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i vigili del fuoco eroi del quotidiano il sogno di carzano compie 100 anni

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VIGILI DEL FUOCO, EROI DEL QUOTIDIANO  di Silvia Tarter

In questo numero della nostra rivista abbiamo deciso di dedicare uno spazio speciale ai Vigili del Fuoco, convinti che non si parli mai abbastanza di queste persone, uomini e donne comuni che ogni giorno, con il loro servizio, ci proteggono dai pericoli e intervengono per salvarci, spesso e volentieri mettendo a repentaglio la loro stessa vita, anche senza ricevere nulla in cambio. Quando scoppia un incendio e divampano le fiamme soffocando le persone e distruggendo boschi, case e capannoni, questi uomini coraggiosi sono pronti ad intervenire per trarre in salvo la gente, spegnere le fiamme, tranquillizzare e riportare la normalità. Quando la terra sotto i nostri piedi trema e gli edifici crollano, loro accorrono. Quando il forte vento e la forte pioggia spezzano alberi e rami, quando per le alluvioni esondano i fiumi e si allagano strade e case, quando qualcuno rimane intrappolato, quando la terra frana e in montagna si staccano le valanghe, quando succedono disastri, incidenti, problemi idrici, elettrici, di viabilità... i vigili del fuoco, volontari e non, ci sono. Pronti, attenti e preparati, fanno tutto questo e molto altro. Oltre a prestare soccorso in caso di emergenza e calamità, si occupano infatti anche di prevenzione, monitorando le situazioni critiche, per evitare ad esempio il rischio incendio o il rischio industriale; di sicurezza, prestando la propria vigilanza e assistenza alle imprese; di difesa civile, presidiando il territorio e garantendo

soccorso specializzato in caso di aggressioni al Paese, di pericolo nucleare, batteriologico, chimico e radioattivo. Non da ultimo i Vigili del Fuoco si occupano di formazione, recandosi nelle scuole ad insegnare i comportamenti corretti da tenere in caso di incendio, rivolgendosi ai lavoratori preposti alla sicurezza antincendio e agli addetti alla sicurezza. Spesso però, sfogliando i giornali e ascoltando i telegiornali troppo volte il loro operato viene messo in secondo piano rispetto alle notizie delle calamità e delle loro conseguenze. Sentiamo cronache urlate di incendi, alluvioni, smottamenti, frane, grandinate, incidenti... e troppo poco spesso invece conosciamo i nomi, i volti, le mani, che si celano dietro agli interventi di soccorso riusciti. E purtroppo talvolta c’è anche chi tra gli stessi vigili infanga la fama dell’intero corpo, oscurando, per ottenere vilmentente dei compensi, l’immagine coraggiosa e lo spirito di servizio che anima la maggior parte di loro. In questo numero abbiamo quindi cercato di dare una panoramica, più o meno completa, su questi uomini e sulle loro attività, ricostruendo la loro storia, parlando dei loro santi protettori, di incendi nella storia e dei corpi volontari della Valsugana. Abbiamo cercato di avvicinarci a queste persone normalissime, capaci di straordinario e quotidiano eroismo. Nel nostro piccolo quindi, solo un modo per ringraziarli, di esserci, sempre, pronti e vigilantes per proteggere il nostro territorio e le nostre vite.


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IL SOMMARIO Speciale Editoriale.......................................................... 3 Sommario ........................................................ 5 Ben arrivato Waimer ......................................... 6 Punto e a capo ................................................. 7 Discoteche tra risse e follia ................................ 9 La vaccinazione è obbligatoria.......................... 10 Addio vaucher................................................. 13 Autovelox ....................................................... 15 Il convegno della Sips ..................................... 16 Il “Sogno di Carzano” ...................................... 18 Festa “Oratorio al via” ..................................... 20 Vitalizi SI, vitalizi NO ....................................... 23 S.O.S. sulle sponde di Caldonazzo .................... 24 L’Euregio ........................................................ 26 La festa dell’Euregio ........................................ 27 L’intervista impossibile: Elena Cornaro .............. 28 Eugenio Conci in concerto ............................... 30 La Fonte dell’Arte ............................................ 32 Poligymnica Levico .......................................... 56 Le carte di credito ...........................................58 Le cronache.................................................... 59 Forte Busa Verle e Forte Pizzo di Levico ............ 60 I consigli di Carla ............................................ 63 Le cronache.................................................... 64 Sottosopra...................................................... 65 La Geisha ....................................................... 67 Area Astrid Nova ............................................. 70 I nostri piccoli amici ........................................ 71 APPM al servizio dei minori .............................. 72 Le cronache.................................................... 73 Prepararsi all’autunno...................................... 74 Laser per gli occhi........................................... 75 Medicina & Salute ........................................... 76 Davide DePredi: Ironmann............................... 78 Le malghe in Vezzena...................................... 80 Le cronache.................................................... 82 Le cronache.................................................... 83 Che tempo fa.................................................. 84 Le cronache.................................................... 85 Giocherellando................................................ 86

i vigili del fuoco “angeli custodi” • I Vigili del fuoco....... 35 • Il fuoco tra mito e leggenda .............. 38 • Recapiti e indirizzi .... 39 • Santi protettori dei Vigili del fuoco.... 41 • I Vigili del fuoco in Valsugana.............43 • I Vigili del fuoco fuori servizio............ 48 • I tre grandi roghi in Valsugana.............51 • Recapiti e indirizzi .... 53 • Vigile per sempre: Claudio Cattoni ........ 54 • In perenne ricordo ... 55

ANNO 3 - SETTEMBRE 2017 DIRETTORE RESPONSABILE Armando Munaò - 333 2815103 direttore@valsugananews.com VICEDIRETTORE Franco Zadra COORDINAMENTO EDITORIALE Enrico Coser - Silvia Tarter COLLABORATORI Roberto Paccher - Luisa Bortolotti - Elisa Corni Erica Zanghellini - Francesco Cantarella Francesca Gottardi - Veronica Gianello Maurizio Cristini - Alice Rovati - Daniele Spena Waimer Perinelli - Mario Pacher - Franco Zadra Laura Fratini - Francesca Schraffl - Sabrina Mottes Chiara Paoli - Tiziana Margoni - Patrizia Rapposelli Zeno Perinelli - Adelina Valcanover Giampaolo Rizzonelli - Laura Fedel CONSULENZA MEDICO - SCIENTIFICA Dott.ssa Cinzia Sollazzo - Dott. Alfonso Piazza Dott. Giovanni Donghia - Dott. Marco Rigo EDITORE Edizione Printed srl Viale Vicenza, 1 - Borgo Valsugana IMPAGINAZIONE, GRAFICA Grafiche Futura STAMPA Grafiche Futura PER LA PUBBLICITÀ SU VALSUGANA NEWS info@valsugananews.com www.valsugananews.com info@valsugananews.com Registrazione del Tribunale di Trento: nr. 4 del 16/04/2015 - Tiratura n° 7.000 copie Distribuzione: tutti i Comuni della Alta e Bassa Valsugana, Tesino, Pinetano e Vigolana compresi COPYRIGHT - Tutti i diritti di stampa riservati Tutti i testi, articoli, interviste, fotografie, disegni e pubblicità, pubblicati nella pagine di VALSUGANA NEWS e sugli Speciali di VALSUGANA NEWS sono coperti da copyright EDIZIONI PRINTED e quindi, senza l’autorizzazione scritta del Direttore, del Direttore Responsabile o dell’Editore è vietata la riproduzione o la pubblicazione, sia parziale che totale, su qualsiasi supporto o forma. Gli inserzionisti che volessero usufruire delle loro inserzioni, per altri giornali o altre pubblicazioni, possono farlo richiedendo l’autorizzazione scritta all’Editore, Direttore Responsabile o Direttore. Quanto sopra specificato non riguarda gli inserzionisti che, utilizzando propri studi o agenzie grafiche, hanno prodotto in proprio e quindi fatta pervenire, a EDIZIONI PRINTED, le loro pubblicità, le loro immagini i loro testi o articoli. Per quanto sopra EDIZIONI PRINTED si riserva il diritto di adire le vie legali per di tutelare, nelle opportune sedi, i propri interessi e la propria immagine.

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Ben arrivato, Waimer Con questo numero, Waimer Perinelli, uno dei più qualificati e preparati giornalisti della nostra regione, inizia la collaborazione con Valsugana News. Laureato in Sociologia nel 1973, con specializzazione in Antropologia culturale e religiosa, dopo essere stato contrattista con l’Università di Trento, nel 1974 comincia la carriera di giornalista collaborando dapprima con il Tempo Illustrato e con Lazzero Ricciotti nella stesura del libro “Le SS italiane, storia dei 20 mila che giurarono fedeltà ad Hitler” -Rizzoli 1982- e poi, nel 1978, con il quotidiano L’Adige. Nel 1980, e per i successivi 12 anni, è Capo Ufficio stampa del Teatro Stabile di Bolzano e dal 1980-86 direttore di Radio Dolomiti. Nel 1988 è assunto dalla Rai che ha lasciato nel 2013 con l'incarico di vice caporedattore. Dal 2010 è Presidente del Centro d’Arte

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La Fonte di Caldonazzo, con ricerche e allestimenti su artisti storici del Trentino e della Valsugana in particolare e di nostri contemporanei. Oltre alla carriera di giornalista (41 anni passati tra inchieste, servizi, approfondimenti, cronache e interviste) Waimer Perinelli ha effettuato studi particolari sui Santuari del Trentino, Alto Adige e Veneto, ha pubblicato il libro “Massima espansione e crisi del Teatro pubblico in Italia”, Angeli 1984, e ha curato una decina di pubblicazioni d'arte. Di Waimer Perinelli mi ha colpito una sua considerazione che volentieri pubblico perché ci fa capire il suo pensiero, la sua modestia e il suo essere “uomo”. “La vita è come una barca a vela, l'approdo è certo ma per arrivare bene bisogna governare il vento. A quest'operazione servono la pazienza per sopportarlo quando è contrario e la deter-

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minazione nella rotta giusta quando è favorevole. Il fattore determinante è però la Fortuna, il favore degli dei. Come la Livella di Totò anche la Fortuna è di tutti ma non per tutti è uguale. E una piccola, ma soddisfacente dose di fortuna, ha accompagnato la mia vita professionale”. (Armando Munaò)

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Punto

 di Waimer Perinelli

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n noto comico parafrasando un politico della casta diceva: “non ho nulla da dire ma lo voglio dire con forza”. Lo stesso vale per quegli autori di libri o articoli afflitti dalla necessità di scrivere. Sono gli scrittori seriali, ossessivo compulsivi, una categoria, dicono le statistiche, molto presente nell’umanità dove almeno un individuo ogni 50 è afflitto da una ossessione. Per altri scrivere è un lavoro faticoso se non è il tuo e facile se le parole escono allineate secondo il pensiero. Indro Montanelli sosteneva di non rileggere mai un proprio testo. Piero Ottone sostiene che in qualche caso era clamorosamente vero, in altri meno appariscente. Certo sapeva scrivere e poiché era un bravo giornalista sapeva attrarre e conservare l’attenzione. Non è facile perchè quando scrivi devi essere contemporaneamente lettore di te stesso, un lettore attento e critico. Scrivere ti costringe a confrontarti con gli altri, a brontolare ad alta voce; fare in modo che il brontolio di tutti diventi un temporale, una tempesta. Se, per esempio, ti chiedono un articolo sulla decadenza della Valsugana trentina devi concentrarti sull’immagine di un serpente a più teste, ognuna delle quali

Valsugana vista da Lefre è un campanile abituato a suonare e sentire solo la propria campana. Insomma nulla a che vedere con Pier Capponi che a Re Carlo VIII di Francia disse “Voi suonerete le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane”. In una Firenze divisa e fratricida avere delle campane che suonano assieme era comunque una forza. In una Valsugana dai cento campanili le campane suonano senza coordinamento e spesso stonano. Fuor di metafora, in disaccordo

perfino la notte di Natale, quando le campane di Calceranica, ascoltate dal col di Brenta, anticipano di qualche decina di secondi la nascita del Bambino rispetto a Caldonazzo e Pergine. La statale 47, la ferrovia, l’acciaieria, il turismo sono problemi di tutti senza un unico batocchio. Ed è così anche per la politica, che a livello nazionale pesca perfino fuori regione mentre per il consiglio provinciale occupa sedie di seconda o terza fila. Unica eccezione la sanità con un assessore operoso e presente. E mentre la Valsugana diventa sempre più marginale al Trentino e in qualche caso guarda con attrazione al Veneto, i consiglieri sono immersi da anni nella problematica dei vitalizi contro i quali sono tutti schierati a parole salvo poi suonare come trombe nelle orecchie dei pensionati che i contributi li hanno versati e ricevono sempre più spesso, come il mitico Totò, solo sbatocchiate. Astag punto e a capo.

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Un nuovo trend giovanile: l’orbita solitaria dell’egoismo

DISCOTECHE tra risse e folla indifferente

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ita notturna, giovani e sballo sono l’abituè delle cronache attuali, dove i comportamenti collettivi autodistruttivi la fanno da padrona; luoghi dove la zuffa è volgare e caotica. Infatti la rissa sembra essere atteggiamento standard che colpisce proprio i luoghi della notte e spazio serale per eccellenza è proprio la discoteca. Sulla scia corrente l’esperienza nella “scatola della notte” mette in evidenza, oltre l’uso sconsiderato di droghe e alcool, una prassi di colluttazioni verbali e fisiche dai risvolti raccapriccianti: uno sballo che oscilla tra il coma e la morte, un gruppo di osservatori a cerchio che racchiude una baruffa al loro interno. Perché nessuno interviene? Potremmo parlare di assenza d’empatia, scarsità valoriale, di egocentrismo, ma ad ogni concetto le scusanti sembrano lontane e dovremmo andare ben oltre alla paura o al menefreghismo per trovare una ragione, oppure semplicemente pensare che “un posto senza freni” risvegli gli istinti più profondi e il bisogno di trasgredire. Se poniamo l’accento su un’ottica sociologica andiamo a ricercare un appiglio in tre elementi: contesto, gruppo e socializzazione. La discoteca da sempre considerato luogo di divertimento e perdizione (tra rischi e vantaggi senza cadere in pregiudizi) si pone

come caposaldo nello sballo; tra musica, luci e facile reperibilità di sostanze psicoattive ha la capacità di produrre un’esperienza di totalità tra i partecipanti, ognuno si sente un tutt’uno con l’altro al punto di rompere con la realtà circostante e sentirsi parte di quella collettività. Tale sballamento celebra l’artificialità nei sentimenti, nelle relazioni provvisorie che si creano e nel pensare di essere diversi per una sera; si parla di una cultura propria della disco, secondo la quale “tutto accade in una notte”. Pensiamo quindi giustificato provare una droga, affondare nell’alcool, lasciarsi portare dal ritmo incessante della musica, prendere a calci un coetaneo sotto gli occhi curiosi di una folla, si eliminano così le inibizioni e qualsiasi resistenza psicologica legata alla propria espressione verbale e fisica. Dall’altra troviamo i frequentatori, dove ognuno in gruppo idealizza la propria idea di festa; sociologicamente lo stare

 di Patrizia Rapposelli

insieme dà la possibilità di sperimentare nuove regole e stili di comportamento, staccarsi dal modello degli adulti per ricercarne di nuovi e più personali incorrendo anche ad azzardi. In un gruppo si corre il rischio di un eccessivo conformismo, di un’acquiescenza acritica su ciò che accade intorno, si può cadere in un annullamento dell’individualità e un giovane adulto spesso, per scappare dalla fragilità e la paura di non essere abbastanza per il suo branco, ne viene risucchiato. Le intemperanze alimentari (droga, alcool), quelle sessuali, la spinta alla violenza divengono ostentazione di sé e liberazione. Se invece ci soffermiamo sulla socializzazione vediamo come essa sia un processo attraverso cui si diventa parte di una società; il compito è quello di trasmettere una “conoscenza sociale” e un patrimonio culturale in modo da stabilire un legame tra la persona e la società stessa (dovere affidato ai genitori, agli insegnati, etc.) e rimanendo in superficie mi domanderei semplicemente quali “messaggi” valoriali, culturali e d’identità siano comunicati dalla collettività attuale. Le parole possono offrire mille scusanti, ma ciò che di fatto rimane è un nuovo trend giovanile che trasforma la “scatola della notte” in un’anticamera di egoismo e tolleranza, dove ognuno fuori limite vive nella sua orbita solitaria.

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LA VACCINAZIONE

È OBBLIGATORIA

 di Laura Fedel

È entrata ufficialmente in vigore la legge (votata con 296 voti favorevoli, 92 contrari e 15 astenuti) recante le disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale. Prima di essere convertito in legge il decreto era già stato approvato dal governo il 19 maggio e firmato dal presidente della Repubblica.

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a norma impone l’obbligo di vaccinarsi per accedere a scuola. In assenza della profilassi i bambini da zero a sei anni non potranno accedere ad asili nido e scuole materne, mentre per la scuola dell’obbligo sono previste sanzioni per i genitori che iscriveranno i propri figli senza vaccinarli. Ecco 10 vaccini obbligatori per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni e i minori stranieri non accompagnati: antipoliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, antiHaemophilus influenzae tipo B, antimorbillo, anti-rosolia, anti-parotite, antivaricella Le vaccinazioni sono gratuite e i nati nel 2017 dovranno essere sottoposti a questa profilassi. Coloro che invece sono nati dal 2001 in poi seguiranno un calendario vaccinale nazionale che si basa sull’anno di nascita (l’antivaricella è prevista solo per i nati nel 2017). L’obbligatorietà per le ultime quattro invece (anti-morbillo, anti-rosolia, antiparotite, anti-varicella) è soggetta a revisione ogni tre anni sulla base dei dati epidemiologici e delle coperture vaccinali che verranno raggiunte, dunque fino al 2020. Sono inoltre raccomandate, ma non obbligatorie, anche le vaccinazioni antimeningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica e anti-rotavirus. Anche per queste la somministrazione è gratuita da parte di Regioni e Province autonome. Non occorreranno dieci punture ma due uniche soluzioni. Sei vaccini potranno essere somministrati insieme, con l’esavalente (anti-poliomielite, anti-

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difterite, anti-tetano, antiepatite B, anti-pertosse, antiHaemophilus Influenzae tipo b), mentre gli altri quattro potranno essere somministrati con il quadrivalente (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella). Secondo le dichiarazioni del presidente dell’Istituto superiore di Sanità Walter Ricciardi i vaccini sono preparati per stimolare una risposta delle difese immunitarie e presentano un dosaggio (per tutti insieme) decisamente inferiore a quello dell’antipoliomielite di una volta. Per accedere agli asili nido e materne occorre presentare all’atto di iscrizione il libretto di vaccinazione ed eventuali certificati medici che giustifichino il ritardo, il posticipo o l’eventuale esenzione. Diversamente non è prevista alcuna ammissione per il bimbo. In mancanza dei documenti il genitore potrà fornire un’autocertificazione della vaccinazione e ha tempo fino al 10 luglio dell’anno successivo (in questo caso 2018) per presentare il libretto vaccinale. Se mancano alcuni dei 10 vaccini previsti è sufficiente invece dimostrare di avere la prenotazione presso l’Asl di competenza e somministrare il vaccino entro l’anno scolastico. Per la scuola dell’obbligo invece scatta il rifiuto di ammissione. I dirigenti scolastici avvertiranno la Asl, che convocherà i genitori stabilendo un termine per adempiere alla vaccinazione. Visti i

tempi brevi, dallo scorso 14 giugno è attivo un numero di pubblica utilità – il 1500 – al quale rispondono medici esperti del ministero della Salute per fornire risposte e informazioni sulla nuova legge entrata in vigore. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00. IL MANCATO VACCINO Chi decide di non vaccinare i propri figli non potrà iscriverli alle scuole d’infanzia. Per la scuola elementare, media e superiore è prevista invece una multa dai 100 ai 500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempienza. La sanzione, anche se estingue l’obbligo della vaccinazione, non permette comunque la frequenza, da parte del minore, ai servizi educativi-scolastici sia pubblici sia privati, fino a quando i genitori non avranno provveduto all’obbligo vacci-


nale. Sono stati invece soppressi i riferimenti alle eventuali ripercussioni sulla potestà genitoriale. Tutti coloro che invece risultano già immunizzati dalla malattia naturale sono esenti. I bambini con specifiche condizioni cliniche sono esclusi in modo permanente o temporaneo dalla vaccinazione e saranno inseriti in classi composte esclusivamente da bambini regolarmente vaccinati o immunizzati (che hanno cioè contratto la malattia e sono guariti).

Il Ministro Lorenzin in visita al Bambin Gesu'

La vaccinazione Tutti i vaccini sono gratuiti ed è possibile prenotare gratuitamente le vaccinazioni in farmacia tramite CUP. È prevista l’istituzione dell’anagrafe vaccinale nella quale saranno registrati tutti i vaccinati, chi è in attesa, le dosi somministrate, i richiami ed eventuali, seppur rare, reazioni correlabili alle vaccinazioni (come stanchezza, rush). È prevista altresì l’autocertificazione per gli operatori scolastici, gli operatori socio sanitari e gli operatori sanitari sulla copertura vaccinale. Immunità di gregge Un decreto legge fortemente voluto per contrastare il calo della copertura vaccinale in Italia, che è scesa sotto il 95%, percentuale che rappresenta la soglia di sicurezza, definita anche come “immunità di gregge”. Si reintroduce quindi un obbligo decaduto nel 1999, anno in cui la mancata vaccinazione

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non precludeva l’iscrizione a scuola. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute nella provincia di Trento la copertura vaccinale contro il morbillo è passata dall’86,25% del 2013 all’87,43% del 2016. Una percentuale che è comunque al di sotto della soglia di sicurezza e mette in pericolo i bambini che per particolari condizioni come gravi immunodeficienze, trapianti, neoplasie, non possono essere vaccinati.

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I NUOVI STRUMENTI RETRIBUTIVI PER IL LAVORO OCCASIONALE

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l 17 marzo con il decreto Legge 25/2017 sono stati aboliti, sollevando da più parti pareri divergenti, i famosi voucher, ovvero i buoni lavoro pensati per la retribuzione di prestazioni lavorative occasionali quali lavori domestici, lavori agricoli, baby sitting ecc. anche se poi estesi, e spesso e volentieri utilizzati indiscriminatamente, ad altre categorie. Quali sono quindi i nuovi strumenti ora a disposizione per regolamentare i cosiddetti lavori occasionali? Il nuovo contratto chiamato “Presto” è operativo dal 10 luglio scorso sulla piattaforma telematica dell’INPS (circolare INPS 5 LUGLIO 2017 N. 107). A differenza dei voucher, si individuano due tipologie di contratto in base al committente: se il datore di lavoro, definito utilizzatore, è una persona fisica, un privato che non gestisce alcuna impresa né lavora come libero professionista, verrà utilizzato il “libretto di famiglia”, altrimenti, per tutti gli altri soggetti, imprese, enti pubblici e privati, liberi professionisti, autonomi, associazioni, si ricorre al contratto di prestazione occasionale. Il libretto di famiglia riguarda attività di assistenza domiciliare, ma anche giardinaggio, pulizia e lezioni private. Prevede per l’uti-

lizzatore un importo minimo da erogare di € 10, di cui € 8 netti vanno al lavoratore (erano € 7,5 con i voucher); la restante parte a carico del datore di lavoro è poi suddivisa in € 1,65 di contributi previdenziali, € 0,25 di premio INAIL e € 0,10 di oneri gestionali. L’importo minimo da pagare per chi utilizza invece il contratto di prestazione occasionale, quindi tutti i soggetti che non sono famiglie, ma imprese fino a 5 dipendenti, è di € 12,41. Di questi € 9 netti spettano al lavoratore, € 2,97 in contributi INPS, € 3,2 di premio INAIL a cui si somma infine un 1% di costi di gestione. In questo caso l’importo giornaliero che spetta al lavoratore non potrà essere meno di € 36 e le ore lavorative non più di 4 al giorno. L’importo deciso dal datore può però essere anche maggiore, tranne che nel settore agricolo, dove la retribuzione minima rispetta quella del contratto collettivo nazionale (in agricoltura si possono accettare come occasionali solo studenti sotto i 25 anni, pensionati, disoccupati e chi percepisce redditi di integrazione). Per evitare abusi, naturalmente l’utilizzo di questi contratti non è illimitato durante l’anno: il lavoratore infatti potrà percepire al massimo € 5000 netti per prestazioni occasionali e non più di € 2500 dallo stesso datore di lavoro (per eseguire la prestazione inoltre non deve aver precedentemente lavorato per lui come subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa da meno di 6 mesi). A differenza di prima inoltre, il lavoratore ha diritto ai riposi giornalieri e settimanali. Il datore di lavoro invece non potrà erogare più di € 5000 netti all’anno, sommati tra tutti i pagamenti ai collaboratori occasionali, e quindi ovviamente, non

 di Silvia Tarter più di € 2500 per uno stesso collaboratore. Altra novità è che la procedura per registrarsi, attivare, confermare e gestire la prestazione è tutta on line. Non ci saranno più infatti i buoni cartacei da comprare in tabaccheria o alle poste. Per i meno esperti col computer però è possibile comunque affidarsi a un contact center o a un patronato. Sia datore che lavoratore si devono registrare sul sito dell’INPS e il datore di lavoro deve comunicare all’INPS almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione tutte le informazioni. Una volta avviata o conclusa la prestazione di lavoro, il datore e il lavoratore possono confermare l’avvenuto svolgimento del lavoro, ma se non fosse stato così il datore ha anche la possibilità di revocare. Nel caso in cui il datore di lavoro decida di revocare anche se il lavoro è stato effettivamente svolto prima che il lavoratore abbia invece confermato il suo lavoro, quest’ultimo verrà avvisato da un sms e potrà così provvedere a ribadire la propria prestazione. Dopo il rapporto di lavoro, entro il terzo giorno del mese successivo il datore comunicherà i dati della prestazione all’INPS, che entro il 15° giorno del mese dopo provvederà al saldo del compenso. Per i datori di lavoro che non rispettano le regole di questo nuovo sistema è prevista poi una sanzione un po’ spauracchio: assumere obbligatoriamente a tempo indeterminato il lavoratore. Queste insomma, a grandi linee, le principali novità. Ricordiamo poi, infine, che fino alla fine dell’anno rimangono invece invariati i voucher baby-sitting, che saranno sostituiti dal libretto familiare col 2018.

