Nei tre giorni seguenti lavorò dall'alba al tramonto senza difficoltà, ma per tutto quel tempo il bisogno di vedere il guerriero di pietra crebbe d'intensità. Le sue mani fremevano per il desiderio di accarezzare quei muscoli duri e scolpiti. Aveva continuato a pensare a lui e non sapeva se sarebbe riuscita a resistere al desiderio di toccarlo. Il quarto giorno, infatti, cedette. Quella mattina cominciò a fantasticare sulle sue mani che la esploravano tutta, sul suo respiro che le sfiorava le orecchie, sul suo corpo nudo e umano premuto contro il proprio. Quelle immagini la tormentavano e la consumavano, al punto che al tramonto aveva la fronte imperlata di sudore e il respiro affannoso... e non per il duro lavoro manuale svolto per tutto il giorno! Katie si avvicinò al bovindo, sollevò una mano tremante e rimosse il lenzuolo: la luce della luna invase la stanza e lei si sentì addosso quegli occhi invisibili. Ecco, stava ignorando di nuovo la decisione che aveva preso: non riusciva 13


a distogliere lo sguardo da lui. Ma non l'avrebbe toccato, si ripromise. Un attimo dopo, come trascinata da una forza invisibile, si ritrovò a dirigersi verso la porta sul retro e a uscire. Una fredda brezza le accarezzò le guance e le scompigliò i capelli biondi. La primavera era una stagione mutevole nel Texas: in una sola giornata si poteva passare dal caldo al gelo. Più si avvicinava al guerriero di pietra, più sentiva ribollire il sangue. Per fortuna, pensò, almeno l'aria era fredda. Sopra di lei erano appese delle lanterne di carta, i grilli cantavano e ovunque c'erano fiori coloratissimi che riempivano l'aria di un dolce profumo. Katie superò i cespugli. Quando si trovò davanti all'oggetto dei suoi tormentosi desideri si fermò di colpo e trasse un respiro profondo. Finalmente. Il guerriero di pietra torreggiava su di lei dal suo piedistallo di marmo, facendola sentire deliziosamente piccola. Lo studiò con cura – dettata da puro interesse artistico, ovviamente – e si chiese emozionata che cosa le avrebbe detto e fatto se fosse stato reale. Un brivido la scosse. Il petto, le gambe e le braccia muscolosi gli conferivano un'aura di potenza che pochi uomini possedevano. Lunghi tralci di vite verde si arrampicavano lungo la gamba sinistra e costituivano l'unica traccia di colore sulla pietra grigia. Era così virile, e così deliziosamente perfetto nei dettagli. Gli occhi socchiusi trasmettevano un'impressione di sensualità, come se stesse invitando una donna ad andare a letto con lui, e i magnifici tratti del viso le ricordavano una stella del cinema, o qualcuno di altrettanto irraggiungibile. «Maledizione, hai invaso ogni aspetto della mia vita! I miei sogni, le mie fantasie, il mio lavoro. Non capisco per14


ché ti desidero tanto, perché ho tanto bisogno di te.» Toccami, sembravano dire quelle labbra sensuali. «No. Non posso» rispose lei. Eppure stava già allungando una mano. Passò le dita sul torace freddo e duro, cercando di assorbire la sua essenza. Forse, se l'avesse toccato abbastanza, la sua ossessione sarebbe svanita. Sollevò le mani e raggiunse i capezzoli. Com'era già successo una volta, udì un gemito e un calore improvviso la invase. Cosa sarebbe successo se...? Katie mosse incerta le mani verso il basso e chiuse le dita intorno alla sua erezione; era una follia, necessaria però per la sua tranquillità d'animo. Una specie di scossa elettrica l'attraversò tutta, comunicandole una sensazione di infinito piacere. Katie sobbalzò, stupefatta, certa di aver immaginato quella sensazione intensa. Poi lo strinse di nuovo ed ebbe la stessa reazione. No, non se l'era immaginata. Incapace di trattenersi, salì i gradini di pietra fino a trovarsi faccia a faccia con il gigantesco guerriero di pietra e lo guardò negli occhi. Batté le palpebre più volte, incredula: avrebbe giurato che lui la vedesse davvero. Deglutì al pensiero, poi lo respinse decisa: per quanto scolpite alla perfezione, le statue erano oggetti inanimati. Eppure... Baciami, pareva implorarla lui. L'impulso di assecondarlo lottò contro il buon senso. Poteva anche toccare un'opera d'arte, ma baciarla non aveva giustificazioni. Baciami. «No» proruppe. «No, no, no.» Baciami! Baciami! Baciami! Questa volta le parole risuonarono insistenti e incalzanti nella sua mente. Katie puntò lo sguardo sulle labbra immo15


bili del guerriero, poi ne seguì il contorno con la punta delle dita. Potrei baciarlo... solo per questa volta, pensò stordita. La luce incerta del crepuscolo le offriva una sorta di protezione; nessuno lo avrebbe saputo. Quel pensiero le fornì l'incentivo di cui aveva bisogno: lentamente, con cautela, chiuse gli occhi e gli prese il viso tra le mani. Spinta da una forza invisibile, si avvicinò finché le loro labbra si incontrarono. Un'ondata incandescente, di passione e di puro desiderio, la pervase, lasciando spazio a un unico pensiero: quello sì che era un bacio. Gli posò le mani sui capelli, tenendolo prigioniero. Le sue labbra erano più morbide e calde di quanto avesse immaginato. Indugiò più a lungo di quanto avrebbe dovuto, poi gli posò la testa su una spalla e respirò il suo profumo pulito e virile. Le pareva quasi di sentire le sue mani che le accarezzavano la schiena, si fermavano sulle natiche e l'attiravano più vicina. Le sembrava di sentire il suo respiro caldo solleticarle il collo e la lingua umida scorrere sulla clavicola. Poteva quasi sentire il battito lento e ritmato del suo cuore. «Sono proprio impazzita» sussurrò con un sospiro. Eppure quella sensazione le piaceva. «Se fossi reale, ti divorerei in un solo boccone.» «Credo che si possa fare» le bisbigliò all'orecchio una voce profonda.

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