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sabato 17 settembre 2011

sabato 17 settembre 2011 Anno 1 N. 5

Inter - Roma

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IL GIORNO DEL GIUDIZIO


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L’Editoriale di Beppe Vigani Tre passi indietro, una casella in avanti. Un turno di Champions se n’è andato. Sembrava invidiabile, è diventato appena decente. Pronti via e il soffitto crolla addosso a un’Inter che con i nervi a pezzi e la centralina bruciata salta in aria. Pulcinella tira scemo il City di Mancini, tritatutto in Premier League, il Diavolo mette la coda con il Barça, campioni dell’universo, e… gli orfani di Mourinho rimangono con il cerino in mano. Sono pas-

sati solo sedici mesi dalla vittoria in Champions, ma sembra l’era antidiluviana. Ora qualcuno auspicherà le dimissioni di Gasperini, in verità noi ci aspetteremo le scuse dei cartonati visti con i turchi e, già che siamo in fair-play finanziario, anche un contratto da monopoli per i giocatori con cappelli d’asino da mettere dietro la lavagna. Tre partite ufficiali, altrettante sconfitte, sette gol subiti e cinque “fatti”, anche in quel senso, per quello che si è visto al Meazza mercoledì sera. Questa è l’Inter targata Gasperini, ma non è stata costruita da lui. Per qualcuno sarà poca la differenza, a noi sembra un giro intorno alla muraglia cinese. Chi pensava peggio si accomodi a fare le carte a Brera, sicuramente guadagnerà una vagonata di soldi. Noi della redazione di Stadio 5 siamo i primi della fila. Ora pas-

Inter (4-3-1-2)

so in avanti, ma tre caselle indietro. Saltiamo un giro e ripartiamo dal via. Questo è il gioco dell’oca. Puzzano di bruciato le sue penne. Neanche il tempo di svegliarsi dall’incubo, lavarsi la faccia che c’è la Roma. Per fortuna non è il Trabzonspor. Se va bene, piangiamo, se va male: rimaniamo in mutande. I giallorossi sono come i nerazzurri, zero punti, zero in condotta. Il duello Gasperini-Luis Enrique sarà all’ultimo sangue. La sensazione è che la panchina del tecnico di Grugliasco sia già segnata. Sabato, forse, sarà già l’ora dell’ultima sigaretta. La stagione è appena iniziata e un funerale sembra alle porte. Siccome non ci piacciono i morti, tifiamo Gasperini. Servirà a poco, ma siamo convinti che le campane non debbano ancora suonare. Voi con chi state?

Probabili formazioni P. S. Mazzoleni di Bergamo

Roma (4-3-3) All.

All.

87 Rosi

55 Nagatomo 20 Obi

22 Boriello 9 Forlan

23 Ranocchia 19 Cambiasso

1 Julio Cesar

10 Sneijder

29 Burdisso 10 Totti

16 De Rossi

22 Milito

6 Lucio 4 Zanetti 42 Jonathan

20 Perrotta

24 Stekelenburg 77 Cassetti

31 Borini

15 Pjanic 5 Heinze


Turno odierno

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Dimenticando il grande Eto’o

Il Personaggio: Diego Forlan

Senza il grande Samuel è dura. La vita però cotinua. E i giocatori passano e vanno. Con Forlan l’Inter ha l’opportunità di cambiare. E, perché no? Pensare di fare anche meglio

di Alessandra Caronni Figlio e nipote d’arte, il padre Pablo era un terzino del Peñarol e poi del San Paolo e della Nazionale uruguaiana ai Mondiali 1974, mentre il nonno Juan Carlos Corazzo era una colonna dell’Independiente negli anni Trenta, Diego Forlan è un appassionato di lingue. Ha studiato alla scuola francese, inglese e italiana del Barrio Carrasco di Montevideo. Poi si è diplomato alla maggiore età. Iniziò a giocare a tennis prima di dedicarsi al calcio. A spingerlo alla decisione fu l’incidente stradale in cui la sorellina Alejandra rimase paralizzata. Forlán promise così al padre di diventare un calciatore, per poter garantire alla sorella le cure mediche di cui necessitava. Oggi Diego Forlan è dell’Inter. Il presidente Moratti, “dispiaciuto per non aver visto all’opera Castaignos giorni fa”, considera Forlan un fuoriclasse. Lo ha ripetuto più volte, davanti a stampa e tifosi. Colui che ha ereditato il numero nove da Samuel Eto’o, ora è impegnato a metterla dentro sempre e comunque. A tutti i costi. Nono-

