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MEDIALOGANDO di Marco Mancini

Federico Ferrazza, direttore di Wired

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Wired ha sempre raccontato il futuro e il cambiamento, per cui, anche quando era solo un giornale, è stato percepito come qualcosa di più. Penso che i giornali oggi debbano andare a cercare la propria identità al di fuori del prodotto che fanno. Quindi diventare (anche) qualcos’altro? Sì, adattandosi ai mutamenti, com’è avvenuto nell’evoluzione biologica. Gli animali lo hanno fatto per sopravvivere al cambiamento dell’ambiente circostante. Alcune specie ci sono riuscite, altre si sono estinte. Siamo in una fase di questo tipo, dove alcuni giornali non saranno in grado di adattarsi al cambiamento e si estingueranno, altri ce la faranno e potranno in qualche modo proseguire. Cosa sta cambiando nell’ecosistema dei media, in particolare per i giornali? In primo luogo la perdita di lettori, che non vanno più in edicola. Non discuto la funzione del giornale, ma dal punto di vista imprenditoriale non potrà restare in piedi quel che è fatto da 300 persone e venduto a 100. Quindi, al di là di alcuni casi specifici, come Internazionale, che continua ad andare molto bene con gli abbonamenti, la tendenza è ben delineata. E si porta dietro altre conseguenze. Certo, gli investimenti pubblicitari si stanno spostando sempre di più dalla carta ad altri mezzi, soprattutto Wired nasce come un magazine quelli digitali. Il calo di vendite rende tradizionale, ma oggi non lo è più: l’investimento pubblicitario meno è un brand che fa ancora giornalismo, attraente. Insomma, per i giornali di carta informazione e comunicazione sui temi il futuro è complicato. delle scienze e della tecnologia utilizzando E qui scatterà l’evoluzione selezione. però più strumenti. Sì, e secondo me ce la farà chi ha Quali? coltivato una forte identità, sia da un Abbiamo un sito web, siamo presenti sui punto di vista politico, di settore, di tono social network, pubblichiamo un giornale, di voce. Penso che il futuro sarà più loro organizziamo una miriade di eventi e che di testate super generaliste che, stiamo pensando di puntare anche sulla per forza di cose, perderanno presa formazione. Insomma, Wired non si e riconoscibilità. Wired ha una forte identifica più esclusivamente con il giornale. connotazione, apprezzata dai lettori Nato negli Stati Uniti… e riconosciuta dagli investitori che, Sì, negli anni ’90, per raccontare associandosi al brand, in qualche modo la rivoluzione digitale e la crescita sanno di assorbirne anche i valori. impressionante che allora aveva la Silicon La crisi dei giornali porta con Valley. Arriva in Italia diversi anni dopo, a sé anche quella del giornalista, la marzo 2009, come mensile. Poi però la sua funzione di mediatore e di filtro missione è cambiata. capace di trovare fonti e accertarne State tracciando un percorso che autorevolezza e attendibilità. riguarderà e già è stato intrapreso da Su questo sono controcorrente. Sono tra altre testate classiche. chi pensa che le fake news nascano sui

GOVERNARE L’INNOVAZIONE PER ADEGUARE LE REGOLE AL MONDO CHE CAMBIA Il futuro è già qui, inarrestabile. La redazione di Wired, dove incontriamo il direttore Federico Ferrazza in un afoso pomeriggio milanese, ne è un’attenta, scrupolosa narratrice. La sede si trova in uno storico palazzo posto di fronte al Castello Sforzesco. La location suggerisce un ossimoro, alla cui casualità ci piace conferire comunque un senso. Ne troviamo conferma nelle parole di Ferrazza, appena quarantenne, proiettato nel mondo dell’innovazione, quando attribuisce alcune sue convinzioni etiche all’essere già vecchio. Tutt’altro. È vero, piuttosto, che non si dà alcun solido futuro senza altrettanto solide radici. Federico, cos’è Wired?

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LUG2018

La Freccia - Luglio 2018  

In copertina: Puglia da set

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