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All’apice della Guerra Fredda, l’Unione Sovietica, determinata a vincere la Corsa allo Spazio a qualsiasi costo, autorizzò una pericolosissima missione sperimentale. Spedì tre cosmonauti oltre i confini dello spazio conosciuto. Smarriti tra le stelle, i tre incontrarono qualcosa di ignoto. Abram Adams, uno di loro entrò in contatto con quell’entità. L’Ignoto lo cambiò e gli conferì la capacità di piegare la materia, lo spazio e persino il tempo al suo volere. Abram divenne Divinit y. A lungo creduto perduto nel cosmo, Divinit y fece improvvisamente ritorno nel presente, effettuando un atterraggio di fortuna nell’Outback australiano. Gli abitanti del luogo lo credettero un dio, colui che avrebbe trasformato il deserto infuocato in un’oasi rigogliosa. Ma le forze dell’Occidente non potevano permettere che un potere di tale portata restasse liberamente in circolazione. Provarono a catturare Divinit y, ma dopo un violento scontro furono facilmente sconfitte. Tuttavia, lo stesso Divinit y decise di ritirarsi all’interno di una realtà di sua stessa creazione.

Ma che ne è stato degli altri cosmonauti ancora ritenuti smarriti nello spazio?


â„¢

MATT KINDT TREVOR HAIRSINE RYAN WINN DAVID BARON


U.R.S.S.

eheh. sei una tipa tosta, vero?

ti andrebbe del cibo caldo e un letto, topolina?


OTTO ANNI DOPO.

valentina volkov fu la prima donna lanciata nello spazio.


mentre gli stati uniti iniziavano a pensare alla luna, i sovietici avevano già inviato tre cosmonauti in missione segreta…

cosa?

…verso i confini più remoti dell’universo conosciuto.

cooo…?!

non moriremo qui.


i cosmonauti avevano trascorso molti anni nelle camere di ibernazione, immersi nel sonno durante il loro viaggio verso i confini dell’universo.

ciò che scoprirono sfidava ogni immaginazione. la loro missione: trovare mondi inesplorati e studiarli…

quando si svegliarono, trovarono un luogo che nessun occhio umano aveva mai contemplato.

…conquistarli… …reclamarli in nome del popolo… …e proclamare la vittoria finale del socialismo sui suoi nemici.

la loro missione fu un completo successo.

c’era solo un problema: le loro capsule giacevano inerti a terra, come dei baccelli spezzati.

e dei tre membri dell’equipaggio ora ne restavano due. il terzo, abram adams, li aveva abbandonati, privandoli di ogni speranza di tornare a casa.

in… in che anno siamo? dove siamo? c-cosa è successo?

abram ci ha abbandonati. era un disertore. te lo ricordi, ora, kazmir? s-sì…


ho visto cosa è successo! abram ha aperto gli occhi… e poi è scomparso!

kazmir era rimasto ferito durante l’atterraggio sulla superficie di quello che nei diari di bordo è indicato semplicemente come “l’ignoto”.

si è tolto il casco. non doveva farlo.

la disperazione della situazione (bloccati in un mondo ostile a 18 miliardi di chilometri dalla terra) lo aveva sopraffatto.

gli è successo qualcosa. e poi ci ha lasciati… ci ha lasciati… a morire… anche se fossimo riusciti a tornare a casa… ci sarebbero voluti anni… …tutte le nostre famiglie sarebbero sicuramente morte…

ti sei lasciata dietro qualcuno? insomma… qualcuno che ami?

no, kazmir. era contro le regole.

sei l’unica persona rimasta in vita che conosco, oramai. io… ti ho sempre amata, valentina… mia myshka… fin dai tempi dell’addestramento. fin dall’inizio.

kazmir, ti prego. è…


lo so. lo so. è contro le regole. ma siamo umani, myshka.

quella collana. dove l’hai presa? è bellissima. me lo sono sempre chiesto.

la nostra biologia è quel che è. a prescindere da ciò che i nostri leader ci obbligano a fare.

non te la sei mai tolta durante l’addestramento. nemmeno quaggiù, ai confini dell’universo.

bambino… non ricordo… di esserlo stato. ma una volta lo eravamo. dev’essere stato così, giusto?

non me lo ricordo. l’ho sempre avuta, fin da quando ero bambina. è sempre… stata importante per me, tutto qua.

…non abram. non più. lui si è arreso…

…lui ha ceduto all’ignoto. ed esso gli ha conferito…

possiamo andare a casa! dobbiamo soltanto arrenderci ad esso anche noi! può aiutarci se glielo consentiamo. ma io… ma io ho paura, myshka… e sto morendo… dobbiamo tornare a casa!


“casa.”

valentina infranse il protocollo solo una volta.

quando tutto sembrava perduto, intrecciò una relazione con kazmir nella speranza di non impazzire.

gli raccontò dell’uomo che la salvò dalla strada. il “dottore”.

gli raccontò della moglie del dottore, che chiamava affettuosamente “mamma”.

e di come chiamava lui “papà”, pur avendone paura.

dobbiamo dare tutti noi stessi allo stato. il nostro sforzo è un sacrificio condiviso.

i suoi primissimi ricordi erano le strade di mosca d’inverno.

ciò che è troppo pesante per uno solo è reso più leggero se il fardello è condiviso.

il sole è già spuntato, myshka. la fila per il pane sarà già molto lunga. cosa stai aspettando?

ma, papà. tu sei un uomo importante, no? perché dobbiamo fare la fila?

lei era vissuta per la strada. era felice di non dover più sfuggire alle percosse di un negoziante infuriato e agli sguardi sospettosi della polizia.


“papà” le ricordava spesso di come l’avesse salvata dalla strada. era un’orfana che aveva imparato a sopravvivere da sola nel freddo dell’inverno russo.

e lui ammirava la sua tenacia.

se era riuscita a sopravvivere per la strada, c’era qualcosa che non fosse in grado di sopportare?

quella collana… è bellissima.

mi ricordo di te, topolina!

vattene da qui, ladra!

un osservatore esterno avrebbe visto solo i sacrifici, ma la sua istruzione le aveva insegnato che i duri lavori e i fardelli andavano condivisi.

il patrigno di valentina la stava preparando. aveva visto qualcosa in lei.

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