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 di Armando Munaò

È entrata in funzione la nuova normativa e direttiva Minniti che oltre alla riclassificazione e più efficiente definizione dei tre sistemi di rilevamento della velocità, fissi (es. il Tutor e il Vergilius), temporanei (l’autovelox) e mobili (apparecchiatura utilizzata da un veicolo in movimento) descrive meglio le nuove regole di accertamento e il comportamento che devono usare i comuni, la polizia e gli agenti accertatori.

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ramai è risaputo ed è numericamente accertato che moltissimi comuni italiani sopperiscono ai tagli dei trasferimenti dell' amministrazione centrale e fanno “cassa” con le multe concretizzando di fatto una vera e odiosa tassa occulta, e che sempre di più le amministrazioni locali non si sono risparmiate qualche "colpo basso", come quello di nascondere o mimetizzare i famosi autovelox o acquistando laser e ritrovati tecnici di ogni tipo per poter comminare più sanzioni. Il Ministro Minniti ha detto BASTA. Dopo le posizioni e i pareri della Corte Costituzionale, in merito alle migliaia di ricorsi contro le multe autovelox, finalmente sono arrivate le nuove normative che impongono le regole che tutti i comuni, polizia e gestori di strade, dovranno rispettare per non vedersi annullati i verbali e quindi le multe derivanti dall’uso improprio dell’autovelox.

Quindi, per effetto del DM, non saranno più tollerate le “imboscate, le pattuglie nascoste dietro gli alberi e niente fotocamere all’uscita delle gallerie. Gli autovelox e le postazioni di controllo non solo devono essere preannunciati con segnali o indicazioni (fissi o temporanei) ben visibili all’automobilista e le postazioni di controllo devono essere efficacemente ben segnalati, ma collegati a un’adeguata distanza, sia dal segnale che indica l'attività di accertamento, sia dal segnale riportante il limite massimo di velocità. Cosa importantissima è che la loro dicitura deve essere chiara e senza possibilità di equivoci e deve indicare che la zona di transito è sottoposta a "controllo elettronico della velocità. Le nuove regole valgono tanto per gli apparecchi fissi che per quelli mobili, spostati a braccio e, in quest’ ultimo caso, l' attività di accertamento effettuata con tali dispositivi deve essere presegnalata con segnali temporanei. A questo si aggiunge che azione di controllo dei dispositivi di accertamento della velocità media, si legge nella direttiva, deve essere attuata su tratti di strada non troppo brevi. E sempre la nuova normativa sottolinea che la distanza minima tra le sezioni di ingresso e di uscita del tratto stradale lungo il quale si esegue il controllo non deve essere inferiore a cinquecento

metri, se la velocità ammessa lungo lo stesso tratto non è superiore ai 60 km/h, e a mille metri se la velocità ammessa è superiore o uguale a 100 km/h. Il tutto tenendo conto delle distanze minime intermedie in funzione della velocità nell’intervallo tra 60 e 110 km/h. Per quanto riguarda la distanza minima del segnale di preavviso, che in ogni caso deve essere tale da permettere al guidatore di avvistare l’autovelox con tempestività, la normativa ha stabilito che deve essere di almeno 250 mt. sulle autostrade e strade extraurbane principali, di almeno 150 mt. sulle strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane. La distanza massima invece non può superare i 4 km e tra il segnale o dispositivo e la postazione non devono essere presenti intersezioni o immissioni laterali di strade ad uso pubblico. Non solo, ma tutti i comuni - dopo l’installazione degli autovelox dovranno – obbligatoriamente- sottoporli a verifiche e controllo periodici, con cadenza annuale affinchè sia controllata funzionalità e attendibilità. Altra novità da sottolineare è che, alla velocità accertata dall’apparecchio di misurazione deve essere applicata una riduzione a favore del trasgressore pari al 5% del valore rilevato, con un minimo di 5 km/h.

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Quando Fermi e Marconi arrivarono in Trentino

IL GRANDE CONVEGNO DELLA SIPS

SETTEMBRE 1930 - ENRICO FERMI, GUGLIELMO MARCONI E MOLTI ALTRI A TRENTO E BOLZANO PER IL CONGRESSO DELLA SIPS - SOCIETÀ ITALIANA PER IL PROGRESSO DELLE SCIENZE

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a Società Italiana per il Progresso delle Scienze è nata nell’Ottocento, nel periodo precedente al Risorgimento. Nel corso del tempo ha riunito i maggiori scienziati e uomini di cultura italiani, di diversa provenienza geografica, e discipline, con l’intento di promuovere il progresso, la coordinazione e la diffusione delle scienze e le loro applicazioni per favorire il benessere dell’umanità. Nel mese di settembre 1930 si svolse tra Bolzano - dal 7al 10 - e Trento dall’11 al 15 - il diciannovesimo Congresso SIPS, uno dei più importanti Congressi scientifici della storia d’Italia e d’Europa. Presidente del Comitato ordinatore fu il roveretano Paolo Orsi, archeologo tra i maggiori che l’Italia abbia avuto. I lavori a Bolzano si svol-

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sero al Teatro Comunale e alla scuola Adelaide Cairoli e furono presieduti dal Presidente SIPS Barone Gian Alberto Blanc, vicepresidente del CNR e professore di geochimica all’Università di Roma, mentre a Trento si svolsero tra il Museo di Storia naturale, il Teatro Sociale e il Castello del Buonconsiglio. Ospite a Trento fu il principe di Udine, cugino di Re Vittorio Emanuele III. Parteciparono scienziati e intellettuali tra i più importanti del mondo: Guglielmo Marconi (fisico e inventore), Orso Mario Corbino (fisico), Enrico Fermi (fisico), Franco Rasetti (fisico, paleontologo e botanico), Alberto De Stefani (economista), Gaetano Fichera (medico patologo), Agostino Gemelli (religioso, medico e psicologo), Giovanni Gentile (filosofo e pedagogista), Alberto Asquini (giurista), Francesco Severi (matematico), Giuseppe Gerola (storico), Letterio Laboccetta (matematico), Sergio Sergi (antropologo) e molti altri che, nei nove giorni del Congresso, relazionarono e discussero abbracciando tutti i campi della cultura: matematica, fisica, chimica, medicina, archeologia, geologia, mineralogia, storia, filosofia, religione, psicologia, sociologia e molto altro. Guglielmo Marconi aprì la sessione di Trento, accolto con grandissimo calore ed entusiasmo, con una relazione sui fenomeni accompagnanti le radio trasmissioni. “Il Brennero” titolò a tutta pagina “Guglielmo Marconi: l’aniGuglielmo Marconi matore dei silenzi”. Poco dopo,

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 di Sabrina Mottes

Enrico Fermi nel mese di febbraio del 1931, Marconi inaugurò la stazione radiotelegrafica ad onde corte della Città del Vaticano e Pio XI pronunciò in diretta un discorso che venne udito in tutto il mondo! Ma in quei giorni in Trentino si parlò anche, in maniera profetica per l’epoca, di energie alternative. Ci furono importanti relazioni sui possibili carburanti e combustibili diversi dal petrolio: dall’alcool, alla glicerina biologica, alle ligniti. Orso Mario Corbino, maestro di Enrico Fermi, tenne un discorso sull’energia idraulica e termica suggerendo, in modo straordinario per l’epoca, l’utilizzo del sole come fonte di energia elettrica. Concluse ipotizzando per l’Italia, paese particolarmente assolato, un futuro di ricchezza grazie allo sfruttamento dell’energia termica. Altre relazioni epocali


furono quella di Gaetano Fichera, che nella sezione di medicina suscitò grande interesse con un discorso sulla cura biologica del tumore con metodi meno invasivi e sicuri. E di Enrico Fermi che a Trento parlò di atomi e stelle, preannunciando la nascita dell’era nucleare. Luigi Gussalli, ingegnere, inventore e pioniere dell’astronautica, forse per la prima volta svolse una relazione sull’astronautica e i propulsori a reazione. E molto si discusse anche di volo, vortici e fenomeni aerodinamici. Il Congresso SIPS di Bolzano e Trento diede anche modo di valorizzare temi e personaggi locali. Dal musicista Francesco Antonio Bonporti, a Luigi Negrelli, effettivo ideatore del Canale di Suez. Si ricordarono il missionario, geografo ed esploratore don Eusebio Francesco Chini e Felice Fontana, fisico, tossicologo e studioso degli organi di senso. Nelle sezioni di astronomia, geodesia e geofisica si

Paolo Orsi dissertò sul clima nella Valle dell’Adige, sulla meteorologia e la conformazione delle valli e del territorio trentino e su molto altro. Il Congresso ebbe grande importanza anche per lo sviluppo industriale del Trentino-Alto Adige. Alcune relazioni chimiche e fisiche posero le basi per l’insediamento a Sinigo, Merano, Mori e Bolzano di industrie quali la CEDA, per la lavorazione di prodotti chimici, e la “Società magnesio e Leghe di magnesio” per l’estrazione della magnesia dalle Dolomiti. Questa sostanza veniva impiegata nell’industria aeronautica e automobilistica e lo stabilimento di Bolzano fu, nel dopoguerra, uno dei tre al mondo a produrre questo prodotto. Il Congresso SIPS si concluse a Trento il 15 settembre 1930. Nove giorni densi, che lasciarono un’eredità importantissima per il progresso scientifico nel mondo.

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Un Centenario è sempre e comunque una ricorrenza particolare, unica, significativa, che si tratti di commemorazione o di celebrazione. Ed è così naturalmente anche per “Il Sogno di Carzano”, la fallita azione di guerra italiana, che fu messa in atto in maniera almeno approssimativa il 17 settembre 1917, per concludersi il giorno successivo con una bruciante sconfitta ad opera degli austroungarici; un’impresa che pagò anche il duro prezzo del sacrificio di centinaia e centinaia di vite umane, da entrambe le parti contendenti, con particolare menzione a quelle del 72° Battaglione Bersaglieri, pressoché decimato, ed al quale si ispirano in maniera peculiare le commemorazioni annuali di Carzano. Oltretutto questo Centenario ha una doppia valenza: commemorativa del fatto d’armi e delle vittime che causò, celebrativa per quanto riguarda l’opera del “Comitato 18 settembre 1917” tesa alla pacificazione, amicizia e fratellanza fra i nemici di un tempo, e al perseguimento della pace in generale e della serena convivenza fra i popoli. Come ogni commemorazionecelebrazione che si rispetti, la rievocazione del “Sogno” si basa su una serie di iniziative particolarmente interessanti e pregnanti che nel corso degli anni hanno ricevuto riconoscimenti anche di grande rilevanza; e sarà così sicuramente anche quest’anno, visto il denso programma dei vari incontri. L’auspicio, e il relativo invito a essere presenti a Carzano, è che il Centenario possa essere rievocato alla presenza di numerosi Amici, “vecchi” della cerimonia e “nuovi”, per dare il volto più significativo a un importante mesaggio di pace.

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Dal 14 al 17 settembre la commemorazione

IL SOGNO DI CARZANO COMPIE 100 ANNI  di Silvia Tarter

LA STORIA Cento anni fa, la notte tra il 18 il 19 settembre 1917, un mese prima della famosa disfatta di Caporetto, gli italiani hanno visto sfumare un sogno: sconfiggere i dominatori austriaci. Il maggiore italiano Cesare Pettorelli Lalatta, vice Capo Servizio Informazioni della I Armata insieme al tenente austro-ungarico Ljudevit Pivko, Comandante del IV Battaglione Bosniaco schierato sul fronte di Carzano, che era passato dalla parte italiana, avevano programmato un’azione di sopresa contro i battaglioni austriaci, avvalendosi di un numeroso esercito che superava di gran lunga le scarse difese austriache. Pivko aveva aperto la strada agli italiani, ma solo i Bersaglieri del 72° Battaglione riuscirono ad arrivare, salendo da Scurelle; il procedere della fanteria fu rallentato poiché aveva intrapreso una strada sbagliata. Nel frattempo, Pivko aveva catturato i soldati austriaci con l’in-

ganno di un richiamo in lingua tedesca e li aveva addormentati con l’oppio versato nel rancio. Ma gli austriaci nelle retrovie si accorserero che erano venuti meno i contatti col reparto bosniaco e inviarono una pattuglia. I loro soldati furono quindi circondati dai Bersaglieri italiani, che per il loro copricapo, il fez cremisi in onore della guerra di Crimea, furono

Il delega mons. A.


S.A.I.R. l’Arciduca D’Este e Maria Romana De Gasperi scambiati per bosniaci dai viennesi, che vennero così messi sotto scacco dagli italiani. Uno di loro però riuscì a fuggire e dare l’allarme ai commilitoni che presidiavano la testa del ponte di Mentrate. Gli austriaci, accortisi del tradimento, risposero facendo fuoco dai cannoni collocati a Telve. È ormai troppo tardi quando il generale Attilio Zincone, che si trovava a Strigno ed era al suo primo incarico, dà l’ordine di ritirata: i Bersaglieri a Carzano vengono assaliti dagli austriaci infuriati e si consuma una strage, fuori e dentro la chiesa. Ad azzerare ogni speranza, i Bersaglieri superstiti che tentano di dichiarare la resa vengono infine bombardati dall’artiglieria italiana. Il bilancio è tragico: fra morti, feriti e prigionieri, l’esercito italiano perde oltre 900 uomini; quello austriaco un terzo.

ato nazionale della Gebetslega Beato Carlo I d’Asburgo, Morandi e il parrocco don Renzo

Una pagina di verità storica questa di cui per anni si è parlato poco, e spesso malvolentieri, scomoda sia per gli austriaci, cui bruciava il tradimento, sia per gli italiani, per la vergogna di aver fatto fiasco. Ogni anno però, a Carzano si rinnova l’interesse per questo episodio, grazie all’impegno del Comitato 18 settembre di Carzano, che in collaborazione enti e associazioni locali, ne commemora il ricordo in una manifestazione che riunisce i discendenti delle vittime, figli e nipoti di quelli che un tempo erano nemici: Alpini, Fanti, Bersaglieri da un lato, Kaiserjäger e Kajserschützen dall’altro, in un momento all’insegna della fratellanza, della preghiera, e della memoria. L’evento accoglie ogni volta un enorme

numero di partecipanti, quasi 1000, oltre a personalità illustri. Tra queste la straordinaria presenza dell’Arciduca Martino d’Austria-Este, nipote dell’Imperatore Carlo d’Asburgo e nipote del Duca d’Aosta, che si è fatto quindi ambasciatore della riconciliazione; i nipoti del Generale Lalatta e la figlia primogenita di Alcide Degasperi, Maria Romana. Nel 2014 vi ha partecipato anche la nota scrittice Susanna Tamaro, nipote di un tenente di fanteria sopravvissuto a quel terribile 18 settembre. Quest’anno la commemorazione inizierà il 14 settembre, per terminare il 17 con la Commemorazione dei Caduti, Giornata dell’Amicizia e della Fratellanza e 7° Pellegrinaggio Cremisi.

La presidente del comitato S.A.I.R. Arciduca Martino D’Austria-Este

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e on izi ed II la , na ga lsu Va go or B a e br 29-30 settembre, 1 otto

” A I V L A IO R O T A R FESTA “O

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opo il successo di partecipazione e collaborazione della festa “Oratorio al Via”, organizzato lo scorso autunno, il direttivo di Noi Oratorio, ripropone la seconda edizione, arricchendola di nuove entusiasmanti iniziative. L'organizzazione della festa ha come finalità quella di dare il via alle innumerevoli proposte che si svolgono da ottobre a maggio in oratorio per bambini e ragazzi della scuola materna fino alle superiori, ma determinante è anche lo scopo di raccolta fondi per contribuire al mantenimento della struttura e al finanziamento delle varie attività. Un'attività quella dell'oratorio che ha principalmente il precipuo obiettivo di far vivere i ragazzi in un ambiente socievole, all'insegna della vita in comune e della crescita insieme nel rispetto dei principi formativi. Tornando alla festa, è utile evidenziare le diverse idee di intrattenimento: il venerdì sera prevede la “cena a tema” su prenotazione e, a seguire, spettacolo musicale aperto a tutti; nelle giornate di sabato e domenica organizzazione di tornei di calcio e pallavolo; per le persone appassionate di ballo, sabato sera musica dal vivo con il gruppo “Spritz Band”: e ancora...sala giochi, gonfiabili, giochi per i piu' piccini. Du-

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rante tutto l'orario di apertura sarà in funzione la cucina che propone piatti prelibati e gustosi panini. Momento significativo e importante per tutta la comunità è la celebrazione della S. Messa in chiesa Arcipretale presieduta dall'Arcivescovo Mons. Lauro Tisi in programma domenica alle ora 18.00. A seguire sul maxischermo in oratorio, proiezione di foto e video della molteplici attività estive (grest, campeggi e gite). E per chi desidera tentare la sorte sarà allestito una grande “VASO DELLA FORTUNA” con tantissimi premi a disposizione per tutti perchè ad ogni biglietto corrisponderà una sicura vincita. (A.M.)


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Da parte di Claudio Cia, Consigliere Provinciale e Coordinatore Provinciale di AGIRE, riceviamo questa lettera che volentieri pubblichiamo. Crediamo sia utile sottolineare che il consigliere Cia è l’unico politico regionale che ha rinunciato a qualsiasi forma di rimborso spese e che mensilmente devolve una parte consistente del suo stipendio per aiutare famiglie bisognose della nostra provincia.

VITALIZI SÌ, VITALIZI NO Carissimo Direttore, dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che una norma possa avere valore retroattivo se ciò risponde a un criterio di ragionevolezza e di maggiore giustizia. Non di rado però abbiamo visto approvare leggi con efficacia retroattiva destinate ai comuni mortali, anche cittadini trentini, prive dei requisiti di ragionevolezza e di giustizia che le dovrebbe giustificare. Tuttavia mai ho sentito un Presidente della Provincia di Trento dichiarare che «il provvedimento romano è incostituzionale» e che «userò l’Autonomia per dire no». Ora che una legge in discussione in Parlamento vuole ridimensionare i vitalizi andando ad interessare anche quelli di diversi ex consiglieri regionali, il Presidente Rossi scende in campo e, brandendo lo statuto speciale della nostra Autonomia, dichiara di essere «contrario a questo intervento retroattivo sugli assegni». Al di là delle disquisizioni di carattere giuridico che non mi appassionano e che competono ad altri, sul piano politico penso che il Presidente avrebbe fatto bene a tacere. Dimostrare rispetto

per il sentimento di rabbia e frustrazione di tanti cittadini che sì, amano e difendono l’autonomia della propria terra, ma non tollerano che questa sia ridotta a feticcio, non è populismo, ma semplicemente attenzione verso una realtà che la politica non sembra più saper cogliere. Quando Ugo Rossi nel marzo 2014 veniva intervistato sullo stesso argomento a "L'Arena" su Rai1 dichiarava con il fare suadente del buon pastore che «se è vero che ci sono dei diritti acquisiti è anche vero che c’è un principio di ragionevolezza e di equità che è nella stessa

Costituzione». Dove sono spariti tutti questi principi? Ha forse cambiato idea? I palazzi inebriano la mente del politico e quando si vive in questi luoghi troppo a lungo si rischia di diventare ciechi perché non si osserva più nulla. Usare l'Autonomia per dire "no" è già partire male, farlo poi per difendere le ingiustizie rischia di minarne il senso stesso. Anni fa si diceva che la condizione di Autonomia speciale delle Province autonome rappresentava ciò che avrebbe dovuto replicarsi nel resto d’Italia, ora è l'Italia che ci supera su questa discussione.

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Un villaggio di mille ragazzini

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SULLE SPONDE DI CALDONAZZO  di Waimer Perinelli

Il sindaco di Caldonazzo, Giorgio Schmidt e Walter Waltz Anyanwu

“Il nostro lavoro è un dono di amicizia alla comunità di Caldonazzo”. Walter Waltz Anyanwu parla in tedesco ma si spiega soprattutto con i gesti, gli occhi e il sorriso. Di origine è nigeriano ma ha trovato in Austria la sua nuova casa, in SOS Kinderdorf l’Heimat e in Ubuntu la vocazione internazionale.

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l dono di cui parla sono i manufatti artistici realizzati in otto anni di lavoro estivo dai ragazzini del Kinderdorf, e in particolare un cerchio di sassi, “tutti raccolti sul greto del torrente Centa e dipinti a vari colori”. Quest’anno nell’ambito del workshop artistico di Ubuntu i gruppi di bimbi hanno costruito un Caldo-Dino, un dinosauro bidimensionale in legno, lo hanno dipinto e lo hanno esposto nella Casa della Cultura. Il sauro è diventato anche un messaggio di fratellanza, poiché all’allestimento hanno collaborato il Centro d’Arte La Fonte e la Pro loco Lago di Caldonazzo, il cui presidente, Giovanni Marmo, ha augurato si tratti di una collaborazione destinata a rimanere a lungo. Sicuramente è stata avviata una fase nuova di conoscenza fra il paese e la comunità Feriendorf che, come si legge

nella scheda a margine, è parte dell’organizzazione internazionale SOS Kinderdorf fondata nel 1949 da Hermann Gmeiner ad Imst in Tirolo, ed è presente come colonia estiva a Caldonazzo dal 1953. Oggi undici ettari di terreno in riva al lago e la struttura di un ex albergo di via Roma ospitano per quattro mesi estivi, in 130 tende, bungalow, stanze, fino a 1100 persone contemporaneamente. Sono comunità di affido di tipo familiare dove sono accolti minori allontanati dalle famiglie di origine per i più diversi motivi. A Caldonazzo trascorrono le vacanze estive diventando un paese nel paese con circa un terzo degli abitanti. Una comunità che offre lavoro a molte persone della zona, nell’amministrazione, pulizie, manutenzione, attività estive. E naturalmente a molte aziende a cui si rivolge per gli acquisti o per i servizi. Quindi anche l’indotto non è di poco conto. Se ci fosse maggiore conoscenza reciproca, sarebbe un’occasione di confronto internazionale visto che i giovani provengono da 11 nazioni diverse. Ma anche un’opportunità culturale. Lo aveva compreso Gmeiner la cui iniziativa in Valsugana è stata affidata Walter, Carmen Eberle, l'assessore regionale Violetta Plotegher, il dalla fine degli anni ‘50 nostro Waimer Perinelli e il sindaco di Caldonazzo Giorgio Schmidt. al 1974 dalla sudtiro-

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lese Imma von Unterrichter nota come la Baronessa. Il testimone passò a Guenther Eberle appena ventiduenne, il quale con la moglie Waltraud diresse il Villaggio fino alla morte avvenuta a soli 48 anni nel 2000. Nel 2008 la direzione è passata da Waltraud a Carmen Eberle. Di nazionalità austriaca, trentanove anni, è praticamente vissuta nelle due comunità il Feriendorf e Caldonazzo. Ha frequentato il liceo Prati a Trento e approfondito all’università gli studi linguistici. È stata lei la prima a raccogliere il messaggio di collaborazione del Centro d’Arte La Fonte al quale aveva chiesto solo uno spazio espositivo. È nato così un rapporto di fiducia e da questa l’amicizia: il vero dono! dice Anyanwu, l'amicizia che cresce grazie alla gioia, al rispetto, alla stima.


CHI SIAMO zazione inSOS-Feriendorf fa capo all’organiz al (SOS tion ternazionale SOS-Kinderdorf Interna da Hermann Children’s Villages) fondata nel 1949 S-Feriendorf Gmeiner e diffusa in tutto il mondo. SO sede a Calè una società cooperativa sociale con sedi, quella donazzo in via Monterovere 1. Ha due o l’amminiin paese a Caldonazzo dove si trovan l Caldoote strazione, le cucine, un ex albergo (“H ale e per nazzo”) adibito ad alloggi per il person galow bun di ospiti, lavanderia, nonché una ventina sone l’uno. che possono ospitare fino a 10 per ettari, qui L’altra sede è al lago, consta di circa 11 ventina), una troviamo sempre bungalow (anche qui e ai campi ma soprattutto ampi spazi dove oltr dove alde sportivi trovano posto circa 130 ten accolti. i loggiano la maggior parte dei bambin prio dove E naturalmente la spiaggia, posta pro ale del ent nasce il fiume Brenta, all’estremità ori Villaggi dei lago. SOS-Feriendorf è la colonia estiva SOS europei. parco di In Italia i Villaggi sono 7: A Trento nel onno, a a Sar Gocciadoro, a Vicenza, a Morosolo, provincia di Roma, a Mantova e a Ostuni in trascorrono Brindisi.Al Ferienderof di Caldonazzo

a, Italia, Unle vacanze bimbi di Austria, Germani a, Romania, gheria, Bosnia, Serbia, Polonia, Macedoni Spagna, Belgio. è un sistema UBUNTU (Linus per esseri umani) deriva dal operativo nato nel 2004. Il nome e umanità dialetto nguni-bantu traducibile com sofia sud filo verso gli altri. È il riferimento ad una versale di uni africana che teorizza un legame puter descambio. È orientato all’utilizzo sui com sktop ma presenta varianti per tablet.

