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FESTE MEDIEVALI A PERGINE VALSUGANA


L’EDITORIALE

NOTA DI REDAZIONE Inizia con questo numero una collaborazione con l'Avv. Zeno Perinelli mirata alla trattazione di moltissimi temi che nello specifico interessano la nostra quotidianità, con particolare riferimento alla famiglia, al rapporto genitori-figli, nonché a problematiche che, per la loro soluzione, sovente necessitano dell'intervento di un giudice. Il lettore che desiderasse un parere, una delucidazione o un chiarimento per un suo qualsiasi problema, può inviare una email al nostro giornale. L'Avv. Perinelli, attraverso le pagine di Valsugana News, risponderà alla richiesta del lettore.

ACCORPAMENTO DEI COMUNI

 di Armando Munaò

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a geopolitica del Trentino, dopo il referendum per l'accorpamento dei Comuni, è decisamente cambiata. I nostri municipi sono passati da 208 a 178 in quanto le votazioni hanno quantificato esito positivo solo in 15 dei 19 referendum previsti. Per la cronaca alla fine del 2009 i comuni trentini erano 223, scesi poi a 217 nel 2014. Altri 9 si erano accorpati nella precedente tornata referendaria. Anche la Valsugana ha avuto i suoi referendum che nello specifico interessavano la fusione dei comuni del Tesino ( Pieve, Castello e Cinte), di Castel Ivano (Strigno, Spera e Villa Agnedo), di Civezzano e Fornace, Altopiano della Vigolana ( Bosentino, Centa San Nicolò, Vattaro, Vigolo Vattaro). In Tesino gli elettori di Castello Tesino e Cinte Tesino hanno votato per il SI mentre Pieve Tesino, ha deciso un secco NO che ha di fatto negato alla maggioranza dei residenti la desiderata unione. Per la cronaca la legge prevedeva che per la validità del referendum ovvero per l’unione dei comuni doveva essere la maggioranza per ogni singolo comune ad esprimere parere favorevole. Come dire, Pieve Tesino. votando NO ha deciso per tutti. Quindi in Tesino tre comuni erano e tre comuni rimangono. Lo stesso dicasi per Civezzano e Fornace perché quest’ultimo comune ha bocciato l’accorpamento con oltre il 61% di NO. Negli altri due referendum, invece, maggioranza dei SI e quindi Strigno, Spera e Villa Agnedo si sono accorpati nel nuovo comune di Castel Ivano che per somma di residenti diventa il secondo municipio con più abitanti della Comunità Valsugana e Tesino. E accorpamento anche nell’Altopiano della Vigolana per effetto della percentuale dei SI che nella media dei 4 comuni ha toccato quasi l’85%. FAVOREVOLI Castel Ivano: Spera i SI sono stati il 67,35%, Strigno 86,39%, Villa Agnedo 81,78%) Altopiano della Vigolana: Bosentino 86,93%, Centa San Nicolò 75,81%, Vattaro 82,93%, Vigolo Vattaro 92,06%. CONTRARI Castello Tesino: i SI sono stati l’89,69%, Cinte Tesino i SI sono stati il 57%, Pieve Tesino i SI sono stati il 36%. Civezzano e Fornace: Civezzano SI il 92,71%, Fornace SI il 38,99%).

COMUNICATO AI LETTORI Informiamo i nostri lettori che nel mese di agosto VALSUGANA NEWS pubblicherà uno SPECIALE ESTATE contenente non solo articoli di carattere storico, turistico Servizio a pag. 32

e culturale, ma anche curiosità, fatti e tradizioni varie.

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IL SOMMARIO EDITORIALE di Armando Munao’ ..................................... 3 ANCORA INCIDENTI MORTALI ....................13 VALDASTICO SI – VALDASTICO NO .............15 LA GRANDE GUERRA ..................................19 L’AMNU di PERGINE....................................22 E SE FOSSIMO IN CRISI?............................24 PERCHE’ I COMIGNOLI ...............................30

ANNO I – N° 3 – LUGLIO 2015

CHIARA AVANZO intervista esclusiva

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AFFIDO CONDIVISO ...................................32 PIANETA SCUOLA.......................................38 SOCIETÀ OGGI ..........................................40 IL TRENTINO DEI BAMBINI ........................42 LA BOTTEGA DEL COLORE - 60 anni di storia......44 I DIRITTI UMANI .......................................47 LA FESTA DEL SOCIO .................................48

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI Giovanni Pascoli

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LE CRONACHE ...........................................51 CONOSCIAMO LE AZIENDE - Isotetto ..........62 CONOSCIAMO I COMUNI: STRIGNO ............66 IL PARCO FLUVIALE DI BIENO ....................68 TUTTO BRIDGE ..........................................70 CONOSCIAMO LA VALSUGANA: IL TESINO ........72

NFLITTO O C E E N N O D all’India d e g a t r o p e R

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ASSOCIAZIONE PLUTO ...............................74 BENESSERE & SALUTE: I farmaci online.......76 BENESSERE & SALUTE: La melatonina .........77 MEDICINA & SALUTE - La fobia sociale ........78 GIROVAGANDO – L’INDONESIA...................80 IL DISTRETTO FAMIGLIA ............................83 ASTRONOMIA-ASTROLOGIA: IL CANCRO .....84 LE LOCAZIONI ...........................................86

L E F ES TE MEDIEVALI A PERGINE

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DIRETTORE Cristina Dellamaria DIRETTORE RESPONSABILE Armando Munao’ - 333 2815103 VICEDIRETTORE Roberto Paccher COORDINAMENTO EDITORIALE Enrico Coser COORDINAMENTO PUBBLICITARIO Cristina Dellamaria - 347 6475297 COLLABORATORI Luisa Bortolotti - Erica Zanghellini - Aldo Gravino Mario Pacher - Alfredo Nepi - Franco Zadra Laura Fratini - Francesca Schraffl Chiara Paoli - Tiziana Margoni Patrizia Rapposelli - Zeno Perinelli - Adelina Valcanover CONSULENZA MEDICO - SCIENTIFICA Dott.ssa Cinzia Sollazzo - Dott. Alfonso Piazza Dott. Giovanni Donghia - Dott. Marco Rigo EDITORE Edizione Printed srl Viale Vicenza, 1 - Borgo Valsugana IMPAGINAZIONE, GRAFICA Grafiche Futura STAMPA Effe e Erre - Trento www.valsugananews.com info@valsugananews.com Registrazione del Tribunale di Trento: nr. 4 del 16/04/2015 Tiratura n° 7.000 copie Distribuzione: tutti i Comuni della Alta e Bassa Valsugana, Tesino, Pinetano e Vigolana compresi COPYRIGHT - Tutti i diritti di stampa riservati Tutti i testi, articoli, interviste, fotografie, disegni e pubblicità, pubblicati nella pagine di VALSUGANA NEWS e sugli Speciali di VALSUGANA NEWS sono coperti da copyright EDIZIONI PRINTED e quindi, senza l’autorizzazione scritta del Direttore, del Direttore Responsabile o dell’Editore è vietata la riproduzione o la pubblicazione, sia parziale che totale, su qualsiasi supporto o forma. Gli inserzionisti che volessero usufruire delle loro inserzioni, per altri giornali o altre pubblicazioni, possono farlo richiedendo l’autorizzazione scritta all’Editore, Direttore Responsabile o Direttore. Quanto sopra specificato non riguarda gli inserzionisti che, utilizzando propri studi o agenzie grafiche, hanno prodotto in proprio e quindi fatta pervenire, a EDIZIONI PRINTED, le loro pubblicità, le loro immagini i loro testi o articoli. Per quanto sopra EDIZIONI PRINTED si riserva il diritto di adire le vie legali per di tutelare, nelle opportune sedi, i propri interessi e la propria immagine.

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La presidente AVANZ0… …una donna CHIARA

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hiara Avanzo, classe 1980, il 4 dicembre 2014, è stata eletta, con la maggioranza assoluta alla prima votazione, Presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige. Laureata in ingegneria per l’ambiente e il territorio presso l’Università di Trento, ha praticato sci alpino a livello agonistico con ottimi risultati. E’ stata maestra di sci alpino e osservatore nivometeorologico di primo livello. Ha di poi conseguito sia l’abilitazione all’insegnamento dello sci in lingua inglese, ai disabili e non vedenti che quella di direttore tecnico di scuole di sci. Dopo un'esperienza lavorativa nell'ambito dell'ingegneria ambientale, ha maturato esperienza anche come docente insegnando in alcuni istituti tecnici del Trentino. La sua “vita” politica inizia nel 2005 quando viene eletta in Consiglio comunale a Pieve Tesino e nominata assessore alle Politiche Sociali e all’Istruzione. Nel 2010 rieletta, diventa vicesindaco e riconfermata nello stesso precedente assessorato.

Nel 2013, con oltre 2100 preferenze, è eletta Consigliere della Provincia Autonoma di Trento e di conseguenza anche Consigliere della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Ha ricoperto l’incarico di Segretario della Terza Commissione provinciale (energia, urbanistica, opere pubbliche, espropriazione, trasporti, protezione civile, acque pubbliche, tutela dell'ambiente, caccia e pesca) nonché quello di Vicepresidente della Seconda Commissione Legislativa regionale (finanze, tributi, patrimonio, ordinamento enti sanitari ed ospedalieri, ordinamento istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, ordinamento enti di credito, Libro fondiario, ordinamento del personale, ordinamento Camere di Commercio). A seguito della sua elezione a Presidente del Consiglio Regionale è stata nominata Vicepresidente della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.

nostra intervista esclusiva

 di Armando Munaò

La Presidente Avanzo succede a Diego Moltrer, prematuramente scomparso. Il suo nome, è stato deciso dalla segreteria del PATT su proposta del presidente Walter Kaswalder, del capogruppo Lorenzo Baratter e con il benestare del Senatore Franco Panizza. La scelta di Chiara Avanzo, hanno sottolineato i responsabili del Partito, è stata fatta non solo per valorizzare la presenza femminile nelle istituzioni, ma anche per puntare sui giovani e sul loro crescente ed indispensabile impegno politico.

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L’intervista Presidente Avanzo, da Pieve Tesino a Trento e ora in Regione. Quando, nel 2005, è scesa in politica avrebbe mai pensato a dove sarebbe arrivata? “Ho iniziato l’attività di amministratrice animata dalla voglia di dare un contributo per la mia Comunità. Non ho mai pensato a quale sarebbe stata la mia progressione all’interno della politica, ma solo a fare del mio meglio per portare la mia esperienza e la mia disponibilità dove le istanze che nascono dal territorio possono trovare una risposta. Come Assessore e Vicesindaco di Pieve Tesino prima, e oggi come Consigliere Provinciale e Regionale, continuo su questa strada”. Come si sente e cosa prova quando dall’alto del suo compito presiede il Consiglio? “Essere Presidente è un incarico complesso, che richiama prima di tutto alla responsabilità. La mia Presidenza è arrivata in un momento decisamente delicato ed ho ereditato una situazione difficile da comprendere e governare. Il mio ruolo mi ha imposto di immergermi pienamente nel dedalo burocratico ed amministrativo che si è creato con la legge 6/2012 e con le successive, la 4 e 5/2014 che hanno posto un freno allo scandalo dei vitalizi. Ho dovuto affrontare questioni legali destinate purtroppo a durare ancora e oggi abbiamo davanti la grande sfida della riforma della Costituzione, che ci mette di fronte alla necessità di riflettere sul futuro della nostra Autonomia. In questo il Consiglio regionale, forte della presenza della componente Trentina e di

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Il Consiglio Regionale quella Altoatesina/sudtirolese, svolge un ruolo fondamentale. Il mio compito, come Presidente, è quello di garantire che il dialogo sia sempre aperto poiché è dal dialogo che nascono le proposte che possono davvero far crescere la nostra terra. Non è una sedia comoda: sono stata molte volte attaccata per le scelte fatte, anche se il tempo mi ha, fino ad oggi, sempre dato ragione. Devo ammettere che ho anche commesso qualche errore, ma vi ho posto rimedio e ogni passo fatto ha rappresentato una esperienza in più per il futuro”. Quali difficoltà si incontrano ancora come donna nella politica trentina caratterizzata fortemente al maschile? Come si riconosce il tocco femminile in politica? “Non sono mai stata una sostenitrice delle quote rosa o della politica di genere e nella mia esperienza ho sempre sostenuto che le persone debbano essere scelte e votate per i propri meriti, e non per il sesso a cui appartengono. Tuttavia io stessa sono entrata in politica proprio per la questione della rappresentanza femminile all’interno delle liste comunali e questo mi ha aperto la

porta al mondo che oggi sto vivendo. E’ certamente vero che può esistere ancora oggi qualche pregiudizio nei confronti delle donne, ma nel mio quotidiano non ho incontrato preconcetto che non sia stato superato dai fatti. Le donne hanno certamente una sensibilità diversa rispetto agli uomini ed un modo diverso di rapportarsi con gli altri e questo, almeno nel mio ruolo attuale, certamente aiuta”. Lei è oggi uno degli esponenti più rappresentativi del PATT, e sono ancora non pochi quelli che ritengono il suo partito subalterno alla SVP. La sua opinione in merito? “Partito Autonomista e Südtiroler Volkspartei sono due realtà diverse, sebbene animate dal medesimo spirito autonomistico. Trentini e sudtirolesi hanno un percorso storico comune, un comune senso di appartenenza alla terra che abitiamo. Dire che il PATT è un partito subalterno all’SVP oggi è quanto mai sbagliato. Esistono un’affinità e un forte legame, sancito nei settant’anni di storia della nostra Autonomia, ed oggi ancora più stretto grazie al rapporto di proficua collaborazione che esiste sia in Consiglio regionale, sia tra i due Presidenti, Rossi e Kompatscher. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la nostra Autonomia ha un percorso molto più lungo, che certamente unisce i due land, ma che affonda le radici nella storia del popolo trentino, che come tale si identifica fin dal principato vescovile di Trento. Ed è in questo percorso che io mi riconosco come autonomista e come appartenente al PATT”.


A Suo avviso, è possibile una unione tra Il Partito Autonomista Trentino Tirolese, la Südtiroler Volkspartei, l’Union Valdotaine e l’Union Autonomista Ladina per dare vita ad un unico partito che miri alla salvaguardia delle minoranze e delle autonomie locali. “L’unico modo per garantire un futuro alle nostre specialità è quello di creare sinergie tra visioni condivise. Non penso ad un partito unico, ma certamente un confronto permanente che possa permettere di essere sempre in prima linea insieme in difesa dell’Autonomia”. In questi ultimi tempi sempre di più sono le opinioni che le Regioni a statuto autonomo non hanno più ragione di essere. Si asserisce che siano tutte isole felici, spendaccione

Al Consiglio Regionale

e a svantaggio di altre Regioni . E’ così? “Il mio incarico di Presidente del Consiglio regionale mi ha permesso di confrontarmi con tutte le altre realtà italiane, in quella che è la Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative. Esiste indubbiamente la percezione che l’Autonomia sia un privilegio, ma non è possibile mettere sullo stesso piano tutte le Specialità, perché ciascuna Regione ha le proprie caratteristiche e la propria storia. Quello che dobbiamo fare, come Speciali, è quello di mettere a disposizione la nostra esperienza e far comprendere ai detrattori dell’Autonomia che è proprio attraverso i traguardi che noi, spesso con sacrifici e fatica, abbiamo raggiunto, che si può realizzare quel regionalismo reale auspicato dalla stessa Costituzione italiana. E’ un momento delicato e dobbiamo coinvolgere sempre più le Regioni a Statuto ordinario perché possano esse stesse promotrici di un maggiore autonomia ed è questa la direzione che, insieme alle altre Regioni a Statuto speciale, con i cui Presidenti ho avuto recentemente un incontro, abbiamo intrapreso. Alla luce dei dati economici, è emerso, anche dal confronto con le altre realtà italiane, che l’Autonomia non è un privilegio inteso come maggiore disponibilità economica, quanto una straordinaria opportunità di gestire al meglio le risorse”. Nelle recentissime elezioni i cittadini, sempre di più si sono allontanati dalla politica e l’assenteismo cresce in maniera inarrestabile. Cosà è necessario fare per ridargli credibilità? “La politica si può difendere solo attraverso azioni concrete: sobrietà e traspa-

La Presidente Avanzo con la Delegazione Brasiliana Nova Trento renza sono la base indispensabile per ricostruire il rapporto con i cittadini. Nel passato sono stati certamente fatti errori, ma oggi stiamo procedendo nella giusta direzione. Non si deve credere alle facili demagogie, che spesso alla prova dei fatti si rivelano inapplicabili, ma occorre lavorare con serietà e correttezza”. La nostra politica chiede sempre più sacrifici alle persone deboli senza però toccare quelli che comunemente vengono definiti “privilegi”. Lei sarebbe favorevole ad una rivisitazione economica delle retribuzioni e dei vitalizi dei parlamentari di ogni tipo e grado. “Nella nostra Regione i vitalizi non esistono più ed anche le indennità sono le più basse in Italia, nonostante noi abbiamo maggiori competenze e rivestiamo il duplice ruolo di Consiglieri regionali e provinciali. In questo siamo stati i primi in Italia e sono convinta che la strada sia quella corretta. Non va tuttavia dimenticato che deve essere data a tutti la possibilità di esercitare un mandato elettivo e che la democrazia ha un costo oggettivo: certamente occorre mantenere retta la barra sulla rotta della sobrietà, ma non cascare nel populismo che rischia di soffocare la democrazia. Abbiamo bisogno di competenze e professionalità che attingano

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da ogni settore, pubblico, come privato e la continua corsa al ribasso rischia di rendere la politica una questione elitaria. Occorre arrivare al giusto equilibrio e credo che nella nostra Regione, che già oggi vanta il primato in questa direzione, si sia fatto molto”. Immagini il Trentino tra dieci anni. Quale potrebbe essere uno dei cambiamenti tra i più significativi e migliorativi dell’amministrazione pubblica che si ritroveranno i trentini del 2025? “L’auspicio è che tra dieci anni la nostra Autonomia sia ancora più forte. Abbiamo dimostrato che dove ci è data la possibilità siamo in grado di amministrarci bene e con risultati che ci portano ad eccellere in tutte le classifiche nazionali. Oggi stiamo costruendo ponti a nord ed a sud delle Alpi ed è necessario che queste vie si rafforzino. Se avremo anche l’Autonomia finanziaria, cioè la possibilità di gestire effettivamente il gettito fiscale, pur senza venir meno all’impegno nei confronti dello Stato, potremo certamente migliorare anche la gestione delle risorse e destinarle con ancora maggiore efficacia a sostegno delle imprese e dell’economia reale”. Qual è il suo parere sui flussi immigratori? Da più parti si dice, e forse non a torto, che l’Italia non può sopportare il continuo arrivo di migliaia di profughi o immigrati. La Sua opinione?

“Il dramma umano che si accompagna a questi flussi migratori non può lasciare indifferenti. Io vengo da una terra, il Tesino, dove l’emigrazione ha lasciato cicatrici profonde e oggi incontro spesso i discendenti di coloro che lasciarono le nostre valli, costretti a cercare fortuna altrove. Certamente oggi la situazione è diversa, ma occorre che sia l’Europa a dare risposte concrete. La maggior parte degli con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi immigrati che qui arrivano, in realtà vogliono solo transitare, come dimostrano le immagini che quotidianamente arrivano anche dal passo del Brennero. E’ un dovere quello dell’accoglienza che non può ricadere solo su di noi, ma fino a che graverà sul nostro Paese, dobbiamo Chiara Avanzo, Presidente del Consiglio Regionale garantire la dignità a queste persone”. Un ringraziamento particolare all’ Ufficio Stampa del Consiglio Regionale per la gentile e preziosa collaborazione.

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ANCORA INCIDENTI MORTALI La viabilità in Valsugana

 di Roberto Paccher

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ecentemente la strada Statale della Valsugana è stata nuovamente teatro di spargimento di sangue, con la morte in un incidente stradale, di un'intera famiglia padovana nei pressi di Levico Terme in un tratto di strada tristemente noto a causa dei numerosi incidenti che si sono susseguiti nel corso degli anni. Nello stesso punto poche settimane prima aveva perso la vita un pensionato della Valsugana e in quel tratto si ricordano una decina di vittime negli ultimi anni. Una lunga scia di morti che senza fine che ogni anni aumenta in modo esponenziale. Una ricerca di qualche anno fa rilevava che in 15 anni considerati dallo studio, sulla SS47 c'erano stati 2.131 incidenti con 195 morti e 3419 feriti. L'ACI ha collocato la SS 47 al 6° posto nella classifica delle strade più pericolose d'Italia con una media di 68,97 morti ogni mille incidenti e un indice di gravità pari a 48,78 decessi ogni mille infortunati. Ciò che preoccupa è che questa posizione nella graduatoria delle strade pericolose ce l'abbiamo da anni senza essere stati in grado invertire la tendenza con

concreti interventi migliorativi della sicurezza. Negli ultimi anni infatti, si è parlato molto della viabilità in Valsugana, spesso a caldo nel commentare gravi incidenti stradali, ma poi dal punto di vista pratico, passata l'emotività, non è stato fatto un granchè. I tratti meno sicuri, dove sistematicamente si verificano gli incidenti mortali sono rimasti gli stessi, e la strada non è stata messa in sicurezza come sarebbe stato necessario. I tratti a due corsie, che rappresentano un autentico pericolo per l'incolumità degli automobilisti, sono rimasti gli stessi e gli interventi tanto sbandierati non anno avuto seguito. Sulla retta di Ospedaletto, a Levico Terme e lungo il lago di Caldonazzo, gli incidenti non si contano più e rappresentano di gran lunga la maggioranza degli incidenti mortali in Valsugana. Tratti, appunto a due corsie dove in questi anni si è fatto ben poco per migliorare la sicurezza. E' sotto gli occhi di tutti che siamo di fronte ad una situazione di estreme emergenza e che è necessario fare qualcosa senza perdere altro tempo prezioso, che in

questo caso significa perdita di altre vite umane. Che si chiami Valdastico, nuova Valsugana, autostrada Alemagna od altro, è necessario porre fine ad una strage continua che ha fatto più morti di Ebola in Europa o della Mucca Pazza nel mondo. Anche perchè non va dimenticato che tra poco più di due anni la Regione Veneto avrà completato la "Pedemontata Veneta", una nuova superstrada a pedaggio lunga 95 km, che collegherà Montecchio Maggiore (Vicenza) a Spresiano (Treviso) con un'uscita a Bassano del Grappa che secondo le stime più ottimistiche porterà ulteriori 20.000 veicoli giornalieri in Valsugana, che vanno a sommarsi ai 30.000 attuali, con gli effetti su viabilità e sicurezza che è facile immaginare. Se non si interviene, e in fretta, è concreto il rischio che la Strada Statale 47 scali ulteriormente la graduatoria delle strade più pericolose d'Italia. Un primato del quale, sinceramente, vorremo fare assolutamente a meno.

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 di Roberto Paccher

In merito alla Valdastico, alla viabilità della valsugana e anche alla luce dei molti incidenti che sempre di più si verificano sulle nostre strade, abbiamo sentito, con una intervista esclusiva, il parere del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

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l governatore della Regione Veneto, recentemente riconfermato, fin dal suo insediamento 5 anni fa, ha dato una concreta accelerazione sul tema della viabilità veneta, prima sbloccando la Pedemontana Veneta, ferma per problemi burocratici da quasi 30 anni, e poi progettando una nuova superstrada a pagamento che colleghi Castelfranco Veneto a Cismon del Grappa. Degli interventi assolutamente necessari visto lo stato viario veneto attuale che definire critico è riduttivo, ma che avrà ripercussioni anche sul Trentino ed in particolare sulla Valsugana. Le nuove arterie venete infatti comporteranno un significativo aumento del traffico sulla SS 47 e si rende ancor più urgente la necessità di trovare soluzioni viarie alternative, prima di tutti il completamento dell’autostrada Valdastico. Zaia è da sempre un convinto sostenitore della necessità di completare la A31 e anche recentemente ha avuto modo di ribadire che quest’opera è strategica per la sua regione ma anche per il Trentino Alto Adige.

Presidente Zaia, da più di 30 anni si discute di Valdastico, ma ad oggi gli sforzi per realizzarla si sono rivelati vani. Secondo Lei è ancora attuale o crede che fosse ormai non sarà possibile concretizzarla? “La Valdastico secondo me va fatta, bisogna risolvere il problema e decidere una volta per tutte. Io spero che la Provincia Autonoma di Trento si renda disponibile a trovare un accordo. Per noi Valdastico significa un nuovo valico per il Veneto, il completamento di un itinerario autostradale che parte dal Polesine e creare uno sbocco verso nord. Sono sempre più convinto che la Valdastico è necessaria perché realizzarla significa, tra l’altro, meno inquinamento, e soprattutto più sicurezza. E credo che questo unisca ancora di più il popolo Veneto a quello Trentino”. La provincia Autonoma di Trento però fino ad oggi non si è dichiarata disponibile ad un confronto ed ha minacciato ricorso in tribunale in caso di eventuali via libera governativi.

