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A Tu per Tu


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UN RECORD... D’AMORE ALLA CONQUISTA DELL’AUTOSTIMA


Prima Edizione: 2013

ISBN 9788889845179 © 2013 Edizioni Psiconline - Francavilla al Mare Psiconline® Srl 66023 Francavilla al Mare (CH) - Via Nazionale Adriatica 7/A Tel. 085 817699 - Fax 085 9432764 Sito web: www.edizioni-psiconline.it e-mail: redazione@edizioni-psiconline.it Psiconline - psicologia e psicologi in rete sito web: www.psiconline.it email: redazione@psiconline.it I diritti di riproduzione, memorizzazione elettronica e pubblicazione con qualsiasi mezzo analogico o digitale (comprese le copie fotostatiche e l’inserimento in banche dati) e i diritti di traduzione e di adattamento totale o parziale sono riservati per tutti i paesi. Finito di stampare nel mese di Marzo 2013 in Italia da Atena.net srl - Grisignano (VI) per conto di Edizioni Psiconline® (Settore Editoriale di Psiconline® Srl)


INDICE

Nota introduttiva di Pietro Paolo Mennea

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Prefazione di Nino

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1. Dal post Visioni

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2. Dal post Diamanti neri

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3. Dal post Lei mi somiglia in tutto

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4. Dal post La corsa di Mennea

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5. Dal post Desossiribonucleico

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6. Dal post Elena, Elena 2 e la pecorella Dolly

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7. Dal post Se Sopravvivo

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8. Dal post La disistima

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9. Dal post La partita del cuore

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10. Dal post Diario di bordo

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11. Dal post Giorno, ora, luogo, evento, pensiero

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12. Dal post I segnali che sono nell’aria

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13. Dal post Teoria dei flussi e reflussi… gastrici

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14. Dal post Il sapore buono dei ricordi

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15. Dal post Mezz’ora di sofferenza

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16. Dal post L’amore è…

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17. Dal post Van Gogh al ristorante spagnolo con me e Nina

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18. Dal post A volte ritornano

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19. Dal post Bellezza

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Conclusioni

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A mamy, la mia leonessa, per avermi insegnato con amore, l’immenso valore dell’autostima.


Nota introduttiva di Pietro Paolo Mennea

Non sono di certo un supereroe, ma il desiderio di superare i limiti, la sfida con me stesso, la mia forza di volontà e le forti motivazioni, queste sono tutte componenti che hanno contribuito a spostare sempre più in alto quell’asticella che rappresentava per me solo il successivo obiettivo da superare per poi conseguirne un altro più ambizioso. In questo modo ho conquistato il mio record, ma questo stesso modo di pormi, mi ha consentito di realizzare obiettivi importanti anche nella mia vita quotidiana, che, credo, vadano ben oltre lo sport. Inoltre, come dice l’autrice, bisogna imparare ad amarsi anche quando la disistima, prende il sopravvento e per farlo occorre lavorare su se stessi fino a conquistare un record… d’amore. Il racconto è una storia tenera e complessa, velata di malinconia ma condita d’ironia; è divertente e sono stato davvero lieto che il filmato del mio record del mondo, sia la prima immagine proiettata in un corso d’autostima. Il libro induce a riflettere sul piacere di poter condividere con coloro che amiamo le vittorie nella consapevolezza che i risultati conseguiti nella vita, sono importanti per ottenere un posto nel mondo anche se, dobbiamo prima imparare ad amare noi stessi.

