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di Duccio Tripoli

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[sempre alta la testa di gloria [libiamo ne’ lieti calici] [c’è sempre un margine di miglioramento] [i nostri sonetti] [intervista doppia] [un giraffino nel mondo [essere all’altezza di un mondo di grandi]

No, questo non é stato il migliore dei nostri anni, sarebbe ipocrisia asserire il contrario. Tuttavia sono convinto, e con me molti altri da quel vedo e sento, che la forza di una contrada si veda da come questa reagisce alle difficoltà, dalla faccia che mostra alle avversità, piuttosto che dal come se ne tenga alla larga. L’attitudine al “problem solving”, risoluzione dei problemi per gli anglofoni, é una cosa che non é nuova al popolo di Provenzano e ritengo che, nonostante un’annata un po’ così, la Giraffina sia comunque riuscita a mostrare i denti e a farsi trovare pronta, unita e solida come poche altre volte é stata. Certo, sarebbe stato più bello doversi incontrare per decidere l’andamento e le tempistiche dei festeggiamenti, la copertina del Numero Unico, oppure il menù di una cena della vittoria, ma anche questa occasione deve servirci da spunto per aprire un dibattito più ampio e, forse, costruttivo per il nostro futuro; pur trattandosi di una tragedia, sia chiaro. Rappresentare il palio, raccontarlo anche solo per immagini non è cosa semplice. È ancora più difficile farlo comprendere a dei forestieri che, volente o nolente in questo ultimo caso, si sono affacciati sula piazza con le intenzioni più variopinte. In molti, lungo tutto lo stivale, si sono sentiti in dovere di dire la loro, di lasciare un commento (o offesa, ahimè) in mezzo all’intricato mondo social. Questo non può far altro che distorcere un’immagine della festa, dei sentimenti che la completano e dell’identità che ci unisce. Che unisce noi Senesi. Un brillante esempio di risposta al tran tran mediatico che ha assalito il Palio è arrivato questa volta da una Senese, una mia amica della Nobile Contrada del Bruco, Arianna, che ringrazio per aver sottolineato alcuni valori che talvolta vengono forse sottovalutati all’interno e all’esterno della Festa. Il commento è apparso su Facebook, ricevendo migliaia di condivisioni, e credo che al pari di un manifesto abbia saputo mettere se non un punto, un punto e virgola a questo dibattito infuocato che ha agitato questo fine anno.


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Eccolo qua: Se volete conoscere il Palio, NON venite a Siena per il Palio. Se volete conoscere il Palio, venite a Siena d’inverno. Avvicinatevi ad una Contrada di venerdì, per un cenino qualunque, magari col freddo di gennaio, quando a tavola ci sono 50 persone, comprese le citte di 18 anni che invece di andare a cena fuori portano piatti, bottiglie e posate (gratuitamente e volontariamente).  Se volete conoscere il Palio, venite a Siena per la festa della Madonna. Andate di strada in strada, fin quando non troverete angoli illuminati di una luce particolare, adorni di ghirlande e colori. Fermatevi quando sentirete piccole voci squillanti di bambini e bambine che già a in tenera età cantano in latino il Maria Mater Gratiae. Fermatevi quando, in disparte, vedrete un gruppo di adulti sfiniti ma con lo sguardo fiero. No, non sono i genitori. O meglio, qualcuno sì. Ma quelli sono tutti figli loro, anche se non lo sono.  Se volete conoscere il Palio, venite a Siena quando iniziano le belle giornate. E quando sentite il suono di tamburi, avvicinatevi. Quelli sono i ragazzi che un giorno sperano di entrare in Piazza. Perché i tamburi e le bandiere che vi divertite a fotografare, non sono una mera rappresentazione di una Siena che fu. No. Quella è un’arte, tramandata, viva e in continuo divenire, antica e moderna al tempo stesso. Quelli che vedete camminare sul tufo durante la passeggiata storica, non sono comparse addestrate. Sono i più bravi tra tutti quelli che ci hanno provato e che continuano a provarci. Vengono scelti, chiamati. Ed è un onore immenso.  Se volete conoscere il Palio, venite a Siena nel pomeriggio di ogni giorno, estate e inverno. Trovate una Contrada ed entrate. Quelli sono gli anziani. Voci altisonanti e rispettate.

Sono i conservatori dello spirito di una Contrada intera, anche se adesso li sentite bestemmiare mentre giocano a carte. Sono quelli che ti prendono a scapellotti se metti i piedi sulla sedia o se non porti rispetto, sono quelli che stanno in disparte ma che fanno sentire silenziosamente la loro presenza. La prima cosa che ti viene insegnata in Contrada, è il rispetto generazionale. Si porta rispetto ai grandi e i grandi portano rispetto ai piccoli. Se volete conoscere il Palio, venite a Siena il giorno dei battesimi. Sì, perché a Siena ci si battezza anche in Contrada. Quando lo fai, appartieni per tutta la vita al tuo rione. A Siena si chiede “di che Contrada sei?” e non “per quale Contrada tifi?”. Perché a Siena non siamo tifosi, siamo membri. Siamo le mani, i piedi, il sangue, il cuore e l’anima di una Contrada. Le apparteniamo come figli. Non esistiamo senza di lei e lei non esiste senza di noi.  Se volete conoscere il Palio, venite a Siena in un giorno qualunque. Perché quei quattro giorni, non raccontano abbastanza bene un anno intero. Una vita intera. Il dibattito sull’abolizione del Palio, non me ne voglia Luigi (Sindaco. - n.d.r.) che stimo molto, non è chiuso dalla storia. Il dibattito lo chiudiamo noi. Perché il Palio siamo noi. E noi, le Contrade ed i Contradaioli, non verremo aboliti dalle polemiche. Nel ringraziare ancora una volta Arianna per avermi permesso di citare le sue parole, mi preme sottolineare che sta, e starà, sempre a noi lottare per mantenere saldi questi principi ai quali ci affidiamo. Tutto scorre e tutto muta, la superiorità sta nell’accompagnare tali mutamenti nell’affascinante turbinio di emozioni che due volte all’anno, talvolta tre, ci fa esplodere di accesa passione. Provate a pensarci.


di Bernardo Lombardini

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E’ stato un anno intenso, da tutti i punti di vista, un anno impegnativo e laborioso in cui i Giraffini hanno saputo impegnarsi e confrontarsi riuscendo a concretizzare progetti ed iniziative e ad affrontare situazioni straordinarie. Ed è proprio in queste che la Giraffa ha dimostrato ancora una volta di essere una grande contrada, costituita da un popolo, fatta di persone che sanno di contrada, che analizzano la contrada ed i suoi componenti e che sanno esprimersi nell’interesse di un bene comune, di un bene primario rappresentato dalla Contrada stessa.  In questi mesi ho potuto ancora di più confrontarmi con moltissimi giraffini ed ancora una volta ho potuto apprezzare il comportamento e l’amore per i nostri colori, un amore che porta ad esprimere le proprie idee, anche con passione, ma sempre tenendo ben fermo l’interesse collettivo.  Questi valori ci hanno permesso di affrontare e gestire situazioni straordinarie con quell’unione che rappresenta un fondamentale punto di forza di un popolo che unito sa superare i momenti più difficili e che grazie anche agli insegnamenti di chi ci ha preceduto saprà proseguire e condividere un percorso che permetterà alla nostra Contrada di farsi apprezzare per la consapevolezza e la determinazione nel superare le difficoltà e raggiungere quegli obiettivi che saprà individuare e perseguire.  

