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EDITORIALE Nelle pieghe dell’interrogatorio omeopatico… Gabriella Rocco

Uno dei problemi più grandi che incontra un medico omeopatico quando riceve per la prima volta un paziente abituato alle cure tradizionali, è quello di conoscere tutte le abitudini di vita del paziente stesso, che, come sostiene Hahnemann, possono essere d’ostacolo alla guarigione. Tra le abitudini, l’uso dei cosmetici è prassi giornaliera ed incontrollata. E, in seno all’omeopatia, la pelle, la parte dell’individuo esposta e trattata con prodotti cosmetici, è la via di eliminazione delle tossine ed al tempo stesso l’organo attraverso il quale il medico stesso verifica che la cura segua il corretto senso di guarigione (legge di Hering). Numerosi articoli stanno enfatizzando il problema della tossicità dei componenti dei cosmetici, molti dei quali indispensabili alla conservazione e stabilità del cosmetico stesso, e diventa sempre più difficile, in un mercato eccessivamente ricco di prodotti, più o meno efficaci, più o meno specifici per correggere, eliminare i “difetti” o per inseguire il sogno di uno stereotipo di bellezza, orientarsi verso una “bellezza integrata” che nasce dal far risaltare l’unicità, la salute, l’indirizzarsi positivo del pensiero di ogni essere umano, nel suo modo squisitamente individuale. Grazie alla larga ed efficace diffusione della pubblicità, la spesa in cosmetici può solo incrementare e non diminuire. La cosmetica in Europa: • I dati del Colipa, relativi ai cosmetici per il 2006, confermano il primato dei consumi in Germania che con 11.700 milioni di euro coprono il 18,7% dei consumi europei. Segue la Francia con 11.440 milioni di euro, il 16,7% in quota, e il Regno Unito con quasi 10.000 milioni di euro, pari al 15,9%. • I primi cinque paesi, ricordando che l’Italia è quarta con una quota del 14%, assorbono oltre il 77% del mercato. • Supera i 9.000 milioni di euro il consumo di cosmetici in Italia nel 2007 con un tasso di crescita di 2,7 punti percentuali. A sostenere la domanda interna sono i diversificati approcci dei consumatori, orientati su tipologie di acquisto sempre più specifiche e selettive. • L’evoluzione dei consumi di cosmetici ha visto il graduale passaggio dell’igiene personale, ormai consolidata e radicata nella quotidiana abitudine di utilizzo, alla cura e al benessere personale. Anno XXI - marzo 2009 - n. 1

• Crescono pressoché tutti i canali di consumo: i trend più dinamici sono registrati dalla farmacia, +8,5%, e dall’erboristeria, +8%. (Fonte Unipro 2007) Abitualmente consumiamo prodotti che vanno dalla cura dell’igiene a quelli della cura dei capelli, del corpo e del viso e tale consumo aumenta progressivamente, e, nell’arco della vita di una persona, con la naturale perdita di freschezza dovuta all’avanzare dell’età, tale consumo diventa molto più consistente. Si concentrano così, in particolari fasce d’età, un maggior quantitativo di sostanze potenzialmente tossiche assunte ed una spesa sempre più consistente. Insieme ai prodotti, quindi, acquistiamo, ogni anno, enormi quantitativi di sostanze quantomeno sospette, il cui scopo è quello di rendere più bello, profumato, omogeneo, fresco, ed incontaminato il prodotto stesso. (conservanti, coloranti, stabilizzanti, sostanze anti batteriche ed anti muffa, emulsionanti). Paradossalmente è prassi abituale farsi la doccia con saponi schiumanti e profumati, e cospargersi d’oli o creme per assicurare l’idratazione divenuta indispensabile per mitigare l’eccessiva aggressività dell’appena usato sapone profumato e schiumante. In omeopatia è estremamente importante conoscere le abitudini di vita del paziente ed orientarlo verso una maggior consapevolezza del proprio stile di vita e verso un’assunzione di responsabilità nei confronti di se stesso e del proprio benessere. Alla luce di quanto detto, BIO, con questo numero, dedica attenzione ad un particolare aspetto della problematica relativa agli ostacoli alla guarigione, quando la prescrizione è adeguata ma non ottiene il risultato previsto. La cosmesi è prassi abituale ed irrinunciabile per la maggio parte delle persone nell’attualità e anche nel passato, come recita un antico proverbio giapponese: “ è più difficile trovare una donna senza trucco che un politico onesto”, con la differenza che nell’antichità i prodotti di bellezza erano ottenuti a partire da ciò che la natura donava spontaneamente, mentre oggi siamo invasi dai prodotti di sintesi. Il medico, consapevole dei danni provocati da sostanze estranee all’organismo, dovrà imporre, specie nell’attualità, la sospensione dell’utilizzo di tali sostanze, proponendo nutrienti naturali della pelle, che, oltre a sostenere il lavoro del medico stesso, hanno, come “effetto collaterale” un’efficacia cosmetica non intenzionale.


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BOLLETTINO INFORMATIVO DI OMEOPATIA

BIO Bollettino Informativo di Omeopatia - Anno XXI - marzo 2009 - n. 1 - Aut. Tribunale di Napoli n. 3724 1-4-1988 - Tariffa R.o.c. Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n.46) art. 1, DCB Napoli. - Editrice ALMA s.r.l. sede legale: Viale Gramsci, 16 - 80122 Napoli (NA). - Direttore Responsabile Aurelio Rocco. - Stampa: IAG - Industria Arti Grafiche s.r.l. - Pozzuoli (NA)

SOMMARIO EDITORIALE: Nelle pieghe dell’interrogatorio omeopatico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Gabriella Rocco

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L’apparato tegumentario: l’importanza ed il ruolo nell’economia della salute . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Carlo Melodia

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Nutrire la pelle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Alma Rodriguez

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Il ruolo della pelle nel processo di guarigione omeopatico . . . . . . . . . . . . Mariano Spiezia

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Hanno detto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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...Il bello delle creme di bellezza! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nicola Villano

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Curiosità e domande sull’evoluzione della pelle nella specie umana . . . . Vincenzo Rocco

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Una Cosm-etica vista da un sociologo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rinaldo Octavio Vargas

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L’apparato tegumentario: l’importanza ed il ruolo nell’economia della salute Dalla genesi biologica al significato funzionale e clinico in medicina omeopatica Dr. Carlo Melodia Segretario LUIMO Medico chirurgo - Omeopata Biologo

Premessa La visione biologica del fenomeno vita risulta essere strettamente in accordo con la visione della metodologia della medicina omeopatica. Il biologo naturalista infatti comprende la vita osservandone il dinamismo complessivo che la anima e che consente alla vita stessa di evolvere ed affermarsi; evoluzione ed affermazione che si raggiungono attraverso meccanismi e relazioni tra i viventi; fra di loro e con l’ambiente inorganico.

l’atomo (elettrone, protone, neutrone), le possibili immagini atomiche conosciute (descritte nella tavola periodica degli elementi) e che si complicano in aggregati molecolari sempre più complessi fino alle strutture cellulari ulteriormente organizzate in tessuti, organi, apparati per giungere infine alla nascita degli individui; ovvero “persone considerate nella propria singolarità”e che concorrono al dinamismo della vita. Il termine “biologico” fin qui usato vuole sottolineare il modello di visione unitaria che è propria del biologo naturalista. Il biologo di fronte ad una cellula, tessuto, organo o apparato vede, per formazione culturale, l’aspetto complessivo: strutturale o istologico, funzionale e relazionale e quindi unitario nell’ambito dell’individuo. Nella formazione medica classica essenzialmente organicistica o specialistica, d’altra parte, la ricerca dei mezzi di cura si limita ad ambiti distrettuali e perde, il più delle volte, la visione complessiva della persona malata; le conseguenze terapeutiche solo distrettuali possono perciò diventare invasive e quindi dannose.

La metodologia della medicina omeopatica e la visione unitaria. Metodo sperimentale e clinico autonomo Attraverso questo modo di procedere della ricerca biologica l’osservatore scoprirà un aspetto centrale e fondamentale relativo al piano di indagine; esso risulterà appartenere ad un modello unitario e dinamico a cui concorrono individui e sistemi, solo apparentemente eterogenei, in rapporto di scambio di energia e materia. Tutto ciò risulterà essere in accordo, sul piano concettuale, con la fisica dei sistemi aperti e con i principi della termodinamica classica. Un esempio è rappresentato dalla funzione centrale della fotosintesi e la conseguente catena alimentare che rappresenta un evento circolare e che si perpetua proprio attraverso le relazioni di scambio tra sistemi aperti eterogenei ma che hanno la peculiarità di riconoscersi biologicamente. L’indagine del biologo è naturalmente sostenuta da una ricerca analitica che ha consentito alla conoscenza scientifica di ricostruire, partendo dalla struttura unitaria del-

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Da questo veloce ma necessario viaggio sulla genesi e sulla dinamica della vita risulta perciò evidente che ogni individuo rappresenta una complessità che travalica i confini del proprio corpo e la cui conoscenza può essere tentata utilizzando una visione quanto più ampia possibile al fine di abbracciare, nel senso di comprendere, gli aspetti unitari della persona umana che sono, allo stesso tempo ed in una sintesi inscindibile, psichici, fisici, e relazionali e per questo motivo non assoggettabili esclusivamente alla semplice “prassi” scientifica. La cura dell’uomo presuppone l’arbitrato di un altro uomo, il “medico”, che deve essere guidato da una metodologia che gli consenta di osservare l’individuo o persona umana presente in ogni malato e da qui risalire ai mezzi di cura. Il medico omeopatico ha compreso l’unità della vita e dell’ambiente attraverso lo studio della spe-


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la diagnosi clinica della alterazione funzionale o lesionale evidente ma, il medico omeopatico, estende la ricerca al coinvolgimento complessivo della persona malata nella sua unità psichica, fisica e relazionale; in virtù del metodo e dei mezzi terapeutici a sua disposizione.

La pelle e l’apparato o sistema tegumentario ontogenesi e struttura.

rimentazione di sostanze naturali sull’uomo sano; tutto ciò è stato raggiunto osservando e catalogando le possibili reazioni specifiche delle stesse attraverso quelle individuali dello sperimentatore con l’assunzione della droga in esperimento. Questo tipo di formazione medica permette, al medico omeopatico, di possedere una completa immagine analogica di interpretazione di ogni singolo malato ed allo stesso tempo di poter individuare, nei rimedi sperimentati, i mezzi di cura e di guarigione dello stesso. Il concetto di analogia, proprio del metodo omeopatico, consente conseguentemente di avere un potenziale enorme di applicazione per ogni singolo rimedio. La banca dati o raccolta di sintomi sperimentali e clinici ci permette infatti di associare, secondo il principio della similitudine, malati apparentemente diversi ma in realtà similari fra loro in quel “minimo comune denominatore” che caratterizza ogni rimedio e che ne fa emergere una fisionomia umana peculiare!

La pelle appartiene al sistema o apparato tegumentario e la si può considerare 1) in modo specialistico e descrittivo disquisendo separatamente delle sue funzioni e patologie oppure 2) studiarla secondo la dottrina della medicina omeopatica. In questo secondo caso il fine è non solo quello di analizzare ma soprattutto di comprendere le funzioni di servizio di questo apparato e di correlarle alla vita unitaria individuale del malato e a valutare quindi il significato delle alterazioni visibili della stessa nell’economia generale della salute di quell’individuo. Solo in questa visione unitaria e nel rispetto del malato andranno applicati i presidi terapeutici individuali. La conoscenza della genesi della pelle nello sviluppo dell’individuo ci fornisce una visione dinamica ed unitaria degli equilibri della vita ed i criteri di valutazione correlati alle alterazioni oggettive o visibili e percettive di

L’insegnamento di Ippocrate L’osservazione unitaria del malato Da quanto sopra esposto risulta evidente che il concetto di unità della persona umana assume un valore centrale e mai derogabile per il medico che voglia curare il malato e non la malattia. Il medico omeopatico osserva attentamente e con precisione Ippocratica il paziente anche nei danni, oggettivi, visibili e documentabili, relativi a lesioni patologiche della pelle ma cerca comunque un significato unitario nei sintomi evidenti che deve esistere nei fatti, come la biologia ci conferma, ma il medico lo fa spingendosi oltre ed entrando anche nella sfera “umana” del malato. Tutto ciò lo realizza non solo attraverso l’osservazione e

ogni singolo malato in termini diagnostici e terapeutici. Lo sviluppo embrionale o embriogenesi racconta come avviene il passaggio da ciò che è apparentemente omogeneo, perché formato da cellule morfologicamente simili durante le prime fasi dello sviluppo di ogni singolo individuo, a strutture complesse che si specializzano per vivere ed adattarsi all’ambiente e a concorrere alla dinamica dello stesso. Alla terza settimana della vita dell’embrione si inizia a caratterizzare o differenziare una struttura di cellule che formeranno l’ectoderma ovvero una delle tre strutture fondamentali da cui si origineranno tessuti organi ed apparati. In particolare dall’ectoderma, che rappresenta il foglietto più esterno, si formeranno il sistema nervoso,

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la cute con gli annessi cutanei come ghiandole sebacee, sudoripare, follicoli piliferi, unghie, capelli, corpuscoli nervosi e i melanociti. Il termine apparato o sistema (tegumentario) sta proprio ad indicare il complesso biologico, tissutale e dinamico, che presiede ad innumerevoli funzioni soprattutto a quelle che si svolgono sulla linea di confine che relaziona il corpo al mondo esterno.

Le funzioni della pelle L’osservazione biologica. La pelle, come abbiamo detto, rappresenta un confine dinamico di scambio e di relazione tra l’ambiente esterno e quello interno del corpo. Il termine tegumento ne indica la funzione di rivestimento e di protezione che la pelle stessa svolge in modo attivo e quindi vitale rispetto al mondo esterno. Questa funzione la definiamo vitale in quanto è capace di autoregolazione; ciò consente ad ogni organismo di creare un equilibrio interno e con le proprie circostanze ambientali. Il valore plastico e di protezione attiva è ciò che immediatamente ed istintivamente si percepisce osservando la pelle che per le sue caratteristiche di elasticità e plasticità sembra avvolgere il corpo come un rivestimento protettivo estremamente adattabile. L’organismo viene così difeso, in modo selettivo o vitale e nell’ambito delle capacità della specie, da agenti esterni di varia natura; difesa da agenti microbiologici, attraverso l’attivazione di processi immunitari propri di cellule competenti del tegumento, e chimici. Inoltre la pelle svolge un ruolo di protezione dagli stimoli fisici, come i raggi ultravioletti, attraverso le cellule melanofore che creano il pigmento adatto che agisce da filtro sotto lo stimolo dei raggi solari. Il ruolo di termoregolazione rappresenta anch’esso una funzione attiva e costante che consente all’organismo, attraverso i sistemi complessi che regolano la traspirazione e che impegnano anche il letto circolatorio superficiale, di conservare la temperatura ottimale per la vita dell’individuo. La funzione emuntoriale o escretiva attraverso l’eliminazione di metaboliti si avvale anche della pelle che diventa un canale di eliminazione di sostanze che per l’organismo risultano tossiche; spesso questa funzione coadiuva quella renale nella escrezione di sostanze azotate e ciò avviene attraverso il sudore. Le funzioni di sintesi da parte di cellule specializzate del tegumento avviene attraverso lo stimolo dei raggi ultra-

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violetti con la produzione di vit.D indispensabile per l’osteogenesi e con la sintesi ed il deposito di tessuto grasso sottocutaneo vera e propria riserva energetica.

