Issuu on Google+

Progetto co-finanziato dall’Unione Europea

Camera di Commercio di Roma

Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione

PROGETTO KNE “Knowledge Network Estero”

MATERIALE DIDATTICO RELATIVO AL

CORSO DI ADDETTO ASSISTENTE FAMILIARE


Š 2010 Edizioni Pigreco di Pigreco Soc. Coop. via Nizza, 59 - 00198 Roma Redazione a cura di Edizioni Pigreco www.edizionipigreco.it info@edizionipigreco.it Tutti i diritti riservati


Definizione di anziano Cosa significa la parola “anziano”? L’origine della parola “anziano” viene dal latino ante, “avanti, prima”. Dunque anziano significa che “è piuttosto avanti con gli anni”. Un’accezione rara invece è “antico”. Nel nostro vocabolario la parola “antico” ci ricorda qualcosa di prezioso, che va tutelato perché appartenente alla nostra memoria storica. Gli anziani sono un tesoro prezioso per la società… Da un punto di vista culturale si può confondere la parola anziano con “vecchio”. “Vecchio”, seppur significando di persona che ha molti anni di vita, indica anche “usato, superato e logoro” e sottintende non l’accezione positiva di chi “è avanti, prima” nella vita, ma quella più negativa di chi “ha i caratteri propri della vecchiaia, che è privo di freschezza, prestanza, innocenza, e più generalmente, delle doti fisiche e spirituali proprie della giovinezza”.

La condizione degli anziani in Italia: alcuni dati statistici Oggi in Italia si assiste a una crescita del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. I cittadini italiani che hanno superato i 60 anni sono il 21,5% della popolazione, vale a dire circa 12 milioni di persone con una presenza maggiore al Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno. Secondo i dati Istat, la Regione italiana con la più alta concentrazione di anziani (over 60, 65 e 80 anni) è la Liguria. I grandi centri sono quelli che registrano il maggior numero di presenze di anziani. Dei 12 milioni di anziani, 6 milioni e 200 mila sono donne 5


(il tasso di mortalità maschile è più alto di quello femminile). Infatti, la percentuale delle donne di età superiore ai 75 anni è del 62,3%. Tali differenze comportano stili di vita, problemi e situazioni diversi tra uomo e donna. Le donne in età avanzata si trovano a vivere da sole più degli uomini, i quali hanno una maggiore tendenza a risposarsi una volta rimasti vedovi (è il 61,4% degli ultraottantenni contro il 14,8% delle ultraottantenni).

Il processo d’invecchiamento Esiste tutt’oggi la difficoltà a stabilire l’inizio del processo di invecchiamento, processo caratterizzato dall’aumento dei processi distruttivi su quelli costruttivi a carico del nostro organismo. Comunemente si usa considerare le seguenti fasce di età: - Età di mezzo o presenile, 45-65 anni: gli eventi biologici caratteristici sono la menopausa per la donna e l’andropausa per l’uomo, importanti per le modificazioni bio-umorali (aumento dei grassi nel sangue, della glicemia, predisposizione all’ipertensione arteriosa). - Senescenza graduale, 65-75 anni: comunemente si indica l’età corrispondente all’inizio della vecchiaia a 65 anni. - Senescenza conclamata, 75-90 anni: in passato individui di età superiore ai 65 anni mostravano riduzione dell’efficienza psicofisica, ai giorni nostri si assiste alla comparsa di ultrasessantacinquenni efficienti, e si può ridefinire anziano l’ultrasettantacinquenne. In questo periodo le malattie che insorgono tendono a cronicizzarsi e a determinare interventi assistenziali sociali e riabilitativi. 6


Biologicamente si assiste a una generale riduzione del numero delle cellule (atrofia) e una diminuzione dell’efficienza funzionale, accompagnata da modificazioni organiche e predisposizione a una serie di disturbi.