Con l’augurio a tutti di un Felice Natale e di un Felice anno nuovo, W la Giraffa.


di Cristino Contri

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Il Banchetto, come ormai da lunga tradizione, segna la chiusura dell’anno contradaiolo e, complice il clima già natalizio, è uno dei momenti non palieschi più coinvolgenti e avvolgenti per la Contrada. Ritrovarsi a tavola a ripercorrere una lunga annata paliesca, ascoltare i messaggi delle Contrade Alleate e vivere di nuovo i locali di Via delle Vergini contribuisce a far sentire tutti i Giraffini nuovamente “a casa”. Il 2018 sta per finire e, se il 2017 è stato per la nostra Contrada un anno eccezionale, anche l’annata appena trascorsa è stata in qualche modo “straordinaria”. Il tufo ci ha visto infatti partecipare in tutte e tre le occasioni e sempre da protagonisti; d’altra parte sono queste le qualità che la Contrada ha da sempre, ha dimostrato di avere anche negli ultimi mesi dell’anno e che ci vengono riconosciute da tutte le altre 16 Consorelle.

Lo spirito di stare insieme, di ritrovarsi, di confrontarsi, sono valori a cui teniamo molto ma che devono essere sempre rinnovati e alimentati. La Giraffa deve rappresentare un punto fermo in una società che cambia fin troppo velocemente, specialmente per le nuove generazioni, perché vengono insegnati e trasmessi dei valori che serviranno nella vita da adulti : rispetto, impegno, passione, amicizia, onestà. Il Banchetto serve anche a ricordare che tutto questo c’è e ci sarà anche in futuro. L’augurio è che il 2019 ci porti ancora tante soddisfazioni e che la Contrada continui a insegnare quei valori che ci hanno fatto diventare e restare grandi. Viva la Giraffa!


di Alessandro Lorenzini

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“Di incidenti negli ippodromi ce ne sono a migliaia in tutto il mondo, non vedo lo stesso clamore mediatico, probabilmente perchè il Palio è cultura e tradizione millenaria. A Siena il cavallo è coccolato, vezzeggiato e adulato come in nessuna altra parte del mondo, basta pensare al posto d’onore che viene riservato al cavallo che vince o al fatto che, come è accaduto sabato, a Siena si possa vincere anche senza fantino”. Sono le parole che ho utilizzato durante un intervento in diretta a TgCom (Mediaset) sulle purtroppo drammatiche vicende relative al Palio Straordinario.“Questo – ho aggiunto – dal punto di vista, diciamo così, morale ed etico. Poi c’è anche un aspetto pratico: da vent’anni Siena ha adottato una serie di regole, un protocollo equino, che permettono l’assoluta tutela del cavallo che viene utilizzato in piazza del Campo. Regole che sono state prese come esempio in tutto il mondo. Invito gli animalisti a fare una cosa molto semplice: venire a Siena non per manifestare, ma per toccare con mano l’amore di questa città per i cavalli. Non significa negare gli incidenti, significa capire di cosa si sta parlando”. Poche parole (dato anche il tempo estremamente limitato), ma (spero) abbastanza chiare, per un messaggio semplice e (spero) profondo, in un contesto chiaramente lontanissimo dalle dinamiche cittadine, anche come comprensione culturale e sociale. Questo per provare a dimostrare che, secondo il sottoscritto, si può fare buona comunicazione per la città, per il Palio e per le Contrade senza prestare il fianco, anche in situazioni estremamente delicate come quella che

purtroppo abbiamo vissuto, oltretutto direttamente. Credo, in sostanza, che nel mondo della comunicazione di oggi, diverso da quello del passato (anche recente), sia necessario conoscerne le dinamiche, che non significa subirle o esserne dominati, ma neppure provare a “silenziarle”: bensì riuscire a gestirle. Non sono convinto, in sostanza, che il silenzio sia sempre e comunque la migliore risposta. Far conoscere è la chiave: so che questo mio punto di vista potrebbe essere frainteso, ma merita un approfondimento. Benchè, ovviamente, ci siano poi dinamiche complesse su cui fare attenzione: condividere post su Facebook, far girare filmati e cose del genere con l’intento di denigrarli, per esempio, crea esattamente l’effetto opposto. Questo rientra però nella conoscenza del mezzo. Ed è altrettanto vero che, in certi contesti e all’interno di certi dibattiti, è impossibile rispondere a chi ha un’idea preconcetta: in quel caso molto meglio il silenzio. Partiamo però da una considerazione: impossibile non comunicare, anche il silenzio è comunicazione e, oltretutto, lascia spazio a chiunque. E’ una ricetta, dunque, da utilizzare con una certa parsimonia e a seconda delle situazioni. Certo dobbiamo essere consapevoli che, come volevasi dimostrare, la bufera mediatica sia ormai alle spalle. Tempesta passata, ma la riflessione deve restare di grande attualità: perchè riuscire a fare una buona comunicazione delle tematiche culturali e valoriali del Palio e del mondo delle Contrade è, a parer mio, tutto a vantaggio della comunità senese e non vedo alcuna controindicazione.


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Agire “all’attacco”, insomma e non “in difesa”. Che, chiaramente, non significa attuare la veicolazione di messaggi aggressivi nei confronti di questo o l’altro: bensì diffondere, per l’appunto, messaggi che sappiamo spiegare con dovizia quello che è Siena. Del resto si tratterebbe di rappresentare quella che è la verità, senza censure (visto che si è parlato anche di questo negli ultimi giorni), valorizzando quanto di bello e buono, nei secoli, siamo stati capaci di fare. Né più, né meno. Certo, sembra facile a dirsi, tutt’altro che facile a farsi. E, per questo, credo che sia un dovere far riferimento alle competenze e al professionismo. Ci sono alcune precisazioni da fare in questo senso, naturalmente che funzionino come ulteriore stimolo e non come “paletti” entro i quali muoversi per forza. E’ chiaro che una riflessione sulla comunicazione e sulla “gestione” di essa debba trarre origine da una condivisione il più ampia possibile con gli attori principali: Comune, Magistrato, Consorzio, ma soprattutto contradaioli. La colonna fondamentale di un progetto del genere è la diffusione di cultura e per farlo bisogna per forza di cose partire “dal basso” e da un dibattito che inizi dalle radici, dal proprio interno. Detto questo, sono necessarie alcune (ulteriori) precisazioni. La comunicazione, in senso generale, negli ultimi decenni ha assunto ruolo e importanza tali da dover essere sviluppata da professionisti. Certo, il contributo più o meno volontario di storici, addetti ai lavori, cultori e sopracitati contradaioli diventa importantissimo, ma nel settore della comunicazione non ci si può e non ci si deve improvvisare, soprattutto su un argomento e un progetto così ampi e delicati: il salto di qualità si fa con un progetto approfondito, serio e con competenze professionali del settore specifico, nel quale, per l’appunto, non ci si può improvvisare. E’ riduttivo, ad esempio, pensare solo alla ricerca degli “opinion leader” nazionali, che in qualche modo sono stati coinvolti anche in questa fase delicata (basta pensare a Selvaggia Lucarelli): sarebbe solo una piccola parte di un progetto molto più ampio e coinvolgente.