La funzione neurosensoriale coinvolge le funzioni nobili dell’intelletto Questa funzione rappresenta nell’uomo, ultima tappa evolutiva della scala zoologica, il livello più elevato di sensibilità neurosensoriale. Infatti la pelle umana è visibilmente, se paragonata a quella delle altre specie animali, quella più percettiva perché più “esposta” ovvero senza involucri cornei (esoscheletro) e sistema pilifero (meno sviluppato). Infatti l’uomo ha avuto la necessità antropologica di essere protetto dagli indumenti. D’altra parte la potenziale sensibilità della pelle dell’uomo è notevole ma soprattutto implica collegamenti e suggestioni nelle alte sfere dell’intelletto proprie della natura umana. Infatti non solo le strutture neurosensoriali dell’uomo gli consentono una precisa percezione della propria collocazione nello spazio ma gli permettono soprattutto una serie di movimenti fini elaborati dal potenziale intellettivo e guidati da quello percettivo neurosensoriale come non avviene nelle altre specie animali; ne sono esempi la scrittura, la pittura, l’uso di strumenti musicali come la chitarra o dove la modulazione del suono implica una finezza percettiva di grado elevato dei polpastrelli. Infine la funzione neurosensoriale fornisce alla persona umana non solo la propria percezione spaziale, come abbiamo detto, ma anche quella dell’immagine ambientale (nei non vedenti si completa anche attraverso gli altri sensi speciali come l’udito e l’olfatto) ma soprattutto diventa un mezzo di implicazione, affettivo–emotivo, che si può esemplificare con il messaggio tattile di una carezza!

La fisiopatologia della pelle valutazioni mediche omeopatiche Le funzioni dell’apparato tegumentario che abbiamo appena descritto vanno comprese, come più volte sottolineato in questa esposizione, in modo unitario. Quindi anche le patologie della pelle vanno interpretate come localizzazioni non casuali che concorrono all’omeostasi della persona ovvero vanno interpretate come una ricerca del migliore equilibrio possibile per il potenziale biologico e per le circostanze ambientali di quella persona.


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Nella metodologia della medicina omeopatica, medicina del malato e non della malattia, la visione unitaria rappresenta quindi una necessità irrinunciabile per la scelta dei mezzi di cura e di prognosi. In questa ottica la semeiotica della pelle rappresenta uno degli aspetti più delicati della indagine del malato.

mi atopici sino alle malattie esantematiche che rappresentano un processo reattivo e tentativo di omeostasi. Hahnemann aveva anche osservato e tratto insegnamento dal fatto che persone a cui era stata soppressa una eruzione cutanea presentassero dopo qualche tempo sintomi ed affezioni simili localizzate in altri organi.

Le osservazioni di Hahnemann

L’importanza del rispetto della manifestazione dermatologica

Il ruolo delle malattie della pelle nella storia dell’umanità1

La pericolosità dei trattamenti palliativi della pelle La grandezza del genio Hahnemniano consiste nel fatto che il fondatore della medicina omeopatica per comprendere, al fine di curare, le patologie che affliggono gli uomini e che egli chiamava “i suoi fratelli” studiò la storia delle malattie umane attingendo da tutte le fonti disponibili (conosceva 12 lingue) e risalendo a documentazioni fino all’epoca di Mosè (3400 anni indietro). Contemporaneamente studiò la storia biopatografica dei malati descritta dai libri di patologia della propria epoca. Hahnemann comprese che le malattie naturali dell’uomo, quindi non quelle dovute ad errate terapie, fossero una manifestazione solo apparentemente eterogenea di un’unica grande malattia che predispone il genere umano ad ammalarsi e che egli chiamò: Psora. Osservò che le prime manifestazioni della malattia in termini evolutivi erano essenzialmente localizzate sulla pelle sotto forma: di eruzione secca pruriginosa sparsa in tutto il corpo, scabbia, herpes, lichen, lebbra, eruzione psorica, ed eruzioni pustolose di vario tipo etc. Osservò anche che le manifestazioni interne di malattia, in presenza dei sintomi esterni, rappresentavano un interesse trascurabile per le patologie ascrivibili a quell’epoca. Nel Medioevo in uno studio risalente al 1226 nella sola Francia esistevano 200 lebbrosari. In seguito all’introduzione di terapie palliative delle lesioni della pelle soprattutto nelle classi medie ed alte, con bagni, lavande e unguenti di zolfo e piombo, con preparati di rame, zinco e mercurio, le manifestazioni esteriori della “psora” ovvero quelle localizzate sulla pelle diventarono meno visibili e apparentemente sparirono. Contemporaneamente e proporzionalmente alla diminuzione delle manifestazioni esterne la storia delle malattie del genere umano acquisiva nuove malattie sempre più profonde! Hahnemann comparò queste sue osservazioni sulla evoluzione delle malattie del genere umano con l’evoluzione biopatografica delle malattie dei singoli malati. È interessante notare che sin dalla nascita dell’individuo la Psora, ripercorre velocemente le tappe che ha percorso nella evoluzione del genere umano passando da malattia esterna ed evidente sulla pelle a malattia interna sempre più profonda e grave. Infatti nel bambino notiamo il tentativo maggiore di implicazioni dermatologiche dalla crosta lattea agli ecze-

L’esperienza sperimentale e la verifica clinica secondo il metodo induttivo omeopatico, hanno confermato la natura unitaria della malattia e quindi la relazione fisiopatologica tra i singoli organi ed apparati e hanno conferito al medico omeopatico la capacità di valutazione della direzione di movimento della sintomatologia così da consentirgli di osservare il malato in una visione unitaria e prognostica. Infatti la malattia appare diversificarsi nel passaggio dei vari organi di cui la pelle rappresenta di solito la prima tappa. D’altra parte l’esperienza clinica ha confermato la universalità della osservazione di Hahnemann ed ha verificato la relazione tra i sintomi della pelle e quelli di organi più interni. L’esperienza conferma sempre che in ogni individuo l’equilibrio biologico segue una via centrifuga dall’interno verso l’esterno e la malattia procede in senso inverso. Di solito un rimedio ben prescritto riporta alla luce una manifestazione eczematosa o altro in seguito alla scomparsa di una patologia più invasiva. Notoriamente la soppressione della psoriasi attraverso applicazioni esterne soppressive porta alla artrite, asma, o ad alterazioni dell’umore fino alla depressione. Con la ricomparsa della eruzione stessa, anche in modo ciclico e autonomo, il paziente osserva la sparizione dei sintomi più interni. D’altra parte questo dinamismo, nell’ottica della medicina organicistica e specialistica, non può essere valutato, anche se spesso viene osservato dal sanitario attento. Ciò avviene a causa della mancanza di riferimenti metodologici dovuti all’assenza di una sperimentazione sull’uomo sano di droghe infinitesimali. Il risultato è che la diagnosi diventa solo distrettuale e circoscritta. Come abbiamo già avuto occasione di dire le conseguenze di questa impostazione localistica sono rappresentate da una terapia mirata alla malattia specifica della pelle che il più delle volte diventa invasiva in quanto sopprime una tappa che l’organismo aveva elaborato autonomamente e naturalmente nello sforzo di mantenere il proprio equilibrio o omeostasi.

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Hahnemann - Le Malattie Croniche

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Considerazioni

Igiene e prevenzione

imparare ad osservare le manifestazioni della pelle ed ad essere attori della propria salute Stato cronico ed evento acuto.

Conclusioni

Stato cronico: Da quanto è stato esposto, in estrema sintesi, risulta fondamentale per l’uomo recuperare la misura della sua salute e riappropriarsi del personale discernimento e sensibilità. Il medico omeopatico, nel percorso di vita in cui guida il malato, stimola il paziente ad osservarsi ed a percepire i cambi e le relazioni intese come concomitanze, modalità ed eventi peculiari della propria salute che lo rendono unico ed inedito. Lo aiuta ad essere l’attore della propria guarigione o del percorso terapeutico attraverso la consapevolezza del significato del movimento sintomatologico del proprio stato di malattia ed a valutare la direzione dei sintomi. Il processo di guarigione si esprimerà sempre attraverso un movimento centrifugo dall’interno verso l’esterno mentre quello di malattia percorre la direzione opposta o centripeta; dove la pelle rappresenta l’ultimo confine e quindi una spia del dinamismo della malattia e del tentativo autonomo di guarigione. D’altra parte in assenza di una visione complessiva della natura delle malattie ogni manifestazione che affiora sulla pelle viene in generale intesa come una manifestazione patologica localizzata e non come l’espressione di una modalità reattiva del tentativo di guarigione del movimento autonomo dell’organismo in direzione centrifuga. In questi casi si comprende quanto possa essere pericolosa e dannosa per l’economia generale dell’organismo ogni terapia localistica ed ogni tentativo di cura palliativa mirata solo alla soppressione del sintomo, nonostante la sparizione dello stesso, nell’economia dell’unità dell’organismo. Naturalmente facciamo riferimento a malattie croniche che si caratterizzano con manifestazioni periodiche o concomitanti a certi stimoli esterni (dall’alimentazione al contatto con agenti biologici o semplicemente chimici). Il malato acuto: Nelle manifestazioni acute dovute a lesioni per cause esterne, sia traumatiche come ritenzione di schegge, terra od altro, che relative ad eventi fisici come ustioni oppure conseguenti a morsi ed a punture di animali o piante l’azione deve essere combinata al fine di rimuovere e neutralizzare le cause esterne sia in termini medici che chirurgici locali che intervenire dall’interno con il rimedio analogico per coadiuvare e sollecitare l’azione curativa autonoma. Naturalmente nell’azione medica l’omeopata farà riferimento ai propri presidi terapeutici che sono l’espressione di una sperimentazione e che agiscono attraverso il ”principio di similitudine” ovvero nella direzione richiesta dal malato e quindi nel pieno rispetto delle richieste dell’organismo.

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Riappropriarsi del proprio discernimento significa avere compreso l’enorme importanza dell’argomento di cui abbiamo parlato. Spesso il sistema pelle, nella nostra società essenzialmente esteriore e di immagine, viene utilizzato come un semplice vestito da apparecchiare e mostrare come una sorta di rappresentazione del proprio essere e quindi come l’espressione della propria interiorità. Questo comportamento è tipico delle società tribali che sono di solito povere e trovano una espressione individuale nell’apparecchiare o modificare la pelle e particolari anatomici. D’altra parte nell’appiattimento e nella perdita di ideali e motivazioni proprie della nostra attualità, si osserva sempre di più un comportamento proprio di suddette società tribali dove si cerca la distinzione modificando il corpo nella ricerca di un elemento di identità. Pochi decenni fa le società evolute delegavano ciò essenzialmente all’abbigliamento ed all’acconciatura di barba e capelli. Oggi, in presenza anche di una offerta di mercato vastissima ed incontrollata, vediamo soprattutto le giovani generazioni fare uso di piercing che alterano l’apparato neuro sensoriale ed inoltre sono posizionati in regioni come l’orecchio che come ci insegna l’agopuntura cinese rappresenta la terminazione di punti relativi a diverse funzioni in particolare quella intestinale. Inoltre estese regioni dell’apparato tegumentario vengono coperte di tatuaggi. Ci si sottopone in modo incontrollato alle esposizione di raggi UV. Si usa ogni tipo di colorante per capelli. Si usano prodotti locali per la pelle che spesso provocano allergie e così via. D’altra parte per le funzioni e le implicazioni biologiche estremamente importanti della pelle essa necessita di attenzione di rispetto e di un amore costante soprattutto mirato a sostenere le sue funzioni; sia quelle essenzialmente vitali in termini biologici sia quelle che preservano ed esaltano anche in termini relazionali la propria sensibilità neurosensoriale. Le grandi civiltà come quella Egiziana, Etrusca e Romana ci hanno lasciato una enorme testimonianza di quanto il culto dell’igiene della pelle non fosse semplicemente una libera scelta ma una esigenza sociale essenzialmente igienica nei termini della salvaguardia della salute. Tipiche di queste società erano i luoghi in cui la gente si ritrovava per fare abluzioni, usare detergenti naturali e non invasivi con lo scopo di liberare i pori, tonificare la pelle riattivandone la circolazione ed infine con la pratica di massaggi opportuni ed oli specifici frutto di esperienza tradizionale. Nel nostro tempo e nella nostra società accelerata l’attenzione alla nostra igiene resta affidata essenzialmente al tempo che le dedichiamo, all’attenzione ed ad una conoscenza informata e credibile degli strumenti da utilizzare; in definitiva questa attenzione deve risultare proporzionale al ruolo ed all’importanza vitale che la pelle rappresenta nell’economia unitaria della salute della persona umana!


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Nutrire la pelle Dr.ssa Alma Rodriguez Associazione

Presidente LUIMO Associazione per la Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica “S. Hahnemann” Medico chirurgo - Omeopata

La conoscenza e l’esperienza farmacologica, sperimentale e clinica dell’utilizzo dei rimedi della Medicina Omeopatica mi hanno fatto comprendere e verificare quanto sia importante, per la nostra salute e per la nostra bellezza, trattare la pelle in maniera corretta per non bloccare questo importante emuntorio e per non rischiare di interferire con l’azione del rimedio omeopatico. Così come l’omeopata deve conoscere a fondo il rimedio ultramolecolare deve essere anche a conoscenza di tutto ciò che il proprio paziente utilizza. È stata pertanto un’importante scoperta apprendere che il dr. Mariano Spiezia, medico omeopata formato presso la LUIMO e residente in Cornovaglia, UK, ha dato la soluzione ai nostri timori riguardo quelle sostanze che, applicate sulla pelle, possono interferire o antidotare l’azione del rimedio prescritto. Considerando la pelle come un organo a tutti gli effetti, Il dr. Spiezia ha creato l’ “alimento per la pelle”, al fine di nutrirla con il cibo migliore, biologico, così come facciamo con il nostro corpo. Questo straordinario concetto elaborato dal dr. Spiezia ha portato alla formulazione dei prodotti INLIGHT 100% biologici, certificati dalla Soil Association in UK. Sono prodotti straordinari, io stessa, in sincerità, mi vedo e mi sento più giovane e bella! Una piccola verità, una volta svelata, può alimentare la nostra comprensione e la nostra interiorità.

Dr. Mariano Spiezia

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in Farmacia e Parafarmacia


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Il ruolo della pelle nel processo di guarigione omeopatico Dr. Mariano Spiezia Medico Chirurgo Erborista - Omeopata

INTRODUZIONE Ogni giorno milioni di persone, donne in particolare, anche se il numero di uomini è in costante aumento, usano prodotti cosmetici sotto varie forme: saponi, dentifrici, shampoos, balsami, lozioni, creme (idratanti, da corpo, per le mani, anticellulite, antismagliature, antirughe, antietà, depilanti, ecc.), deodoranti, deodoranti intimi, oli da corpo, oli e sali da bagno, oli da massaggio, oli abbronzanti o protettivi, oli doposole, smalti per le unghie e loro solventi, mascara, profumi, talco, fondotinta, matite, ombretti, rossetti, lucidalabbra, coloranti e tonici per capelli, lacche e spray per capelli, dopobarba, oli per bambini etc. Molte altre sostanze chimiche tossiche o potenzialmente tossiche sono poi presenti nell’ambiente casalingo, lavorativo, o per le nostre strade. Milioni di tonnellate di sostanze chimiche vengono riversate direttamente o indirettamente, attraverso gli scarichi successivi alle lavorazioni industriali o risciacquate dai nostri corpi, nell’ambiente con gravi effetti inquinanti, dovuti anche alla loro scarsa biodegradabilità. A parte il loro impatto ambientale, il fine di questo ricerca è di valutare le conseguenze del loro uso sulla nostra pelle e attraverso di essa, sui nostri corpi. Un altro aspetto considerato è la possibile interferenza di queste conseguenze nei pazienti in trattamento omeopatico e più in generale in trattamenti “naturali” che si basano sulla stimolazione dell’energia vitale.