I fattori dell’invecchiamento Fattori genetici: anche il sesso può essere un fattore predisponente (il maschio invecchia più precocemente). Educazione e livello culturale: che consentono di trovare più facilmente delle alternative di vita alla pensione, di creare delle strategie di sopravvivenza. Benessere economico, interazione e comunicazione Comparsa di malattie invalidanti: l’anziano vive come intrinseca la sua malattia, il suo vissuto è che la malattia appartenga al suo destino. Stile personale di vita: differenza tra subire o vivere la vita. Appartenenza a un nucleo socio-familiare: il gruppo, mediante atteggiamenti di conferma o svalutativi, evidenzia gli aspetti positivi e negativi della condizione di vecchiaia. Eventi drammatici: ad esempio la scomparsa di figure di riferimento o lo sradicamento dal proprio luogo di origine. Infine è evidente l’importanza dei fattori sociali. 7


I tre presupposti per il benessere dell’anziano - Prevenzione: proteggere e mantenere le risorse psicofisiche, quindi ridurre le necessità di trattamento (prevenzione medica) e di riabilitazione. È necessario stimolare i rapporti con l’esterno, insegnare la geragogia, inserire nel mondo del lavoro la possibilità di avere l’età di pensionamento flessibile, stimolare il volontariato. - Terapia: l’anziano presenta spesso la compromissione di più organi, la cui terapia consiste nella somministrazione di più farmaci. Diversi studi hanno evidenziato un abuso farmacologico, in particolare di psicofarmaci. Attualmente si è mostrata efficace associare (o sostituire, quando possibile alla terapia con psicofarmaci) la psicoterapia sistemica, che aiuta a creare forme di comportamento più adatte ai bisogni individuali: la depressione è la reazione a una situazione che appare senza via di uscita, ed esistono tecniche che vengono proposte per riportare l’anziano a una realtà che può ancora arricchire. - Riabilitazione: ogni volta che un anziano si ammala e viene ricoverato si mette a dura prova il suo fragile equilibrio. L’allontanamento dalle mura domestiche gli fa perdere il senso e i confini della realtà, il ricovero appare come un evento drammatico che può comportare la morte. Gli anziani che necessitano di un intervento riabilitativo dopo la fase acuta di una malattia possono venire seguiti a livello extraospedaliero mediante il servizio dell’Assistenza Domiciliare Integrata.

8


Le nuove discipline L’aumento della popolazione anziana ha determinato la nascita di nuove discipline: la geriatria (dal greco geros = vecchio, iatros = medico): branca della medicina che si occupa non solo della prevenzione e del trattamento delle patologie dell’anziano, ma anche dell’assistenza psicologica, ambientale e socioeconomica. la gerontologia: scienza che studia le modificazioni derivanti dall’invecchiamento. la geragogia: scienza che studia tutte le possibilità per invecchiare bene.

Rischi per la salute dell’addetto assistente familiare La maggior parte dei rischi è legata a danni progressivi e cronici provocati da fattori esterni che agiscono lentamente sulla persona addetta alle specifiche lavorazioni pericolose. Potenzialmente rischiosi per la sicurezza e per la salute possono essere scale, pareti, aperture, macchine, apparecchiature, attrezzature, mezzi di trasporto, sostanze pericolose, impianti elettrici, incendi, esplosioni, rumore; vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, condizioni climatiche; polveri e fibre, fumi, nebbie, gas e vapori.

9


MMC (Movimentazione Manuale dei Carichi) Operazioni di trasporto o di sostegno di un carico a opera di uno o più lavoratori, che comprendono le seguenti azioni: sollevare, deporre, spingere, tirare, portare, spostare UN CARICO. La movimentazione manuale dei carichi eseguita con continuità durante il turno lavorativo può provocare patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari: spondilodiscopatie tratto lombare ed ernia discale lombare. Aspetti da tenere in considerazione: — La forza Esistono due tipologie di forza: Forza iniziale sull’oggetto (forza usata per superare l’inerzia quando si inizia lo spostamento o quando si cambia il senso di movimento). Forza di mantenimento (forza continua usata per sostenere lo spostamento). La forza iniziale è solitamente superiore alla forza di mantenimento. Le fasi iniziali di traino e spinta, l’arresto e le manovre dell’oggetto incrementano le condizioni di stress. I movimenti a scatto o di lunga durata dovrebbero essere evitati, in quanto aumentano la condizione di affaticamento. — La postura La capacità di impiegare la forza è determinata in gran parte dalla posizione adottata dall’operatore. Le posizioni scomode determinano una riduzione delle capacità di traino e spinta. 10


L’operatore dovrebbe adottare una posizione comoda e naturale sia all’inizio dello spostamento che durante lo stesso. Una posizione stabile ed equilibrata permette di applicare la forza determinata dal peso corporeo al carico, rendendo minimi gli sforzi che si determinano sul rachide (compressioni o forze di taglio sagittali o laterali) e sulle spalle. Le posizioni che comportano piegamenti, flessioni laterali e torsioni del busto dovrebbero essere evitate in quanto determinano un aumento del rischio. Il carico su spalle e braccia è influenzato dalla posizione delle mani: - la posizione delle mani non dovrebbe essere troppo alta o bassa; - le mani non dovrebbero essere troppo vicine tra loro; - i gomiti dovrebbero essere tenuti bassi.