“Penso che dovremmo lasciare fuori i tribunali da questa partita, decidere ed andare avanti. Credo infatti che tutte le scelte politico-amministrative, nessuna esclusa, debbano essere fatte, solo e solamente, nell’interesse delle comunità. Sono del parere che il dialogo deve essere sempre costruttivo se realmente si vogliono trovare punti di intesa e di comunione”. Uno dei nodi che ha creato parecchi contrasti con il Trentino è il tracciato previsto. Voi siete disponibili a concordare con il Trentino i percorso che la Valdastico dovrebbe avere? “Se si tratta di fare delle modifiche al tracciato o quant’altro penso che sia ragionevole che la Provincia Autonoma di

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prevista per il 2018, dopodichè il Veneto avrà finalmente una viabilità che permetterà di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza e di attraversamento della nostra regione”. Ciò avrà anche degli effetti negativi per quanto riguarda la Valsugana. “Abbiamo cercato a più riprese di condividere le scelte relative alla viabilità con il Trentino, ma non è stato possibile in alcun modo pianificare assieme le nuove scelte viarie perché da parte trentina abbiamo trovato sempre un rifiuto precostituito a discutere di Valdastico”.

Trento, a casa sua, possa dare delle indicazioni, però ribadisco che politicamente il Veneto la chiede e mi auguro che il Trentino riveda la sua posizione e dia il proprio benestare”. Quali sono esattamente i motivi per cui dal Trentino avete ricevuto sempre un rifiuto a considerare la Pi.Ru.bi?

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“Questo lo chieda ai politici Trentini. Non desidero entrare in problematiche o considerazioni che non mi competono” La pedemontana Veneta invece a che punto è? “I lavori sono in fase di esecuzione ed i primi tratti potranno essere inaugurati già entro l’anno. La fine dei lavori è

E la nuova superstrada a Pedaggio Castelfranco Veneto Cismon del Grappa a che punto è? “E’ in fase di progettazione, e proprio oggi c’è un incontro molto importante sulla questione, di cui non posso dire di più”. La Vostra volontà è di andare avanti? “Certo che si”.


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LA GRANDE GUERRA IN VALSUGANA

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 di Chiara Paoli

A Borgo Valsugana all’interno dell’ex Mulino Spagolla, si trova la “Mostra permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai”, esposizione inaugurata nell’ottobre del 2002, ampliata a fine 2005 e radicalmente rinnovata nella forma attuale ad inizio 2015.

rticolata in spazi tematici, l’esposizione introduce gradualmente il visitatore alla conoscenza dei vari aspetti, umani e tecnologici, del conflitto. I pannelli in forex ai lati delle sale, riproducono le immagini dei campi di battaglia e dei paesi dilaniati dalla guerra, incorniciando suggestivi diorami che illustrano fedelmente differenti prospettive della realtà della guerra. Ariose vetrine ospitano fedeli ricostruzioni realizzate con preziosi materiali originali dell'epoca. Tra queste, va segnalata la nuova vetrina centrale, caratterizzata dal diorama di un’infermeria italiana da campo con annesso centralino telefonico, ove gli allestimenti, i materiali e le uniformi completamente originali restituiscono l’atmosfera drammatica e le sofferenze dei nostri avi, di entrambe le parti, in quegli anni lontani. Una menzione particolare merita lo "Spazio Monelli", due ricche vetrine che da un lato presenta l’uniforme con materiali originali di un ufficiale degli alpini e dall’altro i cimeli di guerra del famoso giornalista-scrittore, ufficiale del battaglione Val Cismon, al quale il museo ha dedicato nel 2008 una mostra ed un catalogo fotografico che ha riscosso l’interesse nazionale. Si trova inoltre uno spazio dedicato all’aviazione: una vetrina propone la tenuta di volo originale di un pilota imperiale, assieme alle decorazioni conseguite dall’asso ungherese Josef

Kiss (che operò in Valsugana con base all’aeroporto del Cirè di Pergine, morendo nel maggio 1918 quando il suo caccia venne abbattuto in combattimento da aviatori inglesi sopra il Monte Coppolo). Proseguendo, laddove, nel vecchio mulino, entrava l’acqua del Brenta, i diversi piani di calpestio scandiscono tre differenti spazi: un diorama a grandezza naturale ricostruisce una trincea austriaca, mentre la volta vetrata dell’ex canale di scarico ci mostra uno scorcio di tunnel italiano con le inerenti attrezzature di scavo; un ulteriore spazio accoglie pannelli di medaglistica e decorazioni. Sotto alla balaustra, insieme ad un rarissimo "cannocchiale d'assedio" dell'artiglieria italiana completo di ogni accessorio, risaltano tre interessanti pezzi d'artiglieria austroungarici, un cannone da 8 cm (modello M5/8), un lanciabombe (Luftminenwerfer) da 12 cm, e l’ultimo arrivo: un cannone austriaco da montagna da 7 cm con bocca da fuoco in bronzo, proveniente dal Museo della Guerra di Rovereto e riportato da ASCVOT alla piena dignità espositiva.

Per la qualità dei materiali offerti in visione, per i criteri espositivi e per l’impostazione didattica generale, l’esposizione permanente all’ex Mulino Spagolla rappresenta un unicum nel panorama museale dell’area a cavallo del confine veneto-trentino, in grado di coinvolgere e soddisfare sia l’inesperto visitatore occasionale che l’esigente collezionista.

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L’intervista a Luca Girotto

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uca Girotto, Classe 1963, di Borgo Valsugana, di lavoro non fa lo storico, ma il dirigente medico presso il locale ospedale San Lorenzo. Dal 1987 si dedica allo studio degli avvenimenti bellici del ’14-’18 sul fronte tra la Valsugana, il Lagorai e la Val Cismon, pubblicando articoli, curando volumi e diari sull’argomento e dando alle stampe importanti testi. Dal 1998 collabora con l’Associazione Storico-Culturale della Valsugana Orientale e del Tesino in attività di ricerca storica ed è tra i fondatori dell’“Esposizione Permanente sulla Grande Guerra in Valsugana e nel Lagorai”. Qual è il suo reperto preferito conservato all’interno della mostra e perché? Può raccontarci brevemente la sua storia? “Si tratta di un affusto a cavalletto, una piattaforma che blocca il fucile a canna, dove venivano posizione le bombe su affusto. Lo avevo trovato sul Lagorai, a cima Ceremana, in occasione di un escursione con mia moglie, ma essendo molto pesante da trasportare, decisi di lasciarlo lassù, ma per timore che venisse rubato decisi di nasconderlo, seppellendolo sotto dei sassi. A distanza di tempo tornai più volte a cercarlo, senza individuare l’esatto nascondiglio, quando dopo anni riuscii a ritrovarlo, non avendo possibilità di portarlo a valle decisi di nasconderlo

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nuovamente e a distanza di anni, tornammo muniti di metal detector, io e Fulvio Alberini (presidente dell’ASCVOT) e quest’ultimo portò il reperto sulla schiena fino a passo Punta Ces. Il reperto è stato restaurato da un socio, Carlo Gramola e utilizzato per la ricostruzione di un diorama in museo”. “Itinerari della Grande Guerra in Valsugana Orientale e Tesino”, illustra percorsi che ripercorrono le tracce della 1° Guerra Mondiale. Quale itinerario consiglierebbe? Quale il più importante per i fatti storici e per i resti? “Il giro di Monte Valpiana per la molteplicità dei reperti bellici, tra cui

l’ospedale Herta Miller Haus, per la visuale e per i fatti storici. Si tratta infatti dei luoghi di Monelli e dove è


morto lo sfortunato soldato Divina a causa di una “pallottola pazza”, cioè un proiettile che lo colpisce dopo aver rimbalzato più volte. Il tragitto è abbastanza impegnativo e non adatto a tutti, ma sicuramente il più bello”. Una pubblicazione ripercorre i luoghi ed i volti del celebre testo di Paolo Monelli “Le scarpe al sole”. Qual è il volto/personaggio e aneddoto che più l’ha colpita? “Quello che più mi ha colpito è la storia dell’alpino De Lazzer che serviva alla mensa ufficiali del Monte Setole con panciotto e catena apri bottiglie. Ho pensato per anni che si trattasse di un artificio letterario per rendere più interessante il testo, ma quando furono trovate le foto del fondo Monelli tra queste una rappresentava proprio De Lazzer che serve gli spaghetti con add o s s o quell’inverosimile frac rosso trovato nel baule di una casa devastata”. “Die Barricata Straße, l’ultima strada dell’Impero”, può raccontarci un aneddoto-curiosità relativo a questa via? “Una strada che non ha avuto nessun ruolo, per i cui lavori furono impiegati fino a 6000 persone tra soldati e prigionieri russi, rimasta incompleta quando mancavano soli 3 km alla fine. Quello che più mi ha colpito è la storia di un giovane soldato che scrive alla fidanzata, dicen-

dosi felice di lavorare nelle retrovie e pensando di non correre alcuna pericolo, ma che cadde purtroppo vittima di una mina rimasta inesplosa”. “In 100 non tornarono. La storia dei soldati austroungarici del comune di Grigno”, un testo di nicchia, dopo tanti scritti sulla Grande Guerra, è necessario “reperire” nuovi spunti. Quanto e cosa c’è ancora da scrivere su questo periodo storico? Progetti e pubblicazioni a breve? “Il centenario è un pretesto per molti per scrivere e pubblicare anche testi rivisti o comunque non sempre di buon livello. A me piace scrivere e continuerò a farlo; i continui ritrovamenti di documenti negli archivi (diari e testimonianze dirette dei soldati al fronte) sono come un mosaico che mette in luce le diverse sfaccettature di un evento, in maniera differente rispetto alle relazioni ufficiali. Questo testo nasce in particolare dalla richiesta di un amico, Stefano Delucca che voleva trovare notizie di un parente disperso in Galizia. La ricerca ha portato a trovare un centinaio di soldati di Grigno che morirono sul fronte galiziano, a integrazione del monumento locale che reca settanta nominativi. Curiosa la storia di Angelo Polazzo di Frazzon, vicino Enego che trovandosi a Grigno nella giornata sbagliata, venne arruolato con gli austriaci e mandato a morire per una patria che non era la sua. A breve una pub-

blicazione su Forte Campo e sul tenente Engelbert Dolfuß, futuro presidente della Repubblica austriaca”.

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ConosciAMNU amo DI PERGINE da sinistra Bortolotti e Dolfi

 di Franco Zadra

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na Azienda Municipalizzata per la gestione dei servizi di igiene urbana, onoranze funebri e trasporto infermi a Pergine esiste dal 1968. Fu allora che il Comune deliberò di costituirla riconoscendo nella istituzionalizzazione di questi servizi una sorta di colonna vertebrale per il funzionamento del Comune, ma per la stessa qualità della vita dei propri cittadini. La competenza del servizio trasporto infermi fu poi trasferita alle Aziende Sanitarie Locali. Un principio organizzativo che non mise molto a diffondersi nei comuni dell'Alta Valsugana nel decennio 1980/90 così che AMNU allargò il proprio bacino di competenza per i servizi di igiene ambientale attrezzandosi inoltre per i servizi di spazzamento stradale, sia manuale che meccanico. Il 4 dicembre 1997, sedici dei diciotto Comuni dell'Alta Valsugana serviti “In Hose” da AMNU (Pergine Valsugana, Baselga di Pinè, Bedollo, Bosentino, Calceranica al Lago, Caldonazzo, Centa San Nicolò, Civezzano, Fierozzo (Vlarotz), Fornace, Frassilongo (Garait), Levico Terme, Palù del Fersina (Palai En Bersntol), Sant'Orsola Terme, Tenna, Vattaro, Vignola Falesina e Vigolo Vattaro) hanno costituito AMNU S.p.A., con sede in Pergine Valsugana - Viale dell’Industria 4/L. Il capitale sociale è totalmente pubblico e la struttura operativa e amministrativa, nonché il patrimonio iniziale, sono derivati dal conferimento dell’Azienda Municipalizzata Nettezza Urbana Trasporti Funebri da parte del Comune di Pergine Valsugana. Vengono trattati 22000 tonnellate di rifiuti annui, con 7 Centri di Raccolta Differenziata. Capitale sociale di € 1.128.387,00 interamente versato, € 8,5 milioni di fatturato, 63/65 dipendenti, 59000 abitanti serviti, 28000 utenze domestiche, 2500 utenze speciali, Igiene ambientale, Onoranze Funebri e Cimiteriali.

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L’intervista

Incontriamo il Presidente Alessandro Dolfi e il Direttore Generale Roberto Bortolotti presso la sede di Viale dell’industria, un venerdì mattina presto. «Sono in ritardo – dice Roberto Bortolotti arrivando per primo (alle 7.30), mentre ci prepara un caffè – di solito sono in azienda già dalle sette». Gli uffici sono nuovi, puliti, essenziali. Arriva anche Alessandro Dolfi e l’accoglienza è completa. Si dice sia importante per un’azienda mantenere un certo clima relazionale. Come primo impatto questo è ottimo, ma avevamo apprezzato anche la gentilezza e la cortesia di chi ci aveva accolti al nostro arrivo... dipendenti AMNU. L’intervista inizia proprio da questo, ci troviamo in una Azienda Pubblica, ma il clima che si respira è quello che ti aspetteresti in una Privata. «Ci si aspetta – dice il Presidente Dolfi – una strutturazione da Ente Pubblico adatto più per gestire e fornire servizi amministrativi che per organizzare ed eseguire lavori, ma noi forniamo servizi a diciotto comuni “in house” senza bisogno di appaltare nulla in esterno». «Siamo molto contenti del personale AMNU – dice il Direttore Bortolotti – che mostra di essere all’altezza del personale di una ditta privata. In particolare per i servizi cimiteriali, posso dire che sono cre-

sciute al nostro interno professionalità eccellenti».

Ma come sta andando la raccolta del differenziato? «Nel ‘97, quando siamo partiti con la differenziata – risponde Bortolotti mostrandoci un grafico – eravamo al 4% con circa 1000 tonnellate/anno raccolte. Già nel 2005 eravamo intorno al 50% raccogliendo quasi 12000 tonnellate. Dal 2007 la crescita è stata meno repentina, ma costante, partendo dal 74,6% per arrivare a 81,7% nel 2014 con più di 20000 tonnellate/anno di differenziato. Pensiamo di fare ancora meglio. Molti dei nostri Comuni sono stati premiati da Lega Ambiente come “Ricicloni”, cioè, individuati tra quelli con un sistema di gestione dei rifiuti con un alto indice complessivo di buona gestione». Per quanto riguarda l’indifferenziato? «Una azienda privata – interviene il Presidente Dolfi – dovrebbe poter credere che più lavoro ha (più rifiuto deve trattare) e più aumentano i suoi introiti. Noi lavoriamo per il contrario, per abbattere il quantitativo di rifiuti indifferenziati conferiti in discarica, poiché il nostro impegno è servire i cittadini. Al limite vorremmo eliminare del tutto


giri e del ritmo di raccolta. Ci basta assumere due stagionali per far fronte al periodo estivo».

l’indifferenziato, ma per questo occorre agire sulla fonte, sulle industrie che lo producono, con imballaggi e quant’altro. La riduzione dell’indifferenziato – dice Bortolotti – si è ridotta in modo proporzionale all’aumento della differenziazione. Nel 1997 avevamo quasi 25000 tonnellate di indifferenziata, ridotte a poco più di 5000 nel 2007. Da 2009 il calo è stato molto meno significativo e attribuibile più alla crisi economica con la riduzione dei consumi per arrivare al 2014 con 4550 tonnellate. Si può ancora migliorare ma, come diceva il presidente, agendo sulla fonte».

Quali sono i rifiuti che maggiorraccogliete mente? «L’organico rappresenta la fetta più consistente - dice ancora Bortolotti - per più del 20% del raccolto; subito dopo il residuo per un 18%, carta e cartoni per un 16% come legno e ramaglie. Col Vetro ci attestiamo a un 8% per scendere ancora con gli imballaggi leggeri, ghiaino, macerie, rottami ferrosi, ecc. La percentuale più bassa che rientra in queste categorie è quella degli pneumatici, intorno all’uno percento». Sul finire dell’intervista il presidente Dolfi sembra aver preso gusto a raccontare la “sua” azienda tanto che

non serve sollecitarlo con altre domande e ci parla spontaneamente di ciò che AMNU e Stet, con il patrocinio dell’APPA Trentina e della Provincia Autonoma di Trento, e la collaborazione del BIM Brenta, sono riusciti a fare con il progetto chiamato “Più con Meno”. “Si tratta di un progetto – dice il Presidente - che promuove il risparmio di materia, energia e acqua nelle scuole e nei contesti di vita di insegnanti, allievi e genitori. Più con Meno ha sollecitato l’attivazione di progetti finalizzati al risparmio di acqua, energia, materia. I progetti meritevoli hanno ricevuto fino a 10.000 euro di finanziamento. Il 29 maggio abbiamo festeggiato la conclusione con i 6 progetti vincitori, gli allievi dell’istituto Marie Curie di Pergine avevano preparato un documentario per presentarli. Un seminario ci ha aiutato poi a riflettere sulle ricadute di “Più con meno”, sulle buone pratiche e gli spunti emersi per il futuro».

Il periodo estivo presenta delle criticità per la raccolta dei rifiuti? «Ovviamente – dice Bortolotti – nei paesi più “turistici” con l’aumento dei residenti qualche problema in più c’è. Nulla però che non si possa gestire con una più oculata programmazione dei

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E se fossimo

in crisi

 di Erica Zanghellini

Negli ultimi anni siamo stati spettatori di una serie di marcate trasformazioni nei rapporti di coppia: il matrimonio che prima era il modello tradizionale per elezione è entrato sempre di più in crisi, la durata media delle relazioni è diminuita sensibilmente e sono sempre più numerosi i divorzi e le separazione. Perché le coppie sono sempre più in crisi, e che cosa si può fare? a riuscita o il fallimento di una coppia, considerata come l’unione di due persone inevitabilmente diverse ma simili in alcune componenti, dipende in buona parte dal funzionamento o meno di regole di collaborazione,regole più o meno esplicitate tra i due partner. La formazione di una coppia non è mai un rapporto che avviene da zero, ma nasce dall’unione di due persone che hanno un proprio “bagaglio” personale, il quale contiene i valori, le proprie credenze su sé stessi, sul mondo e sull’altro, nonché le proprie aspettative sul futuro relazionale. Queste informazioni si sono formate col tempo, ciascuno le ricava sia dall’ambiente in cui si cresce, sia dalle proprie esperienze personali. Il nostro bagaglio quindi influenzerà sia la scelta del partner, sia cosa è accettabile e cosa non lo sia nelle relazioni amorose. Non è sempre semplice capire se la relazione d’amore che si sta vivendo abbia degli aspetti disfunzionali, poiché inconsapevolmente si seguono i modelli relazio-

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nali acquisiti nel tempo i quali, in alcuni casi permettono la presenza di comportamenti o modi di interagire tra i partner che per altri invece sarebbero inaccettabili. Come si forma una coppia? La prima fase della nascita della coppia è l’innamoramento. All’inizio si tende a mostrare la parte migliore di sè, ciascun partner tende a vedere nell’altro tutto il positivo e spesso gli aspetti negativi vengono minimizzati, insomma si idealizza il proprio partner, si vorrebbe passare il maggior tempo possibile con lui/lei, e appena ci si divide se ne sente già la mancanza, si percepisce un forte coinvolgimento sia emotivo che fisico. Tuttavia, col passare del tempo, cominceranno ad arrivare alla coscienza aspetti dell’altro che non sono così “perfetti”, e qui nasceranno le prime incomprensioni, i primi litigi, che possono e devono essere superati perché la relazione possa continuare e diventare stabile. Qualora non si riesca a comunicare e superare i vari problemi relazionali, la coppia arriverà a una fase

di crisi che potrà determinare - nei casi più estremi - la chiusura della relazione. Non sempre comunque la crisi è negativa, in generale infatti, se superata con successo, rende più forte il legame, può infatti essere considerata come un momento di transizione e cambiamento che permette ai partner di crescere assieme. Come tutti i cambiamenti la maggior parte possono essere gestiti e superati dai partner in modo autonomo. In generale possiamo dire che due persone costituiscono una coppia se condividono un legame affettivo, se hanno un contatto o una vicinanza fisica e se hanno una proget-


tualità per il futuro. La crisi vera e propria si evidenzia quando due persone sono afflitte da molto tempo dallo stesso problema e non riescono a trovare delle strategie per superarlo: in questo caso sarà opportuno riflettere se chiedere aiuto ad un professionista per cercare di superare questo stallo ed evitare la possibile chiusura della relazione. Tipi di problemi e possibili soluzioni Sintetizzando il più possibile, i motivi più comuni per cui una coppia è in crisi e si rivolge a uno specialista sono: • Violazione del contratto di coppia: il contratto di coppia comprende tutte quelle regole di condivisione che ci sono tra i partner, ad esempio il costruire una famiglia assieme, l’essere reciprocamente fedeli … • La presenza eccessiva e troppo influente della famiglia di origine di uno dei partner nella vita della coppia. Questo tipo di intromissione può rendere insostenibile la vita quotidiana: uno o entrambi i partner dipendono troppo dai loro ge-

nitori, o non riescono autonomamente a prendere delle decisioni o ancora ad esempio non riescono a tollerare la lontananza dai genitori. • Esperienza di fonti stressogene molto impattanti, come ad esempio l’esordio di malattie invalidanti, lutti, nascita di un bambino disabile o nascita di un figlio non desiderato da entrambi, o ancora comportamenti nocivi per sé o per l’altro o disgrazie economiche. Un’ esperienza di questo genere può bloccare la crescita della coppia e quindi la sua progettualità. • Crescita personale di uno dei due coniugi: uno dei due partner matura diversamente dall’altro e vorrebbe raggiungere un’altra tappa della relazione – ad esempio ricerca di un figlio- senza che il partner però condivida lo stesso progetto o desiderio. • Problematiche sessuali. Questo aspetto è strettamente collegato al benessere della coppia, spesso questo tipo di difficoltà è solo la punta dell’iceberg. In questo caso è molto

importante affrontare insieme la questione, discriminando innanzitutto se ci sia un problema a livello organico e solo in un secondo tempo se a livello del corpo non si registrano problemi, prendere in considerazione il livello psicologico. E’ importante tenere presente che… se si vuole portare avanti una relazione tutte e due le parti si devono impegnare costantemente, aiutandosi a vicenda parchè i problemi si possono superare.

Dott.ssa Erica Zanghellini Psicologa-psicoterapeuta e.zanghellini@yahoo.it

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t ei s i v ibil r e i n tp o s s im

GIOVANNI PASCOLI

 di Adelina Valcanover

sie, i suoi scritti, le sue parole poe sue Le ani. itali ti poe di gran più dei Giovanni Pascoli è stato uno siero che ad oggi non ha avuto eguali. pen un di a senz l’es no enta res rapp e to hanno rappresenta bbe risposto ad una intervista? Ma ai suoi tempi, ai giornalisti, come avre aperto con il grande poeta. ogo dial un do ntan inve sato pen ha ci La “nostra” Adelina rella Maria ci sono raccolti ben 61.000 volumi… “Cosa vuoi Adelina, ho scritto tanta di quella roba! Liriche, Poemi, Òdi, Inni, Canzoni, Traduzioni, Pensieri critici, Conferenze, Lettere… perfino testi teatrali”.

Professor Pascoli, sono davvero felice che lei mi conceda questa intervista impossibile. Ne sono davvero onorata. “Macché professore… come giustamente ha detto, questa è un’intervista impossibile. Tutti sanno che sono morto da più di cent’anni, per l’esattezza nel 1912”. Eh, sì, infatti, ma lei è un grande poeta… un grande della letteratura italiana. “E con ciò? Sono morto lo stesso, e quindi evitiamo le formalità. Anzi, facciamo i moderni: niente professore, niente signora, ma Giovanni e Adelina e diamoci del tu. Vedi, come dicevo sempre: non solo le cose, ma anche le persone hanno un nome specifico e concreto che le distingue”. D’accordo… Giovanni, mi piacciono le sfide, quindi ci sto. Ecco la prima domanda. Qui, a Castelvecchio di Barga, dove sono venuta per visitare la tua casa, perché nel tuo studio ci sono ben tre scrivanie? “Sai, avevo un pallino, quello di scrivere determinate cose per ciascuna scrivania”.

Qui, in Garfagnana, con tutto questo verde che circonda la casa, hai tratto ispirazione per le tue poesie? “Che domanda! È ovvio. Tieni conto che io provengo da una famiglia contadina”

bene, dato che ho vinto parecchie medaglie d’oro ad Amsterdam al concorso di poesia latina chiamato Certamen Hoeufftianum”. Ma sono introvabili! “Non mi stupisco mica sai. Avete tolto quasi del tutto il latino dalle scuole. Un’idea che io definisco stravagante, per non dire di peggio! Resto comunque un gentiluomo e non dico parolacce”.