Pietro Paolo Mennea

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Prefazione di Nino

Lei è particolare, una di quelle che ti creano complicazioni anche se positive. Da qualche mese leggo i suoi scritti su internet, non l’ho mai vista eppure mi sembra di conoscerla da sempre. Di persone che ti creano emozioni, che t’intrigano, che a volte t’incantano oppure t’inquietano, non se ne incontrano spesso. Parla d’amore come fosse una medicina, ama la musica come fosse la coscienza del mondo e la scrittura come una pietanza prelibata. Alcune sue riflessioni traducono la strana sensazione provata appena torno a casa dopo una lunga assenza, in cui accanto alla sicurezza confortante tra le pareti domestiche, cerco con lo sguardo gli oggetti amati, con la speranza di trovarli dove li ho lasciati prima di partire. Inizio ad aprire cassetti, armadi e mi accorgo di aver perso qualcosa che prima o poi ritroverò. Mi sciolgo come neve al sole mentre leggo le storie sul suo blog perché se è allegra, darà valore alla mia tristezza, se è triste, avrebbe bisogno della mia allegria. Racconta le sue storie di vita vissuta, mentre vede l’esistenza un traguardo ancora lontano e lo sente incerto. E’ dolce, vera, sicura, coraggiosa e fragile. Ancora non la conosco ma immagino sia una donna disincantata, aggiornata, moderna, all’altezza del tempo che vive. Ama la vita. Le sue parole pongono l’accento sulle stridenti contraddizioni del mondo, le crudeltà, le ingiustizie, le passioni. Le sue recensioni teatrali mi sono piaciute dal primo istante. In fondo il mondo non è un teatro pieno di gente che indossa maschere diverse per confondere il prossimo? Sono solo travestimenti sfavillanti dietro cui si celano subdole strategie e bizzarre identità. Poi ci 11


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sono i modelli da imitare, quelli a cui ispirarsi. Pietro Paolo Mennea, è uno di questi. Che relazione c’è tra Mennea e l’autostima? Lui ne è l’emblema e la dimostrazione che il talento unito agli allenamenti, possono farti diventare detentore di un record per 17 anni e in quel lasso di tempo sei il più veloce di tutti nei 200 m. Per conquistare l’autostima ci vuole più tempo, forse non basta una vita ma bisogna desiderarla e lavorare per conquistarla, proprio come ha fatto il campione pugliese, un esempio per tutti noi! La verità non è mai una sola, la parola non è sempre quella data, le persone cambiano, pare ci sia pure una clonazione e una scoperta incredibile nei suoi racconti. Ogni volta che apro questo blog, dimentico tutte le guerre del mondo, quelle che l’uomo s’impegna a combattere oppure a perdere, m’immergo nelle sue parole, immagino di sedermi in una comoda poltrona per assistere alle storie da lei descritte come fossero spettacoli veri e propri dove c’è ricerca, amore, un tuffo nei meandri dell’animo umano, un susseguirsi di vicende dai contorni nostalgici e appassionanti. Deve avere un debole per i tramonti e gli amori impossibili. Lei è vitale e camaleontica, una che vuole illuminare la sua vita e quella degli altri, sognatrice, idealista. Nel suo blog si firma Rossana, romantica e ricercata come la cugina di Cyrano, desiderosa di versi poetici e amore vero. Quello che riporto, è un racconto che ha scritto in questo contenitore virtuale sotto forma di post, sapete cos’è un post? E’ un contenuto, letteralmente ‘corrispondenza’, ossia una lettera virtuale senza francobollo, in cui il lettore può interagire con l’autore del blog, lasciando il suo commento sotto al post. Se siete stanchi di pensare alle solite cose, v’invito a viaggiare verso altri lidi, incontrando spadaccini, uomini esemplari, pennacchi e sogni d’amore. Prima d’innamorarsi però, tutti i Cyrano e le Rossane di questo mondo, devono imparare ad amarsi.

