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Valentina Diana è nata a Torino nel 1968. Si è diplomata come attrice presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, da allora ha lavorato e continua a lavorare in teatro nelle più svariate forme, sempre ripromettendosi di smettere. Ha ideato e scritto (con Carlo G. Gabardini e Lorenzo Fontana) Laundrette Soap, sit-com teatrale in sei puntate per la città di Torino, ha scritto e realizzato Corvi, cortometraggio teatrale per ventisei corvi parlanti; i testi: Studio per 'gerbilli', 56-32-104, Via Serived non esiste e (con Paolo Bignamini, Tiziano Fratus e Gian Maria Cervo) V, prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Da anni scrive poesie e racconti brevi.


Š 2007 Edizioni Torino Poesia Š 2007 Valentina Diana

torinopoesia email: info@torinopoesia.org www.torinopoesia.org

Dedica: Tupo, a mia madre per le tagliatelle che ha fatto una volta. A Dario. A Simona e Luca. Al Colla.

In copertina: Lei di Ilaria Urbinati, Torino, 2007. Prima edizione: maggio 2007


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TRE ORE DI NOTTE E UN PEZZO DEL MATTINO poesie

Valentina Diana


A world of webs I touch and break, I touch and break. Dylan Thomas


Quelli che hanno le cose

Quelli che hanno le cose ci stanno simpatici per forza i nostri amici dei finanziamenti non si ricordano più perché dovrebbero darci i soldi. Perciò forse abbiamo lavorato gratis sei mesi. Ma non c’è problema. le nostre mani non pescano nel torbido e loro lo sanno. Loro sanno che il nostro sforzo quotidiano non sarà mai contrario o avverso sanno che nella loro direzione noi sorrideremo sempre perché noi speriamo e confidiamo speriamo sempre di far loro cosa gradita e speriamo sempre che le promesse che ci fanno siano un giorno veritiere. Siamo accattoni di speranze e loro lo sanno sanno di essere degli spiritati inetti figli di figli di figli di papà ma si destreggiano sulle nostre teste ci sciano sopra all’occorrenza, eppure ci stanno simpatici, non possono non starci simpatici se potessimo ceneremmo con loro, brinderemmo con loro al nuovo anno, faremmo loro le nostre più intime confidenze perché loro hanno le cose e questo sanno e noi speriamo.


Prove della tua esistenza e del mio amore per te

Luoghi dove ti ho visto: su un camion. Eri il camionista. Otto fotografie pubblicate su un sito web in stato di abbandono nell’atto di sollevare o posare un (...) Istanti in cui ho sentito la tua voce: diffusamente: sogno in cui sorridevi dietro lenti spesse da miope ad una grigliata precisamente: in un bowling.


Ragioni

Se tutti ci capissero non scriveremmo l’illusione è che lo sforzo di essere capiti ci porti ad essere capiti. Prima del gesto, prima di qualsiasi gesto c'è l’intenzione e l’intenzione presuppone una sorta di infantile fiducia nel fatto che qualcosa si sposti da una posizione ad un’altra, migliore. Ma questa idea credulona, che le cose possano migliorare attraverso la comunicazione è un puro atto di fede. Frugando nel pensiero che precede l’atto di scrivere io trovo moltissime illusioni. Sono talmente tante le illusioni che non sto ad elencarle per non riempire centinaia di pagine di obiettive ragioni per smettere di scrivere.


Amore

Quello che è accaduto per caso ora accade per forza lo stesso saluto ha un sapore di ruggine nei giorni di pioggia non è lo stesso lo sappiamo bene anche se tutto sommato nessuno si può lamentare se l’apparenza vuole ingannarci ancora un poco per ora siamo salvi amore.


Canto breve per Gr

Mio adorato Gr, volevo dirti che non c’è niente da fare per noi purtroppo siamo destinati a restare sospesi qui e questo per via dei nostri peccati che non sono stati abbastanza pesanti da farci cadere e neppure abbastanza lievi da farci levare. Siamo due pesci preistorici destinati a nuotare milioni di anni incastrati nella stessa pietra. Avemmo forse in dono la poesia ma qualcosa ce la tolse mentre la studiavamo in mano - girandola cercando di capire cosa fosse e cosa mai se ne potesse fare abbiamo aspettato troppo abbiamo cercato troppo di capire. Ma cosa c’era da capire Gr? Era meglio non capire era meglio sorridere e cantare. Perciò siamo stati condannati e perciò stiamo come cozze su questo ramo privo di attrattiva e da queste parti passerà si e no un dodo al mese, è inutile farsi illusioni meglio risparmiare fiato e cercarci anche noi un qualcosa. Un qualcosa su cui espiare.


Poema della fine

Cose che finiscono cellulare definitivamente scarico, auto definitivamente senza benzina, soldi esauriti ciò a cui avresti potuto forse porre rimedio ma ti è piaciuto aspettare, essere testimone d’una caduta lenta acquatica, partecipare con distacco all’accadere necessario: gli sgoccioli la fine l’assenza.