stante il 4-3 del debutto in campionato a Palermo, Forlan, che in Sicilia ha comunque segnato il suo primo gol in serie A, è il riferimento dell’attacco interista. “Voglio ancora una volta ringraziare il presidente Moratti e i dirigenti perché mi hanno dato questa occasione”, dice. Da ragazzino vide molte partite del calcio italiano perché molti in Uruguay hanno giocato in Italia. Per Forlan così si tratta di una prova di orgoglio giocare da noi. Nella nazionale gioca trequartista: al Villarreal, all’Atletico e al Manchester giocava davanti come prima punta. “Mi piace giocare davanti, però devo parlare con il mister per sapere dove mi vede meglio. All’Inter ci sono tanti grandi giocatori. La competizione è buona. Ma la fa formazione non la faccio io. Io mi devo allenare bene e mettere in difficoltà Gasperini”. E i cugini? “Il Milan parte favorito”. Chi è Diego Forlán? Nato a Montevideo il 19 maggio 1979, Diego Martin Forlán Corazo è un uruguaiano attaccante dell’Inter e della sua Nazionale. Campione del Sud America nel 2011 e detentore del record di presenze e gol della Celeste, possiede anche la cittadinanza spagnola. Il 29 agosto ha lasciato l’Atlético Madrid per Milano: il 31 dello stesso mese ha firmato un contratto biennale con l’Inter. Inserito regolarmente dal primo giorno di settembre nella lista Uefa per disputare la

fase a gironi della Champions League, il giorno successivo la società nerazzurra si è accorta che il calciatore non potrà prendere parte alla manifestazione internazionale perché già impiegato nei turni preliminari di Europa League con il suo club precedente. Che si è a sua volta qualificato per la fase finale.


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È già big match La partita: Inter-Roma

Entrambe iniziano malissimo il campionato

Inter e Roma arrivano alla seconda giornata (o meglio alla terza ufficiale) con zero punti in classifica

di A.S. Bisceglia Se il buongiorno si vede dal mattino, la giornata dei nerazzurri e quella dei capitolini si prospetta piena di nuvole e con probabile temporale in arrivo. Veramente male per l’Inter che dichiara grandi ambizioni. Un disastro la difesa a tre, troppi gol subiti. Ben quattro con il Palermo alla Favorita. Pessimo esordio, dunque, per Gian Piero Gasperini sulla panchina dell’Inter che trova un rigenerato Milito ma non basta. Il suo modulo, a tutta prima affascinante, fa acqua da tutte le parti, inguardabile la difesa, poco attento il centrocampo. Va meglio in attacco con le tre reti segnate in Sicilia. Il risultato però non cambia. La cessione di Eto’o, il terzo cambio di allenatore in un anno, rinnovo dell’organico e soprattutto un nuovo modulo di gioco potrebbe dare all’Inter il giusto entusiasmo e la consapevolezza di fare bene ma non ha ancora la capacità di mettere in campo il proprio estro. Manca la concentrazione e la determinazione di contenere gli attacchi avversari. Sicuramente il capitano nerazzurro è meno preoccupato del suo presidente dichiarando: “Non era l’inizio che ci aspettavamo ma prima di tutto dobbiamo stare tranquilli e credere nel nostro lavoro, è evidente che ci sono cose da risolvere ma tutti siamo disposti a farlo. Abbiamo un allenatore nuovo, con nuove idee, tutto

è cambiato e serve tempo per acquisire quello che ci chiede”. Le leggi del calcio concedono poco tempo per le prove, bisogna giocare tanto e lasciare per strada meno punti possibili. Gasperini fallisce anche l’esordio in Champions perdendo in casa 1-0 contro il Trabzonspor. Cosa aspetta il presidente Moratti? Non basta la sconfitta nella supercoppa contro il Milan a Pechino? Non basta la sconfitta a Palermo? Serve forse la sconfitta oggi con la Roma? Questa Roma targata Luis Enrique, primi fischi per la sconfitta interna con il Cagliari, ha ancora le idee molto confuse. Siamo solo all’inizio del campionato eppure la squadra appare già stanca, senza idee e soprattutto con la reale necessità di soluzioni in tutti i reparti. Una Roma con un dignitoso possesso palla ma assolutamente incapace di chiudere. Il tecnico giallorosso avrà molto da lavorare. L’Inter invece pare averle molto chiare le idee… ripartire da zero. Esattamente come i punti in classifica. Inter-Roma sarà indubbiamente una gara importante perché entrambe le squadre porteranno in campo la rabbia del riscatto. La sana voglia di rivincita delle due squadre le costringerà a non abbassare mai la guardia. L’Inter arriva dalle fatiche di coppa con i turchi. La Roma al contrario, potrebbe essere più tranquilla dal momento che è fuori dal giro internazionale per opera dello Slovan Bratislava. Luis Enriche, dopo il capitombolo dell’olimpico con i sardi, è sotto processo. Se sbaglia rischia la panchina. Un po’ come Gasperini sulla sponda nerazzurra. Insomma, potrebbe esserci l’aria di un pari. Ma nessuno dei due tecnici, alla vigilia della gara, firmerebbe per questo risultato.