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Euregio

 di Chiara Paoli

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’accordo per la collaborazione transfrontaliera viene siglato il 27 gennaio 1993; cinque anni dopo le tre giunte locali firmarono una specifica convenzione, che avviene contestualmente all'apertura delle frontiere per l’applicazione del Trattato di Schengen del 1985. Il 29 ottobre 2009 è stato decretato l’avvio di un Gruppo Europeo di Cooperazione Transfrontaliera (GECT), si affianca così all'ufficio di rappresentanza di Bruxelles, presso l'Unione Europea, una sede operativa a Bolzano. L'Euregio viene ufficialmente ricono-

sciuto dal Governo italiano quale personalità giuridica pubblica e transfrontaliera nel maggio 2011; il 14 giugno successivo viene firmato l’atto costitutivo presso Castel Thun e Luis Durnwalder viene eletto primo presidente del neo costituito ente. A lui succede il 10 ottobre 2013 Günther Platter, Capitano del Tirolo, mentre nel novembre 2015 subentra alla presidenza Ugo Rossi, Presidente della Provincia Autonoma di Trento. Sono molte le iniziative proposte dall’Euregio, come il concorso fotografico aperto ai residenti in Tirolo e Trentino-Alto Adige, in cui le immagini devono rispondere al tema dei colori e delle suggestioni di primavera ed estate; le foto selezionate, andranno a far parte del calendario Euregio 2018. Il 17 settembre scade invece il concorso “Agricoltura sostenibile per un futuro sostenibile”, sostenuto dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il GECT, per stimolare la creatività dei giovani tra i 14 ed i 20

STRIGNO

AL TIRO A SEGNO, L’OPEN DAY

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a sezione di Tiro a Segno Nazionale di Strigno organizza per il giorno 1 ottobre 2017 l’OPEN DAY, iniziativa che ha lo scopo di far conoscere l’attività sportiva e promuoverla aprendo le porte del poligono a tutti i cittadini. Il programma Prevede l’inizio a ore 9.00 con presentazione della struttura e dello Staff del Tiro a Segno per poi passare alle attività dimostrative di tiro nelle varie specialità, ci sarà un ricco buffet e visita a tutto il poligono.

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L'Euregio Tirolo-Alto AdigeTrentino è un progetto di cooperazione tra le regioni che facevano capo alla area storica del Tirolo; l’euro-regione si compone dello stato federato austriaco del Tirolo e della regione TrentinoAlto Adige. L'Euroregione conta una popolazione di circa 1,75 milioni di abitanti, dei quali circa il 62% sono di lingua tedesca, il 37% di lingua italiana e l'1% di lingua ladina. Confina con il Vorarlberg, la Baviera, il Salisburghese, la Carinzia, il Veneto, la Lombardia e il cantone svizzero dei Grigioni. anni, che con una video-ricetta o un breve cortometraggio di massimo 3 minuti, devono trasmettere il concetto di sostenibilità. In questo periodo di crisi, in cui soprattutto i giovani stentano a trovare lavoro, ecco che l’Euregio dà spazio il prossimo 21 settembre ad una mattinata di convegno (9-13), dedicata alle politiche per il lavoro nella sede di Trentino School of Management, in via Giusti. Il programma prevede di andare a indagare quali siano gli intenti e le risorse condivise, perché possano essere incrementate, elaborando una sintonia di intenti. E ancora molte sono le opportunità che offre il Gruppo Europeo di Cooperazione Transfrontaliera, come il concorso “Giovani ricercatori cercansi”, riservato a ragazzi tra i 16 ed i 20 anni, per presentare il proprio lavoro di ricerca, come singolo o in gruppo, c’è tempo fino al 30 novembre.


Festa

La dell’

APPUNTAMENTO IL 17 SETTEMBREA PERGINE VALSUGANA

Euregio

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ivere, gustare e sentire l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Questo il senso della Festa annuale dell’Euregio che per il 2017 si terrà in Trentino: ad ospitare l’appuntamento, che vuole essere anzitutto una grande festa di popolo, sarà la città di Pergine Valsugana. La seconda edizione – la prima si era tenuta nell’autunno del 2015 a Hall in Tirol - coincide con la chiusura della presidenza euroregionale trentina, che ha visto in due anni importanti progetti di cooperazione che vanno dall’alimentazione al clima, grazie alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, dalla mobilità ai giovani, con i camp per i ragazzi, dalla cultura alla formazione, basti pensare a Historegio, un progetto di ricerca sulla storia regionale condotto dalle tre Università di Trento, Bolzano e Innsbruck. Domenica 17 settembre a Pergine, nella piazza centrale, è in programma al mattino il raduno delle bande e la partenza di una sfilata per le vie del centro

con arrivo al Parco Tre Castagni, dove, in tarda mattinata, apriranno gli stand culinari. Quindi l’apertura ufficiale della giornata con gli interventi del presidente della Provincia autonoma di Trento, e attuale presidente dell’Euregio, Ugo Rossi, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher e il capitano del Tirolo Günther Platter, nonché del sindaco Roberto Oss Emer. Nel pomeriggio un concerto con l'orchestra giovanile dell'Euregio, mentre in piazza centrale si terranno degli spettacoli teatrali in italiano e tedesco. Confermato, anche in questa edizione, lo speciale “Treno dell’Euregio” che partirà il mattino da Innsbruck, con tappe intermedie e arrivo a Pergine in tempo per l’inizio della festa. Nel menù della giornata anche ingredienti turistici, come le visite guidate al Castello di Pergine e, con “bici Euregio”, la possibilità di effettuare brevi escursioni cicli-

Festival della gioventù dell' Euregio Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento

Una Musikkapelle in costumi tradizionali tirolesi stiche sul territorio dell'Alta Valsugana con partenza dal Parco Tre Castagni di Pergine. Il prologo alla festa dell'Euregio sarà la giornata di sabato: al campo sportivo di viale Dante si terrà la terza edizione della “Euregio Cup”, manifestazione dedicata alle squadre che hanno vinto la rispettiva Coppa nei territori provinciali. Nel 2015 a Hall in Tirol gli altoatesini del Sankt Georgen avevano battuto il Trento ai calci di rigore, nel 2016 a Castelbello il Trento si era portato a casa la coppa contro la Virtus Bolzano. Sabato 16 settembre nel pomeriggio è in programma la prima semifinale tra Sv Wörgl e Appiano, si sfideranno Trento e la vincente della coppa del Tirolo dell'est. Il programma calcistico si concluderà domenica 17 settembre, con la finale per il terzo e il quarto posto e la finalissima, con premiazione nel pomeriggio al Parco Tre Castagni, alla presenza dei tre presidenti, Ugo Rossi, Arno Kompatscher e Günther Platter. (C.P.)

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t ei s i r vs i b i l e t in pos im

ELENA LUCREZIA CORNARO  di Adelina Valcanover

va 26 luglio 1684) è stata la prima donna al Pado – 1646 no giug 5 ezia (Ven pia Pisco Elena Lucrezia Cornaro tico e la madre di umili origini, si sposarono tocra aris re, pad Il 8. 167 nel va Pado di sità mondo a laurearsi all’Univer ato una ingente somma. I Cornaro vers avere dopo solo liare nobi ento oscim ricon solo nel 1654 e i figli ebbero il figlia la cultura. Il padre accortosi della genialità della de gran e onio patrim ricco o, igios prest e avevano nom ea in filosofia. sostenne in tutti i modi negli studi, fino alla laur Patrona, siora Adelina. Deboto che me piaserave la me fessa ‘na intervista. Xela disposta? Siora, la reverisso, dasseno mi volerave anca la me disessa chi che la xe! Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, per servirla. La prima donna laureata al mondo! Cominciamo subito. Diamoci del tu, come fai di solito. Come certamente sai sono figlia di Giovan Battista Cornaro, procuratore di san Marco e nobiluomo veneziano e di Zanetta Boni, popolana. I miei genitori si sono amati molto, hanno avuto sette figli di cui io sono la quinta. I miei si sono sposati solo nel 1664, data la diversità di ceto.

Laura Bassi, prima professoressa universitaria (scienziato) della storia

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Immagino la difficoltà. Comunque è evidente che tuo padre ha amato molto tua madre. Penso proprio di sì, altrimenti non si spiegherebbe il loro matrimonio, non certo dettato dalla convenienza. Ad ogni modo, va detto che da molto tempo non avevano alte cariche nella Serenissima, ma potevano vantare un ottimo casato, ricchezza e cultura. Tieni conto per esempio, che il mio bisnonno era uno scienziato amico di Galilei, e suo padre fu un grande studioso di fisica. Quindi, in un certo senso, hai ereditato questa ‘genialità’ familiare… Penso di sì. Ebbi la fortuna, per quei tempi, che mio padre se ne rendesse conto e incentivasse i miei studi. Sospetto che mi vedesse come un trofeo da esibire, un “vano compiacimento” per dare lustro alla nobiltà del casato, anche se francamente non mi interessava certo esibire la mia cultura. Pensa, una donna che emergeva nel sapere! Mi ha circondata di grandissimi maestri da cui appresi il latino, il greco, l’ebraico, lo spagnolo, il francese, ebbi una profonda conoscenza musicale. Studiai anche eloquenza, dialettica e teologia. Carlo Rinaldini, professore dell’Università di Padova e amico di mio padre fu il mio maestro di filosofia.

Elena Lucrezia Cornaro So che avevi anche una forte vocazione religiosa. È vero! Avrei desiderato entrare in monastero, ma i miei genitori invece avrebbero preferito che mi sposassi. Sai allora cosa ho fatto? A 19 anni sono diventata oblata benedettina. I miei non hanno certo fatto salti di gioia, però diciamo che è stato un buon compromesso. Io potevo seguire le regole di san Benedetto e, nello stesso tempo, restare nel mondo e proseguire i miei studi, avendone modo e mezzi. Ero conosciuta nel mondo delle scienze, tanto che fui accolta dal 1669 nelle principali Accademie di quel tempo. Venni consultata anche dall’estero.


Quando facesti domanda per poterti laureare? Fu mio padre a inoltrare la richiesta, dopo che avevo sostenuto brillantemente a Venezia una disputa di filosofia in lingua greca e latina, che chiese allo Studio di Padova mi venisse assegnata la laurea in teologia. Apriti cielo! Il vescovo di Padova, cardinal Gregorio Barbarigo, quale cancelliere dell’Università, la cui autorizzazione doveva avere la sua firma, si oppose strenuamente e ti cito le sue argomentazioni: “Uno sproposito

Maria Gaetana Agnesi (1836)

dottorar una donna” e sarebbe stato un “renderci ridicoli in tutto il mondo”. Ma tuo padre non si lasciò intimidire e cominciò una guerra tra il vescovo Barbarigo e tuo padre. Infatti. Ma grazie anche al sostegno del professor Rinaldini sono riusciti a venire a un compromesso, ossia non la laurea in teologia (una bestemmia per l’epoca), ma in filosofia. E finalmente il 25 giugno 1678 discussi la tesi, come si direbbe oggi, e fui accolta nel Collegio dei medici e dei filosofi dello Studio padovano. Però in quanto donna non mi fu concesso insegnare, anche se tecnicamente parlando e per titoli, avrei potuto. Insomma in quanto donna, sebbene fossi riuscita dove nessuna era mai arrivata rimanesti un caso isolato. Fa conto. Non mi lasciarono competere con gli uomini in campo intellettuale e soffocarono la mia dignità femminile. Ma io sono contenta ugualmente. Dopo di me (quasi un secolo dopo) ci fu la grande bolognese Laura Bassi che è stata fisica italiana; la seconda donna laureata al mondo e la prima ad otte-

nere una cattedra universitaria. A seguire, anche Maria Gaetana Agnesi. Comunque si può dire che io ho aperto una strada. Il cardinale Barbarigo ti impedì di laurearti in teologia, come hai raccontato prima. Che dici di lui? Era uomo del suo tempo e non gliene faccio una colpa che ragionasse in quel modo. Era molto migliore di altri porporati. Questo ovviamente non mi consola più di tanto. Sei morta giovane, solo trentottenne. Eri molto delicata di salute. Sì, e lo studio e le penitenze che mi infliggevo non hanno giovato. Eri stata molto famosa e ammirata in vita, ma subito dimenticata. Sì, diciamo pure che anche attualmente sono poco ricordata. Ma che importa? Come si dice? Sic transit gloria mundi! (Come sono effimere le cose del mondo!). Dasseno no xe tanto importante! Sai cosa dico a te e ai lettori di Valsugana news? Il sapere è una cosa preziosa, ma seguire il proprio sentire interiore, ancora di più.

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Eugenio Conci in Concerto

 di Mario Pacher

Caldonazzo

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a chiesa di San Sisto a Caldonazzo era particolarmente gremita la sera di mercoledì 5 luglio scorso. Era tanta la gente venuta anche da altri paesi, per assistere al concerto d’organo di Eugenio Conci, quale momento inaugurale del prestigioso organo Serassi, recentemente rimesso a nuovo. La serata è stata introdotta con una descrizione della storia di questo particolare strumento acquistato dalla parrocchia di Caldonazzo nel lontano settembre del 1836. Nella prima parte l’organista Conci ha eseguito una serie di brani di autori dal 1600 al 1800 come Haendel, Bach, Schumann e altri ancora, mentre nella seconda parte ha eseguito musiche del 1900 di Morricone ed altri, per poi concludersi con l’emozionante “cavalcata dei Re Magi” con il tintinnio che lentamente si sperdeva al loro allontanarsi. Un lungo, lunghissimo applauso ha commosso l’organista Eugenio Conci che, sceso fra il pubblico, ha riscosso il grazie e le felicitazioni del vicesindaco di Caldonazzo Elisabetta Wolf, di tanti appassionati di musica presenti al concerto e di tante persone della sua Caldonazzo. Ma chi è Eugenio Conci? Ecco una sua ampia biografia. Eugenio Conci nasce a Caldonazzo nel 1943. È figlio di Guido Conci, che fu direttore del Coro parrocchiale e organista dal 1939 al 1979 e anche in varie altre occasioni. Dal 1948 al 1955 il papà Guido è anche direttore

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della Banda di Caldonazzo, inoltre ha al suo attivo 50 anni di insegnamento di Teoria Musicale ed Armonium (dal 1930 al 1980) presso la Scuola diocesana di Musica sacra di Trento, fondata da Mons. Celestino Eccher. Eugenio ricorda che il papà, per insegnare la teoria musicale agli allievi della Banda ospitava nella sua grande cucina i ragazzi che venivano a casa sua, nelle sere invernali, per gli esercizi di solfeggio. All’epoca non esistevano sale comunali riscaldate. Così, senza accorgersene, ascoltando gli altri, egli apprende con precisione la teoria musicale. Eugenio, dopo la 5^ elementare, passa alcuni anni in collegio e qui decide di dedicarsi allo studio del pianoforte, come autodidatta. Ricorda le lunghe ore passate alla tastiera; mentre i suoi compagni durante la ricreazione giocavano, lui si chiudeva nella sala del pianoforte a suonare gli esercizi del metodo Beyer! Completa

poi gli studi e ottiene il diploma magistrale con l’esame anche di pianoforte. Inizia l’insegnamento nelle scuole elementari e viene spesso invitato ad avviare al canto i piccoli, nei vari Centri scolastici del Perginese. Nel 1965, un gruppo di coristi del vecchio Coro la Tor di Caldonazzo, che si era sciolto verso l’anno 1950, decide di riprendere l’attività corale e invita Eugenio a dirigere il coro. L’esperimento dura un paio d’anni, ma poi la formazione si scioglie, perché gli elementi più validi vengono “rubati” e inseriti nel Coro Valsella di Borgo, che era a caccia di nuovi elementi. A partire dal 1965, Eugenio, pur continuando lo studio del pianoforte, inizia anche a suonare l’organo della chiesa di Caldonazzo. È il periodo della riforma liturgica: tutte le canzoni sacre, precedentemente cantate in latino, vengono abbandonate e si introducono i nuovi testi in lingua italiana. Il vecchio coro parrocchiale maschile

Una foto del coro di Caldonazzo degli anni ’60


non si sente di adeguarsi a questo rivoluzionario cambio liturgico e abbandona l’attività. Così, Eugenio raduna un folto gruppo di ragazzi e costituisce il nuovo coro parrocchiale giovanile a partire dall’anno 1970. Il coro, da lui diretto e contemporaneamente accompagnato all’organo, canta le nuove canzoni liturgiche. La sua attività musicale però non si limita al rinato coro giovanile. Infatti, nel 1971 viene chiamato a dirigere anche il Coro Castel Pergine e questo incarico durerà ininterrottamente fino al 1995: è un periodo di grandi soddisfazioni musicali, ci dice Eugenio. Il Coro viene invitato ad eseguire numerosi e prestigiosi concerti in Italia e in altri stati d’Europa, ottenendo grande apprezzamento di critica e di pubblico. Eugenio ricorda alcuni appuntamenti: nel 1976 ai Campionati mondiali di Calcio di Stoccarda, quale rappresentante dei gruppi folcloristicomusicali italiani; in Austria, a Vienna e Amstetten; in Germania, a Monaco di Baviera per una serie di trasmissioni televisive; al Teatro Petruzzelli di Bari, concerto in occasione della presenta-

zione dei prodotti e del folclore trentino; in Cecoslovacchia, a Praga e Marienbad; in Svizzera, a Zurigo; oltre a numerose città italiane. Contemporaneamente egli è sempre presente al servizio liturgico nella Chiesa di Caldonazzo. Nel 1995 abbandona la direzione del Coro Castel Pergine, divenuta troppo faticosa per i suoi problemi di salute e si occupa soltanto dell’attività con il coro parrocchiale. E così, la sera del 5 luglio scorso con i suoi 74 anni … suonati, ci ha allietati con l’esecuzione di pezzi scelti di musica sacra. Eugenio precisa che, nonostante il lungo servizio musicale prestato sempre in modo del tutto gratuito, non ha mai eseguito concerti d’organo personali. Eugenio è modesto e riservato, sa che la gente lo apprezza per il suo servizio liturgico. Per ultimo, è giusto ricordare che la tradizione mu-

Eugenio Conci al suo concerto sicale e organistica della famiglia di Guido ed Eugenio Conci continua con il figlio Matteo, anche lui valente organista, che spesso sostituisce il papà nella funzione di accompagnamento del coro parrocchiale. Anche nel concerto del 5 luglio, Matteo ha avuto un ruolo importante: l’inserimento dei vari registri richiesti dai brani. Sorridendo Eugenio ha concluso: per suonare l’organo Serassi è necessario essere in due, uno suona e l’altro “smanetta”!

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Abbeverarsi alla

Caldonazzo

FONTE dell’ARTE  di Chiara Paoli Caldonazzo è la cittadina che ha dato i natali allo stimato pittore trentino Eugenio Prati, ma questa famiglia ha contato numerosi artisti noti in Trentino e nel mondo. È qui, sulle sponde del lago che nel lontano 1971 Luigi Prati Marzari, parente della famiglia Prati, da parte di madre e a sua volta dedito alla pittura, ha dato avvio al Centro d'Arte la Fonte. Egli, come altri membri di questa famiglia ha vissuto parte della sua vita da emigrato in Brasile, ma sceglie di vivere il tramonto della sua esistenza nel suo amato Trentino. a Fonte è un'associazione di volontariato senza scopo di lucro, di cui Prati Marzari rimane presidente fino alla morte, sopraggiunta nel 1980. Si succedono alla presidenza dell’associazione: il maestro Saverio Tecilla, attivo per quasi vent'anni, cui segue l'architetto Paolo Franco; mentre dal 2010 a oggi il centro è diretto da Waimer Perinelli, socio-antropologo e vice caporedattore Rai. Il Centro d’arte La Fonte si occupa di valorizzare i nuovi talenti artistici, promuo-

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vendo concorsi per ragazzi e organizzando mostre di pittori emergenti. L’associazione ha dedicato parte della propria attività alla riscoperta degli artisti locali, quali Elio Ciola e la prolifica famiglia Prati, cui è stata dedicata un’importante mostra nel 2007, curata da Alberto Pattini e Waimer Perinelli all’interno della splendida cornice di Corte Trapp. La Fonte si è inoltre occupata di pubblicazioni di do-

Centro la Fonte - sede

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cumenti storici inerenti il paese di Caldonazzo, e ha curato le edizioni di alcuni libri di poesia, come l’opera del poeta Giulio Maria Marchesoni. Waimer Perinelli porta avanti questo progetto, realizzando ogni anno il concorso “Primavera in fiore” aperto ai giovanissimi che vogliono cimentarsi in campo artistico. Le mostre storiche organizzate dal Centro d’arte La Fonte hanno avuto quali protagonisti Angelico Dallabrida, Romualdo Prati, Oddone Tomasi, Giorgio Wenter Marini, Luigi Bonazza e il fondatore Luigi Prati Marzari. Nel 2013 l’associazione ha avuto l’opportunità di allestire una mostra antologica dedicata ai protagonisti della grande pittura di Caldonazzo, a Palazzo Trentini, sede del Consiglio Provinciale. In questi ultimi anni La Fonte ha voluto dare maggiore spazio all'arte contemporanea, nel 2016, in collaborazione con Renzo Francescotti, è stata organizzata presso la Casa della Cultura una mostra intitolata “La Colorata dozzina” e quest'anno una nuova esposizione “Cromatici 12”, che ha messo in mostra assieme ad alcune giovani promesse anche artisti affermati


quali Aldo Pancheri ed Elena Fia Fozzer. Il 2017 ha dato spazio anche ad una personale di Luigi Negriolli, e ad una mostra omaggio ai gemelli Edmondo ed Eriberto Prati, nipoti di Eugenio. In questa occasione è stato stampato il volume intitolato «I Prati: Edmundo ed Eriberto da Caldonazzo all'Uruguay» a cura di Waimer Perinelli. Il 2017 ha visto anche l’inaugurazione della nuova sede, uno spazio condiviso con l’APT Valsugana, in piazza Vecchia 15, nel cuore del paese.

Segue l’intervista al presidente del centro d’arte La Fonte: Dal mio incontro con Waimer Perinelli, esce un quadro dell’associazione estremamente positivo; grande è la soddisfazione del Centro d’Arte per essere divenuto un punto di riferimento per gli artisti locali, che chiedono di poter esporre qui le proprie opere. Un bilancio che chiude sempre a zero, perché le risorse vanno utilizzate. Sono tra i 50 ed i 90 gli iscritti che ogni anno aderiscono all’associazione e tra gli interessanti artisti scoperti quest’anno, ci sono stati Co-

lombelli, Hages e Tomio. Il nostro è un continuo impulso ad aggiornarsi e a conoscere sempre nuovi artisti, per proporre ogni anno qualcosa di attuale. Ma anche semplicemente conoscere personalmente e umanamente figure interessanti, con cui si condivide la passione per il mondo dell’arte. Qualche difficoltà certo, in primis quella del ricambio generazionale, e qualche complicazione che si riscontra nel trasporto delle opere, come quelle di Edmundo ed Eriberto Prati che nella mostra di questa estate sono state riproposte su

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un pannello fotografico, per l’impossibilità di farle giungere sin qui dall’America. Quando chiedo quali sono i progetti per il futuro mi viene anticipato l'intento di rinnovare la collaborazione con il Villaggio SoS Kinderdorf e l’allestimento di una nuova mostra a Palazzo Trentini in collaborazione con Arte Timbrica, movimento ideato da Aldo Panchei; dal 21 marzo al 16 aprile 2018. In questa prestigiosa sede, grazie all’instancabile operato dell’associazione, saranno esposte opere di artisti trentini, tedeschi e giapponesi.

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IV del F uoco DALL’ANTICA ROMA AD OGGI

 di Silvia Tarter

La parola Vigile del Fuoco deriva dal latino vigilantes. L’altra definizione comunemente usata è pompieri, un francesismo mutuato dai Sapeurs Pompiers, reggimento dell’esercito francese istituito nell’800 che si diffuse anche in Italia. Il termine “vigile” venne però riadottato in Italia in epoca fascista, quando nel 1938 fu emanato un decreto per uniformare i corpi dei pompieri provinciali, che sostituiva l’appellativo francese con un vocabolo che rimandava al passato romano. ra i primi esempi di corpi anticindendio della storia ci fu quello istituito dall’imperatore Augusto attraverso due riforme, il 26 e il 6 a.C., la Militia Vigilum Regime (poi Cohortes Vigilum). I membri avevano il compito di vigilare la città nelle ore notturne per prevenire e debellare gli incendi – all’epoca molto frequenti visto che le abitazioni erano in legno e si usava il fuoco per scaldarsi e cucinare - oltre che mantenere la sicurezza degli abitanti, proteggendoli

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da ladri e vagabondi, ruolo che oggi spetta invece alle unità di polizia. Questa legione aveva un’organizzazione paramilitare: si componeva di 7 coorti, ciascuna formata di circa 1000 membri, a controllo delle 14 regioni in cui era suddivisa la città di Roma (ogni coorte controllava 2 regioni), che già allora contava quasi 150.000 abitazioni. I vigilantes, che venivano arruolati anche tra i liberti, gli schiavi liberati, alloggiavano nelle statio, le caserme, e negli excubitorium, dei

distaccamenti siti al confine, e ricoprivano differenti mansioni: ad esempio c’era chi era addetto al controllo delle pompe d’acqua, chi a sorvegliare le carceri, chi all’illuminazione delle vie. Ogni coorte era poi coordinata da un capo detto tribunus e suddivisa in 7 centurie, ciascuna guidata a sua volta da un centurione. A capo dell’intero corpo era poi un Praefectus Vigilum, di ordine equestre. Questi vigili disponevano ovviamente di mezzi molto diversi dai nostri, si muovevano infatti su carri trainati da cavalli, su cui trasportare le botti contenenti l’acqua che attingevano dalle terme e dalle cisterne cittadine; utilizzavano inoltre tubi in cuoio o tronchi cavi per trasportarla e delle pompe a sifone, dotate di valvole che permettavano di fare pressione e spingere l’acqua anche verso l’alto. Si sa poi che utilizzavano lampade, funi, scale di corda o legno, asce e altri attrezzi e delle coperte bagnate chiamate centones, per avvolgere le persone o spegnere il fuoco. I vigilantes avevano anche un loro motto: Ubi dolor ibi vigiles, ovvero “dove c'è il dolore ci sono i vigili”. Nel quartiere romano di Trastevere, vicino al ponte Garibaldi, sono stati rinvenuti i resti di una costruzione, probabilmente un distaccamento di una coorte a protezione

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della ragione Transtiberium, come reca la scritta rinvenuta, e sulla quale sono stati trovati dei graffiti, lasciati con molta probabilità dai vigilantes che erano di turno. Dopo la caduta dell’impero romano si hanno molte meno tracce che testimoniano l’attività di corpi organizzati per la protezione dagli incendi. Del Medioevo ad esempio, i cui secoli furono costellati di numerosi incendi, si sa che gli incendi erano considerati punizioni divine e c’era molta superstizione al riguardo. Durante il Sacro Romano impero di Carlo Magno sorsero però delle gilde, associazioni di cittadini che si univano per prevenire e debellare gli incendi. In molti altri casi la storia ci mostra come la gestione degli incendi fosse affidata all’iniziativa privata di cittadini e corporazioni artigiane, quan-

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do non addirittura di monaci; in Francia, ad esempio, nel basso Medioevo, l’unione di un gruppo di borghesi portò a formare un corpo che venne poi ufficializzato sotto Luigi IX e Filippo il Bello col nome di guet bourgeoise. Tra i gruppi organizzati più conosciuti nella storia italiana ci furono invece le Guardie del Fuoco di Firenze, istituite ufficialmente nel 1416, ma nate precedentemente da cittadini volontari che agivano in caso d’incendio con i mezzi a

loro disposizione. Verso il 1700 poi, l’industriale francese Dumourrier-Duperrier istituì di sua iniziativa un gruppo antincendio, la cui struttura e organizzazione venne ripresa per l’istituzione dei Sapeurs Pompiers di Parigi, reggimento dell’esercito francese ufficializzato nel 1811, che è stato preso a modello da molti altri stati europei, tra cui l’Italia, e su cui ancor oggi si basa il Corpo dei Vigili del fuoco francese. Da quel momento in poi ogni capitale di ogni stato “avanzato” decise di destinare un’unità dell’esercito per il servizio antincendio. In Italia nel 1935 un Regio Decreto istituì un Corpo Nazionale Pompieri sito in ogni capoluogo di provincia e dipendente dal rispettivo ente provinciale, decreto che fu poi sostituito da quello del 1938 in epoca fascista che diede vita al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Dopo il 1941 invece vennero create le Scuole Centrali Antincendio e si resero uniformi anche i criteri di addestramento.