Ma va! “Sì, sì. In una scrivevo le poesie in italiano, in una quelle in latino e una riservata a saggi su Dante Alighieri”.

Una bella soddisfazione le medaglie. “Non solo, con cinque medaglie, che ho venduto nel 1902, ho comprato questa casa”.

Poesie in latino? “Certamente, cosa credi?! Erano scritte

Un’altra cosa che ho osservato visitandola: nello studiolo di tua so-

Comunque la tua poesia con le immagini della compagna portano messaggi complessi e contradditori. Insomma direi che sono lo specchio di un’anima inquieta… ne cito una tra le tante Dall’argine… “E vorrei vedere! Sono rimasto orfano da ragazzino. Mio padre, come di sicuro saprai, è morto ammazzato con una fucilata mentre tornava dalla fiera di Cesena”. Ma si è poi saputo qualcosa dell’assassino? “Macché! Niente di niente. Mai venuti a capo di niente! Ci scrissi anche poesie di cui almeno due te le ricorderai dalla scuola”. Ah! Penso ti voglia riferire a La cavalla storna e X agosto. “Proprio quelle! Nella prima racconto il tentativo disperato di mia madre di far dire alla cavalla che trainava il calesse

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con sopra mio padre, il nome dell’assassino, perché c’erano dei sospetti, e nell’altra narro l’evento”. Deve essere stato davvero terribile, infatti in tantissime tue composizioni si trova un eco di morte e di tristezza. Sei stato considerato un poeta crepuscolare… “Le solite etichette! Come spesso succede venni anche considerato poeta minore. Anche adesso, presumo”. Come mai? “Mah, le vicende storiche hanno fatto la loro parte. Prima di me c’era Carducci (grandissimo intendiamoci!), subito dopo, Gabriele D’Annunzio, e io nel mezzo. Ma ti confido una cosa che mi fa ancora sorridere: proprio D’Annunzio, un tipo piuttosto pieno di sé, anche se devo dire che come poeta era bravissimo, ebbe a dire che dopo Francesco Petrarca, ero io il più grande poeta italiano. E scusa se è poco! Posso riaccendere la mia pipa? Mi rilassa”.

Sì, sì, certo! Cambiamo discorso. Tu hai vinto una borsa di studio nel 1873 che ti ha permesso di iscriverti all’Università di Bologna. Com’è che hai partecipato? “Questa te la devo proprio raccontare. Mio fratello Giacomo, che era il maggiore, era convintissimo della mia pre-

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disposizione allo scrivere e, quando seppe che c’era un concorso per sei sussidi all’Università, mi ha dato poche lire (tante per chi le dava e poche per chi le riceveva) e mi ha imbarcato sul treno in terza classe per Bologna. Sì, allora c’era anche la terza classe sui treni”. Dimmi Giovanni, ma è vero che il tema d’italiano è stato dettato da Giosuè Carducci in persona? “Oh, sì! Mi emoziono ancora. Vedi, io mica avevo la fiducia nelle mie capacità letterarie che aveva mio fratello! Prevedevo di tornare a casa e basta, ma ero agitatissimo nell’attesa del Professore”. Quindi non pensavi di entrare nella rosa dei sei vincitori? “Diciamo che tutt’al più sarei stato ammesso al primo anno, ma per me non faceva differenza, perché senza sussidio non avrei potuto proseguire”. E invece hai vinto! Hai così potuto frequentare l’Università. “È vero, ma ho avuto un momento di crisi. Mi sono avvicinato ai gruppi anarchico socialisti e vi tenevo conferenze, sono anche stato arrestato per aver partecipato a una protesta per la condanna di alcuni anarchici. Ma per fartela breve è intervenuto ancora Carducci che mi ha persuaso che era meglio studiare e di proseguire fino alla laurea. Mi sono dato una calmata e a ragion veduta!” Poi sei diventato professore… dimmi com’erano gli studenti di allora? “Beh, c’era chi si impegnava sul serio e chi no. Però portavano più rispetto per il docente e non si permettevano certo di mandarlo a quel paese. Di sicuro non impuniti e ignoranti come ora!” Tanto per anticipare sei anche subentrato al Carducci, alla sua morte, alla cattedra di Lettere all’Università di Bologna. “Si. All’inizio ho insegnato a Matera e a Massa e proprio a Massa ho chia-

mato le mie sorelle Ida e Mariù… Loro erano state messe in un convento, poi Maria, mi ha fatto capire che sarebbe stato ora che facessi il fratello maggiore e mettessi, come dire la famiglia, o meglio quello che era rimasto di dieci fratelli che eravamo, tutti insieme e così ho fatto.” Molto generoso da parte tua. “Non potevo mica abbandonarle, diamine! Comunque poi Ida si è sposata. E allora volevo farlo pure io. Insomma volevo una famiglia che fosse mia”. E la prescelta era tua cugina Imelde Morri di Rimini… “Sì, e mi ero fidanzato di nascosto di mia sorella Maria. Ma quando l’ha saputo è successo il finimondo. Urla e strepiti. Quanto a Ida e mio cognato lasciamo perdere. Sempre a pretendere soldi. Dopo tutto quello che avevo fatto. Mi sono arreso. Ho lasciato perdere. E credo che mi sia fatto qualche cicchetto di troppo: sono morto di cirrosi epatica”. Una curiosità. Che facevi la sera, dato che non era come adesso: cinema, teatro, bar, club, eventi… “Non amavo uscire la sera, tranne…” Tranne? “Tranne quando andavo in una certa casa, da una certa madame Juliette, che era molto discreta e mi faceva buoni prezzi! Ai tempi, certe esigenze erano capite e tollerate. Buta el pret en tla tolfa, ecco!... Tranquilla, è un modo


un fanciullo musico, che in definitiva è il sentimento poetico e che da bambini si mescola con la realtà. Da adulti però, quando le vicende e le difficoltà incalzano non si riesce più ad ascoltarlo”. Vorresti dire che l’età veramente poetica è quella dell’infanzia? “Assolutamente! Infatti il fanciullo vede tutto con meraviglia, scopre la poesia delle cose, proprio nei particolari che svelano la loro essenza, il loro sorriso le loro lacrime”.

di dire emiliano. Torniamo in argomento”. Insomma, la tua concezione dolorosa della vita ha davvero la sua ragion d’essere! “Altroché!” Ancora un paio di cose… “Va bene, ti ascolto”. Giovanni, chi è il poeta per te? “Tieni conto che in ognuno di noi c’è

Sì, ma allora chi è Il fanciullino? Intendo quello di cui parli tanto. “Semplicemente è quello che alla luce sogna ricordando cose mai viste; è colui che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle. Insomma in altre parole, il poeta coincide con quella parte infantile di noi che nell’adulto tende ad essere soffocata dalla ragione”. Detto in soldoni: che funzione ha la poesia? “Consolatoria! Appaga il pastore della

sua capanna e il borghesuccio del suo appartamento ammobiliato. Attraverso la bellezza, la poesia favorisce l’armonia tra gli uomini. Arrivo a dire che il poeta ha una funzione sociale. Il fanciullino riveste di mistero ciò che noto per non soccombere di fronte a ciò che è veramente misterioso. Sono stato chiaro?” Direi di sì. Credo comunque che la poesia La piccozza, racchiuda in un certo senso la tua vita… “Hai ragione. Solo, senza aiuto e senza guida, con la piccozza, salgo la montagna ghiacciata, ma non lo faccio per poi scendere e ricevere onori. No. Voglio restare a morire in cima, dove altri mi troveranno, guidati dal bagliore della mia piccozza che mi sarà scivolata di mano. E adesso permettimi di salutarti e me ne torno da dove son venuto. È stato un piacere conversare con te, Adelina”. Grazie Giovanni, vuoi dire qualcosa ai lettori di Valsugana News? “Vediamo un po’… Tanti saluti a tutti e risvegliate il vostro fanciullino”.

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FUMI ANCONO RA ...

 di Romano Zanghellini

PERCHÈ I COMIGNOLI

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volte, anche leggendo un libro che non sembra granché, trovi una frase, un concetto, un’idea che ti colpisce, che tocca la tua interiorità, qualcosa che decidi di conservare perché in grado di sollecitare e precisare meglio, magari in un giorno più avanti, una riflessione ulteriore. Ambientato in Russia durante la seconda guerra mondiale “La strana guerra del caporale Asch” racconta tra l’altro di un giovane e valido generale tedesco che si porta a letto una bella figliola d’Ucraina la quale però non lo fa per passione ma si prende un bel po’ d’informazioni a beneficio dell’Armata Rossa. La potente Gestapo lo scopre ma il generale non finisce davanti al plotone d’esecuzione solo perché quando dava ordini di operazione lui chiudeva immancabilmente con la frase: “Perché i comignoli fumino ancora”. Era l’espressione di un amore e di una volontà desiderosi di proteggere e salvaguardare l’integrità, l’identità, i

valori e la cultura di una Nazione a prescindere da chi la governava in quel particolare momento storico. Per questo ora il pensiero corre al mio sventurato Paese e penso a quanto sarebbe bello e opportuno se noi cittadini di una comunità ormai in frantumi avessimo finalmente un sussulto di responsabilità, anche in questo caso a prescindere da chi ci governa (governa si fa per dire) e dai nostri piccoli interessi di bottega, e le nostre azioni andassero nella direzione del bene comune, che è poi il nostro bene, e facessimo in modo che i comignoli della nostra Italia fumassero ancora perché significherebbe che in ogni casa c’è un focolare acceso, lì una famiglia o anche semplicemente un uomo o una donna soli che lottano per sopravvivere e però non si rassegnano al degrado morale e materiale di un popolo. Anche loro, come tutti noi, potrebbero e possono dare il loro contributo per promuovere un nuovo Umanesimo, un nuovo Rina-

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scimento. E’ un concetto che sembra esagerato ma non lo è e ci torno fra un po’. E’ difficile non buttarla in politica, ma questo è un giornale apartitico e apolitico e quindi mi devo astenere dal prendere una posizione personale. Ciò non m’impedisce comunque di essere critico nei confronti della politica in generale alla quale mancano virtù e conoscenza e quindi senso di responsabilità, elementi indispensabili alla guida di una Nazione, alla sua capacità di riaffermare il posto e il rispetto che merita nella comunità internazionale. E invece non siamo niente a prescindere da quanto facciamo per gli altri, ed è molto. Troppo facile citare la vicenda dei nostri due marò e l’invasione del nostro Paese da parte di centinaia di migliaia di profughi, di clandestini e ,purtroppo, anche di delinquenti. Una politica succube di interessi che non sono i nostri, succube all’Europa della moneta e della finanza e dei poteri forti

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internazionali e in ogni caso, sia a destra che a sinistra, incapace di opporsi, di dire no, di dire basta, di affermare l’indispensabilità e il diritto di ogni Nazione di promuovere e, se necessario, di imporre il cambiamento. Ciò premesso o si costruisce finalmente un’Europa politica solidale o è meglio lasciar perdere.

Dicevo dunque di un nuovo Umanesimo e di un nuovo Rinascimento. Ma perché? Perché storicamente e culturalmente hanno valorizzato tutto ciò che serve per il progresso dell’uomo, una riscoperta di nuove possibilità, un colpo d’ala sulla falsariga della saggezza e della cultura antica da portare nel mondo nuovo che si andava formando abbandonando la staticità dell’Evo di mezzo. E dunque quale che sia la strada che decidiamo di percorrere questo è un elemento che non può mancare. Chiamiamolo come vogliamo esso è già nel nostro DNA per consentirci di reagire e di rispondere positivamente alle difficoltà della nostra vita individuale e sociale. E’ catalizzatore che dà valore alla nostra positività, che

concilia le emozioni del cuore con una razionalità che pure ci appartiene e che troppo spesso dimentichiamo. E’ anche l’occasione per recuperare e promuovere il senso di appartenenza ad una comunità, ed in particolare ad una comunità nazionale ricca di pensiero e di creazioni ed intuizioni preziose di cui l’umanità intera ha beneficiato. Possiamo riscoprire il senso del Rinascimento e con esso esprimere un nuovo Umanesimo adatto alla complessità del nostro tempo mantenendone intatto il fascino, la forza e la capacità di far progredire l’essere umano e la società. Dobbiamo anche uscire dall’isolamento in cui ci hanno confinati l’indifferenza, il nostro egoismo e le nostre paure e recuperare quel contatto umano che favorisce la coesione sociale e il senso di appartenenza a una stessa comunità. Abbiamo ancora grandi potenzialità per far sì che in Italia, ma non solo, i comignoli fumino ancora.

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AFFIDO CONDIVISO  di Zeno Perinelli

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l primo argomento che andremo a trattare in questo spazio giuridico riguarda l’affidamento condiviso, nella pratica spesso equivocato, dai non “addetti ai lavori”, con il collocamento prevalente dei figli minori presso uno o l’altro genitore. Il primo, l’affidamento condiviso del minore, riguarda esclusivamente le potestà genitoriali e prevede che siano esercitate da entrambi i genitori, i quali assumono, di comune accordo, le decisioni di maggiore interesse per la prole, tra cui istruzione, educazione, scelte religiose, salute, avendo sempre particolare attenzione per le capacità e inclinazioni dei figli. Il collocamento prevalente del minore, invece, riguarda il luogo, di solito la casa di uno dei due genitori, dove il minore trascorrerà la maggior parte del proprio tempo ed in funzione del quale poi verrà regolato l’assegno di mantenimento. Come avremo modo di vedere in seguito, tale differenziazione, tra i due istituti, è diventata più evidente e necessaria dopo le riforme del diritto di famiglia avvenute nel 1975, 2006 e con il D.lgs 154/2013. In passato, ossia nel codice civile del 1865 all’art. 154 e nel codice del 1942 all’art. 155 ante riforma legge n. 898 del 1970, l’affidamento ad un unico genitore era la regola generale applicata: nonostante entrambi genitori conservassero il diritto di vigilare sulla loro educazione, il tribunale, in sede di

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separazione, dichiarava a quale dei genitori spettasse il ruolo di tenere presso di sé i figli e provvedere al loro mantenimento ed alla loro istruzione. A seguito della legge sul divorzio (898 del 1970) e della riforma del diritto di famiglia (L. 19 maggio 1975, n. 151), l’affido esclusivo è invece divenuto l’eccezione rispetto alla “regola” dell’affido condiviso, prevalendo, in modo evidente, la valorizzazione dell’interesse morale e materiale del minore. Aspetto quest’ultimo che tuttora ha un valore saliente nella legge 154 del 2013, ossia la riforma sulla filiazione. La legge 898/1970 affiancava inoltre, all’affidamento congiunto, anche quello alternato, il quale prevedeva che la potestà esclusiva, per un equo periodo, potesse essere concessa all’uno o all’altro coniuge alternativamente e per periodi di tempo prestabiliti. Tale previsione però mostrò subito problemi di attuazione dovuti in particolar modo all’assenza di stabilità e la mancata adeguatezza alle esigenze della prole di vivere e crescere senza troppi spostamenti, con ciò sollevando dubbi circa l’idoneità di tale istituto di garantire il benessere del minore. Con l’introduzione della legge 54 del 2006, l’affido condiviso si confermava la regola generale e primaria in tema di separazione e, infatti, l’art. 155 bis c.c. così recitava: “il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedi-

mento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore”; soprattutto detta disciplina prevedeva il diritto del figlio, anche in caso di separazione personale dei genitori, a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, a ricevere cure, educazione e istruzione da entrambi e a conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo genitoriale. Al secondo comma dell’art. 155 c.c. era inoltre sancito che, per assicurare la realizzazione del diritto del figlio minore a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori, il giudice, pronunciando la separazione personale dei coniugi, avrebbe dovuto adottare i relativi provvedimenti con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa, valutando prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, oppure stabilendo direttamente a quali di essi vadano affidati. In aggiunta, determinava anche le modalità della presenza presso ciascun genitore e fissava altresì la misura ed il modo in cui ciascuno di essi dovesse contribuire al mantenimento, alla cura, alla istruzione e all’educazione dei figli. L’affidamento ad entrambi i genitori non esclude però la necessità di prevedere, come già si evidenziava all’inizio dell’articolo, quale sia il genitore presso il quale coabiterà stabilmente il mi-


nore, essendo infatti di difficile attuazione, che il minore possa convivere per un egual periodo presso il padre e con la madre, senza una stabile convivenza prevalente con uno dei genitori. Da ultimo interviene sul tema il decreto legislativo sulla filiazione n. 154 del 2013, in vigore dal 7 febbraio 2014, il quale introduce gli artt. 337 bis c.c. e ss. che sostituiscono gli artt. 155 c.c. e ss., dettando norme circa i provvedimenti senza alcuna distinzione fra figli legittimi e figli naturali. Si ribadisce il principio della bigenitorialità, ossia il diritto del minore a mantenere un rapporto costante ed equilibrato con entrambe le figure genitoriali. A tal fine, l’art. 337 ter c.c. statuisce che il giudice debba adottare i provvedimenti relativi alla prole con “esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa”; conseguentemente, in caso di separazione, grava sui genitori un vero e proprio obbligo di adempiere ai propri doveri, adope-

randosi per gestire responsabilmente l’affidamento condiviso della prole. Detta forma di affido è considerata ormai lo strumento più idoneo per assicurare l’interesse del minore ad un sereno ed equilibrato sviluppo: il principale interesse/dovere dei genitori è la salvaguardia del benessere psico-fisico dei figli. Solamente circostanze talmente gravi da rendere inevitabile l’affidamento del minore ad un solo genitore, perché di fatto il comportamento dell’altro risulta pregiudizievole per il figlio, possono consentire al giudice di derogare al summenzionato principio. L’inidoneità genitoriale è spesso però difficile da provare nei presupposti. È chiaro che, l’inidoneità, può risultare da una serie di comportamenti irresponsabili del genitore, qualora questi si lasci coinvolgere da rancori personali e/o pregiudizi, provocando un danno grave e spesso irreparabile al minore e venendo così meno alle proprie funzioni genitoriali.

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Reportage e testimonianze esclusive della nostra collaboratrice in Nepal - India

 di Francesca Schraffl

Donne e conflitto nel Nordest dell’India

Negli ultimi 60 anni, più di 50,000 persone hanno perso la vita nel Nordest dell’India, a causa di conflitti armati di cui il mondo poco conosce. Le donne sono spesso le vittime principali, dirette o indirette, degli scontri: solo tra il 2013 e il 2014, il Bureau Nazionale dei Record Criminali Indiano ha registrato più di 17mila casi di violenza contro le donne nella regione.

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l Nordest dell’India è quel pezzetto di India in alto a destra, collegato al resto del Paese da un corridoio molto stretto schiacciato tra il Bangladesh e il Bhutan. E’ composta dalle ‘sette sorelle’ (Arunachal Pradesh, Assam, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Nagaland e Tripura) e dallo stato himalyano del Sikkim. Una veloce ricerca su Google farebbe scoprire paesaggi montani paradisiaci, sconfinate distese di piantagioni di the, bellissime donne in costumi tradizionali con gli occhi leggermente a mandorla, e una grande varieta’ di animali selvatici. Una ricerca un po’ più approfondita potrebbe però portare alla luce immagini molto meno idilliache e molto più inquietanti: dimostrazioni sulle strade, proteste tra l’esercito e la popolazione, nascondigli di ribelli, donne in lacrime…e forse molto peggio. Il Nordest indiano è una regione afflitta da una serie di problemi socio-politici, tra cui scarsità di risorse naturali, conflitti etnici, migrazione illegale, esclusione

sociale e traffico di essere umani. La lotta armata tra l’esercito e gruppi di insorgenti, o tra gruppi ribelli di etnie diverse, e’ una delle piaghe più grandi della regione. Le cause del conflitto risalgono ancora ai tempi dell’indipendenza dalla Gran Bretagna; i primi gruppi armati erano stati creati per combattere lo Stato Indiano, rifiutandone l’accorpamento. Altri sono spuntati dopo, con spinte autonomiste; alcuni hanno motivazioni politiche, altri (pochi) religiose o culturali. In ogni caso, nonostante le migliaia di morti negli ultimi decenni, il governo

indiano si rifiuta di riconoscere ufficialmente questa regione come una zona di conflitto. Non ci si spiega quindi come mai, nella maggior parte di questi Stati, sia in vigore la Legge sui Poteri Speciali delle Forze Armate (AFSPA: Armed Forces (Special Powers) Act). Questa legge dà, in queste aree cosiddette ‘disturbate’, poteri speciali all’esercito – incluso sparare a vista, previo avviso, a chiunque stia agendo contro l’ordine pubblico. Senza spiegazioni o giustificazioni. Nel caso di ‘ragionevole sospetto’, le forze armate possono perquisire, sequestrare, arrestare e quant’altro. Periodi di relativa pace vengono brutalmente interrotti da (in)aspettati attacchi di violenza, come quello a Manipur, il 4 giugno, in un’imboscata che ha causato la morte di 18 soldati. La reazione dell’esercito indiano non si è fatta attendere. Con un un’operazione di “ricerca e distruzione”, l’esercito si è spinto fino al di là del confine, nella vicina Myanmar (Birmania), dove ha presumibilmente rastrel-

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lato accampamenti e ucciso ribelli che si nascondevano lì. Nel giro di pochi giorni, i villaggi di Manipur vicino al confine si sono svuotati, lasciando solo qualche animale a scorrazzare nel cortile, per paura di rappresaglie sui civili da parte degli insorgenti. Questo è quello a cui gli abitanti di questa regione sono purtroppo abituati da anni. Manipur è uno degli stati che più ha sofferto di questi conflitti etnici. Al momento, vi si trovano più di 72 gruppi armati e negli ultimi decenni il numero dei morti ha superato 20,000 persone; ogni anno, circa 300 donne vengono rese vedove. Spesso le donne, oltre a portare il peso emotivo e socio-economico della violenza, vengono proprio usate come tattica militare e politica, e sono spesso torturate, stuprate o uccise. Per offrire soccorso a queste migliaia di vedove, nel 2007 è stato lanciato il network “Donne sopravvissute alle armi da fuoco di Manipur” (Manipur Women Gun Survivors Network”), che cerca di aiutare donne la cui vita è drammaticamente cambiata a causa dell’uccisione di un marito, un padre o un figlio – che sia per mano dell’esercito, dei ribelli, o di uno sconosciuto. Tramite il mio lavoro con Welthungerhilfe ho potuto conoscerne la fondatrice, Binalakshmi Nepram, un’instancabile donna originaria del Manipur, con una forza, un’energia e un coraggio (Binalakshmi deve spesso vivere in luoghi che nessuno conosce, perché’ riceve costantemente minacce di

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morte) che hanno dell’incredibile. “Ogni giorno, racconta Binalakshmi, che ha ricevuto moltissimi premi a livello nazionale e internazionale per il lavoro di pace che sta portando avanti, tre o quattro persone vengono uccise nel conflitto in corso in Manipur. Negli ultimi decenni, migliaia di persone sono morte e ancora di più sono diventate vedove o orfane. Prima o poi, questo dovrà finire”. Con il network da lei fondato e con la ONG di cui è a capo “CAFI - Control Arms Foundation of India” – La fondazione indiana sul controllo delle armi), Binalakshmi cerca senza tregua di ridare la speranza nel futuro a queste donne. Questo viene fatto in molto modi: dal permettere alle vedove di incontrarsi e condividere esperienze, al creare gruppi di auto-aiuto; dal dare una voce a queste donne fornendo accesso a forum in cui possono esprimere le loro richieste, al fornire aiuto legale e supporto psicologico; dal tentativo di coinvolgerle nelle negoziazioni di pace al consentire loro di essere indipendenti economicamente. Soltanto tramite l’indipendenza economica, ritiene Binalakshmi, una donna può effettivamente essere libera e far valere i propri diritti.