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Occhi puntati sul Meazza

Il campionato: Inter-Roma

Il Napoli riceverà il Milan con lo scudetto cucito sulle maglie. A Siena scende la Juve di Conte. Ma c’è anche il Cagliari che riceve il neopromosso Novara. Tante, le sorprese in cartellone

di Laura Tangari Toccherà alla Roma, nell’anticipo di campionato di stasera a San Siro, tastare il polso all’Inter targata Gasperini reduce dall’impegno infrasettimanale di Champions con i turchi del Trabzonspor. La squadra giallorossa, fuori dalle Coppe per opera del modesto Slovan, ha cominciato la nuova avventura in campionato col piede giusto (o sbagliato) e di conseguenza vuol provare a mettere in difficoltà l’Inter regalando ai tifosi capitolini una prestazione ad alto livello come è accaduto nelle ultime sfide stagionali, Coppa Italia compresa. Se Inter-Roma tiene cartello nella terza giornata non meno si può dire del match del San Paolo dove

il Napoli riceverà il Milan con lo scudetto cucito sulle maglie. Sicuramente i tifosi partenopei si aspettano dalla loro squadra una prova d’orgoglio capace di esaltare le qualità di Cavani e company. I rossoneri, dal canto loro, non temono alcun avversario e il San Paolo dovrebbe essere il banco di prova per confermare i pronostici della vigilia. Le sfide della giornata riguardano anche, in particolare modo, la gara dell’Olimpico dove la Lazio ospiterà il Genoa partito con grandi ambizioni. Spettacolo assicurato anche a Siena dove scende la Juve di Conte, mentre a Udine sarà di scena una Fiorentina che vuole solo conferme sul proprio stato di salute. Da seguire il Palermo in trasferta a Bergamo contro l’Atalanta e il Cagliari che riceve il Novara. I piemontesi hanno ancora da togliersi la soddisfazione di giocare sul terreno amico, visto che la prima giornata (dove al Piola era atteso il Palermo) era stata bloccata dallo sciopero dell’AIC.


I morsi della Lupa 8

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La storia di una società che tra alti e bassi è sempre riuscita a regalare gioie ai suoi tifosi. Peccato per quella Coppa dei Campioni persa ai rigori

di Beppe Vigani

L’A.S. Roma nasce il 22 luglio 1927, nella centralissima Via Uffici del Vicario n. 35, grazie alla fusione di tre società calcistiche: l’Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. Il percorso che porta alla fusione è per merito del segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista: Italo Foschi, all’epoca anche membro del Coni e dirigente della Fortitudo Pro Roma e dall’onorevole Ulisse Igliori, membro del direttorio nazionale del PNF. Nei primi anni trenta la Roma è una delle squadre più forti del calcio italiano, tanto da disputare la Coppa dell’Europa Centrale nel1931. Giocatori di livello internazionale sono il capitano Attilio Ferraris IV, il portiere

Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini ed il centravanti Rodolfo Volk. Tre anni dopo il presidente Renato Sacerdoti cede sia Volk che il capitano Ferraris IV (quest’ultimo alla Lazio tra i malumori della tifoseria) e acquista tre giocatori argentini, tra i quali Enrico Guaita. I tre sono protagonisti di una rocambolesca fuga nell’estate del 1935, pare a seguito di minacce circa un arruolamento nella guerra in Abissinia. Della situazione, probabilmente anche a causa delle sue origini ebraiche, ne fa le spese anche il presidente Sacerdoti che si trova costretto a lasciare la presidenza; nonostante queste vicissitudini la squadra nella stagione 1935/36 si classifica seconda. La guerra è già scoppiata, ma in Italia si gioca e nel 1941-42 la Roma conquista il suo primo scudetto. Protagonista di quella stagione è il centravanti Amedeo Amadei, autore di 18 reti. Dopo anni di sofferenza la Serie B. Nel 195051 la squadra perde 11 partite per 1-0 e cambia numerosi allenatori, retrocedendo il 17 giugno del 1951, esattamente