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Ultimo aspetto: prima o poi bisogna che tale organismo, qualora nascesse s’intende, avesse i crismi di una qualche ufficialità. Fra le colonne fondamentali di un progetto comunicativo ci sono l’affidabilità e l’autorevolezza. L’idea originale in questo senso è stata del giornalista David Taddei e del compianto David Rossi che, circa quindici anni fa, la proposero all’opinione pubblica (peraltro ricevendo anche qualche pernacchia). Più recentemente, fra gli altri, ne ha parlato nel suo blog Giulia Maestrini (La Matta del Ponte), Giampiero Cito ha scritto una tesi di laurea che tratta anche di questi argomenti (nel blog La Versione di Giampy c’è un estratto). Credo che sia giunto il momento, senza pensare appunto che la bufera sia ormai alle spalle: perchè una nuova potrebbe essere alle porte (speriamo di no, ovviamente). Non è questo il punto, però. Quello che è accaduto dovrebbe portare a una riflessione approfondita. E’ ora, insomma, secondo il sottoscritto, il momento di rispolverare l’idea di creare un organismo che sappia gestire con adeguate competenze e adeguati progetti una comunicazione sugli argomenti palieschi. Poniamolo sotto (o sopra) Magistrato, Comune, Comitato Amici del Palio, Consorzio Tutela. La comunicazione – come mi sono sforzato di ripetere più volte – non va più inseguita, ma “dominata”, anche attraverso messaggi positivi e continui rivolti all’esterno. Siena ha tutto per portare avanti un progetto di questo genere: l’Università con corsi di comunicazione; professori; storici; cultura; professionisti. Si avvia a realizzare la “Galleria del Palio” (progetto confermato anche da questa amministrazione). Credo che la creazione di un soggetto del genere, che sappia magari anche curare progetti interni alla città nel campo comunicativo, avrebbe un senso: perlomeno, proviamo a parlarne. Senza pregiudizi, del tipo “via le telecamere”, perchè sarebbe un “non senso” nel mondo di oggi, come scritto nei giorni scorsi. Un’ultima riflessione in questo contesto. Siamo sicuri che in situazioni del genere sia il silenzio la soluzione migliore? Intendiamoci: gli appelli arrivati per evitare facili polemiche sui social sono legittimi.

E contro certi pregiudizi, il silenzio non può che essere d’oro. Non racchiudiamo, però, tutto sotto un unico ombrello, perchè la situazione non è facile e quindi anche la soluzione non è così semplice come chiudere un profilo facebook o bannarlo dalla propria home page. Il silenzio apre comunque un vuoto comunicativo e in quel vuoto qualcuno ci si infila e lo riempie. Quindi bisogna ragionare con attenzione, proprio sulle dinamiche della comunicazione nella società attuale. Credo che la situazione, appunto non semplice, che stiamo vivendo come città, Contrade e senesi debba spingere a fare, finalmente, una riflessione seria e approfondita. Evitiamo di fare come altre volte: non spegniamo la luce su aspetti così importanti, obliandoci su quelli relativi a “chi monta chi nel 2019”. Questo si può fare solo attraverso un’attività costante, sia di monitoraggio che di diffusione culturale. Che deve per forza di cose partire dal nostro interno, ritrovando quella educazione contradaiola e valoriale che in alcuni casi si è un po’ smarrita (e che investe anche l’utilizzo dei social) e arrivare all’esterno, attraverso un’attività di gestione della comunicazione “paliesca” e “contradaiola” che riesca a trasmettere messaggi e valori. In questo modo certe polemiche magari non verranno sopite, ma certo avranno un contraltare serio e credibile, autorevole e approfondito. Per un confronto serrato e capace di far fronte anche alle emergenze. E – paradossalmente – potrebbe non esserci bisogno degli appelli al silenzio. Al di là degli aspetti sociali (ed economici) e di quelli tecnologici (la diffusione di certi video non è arrivata tramite telecamere…), la soluzione, nel mondo di oggi, non è non comunicare, ma farlo bene.


di Franco Semboloni

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Nella ritualità degli atti che scandiscono le vicende del palio figura anche la pubblicazione del “sonetto” il giorno dopo la vittoria e in occasione della festa titolare. Non sempre si tratta di sonetti veri e propri con le caratteristiche canoniche. Spesso si trovano componimenti in rima molto libera, addirittura questa può essere accantonata del tutto come accade nella composizione celebrativa del palio in onore degli scienziati del 1967, vinto dalla Giraffa. In ogni caso va rimarcata la continuità con cui viene rispettata la tradizione, anche in aspetti, tutto sommato, minimali. Spesso si tratta di composizioni anonime, tese ad esprimere emozioni collettive di cui il poeta vuol dare resoconto mettendo sullo sfondo la sua individualità. Tale singolare tradizione si raccorda alla letteratura poetica, sia spontanea orale, sia scritta. Nelle sfilate settecentesche i carri allegorici delle contrade erano spiegati da cartigli che ne rendevano perspicua la simbologia. Addirittura in un sonetto del 1692 la Giraffa al suono di Orfeo e accompagnata dalle muse si descrive in maniera dottamente retorica e non senza arguzia. Il sonetto celebrativo della vittoria si raccorda al gusto per l’improvvisazione poetica, alla pratica degli scambi in rima in cui i contendenti si confrontavano con irriverenza e spregiudicatezza. Il sonetto vuole celebrare la vittoria in maniera solenne e aulica per questo, almeno ai suoi inizi, s’avvale di uno stile grave, solenne, senza alcuna

concessione al vernacolo e a forme espressive popolaresche quali si trovano negli stornelli in cui l’improvvisazione spontanea, orale, trova la sua espressione più congeniale. Nella seconda metà del novecento i sonetti palesano una tonalità più colloquiale e meno solenne che si evidenzia nell’uso del vernacolo anche in modalità non sempre ineccepibili, come del resto è facile immaginare tenendo conto dei tempi e dei modi di composizione, nella fretta tumultuosa dopo la vittoria. In questi momenti convulsi viene spontaneo far ricorso a qualche contradaiolo non digiuno di pratica letteraria o a qualche versificatore conosciuto per essersi prestato in tale mansione su richiesta di altre contrade (un nome per tutti è quello di Idilio dell’Era di cui rimangono sonetti composti per diverse contrade e che, tra l’altro è autore delle parole della marcia del palio). L’amore per il palio e le sue tradizioni copre a fatica tanti versi claudicanti, endecasillabi che non stanno in piedi, con un rimario ripetitivo in cui ”gloria” “vittoria”, “storia” “baldoria”, “valore” “onore”, celebrano il loro trionfo. Non è nella perfezione stilistica che va posto il suo valore ma nella capacità evocativa di nomi e persone, di gioie e delusioni, dei grandi fatti e di piccole vicende quotidiane intrecciate in maniera indissolubile con la vita della città e della contrada.


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Chi scrive, mentre i contradaioli festeggiano la vittoria, non immagina una ricompensa, non pensa che i suoi versi finiranno in qualche prestigiosa antologia letteraria. Magari qualche sonetto consegnato ad un passante occasionale durante il corteo per le vie cittadine, dopo una distratta lettura, finirà abbandonato per strada, ma in ogni caso rimane salda la convinzione che tale tradizione non sarà accantonata. Ci sarà sempre qualcuno che cercherà, magari con una metrica difettosa e con rime claudicanti, di trasferire nella carta le emozioni condivise e la gioia della vittoria. Qui di seguito ci proponiamo di illustrare le rime poetiche della Giraffa di cui siamo a conoscenza, sia conservate negli archivi pubblici, nelle raccolte private e nel nostro archivio. Per quelle più antiche raramente si conosce il nome dell’autore, solo a partire dall’800 alcuni risultano firmati, soltanto dalla metà dell’900 sono noti quasi tutti gli autori che esamineremo in seguito. Molti originali di queste composizioni sono conservati nella Biblioteca comunale di Siena, fra cui un certo numero riguardano la Giraffa e ci consentono di conoscere in parte l’attività della nostra contrada in questo campo.

occasione risulta che “el dì 24 ottobre spese per far stampare 700 cartelli £ 700 “

La più antica rima della Giraffa a noi nota è la composizione intitolata “ALLI GENEROSI ELETTI / FIGLI DELL’AQUILA”, che fa parte della pubblicazione a stampa edita “IN SIENA / Alla loggia del Papa nel 1581”, intitolata “RACCOLTA / DI TUTTE LE RIME / Cantate e rappresentate da le Contrade / Sanesi, avanti a li Signori Giudici / de la nobiliss. AQUILA: / Ne l’occasione de la loro honoratissima, / e celebratissima Festa, / il dì 15 d’ Agosto 1581. / Aggiuntevi le stanze, in lode / della Fanciulletta corridrice / sopra il barbero de la con- / trada del Drago.”