O C O U IL Fito e leggenda tra m

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utti conoscono la storia di Prometeo, che incurante delle conseguenze rubò il fuoco agli dei dell’Olimpo per riportarlo sulla terra e per questo venne punito da Zeus, che lo incatenò sul monte, mandando un’aquila a mangiargli il fegato e le interiora, che di notte ricrescevano, per venire nuovamente tormentate ogni giorno. Ma non vi sono solo i miti greci che narrano dell’origine del fuoco; i Bantu nordorientali hanno tramandato oralmente per secoli la leggenda del fuoco del porcospino. Tutto ha inizio quando un porcospino inizia a fare danni nei campi, rovinando i cereali; un uomo nel tentativo di fermarlo lo ferì con una lancia che rimase conficcata nell’animale. L’uomo, inseguendo l’animale per recuperare la sua lancia, si infilò in un tunnel sotterraneo, dove con enorme stupore trovò un gruppo di persone impegnate a cuocere il cibo sul fuoco. Gli abitanti del sottosuolo si rivelarono molto ospitali, aiutarono l’uomo a recuperare la sua lancia e gli offrirono in dono il fuoco, che l’uomo ancora ignorava. Per questo l’uomo venne eletto re e il porcospino, divenne la sua regina. Una leggenda sarda racconta di un tempo lontano, in cui l’uomo non conosceva ancora il fuoco, le persone soffrivano il freddo e per questo si diressero nel deserto per chiedere aiuto a Sant’Antonio. Egli ebbe pietà degli uomini e quindi si diresse con il suo maialino e il suo bastone di fèrula verso le porte dell’inferno; bussò alla porta e i diavoli non vollero farlo entrare, ma fecero un’eccezione per il maialino. Una volta entrato l’animale si mise a scorrazzare buttando tutto all’aria,

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con una tale furia che i diavoli chiesero al santo di venire a riprenderselo. Il santo impose il suo bastone sull’animale e questo si calmò immediatamente, Antonio sferrò una bastonata ad uno dei diavoli, che furenti presero il bastone e lo misero nel fuoco, all’istante il maiale riprese a ribaltare tutto. Sant’Antonio chiese ai diavoli di restituirgli il bastone, così da rendere nuovamente mansueto l’animale, così fu e i due uscirono dagli inferi, portando con sé il fuoco. Il bastone di fèrula ha infatti l’interno poroso, e al suo interno le scintille si sono mantenute vive, permettendo al santo di distribuire il fuoco agli uomini. Diversa è l’origine del fuoco per la mitologia Vedica, qui è la divinità Matarsivan, personificazione del fulmine, che porta all’uomo quelle fiamme che erano necessarie per offrire sacrifici agli dei.

 di Chiara Paoli

In Africa sono diverse le teorie sull’origine del fuoco, i Baluba credono sia stato il grande spirito ad insegnare ai primi uomini ad usare il trapano da fuoco, mentre i Loango narrano di un ragno intento a fabbricare un lungo filo che venne portato nel cielo dal vento; su di esso si inerpicò un picchio che con il suo becco punteggiò la volta celeste di stelle. Sullo stesso filato si incammina poi l’uomo, che raggiunge il cielo per conquistare il fuoco. Altri sostengono di aver veduto cadere dal cielo lacrime infuocate, che hanno consentito all’umanità di scoprire il fuoco e i suoi benefici. Il fuoco è un elemento magico che ha dato origine a miti e leggende, utile all’uomo per riscaldarsi e cucinare, distruttivo ma anche rigeneratore, come accade alla fenice che brucia e rinasce dalle sue stesse ceneri ogni 500 anni.

Museo Archeologico Nazionale delle Marche - Dinos di Prometeo particolare della consegna del fuoco


I VIGILI DEL FUOCO

RECAPITI E INDIRIZZI

BIENO (Tel. 0461 596091) - Comandante: Dellamaria Fulvio, Tel. 3477120811, f.dellamaria@alice.it BORGO VALSUGANA (Tel. 0461 753015) - Comandante: Capraro David, Tel. 3402890362, ingdavidcapraro@gmail.com CARZANO (Tel. 0461 766922) - Comandante: Capra Mauro, Tel. 3358309249, vvf.carzano@virgilio.it CASTELLO TESINO (Tel. 0461 594777) - Comandante: Menato Claudio, Tel. 3478404781, vvfcasteltesino@gmail.com CASTELNUOVO (Tel. 0461 752424) - Comandante: Lorenzin Simone, Tel. 3472968345, simonelorenzin@virgilio.it CINTE TESINO (Tel. 0461 592547) - Comandante: Biasion Lucio, Tel. 3496052867, sebastianolione@gmail.com GRIGNO (Tel. 0461 765384) - Comandante: Sartori Angelo, Tel. 3474523720, sartoriangelo1961@libero.it IVANO FRACENA (Tel. 0461 780126) - Comandante: Croda Massimiliano, Tel. 3421000649, vvfivanofracena@gmail.com NOVALEDO (Tel. 0461 721291) - Comandante: Martinelli Giancarlo, Tel. 3343271907, falmartinelli@alice.it OSPEDALETTO (Tel. 0461 768429) - Comandante: Nicoletti Gino, Tel. 3385719102, nicoletti.gino@ntrnet.it PIEVE TESINO (Tel. 0461 594888) - Comandante: Rippa Paolo, Tel. 3392732666, vvf-pievetesino@unionevvfborgo.org RONCEGNO (Tel. 0461 773313) - Comandante: Zottele Daniele, Tel. 3406835704, danielezottele@gmail.com RONCHI VALSUGANA (Tel. 0461 773222) - Comandante: Colla Adriano, Tel. 3495306077, adrianocolla@gmail.com SAMONE (Tel. 0461 763852) - Comandante: Paoletto Fabio, Tel. 3487952435, fabio.paoletto@tiscali.it SCURELLE (Tel. 0461 76383) - Comandante: Sartor Roberto, Tel. 3475555979, sartor.roberto@alice.it SPERA (Tel. 0461 782055) - Comandante: Paterno Mario, Tel. 3497203179, mario.paterno@filieraagroalimentaretrentina.it STRIGNO (Tel. 0461 762344) - Comandante: Carraro Fabio, Tel. 3897815749, vvf-strigno@unionevvfborgo.org TELVE (Tel. 0461 766965) - Comandante: Trentinaglia Silvio, Tel. 3333617920, trentinaglia.silvio@virgilio.it TELVE DI SOPRA (Tel. 0461 767224) - Comandante: Bonella Alessandro, Tel. 3496821494, a.bonella@hotmail.it TEZZE (Tel. 0461 769123) - Comandante: Gasperini Fabio, Tel. 3395664819, gasperini_fabio@alice.it TORCEGNO (Tel. 0461 760774) - Comandante: Battisti Marco, Tel. 3346684984, battisti.marco8@virgilio.it VILLA AGNEDO (Tel. 0461 763780) - Comandante: Andrein Marco, Tel. 3391810585, andrein.marco@gmail.com

ISPETTORE CONCI EMANUELE - Tel. 3401669118, emanuele.conci@libero.it VICEISPETTORE CONCI LUCA - Tel. 3482865731, conciluca@virgilio.it

Emanuele Conci

CASSIERE SPAGOLLA ROBERTO - Tel. 3195433601, roberto.spagolla@gmail.com, cassiere@unionevvfborgo.org SEGRETARIO ALBERTO PAOLETTO - Tel. 3491321009, alberto.paoletto@cr-cross.net, segretario@unionevvfborgo.org MAGAZZINIERE MARIO PATERNO - Tel. 3497203179, mario.paterno@filieraagroalimentaretrentina.it

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Santa Barbara e San Floriano I protettori dei vigili del fuoco

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ome tutte le categorie professionali, e a maggior ragione a causa degli altri rischi corsi dai pompieri, anche loro hanno un patrono. Anzi due. Infatti in Trentino-Alto Adige c’è una netta linea di demarcazione tra il patronato di Santa Barbara e quello di San Floriano (o Sanct Florian). Ma dove hanno origine queste venerazioni che hanno avuto un grande successo? Santa Barbara è anche nota come la martire del fuoco, e nonostante la sua fama ancora non è certa l’epoca in cui visse. Quello che è certo è che la santa iniziò ad essere venerata tra il VI e il VII secolo d.C., anche se alcuni luoghi di culto a lei dedicati furono costruiti anche un secolo prima in Egitto. Questa regione è infatti una delle papabili dimore delle Santa, della quale poco si conosce. Infatti non esiste un’unica versione della sua storia e del suo martirio, anche se alcuni elementi sono

comuni alle diverse agiografie. La giovane e bellissima Barbara, figlia di un uomo politeista e possessivo, venne rinchiusa in una torre (o in altri edifici, a seconda della versione) per proteggerla dai pretendenti (o perché troppo ribelle nei confronti del padre). La giovane raggiunge la massima ribellione quando si converte al Cristianesimo (a volte prima, a volte dopo la prigionia), e per questo motivo è condannata al martirio. Molte le pene che portano alla sua morte: dalla lacerazione della carne al taglio dei seni, dalle ustioni alla decapitazione. Ma le fiamme, secondo quanto riportato dalle scritture, non le bruciano la carne, e proprio a questo si deve probabilmente il suo patronato a moltissime categorie: genieri, artiglieri, artificieri, minatori, marina militare e, per l’appunto, vigili del fuoco e pompieri. Venerata sottoterra e nei campi di battaglia, dove proteggeva gli uomini dai colpi di arma da fuoco e da crolli ed esplosioni, è spesso stata scelta come figura protettrice perché in grado di simboleggiare la serenità di fronte a un sacrificio inevitabile. Ma anche perché capace di grandi miracoli. Fa infatti parte dei quattordici santi ausiliari, che, secondo la tradizione popolare, se invocati, si rivelano estremamente efficaci. Qualche curiosità: è a lei riconducibile il nome dei magazzini di munizioni presenti tanto nei galeoni navali quanto nelle fortezze e nelle fortificazioni (per l’appunto Santabarbara); con il Concilio di Trento si decide di rimuovere la sua figura dal calendario dei santi (tradizionalmente il 4 dicembre, giorno

 di Elisa Corni

della sua decapitazione) probabilmente perché una figura troppo ribelle. Più certa e nota è invece la tradizione agiografica di San Floriano, che subentra a Santa Barbara superato il confine della Provincia Autonoma di Bolzano. Questi fu un veterano dell’esercito romano che visse nelle regioni germaniche dell’Impero Romano a cavallo tra il III e il IV secolo. Convertitosi al Cristianesimo morì martire nel 304 a Lorch. In quanto governatore della regione sarebbe potuto scampare alla morte, ma, venuto a sapere che 40 persone convertite erano state arrestate, si precipitò ad aiutarle. Il martirio di Floriano fu articolato, ma a nulla valsero le fiamme, che mai lambirono il corpo del soldato convertito. Questo e il suo ruolo di comandante dell’unità antincendio fecero di San Floriano il protettore dei vigili del fuoco in tutta l’Europa germanica, nonché uno dei santi più venerati.

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La Valsugana dei

 di Franco Zadra ella Provincia di Trento il servizio antincendi comprende i Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari che operano nei Comuni, il Corpo Permanente che opera nella città di Trento, le Unioni distrettuali, la Federazione provinciale dei Volontari, la Scuola provinciale antincendi, e le squadre aziendali antincendi. In Valsugana troviamo due delle tredici Unioni distrettuali in cui è suddiviso il Trentino, quella di Pergine, con Bedollo, Calceranica al Lago, Caldonazzo, Centa S. Nicolò, Fierozzo, Frassilongo, Levico Terme, Palù del Fersina, Sant'Orsola, Tenna, e Vignola Falesina; e quella della Bassa Valsugana e Tesino con Bieno, Borgo Valsugana, Carzano, Castello Tesino, Castelnuovo, Cinte Tesino, Grigno, Ivano-Fracena, Novaledo, Ospedaletto, Pieve Tesino, Roncegno, Ronchi Valsugana, Samone, Scurelle, Spera, Strigno, Telve, Telve di Sopra, Tezze Valsugana, Torcegno, e Villa Agnedo. Le presiedono Paolo Faletti, ispettore da tre anni dell’Alta Valsugana, 58 anni, pompiere dal 2000, con più di dieci anni trascorsi nel ruolo di segretario del Corpo di Pergine, ed Emanuele Conci, 38 anni, ispettore della Bassa Valsugana e Tesino da un anno. Fresco di nomina, è entrato nei vigili del fuoco volontari di Borgo Valsugana a 12 anni, e dopo 6 anni di squadra giovanile è entrato a far parte

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VIGILI DEL FUOCO VOLONTARI del Corpo come volontario ricoprendo vari incarichi, per sei anni anche quello di vice comandante fino a ricoprire la carica di ispettore distrettuale. «All’ispettore – dice Emanuele Conci – spetta l’attività di coordinamento dei corpi, sia a livello amministrativo sia dal punto di vista finanziario, in quanto i budget economici vengono dati all’unione distrettuale che poi li divide tra i vari corpi del distretto. Ma il mio compito vero è quello di tenere uniti i corpi e di favorire la collaborazione tra di loro, controllare che ogni corpo svolga la sua funzione al servizio del Comune, vigilando sulla correttezza dei bilanci e sull’amministrazione in una supervisione di tutto il distretto. Per quanto riguarda la parte più operativa, negli interventi complessi che coinvolgono più corpi l’ispettore è chiamato a essere il Responsabile Operazioni di Soccorso (Ros), mentre di consueto ogni corpo gestisce in autonomia gli interventi nel proprio ambito». «Quando hai compiti di responsabilità – dice Paolo Faletti – l’aspetto tecnico diventa marginale, mentre emerge la parte umana e organizzativa di predisposizione di tutti gli strumenti utili a espletare quella opera-

tiva. È questa complessità un po’ la ragione del momento di crisi che stiamo vivendo. Abbiamo tutti i mezzi necessari, ma ci troviamo in una fase di difficoltà nel reperimento delle persone. La componente artigiana e contadina che caratterizzava i corpi nella loro gran parte non esiste più e molti sono costretti a muoversi sul territorio andando a lavorare lontano dal proprio luogo di residenza. Un aspetto che tocca soprattutto ai giovani che sono la gran parte dei componenti dei corpi che non hanno mai visto un’età media così bassa come adesso. Grazie al bacino di

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preparazione degli allievi, infatti, i rincalzi sono rappresentati nella gran parte da giovanissimi che a 18 anni sono già pronti a entrare come effettivi. Giovani che improvvisamente possono essere chiamati, per esempio, con pochissimo preavviso a fare un master a Copenaghen per cui la situazione, come vediamo a Pergine che pure è in sovrannumero, è abbastanza “liquida”, almeno non più così ferma come poteva esserlo vent’anni fa. Un turnover troppo frequente aumenta le difficoltà da quello che può essere il semplice adattamento al gruppo, l’affiatarsi dentro una squadra, oppure l’abituarsi al

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vedere qualche disgrazia, come purtroppo capita. La vita di oggi impone delle priorità che allontanano dai compiti istituzionali di una associazione come la nostra, anche se fino ad ora siamo riusciti a far fronte a tutte le emergenze». «Quest’anno in particolare – continua Emanuele Conci –, gli ultimi giorni di gennaio faceva molto freddo, ha preso fuoco un’azienda agricola a Villa Agnedo. Fortunatamente non ha interessato nè persone, nè animali, ma vi sono stati solo danni materiali alla struttura e ai macchinari. Un intervento che ci ha impegnato due giornate. Poi in luglio, in conseguenza di una tromba d’aria, tutti i corpi sono stati impegnati di domenica nelle varie emergenze che hanno coinvolto tutto il distretto. In ottobre abbiamo avuto una bella collaborazione per costruire il tetto del Liceo di Amatrice, dove per cinque giorni una dozzina di volontari, carpentieri in legno di cui in nostro distretto è ben fornito, a supporto di una ditta di Strigno, Tommaselli, abbiamo completato la copertura di 600 metri quadri». «Il nostro distretto – dice ancora Faletti – è ad alta densità abitativa. Pergine è il terzo capoluogo del Trentino e poi c’è Levico, che d’estate moltiplica di molto i residenti. Venuto un po’ meno l’aspetto industriale, vi sono però molte strutture, come ospedali e

case di riposo che richiedono una certa attenzione, oppure la Statale che può dare origine a incidenti stradali o anche ambientali. La vicinanza con Trento però è un vantaggio e il nostro distretto va molto d’accordo con il Corpo Permanente che si presenta sempre quando ci sono interventi di una certa importanza. Abbiamo coltivato una fiducia reciproca che rappresenta un innegabile sollievo per la responsabilità dei comandanti». «Nel nostro distretto – precisa ancora Conci – ci sono circa 586 volontari con una settantina di allievi. Sempre più in crescita è, soprattutto nelle squadre giovanili, la presenza del genere femminile, che noi abbiamo più o meno in ogni corpo. La varietà dei compiti nei vigili del fuoco permette alle ragazze di dare il loro contributo allo stesso livello dei ragazzi, non solo nell’interventistica, che co-

munque risponde sempre a dei criteri operativi che non riguardano tanto il genere. Nessuna preclusione, anzi, speriamo che si vada avanti per questa strada. Nelle regole attuali nella progettazione di nuove caserme è previsto anche lo spogliatoio femminile». «I 22 corpi del distretto – precisa Conci – lo collocano tra i medio-grandi del Trentino, e anche come ispettore per seguire le varie attività che si fanno, ho tutte le domeniche occupate. Sono tutti corpi con dei bei numeri, molto attivi e nessuno al momento è in difficoltà, e presentano una certa omogeneità. Anche nel caso di fusioni,


come Castel Ivano, per il momento i corpi rimangono legati ai vecchi comuni». E Faletti? «Quello che dovrebbe caratterizzarci come volontari – precisa – non è tanto l’eroismo o la supponenza di una perfezione che non raggiungeremo mai, ma piuttosto il senso di gratitudine di poter svolgere un servizio importante per noi e per la nostra comunità, con la capacità di meravigliarci nel riuscire tutti i giorni a far fronte alle piccole e grandi emergenze che inevitabilmente si presentano, con persone “normali” e con tutti i difetti e le fragilità che contraddistinguono la società di oggi di cui siamo specchio. L’enfasi sull’eroismo è esclusiva, il merito è competitivo, ci mette gli uni contro gli altri, mentre i corpi dei vigili del fuoco per loro natura sono inclusivi e hanno bisogno dell’apporto di tutti, del tutti per uno e uno per tutti, e poi la felicità viene dalla gratitudine e non viceversa». «I vigili del fuoco volontari hanno – sottolinea da parte sua Conci –, al di là dell’aspetto legato al soccorso, anche un grande ruolo sociale, che va dalla partecipazione alla processione del Corpus Domini fino agli interventi formativi nelle scuole. I pompieri in Trentino sono una associazione molto legata alla comunità, una caratteristica che non dobbiamo perdere e alla quale

dobbiamo rimanere legati in quanto ci permette di rappresentare gli ideali stessi della nostra autonomia. Il corpo di Borgo Valsugana, uno dei più vecchi del Trentino, ha compiuto i 150 anni l’anno scorso, poi ci sono stati i 140 di Scurelle, di Castel Nuovo, e quest’anno

li farà Roncegno. Numeri che dicono quanto ormai i vigili del fuoco siano radicati nella storia, nella tradizione, e nella vita sociale del territorio trentino. Una strada che continuiamo a percorrere e che viene rinnovata dagli ingressi nelle squadre giovani che ancora fortunatamente, nonostante i tempi più duri, continuano ad arrivare». «Sono in tanti – aggiunge Faletti –, anche chi viene da fuori Provincia e prova invidia per la nostra organizzazione, che pensano che questa nostra abnegazione per il servizio sia retribuita, ma solo a guardare i servizi registrati sui rapportini, i numeri di Pergine, per esempio, arrivano a 2530mila ore all’anno, totalmente gratuite. Non dobbiamo dimenticare inoltre che dietro a ogni volontario c’è il supporto di una famiglia che vive tutte le ansie del caso e non riceve neppure la gratificazione che deriva al volontario nell’intervenire». «Nelle squadre giovani – dice Conci - si entra quasi per gioco, ma l’incontro e l’esperienza, entrando nel Corpo, con un gruppo affiatato che sta bene assieme e si supporta a vicenda permette a tutti di poter esprimere quella voglia di far del bene per la propria comunità che caratterizza ancora i nostri giovani». «Gli interventi sono diventati più complessi – è Faletti che parla – dal punto di vista tecnico e organizzativo e questo comporta che ci deve essere a monte una preparazione più articolata e approfondita che richiede tempo e impegno personali. La formazione ob-

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bligatoria viene erogata dalla Scuola Provinciale Antincendi sotto la supervisione e il coordinamento del Distretto che supporta i Corpi in base al principio di sussidiarietà. A differenza dei Permanenti, che sono dei professionisti e lo fanno per lavoro, i volontari devono comunque garantire una professionalità nel loro intervento, che potranno affrontare con rapidità essendo appunto già sul posto. Professionalità che è andata crescendo grazie anche al corso base che ora è di 120 ore che dà una conoscenza tecnica molto approfondita. Come distretto stiamo pensando di recuperare alcuni blocchi del nuovo

corso base da riproporre anche ai “vecchi” che non lo hanno fatto per prevenire eventuali conflittualità generazionali dovute a differenze formative». «Come tipologia di interventi – dice Conci - vediamo che gli incidenti stradali sono in forte calo. Al di là delle polemiche sulla retta di Ospedaletto, devo dire che la Statale della Valsugana è una delle strade più sicure, ma poi è aumentata anche la sicurezza delle vetture, per cui gli incidenti che avvengono sono meno impattanti nelle conseguenze sulle persone e richiedono meno l’intervento con pinze idrauliche. Molti servizi tecnici che una volta non c’erano vengono avanti, tipo lo sblocco ascensore, o il nido d’api che ormai il normale cittadino non si arrangia più a debellare, e vari interventi minori che un tempo la popolazione si arrangiava a fare. Negli anni ‘90 gli incendi di abitazioni avevano avuto un picco per l’introduzione di nuove tecniche di costruzione non collaudate, adesso stanno calando». «Non si tratta del fatto – precisa Faletti – che i pompieri hanno vi-

ziato le persone, ma vi è piuttosto un calo nella manualità in generale che riguarda tutta la società di adesso». «Negli anni ‘90 – conclude Conci – si è investito molto in attrezzature grazie anche al boom di finanziamenti della Provincia. La maggior parte dei corpi si è dotato di un buon parco macchine e dell’autobotte, e le macchine che saranno cambiate d’ora in poi saranno solamente dei fuori uso che prevede per esempio la sostituzione di una autobotte dopo 25 anni. A Borgo due mesi fa è arrivata una autoscala nuova, mentre quella vecchia ma ancora valida, di 24 anni, verrà dislocata in Tesino, che potrà avere interventi più rapidi anche con questo mezzo».

NOTA DI REDAZIONE

Tutte le foto inserite nelle pagine 43-44-4556 sono foto d'archivio che rappresentano, anche storicamente, il grande “universo” dei Vigili del Fuoco. Non hanno quindi alcun riferimento al testo pubblicato e che nello specifico riguarda la Valsugana. Ciò perchè sarebbe stato impossibile inserire le foto riguardanti tutti i corpi del Vigili del fuoco che operano nelle nostre due Comunità di Valle.