nove anni dopo la conquista del primo scudetto. La caduta nella serie cadetta spinge il vecchio presidente Renato Sacerdoti a riprendere la guida della società riuscendo a farla risalire subito nella massima serie. Sono gli anni di Alcides Ghiggia e di Giacomo Losi, nato a Soncino, ma che per 40 anni rimane il giocatore con più presenze in assoluto con la maglia della Roma tanto da essere soprannominato dai tifosi Core de Roma. Nel 196061 la Roma conquista la Coppa delle Fiere vincendo la doppia finale contro il Birmingham City. Arrivano anche due coppe Italia nel 1964 e nel 1969. Dopo anni di poca gloria, nel 1979 la Roma viene rilevata da Dino Viola, che la trasforma completamente, affidando la guida tecnica a Nils Liedholm. Nel ’91 muore il presidente Viola e la società passa nelle mani di Ciarrapico, il quale viene arrestato. Momenti bui. Nel ’93 arriva Franco Sensi e la Curva Sud torna di nuovo a gioire. Nel 2001 arriva lo scudetto. In difesa c’è Samuel, davanti ci sono Totti, Montella e Batistuta.


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Occhio a Totti, il re di Roma Il personaggio: Francesco Totti

Francesco Totti nella Roma sta come il Duomo a Milano o la Mole Antonelliana a Torino. Il numero 10 dei giallorossi è con Del Piero il più grande talento in attività. Nato nella Capitale il 27 settembre 1976, Totti ha sempre fatto parte della Roma, di cui è anche il miglior realizzatore di tutti i tempi. Nato trequartista, si è adattato anche ad attaccante, addirittura come prima punta nella Roma di Spalletti. Oltre a vincere lo scudetto nel 2001, conquista il Mondiale con

dall’Associazione Italiana Calciatori. Totti esordisce in Serie A a 16 anni, il 28 marzo 1993, quando Vujadin Boskov lo mandò in campo nei minuti finali della partita Brescia-Roma. Da allora è stato il giocatore più amato e discusso di Roma, tanto da essere al centro di molte polemiche per alcuni suoi atteggiamenti, soprattutto, contro gli arbitri. Se Boskov è lo scopritore, Mazzone il padre putativo (lo fa crescere come professionista e uomo), Zeman il suo maestro (lo ha maturato mentalmente e fisicamente), Capello è l’allenatore vincente (lo porta a vincere il campionato). Il 19 giugno 2005 Francesco Totti si sposa con la soubrette Ilary Blasi, l’anno successivo diventa il volto di una nota compagnia telefonica, un ulteriore trampolino alla sua popolarità.

di A. S. Bisceglia

la Nazionale nel 2006 (nel palmarés anche due Coppa Italia e due Supercoppe nazionali). È attualmente al quinto posto della classifica dei marcatori della Serie A e primo tra i giocatori in attività. Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel campionato di Serie A 2006-2007 ha vinto la classifica dei marcatori e la Scarpa d’oro come miglior realizzatore di tutti i campionati europei di calcio con 26 gol. Con la maglia della Nazionale ha segnato 9 reti, e l’ultima presenza (la 58ª) è stata la finale del campionato del mondo 2006, vinta contro la Francia. È stato il Migliore calciatore italiano nel 2000, 2001, 2003, 2004 e nel 2007, votato

Il capitano dei giallorossi, in modo proverbiale, farà la differenza, in uno dei match più attesi della seconda giornata


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Più di mezzo secolo di storia La Vita Dei Club: Centro Coordinamento Inter Club

Fu durante la presidenza di Angelo Moratti, alla fine degli ani cinquanta, che maturò l’idea di organizzare la tifoseria in una struttura ispirata dalla Società, che ne coordinasse le attività, in base ad uno statuto condiviso da tutti. Nacque così il Centro Coordinamento Inter Club, operante “ufficialmente” dal settembre del 1960 e fu il primo d’Europa. Il principale artefice fu Maurizio Migliori, già ideatore del servizio d’ordine a San Siro e fondatore del primo Inter Club della storia, “I Moschettieri”. La prima sede fu in via Pantano, con dirigente Giangermano Giuliani ed Amos Zaccara primo segretario generale. Questi, apprezzato giornalista, nel 1962 fonderà, primo nella storia del giornalismo sportivo, il mensile “Inter Football Club“, divenuto portavoce ufficiale della Società e del Centro Coordinamento, soprattutto come prezioso e puntuale testimone della Vita dei Club, oggi chiuso, con grande disappunto dei tifosi. La nascita del Centro venne accolta con grande entusiasmo dai Club che vi aderirono numerosi, fino a formare, anno dopo anno, una vera e propria “fami-