Fatti, Quotazioni, Cifre Più di 1.000 nuove sostanze chimiche sono prodotte ogni anno. Più di 300 sostanze chimiche di sintesi sono state trovate nei tessuti e nelle secrezioni umane, incluso il latte materno. È stato stimato che 400 milioni di tonnellate di sostanze chimiche di sintesi sono prodotte ogni anno a livello mondiale. È stato stimato che 5.000-10.000 sostanze chimiche sono da considerarsi pericolose, 150-200 tra di esse possono essere causa di cancro.

Il 95% delle sostanze chimiche usate nelle “fragranze” sono composti sintetici e derivati dal petrolio. Un tipico cosmetico/profumo può contenere fino a 100 fragranze, molte delle quali non sono mai state testate come sicure (www.wen.org.uk). Ci sono più di 5.500 ingredienti approvati dalla FDA per l’uso cosmetico. L’Istituto Nazionale per la Sicurezza e la Salute nell’Occupazione (National Institute of Occupational Safety and Health) riporta che 884 degli ingredienti usati nei cosmetici sono tossici (DropDeadGorgeus; by K. Erickson; Contemporary books). Nel giugno 2004 il WWF ha analizzato campioni di sangue prelevati da 14 ministri di 13 Nazioni dell’Unione Europea. Sono stati trovate 103 differenti sostanze chimiche di sintesi provenienti da 7 differenti famiglie chimiche: pesticidi organo-cloruri, bifenili policlorinati (PBCs), muschi sintetici, sostanze chimiche perfluorinate, ritardanti di fiamma brominati, ftalati e antibatterici... (Gender and Environmental report- by I. del Rio Gomez Ph.D.- march 2007 www.wen.org.uk) “L’Istituto Nazionale delle Ricerche sull’Ambiente della Danimarca (The National Environmental Research Institute of Denmark) recentemente ha trovato che il 99% dei cosmetici applicati sulla pelle e il 77% di quelli che vengono risciacquati contengono Parabeni. I Parabeni agiscono da conservanti, ma sono anche conosciuti come irritanti per la pelle e gli occhi ed hanno la proprietà di mimare l’ormone femminile estrogeno...”. (The Guardian 08-05-04 p.10). “Le donne potrebbero mettere a rischio la salute dei loro piccoli ancora non nati, usando cosmetici e profumi...Molti dei prodotti che esse usano contengono un gruppo di sostanze chimiche che si pensa possano interferire con il sistema riproduttivo e altri organi vitali. Tali sostanze conosciute come ftalati sono state trovate nei make-up, profumi, shampoos, deodoranti, prodotti solari, smalti per le unghie e dopo shampoos...Essi sono anche sospettati di alterare lo sviluppo dei testicoli riducendo la conta spermatica e danneggiando fegato e reni... (Daily Mail 10-01-2001 by M. Halle) “Il Dr. Sean Munroe, direttore medico dell’Ospedale Breakspeare, Hertfordshire, negli ultimi 20 anni ha trattato più di 8.000 donne per problemi di sensibilizzazione della pelle ai prodotti di bellezza... (Daily Mail 08-042002 By Tim Utton). Anno XXI - marzo 2009 - n. 1


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“Apparirebbe che ci sia un aumento del numero della popolazione generale esposta ad alcuni allergeni e possibilmente nel loro livello di esposizione ad alcuni delle seguenti sostanze: paste dentifricie, spray per la casa, prodotti per la pulizia, profumi..etc. Fino al 35% della popolazione dimostra tale evidenza sui test immunologici delle IgE per la reattività agli allergeni. Un’alta porzione di questa popolazione (5-10%) mostra sintomi clinici di uno o più disordini di tipo allergico (tra i più comuni l’asma, l’eczema, la febbre da fieno)”. (“The burden of disease attributable to environmental pollution. Prof. I. Mathews and Dr. S. Parry Department of Epidemiology, Statistics, Public Health, University of Wales, College of Medicine, Cardiff) Poichè le sostanze chimiche cosmetiche sono applicate ed agiscono sulla pelle, qui di seguito alcuni cenni di fisiologia ed anatomia della pelle.

LA PELLE La pelle è a tutti gli effetti un organo ed è uno dei più estesi. Mediamente misura circa 2 mq. In ogni cm? ci sono 3 milioni di cellule epiteliali, 15 ghiandole sebacee, 1 metro di anse capillari, 4 metri di rete nervosa, 200 terminazione nervose per la percezione dolorifica, 25 per gli stimoli tattili, 12 per il caldo e 2 per il freddo. Il peso della pelle in un adulto è di circa 10 kg. cioè il 15% del peso corporeo. Ogni 27 giorni circa cambiamo completamente lo strato superficiale e durante la nostra vita perdiamo circa 20 kg. di pelle. La pelle è formata da tre strati interconnessi: epidermide: (a sua volta formata da 4 strati: basale, spinoso, granuloso, corneo, più un quinto, il lucido, in sede palmare). L’epidermide è in continua crescita dall’interno verso l’esterno con formazione finale di cheratina, sostanza cornea che perdiamo ogni giorno attraversoil lavaggio e la desquamazione. La sua funzione è prevalentemente protettiva

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derma: formato fondamentalmente da collagene che fornisce struttura alla pelle, da elastina che dona l’elasticità, e dalla sostanza fondamentale con funzione cementante. In esso sono presenti vasi sanguigni e linfatici, le innervazioni (corpuscoli del Meisner – sensibilità tattile, clave di Krause – sensibilità al freddo) e gli annessi cutanei (ghiandole sudoripare, follicoli piliferi, peli e relativi muscoli, ghiandole sebacee). La sua funzione è di sostegno, è la sede degli scambi nutritivi e delle funzioni sensoriali. ipoderma: formato prevalentemente da tessuto adiposo con funzione di sostegno, di cuscinetto e di riserva calorica. È riccamente innervato (copuscoli liberi del Pacini – sensibilità tattile e pressoria, corpuscoli del Ruffini – sensibilità tattile) e vascolarizzato.

Funzioni della pelle: Protettiva: barriera contro stimoli meccanici (traumi, frizioni, etc.) e chimici (aggressione di agenti estranei di natura chimica) con una risposta “tampone” per ristabilire il PH acido, fisici (caldo, freddo, raggi ultravioletti etc.) con vari meccanismi di difesa legati anche alla formazione di melanina o al rilascio nel sudore di ac. urocanico ad effetto schermante UV. Respiratoria: la pelle assorbe ossigeno sia attraverso il circolo capillare interno, sia assorbendolo direttamente dall’esterno. Secondo alcuni calcoli ne assorbe fino a 5 litri di al giorno. La pelle inoltre assorbe anche anidride carbonica. Secondo la medicina energetica attraverso i suoi pori la pelle può assorbire “prana”, cioè l’energia vitale presente nell’Universo. Secretiva: eliminazione di anidride carbonica, metaboliti, scorie e tossine, acqua e sebo insieme a ioni di potassio, magnesio, calcio, cloro. Questa funzione è detta anche “ESONERATIVA” ed ha una grande importanza nei processi di guarigione. La pelle ha anche capacità assorbenti: può infatti assorbire sostanze dall’esterno, specie grassi o altre sostanze presenti nell’ambiente o direttamente applicate su di essa. Termoregolativa: per il controllo e il mantenimento della temperatura interna, attraverso fenomeni di vasodilatazione e perdita di sudore e sali minerali, in risposta a calore, o vasocostrizione in risposta al freddo. Il fenomeno della termoregolazione si realizza costantemente anche attraverso il fenomeno della “perpiratio insensibilis” con rilascio continuo di acqua nella ragione, in normali condizioni, di circa 700ml al giorno. Sensoriale: grazie alla sua ricca innervazione e al grande numero di terminazioni specifiche, la cute risponde e reagisce a sensazioni tattili, pressorie, termiche (caldo e freddo), dolorose. Tutto questo contribuisce all’adattamento e alla protezione dall’ambiente esterno. La sensibilità pressoria varia a seconda delle zone del corpo: sul

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Biochimica: nella pelle, determitata dall’azione delle radiazioni ultraviolette, si forma la forma attiva della vit.D (ergocalciferolo) partendo dalla forma provitaminica ergosterolo. La vit. D è liposolubile ed è fondamentale per il riassorbimento del calcio a livello renale, l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione delle ossa. Per meglio valutare l’impatto sulla nostra salute di gran parte dei cosmetici commerciali, qui di seguito una analisi tossicologica dei loro più comuni costituenti chimici:

SOSTANZE CHIMICHE TOSSICHE NEI COSMETICI - 1

dorso dei piedi e sui polsi, per esempio, è 3 volte e mezzo superiore all’addome o alla fronte. Questa funzione è particolarmente importante nella prima infanzia quando il senso del tatto rappresenta il collegamento diretto con la madre e condizionerà la strutturazione e lo sviluppo emotivo del bambino. La pelle nell’adulto contiene una sorta di memoria emotiva legata all’infanzia e sulla pelle si possono manifestare sottoforma di sintomi “dermatologici” (eczema, dermatiti, orticarie, ecc.) molte pulsioni e spinte emotive interne. D’altronde l’epidermide nasce dallo stesso foglietto embrionale, l’ectoderma, che dà origine al sistema nervoso centrale. Riproduttiva: le cellule della pelle si rinnovano ogni giorno partendo dallo strato basale dell’epidermide, maturando e spostandosi verso la superficie, perdendo alla fine il nucleo e arrricchendosi in cheratina. Dalla superficie della cute vengono alla fine eliminate sottoforma di lamelle cornee. Il processo avviene in 3-4 settimane circa. Difensiva: la pelle ha un PH acido compreso tra 4.5 e 5.5 determinato in gran parte dal film idrolipidico e in particolare dai grassi presenti nel sebo, secreto dalle ghiandole sebacee. L’ambiente acido ha un’azione antibatterica, antivirale, antimicotica. È da sottolineare l’importanza dell’integrità di questo film idrolipidico che ha anche un’effetto idradante indiretto (funzione barriera) impedendo l’eccessiva evaporazione dell’acqua interna. I lipidi presenti sulla pelle sono una miscela di acidi grassi liberi, trigliceridi, colesterolo, acidi grassi essenziali (linoleico), squalene e ceramidi, una composizione simile agli oli vegetali (biologici, pressati a freddo). Questa miscela determina anche l’odore caratteristico ed individuale di ogni persona.

A) Alteratori Endocrini: sostanze chimiche che interferiscono con la normale funzione ormonale nei corpi umani. Essi possono bloccare l’azione degli estrogeni o agire come “impostori”. Sono stati collegati a tumori al seno, riduzione dello sperma, alterazioni della funzione tiroidea, problemi di comportamento come deficit di attenzione e ipereattività. - Ftalati: dibutilftalato (DBP), Di-2-etilesilftalato (DEHP), butilbenzil ftalato (BBP). • usati negli idratanti per la pelle, negli spray per capelli, negli smalti per le unghie, come facilitatori della penetrazione nella pelle. • usati come plasticizzanti nei fogli per avvolgere i cibi, nei contenitori di plastica e nei giocattoli. • collegati allo sviluppo prematuro del seno • interferiscono con lo sviluppo del sistema riproduttivo in feti maschili - Alchifenoli etossilati – PEG: nonifenolo, polietilene, glicol-polietilene, polioxietilene... • usati come emulsificanti, agenti schiumogeni e umettanti. • usati in shampoos, colori per capelli, creme da barba. • collegati con problemi ormonali, neurologici, immunologici e del sistema riproduttivo. - Parabeni – Alchil para-idrossido benzoato: butil/ metil/ etil/ isobutil parabeni. • usati come potenti conservanti (antibatterici). • usati in molti shampoos, idratanti, creme per la pelle, nel cibo (birre, marmellate). • rischio potenziale per la salute umana per la loro attività estrogenica-simile. B) Altri alteratori endocrini: benzofenone-3 (BP3), omosalato (HMS), nitromuschi, muschi policiclici, octil dimetil-PABA (OD-PABA), resorcinolo, idrossianisolo butilato (BHA), butil-metossidibenzoilmetano (B-

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MDM), metil-benzilidene canfora (4-MBC), octil-metossicinnammato(OMC). Samuel S. Epstein, M.D. Cancer Prevention Coalition University of Illinois at Chicago School of Public Health, www.preventcancer.com C) Ingredienti e contaminanti con evidenza di carcinogenicità

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• rinvenuto nel latte materno e nei pesci. - Toluene: tuluolo o metilbenzene. • usato nei prodotti per le unghie e nelle lacche. • il vapore può essere pericoloso, può alterare il fegato, i reni, il sistema sanguigno, il sistema nervoso centrale. • causa irritazioni della pelle, degli occhi, del tratto respiratorio. Può essere assorbito attraverso la pelle.

a) Carcinogenici nascosti: I) Contaminanti - pesticidi organofosforici, trovati per es. nella lanolina - arsenico, piombo, blu 1, verde 3, trovati per es. nelle tinte a base di catrame - diossano, trovato per es. nel PEG, polisorbato, laureths, alcoli etossilati - silice cristallina, travata per es. nei silicati amorfi II) Precursori delle Nitrosamine DEA TEA Broponol Padimate O III) Rilasciatori di Formaldeide Bronopol Quaternium 15 Diazolinidil urea Imidazolidinil urea DMDM idantoina b) Carcinogeni palesi: DEA Talco Fluoruro Saccarina Silice cristallina Tinte a base di catrame Blu1 Verde 3 Para-fenilenediamina Steinmann & Epstein, The Safe Shopper’s Bible, 1995, MacMillan Press, NY (800) 434-3422 Epstein, The Politics of Cancer Revisited, 1998, East Ridge Press, Hankins, NY (800) 288-1287 or 845- 887-6467.

SOSTANZE TOSSICHE NEI COSMETICI - 2 - Triclosano: cloro-2 (2,4-diclorofenossi) fenolo. • azione: antibatterico. Durante il processo di lavorazione può produrre diossina, notoriamente cancerogena. • usato nei saponi liquidi, lavande vaginali, deodoranti, dentifrici, prodotti per l’igiene orale.

