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PRIMO PIANO | attualità COSA SI PUÒ VENDERE SU TERRENO AGRICOLO? Questo l’elenco dei prodotti complementari che possono essere venduti in un centro di giardinaggio su terreno agricolo: • substrati colturali e prodotti per la cura del verde, quali humus, ammendanti, concimi, terricci, cortecce, torbe, prodotti fitosanitari non professionali; • materiali per la messa a dimora delle piante, quali vasi, fioriere, sostegni e graticci; • materiali idonei a confezionare e decorare le piante e i prodotti derivati; • attrezzi e accessori per la gestione e la cura del verde in giardino e in casa; • animali da compagnia e da cortile, prodotti e accessori a essi dedicati.

IL NATALE È FUORI Quindi, il riconoscimento (o meno!) del prodotto complementare è stato sempre il punto delicato di ogni confronto sul tema. Questa volta, grazie al supporto e alla mediazione di Aicg (Associazione nazionale dei centri di giardinaggio), un grosso passo avanti è stato fatto. «Si tratta di un risultato importante per il settore, vista anche la mancanza fino ad oggi di un riferimento legislativo chiaro – ha commentato Stefano Donetti, presidente Aicg –. Il fatto che sia stato riconosciuto il format commerciale del garden center pone le basi per uno sviluppo più armonico del canale e del mercato, almeno in Lombardia. È un primo passo e il nostro impegno sarà quello di lavorare

Insomma, una sorta di libero arbitrio. Con la nuova legge, la definizione è più chiara. In prima battuta sul concetto di spazio: “Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 59 della l.r. 12/2005, la superficie destinata all’esercizio dell’attività di vendita dei soli prodotti complementari all’attività principale non può eccedere il limite del dieci per cento del totale della superficie aziendale e comunque non superiore a mille metri quadrati”. Ecco un primo vincolo, quello dei mille metri quadrati: quindi i prodotti complementari possono essere venduti su terreno agricolo su un’area non superiore ai mille metri quadrati. Ma quali sono questi prodotti complementari? ancora in questa direzione, anche nelle altre regioni, in modo da arrivare a un risultato nazionale». Tornando ai prodotti che un centro di giardinaggio può vendere, ecco cosa dice la legge: L’imprenditore agricolo florovivaista può esercitare la vendita al dettaglio delle seguenti categorie merceologiche: a) prodotti agricoli e derivati quali piante a radice nuda e in contenitore, comprese piante acquatiche, bonsai e piante grasse, fronde e fiori recisi, materiale da propagazione provenienti dalla propria azienda o forniti da terzi; b) prodotti complementari all’attività principale, quali: - substrati colturali e prodotti per la cura del verde, quali humus, ammendanti, concimi, terricci, cortecce, torbe, prodotti fitosanitari non professionali; - materiali per la messa a dimora delle piante, quali vasi, fioriere, sostegni e graticci; - materiali idonei a confezionare e decorare le piante e i prodotti derivati; - attrezzi e accessori per la gestione e la cura del verde in giardino e in casa; - animali da compagnia e da cortile, prodotti e accessori a essi dedicati. Due le grandi merceologie escluse, almeno per ora: i mobili da giardino e i prodotti natalizi. Un altro aspetto è da sottolineare: “La Giunta regionale può approvare disposizioni di maggior dettaglio dell’elenco merceologico di cui al comma 2. Con la medesima deliberazione può stabilire, con riguardo ai prodotti di origine extra aziendale, soglie massime di vendita di tali prodotti al fine di valorizzare le produzioni florovivaistiche locali”. Ma su questo punto non ci dovrebbero essere particolari problemi. 16

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Flortecnica e vivaismo n. 405  

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