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Dal post Visioni

Avevo i postumi di una botta in testa, ma oltre agli uccellini che svolazzano, il cielo mi girava intorno come in un rito d’iniziazione, uno di quelli descritti dagli sciamani. Incidenti del genere mi fanno tornare solo per un attimo bambina, ma a quell’età il palo era gigantesco ed inevitabile, da adulta ci sono andata addosso distrattamente e senza badare alle conseguenze. Quando si cresce, i monti non sorridono più come quelli di Heidi, anzi, diventano salite da scalare, percorsi insidiosi, dove la stanchezza ci priva della voglia di alzare gli occhi al cielo per ammirare le nuvole. I pensieri positivi sono il passaporto per approdare nell’Isola descritta da Barrie, là dove gli uomini restano per sempre bambini, costantemente distratti ed irresponsabili, un posto che se esistesse, ci prenderebbero la residenza i miei ex, anche perché lì non dovrebbero fare la fila al parcheggio del municipio. Nell’isola che non c’è, non ci sono né file né municipi. Non esiste tristezza e giornate uggiose, lì c’è sempre il sole. Eppure Elena2 aveva paura dei pensieri positivi. Le sarà mancata la leggerezza o il senso dell’orientamento per finire sull’Isola che non c’è, oppure avrà avuto il terrore di restare disoccupata pure lì, a meno che non si fosse messa a pulire la nave di Capitan Uncino servendo da bere a Spugna o a preparare il pranzo da buona samaritana qual’era, a tutti quei bambini smarriti. Peter Pan il musical, era pieno di fate luminose che devono aver compiuto un incantesimo quella sera. Ci si convince di vivere senza regole, orari e medicine da prendere, circondati da creature fatate, elfi, indiani, pirati, persino un coccodrillo come quello che ha man13


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giato la mano del temibile Capitano, trasformandola in un gelido pezzo di ferro. Mentre mi lasciavo coprire dalla polvere di stelle lanciata dall’uomo-bambino, pensavo a lei e a me e a quella volta in cui Daf mi esortò a credere in me stessa e alla necessità di vuotarmi per potermi riempire. Vuotarmi, alleggerirmi e poi riempirmi divorando pasticcini e bigné farciti di energia. Avrà voluto dirmi questo il buon Daf? Nell’era dell’incomunicabilità dove io mi sono trovata a vivere, si perdono i contatti persino con se stessi e si diventa insicuri. A cosa mi sarà servito il corso di autostima? Questa è la domanda cui dovetti rispondere alla fine di quel percorso psicologico alla ricerca di certezze interiori. Però il mio ultimo giorno, quello in cui si tirano le somme sostenendo l’esame finale con il profitto, fu diverso per me, come sempre del resto perché nell’imbarazzo totale, mi sono dovuta alzare dalla sedia dietro consiglio della psicologa e restare immobile davanti ad ognuno dei partecipanti, comodamente seduti, per farmi dire cosa pensassero di me. Come mi sono sentita in quel momento? Smarrita come un pesce fuor d’acqua, avrei voluto catapultarmi in un’altra galassia, in un altro secolo, magari nel noto palazzo di Recanati ad acculturarmi con i libri messi a disposizione dalla famiglia Leopardi, mentre il giovane poeta s’incantava ad ammirare l’ermo colle. E pensare che all’epoca Monaldo Leopardi, il papà di Giacomo, aprì la sua gigantesca biblioteca (più di 20.000 volumi) al pubblico che rispose con noncuranza, considerando la consultazione libresca, una perdita di tempo. I miei compagni di corso che dovevano a turno chiedermi cosa contenesse la mia valigia alla fine del viaggio, furono più incerti di me e mi dissero cose che non c’entravano niente con l’ autostima. Da lì ho capito che quel percorso fosse stato inutile per tutti coloro che speranzosi d’ innamorarsi di se stessi, erano tornati a casa con la valigia vuota. Però nella vita tutto serve per capire meglio come funzioniamo e 14