a sconti speciali sulle numerose iniziative commerciali dell’Inter. Lo scorso anno, è stato raggiunto lo storico traguardo del mezzo secolo di attività, festeggiato con una significativa e toccante cerimonia. Il presidente Fausto Sala, consapevole della non indifferente eredità dei suoi illustri predecessori ed orgoglioso di perpetrarne le oculate conduzioni, ha tracciato il bilancio degli ultimi anni che ha visto un crescente numero di iscrizioni: 1031 Club per un totale di 125.069 soci, sparsi in tutto il mondo (cifre reali e non create ad atre, come avviene in alcune società rivali). Insomma, oggi il Centro è un invidiato organismo organizzativo all’avanguardia in Europa e che vanta tante e malriuscite imitazioni. A testimonianza dell’importanza che gli riconosce, la Società ne ha nominato Presidente onoraria Bedy Moratti, anche come ulteriore segnale di attenzione e di affetto della Famiglia. Il nome di Moratti è affiancato da Sergio Spairani, come coadiutore nell’organizzazione e lo sviluppo delle attività del Centro, unitamente a Fausto Sala. Completano l’organigramma Emanuele Nardi, responsabile relazioni esterne, Nicola Ranieri, segretario, Lorenzo Zanoni, responsabile Eventi, Valerio Bressani e Alice Dinasio, responsabili gestione biglietti e rapporti diretti con i Club, ed Antonio Pisino, giornalista responsabile di Interclub.inter.it. La sede è presso lo stadio di San Siro, in via Piccolomini 5 a Milano.

di Giovanni Labanca

glia”, con lo scopo di trasformare la passione in costante incitamento per giocatori e Società. Comparirono, di conseguenza, a Siro i primi striscioni con i nomi dei paesi dei Club a colorare di nerazzurro gli spalti dello stadio. Il primo congresso dei Club affiliati, per grande impegno dell’allora AD Sandro Mazzola, venne organizzato dopo la conquista dello scudetto 79/80, per verificare lo stato di attuazione dei programmi. Dall’Assemblea vennero eletti presidente onorario Peppino Meazza, presidente Benito Lorenzi e nuovo segretario Giulio Cappelli. Al Centro, negli anni successivi, hanno lavorato Saverio Guette, segretario per lungo tempo, Attilio Giussani, Pietro Cherubini Stefania Ghiroldi, per la gestione amministrativa. Oggi, il Centro Coordinamento è diventato un moderno “Ufficio Servizi”, in grado di soddisfare le richieste, diverse e crescenti, dei soci; gestisce gli abbonamenti, l’assegnazione dei biglietti; organizza le trasferte e, da qualche anno con lodevole merito, “Wivi L’inter”, raduno regionale dei Club, con incontri con giocatori e dirigenti. Altra importante iniziativa è stata l’adozione della tessera del tifoso “Siamo Noi”, realizzata con la Banca Popolare di Milano, recependo le indicazioni del Ministero dell’Interno, del CONI e della Lega. La tessera è valido strumento di riconoscimento, che permette di seguire la squadra nelle trasferte e può essere usata anche come carta di credito, con diritto

“Fondare un Inter Club significa sostenere la squadra, sempre ed ovunque”. Il motto di Massimo Moratti lo ricollega idealmente al grande padre Angelo, il presidentissimo dell’Inter mondiale


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I Bioritmi di Inter-Roma

Inter

La media della biosituazione dell’Inter è superiore a quella della Roma. I nerazzurri registrano in totale bioritmi con valori a 6,22 contro 6,11 dei giallorossi. Il match di conseguenza dovrebbe essere appannaggio dei padroni di casa anche se recentemente è mancata loro una certa lucidità. Gli uomini di Gasperini sul piano fisico sono nettamente in vantaggio sugli avversari mentre sul piano emotivo si registra a tratti una maggiore vivacità dei giallorossi. I più forti fra i nerazzurri sono Julio Cesar pronto e attivo, seguito da Sneijder fresco e decisivo nei passaggi. Poi il solito Zanetti sempre attento e decisivo in difesa. In avanti molto bene Pazzini e il nuovo arrivato Forlan. Un’attenzione particolare si deve avere per la difesa nerazzurra che dovrà vedersela con Totti, sempre che quest’ultimo venga impiegato da Luis Enrique. In sintesi si assisterà ad una partita ricca di colpi di scena anche o per merito di De Rossi e Bojan. Per i bioritmi ricordiamo che l’ambiente (allenatore, arbitri, pubblico) possono influire su quello che sarà il risultato delle condizioni generali delle squadre.

