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DALLA FICTION DI RAI1 IO SONO MIA AGLI IMPEGNI CINEMATOGRAFICI, SERENA ROSSI RACCONTA ALLA FRECCIA I SUOI PROGETTI. SOGNANDO SANREMO

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na ragazza semplice, felice se sta a casa con i suoi due maschietti «accoccolati sul divano a vedere serie tv». Serena Rossi non sta mai ferma e ammette: «Il treno è l’unico posto in cui riesco a riposare». A febbraio la vedremo nei panni di Mia Martini, nella fiction di Rai1 Io sono Mia. Dal 7 marzo è al cinema tra le file delle Brave ragazze dirette da Michela Andreozzi. E a dicembre doppierà Anna in Frozen 2. Difficile interpretare quest’immensa cantante? L’ho fatto con rispetto, ma avevo paura di deludere le aspettative di chi l’ha conosciuta realmente. Invece proprio da loro è partita una staffetta di incoraggiamento. Come ti sei calata nella parte? Ho avuto una dialogue coach, con cui ho studiato tutto di lei, e una vocal coach che mi ha aiutata nelle parti cantate, pur sapendo che non sarei mai stata identica a Mia: io ho una voce limpida, lei aveva una timbrica sporcata da un intervento alle corde vocali. Che idea ti sei fatta di Mimì? L’immagine è quella di una donna malinconica, sfortunata, che non portava bene. Invece è tanto altro.

UN TALENTO CHE MIRA AL

CUORE Ho molte cose in comune con lei: il tifo per il Napoli, i gusti musicali, la cucina. E poi era una donna passionale, estremamente carnale. Di tuo che cosa hai messo nel personaggio? Ho cercato di ridarle la spensieratezza dei primi anni. Le sorelle mi hanno detto che viene fuori la Mimì che loro ricordano, quella che si faceva un sacco di risate. Sono contenta di averle regalato di nuovo il sorriso. Ma lo stigma di portare sfortuna com’è nato? Nel film si spiega che parte da un produttore discografico, con il quale lei non ha mai voluto lavorare. Negli anni ’70 una donna che rifiutava un uomo era, probabilmente, una cosa insolita. Lui mise in giro delle voci e una serie di eventi non giocarono a favore di Mimì. Quell’etichetta non le permise di fare la sua professione. Come ha affrontato questa situazione? Ha avuto una grande dignità. Profondamente ferita, si è ritirata in un casale di campagna in Umbria, con il suo cagnolino. Stop. Però poi è ritornata… Sì, grazie al suo amico storico Bruno Lauzi, che insieme a Maurizio Fabrizio aveva scritto Almeno tu nell’universo. Canzone che lei interpretò nel 1989,

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ma fu scritta da Lauzi nel 1972, nella stessa settimana in cui il cantautore compose Piccolo uomo. Almeno tu nell’universo è un brano stupendo… Le prime parole sono pietre che lei lancia dal palco di Sanremo: «Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama». Durante le prove facevano tutti gli scongiuri, ma dopo l’inciso è scoppiato un applauso che l’ha risarcita di quello che ha subito (ha la voce rotta, ndr). Mi commuovo perché se lo meritava. Dopo la fiction sei al cinema con Brave ragazze. Che ruolo interpreti? Sono Maria, giovane devota alla Madonna che vive con un uomo violento. Un gruppo di amiche la coinvolge in una rapina in cui si fingono uomini. Il film si ispira a un fatto realmente accaduto. Nessuna proposta per Sanremo? Condurlo è il mio sogno di bambina, mi piacerebbe essere la valletta mora di Pippo Baudo (ride, ndr). serenarossi serenarossi_com serenarossiofficial

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La Freccia - febbraio 2019