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- Xilene: xilor o dimetilbenzene. • usato nei prodotti per le unghie e nelle lacche. • può causare irritazioni della pelle, del tratto respiratorio e danni epatici. - PPD: p-fenilenediamina. • azione: colorante per capelli e tatuaggi temporanei. • usato nei coloranti scuri per capelli e nel nero di Henna. • connesso al cancro nei lavoratori che ne fanno uso. • irritante per la pelle e allergenico. • può causare gastrite, asma bronchiale. • sospetto mutageno. - Propilene/Butilene glicole: derivato del petrolio, ingrediente usato negli anti-freeze e nei liquidi per freni. È l’ingrediente idratante più usato nei cosmetici perchè meno caro della glicerina. • azione: umettante. • usato nelle lozioni solari, lozioni da corpo, make-up, coloranti per cosmetici. • può causare dermatiti (penetra la pelle indebolendone le strutture cellulari). • può causare danni renali, anormalità epatiche (National Institute for Occupational Safety and Health). • dalla MSDS (Material Safety Data Sheet): Pericolo acuto e cronico per la salute. - Idrossitoluene Butilato: contiene toluene. • azione: antiossidante, conservante. • usato in lozioni solari, stick per le labbra, mascara, creme per il viso. • connesso a possibili effetti sul comportamento e a problemi riproduttivi. • possibile allergene. • non ammesso nei cibi per bambini. - Sodium lauril solfato (SLS), Ammonio lauril solfato (ALS), Sodium lauril etere solfato (SLES), Ammonium laureth solfato (ALES), Trietanolamina (TEA)…: tutti surfactanti anionici. • azione: schiumogeni. • usati nei detergenti per auto, sgrassatori per motori, detergenti per pavimenti. • usati nel 90% degli shampoos commerciali, creme per la pelle, alcuni dentrifici. • irritante per la pelle, possono danneggiare la funzio-


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BIO - SPECIALE PELLE ne barriera della pelle alterandone le cellule. • possono reagire con altre componenti chimiche formando nitrosamine o diossina (cancerogena).

- Talco: • azione: assorbente (chimicamente simile all’asbesto). • usato negli ombretti, cipria, fard, cerone, talco. • carcinogeno in animali (Occupational Safety and Health Administration). • usato nelle aree genitali aumenta il rischio per lo sviluppo del cancro ovarico. • se inalato può irritare i polmoni. - Ammoni quaternari (surfactanti cationici): benzalconio cloruro, stearalconio cloruro, cetrimonio cloruro… • azione: conservanti, surfactanti, germicidi. • usati nei balsami per capelli. • caustici, possono irritare la pelle e gli occhi, allergenici, tossici. - Nitrosamine: non sono igredienti primari nei cosmetici, si formano quando l’acido nitrico e le amine si combinano. • carcinogeniche. • possono contaminare shampoos o altri cosmetici quando avviene la reazione. • possono essere assorbite nel corpo in alti livelli. • molti agenti nitrosanti sono usati nei cosmetici: DEA (dietalonamina), TEA (trietanolamina), MEA (monoetanolamina), sodio lauril e laureth solfato, formaldeide. - Formaldeide: • azione: conservante, germicida, fungicida, antischiuma. • usato nei prodotti per le unghie, saponi, shampoos, preparazioni per la crescita dei capelli. • il 20% delle persone che sono esposte ad esso sviluppano reazioni tossiche: allergiche, irritanti, dermatiti da contatto. • il vapore è irritante per gli occhi, il naso, la gola. • carcinogeno (danneggia il DNA in test da laboratorio). - MEA, DEA, TEA: monoetanolamina, dietanolamina, trietanolamina. • azione: aggiustatori del PH, convertono acidi in sali. • usati nei cleansers (detergenti/struccanti). • possono causare reazioni allergiche, problemi oculari, secchezza della pelle o dei capelli. • possono essere tossici se assorbiti nel corpo durante un lungo periodo. • sono agenti nitrosanti. - Diazolidinil-urea: contiene formaldeide. Una delle cause primarie di dermatiti. - Fragranze: più di 4.000. Molte di esse sono tossiche e carcinogene.

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• usate in quasi tutti i cosmetici, profumi e prodotti per la casa. • osservazioni cliniche hanno provato che le fragranze possono interferire con il Sistema Nervoso Centrale, causando depressione, iperattività, irritabilità. • possono provocare mal di testa, vertigini, reazioni allergiche e irritazioni della pelle. - Lanolina. • può essere contaminata con pesticidi organofosforici e insetticidi (tossici e carcinogeni). - Olio Minerale (da petrolio): paraffina liquida o olio di paraffina o petrolatum o cera di paraffina. • produce un film impermeabile sulla pelle bloccandone i pori. • interferisce con l’azione disintossicante della pelle promuovendo acne e invecchiamento precoce. • la maggior parte degli oli per neonati e bambini sono oli minerali. • può essere contaminata con PAH (idrocarburi aromatici policiclici). - Alcohol isopropilico: prodotto da un derivato del petrolio (propilene). • secca ed irrita la pelle alterandone il naturale mantello idrilipidico. • la pelle diventa più vulnerabile ai virus, funghi, batteri. - Derivati del Silicone: dimeticone, dimeticone copoiol, ciclometicone... • azione: emollienti. • usato nei dopo-shampoos, creme per la pelle. • occlusivi, bloccano la pelle impedendole di respirare. • alcuni emollienti di sintesi possono promuovere tumori. Si possono accumulare nel fegato e nei linfonodi. • non sono biodegradabili: hanno un impatto negativo sull’ambiente. - Colori a base di catrame: • azione: coloranti. • usati nelle tinte per capelli. • contengono molte sostanze tossiche quali il benzene, naftalene, fenolo, xilene, creosolo. • Molti di questi colori hanno mostrato potenziale attività carcinogenica: 1- Antrachinone (benzene + anidride ftalica): irritazione della pelle, reazioni allergiche, dermatiti da contatto. Può causare tumore in animali da laboratorio. 2- Quinolina (catrame + anilina, acetaldeide e formaldeide): tossica e carcinogenica. 3- Trifenil metano (carbon-tetracloruro + benzene + alluminio cloruro): altamente carcinogenico.

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ALTRI CONTAMINANTI DELLA PELLE AMBIENTALI Prodotti per la pulizia della casa: detergenti a base di ammoniaca, varecchina, disinfettanti, cere per pavimenti e mobili, cere per metalli, polveri abrasive, prodotti per tappeti e per divani, detergenti per bagni, detergenti per finestre. Inoltre: Pitture, smacchiatori, vernici, solventi Prodotti usati nei truciolati Moquettes sintetiche, PVC linoleum etc... Equipment per uffici: computers, video-terminali, fotocopiatrici. Laboratori di Scienze: tiourea, colchicine, prodotti contenenti piombo, mercurio e composti contenente mercurio, cianidi, aniline, arsenico, benzene, cloroformio, formaldeide, acetato di piombo, composti di osmio e di titanio etc... Forniture per le Scuole e per le Arti: solventi, pigmenti, polveri minerali, colori, conservanti etc... (GENDER AND ENVIRONMENTAL CHEMICALS REPORT BY Iliana del Rio Gomez, PHD – Women Environmental network. www.wen.org.uk)

CONTAMINANTI AMBIENTALI Idrocarburi aromatici policiclici (PAH), biossido di zolfo, monossido di carbonio, ossido di azoto, benzene, piombo, ozono, polveri sottili (PM10 e fumi neri)…

ASSORBIMENTO E INTERAZIONI DOVUTI ALL’USO DI COSMETICI DI SINTESI Dall’analisi della composizione chimica della maggior parte dei cosmetici di largo consumo si evidenzia il rischio che una parte di essi possa essere assorbita all’interno dell’organismo determinando un effetto di “intossicazione” interna e di stress degli organi deputati ai processi di disintossicazione e di esonerazione. Come visto precedentemente la pelle è un organo vero e proprio, in relazione di continuità con tutto l’organismo e una delle sue funzioni è proprio quella dell’assorbimento. Le sostanze chimiche di sintesi e non, applicate sulla pelle, specie se lipofile, possono penetrare attraverso di essa in varia percentuale in relazione alla composizione chimica, peso e grandezza molecolare e, attraverso il microcircolo e il sistema linfatico, entrare all`interno del corpo. Parabeni sono stati trovati nei tessuti mammari, Anno XXI - marzo 2009 - n. 1

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Triclosano nel latte materno, tracce di talco in cancro alle ovaie (riportato in wen.org.uk –cosmetic fact–). È difficile dire quanta sostanza viene assorbita, ma di fatto negli ultimi anni è in forte aumento l’uso di farmaci convenzionali applicati per via epidermica (cerotti a base di nicotina, cerotti che rilasciano ormoni per il trattamento della menopausa, cerotti antinfiammatori, etc.) a conferma di questa via di utilizzo. Inoltre componenti chimiche usate nei cosmetici sono state ritrovate in alcuni tessuti del corpo o alcuni tessuti tumorali, specie mammari, a conferma che una parte di quanto applichiamo sulla pelle o sulle mucose viene assorbito ed interagisce con l’intero sistema. Alcuni studi (Journal of the National Cancer Institute, 22-1994) hanno mostrato come l’uso costante di colore nero per tingere i capelli aumenta di molto il rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo (American Journal of Epidemiology, 15-10-1993) o l’aumento del rischio di leucemia. Alla luce di ciò dovremmo cambiare la definizione di cosmetico? La definizione legale di cosmetico, come “sostanza applicabile sulle superficie esterne del corpo per modificarne l’apparenza”, è di fatto incompleta e anacronistica poiché non tiene conto del suo assorbimento e dell’azione sull’ intero organismo in una visione unitaria della vita. Si pensi inoltre alle conseguenze dell’uso di molti ingredienti chimici di sintesi tossici o allergenici che bloccano i pori (oli a base di paraffina...) presenti nei cosmetici, sulle pelli delicate dei neonati o su quelle pelli sensibili o infiammate di molti adulti dove l’aumentata permeabilità e il diminuito spessore della cute favorisce una maggiore penetrazione e assorbimento all’interno. Le conseguenze dell’assorbimento di sostanze estranee e potenzialmente tossiche sono l’attivazioni di processi immunologici e di disintossicazione che coinvolgono fegato, reni, intestino, polmoni e la pelle stessa. Il “costo” per il nostro corpo Per compiere questa opera l’organismo deve spendere energia, energia che viene di fatto sottratta ad altre funzioni importanti, compresa quella della guarigione o riparazione. Si realizza di fatto un proprio furto di energia vitale che, a seconda del soggetto e delle sue condizioni, provoca un rallentamento delle funzioni fisiologiche e una sottrazione delle energie utilizzate nei vari distretti dellorganismo.

OMEOPATIA E PELLE Come detto precedentemente, la pelle rappresenta un importante organo di sfogo e di esonerazione delle tossine interne nel processo di guarigione stimolato dal rimedio omeopatico. Per questo la pelle, secondo Hahnemann, dovrebbe essere lasciata libera di respirare, non dovrebbe essere “bloccata” o “impedita” nella sua


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vitale funzione esonerativa dall’applicazione, sulla sua superficie, di sostanze estranee usate per “trattare” solo sintomatologicamente quelle che sono chiare espressioni della “vis medicatrix naturae” nella sua spinta centrifuga verso l’esterno. Questo in accordo con la legge di Hering. Sono molti i casi clinici riportati nella letteratura omeopatica, causati dalla soppressione dei sintomi epidermici (es.: eczema >asma, etc.). In un’analisi statistica effettuata dal Dr. V. Rocco presso la L.U.I.M.O. (Libera Università di Medicina Omeopatica) di Napoli, negli ultimi 10 anni sono ricorsi alle cure omeopatiche, a causa di problemi e disturbi cutanei, circa il 10% dei pazienti di cui il 7.8% manifestava anche una qualche forma di allergia o intolleranza. Una percentuale certamente molto alta. Sono note in letteratura cibi o altro (carni di maiale, selvaggina, aromi e spezie, aglio, peperoncino, tabacco da naso; Hahnemann: Malattie croniche, Organon) o profumi (canfora, menta, eucalipto..) che possono rallentare o interferire con l’azione del rimedio omeopatico, ma cosa dire di tutte le sostanze, in primis i cosmetici a base di sostanze chimiche di sintesi e poi tutti gli altri inquinanti ambientali, con cui veniamo a contatto ogni giorno? E cosa dire di molti tessuti sintetici che non lasciano traspirare la pelle o tessuti con tracce di detersivi e fragranze chimiche di sintesi? La maggior parte dei pazienti omepatici, anche se resi in parte più consapevoli dai consigli del proprio medico, continuerà ad usare dentifrici, shampoos, balsami, coloranti per capelli, rossetti, dopobarba, profumi....e molto altro ancora! È qui importante reiterare che il medico omeopata, nel selezionare il corretto rimedio, tenga in considerazione ogni potenziale antidoto al rimedio stesso. Accludo qui si seguito una tavola degli antidoti dei rimedi più comunementi prescritti (estratto dalle MM di Jahr e Duprat). Suggerisco inoltre che il paziente omeopatico sia messo al corrente, se necessario, di questo problema e gli sia chiesto di controllare la lista degli ingredienti nei cosmetici usati. Alcuni degli antidoti sono frequentemente presenti nei prodotti cosmetici: - Zolfo (Sulphur): usato nei saponi, antidota praticamente tutti i rimedi. - Canfora: antidota tutti i rimedi a base di piante. - Vinum-Alcohol: presente nella maggior parte dei profumi, antidota Aconitum, Belladonna, Nux Vomica, Phosphorus. - Camomilla: presente in molti saponi “naturali”, shampoos e altri cosmetici, è un antidoto di Aconitum, Carbo Vegetabilis, Ignatia, Lachesis, Nux Vomica, Pulsatilla, Sulphur. Penso che, senza imporre restrizioni illogiche e indiscriminate, come nel caso del caffè che antidota solo alcuni

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rimedi e il cui uso può essere semplicemente ridotto piuttosto che sospeso, bisogna sempre prestare attenzione ai cosmetici usati dai pazienti quando viene prescritto un rimedio per il quale sono ben conosciuti gli antidoti. Questo può solo essere di beneficio al paziente per tutelare e aumentare la sua forza vitale e, di conseguenza, la sua risposta eliminatoria.

CONCLUSIONI Quali allora le possibile conseguenze sul paziente omeopatico (e non...!) dell’impatto delle sostanze chimiche presenti nei cosmetici, applicate sulla pelle, o assorbite dall’ambiente esterno e di cui il medico omeopatico deve tener conto nella raccolta dei sintomi e dei dati relativi allo stile di vita? - Possibile azione di antidoto (benzene, toluene.) -Azione di blocco dei pori della pelle (oli a base di paraffina, componenti al silicone.) -Azione intossicante della pelle con riduzione della sua capacità esonerativa -Azione intossicante di tutto il sistema dovuto alla penetrazione e all’accumulo nei tessuti. -Rallentamento dell’azione centrifuga della forza vitale -Mascheramento dei sintomi reali o comparsa di nuovi sintomi La reiterazione della somministrazione del rimedio o l’aumento della potenza prescritta potrebbe essere inoltre una necessità per superare il blocco della pelle dovuto a quanto sopra descritto. Per concludere: la pelle dovrebbe essere considerata come un organo vero e proprio e le sostanze cosmetiche applicate su di essa dovrebbero avere la sola funzione di detergerla naturalmente, nutrirla con sostanze di origine vegetale pure del tutto affini alle sue componenti idrolipidiche, aiutarla a disintossicarsi per svolgere in maniera ottimale le sue funzioni. Gli ingredienti devono essere e comportarsi come ‘cibo per la pelle’, da essa riconosciuti chimicamente (acidi grassi essenziali, vitamine liposolubili, clorofille etc.) e vibratoriamente, da essa assorbiti con facilità sia a livello epidermico che, in parte, in quella generale, e metabolizzati per entrare poi a far parte della struttura biologica interna. Per questo devono essere certificati biologici e gli oli anche pressati a freddo per garantire la purezza, la massima qualità, un facile assorbimento per il beneficio non solo per la pelle e dell’organismo, ma anche per il nostro pianeta e il nostro futuro. È con questa consapevolezza che ho speso gli ultimi 10 anni nella ricerca e formulazione di cosmetici di questa natura e e di questa qualità che, nella mia opinione ed esperienza, lavorano in linea e sinergicamente con il rimedio omeopatico, senza effetti di interferenza o di antidotazione.