Roma

di Enzo Occhiuto

Julio Cesar 6,8 Ranocchia 6,1 Lucio 6,2 Samuel 6 Maicon 6 Sneijder 6,4 Cambiasso 6,2 Zanetti 6,5 Alvarez 6,1 Forlan 6,5 Pazzini 6,2 All.Gasperini 6,3

Stekelenburg 6 Cassetti 6,1 Burdisso 5,8 Juan 6,4 Jose Angel 5,9 Perrotta 6,2 Pizarro 6 De Rossi 6,2 Gago 6,4 Bojan 6,2 Lamela 6,2 All. Luis Enrique 6


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Un Bayern unico

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Calcio Estero

In Bundesliga i bavaresi travolgenti. Nella Premier va sempre a segno il Manchester. Nella Liga il Real mette la freccia. In Ligue 1 crisi per il Marsiglia

di Luigi Sada Vola il Bayern Monaco in Bundesliga. I bavaresi hanno centrato la quarta vittoria consecutiva seppellendo di gol, 7-0, il povero Friburgo che, tutto sommato, finora aveva regalato un avvio tranquillo ai propri tifosi. Mattatore della giornata, ancora un a volta, lo scatenato Gomes, autore di un favoloso poker accompagnato da una doppietta di Ribery. Cade invece lo Schalke 04 sconfitto dal Wolfsburg per 1-0. Clamoroso tonfo casa-

lingo del Mainz battuto per 4-0 dall’Hoffeneim e grande impresa dell’Herta Berlino, che espugna il terreno dei campioni di Germania del Borussia Dortmund. In Premier League continua la marcia del City di Mancini: vittima di turno il Wigan steso da una tripletta di Aguero, dopo che Tevez si era fatto parare un rigore. A braccetto con i Citizen, a punteggio pieno, anche lo United che passeggia sul Bolton; un rullo compressore che ha in Rooney il grande mattatore (già 8 gol in campionato). Insegue il Chelsea vittorioso per 2-1 sul Sunderland con gol di Terry e Sturdidge. Stop in Spagna del Barcellona che si fa rimontare dalla Real Sociedad, la sua bestia nera, dopo essere stato in vantaggio per 2-0 con reti di Xavi e Fabregas. Ne approfitta il Real di

Fosse il 30° scudetto... Mercato

Mourinho che stende con un poker (4-2) un Getafe mai domo con una doppietta di Benzema e gol di Cristiano Ronaldo e Higuain. Questo risultato leva un po’ di polvere dal campionato, che da troppo tempo conosce solo i colori blaugrana. In Francia, infine, resta al comando il Montpellier seguito a ruota da Lione, avversaria dell’Inter in Champions League, e Lilla a segno in trasferta rispettivamente a Digione e St. Etienne. Per i campioni di Francia splendida la prestazione di Hazard, autore di una doppietta. A Parigi vittoria striminzita del PSG, grazie a una rete dell’ex rosanero Pastore e altro capitombolo casalingo del Marsiglia per opera del Rennes. Dopo questa sconfitta, gli uomini di Didier Deschamps sono al terzultimo posto.

La vittoria della Juve sul Parma è stata festeggiata in modo spropositato. Neppure se avessero vinto un nuovo tricolore. Una rondine non fa primavera, addirittura son cambiate le quote scudetto

