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www.riza.it MARZO 2020 n. 469 PERIODICO MENSILE ISSN 2499-0418 (ONLINE)

UN ITALIANO SU TRE NE SOFFRE OGNI GIORNO

VINCERE L’ANSIA LE REGOLE D’ORO

Ecco come uscirne senza psicofarmaci una volta per tutte FAI IL NOSTRO TEST E scopri il tuo livello di stress e di tensione

RITROVARE L’AUTOSTIMA Smetti di temere il giudizio degli altri e rinforzi subito la fiducia in te stesso

MEDICINA NATURALE Erbe, rimedi, essenze: tutto quello che serve per risollevare l’umore

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A cura dell’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica

Direttore responsabile: Raffaele Morelli Condirettori: Vittorio Caprioglio, Daniela Marafante, Piero Parietti Direttore generale: Liliana Tieger Redazione: Giorgio Barbetta (caporedattore) Grafica e impaginazione: Elisa De Gradi Progetto grafico: Roberta Marcante Comitato scientifico: Ervin Laszlo (presidente), Piero Parietti, Maria Ceriani, Emilio Minelli (direttori scientifici), Romeo Compostella, Maurizio Cusani, Pietro Fornari, Francesco Padrini, Maria Rita Parsi, Fiorenza Zanchi HANNO COLLABORATO Testi: M. Battistutta, P. Costanzo, P. Fornari, P. Lumia, C. Marazzina, M. Monciotti, M. Morelli, N. Morelli, T. Morelli, D. Mosca, P. Parietti, G. Ruatasio, K. Vignoli, M. Zanardi Immagini: A. Ruggieri, Adobe Stock, 123rf, Shutterstock Copertina: A. Ruggieri Direttore Pubblicità Doris Tieger Ufficio Pubblicità: Luisa Maruelli, Ugo Scarparo Responsabile amministrativo: Danila Pezzali Segreteria di Direzione: Daniela Tosarello Ufficio tecnico: Sara Dognini Ufficio abbonamenti: Maria Tondini, Clarissa Cazzato REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, SERVIZIO ABBONAMENTI E PUBBLICITÀ: via L. Anelli 1, 20122 Milano, tel. 02/5845961 (8 linee r.a.) - fax 02/58318162 Stampato in Italia da: Rotolito S.p.A. Stabilimento di Cernusco Sul Naviglio (MI) Distribuzione per l’Italia e per l'estero: SO.DI.P S.p.A., via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI) Una copia € 4,20, arretrati € 8,40. Abbonamento annuale (12 numeri): Italia: € 38,00. Paesi europei: € 122,00. Altri Paesi: € 164,00. Oceania: € 218,00. Versamenti da effettuare sul C.C.P. n. 25847203, intestato a Edizioni Riza S.p.A., via L. Anelli, 1 - 20122 Milano. Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 190 del 19-4-1980. ISSN 0394-9982 (PRINT) ISSN 2499-0418 (ONLINE)

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Associato a:

n. 469 MARZO 2020

diretta da Raffaele Morelli

SOMMARIO A tu per tu con Raffaele Morelli

L’Editoriale Morelli risponde

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Disagi interiori Disturbi psicosomatici Curarsi con i sogni Coppie e amori Raccontalo a Riza Il sé e le neuroscienze

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AUTOSTIMA Non vivi per compiacere gli altri!

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I NOSTRI FIGLI Adolescenti: sono allergici allo studio?

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PSICOSOMATICA Quando il corpo fatica a “starti dietro”

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COME SI SUPERA L’ANSIA

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Medicina naturale

Lettere & risposte Disturbi dell’umore Semi e germogli Cosmesi di primavera

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Le interviste impossibili

Carl Gustav Jung «La vita, un viaggio verso se stessi»

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Riza al tuo fianco

Il giornale delle

Soluzioni

Il tema del mese

Autoterapia

L’immagine terapeutica Impariamo dagli antichi Le tecniche dell’anima Colora il tuo mandala La riflessione del mese

100 104 106 108 110

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Riza al tuo fianco

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Il giornale delle soluzioni

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Il tema del mese

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La medicina naturale Marzo 2020