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Il ruolo della pelle nel processo di guarigione omeopatico - Dr. Spiezia

Uno speciale ringraziamento al Dr. V. Rocco (Luimo) per il suo supporto e l’importante contributo sugli antidoti. Referenze: - S. Haneman: Organon, Malattie croniche - Boericke: Materia Medica - Steinman D. & Epstein S (M.D.): The Safe Shopper’s Bible Hungry Minds N.Y. - G. H. G. Jahr “Nouveau manuel de Médecine homéopathique” éd. Baillière et fils, Paris, 1872; - H. Duprat “Traité de Matière médicale homéopathique” éd. Baillière et fils, Paris, 1948. - Erickson K.: Drop-Dead Gorgeous. Contemporary Books- McGraw-Hill. N.Y. - I. del Rio Gomez, PhD. Gender and Environmental Chemicals Report (Health Team, Women’s Environmental Network). - Prof. I. Matthews & Dr. S. Parry: “The burden of disease attributable to environmental pollution”. Department of Epidemiology, Statistics, Public health. University of Wales. College of Medicine. Cardiff UK - R. Bronaugh & H. Maibach: “Percutanoeus Absorption Drugs, Cosmetics, Mechanisms, Methodology” Edit Marcell Decker inc. NY - Basel

Websites: www.preventcancer.com – www.wen.org.uk www.health-report.co.uk – www.wikipedia.org – www.ewg.org www.agius.com (Air Quality and Health) – www.training.seer.cancer.gov

www.cemon.eu

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HANNO

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DETTO...

Il regime di vita più conveniente, durante la cura, nelle malattie croniche consiste nel rimuovere gli ostacoli alla guarigione, prima citati, e di procurare quanto occorra, condizioni opposte, come ad es.: divertimenti innocenti, moto attivo all’aria aperta, con qualsiasi tempo, (passeggiate giornaliere, piccoli lavori manuali); alimentazione nutriente senza elementi medicamentosi ecc. Samuel Hahnemann (1755 – 1842 ), il padre della medicina omeopatica § 261 dell’Organon.

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…Ricevo dai miei pazienti nel corso della visita omeopatica diverse domande e richieste di chiarimenti. In altri casi sono io stessa che do dei consigli che con la pratica sono diventati un glossario di piccoli gesti quotidiani del “prendersi cura di sé”. La cosa a cui tengo particolarmente è l’igiene della persona e, oltre a consigliare la pulizia quotidiana del viso, trovo sia irrinunciabile e particolarmente benefica la doccia col massaggio. Procurarsi il guanto di crine (o un qualunque guanto esfoliante di materiale vario, non troppo ruvido ma neppure troppo leggero: quelli di materiale sintetico hanno il vantaggio d’essere leggeri e non inzupparsi d’acqua) inumidire il guanto e versarvi una piccola quantità di bagnodoccia all’arnica, e sul corpo inumidito eseguire un vigoroso massaggio circolare sull’addome, sui fianchi, sulle gambe (sia interno che esterno cosce) ed anche sulla pianta dei piedi, sulle spalle e sulle braccia. La pelle si arrossa leggermente, segno della riattivazione della circolazione. Nel corso degli anni, come ho verificato su me stessa e dai commenti dei miei pazienti, diventa un’abitudine irrinunciabile: la pelle comincia a respirare (la leggera esfoliazione meccanica rimuove le ostruzioni dei pori, impedisce il fenomeno dei peli incarnati che spesso si infiammano, e viene stimolato il rinnovo cellulare del tessuto cutaneo), lo strato sottocutaneo e muscolare viene stimolato (attivazione della microcircolazione) e aumenta la diuresi ed il rilascio di tossine, diminuisce la tendenza agli accumuli di cellulite e si prepara il corpo ad affrontare la giornata, con un pieno d’energia. Dopo la doccia frizionare il corpo con un asciugamano, anch’esso leggermente ruvido, asciugare perfettamente e procedere come d’abitudine, utilizzando olio di arnica e Eau de Philae, che è utilizzabile anche come deodorante. D.ssa Alma Rodriguez – omeopata – da una breve intervista

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È incredibile scoprire il numero di idiosincrasie, intolleranze, avversioni, ed allergie alimentari che ogni malato ha in accordo al proprio stato di malattia e di cui ogni alimento può essere responsabile(tralasciando i farmaci eventualmente assunti); anche quelli apparentemente naturali o cosiddetti sani. Saremmo meravigliati di scoprire che una bevanda d’orzo, assunta ripetutamente ogni mattina, possa provocare cefalee insopportabili, o che un semplice biscotto o un dito di vino possano portare sonnolenza immediata etc. In assenza di queste indicazioni è difficile trovare una compatibilità tra una dieta precostituita e le reali necessità del malato. In questa ottica ed in accordo con il fine metodologico della medicina omeopatica personalmente ho messo a punto da circa trent’anni un regime alimentare, non una dieta, caratterizzato dalla variazione di alimenti naturali non elaborati e di principi alimentari di una stessa origine imitando semplicemente cosa avviene in natura. In questo modo il paziente può sentirsi libero, secondo la necessità evolutive, durante il percorso terapeutico, di assumere qualche caloria in più o in meno. Inoltre, seguendo sempre il proprio istinto, il paziente potrà introdurre comunque un nuovo alimento, nell’ambito del regime, ma senza associare principi di diversa origine fra di loro; saranno infatti guidati da un elenco di compatibilità di proteine, carboidrati e lipidi contenuti in alimenti appartenenti ad una stessa fonte naturale, animale o vegetale. Dr. Carlo Melodia – omeopata – stralcio di un articolo

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I miei consigli pratici ai pazienti, riguardo al benessere, si basano su questi fattori elementari: 1) Idratazione: bere acqua (pura) sufficiente tale da produrre urine molto chiare. L’idratazione interna è fondamentale per avere gli scambi metabolici efficienti ed attuare una efficace depurazione, principio fondamentale per una buona salute e una pelle sana, elastica, vitale. 2) Usare, per la lavatrice, saponi naturali o anche bicarbonato e un po’ olio essenziale di lavanda. Usare cotone (bio...se possibile) sulla pelle. Ciò che indossiamo e ciò con cui laviamo gli abiti interferisce costantemente con la funzione respiratoria e disintossicante della pelle. Sostanze chimiche di sintesi vengono, anche se in minima parte assorbite dalla pelle ( vedi allergie da contatto in continuo aumento) e i materiali sintetici producono e trattengono cariche elettrostatiche che possono alterare il nostro umore, già spesso ... alterato dalla nostra vita quotidiana. 3) Frutta e verdura cruda di stagione. Ogni giorno insieme a un po` di semi oleosi. Senza vitamine e Sali minerali, senza omega 3 e omega 6, non si può avere la salute né un aspetto sano. 4) Ridere, ascoltare buona musica, dedicarsi del tempo, dedicare del tempo agli amici.... Non c’è nulla di meglio, per la salute, che uno spirito leggero.... 5) Usare per la pelle sostanze prive d’acqua (oli biologici ) e di veleni chimici. Dr. Mariano Spiezia – omeopata ed erborista – da un’intervista

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L’ambiente fisico del paziente può avere una grande influenza sul corso della sua malattia. Se è assistito da persone che sono in simpatia con lui, sarà per lui tanto meglio che se sua moglie o chi gli è intorno desiderano la sua morte. Paracelso (1493 – 1541) alchimista, astrologo e medico svizzero

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…In fin dei conti, è bene che sappia che egli non avrà mai alcun disturbo solenne dal suo male, se saprà conservare l’energia del suo cuore. Perciò dovrà fare i tre voti monastici: povertà (nel mangiare!!), castità, obbedienza (ai medici). Le sue medicine sono l’ultima cosa! Non si strapazzi, fugga le occasioni di emozionarsi, di andare in collera. […]” da una lettera ad un farmacista di Giuseppe Moscati (1880 – 1927) medico

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Se la notte dormir sonno soave Tu brami, usa frugale, e parca cena. Regola Sanitaria Salernitana – Sec. XI-XII

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Lavorare, mangiare, bere, dormire, amare: tutto deve essere misurato. Ippocrate ( 460 a.C. – 377 a.C.) Medico, “padre” della Medicina

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Il primo dovere di chi dà consigli a un uomo infermo che segue una dieta nociva alla salute è quello di cambiar sistema di vita; le altre indicazioni verranno solo se egli accetta con convinzione queste disposizioni. Se, invece, non vuole lasciarsi convincere, un vero uomo e medico che io possa stimare tali rifuggiranno dal dargli altri consigli, perché chi continuasse a fare ciò sarebbe tutto l’opposto di un vero uomo e di un esperto in medicina. Platone (427 a.C. – 347 a.C.) filosofo greco

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S’ha da resistere alla vecchiezza e da compensare i suoi difetti con le cure; s’ha da aver riguardo della salute, da far moderato esercizio, da usar tanto di cibo e di bevanda, che si ristorino le forze, non le si opprimano. Cicerone (106 a.C. – 7 dicembre 43 a.C.) filosofo, avvocato e scrittore

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Se ti mancano i medici, ti giovino queste tre medicine: mente lieta, quiete e dieta giusta. Scuola medica Salernitana, 1100 d.C.

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Se vuoi essere sano lavati spesso le mani (si fore vis sanus, ablue saepe manus). Scuola medica Salernitana, 1100 d.C.

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La salute uccide un’infinità di batteri. Ezra Weston Loomis Pound (1885 – 1972) poeta statunitense

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...Il bello delle creme di bellezza! Dr. Nicola Villano Medico-Chirurgo Fisiopatologia della Nutrizione - Omeopatia

Lo sviluppo dell’industria cosmetica, che è andato di pari passo con l’evoluzione tecnologico-scientifica e con gli investimenti nel settore della ricerca, ha finito per incrementare in modo esponenziale, rispetto al passato, l’utilizzo di creme per la pelle. Il ricorso a questi prodotti era un tempo più limitato, se non altro perché le funzioni, sia terapeutiche che estetiche, che vi erano riconnesse non avevano subito il processo implementativo che hanno conosciuto negli ultimi anni. Il prodotto “crema”, invero, ha assunto una versatilità multifunzionale di proporzioni inimmaginabili qualche lustro fa, coprendo una gamma di obiettivi terapeutici e/o estetici così a largo spettro da risultare quasi indiscriminata: non c’è patologia, inestetismo, esigenza cosmetica che non possa essere soddisfatto con questo o quel prodotto. Interi scaffali di farmacia o di profumeria sono oggi appesantiti da centinaia di etichette, boccette, tubetti, vasetti, ognuno ben pubblicizzato, pronto a promettere, con stentorea sicurezza, la scomparsa di rughe, di occhiaie, di macchie o di qualunque altro processo di invecchiamento o patologico ipotizzabile. L’amplificazione dei bisogni indotta dagli strumenti pubblicitari, tra l’altro, è sfruttata dalle case farmaceutiche e cosmetiche con spregiudicata disinvoltura: la cura del bello, la promozione dell’apparire, la speculazione sulla vanità, l’incoraggiamento a spendere un’immagine sempre vincente, gradevole e irreprensibile hanno finito per essere leve con cui è la stessa industria di settore ad alimentare la domanda mediante un’offerta sempre più spinta e indifferenziata, perfino disorientante. Nemmeno l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato pare riuscire a disincentivare la portata decettiva della promessa di rimedi miracolosi. E il più delle volte i costi sono assolutamente sproporzionati rispetto alla qualità e alla valenza del prodotto. Non la reale efficacia è valutata dal consumatore, spesso ignaro e comunque privo di piena cognizione in materia, ma semplicemente l’idea che, attraverso il messaggio pubblicitario, è fatta filtrare circa appropriatezza ed efficacia di una certa crema (particolarmente suggestive sono, per esempio, le immagini di “consiglieri” in camice bianco). Un buon packaging, un messaggio pubblicitario azzeccato, una diffusione commerciale valorizzante, lo stesso costo sostenuto inducono a ritenere che, per ciò stesso, ci si trovi dinanzi a un buon prodotto. Ma, non di rado, l’equazione tra gli anzidetti fattori promozionali e la reale Anno XXI - marzo 2009 - n. 1

“Il tempo non perdona quello che abbiamo fatto senza di lui” (Francois Fayolle).

qualità del prodotto si rivela assolutamente fallace. La pelle è lo specchio del nostro stato di salute, oltre che il principale biglietto da visita del nostro aspetto esteriore, sicché possiamo coprirla nascondendola con make up e con prodotti di vario tipo, ma la comparsa di rughe, macchie e altri segni denotanti malessere fisico o anche semplici inestetismi inevitabilmente sarà leggibile a qualsiasi, pur distratto, osservatore. Per questo, dobbiamo trattarla bene, rispettandola e ricorrendo a prodotti appropriati e sicuri. Per comprendere l’importanza che nel ciclo vitale quotidiano svolge la pelle, è sufficiente soffermarsi in modo anche solo cursorio sulle funzioni da essa assolte, sulle quali non sempre riflettiamo o che, addirittura, molti ignorano completamente. Oltre a una funzione respiratoria, la pelle svolge una funzione secretiva e, molto importante, una funzione termoregolativa, cioè a dire orientata al controllo e al mantenimento della temperatura interna, attraverso fenomeni di vasodilatazione, perdita di sudore e Sali. Il nostro organismo è costituito per il 70% di acqua e se non fosse rivestito dall’involucro cutaneo quasi impermeabile la vita non sarebbe possibile. Una pelle ben idratata è dotata di uno stato corneo ricco di molecole polari che trattengono acqua e un’efficace interdizione contro l’evaporazione dei fluidi (funzione barriera) dovuta alla struttura a “muro cementato”. I mattoncini (corneociti) sono costituiti da ammassi di cheratina compattati da filaggrina. I lipidi presenti sulla pelle sono una miscela di acidi grassi liberi, trigliceridi, colesterolo, acidi grassi essenziali (linoleico), squalene e ceramidi, il cui combinato disposto consente alla pelle di erigere una sorta di scudo protettivo che ne preserva consistenza, tono, elasticità. La cute produce autonomamente il mantello idro-lipidico composto da una fase acquosa e da una fase grassa attraverso le secrezioni sudorali e sebacee.