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Vigili del fuoco fuori servizio potranno essere “di complemento”

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ono sei le associazioni che nella nostra Provincia raccolgono le persone che non figurano più in servizio attivo nei Vigili del Fuoco Volontari, ma continuano comunque a sentirsi e a essere Vigili del Fuoco e a collaborare, in diversi modi, con i corpi di appartenenza. Una recentissima mozione del consigliere provinciale Upt, Pietro De Godenz, con i colleghi Passamani e Tonina, è stata approvata per valorizzare proprio la figura dei Vigili del Fuoco fuori servizio del Trentino. «I corpi dei vigili del fuoco volontari – ha detto De Godenz – vantano una secolare tradizione basata sul principio dell’autodifesa delle comunità di fronte ai disastri e alle calamità. Questa peculiare esperienza storica rappresenta una grande ricchezza per il Trentino-AltoAdige, sia in termini sociali, perché comporta l’attivazione di energie, competenze e spirito di solidarietà che

Pietro De Godenz fanno parte del Dna delle popolazioni che vivono questo territorio, sia dal punto di vista del servizio che viene reso ai cittadini nella prevenzione degli incendi e in generale nelle attività di soccorso pubblico, attraverso un’organizzazione capillare e rodata di uomini

 di Franco Zadra

e mezzi. I dati quantitativi, aggiornati al 31 dicembre 2015, che descrivono il movimento pompieristico della nostra provincia parlano da soli: 7893 volontari, di cui 5485 in servizio attivo, e 1169 allievi. Una delle modifiche introdotte nei nuovi statuti è quella riguardante le tipologie di Vigili del Fuoco appartenenti al Corpo, che sono state ridotte a quattro: gli allievi, i Vigili del Fuoco in servizio attivo, i Vigili del Fuoco di complemento e gli onorari. Non è più prevista la figura del “vigile fuori servizio”. La forza dei corpi che sono presenti in modo capillare sull’intero territorio provinciale è legata all’esperienza e alla capacità che hanno avuto i Vigili del Fuoco fuori servizio di trasmettere nel tempo i valori fondanti del corpo ai giovani allievi e a quelli oggi in servizio, una vera e propria eredità che costituisce un patrimonio che deve essere preservato e custodito con

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attenzione. Un limite legato all’età o a condizioni di salute non più sufficienti a garantire il servizio attivo non possono cancellare una storia che, in molti casi, è fatta di oltre quarant’anni di servizio all’interno di un corpo e che è fatta di relazioni, di rapporti umani, di sostegno reciproco e, soprattutto, di grande altruismo e generosità; un legame fortissimo con la comunità trentina che non può e non deve essere dimenticato ma che va salvaguardato e sottolineato con rispetto e gratitudine all’interno del movimento dei Vigili del Fuoco Volontari con adeguati provvedimenti». Si impegna dunque la Giunta della Provincia ad attivarsi nei confronti della Federazione provinciale dei corpi Vigili del Fuoco della Provincia di Trento per una chiarificazione circa il ruolo che i Vigili fuori servizio hanno all’interno dell’organizzazione dei Corpi comunali, alla luce degli statuti vigenti, e a rimuovere eventuali ostacoli interpretativi, valutando la reintroduzione in ogni statuto dei corpi della figura del Vigile del Fuoco fuori servizio tra i componenti del corpo stesso o, quantomeno,

con una specificazione esplicita per quanto riguarda la figura del Vigile del Fuoco fuori servizio all’interno della categoria oggi definita negli statuti dei “vigili di complemento”. Qualora tale chiarificazione venga approvata dalla Federazione provinciale dei corpi Vigili del Fuoco della Provincia di Trento, si avrà la possibilità che tutti coloro che hanno militato nei corpi dei vigili del

fuoco volontari della Provincia autonoma di Trento possano, se lo vogliono, essere integrati all’interno della categoria dei Vigili del Fuoco di complemento prevista dagli statuti comunali dei corpi, comprendendo anche quelli usciti dai corpi prima della riforma introdotta con la legge provinciale 1 luglio 2011.

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ROGHI in Valsugana storici

 di Chiara Paoli

PERGINE VALSUGANA, 1713 È l’una del pomeriggio del 24 giugno del 1713, quando il fumo si leva da Casa Fachino, poi casa De Varda, si odono voci gridare “Gh’è fòc! Gh’è fòc!”. Il figlio maggiore, Paolo è sul tetto assieme alla servitù e a gran voce chiedono acqua, ma questa scarseggia e coloro che accorrono non sanno cosa fare. I Vigili del Fuoco non ci sono, qualcuno tra i più audaci entra nell’edificio e sale sul tetto per dare aiuto, ma uno di essi, a causa della scarsa visibilità dovuta al fumo, scivola e precipita in vicolo della Garbarie, rompendosi il cranio. Attorno alle 16 il vento aumenta, portando le fiamme verso la vicina casa Cerra, sede del Comune, crolla il tetto del palazzo e del retrostante Monte Santo. Le autorità comunali accorsero per mettere in salvo i documenti dei pegni che qui erano conservati. A sera,

anche l’ospedale del Santo Spirito era in fiamme, i malati vennero condotti immediatamente presso la vicina chiesetta di Santa Margherita. Successivamente, per timore che il fuoco si estendesse anche qui, gli infermi vennero trasportati nel convento dei Padri Francescani, che si prodigarono per curare i feriti e dare l’estrema unzione a coloro che in questa terribile giornata trovarono la morte: 4 uomini, 4 donne e una bambina. La municipalità richiede gli aiuti necessari alla ricostruzione dei tetti crollati nell’incendio, i comuni vicini partecipano donando denaro e viveri, da Vignola giungono in dono ben 12 carri di patate. Il 18 luglio viene istituita una commissione di vigilanza che tre volte al mese è tenuta a controllare i camini del borgo. Il 24 luglio pubblica riconoscenza viene espressa nei confronti di Oss Gio

Batta, Pietro Beber, Pino Molinari e Martino Haffner, oste del Cavalletto che con la sua possente forza riuscì a smantellare l’intera copertura della propria casa, limitando il divampare delle fiamme. BORGO VALSUGANA, 1862 Dalla “Gazzetta di Trento” 8 luglio 1862 “già ieri dì a sera s’era sparsa la voce d’un desolante incendio che investì la grossa borgata di Borgo in Valsugana. Parlavasi che fosse stata investita dalle fiamme quella sezione del paese che giace oltre la Brenta. Oggidì sentiamo che l’incendio non è ancora dominato e che i guasti sono gravissimi; spaventevoli.” Dalla “Gazzetta di Trento” 9 luglio 1862 “L’incendio scoppiò il giorno 6 di luglio, alle ore una e mezzo pomeridiane, nella parte orientale del paese, sita lungo la sponda destra del Brenta. Un vento

Dopo l’incendio del 1862 - fotografia di P. Sinigaglia

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impetuoso concitava la fiamma siffattamente, che ben presto investì tutto quel corpo di caseggiati. Soltanto nel mattino del giorno sette pel pronto soccorso che da ogni parte provenne, si circoscrisse e si dominò l’incendio. Sorvissero alla rovina, la chiesa e la canonica parrocchiale, le case e le filande lungo il Brenta; tutto il resto de’ fabbricati inchiuso nella via maggiore, comprese le case formanti la fronte della piazza, fino alla chiesa di Sant’Anna, e tutte le case poste dietro questa linea, la cancelleria, gran parte dell’archivio comunale e le carceri, tutto s’incenerì.” 140 le case incendiate, 300 le famiglie che rimangono senza riparo, per un totale di circa 1600 anime, 5 morti e diversi capi di bestiame deceduti. A perenne ricordo di coloro che contribuirono alla ricostruzione del paese dopo il tragico incendio, venne creata Via Fratelli a Borgo Valsugana. LUSERNA, 1911 Luserna venne distrutta dal fuoco il 9 agosto del 1911, sono le ore del mezzogiorno e del primo pomeriggio quando il rogo divampa inesorabile dall’abitazione di Dionigio Nicolussi Weiss. Il fuoco è stato accesso al pianterreno dell’abitazione, per affumicare la carne di un vitello, ma il vento non perdona e scatena la furia delle fiamme, che trovano sfogo nel fienile, riempito da poco con il foraggio necessario a sfamare le bestie in inverno. La vicinanza delle abitazioni, i tetti in scandole di larice e il fieno accumulato nelle abitazioni fanno il resto; l’incendio si propaga

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circa 16 ore di fiamme, che vengono spente tra le 5 e le 6 del mattino, ma nella notte tra l’11 e il 12 agosto il vento minaccia di risvegliare il fuoco, che un provvidenziale acquazzone consente di soffocare definitivamente. 58 le case distrutte, 79 le famiglie coinvolte nell’incendio, fortunatamente non si contano feriti e anche gli animali vengono per la maggior parte portati in salvo. Moltissimi i quotidiani dell’epoca che scrivono di questo terribile disastro, in lingua italiana e soprattutto tedesca. Segue l’istituzione di un Comitato di Soccorso, presieduto dal parroco don Giovanni Prinoth che si prodiga alla ricerca di fondi a sostegno delle famiglie che nell’incendio hanno perso tutto o

a grande velocità nelle case vicine, distruggendo in breve due terzi del paese. Intervengono prontamente soldati e operai impegnati presso il forte di Luserna e i numerosi pompieri di Caldonazzo, Levico, Calceranica e Centa, cui si aggiungono altre realtà quali la compagnia di cacciatori di Levico, gli alpini di Monterovere, l’artiglieria di Lavarone, la gendarmeria di Luserna, Casotto e Lavarone, da queste ultime due località ancora la finanza sopraggiunta anche da Vezzena e Pedemonte. Dall’Innsbrucker Nachrichten del 12 agosto 1911: “con grande coraggio i militari si misero all’opera in un vero e proprio braciere sotto una pioggia di brucianti scintille di fuoco […] Uno di essi ha salvato un’anziana dalla morte fra le fiamme ferendosi ad Trento - foto inedita relativa all’incendio di Luserna del 9 agosto un occhio […]”. 1911 - Archivio della Fondazione Museo Storico del Trentino 2011 L’incendio si protrae per tutta la notte, sono


quasi. Le offerte a sostegno della comunità giungono da tutto l’Impero Austro-ungarico, lo stesso imperatore Francesco Giuseppe versa 4.000 corone per gli incendiati di Luserna.

Luserna - dopo l’incendio

Le fotografie a corredo dell’articolo sono state estratte dalle pubblicazioni 3 e 4 in bibliografia; foto della targa commemorativa dell’incendio di Borgo di Giulia Curzel. Bibliografia: 1. “Un incendio memorabile”, in Strenna Trentina, anno 1984, pp. 167-169. 2. “L’incendio di Borgo Valsugana, 6 luglio 1862: cosa scrissero i giornali dell’epoca”, Giulio Coradello, Ci. Gi. edizioni, 1993. 3. “6 luglio 1862: Borgo Valsugana in preda alle fiamme”, Marta Scalfo e Classe III B Scuola media Ora e Veglia, Borgo Valsugana, a.s. 1995/96, Gaiardo, Borgo Valsugana, 1996. 4. “1911 Il grande incendio di Luserna”, a cura di Valentina Nicolussi Castellan e Paolo Zammatteo, Centro Documentazione Luserna, 2013.

I VIGILI DEL FUOCO - DISTRETTO DI PERGINE

RECAPITI E INDIRIZZI

BASELGA DI PINÈ ( Tel. 0461 557086) - Comandante: Aldo Moser - vvfpine@vvfpine.com BEDOLLO (Tel. 0461 1942835) - Comandante: Sergio Casagranda - personale@comunebedollo.it CALCERANICA AL LAGO (Tel. 0461 724909) - Comandante: Marco De Martin CALDONAZZO (Tel. 0461 724555) - Comandante: Diego Campregher CENTA SAN NICOLÒ (Tel. 0461 722199) - Comandante: Enzo Martinelli - vvf_centa@inwind.it, FIEROZZO (Tel. 0461 550065 - 335 7611014) - Comandante: Stefano Pompermeier FRASSILONGO (Tel. 339 8916276 - 345 8525414) - Comandante: Vincenzo Laner - vf.frassilongo@virgilio.it, LEVICO TERME (Tel. 0461 706222) - Comandante: Ezio Acler - info@vvf-levicoterme.it PALÙ DEL FERSINA (Tel. 342 3785059 - 333 2182416) - Comandante: Corrado Lenzi PERGINE VALSUGANA (Tel. 0461 531054) - Comandante: Guido Lunelli - info@vvf-perginevalsugana.it SANT’ORSOLA (Tel. 320 8698260 - 329 81280002) - Comandante: Lorenzo Moser TENNA (Tel. 0461 707811 - 347 2742305) - Comandante: Nicola Paradisi - vigifuocotenna@virgilio.it VIGNOLA FALESINA (Tel. 0461 510518) - Comandante: Giorgio Brendolise ISPETTORE PAOLO FALETTI - 347 7194559 VICE ISPETTORE MAURO OBEROSLER - 347 5778933

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Vigile del fuoco per sempre

Claudio Cattoni Arriagada gni Corpo dei Vigili del Fuoco ha i suoi eroi. Persone che nel silenzio e aliene da protagonismi hanno dato la vita nell’ambito di un servizio a difesa del territorio e per il bene comune della popolazione. Vogliamo qui ricordare, ma per ricordarli tutti, il “bombero” Claudio Cattoni Arriagada, padre di Carolina, una cittadina levicense molto fiera del suo papà che in patria, a Santiago del Cile, è ricordato e celebrato come un eroe nazionale. Il Corpo dei Vigili del Fuoco in cui militava Claudio Cattoni porta un nome, Pompa Italia, che è in sé un implicito ringraziamento per quegli immigrati italiani, soprattutto trentini, che nel loro integrarsi con quella società non risparmiarono generosi contributi al costituirsi della protezione civile “ante litteram”. Il racconto dell’incidente di cui fu vittima Cattoni si trova ancora sul sito del Corpo cileno, www.vigilidelfuoco.cl. Era il 20 dicembre 1990, e presso l’Undicesima Compagnia di Pompieri di Santiago del Cile, “Pompa Italia”, in Av. República 94, si svolgeva la tradizionale cerimonia di premiazione per i

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volontari particolarmente distinti nel servizio, in occasione dell’anniversario di fondazione del Corpo. Alle 20 e 13 la chiamata per un incendio di medie proporzioni mobilitò il personale presso un edificio in calles Moneda y Morande. Ancora non avevano terminato di commentare quell’intervento che alle 23 e 52 i pompieri furono chiamati per un altro incendio, questa volta in calles Catedral y Chacabuco. Claudio Cattoni, che aveva partecipato attivamente nell’estinzione del primo incendio, non mancò nel rispondere prontamente alla nuova chiamata. Giunti sul posto, un pesante cornicione crollò su numerosi volontari seppellendoli sotto le macerie e lasciandoli con ferite di varia entità. Il più grave è però Claudio Cattoni, che

fu subito trasportato all’ospedale Clínica Dávila. Là, l’impegno dei sanitari, la sua volontà di vivere e le preghiere dei suoi compagni di sevizio, dei famigliari e degli amici, risultarono vane, poiché all’alba del 3 gennaio 1991 spirò lasciando nello sgomento tutti quelli che condivisero con lui la vita e gli ideali di servizio che lo animarono. A soli 33 anni di età, Claudio Cattoni, giovane ingegnere, padre e marito esemplare, Primo Capitano della “Squadra Giovanile” e compagno di memorabili giornate presso la Pompa Italia, ci privava della sua presenza fisica per sempre, ma non della sua memoria, che sopravviverà come simbolo di impegno, abnegazione e amicizia tra coloro che hanno avuto il privilegio di essere suoi compagni di ideale. Questa memoria è un tesoro prezioso per il corpo dei V.V.F.F. volontari di Levico, una sorta di riserva d’ideale a sostegno dell’impegno per la comunità e di quella generosità volontaria che annovera, tra i rischi possibili, l’estremo sacrificio di sé. (F. Z.)


PER UN

PERENNE

ricordo

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omenica 31 maggio 1981 è stata una giornata che ha segnato tristemente i cuori dei pompieri di Tezze, ma anche di molti paesani. In quel giorno i pompieri guidati dal comandante Stefani Lino “Bano”, decisero di andare in montagna nella zona della Barricata a fare la legna per la festa patronale di Sant'Antonio, dove i pompieri erano gli organizzatori. Finito il lavoro, caricato il camion da

cava che usarono per il trasporto, scesero per la strada militare che porta a Selva di Grigno. Alcuni pompieri scelsero il pulmino Fiat 238, mentre altri 3, per stare in compagnia dell’autista, salirono sul camion un Fiat Iveco. Arrivati dopo il diciassettesimo tornante qualcosa andò storto e il mezzo uscì di strada. Un vigile si salvò mentre per Adriano, Alcide e Pompeo non ci fu nulla da fare. La giornata che doveva essere di festa, lavoro e allegria si trasformò in una tragedia. Nel primo pomeriggio nel paese suonò la sirena del campanile per tre volte e tutti capirono la disgrazia. In barricata i loro amici decisero di erigere una chiesetta in loro ricordo e in ricordo di tutti i caduti della montagna. La chiesetta ora è gestita dai pompieri di Tezze, mentre sulla strada troviamo una lapide che indica il luogo dove il camion si è rovesciato. Nella chiesetta ogni prima domenica di agosto i Vigili del Fuoco di Tezze ricordano i loro vigili con una solenne messa.

Mocellini Adriano

Stefani Alcide

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La ginnastica artistica

POLIGYMNICA LEVICO

 di Armando Munaò

Una delle numerose e qualificate società sportive che operano in Valsugana e che merita un particolare significativo riconoscimento, anche per festeggiare il 21esimo anniversario della sua attività, è l'A.S.D. POLIGYMNICA LEVICO. Da quel lontano 1966 tanta acqua è passata sotto i tradizionali ponti e tanti sono stati i traguardi sportivi e sociali che la POLIGYMNICA LEVICO ha ottenuto e che fanno degna cornice del suo “Palmares”.

Foto di gruppo dell' evento con la campionessa mondiale Vanessa Ferrari

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ra l'ottobre 1996 quando a Levico Terme, con la partecipazione di 17 allieve, decollava il primo corso di ginnastica artistica dell'Associazione Poligymnica. Le fondatrici erano solo sicure della passione per la ginnastica artistica e di quello che si voleva creare: un'associazione senza scopo di lucro, sostenuta da un gruppo motivato di persone, aperta a bambine e ragazze che avessero voglia di dedicarsi ad una disciplina sportiva all'epoca poco conosciuta come appunto la ginnastica artistica. L'intento, raggiunto con successo nei 21 anni di attività, era quello di far conoscere questo sport meraviglioso in grado di sviluppare capacità atletiche, come coordinazione, forza, flessibilità, ma anche senso del ritmo e consapevolezza di sé. “La Poligymnica, come sottolinea la Presidente Chiara Magnago, è sempre stata aperta a tutti e si è sempre impegnata ad offrire ad ogni allievo uno spazio sereno di crescita. Partita infatti come attività promozionale, a distanza di anni si è raggiunto negli anni un livello tecnico sempre crescente che ha portato le atlete Poligymnica ad affrontare anche l'ambito agonistico nei circuiti CSEN, UISP e CSI fino ad arrivare alle fasi nazionali. L'agonismo non è lo scopo principale dell'associazione, ma soprattutto un arricchimento e completamento dell'esperienza sportiva che viene offerta, che deve essere prima di tutto incentrata sul divertimento, il miglioramento personale e la passione per la ginnastica a prescindere dal livello tecnico. E a proposito di livello tecnico e di risul-

tato crediamo sia doveroso sottolineare che le ragazze del gruppo AVANZATO hanno dato prova del loro livello tecnico raggiunto partecipando con successo a ben due diversi circuiti di gara, quello UISP e quello CSI, per un totale di tre competizioni provinciali, una regionale e una nazionale. Ed è proprio in occasione di quest'ultima che le nostre qualificate Chiara Schiavone, Eleonora Moser, Melanie Guerra e Silvia Cetto hanno gareggiato con le altre atlete della delegazione Trentino-Alto Adige, confrontandosi con ginnaste provenienti da tutta Italia, nella cornice del Pala GeTur di Lignano Sabbiadoro. Le atlete levicensi hanno eseguito benissimo i loro esercizi mostrandosi all'altezza di una finale nazionale e, con grandissima soddisfazione, per la prima volta una atleta della Poligymnica, Chiara Schiavone, si è classificata quinta al campionato nazionale CSI col suo esercizio alla trave per la categoria Allieve Super A. Una ragazza cresciuta con l'associazione, iniziando i primi corsi all'età di 6 anni e oggi a 12 anni ha raggiunto un obiettivo di tutto rispetto che indubbiamente rende orgogliosi non solo i familiari, ma anche la Poligymnica, amici, tifosi e simpatizzanti. Come meritevole di citazione è anche l’ottimo decimo posto di Eleonora Moser al corpo libero. Anche i corsi base quest'anno hanno partecipato alla loro prima competizione provinciale, gareggiando nel circuito Small CSI e presentando degli esercizi a squadre che hanno raggiunto un bel secondo e terzo posto. Pubblico riconoscimento per la POLIGYMNICA LEVICO e la sua attività c’è stato in occasione della grande festa della ginnastica, che ha visto la partecipazione di ben 7 diverse società trentine sotto la guida della campionessa mondiale Vanessa Ferrari, ospite d'eccezione. L'evento ha voluto essere un regalo speciale per tutte le atlete, da condividere


Da sinistra: Eleonora Moser, Melanie Guerra e Chiara Schiavon con le altre società della ginnastica trentina all'insegna dell'amicizia e dello spirito sportivo. Valori che Poligymnica da sempre promuove e fa propri. I due saggi annuali a Natale e a fine lezioni

hanno visto sfilare ed esibirsi ben 95 giovani atleti e atlete dai 4 ai 15 anni, che con grande impegno e soddisfazione hanno mostrato a genitori e amici i loro progressi e il livello tecnico raggiunto. Silvia Cetto Da evidenziare che la frequenza alla POLIGYMNICA LEVICO può iniziare dai 3 anni in su con i primi approcci ludici, per proseguire poi con i primi elementi propedeutici, le prime difficoltà tecniche e l'approccio sui grandi attrezzi (trave, corpo libero, parallele, volteggio, mini trampolino). I corsi, tenuti dagli istruttori Chiara Magnago, Michela Bazzoli e Carlotta Gianello, sono suddivisi sia per età che per esperienza tecnica, così da offrire ad ognuno uno spazio adeguato per crescere e sviluppare autostima e consapevolezza. Le atlete più grandi possono intraprendere percorsi formativi per diventare a loro volta istruttrici. In chiusura una dovuta e meritevole citazione per l’attuale direttivo, composto da Chiara Magnago (Presidente), Michela Bazzoli (Vicepresidente), Alice Plancher (segretaria) e Veronica Gianello, che, accomunate dall'amicizia e dalla passione per la ginnastica artistica praticata da bambine, portano avanti gli scopi associativi puntando ad un miglioramento continuo, alla diffusione della conoscenza di questo sport e alla crescita delle piccole “grandi” atlete . Chi fosse interessato alla attività della POLIGYMNICA LEVICO può visitare il sito http://poligymnica.blogspot.it/, la pagina Facebook POLIGYMNICA LEVICO o scrivere all’indirizzo poligymnica@gmail.com.

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 di Alice Rovati

Come utilizzare in sicurezza

Le Carte di credito L

e carte di credito sono lo strumento più diffuso di pagamento; il loro utilizzo online permette spesso di risparmiare. Ma occorre anche avere qualche accortezza per evitare spiacevoli sorprese. In primo luogo è necessario controllare con frequenza gli estratti conto per individuare eventuali movimenti sospetti. Se ci sono addebiti doppi o relativi ad acquisti mai effettuati è bene contestarli immediatamente. Se le operazioni sono tante e ripetute, meglio bloccare la carta con una telefonata al servizio clienti e fare una denuncia alle autorità, da consegnare poi alla banca o all’emittente la carta. Se dopo 30 giorni non si è risolto, si può fare ricorso all'Arbitro bancario e finanziario. Per riavere indietro i soldi, è sufficiente fare un reclamo scritto all'emittente che, se l'utilizzo fraudolento è stato fatto online, restituirà l'intera somma addebitata senza alcuna franchigia. Dopo 30 giorni è sempre possibile fare

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ricorso all'Arbitro bancario e finanziario. È bene salvare il numero dell'emittente sul telefono: dopo il blocco della carta non si è più responsabili di eventuali utilizzi fraudolenti, prima al massimo possono addebitare 150 euro. Attenzione poi al phishing: la banca non chiede mai i dati personali via email o sms, quindi meglio non rispondere se si hanno dubbi sulla provenienza delle comunicazioni. Il numero della carta di credito si può inserire solo su siti protetti da sistemi di sicurezza internazionali (verificando la presenza di un lucchetto, in basso a sinistra nel browser). Accertarsi del venditore è un’altra buona pratica, soprattutto se si effettua shopping online. Sul sito devono essere indicati tutti i suoi dati. È meglio digitare l'indirizzo e non cliccare sui link ricevuti, che potrebbero portare su siti non attendibili. Stampare sempre la ricevuta di pagamento perché potrebbe servire in caso di contestazioni. Prima di effettuare acquisti online, ricordarsi sempre di utilizzare un computer protetto con firewall e antivirus sempre aggiornati. Una delle altre truffe più temute è anche la clonazione della carta. Per scongiurare il rischio, nei negozi è preferibile non lasciare troppo tempo la carta in mano a sconosciu-

ti. In caso di clonazione, la procedura da seguire è la stessa di quella per il furto o lo smarrimento: blocco della carta, contestazione dell'estratto conto e denuncia. Potrebbe essere utile allegare le prove che, al momento dell'acquisto con la carta clonata, ci si trovava in un altro luogo (per esempio al lavoro). Inserire i pin della carta lontano dagli occhi indiscreti di chi potrebbe catturare i dati di sicurezza. Infine: in rete spesso c’è la cattiva abitudine di fare pagare delle commissioni aggiuntive al cliente quando sceglie il pagamento con carta. Si tratta di commissioni illecite secondo il Codice del Consumo. Non possono essere applicate commissioni aggiuntive al prezzo di un bene o servizio solo perché si paga con un determinato strumento (carta di credito, prepagata, bonifico etc.). Il divieto è assoluto, cioè non vi sono deroghe o eccezioni. Negli anni scorsi Altroconsumo ha denunciato per questo compagnie aeree e agenzie di viaggio online, che a più riprese sono state sanzionate dall’Antitrust: purtroppo però la pratica illecita e scorretta continua. Una pratica che non si limita ai siti di voli e viaggi, ma che coinvolge anche molti siti di commercio elettronico, e talvolta sconfina persino nei negozi fisici (specie durante il periodo dei saldi), anche se in questo caso è molto meno facile documentare la pratica illecita. *La dott.ssa Alice Rovati è laureata in Giurisprudenza, percorso europeo e transnazionale, con master in Europrogettazione. Giurista esperta in diritto dei consumatori, docente di diritto. È Rappresentante di Altroconsumo per la Provincia di Trento.