A marzo ho visitato Imphal, la capitale del Manipur, per andare ad attendere la “Prima conferenza Indiana per la pace delle donne del Nordest” organizzata da CAFI come parte del nostro progetto su donne, pace e sviluppo che stiamo svolgendo nel Nordest Indiano, in Bangladesh e in Myanmar. Sulla strada, agli incroci, nel mercato (dove pochi giorni prima una bomba aveva ucciso 4 persone) e davanti agli edifici più’ importanti era impossibile non notare la presenza delle decine di soldati. Tra le 5 e le 6 di sera le strade si svuotano e la gente si affretta a tornare a casa, seguendo un coprifuoco non ufficiale, ma rispettato da quasi tutti. La conferenza è stata per me un’esperienza unica, che mi ha dato l’opportunità di assistere a donne vestite in coloratissimi costumi tradizionali, provenienti da località e da tribù differenti, salire sul palco e, parlando lingue diverse, comunicare un solo messaggio: “Siamo qui, siamo in tante, e non ci faremo mettere i piedi in testa!” Nei giorni successivi alla conferenza abbiamo visitato dei villaggi vicini, dove CAFI porta avanti il nostro progetto. Ho conosciuto donne a cui sono stati uccisi i figli ancora adolescenti; altre a cui è scomparso il marito 20 anni fa, e ancora non sanno se è stato ucciso, e da chi; donne agguerrite, che hanno imparato quali sono i loro diritti e lo stanno insegnando ad altre; donne che, per questo motivo, ora


fanno paura, e vengono portate in tribunale con accuse false, o addirittura minacciate di ritorsioni. “Mio marito mi picchiava quando gli dicevo che volevo venire ai meeting del nostro gruppo di aiuto”, racconta una di queste donne, mentre siamo seduti per terra, sorseggiando il the che ci hanno offerto. “Io però gli ho fatto ascoltare la telefonata di una donna che chi ha chiamato disperata. E ora, grazie al corso di tessitura che ho concluso tramite il gruppo, porto a casa qualche bel soldino, e mio marito non si lamenta più”. I tessuti e i sarong di Manipur sono famosissimi in India e all’estero. Le donne coinvolte nei progetti di CAFI prendono parte a dei corsi di formazione che insegnano loro sia tecniche per rendere i sarong più elaborati e quindi più lucrativi, ma anche vari modi per accedere al mercato nazionale e internazionale, e rendere i loro prodotti più “vendibili”. La qualità dei sarong che ho visto io stessa in

quei giorni (e che, spinta dal senso del dovere, ho ovviamente comprato…) conferma le abilità acquisite da queste donne. La visita a un altro gruppo di vedove, il giorno dopo, mi ha regalato momenti di intensa emozione, ma anche di forti risate. Una signora, con una giacchetta di flanella beige che la faceva sembrare una simpaticissima nonnina, ha alzato la mano per dire: “Ora che ho imparato che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, faccio lavare i piatti e il pavimento a mio figlio! Gli dico che deve fare la stessa quantità di lavori di casa che deve fare mia nuora, altrimenti si può scordare la cena”, suscitando l’ilarità generale. Queste donne, per me fonte di immensa ispirazione, hanno superato esperienze traumatizzanti e ora, grazie al lavoro di CAFI e del nostro progetto, stanno tornando ad avere fiducia nel futuro. Ci sono però migliaia di altre donne che hanno bisogno e diritto ad avere la stessa opportunità, quindi

c’è ancora molto lavoro da fare. L’ultimo massacro, il 4 giugno, ha scosso gli animi di molti; la paura che questa posso trasformarsi in un’ulteriore spirale di inestinguibile violenza è sicuramente presente. Ma c’è anche la speranza, seppur flebile, che quest’ultimo spargimento di sangue e l’attenzione mediatica che la reazione del governo Indiano ha causato (invadendo di fatto un Paese vicino) posso mettere pressione ai livelli più alti per cercare una soluzione permanente al conflitto. Nel frattempo, Binalakshmi e le sue donne continueranno a far sentire la loro voce, a chiedere che vengano rispettati i loro diritti e ad esigere la fine di una violenza che per più di 60 anni ha causato cicatrici sul loro corpo, nella loro anima, e sulla loro terra.

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PIANETA SCUOLA

Le Prove Invalsi L

e “Prove Invalsi” sono state introdotte nella scuola italiana in forma sperimentale nel 2007 e dal 2009 concorrono anche alla valutazione degli alunni nell’esame di Stato di terza media che conclude il primo ciclo di istruzione. Anche quest’anno venerdì 19 giugno gli studenti hanno affrontato la discussa prova, invisa alle scuole perché non percepita come ef-

ficace strumento di valutazione, ma che continua comunque a fare media nel voto dell’esame. Il test, l’unica prova identica su tutto il territorio nazionale, è diviso in due parti: la prima, sulla lingua italiana, con domande di analisi di alcuni testi forniti e poi alcune di grammatica; la seconda parte, di matematica, con quesiti (sia a risposta multipla che aperta) di algebra, geome-

DI TOLLER DEBORAH E PACCHER ROBERTO

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tria, funzioni e statistica. La sigla “Invalsi” sta per “Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo”, che prepara i test standardizzati per valutare il livello d’apprendimento degli studenti e la qualità generale del sistema-istruzione. Innocui test con solo fini statistici? Non proprio, dietro a quel nome girano un sacco di soldi, un ente commissariato con sede in una sontuosa villa del 600. C’è la spesa di un affitto di soli 1.260 euro per un immobile che vale (per l’Agenzia del Demanio) 19,9 milioni, ma che richiede 259mila euro l’anno in spese per la manutenzione. Inoltre sembra che per le prove somministrate nel 2012, a 2,9 milioni di studenti, si siano spesi 7,4 milioni di euro: buona parte per pagare i “somministratori”, per prove che molti insegnanti ritengono siano l’esatto opposto della valutazione formativa realizzata tutti i giorni in classe. Ogni anno ci sono quindi insegnanti, alunni e genitori che si schierano contro queste prove, talvolta con un’opposizione molto visibile, partecipando a scioperi e invitando al sabotaggio. Tante le polemiche a riguardo, soprattutto riguardo la validità e l’utilità delle prove. Da parte loro i ragazzi tollerano

 di Luisa Bortolotti

e compilano i test sempre più diligentemente; certo, noi rimaniamo sempre preoccupati che essi risentano lo stress di un esame di cui non è chiaro lo scopo. La prova continua a far paura, soprattutto ai più bravi: uno “scivolone” al test (considerato dai più “un terno a lotto”) significa rinunciare ad un voto alto, visto che la prova incide sul giudizio finale. Ma la vigilia è fatta soprattutto di studio, con gli alunni che si esercitano in maniera febbrile sui test distribuiti negli scorsi anni! Non dobbiamo però dimenticare la tendenza di lungo termine. La realtà è che, per quanto una grande parte degli insegnanti tema la valutazione esterna, i test standardizzati stanno diventando una prassi consolidata. E’ una tendenza globale; vengono svolti sempre più in tutta l’Unione Europea e negli Stati Uniti i ragazzi svolgono anche cinque test federali e statali ogni anno. In molti Stati, un docente di una classe che peggiora per due o più anni di fila può rischiare il posto di lavoro; di conseguenza l’istruzione americana è sempre più ossessionata dalla preparazione ai test, ma anche in America si inizia a vedere un movimento di protesta e sembra che in diversi Stati molti genitori abbiano incoraggiato i ragazzi a consegnare in bianco alcuni test.

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Società OG

Vi siete mai domandati cosa sia la devianza? O come abbia origine nel comportamento delle persone? Siamo talmente sommersi dalle informazioni di cronaca, da film a sfondo criminale e da una realtà deviante di per sé che mi accorgo come questo fenomeno faccia scalpore in ognuno di noi li per li, quando si ascolta una notizia, ma che poi passi nell’indifferenza il giorno dopo.

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obbiamo forse fare i conti con l’idea di “normalità” che lo standard di vita ci ha imposto? Mi giro intorno e quando si parla di dodicenni che fanno violenze sulle compagne, di fenomeno diffuso di droga tra adolescenti e giovani adulti, per non parlare dello sballo da alcol del sabato sera, vedo visi schifati, ma nella superficialità non si cerca di comprendere il motivo dell’accaduto o cosa ben peggiore ci sono genitori che in un atteggiamento disinteressato parlano di “marachellate”. Quante volte abbiamo sentito queste parole: “sono ragazzi”, tutto questo perché la devianza o il commettere qualcosa di dannoso per sé stessi o per gli altri è diventata la normalità. D’altronde viviamo in una società difficile, non mi dilungo nel dire cosa stia accadendo nella realtà in cui viviamo, lo sappiamo tutti e ciò comporta, inevitabilmente, a una problematicità nel vivere; parlo soprattutto per i giovani. Adolescenti che devono lottare per farsi spazio in questa vita, per affrontare gli ostacoli di ogni giorno, piccoli o grandi che siano, ma cosa succede quando sono allo sbaraglio? Quando non hanno punti di riferimento sicuri che indicano loro la strada da percorrere? Ebbene deviano. Deviare, da un punto di vista sociologico, significa dar luogo a un comportamento che in base alle norme sociali di fondamento morale, violi le aspettative sociali,

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 di Patrizia Rapposelli

provocando delle reazioni negative che possono essere di disprezzo e stranezza oppure sanzioni penali. Tutti noi deviamo: da pedoni che non sempre rispettiamo i cartelli stradali a delle mancanze di rispetto nei confronti di altre persone, ma il vero problema emerge nel momento in cui si crea un danno al bene sociale o anche a se stessi, non mi riferisco a soli atti criminali, per eccesso un omicidio, ma anche all’uso improprio di alcol, l’uso di droghe dai cannabinoidi all’eroina, il bullismo in ambiente scolastico e potrei elencarne una moltitudine. Tralasciando l’aspetto penale e considerando invece l’aspettativa sociale e la sua reazione ci si accorge che si inserisce un nuovo sentimento, quello dell’indifferenza, al di là di una prima reazione inorridita o di stupore si cade nella noncuranza o meglio nella superficialità. Dall’espressione “sono ragazzi” al


non domandarsi il motivo di fondo di certi comportamenti giovanili, non parlo di chissà quale evento eclatante accaduto in chissà quale città d’Italia, ma semplicemente anche intorno al nostro territorio. Non critico e soprattutto non giudico questo modo di essere, in quanto è la stessa appartenenza ad una società che ci porta a pensare in un certo modo e difficile è non essere conformi nel riflettere. La società ci impone lo

standard della “normalità” allora la devianza comportamentale dei ragazzi è giustificata, senza andare a capire le motivazioni nascoste o comprenderne le ragioni. Al di là di un’ampia campagna di prevenzioni riferita a specifici campi, quale ad esempio la droga, l’alcol o le violenze, condotte da una serie di specialisti di diverse discipline sociali, la tendenza del cittadino è quella della superficialità. Allora mi dico, iniziamo ad andare controcorrente e ad andare contro lo standard della “normalità”. Iniziamo a riflettere, che da un’ottica sociologica, i principali fattori di rischio, che sommati nella storia di vita di un ragazzo portano ad una probabilità quasi certa di una caduta in qualche forma di comportamento deviante, vanno dall’individuo sino alla cultura sociale. Mi spiego meglio, dall’impulsività eccessiva all’ag-

gregazione con i pari che rifiutano studio e lavoro, da condotte famigliari particolari a manifestazioni antisociali e abbandono scolastico, da un clima sociale favorevole o indifferente a certi comportamenti, a comunicazioni ambigue da parte dei mass-media e dalle offerte cinematografiche. Privo questo aspetto di dettagli, perché non voglio fare una lezione disciplinare e complessa, desidero solo far riflettere offrendo questi spunti. Il fulcro centrale per ogni comportamento deviante è da ricercare nella storia del ragazzo e nel suo contesto territoriale e famigliare. Iniziamo a comprendere e ad andare contro quel senso di “normalità” che aleggia intorno a noi.

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o n i t n e r Il T dei bambini LA GUIDA

 di Chiara Paoli

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’è una simpaticissima giornalista che ormai in moltissimi tra bambini e genitori conoscono in Trentino, ideatrice del sito iltrentinodeibambini.it, dell’omonima trasmissione in onda su RTTR e di eventi dedicati al mondo dei piccoli. Silvia Conotter è riuscita a fare delle sue passioni il suo lavoro, dando vita ad una realtà che raccoglie sempre più consensi in provincia e non solo. Lunedì 8 giugno siamo stati quindi a palazzo Roccabruna per la presentazione della sua nuova fatica, “Il Trentino dei bambini”. La guida”, edita da Curcu e Genovese, ben 325 voci suddivise in 11 sezioni, ma come dice l’autrice non esaustive di tutto quanto di bello c’è da vedere ed esplorare nel nostro bellissimo territorio. Passeggiate, parchi naturali, musei, sentieri tematici, laghi, proposte in quota, fattorie, maneggi, parchi avventura, grotte e avventurosi canyon, per accontentare tutti i bambini, dai più piccoli a quelli più grandini che non si accontentano così facilmente. Intervistatore d’eccezione per l’occasione il piccolo Timothy, compagno di avventure di Silvia assieme a mamma Manuela, e protagonista di una rubrica su lavoretti creativi ed esperimenti per il programma TV.

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La guida si può trovare in tutte le edicole ed in libreria e sta già riscuotendo un grandissimo successo! Ma cosa c’è di bello da scoprire con i nostri piccoli esploratori in Valsugana? Tra le fattorie didattiche e gli agritur, dove possiamo accarezzare teneri animali, vedere i mestieri artigianali di un tempo e scoprire la lavorazione di burro e formaggio, troviamo il Maso al Sole di Civezzano, Malga Montagna Granda in Panarotta, l’azienda agricola Ai Masi di Novaledo e l’agritur Rincher di Roncegno. Tra gli splendidi posti da scoprire ci sono le miniere di Calceranica, la Gruab va Hardimbl (miniera di Erdemolo) a Palù del Fersina e le grotte di Castello Tesino. Tra i musei spiccano il Museo degli Spaventapasseri con sede nell’ex Mulino Angeli a Roncegno Terme e il Museo Pietra Viva di Sant’Orsola, il sito archeologico Acqua Fredda al Passo Redebus e l’Istituto di Cultura Mochena di Palù del Fersina con il Filzerhof, maso che conserva la cultura della minoranza mochena assieme alla Sog Van Rindel, una segheria alla veneziana, divenuta sede museale. Tra i sentieri tematici ecco spuntare i nuovissimi percorsi intitolati “Caccia ai tesori della Valsugana”, dieci brevi itinerari per bambini, scaricabili sul sito visitvalsugana.com (anche se per il momento non sono tutti disponibili in versione pdf), arricchiti con piccole ricerche e domande per scoprire la storia, la natura e la cultura della Valsugana. Attraverso un gioco a quiz si potranno scoprire il centro storico di

Pergine Valsugana, e molti altri luoghi della Valsugana tra cui: Tenna, Caldonazzo, Levico Terme, Torcegno, Roncegno, Borgo Valsugana, Castello e Pieve Tesino e la splendida oasi WWF di Valtrigona. Questi e tantissimi altri spunti per una gita con i vostri bambini nelle bellissime vallate del Trentino, li potete trovare in questa maneggevole guida che troverà un posto d’eccezione nella vostra libreria e in quella dei vostri piccoli viaggiatori, che saranno entusiasti di scoprire gli splendidi luoghi che ci circondano. E altri moltissimi spunti sul sito www.iltrentinodeibambini.it e sulla pagina Facebook Il Trentino dei bambini e nella pagina Quelli del Trentino dei bambini, dedicata a tutti coloro che vogliono condividere le loro gite ed esplorazioni sul territorio.


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BOTTEGA DEL COLO

DI STORIA NEL M Gianni Divina

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i solito, quando si presenta ai lettori una azienda o una qualsiasi realtà, sia essa artigianale, industriale o commerciale, le prime cose che si sottolineano, per meglio identificarla e “qualificarla”, sono i titolari, la sua data di nascita, ovvero la sua inaugurazione, l'attività svolta e i prodotti o gli articoli trattati. Nel nostro caso, nel caso della BOTTEGA DEL COLORE, Gianni Divina & C. il nostro scrivere si indirizza anche e principalmente a quelle che con il tempo sono diventati gli elementi portanti del suo fare commerciale e che, con il passare degli anni, esattamente 60, le hanno fatto acquisire quella desiderata e ricercata immagine che è meta ambitissima di chi opera nel grande universo del lavoro e di tutto ciò che ad esso è legato. Ecco perchè in questo nostro articolo evidenziamo che l'azienda è stata inaugurata dal fondatore nel lontano 1955

Il negozio di Corso Ausugum

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Quest’anno l’azienda Divina, fondata dal papà Gianni e che oggi è dei figli An tre sedi: quella tradizionale in corso Ausugum, rivolta al pubblico con vendi e vernici, quella in via XX Settembre, con vendita sia al dettaglio che all’ing deposito di Telve, che con i suoi circa 1000mq garantisce complete

e nel corso degli anni si è sviluppata a tal punto (oltre alla vendita, nella sua grande storia c’è anche l’insegna “impresa”) che per poter svolgere il proprio lavoro e con quella professionalità da tutti riconosciuta, si è anche numericamente potenziata con l’assunzione di personale. E l’ha fatto in maniera progressiva tant’è che nel suo libro paga di quel periodo sono presenti oltre 35 collaboratori. L'azienda Divina è cresciuta in maniera inarrestabile sino a diventare una delle più importanti in tutta la Valsugana e dintorni ribadendo, caso mai ce ne fosse bisogno, che il “nostro Gianni”, da piccola “bottega”, ha saputo creare una struttura non solo di vendita, ma anche in grado di garantire importanti lavori di ristrutturazione e tinteggiatura anche di importanti edifici istituzionali. E ci piace informare i nostri lettori che Gianni Divina, soddisfatto del lavoro e dei risultati raggiunti dalla sua impresa, ad un certo punto ha deciso di dedicarsi esclusivamente al negozio e quindi (caso forse unico in tutto il Trentino) ha proposto ai suoi dipendenti di rilevare l’impresa di pitture e diventarne quindi i proprietari. Cosa che è avvenuta. Un negozio e una attività commerciale che non ferma il suo “crescere” o il suo potenziamento. Non si accontenta dei traguardi raggiunti. E grazie all’ingresso nella

ditta di “famiglia”, dei figli Andrea e Paolo, la BOTTEGA DEL COLORE oltre a continuare sulla strada indicata e percorsa dal genitore, ha saputo compiere, grazie alla loro dinamicità, preparazione e completa conoscenza di questo mercato quel grande salto di qualità che oggi nella nostra zona, e non solo nella nostra, è raro vedere e che indiscutibilmente appartiene a tutte quelle aziende che operano con professionalità e competenza. E questa loro moderna mentalità ha continuato il suo vivere, ad ampliare i

Il magazzino di Telve


ORE G. DIVINA & C.

MONDO DEL COLORE

ndrea e Paolo, festeggia i suoi 60 anni di vita e lo fa illuminando a festa le sue ita al dettaglio di articoli per belle arti e hobbistica, cornici e stampe, pitture grosso e rivolta all’utilizzatore privato e al professionista, ed infine il grande forniture per chi si serve dei servizi della BOTTEGA DEL COLORE.

Lo staff “Bottega del Colore” confini e potenziare la sua energia propulsiva, anche quando Gianni, per raggiunti limiti d’età decide definitivamente di lasciare la “sua” azienda nella mani di Andrea e Paolo. Ecco perché nel festeggiare il 60esimo anno di attività, vogliamo evidenziare gli aspetti fondamentali di questa azienda, presentando non solo il documento di riconoscimento della BOTTEGA DEL COLORE o il fatto che i due fratelli sono veri ed indiscussi commercianti, venditori e imprenditori, ma anche e principalmente i progressi e le innova-

Interno di Via XX Settembre

zioni tecniche e tecnologiche di cui essi si sono appropriati per essere riconosciuti come esperti all’avanguardia del settore. Come ad esempio il potenziamento della tintometria con un nuovo locale adibito alla preparazione delle tinte con quattro tintometri più due spettrofotometri per il rilevamento di tinte al campione, per non parlare delle relazioni tecniche che vengono eseguite su richiesta del cliente per documentare e consigliare qualsiasi tipologia d’intervento. Certo che 60 anni in un settore in continua evoluzione fanno acquisire un bagaglio d’esperienza notevole ed ecco quindi che questa azienda, nata da una piccola idea 60 anni fa, opera, cresce e si potenzia, perché i due fratelli Andrea e Paolo, ognuno con le specifiche e personali competenze, vivono in una vera simbiosi, concretizzano un “idem sentire, analizzano con estrema puntualità le leggi del mercato, apprendono nuove possibilità imprenditoriali, si confrontano giornalmente con la possibile concorrenza, sviluppano nuove offerte, nuove proposte, nuove metodologie applicative e diventano profondi conoscitori di nuovi prodotti. Il tutto in una precisa ottica: essere al passo con i tempi per meglio soddisfare le esigenze e le richieste dei loro clienti. Come, ad esempio, la specializzazione e certificazione

Andrea e Paolo Divina sui migliori cicli a “cappotto” presenti sul mercato. Qualifiche, queste, che hanno permesso alla BOTTEGA DEL COLORE di soddisfare, negli ultimi anni, le crescenti richieste sia del privato che del professionista. E a proposito di clienti, riteniamo utile sottolineare che la BOTTEGA DEL COLORE non solo fornisce l’ampio mercato del privato, ma è un riferimento per la stragrande maggioranza di pittori, professionisti del settore, esperti utilizzatori professionali che operano in tutta la Valsugana ed anche al di fuori dei nostri confini. Qualcuno un giorno, per identificare una azienda che operava in moltissimi settori, coniò il famoso…”questa ditta lavora a 360°”. Bene, nel caso della BOTTEGA DEL COLORE, questa esemplificazione ha trovato e continuamente trova, la sua più vera dimensione. (p.r.)

La sede di Via XX Settembre

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I DIRITTI UMANI

 di Luisa Bortolotti

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ual è la situazione del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo nel terzo millennio? Sin dagli studi dell’Università di Salamanca nel XVII secolo, poi con le dichiarazioni della rivoluzione americana e di quella francese, si sono affermati i diritti principali dell’uomo, tra cui quelli della libertà di pensiero e della vita. Questi concetti emersero con forza nel 1948 quando l’ONU li inserì nella propria “Dichiarazione universale dei diritti umani”, che parte dal riconoscimento della dignità riferita a tutti gli uomini, e dei loro diritti irrinunciabili, compresi quelli economici, sociali e culturali. Ci sono stati poi altri documenti approvati a livello internazionale, fra cui la “Convenzione europea dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali” adottata dal Consiglio d'Europa nel 1950 e l'atto finale della Conferenza di Helsinki del 1975 che consacra nel suo art. 7 i diritti dell'uomo. Questi documenti hanno completato il quadro di riferimento, inserendo i diritti dei bambini, delle donne, delle minoranze etniche, e, non ultimo, il diritto allo sviluppo. Si è capito che il soddisfare i bisogni primari di nutrizione, salute, istruzione, integrazione sociale è fondamento della libertà di scelta della persona. La storia degli anni successivi è tuttavia segnata da non poche violazioni di questi principi, rimaste impunite. Troppi

sono stati i regimi di destra, di sinistra, o teocratici, che hanno disatteso queste dichiarazioni: ancora oggi le violazioni sono innumerevoli, ci sono esecuzioni di massa, torture, sparizioni, campi di lavoro, internamenti in ospedali psichiatrici. Questi fatti non devono comunque far dimenticare gli attentati meno brutali, più sottili, che sono molto diffusi anche negli stati più sviluppati. Pensiamo per esempio agli atti di ordinario razzismo, e quante ingiustizie, poi, subiscono ancora oggi i

bambini, gli immigrati, i rifugiati, i nomadi, i vecchi, gli handicappati, i disoccupati e le donne. Le ragioni della non applicazione della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo? Sono molteplici, soprattutto perché penso che non sia sufficiente fare proclami, se prima non cambia la mentalità delle persone. Ci vorrebbero nuovi colonizzatori e civilizzatori del futuro per diffondere la cultura del rispetto e della umanità. Una maggiore tolleranza non si può ottenere in modo generale, con leggi e decreti, ma in modo individuale e personale, con l'esempio e con il rispetto reciproco. Numerose sono le associazioni che si battono per il rispetto e la promozione dei diritti dell'uomo. Fra le tante spicca il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus, un'organizzazione di volontariato finalizzata soprattutto, ma non solo, a investigare e denunciare le violazioni psichiatriche dei diritti umani. Il CCDU è stato fondato in Italia nel 1979 ed è diventato una Onlus nel 2004. In Trentino è presente dal 2001 con tavoli informativi presso fiere e mercati di Trento, Rovereto, Pergine, ecc., dove sono state raccolte, ad esempio, più di 6.000 firme contro le etichettature psichiatriche dei bambini e l’abuso di psicofarmaci sui bambini; sono state tenute anche varie manifestazioni pubbliche e parecchi convegni.