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IL GIORNALE DELLE SOLUZIONI

AUTOSTIMA

Non vivi per com Tutti desiderano essere ben visti e apprezzati. Ma se passi la vita a dire o a fare quello che pensi gli altri vogliano, metti a rischio il tuo equilibrio interiore. Come superare una grave insicurezza

IL BISOGNO DI APPROVAZIONE

Se la paura del giudizio ti impedisce di esporti

C

hi non vuole mai scontentare nessuno lo fa in automatico, senza rendersene conto. Oppure pensa che si tratti del modo migliore di relazionarsi. In pratica, per lui, “è così che si fa”. Ciò rende difficile il cambiamento che, tuttavia, a un certo punto si rende inevitabile a causa del fallimento dei rapporti o della frustrazione che procurano. Tra i motivi, il più frequente è la paura del conflitto: si teme di non reggere emotivamente il disaccordo a causa di una sorta di “allergia” alla tensione conflittuale, spesso per esperienze legate a situazioni familiari dell’infanzia e dell’adolescenza. Il secondo motivo è la paura del giudizio: si teme che l’altro ci giudichi inadeguati o inopportuni e anche questo appare come insostenibile. Nella prima parte della vita, evidentemente, si è creato un forte timore per le figure di autorità, che non dovevano essere contrariate altrimenti avrebbero reagito in modo abnorme. Il terzo motivo è narcisistico: si vuole “piacere il più possibile”, essere “quelli buoni”, perché questa strategia crea accettazione e benevolenza da parte delle figure di riferimento. Il problema è che, per la vita adulta, tutto queste dinamiche sono assolutamente inadeguate.

S

i parla tanto della necessità di vivere in modo autentico, di esprimere se stessi, di affermare ciò che veramente abbiamo dentro. Un tema che trovò un suo fervido sostenitore nel famoso psicanalista Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica, il quale sosteneva che ognuno di noi tende a compiere un “processo di individuazione” e punta a vivere in modo sempre più libero e immediato, senza paura del giudizio e delle circostanze. All’incirca negli stessi anni del secolo scorso lo psicologo Carl Rogers, fondatore del counseling, coniò il termine “autorealizzazione”, per indicare la pulsione per la quale ogni creatura vivente spontaneamente tende a realizzare con pienezza la propria vera natura. Ciò nonostante, però, ci sono tanti casi in cui la realizzazione è ben lungi dal compiersi. Anzi, le cose vanno proprio all’opposto. È quel che succede, ad esempio, quando un pericoloso atteggiamento comunicativo sale in primo piano: la compiacenza.

Occultare tutto Sono tante le persone che fanno di questa “strategia” relazionale il loro modo principale di entrare in rapporto con gli altri, in tutti o quasi i settori della vita sociale, da quello sentimentale a quello lavorativo, dai rapporti importanti a quelli occasionali e meno significativi. Compiacere consiste nel fare tutto il possibile per non contrariare l’interlocutore, al fine di averne indietro un qualche vantaggio. Per fare ciò, chi compiace deve innanzitutto mettere da parte se stesso: le proprie idee, i propri desideri, le proprie esigenze, così da evitare qualsiasi possibilità di conflitto, di disaccordo o di attrito, anche soltanto temuto C O N T I N U A A PA G . 3 0

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piacere gli altri! QUANDO SCATTA IL DESIDERIO DI PIACERE A TUTTI

Chi è troppo accondiscendente finisce per sfogarsi su un capro espiatorio

U

n aspetto curioso dell’atteggiamento di chi tende sempre a compiacere è che non viene messo in atto con tutti. Spesso c’è un ambito che, attraverso la dinamica psicologica del capro espiatorio, paga il prezzo della compiacenza e si vede rovesciare addosso, per intero, il lato Ombra di quella persona, che tutti gli altri non vedono. In molti casi si tratta del partner e dei genitori (almeno uno dei due). Nel caso del partner la dinamica è la seguente: la persona, anche da adulta, ha un timore enorme dell’autorità dei genitori, i quali influenzano pesantemente la sua vita con critiche e ingerenze. Essa però non riesce a