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come vanno le cose in questo mondo. Anche se nel suo Zibaldone, il poeta marchigiano scrisse che “Il piacere non è mai né presente né passato ma sempre e solamente futuro”, io preferisco la regola del ‘Qui e ora’ ed è forse questo il vero insegnamento del corso. E’ il carpe diem del noto film in cui l’insegnante trasmette ai suoi ragazzi l’amore per la letteratura e la poesia, strappando pagine inutili dai libri di testo che ognuno di noi è stato costretto a studiare. Siamo qui senza sapere il perché ma ci emozioniamo, sbagliamo e poi viviamo di sensi di colpa, ci ostiniamo a confondere sentimenti e ruoli con l’ingenuità e la presunzione di avere amore senza impiegare il nostro tempo a coltivarlo, innaffiando e proteggendo la nostra unica rosa, proprio come aveva fatto il piccolo principe prima di finire sulla Terra. Coltivo l’idea dell’amore come fosse una rosa, con l’illusione che preziosi fogli di quel romantico sentimento profumeranno le pagine della mia esistenza. E non so se ora sarei pronta per viverlo senza le paure che mi assalivano in passato. Forse vi riuscirei se trovassi l’uomo giusto, colui che sappia colpirmi con le sue parole, vere e intense come fossero versi di Cyrano e io, a farmi avvolgere dalla poesia del mio guascone. “Elena – ha detto mia madre l’altro giorno – ma che fine ha fatto quella Elena2 di cui mi chiedesti quella sera all’uscita dal corso di autostima? Ti ricordi? Pensavi ti avessi nascosto una sorella gemella, una che aveva il tuo stesso nome, che era partita e ci aveva lasciato un suo diario da leggere, fogli fotocopiati con la sua vita e le sue paure, ti ricordi?”. Mamma, donna ottimista e solare che io continuo a considerare ‘santa subito in vita’ per la capacità di affrontare tutto col sorriso ed i suoi occhioni da cerbiatto, fingendo che le avversità non esistano, questa mia mamma vuole cancellare persino il ricordo di quell’incontro. Io e Nina siamo la luce dei suoi occhi, lei non potrebbe mai ammettere l’esistenza di una Elena2, per lei noi siamo speciali e ci 15


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invita a mostrare sempre la nostra parte migliore. La maggior parte delle persone evita di cercare perché teme di trovare qualcosa di scomodo. Ma se si riesce a scoprire ciò che dà significato alla nostra vita, se ne conquista il senso. Io ho trovato quel che cercavo. 7 commenti al post Wiki: Penna d’oro, tu mi emozioni sempre, lo sai? L’uomo soluzione? Originale. Io credo che l’uomo giusto sia quello che sappia amarci per quello che siamo, senza inseguire idee fasulle e inconsistenti, sbaglio? Nino: Elena2 non puoi cercarla, se hai un bel ricordo di lei conservalo dentro di te, se Dio vorrà v’incontrerete magari in un’altra vita, lascia perdere, non stressarti, impiega il tuo tempo in modo costruttivo. Luigi: Ciao, anch’io ho un blog ma questo tuo è quasi un blog letterario, da scrittrice, perché non t’iscrivi al concorso per blog letterari? No? Era solo un consiglio Daniele: Ancora scrivi, vai a lavorà! Io te farei zappà la terra e produrre, altro che scrivere. Francesco: Volerei da te e da Elena2, tua mamma poi mi sta simpaticissima! Andrea: Leggendoti, mi ricordi tanto una mia ex, ma sei single? Mi piacerebbe incontrarti! Rossana: Grazie Wiki, sei così gentile, Paul, Luigi che carini. Andrea, che domanda mi poni? Daniele, ci conosciamo? Francesco sei un caro ragazzo! Allora, siete pronti per questa storia che ho iniziato a raccontarvi? Allacciate le cinture, ci saranno moltissime 16


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salite e soprattutto curve durante il viaggio. La nostra protagonista ce la farà a ricaricarsi ogni tanto? Le basterebbero i versi di Cyrano, il protagonista della mia pièce teatrale preferita, quella in cui racchiusi i miei sogni d’amore.