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FESTA DEL SOCIO

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’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Borgo Valsugana, come ogni anno, si è ritrovata per l’annuale “Festa del Socio”. Una simpatica e quanto mai amichevole “riunione” che ha anche rispettato i canoni dell’ufficialità con la presenza di pubblici amministratori, rappresentanti delle altre forze armate, nonché esponenti delle civili Istituzioni. E naturalmente non poteva mancare il tricolore con Giovanni De Marchi, da moltissimi anni, portabandiera. Ritrovo in chiesa per la Santa Messa celebrata da Don Daniele, nel corso della quale il Presidente dell’Associazione, Francesco Venturini, ha letto la preghiera del carabiniere, forse anche con una punta di commozione e poi tutti a “tavola”, in un quanto mai goliardico pranzo “tra amici” che ha rafforzato quel particolare legame di rispetto e d’affetto che da anni lega tutti gli appartenenti alla “Benemerita”. Ma cosa è l’Associazione Nazionale Carabinieri? Per meglio conoscerla ci rifacciamo (con una sintesi) ad un articolo pubblicato alcuni anni fa sul giornale

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“Altri Orizzonti”: “L’Associazione Nazionale Carabinieri è una istituzione di sane radici, non sempre ben nota, talvolta sottovalutata nei suoi contenuti e negli alti scopi sociali che si prefigge, a molti sconosciuta nella complessità della sua organizzazione attuale. Di essa si è detto che costituisce la proiezione oltre il tempo dell’Arma dei Carabinieri, nata, come è noto, con le Regie Patenti del 13 luglio 1814.” L’ANC affonda le sue radici nel lontanissimo 1 marzo 1886 quando, a Milano, venne costituita “L’Associazione di Mutuo Soccorso tra Congedati e Pensionati dai Carabinieri Reali” che riguardava solo la zona di Milano ma che racchiudeva in se quelli che sono, in gran parte, gli scopi associativi della attuale ANC:”Sussidiare i soci ammalati; procurare lavoro o impiego ai soci disoccupati, a mezzo di una Sezione di collocamento; onorare i soci che decedono; prendere parte con vessillo sociale a tutte le cerimonie o feste che esaltano la fede e la grandezza della

Patria e delle Istituzioni dello Stato; tenere il massimo contatto e la massima cordialità con le altre Associazioni; mantenersi assolutamente estranea a qualsiasi partito politico”. A questa sintesi segue quella della Sezione della Valsugana Orientale che nasce per volontà e dalla passione di Giuseppe Da Pozzo e dei suoi collaboratori di allora il quale dopo un positivo incontro esplorativo (3 novembre 1982) si evidenziò la concreta possibilità di istituire, anche in Valsugana, una


sezione della ANC (cosa che poi avvenne dopo l’approvazione della necessaria documentazione).Per la Sezione della Valsugana Orientale quella fu una scelta lungimirante perché, come dimostrarono gli anni seguenti alla presidenza del M.llo Da Pozzo, il M.M. Angelo Pauro, divenuto a sua volta presidente, portò la Sezione ad un grado di sviluppo, sia in termini di numero di soci che in termini di attività, tale da risultare una delle prime nel panorama delle Sezioni del Trentino Alto Adige. L’attività della Sezione si esplica in vari campi, da quello dell’assistenza ai soci, alla presenza nelle manifestazioni civili e militari, alla partecipazione a gare sportive, segnatamente tiro a segno, sci e calcio, all’organizzazione di gite di breve e lunga durata che hanno portato la nostra sezione addirittura in Unione Sovietica, alla collaborazione con le altre Associazioni di volontariato e d’Arma presenti sul territorio. Tutta

questa attività, riassunta in una estrema sintesi per, ripeto, necessità di spazio, ha un’ulteriore accelerazione con la elezione a Presidente della Sezione del MMA Angelo Pauro, il quale, lasciato il servizio attivo nel 1988, viene eletto alla massima carica nel marzo del 1993 al posto del dimissionario Mllo Da Pozzo. Purtroppo nel marzo del 2009 il Mllo Pauro ci lascia ed il vuoto che si crea si avverte immediatamente, oltre che nella sfera affettive delle persone che lo conoscevano, in tutte quelle attività delle quali era partecipe attivo ed indispensabile. Nel mese di maggio 2009 vengono effettuate nuove elezioni ed alla presidenza viene eletto il Ten. Francesco Venturini il quale, negli anni 19751977, aveva comandato la Tenenza (successivamente trasformata in Compagnia) di Borgo Valsugana. La storia della Associazione Nazionale Carabinieri Sezione della Valsugana Orientale è stata mirabilmente riassunta in una pubblicazione, edita dalla stessa Sezione ed intitolata “Un cammino lungo venticinque anni“, nella quale sono riportati, in maniera puntuale, tutti gli avvenimenti dal 1983 al 2008; è una storia che racconta di uomini orgogliosi del loro passato

e del loro fedele servizio alla Patria che hanno inteso continuare, anche dopo la cessazione dal servizio attivo, ad ispirarsi a quei valori che hanno onorato nella loro vita nell’Arma e che hanno sempre costituito un patrimonio irrinunciabile della loro dignità di uomini e di soldati. A noi, che proseguiamo nel cammino iniziato ventinove anni, fa spetta il compito di mantenere vivi quegli ideali e quei valori che ci hanno fatto un giorno, ahimé lontano, scegliere di indossare la divisa di Carabiniere, una scelta che ci ha segnati positivamente per sempre, perché chi è stato Carabiniere non cesserà mai di esserlo, qualunque cosa accada. In chiusura un sincero ringraziamento a Oliviero, del Circolo Fotografico Cerbaro di Borgo, per il completo servizio che ha messo a nostra disposizione. (A.M.)

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VALSU GANA

cronache

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Caldonazzo in cronaca

GLI ARTISTI IN ERBA

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uando nel 1971 Luigi Prati Marzari, artista nato a Caldonazzo nel 1907, parente da parte di madre della famiglia dei grandi pittori Eugenio, Giulio Cesare e Romualdo, fondò il Centro d'Arte La Fonte, aveva sicuramente chiaro il progetto di avvicinare all'arte anche i ragazzini. Dopo pochi anni infatti, aggiunse all'attività espositiva e promozionale il concorso per giovanissimi artisti. Alla sua morte nel 1980, l' iniziativa fu proseguita da Saverio Tecilla, maestro elementare. La partecipazione al concorso è stata sempre buona e molti quarantenni di Caldonazzo e dintorni ancora vantano l'esperienza. Alcuni lavori premiati sono stati selezionati ed usati per messaggi promozionali rivolti ai ragazzini. Per esempio negli anni 90, le opere vincitrici illustravano il pieghevole promozionale di R' Estate con Noi manifestazione di giochi e sport ideati dal consigliere comunale Laura Mansini. Poi ci fu una pausa e da quattro anni, con la presidenza di Waimer Perinelli, il concorso denominato “ Artisti in Erba” è tornato. Trentaquattro i ragazzini delle scuole primarie e secondarie, fino alla terza media, che hanno partecipato all'edizione 2015 ideata nell'ambito della festa tradizionale dei Meli in Fiore. Tema del concorso “Primavera in campagna”. La giuria composta da insegnanti, critici e membri del Centro La

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 di Mario Pacher

Fonte, ha assegnato il primo premio per le classi prima, seconda e terza elementare a Maddalena Stenghel, 8 anni, autrice di un quadrifoglio nel quale in ogni petalo è dipinto un soggetto della primavera, il campo, il lago, il monte e gli animali. Al centro una chiesetta. Primo premio per le classi quarta e quinta elementare a Niki Aminaei, 10 anni, una ragazzina autrice di un paesaggio di campagna con una strada sterrata e fiori di lavanda. La bimba partecipa da quattro anni al concorso con ottimi risultati. Per le classi prima, seconda e terza media il primo premio è stato assegnato a Giuditta Sartori. Per la statistica dunque sono le ragazzine a prevalere sui maschietti a testimonianza di più matura sensibilità A tutti i partecipanti sono stati assegnati riconoscimenti e colori, grazie al fondamentale contributo della Cassa Rurale di Caldonazzo, del Centro Color di Trento ed ai negozianti locali Bici Ghesla, Tosolini agraria, Murara ferramenta e Cooperativa Caldonazzo.

Il quadrifoglio di Maddalena

B a rc o d i L e vi c o

FESTA DELL’ANZIANO

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a festa dell’anziano a Barco di Levico è iniziata anche quest’anno con una solenne S. Messa nella parrocchiale concelebrata dal parroco don Silvio Pradel e don Valentino Chiocchetti, solennizzata dai canti del coro dei pensionati. La festa è poi proseguita presso il vicino teatro parrocchiale dove, dopo il saluto della presidente Elda Gina Moser alle autorità e ai circa ottanta soci intervenuti dei 160 iscritti, il coro degli anziani ha tenuto un applaudito concerto di canti popolari. Poi il poeta dialettale Ruggero Martinelli ha recitato alcune sue simpatiche poesie riscuotendo tanti meritati applausi. Il primo cittadino di Levico, Michele Sartori, il consigliere provinciale Gianpiero Passamani e il delegato per la frazione Paolo Andreatta, hanno espresso lode per l’attività che svolge questo attivo gruppo. Presenti anche una rappresentanza degli anziani di Vigo Cavedine, paese con il quale esiste da tempo una grande amicizia e collaborazione. (M.P)


Borgo Valsugana in cronaca

ANDREA PINTON BORGHESANO CAMPIONE D'ITALIA !

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ndrea Pinton, è il primo calciatore "Borghesan" a laurearsi campione d'Italia. Lo scorso 16 giugno in Liguria, il Torino squadra in cui milita il ragazzo cresciuto nelle categorie pulcini ed esordienti dell' U.S. Borgo, ha infatti conquistato lo Scudetto Primavera battendo la Lazio ai calci di rigore. La squadra granata che alla vigilia non godeva certo del favore dei pronostici, ha disputato una fase finale strepitosa eliminando nell'ordine squadre del calibro di Milan e Fiorentin e ha appunto sconfitto nella finalissima i biancocelesti allenati da Simone Inzaghi. Andrea, arrivato a Torino dall'Inter ad inizio anno con la formula del prestito, ha fornito il suo prezioso contributo sia nella stagione regolare disputando da titolare delle ottime partite nel girone di ritorno del Campionato di Categoria, intitolato al Grande Giacinto Facchetti, sia nella sofferta semifinale della Final Eight disputata e vinta contro la Fiorentina. Centrale difensivo ambidestro dotato di un gran fisico, Andrea ha dunque

Levico Terme

raggiunto questa prestigiosa consacrazione a livello giovanile e ha posto le basi per costruirsi una carriera nel calcio professionistico: chi lo conosce bene ne apprezza oltre alle qualità tecniche anche quelle umane che ne fanno un ragazzo serio, umile: a detta degli allenatori che lo hanno guidato finora "ha la testa" per intraprendere la carriera di calciatore. Fresco Campione d'Italia, Andrea sta affrontando ora una prova altrettanto impegnativa costituita dagli esami di maturità a conclusione di un brillante ciclo di studi al liceo scientifico frequentato prima a Borgo, poi a Milano e nella fase conclusiva appunto nella città della Mole. Per quanto riguarda invece il futuro calcistico, a fine mese Andrea Pinton rientrerà all'Inter che ne detiene il cartellino e valuterà assieme allo staff che lo segue (è assistito da Giorgio De Giorgis lo stesso storico procuratore, tra gli altri, di Roberto Mancini) le opportunità e le offerte che sicuramente giungeranno alla squadra nerazzurra.

 di Mario Pacher

Tullio e Dolores Bosco al 65^ di matrimonio

Nella prossima stagione è probabile un suo approdo in una squadra di Lega Pro, tappa utile per continuare il suo percorso di crescita ed acquisire quel bagaglio di esperienza che potrebbe garantirgli, supportato dalle sue riconosciute qualità umane, un radioso futuro nel calcio che conta, per la soddisfazione di papà Giorgio (che per seguirlo ha macinato centinaia di migliaia di chilometri) mamma Matilde e la sorella Alice. Andrea che ricorda orgogliosamente in ogni intervista le sue origini "borghesane" merita tutte queste soddisfazioni. Chi volesse seguire la sua avventura calcistica può visitare la pagina Facebook ANDREA PINTON OFFICIAL FAN CLUB, curata da Fulvio Bastiani.

TANTI AUGURI Gli sposi Tullio Bosco classe 1921 e Dolores Conci classe 1925, che abitano in viale Brenta a Levico terme, hanno festeggiato recentemente il 65^ anniversario del loro matrimonio. Presso un noto ristorante a Compet di Vetriolo, gli sposi, accompagnati dai famigliari più stretti, hanno organizzato un allegro momento conviviale e un brindisi festoso. Tullio e Dolores si erano uniti in matrimonio presso la chiesa di Barco, paese della sposa, nel lontano 1950. Tullio, che ancora gode di ottima salute come anche la moglie Dolores, ha lavorato come portiere d’albergo per ben 30 anni in Liguria. Poi una quindicina d’anni, fino al pensionamento, presso il ristorante Chiesa di Trento e successivamente, per altri 10 anni, come giardiniere. Ora Tullio trascorre le sue giornate lavorando l’orto adiacente la sua casa di abitazione e seguendo con grande interesse le partite di calcio sia in TV che presso i vari campi sportivi, accompagnando i ragazzi della propria città nelle varie trasferte. La signora Dolores invece, da brava casalinga, prepara le migliori delizie della cucina trentina.

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Borgo Valsugana FACCHINETTI SOSTIENE LA NOSTRA CAUSA

Castelnuovo GUERZONI PRESIDENTE

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ovello Guerzoni, si era dimesso dalla carica di presidente della Pro loco motivando questa sua scelta con il fatto di essere stato eletto vicesindaco del comune e quindi aveva rimesso il mandato. Il consiglio, all'unanimità,invece, lo riconfermato alla massima carica, indubbiamente per il fattivo impegno da lui dimostrato. Un impegno, il suo, che si unisce a tutto il direttivo che in questi anni ha dimostrato una vera e concreta dinamicità e comunione di intenti. E quanto lo sia stata lo dimostra anche la meritoria azione che ha portato i rappresentanti della Pro loco a consegnare un somma di denaro, frutto della serata “Dolce dormire”, alla fondazione “Città della Speranza” ed al centro di oncoematologia pediatrica di Padova. “Una scelta la nostra, in ricordo di Flavia Simonetto e Ida Sabatini, e che servirà a finanziare le ricerche contro le malattie tumorali infantili.

Novaledo GLI ALLIEVI BALLANO Piazza gremita come non mai a Novaledo per il saggio di Ballo Liscio presentato dagli allievi dell'Associazione il Cerchio della Luna, e curato dal maestro Tommaso Bailoni e dalla sorella Virginia. Momenti a dir poco emozionanti sulle ali delle note di mazurke, tango, baciate e danze tradizionali. L'associazione il Cerchio della Luna è nata nel 2012 con dieci iscritti e poi, grazie all'impegno della sua presidente ed ora anche vicesindaco del paese signora Barbara Cestele, è cresciuta proponendo attività ludico ricreative alla comunità di Novaledo e non solo. L’associazione infatti ha coinvolto anche allievi dei paesi limitrofi. E i bambini e i ragazzi del Cerchio della Luna hanno fatto rivivere una favola ballando

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i è svolta lo scorso 12 giugno presso il Dancing Isolotto la serata organizzata degli esercizi commerciali di Borgo Valsugana New Vintage Bar Pizzeria Fast Food e Gio Hair & Barber Shop, che ha dato voce all'iniziativa promossa dal Comitato Difesa Ospedale San Lorenzo di Borgo Valsugana. Grazie alla sensibilità di questi amici imprenditori, un personaggio televisivo del calibro di FRANCESCO FACCHINETTI, ha presenziato con il suo gruppo (i We are Presidents) alla serata dedicata ad un genere musicale un po' particolare che unisce elementi electrohouse influenzati da sonorità pop, progressive e dubstep. Per il Comitato è stata l'occasione per illustrare ad una platea composta in gran parte da giovanissimi, il progetto portato avanti per potenziare l’Ospedale San Lorenzo e soprattutto per cercare di coinvolgere nella iniziativa, Francesco Facchinetti che sta vivendo un momento di straordinaria popolarità, in virtù della sua partecipazione, assieme al padre Roby, colonna portante della storica formazione dei Pooh, alla trasmissione televisiva "The Voice" andata in onda su Raidue la scorsa primavera.

 di Fulvio Bastiani

sotto gli occhi commossi di alcune centinaia di spettatori, genitori e nonni soprattutto, che hanno applaudito a lungo per rimarcare la loro bravura e preparazione in uno spettacolo offerto da tanti ballerini, preparato e curato in ogni minimo particolare. Il tutto elegantemente presentato dal maestro Florio Angeli. La vicepresidente ha sottolineato l'importanza del volontariato e del fare comunità partendo proprio dai bambini che automaticamente coinvolgono anche i genitori. Un elogio particolare è stato rivolto al maestro Tommaso Bailoni che ha dimostrato profes-

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sionalità e competenza nell'insegnamento della disciplina. Grandi appezzamenti sono stati rivolti poi alla presidente signora Barbara per la grande capacità collaborativa ed organizzativa che sta portando in paese degli ottimi risultati.


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Pergine - Borgo

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’iniziativa è del Centro per l’Impiego di Borgo e Pergine Valsugana. Un progetto per favorire l’impiego, nelle tante aziende agricole della zona, di manodopera locale. Dopo la Val di Non e Sole ora tocca alla Valsugana. Alcuni dati statistici: in Alta il 60% dei lavoratori stagionali in agricoltura arrivano dalla Polonia e dalla Romania. Scendono al 50% in Bassa Valsugana e Tesino: lo scorso anno il settore ha dato lavoro a 2.429 persone, 1.777 di loro erano stranieri. Dati forniti da Lorenza Gobber, Franco Libardi e Francesca Carneri. Sono stati 12.168 gli avviamenti al lavoro messi in campo lo scorso anno in Valsugana. oltre 2.400 solo nell’agricoltura di cui 1.616 dal Centro per l’Impiego di Pergine. “Pensiamo soprattutto ai lavoratori maturi, rimasti senza lavori e senza più ammortizzatori sociali: perché non proporre un patto chiaro e preciso per lavorare in agricoltura? Perché non fare crescere nuove professionalità utilizzando personale a chilometri zero?”. La situazione è drammatica: ogni giorno più di 100 lavoratori bussano alle porte degli uffici di Borgo e Pergine in cerca di lavoro. La stagione è oramai iniziata. Tante aziende si sono già attivate per la manodopera nei campi. Lo scorso anno sono stati 1.777 gli stranieri reclutati: 538 solo in Bassa Valsugana. Qualche numero:

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674 erano rumeni, 670 polacchi, 78 albanesi, altrettanti moldavi, 49 bosniaci, 40 slovacchi (tutti impiegati in Alta Valsugana), 37 macedoni e 13 ucraini. Hanno raccolto piccoli frutti e mele anche 74 stagionali di origine cinese. Molti di loro hanno bisogno anche di vitto e alloggio, condizione questa che verrebbe meno in caso di utilizzo da lavoratori maturi e residenti in zona. L’Agenzia del Lavoro ha distribuito ai presenti dei moduli per facilitare l’incontro tra offerta e domanda. “Sono mesi che cerchiamo di far decollare l’iniziativa e solo ora siamo riusciti a organizzare questa serata – ci racconta Franco Libardi – speriamo che fin da subito si possa avere qualche riscontro”. Dagli agricoltori presenti arrivano delle indicazioni. “Ma avete detto ai lavoratori quanto guadagnano? Che si lavora anche nei giorni festivi e per diverse ore al giorno? Molti di noi hanno avuto esperienze negative che non vogliamo ripetere più”. C’è chi si racconta. “In tanti vengono a chiedere lavoro ma vogliono stare a casa il sabato e la domenica. Ma scherziamo? Noi i frutti li raccogliamo quando sono maturi ed il lavoro si concentra in trequattro mesi”. C’è anche chi, in mobilità o in cassa integrazione, si offre per andare a lavorare in nero. O chi rinuncia all’assunzione per stare a casa e ricevere l’indennità. I due Centri per l’Impieghi hanno attivato una banca dati e pensano di avviare dei corsi di formazione per preparare la manodopera qualificata. Per quest’anno forse è tardi. Ma per il futuro si può certamente mettere in campo un progetto più articolato. L’Agenzia del Lavoro ci crede, gli agricoltori sono disponibili. Ora tocca ai lavoratori. Ma per raccogliere mele o piccoli frutti non c’è un cartellino da timbrare, non esistono orari di

lavoro da rispettare, recuperi da fare o sabati e domeniche di riposo. Anche il lavoro stagionale oggi è diventato un posto ambito. Finora soprattutto dagli stranieri, ora può aiutare a risolvere i problemi di tante famiglie dell’Alta e della Bassa Valsugana. (A.D.)

il direttivo Martino Furlan è il nuovo presidente dell’ASD Ortigaralefre. E’ stato eletto, nelle scorse settimane, in occasione dell’assemblea dei soci che ha anche nominato il consiglio direttivo della società nata sei anni fa dalla fusione dell’Us Ortigara di Grigno e dell’Ac Monte Lefre di Villa Agnedo. Furlan prende il psto di Edy Licciardiello, nel frattempo diventato vicesindaco di Ospedaletto, che è stato ringraziato con la consegna di una targa ricordo per il suo impegno. Nuovo anche il vicepresidente: ha lasciato l’incarico anche Renato Gonzo sostituito da Edy Morandelli. Il nuovo direttivo, oltre che da Martino Furlan e Fredi Morandelli, è composto anche da Edy Licciardiello, Loris Baldi, Federico Bombasaro, Loris Licciardiello, Bruno Pecoraro, Livio Scotton , Mattia Tiso e Sergio Voltolini. (A.D.)


Tr e nt o

DAL BRASILE IN ITALIA U

n gruppo di 20 brasiliani di Nova Trento, della missione “Missao Tecnica a Italia e Alemanna de Internalize Sebrae”, figli di nostri emigranti, ha effettuato recentemente una visita in Italia e in Germania. Dopo essere arrivati, hanno visitato alcune città italiane fra cui Roma e Assisi. Poi, giunti a Trento, dove sono stati accolti dai dirigenti dell’Unione Famiglie Trentine all’Estero. Si tratta di una delegazione composta da rappresentanti del servizio di appoggio alle medie e piccole imprese dello stato di Santa Caterina, coordinatori del turismo, il sindaco di Nova Trento Gian Voltolini, il responsabile del santuario Santa Paulina della frazione di Vigolo di Nova

Trento ed operatori della cultura. Ancora in quel pomeriggio hanno visitato la casa natale di Madre Paolina a Vigolo Vattaro, poi si sono incontrati in municipio con il sindaco del paese Pacchielat Michela ed altre autorità locali, il consigliere provinciale Walter Kaswalder, il coro Vigolana che ha tenuto un breve concerto in loro onore. Continuando il loro tour, hanno visitato alcune aziende della valle di Cembra e di poi hanno raggiunto Caldaro e Merano. Il giorno dopo si sono incontrati in Regione a Trento con la presidente del consiglio regionale Chiara Avanzo. Si sono poi recati presso il museo

degli Usi e Costumi di San Michele all’Adige dove si sono incontrati anche con il senatore Franco Panizza. Sono quindi ripartiti per la Germania dove hanno visitato alcune città per poi rientrare definitivamente in Brasile.

 di Mario Pacher

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le brevi r che reLuca Perghe r pe ia cc ca di man bel bottino e di cinghiale CANALE – U battuto un grosso esemplara in località ttut ha ab rante una ba centemente mane il di 152 chili du Insuperato ri . so to pe l ita de ab ll' o de schi te oa at on rt m aveva po i boschi a oncogno che lla ri“Larghe” tra R de di e o or or tt lla re ndro Pa prassi il da e om C to . ri record di Sa ili di ch alità hiale di 219 piuto alle form em ad casa un cing ha , ta no Andreat serva, Giulia so. razioni del ca st gi con le re dagogista, tiere fa la pe es m di e ch one A – Barbara ana in direzi VALSUGAN eno proveniente dalla Valsugmolto importanti dati sul tr ha smarrito o contenente lor acHard Disk co d Disk estern ar un H di un ta to at tr en Tr Si a cerchi e. le on bi si va es a prof tessuto la in ra ie o rn relativi alla su ce n tare il numer una busta co o può contat . at to ov ciaio/nero in tr en ri e am ss ov que l'ave a per il ritr colorati. Chiun prevista una ricompens . E' 348 766 6796

da nti sulla Stra tragici incide i ato qu op D to – tu A ie VALSUGAN meno di due mesi hanno mcesindaca di e in o la vi Statale 47 ch e e Novaled delLevico Term il proposito a tr to e ia im nc tt nu vi an tro ha o di r ac he nd a Fraizing o con il si Levico, Laur e, in accord llecial so un r m pe co a ione e una letter ar vi in l'amministraz di to n, el trat di iego Margo vrintende qu so e Novaledo, D ch upati to en cia di Tr rezza. Preocc tare la Provin izioni di sicu nd co co l le de re liora inoranza strada a mig munali di m esplico o ri nn lie ha ig ns io gl co onsi anche alcuni nell'ultimo C donazzo che hmidt, di Sc io rg io G mune di Cal ili inal sindaco o st ie ssibile possib ch po te to an qu r citamen pe rcheggio r prevenire ll'incauto pa da re adoperarsi pe lla va ri de trebbero li affacciati su di alcuni loca cidenti che po zi ni or nt ga or ve av a, ale di ne estiv lungo la stat i della stagio rs ra ot pr . il te con folla stessa che, ento molto af di intrattenim te ra se no za

GRIGNO– Mentre la paura dell'ors o svuota i sentier escursionisti nei i dagli boschi di Cadine , anche in Bassa moltiplicano gli Valsugana si avvistamenti di plantigradi. Dopo gnalazioni proven recenti seienti dai boschi attorno all'abita zano, ai Masetti to di Civezdi Pergine, fin an che dalle parti de Brenta sono appa lla destra rsi esemplari, pa re ancora non m diocollare. La sit uniti di rauazione dell'orso bruno e le attività a esso collegate di gestione si possono cono scere consultand porto Orso” che o il “Rapil Servizio Forest e e Fauna della tonoma di Trento Provincia Aupredispone a un libero utilizzo co di fornire una co n l'obiettivo rretta informazio ne e registrare un dati il più compl a serie di eti ed esaustivi sullo stato della degli orsi in Tren popolazione tino.