PERGINE

Arte insieme-creare per la solidarietà

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a avuto il meritato successo a Pergine Valsugana, presso la sala Mayer, la prima mostra delle opere d’arte degli iscritti all’associazione Auser e degli ospiti della Comunità Terapeutica Maso San Pietro. Una rassegna denominata “Arte insieme-creare per la solidarietà” che ha visto esposti dipinti, ceramiche, bambole di stoffa, sculture in legno, gioielli ed altro ancora, e che è stata organizzata dai due Enti per ricordare il membro del direttivo Auser Mario Parrotto, venuto a mancare nel gennaio di quest’anno. All’inaugurazione era presente il primo cittadino di Pergine Roberto Oss Emer, l’assessore alla Comunità di Valle Sandro Beber, il direttore della Comunità Maso San Pietro padre Beppino Taufer e più di duecento semplici cittadini. Il presidente Auser Elia Bernardi e la sua vice Maria Sartori hanno ringraziato per l’entusiasmo di tanti loro soci e degli ospiti della Comunità Maso San Pietro, nell’aderire a questa iniziativa. Dopo il momento inaugurale, si è esibito il coro “Castel Pergine” che ha intonato alcune canzoni tratte dal suo ricco repertorio, mentre l’Auser ha offerto un ricco buffet. (M.P.)

EZZENE V E L L E D O N IA P ALTO

COMMEMORAZIONE PER MARCO AMBROSINI

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iù di 300 persone hanno partecipato a Malga Marcai, a 1600 metri di altitudine sull’altopiano delle Vezzene nel territorio del comune di Levico Terme, alla rievocazione storica di un drammatico evento della prima guerra mondiale. Un episodio che risale al lontano 1915 e che ebbe protagonista l'allora giovane alpino Marco Ambrosini, classe 1895, del 6^ Reggimento del Battaglione Bassano, che riuscì a salvarsi la vita grazie a un grosso abete che gli fece da scudo e sul quale si conficcarono più di venti colpi sparati contro di lui dal nemico. Al termine del conflitto, l'Ambrosini fece erigere, con l’aiuto degli amici superstiti, proprio a ridosso di quella pianta, un cippo con due lapidi. Su una vennero scolpiti i nomi dei 22 commilitoni periti in quel combattimento e sull’altra la sintetica narrazione della sua fortunata sorte: “Sotto le fronde di un ombroso abete in questo luogo montai più volte di vedetta. Il suo tronco mi fece scudo dal piombo nemico ed ebbi salva la vita.” Per lunghi anni il soldato Ambrosini partecipò all’annuale cerimonia fino a quando, nel 1978, concluse il suo cammino terreno. E perchè questa sua avventura non fosse mai dimenticata, prima di morire ordinò ai suoi discendenti che tutti gli anni si organizzasse nello stesso luogo una cerimonia rievocativa. Le sue parole non caddero nel vuoto e i nipoti costituirono il “Club degli Ambrosini” proprio per organizzare questo annuale significativo incontro che comprende sempre la celebrazione di una S. Messa di suffragio, celebrata quest’anno da don Valentino Miotto, per lui e per i suoi compagni soldati caduti. E su quel cippo ad ogni anniversario viene sempre riposto anche il cappello alpino di Marco. Molte le rappresentanze di associazioni combattentistiche e d’arma presenti alla cerimonia con i loro gagliardetti, venute da Levico, Caldonazzo, Barco, Vicenza, Verona, della brigata Sassari e da Asiago, terra d’origine dell’Ambrosini. Anche quest’anno il ritrovo si è concluso con il rancio campale preparato nelle marmitte del 1916 dai nipoti dell’Ambrosini, Marco e Stefano Ambrosini, che è stato distribuito nelle gavette dell’epoca. (M.P.)

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LE FORTEZZE IMPERIALI IN VALSUGANA

Forte Busa Verle (Vezzena) e Forte Pizzo di Levico L

a Valsugana, come importante via di comunicazione fra Germania e Italia, fu sempre al centro di politiche finalizzate al controllo e alla difesa del territorio. I numerosi castelli, sede del potere locale, sono infatti antichi testimoni di questa ancestrale peculiarità di area di transito da difendere e controllare. Un aspetto, questo, che si accentuò nella seconda metà dell'Ottocento quando proprio la Valsugana entrò nuovamente a far parte, durante le guerre del Risorgimento in Italia, degli interessi strategici della Casa d'Austria. Una politica che si manifestò, come ancora oggi si vede osservando il paesaggio, con la progettazione e costruzione di nuovi “guardiani di pietra”. Sono, per esempio, i forti austroungarici di Tenna e delle Benne pensati per difendere Trento e il Trentino (al tempo conosciuto come Tirolo italiano) da una possibile invasione proveniente dall'Italia.

Per comprendere l'importanza di questi moderni presidi militari dobbiamo allargare lo sguardo sul Trentino fra Otto e Novecento. L’Arciduca Giovanni d’Austria, fra Sette e Ottocento, – durante le guerre napoleoniche – elaborò un primo piano di difesa del Tirolo. Ma si dovrà attendere il post-congresso di Vienna per vedere iniziare il processo di fortificazione della nostra regione. La prima ad essere progettata fu la Fortezza di Bressanone eretta negli anni ’30 dell’Ottocento a difesa del passo del Brennero. A dare una spinta alla fortificazione del Trentino furono le guerre del Risorgimento. Con la perdita della Lombardia (1859) e del Veneto (1866), il Trentino, diventato il confine principale dell’Austria con il neonato Regno d’Italia, fu coinvolto in un intenso programma di difesa con la costruzione di fortificazioni dislocate lungo le principali vallate confinanti con l'Italia. La Valsugana, assieme alla zona degli altopiani di Vezzena e di Lavarone-Luserna, entrò subito a far parte dei piani

 di Andrea Casna

austroungarici. Fra il 1883 e il 1889 furono costruiti i forti di Tenna e delle Benne. Nel corso del '900, fino alla primavera del 1915, il comando militare austroungarico progettò e costruì l'importante cinta difensiva della zona Vezzena-Lavarone-Luserna. Nei mesi precedenti all'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria nel maggio 1915, grazie all'impiego di civili militarizzati e prigionieri di guerra russi, Vienna completò un secondo sbarramento che da Tenna saliva fino alla Panarotta per poi proseguire sulla catena del Lagorai. L'ultima fortezza realizzata fu il forte Busa Granda (a Vignola Falesina), realizzato in soli tre mesi, fra il febbraio e l'aprile del 1915, e scavato completamente nella roccia. Nell'arco di questo periodo, dal 1883 al 1915, la popolazione vide il proprio paesaggio e ambiente cambiare e piegarsi alle esigenze dell'esercito di sua maestà Francesco Giuseppe d'Austria. Furono costruite nuove strade e teleferiche per il trasporto di materiale e munizioni. La stessa ferrovia della Valsugana, ultimata nel 1896, fu pensata per facilitare il movimento di rifornimenti, armi e soldati. Molti boschi e pascoli sparirono per lasciare spazio a fortezze, trincee, reticolati e bunker.

Forte Verle passo Vezzena


MO I O D E T T O ON R T N E C

Forte Pizzo di Levico - Foto Marisa Montibeller

La fortificazione del territorio portò ad una certa stabilità in ambito lavorativo grazie all'impiego, soprattutto nella fase di fine Ottocento, di artigiani, fornitori e imprese locali. Un coinvolgimento che contribuì, in un certo senso, a dare una risposta alla forte richiesta di lavoro in un sistema economico arretrato. Le nuove fortezze, però, portarono ad una inevitabile militarizzazione del territorio con la conseguente imposizione di pesanti limiti a danno della popolazione come, per esempio, il raggio di divieto di fabbrica nelle immediate vicinanze delle strutture militari. L’incremento delle forze armate determinò, inoltre, l'inasprirsi delle misure di spionaggio e controspionaggio con ripercussioni negative sull’industria del turismo e la censura limitò la vendita di cartoline per evitare la diffusione, in Italia, di immagini rappresentanti i luoghi fortificati, importanti punti strategici o semplici mappe geografiche. Nel 1910, per esempio, la Procura di Trento ordinava al Capitanato di Borgo il divieto alla diffusione di una «cartolina postale» sulla quale «c'è una breve esposizione riassuntiva della storia del “Trentino” e dalla parte dell'indirizzo una piccola carta geografica del Tirolo, si prega di impartire gli opportuni ordini per impedire ogni e qualunque ulteriore diffusione di detta cartolina, confiscandola ovunque essa venisse posta in vendita pubblicamente».

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e nostre nonne conoscevano rimedi semplici ed efficaci per rimuovere le macchie dai vestiti, rimedi che anche a noi possono tornare utili. Per eliminare gli aloni di sudore dai nostri vestiti ad esempio, pochi sanno che un valido alleato può essere l’aceto. Basta mescolarlo ad un po’ d’acqua e strofinare bene la macchia con un panno. In alternativa, anche lo shampoo può andare bene. Se le macchie sono particolarmente ostinate possiamo ricorrere al sempre utile bicarbonato di sodio, da tenere sempre in casa. Unito all’acqua infatti crea una sorta di pasta, da strofinare sul tessuto con un vecchio spazzolino da denti. Lasciare agire per un po’ e poi risciacquare con l’acqua fredda. Anche la nostra amata frutta spesso ci lascia antipatiche macchioline sui vestiti. Possiamo quindi ricorrere ancora ad acqua e aceto e strofinare bene oppure mescolare del sale a limone e aceto, creando un composto con cui eliminare la macchia. Altrimenti, si può provare con del sapone di Marsiglia se la macchia non è troppo visibile, prima di mettere a lavare il nostro capo. Ulteriore alternativa è l’acqua ossigenata. Più ostiche e sgradevoli appaiono le macchie da unto e grasso. In questo caso, possiamo immediatamente tamponare il tessuto con farina e borotalco, per far assorbire l’unto, oppure bagnarlo con acqua

e detersivo per piatti e lasciare agire per un po’ prima di strofinare e lavare. Può succedere poi, per gli amanti dei piatti a base di pesce, di sporcarsi con il nero di seppia, particolarmente difficile da eliminare. Quando accade si può bagnare la parte interessata di un composto di latte e acqua, continuando poi a trattarla con dell’alcool denaturato. Infine, effettuare un lavaggio a base di aceto e acqua calda. Un’alternativa può essere lavare, strofinando energicamente, il capo, immerso in una soluzione di acqua e limone e poi lavare nuovamente con il detersivo abituale. E se ci sporchiamo con il sangue? La prima cosa da fare è bagnare il capo macchiato con dell’acqua fredda strofinando delicatamente. Si può anche prendere un cubetto di ghiaccio e passarlo sulla macchia, oppure, in caso di tessuti particolarmente delicati ricorrere all’acqua minerale frizzante. Se invece di un abito è il nostro materasso ad esser-

si sporcato di sangue, anche in questo caso subito acqua fredda, poi strofinare con una spazzola e acqua ossigenata e infine aggiungere del borotalco per far asciugare. Agli amanti del fai da te capiterà invece spesso di bagnarsi con macchie di vernici o pittura. Qui occorre intervenire immediatamente perché se queste macchie induriscono diventa impossibile eliminarle. Se la macchia è molto fresca basta lavare il capo normalmente con sapone o detersivo, altrimenti sfregare con un tampone imbevuto di trementina o altro solvente, poi immergerla in acqua caldissima e detersivo e lasciare agire per tutta la notte. Dopodiché lavare normalmente, se necessario anche una seconda volta.

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ME LEVICO TER

Una Guida storica al Forte colle delle Benne

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ono molte le città e i paesi del Trentino che possono vantare monumenti ed edifici storici di grande pregio e interesse turistico e culturale. Quando però questi sono anche curati dall’amministrazione e messi a disposizione del pubblico attraverso il lavoro di associazioni culturali locali, il piacere del visitarli si traduce anche in un arricchimento personale e una conoscenza maggiore della storia di questo territorio di confine. È il caso del Forte Colle delle Benne. Un luogo di memoria e di cultura dove si organizzano mostre, eventi, concerti e visite guidate, raggiungibile a piedi dal centro di Levico Terme percorrendo un sentiero in leggera salita che attraversa campi, boschi, e vigneti, lungo circa due chilometri e che sfiora il colle di san Biagio, anche da visitare, prima o dopo il colle delle Benne. Una strada bianca carrabile conduce al Forte dalla località Visintainer, ma è consigliata solo ad autisti esperti. Il dottor Davide Allegri è un giovane storico, componente dell’Associazione culturale Forte delle Benne che avrà in cura le visite al Forte per i prossimi tre anni, dopo alcuni anni di “volontariato culturale” dall’avvenuto restauro della fortificazione austroungarica in carico alla Provincia di Trento. Davide lo si potrà incontrare mentre fa da guida esperta del Forte in turno con i suoi colleghi dell’associazione. È anche autore della pubblicazione “Forte colle delle Benne”, disponibile presso il Forte e in altri punti vendita della città. «Una pubblicazione – ha detto Allegri – che ha un intento principalmente divulgativo. In effetti, abbiamo voluto privilegiare le immagini rispetto ai testi. Questi ultimi vogliono essere testi di approfondimento piuttosto che strettamente scientifici. Un libretto pensato come guida che accompagni il lettore nel percorrere il Forte alla scoperta di tutti quei particolari che possono sfuggire a un visitatore sprovveduto di quelle informazioni che invece permettono di appropriarsi della storia molto suggestiva di questa fortificazione». (F.Z.)

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SOPRA

SOTTO

 di Patrizia Rapposelli

Un giovane imprenditore valsuganotto racconta...

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risi del sistema, erogazione a singhiozzo del credito da parte di banche e istituti e il 65% dei giovani italiani nonostante tutto ciò non ha abbandonato l’idea di fare impresa: il messaggio è “fateci lavorare”. Malcom Gladwell in “Fuoriclasse” scriveva che i fuoriclasse sono il prodotto della storia, della comunità di appartenenza, delle occasioni e del retaggio culturale, pensando a come far nascere e attecchire una nuova classe imprenditoriale giovane, aprire ora un’attività nel 2017 sembra una pazzia. Sul nostro territorio, senza allontanarci troppo, Michele Iobstrabizer, un giovane ventisettenne di Borgo Valsugana ha deciso di entrare nel mondo dell’imprenditorialità con l’apertura del locale SottoSopra situato a Carzano; dimostrazione che la fascia d’età giovanile tenta di andare contro al tasso di disoccupazione salito al 39,4%. Un quadro di mercato preoccupante, ma la speranza non sembra essere persa: “Se nessuno mi dà lavoro, me lo creo io”. Afferma Michele. A fronte di tante aziende che chiudono, cresce la voglia di mettersi in proprio e se spesso è considerata arte d’improvvisazione italiota, Michele lo smentisce: ”Non ci si butta a fare qualcosa di grande se prima non si è dimostrato di saper fare quelle

piccole; non ti puoi svegliare una mattina e decidere di investire in un’attività dal nulla”. Ci sono dei passi da fare e dei fattori indispensabili: competenze, carattere e gestione degli aspetti economici racchiuse nella parola “esperienza”. Dopo la maturità all’istituto scolastico superiore di secondo grado si è adattato a lavoretti umili e spesso poco gratificanti, sino a quando è arrivato in un luogo sconosciuto: la ristorazione. Inesperto è stato assunto come apprendista e nei quattro anni di lavoro da cameriere dovendo sbrigare più mansioni, è maturata in lui una piccola esperienza in questo campo e soprattutto la consapevolezza che quel lavoro fosse diventato passione. “Mi sono reso conto che non si tratta semplicemente di vendita e somministrazione di cibo, bevande, ma di creare un rapporto con il cliente. Ci vogliono empatia e sensibilità.” Ogni cliente è diverso, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: farlo sentire a proprio agio. Un insieme di dinamismo culturale ed elasticità mentale quello di Michele, che spesso nei giovani è adombrato dall’idea comune di ricerca della comodità e scarsa umiltà. È evidente che non puoi gestire un ristorante se prima hai fallito come cameriere, che non puoi gestire un’attività se prima

di tutto non sei in grado di gestire la paga mensile. Infatti in Michele il desiderio di mettersi in proprio è nato solo dopo aver sviluppato una certa esperienza, non senza paure e dubbi: “Si parla di crisi, c’è il vociferare critico di coloro che credono poco nelle capacità di un giovane”. Se gli altri non credono, il valsuganotto si chiede perché non darsi una possibilità a partire da sé stessi. Rimboccate le maniche, partecipa a un bando comunale vincendolo, ci dice di essersi reso conto a quel punto che era arrivato il momento di crederci. “Non era più un gioco.” Inizia il calvario gestionale e finanziario: si licenzia, investe cifre considerevoli nel nuovo progetto imbattendosi nella temuta burocrazia. Una scommessa impegnativa che ha anche bisogno di idee e creatività: un luogo di ritrovo e scambio di parole che offre un servizio di qualità nel rispetto dell’ambiente, favorendo i produttori che operano in modo ecosostenibile, facendo attenzione al territorio e dando importanza alla collaborazione tra enti territoriali per favorire la bassa Valsugana e lo sviluppo del turismo. “Non so come andrà questa avventura e non faccio nulla di più di altri, ma non ho paura di rischiare.” Giovani sognatori e concreti, alla faccia della crisi e di chi non crede in loro. In bocca al lupo Michele.

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GEISHA  di Chiara Paoli "Geisha" è un termine giapponese che si compone di due kanji: 芸 (gei) che corrisponde ad "arte" e 者 (sha) che significa "persona"; perciò volendo tradurre il termine in italiano potremmo dire che si tratta di una persona dedita all’arte o di un’artista. La Geisha non è soltanto una donna che si cura nell’aspetto, è una vera e propria intrattenitrice che deve avere le più svariate capacità per allietare con canti, musica e ballo.

la donna che si fa arte

cavando nella millenaria storia del Giappone, potremmo scorgere nelle Saburuko le lontane antenate delle Geisha; si tratta di donne di corte che si dedicavano all'intrattenimento dell’aristocrazia. Questa figura raggiunse l’apice del successo nel VII secolo, per poi svanire lasciando spazio alle Juuyo, che costituirono una casta di prostitute vere e proprie, predilette dai nobili di corte. La nostra "persona d'arte" entra in gioco a fianco delle Juuyo nel XVII secolo, si trattava in origine di uomini che nelle festività più rilevanti avevano l’incombenza di deliziare gli invitati con canti, danze, e aneddoti. La figura potrebbe essere quindi paragonata ai giullari o ai saltimbanchi delle corti medioevali. È intorno alla metà del ‘700 che fanno la loro comparsa le prime donne Geisha che con l’avvenenza della loro figura e l’armonia delle movenze scalzano ben presto i loro mascolini predecessori, ottenendo il monopolio di questa professione. La prostituzione viene liberalizzata in Giappone nel 1617, per volere di Tokugawa Hidetada, e vanno quindi moltiplicandosi le case di piacere, proprio nel momento in cui il mestiere della geisha è in una fase di assetto; questa circostanza ha spesso indotto a confondere la Geisha con le prostitute. Alle Geisha venne immediatamente

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vietato di acquisire l’autorizzazione per esercitare la prostituzione, ma non venivano effettuati assidui controlli. Quando nel XIX secolo le Geisha prendono definitivamente il posto delle Juuyo, sono approvate leggi più rigorose per precisare i loro compiti. Vengono predisposti in particolare nelle principali città come Kyōto e Tokyo appropriati quartieri, denominati hanamachi (花街 "città dei fiori"), all’interno di questi germogliano gli ochaya (case da tè) e gli okiya (case delle Geisha).

Una giovane Geisha nel 1920

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Due Maiko nel 1920 Numerosissime erano le Geisha che tra il XVIII e il XIX secolo si sottoponevano a un duro apprendistato, ancora in tenera età, spesso perché esse stesse figlie di una Geisha o per scelta personale, più raramente venivano vendute ancora bambine. Le fanciulle che entravano nelle case della Geisha (okiya) erano avviate a un percorso che durava diversi anni ed erano soggette alla regia della "Okasan", la padrona della dimora. La for-

mazione disciplina molteplici stadi che conducono al ruolo di Maiko e infine di Geisha, a partire dalla funzione di "Shikomi", che le vedeva messe all’opera come semplici domestiche, perché l’impegnativo lavoro casalingo ne plasmasse il temperamento. A queste toccava l’ingrato compito di attendere il rientro di tutte le Geisha anche fino a tarda notte, per poi alzarsi al mattino prima di loro per preparare tutto il necessario, prima di andare a scuola. Le Shikomi, nel primo anno della loro formazione, sono tenute a svolgere i lavori domestici, ma non sono esentate dal frequentare le classi dell'Hanamachi, la scuola per Geisha. Qui le giovani sono tenute a imparare le diverse arti di cui si faranno portatrici nel loro operato, studiando strumenti quali lo shamisen (liuto a 3 corde tipico del giappone), lo shakuhachi (flauto in legno di bambù), o lo Ohayashi (percussioni), esercitandosi nel canto e nella danza tradizionali. Ma la formazione prevede anche l’apprendimento del cerimoniale del tè, ed è necessario imparare a destreggiarsi nella modalità di servire bevande alcoliche, come il sake. La Geisha deve conoscere l’arte delle creazioni floreali e della calligrafia, a cui si affiancano la poesia e la letteratura, indispensabili assieme al kyō-kotoba (京 言 葉 dialetto di

Kyoto) per deliziare gli avventori nei Ryotei (lussuosi ristoranti a gestione famigliare). Dopo aver acquisito competenza nelle arti, è giunto il momento di sostenere un primo esame nella disciplina della danza, che consente di accedere al secondo stadio dell'apprendistato, quello della "Minarai". Alleggerite dai compiti domestici, con l’aiuto delle compagne più mature, apprendono le articolate consuetudini giapponesi, a partire dalla selezione e dalla maniera di portare il kimono, per sviscerare poi l'arte dell’intrattenimento del loro mecenate. Le Minarai possono assistere passivamente agli Ozashiki (banchetti in cui le Geisha rallegrano gli ospiti), seguendo la loro "Onee-san" ("sorella maggiore"), cioè la loro istruttrice. È qui che sull’esempio della Onee-san, perfezionano, attraverso l’osservazione diretta, la propria maestria nella conversazione e nel gioco. A questo breve stadio della durata di un mese circa, segue la fase Maiko (舞妓) che significa “fanciulla danzante”. Vestita con kimono dai colori vivaci, adornata da un trucco e da acconciature ricercate, questa figura ricalca piena-

Maiko apprendista Geisha

Vestizione di una Geisha

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Danze delle Geishe

adatto, che al suo interno deve contenere la prima parte del loro nome. La fase di formazione come Maiko poteva protrarsi fino a cinque anni, alla fine dei quali la ragazza veniva eletta Geisha, titolo che le era proprio fino al momento in cui non avesse deciso di ritirarsi. È quindi venuta l’ora di ripagare il proprio debito, l’addestramento infatti viene promosso dalla casa delle Geisha a condizione che queste poi ricompensassero l’educazione ricevuta, con il loro lavoro. Si trattava in realtà di importi esorbitanti che non sempre le Geisha riuscivano a risarcire pienamente.

Apprendiste

mente lo stereotipo occidentale della Geisha. La Maiko, che potremmo definire anche Imoto-san ("sorella minore"), segue ora pedissequamente la Geisha Onee-san, accompagnandola in tutti i suoi doveri. Non a caso vengono definite sorelle, il loro legame è infatti stretto, perché la maggiore aiuta la sua protetta ad apprendere tutto il necessario per svolgere la professione, completando così la sua formazione scolastica. In questo periodo le ragazze avviate alla professione di Geisha scelgono con l’aiuto della Onee-san un "nome d'arte"

PERGINE

Il libro per l’infanzia di Sara Conci

Racconti di un arcobaleno vagabondo” di Sara Conci, pubblicato da Macabor Editore, è un libro dedicato ai bambini dai 7 anni in su. Ancora una volta la Conci ha scritto un libro che attraverso il racconto di piccole storie riesce a fare riflettere grandi e piccini. Sette sono le storie presenti nel libro: “Viaggio in un bosco incantato”, “Sorridi che la vita è bella”, “Storia di un fiocco di neve”, “Al ladro! Al ladro!”, “La leggenda del falco …”, “Il musicista della pace”, “Hamza e i gatti”. In ogni pagina della Conci realtà e fantasia per un attimo si confondono, poi ritornano al loro posto lasciando al lettore, piccolo o grande che sia, una possibilità nuova per guardare il mondo e la vita con un occhio diverso. Un libro scritto con il cuore che, attraversando la magia della fiaba, ha una forza in più e questa aiuta sicuramente a far capire molte cose importanti.

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Area Arte La Musa & Studio d’Arte Astrid Nova: tanti corsi per tutti i gusti N

ello spazio di Spiaz de le Oche a Pergine Valsugana proseguono corsi e workshop tenuti dalle artiste insegnanti Maria Giovanna Speranza e Viviana Puecher. Dopo le recenti esposizioni a Los Angeles per la galleria La Luz De Jesus Gallery e a Tunisi alla Efesto Galerie, le due artiste si sono già messe all’opera lavorando a dipinti, installazioni e interventi di media-art, per le mostre del 2018. Stanno infatti preparando delle esposizioni personali a Verona, al Palazzo della Regione e a Palazzo Thun a Trento, oltre ad altri appuntamenti artistici che si

Tramonto sulla baia di New York di Maria

terranno in Italia e all'estero. Nel frattempo, continuano le attività nel loro studio perginese, con tanti corsi interessanti. Per adulti e bambini: laboratori artistici, corsi a matita e carboncino, pittura ad olio, acrilico ed acquerello, disegno, fumetto e illustrazione, ceramica, mosaico e doratura, grafica per l'illustrazione e la pubblicità e laboratori creativi di decorazioni, decoupage, country style, stencil, bijoux, angioletti, bambole e pigotte, doratura, decorazioni natalizie. Per gli adulti poi sono aperte le iscrizioni agli speciali ed approfonditi corsi di taglio e cucito (corsi base, avanzati e per Giovanna Speranza professionisti), ricamo (dai punti più semplici fino ai più rari e preziosi), maglia, uncinetto, punto croce, macramè e chiacchierino, e molti altri ancora. In esclusiva per l’Area Arte La Musa & Studio d'Arte

ZO CALDONAZ

UNA BELLA VACANZA...