di Cesare Pompilio Totosì, taglio da 6,50 a 4,50 per la squadra di Conte, sempre più vicina all’Inter (salita da 2,75 a 3,35) e al Milan (a 0,15). Insomma, la Juve è ritornata... la Juve. Per favore, torniamo con i piedi sulla terra: ai bianconeri manca un forte difensore, se Marotta fosse da... Juve avrebbe già risparmiato alcuni stipendi: Amauri, Tony, Grosso, ecc... Invece, i medesimi sono ancora a libro-paga della società degli Elkann, perciò è zavorra per qualsiasi operazione. Da Torino, i rumors insistono sull’imminente arrivo di una montagna di soldi da Dubai pronti ad essere investiti sulle maglie bianconere. Lo dicemmo mesi fa durante una trasmissione di Antenna 3 aggiungendo che Fabio Cannavaro dovrebbe diventare dirigente. Alla luce di questa notizia, ha una logica; e tutto quadra nei festeggiamenti bianconeri. Ma la Juve è fuori da tutte le coppe? No. La Juve sta vincendo la sua coppa della quale non se ne conosce né la natura del metallo né il cammino da percorrere. L’Uefa valuterà le sviste della Federcalcio nei giorni caldi del 2006 e le non-indagini sull’Inter, nonostante tanti spunti. Enrico Preziosi, presidente del Genoa, con tre arbitrati, ottiene 5 anni di sconto e, di fatto, la cancellazione della radiazione. Come mai? Come mai si chiede Maurilio Prioreschi, avvocato di Luciano Moggi. Nessuno pensa a buttare acqua sul fuoco. Nessuno.

Ancora qualche giorno fa l’ex pubblico ministero Giuseppe Narducci, ora assessore al comune di Napoli, rilascia una intervista a La Gazzetta e scatena l’inferno a pochi giorni del ritorno in aula a Napoli del processo di Calciopoli. Diego Della Valle sta valutando azioni legali nei confronti del pm che all’epoca coordino le indagini. E la Juve? Quella che conta... quella non si muove. Abete, dopo l’inaugurazione dello stadio a Torino, non trova di meglio che per sapere il numero esatto degli scudetti bisogna consultare l’almanacco Panini. Come dire: “Cara Juve è inutile che ti sbatti: lo scudetto resta all’Inter”. Ma la Juve... quella che per 5 anni non si è degnata di fare una telefonata a Luciano Moggi, quella che però utilizza le intercettazioni fatte sbobinare a spese sue da Luciano Moggi medesimo (sì, quello che non è stato invitato alla inaugurazione dello stadio). Cosa pensa quella Juve? Vuole lasciare don Peppino Marotta direttore generale? Eppure, basterebbe poco per avere gli scudetti sospesi con le relative scuse fino a Torino. Basterebbe che una voce autorevole facesse sentire il sillabare con più autorevolezza ed allora in poche ore tutto si sistemerebbe. Invece, il vostro umile servitore, martedì 20 settembre sarà a Napoli a difendere i tifosi nella Coppa della… “Dignità” nella quale la Juve è in… semifinale.


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Quella Vuelta tutta spagnola Ciclismo

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Cobo sui Pirenei fa la differenza. Brutta la corsa di Nibali che alle prime difficoltà alza bandiera bianca in luce una volta indossata la maglia amarillo di leader della classifica. I nostri rappresentanti sono sempre stati alla finestra e solo nella penultima frazione sono riusciti ad intascarsi una vittoria allo sprint con Daniele Bennati nella Bilbao-Vittoria, dove alle sue immediate spalle si sono piazzati Enrico Gasparotto e Giampaolo Caruso. Per la cronaca Cobo, nella classifica generale finale, ha preceduto Froome di soli 13 secondi.

non ce l’ha fatta a regalare il bis alla Vuelta dove i corridori di casa si sono concessi il lusso di mettere il bavaglio a tutti favoriti della vigilia: in primis, portacolori della Liquigas a parte, il russo Denis Menchov e i britannici Bradley Wiggins e Christopher Froome. Tutti capaci di qualche acuto senza però di Roberto Merlini ferire i diretti avversari. Ad aggiudicarsi corsa spagnola, con Stavolta i sogni di Vincenzo merito, è stato Juan Josè Cobo Nibali non si sono trasforma- grazie al colpo d’ala sui Pirenei ti in realtà. Il corridore siciliano e all’intelligenza tattica messa

Il Giro della Padania salva Basso Il varesino fa la differenza in montagna nella prima edizione della Corsa Verde

di Luigi Sada Qualcuno dice che esiste. Altri dicono di no. Fatto sta che il Giro della Padania si è disputato regolarmente e ha avuto un vincitore di tutto rispetto, tra l’altro varesino (…), che ha saputo imporsi alla grande dopo una settimana di fuoco che ha registrato più di uno stop durante il percorso per via di alcuni contestatori. A salire sul gradino più alto del podio è stato Ivan Basso, che

in classifica generale ha inflitto, ironia della sorte, al campione d’Italia Giovanni Visconti 52 secondi di distacco e 1’12” all’abruzzese Francesco Masciarelli. Quarto? Fortunato Baliani; quinto, Davide Rebellin. Una bella classifica in vista dei Mondiali di Danimarca in programma fra quindici giorni. Un Giro della Padania che, al di là dei veleni politici, ha proiettato sul traguardo finale di Montecchio il neoprofessionista Andrea Guardini che ha bruciato allo sprint Elia Viviani, Danilo Napolitano (guarda un po’ chi c’era al giro della Padania, ovviamente non era il Presidente) e l’argentino Maximiliano Richeze. Da segnalare due vittorie di tappa di Sacha Modolo nelle prime frazioni andate in onda in Piemonte e Liguria.