BORGO VALS

UGANA – Una operazio ne congiunta dei carabinieri della Compag nia di Cavalese e di Bo rgo Valsugana, coadiuvati da una unità specializzata per la ric erca di armi ed esplosivi del nucleo car abinieri cinofili di Laive s, in seguito a una segnalazione, ha porta to all'arresto di un uo mo residente in Valsugana, denunciato pe r detenzione illegale di armi contraffatte e da guerra che questi teneva in un capanno ne adiacente il suo do micilio assieme a nume rose munizioni di vari calibri. Sono state rinvenute due pistole semiautomatiche, un a calibro 9 parabellum di fabbricazione israelia na e una calibro 7.65 fabbricata in Polonia e una carabina assem blata artigianalmente con parti provenienti da varie armi con calcio lo metallico ripiegabile, ottica e silenziatore. L'arma tipica pe r tiri da postazioni na scoste che i militi hanno giudicato «molt o pericolosa». L'umo è stato processato pe direttissima nel Tribuna r le di Trento.

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Nel corso di LSUGANA – Comune, Vigili del A V O G R O B da

ta analisi condot co della campagna di rvizio Geologi Se , ile iv C ne io enza si è ic ez V ot di Fuoco, Pr l NIPAF de i al st re Fo rdie alente nelle P.A.T. e Gua di cromo esav za en es pr situata a valle riscontrata la una sorgente da e lla Val di at ev el acque pr all’imbocco de o, nz re Lo n di Sa mi/litro, supe dell’ex cava 7 microgram edi ai ci re lo ac ll' va rietà de Sella, per un di 5. Alla prop oveniva il ite lim re lo riore al va lla quale pr Valsugana, da , è stato intimato ria di Borgo va ca cato nella ai necesmateriale stoc edere immediatamente oc pr di d'autorità del sito ti di bonifica sari interven

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e ndazion della Fo o it v a in u sto lle INO – S ri, martedì 18 ago lla ConS E T E e PIEV lcide De Gaspe rio generale d A alanta Trentina Tesino, il Segre mons. Nunzio G liana. e , ita v a 18 a Pie iscopale Italian a Ricostruzione p L E « » : ma speri . ferenza rrà sul te di Alcide De Ga ione – che e rv te in tino, empio Fondaz llo e l’es – dicono dalla tenuta Il mode i s o venga o li n g n o a t' rg e S es o e u elto com r«Siamo egasperiana q c s a h o d inte e sc la Lectio che papa Franc i italiani. Il suo v he il o o c c m n s o a e v ’u i ll rà da rale de nza, sa e ta n s e ltro o g c o ir n di c eri, u a gretari non sarà me a De Gasp i mons. Gae h c , vento di cu , insie i onorare Rosmini, modo d ntino, Antonio ». tre grande studioso attento ALSUGANAntiNEWS è o n la

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DEI MOCHENI – Esiste un servizio di Poste Italiane in controtendenza con la politica di tagli e chiusure di sportelli postali che sta per mostrare i suoi effetti anche in Trentino. È il servizio di consegna a domicilio di farmaci e medicinali, prescritti dal medico cura nte o richiesti direttamente da quanti ne hanno bisogno alla farmacia di valle, pensato per facilitare gli anziani, spesso privi di mezzi di trasporto, e tutti coloro che hanno diffic oltà di movimento. I farmaci, se disponibili in farmacia, veng ono consegnati presso ciascuna abitazione in un pacco postale sigillato che il portalettere consegna a domicilio a poche ore dalla richiesta. Si riducono così i costi di gest ione e magazzino per la farmacia e vengono garantiti temp i ridotti tra prescrizione, consegna e utilizzo del medicina le, soprattutto quando è indispensabile farne uso frequ ente o per urgente necessità.


Caldonazzo  di Mario Pacher LA COOPERATIVA IN ASSEMBLEA

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uecentoottantasette soci dei 3099 iscritti, hanno partecipato, presso il Palazzetto di Caldonazzo, alla recente assemblea generale ordinaria della Famiglia Cooperativa dell’Alta Valsugana. Il presidente Paternolli, ha illustrato i dati più rilevanti che hanno caratterizzato l’attività 2014, mettendo in evidenza il fatturato complessivo che, al netto di IVA, è stato di euro 10.797.353 contro gli 11.929.729 del 2013, per una riduzione del 9,49%. Nel dettaglio: il negozio di Caldonazzo ha registrato una diminuzione di fatturato del 7,28%; quello di Barco un meno 9,76%, così come Selva di Levico meno 1,35%. Forte diminuzione anche per il negozio di via Casotte a Levico pari a 15,94%, Levico-Gourmet meno 16,53%, Centa S. Nicolò meno 17,03%. L’unico punto

con il segno positivo rimane Calceranica al Lago con più 1,72%. Il bilancio al 31 dicembre dello scorso anno si è chiuso con un utile netto d’esercizio di euro 60.708 che è stato così destinato: il 30% pari a euro 18.212 alla riserva legale; il 3% per euro 1.821 al fondo mutualistico per lo sviluppo e la promozione della cooperazione; il restante 67% pari ad euro 40.675 alla riserva statutaria indivisibile. Il patrimonio aziendale a fine 2014 ammonta a 4 milioni e 167 mila euro. Il dott. Rinaldi, in rappresentanza della Federazione Trentina della Cooperazione, ha quindi illustrato le varie voci di bilancio, mentre il presidente del collegio sindacale dott. Armando Paccher ha confermato la regolarità della gestione sotto l’aspetto contabile.

In tema di nomine sono stati riconfermati alla carica di consiglieri Sergio Sartori per Caldonazzo e Renata Tosin per Levico. Di nuova nomina Raffaele Recchia per Levico e Fulvia Ciola per Caldonazzo. Per Centa è stato eletto Lauro Martinelli in sostituzione di Vittorio Martinelli, non più rieleggibile per aver compiuto il terzo mandato. Presenti i sindaci di Levico Terme Michele Sartori, di Caldonazzo Giorgio Schmidt e di Calceranica Sergio Martinelli che hanno sottolineato l’importante funzione, anche sociale, di questa realtà economica. Prima della conclusione dei lavori sono stati premiati il socio più anziano e quello più giovane: Alba Quaglieri Jacob di Selva di Levico alla soglia dei 96 anni e Linda Vitti di 19 anni.

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ESTATE GIOVANI: GLI APPUNTAMENTI

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'estate é la stagione che i ragazzi e bambini aspettano per tutto l'anno, ma per tante famiglie aumentano i problemi: come occupare i figli? In che modo tenerli occupati? E' vero, ci sono le ferie, la possibilità (soprattutto per i più piccoli) di andare da parenti o dai nonni. Molti genitori, per lo più lavoratori, durante la stagione estiva hanno difficoltà a gestire i propri figli: ma cosa offrono i comuni della Bassa Valsugana e Tesino a riguardo?A Borgo ci saranno attività a partire dai più piccoli ai ragazzi fino a 15 anni di età. Per i più piccini, nel mese di luglio, rimarrà aperto l'asilo, presso la scuola dell'infanzia Romani. Per i ragazzi delle scuole Elementari vi sarà nel mese di agosto la Ludoteca Estiva presso il centro Totem. Oltre a queste

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due iniziative, da segnalare anche la Colonia Estiva al Palazzetto dello Sport, organizzata da Borgo Sport Insieme per ragazzi fino ai 12 anni. A Telve e dintorni l'Ecomuseo del Lagorai offrirà alla popolazione un servizio di Colonia Estiva, fino a fine agosto per bambini fino a 11 anni. A Castelnuovo, l'associazione Amici del Cavallo dará la possibilità a ragazzi dai 6 ai 14 anni di entrare a contatto con la natura e con il mondo dei cavalli tramite alcune attività alle Spagolle. Il comune di Grigno, invece, offrirà un soggiorno estivo con escursioni, attività didattiche e giornate a tema presso la Colonia in Barricata fino alla fine di luglio.A Roncegno il Coro San Osvaldo garantirà un servizio di colonia estiva nel mese di luglio

In Va ls ug a na

per bambini dai 2 ai 14 anni mentre l'associazione Limite Zero anche quest'anno propone uno Sport Camp presso la Piscina Comunale fino al 10 settembre per bambini di tutte le età.Nel paese di Novaledo, infine, la Società Cooperativa Sociale Amica organizzerà giochi e attività per tutti i bambini fino a 12 anni fino al 7 agosto mentre a Castello Tesino la Pro Loco e la Scuola per l'Infanzia realizzeranno, rispettivamente, delle visite guidate alle grotte di Castello e delle attività ludico-ricreative. (A.D.)


C al do na zz o

 di Mario Pacher

LA VERA AMICIZIA

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ue esperti falegnami, Adelio Carlin di Caldonazzo e Gustav Emmeker da Hohenlimburg in Germania, avevano lavorato assieme per una decina d’anni presso una fabbrica tedesca a Ringelhain, nella Bassa Sassonia. Erano diventati amici e all’epoca avevano deciso anche di entrare a far parte del locale Corpo Volontario dei Vigili del fuoco. Poi nel 1969 Adelio e Gustav, prossimi ai trenta anni di età, presero moglie ed ognuno intraprese strade diverse. Adelio Carlin ritornò nel suo paese natale, a Caldonazzo, dove continuò la sua attività di falegname. I due si persero di vista pur mantenendo sempre vivo il ricordo della loro amicizia in quelli anni. Si dà il caso però che qualche settimana fa, Gustav venisse a trascorrere le sue ferie in Alto Adige in un campeggio a Laives. Spinto dal desiderio di avere notizie del suo amico del quale ricordava solo nome e cognome, con l’ausilio della segretaria di quel camping riuscì ad individuare, tramite internet e grazie anche alla collaborazione del comune, l’indirizzo preciso e il numero di telefono dell’ex collega di lavoro che abita appunto a Caldonazzo in via Damiano Chiesa. E così dopo 46 anni Adelio e Gustav poterono riabbracciarsi e festeggiare, fra tanti ricordi e grandi emozioni, questo loro incontro presso la casa del valsuganotto. Un’amicizia che già ha coinvolto le rispettive famiglie e che avrà anche un seguito. Informati di questo simpatico evento, i pompieri di Ringelhain hanno infatti già programmato, per il prossimo anno, una grande festa che coinvolgerà l’intero paese ed alla quale saranno invitati anche tutti gli ex dipendenti di quella falegnameria tedesca, nella speranza che, dopo mezzo secolo ed oltre, siano ancora tutti in vita.

da sinistra Adelio e Gustav

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conosciamo le aziende

ISO-TETTO DI ALFIO DELMARCO Una azienda all’avanguardia nel settore della carpenteria, lattoneria, realizzazione di tetti e coperture, restauro e manutenzioni in genere.

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a casa, piccola o grande che sia, è il “grande” sogno di tutte le famiglie italiane. Possederla, infatti, non solo garantisce una sicura tranquillità di residenza, ma rappresenta sia le vecchie sia le nuove radici della propria esistenza. Ecco perché, quando si costruisce o si acquista, è necessario porre massima attenzione non solo a tutti gli elementi che della casa sono parte integrante, ma anche prendere le dovute informazioni per sapere chi è stato il costruttore e quali le varie ditte o gli artigiani che hanno collaborato alla sua edificazione. Tra le realtà che operano nel “grande” universo dell'edilizia, la Iso-Tetto di Alfio Delmarco, con sede operativa a NOVALEDO, è un’azienda di carpenteria e lattoneria che, sin dal 1994, operando in Trentino e all'estero, ha sviluppato una particolare competenza non solo nella realizzazione di tetti e coperture edili, ma anche nei restauri e nella manutenzioni di coperture in genere. Una competenza grazie alla quale è in grado di offrire garanzia di professionalità e perfetta conoscenza del proprio mestiere. E a proposito di manutenzioni crediamo sia utile sottolineare

che Iso-Tetto di Alfio Delmarco effettua interventi di manutenzione come pulizia gronde, asporto nidi, ripristino camini oltre che ristrutturazione e messa a nuovo di coperture preesistenti, “dachdecker”, posa materiali integrati come finestre a tetto, pannelli solari o fotovoltaici nonché forniture e posa in opera di lattonerie con lavorazioni tradizionali o specifiche, linee vita, aumenti di volumetria in legno operando su qualsiasi tipo di pendenza e copertura con rifiniture di vario genere secondo le esigenze dei propri clienti. L'Azienda propone un sistema di isolazione della copertura che elimina il doppio tavolato riducendo gli spessori e dando così alla copertura una conformazione più snella garantendo robustezza, prestazioni termiche e risparmio energetico più elevati nel tempo. E per meglio qualificare la competenza e la professionalità di Alfio Delmarco e della “sua” Iso-Tetto, basta citare alcuni tra gli interventi di risanamento di tetti di importanza culturale realizzati negli ultimi anni: Campanile della Chiesa Parrocchiale Beata Vergine di Loreto a Ziano di Fiemme, ricopertura in coppi della Chiesa di Cognola, copertura completa di coppi dell'antica Chiesa di Ganiga Terme e della Chiesa di Daone, copertura in scandole del campanile di Arsio, risanamento e ricopertura in scandole della Parrocchia SS. Filippo e Giacomo

Alfio Delmarco di Campitello di Fassa. Di particolare importanza per l'impatto ambientale e conservativo gli interventi su rifugi alpini e baite collocate sul territorio montano come Rifugio Friedrich August, Baita Poch e Baita Poiana oltre a immobili in centri storici come Casa Horn (Casa Arimanna Bifora e Portone del XVI secolo), Casa “Regolani Lionello” del 1676, Casa Storica in Piazzetta Anfiteatro di Trento, Villa Giulia in via Cervara a Trento nelle vicinanze del Castello del Buonconsilio. Il punto di forza della Iso-Tetto di Alfio Delmarco è sicuramente l'esperienza artigiana che la rende attenta alle problematiche che possono sorgere durante la lavorazione con relativa soluzione migliorativa sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista tecnico: lavori a regola d'arte con cura nei particolari.

SEDE OPERATIVA: NOVALEDO - Via dei Dallapiccola, 5 Cell. Titolare +39 348 3401893 Tel. Amministrazione +39 347 1408595 www.isotetto.net - e-mail: isotetto@gmail.com - PEC: isotetto@legalmail.it

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VA PE LS RG UG IN AN E A

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Tra Storia e Tradizioni

este edievali  di Chiara Paoli

Le feste medievali nascono ufficialmente nel 2006 dall’intuizione dell’allora assessore alla Cultura e al Turismo, Marco Morelli: l’intento era quello di spostare indietro le lancette del tempo sino al fatidico 1348. Alcuni anni dopo nasce l’attuale Proloco, che con l’aiuto di numerosi volontari recupera il progetto, arricchendolo con un tripudio di dame, cavalieri, arcieri e figuranti che ci consentono per alcuni giorni l’anno di rituffarci nella Pergine medioevale.

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er il territorio dell’Alta Valsugana, il periodo che va dal 1348 al 1356 è stato molto incerto. Occupata da Giacomo e Francesco da Carrara, signori di Padova, la Gastaldia di Pergine era in realtà compresa nel Principato Vescovile di Trento. Ma tra il 1347 ed il 1349 i Principi Vescovi non riuscirono a prendere possesso della loro sede, perché i Tirolesi volevano appropriarsene, vantando dei diritti. Il Capitolo della Cattedrale, rappresentante del Vescovo, per opporsi alle loro pretese, affidò a Giovanni Gardelli la difesa della città di Trento e a suo nipote Bonaventura il castello di Pergine. Nel 1349 Giovanni Gardelli si lasciò corrompere e fece in modo che la città di Trento passasse ai Conti del Tirolo, nella convinzione che anche il nipote cedesse il castello ai Tirolesi, si recò a Pergine, dove Bonaventura lo lasciò avvicinare alla porta d’entrata del castello per poi ucciderlo. Consapevole di non poter affrontare da solo le ritorsioni dei Tirolesi, chiese aiuto a Giacomo da Carrara, signore di Padova, che inviò i suoi soldati “stipendiari” e occupò, oltre il castello di Pergine anche quelli di Levico e di Roccabruna (sopra Madrano). Venne nominato come capitano del castello di Pergine Francesco Fugazza; l’occupazione da parte dei signori di Padova durò fino al 1356. In questi sette anni i da Carrara comandarono in Alta Valsugana, controllando le ricerche minerarie, effettuate da minatori provenienti dalla Boemia e l’attività della fusione dell’argento a Pergine. Quando Ludovico, marchese di Brandeburgo e conte del Tirolo, si accorse che il signore di Padova non era in grado di difendere i tre castelli, inviò un esercito per espugnarli e affidò il comando dei soldati ad Enrico da Pophingher, pievano del Tirolo e capitano dei Tirolesi a Trento. Enrico si stabilì nella piana del Cirè e assediò il castello di Pergine da tutte le parti; pur di avere l’appoggio degli abitanti del borgo concesse loro dei privilegi, come l’esenzione dalle tasse per dieci anni ed il riconoscimento delle antiche consuetudini. L’accordo con la Comunità

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venne firmato il 31 maggio 1356 sul “doss de la Ròda“, presso il Fersina. L’assedio del castello durò ancora alcuni mesi e solo dopo il 9 ottobre 1356, in seguito alla pace sottoscritta fra Ludovico marchese di Brandeburgo e Francesco da Carrara, esso venne consegnato ai Tirolesi con tutto il territorio e i castelli occupati nel 1349.

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Ricorre quest’anno il decimo anniversario delle feste medievali che andranno in scena a Pergine Valsugana dal 23 al 26 luglio 2015. Non mancheranno le novità in questa edizione speciale: si riproporrà il banchetto del giovedì sera, apprezzato nella sua concezione di condivisione della cena all'aperto alla romantica luce della luna e delle candele. La sfilata del venerdì sera, si riconferma con il suo corteo di personaggi medievali, che andrà ad animare le vie, arricchito dagli sbandieratori e dal boia. La festa è arricchita dagli antichi mestieri che faranno rivivere l’artigianato e la manifattura del 1300-1400 ed i mercanti medievali che proporranno prodotti artigianali e creativi “di altri tempi”. Il preludio alle tre giornate in cui Pergine si immergerà totalmente nell’ambientazione medievale è il giovedì, a partire dalle ore 20:00 nella suggestiva ambientazione di via Maier si terrà infatti il grande banchetto medievale de Persen, in cui i commensali potranno gustare piatti preparati con le materie prime che erano a disposizione nel 1300 ed assieme ai gruppi in costume potranno ascoltare musiche antiche, ammirare balli e spettacoli che creano una particolare atmosfera. Il venerdì pomeriggio Pergine inizierà ad animarsi e si potranno vedere all’opera i gruppi mentre procedono all’allestimento dei

campi. Alle ore 20:30 avranno inizio ufficialmente le Feste Medievali 2015 con il grande corteo che si snoderà per tutta Pergine fino a raggiungere il Marcadel. Dopo il passaggio del corteo inizierà l’animazione con i gruppi storici, i musici, il giullare ed il mercato medievale mentre piazza Municipio sarò allietata dall’intrattenimento musicale dei Diabula Rasa. Sabato al mattino i campi si risveglieranno e la città medievale di Pergine inizierà il secondo giorno; nel pomeriggio l’animazione raggiunge il castello di Pergine, dove alle ore 17 Stefano il Falconiere mostrerà la sua abilità nel far volare i rapaci, mentre alle ore 18 avrà luogo la rievocazione della battaglia fra Tirolesi e Padovani per la conquista del castello (per il pubblico sarà disponibile un bus navetta a partire dalle ore 16). Novità di quest’anno per il sabato sera verso le 20.30-21.00 è l’allestimento della “Danza Macabra” in collaborazione con gli amici di Pinzolo, verrà riproposto il ballo della morte che prende spunto dagli affreschi del pittore


cinquecentesco Baschenis; alle 21.00 in piazza Municipio il concerto dei Diabula Rasa, presso il campo dei tornei la Giostra Medievale, e in piazza San Carlo la musica dei Berserker, la serata si concluderà in bellezza con un ricco spettacolo di fuochi d’artificio. Domenica mattina a partire dalle ore 10:30 un corteo con tutti gli armati vi accompagnerà al parco Tre Castagni, dove avrà luogo una dimostrazione di manovra in battaglia con una parte didattica relativa ai vari gruppi presenti. Alle 20/20.30 lo spettacolo degli Sbandieratori di Borgo in piazza Municipio farà da anticipazione alla firma di pace tra Tirolesi e Padovani, dopo la firma un’altra novità di questa edizione: lo spettacolo dal titolo “La miniera dei sette sospiri” che ci consente di tuffarci nell’epoca dell’attività mineraria, che fu di fondamentale importanza per la popolazione perginese. Come da consuetudine, Pro Loco si avvarrà della collaborazione delle associazioni che in numero sempre maggiore partecipano alle tre giornate con entusiasmo: in particolare il Coordinamento Rievocatori Storici Trentini, che raduna oltre venti realtà di gruppi storici

trentini, che fungerà da collegamento tra i vari gruppi e si occuperà della ricostruzione dei campi, per dare alla città un’atmosfera medievale che coinvolga il pubblico con piccoli eventi-spettacolo, laboratori e rievocazioni di antichi usi e costumi. L'associazione Equites Aurati con la sua competenza per quel che concerne i cavalli associati al mondo dello spettacolo, si occuperà della giostra medievale e delle sfilate a cavallo con momenti di

battaglia lungo le vie del centro storico. Una occasione “unica” per vivere un evento ricco di emozioni e di spettacolo, che ripercorre il corso della storia e ci consente di conoscere un tempo che non c’è più. Per prenotazioni: contattare dama Patrizia presso l’ufficio della Pro Loco al 0461/727760 – mail: pergine@valsugana.info Un sentito ringraziamento alla APT Valsugana di Pergine e alla Proloco di Pergine per la gentile concessione delle foto relative alla copertina e all’articolo sulle “Feste Medievali”

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CONO SCIAMO

I Comuni

Valsugana

della

Panoramica di Strigno

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trigno è uno degli antichi villaggi della Valsugana, attraversato dalla strada militare romana Claudia Augusta. I documenti dicono che l’abitato venne distrutto da un enorme incendio scoppiato nel 1550. Essendo posizionato sulla riva sinistra del fiume Chieppena e dei torrenti Cinaga ed Ensagna spesso è stato invaso dalle acque delle piene di questi corsi d’acqua.

E altra distruzione del paese si ebbe durante la prima guerra mondiale. Dal 1027 al 1786 circa, Strigno faceva parte della Diocesi di Feltre e per oltre cinque secoli era sotto la Giurisdizione di Ivano. Fu sede di uffici governativi e di guarnigioni militari. A tal proposito è da ricordare una visita che il Re Vittorio Emanuele III fece a Strigno nel 1921. Per quanto riguarda la sua economia, per

vecchia fontana davanti al municipio

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o n g i r St

via XXIV maggio angolo via svito

Corso di ricamo 1925 a Strigno moltissimi anni è stato un importantissimo centro di commercio e artigianato e di produzione anche di articoli religiosi. In tutta la zona, ma anche al di fuori della regione erano conosciute ed apprezzate le capacità manuali dei fabbri, bottai, maniscalchi, falegnami e lavoratori del rame. E a Strigno, anche l’industria dei tessuti e dei merletti ebbe un suo periodo felice. Secondo documentazione storica all’inizio del secolo operavano moltissime filande, una fabbrica di merletti e in alcuni periodi dell’anno si tenevano corsi per l’apprendimento del cucito e del ricamo. Di buon risultato era la produzione e l’esportazione delle castagne e del vino non solo nelle regioni

viciniori ma anche al di fuori dei nostri confini. E come tradizione trentina vuole anche gli abitanti di Strigno erano chiamati con diversi ed originali “appellativi” tra i quali “famai orbi”, “Paiti” e “Strignati”. Antico Albergo all'A quila

Si ringrazia Vito Bortondello per la concessione delle foto NUMERI UTILI BIBLIOTECA CASA DI RIPOSO FARMACIA GUARDIA MEDICA MUNICIPIO PARROCO POLIZIA LOCALE POSTE ITALIANE PROVINCIA AUTONOMA TRENTO SCUOLA ELEMENTARE SCUOLA MATERNA STAZIONE FORESTALE VIGILI DEL FUOCO TIRO A SEGNO

0461 762620 0461 762009 0461 762101 118 0461 780010 0461 762061 0461 757312 0461 762023 0461 495111 0461 782078 0461 762327 0461 762062 0461 762344 0461 763308

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Il Parco Fluviale di Bieno: natura incontaminata Il Parco Fluviale di Bieno ”rio Ofsa” è un’area urbana naturale che si estende su una superfice di oltre 30mila mq. ubicata al margine sud-est del piccolo centro abitato che si sviluppa lungo il percorso del rio Ofsa compreso tra la Chiesa Parrocchiale e la località Broglio e che negli intenti e nei progetti dell’amministrazione

comunale,

come sottolineato dal Sindaco Luca Guerri, “potrà e dovrà

servire

socio-turistico

al

rilancio

del

nostro

“piccolo” paesino alle porte del Tesino. Un vero angolo di “paradiso”

appositamente

creato e “rimesso a nuovo” per offrire ai residenti, ai turisti e a tutti gli ospiti occasionali la possibilità di vivere momenti di vero e assoluto relax”.