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ono ritornati alle loro case felici e contenti i 66 partecipanti del Gruppo Pensionati e Anziani di Pergine, che avevano soggiornato per una quindicina di giorni al mare di Cattolica. È stato un periodo particolarmente fortunato, ci ha dichiarato la presidente signora Carmen Oss, poiché tutto si è svolto secondo i piani e senza nessun inconveniente: ottimo l’albergo che ormai conoscevamo da diversi anni e ottima anche la compagnia fra i partecipanti. (M.P.)

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Viviana e Giovanna

Astrid Nova, l'artista ed insegnante Maria Giovanna Speranza terrà inoltre una serie di laboratori intitolati “L’arte investe la moda”, dedicati alla realizzazione di capi, borsette ed accessori d'alta moda dal taglio contemporaneo. Ma la passione per l’arte arriva anche a scuola con corsi per bambini e ragazzi nelle scuole e i laboratori didattici “Aula creativa” su tecniche pittoriche, decoupage, disegno, fumetto, illustrazione, bambole, ceramica, laboratori dedicati al Natale, alla Pasqua o altre festività. Infine, per la prossima stagione in arrivo sono in programma degli Openstudio Workshop intensivi autunno/inverno sui seguenti temi: dall'immagine al pittorico, processo creativo e realizzazione del dipinto e l'illustrazione per la grafica e la pubblicità: tecniche e metodi di realizzazione.

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CANI, GATTI E PICCOLI ANIMALI...

amici e compagni di vita S iamo un popolo di pet-friendly, ovvero amici degli animali. Secondo i dati del rapporto Italia redatto dall’Eurispes riferito al 2016 infatti noi italiani condividiamo le nostre case con ben 60 milioni di animali domestici tra cani, gatti, ma anche pesciolini, tartarughe, criceti, conigli, uccellini e persino rettili e animali esotici. Quasi la metà di noi quindi, il 43,3%, possiede almeno un animale domestico. Definire i nostri amati coinquilini semplicemente “animali domestici” è però quasi

riduttivo; sappiamo tutti infatti che per noi sono molto di più, diventano membri della famiglia e veri e propri compagni di vita a cui confidare pensieri e stati d’animo e con cui condividere momenti di affetto e di gioia, tirando fuori il nostro lato più tenero e giocoso. Anche la filmografia e la letteratura hanno contribuito a mettere in risalto lo speciale rapporto che si instaura tra un essere umano e il suo animale. Una storia su tutte molto famosa è quella di Hackico, film ispirato alla storia vera del cane Hachi, di razza Akita Unu, che non rassegnato alla morte del suo padrone tutti i giorni alla stessa ora si reca alla stazione ad aspettare il suo ritorno dal lavoro. Ma anche le pagine dei libri offrono innumerevoli narrazioni di quest’amicizia duratura, millenaria. La scrittrice parigina Colette, ad esempio, nelle sue pagine elogia i suoi compagni cani, ma specialmente i gatti, che lei preferiva, confessando che “Da loro ho

imparato a essere riservata, disciplinata e intollerante del rumore.” L’americano John Steinbeck premio Nobel per la letteratura, invece, in un suo libro condivide un’intera avventura insieme a Charley, il suo barboncino francese, che porta con sè in viaggio per gli Stati Uniti. Per tutti il proprio animale è insomma speciale, insostituibile; con ciascuno infatti instauriamo un rapporto unico, poiché proprio come noi umani ognuno di loro ha una propria personalità, delle abitudini, dei modi di comunicare propri, che diventano parte integrante della reciproca convivenza. Gli animali insomma ci fanno stare bene: alleviano la nostra solitudine e garantiscono un affetto incondizionato, ma ci aiutano anche a crescere emotivamente. Secondo alcuni studi inoltre, si ritiene che vivere con un cane o un gatto aiuti addirittura a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e a regolare la pressione arteriosa. Quel che è certo è che è questi piccoli e grandi amici riescono davvero a rendere la nostra vita ancora più ricca e vivace.

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APPM, al servizio

dei minori APPM, associazione provinciale per i minori, è una realtà che nasce nel lontano 1976, e che da quindici anni è attiva anche a Pergine, in convenzione con la Comunità di Valle Alta Valsugana e Bersntol. L’associazione, in collaborazione con le altre realtà educative, le amministrazioni comunali e le associazioni del territorio offre sostegno ai minori in difficoltà e alle loro famiglie, su segnalazione dei servizi sociali. Il Centro diurno di Pergine Valsugana gode di ampi spazi di aggregazione nella sua sede di via Tre Novembre, dotata di un piccolo ufficio, un’ampia cucina, una zona relax, una sala giochi e uno spazio dedicato alle riunioni. In questa sede APPM fornisce interventi mirati a sostenere nel loro processo di crescita bambini della scuola primaria e ragazzi delle medie. Ogni utente del centro porta con sé delle risorse, che vanno sostenute e implementate, nell’ottica di aiutare i ragazzi a crescere e trovare la propria strada. Diverse sono le collaborazioni avviate negli ultimi anni con le realtà del territorio, che si sono dimostrate per i ragazzi un’ottima

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 di Chiara Paoli

opportunità di interazione con la comunità, di cui divengono parte integrante. Tra i progetti di questo 2017, quello dedicato alla dispersione scolastica, che ha consentito di seguire presso le scuole medie Andreatta 4 minori al mattino e altri 4 nel pomeriggio. Sgevalab è invece un laboratorio di falegnameria, i cui frutti saranno visibili venerdì 8 settembre presso il Parco Tre Castagni a partire dalle ore 14.30. Il programma di costruzione dei mezzi di trasporto e l’evento sono stati finanziati dal Piano Giovani di Zona ed è stato realizzato in collaborazione con la locale Pro Loco, Cassa Rurale AltaValsugana, il corpo allievi dei Vigili del Fuoco, il gruppo giovanile della Croce rossa, l’associazione Noi Oratori, Asif Chimelli con il suo Centro Giovani Kairos e l’Istituto Comprensivo Pergine 1. Al progetto hanno partecipato 24 ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 17 anni, che in 16 appuntamenti presso il centro Giovani Kairos, sono riusciti a costruire insieme agli educatori e ai volontari esperti, 8 macchine in legno che gareggeranno all’interno del parco perginese in occasione della giornata dedicata alla natività di Maria. L’estate poi è stata connotata dalla partecipazione alla Cena Bianco Rossa, organizzata dalla Pro Loco perginese in collaborazione con

l’amministrazione comunale e da 5 settimane di colonia diurna, rivolta ai bambini frequentanti la scuola elementare. A questa proposta si è aggiunta la ge-

stione dell’adiacente campetto da calcio, dove tra giugno e agosto, nella giornata del martedì, si è svolto un torneo di calcetto rivolto ai ragazzi delle scuole medie e superiori. L’iniziativa ha riscosso un grande successo, vedendo la partecipazione di circa 20 ragazzi, ogni settimana, oltre agli utenti del centro. L’associazione provinciale per i minori ha altre sedi che operano in Valsugana, come lo Spazio Giovani di Levico Terme, che offre servizi di conciliazione famiglia-lavoro e il centro diurno "Sosta Vietata" di Borgo Valsugana. Vi è poi il progetto “Pomeriggio Insieme – Caldonazzo/Tenna”, che va incontro alla necessità delle famiglie, che hanno bisogno di aiuto per la gestione pomeridiana dei figli. APPM è una realtà che da 40 anni aiuta e sostiene le famiglie, perché quello del genitore è e rimane, il lavoro più difficile del mondo.


STRIGNO

TIRO A SEGNO - gaiotto campione mondiale

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ldo Gaiotto ha conquistato il titolo mondiale di Bench Rest. Per il falegname valsuganotto orginario di Borgo Valsugana, residente a Ospedaletto, che ha preso parte alla "Rimfire and Air Rifle Benchrest European Championship & Word Cup", i mondiali di tiro a segno, dal 30 luglio al 12 agosto scorso, a Pragesko, in Slovenia, è stato un vero trionfo ed è potuto rientrare nella sua Valsugana, stringendo con sè la medaglia d’oro orgogliosamente conquistata. È da un paio di anni che Aldo si dedica a questa disciplina, una specialità del tiro a segno che si avvale di carabine di altissima precisione, con calibri medio-piccoli, su bersagli posti a distanze di 100, 200 e 300 metri. Si è avvicinato per la prima volta a questo sport nel 2015, ma già da qualche anno prima aveva iniziato a frequentare il

poligono di Strigno, per esercitarsi col tiro con la pistola. Di lì in poi, ha preso parte ad una serie di competizioni ottenendo i primi successi. Lo scorso ottobre a Lucca ha conseguito infatti il titolo di campione italiano, aggiudicandosi la medaglia d’oro nella categoria LV, ovvero Light Varmint, e il bronzo nella categoria HV, High Varmint. Un mese dopo, a novembre, ha preso parte ad un’amichevole in Germania, con la nazionale. Adesso ritorna dalla Slovenia con un oro al collo, a sugellare una stagione brillante di successi con 4 primi posti, a Legnano, Verona, Castiglione delle Stiviere per due volte e un secondo posto durante la Heavy Varmint a Cerea. Adesso dopo una breve pausa è già ora di ripartire per la finale del campionato italiano, che si disputerà a Milano.

ZO CALDONAZ

EDMUNDO ED ERIBERTO PRATI IN MOSTRA

Riscoprire due artisti di casa e vedere con altri occhi la loro presenza nella comunità”, questo l'obiettivo, dice Waimer Perinelli- presidente del Centro d’arte la Fonte, riguardo alla mostra e al libro su Edmundo ed Eriberto Prati, artisti di Caldonazzo nati in Uruguay e operanti fra il Trentino ed il Sud America. Il presidente del Centro, alla presentazione dell’esposizione, ha ringraziato il sindaco Giorgio Schmidt e l'assessore alla cultura Elisabetta Wolf per la sensibilità umana e culturale dimostrata e ha elogiato Edmundo ed Eriberto, gemelli nati in Uruguay nel 1889 e, coincidenza singolare, morti lo stesso anno nel 1970. Fra i presenti, molte le persone che si sono dette sorprese della presenza in paese di tante statue di Edmundo date in prestito al Centro. Il busto dello zio Eugenio, pittore fra gli eccellenti del Trentino; il busto di Damiano Graziadei farmacista ed erborista insigne e poi il crocifisso e i bassorilievi presenti in cimitero, e ancora il busto di Michelangelo Buonarroti, da sempre quasi nascosto in biblioteca comunale. Nella mostra, che è rimasta aperta per un mese, anche due preziosi cammei di proprietà privata: il Gaucho, un busto in bronzo di notevole espressività, e la Venere creola una scultura in gesso, sensuale e delicata. Di Eriberto, attivo soprattutto in Sud America, erano presenti un ritratto di Bimba che ricorda molto nell'esecuzione la pittura a scatti e spessa del cugino Romualdo Prati e una serie di immagini come l'autoritratto, i tramonti sul fiume Uruguay, il ritratto dell'eroe nazionale generale Artigas. “Questa esposizione, ha detto il sindaco Schmidt, è un omaggio a due nostri concittadini e a tutti quei trentini che hanno fatto ben figurare la nostra terra nel mondo”. Il vicesindaco Elisabetta Wolf ha elogiato il volume-catalogo che, ha detto, “fa parlare i protagonisti di questa storia, il loro lavoro, e non si limita ad esporre un pensiero critico”. (M.P.)

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PREPARARSI all’autunno con armonia

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entre godiamo gli ultimi scampoli d’estate è bene già iniziare a prepararci per i prossimi mesi, facendo un pieno di energia per affrontarli al meglio. Se siamo riusciti a riposare durante i mesi caldi comunque siamo già a buon punto. Staccare un po’ la mente dalle preoccupazioni di tutti i giorni è infatti un ottimo aiuto per tornare a problemi e attività di tutti i giorni con lucidità e concentrazione. Possiamo poi dare un ulteriore aiuto al nostro corpo con l’ausilio degli alimenti giusti, naturalmente di stagione. Uno di questi è l’uva, la regina del passaggio dall’estate all’autunno. L’uva è un vero toccasana per il nostro organismo, poiché è ricca di zuccheri direttamente assimibilabili, acqua, vitamine, soprattutto la A e la C, e sali minerali. L’uva rossa in particolare contiene i polifenoli e il resveratolo, sostanze che ci aiutano a prevenire i radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule. Famosa è

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poi la cura dell’uva, la cosiddetta ampeloterapia, che consiste nel nutrirsi unicamente di uva matura nell’arco della giornata. Altro frutto di stagione molto nutriente oltre che gustoso è il fico, ricco di potassio, calcio, vitamina C oltre che di fibre, utile quindi anche come lassativo. Troviamo anche le mele, che contengono fibre e vitamine, sono rinfrescanti e disintossicanti, oltre che ricche di flavonoidi particolari che prevengono l’osteoporosi. Ma al di là di ciò che mettiamo nel piatto, dopo mesi di sole, calure e magari anche salsdedine dovuta ai bagni in mare, un’attenzione particolare va dedicata alla nostra pelle. Dobbiamo nutrirla di vitamine, mantenerla idratata e prepararla al transito verso un clima diverso anche con prodotti curativi e nutrienti come maschere e scrub, meglio ancora se preparati con prodotti naturali. Infine, non dimentichiamo di fare del movimento, magari riscoperto proprio durante le vacanze, come una bella passaggiata nelle ore più fresche, per assaporare il dolce mutare dei colori del paesaggio che ci circonda.


MEDICINA&SALUTE

LASER PER GLI OCCHI A TRENTO: ecco le novità L

a chirurgia laser è la branca gono attraverso una rigorosa e accudell’Oculistica che ha avuto la rata selezione e preparazione del pamaggiore evoluzione e applica- ziente; per cui un tempo fondamentale della chirurgia è costituito dalla visita zione negli ultimi anni. A Trento dal 2014 è attivo, presso preoperatoria nel corso della quale, l’Ospedale San Camillo, il Centro oltre a verificare l’idoneità oculare, venLaser Oftalmico IVis che nasce del- gono illustrate possibilità, vantaggi e l’esperienza ultradecennale sviluppata svantaggi della tecnica operatoria utiin questo settore dal Dott. Giulio Mulè e dal Dott. Carlo Mazzola. Un laser ad eccimeri ad elevata frequenza, un Argon laser, uno YAG laser e una sorgente UVA per la terapia cross-link del cheratocono (anche con l’ultima tecnica di ionoforesi) consentono le più moderne soluzioni chirurgiche e parachirurgiche di numerose affezioni oculari. L’applicazione della tecnologia Dott. Giulio Mule’ con laser ad eccimeri di ultima generazione riesce, attraverso una micrometrica modifica della curvatura corneale, a risolvere numerosi difetti visivi legati all’uso degli occhiali. Il Centro IVis di Trento ha in questi giorni tagliato il traguardo di oltre 1000 interventi eseguiti per eliminare o ridurre l’utilizzo degli occhiali o lenti a contatto. Miopia, astigmatismo e vari gradi di ipermetropia hanno tro- Dott. Carlo Mazzola vato la soluzione ideale grazie alla tecnica cTen, che in circa 20-40 secondi rimodella in maniera personalizzata e totalmente automatizzata la curvatura corneale. La tecnica è totalmente notouch, ambulatoriale e consente una ripresa delle attività lavorative in circa 57 giorni. I risultati migliori si otten-

lizzata grazie alla competenza che deriva da oltre 20 anni di esperienza nel settore. La tecnica viene eseguita in modo personalizzato grazie all’utilizzo di un particolare topografo corneale 3D di ultima generazione come il nuovo Precisio in dotazione presso il Centro IVis dell’Ospedale San Camillo di Trento. Grazie ad una valutazione di circa 40000 punti delle superfici corneali anteriori e posteriori il topografo è in grado di ricostruire l’anatomia corneale con una precisione inferiore a 3 millesimi di millimetro, permettendo la visualizzazione delle patologie corneali come il cheratocono; questa precisione affiancata dalla registrazione dei dettagli dell’iride permette un trattamento personalizzato sulle caratteristiche peculiari di ciascun paziente. La topografia corneale in 3D consente inoltre la diagnosi precoce del cheratocono (patologia degenerativa corneale spesso adolescenziale) e permette all’Oculista di intraprendere in tempo utile la terapia con il Cross-link corneale che ha la capacità di rallentare e bloccare l’evoluzione della patologia evitando spesso il ricorso al trapianto di cornea. Queste tecnologie consentono presso il centro IVis di abbinare al Cross-link un trattamento laser personalizzato in grado, in casi selezionati, di migliorare l’acuità visiva del paziente con cheratocono. (p.r.)


MEDICINA&SALUTE

I RIMPROVERI FANNO CRESCERE U

no dei compiti dei genitori, fondamentali nella crescita di un figlio, è insegnargli dei principi e dei valori. Tutti noi a un certo punto riflettiamo su quello che vogliamo tramandare al nostro pargolo e in linea teorica tutto è molto semplice; è a livello pratico che le cose si complicano. Uno dei mezzi a disposizione per insegnare ciò che è giusto e ciò che non lo è sono i fantomatici rimproveri. Ma avete mai fatto caso che ci sono ammonimenti che vanno a buon fine mentre altri no? E che cos’è che può rende l’uno efficace e l’altro parole al vento? Partiamo dal fatto che il rimprovero fa bene, aiuta il proprio figlio a crescere, l’importante è farlo bene. Se una volta il metodo principe era un urlo o un ceffone, ora sempre più genitori consapevolmente scelgono il confronto come metodo educativo e sebbene non esuli da difficoltà e controversie risulta indispensabile per disciplinare i comportamenti difficili, sbagliati e/o pericolosi. Il confronto non è facile, e in alcuni casi i genitori nonostante i loro sforzi si trovano a dover affrontare situazioni di stallo dove sembra proprio che i figli non vogliano modificarsi. A quel punto

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spesso assistiamo più che a un rimprovero, a sfoghi di genitori infastiditi, se non arrabbiati e quindi in quel momento la loro comunicazione più che efficace risulta essere solo ed esclusivamente un'esplosione della loro tensione. Inevitabilmente quindi, il rimprovero fallisce e risulta essere assolutamente inutile. La situazione, se perpetrata nel tempo, diventa delicata e complicata, tanto da incorrere nel rischio che genitori sfiniti perdano la speranza e quindi rinuncino a tramandare il senso morale e l’educazione civica ai propri figli. Dobbiamo, invece, sostenerli e spronarli a continuare nel loro percorso educativo. Ma quindi qual è il modo corretto per fare un rimprovero? La prima cosa da sapere è che i bambini hanno una capacità attentiva limitata nel tempo, quindi lunghi discorsi o paternali non sono per niente persuasivi. La comunicazione deve essere breve, incisiva e soprattutto deve avvenire contestualmente all'episodio incriminato. Ricordiamoci che il bambino non è un adulto in miniatura, lui vive in un eterno presente, non è capace di riportarsi e riflettere sul passato o proiettarsi nel futuro. Quindi frasi quali, “domani non andremo al parco” oppure “stasera

 di Erica Zanghellini

ne parlerai col papà” non hanno senso, il bambino nemmeno si ricorderà più dell’accaduto. Altra cosa importante è non pasticciare, è vietato mettere assieme più episodi nella sgridata. Quindi niente frasi del tipo: “oggi hai disturbato in classe, hai fatto arrabbiare la nonna e ora hai fatto cadere il vaso”. Il bambino si sentirà impotente e soprattutto demotivato, il messaggio che gli stiamo mandando potrebbe minare la sua autostima. La conclusione che ne potrebbe trarre è “non ne combino una giusta, non sono capace a far niente” e in più sicuramente la nostra paternale risulterebbe troppo lunga perché il bambino ci segua. Ricordiamoci che la nostra disapprovazione deve contenere amore. Noi adulti sappiamo che ci arrabbiamo proprio perché lo amiamo e lo vogliamo crescere in un determinato modo, ma lui no. Per questo il rimprovero deve contenere anche un messaggio di stima e fiducia: “Va bene, adesso hai capito e sono sicura che non lo rifarai più”. Il bambino deve arrivare alla conclusione che l’abbiamo sgridato a causa di quel tipo di comportamento e non perché sia sbagliato lui. Altro elemento importante è il luogo dove avviene la sgridata, mi raccomando


date una regola assieme, altrimenti il bambino non saprà a chi rivolgersi e ve lo farà presente, o comunque non capirà l’importanza del principio e del fatto di rispettarlo. E infine ricordiamocelo, ci vuole pazienza (tanta), i risultati si ottengono con costanza e perseveranza.

Dott.ssa Erica Zanghellini Psicologa-Psicoterapeuta Riceve su appuntamento - Tel. 3884828675

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siamo arrabbiati per quel tipo di comportamento, per esempio “hai spinto il tuo compagno di classe”, e che quel comportamento non è accettabile, “e spingere gli altri non si deve fare” perché porta a conseguenze spiacevoli “altrimenti poi non vorranno più giocare con te” aiuta il bambino a metabolizzare il messaggio e capire il perché gli facciamo quell’appunto. Logicamente il messaggio deve arrivare puntuale ogni volta che avviene il comportamento, altrimenti il minore non capirà la regola e quindi non la interiorizzerà. Ci deve essere anche concordanza tra i genitori, quindi mamma e papà devono essere una squadra e tutti e due comportarsi coerentemente. Piuttosto parlatene in privato e concor-

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deve svolgersi in privato. Assolutamente banditi i richiami in pubblico, sono avvilenti e indeboliscono il senso di competenza. Prendere il bambino da parte per rimproverarlo gli evita un’umiliazione. Piccola precisazione: una delle possibili conseguenza, se l’ammonimento invece viene fatto in pubblico, è che il bambino diventi aggressivo oppure strafottente, quello potrà essere il suo modo di vendicarsi per il rimprovero subito davanti a altre persone. Adesso che abbiamo in mente le caratteristiche generali che una ramanzina dovrebbe rispettare, vediamo in dettaglio gli elementi linguistici che la rendono efficace e che quindi facilitano l’apprendimento dei concetti che vogliamo insegnargli. Il richiamo dovrebbe: • Riportare i fatti • Riportare la regola che non viene rispettata • E infine spiegare le possibili conseguenze negative che il comportamento può portare se continuamente messo in atto. Rendere esplicito al bambino che ci

ANALISI PER L’EMOGLOBINA GLICATA

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DAVIDE DEPEDRI, Ironman di casa nostra

 di Laura Fedel

Si disputerà il prossimo 23 settembre a Cervia, a pochi kilometri da Riccione, la prima edizione italiana dell’Ironman con la partecipazione di atleti provenienti da tutto il mondo: dagli Emirati arabi, le isole Caiman, la Nuova Zelanda, le Filippine, Taiwan, Guatemala, India, Ecuador, Inghilterra, Germania e America. Solo il 33% degli iscritti sono italiani, fra questi anche alcuni atleti della Valsugana tra cui Davide Depedri, iscritto come senior nella categoria M 35-39.

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’Ironman, che è una delle distanze standard del triathlon e rappresenta la competizione più dura di tale sport, si disputerà su tre gare senza soluzione di continuità: 3,86 km di nuoto (inizierà dalla spiaggia di Cervia con partenza a cronometro, 5 atleti ogni 5 secondi); 180,260 km in bicicletta (sono previsti due giri su un circuito che parte dal lungomare di Cervia e si snoda attraverso le colline romagnole) e infine la corse con tre giri da 14 km per un totale di 42,195 km, la distanza della maratona). Una gara decisamente “massacrante”

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che presuppone una particolare preparazione fisica. Per saperne di più e per scoprire cosa si cela dietro l’allenamento, i segreti, la fatica, le motivazioni e le difficoltà, abbiamo voluto intervistare il “nostro” trentino Davide, che è uno degli uomini “d'acciaio” di questa competizione, per certi aspetti unica al mondo

L’INTERVISTA Davide ci accoglie a casa sua dopo essere rientrato da una “corsetta” di 16 km perché, ci dice “voglio prepararmi bene a questa gara cui tengo molto”. Come avviene il tuo avvicinamento allo sport e nello specifico a questo tipo di gara? Come la maggior parte dei ragazzi ho iniziato a giocare a calcio nel cortile di casa e praticando qualche sport, ma senza particolari obiettivi agonistici. Nel 2008 però per combattere la pigrizia e l’aumento di peso mi sono indirizzato verso il nuoto. Sapevo giusto stare a galla. Ho fatto qualche corso e mi sono iscritto alla squadra Rari Nantes

Trento con la quale ho completato nella stagione 2012-2013 una sfida sportiva che prevedeva la copertura di tutte le distanze previste in vasca (Ironmaster). Raggiunto l’obiettivo del nuoto ho sentito il desiderio di superare un nuovo limite e tentare l’Ironman. Nella stagione 2014 mi sono iscritto alla Fersen Triathlon e ho fatto due gare. Uno sprint a Campiglio e un olimpico a Lignano. Il pensiero dell’Ironman però mi aveva abbandonato. Pedalavo per il gusto di farlo e di allenarmi per me stesso e per liberare la mente. E come mai sei ritornato all’Ironman? Per caso, ho iniziato l’allenamento prima rispetto agli altri anni e sono montato in bici già a gennaio e rimettermi in forma dopo il Natale. E a fine marzo mi sentivo in forma per la Garda Lake, la gara di 130 km. Ti confido una cosa che sanno in pochi. Sempre a fine marzo, una sera a casa da solo stavo guardando un film, la storia di Ramon Arroyo, un uomo qualunque che un giorno scopre di essere malato di sclerosi multipla. Non sa più cosa fare della sua vita e scopre l’esistenza dell’Iroman. Un attacco della malattia lo costringe a reimparare a camminare, correre e fare le cose essenziali. Da qui


il titolo del film, 100 metros (100 metri). Ricomincia con i suoi primi cento metri, si allena duramente e finisce la gara. Ti confesso che alla fine del film ho pianto e ho pensato “sono tre anni che penso a questo Ironman e non ho mai avuto il coraggio di iscrivermi e prepararmi seriamente”. Il 7 aprile ho pagato la mia quota. E dopo? Ho iniziato a prepararmi per conto mio. Andavo solo in bici. Il nuoto non mi ha mai preoccupato. Si poneva il problema della corsa. Memore degli allenamenti coordinati ancora nel 2014 da Ezio Zappini per il triathlon e aiutato dal brutto tempo mi sono messo a correre. Mi viene da ridere ma proprio come Forrest Gump, nella mia testa ho iniziato a dire “devo andare, devo andare”. Ho aumentato i km in bici superando i 200, per la corsa sono arrivato ai 30. Il 1 luglio, aiutato dai miei amici, ho fatto un test preparato da me. Quattro km di nuoto, 90 in bici e 23 di corsa. Tempo impiegato, con le transizioni, 7 ore e mezzo. Ad oggi non ho ancora un allenatore ufficiale. Vado

molto a sensazioni, supportato però dalla tecnologia per il controllo dei battiti cardiaci e la frequenza delle pedalate sulla bici. Con il fisioterapista, che vedo circa una volta al mese, abbiamo deciso la tabella di marcia per avere il fisico a posto. Quanto e come ti alleni? Compatibilmente al mio lavoro, che non richiede impegno fisico, cerco di allenarmi tutti i giorni alternando

nuoto, bici, corsa, in base al tempo che ho a disposizione. I sacrifici sono tanti e delle volte la fatica è veramente immane. Ci sono giorni che devo andare anche se non ho voglia. Progetti e ambizioni per il futuro? Intanto vediamo di finire questo primo Ironman e poi, siccome non bisogna mai smettere di sognare e di crederci, penso di partecipare alla prossima tappa che potrebbe essere alle Hawaii.