Il miglior dj del mondo 15

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Musica: David Guetta

Una punta di trecentomila euro a serata. Significa che prima di salire sul palco a mixare, David Guetta si è messo in tasca un bel gruzzolo e oggi è milionario. Per i dj vip, le superstar delle consolle, come si usa dire nel settore, il pagamento è anticipato. Per Guetta tuttavia si va oltre uno show tradizionale: si tratta in realtà del dj che guadagna di più in assoluto al mondo. Un vero re Mida. Ogni cosa che tocca, la trasforma in oro. Per la serie “dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna”, dietro all’artista transalpino c’è la moglie Cathy, che lo guida in ogni scelta occupandosi di tutti quegli aspetti che l’estroso marito reputa noiosi e poco creativi, troppo razionali e manageriali. David e Cathy Guetta insegnano che mai debbano avvenire delle sovrapposizioni di ruolo tra collaboratori. Il primo si occupa di look, rapporti con cantanti, musicisti e colleghi; la seconda di ottimizzare i rapporti con la stampa, le discoteche, le case discografiche e gli addetti ai lavori che spesso stanno dietro una scrivania e raramente in uno studio di registrazione. Ogni iniziativa deve avere un marchio depositato e ricondurre a un preciso brand, cercando di racchiudere sotto un unico tetto progetti con un comun denominatore. Le produzioni discografiche. David è produttore per Black Eyed Peas, Rihanna, Usher, Snoop Dogg, Akon e tantissime stelle non solo del mondo del clubbing ma anche del pop. Il suo ultimo singolo è “Where Them Girls At”, con Flo Rida e Nicki Minaj, tratto dal nuovo album “Nothing But The Beat”. Se negli Usa è deflagrata la musica dance, il merito è solo suo. Gli eventi come il F*** Me I’m Famous oggi non è solo la scritta che campeggia su milioni di

di Riccardo Sada

t-shirt in tutto il mondo ma anche una festa presente in tutto il globo, una compilation marchiata Emi e una serie di negozi monomarca capaci di vendere merchandising di alto profilo. Joint venture con compagnie aeree, case automobilistiche e aziende specializzate nei profumi. I Guetta sono inarrestabili. Con la spagnola Vueling hanno personalizzato dei veivoli per Ibiza allestendo al alta quota dei veri dj set; con la Seat hanno dato vita a modelli di auto a tiratura limitata e hanno investito in essenze ricercate. Fenomeno Social. Il successo mondiale dei Guetta comprende anche il mondo della Rete: sulla pagina ufficiale di Facebook i fan sono oltre 21 milioni, su YouTube 500 milioni di visite e su Twitter oltre 1,2 milioni di follower. Uno dei segreti è pertanto essere al corrente non solo delle mode ma anche delle esigenze dei nuovi sistemi di comunicazione. In sintesi, con freddezza e attenzione, metodo e disciplina, ogni dj non solo può diventare imprenditore di se stesso. Ma anche una vera macchina per fare i soldi nel mondo della notte.

Il disc jockey francese, numero uno sulla Terra, forte dell’uscita del suo nuovo album, “Nothing But The Beat”, dimostra che si può essere star anche partendo dalle discoteche


sabato 17 settembre 2011

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Caporedattore Riccardo Sada

Collaboratori Marjlja Bisceglia, A.S. Bisceglia, Alessandro Brambilla, Giuseppe Cassese, Gualtiero Delmiglio, Giovanni Labanca, Stella La Capra, Roberto Merlini, Cristina Murelli, Enzo Occhiuto, Cesare Pompilio, Concessionario di pubblicità Vittoria Rigolli, Luigi Sada Edizioni SBM tel. 333.2362549 Corrispondenti Bianca Elton Ara (Londra), Raviv Bezalel (Tel Aviv), Debora Cheli (Parigi), Daniela Veronese (Biella), Alessandra Caronni (Como) Registrazione del Tribunale di Milano: n° 446 del 3 agosto 2011

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