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Imbarcazioni utilizzate per la pesca artiginale in Liguria (photo © saxifraga Hans Dekker). Quali sono l’entità e l’impatto dell’inquinamento marino e le prospettive di recupero ambientale? «Purtroppo l’inquinamento è uno dei principali fattori di danneggiamento non solo degli ecosistemi, ma anche delle attività economiche ad essi collegate, a partire dalla pesca. Strumenti come il FEAMP aiutano su certi temi, come i siti protetti o tutelati, o la raccolta dei rifiuti. Purtroppo c’è ancora molto da fare per i grandi inquinanti chimici o per le plastiche. È un compito al quale nessuno deve sottrarsi». Risorse esigue? L’entità e l’impatto dei programmi comunitari di settore

rispetto alla scarsa disponibilità finanziaria dello Stato. «Sicuramente andiamo verso una sempre minore disponibilità di risorse finanziarie a livello nazionale e una maggiore disponibilità a livello sovranazionale, quindi europeo. Non dimentichiamo che nella Unione Europea l’Italia è un contribuente netto e ha il diritto/ dovere di far sentire la sua voce. L’impatto dei programmi dipende però anche dalle capacità attuative sul territorio e quindi dal grado di organizzazione delle strutture nelle varie regioni. Per il futuro vedrei una sempre maggiore integrazione della pesca nell’economia marittima

Per il futuro vedrei una sempre maggiore integrazione della pesca nell’economia marittima e, soprattutto, una maggiore sussidiarietà, nel senso di maggiore delega nelle misure a livello regionale, poiché le necessità cambiano a seconda delle diverse realtà

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e, soprattutto, una maggiore sussidiarietà, nel senso di maggiore delega nelle misure a livello regionale, poiché le necessità cambiano a seconda delle diverse realtà. In linea con in principi, gli obiettivi e le Linee guida della nuova PCP, ha senso parlare di sostenibilità della Pesca e dell’Acquacoltura nell’intero Mediterraneo e risulta quindi fondamentale e imprescindibile approcciare con una visione regionale alle dinamiche legate al mondo della Pesca e dell’Acquacoltura. Importante è individuare le peculiarità di ciascuna regione e usarle come strumento di gestione. La regionalizzazione, infatti, semplifica la gestione di vaste aree, con una riduzioni dei costi e una maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse impiegate. Inoltre si favorirebbe la programmazione delle attività, promuovendo la collaborazione degli operatori coinvolti e sostenendone le performance. Si andrebbe soprattutto a semplificare la gestione delle aree più grandi e dei bacini». Gian Omar Bison 63

Il Pesce 1-2018  
Il Pesce 1-2018  

La rivista degli addetti dei settori pesca, acquacoltura e maricoltura