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Alla scoperta delle

Malghe in Vezzena

 di Elisa Corni

Incontro Nicola, il custode forestale, ma ilil sole soleèèabbastanza abbastanza in cielo. “Tranquilla -mi rassi-se Incontro Nicola, il custode forestale,che cheèèmattina, mattina, ma altoalto in cielo. “Tranquilla -mi rassicuracura-saliamo se saliamo troppo rischiamo di interrompere il lavoro casari”.salgo Entusiasta salgopronta in macchina, troppo prestopresto rischiamo di interrompere il lavoro dei casari”.dei Entusiasta in macchina, a scoprire pronta a scoprire il meraviglioso mondo delle malghe in Vezzena. Sì, perché il saporito formaggio è prodotto il meraviglioso mondo delle malghe in Vezzena. Sì, perché il saporito formaggio è prodotto proprio sopra le nostre proprio le nostre case:tutte sull’altipiano. “Sono-racconta tutte malghe -racconta Nicola mentreche percorriamo case:sopra sull’altipiano. “Sono malghe comunali Nicolacomunali mentre percorriamo il “Menador”vengono il “Menador”che vengono assegnate attraverso un bando”. In totale il Comune di Levico Terme ne assegnate attraverso un bando”. In totale il Comune di Levico Terme ne possiede una decina, sei delle qualipossiede una decina, sei delle quali producono che prende il nome dall’altipiano, e noi le visiteremo. producono il formaggio che prende ilil formaggio nome dall’altipiano, e noi le visiteremo.

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a prima che incontriamo sul tragitto è Malga Palù, gestita da Paolo Lorenzini, noto ai più come “Paoletto”. Mentre lo intervisto 4 paia di giovani occhi ci osservano mentre fanno colazione, neanche a dirlo, con latte appena munto. “Sono i miei figli e i miei nipoti -racconta Paolo- in estate passano qua molto tempo anche loro”. Le malghe, infatti, sono luogo di vita da fine maggio-inizio giugno fino a che la stagione lo permette (settembre-ottobre), e in quei mesi le mucche delle aziende agricole della valle vengono in villeggiatura: mangiano così erba fresca e stanno all’aperto, libere di pascolare. Il latte che producono è più gustoso, e soprattutto è l’ideale per produrre formaggi.“A maggio le mie mucche iniziano a scalpitare: vogliono salire. Allo stesso

Paoletto” con una forma di Vezzena - Malga Palù

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modo a fine stagione, quando l’erba scarseggia, sanno anche loro che è ora di tornare” racconta Paolo. Ottanta mucche compongono la sua squadra, che comincia ad essere operativa alle 5:30 di mattina, quando Paolo si alza per mungerle. “E poi si lavora fino a tardi, perché il nostro padrone è il tempo, ed è meglio non rischiare”. Lasciamo Paoletto al lavoro, mentre separa la panna dal latte e inizia ad accendere il fuoco sotto al pentolone per il caglio. Da una delle malghe più “basse”, raggiungiamo quella che domina l’altipiano: Malga Marcai, con i suoi 1750 metri di altitudine è gestita da Ferruccio Perina, che da anni e anni fa questo lavoro. Lo incontriamo mentre rimescola il caglio nel “parol”, un enorme pentolone di rame sotto al quale crepita un fuoco vivace. Questo rimescolare il caglio, rompendolo con uno strumento dal lungo manico che assomiglia a un rastrello, serve per separare il siero. Ferruccio controlla spesso il termometro immerso nel liquido denso che ribolle: se diventa trop-

Roberto a Malga Cima Verle po caldo o troppo freddo il processo può saltare e addio a una giornata di lavoro. Gli strumenti di Ferruccio sono tradizionali, come le sue maniere gentili e accoglienti. “Il formaggio che produco è solo per me e la mia famiglia – mi spiega – perché purtroppo non abbiamo l’acqua corrente in questa malga, quindi

Lucia a Malga Biscotto


bianche o con l’erba cipollina. E poi ci sono il nostro Morlacco, il “Bastardo del casaro”, il Gorgondogal, il Dogaleggio e lo Spitz”. Tutti buonissimi! Molti dei malghesi e dei casari che abbiamo incontrato fino ad ora hanno avuA 1750 mslm Ferruccio Perina to un “maestro”, una guida: Malga Marcai si tratta del casaro Girolamo Cunico. non possiamo venderlo”. Ma io ne as- “È dal 1949 che faccio formaggio” esorsaggio un pezzettino e lo trovo delizio- disce il gioviale ottantaquattrenne che so. ci accoglie con un sorriso e una ferma Ci lasciamo alle spalle Ferruccio e la tra- stretta di mano. Nicola mi aveva avvisata: dizione della sua malga per approdare “È un casaro generoso”. E, a quanto a Malga Cima Verle, sulla strada che pare, molto esperto. Oltre agli strumenti dal Forte omonimo porta al Pizzo. È ge- che ho già visto nelle altre malghe (mestita dai fratelli Roberto e Giuseppe, vi- stoli, termometri, forme e presse) qui centini e alla loro prima esperienza. È spiccano degli utensili a dir poco moderni: quest’ultimo ad accoglierci; lui in realtà lavora in banca. “Mi piace molto di più questo lavoro, e chissà che in futuro non diventi l’unico” mi racconta mentre con il suo aiutante Gioga toglie le forme dalle presse e le gira prima di rimetterle sotto al peso. La loro è una malga impegnata tanto nella produzione del formaggio quanto nell’accoglienza del tuFerruccio e e sua moglie a Malga Fratte rista: taglieri di formaggi e salumi di produzione propria o locale sono accompagnati da birre artigianali, sono misuratori per il PH del latte eventi e conferenze. Ma anche i formaggi e del formaggio, schede tecniche, pipette sono particolari e innovativi: “Due terzi e ampolle degne di un laboratorio del nostro latte diventano Vezzena, ma chimico. Questo perché Cunico è un con il restante abbiamo deciso di speri- consulente di fama mondiale per la mentare producendo le classiche caciotte produzione di formaggi anche a livello industriale (mi racconta di essere appena tornato dal Mar Baltico dove ha creato un nuovo formaggio per quel mercato), e vuole avere tutto sotto controllo. “Ma io ho il Vezzena nel cuore – mi racconta – questo è quello che mi piace, ed è qui che mi diverto”. E gli riesce bene, vista la grande quantità di premi che riceve il formaggio da lui prodotto. Produttori di Vezzena, ma anche di intrattenimento per turisti e viaggiatori sono i membri della famiglia Il casaro Girolamo Cunico - Malga Basson

di Sopra (Bar Bianco)

Cunico in compagnia dei Custodi Forestali e dell’Assessore di Levico Cetto, che da quarant’anni passa le estati sull’altipiano. “Non me lo ha ordinato il medico – ci tiene a precisare il capofamiglia, Ferruccio – ma questo stile di vita piace a me, a mia moglie, e anche a nostro figlio e a sua nuora, che ci aiutano”. E con grande successo: Malga Fratte è un luogo accogliente, dove famiglie, escursionisti e turisti possono trovare un attimo di riposo. E magari adottare una mucca: “Dei 60 euro dell’adozione, 10 vanno alle zone terremotate, mentre gli altri diventano formaggio e burro prodotto dalle nostre mucche”. Uno stile tutto famigliare ci accoglie invece a Malga Biscotto, che può vantare tre generazioni di Vettorazzi impegnati nel lavoro di malga: Tullio “Paolin”, Ezio e sua moglie Lucia, e il figlio Luca amano questo stile di vita. Per il signor Tullio questa è la quarantunesima estate in vetta. “Speriamo di ottenere di nuovo in gestione la malga, il prossimo anno” dice Ezio. E mentre saluto l’altipiano non posso che augurarglielo.

Cunico mentre controlla il PH delle forme di formaggio in lavorazione

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NOVALEDO

In ricordo dei Caduti

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a giornata in ricordo dei Caduti nella Valle di Sella è iniziata anche quest’anno presso il piccolo cimitero realizzato in località Zoparina dagli Alpini di Olle, costruito nello stesso luogo dove furono provvisoriamente sepolti i Caduti prima di essere portati all’Ossario di Redipuglia. Qui gli Alpini hanno deposto le corone d’alloro ed è seguito l’intervento dell’assessore del comune di Borgo Rinaldo Stroppa per ricordare i tanti giovani che hanno dovuto sacrificare la loro vita per la Patria. La giornata commemorativa è proseguita poi sulla sommità del monte Zoparina, nel territorio del comune di Novaledo, dove il parroco don Paolo Ferrari ha celebrato una S. Messa e, al termine, l’alpino Amedeo Baldessari ha letto la preghiera dell’Alpino. Nel suo intervento il primo cittadino di Novaledo Diego Margon, dopo aver ricordato i drammatici ultimi momenti di vita di quei circa 200 soldati che nel maggio 1916 perirono su quell’altura tra le fiamme di quel bosco infuocato, ha ringraziato gli Alpini per l’organizzazione di questo annuale appuntamento e i Vigili del fuoco volontari, che anche quest’anno hanno offerto il servizio di trasbordo delle persone. (M.P.)

ME LEVICO TER

Una raccolta di Camillo D’Alonzo Avancini

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avanti ad una sala particolarmente gremita, è stato presentato ufficialmente a Levico Terme presso la sala riunioni della filiale di via Avancini della Cassa Rurale, il libro “… penso all’anima tormentata dal dubbio”. Una pubblicazione di 320 pagine che raccoglie i racconti, le poesie e i dipinti di Camillo D’Alonzo Avancini, venuto a mancare inaspettatamente nel giugno 2013. E questa è stata una iniziativa voluta e ideata dalla vedova signora Cristina Trentini e dal figlio don Marco. Ha introdotto la serata di presentazione il cav. Umberto Uez con un amichevole ricordo seguito dalle parole della vedova signora Cristina e del figlio don Marco che hanno ricordato il loro congiunto per la grande sensibilità d’animo, come traspare anche nelle sue rime e nei suoi racconti. Per questo, hanno aggiunto, ”i suoi pensieri di vita non potevano andare perduti e così abbiamo voluto raccoglierli in questo libro”. Parole di grande considerazione sono venute anche dal cav. Enzo Libardi, già presidente dei Fanti di Levico e pure presidente provinciale, che l’ha avuto al suo fianco come vice della sezione levicense. Profonde e dettagliate riflessioni sulla ricca pubblicazione sono venute infine dalla scrittrice Maria Cristina Corcione. Anche il presidente nazionale della Fanteria architetto Gianni Stucchi ha inviato alla famiglia un messaggio di congratulazioni per questo progetto. Le offerte libere di tanti cittadini che hanno ritirato il libro sono state destinate ai bambini di Cochabanda in Colombia. (M.P.)

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CEMBRA

SUGANA L A V O G R BO

Una storiella “francescana”

I 267 Zanotelli

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i racconta che diversi decenni or sono, un certo signor Pola di Roncegno era solito recarsi dai Frati di Borgo all’ora di pranzo. I frati, con la generosità che sempre li ha contraddistinti, lo invitavano tutte le volte a restare a pranzo con loro. Al termine bastava un grazie, e “alla prossima volta”. La cosa andò avanti per parecchio tempo, per diversi anni, e, parlando del più e del meno, si scoprì che il signor Pola era anche un appassionato cacciatore. E fu così che un giorno disse ai frati: “Sareste contenti se in autunno vi mandassi gli uccelli”? Ma grazie caro, risposero loro. Accettiamo ben volentieri. E già qualcuno dei religiosi pregustava il prelibato piatto di “polenta e osèi”. Poi l’appuntamento fra l’ospite e i frati si interruppe e del signor Pola si perse ogni traccia. Passò del tempo, forse qualche anno, e un bel giorno uno dei frati incontrò casualmente in una via di Borgo, questo signore del quale non si aveva da tempo più notizie. “Ma voi siete il signor Pola? Chiese il religioso. E lui rispose subito affermativamente. È tanto tempo che non ci vediamo, come state? Terminati i consueti convenevoli, il frate, che non si era dimenticato della promessa, le ribadì: “Vi ricordate che una volta quando venivate a pranzo da noi ci avevate promesso che in autunno ci avreste mandato gli uccelli? Ebbene questi non solo mai arrivati”. Ma come intervenne subito lui, davvero non sono mai arrivati? Certo che no rispose il fraticello. Mi sembra impossibile replica lui. “Eppure io sono sicuro di averveli mandati. Ricordo che mi trovavo un giorno nel mio vigneto sopra Roncegno quando vidi uno stormo di centinaia di uccelli passare sopra la mia testa. A quel punto gridai loro a squarcia gola: “andate dai frati a Borgo che vi stanno aspettando!”. Quindi, come vede, io ve li avevo mandati. Se poi non sono arrivati non è colpa mia”. (M.P.)

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’erano anche tanti Zanotelli della Valsugana fra i 267 partecipanti al convegno dei “Zanotelli” tenutosi recentemente a Cembra, il centro più popoloso dell’omonima valle. Persone di tutte le età venute oltre che da diverse regioni italiane, anche dall’estero e perfino dall’America. Ma perché proprio a Cembra? Va subito detto che in quel paese il cognome Zanotelli è uno fra i più diffusi ed è proprio per questo, evidentemente, che da lì è partita l’iniziativa che si ripete ogni due anni. Nelle precedenti edizioni vi partecipava spesso anche padre Alex Zanotelli, primo cugino del nonno di Mariuccia Zanotelli, che ci ha fornito le notizie su questo recente incontro, al quale però il missionario comboniano non ha potuto essere presente. Dopo il raduno, tutti gli Zanotelli hanno sfilato, capeggiati dalla banda musicale, fino alla chiesa dove il decano di Cembra e Lavis don Vittorio Zanotelli, ha celebrato la S. Messa. Al termine, sul piazzale antistante la chiesa, è stato offerto a tutti un drink ed è seguito un allegro pranzo collettivo, bene organizzato grazie anche ai tanti volontari, presso le sale dell’oratorio parrocchiale di Cembra. Parole di lode per questa iniziativa sono venute dal primo cittadino di Cembra Damiano Zanotelli e da altre autorità locali. Prima dell’arrivederci alla prossima edizione della festa, nel 2019, è stata premiata con un artistico tagliere con coltello in legno, la signora Mariuccia Zanotelli di Asiago, per la sua assidua presenza al ritrovo e come rappresentante dei tanti Zanotelli non più giovanissimi. (M.P.)

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Che tempo che fa  a cura di Giampaolo Rizzonelli

LE TEMPERATURE PERCEPITE

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pesso, soprattutto dai media, sentiamo parlare di temperature “percepite”, in particolare a causa dell’umidità, che in estate, col caldo, ci fa avvertire temperature più elevate e che l’inverno, col freddo ci fa sentire temperature più basse. In questo numero spieghiamo il perché di queste diverse percezioni della temperatura da parte del nostro corpo e i relativi motivi fisici che le determinano, iniziando dall’indice di calore. In un successivo numero parleremo invece dell’effetto del vento sulla temperatura percepita (il Wind Chill Factor) e dell’effetto dell’umidità in caso di basse temperature. Perché più l’umidità è elevata e più il nostro corpo percepisce una temperatura più elevata? Combinazione di elevate temperature e di elevata umidità = AFA. Iniziamo col dire che il nostro corpo “lavora” per mantenere una temperatura inferiore ai 37°C. Per liberarsi del calore “in più” il corpo utilizza il contatto con l’aria esterna più fredda (se è più fredda) e la sudorazione; ovviamente con temperature elevate il corpo utilizza solamente il secondo sistema, ovvero la sudorazione. Tuttavia, se l’umidità dell’aria è troppo elevata il processo si ral-

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lenta e se l’umidità raggiunge il 100% il processo rischia di bloccarsi, (esempio: un paio di jeans bagnati ed appesi si asciugano più velocemente con l’aria secca rispetto a condizioni di aria umida, il principio vale anche per il nostro corpo), quindi tanto più la temperatura e l’umidità sono elevate tanto più aumenta la sudorazione, in questo caso si forma uno strato di sudore sulla nostra pelle e il nostro corpo fa ancora più fatica a liberarsi del calore interno. Nel caso in cui il nostro corpo non riesca a “liberarsi” dal calore interno a causa dell’elevata umidità, la temperatura dello stesso inizia ad aumentare rischiando il cosiddetto “colpo di calore” che in alcuni casi può essere mortale. Prima di arrivare a tanto tuttavia il nostro corpo ci “avvisa”, con dei segnali di allarme come nausea, confusione, annebbiamento della vista, senso di debolezza, tachicardia e ronzii alle orecchie. Per evitarlo esistono dei comportamenti che inevitabilmente ogni estate tutte le rubriche dei TG e dei giornali ci ripetono (non esporsi al sole nelle ore più calde, evitare pasti abbondanti e mantenersi ben idratati con acqua o altre bevande evitando quelle alcoliche ecc…). Per misurare la temperatura percepita

esistono diversi metodi o meglio indici, si va da quello di Thom detto anche “Discomfort Index”, poco conosciuto in Italia seppur considerato uno dei migliori indici, al Summer Simmer Index, all’utilizzatissimo, negli USA, Heat Index (Indice di calore, usato anche in Italia) fino al più conosciuto in Italia indice Humidex (di “invenzione” Canadese), dove qui a lato riportiamo la tabella, di facile lettura, nella quale si individua la temperatura apparente (percepita dal nostro corpo) in base alla temperatura dell’aria e al suo contenuto di umidità. Facciamo alcuni esempi pratici di confronto, tra Levico Terme e Baghdad in Iraq, su alcuni casi realmente rilevati (molto frequenti peraltro per quanto riguarda la capitale irachena, vedi tabella in basso). Le temperature dell’ultimo esempio relativo a Levico Terme (36,5°C e Humidex a 44,2°C), sono state rilevate nel pomeriggio del 2 agosto 2017. Il tutto si può riassumere affermando che “a parità di temperatura, in genere si sta meglio a Baghdad che non a Levico Terme, in quanto l’umidità relativa nella capitale irachena è molto più bassa”.

TEMPERATURA

UMIDITÀ RELATIVA

TEMPERATURA PERCEPITA (HUMIDEX)

BAGHDAD LEVICO TERME

36,0°C 29,0°C

20% 61%

37,0°C 36,9°C

BAGHDAD LEVICO TERME

37,0°C 36,5°C

17% 42%

37,3°C 44,2°C

BAGHDAD LEVICO TERME

44,0°C 36,5°C

12% 42%

44,5°C 44,2°C

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ME LEVICO TER

La 30^ Mostra dei fiori

NOVALEDO

pensione finalmente

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anta gente del posto ma anche numerosi turisti che soggiornavano a Levico per le loro ferie estive, hanno visitato la “30^ Mostra dei fiori delle nostre montagne”, organizzata dall’Associazione Micologica Bresadola – Gruppo Bruno Cetto, da sempre guidata dal presidente Marco Pasquini. In quella esposizione, come ci ha testimoniato il segretario Roberto Coli, erano esposte più di 200 specie di fiori raccolti sulle montagne di Vezzena e Vetriolo in particolare, ma anche in altre zone della Valsugana. Ogni esemplare era affiancato da cartellino che ne descrive il nome scientifico e le caratteristiche e tutte erano state classificate con l’ausilio del prof. Franco Frisanco assieme ad alcuni suoi allievi dell’Istituto di San Michele. Un angolo della sala era stato destinato anche alle piante officinali e aromatiche, nonché allo scultore del legno Silvano Garollo che realizzava in diretta alcune opere. Qualche settimana più tardi, sempre lo stesso Gruppo Micologico ha allestito, ancora nella saletta dell’ex cinema, la mostra “funghi d’agosto” con esposizione di centinaia di funghi raccolti sulle nostre montagne, suddivisi per categoria e con accanto un cartellino con il nome scientifico. Anche in questa esposizione era presente l’artista del legno Silvano Garollo. (M.P.)

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l sindaco Diego Margon ha premiato il dipendente Bruno Valentini che dopo 33 anni di lodevole servizio ha lasciato il servizio per la meritata pensione. Bruno, classe 1956, era stato assunto nel 1984 in qualità di messo operaio. Durante tutti questi anni, ha detto il primo cittadino, Bruno ha sempre dimostrato grande disponibilità di fronte ad ogni necessità, in particolare nello sgombero della neve, negli interventi all’acquedotto, ai funerali e tanto altro. Parole di gratitudine anche sulla targa che gli è stata consegnata. (M.P.)

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Cristini io iz r u a M a cura di

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Cercate e cancellate nello schema tutte le parole elencate qui di seguito, scritte anche in diagonale, da destra a sinistra (o viceversa) o dal basso verso l'alto (o viceversa). Le lettere possono essere in comune a più parole. Quelle restanti, lette nell'ordine, daranno il nome di un locale Sponsor di questa rivista.

ALLA RICERCA ! In ognuna delle frasi sotto elencate è celato il nome di un pesce: riuscite ad individuarlo? Le quarte lettere di tali parole, lette nell'ordine, daranno il nome di un altro pesce.

A gioco risolto, leggendo di seguito le lettere nelle caselle a sfondo colorato, si otterrà il nome della località della Valsugana dove si trova una storica Uccellanda, oggetto di recente restauro. ORIZZONTALI: 1. 400 romani - 3. Domina sul Gruppo del Brenta - 11. Il perfezionamento di un'opera - 13. Sigla del calcio - 14. La “grappa” dei Francesi - 15. Il più noto ciclista di Borgo Valsugana - 17. Così sono le teste dei re in trono - 19. L'arsenico - 20. Il vento del Garda - 21. Il “Da da” cantato dalle sorelle Kessler nel 1961 - 23. L'interprete del film Mio fratello è figlio unico (iniz.) - 24. Contiene una mina - 25. Associazione dei Professionisti dell'Illuminazione - 26. Il salume di San Lorenzo in Banale che è Presidio Slow Food - 28. Facce sbiancate dallo spavento - 30. Il dog nel panino - 31. Quella liquida fuma per il freddo - 32. Il più elevato capoluogo italiano (targa) 33. Una sigla che contraddistingue alimenti di qualità - 36. Un voto da referendum - 37. Sono uguali nelle settimane - 38. A te - 39. Il loro “piatto” è il truogolo - 41. Il Duilio che fu grande campione di boxe - 42. Un tunnel vegetale nel vigneto - 44. La via che a Pergine collega il Municipio a Piazza Gavazzi - 46. Grido acuto - 48. La finestra della nave - 49. Il sottoscritto - 50. La Malanima di Ma che freddo fa. VERTICALI: 1. In mezzo al pancreas - 2. Quando si danno... si rassegnano! - 3. Fra i tanti, ci sono anche quelli sportivi - 4. Spronare, confortare - 5. La terza nota - 6. Strumento notarile - 7. Il suo orario di lavoro comprende anche le notti - 8. Si ottiene da orma cambiando la m in e - 9. Quello delle Laste si trova a Trento - 10. Chiesetta raggiungibile da Tenna o Brenta, fra Caldonazzo e Levico Terme - 12. Ammiratore, tifoso - 13. Le prime nel ciclismo - 16. Indurisce l'acciaio - 18. Un ingrediente del prodotto di cui al 26. orizzontale - 19. Forma primitiva, modello d'origine - 22. Devote, religiose - 27. La nota che venne sostituita con Do a partire dal XVII secolo - 29. Può essere al disco o inguinale - 34. Il Beniamino che fu un grande tenore - 35. Il nome di Bonolis - 37. Oriente e occidente... in breve - 39. Si scrive per sottrarre - 40. Lilla... senza pari! - 41. Titolo nobiliare inglese - 42. Il Prodotto Nazionale Lordo - 43. Ne' mia ne' sua - 45. Principio di ebbrezza - 47. Le estremità della luganega.

1. Il tipico formaggio a palla, rosso? Gli olandesi lo chiamano Edam. 2. Pensiamo alla Pasqua: lontana nel tempo ma attesa. 3. Lettura di un salmo nella Messa domenicale. 4. Una vecchia scarpa impolverata e sdrucita. 5. E' bello soggiornare qui: questo rione è molto caratteristico. 6. Molto spesso le premure nascono dall'apprensione.

i vigili del fuoco eroi del quotidiano il sogno di carzano

7. Per esser produttivi, bisogna passar dalle parole ai fatti.

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moderato.

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8. La nuova Giunta Comunale sarà governata da un partito

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Il numero di settembre di Valsugana News è stato chiuso il 4 settembre 2017.


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