L’anno successivo per il palio del 17 agosto, durante la sfilata del carro, di cui non abbiamo altre notizie, fu distribuito un sonetto dal cui titolo si intuisce la sua allegoria: “NEL FARSI CORRERE IL PALIO DALLA CONTRADA DELL’OCA / SI FA PER COMPARSA DALLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / il Verno vincitore dell’altre Stagioni, / che cede alle medesime la libertà / AVANTI L’ALTEZZA REALE DELLA SERENISSIMA / VIOLANTE DI BAVIERA / GRAN PRINCIPESSA DI TOSCANA, / GOVERNATRICE DELLA CITTÀ, E STATO DI SIENA / Mostrandosi in tal guisa vinto nelle sue Vittorie per non aver goduto la Real Presenza della medesima, / E stando in atto Supplichevole”. Anche questo stampato da Francesco Quinza l’anno 1718.

Anche nel 1612, in occasione della partecipazione della Giraffa al palio con le bufale, durante la sfilata del suo carro a forma di giraffa, molto probabilmente fu distribuito un “sonetto”, in quanto nel rendiconto delle spese effettuate in quella

Nel 1692 si corre già il palio con i cavalli in piazza da oltre quattro decenni, quando abbiamo la testimonianza di un sonetto edito in Siena, nella stamperia del pubblico dal titolo “La Giraffa / venuta al suono / d’Orfeo / ed accompagnata dalle muse / così parla”: evidentemente venne distribuito durante la sfilata del proprio carro prima della corsa. Nel 1717 abbiamo un madrigale, edito in Siena nella stamperia di Francesco Quinza rimpetto alla loggia degli Ofiziali così intitolato “Nel concorso / delle quattro stagioni dell’anno / avanti ‘l tempio di Giano / a richiedere l’altezza reale della serenissima / Violante Beatrice / di Baviera / Gran principessa di Toscana pel Governo della Città, / e stato di Siena, / ne viene dal detto nume graziata la primavera / Comparsa / Fatta dalla Contrada / della Giraffa / in occasione del corso del palio il 2 luglio 1717 / Anno della venuta al suo Governo / della suddetta A.R. che seguì il 12 aprile del medesimo anno”. Anche questo fu distribuito durante la sfilata del carro allegorico descritto nel titolo.


Le prime rime composte dalla Giraffa per la festa titolare di cui abbiamo testimonianza sono così intitolate: “A’ NOBILISSIMI SPOSI / LORENZO PAVESI, E DOROTEA PICCOLOMINI / LA CONTRADA DELLA GIRAFFA / NELLA SOLENNE ANNUALE RICORDANZA / DELLA VISITAZIONE / IN SANTA MARIA DEL FOSSO. / ENDECASILLABI. /IN SIENA L’ANNO MDCCLXIX NELLA STAMPERIA DEL PUBBLICO”. Si presuppone che i coniugi, a cui è dedicata la composizione, fossero nuovi protettori in quanto è a questi che si usava dedicare i “sonetti” in quella occasione. A dimostrazione di una prassi ormai consolidata il sonetto edito in occasione della festa titolare del 1771 recita così: “SOLENNIZZANDOSI / LA FESTA DELLA VISITAZIONE / DI MARIA SS.MA DETTA DEL FOSSO / DALLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / DAL CAPITANO DELLA MEDESIMA. / SONETTO / UMILIATO ALLA MEDESIMA / Ut facta est vox salvationis sua in auribus meis, exultavit in gaudio infans in utero meo. Luc. 1.44”. / IN SIENA MDCCLXXI / NELLA STAMPERIA DEL PUBBLICO PER FRANCESCO ROSSI STAMPATORE”. In questo caso è il capitano che dedica il sonetto a tutta la Contrada. In occasione del palio del 16 agosto 1786 la Giraffa sfilò con un carro che rappresentava una truppa di mori che dall’Etiopia hanno trasportata in Italia una Giraffa, che espongono al pubblico. Nella pubblicazione a stampa “DIARIO / DELLA / FAUSTISSIMA VENUTA, E PERMANENZA / NELLA CITTÀ DI SIENA / DEI REALI ARCIDUICHI D’AUSTRIA …” edita in “Siena MDCCLXXXVI dai torchj di Vincenzo Pazzini Carli e figli, per la Giraffa è riportato: “… Questa truppa festeggiante per così bella preda fatta nella caccia distribuiva il seguente MADRIGALE”. Poesia che è riportata anche in analoga pubblicazione della stessa stamperia “DESCRIZIONE / DELLE COMPARSE / CHE SARANNO ESEGUITE / DALLE CONTRADE / DELLA CITTÀ DI SIENA / NELLA CORSA DEL PALIO Del 16 Agosto 1786 … CON ALCUNI

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POETICI COMPONIMENTI ALLUSIVI ALLE RESPETTIVE RAPPRESENTANZE”, È con L’800 che abbiamo una più nutrita testimonianza di “sonetti” editi in occasione della festa titolare. In una raccolta di manoscritti dell’abate Luigi de Angelis, conservata nella nostra biblioteca comunale, si trovano le minute di molte composizioni poetiche da questo erudito composte per le contrade e altre istituzioni cittadine, fra cui anche quelle per la Giraffa del 1800, 1805, 1809, 1810, 1814. Di questi non abbiamo rintracciato l’originale a stampa, che fu certamente effettuata in quanto l’autore ha riportato in calce anche il nome degli stampatori (1800 Pazzini, 1809 e 1810 Onorato Porri. Furono composti in occasione della festa titolare ad eccezione di quello del 1814 che fu predisposto, come risulta dal titolo: “Per la Contrada della Giraffa, che festeggia con l’Esposizione / Solenne del SS.mo Sacramento il ritorno di Pio VII a Roma e di Ferdi / nando III in Toscana” ed è in lingua latina. Interessante è la dedica di quello del 1805: “per la Contrada della Giraffa, che con sacra / pompa celebra annualmente la festività della visitazione / di Maria Santissima ed essendo accaduto in quest’anno 1805 / sotto la sera del dì 14 giugno il battesimo del sig.r Mosè Castelnuovo / con tutti tre suoi figli con i nomi di esso padre di Giovanbattista, / del figlio maschio Francesco - Ansano, di Carlotta - Ottavia, e di Caterina / sue figlie, e col casato Lisini. / SONETTO / dedicato ai medesimi neofiti”, forse si trattava di abitatori o protettori della Giraffa. Nel 1813 “SOLENNIZZANDOSI CON DIVOTA POMPA IN SAN PIETRO A OVILE LA FESTA DELLA VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA” abbiamo ben due sonetti stampati dai torchi di Onorato Porri, uno dai Signori della Festa “DEDICATO ALL’ILLUSTRISSIMO / SIG. INNOCENZIO LUIGI DEI / DEGNISSIMO PROTETTORE DELLA MEDESIMA”, e uno dal maestro dei Novizi. La festa fu particolarmente solenne a seguito del trasferimento dalla propria chiesa di S. Anna a quella parrocchiale


