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Edgar Allan Poe

di Dino Battaglia © 2016 – Mosquito – Eredi Battaglia © per questa edizione Nicola Pesce Editore Tutti i diritti riservati. Collana Dino Battaglia, 1 Direttore Editoriale: Nicola Pesce Ordini o informazioni: info@edizioninpe.it Ufficio stampa per il volume: Stefano Romanini ufficiostampa@edizioninpe.it

Stampato presso Peruzzo Industrie Grafiche SpA nel mese di agosto 2016 Nicola Pesce Editore (Edizioni NPE) è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 - 84025 Eboli (SA) edizioninpe.it facebook.com/EDIZIONINPE/ twitter.com/NicolaPesceEdit instagram.com/edizioninpe/


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Che luminosa levità in quei cupi grigi... di Gianni Brunoro

Mano a mano che passano gli anni, si valuta sempre più concretamente la posizione di particolare eccellenza occupata da Dino Battaglia nel contesto del fumetto europeo. Beninteso, non ci sono mai stati dubbi che egli sia un illustratore di eccezionale qualità, ma è proprio sotto questa prospettiva che sarebbero stati intravisti dei limiti alla sua qualità di fumettista. Questa prospettiva in realtà non è esatta, perché fino agli anni Cinquanta e Sessanta egli era stato un disegnatore di fumetti anche nel senso tradizionale del termine, vale a dire tavole costituite da strisce a loro volta composte di vignette. Basterebbe ricordare i suoi inizi con Junglemen nel contesto dell’Asso di Picche o, successivamente, il suo lavoro sul Pecos Bill mondadoriano e – ancora dopo – fumetti come Il corsaro del Mediterraneo o La piuma bianca per «Il Vittorioso» (e tanto altro), per affermare che egli fu fin dai suoi inizi un fumettista a un livello grafico particolarmente pregevole. Tuttavia la sua posizione di fumettista fu in seguito sottoposta a... revisionismo, con argomenti discussi


e che oggi ci appaiono discutibili, quando cioè egli abbandonò gradualmente le forme tradizionali della narrazione fumettistica per accedere a espressioni artistiche differenti, che in quegli anni Sessanta-Settanta lasciavano ancora perplessi. Pubblico e critica trovavano problematiche narrazioni fumettistiche in cui, rispetto ai testi, l’immagine aveva una evidente prevaricazione, e soprattutto era di raffinata sofisticheria, tale da far “relegare” lui in un limbo certamente eccezionale, ma di illustratore, non di fumettista. È questa la prospettiva di Dino Battaglia che allora trasse in inganno e che adesso, invece, ce lo fa apprezzare e ammirare sempre di più. E questi racconti da lui dedicati a trasposizioni di certi intrecci tratti da Edgar Allan Poe (per i quali egli si avvalse della collaborazione letteraria della moglie Laura) si prestano particolarmente ad argomentare l’inganno in cui era caduta a quel tempo la critica. Perché se Dino Battaglia è (prematuramente) scomparso nel 1983, la sua opera al contrario non è scomparsa affatto, anzi da allora continua a giganteggiare sempre di più. La prospettiva storica ci aiuta ad osservare meglio la dinamica del fenomeno. Nella fattispecie è lo sviluppo, ora esponenziale, del graphic novel che ci può aiutare a comprendere. Chi abbia seguito l’evoluzione del fumetto nei due ultimi decenni, avrà sicuramente notato che il graphic novel ha comportato un giro di boa. Non solo il filone ha segnato una definitiva maturità del “genere” ma soprattutto, mano a mano che passano gli anni, si può constatare in quante e quali direzioni esso si vada sfrangiando. Per cui, se oggi troviamo esempi di graphic novel azzardati o estremi, nessuno si chiede più se queste forme “al limite” siano fumetto oppure no. Oggi definitivamente sappiamo che quando ci sia una forma narrativa in cui convivono, associati in qualunque modo, testi e immagini (“forme verbo-visive”, ci ha insegnato a chiamarle Umberto Eco, semiologo sempre un passo avanti...), quello è sicuramente fumetto, “senza se e senza ma”. Eccoci dunque al punto. In tempi nei quali ancora si dibatteva su una questione ormai obsoleta – cioè sulle differenze tra fumetto popolare e fumetto d’autore – veniva riconosciuta a Battaglia una qualità eccelsa come illustratore, ma lo si riteneva limitato in quanto narratore a fumetti. In fondo, non c’erano sufficienti esperienze per rendersi conto che lui era andato troppo avanti nelle sue concezioni, che aveva precorso i tempi, che insomma aveva effettuato una rottura di schemi, persino un superamento dei medesimi, il cui presagio ormai definitivo potremmo ascrivere a quel Moby Dick (trasposizione da Herman Melville) uscito nel n.3/settembre1967 della rivista «Sgt. Kirk», e reso definitivamente evidente mesi dopo con La nube purpurea, nel n.8/agosto 1968 della rivista «Linus». Da allora Battaglia non si è più fermato, ha continuato una sua “rivoluzione silenziosa”: da non-rivoluzionario, semplicemente da artista che aveva delle idee proprie. E se esse erano troppo avanti rispetto al suo tempo, questo non era né un problema suo né una buona ragione per fermarsi ad aspettare che i tempi “fossero maturi”...

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3. Lady Ligeia, 8 tavole, ÂŤLinusÂť n.10, ottobre 1969


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Edgar Allan Poe - Dino Battaglia  

Il primo volume della collana di Edizioni NPE sul maestro veneziano. Poe è uno dei più famosi scrittori della storia. Vissuto in America nel...

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