opporsi a tutto questo, sopporta l’incredibile sia dai genitori stessi sia da figure lavorative o amicali anche molto ostili, e si carica di continuo di una rabbia che, spesso, scarica sul partner che, non a caso, è stato scelto per la sua capacità di comprensione, ma anche per la sua insicurezza, che gli fa accettare l’ingiusta situazione. Nel caso dei genitori la dinamica prevede che la persona sia ancora psicologicamente molto “figlia” e poco adulta e affronti la realtà come un adolescente che teme i giudizi di tutti, scaricando poi la frustrazione trattando male mamma e papà, che cercano amorevolmente di sostenerlo.

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IL GIORNALE DELLE SOLUZIONI

I NOSTRI FIGLI

Adolescenti: sono allergici allo studio?

È sempre stato raro un adolescente felice di applicarsi sui libri. Ma oggi la dimensione del fenomeno è tale da sembrare agli studiosi una vera e propria allergia. Scopriamo perché e cosa fare

G

enitori sull’orlo di una crisi di nervi. È così che potremmo definire la situazione in cui si trovano tante madri e tanti padri relativamente al percorso scolastico dei propri figli. Sembra quasi, infatti, che un’epidemia abbia colpito l’attuale generazione di adolescenti, molti dei quali hanno sviluppato nei confronti dello studio un atteggiamento di assoluta avversione, associato a una notevolissima difficoltà ad applicarsi anche di fronte a richieste minimali. Non stiamo parlando di tutti, ovviamente, ma il fenomeno davvero si sta diffondendo sempre più, come dimostrato - anche - dal numero sempre crescente di genitori che, esasperati, si rivolgono a psicologi dell’età evolutiva per capire come aiutare i figli a sbloccarsi. Ma non sono solo esasperati: sono stupefatti, disorientati, allibiti, sia perché non capiscono come sia possibile che i figli abbiamo così velocemente sviluppato questo atteggiamento misto di repulsione/indifferenza per lo studio, sia perché non sanno più cosa fare e cosa dire a ragazzi che

sembrano non preoccuparsi minimamente ed anzi reagiscono in malo modo a chi cerca anche solo di capire cosa gli accada.

Telefoni senza controllo Fermo restando che

non c’è mai stata una generazione di adolescenti che abbia sprizzato voglia di studiare, cosa è cambiato rispetto al passato, cioè fino a dieci anni fa? Facile: lo smartphone. E lo smartphone non ha “aggiunto qualcosa”, ma ha “cambiato tutto”. Facciamoci caso: tanti ragazzi iniziano a studiare di meno alle medie, quando diversi genitori cedono e acquistano loro lo smartphone, e vanno in piena crisi quando, all’inizio delle superiori, ce l’hanno ormai tutti. La storia raccontata da molti genitori è questa: «Fino alle elementari andava tutto bene. Poi alle medie qualcosa era cominciato a cambiare, ma, tutto sommato, ancora si stava a galla. Ma dall’inizio delle superiori basta: nostro figlio non studia più, fa veramente pochissimo, e lo fa di malavoglia. Ma se gli dice qualcosa si arrabbia, sbatte le porte, si C O N T I N U A A PA G . 3 4

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COME MIGLIORARE LA SITUAZIONE

Il genitore può puntare a essere un esempio di entusiasmo

N

on è la quantità del tempo che si passa coi figli a contare, si dice, ma la qualità. È vero. Tuttavia molti genitori la prendono così alla lettera da non accorgersi che, al di sotto di una certa quantità, anche la qualità diventa impossibile. Tra lavoro e impegni, in quel residuo di tempo che resta da condividere, è complicato far passare loro una cosa importantissima:

la passione per ciò che si fa. Quel che passa, spesso, è un gran senso del dovere e un notevole stress, che non possono essere di alcuna ispirazione, soprattutto oggi che i ragazzi hanno praticamente tutto già pronto e servito. Situazione che potrebbe sembrare un privilegio, ma che, in ultima istanza, è un danno, perché toglie loro il senso della conquista e della ricerca. E quindi passione ed entusiasmo. Il funzionalismo spegne l’anima e non dà l’esempio. Anzi, crea “allergia” al senso del dovere e, di conseguenza, allo studio. Molti genitori lavorano tantissimo per creare un futuro ai figli (casa, denaro, stabilità), ma se il presente non c’è i figli odieranno il futuro per il quale i genitori si stanno tanto affannando.

