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Editoriale

Cambiare per crescere

Forse si sta raggiungendo il picco di quest’enorme pan demia di un virus fino ad ora sconosciuto, appartenente alla famiglia dei corona virus chiamato Covid-19. Quando usciranno queste mie rifles sioni spero saremo in fase di decrescita e la fine di questo terribile incubo sarà più vicina. Potremo uscire di casa, ma con giudizio, potremo iniziare tutti a lavorare, ma facendo molta attenzio ne, potremo tornare a trovarci con gli amici…ma con le mascherine e tenendo le distanze. Questo lo si evince osservando che cosa sta accadendo in Cina. E sarà un momento felice, forse come mai prima; ritrovare il piacere di camminare per strada, nei parchi, sulle spiagge, ma ritrovare anche la gioia di tornare a casa, fra le quiete pareti domestiche, che in questi mesi abba stanza claustrofobici, ci hanno riparato e protetto, ma che a volte certamente abbiamo odiato. Tuttavia niente sarà come prima. Nessuno potrà ridarci le persone care che ci hanno lasciato, abbiamo perso quell’as surda convinzione di poter gestire la nostra vita e soprattutto capiremo che chiudere i confini per non fare entrare coloro che, fuggendo da un inferno for se peggiore del nostro, sperando in una vita migliore nella nostra civilissima so cietà, è una follia. Il Virus ci ha insegnato che non esistono confini, classi sociali, ideologie; siamo tutti fragili. Ci ha inse gnato soprattutto il valore dello studio, della scienza , della cultura e della ge nerosità. Da qui si deve ripartire per non cadere in un grande baratro. Ricordiamo il tempo in cui se non eri “studiato” non eri nessuno, poi siamo passati negli anni 70 all’eccesso di studiati, di medici , che il grande Alberto Sordi ha evidenziato con lo splendido film “I dottor Tersilli, medico della Mutua”. Difficile raccontare la nostra storia contemporanea, difficile capire come si sia arrivati all’eccesso di rifiuto della cultura, all’idea che si possono fare soldi anche senza troppi studi, aiutan do la politica, non sempre chiara nelle

di Laura Mansini

proprie decisioni, a scelte non felici, soprattutto sulla sanità. Oggi vediamo i risultati. Soprattutto nelle strutture perché, stranamente noi abbiamo i mi gliori medici, i migliori centri di ricerca, le eccellenze ospedaliere, con un giusto rapporto pubblico privato eppure non sono state valorizzate economicamen te, tanto che i nostri giovani sono stati costretti ad emigrare e li troviamo inse riti come eccellenze nelle massime sedi internazionali. Siamo Italiani, siamo stati grandi, grandissimi, eppure sembra che nel tempo ci siamo dimenticati del no stro valore. Forse ci si è dimenticati che sono necessari studi, idee, progetti seri e non ideologici, per aiutare un paese a crescere. Siamo Italiani e quello che a volte la politica non riesce a capire, lo capisce il “popolo” che, un po’ cialtrone, un po’ arraffone, ma molto generoso ed intelligente sa ritrovare idee, spirito di collaborazione, soluzioni, nel momento del bisogno e si riunisce creando delle situazioni straordinarie, pur rimanendo fondamentalmente un po’ anarchico. Siamo Italiani.

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