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RAZZE

La Xalda delle Asturie Il declino di questa razza è andato avanti sino al 1992, quando un gruppo di allevatori fondò un’associazione per il suo recupero. Per secoli è stata la lana la risorsa più importante derivante dalla pecora Xalda, mentre oggi è la carne di Riccardo Lagorio

L’

ultima (in ordine di tempo) globalizzazione ci ha consegnato come reazione la rapida diffusione di modelli sociali tesi alla rivalutazione e allo sviluppo di pratiche locali sopite o non del tutto utilizzate. Dal campo alla tavola è stato un fiorire e uno svelarsi di razze di animali e varietà di vegetali che potevano sostituire merci lontane o dalla dubbia origine

e meglio rappresentare i particolarismi. Talvolta questa risposta è apparsa esagerata e sproporzionata rispetto a quanto l’ambiente poteva realmente offrire, anche con la surrettizia replica di bestie o semi ormai perduti e ricreati in contesti di opinabile discrezionalità. Tra le razze ovine europee realmente recuperate si annovera la Xalda, animale già apprezzato in epoca classica per

fornire la lana Asturicensis, da cui si ottenevano mantelli tinti di nero. Nel Settecento, secolo al quale risalgono le prime attendibili statistiche, nelle Asturie, Spagna settentrionale, vengono censiti circa 600.000 capi ovini. Quantità che si dimezza negli anni Quaranta del secolo scorso, quando nell’ovest si procede al rimboschimento e a oriente della Regione si introducono pecore di

Un esemplare di pecora di razza Xalda.

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Eurocarni, 3/17

Eurocarni 3-2017  

The trade magazine about meat, meat industry, meat processing and butchers

Eurocarni 3-2017  

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