di San Pietro a Ovile, dove la contrada si era già adunata dal 1714 al 1780, Nel 1814 ancora due sonetti: i Signori della Festa ne presentarono uno, ancora dai torchi di Onorato Porri, mentre il maestro dei novizi stampò il suo nella stamperia Mucci. Nel 1815 abbiamo solo il sonetto del Maestro dei novizi stampato dai torchi di Onorato Porri. Nei primi decenni dell’Ottocento venne meno la consuetudine di far precedere lo svolgimento della corsa con la sfilata di carri allegorici, sempre meno sfarzosi, e di questo periodo non conosciamo altri sonetti della Giraffa. (continua) Alfredo Franchi , Franco Semboloni Non proseguiremo a descrivere singolarmente gli altri numerosi sonetti del secolo XIX, quasi tutti editi in occasione della festa titolare e dedicati prevalentemente ai nuovi Protettori, dal maestro dei novizi, dai signori e signore della festa e talvolta anche dal capitano o genericamente dalla contrada, pertanto ci soffermeremo solo su quelli che presentano aspetti significativi. Particolare attenzione merita il sonetto che “I COMPONENTI LE CONTRADE / NICCHIO GIRAFFA E TARTUCA / ESSENDO ONORATE DELLA PROTEZIONE / DELL’EMINENTISSIMO CARDINALE INCLITO SIGNORE / GIACOMO DE’ CONTI PICCOLOMINI-SALMONESCHI / SENESE / Nella faustissima occasione di visita alla Patria / ALL’IMPAREGGIABILE MERITO DEL MEDESIMO / IN CONTRASSEGNO DI GIOIA E DI SINCERA GRATITUDINE/ QUEST’OMAGGIO TRIBUTAVANO / SIENA 1836 TIP. DELL’ANCORA”. Firmato P.S. (Pietro Setti ?) Particolare è quello offerto dal priore e dai componenti la contrada “NELLA FAUSTISSIMA CIRCOSTANZA CHE IL MOLTO REV.DO SIG. / PIETRO MICHI / CELEBRA IL SECONDO INCRUENTO SACRIFIZIO / NELLA CHIESA DELLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / Il 7 aprile 1851 / TIP. BINDI E CRESTI”. Firmato Un’ E. Evidenziamo anche il sonetto edito

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“NELLA FAUSTA CIRCOSTANZA / IN CUI / LE DICIASSETTE CONTRADE DELLA CITTÀ DI SIENA / 0FFRONO / ALL’ILLUSTRISSIMO E REVERENDISSIMO MONSIGNORE / FERDINANDO BALDANZI / NUOVO ARCIVESCOVO DELLA CITTÀ PREDETTA / I TRIBUTI D’ESULTANZA / Nel dì 26 Dicembre 1855 / I COMPONENTI LE CONTRADE MEDESIME / DEDICANO A SI DEGNO PRELATO / LA SEGUENTE / CANZONE / SIENA 1855 TIP.DI ANGELO MUCCI”. Firmato Pietro Setti. Di recente è stato rinvenuto sul mercato antiquario un sonetto originale a stampa che recita così: “SOLENNIZZANDOSI L’ANNUA FESTIVITÀ / DELLA VISITAZIONE / DI MARIA VERGINE / NELLA CHIESA DELLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / I SIGNORI DELLA FESTA / OFFRONO E DEDICANO / AGL’ILL.MI SIGNORI PROTETTORI / IL SEGUENTE / INNO” / TIP. BINDI E CRESTI.” Firmato L. Leoncini. Purtroppo non riporta la data, ma crediamo di poterlo collocare nell’arco di tempo che va dal 1837 al 1851 in quanto da questa tipografia furono stampati i sonetti del 1837, 1838, 1850, 1851. Per la festa del 1879 il sonetto fu dedicato all’arcivescovo: “FESTEGGIANDOSI CON DIVOTA POMPA / NELLA CHIESA DELLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / l’AUGUSTO MISTERO / DELLA VISITAZIONE DI MARIA SANTISSIMA / IL PRIORE E COMPONENTI LA CONTRADA MEDESIMA / AL MERITO SINGOLARE E DISTINTO / DI SUA ECCELLERNZA REVERENDISSIMA / MONSIGNORE GIOVANNI PIERALLINI / ARCIVESCOVO DELLA CITTÀ E DIOCESI DI SIENA / CON LA PIÙ VIVA ESULTANZA/ OO.DD EE. / LA SEGUENTE /ODE / Siena 1879, Tip. Di O. Lunghetti Piazza S. Giovanni 2”. Nell’ottocento si stamparono anche “sonetti” su seta: ne conosciamo quattro, tre conservati nel nostro museo e uno in una collezione privata.


1) “SOLEZZINNIZANDOSI CON DEVOTA POMPA / l’annua festività / DELLA VISITAZIONE / DI MARIA SANTISSIMA / NELLA CHIESA DELLA CONTRADA DELLA GIRAFFA / i componenti la medesima / offrono al merito singolare / DEGLI ILLUSTRISSIMI NUOVI PROTETTORI / IL SEGUENTE SONETTO / SIENA NELL’INDICAGTORE SENESE 1834 / F.TO UN ABATE” (vi è riprodotta anche la consueta stampa della giraffa portata dal moro). Esemplare conservato da un privato collezionista.

13 2) Sonetto per la festa titolare dedicato “AL MERITO DEL REVERENDISSIMO SIGNORE / DOMENICO DANESI / CANONICO DELL’INSIGNE COLLEGIATA DI PROVENZANO / DOTTORE TEOLOGALE E LETTORE DI DOGMATICA / NEL SEMINARIO ARCIVESCOVILE / DI GRATITUDINE IN SEGNO / DELL’ONORE DI AVERLO FRA I LORO DEGNISSIMI PROTETTORI / O.D.C. / I SEGUENTI / SONTETTI / SIENA 1835 / presso Marco Ferri”.


Sono passati un paio di anni da quando per la prima volta parlammo di questi due artisti sul nostro Biancorosso. Tuttavia, negli ultimi anni il successo e le soddisfazioni per questi due pittori hanno raggiunto dei picchi veramente degni di nota. Ci teniamo, quindi, a proporvi una nuovissima intervista doppia che ci farà entrare nei meandri del loro mondo artistico, cercando di guidarci tra le opere di questi due giovani artisti senesi. Incontro Sara Cafarelli nel suo studio, in un pomeriggio autunnale, dove in uno spazio ben organizzato nascono le sue opere. La vista è su via delle Vergini . Quadri, schizzi, colori, pennelli, etichette in legno, appese al muro, per ricordare le tappe più importanti del suo percorso artistico fino ad oggi; tutto un mondo colorato che ben rappresenta una ragazza moderna, semplice, cresciuta in Contrada, che ha raggiunto dimensioni artistiche internazionali in pochi anni. L’incontro con Marco Caratelli è fissato nel suo studio vicino al Duomo di Siena, in via Monna Agnese n. 7, di pomeriggio, quando le sue opere risplendono sotto i riflettori della luce d’interno, ed assumono un’ aria vissuta, fuori dal tempo presente. Nella poltrona principale sta dormendo la sua fedele compagna, il cane Gilda. La bottega, come si sarebbe definita nel medioevo, si affaccia su una via frequentata da turisti che vengono da molte parti d’Europa, ma anche da America, Giappone e Cina.

di Flavia Panfili

di Adele Boriosi

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S• Il disegno è il primo linguaggio universale, quindi da sempre, diciamo che mio babbo portava me e mia sorella frequentemente a disegnare fuori casa e, comunque, vedere lui disegnare e dipingere tutti i giorni è stato il più grande stimolo per far emergere la mia prima passione. M• Il disegno è stato sempre un compagno di viaggio, ho cominciato da piccolo a disegnare e già alle elementari avevo trovato un mio spazio dove esprimere questa grande passione. Ma nonostante questo, se mi chiedevano cosa volessi fare da grande, avrei detto il pompiere, perché mi sembrava una cosa bella ed utile. Ho cominciato “per davvero” nel 2010 aprendo il mio primo studio, sempre in via Monna Agnese al n.20. Bisogna essere molto forti nel perseguire le proprie passioni perché la difficoltà di “campare” con la propria arte è difficile, ma è troppo bello poter fare ciò che piace!