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Dal post Diamanti neri

Neanche la morte lo aveva voluto, anche se lui aveva provato a sedurla con gocce di diamanti neri, ingoiate con alcol al posto dell’acqua. Era un fine dicitore attratto dai simbolismi, la conoscenza e le belle donne. Aveva trafitto il cuore di Elena2. La incontrai in un angolo della stazione mentre cercava smarrita di orientarsi tra gli orari dei treni e i passanti che sembravano non accorgersi del suo vuoto incolmabile. Mi fermai davanti al suo sguardo immobile e lucido come gli specchi di un grattacielo americano e lei fissandomi senza dire nulla, mi venne incontro per abbracciarmi. Era sola e trovò nel mio affetto quel senso familiare, inspiegabile eppure confortante. Ricambiai quell’abbraccio. Era la cosa che desideravo da qualche tempo. Quando se n’era andata lasciandoci in quell’aula, io provai un senso di smarrimento totale. Aveva lasciato per terra troppe valigie mezze aperte. Era sconvolta ed io con tutta la mia forza cercai di prenderle, anzi le trascinai. Cercai un taxi spazioso per incastrare tutte quelle borse consumate, logorate in quel viaggio. L’ennesimo e non ultimo suo dispiacere. Fuggita dal treno del dolore per occuparvi un posto in prima classe. Il suo viaggio era vestito di romanticismo, aveva un nome, un passato e un contratto di matrimonio con un’altra donna. Le sue intenzioni erano meno romantiche e lei si sentì ovattata e confusa mentre si lasciò sedurre e incantare da quel piccolo piffe19


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raio magico pieno di note calcolate senza il minimo trasporto. Lei vittima sentimentale dell’ennesimo carnefice, giaceva ai suoi piedi rapita e prigioniera. Mi raccontava le belle bugie cui aveva creduto mentre raggiungevamo il taxi, le apparenti verità di quell’uomo che la condusse nel tunnel di un amore buio e senza via d’uscita. Fui silenziosa per ascoltarla. Era l’unica cosa che potessi fare per aiutarla. Mi mostrava frugando nella borsa blu che stringeva tra le mani, i regali da amante, il suo fardello da cui trapelava il ricordo di quegli occhi scuri e ladri di dolcezza. Le ore soffocavano nel buio della stanza, dove avvenivano i loro incontri. Quella casa luminosa, era divenuta la prigione dove lei era costretta a scontare tutte le pene d’amore. Consumava fiato e battiti a vomitare quella storia che accoglievo. Non avrei potuto fare altrimenti. Qualche cena rubata alla routine di un matrimonio al tramonto, furono gli unici momenti di quotidianità condivisa con l’uomo ombra con cui trascorse mesi che sconvolsero il suo animo e il suo equilibrio. Poi il buio. Il silenzio totale. Durò per poco quella parvenza di serenità. Giunse un fatale sms a sconvolgere il suo ritorno alla normalità. Alla mia gemella sembrò naturale confortare quell’uomo dopo aver appreso del suo drammatico gesto. Probabilmente quando non si muore e si torna a una vita di cui non se ne poteva più, devono volerci farmaci potenti, rimedi naturali ed efficaci che abbiano la stessa forza e intensità dell’amore. Illudendosi di ciò, lei provò a ricucire quella storia dal punto in cui era stata scucita dagli eventi. Dopo giorni di disintossicazione da quel senso di morte, le chiese ospitalità. Esitante e desiderosa di aiutarlo, lei rispose di sì. 20


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I giorni di reclusione in ospedale lo avevano fatto sentire come un animale in gabbia. Era un leone inferocito che voleva sbranare il mondo. Lo aveva servito, selezionando un’umanità da aiutare e riverire. In un mezzogiorno di fuoco, era uscito, libero con le sue valigie piene di vita, di passato e di panni per tutte le stagioni. “C’era una sfilata di bagagli all’ingresso della casa di famiglia visto che sua moglie aveva pensato di aiutarlo a preparare le sue cose buttandole letteralmente nel pianerottolo, sotto gli occhi indiscreti dei vicini curiosi e dei figli smarriti. Fu uno spettacolo molto triste, sconcertante”. I figli dei separati ci metteranno una vita per smaltire le ore sorde trascorse in casa con due genitori vicini eppure assenti, oppure le loro urla feroci con rispettivi lanci di piatti e oggetti, giusto per fare un dispetto al coniuge odiato. Come a dire, spacco per terra un piatto anziché spaccarti la testa, come avveniva quando non esisteva la civiltà tra gli uomini e l’eliminazione dell’altro era la naturale conseguenza di un litigio. L’ho appreso ad una conferenza del noto criminologo Francesco Bruno, in cui si affrontava il tema delle violenze consumate tra le mura domestiche e nella quale lui pronunciò una frase che mi è rimasta impressa e che era più o meno questa: «Per diventare adulto, l’uomo deve uccidere suo padre», credo alludesse ad un’eliminazione di tipo metaforico, non fisico. Tornando ai racconti di Elena, riapro la sua parentesi “Lui con la coda tra le gambe a blaterare qualcosa mentre io ad attendere che prendesse le sue cose che aiutai a portare a casa mia”. Questo sussurrò la mia gemella mentre io restavo in silenzio a ingoiare il suo racconto. I giorni insieme passarono tra tensioni di ogni genere. Eravamo giunte a casa mia finalmente. Scese dal taxi, abbiamo preso i bagagli, pagato e finalmente a destinazione. La mia casa è accogliente e colorata, con vista parco. Uccellini e fiori, natura benigna, relax. Cercavo d’immaginare dalle sue descrizioni, l’appartamento 21