IL DIALOGO SERVE ANCORA

Creare relazione non vuol dire dare regole e istruzioni

S

e oggi si parla di dialogo coi figli si passa per vetusti e anacronistici. Il mito dell’autonomia precoce e lo spauracchio dei bamboccioni ancora in casa a 30 anni sono elementi che ostacolano un dialogo genitorifigli di cui invece c’è più che mai bisogno. Ma attenzione: parlare non è: «Mi raccomando studia; io e tua madre ci facciamo il mazzo, quindi devi fartelo anche tu». Questo non funzionerà mai. Parlare è aiutarli a farli sentire liberi e, al contempo, consapevoli della presenza dei genitori come supporto costante. Per un ragazzo avere considerazione dei genitori e averli come riferimento è qualcosa che tiene l’anima agganciata alla realtà e può dare senso all’impegno e alla fatica di un percorso di studio.

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IL TEMA DEL MESE

SUPERA L’ANSIA

E se l’ansia fosse

la parte più autentica di te? L’ANSIA NON È UNA MALATTIA, NON ARRIVA PER QUALCOSA CHE TI È SUCCESSO E NON È UN DIFETTO. È ENERGIA ALLO STATO PURO, VOGLIA DI NOVITÀ CHE LOTTA CONTRO LE TUE GABBIE MENTALI. PIÙ LA COMBATTI, PIÙ TI CONTROLLI E PIÙ LA ALIMENTI E LE IMPEDISCI DI SVOLGERE LA SUA FUNZIONE

D

a anni l’uso di psicofarmaci è in costante aumento. Solo nel 2017, secondo l’Agenzia italiana del farmaco, si è registrato un aumento nell’uso di ansiolitici dell’8% rispetto all’anno precedente. Gli italiani spendono circa 350 milioni di euro l’anno per questa classe di farmaci, un dato in crescita soprattutto tra gli under 35, sempre più colpiti da ansia e senso di isolamento. I dati del Censis parlano addirittura di un aumento del 23% dal 2105 al 2019. Secondo il Cnr, circa undici milioni di italiani tra i 15 e i 74 anni usano psicofarmaci almeno una volta nel corso dell’anno. I farmaci non risolvono Si possono dedurre da questi dati molte informazioni: si può sostenere che siamo sempre più ansiosi e stressati, e che i medici sono sempre più spinti a prescrivere psicofarmaci per qualsiasi sintomo, dall’insonnia a un tono dell’umore ritenuto troppo basso per gli standard della società moderna. Si può notare infine che il sollievo momentaneo procurato dagli psicofarmaci, non essendo una vera cura se non è affiancato da una psicoterapia, spinge chi li prova una volta

a tornare a usarli appena il sintomo si riaffaccia, in una spirale che aumenta il consumo, ma non cura affatto la malattia. Parafrasando il grande psicoanalista Hillman: siamo pieni di farmaci eppure il mondo sta sempre peggio. Qualcosa non quadra. La tendenza alla medicalizzazione di qualsiasi disagio, il miraggio infantile di una cura istantanea che estirpi il male senza dover fare nulla, senza dover mai “ascoltare se stessi”, la totale disattenzione agli elementi emotivi, relazionali e affettivi, sono altrettanti aspetti del problema. È proprio la disabitudine o il rifiuto di ascoltare se stessi che scatena l’ansia: come potrebbe lo stesso atteggiamento riuscire a curarla? Infatti non ci riesce. Non ci sono cause esterne L’ansia collettiva è un fenomeno dell’era moderna: non che prima non esistessero le paure: il mondo doveva affrontare sfide enormi, le condizioni di vita erano spesso molto peggiori e il timore di non farcela non era certo sconosciuto. Ma l’ansia contemporanea è diversa, più sottile, più subdola. Non ha un oggetto preciso e nello stesso tempo si nutre di tutto: ti svegli con l’ansia ancora priC O N T I N U A A PA G . 4 6