Cosa Consiglieresti ad uno studente che vuole diventare un artista? S• Di studiare, di osservare il mondo attorno, di viaggiare, di leggere, di essere curioso, di parlare con le persone, di divertirsi, e di non smettere mai di provarci, perchè come dico sempre, se fai 100 domande forse avrai 99 NO, ma è quel singolo SI che riuscirà a cambiarti la vita. Lavorare come artista non è facile, e quando scegli di farlo, ne devi accettare anche le conseguenze. Viverci è possibile facendo qualsiasi cosa, ma dipende dal tenore di vita che si sceglie. Vivere della propria Arte è possibile, ma rinunciando ad una serie di sicurezze che per molte persone sono indispensabili. Bisogna investire semplicemente nella propria felicità, nella serenità di svegliarsi la mattina con il sorriso, di fare ciò che ci piace...e , QUESTO, secondo me è la cosa più importante. M• Di guardare oltre i confini di Siena, di aprirsi con esperienze all’estero per poi tornare qui, eventualmente, perché un senese vive male la lontananza da Siena; ma nello stesso tempo, se operasse solo su Siena, potrebbe perdere alcune possibilità e stimoli, rischiando di lavorare quasi soltanto sui classici simboli contradaioli. Quali ispirazioni portano a creare le tue opere? S• Beh, le ispirazioni sono nella vita di tutti i giorni, nei sogni e nella realtà; ci sono MOMENTI, FASI, che ti portano a cambiare, a modificarti , ad evolverti. M• Abito a Siena, vivo a Siena, mi sono innamorato della pittura senese del Trecento che è connaturata alla storia della città. Uno dei miei artisti preferiti è Klimt, in cui trovo similitudini per via del fondo oro.

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Racconta qualcosa delle tue mostre fatte all’esterno S• Partendo dal presupposto che ogni mostra, dovunque esponga, mi emoziona e mi carica, esporre le proprie opere fuori dalla città NATALE ė sempre una scommessa. Da ogni LUOGO ho cercato di prendere il meglio, PORTARE A CASA spunti per nuove opere. Il mio progetto che è partito dal 2016, REFLECTION, vede le mie esposizioni in ALCUNI Caffè letterari e Gallerie dove il convivio è in primo piano. Mi piace pensare che, ogni mia opera esposta, ha fatto parte della vita di tutti i giorni di molte persone, e le ha circondate, donando un po’ di colori ed emozioni, E CHE sia anche riuscita a prenderne il meglio del convivio, della serenità di due chiacchiere tra amici, INSIEME AL PIACERE DI ASCOLTARE LA MUSICA , IN SINTONIA CON I LORO PENSIERI . A VOLTE MI PREOCCUPA Saperle in GIRO da sole, ma so che la mia arte sta viaggiando e conoscendo il mondo proprio come FAREI IO . M• L’Arte senese del trecento è conosciuta e riconosciuta in tutto il mondo, la Toscana è amata e conosciuta da tantissimi, e Siena, con la sua storia, affascina soprattutto gli americani che non “hanno storia”, che considerano antica una cosa che ha 200 anni, che non sanno lavorare in modo artigianale e invidiano il nostro senso artistico che “naturalmente” fa parte del nostro Dna. Gli americani considerano il mio lavoro un po’ “esotico” . Così è stato abbastanza “facile” essere chiamato a lavorare in USA: a New York ho allestito due mostre ad aprile 2016 e giugno 2017; a JacKson Holl in Wyoming a giugno 2016 e a San Francisco, a dicembre 2016, ho effettuato due tavole per una chiesa.

16 Vuoi anticipare qualcosa su progetti futuri? S• Diciamo che ho sempre molti progetti, e che il mio amato studio resterà la base dove dipingere, scolpire, e creare. Non mi piace però svelare anzitempo le nuove tappe… diciamo che nei prossimi due anni sarò nuovamente in alcune città Italiane, ma anche Europee, Americane, e …chissà quali altre sorprese arriveranno! M• Il futuro è sempre nelle mani di chi sogna; ai sogni e alla libertà non c’è limite, pertanto mi aspetto altre opportunità interessanti dove poter esprimere l’idea che noi senesi siamo sia passato che presente.


intervento di Alessandro Lorenzini

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Cari giraffini, qui di seguito trovate l’intervento che Alessandro Lorenzini ha fatto in occasione della cerimonia di consegna del Mangia d’Oro 2018, assegnato al nostro Tommaso Fabbri. Abbiamo deciso di riportare il discorso per intero non solo perché riteniamo che sia un intervento carico di passione ed emozione, ma soprattutto perché vogliamo tramandare ai più giovani di noi un esempio di umanità. La grande umanità che Tommaso mette nel suo lavoro è, purtroppo di questi tempi, una rarità; ma proprio per questo motivo è importante mettere nero su bianco queste parole e consegnarle alla nostra memoria collettiva, per sempre. “Il mio saluto alle autorità cittadine civili, militari e religiose; al Concistoro del Mangia, al rettore del Magistrato delle Contrade, al Signor Sindaco di Siena. Ma soprattutto ai contradaioli e ai senesi, perché credo che questa sia una cerimonia soprattutto dedicata a loro e a quel concetto di “senesità” nell’accezione più positiva, sentimentale e perfino passionale del termine. E non in quella che alcune volte ci limita, ci chiude, perfino ci soffoca. Non posso dire di aver incontrato Tommaso Fabbri. E nemmeno, tutto sommato, di averlo conosciuto. Non ricordo, cioè, un momento preciso, un episodio particolare in cui

ci siamo presentati. Ne ricordo mille di episodi in cui ci siamo abbracciati, presi in giro, arrabbiati reciprocamente, riso e pianto. Forse il primo incontro è avvenuto un pomeriggio in Piazzetta della Giraffa, durante qualche allenamento per alfiere e tamburino, io maldestro giostratore di bandiera; e lui, tamburino invece di Piazza. Forse però è più preciso dire che ci ho letteralmente sbattuto contro. Perché Tommaso è così. Ci sbatti contro, per davvero. Perchè è una persona che ti prende totalmente, ti abbraccia e ti coinvolge.In questi giorni, in queste ore, ho cercato alcuni amici comuni. Per capire come lo vedevano, come lo potevano definire. La parola che è emersa di più per definirlo è stata: secco. No, sto scherzando, ovviamente. Passione. Perseveranza. Sognatore. Queste sono le parole che lo hanno definito e lo definiscono meglio. Non solo. Perché Tommaso non è solo un appassionato sognatore che vorrebbe e lotta per un mondo più giusto. Nelle situazioni che ha vissuto ci vuole qualcosa di più: far sbollire nelle giuste valvole di sicurezza l’energia accumulata, spirito critico, dinamicità. Insomma la capacità di far emergere il proprio diamante interiore. Certo lo ricordo così esuberante in via delle Vergini, così perseverante negli allenamenti come tamburino di Piazza e così presente negli appuntamenti contradaioli, nella sua (e mia) Giraffa.


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Ma Tommaso aveva fin da giovane (perché rassegniamoci Tommy, non siamo più così giovani…) qualcosa negli occhi Una sorta di energia diversa, accumulata anche in anni non semplici e distribuita in un percorso di vita prima e di studi poi che, nello sguardo di chi non lo conosceva così bene, poteva sembrare una montagna insormontabile. Quel corso di farmacia all’università di Siena, non era però che il primo passo di quel sogno coltivato e partito proprio da via delle Vergini. Anzi da via dei Rossi, dove è nato. Però, il lavoro di farmacista fra alambicchi e formule chimiche, a fare il pur nobile mestiere di curare malattie dietro un bancone, interessava meno. I suoi interessi erano altrove, i temi che lo attiravano erano la geopolitica e le problematiche umanitarie. Guardate non è che Tommaso Fabbri sognasse, magari, di lavorare un giorno per Medici Senza Frontiere. Quando ha cominciato, nel 2006, è stata un’opportunità, un primo traguardo, una sfida. Subito non facile nei primi anni, fra Malawi, Liberia, Ciad, Niger. In zone di guerra, in zone di malattie, epidemie, fame, sofferenza. In cui – come scriveva Francesco Guccini – non si butta neppure la pelle del salame. In cui non ci sono colori politici, nemici, battaglie da vincere, avversari da abbattere. C’è Medici Senza Frontiere, cioè un’associazione che non è di una parte, ma di tutte le parti, senza barriere, appunto. Iran, Palestina, Yemen, Pakistan. Altre tappe di questo grande viaggio, da uomo di pace. Partito da quella Piazzetta della Giraffa, arrivato nella piazza più grande di tutte, quella del mondo. E della pace, dell’esaltazione della diversità: di colore della pelle, di vedute. La piazza del confronto e dell’integrazione. Poi le responsabilità in Francia e in Italia, dove, guardate, non siamo purtroppo lontani dalla sofferenza e dalle povertà. Perché la civiltà non si misura con il benessere economico, presunto o reale che sia. La prima missione è stata in Malawi per occuparsi della farmacia in un progetto verticale in un contesto di malati di Hiv. La sua strada è quella. Poi, sempre a gestire la farmacia e l’approvvigionamento farmaci, in una Liberia post conflitto.