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della mia gemella, quello in cui aveva vissuto l’inferno. Lui aveva quasi il doppio dei suoi anni, avrebbe dovuto fermarsi un mese. Era inquieto in ogni sua azione, progetto, ricordo, febbricitante nei gesti, incapace di reagire agli eventi, aveva seppellito la sua proverbiale cortesia, quella formalità galante era morta, al posto suo un serpente intorcinato nel suo stesso veleno. “Gli ricordavo gli orari delle medicine fino all’ultima sera, quella in cui rientrò a casa ubriaco”. Le chiesi ansiosa: “E tu cosa hai fatto?” e lei “Cosa avrei dovuto fare se non trascinarmi a letto, sperando che la pace notturna quietasse il suo animo?”. Lei preparava la camomilla prima del riposo notturno, ma un mattino lui prese tutte le sue valigie e scomparve senza lasciare traccia, se non il fumo di quei sigari che accendeva in continuazione, intossicando l’aria e mia sorella. Dopo un attimo di smarrimento, ci siamo guardate ed è esploso un sorriso talmente grande da sciogliere i nostri animi immobili come tazzine di porcellana ansiose di contenere il caffè nero bollente. “Insomma – ho iniziato – ti ricordi come ci siamo conosciute vero? Dove ci siamo incontrate la prima volta?”. 5 commenti al post Wiki: Buonasera penna d’oro, ti leggo prima di addormentarmi e mi fai venire i brividi, ma questa è una storia terribile, io spero non ti capiti mai un uomo tanto crudele nella vita reale, questa che racconti fa parte dei sogni, anzi degli incubi, non è così? Ti auguro la buonanotte piccolina, tanto lo so che sei piccolina! Nino: E’ una storia immonda, uomini così, vivono fuori dalla grazia di Dio, però complimenti per la capacità descrittiva, per le pause, i silenzi, te lo giuro, sembra uno spettacolo teatrale, hai mai 22


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pensato di scrivere pièces teatrali. Brava e notte! Roberto: Ma è mai possibile che sulla faccia della terra esistano uomini simili! Mi presento, sono Roberto, ma tutti mi chiamano reverendo, sarà per i miei modi pacati. Pace e bene cara amica virtuale. Peppe: Eilà, anche te attratta dalle cose che ispirano i poeti e gli scrittori? Ce ne sarebbero tante di quelle cose da scrivere che uno manco saprebbe da dove iniziare, però pare che tu ci riesca e ti confesso che anche se non ti lascio commenti, ti leggo tutti i santi giorni. Mamma mia, si è fatto tardissimo e domani sveglia presto! Che mi scriverai domani? La vorrei solo per me la storia di domani. Sogni d’oro principessa Rossana: Amici miei lettori, a volte alcune esperienze vissute direttamente o indirettamente, diventano storie da raccontare, in confidenza vi dirò prima di augurarvi la buona notte, che certe storie, fanno piangere anche me. Baci a tutti! Per Peppe, la vicenda che racconterò in questi giorni è vera, quindi, potrò dedicarti ogni capitolo!

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