Panoramica

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d è stato sicuramente in quest’ottica che la precedente amministrazione comunale, considerato che l’area era quasi interamente occupata da bosco, aveva realizzato interventi intorno al “rio Ofsa” che, come cita il sito del Comune di Bieno, ”hanno avuto il compito di non stravolgere l’aspetto paesaggistico attuale dei luoghi e concretizzando una serie di lavori per evidenziare l’aspetto naturalistico del sito. Il recupero e valorizzazione di un’area sotto-utilizzata per finalità paesaggistico-ambientali, ha avuto per scopo lo sviluppo organico e l’offerta turistica del paese. La realizzazione del parco, si evidenzia, ha consentito, in effetti, un incremento dell’offerta turistica attraverso la creazione di un sito attrezzato e nel quale possono trovare luogo manifestazioni, mostre od iniziative di carattere culturale e sportivo”. Ne sono d’esempio sia la creazione all’interno del parco di mini aree per iniziative scolastiche che consentono agli studenti di sperimentare e vivere in prima persona la didattica sia l’ ampio anfiteatro realizzato con pietre naturali nel quale si svolgono le attività indicate, oltre a manifestazioni e mostre. E ancora il parco giochi per bambini con appositi spazi svago e la possibilità, della famiglia, di vivere i famosi “pic nic” usufruendo delle panche e dei tavoli sparsi in grande numero all’interno del parco. Un parco destinatario di incontri ed avvenimenti ricreativi organizzati per dare una nuova “dinamicità” al

L' Anfiteatro paese e ai suoi abitanti. Ne è d’esempio concreto la collaborazione tra le varie associazioni che, come ci precisa il sindaco Guerra, “opereranno in una fattiva unione di interni mirata al rilancio di Bieno riproponendo vecchie tradizioni”. E cita quella del vecchio tendone “storico” inaugurato e gestito, 40 anni fa, da Elisabetta Saggiante, presidente della Proloco, che con la sua capienza di oltre 300 posti è stato teatro delle più belle feste “paesane”. E promette che quasi certamente il 18 luglio dovrebbe essere inaugurato, al suo interno, la prima “grande festa” che aprirà gli appuntamenti settimanali che saranno caratterizzati da evento o una particolare appuntamento. “La nostra comunità e il nostro territorio, sottolinea il sindaco Guerra, hanno bisogno di riconoscersi e di avere una propria identità. E l’identità ha bisogno di simboli in cui si concentrano significati. Ecco, quindi, che l’azione del Parco diventa importantissima se risponde a questo bisogno d’identità, se riesce a migliorare la coesione si un territorio, se valorizza ed esalta le specificità e se risponde a valori profondamenti radicati in una comunità come la nostra”. A tutto questo, ed in una ottica di collaborazione, si aggiungono anche le


una parte del parco giochi particolari iniziative che Franco Guerrini, gestore del Bar Trento di Bieno, ed attuale responsabile del punto ristoro, posizionato lungo il sentiero del parco, ha pensato per potenziare la ricettività del Parco Fluviale. Una serie di manifestazioni ed un insieme di momenti d’incontro, sia ludico-ricreativi che prettamente culturali tali da coinvolgere non solo i residenti ma anche e principalmente coloro i quali scelgono questo angolo del Tesino per trascorrere le loro ferie o anche una giornata di vero relax circondati dalla natura incontaminata. Un particolare “depliant” all’interno del quale, Guerrini, ha previsto tornei di briscola per i maschi e ramino per le donne - halloween - tombola sotto il cielo - mostra dell’artigianato in

legno - “brandamaglia”, che è l’ideazione e realizzazione di un cappello uomo e donna popolare di Bieno, “la lucciolata” (passeggiata notturna in parco), e l’ippoterapia. Il tutto integrato da attività di vari laboratori artigianali e dalla costituzione di piccoli recinti con dentro vari animali pecore - asinello - cavalli - papere galline e gallo – conigli.

Il sindaco di Bieno: Luca Guerri

Il Bar-ristoro

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TUTTO BRIDGE

Finalmente

CAMPIONID’ITALIA

 di Armando Munaò

Pierre De Coubertin, l’inventore dei giochi olimpici moderni, nel rappresentare l’essenza del vero agonismo, affermò che “importante è partecipare”. Qualcuno però potrebbe aggiungere che…”partecipare va bene, ma vincere è meglio”.

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credo che la seconda affermazione faccia parte della logica sportiva della Squadra Zenari che dopo 2 bronzi (2012 e 2013 e il 5° posto del 2014) ha conquistato, meritatamente, la medaglia d’oro nei campionati italiani a squadre miste di bridge. Ha partecipato e ha vinto, grazie ai suoi componenti che hanno saputo esprimere un bridge utile, preciso, puntuale ed esente da errori. E alla fine, per tutti loro, il gradino più alto del podio. E i “loro” sono 3 le coppie “tricolori” formate da Emanuela Capriata- Nino Masucci, Angela de Biasio- Antonio Cuccorese, Silvia Urbani- Fabio Zenari, che nel corso di 4 giorni di gara si sono alternati al tavolo da gioco. Per la cronaca, la squadra Zenari, seppur etichettata come Circolo Bridge di Trieste, comprendeva tre giocatori napoletani veraci (Angela, Nino e Antonio), una romana (Emanuela ), una veronese (Silvia) e il triestino Fabio che della squadra era il capitano. Esempio tipico di come questo sport unisce e fa superare le frontiere. Giocatori, questi, che nel bridge di casa nostra, sono considerati autentici campioni partecipando, con ottimi risultati, a competizioni internazionali. Emanuela Capriata e Angela de Biasio hanno anche indossato la maglia azzurra, in campionati europei e mondiali. Di quest’ultima, Antonio, suo partner e compagno nella vita (sono marito e moglie), con una punta di orgoglio e di soddisfazione ci dice: “”Ho conosciuto Angela ad un corso di bridge nel 1990. Io ero più bravino di lei perché giocavo da molto più tempo, ma lei, come il maestro Guerra la descriveva, era “il fiore dei fiori : l’orchidea”. Era la più brava e dotata del corso, con una capacità di analisi e sintesi rapidissima. Un ta-

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Da sin Emanuela Capriata, Angela de Biasio, Antonio Cuccorese, Silvia Urbani, Fabio Zenari, Nino Masucci lento naturale. E’ diventata subito la mia compagna al tavolo e dopo un annetto anche nella vita. Con lei ho un intesa perfetta. Angela è stata in grado di vincere tanti campionati signore, e credo che se si sacrificasse di più per il bridge potrebbe diventare ancora più forte. In ogni caso è sempre meglio averla di fronte che di fianco. Per la cronaca Angela e Antonio, anni fa, si sono aggiudicati la medaglia d’argento nel campionato italiano a coppie miste superati solo da Rossano-Vivaldi (coppia di assoluto valore mondiale) E cosa dire di Antonio, uno dei sei moschettieri? E’ lui stesso che si racconta: “Il libro della mia storia bridgistica inizia a scriversi quando, seguendo e osservando mio padre giocare, ho cominciato ad apprendere i fondamentali del bridge. Restavo in angolo e lo guardavo cercando di comprendere la logica di questo gioco fantastico A 15 anni ho avuto il battesimo al tavolo da gioco. E ne rimasi affascinato. Volevo però mi-

gliorare e di conseguenza, diversi anni dopo, mi sono iscritto al corso allievi insieme a mio fratello Claudio, iniziando quel percorso che mi ha fatto diventare anche istruttore federale. Con mio fratello, continua Antonio, ho giocato per anni grazie ad un feeling “unico”. Il sodalizio però si è interrotto, perché Claudio ha avuto sempre meno tempo per l’agonismo (il lavoro e la famiglia richiedevano la sua continua presenza). Nasce così la coppia con Zenari con il quale sono riuscito a creare una “chimica” particolare i cui reagenti, oltre alle indiscutibili capacità bridgistiche e alla affinità tecnica, si basano su un vero e sincero rapporto di amicizia e di reciproco rispetto che a mio parere, sono gli elementi determinanti e portanti di un qualsiasi rapporto”. Oggi, Antonio è istruttore federale, e insegnare bridge gli piace perché, come lui stesso sottolinea ”un buon maestro deve avere pazienza nello spiegare le nozioni, sia ai neofiti che a chi gioca da


più tempo, e deve necessariamente possedere quella indispensabile esperienza che mira al miglioramento degli allievi”. Ed io, ho avuto il privilegio di giocare con autentici campioni, tra i quali veri geni del nostro gioco come Pietro Forquet, Marisa d’Andrea. Da junior poi, insieme a mia moglie, ho anche avuto la fortuna di frequentare gli stages di Benito Garozzo (uno dei più grandi giocatori nella storia del bridge mondiale. Da tutti questi “grandi maestri” ho appreso quanto oggi cerco di trasmettere ai miei studenti”. In conclusione di questa nostra “chiacchierata”, Antonio ci evidenzia il fatto che il bridge non è solo competizione o raggiungimento del risultato. “Nel bridge, puntualizza, le gare sono gratificanti per chi fa agonismo o si confronta per vincere. Per gli altri invece, per i giocatori della domenica, l’essenza di questo stupendo sport della mente, a mio modesto parere, deve basarsi, soprattutto, su quel grande rapporto di vera amicizia che non di rado nasce tra veri e puri dilettanti”. E, ad esempio, richiama

l’articolo che scrissi nel numero di giugno di Valsugana News quando sottolineai la simpatica “combriccola” di napoletane e valsuganotti che tutte le sere si incontra in internet. “Si, il loro rapporto, conclude Antonio, è uno degli esempi più belli del bridge giocato per puro divertimento e all’insegna del vero dilettantismo, ma soprattutto, come ho detto, della sincera amicizia”.

Angela de Biasio e Antonio Cuccorese

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CONO SCIAMO

La Valsugana Castello Tesino CASTELLO TESINO è il paese più grande del territorio. Il suo nome sembra derivare da un antico castello romano, anche se di questa costruzione non restano tracce evidenti sebbene la sua possibile posizione sarebbe coincisa con l'attuale camposanto e la Chiesa di Sant'Ippolito costruita nel 1436 da Donato Pelloso. Oltre a questa sorgono anche la chiesa di San Rocco costruita alla fine nel 1480, insieme a quella di Pieve Tesino, come ringraziamento per essere la comunità, scampata ad una tremenda epidemia di peste. A San Giorgio é dedicata l´attuale e antica chiesa Arcipretale di Castello Tesino, Purtroppo non si è certi di quando fu edificata in quanto tutti gli incendi che per molte volte distrussero il paese hanno anche distrutto ogni possibilità di risalire alla sua costruzione. PIEVE TESINO tra i tre comuni è quello più antico ed è il secondo come grandezza. IL suo nome deriva da una coniugazione religiosa si può dedurre che secoli fa era un centro di culto. E a proposito di Pieve pare che la Pieve dell'Assunta sia stata fondata nel 125 d.C. Da S. Ermete. Anche Pieve, come Castello Tesino ha una sua Chiesa costruita dopo che la cittadinanza è scampata ad una grande epidemia di peste. Alcuni documenti ci dicono che, forse intorno all’anno 1880 esisteva già a Pieve Tesino una specie di ufficio turistico. Da ricordare che Pieve Tesino è stato il paese natale di Alcide De Gasperi. CINTE TESINO è il più piccolo dei tre comuni. Da ricerche storiche sembra che il suo nome derivi dal fatto che la catena di Cima Lasta sembra racchiuderlo al suo interno, cingerlo, da qui il nome di Cinte. Tra le prime costruzioni che hanno caratterizzato Cinte Tesino vi è la chiesa di San Lorenzo, eretta alla fine del 1400, poi riedificata intorno al 1876 dopo che un grande incendio la distrusse. Alcuni documenti precisano che intorno all'anno 1500 fu eretta anche la Chiesa di San Sebastiano per una grazia ricevuta sia dagli abitanti di Cinte sia di quelli di Pieve Tesino. L’economia di Cinte Tesino si basava sia su lavori ambulanti, specialmente quelli di arrotino che si spostavano anche in regioni molto lontane si sulla lavorazione forestale. Cinte Tesino

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o n i s e Il T

Pieve Tesino

NUMERI UTILI CASTELLO TESINO AMBULATORIO MEDICO 0461 594110 AZIENDA PER IL TURISMO 0461 592563- 593306 BIBLIOTECA 0461 592516 CARABINIERI 0461 594134 CASA DI RIPOSO 0461 594166 FARMACIA 0461 594950 GUARDIA MEDICA 118 ISTITUTO DI GEOFISICA 0461 594011 MUNICIPIO 0461 594152 PARROCO 0461 594020 POLIZIA LOCALE 0461 757312 POSTE ITALIANE 0461 594140 PROVINCIA AUTONOMA TRENTO 0461 593218 SCUOLA ELEMENTARE 0461 594683 SCUOLA MATERNA 0461 593023 TRASPORTO INFERMI 0461 593388 VIGILI DEL FUOCO 0461 594777 NUMERI UTILI PIEVE TESINO APSP CASA DI RIPOSO BIBLIOTECA FARMACIA GUARDIA MEDICA CASA DI RIPOSO MUNICIPIO PARROCO POLIZIA LOCALE POSTE ITALIANE PROLOCO PROVINCIA AUTONOMA TRENTO SCUOLA MATERNA VIGILI DEL FUOCO

0461 594179 0461 594162 0461 594659 118 0461 592612 0461 593122 – 594122 0461 594173 0461 756820 – 334 6505473 0461 594161 0461 594292 0461 495111 0461 594733 0461 594888

NUMERI UTILI CINTE TESINO GUARDIA MEDICA 118 MUNICIPIO 0461 594143 POSTE ITALIANE 0461 594168

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L’abbandono degli ANIMALI

ASSOCIAZIONE PLUTO DI BORGO VALSUGANA

“ Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato” (A. Schopenhauer)

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gni anno, al termine dell’estate, il bollettino degli animali abbandonati presenta e conferma numeri che la dicono lunga sulla inciviltà e sulla crudeltà degli uomini. Le statistiche riferite al 2014, infatti, sottolineano che sono più di 120mila gli animali che sono stati abbandonati dai loro “padroni”. E che più del 75% dei cani ha, purtroppo, trovato morte. E a dispetto delle varie campagne contro questa barbarie” i numeri non accennano a diminuire. Quella dell’abbandono degli animali domestici è una situazione reale e per certi aspetti anche drammatica perché, secondo i dati della polizia gli incidenti stradali causati da animali sono circa 4mila all’anno con oltre 450 feriti. Se a questi numeri si aggiungono gli animali lasciati nei canili e poi non ripresi, allora la situazione si presenta in tutta la sua “serietà’”. Per fortuna in tutte le nostre realtà urbane esistono ed operano strutture il cui importantissimo compito è quello non solo quello di tutelare gli animali d’affezione e di lottare contro il randagismo e i maltrattamenti, ma anche e principalmente di prendersi amorevolmente cura dei “trovatelli” in attesa che i legittimi proprietari si facciano vivi. Da anni, precisamente dal 2000, a Borgo Valsugana, è stata fondata l’Associazione Pluto nata allo scopo di dare un concreto aiuto ai cani, in particolare

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a quelli meno fortunati che, per motivi diversi, sono stati abbandonati o hanno perso la via di casa. L'ambito operativo di Pluto si è allargato a tutta la Valsugana, tant'è che oggi sono 16 i comuni che si servono dei suoi qualificati servizi. Una attività resa possibile grazie al comune di Borgo che, oltre a mettere a disposizione una struttura per realizzare il rifugio temporaneo, ha permesso una fattiva e quanto mai utile collaborazione con la polizia locale. Il tutto integrato da un funzionale servizio veterinario che prontamente verifica le condizioni sanitari dei cani. Per la cronaca gli animali transitati nella struttura di Pluto o soccorsi in strada sono stati oltre 800. Di fondamentale ed insostituibile apporto è quello fornito dai singoli cittadini che attraverso la segnalazione e a volte la custodia e successiva consegna, permette di intervenire tempestivamente in presenza di cani vaganti. Presidente di Pluto è Giorgio Nicoli e sua vice è Annalisa Bolza (i due sono gli unici fondatori rimasti in attività) i quali sono circondati da collaboratori che con indefesso impegno e gratuitamente portano avanti il compito di questa encomiabile associazione. E allora citiamoli questi collaboratori che meritano la nostra gratitudine per quello che fanno: Lucio, Renzo, Arianna S., Arianna B., Mirta, Ilaria, Elena e Nertila.

“Prendersi cura di un cane o di un qualsiasi animale abbandonato, precisa Giorgio, è un compito meraviglioso, che gratifica, ma indiscutibilmente impegnativo, perchè l'animale ha bisogno di cure, coccole affetto, educazione e non ultimo il rispetto. Nè sanno qualcosa gli anziani che hanno nel cane l'amico più fidato e più sincero”. Ma come funziona esattamente il servizio che Pluto offre e garantisce? Ed è sempre Giorgio Nicoli che ci risponde:


SEGNALATE SUBITO ALL'ASSOCIAZIONE PLUTO IN CASO DI SMARRIMENTO DEL VOSTRO ANIMALE DOMESTICO E SE SI E' ALLONTANATO DALLA VOSTRA ABITAZIONE. ASPETTARE SIGNIFICA PERDERE REMPO PREZIOSO. I NUMERI UTILI da utilizzare in caso di ritrovamento di un animale domestico ASSOCIAZIONE PLUTO reperibile 8.00-22.00 034 5701193- 340 5701192 email: assopluto@libero.it

“Una volta che il cane, dopo segnalazione o ritrovamento, è preso in custodia dai nostri volontari, si effettua un primo controllo sia per verificare la presenza del microcip che per verificare lo stato di salute dell'animale. Nel caso manchi il microcip, il ritrovamento, attraverso manifesti, volantini, Facebook, annunci su giornali e periodici viene reso pubblico. A tal proposito intendo ringraziare Valsugana News per avere messo disposizione spazi per comunicati in tal senso. Passato un breve lasso

di tempo senza che nessuno si sia fatto vivo, si provvede, ove possibile, all'affido. In caso contrario il cane viene inviato al canile di Trento. Nel caso di pre-affido i volontari si occupano di verificare la fattibilità dell'atto tenendo presente sia le esigenze del cane che le possibilità per l' affidatario di mantenere in maniera adeguata l'animale”. E' utile ricordare che la legge italiana prevede l'obbligo del cittadino di soccorrere un animale ferito o in stato di bisogno”. (A.M.)

VIGILI DEL FUOCO 115 Per qualsiasi emergenza EMERGENZE SANITARIE 118 (Nel caso si trovasse un animale ferito) CARABINIERI 112 POLIZIA LOCALE BASSA VALSUGANA E TESINO 0461 757312 POLIZIA LOCALE ALTA VALSUGANA 0461 502580 FORESTALE 0461 755806

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BENESSERE&SALUTE

Attenzione ai farmaci online… SONO MOLTO PERICOLOSI

Quando si parla di farmaci contraffatti, secondo la più appropriata definizione, si intendono tutti quei medicinali che sono stati prodotti cambiando e variando le originarie indicazioni e che presentano una etichettatura volutamente falsa e fraudolenta all’interno della quale ci sono informazioni ingannevoli circa il contenuto, le dosi nonché l’origine del prodotto. Ecco perché è necessario stare attenti a quello che si compra in internet perché vi è la concreta possibilità di acquistare medicinali che contengono diverse quantità del principio attivo se non addirittura farmaci scaduti o contenenti sostanza decisamente nocive alla salute.

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na recentissima indagine ci dice che circa il 20% dei 25 milioni di italiani tra i 18 e i 64 anni che va su internet almeno un’ora alla settimana ha comprato medicinali online. Il 3% lo fa spesso. Stiamo parlando di oltre 5milioni di persone che con vera e pericolosa superficialità si affidano ai siti per acquistare prodotti e medicine che nulla di garantito hanno. E a parere di Domenico Di Giorgio, responsabile dell’Ufficio qualità e contraffazione di AIFA, da anni impegnato a contrastare il traffico online, questa abitudine non accenna affatto a diminuire. E a nulla servono le campagne informative che cercano di contrastare il problema dell’acquisto online di prodotti e medicinali. L’indagine infatti documenta che, ad oggi, sono oltre 40mila i siti che vendono medicinali e solamente lo 0,6% è in regola con le normative e le leggi del nostro paese. E questi siti continuano a crescere quantificando ingenti profitti. Purtroppo non ci si rende conto che tutti i prodotti online (anabolizzanti, pillole contro l’impotenza (viagra e simili), anabolizzanti, anoressizzanti e antidepressivi sfuggono al controllo degli enti ed istituti preposti a tale scopo, ma cosa molto pericolosa è che questi medicinali quasi sempre sono o taroccati o realizzati non

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elementi non garantiti e quindi contrastano con le normali indicazioni terapeutiche che, conviene sottolinearlo, spettano solo e solamente al medico stabilirle. A tal proposito, sottolinea Di Giorgio, “ i siti mettono in commercio farmaci contraffatti oppure rubati. I primi sono pericolosi perché non si sa bene come sono stati fatti e con cosa. A volte sono state sequestrate confezioni di medicinali con una piccolissima parte di principio attivo e a volte tagliati o realizzati con sostanze tossiche. Il procedimento, dice Di Giorgio, è simile a quello usato con la droga. Gli acquisti pericolosi, però, non si fanno solo in internet perché da particolari segnalazioni e controlli è ormai accertato che in moltissime palestre e sex shop sono posti in vendita prodotti contraffatti sia per quanto riguarda le disfunzioni erettili sia per gli integratori e anabolizzanti vari. E questo tipo di vendita viene anche concretizzato in molti centri estetici che sono uso fare iniezioni con botulino ottenuto illegalmente e di conseguenza non garantito. Le spiegazioni e le informazioni che ci provengono da IMPACT Italia che è un qua-

lificato gruppo di lavoro per la lotta alla contraffazione dei farmaci, ci dice che ci sono almeno quattro categorie differenti di falso con crescente pericolosità: 1) Prodotti che contengono gli stessi principi attivi (ottenuti legalmente o illegalmente) e gli stessi eccipienti, nella giusta quantità; 2) Prodotti che contengono le giuste componenti, ma non nelle quantità esatte, e/o le cui formulazioni farmaceutiche non rispettano i requisiti richiesti in relazione, per esempio, all’origine delle materie prime, o alla scadenza e alla biodisponibilità del prodotto finito; 3) Prodotti che esteriormente appaiono simili a quelli autentici, ma che contengono principi non attivi o contengono altre sostanze in sé non nocive; 4) Prodotti che esteriormente appaiono simili a quelli autentici, ma che non possiedono gli stessi principi attivi e contengono addirittura sostanze nocive.


BENESSERE&SALUTE

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MELATONINA tato”. È bene anche sapere che la melatonina deve essere assunta almeno mezz'ora prima di coricarsi (meglio un’ora) perché la concentrazione dell'ormone necessita di tempo affinchè possa raggiungere la giusta concentrazione nel sangue. In caso contrario il sonno può ritardare poiché l'organismo non ha avuto il giusto tempo per assimilare la sostanza. In merito poi al suo acquisto, essendo la melatonina un prodotto da banco, ovvero si può trovare in moltissimi negozi (anche via internet), è necessario fare molta attenzione a dove si compra. Bene e opportuno è farlo presso le farmacie, le erboristerie o i supermercati autorizzati.