Rischi e pericoli nel settore dell’assistenza alle persone Nell’aiutare una persona anziana o diversamente abile a spostarsi dalla carrozzina al letto, o dal letto alla carrozzina, o nel bagno, spesso si possono compiere sforzi eccessivi sulla colonna vertebrale, provocati dall’uso sbagliato del proprio corpo nel muovere gli assistiti. Questi movimenti scorretti sono pericolosi e possono creare patologie. I pericoli legati al lavoro di spostamento degli assistiti sono: - Dolori lombari o mal di schiena - Ernia del disco - Tendiniti (per esempio, dolore al gomito e al polso) - Dolori cervicali - Dolori alle spalle - Prolasso uterino

11


Il mal di schiena, che colpisce circa l’80% degli adulti, è il problema maggiore. Le cause del mal di schiena sono dovute generalmente a: - Postura (posizione del corpo) non corretta - Movimenti del corpo eseguiti in maniera non corretta - Ridotto tono muscolare (addominale, lombare e dorsale) - Eccessiva tensione muscolare derivante da affaticamento fisico e psicologico - Sovrappeso Molto dannosi sono i sollevamenti di pesi con la schiena piegata in avanti e le gambe dritte (vedi figura) perché il peso non viene distribuito anche sulle gambe e viene esercitata un’elevatissima pressione sulla colonna vertebrale. Le patologie relative alle altre parti del corpo

sono provocate invece principalmente dalla tensione eccessiva dei muscoli delle braccia e del collo, negli spostamenti degli assistiti e della poca forza muscolare. L’ernia del disco è una patologia che determina un blocco della schiena per via del forte dolore. Questa malattia è provocata da ripetute compressioni (schiacciamenti, pressioni) sul disco vertebrale.

12


Condizioni ambientali La presenza di pendii o scalini determina un aumento dello sforzo fisico applicato, incrementando il rischio di infortuni. Le vibrazioni, l’illuminazione inadeguata e gli ambienti caldi o freddi determinano rischi supplementari per l’operatore. Le superfici scivolose possono comportare rischi aggiuntivi per l’operatore quando questo applica le forze. La manovrabilità dell’oggetto dovrebbe essere ottimizzata progettando ruote di materiale e diametro adatti. Nel caso di oggetti senza rotelle bisogna prevedere un pavimento con coefficiente di attrito ridotto. La forza deve essere applicata in modo adatto e sicuro (ad esempio impiegando le maniglie). Un elevato ingombro dell’oggetto può determinare una riduzione della visibilità per l’operatore: in questa condizione può essere preferibile trainare l’oggetto. Le corrette posture e prese da adottare nell’aiutare la persona assistita Lo sforzo fisico effettuato nell’aiutare chi non è autonomo nel movimento può essere, se associato a manovre e posture scorrette, causa di infortuni con conseguenze a volte anche gravi in chi assiste. La prevenzione degli infortuni legati alla mobilizzazione si basa prevalentemente sull’utilizzo di giuste tecniche, comprendenti anche il corretto utilizzo di eventuali ausili oppure aiuto da parte di una seconda persona. Ogni volta che si sta per effettuare la movimentazione manuale (spostamento o sollevamento) della persona assistita fare attenzione a: 1) Rimuovere gli ostacoli (tappeti, lampade a stelo, comodini, ecc.) 2) Avvicinare e frenare la carrozzina prima di effettuare le manovre di 13