Soggetto per un film muto di sedici minuti

Mentre il conflitto tra i vertici delle oligarchie politico economiche dei paesi più ricchi si fa sempre più delicato e teso tanto da avvicinarsi irrimediabilmente a un punto di non ritorno poco prima che la guerra tra i popoli si mangi i popoli avviene un minuscolo cambiamento climatico tale per cui la corrente del golfo all’improvviso cessa di correre e non riparte. E il clima nel quale si svolgono tutte le azioni umane bellicose e diplomatiche tese a garantire maggiore stabilità economiche ai ricchi del pianeta ecco che comincia a far freddo un freddo polare da una parte e dall’altra un caldo da impazzire da un lato la Terra gela e si crepa dall’altro si squaglia e fonde. E la gente - le folle brutali, gli insorti, gli ingiusti e i giusti tutti si bloccano con la spada in mano per così dire come nei poemi omerici e guardano il sole con aria stupita per un attimo. E buio.


Lettura di mano

La linea mia è questa disegnata sul corpo di un passante poi mezzeria poi filo della luce e infine il percorso di un aereo: cose dritte che procedono da qualche parte linee della vita. Sogno di avere una stanza religiosa con gente che bisbiglia a voce bassa io sono morta e ascolto le loro voci mi rivelano tutti i segreti: il passepartout della resurrezione. Che bello non saperne niente. Azzardare gli incantesimi e i peccati finchÊ il fegato regge finchÊ il cuore batte finchÊ non si rovescia il tempo.


I corpi di gesso di Pompei (atto frammentario per esseri e voci)

Io la mattina credo ancora è il pomeriggio che mi leva la fede. Che bella la Terra quando è coperta di quello strato verde con infilati dentro quei tubini marroni che si dividono in tanti fili verso l’alto con intorno tutti i puntini verdi e in mezzo i tondi blu. E’ proprio bella la terra, vero? L’unico strumento veramente efficace di conoscenza che conosco è l'amore. Anche per i sassi. Il tempo mi deraglia abbandoni su abbandoni soluzioni su soluzioni. Dormo. Dormi? Per fare soldi ho avuto un’idea: un software per crearsi una religione personalizzata, ti puoi scegliere la religione che vuoi monoteista, politeista, il nome degli dei e la loro provenienza. Poi le punizioni divine e le cosmogonie le guerre. Ci sono persone che fanno male alla salute. Persone la cui vicinanza può toglierti anche anni di vita. Ne sono certo. Più che una dieta disintossicante bisognerebbe occuparsi di incontrare e frequentare il meno possibile le persone di questo tipo. Sono come delle radiazioni UV.


Ti parlano, magari a tavola, magari fumando, niente di particolarmente strano. Ma succede che alla fine dell’incontro tu hai dieci anni di vita in meno. E neppure ti ringraziano. Quando sei disperato se nessuno ha pietà per te è già un sollievo. La testa e il corpo fanno perennemente a botte. Il corpo dice: ho bisogno di questo e di quello. La mente dice, tu?! Sapessi di cosa avrei bisogno io, allora! Se uno riuscisse a dar retta al corpo ci guadagnerebbe moltissimo. Ma è come convincere qualcuno a buttarsi nel vuoto col paracadute, senza dirgli che ce l’ha. Scoprire che non c’è il paradiso dev’essere un trauma intollerabile. Chi ha detto che non c’è il Paradiso dev’essere molto più malato di chi ha detto che c’è. Io tengo per il Paradiso. Assolutamente. E ci conto, anche. Ho bisogno di camminare e non cammino. ogni volta dico: faccio ancora questo e poi cammino. Ma finito questo c’è un altro questo. Vuoi un gerbillo? Sono nuovi. Non sono quelli vecchi. Quelli vecchi sono diventati grandi e si sono riprodotti. Adesso ci sono i piccoli. I figli di quelli vecchi. Ne vuoi? Sono molto carini e piccoli.


Antimonio: Sb

L’accendino l’ho rubato io. L’ho rubato perché era l’unica cosa rubabile. Il resto, o troppo grande o di nessuna utilità. Ho preso quello viola. Ce n’erano due. Ho lasciato quello rosso, perché non ero sicura che non fosse già mio. Mi avrebbe tolto il piacere di rubartelo. Che bello oggi, se solo avessi una coda scodinzolerei. A Tu, a volte, mi sembri una nave da crociera mentre cola a picco. B Ho le luci accese? ho la musica dei violini? A No. A forza di scrivere delle fini la fine si mangia anche gli scacchi anche i giocatori: non ci sono mosse giuste ci vedo chiaro, la mattina. Se non finisse mai? Ti direi basta.


I giorni che non hai più rincorsa

I giorni che non hai più rincorsa che decidi di smettere di fumare e c’è una luce come di vendetta non hai nessun’amore sulle dita propulsione annientata la polvere scende si deposita sul fondo la cosa intorbidita di prima non ribolle più l’ora in cui tutto si ferma e il motore smette di spingere e c’è all’improvviso così un silenzio che ti senti il cuore nelle orecchie e pensi chi parlerà con te nei prossimi secoli? Le tue parole armate non hanno più nemici sei solo latri solitario cerchi sul fondo i semini di dio speri di non averli scopati fuori tutti via in un accesso d’ordine e pulizia.


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Tre ore di notte e un pezzo del mattino