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A colloquio con Agustí Rillo, presidente Associazione Promozione Pesce Azzurro

A Tarragona c’era una volta il pesce azzurro di Riccardo Lagorio

Per molti pescatori europei il 2017 si è chiuso tra luci, poche, e ombre, molte. A dire il vero, durante l’anno appena trascorso il Consorzio dei Pescatori di Tarragona (Cofradía de Pescadores de Tarragona) di luci proprio non ne ha viste. «È il peggior anno che si ricordi», ci confida turbato AGUSTÍ RILLO, il presidente degli armatori e dell’Associazione per la Promozione del Pesce Azzurro nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata alla nostra Rivista. «Non solo perché le catture sono crollate

dai 3 milioni di chilogrammi del 2016 ai 2 milioni e 700.000 chili dell’anno appena terminato, ma soprattutto per la esigua dimensione del pesce azzurro che le barche hanno portato a riva». Rimane ben poco in questa marineria e in quella della vicina Cambrils di ciò che un tempo era il Pesce azzurro DOP. «Acciughe e sardine pescate sulla costa di Tarragona erano le più ambite del Mediterraneo occidentale, molto più di quelle provenienti dal Golfo del Leone. Tanto che qui

le reti a circuizione erano gettate anche da imbarcazioni italiane e tunisine. Oggi non si pesca praticamente nulla a nord di Castellón de la Plana (nella Regione di Valencia, Nda). Erano inseriti nell’elenco di pesci a Denominazione di Origine anche lanzardo, sugarello, boga e sgombro». Tutti pesci azzurri di grande pregio alimentare. Tarragona è un gigante che guarda il mare e il caratteristico quartiere di pescatori El Serrallo si stende ai suoi piedi: i piccoli ristorantini

La sede del Consorzio dei Pescatori di Tarragona.

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IL PESCE, 1/18

Il Pesce 1-2018  

La rivista degli addetti dei settori pesca, acquacoltura e maricoltura

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