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COME SI PRESENTA Ti fa sentire chiuso in un fortino assediato

L’

ansia è uno stato di agitazione psichica dovuto a una risposta abnorme a situazioni percepite dal soggetto come pericolose per lui o per i suoi cari. La risposta di allerta è immotivata rispetto alla reale pericolosità dell’evento, che può essere anche soltanto immaginato o anticipato nella propria mente. Spesso il soggetto non riesce a riferire la propria ansia a una specifica causa, o la attribuisce di volta in volta a cause diverse. In qualche caso invece identifica una causa unica che tuttavia gli si presenta come irrisolvibile, malgrado tutti i tentativi di intervento. L’ansia può manifestarsi in diversi modi che vanno da un semplice stato di tensione psichica agli attacchi di panico, dall’ipocondria a un disturbo ossessivo compulsivo, alle fobie. Molto interessante è la reazione comportamentale del soggetto all’irrompere dell’ansia. Spesso l’effetto è uno spavento generalizzato che porta a ridurre il proprio spazio vitale e a voler tenere tutto sotto controllo, come se la mente non volesse “mollare” e resistesse in un fortino assediato: un atteggiamento che tuttavia non fa che amplificare il tenore degli attacchi. T. Morelli

Spesso la mente chiama pericolo ciò che per l’anima è nutrimento. Allora l’ansia non spaventa te, ma l’identità fissa in cui sei barricato

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Autoterapia L’IMMAGINE TERAPEUTICA

Immagina un soffione...

e lasciati traspor

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LE IMMAGINI PARLANO AL CERVELLO ANTICO, CHE RACCHIUDE I NOSTRI ISTINTI PIÙ AUTENTICI. PER QUESTO SONO UNO STRUMENTO EFFICACE DI AUTOTERAPIA. QUANDO LE UTILIZZI IN UN PARTICOLARE STATO DI COSCIENZA, NUTRI IL MONDO INTERNO E GLI PERMETTI DI GUIDARTI VERSO CIÒ CHE TI FA STAR BENE

tare dalla vita

I

n un momento della giornata in cui sei tranquillo, puoi fare questo semplice esercizio di distensione immaginativa, una tecnica di meditazione capace di attivare stati interiori terapeutici. Per farla, scegli un luogo dove ti senti a tuo agio, e assumi una posizione comoda. Meglio se il posto che hai scelto è al buio e lontano da fonti di distrazione, come il telefono o persone che potrebbero interromperti. Chiudi gli occhi e cerca di svuotare la mente da ogni pensiero, orienta la tua attenzione sul corpo e sulle sensazioni che ne derivano. Poi per qualche istante, in un totale silenzio, prova a immaginare di sentire una musica, una vibrazione che ti attraversa e che ti trasporta, ricollegandoti piacevolmente a un ritmo, un tuo ritmo interno. Adesso immagina di camminare in un prato immenso, intorno a te ci sono soffioni a perdita d’occhio, qua e là fiori di ogni colore. Osserva lo spazio che

ti circonda, senza confini, e percepisci un senso di profonda quiete e libertà. Poi immagina di prendere in mano un soffione, osservalo da vicino per qualche istante… guarda i suoi piccoli ombrellini bianchi e piumati che oscillano all’aria, mossi dal leggero vento di primavera… perditi per qualche istante a osservarli… e poi immagina di soffiare dolcemente sulla sommità del soffione… soffia, sempre più forte… ecco, guarda come i piumini di colpo si staccano e volano via trascinandosi dietro il seme, come si disperdono nell’aria, osserva i semi alla base dei piccoli paracadute che oscillano nell’aria, tracinati dall’aria, come si abbandonano e si fanno portare dal vento, si sollevano, si allontanano da te in una danza… fino a scomparire dalla tua vista, lontano, lontano…

Gira pagina per scoprire tutti i benefici di questa tecnica immaginativa Marzo 2020

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