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RIDERE DI GUSTO ritmo e forza. Anche qui è come in cucina, un buon piatto ha numerosi ingredienti e diverse cotture. A proposito, lei cena prima o dopo lo spettacolo? Sempre dopo, come è tradizione dell’attore. Se lo facessi prima sarebbe un disastro, perché lavorando con il diaframma bisogna essere liberi dal peso del cibo, anche se conosco amici colleghi che mangiano come cinghiali. Dopo lo spettacolo, invece, la cena per me è un bel momento. Vado alla ricerca di luoghi della tradizione gastronomica, piatti locali e vini della zona. Sono elementi culturali che ti danno soddisfazione: io ho regalato un sorriso e il territorio mi restituisce questo. Pizzoccheri e Sassella se sono in Valtellina, Chianti e bistecca quando sono in Toscana e così via regione per regione. Questo lavoro è bello anche per questo. Nella vita quanto aiuta essere allegri? Tantissimo. Nel mio precedente spettacolo l’inizio era dedicato a quanto una risata faccia bene alla salute. Ti consente di affrontare meglio la giornata, se vedi il bicchiere mezzo

pieno bevi, se lo vedi mezzo vuoto non lo fai. «Un giorno senza sorriso è un giorno perso», diceva Charlie Chaplin, e scriveva Ed Kramer: «Non aspettare di essere felice per ridere, ma ridi per essere felice». Il destino è lo stesso per tutti e affrontarlo con serenità è meglio. Ci ho scritto anche una canzone con Alex Britti, Ridi tanto è lo stesso, per lo spettacolo del 2001 Io e Tatiana. È questo l’approccio che insegna a suo figlio Mattia? L’adolescenza è un’età difficile che vive con un po’ di malinconia. A lui dico: «È giusto che tu percorra il tuo cammino, ma ricordati che il sorriso è necessario per affrontare i problemi».  Cosa la fa ridere oggi? C’è poco da ridere, in realtà. Vedo molta approssimazione, si incontra davvero di tutto, come persone che disprezzano la solidarietà o la beneficenza. Siamo tutti in un’unica barca, non basta stare bene a casa propria quando altri stanno male. Ripenso ai discorsi dei miei genitori, che dicevano: «Perché sei arrabbiato? La rabbia non è un sentimento ma una conseguenza».

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LF

FEB2019

Da spettatore cosa le piace? Tutto, non solo il comico. Basta che faccia ridere. Io sono predisposto alla risata, non ho la puzza sotto al naso come tanti miei colleghi. Però nelle poche serate libere preferisco stare in famiglia. Il suo luogo del cuore? Sono due e cito Pirandello. Quello dove i tuoi genitori hanno costruito casa per te – sono nato a Sulmona – e quello dove tu hai costruito la casa per la tua famiglia: vivo a Vedano al Lambro, a due passi dal Parco di Monza. Il profumo della sua infanzia? È quello delle castagne. Lo sento quando vado a Sulmona e torno il bambino che giocava a pallone con gli amici nel pomeriggio. Coi profumi si potrebbe raccontare una storia, come succede con le canzoni. Per esempio, il profumo delle foglie secche che cadono per terra in autunno mi suscita immagini ricche di ricordi. gabrielecirilli.net GabrieleCirilli @GabCirilli gabricirilli

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La Freccia - febbraio 2019