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Per la sopravvivenza dell’individuo, data la vitale importanza dell’acqua corporea, è fondamentale che il contenuto idrico sia mantenuto costante. La pelle è quindi importantissima, in quanto si oppone ad una eventuale eccessiva dispersione idrica nell’ambiente. Nonostante ciò, una discreta quantità di acqua corporea viene quotidianamente eliminata attraverso la cute. Tale fenomeno è chiamato traspirazione insensibile o perspiratio insensibilis, insensibile perché non ce ne rendiamo conto. Con il termine “perspiratio insensibilis” viene comunemente indicata la fisiologica perdita di acqua attraverso la cute o le vie respiratorie. La perdita idrica cutanea non va confusa con il sudore, poiché, mentre la perspiratio è un passaggio passivo, la sudorazione è una secrezione ghiandolare attiva, che richiede, cioè, una certa spesa energetica. Le perdite respiratorie sono invece legate all’abbondante contenuto in vapore acqueo dell’aria espirata. In condizioni basali, le perdite idriche legate alla perspiratio insensibilis ammontano a circa 700 ml al giorno. Anche se non ce ne rendiamo conto l’eliminazione di acqua è dunque consistente, un motivo in più per sottolineare, ancora una volta, l’importanza di un’adeguata assunzione di liquidi con la dieta. Bisogna inoltre considerare che tale perdita può aumentare, per esempio durante l’attività sportiva. Viene da sé che la maggiore idratazione della pelle avviene dalla conservazione dell’acqua interna e dall’introduzione del giusto quantitativo di acqua sia coi cibi che bevendo liquidi. Tra le prime abitudini sbagliate, “inconsapevoli” che usiamo per la cura della pelle, c’è l’eccessiva detersione. Paradossalmente più siamo “modernamente” puliti, più diventiamo attaccabili dalle malattie, e rendiamo inefficaci le cure. Non dobbiamo aggredirla con troppi prodotti, ma neppure trascurarla. La “fitocosmesi biologica moderna” nel trattare la pelle ipolipica si avvale di sostanze restitutive quali olii di origine vegetale ricchi di acidi grassi, di cere, in grado di aumentare la funzione di barriera. Ma non è tanto facile far penetrare delle sostanze cosmetiche, ciò lo si deduce dal fatto che la pelle è sì permeabile, ma solo ad alcune sostanze con determinate proprietà chimiche e strutturali. Infatti, le cellule epidermiche svolgono funzioni di secrezione e di protezione, ma non di assorbimento. Inoltre, tanto più lo strato corneo è spesso, maggiori sono le difficoltà nel passaggio. Ne deriva quindi che la penetrazione cutanea avviene unicamente per diffusione passiva, cioè molto lentamente e solo una piccola parte delle sostanze depositate sullo strato corneo riesce a penetrare nella cute vitale. La sostanza lipidica tra lo stato corneo blocca la diffusione dell’acqua, rendendo la pelle impermeabile all’acqua ed a molte sostanze (teoricamente terapeutiche). Gli olii essenziali, invece, sono molto penetranti, riescono ad arrivare addirittura al circolo ematico. Il collagene, elastina, acido ialuronico, chitosani, per il loro elevato peso molecolare, non superano lo strato corneo, svolgono quindi azione idratante ma soprattutto filmogena.

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Gli olii minerali come vaselina e la paraffina (contenuta nei rossetti) non hanno alcun potere di penetrazione. Gli olii animali e vegetali invece possono penetrare più facilmente negli spazi intercorneocitari svolgendo anche azione restitutiva. Ci sono infine sostanze chiamate attivatrici d’assorbimento. Esse hanno la caratteristica di facilitare la penetrazione di alcune sostanze funzionali quali l’escina e la caffeina. Tra gli attivatori troviamo il limonene, che agisce a livello dei lipidi presenti negli spazi intercellulari della strato corneo. L’acido glicolico funziona come vettore, infatti, grazie al suo basso peso molecolare è in grado di diffondersi molto velocemente attraverso l’epidermide portando con se i principi attivi delle creme. Questo andrebbe usato con parsimonia e cautela perché oltre al risaputo arrossamento unito alla irritazione della pelle, un suo abuso condurrebbe ad una ipercheratosi reattiva.

Analizziamo in dettaglio tutta la gamma di prodotti che ci spalmiamo attingendoli dagli scaffali delle nostre profumerie . Prendiamo il caso del “miracoloso” silicone, che ha ultimamente invaso creme, sieri, shampoo, balsami di ogni sorta. Questo elemento, che – strano ma vero – non è diverso dal “silicone sigillante” che si compra dal ferramenta, dovrebbe essere (quasi) sempre evitato, nonostante renda le creme morbide e piacevoli al tatto; facendoci così credere che la crema “faccia effetto” e che, per così dire, “mantenga le promesse”. In realtà, non è assolutamente così! A essere liscia, morbida e tirata, infatti, non è la pelle, ma... la pellicola di silicone stesa sopra, un film plastico che riveste tutta l’epidermide dov’è spalmato. A lungo andare (dopo qualche settimana) la pelle, non potendo respirare, diventa secca, asfittica, squamosa e piena di punti neri. Insomma, reagisce al fatto di essere giorno e notte rivestita di “domopak”! Anno XXI - marzo 2009 - n. 1


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Come maggior organo per l’espulsione, è vitale che la pelle sia, invece, libera di liberare le tossine. Ma il silicone impedisce questo processo, permettendo alle tossine di accumularsi, così da provocare acne e altre patologie cutanee. Rallentando le funzioni della pelle e il normale sviluppo delle cellule, si ottiene un suo prematuro invecchiamento. I produttori, naturalmente, non pubblicizzano il loro segreto. Anzi, decantano i principii attivi contenuti nella crema: vitamine, Q10, ceramidi, antiossidanti, olii pregiati o qualsiasi altra cosa. La verità è che gli attivi sono presenti in percentuali infime disciolte in una base completamente sintetica, che ne annulla ogni effetto o addirittura li degrada. Al di là dell’esempio specifico del silicone, può forse essere utile tracciare un breve vademecum per evitare le sostanze più “finte” nelle nostre creme, che si proverà di seguito a indicare senza alcuna pretesa di esaustività. Ci si spalmerebbe sulla pelle e sui capelli olio per freni, sgrassatori per motori o antigelo per radiatori? Ebbene molti di questi ingredienti potenzialmente dannosi si trovano in molti prodotti di ogni giorno per la cura della persona. Per capire tutto ciò è importante saper leggere l’INCI (Interational Nomenclature of Cosmetic Ingredients) ovvero l’etichetta degli ingredienti. Vi sono, infatti, elencati i componenti del prodotto in ordine di quantità: per primi quelli in dose maggiore, via via poi quelli in dosi minori (1%, 0,1% ecc.). Non bisogna mai commettere l’errore di ritenere che se un ingrediente è autorizzato, sia automaticamente innocuo o efficace: esistono rischi di allergia, di accumulo, di comedogenicità, persino studi scientifici che legano alcuni ingredienti a tumori o inquinamento di fiumi e ambiente. Sarebbero circa 175 le diverse sostanze chimiche che ogni persona giornalmente si “spalma” sulla propria pelle, quando pensa di farsi bella. L’industria cosmetica, infatti, utilizza circa 13.000 sostanze di sintesi e di emisintesi nei propri prodotti. La cosa che non si sa è che la gran parte di queste non sono state sufficientemente studiate sotto il profilo della tossicità. Tra le sostanze potenzialmente pericolose, si sono i famosi parabeni, utilizzati come conservanti. Sono presenti come metyl-, ethyl-, butyl-, propyl- paraben e sono seriamente sospettati di essere cancerogeni. Lo sarebbero soprattutto quando vengono applicati sulla pelle. L’assorbimento cutaneo, infatti, trasformerebbe queste molecole in una forma attiva. Nel 2004, l’oncologa Dott.ssa Philipa Darbre, dell’Università di Reading (Edimburgo) ha trovato i parabeni in tutti i campioni di tessuto cancerogeno mammario da lei analizzati. I parabeni fanno parte di un vasto gruppo di sostanze chimiche denominate xenoestrogeni o Dr.ssa Philipa Darbre Anno XXI - marzo 2009 - n. 1

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“disruttori ormonali”, sostanze estranee all’organismo capaci di imitare gli estrogeni, che sono potenti stimolanti della crescita e della trasformazione maligna delle cellule mammarie. Altri ingredienti indicati come dannosi alla salute, sono contenuti in molti prodotti per la cura della persona e della pelle. Anche in prodotti di marche molto costose. Il loro nome viene indicato senza traduzione, così come è scritto sulle etichette: Alcohol (Isopropyl): come solvente e denaturante, l’alcohol si trova nelle tinture leggere per capelli, creme per le mani, dopobarba, detergenti per volto, profumi e molti altri cosmetici. E’ una sostanza derivata del petrolio ed è usata anche come antigelo e come solvente. DEA (diethanolamine), MEA (monoethanolamine) e TEA (triethanofamine). DEA e MEA sono di solito elencate sulle etichette assieme al composto neutralizzato, così cerca nomi come Cocamide DEA o MEA, Lauramide DEA e così via. Sono composti chimici conosciuti per formare nitrati e nitrosamine (agenti riconosciuti come causa-cancro). Dimethicone o Cyclomethicone o Siloxane e altri ingredienti che finiscono in “one” nei primi cinque o sei posti, sono tutti siliconici (dei cui effetti si è parlato sopra). Profumi: molti deodoranti, shampoo, creme solari, creme per la pelle e il corpo, prodotti per bambini contengono profumi. Molti dei componenti dei profumi sono cancerogeni o altrimenti tossici. La voce profumi in un’etichetta può indicare la presenza fino a 4000 diverse sostanze. Osservazioni cliniche hanno dimostrato che l’esposizione a certe fragranze può avere effetti sul sistema nervoso centrale, causando depressione, iperattività, irritabilità e altri cambiamenti del comportamento. Mineral oil: usato in molti prodotti per la cura personale, l’olio per bambini è 100% mineral oil, questo ingrediente riveste la pelle come una pellicola di plastica, disgregando la barriera naturale della pelle ed impedendo la sua capacità di respirare ed assorbire l’umidità e i nutrienti. Polyethylene Glycol (PEG): è usato negli smacchiatori per sciogliere olio e grasso. Un numero dopo PEG indica il suo peso molecolare, che influenza le sue caratteristiche. Vista la sua efficacia, è utilizzato nei pulitori caustici (spray) per forno, così come lo troviamo in molti prodotti per la detersione personale. Non è solo potenzialmente cancerogeno, ma contribuisce allo smantellamento della capacità della pelle di assorbire l’umidità e i nutrienti, lasciando il sistema immunitario vulnerabile. Propylene Glycol (PG): come tensioattivo o agente imbibente e solvente, è in effetti l’ingrediente attivo negli antigelo. Non c’è differenza fra quello usato nell’industria e quello nei prodotti per la cura della persona. L’industria lo utilizza per scomporre le proteine e la struttura cellulare. Lo possiamo trovare in molti prodotti per make-up, per capelli, lozioni, dopobarba. Le avvertenze per l’uso del prodotto sono quelle di evitare il contatto


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con gli occhi perchè il PG porta conseguenze tipo anormalità al cervello, al fegato e reni. La formaldeide è stato dichiarato uno dei più pericolosi fra tutti gli ingredienti dei prodotti per la cura della persona. Penetrando attraverso la pelle manterrà dei livelli residui nel cuore, fegato, polmoni e cervello. Urea (Imidazolidinyl) e DMDM Hydantoin: sono due dei molti conservanti che rilasciano formaldeide. La formaldeide è un potente battericida; le soluzioni acquose di formaldeide trovano largo impiego come disinfettanti per uso domestico, e nella produzione di tessuti a livello industriale viene utilizzata come battericida. Secondo la Mayo Clinic, la formaldeide può irritare l’apparato respiratorio, causare reazioni alla pelle e innescare palpitazioni cardiache. Inoltre può causare dolori articolari, allergie, depressione, emicranie, dolori al petto, infezioni agli orecchi, fatica cronica, capogiri, perdita di sonno, asma, può aggravare la tosse e raffreddori. Altro possibile effetto della formaldeide è l’indebolimento del sistema immunitario e il cancro. Ingredienti che rilasciano formaldeide sono molto comuni in quasi tutte le marche di prodotti per la pelle, il corpo e i capelli, antitraspiranti e lacca per unghie.

Bisogna soffermarci, infine, su sei componenti presenti in tantissimi prodotti di bellezza: 1) Sodium Laureth Sulfate = SLES. Laurisolfato di Sodio. Tensioattivo artificiale a basso costo. Un documento ufficiale del CDC, il Centro per il Controllo e la Prevenzione degli Stati Uniti, elenca il Sodium Lauryl Sulfate come una sostanza in grado di inibire il DNA nel fegato dei ratti, dei porcellini d’india e a concentrazioni di 100mg/L, nei linfociti umani. Diventa molto tossico e cancerogeno in combinazione con Trietanolamina, Cocoyl Sarcosine. 2) Lauramidopropyl Betaine = Tensioattivo tossico nei ratti a concentrazioni di 5g/Kg. 3) TEA Cocoyl Glutamate = Appartiene al gruppo delle

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Trietanolamine: effetto tossico e cancerogeno, specialmente in congiunzione con gli SLES. 4) Cetyl triethylmonium Dimethicone Peg-8 Succinate = Normalmente vietato nell’uso cosmetico, da non usarsi in presenza di ferite, tossico per gli organi sensoriali. 5) Hexylene Glycol = Normalmente si usa nel liquido per i freni!!! Sospettato di tossicità per: sistema Immunitario, sistema nervoso, pelle e sistema respiratorio. 6) Phenoxyethanol = fenossietanolo. Un fissatore molto dannoso. Altamente irritante per gli occhi. Può causare difetti riproduttivi. Da queste informazioni, c’è poco da meravigliarsi se il cancro e altre gravi malattie sono in aumento. Tutte queste sostanze chimiche dannose che troviamo nei prodotti di ogni giorno, assieme all’inquinamento dell’ aria e dell’acqua, hanno creato un ambiente che non è più favorevole. The National Environmental Research Institute of Denmark conferma che più di 1.000 nuove sostanze chimiche sono prodotte ogni anno. Più di 300 sostanze chimiche di sintesi sono state trovate nei tessuti e nelle secrezioni umane, incluso il latte materno. È stato stimato che 400 milioni di tonnellate di sostanze chimiche di sintesi sono prodotte ogni anno a livello mondiale. Le sostanze chimiche di sintesi e non, applicate sulla pelle, specie se lipofile, possono penetrare attraverso di essa in varia percentuale in relazione alla composizione chimica, peso e grandezza molecolare e, attraverso il microcircolo e il sistema linfatico, entrare all`interno del corpo. Parabeni (di cui si è parlato sopra) sono stati trovati nei tessuti mammari, Triclosano (la cui struttura è simile a quella della diossina, ed è forse questo fatto ad aver stimolato i primi studi sulla sua potenziale tossicità) nel latte materno, tracce di talco in cancro alle ovaie. “Le donne potrebbero mettere a rischio la salute dei loro piccoli ancora non nati, usando cosmetici e profumi...Molti dei prodotti che si usano in gravidanza contengono un gruppo di sostanze chimiche che si pensa possano interferire con il sistema riproduttivo. Tali sostanze conosciute come ftalati sono state trovate nei make-up, profumi, shampoos, deodoranti, prodotti solari per donne gravide. Gli ftalati sono oggetto di controversia dal 2003; alcuni studi sembrano mostrare che siano in grado di produrre effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, causando una femminilizzazione dei neonati maschi e disturbi nello sviluppo dei genitali e nella maturazione dei testicoli, inoltre danneggiando fegato e reni. Il “Primum non nocere” ippocratico è uno dei principi che si insegna per primo nelle facoltà di medicina, soprattutto in relazione alla iatrogenesi, ciò significa che, nella scelta di una terapia, bisogna innanzitutto non arrecare danno al paziente e per questo, tra i trattamenti possibili, va sempre privilegiato quello che ha meno controindicazioni. È chiaro che esso sia un brocardo applicabile quotidianaAnno XXI - marzo 2009 - n. 1