spostamento (ad es. al wc, al letto) 3) Avere spazio intorno al letto 4) Regolare l’altezza del letto (circa 60 cm) 5) Controllare che l’assistito abbia calzature chiuse e comode e che l’ambiente sia ben illuminato. È opportuno: - valorizzare le capacità residue stimolando la collaborazione; - valutare il percorso più breve per l’effettuazione della manovra; - sapere come utilizzare gli ausili in modo corretto; - valutare se è necessario l’aiuto di un ausilio e/o, se possibile, di un familiare in relazione al peso dell’assistito. Corretta movimentazione del paziente nel letto Prima di cominciare qualsiasi operazione di spostamento della persona assistita è necessario ricercare l’equilibrio del corpo nei seguenti modi: - Abbassarsi piegando le ginocchia - Allargare la base dell’appoggio distanziando i piedi - Se presente, abbassare la sponda del letto dalla parte della manovra - Se occorre, per meglio distribuire lo sforzo fisico, appoggiare un ginocchio sul letto o entrambe le gambe al fianco del letto, appoggiare una mano sul piano o sulla testata del letto.

Tecnica corretta per aiutare il paziente ad alzarsi.

14


Semplici esercizi di ginnastica per mantenersi in buona salute Per mantenere la schiena in buona salute e alleviare i dolori alle spalle e alle ginocchia, bisogna rilassare, allungare e rinforzare alcuni gruppi muscolari. Gli esercizi qui proposti dovranno avere una durata di circa 1 minuto ciascuno e vanno eseguiti tutti i giorni, per almeno 10 minuti, mattina o sera. Questi esercizi possono essere una buona prevenzione per i dolori di schiena e delle articolazioni. Esercizi di stretching Posizione 1 Sdraiato, rilassando la schiena eseguo semplici respirazioni profonde con intervalli di 6 secondi tra una respirazione e l’altra.

Posizione 2 Raccolgo le ginocchia al petto e resto in posizione, mantengo per 30 secondi, poi rilascio e ritorno in posizione 1.

15


Posizione 3 Porto un ginocchio al petto afferrandolo e tenendolo fermo, mantengo per 30 secondi, respirando, poi ristendo la gamba e ripeto con l’altro ginocchio per 2 volte.

La comunicazione con l’anziano L’anziano ha un grande bisogno di comunicare, proprio in conseguenza dell’isolamento sociale e affettivo in cui viene a trovarsi; perciò cerca di parlare con tutti, perché ha capito che gli fa bene: “se parlo vuol dire che esisto…”, che lo fa sentire vivo, che ancora qualcuno si interessa a lui. La comunicazione diadica Diade: entità composta da 2 soli elementi. Comunicazione diadica: passaggio di uno o più messaggi fra due persone, un emittente e un ricevente. Caso frequentissimo nella quotidianità. L’incontro casuale per strada, dal negoziante, con un conoscente, ecc. Vi sono numerosi cambiamenti giornalieri di referenti, ma anche tante variazioni comunicative fra le stesse due persone. La componente involontaria Riguarda il nostro modo di essere, la nostra espressione, le nostre caratteristiche esterne e superficiali che gli altri possono percepire 16


a prima vista. Ha anche una componente intenzionale perché noi assumiamo modi che ci caratterizzano così come noi preferiamo. La componente intenzionale La componente intenzionale riguarda le operazioni di autopresentazione. Queste operazioni possono essere di due tipi: Verbali: dire il proprio nome, parlare di sé, ecc. Non-verbali: gesti di saluto, stretta di mano, mimica facciale, sorrisi, ecc. Sono operazioni determinate in gran parte da altri fattori quali: contesto, mezzi a disposizione (frontalmente o al telefono, per esempio) e scopi (entrare in confidenza o mantenere le distanze). L’ascolto attivo Si contrappone all’ascolto passivo, quello cui siamo stati abituati dai mass-media. Significa far capire all’oratore che lo si sta ascoltando e si attua mandando dei feed-back che possono essere un rinforzo positivo o negativo della comunicazione. I segnali positivi Appartengono in genere al campo del non-verbale e quindi non interrompono la comunicazione. Tra questi: cenni di assenso, sorrisi che indichino gradimento, contatti oculari diretti, posture particolari che indichino attenzione e concentrazione. Tutti questi sono rinforzi positivi alla comunicazione. I segnali negativi A scuola se ne vedono moltissimi e stanno a indicare scarsa attenzione, svogliatezza, noia, per cui l’oratore è meglio che cambi registro. Tra questi: sbadigliare, distogliere lo sguardo dall’oratore, impegnarsi in operazioni varie con gli oggetti a disposizione, guardare l’ora di frequente, fissare lo sguardo da altre parti, ecc. 17