Dopo viene il Niger dove il drammatico problema della malnutrizione infantile può essere affrontato con l’aiuto di un panetto da succhiare a base di farina di arachidi, zucchero, grassi vegetali, latte in polvere, sali minerali e vitamine, che si rivela un valido ausilio in un’emergenza umanitaria che colpisce soprattutto i più piccoli. In Ciad arriva la sua prima esperienza come coordinatore di progetto e la prima volta in una situazione di conflitto, quindi: patologie particolari, epidemie, eccetera. L’impegno da pratico è diventato più strategico. I progetti successivi lo portano in Yemen, Pakistan, Iran. Nel 2014 è capo missione a Gerusalemme, dove Medici Senza Frontiere opera nella Striscia di Gaza tra bombardamenti che si susseguono, ospedali saturi di pazienti, sale operatorie attive giorno e notte e la popolazione terrorizzata per il dover muoversi sotto le bombe per trovare aiuto. Paura? Certo che si ha paura nelle situazioni di conflitto. Non aver paura non sarebbe normale. Serve anche a prendere decisioni più sagge. E cambiare, adattarsi, riuscendo a far valere le proprie competenze tecniche, acquisite a livello accademico, modellandole per colmare quelle lacune pratiche in zone e situazioni così difficili. In cui per le difficoltà tecniche, logistiche ed umane, il rischio zero non esiste mai. Perché si deve decidere se un’operazione deve continuare, essere fermata, quando e come intervenire, cercando di stabilire un ambiente di lavoro sicuro, un santuario come definito nella convenzione di Ginevra, dove l’incolumità; dei pazienti, dei beneficiari e degli operatori è la prima priorità. Salvare vite: questo è il messaggio unico, senza colorazione alcuna, di Medici Senza Frontiere. E si devono prendere decisioni molto importanti in tempi brevi e sotto pressione. Non solo. Tommaso ha avuto la forza di incontrare diplomatici e attori influenti, nonché denunciare pubblicamente ciò che Medici Senza Frontiere può testimoniare direttamente


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La realtà dei fatti dice che l’ottanta per cento del personale umanitario molla dopo due o quattro missioni. Tommaso Fabbri sono dodici anni che non molla. Dodici anni consecutivi in mezzo alla sofferenza e alla ricerca della pace. Perché Tommaso Fabbri il deserto e il mare aperto li ha frequentati sul serio. E non come turista. L’ultimo incarico è stato quello di capo missione in Italia, il che significa che da lui dipendeva l’organizzazione sia di interventi di assistenza sul territorio italiano sia di operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale con le tre navi di Medici Senza Frontiere. C’è chi questa problematica la percepisce soltanto e c’è chi la vive. Ed è una realtà difficile, complicata, perfino da spiegare, perché quel mare separa la vita dalla morte: un confine troppo importante e troppo grande per essere racchiuso in uno slogan. Come responsabile anche del programma di operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale il dramma dei naufragi l’ha vissuto di persona, come quando, fra le tante altre volte, ha partecipato direttamente a un salvataggio: più di 1.100 persone recuperate in poche ore. Un’esperienza incredibile, con i naufraghi che si agitavano e iniziavano a buttarsi in acqua, che è la cosa peggiore in queste situazioni. L’impegno più grande era nel calmarli. Non ne è stato perso nessuno. Ed ancora il Centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti, aperto a Roma per assistere persone che dichiarano di aver subito torture, abusi e violenze nei Paesi d’origine o durante il percorso migratorio. Permettetemelo. Tommaso è anche il simbolo di una generazione. Che vive costantemente in un limbo fra coloro che più anziani questa società l’hanno costruita, con tutti i pregi e i difetti; e coloro che la vogliono cambiare o modificare. In questo, però, Tommaso Fabbri ha insegnato. A esplorare ed esplorarsi, ad aprire il proprio cuore. Farlo in Africa, nelle zone di guerra di tutto il mondo, ma anche qui fra Porta Camollia e Porta Romana. Voglio pensare, anzi sono sicuro, che

tanto di questo è cresciuto lì, sotto Piazza Provenzano. Perché quei concetti di solidarietà, comunità, vicinanza e mutuo soccorso Tommaso li porta nel cuore. Per questo o anche per questo è arrivato questo Premio, fortemente voluto dalla Contrada, fortemente voluto dal popolo senese. E poi quella Piazzetta della Giraffa, quella Siena ci sono, ci sono sempre, certo. Luoghi dove Tommaso torna ogni volta che può. Torna agli affetti, alla Contrada, che sono sempre con lui, in tutto il mondo. A un comune amico piace ripetere che quando nasci qui, hai un elastico attaccato alla schiena. Per quanto tu debba o addirittura voglia allontanarti, poi, inequivocabilmente, torni indietro, il richiamo è troppo forte. Magari poi parti di nuovo, in uno strano effetto di rimbalzo. Del resto la Balzana è anche questo: è bianco e nero, è gioia e dolore, è odio e amore. Sentimenti profondi, perfino difficili, ma veri. Aprire il cuore e farlo con umanità e passione, ecco che torna quella parola che tanto ci è cara in questi giorni. E’ quello che serve per capire, per comprendere meglio il mondo che viviamo, per ragionare anche su quelli che Fabrizio De Andrè definiva gli “ultimi”, la schiuma depositata dalle onde del mare al confine, fra l’acqua e la spiaggia e che scompare nell’indifferenza. Tommaso quella indifferenza l’ha combattuta e la combatte. Tutti i giorni. Questo è il Mangia 2018, un senese, un contradaiolo, un giraffino, un amico, un fratello. Tommaso Fabbri”.


di Alessandro Ierardi

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“Quest’anno abbiamo fatto davvero una bella scorpacciata. In soli 4 mesi, abbiamo visto la nostra Contrada correre 3 Palii!” Quante emozioni ma anche quanta fatica da parte di tutta la Contrada. E visto che anche noi cittini siamo stati protagonisti attivi, vi vogliamo raccontare come è stato per noi vivere alcuni di questi momenti, spesso frenetici e concitati. Rendervi partecipi delle nostre storie ci rende fieri, proprio perché dalla nostra altezza le cose, ai più poco note e visibili…, sono sempre molto affascinanti. Pensate un po’, per esempio, al momento dell’estrazione in Piazza del Campo delle Contrade che la sorte doveva scegliere per la carriera del Palio di Luglio o del Palio Straordinario di Ottobre. In quelle occasioni ci siamo trovati immersi, insieme ai nostri genitori e amici, in uno spicchio della Piazza del Campo tutto pieno di gente appiccicata. Riuscivamo a malapena a respirare. Un brulichio di voci e di suoni invadevano la testa sopra di noi fino a quando, un silenzio quasi misterioso ci ha fatto bloccare il respiro. Tutto d’un tratto il suono delle chiarine annunciava la prima Contrada estratta e, in un istante, abbiamo visto partire, come un fulmine, tutto il popolo giraffino esultante che scoppiava di gioia.. Ed è stato allora in quel momento che abbiamo capito di essere stati estratti a sorte. È stata davvero gioia vera vedere uscire dalle trifore la nostra