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mente in ogni circostanza di vita, anche quella dell’igiene e della cura del corpo. Bisognerebbe avere chiaro che non c’è “una medicina specifica” che guarisce un corpo che si ammala, ma è sempre “l’organismo nella sua unicità” che opportunamente nutrito e stimolato, sia sul piano organico sia su quello mentale-spirituale, ritrova da sé la strada del riequilibrio psico-fisico. Talvolta ciò può avvenire con l’ausilio di un farmaco o di rimedio; molto spesso guariamo nonostante il farmaco. Una delle minacce più importanti che ostacola tale processo di guarigione è rappresentata dalle innumerevoli tossine accumulate nel corpo, derivanti dalle sostanze dannose presenti nell’ambiente in cui viviamo. La parola “tossina” deriva dal greco “toksikon” e che era il veleno per le frecce che usavano gli antichi guerrieri. La pericolosità delle tossine ambientali-alimentaricosmetiche non è tanto nel danno acuto, in genere facilmente riconoscibile e risolvibile, ma quanto nell’eventualità di danni a lungo termine all’organismo. Un organismo sottoposto ad una esposizione continuata nel tempo a tossine può subire come effetto: rischi di cancro, disfunzioni immunitarie e disturbi cronici. A questo punto però il rapporto causa/effetto con le tossine non è più facilmente risolvibile, né è stato adeguatamente studiato. A volte basta fare un semplice gesto di “omissione”, non assumere “quell’integratore”, non ingurgitare “quel farmaco” inutile, non ingerire “quella sostanza chimica”, non mettere “quella crema”, per procurare una “apparente miracolosa” ma in effetti una naturale guarigione. Quanti eczemi si risolvono semplicemente togliendo una “cremina idratante”!! Anche nel mio campo della nutrizione, quanti dimagrimenti ho procurato soltanto avendo cura di correggere l’alimentazione omettendo dalle abitudini una serie di composti raffinati e di sintesi. Similmente ai cosmetici, tutte le trasformazioni chimiche applicate agli alimenti modificano il metabolismo globale e lo spinge verso il sovrappeso cronico. A volte un dimagramento si avvia solo grazie alla rieducazione dell’equilibrio alimentare che agisce a livello digestivo, cerebrale e adiposo. In effetti, nessun “farmaco o rimedio” agisce efficacemente se non si modificano tutte le abitudini sbagliate (abusi alimentari, sedentarietà, assunzione eccessiva di farmaci e sostanze chimiche (di cui i prodotti di bellezza son pieni). “Omettendo” l’uso di tali sostanze tossiche, il corpo si rimette a funzionare, meravigliosamente, al ritmo giusto. Tutto questo non ci deve mettere nel panico, visto che siamo bombardati da ogni dove da sostanze tossiche, ma ad aprire di più gli occhi, ad imparare a prendere delle misure protettive e scoraggiare i produttori. Impariamo a conoscere meglio noi stessi a partire dal nostro corpo, a conoscere le sue e nostre risorse così da aiutarlo a meglio difendersi. Questo non vuol dire che non ci ammaleremo Anno XXI - marzo 2009 - n. 1

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mai o che non moriremo mai, ma abbiamo la possibilità di sviluppare una consapevolezza e una responsabilità che cambierà il nostro rapporto con la vita. Risulta quindi di rilevante importanza leggere con attenzione tutte le etichette per comprendere la differenza tra - un “normale” prodotto pieno di acqua e sostanze chimiche; uno “biologico”, che ha in varia proporzione sostanze di “origine” naturale e sostanze chimiche; e, infine, quelli che hanno solo “alcuni” componenti biologici. Un cosmetico propriamente biologico dovrebbe “curare” la pelle con tutti i suoi componenti di olii, vitamine e antiossidanti. Molto importante è il vettore che veicola queste sostanze, che non può essere solo acqua o silicone. Gli olii e burri hanno sempre rappresentato una straordinaria fonte naturale per l’idratazione, il nutrimento e la protezione della pelle. L’applicazione di un buon olio sulla pelle crea già un primo effetto barriera, che impedisce l’evaporazione dell’acqua interna, e, contemporaneamente, interagendo con le sostanze oleose presenti sulla pelle, funge da “carrier”, ossia da trasportatore delle sostanze benefiche disciolte in essi. In definitiva, possiamo concludere che la pelle deve essere considerata come un organo vero e proprio e le sostanze cosmetiche applicate su di essa devono avere la sola funzione di detergerla naturalmente, nutrirla con sostanze di origine vegetale del tutto affini alle sue componenti idrolipidiche, aiutarla a disintossicarsi per svolgere in maniera ottimale le sue funzioni. Gli ingredienti devono essere e comportarsi come ‘cibo per la pelle’, da essa riconosciuti chimicamente (acidi grassi essenziali, vitamine liposolubili, clorofilla etc.) e vibratoriamente, da essa assorbiti con facilità sia a livello epidermico che, in parte, in quella generale, e metabolizzati per entrare poi a far parte della struttura biologica interna. Per questo è indispensabile che i componenti utilizzati abbiano una certificazione biologica, così come è importante che gli olii siano pressati a freddo per garantire la purezza, la massima qualità e un facile assorbimento, per il beneficio della nostra pelle e dell’organismo, certo, ma anche per il nostro pianeta e il nostro futuro. Il cammino verso un uso responsabile delle creme, cosmetiche e terapeutiche, è lungo e la battaglia è insidiosa e dall’esito incerto. Abbiamo davanti multinazionali potenti, in grado di manipolare le informazioni e di alterare l’acquisizione di una piena e completa consapevolezza su benefici, rischi e limiti di ciascun prodotto. Ma l’opera dei mezzi di informazione, l’espletamento deontologicamente corretto della professione medica e dell’attività commerciale dei prodotti e una più avvertita coscienza civica dei doveri verso sè stessi e la comunità sono strumenti di reazione altrettanto forti, in grado di penetrare nel tessuto sociale e di scavare nelle abitudini di consumo di ognuno di noi, imponendo una nuova etica nell’acquisto e nell’utilizzo dei prodotti di settore.


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Curiosità e domande sull’evoluzione della pelle nella specie umana Dr. Vincenzo Rocco Biologo

Pochi organi sono così poco oggetto di riflessione funzionale ed evoluzionistica come la pelle. In effetti la pelle a prima vista appare un semplice tessuto di rivestimento. Hahnemann le ha dato, probabilmente la migliore inquadratura funzionale fino ad oggi (1). A livello chimico e biochimico la struttura della pelle è fondamentalmente composta di acidi grassi essenziali, che ne costituiscono il layer lipidico, ceramidi e gruppi proteici, in cui la cheratina è uno dei più abbondanti. Incluse nell’epitelio, annessi (peli) e cellule specializzate (melanociti, macrofagi, etc), la pelle appare come una grande distesa cellulare con funzioni di scambio e di protezione (2). Una trattazione senz’altro più completa in questo numero è fatta dal dr. Melodia, dal dr. Spiezia e dal dr. Villano. Mi sembra interessante aggiungere, al quadro ben definito, già citato, una prospettiva evoluzionistica, per meglio capire questo organo così essenziale e così apparentemente “amorfo”, e per trarne suggerimenti Perché la nostra specie ha perso molti dei suoi peli di rivestimento? Nel mondo comune abbiamo la tendenza a pensare che il pelo degli animali abbia una necessaria funzione protettiva e di termoregolazione. Seguendo questo ragionamento dovremmo pensare che la coperta pilifera esistente fino alle scimmie e agli ominidi, avrebbe dovuto essere conservata anche nell’attuale livello di evoluzione di homo sapiens sapiens. Eppure, queste funzioni, così necessarie in tutti i mammiferi, e così antiche, sono quasi completamente scomparse nell’uomo. Perché? Cosa ha determinato la scomparsa quasi totale dei peli? La perdita di una importante funzione dovrebbe essere compensata da un vantaggio. Una prima ipotesi, che deriva dall’idea che i primi uomini fossero nati nella savana africana, suggerisce che perdere i peli per una specie che vive al “caldo” (la nostra specie è nata in Africa), avrebbe potuto portare un vantaggio. In realtà la specie umana ha successivamente migrato verso zone sempre più fredde e non verso zone calde, quindi, ad esempio la termoregolazione non sembra essere l’elemento determinante. Una ipotesi più recente, che deriva dal confronto dell’uomo con le specie di mammiferi che sono poco ricoperti di peli sulla pelle, come cetacei ippopotami ed elefanti, suggerisce che in realtà i primi uomini possano derivare da scimmie adattate al mezzo acquatico. Infatti i cetacei, delfini orche e balene, così come gli ippopotami e gli elefanti si sono adattati, o prediligono il mezzo acquatico

(3). Un secondo fatto significativo importante è che la maggior parte della superficie è composta di lipidi che sono molecole idrofobe e che fungono bene da elemento di protezione in ambiente acquatico. La domanda se l’è posta evidentemente per primo Charles Darwin, la cui ipotesi è legata alla preferenza sessuale (4). La sua idea è che il primo essere umano ad avere perso i peli, deve aver avuto una tale preferenza da parte dell’altro sesso, che la sua progenie deve aver “conquistato”, senza peli, il resto della popolazione umana! Da qui anche l’abitudine della nostra specie a depilarsi, per aumentare l’attrazione sessuale! Ma forse esistono anche altre spiegazioni. Ad esempio la presenza di peli potrebbe creare un’area in cui i parassiti si nascondono all’ispezione del nostro occhio. E’ noto a tutti che la maggior parte del tempo, le scimmie antropomorfe lo passano a cercare parassiti (e mangiarli!), scambiandosi così anche effusioni sessuali. La perdita di peli potrebbe essere stato un evento che avrebbe dato un enorme vantaggio selettivo, riducendo il tempo necessario a “spulciarsi” alla nostra specie, e garantendo più tempo per la ricerca del cibo ed altri scambi sociali. E l’abitudine alla depilazione nelle donne appare come un’ulteriore adattamento dovuto alla loro maggiore tendenza ad attirare zanzare ed altri tipi di insetti sulla pelle (5). L’implicazione funzionale di questo vantaggio immediato (far presto a trovare i possibili parassiti), è che la pelle, esponendosi direttamente all’atmosfera, diviene anche più soggetta a traumi fisici come ferite e lacerazioni. Da qui la necessità che la pelle sia una struttura senza interruzioni di continuità, e la necessità di mantenerla sempre “sana”. Da qui le abitudini delle popolazioni umane, dagli Inuiti agli attuali abitanti dell’Africa, a coprire la pelle con grassi e olii per proteggerla e nutrirla (gli acidi grassi sono costituenti strutturali della pelle). Hahnemann per primo ha compreso l’importanza essenziale delle alterazioni della pelle dovute ad infezione interna, cosa che chiamò “Psora” (1, 6). Perché la nostra pelle si desquama? La tendenza a rinnovarsi continuamente della pelle è una capacità acquisita da molto tempo. Anfibi e rettili usano mutare, ma anche lo strato corneo della pelle umana è soggetto a continuamente rinnovarsi. La desquamazione appare un fenomeno molto intenso quando la specie è giovane, poiché necessariamente legata alla crescita dell’organismo. Man mano che invecchiamo l’attività di

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desquamazione diminuisce progressivamente per un rallentato ricambio cellulare (che è anche una salvezza perché la riduzione della moltiplicazione cellulare diminuisce anche il rischio di mutazioni della pelle). Ma la desquamazione è anche un risultato della funzione protettiva della pelle. Polvere, particelle inquinanti, sostanze chimiche sono trattenute in gran parte dallo strato corneo che protegge gli strati attivi, ampiamente irrorati, gli strati sottostanti della cute. Con il tempo, man mano che lo strato corneo viene progressivamente coperto dalle sostanze esterne, la pelle riduce la propria abilità sensoriale, e dunque la desquamazione permette di esporre nuovamente i sensori della pelle all’ambiente esterno. Oggi, con l’enorme aumento degli inquinanti, la pelle diventa sempre più un organo da proteggere, perché, specialmente in città, è continuamente sottoposta a particolato inesistente anche solo 200 anni fa. Sul piano strettamente evoluzionistico, l’adattamento allo smog probabilmente sarà molto complesso, o perlomeno prevedibilmente molto lungo. Le specie molecolari, gli inquinanti, che oggi si depositano sullo strato corneo, esistono da pochissimo tempo, e quindi la pelle – così come il resto del nostro organismo - non si è adattata a queste nuove sostanze, e probabilmente avrà molta difficoltà ad adattarsi nel breve periodo. E’ da tener presente che, dimostrato nel topo, probabilmente anche nella specie umana, nelle aree di maggiore irrorazione sanguigna della pelle, ci sono sensori dell’ossigeno in grado di modulare la pressione vascolare e stimolare l’eritropoiesi in caso di ipossia (7). E’ possibile che le variazioni di pressione atmosferica siano anche esse

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monitorate sulla pelle, aggiungendo elementi esplicativi della profonda integrazione tra pelle e sistema nervoso. Per tali ragioni, io credo che sia necessario acquisire la consapevolezza che sia assolutamente necessario tenere pulita la pelle e garantirne il ricambio, ma d’altronde è essenziale non strafare nello stimolare troppo frequentemente il ricambio. Il numero medio di duplicazioni cellulari nell’uomo è di circa 60/cellula, e provvedere a eliminare lo strato esterno attraverso frequenti “peelings”, oltre a traumatizzare la pelle e a diminuire l’effetto barriera contro gli inquinanti, potrebbe ridurre la sopravvivenza dell’individuo. Perché la nostra pelle è così delicata? Certo è particolare della specie umana di avere una pelle così delicata in relazione ai nostri più prossimi parenti, i primati, che anch’essi in rapporto ad altre specie posseggono una pelle piuttosto delicata. E’ possibile - ma qui siamo nel mondo della supposizione - che l’acquisizione dell’andatura bipede, sia in qualche modo legata a questa caratteristica? Non avendo di fatto una vicinanza stretta con la terra, probabilmente non c’è stata più necessità di provvedere ad uno spesso strato corneo. Tale vantaggio, una pelle più leggera e più elastica, e, nel caso della specie umana certamente più sexy, ha però comportato una maggiore fragilità intrinseca, di fatto bilanciata dal maggiore “fascino” di questa nuova struttura. Ma ancora una volta la cura per la pelle ha una profonda motivazione nella consapevolezza innata che abbiamo come specie, che la pelle deve essere protetta, nutrita e mantenuta integra nella sua continuità.

F. S. Hahnemann. Organon dell’arte del guarire. CeMON ed., 2006 Proksch E, Brandner JM, Jensen JM. The skin: an indispensable barrier. Exp Dermatol. 2008 Dec;17(12):1063-72 Sharon Moalem and Jonathan Prince. Survival of the Sickest: A Medical Maverick Discovers Why We Need Disease. Harper, 2007 C. Darwin. L’ origine dell’uomo e la selezione sessuale. Newton Compton, 2007 Noel T. Boaz. Evolving Health: The Origins of Illness and How the Modern World is Making Us Sick. Wiley ed., 2002 F. S. Hahnemann. Le Malattie Croniche. CeMON ed 2008 Boutin et al. Epidermal sensing of oxygen is essential for systemic hypoxic response. Cell. 2008 Apr 18;133(2):223-34.