Il feed-back Per essere valido deve attenersi a regole: Opportunità: in base al contesto Frequenza: può sembrare una presa in giro se è continuo Varietà: inviare segnali differenti Tempestività: se è tardivo è peggiore Selettività: inviare feed-back diversi a seconda del tipo di reazione che si deve mostrare Così si interagisce proficuamente nella comunicazione di gruppo. Obbligatorio, quando si tratta con anziani, è non banalizzare, non cedere al senso comune che vuole gli anziani come bambini. La persona anziana va trattata per se stessa, per quello che è e per quello che, anche con il nostro piccolo contributo, può diventare. L’importante è ricordarci che comunicare non significa comandare e ordinare, bensì proporre, consigliare, aiutare. Dietro questo comportamento si nasconde un meccanismo di difesa, che porta l’anziano ad assumere degli atteggiamenti di attacco. Ancora, l’anziano ama ciò che è stato più di quanto ami ciò che è. Ogni persona vive anche dei suoi ricordi ma, per l’anziano il ricordo è essenziale. Aiutare l’anziano a ricordare e a rievocare la propria storia aiuta l’interlocutore a entrare in empatia con lui e a favorire la messa a fuoco degli eventi passati. A volte invece l’anziano si considera una persona cui, in qualche modo, si deve del rispetto, se non altro per l’età. In questi casi, può pretendere di aver sempre ragione, può anche sembrare arrogante, superbo, mal disposto ascoltare le ragioni altrui. Data la sua esperienza di vita, spesso l’anziano si sente in dovere di darci dei consigli su ogni argomento, ma per paura di non essere capito ripete più volte le stesse parole, instaurando così una relazio18


ne basata sull’affermazione di concetti già noti. In questa fase non è raro che la comunicazione si blocchi.

Importanza della relazione La relazione è il legame che sussiste tra due o più persone. A garantire i legami è la volontà reciproca di mantenerli e farli crescere. Ogni relazione è relativa al contesto nel quale si svolge. La stessa azione ha un significato diverso nei differenti contesti culturali (per esempio salutare una persona con un bacio può essere considerato in certi contesti un segno di amicizia profonda, in altri un gesto sconveniente). La relazione con la persona anziana La persona anziana si trova al compimento della propria vita che è anche l’insieme delle relazioni che nel tempo ha costruito. La possibilità di costruire una buona relazione con la persona anziana dipende dalla capacità dell’assistente di conoscere e di capire il contesto relazionale nel quale la persona anziana ha vissuto e vive. Farsi raccontare la storia della persona anziana, dai familiari o dalla persona stessa, è un primo modo per conoscere e per capire. Sapere ascoltare è una grande qualità di chi decide di prestare assistenza. Significa porre al centro della relazione i bisogni e le esigenze dell’altro e cercare di lavorare per la loro soddisfazione. Allo stesso modo, potrà succedere che la persona anziana e la sua famiglia pongano domande all’assistente e desiderino conoscere la sua storia dando segno di apertura e di disponibilità alla relazione.

19


La valorizzazione della persona anziana Rendersi conto di non poter più fare affidamento sulle proprie forze, di dipendere parzialmente o totalmente dagli altri è una presa d’atto drammatica che spesso si accompagna a ripetuti tentativi di autosufficienza, come per esempio il bisogno di dimostrare che si è ancora in grado di vestirsi, muoversi, mangiare da sole/i. All’assistente è richiesto di aiutare, senza con questo sostituirsi totalmente, sia ai familiari che potrebbero desiderare di occuparsi direttamente di alcuni aspetti dell’assistenza, sia alla persona anziana che andrà ancora orgogliosa di ciò che sa e di ciò che è in grado di fare pur non riuscendo sempre a ricordarlo totalmente, o a farlo in completa autonomia.

20


Progetto co-finanziato dall’Unione Europea

Camera di Commercio di Roma

Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione

PROGETTO KNE “Knowledge Network Estero”

MATERIALE DIDATTICO RELATIVO AL

CORSO DI ADDETTO ASSISTENTE FAMILIARE


Progetto KNE - Opuscolo assistente familiare