FARMACIA COMUNALE DI CASTELNUOVO

Piazza Municipio 13/B - CASTELNUOVO (TN) Tel. 0461 751300 - Orario: dal lunedi al sabato 7.30 / 13.00 e 15.00 / 19.00

CONTROLLO E PREVENZIONE

RIMEDI NATURALI

• misurazione della prevenzione arteriosa • controllo rapido di: glicemia, colesterolo totale e frazionato, trigliceridi

ALLOPATIA

Cibi e alimenti dietetici e surgelati per CELIACI

OMEOPATIA

simi mal di testa. Secondo quanto indicato dall'Associazione Italiana di medicina del sonno l'assunzione di 1mg di melatonina, meglio se potenziata con estratti vegetali specifici, non solo contribuisce alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno, ma aiuta un buon e rilassante riposo. Importante è anche il fatto che la melatonina non provoca assuefazione nè effetti collaterali e non origina quella stanchezza mattutina tipica di chi assume farmaci ipnotici o sonniferi di varia natura. La melatonina è indicata per combattere i disturbi di addormentamento, i risvegli notturni e il sonno “agi-

FITOTERAPIA

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a melatonina è un ormone naturale che influenza il rapporto sonno-sveglia ovvero aiuta il sonno favorendo un riposo tranquillo e di qualità. Indicata per chi soffre d'insonnia o ha problemi nell'addormentarsi. Secondo la scienza medica più di un terzo della popolazione ha problemi di sonno dovuti a molteplici cause siano esse di origine patologica che motivate da preoccupazioni o stress, abuso di farmaci, menopausa, stile di vita condotto e non ultimo tutto ciò che determina disordini nel riposo notturno quali obesità, sindrome metabolica, alcune patologie cardiovascolari e i fastidiosis-

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MEDICINA&SALUTE

Fobiasociale: una paura diffusa

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uando ho conosciuto Maria (nome di fantasia), era una ragazza di 23 anni, carina e intelligente, frequentava l'università con buoni risultati. Maria è schiva nei modi e nelle relazioni non si mette mai in evidenza; è l'immagine della ragazza per bene, che fa le cose con cura ma senza mai attirare l'attenzione degli altri. Accadeva spesso che quando riceveva dei complimenti o qualcuno le faceva notare qualcosa di lei, arrossiva, le tremavano le gambe e le mani, aveva difficoltà a parlare, si bloccava e cercava rapidamente di evitare sia le conversazioni sia il suo interlocutore.

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Quando è venuta da me, Maria aveva difficoltà persino ad entrare in un bar da sola perché anche il solo fatto di prendere un caffè la metteva in imbarazzo e diceva di vergognarsi. Questo la intristiva molto, la faceva stare male. Maria soffriva di fobia sociale. Cos'è la fobia o ansia sociale? E’ una condizione di sofferenza soggettiva, caratterizzata spesso da paura e irrequietezza, di solito associate a particolari manifestazioni neurovegetative come tremori, rossore, tachicardia, vertigini e fame d'aria. La paura di chi soffre di questo tipo specifico d'ansia è il timore marcato e persistente di una situazione sociale, prevista o da affrontare, in cui si è esposti al possibile giudizio degli altri. Così anche un gesto, apparentemente banale come prendere un caffè, diventa un ostacolo insormontabile. Le prestazioni che scatenano ansia sociale sono di varia natura (es: feste, cene, riunioni di lavoro, conoscere nuove persone, mangiare o usare il telefono davanti ad altri ecc…)

 di Laura Fratini

Il fenomeno dell'ansia sociale colpisce tra l'8 e il 12 % della popolazione adulta. Non è quindi qualcosa di raro e tutti noi possiamo in realtà comprenderne il meccanismo, perché, se anche in forma lieve, l'abbiamo provata nella vita. Quando quella che è una comprensibile emozione diventa un ostacolo alla normalità, ecco che assume i connotati di una patologia, qualcosa che deve essere affrontato e superato. Le emozioni alla base di questo disturbo sono la paura, l'ansia, la vergogna e in alcuni casi la tristezza. La paura centrale è quella di essere giudicati ansiosi, deboli, impacciati, stupidi e a questo si aggiungono la convinzione della propria incapacità nel controllare la propria agitazione davanti agli altri, l'idea di essere oggetto di giudizi negativi da parte degli altri e quindi poi un grande senso di inadeguatezza personale, di non sentirsi mai all'altezza. Succede spesso che le persone che soffrono di un disturbo d'ansia sociale mettano in atto dei comportamenti cosiddetti protettivi, come quello di evitare i contatti sociali, contribuendo così ad aumentare l'idea di debolezza e inadeguatezza che il soggetto ha di se. Per queste ragioni possono emergere anche


altri disturbi psicologici come la depressione e quindi l'isolamento. Alcuni soggetti, che non riescono a gestire questa situazione così invalidante, mettono in atto delle condotte "non adattive" per superare l'ansia, ovvero degli stratagemmi che infondono una illusoria sicurezza, come l'uso di alcol o droghe. Le persone che soffrono di ansia sociale tendono ad avere una attenzione anticipatoria sull'evento al quale dovranno partecipare e poi, in un secondo momento, dirigeranno tutta l'attenzione sul

proprio corpo e sulle proprie sensazioni, continuando a monitorare in maniera ossessiva come si stanno comportando. Spesso queste persone creano nella propria testa scenari catastrofici e si vedono come brutti, impresentabili, possono arrivare ad avere una percezione di se mostruosa e pensano che gli altri abbiano la loro stessa visione: questo non fa altro che aumentare la paura di affrontare quelle che per loro sono situazioni terribili. Anche in questi casi, viene compromessa la qualità della vita di questi soggetti,

perchè non sono più in grado di svolgere alcune delle attività sociali quotidiane oppure perchè viene messa in gioco la realizzazione personale. Alcuni giovani adulti, non riescono più a dare esami all'università oppure fanno fatica a recarsi nel proprio posto di lavoro perchè temono il giudizio dei colleghi o del capo. Non si tratta di qualcosa di insuperabile, ma di un problema comune che deve essere affrontato, per tornare ad avere una vita normale. Con alcuni pazienti, come nel caso di Maria, si lavora per migliorare l'idea di se stessi e, attraverso un breve percorso di terapia, durante il quale vengono affrontate le proprie difficoltà, si può riuscire a riportare il tutto nell'alveo della normalità. Le persone scoprono di avere grandi potenzialità e possono tornare così a svolgere le attività che amano e che contribuiscono esse stesse ad aumentare l'amore per sè. La dott.ssa Laura Fratini è specializzata in Psicologia clinica (laurafratini.psicologa@gmail.com) La dottoressa Frattini riceve su appuntamento: tel. 339 2365808

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INDONESIA E ISOLE

 di Tiziana Margoni

L’Italia, il Bel Paese per eccellenza, ha il più grande patrimonio storico-artistico del mondo e territori di interesse naturalistico invidiati da tutti. Nonostante la maggior parte di noi abbia attraversato la Penisola visitando città d’arte, musei, palazzi, chiese, città, ville d’epoca, affreschi, resti e reperti e scavi archeologici, santuari, monumenti e castelli … non la conosciamo abbastanza, non del tutto. In questi tempi, di crisi economica e stress, in cui è sempre più difficile scegliere Paesi lontani come luoghi di vacanza e di conoscenza, sembra però che turisti e viaggiatori italiani la stiano riscoprendo, … ma qui, girovagando, ci concediamo un viaggio dall’altra parte del mondo, in Indonesia, posta tra l’Oceano Indiano e il Pacifico e attraversata dall’Equatore.

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’Indonesia è il più grande arcipelago del mondo: terra di vulcani e di 13.677 isole di diversa grandezza, di cui la maggior parte non abitate. Le più grandi sono: Giava, Sumatra, Kalimantan, Sulawesi e Papua Ovest. Giava è il centro economico, politico, industriale di tutta l’Indonesia. Il suo suolo vulcanico, in aggiunta al clima caldo umido, è ottimo per le coltivazioni agricole e ricco di foreste. La capitale è Giacarta, città più popolata del mondo; trafficata in modo inverosimile; sede di palazzi ed alberghi di lusso e nel contempo di baraccopoli. La vicina città di Yogycarta, è cuore culturale dell’isola di Giava ed ha ritmi meno frenetici della capitale. Qui è sito Borobudur, il più grande complesso templare buddista e patrimonio mondiale Unesco. A Prambanam invece si trova il più importante tempio induista... Sumatra, isola nota per lo tsunami nella provincia di Aceh del 2004, è terra di pescatori, contadini, piccoli commercianti,

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è zona di depressione economica e ancora provata dall’evento catastrofico. Kalimantan -Borneo indonesianopuò offrire a chi ama l’avventura la possibilità di spostarsi sulle barche, in modo spartano, lungo i fiumi e la foresta pluviale, per visitare il Parco Nazionale con centri di riabilitazione per gli orangutan, e dalle barche osservare sulle rive scimmie dal lungo naso, macachi liberi che a loro volta si mostrano ai naviganti, mentre curano i piccoli, mangiano, conducono la loro vita nel loro ambiente naturale; tra le mangrovie si celano i coccodrilli… E di sera qualche viaggiatore dice che riparati dalle zanzariere, dormendo sul ponte delle barche, sotto la volta celeste, si è attorniati da nugoli di lucciole… Sulawesi è l’isola per gli amanti delle im-

mersioni subacquee e snorkeling che a Manado trovano un mondo di flora e fauna marina che va sparendo altrove. Qui ci sono delle case davvero particolari, tutte in legno e paglia, slanciate, con architetture ardite, e dal tetto simile allo scafo di una barca, forse perché in origine i nativi sono arrivati dal mare. Sulawesi è luogo di relax assoluto, meta meno frequentata dai soliti giri di turisti. Papua è la provincia più a est dell’Indonesia, ad ovest dell’isola, di Nuova Guinea: spiagge bianche, insenature, rocce


e monti coperti di vegetazione, acque cristalline…L’aspetto di un Paradiso Terreste si addice a questo posto con maggiore biodiversità, dove coloratissimi pesci tropicali e molluschi e coralli in varietà numerose, e la savana, le cime di monti innevate e mangrovie convivono. Qui si dice che numerose tribù nelle parti interne abbiano tradizioni animiste e fino a poco tempo fa praticassero il cannibalismo. E’ un’isola molto povera, dove pochi guadagnano col turismo, e dove, per esempio, si vende alcool solo ai turisti… Tutte le isole nominate e le altre si raggiungono con aerei, anche piccoli velivoli, o via mare. Una sorta di viaggio nel viaggio che ci riporta indietro nel tempo, sia per le tradizioni antiche degli uomini che per i paesaggi davvero unici e incontaminati. Ognuna delle isole appartenenti all’Indonesia ha caratteristiche etniche, religiose e linguistiche differenti, ma il gruppo etnico giavanese resta quello predominante, pur formando un unico stato a democrazia parlamentare -e a religione in prevalenza mussulmana-. Alla proclamazione d’indipendenza dalla colonizzazione olandese nel 1945, per la nascita

della Nazione, il Presidente Sukarno, aggiunse alla costituzione il motto: “Satu bahsa, satu bangsa” ovvero “Una lingua, una nazione”, nel rispetto paritario e giuridico delle diversità fra etnie e religioni, che convivono pacificamente. Prova evidente è che per esempio le vacanze scolastiche di ogni ordine e grado comprendono indistintamente feste indù, mussulmane, cristiane, buddiste… E come non accennare in modo sparso, ad altre isole, come Lombok dove si coltivano le perle? O le Gili dove non si circola in auto, ma solo su carretti trainati da animali o i becak -veicoli a tre ruote che funzionano a pedali-, e dove non c’è la luce elettrica così la sera ha il fascino di una cena a lume di candela o lampada a petrolio, e di una passeggiata con la luna piena? O a Kraka-

antichi sauri? O a Timur -che significa est, in basha indonesia- e che con Flores, è isola dove la predominanza religiosa è cristiana? E Walea, piccola terraferma con un ristorante italiano per i sub? Pare che il Governo Indonesiano voglia fare proprio lì delle trivellazioni nelle profondità marine, alla ricerca di gas, indifferente a flora e fauna locali che spariranno. E infine c’è l’isola di Bali, l’isola dove “gli Dei sorridono”. Bali sarà una prossima tappa…

Sapevate che ?

toa, il vulcano che nel ..oltre al riso, in Indonesia, si coltiva il caffè- kopi-? E che la tribù 1 8 8 3 dei Toraja, “gente dell’altipiano” a sud dell’isola di Sulawesi, ne produce eruttò uno dal gusto ricco, molto particolare? f o r …nell’isola di Sumatra, anche il piccolo zibetto delle palme -luwak-, si nutre mando di chicchi di bacche di caffè, tanto che i suoi escrementi sono poi usati per a l t r e produrne uno? Non si direbbe, ma è un caffè pregiato, molto costoso, e dal reisole introgusto di cioccolato. Si produce per il mercato americano e giapponese. Assotorno? ciazioni animaliste di tutto il mondo si attivano in difesa dello zibetto “costretto” O Koa produrre caffè e privato per questo della libertà. modo, …sempre i Toraja dell’isola di Sulawesi sono noti anche per l’atteggiamento singolare d o v e verso i morti, considerati “malati”, tenuti in casa, sul letto, vestiti da festa, con il crisvive ancoltello particolare- vicino, fino al momento che la famiglia potrà pagare gli alti costi cora il della cerimonia di cremazione, nella stagione secca? E delle “tombe” scavate nella rocdrago, cia liscia o in caverne ? O dei tau tau, manichini a guardia dei luoghi dei morti? E della varano passione dei Toraja per i bufali che sacrificano in modo cruento e in offerta abbondante, terribile durante il “funerale”? E delle corna degli animali che “decorano” le pareti delle loro e agcase -a forma di barca, su pali- che danno al villaggio quel senso di luogo primitivo e gressivo, selvaggio? discenE che, questo però in tempi passati, sempre per culto dei morti, in Melanesia- Papua dente di Nuova Guinea- i cadaveri venivano seppelliti alla base dei baniani? Questi alberi sacri dalle radici aeree e profumate, avrebbero “inglobato” il morto nell’albero, quasi a dargli nuova vita? E sapevate che per l’induismo il colore del lutto è il bianco?

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In collaborazione con Ketty e Serena (Ristorante “Alla Stua)

Il Distretto Famiglia Valsugana e Tesino L

a Provincia Autonoma di Trento ha approvato nel 2009 il Libro Bianco delle politiche familiari e per la natalità per perseguire una politica di valorizzazione e di sostegno delle diverse funzioni che la famiglia assolve nella società. Nel 2011 inoltre, attraverso la legge provinciale n.1 del 2 marzo, sono state attivate importanti azioni a sostegno delle famiglie residenti ed ospiti, qualificando il Trentino come territorio “Amico della Famiglia”. In particolare è stata prevista la realizzazione dei Distretti Famiglia all’interno dei quali attori diversi per ambiti di attività e mission perseguono l’obiettivo comune di accrescere sul territorio il benessere familiare. Tra i quattordici Distretti provinciali opera, dal 2011, anche quello della Valsugana e Tesino, nato per per volontà del Comune di Roncegno Terme che detiene il marchio “Family in Trentino” fin dal 2008 e che ha voluto proseguire il processo di caratterizzazione del territorio come

amico della famiglia, anche oltre i propri confini. Distretto coordinato da Giuliana Gilli, Assessore alle politiche sociali, cultura e istruzione. La metodologia del lavoro di rete si è rivelata fruttuosa fin dalle prime fasi di informazione e sensibilizzazione dei soggetti pubblici e privati del territorio tant’è che da subito sono stati coinvolti i comuni di Novaledo, Ronchi e Torcegno e poi, nei vari anni, vista la positività del progetto, il numero è aumentato. I comuni aderenti sono ora 19 e di questi ben 12 hanno conseguito il Marchio Family mettendo in atto vere politiche innovative. A questi si aggiunge che l’attività del Distretto, oltre ad incidere sulle culture amministrative del territorio, ha anche permesso collaborazioni con privati e associazioni. Ciascuno infatti, in base alla propria specificità, ha deciso, aderendo al Distretto, di assumere una nuova e significativa responsabilità nei confronti della famiglia, considerando la stessa come motore di sviluppo culturale ed

economico del territorio. Tra le strutture ricettive della nostra zona che si fregiano del logo “Distretto Famiglia” vi è il Ristorante ALLA STUA in Località Desene che si unisce a quello di “Esercizio amico del bambini”. Una scelta, quella di Ketty e Serena (sono le titolari) motivata dal fatto che, in questa nostra moderna società la “famiglia”, deve essere sempre destinataria di ottimali, idonei e particolari servizi. E vediamole tutte le caratteristiche e prerogative che una struttura “Amico dei bambini” deve possedere: prodotti alimentari (anche senza glutine) adatti ai bambini di età inferiore a 24 mesi nonché accessori baby; menu a prezzo dichiarato per bambini con acqua gratuita al tavolo, senza aumento per coperto o servizio a tavolo; spazi e servizi prioritari per compleanni e ricorrenze e offrire quindi vantaggiosi pacchetti famiglia; essere attrezzata con seggiolini e seggioloni; servizi igienici adeguati alle necessità dell’infanzia; un’area gioco interna per bambini.

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IL CA

astronomia la costellazione

22 giugno al

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l nome latino di questa costellazione è Cancer che letteralmente significa “granchio” e si così si dovrebbe chiamare. Invece si è data un’ altra denominazione, appunto Cancro. Il Cancro, sebbene sia una costellazione di grandezza media (le sue dimensioni sono paragonabili ai Gemelli), è poco luminosa e quindi poco visibile e non presenta al suo interno stelle giganti o di grandi dimensioni come in altre costellazioni. La sua posizione astronomica è tra i Gemelli ad ovest ed il Leone ad est. A nord si trova la Lince, a sud il Cane Minore e l'Idra. Tra le stelle più importanti di questa costellazione vi sono: Cancri Beta ( che dista da noi circa 290 anni luce, ricordiamo che un anno luce corrisponde a 9.461 miliardi di Km), Acubens ( in arabo significa «chela» e dista 173 anni luce) , Asellis (74 anni luce), Asellus Borealis (298 anni luce) e Asellus Australis (136 anni luce), queste ultime due stelle, secondo la mitologia, sono i nomi dei due asini che Dionisio e Sileno cavalcarono in una battaglia. La costellazione del Cancro si trova nell’emisfero boreale e quindi si può osservare da tutti gli Stati e regioni che si trovano a nord dell’ equatore nel periodo che va da dicembre a maggio. All’interno della costellazione del Cancro ci sono moltissime stelle doppie facilmente visibili con strumenti astronomici anche di modesta portata. Cosa molto interessante è che una delle stelle del Cancro chiamata 55 Cancri è una delle più studiate dagli astronomi in quanto si tratta di uno dei più grandi sistemi extrasolare che possiede 5 pianeti di cui quattro hanno una massa simile o forse più grande di quella di Giove e di Nettuno. All’interno del Cancro si possono notare molti oggetti stellari appartenenti alla Via Lattea. Tra questi il più noto e conosciuto si chiama “Ammasso del Presepe” o anche “Ammasso Alveare” (M44) che, in una notte particolarmente chiara e nitida, si può osservare anche ad occhio nudo e appare ai nostri occhi come una macchia chiara e nebulosa. Secondo la mitologia, il Cancro, rappresenta la seconda delle dodici fatiche di Ercole. Si narra che durante il combattimento con Idra, un mostro con nove teste a forma di serpente, di cui una immortale, la dea Era che non amava Ercole inviò, in aiuto del mostro, un grosso granchio, che Ercole uccise insieme all’Idra. La dea Era, in segno di gratitudine lo premiò lo stesso ponendolo in cielo, nell’omonima costellazione.

curiosità Al Cancro, nel 1970, la Repubblica di San Marino ha stampato un francobollo, per la serie dedicata alle costellazioni dello zodiaco. Una particolare emissione filatelica a quel tempo ricercata anche se il suo valore era di poche lire, esattamente quattro.


ANCRO

astrologia lo zodiaco ABBIGLIAMENTO GIOCATTOLI

l 22 luglio

LIBRI

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nsieme allo Scorpione e Pesci Acquario forma i tre segni d’acqua. I nati sotto il segno del Cancro vengono etichettati come persone dotate di alta sensibilità e documentata emotività. Rappresentano il segno della maternità e del sentimento profondo. Sono molto legati alla propria famiglia specialmente con quella d’origine dove mantengono ottimi contatti e rapporti fortissimi con i genitori, ma soprattutto con la madre. Sono dei buoni padri e considerano i figli come elementi portanti del loro quotidiano. Il Cancro perla famiglia è un vero punto di riferimento. I “cancerini” sono portati ad una vita tranquilla, ad una certa sicurezza del loro fare e del loro agire e quindi sono affidabili sia nel lavoro che nella stabilità familiare. Dal punti di vista intellettivo i nati sotto questo segno hanno una memoria a volte straordinaria che li rende professionalmente sopra media. Come tutte le regole,però, anche questo segno ha le sue eccezioni. A volte, in amore, sono insicuri e tale insicurezza può influenzare il modo di rapportarsi con il partner del Cancro dal quale desidera avere sempre conferme del sentimento d’affetto. L’uomo Cancro è essenzialmente un romantico e quando ama da il massimo di se esprimendo sentimenti di protezione e vero affetto nei confronti della compagna. Da questa, però, desidera e pretende massima fedeltà. Nell’intimità è molto fantasioso specialmente se trovano una partner che asseconda i suoi desideri. La sua donna ideale deve avere un bel fisico ed un comportamento decisamente spontaneo. A volte è schivo nei rapporti con le altre persone e quando ho difficoltà nel confronto tende ad isolarsi o a nascondersi dietro motivazioni o argomenti di facciata.. In amicizia è molto affidabile specialmente con le persone che ha conosciuto sin dall’infanzia o in giovane età. La donna Cancro più che compagna o amante tende sempre ad assumere atteggiamenti materni non solo nei confronti della sua famiglia, ma anche verso quella delle sue origini. Come sposa ama moltissimo la casa e tutto ciò che la circonda e che fa parte del suo quotidiano. In amore, la donna Cancro, è tradizionalista e non ama concedersi alla prima occasione. I nati sotto il segno del Cancro hanno una particolare inclinazione per l’artigianato anche se molti di essi sono portati anche ad occupare ruoli di concetto in ambito sanitario e scientifico.

curiosità Il pianeta dominante è la Luna, l'elemento è l'acqua, la qualità è cardinale. Colore da portare: il bianco, che esprime idealismo e spiritualità.  Pietra Portafortuna: la perla.  Il fiore: la ninfea Metallo: l'argento che richiama il colore dei raggi lunari.  Giorno favorevole: il Lunedì, giorno della Luna.

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LOCAZIONI, nuova

frontiera abitativa

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e da un lato è indiscutibile che il mercato immobiliare, per quanto riguarda le compravendite, stia attraversando un momento “non felice”, dall'altro è ormai documentato che gli italiani, per risolvere i loro problemi di abitazione, sempre di più s’indirizzano alla ricerca di appartamenti in locazione. E ciò è confermato da una recentissima indagine che sottolinea come tale mercato non solo è in costante aumento, anche per effetto delle tasse che pesantemente gravano sui proprietari degli immobili o per crescente impossibilità di accedere al mercato del credito, ma anche e soprattutto perché i canoni di affitto hanno subito, negli ultimi anni, un sensibile calo. Una logica, questa delle locazioni, che tocca in prima persona le fasce più deboli che non possono permettersi l’acquisto di un’abitazione, quali i nuovi nuclei familiari, le giovani coppie, le convivenze e i single. Ecco perché gli affitti stanno crescendo proponendosi come la soluzione ideale al problema abitativo. “ E’ vero, ci precisa Cristina, titolare dell’Agenzia Immobiliare Gestihaus, una delle più importanti agenzie immobiliari presenti a Borgo Valsugana e membro del Consiglio Regionale della FIAP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali), in quest’ultimo periodo abbiamo visto diminuire le richieste di compravendita a vantaggio di locazioni anche per breve tempo. A

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Con il presente articolo apriamo una vetrina informativa sia per chi desidera affittare un appartamento sia per chi vuole dare in locazione il proprio immobile.

mio modesto avviso, e non solo mio, continua Cristina, un appartamento o una casa in affitto può essere la giusta soluzione e la più appropriata risposta a chi, per tanti motivi, non può permettersi o non è in grado di acquistare un appartamento o una casetta” Il mondo delle locazioni è un universo molto, ma molto complesso non facile da gestire. Per questo ha bisogno di consulenti esperti che siano in grado di dare le giuste e appropriate informazioni e pareri, onde evitare in incappare in dannosi aspetti di superficialità. E’ bene sapere – sottolinea infatti la “nostra” Cristina”- che le normative sulle locazioni con annessi e connessi, cambiano e subiscono periodicamente variazioni e novità. Quindi, la presenza di un agente immobiliare, è sicurezza per la buona riuscita del contratto e del rapporto tra locatore e conduttore”. E’ da evidenziare il fatto che queste novità normative riguardano anche il grande universo degli acquisti. E a proposito degli acquisti, conclude la titolare della Gestihuas, seppur la nostra economia non sia dinamicamente attiva, anche il mercato dell’immobile, con riferimento alla compra-vendita, offre buone proposte per eventuali acquisti e investimenti”.

A chiusura di questo nostro articolo e per fare un servizio ai nostri lettori o agli interessati, informiamo che la Sig.ra Cristina è disponibile gratuitamente per consulenze, informazioni e pareri di carattere generale, ovviamente legate alle locazioni e al mercato immobiliare. Info: CRISTINA 333 9343103


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Valsugana News n. 3/2015 Luglio  

Valsugana News, periodico mensile distribuito gratuitamente in tutti i comuni della Alta e Bassa Valsugana

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