bandiera sventolante al cielo. Immaginatevi poi anche quando i nostri addetti ci portano nei palchi in Piazza per partecipare alle Prove. Non avete idea! Si parte tutti schierati da Piazzetta come se si dovesse andare in guerra: i più piccini (e tremendini…) davanti e tutti gli altri stretti intorno come a volerli proteggere in un fazzoletto. A seguire i cittini più “grandi”, quelli “ganzi” ma soprattutto le cittine “ganze” che non si zittano mai di parlare. In fondo al gruppo, per finire, anche i nostri genitori che serrano le file. E quando tutto d’un tratto si riceve l’ordine di partire, vòle dire che sta arrivando il nostro cavallo e così tutti dietro di filata si parte cantando a squarcia gola. Già, le canzoni. Sicuramente ci sentite ma ci dovete anche vedere! Tutti noi cittini a collo in sù per far sentire bene la nostra voce a tutta la città. In quei momenti tutti dietro al cavallo, ci sforziamo per stare al passo. Certe volte sembra proprio come il telefono senza fili: da lontano si sente arrivare il suono di una voce squillante che “attacca” con la canzone scelta. E poi a seguire il suono si estende a tutto il popolo giraffino fino ad arrivare in fondo fino a noi. E che emozione quando si arriva a San Vigilio. In quel momento, quando cantiamo tutti insieme a squarcia gola il nostro magnifico Inno, per noi si concretizza davvero il significato più intimo che sta dietro al “Più alta la testa più grande la gloria”.


La pendenza della scesa ci consente infatti per un attimo di vedere cosa c’è davanti a noi. Quasi come se ci si potesse affacciare da una terrazza tutta per noi. Voi “grandi” siete davanti, quasi non vi rendete conto della nostra presenza. Sappiate però che noi siamo tutti dietro a serrare davvero le fila ma anche a voler spingere in avanti tutto il popolo giraffino che sogna di vincere un altro Palio, o quantomeno che vuole fare bella figura di fronte alla città. E poi che dire quando si entra in Piazza da San Martino? Anche quello è un momento bello tosto per noi. Sembra quasi di venire risucchiati in un vortice. Noi cerchiamo di stare dietro a tutti gli altri... In quella precisa posizione succede però qualcosa di magico. C’è un fuggi fuggi generale, ognuno che si sparpaglia e si dirige in Piazza del Campo alla ricerca del proprio posto. Noi non riusciamo quasi mai a tenere il passo del nostro cavallo che, un po’ per la discesa che agevola il suo ritmo, un po’ per la sua smania di volersi mettere alla prova davanti a tutti, magari provando la mossa o il Casato. Per fortuna il tufo sotto i nostri piedi ci guida sempre dritti verso i palchi per assistere alla prova, nostra agognata meta. “Da quaggiù”, pare che del mondo non ci interessi nulla. Ma noi cittini vi osserviamo bene cari giraffini “grandi”. Nei vostri comportamenti, spesso buffi e goffi, ma anche in tutte le altre occasioni quando siete seri e brontoloni. Non pensate che noi non ci accorgiamo anche di tutti i momenti tristi o poco belli vissuti in Contrada. Quest’anno siamo, ad esempio, rimasti impietriti quando il nostro cavallino Raol si è fatto male durante la corsa. Sicuramente questo fatto ha lasciato dentro di noi molta tristezza. Siamo però consapevoli che il nostro Palio non è altro che uno degli aspetti del nostro essere contradaioli da vivere, nel bene e nel male. E come tale deve essere sostenuto dalle passioni e dalle emozioni, belle e brutte che siano, ma anche con la certezza che queste possano essere esaltate solamente grazie agli affetti veri e all’impegno gratuito che siamo disposti a mettere in Contrada nelle mille e varie attività che richiedono

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sempre più la nostra presenza. Quest’anno abbiamo avuto l’occasione di essere protagonisti in un momento fondamentale per ogni senese che vive il Palio in tutti i suoi momenti salienti. Ai Gruppi Piccoli e Giovani delle 17 Contrade è stata infatti data la possibilità dal Comune di Siena di offrire l’opera destinata alla Comparsa vincitrice. L’onore in questo caso è stato doppio. Sia perché l’opera è stata realizzata dalla nostra Sara (Cafarelli…) sia perché il Masgalano è stato direttamente “dedicato ai piccoli e giovani contradaioli, ai bambini, oltre a coloro che, con la loro gioia e purezza, partecipano alla vita di Contrada, entusiasmandosi per questa bellissima festa”. Durante la presentazione, questo importante spaccato di una Siena viva e attiva, ma soprattutto attenta al futuro, è stato ringraziato apertamente da tutta la città, per l’impegno e la dedizione nel compito di tramandare alle nuove generazioni i valori della Contrada e così, a continuare a portare avanti le nostre gloriose tradizioni e formare i contradaioli e dirigenti di domani”. Le vostre pacche o “struffate” sono quindi molto apprezzate anche se ci farebbe sempre più piacere che il vostro impegno e le vostre risorse “da grandi” fossero impiegate continuamente per il bene di tutta la nostra comunità di giraffini, senza distinzione di sorta. Perché è solo partendo dalle cose piccole e semplici che possiamo raggiungere traguardi inaspettati.


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A questo punto, mi sa tanto che per il prossimo anno, chiederemo al nostro Capitano di far stare proprio noi dietro al cavallo, perché noi ci siamo e ci saremo sempre, per il futuro della nostra cara Contrada. Per adesso sentite solamente le nostre voci e la nostra presenza “da quaggiù”, ma ricordatevi che le storie belle, quelle durature, partono proprio dal basso, dalle nostre origini. E siccome “da quaggiù” è più facile rimanere incantati per le cose vere, genuine e sane - come si diceva una volta - e anche con i piedi per terra per non perdere l’orientamento, concludiamo questa carrellata di mini storie invitando ciascuno di voi a sperimentare, dai nostri luoghi, il punto di vista di noi Piccoli Giraffini. Le prossime attività (programmate) 16 dicembre “Giochi di Natale con le altre Contrade” (nel primo pomeriggio), 6 gennaio “Epifania bianco rossa”, con storie, racconti e la classica pentolaccia in attesa dell’arrivo della Befana, 19 gennaio “Evento del Gruppo Sportivo”, con cena e giochi a tema, Gennaio/febbraio “Gita a Roma” con pernottamento (da definire: visita al Colosseo, al Quirinale - Palazzo e Caserma dei Corazzieri - e/o Cinecittà), Marzo/Aprile “Rassegna dei Cori di piccoli”, organizzata dai piccoli giraffini, con i cittini di tutte le contrade. Le iniziative (svolte nei mesi passati) “XXII Estemporanea di pittura Luciano Cafarelli” con i cittini delle 17 contrade, Campeggio dei piccoli giraffini nella Montagnola senese, presso la Pieve romanica di Molli a Tegoia, Visita alla mostra dell’artista senese Laura Brocchi ai Magazzini del Sale, Campeggio in Vigna Agosto 2018, Festa dei Tabernacoli, Partecipazione al Torneo di Calcio a 5 organizzato dalla Tartuca, Partecipazione della nostra comparsa al Minimasgalano,

Festa di Ognissanti, in concomitanza con il dolcetto/scherzetto, è stata abbinata una raccolta alimentare nel rione in collaborazione con la Caritas della Parrocchia di Provenzano e una passeggiata nel rione alla ricerca delle nostre origini, con la narrazione della storia della vita di Provenzano Salvani.


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BUONE FESTE AI GIRAFFINI DI IERI E DI OGGI ci hanno lasciato nel 2018 Carri Landi Renato Dinelli Loriano Guideri Giancarlo Marzocchi Daniele

I nati del 2018 Bertini Fabio Landi Mia Firmati Claudia Simona Petrini Asia Salaris Aurora Chuani Biscotti Andrea Muratori Duccio Pacciani Alex Persiano Giulia Tiezzi Samuele


Profile for Edoardo Giomi

BiancoRosso 2018 Dicembre  

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