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ETÀ ALLA QUALE HANNO AVUTO LO SMARTPHONE

ETÀ ALLA QUALE HANNO INIZIATO AD UTILIZZARE I SOCIAL NETWORK Totale nazionale

Maschi

Femmine

14

0,7

0,4

1,1

13

11,6

10,7

12,4

16,7

12

31,5

30,4

32,6

35,6

11

32,2

29,6

34,7

21,1

23,5

10

13,0

15,3

10,9

18,6

18,6

Meno di 10

7,5

9,1

5,7

1,9

1,6

Non utilizzo social network

3,5

4,1

2,6

Totale nazionale

Maschi

Femmine

14

0,6

0,6

0,6

13

3,3

3,6

3,0

12

17,2

17,7

11

34,8

33,9

10

22,3

Meno di 10

18,6

Non ho smartphone

1,7

Una chiave di lettura – condivisa anche da molti insegnanti – sul perché i ragazzi non considerino i loro “prof” adeguati a fornire informazioni sull’utilizzo della rete, è che su questo argomento il docente viene percepito dai ragazzi unicamente come un censore rispetto all’utilizzo tout-court del telefonino e dei social (considerati spesso elementi di disturbo a scuola) e non rappresenta quindi un interlocutore per fornire indicazioni oggettive di buone pratiche. A questo si deve aggiungere che non è diffusissima tra gli insegnanti (come non lo è tra i genitori) un’approfondita conoscenza di questi strumenti e, più complessivamente, di come si sviluppa la socialità in rete. In ogni caso, la quasi totalità degli adolescenti intervistati (95%) afferma di essere stato in qualche modo e da qualcuno informato dei rischi legati alla navigazione in Internet e all’utilizzo dei social network, e tre adolescenti su quattro dichiarano di conoscere gli strumenti che i social mettono a disposizione per tutelare la propria privacy. Li conoscono ma, all’atto pratico, il 60% di loro non li utilizza o li utilizza poco. Non è solo pigrizia, ma deriva dalla loro visione “filosofica” dei social network. I social non servono per co-

municare in modo veloce e collettivo con gli amici (per quello ci sono i gruppi Whatsapp, facilissimi da creare e cancellare), ma per accrescere la propria “popolarità” all’esterno. Operazione impossibile se si circoscrive il profilo agli amici. Il like-founding (e qualunque espediente va bene) è volutamente destinato all’esterno. Anche passare da adulti quando non lo si è. Il 25% tra le ragazze e i ragazzi intervistati ha dichiarato di aver indicato nel proprio profilo un’età over 18 anni. E non è certo un caso che dall’indagine emerge che sono proprio i “finti maggiorenni” a utilizzare meno gli strumenti per tutelare la privacy (64% vs 56%). Tra i possibili rischi che un adolescente può correre utilizzando Internet e social network, quello maggiormente indicato da ragazzi e ragazze è stato il “fidarsi di qualcuno che non si conosce e che possa, in seguito, farmi del male” (40%). Al secondo posto il rischio di imbattersi in un pedofilo (36%). Meno sentito il timore di essere vittima di cyberbullismo (14%) o di imbattersi in immagini scioccanti (8%). Sulla pericolosità di Internet, in generale, il 60% considera che sia equivalente per i maschi e per le femmine, il 39% ritiene che siano più a rischio le ragazze e solo l’1% più i maschi.

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Per quanto riguarda il cyberbullismo, il 10% degli intervistati ha ammesso di essersi (in una o più occasioni) comportato da cyberbullo e il 17% (20% delle femmine) di esserne stato vittima. Dall’indagine emerge, inoltre, anche un collegamento stretto tra i comportamenti riguardanti la socialità reale e quella in rete. I ragazzi e le ragazze che mostrano maggiori criticità nei rapporti con il gruppo dei pari risultano anche essere quelli più esposti ad essere vittime di episodi di cyberbullismo (30,6% vs 17,1%). Se “tecnicamente” non sorprende che siano i soggetti complessivamente più deboli a essere bersaglio privilegiato, questa evidenza può essere utile per capire verso chi vanno indirizzati un’attenzione e un controllo maggiori. Ma nei confronti del cyberbullismo appare esserci (correlando i dati quantitativi dell’indagine e ciò che emerge nei focus group che realizziamo con i ragazzi) una sostanziale sottovalutazione degli effetti che può produrre, almeno finché non ci si trova direttamente coinvolti. Nell’identificarsi come bulli prevale il concetto di “scherzo”, nell’identificarsi come vittime la presunzione che non sarebbero turbati più di tanto: “al massimo mi cancello”.

Adò - Laboratorio Adolescenza - 2018; 1,1.

Adò - Laboratorio Adolescenza - Vol. 1 - n. 1 - 2018  

Ferma restando la libertà di parola e di opinione, chi ha davvero voce in capitolo per parlare di adolescenti e tantomeno a nome loro? Tutti...

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