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Una Cosm-etica vista da un sociologo Dr. Rinaldo Octavio Vargas Sociologo, Premio Nazionale di Poesia “L’Autore”, Firenze Libri, 2003

Excursus L’intenzione non è quella della trattazione scientifica né tecnico-merceologica del tema di una fattibile cosm-etica ma quella di esprimere una visione che riunisce imprenditori, investimento, modi in cui fluisce lo spettacolo dell’informazione, e si fissa l’agenda dell’immaginario collettivo e l’impegno nei cambiamenti nelle modalità con cui nelle società si costruiscono nuovi sensi, in questo caso attorno alla cosmetica, senza però fare una trattazione di ogni aspetto. Vi è un assunto all’origine che condiziona la delucidazione di qualsiasi tema: il soggetto - di cui l’esposizione è un attributo. Il primo assunto, dunque, è il relatore, generatore di ogni apertura o intesa, come di qualsiasi disaccordo. La comunicazione, infatti, è un processo che va oltre le tecniche del convincimento. La comunicazione è comunione di ciò che si condivide, unione attorno ad una ragione, una ratio, una proporzione. La qualità della comunicazione inerente ad un argomento è perfezionabile dalle tecniche utilizzate, ma se l’interlocutore non condivide la ragione di cui il relatore si fa portatore, rimane improbabile che l’interlocutore comprenda, prenda con sé, il messaggio. Il relatore di un tema è il primo portatore di interessi, di consapevolezza e anche di inconsapevolezza. Il relatore costituisce il primo limite dell’esposizione e corre il rischio di essere indotto nella tentazione di scambiare le sue parole per verità condivisa e/o condivisibile da tutti, dimenticando la regola relativa alla verità: la verità - o condivisione di una proposizione – si fonda su una convenzione. Platone, infatti, ha insegnato agli occidentali che la ragione costituisce una tecnica di contenimento, un impianto di regole necessario per arginare la follia in cui abitiamo e per produrre un discorso, che possa essere messo in comune. Da questo punto di vista la comunicazione costruisce una delimitazione di interessi comuni e di una comprensione di ciò che non si condivide. La ragione, invero, è una forma di vita in grado di permettere una convivenza, ma come accade che non tutti condividano una stessa ragione, vi sono molteplici forme di coesistenza e di incompatibilità. Da questo excursus si desume che in questa digressione circa una cosm-etica non si tratta di verità, intesa come nelle società di regime, ma di regole, di convenzioni. Innanzitutto si esprime un soggetto che narra la sua visione circa ciò che potrebbe essere una cosm-etica, declinando ogni definizione predicativa.

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La questione e la mia visione: cosm-etica come prodotto e come la minima maschera Prima delle norme relative al controllo qualità, riguardanti piuttosto regole di processo, ogni prodotto è espressione dell’identità delle persone coinvolte nella filiera di attività che porta dall’idea di produrlo alla sua immissione nel mercato. Questa qualità inerente il lato umano e culturale della transazione, di solito, viene esaminata poco. Infatti, se essa viene illuminata, si rischia che si svelino degli inconvenienti. Farsi conoscere per nome e cognome nel mercato è un’arma a doppio taglio. La denominazione “ragione sociale” forse ne documenta questo atteggiamento. I marchi tendono a separarsi dai cognomi. I prodotti nei mercati, di solito, sono presenti come predicati. Siamo in un mercato dove il consumo è indirizzato facendo, preferibilmente, leva sui desideri indotti. Un mercato saturo, dove le “reali necessità” sono tecnicamente rimosse - mercato dove soltanto un’intellighenzia è in grado di ipotizzare che i bisogni sostanziali rimossi possono ritornare sotto forma di depressioni e di altri fenomeni morbosi. Siamo sostanzialmente un mercato dello sfruttamento della seduzione. Il mercato della cosmetica fa uso di questa alienazione, quasi che non si possa avvicinare la questione dei prodotti per la cura della pelle senza farne uso. E se il tentativo dell’offerente, invece di puntare verso una transazione razionale, è quello dell’assoggettamento dell’acquirente, tale dominio, secondo l’ipotesi di una certa classe intellettuale, comporta privare il “cliente” dal suo rapporto con se stesso. Buona parte della cosmetica sul mercato viene abbrutita per via di queste pratiche di agenzia. A buona parte della cosmetica in mercato, appunto, viene attribuita la funzione della maschera. Utilizzare però la maschera fuori dalla scena priva l’attore di tornare a sé. I rapporti vissuti sotto il velo della maschera sono relazioni chimeriche e lasciano nella persona, a quanto risulta a diverse scuole analitiche, un senso di vuoto. Tutto ciò riguarda il discorso della cosmetica ma nel mondo ad informazione limitata e dello spettacolo dell’informazione parlare di ciò che le convenzioni della seduzione occulterebbero risulta sconveniente. Una cosa è documentabile: L’utilizzo della seduzione permette l’assedio della razionalità, prima difesa umana e, conseguentemente, prima resistenza ad essere abbattuta da proposte senza scrupoli. Il consumo consapevole, come la cura consapevole, è un atto difficile. Comporta avere a disposizione informazione razionale intenta a liberare l’acquirente e non ad avvol-


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gerlo nella seduzione. Implica anche la capacità dell’acquirente di riconoscere le proprie sostanziali necessità, di rieducare il suo senso di sé, della estetica e delle relazioni con gli altri. L’esistenza di queste condizioni comporterebbe però un passo più radicale dell’essere umano: l’accettazione del rapporto con sé stesso, qualcosa che si dà per scontato ma che in realtà costituisce una fatica, come quella compiuta dal mitologico Ercole. La cosmetica ha infatti una funzione molto importante nelle culture per curare e conservare la salute della pelle e migliorare l’aspetto e l’odore delle persone. Nella cultura occidentale prevale oggi il suo utilizzo per simulare giovinezza ed eccitare la sessualità. Utilizzata in forme particolare di make-up, essa si avvicina alle maschera della ritualità religiosa della gestione del sacro o del nume, formando parte degli artifici per rapportarci con il tremendo che ci abita, come ci viene rappresentato nel teatro. In ogni caso, la cosmetica ha una funzione di mediazione tra sé e gli altri e con sé stessi. Essa ci assiste nell’affacciarci a noi stessi, nel presentare la propria esistenza ed angoscia nella scena della vita sia pubblica che privata. Questa sua funzione di maschera consente di avanzare svariate ipotesi in un continuum che va da considerare la cosmetica come artificio culturale che consente al singolo di accompagnarsi nell’elaborazione della propria personalità o vestepubblica, offrendogli quel velo necessario a proteggere le pieghe che egli sottrae alla condivisione con gli altri, a considerare la cosmetica lo strumento mediante il quale l’identità mortificata va protetta. Ugualmente, come nell’espletare la sua funzione estetica e/o di maschera, nel compiere l’atto di cura della pelle, la cosmetica percorre un continuum: da elemento innocuo e rigenerante, che accetta il passo del tempo, a elemento nocivo ma che trattiene i segni del tempo e del vivere, cancellando ogni testimonianza di sé scrittasi sulla propria pelle e depositatasi nel proprio odore. Con questi paragrafi di qualificazione intendo dare una collocazione ad una possibile cosm-etica, lasciando ad altri esperti i loro commenti circa le qualità che una tale cosm-etica possa vantare, quali, prodotto biologico a consistenza naturale al 100%, implementazione di processi di lavorazione eco-sostenibili, nobiltà della missione del soggetto produttore e quanto costituisce il suo concetto. Alla mia prospettiva intellettuale importa invece la domanda: - chi può interessarsi ad una linea cosm-etica intesa come mediazione nell’affacciarci a noi stessi, nel presentare la propria esistenza ed angoscia nella scena della vita, sia pubblica che privata? Chi si interessa alla

Una Cosm-etica vista da un sociologo - Dr. Vargas

cura della pelle non come una cover ma come un organo sostanziale all’unità e totalità che siamo? Quali soggetti sociali e individuali serve un tale prodotto? Una cosm-etica comporta atteggiamenti, rapporti sociali che superano l’etica del consumo in termini di eco-sostenibilità, di non sfruttamento dell’ambiente, delle persone e degli animali e non si limita ad un gesto di auto-determinazione, declinabile in auto-trascuratezza estetica e/o cosmetica per coloro che rifiutano le convenzioni. Il suo stimatore sarà forse un integralista naturalista ma anche colui a cui è capitato di intrattenere rapporti con se stesso e preferisce risalire senza grosse difficoltà ai sentori della propria identità dermica, umorale, psicologica, culturale. Certamente, costituisce un supporto al terapeuta, un bene da offrire da parte del farmacista e anche un consiglio utile in tasca alle figure che oggi sostituiscono i preti nell’orientamento spirituale alle persone. Infatti, costituisce un ottimale strumento di auto-educazione e auto-osservazione per la sua qualità di maschera minima o quasi non-maschera. Una cosm-etica che si presenta in una datata scatola blu jazz, evocante una nostalgia del sé, richiede, per essere compresa, qualcosa in più di fissare l’attenzione su Good Manufacturing Practices, certificazioni, compatibilità con il trattamento omeopatico. Richiede andare oltre l’esaltazione delle sue virtù. Esige che gli elementi culturali che ostacolano la sua proposta etica ed estetica vengano affrontati. Una tale cosm-etica va cantata in maniera leggermente calante in modo che i fondamenti oggettivi e razionali che la costituiscono diventino nel tempo un’educazione, un’etica, un’estetica, una cura di sé. Solo allora i difetti che le convenzioni attribuiscono alla natura dei prodotti di una cosm-etica, potranno diventare i loro pregi. Fuori da questo riferimento sociologico, occuparsi di una cosm-etica prendendo a modello la narrazione dell’omologazione convenzionale, significa misconoscere le caratteristiche reali di ciò che dovrebbe essere etico riguardo tale prodotto. Una cosm-etica, in una datata scatola blu notte, probabilmente ci imbarazza. Forse ci evoca quell’appuntamento fecondantemente triste con noi stessi, con la nostra pelle e nudità al di qua delle nostre fantasie, quel contatto che ci suggerisce di accettarci come siamo. Forse perciò a quasi tutti sembra più facile esaltarne le virtù quasi miracolose, tornare a rincorrere le chimere, afferrarci ai giudizi delle convenzioni, ingannare l’etica e l’estetica inerenti a una cosm-etica, invece di spendere quel sforzo verso un passo essenziale dell’equilibrio: accettare il rapporto con se stessi. Anno XXI - marzo 2009 - n. 1


Una Cosm-etica vista da un sociologo - Dr. Vargas

Cosm-etica e civilizzazione In precedenza, quando tratto “La questione e la mia visione: una cosm-etica come prodotto e come maschera minima”, ho fatto uso dell’enunciato sociologico “ogni prodotto è una materializzazione di rapporti sociali”, postulando che ogni prodotto è espressione delle persone coinvolte nella filiera di attività che porta dall’idea di produrlo alla sua immissione nel mercato. Molte scuole di pensiero considerano il mercato come la ricerca del profitto. Il guadagno però non esaurisce tutto il fenomeno dell’economia né delle dichiarazioni di redditi di coloro che formano parte della filiera del prodotto. Togliendoci certi paraocchi si potrebbe sospettare che vi sia anche ben oltre dietro l’affanno degli imprenditori. Se si sopravvive per essere riconosciuti o se l’essere riconosciuti sia un’istanza della sopravvivenza, rimane una variabile che i filosofi dell’economia studiano da sempre. Negare questo eventuale insondabile sfondo comporta rinunciare a comprendere meglio il fenomeno del denaro, e di conseguenza, il fenomeno dei prodotti – e, ahimè, anche della salute e la malattia. Un tale disinteresse comporta un diniego di responsabilità risolto con un semplice 2 meno 2 fa zero. Comporta anche la rinuncia ad essere soggetto civilizzato e civilizzante. Il non vedere oltre, accomoda nella categoria “consumatore”. Si tratta di una situazione simile a quanto accade nel mondo della medicina, se non vi è un secondo pensiero più comprensivo del fenomeno morboso – si applicano i protocolli meno costosi. Non mi sono perso. Un cosm-etica, come tutti i prodotti giudicati dal punto di vista della formazione della coscienza cognitiva ed etica, rientrano o nella civiltà o nella barbarie, qualora si voglia fare una passeggiata nel mondo dei prodotti visti al di la della cosa o della reificazione, qualificando il loro contributo o meno all’evoluzione razionale dell’umanità. A me, in qualità di sociologo, non compete il giudizio né scientifico, quanto meno clinico di una cosm-etica. Parlo nell’ambito di quanto mi riguarda come sapere, lasciando da parte il fatto che da uomo razionale che si è trovato con l’offerta della cosmetica Inlight della CEMON Homeopathics, mi sia trovato soddisfatto con la MATERIA al di là della sua narrazione. Esula delle mie possibilità essere testimonial. Vanto soltanto un umile riconoscimento come poeta - senza interventi di raccomandazioni ma come barbaro dinnanzi ad una giuria di personalità della classe letteraria italiana. Lascio anche da parte interessarmi alla fenomenologia della filiera in termini “ontologici” perché, evidentemente, una tale operazione non riesce. Semmai mi sto cimentando in una sorta di metafisica sociologica di una possibile cosm-etica, sentendomi felice che mi si dia uno spa-

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zio in BIO per far conoscere il mio pensiero ai mediatori della classe medica di un tale concetto. Fuori dal contesto degli investimenti delle multinazionali, di una linea non convenzionale per la cura della pelle, praticamente “artigianale” o a dimensione d’uomo, voi, informatori scientifici, terapeuti e farmacisti, siete mediatori perché avete la facoltà di consigliare. Purtroppo opressi dai protocolli e, a volte, anche dai luoghi comuni, ci si limita a presentazioni, interpretazioni e consumi tautologici dei prodotti. Si trascurano domande del tipo: con la mia scelta, per chi voto, che tipo di economia sviluppo, che significati di civiltà o barbarie aggiungo nel consenso o nel conflitto sociale? La classe medica, di solito, pensa a se stessa in termini “scientifici”, dimenticando che scienza è un insieme di proposizioni esatte che danno conto dello svolgersi di un fenomeno come anticipato dalle ipotesi e che i dati sperimentali sono conferma dell’epistemologia dell’osservatore. L’imprenditore, dal canto suo, per primo, e nel suo affanno per la “qualità”, aliena altre possibilità di lettura del prodotto. Mi affligge la visione dei prodotti abbandonati sulla sponda della GMP o alla deriva dei prezzi. L’etica scappa alla predica. Essa nasce da un riconoscimento del fenomeno delle eccedenze e delle mancanze. L’etica costituisce una risposta razionale allo squilibrio che minaccerebbe la vita comune. La società dei consumi è società dei consumi a connotazione negativa perché ancora ho molto da imparare dalla fenomenologia dei prodotti e dalla filosofia postmoderna. Come sociologo e poeta riconosco la funzione della maschera nella civiltà e nella barbarie, essa sembra imprescindibile al compimento di ogni relazione umana. Riconosco che vivendo in società si forma parte anche di un cammino collettivo e che l’auto-determinazione appartiene all’umano. Se l’uomo è linguaggio e il linguaggio esprime valori, sia nell’auto-determinazione che nella convivenza, e se si è sani, si tende alla coerenza. “Il sociologo neutrale” è un’asserzione, come asserzioni sono: “medico scientifico”, “tecnico”, “medico non convenzionale”. Da uomo e cittadino, ringrazio la presenza nel mercato di una possibile cosm-etica, in quanto, pur pensata ancora piuttosto al femminile, fornendomi le prestazioni che i mie valori accettano nella cura della mia pelle, contribuisce a bilanciare l’odore della mia esistenza, offrendomi quella maschera sottile necessaria alla conservazione e alla convivenza civile demistificata con la quale posso garantirmi rapporti meno chimerici con gli altri e il ritorno alla mia Itaca, la mia identità. Ringrazio anche, nella sua declinazione Inlight, quel suo frammento di datato tempo blu jazz.


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